Destra di Popolo.net

RAPPORTO CENSIS: “MEZZOGIORNO ABBANDONATO A SE STESSO”, PERSO IL 60% DEI POSTI DI LAVORO

Marzo 21st, 2013 Riccardo Fucile

SI ALLARGANO LE DISTANZE SOCIALI: A RISCHIO POVERTA’ 39 FAMIGLIE SU 100

La crisi degli ultimi anni ha allargato il divario Nord-Sud. Ad affermarlo è il Censis, che oggi a Roma ha presentato il rapporto “La crisi sociale del Mezzogiorno”, realizzato nell’ambito dell’iniziativa annuale “Un giorno per Martinoli.
Guardando al futuro”. La ricerca è stata presentata da Giuseppe De Rita e Giuseppe Roma, presidente e direttore generale del Censis.
Secondo lo studio, tra il 2007 e il 2012 nel Mezzogiorno il Pil si è ridotto del 10 per cento in termini reali a fronte di una flessione del 5,7 per cento registrata nel Centro-Nord.
“Nel 2007 il Pil italiano era pari a 1.680 miliardi di euro — afferma il Censis -, 5 anni dopo si era ridotto a 1.567 miliardi. Nella crisi abbiamo perso quindi 113 miliardi di euro, molto più dell’intero Pil dell’Ungheria, un Paese di quasi 9 milioni d’abitanti. Di questi, 72 miliardi di euro si sono persi al Centro-Nord e 41 miliardi (pari al 36 per cento) al Sud”.
Ma per il Censis, la recessione attuale è solo l’ultimo tassello di una serie di criticità  che si sono stratificate nel tempo: “Piani di governo poco chiari, una burocrazia lenta nella gestione delle risorse pubbliche, infrastrutture scarsamente competitive, una limitata apertura ai mercati esteri e un forte razionamento del credito hanno indebolito il sistema-Mezzogiorno fino quasi a spezzarlo. Negli ultimi decenni il Pil pro-capite meridionale è rimasto in modo stabile intorno al 57 per cento di quello del Centro-Nord, testimoniando l’inefficacia delle politiche di sostegno allo sviluppo messe in atto, che non hanno saputo garantire maggiore occupazione, nuova imprenditorialità , migliore coesione sociale, modernizzazione dell’offerta dei servizi pubblici”.
Per il Censis, la bassa crescita del nostro Paese è fortemente influenzata dal dualismo territoriale. “Fra i grandi sistemi dell’euro zona l’Italia è il Paese con le più rilevanti diseguaglianze territoriali. Se si confronta il reddito pro-capite delle tre regioni più ricche e più povere dei grandi Paesi dell’area dell’euro emerge che l’Italia ha il maggior numero di regioni con meno di 20 mila euro pro-capite: sono 7 rispetto alle 6 della Spagna, le 4 della Francia e una sola della Germania.
All’estremo opposto, la Germania ha 10 regioni con oltre 30 mila euro pro-capite, la Francia la sola Ile-de-France, mentre l’Italia ne ha 5 e la Spagna nessuna. Il Centro-Nord (31.124 euro di Pil per abitante) è vicino ai valori dei Paesi più ricchi come la Germania, dove il Pil pro-capite è di 31.703 euro.
Mentre i livelli di reddito del Mezzogiorno sono inferiori a quelli della Grecia (17.957 euro il Sud, 18.454 euro la Grecia)”.
Il mercato del lavoro si destruttura e si impoverisce.
Dei 505 mila posti di lavoro persi in Italia dall’inizio della crisi, tra il 2008 e il 2012, il 60 per cento ha riguardato il Mezzogiorno (più di 300 mila).
Il Sud paga la parte più cospicua di un costo già  insopportabile per il Paese e si conferma come un territorio di emarginazione di alcune categorie sociali, come i giovani e le donne.
“Un terzo dei giovani tra i 15 e i 29 anni non riesce a trovare un lavoro (in Italia il tasso di disoccupazione giovanile è al 25 per cento) — sottolinea il Censis   -.
Se poi oltre a essere giovani si è donne, la disoccupazione sale al 40 per cento.
Il tasso di disoccupazione femminile totale è del 19 per cento al Sud a fronte di un valore medio nazionale dell’11 per cento.
I disoccupati con laurea sono in Italia il 6,7 per cento a fronte del 10 per cento nel Mezzogiorno”.
Un sistema imprenditoriale già  fragile e diradato quello del Meridione, se messo a confronto con quello del Centro-Nord.
Un sistema che “è stato sottoposto negli ultimi anni a un processo di progressivo smantellamento, costellato da crisi d’impresa molto gravi come quelle dell’Ilva di Taranto e della Fiat di Termini Imprese”.
Tra il 2007 e il 2011 gli occupati nell’industria meridionale si sono ridotti del 15,5 per cento (con una perdita di oltre 147 mila unità ) a fronte di una flessione del 5,5 per cento nel Centro-Nord.
Oltre 7.600 imprese manifatturiere del Mezzogiorno (su un totale di 137 mila aziende) sono uscite dal mercato tra il 2009 e il 2012, con una flessione del 5,1 per cento e punte superiori al 6 per cento in Puglia e Campania.
Si allargano le distanze sociali.
Secondo lo studio del Censis, “il Mezzogiorno resta un territorio in cui le forme di sperequazione della ricchezza non diminuiscono, ma anzi si allargano.
Calabria, Sicilia, Campania e Puglia registrano indici di diseguaglianza più elevati della media nazionale.
Il 26 per cento delle famiglie residenti nel Mezzogiorno è materialmente povero (cioè con difficoltà  oggettive ad affrontare spese essenziali o impossibilitate a sostenere tali spese per mancanza di denaro) a fronte di una media nazionale del 15,7 per cento.
E nel Sud sono a rischio di povertà  39 famiglie su 100 a fronte di una media nazionale del 24,6 per cento”.
Con un aggravio, secondo il Censis: “Il persistere di meccanismi clientelari, di circuiti di potere impermeabili alla società  civile e la diffusione di intermediazioni improprie nella gestione dei finanziamenti pubblici contribuiscono ad alimentare ulteriormente le distanze sociali impedendo il dispiegarsi di normali processi di sviluppo”.
Fondi europei: risorse non spese e programmi inefficaci.
I contributi assegnati per i programmi dell’Obiettivo Convergenza destinati alle regioni meridionali ammontano a 43,6 miliardi di euro per il periodo 2007-2013.
A meno di un anno dalla chiusura del periodo di programmazione risulta impegnato appena il 53 per cento delle risorse disponibili e spesi 9,2 miliardi (il 21,2 per cento). “Anche l’efficacia dei programmi attivati con i fondi europei è discutibile. Al contrario di ciò che è accaduto in altri Paesi con un marcato dualismo territoriale, in Italia la convergenza tra Sud e Nord non si è mai realmente affermata. Prova ne è il fatto che nel prossimo ciclo di programmazione l’Ue stima che la popolazione sottoposta all’Obiettivo Convergenza passerà  in Italia dall’11 per cento al 14 per cento del totale, mentre altri Paesi vedranno calare drasticamente tale quota: la Germania passerà  dal 5,4 per cento allo 0 per cento e la Spagna dal 9,1 per cento allo 0,9 per cento.
(da “Redattore Sociale”)

