Destra di Popolo.net

MENO TASSE SUL LAVORO: TANTO PER CAMBIARE, RINVIO DEL TAGLIO

Giugno 22nd, 2013 Riccardo Fucile

SLITTA A SETTEMBRE LA RIDUZIONE DEL CUNEO… SI PARLA DI UN MILIARDO DI BONUS FISCALE PER NUOVE ASSUNZIONI SOTTRATTO PERO’ AI FONDI STRUTTURALI

Circa un miliardo di bonus fiscale per facilitare nuove assunzioni sotto i 30 anni mentre ogni intervento sul cuneo fiscale slitta a settembre-ottobre con la definizione della legge di stabilità . Martedì il governo varerà  il piano nazionale per il lavoro in tempo utile per portarlo al Consiglio europeo di giovedì.
Il premier Enrico Letta, commentando i provvedimenti che il governo si appresta a varare per stimolare l’economia e il mercato del lavoro, ha rimesso al centro dell’azione dell’esecutivo i giovani. «A loro — ha affermato — bisogna ridare quanto è stato tolto in passato, oggi devono diventare la priorità ».
Ma le risorse sono scarse, anzi ridotte al lumicino, e necessariamente dentro il perimetro del 3% ormai promesso a Bruxelles e a Francoforte in tutte le lingue.
Talmente scarse che probabilmente rimarranno fuori anche gli incentivi per trasformare i contratti precari in rapporti di lavoro a tempo indeterminato.
Il miliardo su cui si ragiona dovrebbe arrivare dai soliti fondi strutturali ma non è chiaro se il bonus sarà  per un anno o spalmabile più a lungo, e se prevederà  una decontribuzione totale o parziale.
Sono tutti aspetti sui quali i tecnici di via XX Settembre stanno lavorando in tandem con quelli del Lavoro guidati dal ministro Enrico Giovannini.
La decisione di spostare a martedì il pacchetto del lavoro si deve al necessario coinvolgimento del responsabile del Tesoro, Fabrizio Saccomanni, che è dovuto andare all’Ecofin proprio per chiudere in modo definitivo la procedura su deficit eccessivo.
Senza contare che domani si svolgerà  la manifestazione unitaria Cgil-Cisl-Uil proprio sul lavoro, dopo la quale si dovrebbe tenere il promesso incontro con Giovannini e lo stesso Letta.
I numeri sono quelli che sono e il governo sta ancora cercando una soluzione per rimandare di qualche mese l’aumento dell’Iva mentre per l’Imu ci sono ancora due mesi e mezzo di tempo.
Il ministro del Lavoro ha ammesso, da Lussemburgo, di sapere «che dobbiamo ridurre il cuneo fiscale e quindi il costo del lavoro, ma sappiamo anche che questi interventi richiedono ingenti risorse e quindi ne parleremo con la legge di stabilità  e non in questo momento».
Gli imprenditori continuano nella loro azione di sostegno al governo ma nelle «retrovie» è palpabile la delusione per una road map troppo timida nella riduzione del costo del lavoro.
Il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, approva l’operato di Letta ma lo spinge ad accelerare nella propria azione «perchè si può e si deve fare di più».
Alla ricerca delle risorse nascoste, i tecnici del Tesoro stanno lavorando per limare i trasferimenti alle aziende pubbliche e private (in tutto 30 miliardi di euro) mentre si torna a discutere della delega fiscale per andare a rivedere le 720 agevolazioni ed esenzioni per un totale di oltre 250 miliardi di euro l’anno.
«Vogliamo ridurre complessivamente la tassazione sia sul sistema delle imprese sia sui cittadini attraverso una serie di interventi specifici».
Così il viceministro all’Economia Luigi Casero ha annunciato anche la ripresa della «discussione della delega fiscale».

Roberto Bagnoli
(da “il Corriere della Sera”)

argomento: Lavoro | Commenta »