Scuola e formazione: si spende di più che nel resto del Paese, ma i risultati sono peggiori. Per il Censis, “uno dei principali fattori di debolezza del Sud è ancora oggi l’incapacità  del sistema educativo di accompagnare i processi di sviluppo attraverso la formazione di un capitale umano qualificato, contribuendo così a contrastare il disagio sociale ed economico della popolazione”. La spesa pubblica per l’istruzione e la formazione nel Mezzogiorno è molto più alta di quella destinata al resto del Paese: il 6,7 per cento del Pil contro il 3,1 per cento del Centro-Nord, ovvero 1.170 euro pro-capite nel Mezzogiorno rispetto ai 937 del resto d’Italia (ovvero il 24,9 per cento in più). Eppure, il tasso di abbandono scolastico è del 21,2 per cento al Sud e del 16 per cento al Centro-Nord, i livelli di apprendimento e le competenze sono decisamente peggiori, tutte le regioni meridionali si caratterizzano per una incidenza del “fenomeno Neet” superiore alla media nazionale: il 31,9 per cento dei giovani di 15-29 anni non studiano e non lavorano, con una situazione da emergenza sociale in Campania (35,2 per cento) e in Sicilia (35,7 per cento). E il 23,7 per cento degli iscritti meridionali all’università  si è spostato verso una localizzazione centro-settentrionale, contro una mobilità  di solo il 2 per cento dei loro colleghi del Centro e del Nord.

L’abbandono della sanità  pubblica e i bisogni assistenziali crescenti. “Il progressivo deterioramento dei servizi sanitari negli ultimi cinque anni è riferito dal giudizio dei cittadini: lo afferma il 7,5 per cento al Nord-Ovest, l’8,7 per cento al Nord-Est, il 25,6 per cento al Centro e addirittura il 32,1 per cento al Sud. Il 17,1 per cento dei residenti meridionali si è spostato in un’altra regione per farsi curare, non fidandosi della qualità  e della professionalità  disponibili nella propria. Forte è la tendenza all’aumento della longevità . Si prevede al 2030 un incremento della popolazione anziana di oltre il 35 per cento contro dinamiche di crescita meno marcate nelle altre aree geografiche. In parallelo crescerà  molto anche il numero dei non autosufficienti, destinati a superare i 783 mila, con un balzo di oltre il 50 per cento”.

(da “Redattore Sociale“)

argomento: Lavoro | Commenta »

LI CHIAMANO “NEET”, NON STUDIANO E NON LAVORANO, INSEGUONO IL SOGNO DI UNA OCCUPAZIONE

Marzo 12th, 2013 Riccardo Fucile

ORMAI SONO IL 22% DEI RAGAZZI CON MENO DI 29 ANNI

Stanno seduti su due piloni gialli spartitraffico, davanti all’ingresso di un grande centro commerciale. Vicini. In silenzio. Non sembrano arrabbiati. Nulla li accende.
Se proprio si tratta di esprimere un desiderio per il futuro, qualcosa di futile e grandioso, lui dice: «Un’Alfa Giulietta e un viaggio a Miami».
Lei ci pensa tre minuti buoni: «Anche io vorrei un’auto – racconta – ma non ho desideri speciali. Non mi piace illudermi. Vorrei solo un posto da segretaria. Ottocento euro al mese. Magari il sabato sera andare a mangiare la pizza».
Per le statistiche dell’Istat, Vittoria e Nicola sono due giovani «Neet» (Not in Education, Employment or Training).
Come il 22,7% dei ragazzi e delle ragazze fra i 15 e i 29 anni.
Non studiano e non lavorano, impantanati dentro a una palude di sfiducia.
A guardarli sotto la luce nera di un temporale, sembrano soprattutto due giovani italiani a cui qualcuno ha cavato la speranza dagli occhi.
Rispondono a monosillabi. Gentili, educati.
Sono in guerra e lo sanno, ma la combattono da questa strana trincea a bassa intensità  emotiva.
«Non posso permettermi di esternare troppo – dice lei – mio padre è in cassa integrazione da tre anni. È molto giù, non parla, il che è anche peggio».
Unico regalo ricevuto a Natale: 50 euro dalla nonna.
Vittoria La Braca, 20 anni, ha studiato contabilità  in un istituto tecnico. Ha un solo lavoro da mettere in curriculum: «Tre mesi di stage in un studio legale, organizzati dalla mia scuola».
Si alza alle 8 del mattino, accompagna il fratello Simone in classe, va al mercato, cucina con la mamma casalinga e aspetta il pomeriggio.
Abita in zona Lingotto, periferia sud.
«Con Nicola ci vediamo in un centro commerciale oppure in centro città ». Stanno insieme, sono fidanzati. Anche se lo dicono con un’indecifrabile timidezza, che sembra connessa al senso del poi.
Loro al momento non hanno un futuro contemplabile.
In compenso hanno capelli ben curati, tagliati da amici. Vestiti normali alla moda. In tasca, telefonini comprati scontatissimi su Ebay.
Hanno questa storia che li tiene insieme nell’incertezza. Ma nessun piano, se non aspettare: «È colpa del sistema. Nessuno ci ascolta».
Nicola Pillo, 23 anni, ha sempre voluto diventare un informatico.
È appassionato di computer da quando aveva sei anni: «Ho studiato in un istituto tecnico. Ci so fare: hardware e software. Ho mandato centinaia di curriculum, sono andato a bussare ovunque. Ma niente. Non ho ricevuto neppure una risposta. Ho trovato solo due lavori di altro genere. Un mese e mezzo di pulizie alla Fiat, l’estate di tre anni fa. Poi tre mesi di stage alla Confesercenti nel 2009».
Da allora, nulla. Solo piccole cose in nero, del tipo: «Il mio computer si è beccato un virus… Puoi aiutarmi? ».
Nicola dice di spendere 40 euro alla settimana. «Sigarette più birra media il sabato sera. Ma ai miei non chiedo niente».
La sua famiglia è originaria di Foggia. Lui è il più grande di tre figli. Stanno tutti sulle spalle del padre, un poliziotto in pensione.
«Papà  mi sprona. Dice di provare ancora. Ma io ho un po’ smesso di sperare, lo ammetto. La situazione è troppo deprimente.
Certe volte penso che andrò a cercare fortuna in Germania, anche se i miei genitori non sono molto d’accordo».
Nicola votava Berlusconi, ma ha scelto Grillo: «Spero che si occupi di lavoro».
Vittoria, invece, è andata a votare per la prima volta in vita sua: «Monti. Perchè ci ha salvato dal tracollo. Ma ormai non mi interessano più le chiacchiere. L’unica domanda che conta a questo punto è: quanto tempo ancora ci vuole per uscire da questa situazione? ».
Si difendono dalla crisi come da un temporale. Magari lungo e cattivo. Ma qualcosa di esterno.
«Però sappiamo bene che non possiamo andare avanti così in eterno».
Se questa notte trovassero 5 mila euro sotto il cuscino, Nicola li metterebbe in banca. Vittoria invece ne darebbe la metà  al padre cassaintegrato: «E poi mi aprirei un conto». Eccoli, due «Neet» sotto al diluvio.
Non hanno anatemi da lanciare. Neppure cercano consigli.
«Un giorno mi piacerebbe avere una famiglia», dice lui.
Vittoria lo guarda: «Prima di tutto io voglio un lavoro.Essere autonoma. È da quando ho sei anni che sogno di diventare una segretaria».