I LICENZIATI HANNO SUPERATO IL MILIONE: ITALIA PAESE DELLA DISOCCUPAZIONE

Giugno 22nd, 2013 Riccardo Fucile

VANNO AGGIUNTI DUE MILIONI DI GIOVANI CHE NON TROVANO IMPIEGO

Il numero dei nuovi disoccupati creati dalla crisi ha superato il milione: per la precisione sono 1.031.151 le persone che hanno perso il lavoro fra il 2008 e il primo trimestre 2013.
Si aggiungono ai due milioni di disoccupati “preesistenti” e quindi portano il totale a tre milioni di persone in cerca di lavoro nel nostro Paese.
Sono gli ultimi dati dell’Istat, le estrapolazioni non ancora elaborate nè pubblicate che Repubblica ha potuto vedere, a confermare questo dramma.
In totale, se ancora nel 2008 lavoravano 23 milioni e 405mila italiani, questo numero si è ridotto nei primi mesi di quest’anno a 22 milioni 374mila.
E, come si vede dai grafici che pubblichiamo, non c’è settore che si sia salvato, nè l’industria manifatturiera, nè il commercio, nè tantomeno l’edilizia.
Ecco l’aspetto più drammatico della recessione che continua incessante a penalizzare il nostro paese ormai da oltre cinque anni, quello su cui sta concentrando i suoi sforzi il governo Letta. Che non perde occasione per insistere presso i suoi colleghi europei sull’assoluta urgenza degli interventi.
Se ne è parlato nel vertice nel consiglio dei ministri del Lavoro europei a Roma la settimana scorsa, si cercherà  di varare misure concrete a livello europeo nel vertice dei capi di governo a Bruxelles il 26 e 27 giugno.
E sul piano nazionale è in pieno svolgimento il confronto fra il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, e i sindacati sul “pacchetto” di misure più urgenti, dagli sgravi sulle assunzioni alla caduta dei vincoli sull’apprendistato.
L’Italia è il paese più colpito dalla disoccupazione è arrivata al 12,8% nella media nazionale, ma se si va a vedere la fascia giovane, cioè dai 18 ai 24 anni, è già  al di sopra del 40%.
E al Sud la disoccupazione giovanile supera ormai il 50%. Un ragazzo su due nel Mezzogiorno non trova lavoro.
I crolli, a leggere le cifre, sono devastanti: nella sola Campania gli occupati sono scesi da 1 milione e 680mila a un milione e 578mila: un crollo secco di oltre 100mila unità , pari quasi all’8%.
In Puglia, la terra dell’Ilva (dove sono a rischio 20mila posti), la caduta è già  stata, in poco più di quattro anni, di 108mila occupati: da 1 milione 286mila a un milione 178mila, ovvero quasi il 9%.
Ma ovunque, anche al Nord, gli effetti della recessione sono drammatici: in Veneto sono andati persi 75mila posti, in Toscana 70mila, in Lombardia 60mila, in Piemonte ben 88mila. Scendendo ancora più in dettaglio, i particolari sono agghiaccianti: nel settore delle costruzioni, tanto per fare un esempio, in Campania gli occupati sono scesi da 158mila a 97mila fra il 208 e il 2013.
Nello stesso periodo in Sardegna, guardando stavolta al settore industriale in senso lato, cioè compreso sia il manifatturiero che l’edilizio, i lavoratori sono crollati da 131mila a 99mila.
Quale miracolo dovrà  mai avvenire per permettere di recuperare oltre 60mila dipendenti nell’edilizia in Campania o 32mila nell’industria in Sardegna?
La Cgil è stata accusata di eccessivo pessimismo quando ha detto che serviranno 63 anni per raggiungere di nuovi i livelli pre-crisi, ma queste cifre le danno ampiamente ragione.
Le cronache restituiscono giornalmente dati da bollettino di guerra. Perfino nella sede del Pdl, il partito che doveva creare “un milione di posti di lavoro” e invece ha contribuito a bruciarne in egual misura, 200 dipendenti protestano perchè saranno licenziati con la fine del finanziamento pubblico dei partiti.
Le cifre in gioco sono ben peggiori, da un angolo all’altro della penisola.
Alla fine della settimana scorsa al presidio organizzato a Milano da Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil, le tre confederazioni degli edili, si è appreso che la crisi del settore in Lombardia è ancora più profonda di quanto dicano le cifre. “Oltre ai 50mila lavori persi l’indotto ha visto ridursi i dipendenti di circa 90.000 unità  – puntualizza Battista Villa, segretario generale Filca Lombardia – senza disporre degli ammortizzatori sociali”.
A Taranto i dipendenti dell’Ilva continuano a lavorare con la spada di Damocle del fallimento del gruppo, che ora è affidato a un commissario con i proprietari sotto processo. E se l’Ilva chiude torna in discussione l’intero piano siderurgico nazionale e i lavoratori coinvolti diventano 40mila, senza contare la minaccia di un profondo ridimensionamento anche della Fiat di Melfi, che a Taranto compra l’acciaio.
La stessa Fiat tra l’altro ancora deve gestire la reindustrializzazione di Termini Imerese, in Sicilia, dove 1300 operai hanno perso il posto e sono tuttora in cassa integrazione. E che dire della Sardegna?
L’Alcoa miracolosamente non ha chiuso, ma ora c’è il nuovo limite a novembre che torna a inquietare 900 dipendenti, e poco lontano c’è la Carbosulcis, dove come riferisce il segretario provinciale della Uiltec dell’Iglesiente, Mario Crò, “la Regione, in attesa di conoscere le decisioni Ue sulle misure a sostegno per garantire gli stipendi è costretta a ricorrere ai fondi per la messa in sicurezza della miniera”.
Le crisi si accavallano: nel Lazio, vicino Rieti, la multinazionale francese dell’elettronica Schneider minaccia di chiudere la fabbrica lasciando a terra 181 dipendenti, e ad Anagni (Frosinone) l’indiana Videocon ha già  abbandonato lo stabilimento licenziando tutti i 780 lavoratori e lasciando agli enti locali e al consorzio industriale della provincia l’immane compito di trovare una soluzione.
E poi mille crisi locali, fronteggiate con coraggio e disperazione: quelli che   hanno portato le operaie della Mabro di Grosseto, fabbrica di abiti in agonia, a lavorare per mesi senza stipendio dormendo in mensa per paura di essere estromesse dalla proprietà , oppure gli operai specializzati di Casalbertone, periferia romana, a riconvertire a loro spese l’impianto un tempo prestigioso chiuso dalla Wagon Lits.
Per non parlare della cintura torinese, dove un intero “pianeta” industriale, quello dell’indotto Fiat, è stato travolto dalla crisi dell’auto e dell’azienda-faro.
Nomi gloriosi come la De Tomaso di Grugliasco, ex Pininfarina rischiano di essere cancellati dalla mappa dell’economia italiana.
È uno stillicidio senza fine: il tasso di disoccupazione in aprile, ultime stime ufficiali, ha raggiunto il 12,8%, il dato peggiore da quando vengono rese note le serie storiche, cioè dal 1977.
Nel Sud si supera ormai il 20% di disoccupazione. Nell’ultimo anno si sono persi 475mila posti, portando il totale dall’inizio della crisi come si è visto ad oltre un milione, e il numero dei senza lavoro a ben più di 3 milioni.
Fra i giovani (18-24 anni) il dato nazionale medio è sconcertante: 41,9% di disoccupati, il peggiore d’Europa alla pari con Spagna e Grecia.
La peggior situazione in assoluto è per le donne del Mezzogiorno: 56,1%, molto più della metà . E come sempre questi dati non tengono conto della massa di precari senza alcuna garanzia nè certezza, di chi ha rinunciato a cercare un posto, degli “inattivi” che vanno avanti con piccoli lavoretti in nero, di chi stenta a sopravvivere con una miserrima pensione sociale, insomma di chi esce dalle statistiche per un motivo o per l’altro.
In totale, calcola l’Ires della Cgil, l'”area della sofferenza” riguarda in Italia non meno di 9 milioni di persone. “Solo negli ultimi 12 mesi – ricorda Fulvio Fammoni, presidente della Fondazione Trentin della stessa Cgil – c’è stato un incremento del 10,3% in questa stima, pari a 818mila unità , e rispetto al quarto trimestre 2007 l’aumento è del 46,4% pari a 2,8 milioni”.
Le realtà  locali sono allarmanti: “Nell’isola il fenomeno della povertà  investe 400mila persone”, dice per esempio Mario Medde, leader della Cisl sarda.Altrettanto drammatiche le cifre sulla cassa integrazione. “Tra gennaio e aprile 2013 hanno chiesto aiuto alla sola cassa integrazione straordinaria oltre duemila aziende”, spiega Giampiero Castano, un passato da sindacalista della Fiom, oggi capo dell’unità  di crisi al ministero dello Sviluppo economico.
I cassintegrati non figurano ancora ufficialmente come disoccupati, in qualsiasi delle tre categorie ricadano: la cassa ordinaria, quella attribuita nel caso di conclamate crisi di settore, quella straordinaria che riguarda i casi di ristrutturazione aziendale, e quella in deroga.
È quest’ultima la categoria più a rischio perchè, a differenza delle prime due, non è finanziata da un fondo rotatorio basato sui contributi delle stesse aziende e gestito dall’Inps (che risulta ancora oggi miracolosamente in attivo) ma deve essere continuamente rifinanziata dallo Stato: creata nel 2009 appunto per reagire alla crisi economica che stava piombando sul sistema Italia, la cassa in deroga è servita per sovvenzionare tutti i settori finora esclusi: le aziende con meno di 15 dipendenti, gli artigiani, i commercianti, i dipendenti del settore turistico e così via.
Prima la finanziavano le regioni, da quest’anno direttamente lo Stato, e l’Inps funge anche in questo caso da ente erogatore: non senza polemiche perchè proprio la settimana scorsa l’ente presieduto da Antonio Mastrapasqua si è lamentato che non può continuare ad anticipare allo Stato, come sta succedendo, importi sempre più cospicui.
Nel complesso, considerando le tre categorie e calcolando non tutti i cassintegrati sono a zero ore, cioè non lavorano per niente, ma più spesso lavorano meno ore e si alternano in modo da non restare più di tre mesi lontani dal posto di lavoro, la cassa integrazione interessa oggi circa 500mila lavoratori.
Se si aggiungessero ai tre milioni di disoccupati le cifre sarebbero ancor più da brivido. C
i provò proprio nel 2009 la Banca d’Italia, osservando appunto che i cassintegrati sono da equiparare ai disoccupati e rifacendo i conti: uscì fuori che il tasso “vero” non era il 7,5% di allora ma si arrivava al 10%.
Apriti cielo: gli allora ministri Giulio Tremonti (Tesoro) e Maurizio Sacconi (Lavoro) insorsero, accusando la Banca d’Italia di diffondere cifre inappropriate, e da allora di questi calcoli ufficialmente non se ne sono fatti più. Ma la sostanza resta.Insomma la crisi del lavoro assume sempre più, ogni giorno che passa, i toni di un’emergenza nazionale.
Il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, la ricorda con allarmante sistematicità .
Il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, l’ha posta in testa alle priorità  nelle Considerazioni Finali lette il 31 maggio all’assemblea.
Il presidente della Confindustria, Giorgio Squinzi, all’assemblea degli industriali di una settimana prima aveva parlato di “situazione tragica”.
Il premier Enrico Letta assicura che proporrà  ai partner europei un grande piano comune per l’occupazione al vertice annuale di fine giugno, ora che grazie alla chiusura della procedura per deficit eccessivo l’Italia può tornare a far sentire la sua voce.
Nel frattempo, conferma il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, il governo è impegnato a utilizzare con il massimo risultato possibile i fondi europei che la chiusura stessa della procedura ha reso disponibili, e raccomanda di “usare i margini che si sono aperti, gli stessi che quest’anno vengono assorbiti dalla restituzione dei debiti alle imprese, per programmi di occupazione giovanile”.
Ma quale diabolica coincidenza di fattori si è intrecciata per penalizzare così tanto il lavoro nel nostro Paese?
Le cause vengono da lontano, ammonisce Gary Pisano, il docente di management ad Harvard che è considerato uno dei più prestigiosi studiosi del settore e ha fatto da consulente a Barack Obama per risolvere la disoccupazione in America. “Negli ultimi vent’anni in tutto il mondo – spiega Pisano – si è sottovalutata l’importanza della manifattura come fonte stabile e sicura di lavoro. Si è scelta la finanza o i servizi, dimenticando che solo dalle gloriose fabbriche, per quanto tecnologicamente evolute, viene l’apporto-lavoro più significativo di lungo periodo”.
Che una bella fetta delle colpe sia da attribuire alla finanza, “e alla sua illusione di poter diventare ricchi in fretta”, lo pensa anche Fabrizio Pezzani, economista della Bocconi: “Anche fiscalmente, si è sempre più penalizzato il lavoro, sia dal punto di vista dell’impresa che da quello del dipendente, rispetto alle imposte su rendite e grandi patrimoni. Nel 1929 le imposte sul reddito erano il 22% e quelle sulla successione il 20%, oggi sono il 10% sul reddito e praticamente zero sulla successione”.
Proprio su una riformulazione del sistema fiscale si basano le speranze del governo italiano di ricavare i fondi per l’occupazione innanzitutto giovanile: finanziando per esempio periodi di apprendistato, riducendo il carico contributivo e fiscale per chi assume dipendenti minori di 25 anni, fornendo contributi speciali a tasso agevolato alle aziende che s’impegnano ad occupare giovani (o anche ad assumere tout court).
Tutte misure urgentissime ma altrettanto insidiose: il pericolo, ha ammonito la settimana scorsa il ministro del Tesoro, Fabrizio Saccomanni, è che gli esborsi pubblici necessari finiscano col far ripiombare l’Italia nella situazione di “deficit eccessivo”, la procedura di cui si parlava prima, con la riapertura dell’istruttoria che è stata chiusa con grandissima fatica e forte entusiasmo pochissime settimane fa.
E allora per l’Italia si riaprirebbe ancora una volta il baratro.
Su questo sottilissimo crinale il governo e i sindacati sono costretti a camminare.