Niccolò Zancan
(da “La Stampa“)

argomento: Lavoro | Commenta »

LIVIA TURCO: “PENSIONE TRA DUE ANNI: ASSUNTA DAL PARTITO”

Marzo 5th, 2013 Riccardo Fucile

ANCORA DUE ANNI COME DIPENDENTE DEL PD PER UN’ESODATA DI LUSSO: “HO SEMPRE LAVORATO DURO E SONO ONESTA, NON MI SENTO IN COLPA”

Ha trovato lavoro, onorevole Livia Turco?
«Dopo il 15 marzo tornerò al Pd da funzionario, come è normale che sia. Tutti gli ex parlamentari tornano alla loro professione».
Normale? E il vitalizio?
«Quell’istituto vergognoso è stato abolito, anche grazie al voto del Pd. Tra due anni, quando ne compirò 60, io prenderò la pensione. Come tutti».
Come tutti, no. Quanti fortunati prendono 9.000 euro al mese?
«Non sono novemila, ma cinque o giù di lì».
Le sembrano pochi?
«No, ma non vedo perchè dovrei sentirmi in imbarazzo dopo aver lavorato una vita».
Ventisei anni di Parlamento.
«Rinunciai a insegnare per la politica e lo dico con orgoglio. E ora, avendo acquisito grande esperienza sui temi sociali e dell’immigrazione, mi piacerebbe cercarmi un lavoro».
Però la riassumono al Pd, dove non mancano i precari.
«Era il mio lavoro da sempre e non so quanto prenderò di stipendio»
Non si sente un’esodata di lusso?
«Ho lavorato duro e sono una persona onesta, non mi sento in colpa. Ho pagato i contributi e non mi sono arricchita, visto che da sempre verso al partito la metà  dello stipendio, come i grillini».
Ma i 5 stelle ridanno i soldi allo Stato…
«Io invece difendo il finanziamento pubblico, purchè sia trasparente. Se si vuole fare politica popolare i soldi servono per la struttura, dalle scuole di formazione all’attività  dei circoli».

Monica Guerzoni
(da “il Corriere della Sera”)

argomento: Lavoro, Partito Democratico, PD | Commenta »

CANCELLATI 480 POSTI DI LAVORO AL GIORNO

Febbraio 12th, 2013 Riccardo Fucile

UNO SU CINQUE E’ UNDER 35…I CONTI DELLA RECESSIONE: 53 MILIARDI PER SUSSIDI E AMMORTIZZATORI

Quattrocentottanta occupati in meno al giorno.
Tanto ci è costata la recessione più grave del Dopoguerra.
I conti li ha fatti l’ufficio studi della Confartigianato in uno studio sul mercato del lavoro dal 2007 a oggi di prossima pubblicazione.
Gli occupati erano 23 milioni e 541 mila ad aprile 2008.
Allora, giustamente, si diceva che una delle priorità  dell’Italia era di aumentare il numero di persone che lavorano.
L’aggiornamento degli obiettivi di Lisbona (Europa 2020) prevede infatti per l’Italia un target del 67-69% di occupati nella fascia d’età  20-64 anni da raggiungere entro il 2020. Eravamo al 63% nel 2008, cioè a meno quattro dall’obiettivo.
Purtroppo la crisi mondiale ha cambiato il corso delle cose e la priorità  è diventata un’altra: evitare la falcidia di posti di lavoro.
Che purtroppo c’è stata.
A dicembre 2012 gli occupati sono stati calcolati dall’Istat in 22 milioni e 723 mila: 818 mila in meno rispetto a quattro anni e mezzo prima, 480 posti persi al giorno, appunto.
E il tasso di occupazione (20-64 anni) è sceso al 61%: il traguardo di «Europa 2020» si allontana.
Ed è praticamente impossibile da raggiungere, secondo Confartigianato
Infatti, se prendiamo a riferimento il tasso di variazione dell’occupazione previsto per il triennio 2013-2015 nel Def, cioè nel Documento di economia e finanza del governo, che è pari allo 0,6%, i livelli di occupazione pre-crisi verranno ripristinati solo nel 2025, cioè fra 18 anni.
Insomma, è lo stesso governo a non credere in un rilancio a breve dell’occupazione. L’altro dato che colpisce analizzando il dossier ricco di tabelle è che in questi 5 anni a diminuire, di circa il 20%, sono stati gli occupati fino a 35 anni, scesi di quasi un milione e mezzo, mentre c’è stato un aumento di quasi 600 mila occupati con più di 55 anni. Abbiamo insomma molti più lavoratori anziani.
Si tratta di una delle conseguenze dell’aumento dell’età  pensionabile dovuto da ultimo alle riforme Sacconi e Fornero, certamente necessario, ma che evidentemente, avvenuto in coincidenza della grave crisi economica, ha tolto occasioni di lavoro ai giovani.
E non c’è neppure da stupirsi se, sempre nel quinquennio, gli occupati a tempo pieno sono diminuiti del 5,1% mentre quelli a part-time aumentati dell’11,3%.
I disoccupati sono raddoppiati: da 1,4 milioni prima della crisi a 2,8 milioni oggi.
Il poco lavoro che c’è è sempre più difficile da difendere.
Spesso i dipendenti sono costretti ad accettare riduzioni di orario.
Nelle situazioni più gravi intervengono gli ammortizzatori sociali, che negli ultimi 4 anni hanno raggiunto livelli record, per una spesa complessiva di 53 miliardi.
L’artigianato ha sofferto molto perchè più presente nei settori con maggiore cedimento dell’occupazione, dal manifatturiero alle costruzioni. Imprenditori e lavoratori in proprio hanno subito una sorta di decimazione, passando dai quasi 4 milioni del 2008 ai 3,6 milioni di oggi. Giorgio Merletti, presidente di Confartigianato, lancia un messaggio disperato alle forze politiche: «Le drammatiche cifre sul calo di occupati sono il risultato delle debolezze strutturali del nostro mercato del lavoro penalizzato da tanti vincoli burocratici e gestionali, da un cuneo fiscale troppo elevato, dalla distanza tra scuola e mondo del lavoro. Inoltre, le recenti misure introdotte sulla flessibilità  in entrata rischiano di comprimere ulteriormente le opportunità  occupazionali».

(da “il Corriere della Sera“)

argomento: Lavoro | Commenta »