Eugenio Occorsio
(da “la Repubblica“)

argomento: Lavoro | Commenta »

FONDI EUROPEI? IL GOVERNO VUOLE DIROTTARLI SULL’OCCUPAZIONE GIOVANILE

Giugno 11th, 2013 Riccardo Fucile

L’ITALIA E’ RIUSCITA A SPENDERE SOLO 19,7 MILIARDI DEI 49,5 STANZIATI DALLA UE PER IL PERIODO 2007-2013

Dai fondi strutturali europei non spesi o spesi male possono venire parte delle risorse che il governo sta affannosamente cercando per rilanciare l’occupazione dei giovani.
Lo ha confermato ieri il ministro per la Coesione territoriale, Carlo Trigilia, in occasione del monitoraggio al 31 maggio scorso sui fondi Ue: «Occorre procedere il più rapidamente possibile, con uno sforzo straordinario e con la collaborazione di tutte le amministrazioni a una riprogrammazione delle risorse non ancora spese, secondo le priorità  che il governo si è dato, a partire dalle misure per affrontare il problema della disoccupazione giovanile».
Per ora il ministro non dice quanti soldi potrebbero essere dirottati da voci inutili di spesa a impieghi più produttivi, ma, se si tiene conto che ci sono ancora 30 miliardi di euro che tra risorse europee (circa 17 miliardi ) e cofinanziamenti nazionali (circa 13 miliardi) devono essere spesi entro la fine del 2015, si capisce che i margini di manovra sono importanti.
Del resto, già  il predecessore di Trigilia, Fabrizio Barca, ha deciso nel breve spazio di vita del governo Monti due riprogrammazioni dei fondi Ue, che hanno spostato ben 6,4 miliardi di euro.
Secondo i dati del monitoraggio diffusi ieri, l’Italia ha speso finora 19,7 miliardi dei 49,5 complessivamente stanziati dai due fondi europei Fse (Fondo sociale europeo) e Fesr (Fondo europeo di sviluppo regionale) per il periodo 2007-2013 (le somme vanno impegnate entro il 2013, ma per spenderle ci sono due anni in più).
Di questa cinquantina di miliardi 27,9 sono a carico dell’Unione Europea e il resto (21,6 miliardi) dei fondi nazionali.
I quasi 20 miliardi spesi finora equivalgono al 40% del totale, un livello che rispetta il livello minimo del 38% fissato dall’Ue, ma non basta certo a assicurare che i restanti 30 miliardi saranno spesi e, soprattutto, spesi bene.
In particolare nel Mezzogiorno, dove la spesa si è fermata, al 31 maggio, al 35,7%.
Si tratta ora, spiegano i collaboratori di Trigilia, di guardare bene nei singoli programmi di spesa per trovare quelli più inefficienti e chiedere poi a Bruxelles di dirottare le risorse su impieghi più utili.
Attualmente questa enorme massa di denaro fatta di fondi Ue e cofinanziamenti nazionali è suddivisa su ben 52 programmi: regionali, interregionali e nazionali.
In 35 casi l’ammontare delle spese certificate finora ha superato il target fissato dall’Ue, in 11 è rimasto entro la soglia di tolleranza mentre in 6 casi non ha raggiunto il livello minimo.
Il caso più rilevante è proprio quello del «programma nazionale su ricerca e competitività » che concentra in 4 regioni — Puglia, Calabria, Sicilia e Campania — circa 6 miliardi di euro nel periodo 2007-2013, gestiti dai ministeri dell’Istruzione e dello Sviluppo, a sostegno di attività  di ricerca, innovazione, potenziamento infrastrutturale e creazione d’imprese.
Finora sono stati spesi solo 1,8 miliardi, 260 milioni in meno del minimo richiesto.
Ci sono poi altri ritardi che riguardano due piani regionali del Lazio, uno del Piemonte e due piani interregionali.
Complessivamente il ritardo riguarda fondi per quasi mezzo miliardo.
Fatta la ricognizione, il ministro proporrà  a Bruxelles, al massimo entro settembre, la riprogrammazione delle risorse.
Con una priorità : l’occupazione giovanile.

Enrico Marro
(da “il Corriere della Sera“)

argomento: Europa, governo, Lavoro | Commenta »

DISOCCUPATO RICEVE LO SFRATTO, SI BUTTA DALLA FINESTRA E MUORE

Giugno 11th, 2013 Riccardo Fucile

“NESSUNO SARA’ LASCIATO INDIETRO” RIPETE LA POLITICA, MA LA GENTE MUORE NELL’INDIFFERENZA DELLE ISTITUZIONI

Non aveva un lavoro; era costretto a vivere grazie alle pensione di invalidità  del fratello e al vitalizio dell’anziana madre.
Quando l’ufficiale giudiziario gli ha notificato lo sfratto esecutivo è crollato.
Ha aperto la finestra e si è gettato dal terzo piano.
E’ morto a 32 anni, “spinto” dalla disperazione di dover abbandonare la casa tra due giorni.
L’uomo era originario di Uscio, piccolo comune nell’entroterra di Genova, ma viveva a Cairo, nel Savonese, in un palazzo di via Pighini, non distante dalla caserma dei carabinieri di Cairo Montenotte.
Il corpo è finito in un giardino. Inutili i soccorsi.
Il sindaco si difende. Una banale questione amministrativa non gli permetteva di aiutare la famiglia del disoccupato: “E’ una tragedia – spiega il sindaco di Cairo Fulvio Briano – ma l’uomo e la famiglia avevano mantenuto la residenza nel Genovese: per questo motivo il Comune aveva le mani legate perchè possiamo aiutare solo chi è residente. Il problema degli sfratti è davvero difficile anche per i cairesi. E’ un’emergenza sociale senza fine. Proprio questa settimana sono in corso le procedure di sfratto per altre due famiglie che hanno bambini piccoli”.

Il commento del ns. direttore

Ricordiamo i governi precedenti e i loro slogan: “nessuno sarà  lasciato indietro”: in realtà  li hanno lasciati tanto indietro che non si sono neanche più accorti che esistessero.
Invece che preoccuparsi del lavoro che non c’è e della disperazione di milioni di italiani, la politica discute da mesi se restituire o meno 250 euro di media di Imu a chi magari può tranquillamente pagarlo o fa promesse demagogiche sapendo di non poterle mantenere.
La gente muore mentre governo e finta opposizione parlano di riforme elettorali e di diarie, concetti lontani mille miglia dai problemi reali della gente comune e del comune sentire.
Incapaci di assistere chi è allo stremo delle forze, sia esso il piccolo imprenditore o il giovane disoccupato, incapaci di scelte coraggiose, incapaci di dire agli italiani verità  scomode.
Incapaci di dare esempi di vita.
Un italiano su due non va neanche più a votare, due italiani su tre esprimono un atteggiamento di protesta in vario modo.
Un essere umano che si toglie la vita per indigenza dovrebbe suscitare in costoro un minimo   senso di colpa: invece riescono solo a scaricare su altri la loro mancanza di solidarietà  umana, trincerandosi dietro la burocrazia.
Una destra sociale dovrebbe iniziare da qui: da una comunità  nazionale solidale, dal lavoro, dai giovani, da un approccio alla politica come servizio, dalla tutela delle fasce più deboli.
Nella nostra concezione del mondo, un ragazzo di 32 anni ha diritto a vivere.
Non a morire di povertà .