BERLUSCONI PROMETTE 4 MILIONI DI POSTI DI LAVORO E INTANTO NE LICENZIA QUINDICI

Febbraio 9th, 2013 Riccardo Fucile

MONDADORI LICENZIA 15 GIORNALISTI DI PANORAMA, UN TERZO DELL’ORGANICO

Quattro milioni di posti di lavoro meno 15.
Proprio il giorno in cui Silvio Berlusconi promette assunzioni a vagonate, mettendo a dura prova la tetragona credulità  dell’adorante curva sud, la sua Mondadori si accinge a mandare a casa 15 giornalisti di Panorama, circa un terzo di un organico di 48 persone.
Di questi 15 addirittura 9 solo a Roma dove lavorano 14 cronisti e dove la redazione in pratica viene coventrizzata.
Quindici sono meno di una briciola rispetto ai 4 milioni di posti annunciati (e come al solito smentiti), ma è il valore simbolico che colpisce.
Prima di tutto perchè se davvero il Santone di Arcore è capace di moltiplicare i pani e i pesci, viene spontaneo incitarlo a non trascurare le sue aziende.
E poi perchè Panorama non è un giornale qualsiasi.
Chi scrive ci ha lavorato quasi 23 anni e si ricorda di quando era una corazzata, un settimanale libero e autorevole, capace di far tremare mezzo Palazzo ogni volta che arrivava in edicola.
Di successo in successo i dirigenti puntavano allora al milione di copie, che non era una berlusconata, ma una mèta a portata di mano, considerati i ritmi di crescita prima che la cura Berlusconi producesse i suoi effetti.
Le vendite ora sono un pianto. Quanto siano le copie acquistate davvero in edicola è un mistero custodito con più cura di quelli di Fatima.
Non ci sono cifre recenti ed ufficiali, ma «radio corridoio» informa che quando si raggiungono le 30 mila copie è festa.
Il giornale sta in piedi con gli abbonamenti, vecchio zoccolo duro ereditato dal passato, e comunque quest’anno per la prima volta dopo mezzo secolo il bilancio chiude in passivo.
Dai tempi d’oro ad oggi è cambiato tutto, non solo a Panorama e alla Mondadori, ma in Italia dove la carta stampata soffre le pene dell’inferno, e nel mondo, considerato che perfino il blasonato Newsweek deve traslocare su Internet abbandonando l’edizione cartacea.
Ovunque, però, gli editori si leccano le ferite, si rimboccano le maniche e men tre tagliano non vanno in giro a promettere posti di lavoro a milionate.
Con Panorama e la Mondadori sarà  davvero difficile per Berlusconi scolorire le sue colpe nell’indistinto della crisi mondiale o esercitarsi nella nobile arte dello scarica-barile di cui è campione, sostenendo magari di essere stato pugnalato alle spalle. Su quella storia ci sono le sue impronte.
Quando molti anni fa si impossessò dell’azienda giurò ai giornalisti che avrebbe rispettato la loro autonomia e che entrava in punta di piedi solo per proteggere benevolo con un ombrello di libertà  gli azionisti-parenti Leonardo Mondadori e Luca Formenton sottraendoli alle grinfie dell’odiato Carlo De Benedetti.
Dopo un attimo i due poveri cugini furono ridotti a tappezzeria e ora la casa editrice è affidata alle cure di gente di famiglia, la figlia Marina, che è la copia del padre, ma in gonnella, e l’acquiescente amministratore Maurizio Costa.
A Panorama fu avviato un inesorabile ricambio di sangue, goccia dopo goccia: da parte i «comunisti», largo agli «affidabili».

Daniele Martini
(da “Il Fatto Quotidiano”)

argomento: Berlusconi, Lavoro | Commenta »