E chi più ha, più deve dare.
E chi ha più responsabilità , più deve fare.

argomento: Lavoro, povertà | Commenta »

INTERVISTA AL SINDACO DI TERNI: “PRONTO A PRENDERE ALTRE MANGANELLATE SE SERVE”

Giugno 6th, 2013 Riccardo Fucile

“ERA UNA MARCIA PACIFICA, REAZIONE SPROPOSITATA, UNA BRUTTA PAGINA PER LE ISTITUZIONI”

«Il mestiere di sindaco sta diventando pericoloso…». Prova a scherzarci su, Leopoldo Di Girolamo, 61 anni, del Pd, il sindaco di Terni.
Ieri mattina ha avuto la testa insanguinata e due punti di sutura dopo le cariche dei «celerini» alla stazione.
Colpito dall’ombrello di un manifestante, secondo la polizia.
«Ombrellata o manganellata, la questione è politica. I poliziotti per la prima volta hanno usato i manganelli contro i lavoratori e contro le istituzioni».
Ora Di Girolamo è tornato a casa dalla moglie Antonella, «che per fortuna è come me – dice il sindaco – e non si spaventa di nulla quando c’è da difendere i diritti dei lavoratori. Prenderemo altre manganellate, se servirà . Martedì prossimo, 11 giugno, si torna in piazza per il futuro dell’acciaieria».
Le ha chiesto scusa, il questore di Terni, per il suo bernoccolo?
«Sì, mi ha chiamato quando ero sull’ambulanza, mi ha detto che lui aveva avuto l’ordine di impedire irregolarità  all’interno della stazione».
Da chi l’aveva avuto, l’ordine?
«Eh, non lo so. L’orario dei treni, evidentemente, è diventato più importante della sicurezza delle persone. Ma la reazione della polizia è stata davvero immotivata, spropositata. La nostra era una manifestazione pacifica, come mille altre nella storia degli operai ternani. Terni è una città  democratica. L’occupazione del binario sarebbe stata solo simbolica, come sempre».
Invece i «celerini» hanno usato il manganello.
«Una rigidità  incomprensibile. E una gestione dell’ordine pubblico burocratica. Al di là  delle scuse, sarebbe servita una professionalità  adeguata. Peccato, perchè Terni è una delle poche città  in Italia dove i reati sono dati in diminuzione. Davvero una brutta pagina, per le istituzioni. Di sicuro, stavolta qualcuno ha sbagliato e spero che l’inchiesta del ministero l’appurerà . Affinchè non succeda di nuovo».
Intanto, a Terni, l’acciaieria è in pericolo. In attesa di un compratore, si rischia la paralisi produttiva, più di 5 mila lavoratori guardano con preoccupazione al futuro.
«Noi, un secolo e mezzo fa, siamo diventati una città  grazie all’acciaio e vogliamo continuare ad esserlo, consci perfettamente che l’industria di Terni può dire ancora la sua a livello europeo e mondiale. Durante la guerra, i tedeschi in ritirata avrebbero voluto minarla e farla saltare prima dell’arrivo degli alleati. Ma trecento lavoratori la occuparono e riuscirono così ad impedirglielo. Terni ci tiene molto, alla sua fabbrica».

Fabrizio Caccia
(da “il Corriere della Sera”“)

argomento: Lavoro, Politica | Commenta »

RAPPORTO ONU: “PIU’ PRECARI DOPO LA RIFORMA FORNERO”

Giugno 3rd, 2013 Riccardo Fucile

“DAL 2007 I RAPPORTI ATIPICI CRESCIUTI DEL 5,7%”… “I LAVORATORI GIOVANI NON DEVONO PRENDERE IL POSTO DI QUELLI PIU’ ANZIANI, OCCORRE CREARE NUOVI POSTI DI LAVORO”

“La percentuale dei contratti a tempo determinato sull’insieme dei contratti precari è probabilmente aumentata a seguito della riforma Fornero”.
Lo scrive l’Ilo, l’agenzia internazionale sul lavoro che fa capo all’Onu, osservando che negli ultimi anni l’Italia ha registrato un’ampia diffusione dell’occupazione precaria (contratti involontari a tempo determinato o part-time): a partire dal 2007, il numero dei lavoratori precari è cresciuto di 5,7 punti percentuali ed ha raggiunto il 32% degli occupati nel 2012.
Secondo il Rapporto sul lavoro nel mondo “i lavoratori giovani non devono prendere il posto di quelli più anziani” nel mercato del lavoro ed il governo dovrebbe individuare altri mezzi a sostegno dell’occupazione giovanile.
Dopo le “recenti proposte di condivisione del lavoro tra lavoratori giovani e anziani — scrive l’Ilo sferrando un altro colpo a un luogo comune — è importante notare che i giovani non devono prendere il posto degli adulti nel mercato del lavoro”.
Ed “il governo dovrebbe considerare altri mezzi per sostenere l’occupazione giovanile”, aggiunge l’organizzazione. L’Ilo cita ad esempio il sistema di garanzia per mantenere i giovani dentro il mercato del lavoro, gli incentivi all’assunzione di giovani più svantaggiati (disoccupati di lunga durata o giovani poco qualificati), le borse di formazione e sforzi da compiere per migliorare la corrispondenza delle competenze (skills matching).
Per l’Ilo inoltre “il contatto con lavoratori più sperimentati attraverso il tutoraggio può fornire consigli, istruire alle buone pratiche sul luogo di lavoro ed aiutare a dissipare i malintesi riguardo ai giovani”.
L’Italia, insiste il rapporto dell’Ilo, deve “monitorare le forme atipiche di occupazione”. Secondo l’agenzia delle Nazioni Unite ”sarebbero necessari maggiori sforzi per incentivare la trasformazione dei contratti a tempo determinato in posti di lavoro fisso”.
La relazione sottolinea che all’Italia servono circa 1,7 milioni di posti di lavoro per riportare il tasso di occupazione a livelli pre-crisi.
A partire dal secondo trimestre del 2008, si legge nel testo, l’economia italiana ha perso circa 600 mila posti di lavoro e, nello stesso periodo, la popolazione in età  lavorativa è aumentata di circa 1,1 milioni.
Una situazione che, secondo l’Ilo, può portare alla crescita di un rischio di tensioni sociali in Italia. Nell’Europa a 27 l’indice è salito globalmente dal 34% del 2006/2007 al 46% del 2011/2012. “Tra il 2010 e il 2012 — segnala il rapporto — i Paesi che hanno sperimentato il maggior aumento nel rischio di rivolte sociali sono Cipro, Repubblica Ceca, Grecia, Italia, Portogallo, Slovenia e Spagna; mentre il rischio è diminuito in Belgio, Germania, Finlandia, Slovacchia e Svezia”. Lo studio ricorda comunque che “l’esistenza di canali democratici attraverso cui la gente può esprimere le proprie preoccupazioni e frustrazioni tende a ridurre i rischi”.
Per il resto l’Ilo lancia un nuovo allarme disoccupazione: il numero delle persone senza lavoro nel mondo è destinato a continuare a crescere, dagli attuali 200 milioni a 208 milioni nel 2015, fino a 214 milioni nel 2018.
E “preoccupante” l’istituto definisce soprattutto il continuo declino della classe media, “non solo per la tenuta dell’inclusione sociale, ma anche per ragioni economiche”.
A titolo d’esempio, in Spagna la classe media è diminuita dal 50% nel 2007 al 46% nel 2010. Negli Stati Uniti il 7% più ricco della popolazione ha registrato un aumento del reddito netto medio dal 56% nel 2009 al 63% nel 2011, mentre il rimanente 93% ha subito una contrazione.
A parlare di lavoro è stato oggi il ministro dello Sviluppo Flavio Zanonato che ha spiegato che il governo lavora per “aumentare il credito alle imprese potenziando il fondo di garanzia e per trovare un modo per ridurre i costi fiscali nel lavoro giovanile, in particolare per chi assume a tempo indeterminato”.
“Su questo — chiarisce — non c’è un piano definitivo ma una forte volontà  e si sta lavorando per trovare una metodologia più efficiente e le risorse”, ha detto Zanonato.
“Siamo al momento interessati a due misure — aveva detto poco prima il ministro -: ampliare il fondo di garanzia, cioè consentire a chi vuole un prestito di poterlo ottenere con una garanzia creata da questo fondo. Non ha un costo molto elevato, abbiamo a disposizione un fondo di due miliardi e vogliamo raddoppiarlo. E il costo è di circa il 4%”.
Ma, ha aggiunto Zanonato, c’è anche un problema che è “più importante, quello della disoccupazione giovanile. Abbiamo 2,5 milioni di giovani che in questo momento non lavorano e non studiano e hanno perso la voglia di cercare un lavoro. La prima cosa che vorremmo fare è favorire quelle aziende che assumano a tempo indeterminato i giovani, usando meccanismi di sgravio fiscale e — ha concluso — stiamo studiando quali siano i meccanismi più efficaci”.