PARTITE IVA, OTTO MILIONI DI “SILENZIATI” CHE LA POLITICA FATICA A CAPIRE

Gennaio 31st, 2013 Riccardo Fucile

LE PERIPEZIE DEGLI AUTONOMI DAL FORZA LEGHISMO ALLA DELUSIONE FORNERO

C’è stato un tempo in Italia in cui le partite Iva erano, almeno elettoralmente, coccolate. Rappresentavano, come sintetizza il parlamentare Giuliano Cazzola, «il nuovo che avanza», erano riconosciute come portatrici di un nuovo modo di lavorare, di una rivoluzione terziaria che rivalutava la competenza a scapito della gerarchia.
Su questo format, che da una parte registrava gli slittamenti dell’economia e della società  e dall’altra li timbrava politicamente, sono cresciute le fortune del forza-leghismo.
Da allora molte cose sono cambiate e alla vigilia del voto del 24 febbraio le partite Iva – che pure rappresentano una constituency elettorale da almeno 8 milioni di voti – sono state di fatto silenziate.
Dice Anna Soru, presidente di Acta, un’associazione del terziario avanzato tra le più combattive: «Leggo che in Parlamento aumenterà  il numero degli ex sindacalisti e mi faccio la convinzione che dietro questi nuovi innesti ci sia l’idea di un ritorno all’assoluta centralità  del lavoro dipendente».
«Per noi», continua, «non ci sono avventure politiche, c’è solo il prosaico aumento dei contributi previdenziali che è già  al 27% e arriverà  al 33% dei ricavi». Un euro ogni tre incassati.
Ma perchè, pur dovendo rastrellare voti, i candidati hanno una sorta di ritrosia a parlare di/alle partite Iva?
In Veneto è successo che i candidati di Pdl e Lega non si siano presentati lunedì scorso alla giornata di mobilitazione indetta da artigiani e commercianti di Rete Imprese Italia, che offesi hanno tuonato: «Evidentemente pensano che i nostri siano voti sicuri per loro, ma si sbagliano». Secondo Roberto Weber, direttore di Swg, «la credibilità  delle proposte avanzate in queste settimane risulta molto bassa, l’80% degli elettori le giudica propagandistiche».
Questo vale per la sbandierata riduzione delle tasse ma ancor di più per il mercato del lavoro, «sono tanti e tali gli elementi di contraddizione nella società  che nessuno tenta di articolare le parole d’ordine generali in temi da proporre ai vari segmenti dell’elettorato».
In quest’opera di rimozione un ruolo importante lo gioca la debolezza dei partiti, ma anche la legge Fornero ci ha messo del suo
Prendiamo proprio le partite Iva che avevano accolto con un certo favore l’avvento di un governo che si dichiarava aperto al nuovo e contrario alla concertazione Confindustria-sindacati. È vero che con Monti a Palazzo Chigi c’è stata la prima audizione parlamentare dedicata alle partite Iva, ma alla fine il giudizio è risultato negativo.
«Lo scambio tra aumento della contribuzione in funzione di una qualche certezza pensionistica non c’è stato», osserva Costanzo Ranci, docente al Politecnico di Milano e autore di un libro sulle partite Iva che sarà  presentato dalla Camera di Commercio di Milano giovedì 7 febbraio, in piena campagna elettorale.
«Fornero è sembrata voler allargare l’area del lavoro dipendente seppur con il nobile scopo di ridurre l’arbitrio, ma ha finito per negare anche lei l’identità  del lavoro autonomo».
Di vero c’è che le partite Iva costituiscono un comparto del mercato del lavoro estremamente complesso.
Volerle ridurre ad unum è impossibile perchè differiscono per priorità , consumi, antropologia. Sono almeno tre i tronconi da tener presenti: a) gli artigiani e i commercianti titolari, «la pancia del Paese» molto sensibile ai temi del fisco e della lotta alla burocrazia; b) i lavoratori della conoscenza che non sono patrimonializzati guardano innanzitutto all’aggiornamento del proprio capitale umano e lavorano in assenza di strumenti di welfare; c) le partite Iva del lavoro povero e legato a un solo committente.
Ad allargare le file degli ultimi due tronconi intervengono i processi di esternalizzazione delle imprese, grandi e medie, che si strutturano sempre più come delle reti e tendono a dare in outsourcing anche lavorazioni standardizzate, a scarso valore aggiunto.
Gli alberghi tendono a dar fuori persino il lavoro dei camerieri ai piani. E altrettanto significative sono le trasformazioni indotte dal franchising o dallo sviluppo dell’e-commerce.
È chiaro che agli occhi della politica si tratta di processi troppo sofisticati da leggere, che inducono alla cautela.
Il responsabile economico del Pd, Stefano Fassina, in una fase precedente del suo impegno aveva rivolto attenzione a questo mondo.
Aveva partecipato persino a un incontro di Imprese che Resistono, l’associazione di Luca Peotta, e aveva proposto di alzare il forfettone fiscale dai 30 mila euro attuali a 70-80 mila, attirandosi critiche di massimalismo da parte di Cna e Confesercenti.
Oggi il suo partito sembra essere monopolizzato dalla constituency del lavoro dipendente, è la Cgil che detta legge sul lavoro e le figure che prevalgono sono quelle di Susanna Camusso e dell’ex ministro Cesare Damiano.
Soru è molto critica verso il Pd perchè vuole ricondurre il lavoro autonomo a quello dipendente e gli apporti di casa Cisl alle liste (Carlo Dell’Aringa e Giorgio Santini) sembrano comunque parte dello stesso copione
Anche la Lega è in fase di ripensamento.
Nei 12 progetti concreti per far ripartire il Nord, di lavoro autonomo non si parla direttamente, Roberto Maroni propone di riformare il welfare su base regionale ma non è chiaro che impatto avrebbe la novità  sulle diverse figure di lavoratori.
Tremonti, nel manifesto per il voto, si concentra sulla materia fiscale e chiede l’abolizione dell’Irap per le aziende in perdita, la moratoria della riscossione Equitalia in situazioni di criticità  e l’adozione in via sperimentale della simple tax, un’unica imposta sul reddito reale.
Il centrodestra, in ogni caso, sembra guardare solo al primo troncone della partite Iva, sostanzialmente agli artigiani.
Comunque, in una campagna elettorale in cui si parla più di cambiare nuovamente la legislazione che di posti di lavoro, tutti gli esperti dei partiti si dichiarano, chi più chi meno, scontenti della legge Fornero.
Giuliano Cazzola (Scelta Civica) è capace di citare numerosi esempi concreti nei quali le griglie previste dalla riforma non funzionano, come nel caso dei salesiani di Bologna che avevano in essere 240 contratti di collaborazione di elettricisti e saldatori per le loro scuole di formazione e che alla fine sono stati costretti a stipulare 90 contratti a tempo determinato lasciando però a casa gli altri 150.
La verità  è che la Grande crisi ha ancor di più articolato la struttura economica, l’ha destrutturata ulteriormente.
C’è un mare di lavoro che non riesce a essere regolamentato e in questa Babele il lavoro autonomo di seconda generazione resta senza padri.
Come se il Novecento fosse passato invano
Dice Soru: «Noi lavoratori della conoscenza che investiamo sulla formazione e l’aggiornamento, che accettiamo di lavorare ed essere valutati per obiettivi, che ci assumiamo i rischi, siamo un’area di lavoro preziosa per l’economia e invece il nostro contributo non è riconosciuto e valorizzato».
Da un punto di vista strettamente elettorale, per Weber questa delusione rafforza i meccanismi di diffidenza e può andare ad alimentare l’area del non voto o favorire Beppe Grillo.
«Siamo nell’epoca del “voto malgrado”», sentenzia.
E aggiunge Ranci: «Il lavoro autonomo non è più un serbatoio stabile di voti per il centrodestra». Alle ultime elezioni amministrative di Milano, capitale del terziario avanzato, Giuliano Pisapia si è largamente avvantaggiato del voto dei knowledge worker disaggregando il blocco sociale forzaleghista, ma guai se Pd e Sel pensassero a un replay in automatico. Innanzitutto le partite Iva metropolitane, per cultura politica e stili di vita, differiscono molto da quelle dei territori e poi comunque quel voto era totalmente d’opinione, perchè i sindaci non hanno nessun potere in materia fiscale e previdenziale.
Chiunque vinca le elezioni, è chiaro agli esperti che il mondo della partite Iva non può restare schiacciato tra un’economia che si flessibilizza e una politica che non sa che pesci pigliare.
Acta propone cinque punti che vanno da un regime fiscale agevolato al salario minimo per evitare il lavoro gratuito, tariffe eque e una giusta pensione oltre a un nuovo welfare mutualistico. Anche Cazzola riconosce che c’è necessità  di introdurre forti discontinuità  e considera probabile che molte partite Iva siano indotte a cambiare forma giuridica e creino delle società .
Per tentare di governare questi processi e ridurre la distanza tra economia e normative, il professor Ranci pensa che una carta da giocare potrebbe essere la flexsecurity che, a questo punto, non dovrebbe riguardare solo i lavoratori dipendenti che perdono il posto, ma anche chi già  vive pericolosamente sul mercato. I costi, però, per quello che appare un cambio di paradigma, ammette, «oggi suonano proibitivi».