(da “il Fatto Quotidiano“)

argomento: Lavoro | Commenta »

A BOLOGNA FACCHINI IN PIAZZA: “VOGLIAMO DIGNITA’, NESSUNO CI DIFENDE: SINDACATI COLLUSI CON LE AZIENDE E LE COOP”

Giugno 1st, 2013 Riccardo Fucile

“LAVORIAMO COME SCHIAVI PER 700 EURO AL MESE E CHI PROTESTA VIENE LICENZIATO”… PD, PDL E GRILLO TUTTI ZITTI E INQUADRATI

In cinquecento per difenderne quarantuno. Hanno risposto con una manifestazione nazionale i lavoratori della logistica alle lettere di licenziamento piovute su quei facchini che decisero di scioperare contro la Sgb, consorzio che gestisce i magazzini della Granarolo, “per chiedere un salario onesto e un trattamento dignitoso”.
In piazza c’erano dipendenti delle cooperative provenienti da tutta Italia, da Milano a Napoli, giovani e lavoratori, studenti e precari, perchè “il trattamento ricevuto a Bologna dai nostri colleghi avviene in tutto il paese: cose da terzo mondo. E pensare che Granarolo e Coop Adriatica sono due fiori all’occhiello della sinistra di questa città , storicamente rossa”.
“La nostra categoria lavora duramente, ci spacchiamo la schiena nei magazzini dove transita la merce che finisce nei supermercati, eppure siamo invisibili — racconta Abdel Ghani, ex dipendente della Sgb, licenziato per aver protestato contro l’azienda — il padrone ha inventato una fantomatica crisi che però sui bilanci non c’è, mentre sulla busta paga si è tradotta in un — 35% di stipendio. Circa 600 euro in meno ogni mese. E quando abbiamo alzato la testa prima siamo stati sospesi, poi cacciati”. Licenziati, perchè per i lavoratori della logistica bolognese scioperare è diventato un “atto proibito”.
Secondo il parere della Commissione di Garanzia, che sugli scioperi si è pronunciata dopo la richiesta della prefettura, i prodotti Granarolo sarebbero “essenziali per la collettività ” quindi “lo sciopero nella logistica deve essere regolamentato e, di fatto, i licenziamenti sono giusti”. Un po’ come per il trasporto pubblico.
“Un pronunciamento per noi assurdo — spiega Eleonora del Laboratorio Crash — a parte che delle due, sono i lavoratori a essere essenziali, non lo stracchino della Granarolo. E poi è anche un limite al mercato. È come dire che senza il latte di quella marca si crea un problema per la collettività ”.
Con sè i facchini avevano portato anche degli scatoloni, ma impresso non c’era il marchio dell’azienda produttrice. “Noi che per anni abbiamo scaricato scatoloni per la Granarolo, ora siamo qui per scaricare loro” gridano i lavoratori, che hanno lanciato una campagna per boicottare i prodotti del colosso del latte.
“Non chiediamo la luna — spiegano — solo un salario sufficiente a vivere”.

argomento: Lavoro, sindacati | Commenta »

BONUS SULL’EDILIZIA, CONFERMA IN BILICO: LO SCONTO PUO’ SCENDERE DAL 50% AL 36%

Maggio 21st, 2013 Riccardo Fucile

GLI INCENTIVI SCADONO A FINE GIUGNO E SI CERCA DI PROLUNGARLI

Non ci sono solo Imu, Iva e Tares-rifiuti a riempire il dossier fiscale del governo.
A fine giugno scadono due superbonus assai utilizzati: quello sulle ristrutturazioni a carattere energetico e quello «storico» sulle ristrutturazioni edilizie.
Come per l’Iva ambienti di Palazzo Chigi considerano le misure importanti ma temono di non avere a disposizione i margini finanziari per coprire una eventuale proroga.
«La proroga delle ristrutturazioni è una delle opzioni su cui lavorare ma non è nè semplice nè scontato farlo», spiegano fonti vicine al governo. G
li sconti così dal primo luglio rischiano di ridursi dal 50-55 per cento al 36 per cento, circoscrivendo notevolmente l’effetto-risparmio.
Il bonus energetico è attualmente al 55 per cento con un tetto massimo di detraibilità  che va dai 30 ai 100 mila euro a seconda degli interventi: se non sarà  rinnovato lo sconto fiscale che può essere portato in detrazione dall’Irpef in dieci anni scenderà  dal 1° luglio prossimo al 36 per cento (e il tetto di detraibilità  scenderà  e sarà  unificato a 48 mila euro) come dispone il testo unico delle imposte dirette modificato nel 2011.
Il bonus riguarda una serie di misure ad alto risparmio energetico che si possono realizzare negli appartamenti: dai pavimenti agli infissi, dall’introduzione dei pannelli solari per l’acqua ai riscaldamenti con caldaie a compensazione.
Stando ai dati del 2010 la misura ha avuto un certo successo: le domande sono state 405 mila per 4,6 miliardi di lavori realizzati e le detrazioni sono costate allo stato 2,6 miliardi.
Analoga la vicenda del bonus ristrutturazioni, introdotto più di dieci anni fa dal governo Prodi: dal gennaio del 2012 l’importo detraibile è salito al 50 per cento spalmabili in dieci anni con un tetto di detraibilità  raddoppiato a 96 mila euro: la misura scade il 30 giugno prossimo e dunque dal 1° luglio lo sconto scenderà  al 36 per cento con un tetto di 48 mila euro di detraibilità .
Il bonus ristrutturazioni esiste dal 1998 e fino al 2010 ha totalizzato oltre 4 milioni e mezzo di domande toccando il 20 per cento del patrimoni abitativo: solo nel 2010 l’incremento è stato dell’11 per cento con 496 mila beneficiari.
Intanto è guerra di cifre sulla riforma delle tasse sulla casa che dovrà  arrivare entro fine agosto: il Pd vorrebbe far pagare solo il 15 per cento più «ricco» per finanziare la sterilizzazione dell’Iva , il Pdl vorrebbe l’esenzione totale.
Scende in campo anche il sottosegretario all’Economia Baretta che propone un aumento selettivo dell’Iva dal 21 al 22 per cento.
Il viceministro dell’Economia Fassina aveva proposto di portare la detrazione Imu prima casa a 450 euro (attualmente sono di 200 euro base per tutti e di 50 euro a figlio) eliminando così la tassa per l’85 per cento delle famiglie e lasciando pagare l’Imu prima casa al 15 per cento più «ricco» (che versa di più in termini assoluti) in modo da lasciare intatto il gettito dei 2 miliardi necessari.
Ieri è arrivata la risposta del capogruppo Pdl alla Camera Brunetta: «La soluzione non funziona e crea confusione».
L’esponente Pdl rileva che, siccome il 15 per cento che attualmente paga più di 400 euro di Imu versa già  complessivamente 1,8 miliardi, se si portasse la detrazione a 450 euro la platea si ridurrebbe e il gettito sarebbe ancor meno sufficiente a raccogliere le risorse per depotenziare l’aumento dell’Iva (che costa 2 miliardi).

Roberto Petrini
(da “La Repubblica“)

argomento: casa, Lavoro | Commenta »

IL PIANO WELFARE DEL GOVERNO: CONTRATTI A TERMINE FLESSIBILI PER I GIOVANI E LAVORO PART-TIME PRIMA DELLA PENSIONE

Maggio 20th, 2013 Riccardo Fucile

L’INTERVALLO TRA UN’ASSUNZIONE E UN’ALTRA POTREBBE ESSERE RIDOTTO DA 60-90 GIORNI A 20-30 GIORNI

Subito il decreto legge per rivedere la riforma Fornero dell’estate scorsa, restituendo flessibilità  ai contratti a termine.
E poi la vera fase due per provare a risollevare l’occupazione giovanile puntando prima di tutto sulla staffetta generazionale, il meccanismo che agevola l’uscita dal lavoro degli anziani in cambio dell’ingresso dei giovani e che potrebbe riguardare anche i dipendenti pubblici.
Aggiungendo gli incentivi per le imprese che assumono giovani, il credito d’imposta per sostenere le buste paga dei dipendenti a basso reddito, un minimo di flessibilità  nell’altra riforma Fornero, quella delle pensioni, e la rivoluzione dei centri dell’impiego che dovrebbero agganciare il meccanismo (e i soldi) dell’Europa per la cosiddetta Youth Guarantee, progetto europeo mirato alla formazione e all’impiego degli under 25.
Il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, sta approfondendo il suo corposo dossier in vista dell’incontro di dopodomani con i sindacati e i rappresentanti delle imprese. Alcuni passaggi sono ancora da valutare, restano molti nodi da sciogliere.
Anche perchè se alcune misure, poche, sono a costo zero, la maggior parte ha bisogno di una copertura.
Per questo il grado di avanzamento di ogni singolo capitolo dipende dalla decisione che l’Unione europea prenderà  a breve sulla golden rule, la possibilità  di non tener conto degli investimenti pubblici produttivi, come i fondi per l’occupazione, dal calcolo del deficit.
CONTRATTI A TERMINE
È il primo pezzetto dell’intervento, da fare con un decreto legge che potrebbe arrivare già  questa settimana.
Con modifiche «limitate e puntuali», come ha annunciato Giovannini in Parlamento, che riguarderanno i contratti a termine, resi meno vantaggiosi dalla riforma Fornero che voleva combattere la cosiddetta «flessibilità  cattiva».
Cosa cambierà ? Saranno ridotti gli intervalli obbligatori tra un contratto a termine e l’altro che la Fornero aveva portato a 60 giorni per quelli fino a sei mesi, e 90 giorni per quelli più lunghi.
Difficile che si torni pari pari alla situazione di prima: rispettivamente 10 e 20 giorni. Il punto di caduta finale potrebbe essere leggermente più alto (20 e 30) ma molto dipenderà  proprio dal confronto con le parti sociali.
Potrebbe essere allungata la durata del contratto a termine per il quale l’azienda non è tenuta a indicare una causale e che oggi non può superare l’anno.
Mentre si studia la sospensione, forse per un anno, del contributo aggiuntivo che l’azienda deve pagare su tutti i contratti flessibili, lasciando però intatti gli sgravi previsti in caso di assunzione a tempo indeterminato.
Dovrebbe essere poi semplificato l’apprendistato professionalizzante, ancora poco utilizzato per i tanti vincoli fissati dalla legge.
STAFFETTA GENERAZIONALE
Nonostante le osservazioni e le critiche di questi giorni, il ministro del Lavoro va avanti e conferma come questo sia un punto centrale nel suo progetto.
Anche perchè ci sono diversi modi per realizzare il graduale passaggio di consegne tra i lavoratori anziani e quelli giovani.
Il primo modello è quello che utilizza il part time.
Un dipendente vicino alla pensione accetta di lavorare meno ore, con uno stipendio più basso, fino alla fine della carriera. In cambio la sua azienda assume un giovane con un contratto a tempo indeterminato oppure due giovani con un contratto a termine.
Un intervento del genere costa a spanne un miliardo di euro per 100 mila assunzioni. Perchè lo Stato dovrebbe pagare una parte dei contributi del dipendente anziano che altrimenti, accettando il part time, avrebbe in futuro una pensione più bassa.
L’altro modello, invece, prevede che il lavoratore anziano non vada in part time ma in pensione prima della scadenza naturale.
E in questo caso bisogna intervenire sull’altra riforma Fornero, proprio quella che ha alzato l’età  pensionabile.
PENSIONI FLESSIBILI
Giovannini ha detto in Parlamento che l’idea è consentire un’uscita anticipata a patto di penalizzazioni, cioè con un assegno più basso.
Il punto di partenza è la proposta presentata all’inizio della legislatura da Cesare Damiano e Pier Paolo Baretta, poi diventati rispettivamente per il Pd presidente della commissione Lavoro della Camera e sottosegretario all’Economia.
Considerando come età  del ritiro i 66 anni e tre mesi fissati per il 2013, quel testo lascia la scelta al lavoratore: con 35 anni di contributi potrebbe andare in pensione tra i 62 e i 65 anni accettando un taglio dell’assegno fino all’8%.
I numeri sono ancora da vedere, la riduzione potrebbe essere più marcata. In realtà  quel disegno di legge prevede anche l’altra faccia della medaglia.
Per chi decide di restare oltre i 66 anni ci sarebbe non un taglio ma un aumento della pensione, sempre fino all’8%.
Ma per questo non sembra esserci spazio.
STAFFETTA PUBBLICA
Il meccanismo della staffetta il governo lo vorrebbe applicare anche alla pubblica amministrazione. Anche perchè sarebbe a costo zero.
Quando a ritirarsi è un dipendente pubblico lo Stato risparmia visto che sia lo stipendio che la pensione sono a suo carico ma l’assegno previdenziale è più basso della busta paga in media di 8 mila euro l’anno.
Così il pensionamento di tre dipendenti pubblici fa risparmiare allo Stato 24 mila euro l’anno.
Proprio quanto costerebbe assumere un giovane.
I conti li ha fatti Oriano Giovanelli, presidente del Forum del Pd per la pubblica amministrazione: «Nel giro di cinque anni – spiega – sarebbe possibile ridurre i dipendenti dai 3 milioni e 250 mila di adesso a 3 milioni».
E, quindi, avere i soldi per assumere circa 80 mila giovani.
Il tema è all’attenzione di Filippo Patroni Griffi, che l’aveva studiato da ministro del governo Monti e adesso è direttamente a Palazzo Chigi, nel ruolo chiave di sottosegretario alla presidenza del Consiglio.
Ci sono due problemi, però.
Sui posti eventualmente liberati dai pensionati ci sono gli occhi dei 110 mila precari della pubblica amministrazione, che il governo ha appena prorogato fino a dicembre, e anche di quelle 70 mila persone che hanno vinto un concorso pubblico ma non sono state ancora assunte tra blocco del turnover e spending review.
SGRAVI FISCALI
È il capitolo più difficile ma anche quello che potrebbe dare i risultati più consistenti. La ricetta del Pdl, zero tasse e contributi sui giovani nuovi assunti, non è semplice da realizzare.
Costerebbe, almeno in prospettiva.
Ma sgravi e incentivi ci saranno anche se si dovrà  trovare l’equilibrio con un’altra misura, cara a Giovannini, e non a caso prevista dal comitato dei saggi nominati da Napolitano.
È il credito d’imposta per i lavoratori a basso reddito, pensato per sostenerne il potere d’acquisto.
Applicando il modello francese, dove il taglio delle tasse scatta sotto i 17 mila euro lordi l’anno, costerebbe più di un miliardo.
CENTRI IMPIEGO
C’è poi l’attuazione della Youth Guarantee, progetto europeo che mette sul piatto 6 miliardi di euro per 27 Paesi con (l’ambizioso) obiettivo di garantire a ogni giovane, entro quattro mesi dal termine degli studi, un lavoro o almeno un programma di formazione.
Tema carissimo a Giovannini che da presidente dell’Istat ha parlato più volte dei neet , i giovani che non studiano e non lavorano.
Per fare questo il governo vuole rivoluzionare i centri per l’impiego che oggi fanno soprattutto orientamento e poco inserimento. Il modello viene dal Nord Europa, soprattutto dalla Svezia, dove ha dato buoni risultati.
Resta da vedere se funzionerà  anche da noi.
E, soprattutto, se nel frattempo sarà  girato il vento della recessione. Visto che lo stesso Giovannini, in Parlamento, ha messo le mani avanti: «È irrealistico pensare che interventi di natura normativa, fiscale e contributiva possano da soli riassorbire la disoccupazione».

Lorenzo Salvia
(da “il Corriere della Sera“)

argomento: Lavoro | Commenta »

« Previous Entries
Next Entries »
  • Destra di Popolo.net
    Circolo Genovese di Cultura e Politica
    Diretto da Riccardo Fucile
    Scrivici: destradipopolo@gmail.com

  • Categorie

    • 100 giorni (5)
    • Aborto (20)
    • Acca Larentia (2)
    • Alcool (3)
    • Alemanno (150)
    • Alfano (315)
    • Alitalia (123)
    • Ambiente (341)
    • AN (210)
    • Animali (74)
    • Arancioni (2)
    • arte (175)
    • Attentato (329)
    • Auguri (13)
    • Batini (3)
    • Berlusconi (4.297)
    • Bersani (234)
    • Biasotti (12)
    • Boldrini (4)
    • Bossi (1.222)
    • Brambilla (38)
    • Brunetta (83)
    • Burlando (26)
    • Camogli (2)
    • canile (4)
    • Cappello (8)
    • Caprotti (2)
    • Caritas (6)
    • carovita (170)
    • casa (247)
    • Casini (120)
    • Centrodestra in Liguria (35)
    • Chiesa (276)
    • Cina (10)
    • Comune (342)
    • Coop (7)
    • Cossiga (7)
    • Costume (5.586)
    • criminalità (1.403)
    • democratici e progressisti (19)
    • denuncia (14.531)
    • destra (573)
    • destradipopolo (99)
    • Di Pietro (101)
    • Diritti civili (276)
    • don Gallo (9)
    • economia (2.332)
    • elezioni (3.303)
    • emergenza (3.079)
    • Energia (45)
    • Esselunga (2)
    • Esteri (784)
    • Eugenetica (3)
    • Europa (1.314)
    • Fassino (13)
    • federalismo (167)
    • Ferrara (21)
    • Ferretti (6)
    • ferrovie (133)
    • finanziaria (325)
    • Fini (823)
    • fioriere (5)
    • Fitto (27)
    • Fontana di Trevi (1)
    • Formigoni (90)
    • Forza Italia (596)
    • frana (9)
    • Fratelli d'Italia (291)
    • Futuro e Libertà (511)
    • g8 (25)
    • Gelmini (68)
    • Genova (543)
    • Giannino (10)
    • Giustizia (5.787)
    • governo (5.803)
    • Grasso (22)
    • Green Italia (1)
    • Grillo (2.941)
    • Idv (4)
    • Immigrazione (734)
    • indulto (14)
    • inflazione (26)
    • Ingroia (15)
    • Interviste (16)
    • la casta (1.394)
    • La Destra (45)
    • La Sapienza (5)
    • Lavoro (1.316)
    • LegaNord (2.413)
    • Letta Enrico (154)
    • Liberi e Uguali (10)
    • Libia (68)
    • Libri (33)
    • Liguria Futurista (25)
    • mafia (543)
    • manifesto (7)
    • Margherita (16)
    • Maroni (171)
    • Mastella (16)
    • Mattarella (60)
    • Meloni (14)
    • Milano (300)
    • Montezemolo (7)
    • Monti (357)
    • moschea (11)
    • Musso (10)
    • Muti (10)
    • Napoli (319)
    • Napolitano (220)
    • no global (5)
    • notte bianca (3)
    • Nuovo Centrodestra (2)
    • Obama (11)
    • olimpiadi (40)
    • Oliveri (4)
    • Pannella (29)
    • Papa (33)
    • Parlamento (1.428)
    • partito del popolo della libertà (30)
    • Partito Democratico (1.034)
    • PD (1.188)
    • PdL (2.781)
    • pedofilia (25)
    • Pensioni (129)
    • Politica (37.809)
    • polizia (253)
    • Porto (12)
    • povertà (502)
    • Presepe (14)
    • Primarie (149)
    • Prodi (52)
    • Provincia (139)
    • radici e valori (3.685)
    • RAI (359)
    • rapine (37)
    • Razzismo (1.410)
    • Referendum (200)
    • Regione (344)
    • Renzi (1.521)
    • Repetto (46)
    • Rifiuti (84)
    • rom (13)
    • Roma (1.125)
    • Rutelli (9)
    • san gottardo (4)
    • San Martino (3)
    • San Miniato (2)
    • sanità (306)
    • Sarkozy (43)
    • scuola (354)
    • Sestri Levante (2)
    • Sicurezza (454)
    • sindacati (162)
    • Sinistra arcobaleno (11)
    • Soru (4)
    • sprechi (319)
    • Stampa (373)
    • Storace (47)
    • subappalti (31)
    • televisione (244)
    • terremoto (402)
    • thyssenkrupp (3)
    • Tibet (2)
    • tredicesima (3)
    • Turismo (62)
    • Udc (64)
    • Università (128)
    • V-Day (2)
    • Veltroni (30)
    • Vendola (41)
    • Verdi (16)
    • Vincenzi (30)
    • violenza sulle donne (342)
    • Web (1)
    • Zingaretti (10)
    • zingari (14)
  • Archivi

    • Febbraio 2026 (513)
    • Gennaio 2026 (653)
    • Dicembre 2025 (627)
    • Novembre 2025 (668)
    • Ottobre 2025 (651)
    • Settembre 2025 (662)
    • Agosto 2025 (669)
    • Luglio 2025 (671)
    • Giugno 2025 (573)
    • Maggio 2025 (591)
    • Aprile 2025 (622)
    • Marzo 2025 (561)
    • Febbraio 2025 (351)
    • Gennaio 2025 (640)
    • Dicembre 2024 (607)
    • Novembre 2024 (609)
    • Ottobre 2024 (668)
    • Settembre 2024 (458)
    • Agosto 2024 (618)
    • Luglio 2024 (429)
    • Giugno 2024 (481)
    • Maggio 2024 (633)
    • Aprile 2024 (618)
    • Marzo 2024 (473)
    • Febbraio 2024 (588)
    • Gennaio 2024 (627)
    • Dicembre 2023 (504)
    • Novembre 2023 (435)
    • Ottobre 2023 (604)
    • Settembre 2023 (462)
    • Agosto 2023 (641)
    • Luglio 2023 (605)
    • Giugno 2023 (560)
    • Maggio 2023 (412)
    • Aprile 2023 (567)
    • Marzo 2023 (506)
    • Febbraio 2023 (505)
    • Gennaio 2023 (541)
    • Dicembre 2022 (525)
    • Novembre 2022 (526)
    • Ottobre 2022 (552)
    • Settembre 2022 (584)
    • Agosto 2022 (585)
    • Luglio 2022 (562)
    • Giugno 2022 (521)
    • Maggio 2022 (470)
    • Aprile 2022 (502)
    • Marzo 2022 (542)
    • Febbraio 2022 (494)
    • Gennaio 2022 (510)
    • Dicembre 2021 (488)
    • Novembre 2021 (599)
    • Ottobre 2021 (506)
    • Settembre 2021 (539)
    • Agosto 2021 (423)
    • Luglio 2021 (577)
    • Giugno 2021 (559)
    • Maggio 2021 (556)
    • Aprile 2021 (506)
    • Marzo 2021 (647)
    • Febbraio 2021 (570)
    • Gennaio 2021 (605)
    • Dicembre 2020 (619)
    • Novembre 2020 (575)
    • Ottobre 2020 (638)
    • Settembre 2020 (465)
    • Agosto 2020 (588)
    • Luglio 2020 (597)
    • Giugno 2020 (580)
    • Maggio 2020 (618)
    • Aprile 2020 (643)
    • Marzo 2020 (437)
    • Febbraio 2020 (593)
    • Gennaio 2020 (596)
    • Dicembre 2019 (542)
    • Novembre 2019 (316)
    • Ottobre 2019 (631)
    • Settembre 2019 (617)
    • Agosto 2019 (639)
    • Luglio 2019 (654)
    • Giugno 2019 (598)
    • Maggio 2019 (527)
    • Aprile 2019 (383)
    • Marzo 2019 (562)
    • Febbraio 2019 (598)
    • Gennaio 2019 (641)
    • Dicembre 2018 (623)
    • Novembre 2018 (603)
    • Ottobre 2018 (631)
    • Settembre 2018 (586)
    • Agosto 2018 (362)
    • Luglio 2018 (562)
    • Giugno 2018 (563)
    • Maggio 2018 (634)
    • Aprile 2018 (547)
    • Marzo 2018 (599)
    • Febbraio 2018 (571)
    • Gennaio 2018 (607)
    • Dicembre 2017 (578)
    • Novembre 2017 (633)
    • Ottobre 2017 (579)
    • Settembre 2017 (456)
    • Agosto 2017 (368)
    • Luglio 2017 (450)
    • Giugno 2017 (468)
    • Maggio 2017 (460)
    • Aprile 2017 (439)
    • Marzo 2017 (480)
    • Febbraio 2017 (420)
    • Gennaio 2017 (453)
    • Dicembre 2016 (438)
    • Novembre 2016 (438)
    • Ottobre 2016 (424)
    • Settembre 2016 (367)
    • Agosto 2016 (332)
    • Luglio 2016 (336)
    • Giugno 2016 (358)
    • Maggio 2016 (373)
    • Aprile 2016 (307)
    • Marzo 2016 (369)
    • Febbraio 2016 (335)
    • Gennaio 2016 (404)
    • Dicembre 2015 (412)
    • Novembre 2015 (401)
    • Ottobre 2015 (422)
    • Settembre 2015 (419)
    • Agosto 2015 (416)
    • Luglio 2015 (387)
    • Giugno 2015 (396)
    • Maggio 2015 (402)
    • Aprile 2015 (407)
    • Marzo 2015 (428)
    • Febbraio 2015 (417)
    • Gennaio 2015 (434)
    • Dicembre 2014 (454)
    • Novembre 2014 (437)
    • Ottobre 2014 (440)
    • Settembre 2014 (450)
    • Agosto 2014 (433)
    • Luglio 2014 (436)
    • Giugno 2014 (391)
    • Maggio 2014 (392)
    • Aprile 2014 (389)
    • Marzo 2014 (436)
    • Febbraio 2014 (386)
    • Gennaio 2014 (419)
    • Dicembre 2013 (367)
    • Novembre 2013 (395)
    • Ottobre 2013 (446)
    • Settembre 2013 (433)
    • Agosto 2013 (389)
    • Luglio 2013 (390)
    • Giugno 2013 (425)
    • Maggio 2013 (413)
    • Aprile 2013 (345)
    • Marzo 2013 (372)
    • Febbraio 2013 (293)
    • Gennaio 2013 (361)
    • Dicembre 2012 (364)
    • Novembre 2012 (336)
    • Ottobre 2012 (363)
    • Settembre 2012 (341)
    • Agosto 2012 (238)
    • Luglio 2012 (328)
    • Giugno 2012 (287)
    • Maggio 2012 (258)
    • Aprile 2012 (218)
    • Marzo 2012 (255)
    • Febbraio 2012 (247)
    • Gennaio 2012 (259)
    • Dicembre 2011 (223)
    • Novembre 2011 (267)
    • Ottobre 2011 (283)
    • Settembre 2011 (268)
    • Agosto 2011 (155)
    • Luglio 2011 (207)
    • Giugno 2011 (262)
    • Maggio 2011 (273)
    • Aprile 2011 (248)
    • Marzo 2011 (255)
    • Febbraio 2011 (233)
    • Gennaio 2011 (253)
    • Dicembre 2010 (237)
    • Novembre 2010 (187)
    • Ottobre 2010 (159)
    • Settembre 2010 (148)
    • Agosto 2010 (75)
    • Luglio 2010 (86)
    • Giugno 2010 (76)
    • Maggio 2010 (75)
    • Aprile 2010 (66)
    • Marzo 2010 (79)
    • Febbraio 2010 (73)
    • Gennaio 2010 (74)
    • Dicembre 2009 (74)
    • Novembre 2009 (83)
    • Ottobre 2009 (90)
    • Settembre 2009 (83)
    • Agosto 2009 (56)
    • Luglio 2009 (83)
    • Giugno 2009 (76)
    • Maggio 2009 (72)
    • Aprile 2009 (74)
    • Marzo 2009 (50)
    • Febbraio 2009 (69)
    • Gennaio 2009 (70)
    • Dicembre 2008 (75)
    • Novembre 2008 (77)
    • Ottobre 2008 (67)
    • Settembre 2008 (56)
    • Agosto 2008 (39)
    • Luglio 2008 (50)
    • Giugno 2008 (55)
    • Maggio 2008 (63)
    • Aprile 2008 (50)
    • Marzo 2008 (39)
    • Febbraio 2008 (35)
    • Gennaio 2008 (36)
    • Dicembre 2007 (25)
    • Novembre 2007 (22)
    • Ottobre 2007 (27)
    • Settembre 2007 (23)
  • Febbraio 2026
    L M M G V S D
     1
    2345678
    9101112131415
    16171819202122
    232425262728  
    « Gen    
  • Leggi gli ultimi articoli inseriti

    • DA EROE A MELA MARCIA: LA SQUALLIDA FIGURA DEI SOVRANISTI NELLA VICENDA DEL POLIZIOTTO ARRESTATO PER I FATTI DI ROGOREDO
    • “CINTURRINO È UN EX POLIZIOTTO, UN DELINQUENTE”: IL CAPO DELLA POLIZIA VITTORIO PISANI COMMENTA IL FERMO DI CARMELO CINTURRINO, L’AGENTE ARRESTATO PER L’OMICIDIO DEL PUSHER MAROCCHINO ABDERRAHIM MANSOURI A ROGOREDO
    • “GLI ATTACCHI ALLA MAGISTRATURA FATTI DA MELONI NON STANNO PAGANDO. C’È DIFFIDENZA VERSO UNA RIFORMA CHE TOCCA UN ARGOMENTO SERIO COME LA GIUSTIZIA”: IL PRESIDENTE DELL’ISTITUTO IXÈ, ROBERTO WEBER, SPIEGA CHE NELLA BATTAGLIA REFERENDARIA IL NO OGGI E’ AVANTI, “TRA IL 52% E IL 54%”
    • IGNAZIO LA RUSSA, LA SECONDA CARICA DELLO STATO, NON HA DI MEGLIO DA FARE CHE FARE UN NUOVO APPELLO A CARLO CONTI PER OSPITARE ANDREA PUCCI A SANREMO
    • GIORGIA MELONI E’ FINITA IN UN CUL DE SAC, ATTANAGLIATA DALL’AMLETICO DUBBIO: METTERCI O NON METTERCI LA FACCIA? DAVANTI ALLA CRESCENTE RIMONTA DEL “NO”, LA DUCETTA TEME IL CONTRACCOLPO
    • QUEI BRANDELLI DI CORPI RESTITUITI DAL MARE SULLA COSTA DEGLI DEI
  • Commenti recenti

    • Log In

      • Accedi
      • Feed dei contenuti
      • Feed dei commenti
      • WordPress.org
    • Credits: G.I





    Usiamo i cookie anche di terze parti autorizzate. Continuando a navigare su questo sito, acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy.
    PreferenzeCONTINUA
    Manage consent

    Privacy Overview

    This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
    Necessary
    Sempre abilitato
    Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. These cookies ensure basic functionalities and security features of the website, anonymously.
    CookieDurataDescrizione
    cookielawinfo-checbox-analytics11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Analytics".
    cookielawinfo-checbox-functional11 monthsThe cookie is set by GDPR cookie consent to record the user consent for the cookies in the category "Functional".
    cookielawinfo-checbox-others11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Other.
    cookielawinfo-checkbox-necessary11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookies is used to store the user consent for the cookies in the category "Necessary".
    cookielawinfo-checkbox-performance11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Performance".
    viewed_cookie_policy11 monthsThe cookie is set by the GDPR Cookie Consent plugin and is used to store whether or not user has consented to the use of cookies. It does not store any personal data.
    Functional
    Functional cookies help to perform certain functionalities like sharing the content of the website on social media platforms, collect feedbacks, and other third-party features.
    Performance
    Performance cookies are used to understand and analyze the key performance indexes of the website which helps in delivering a better user experience for the visitors.
    Analytics
    Analytical cookies are used to understand how visitors interact with the website. These cookies help provide information on metrics the number of visitors, bounce rate, traffic source, etc.
    Advertisement
    Advertisement cookies are used to provide visitors with relevant ads and marketing campaigns. These cookies track visitors across websites and collect information to provide customized ads.
    Others
    Other uncategorized cookies are those that are being analyzed and have not been classified into a category as yet.
    ACCETTA E SALVA