Dario di Vico
(da “il Corriere della Sera”)

argomento: Lavoro | Commenta »

WELFARE, TAGLIATO IL 75% DEI FONDI

Gennaio 31st, 2013 Riccardo Fucile

SI VEDONO GLI EFFETTI SUI SERVIZI SOCIALI… IL SUD PIU’ COLPITO

La crisi ha portato via tre quarti degli investimenti stanziati per il welfare: dal 2008 al 2012 i fondi nazionali per le politiche sociali sono stati tagliati, nel complesso, del 75 per cento.
Un colpo di mannaia denunciato da un rapporto dello Spi-Cgil che mette in fila le risorse decurtate e lancia l’allarme sull’«abbandono delle fasce deboli».
E il tema, fa notare il sindacato, è ancora assente dalla campagna elettorale.
Il quadro è presto fatto: tutte e tre le principali fonti di spesa sono state massacrate dalla politica di bilancio.
La dotazione del Fondo per le politiche sociali – la principale voce del finanziamento statale per gli interventi di assistenza alle persone e alle famiglie – nei cinque anni presi in considerazione è passata da 923,3 a 69,5 milioni.
Il Fondo per l’autosufficienza – che fino al 2010 aveva mantenuto un plafond di risorse di 400 milioni – è stato azzerato dal governo Berlusconi. Il Fondo per le politiche della famiglia è passato invece da 185,3 a 31,99 milioni e quello per le politiche giovanili può ora contare solo su 8,18 milioni dai 94,1 messi in conto nel 2008.
Passando dal livello nazionale a quello locale, la situazione specifica la Cgil – non migliora.
Nel 2012, vista la necessità  di far fronte ai tagli dei trasferimenti, i Comuni – in media – hanno diminuito la spesa in servizi sociali del 3,6 per cento.
Nel Sud, che più avrebbe bisogno di servizi, le cose sono andate ancora peggio: le risorse stanziate per operazioni di welfare allargato (servizi sociali, istruzione, sport e tempo libero) sono state decurtate del 6,8 per cento. Il tutto a fronte di un taglio delle spese per l’amministrazione generale (dalle auto ai costi della politica) fermi al 2,9 per cento.
Scelte che il sindacato disapprova in pieno, anche perchè spiega – «la riduzione delle risorse destinate ai servizi di assistenza non ha portato ad una diminuzione delle entrate tributarie, che nel 2012 sono aumentate del 9,3 per cento».
Dunque sono state versate più tasse a fronte di minori servizi: «In termini di bilancio sintetizza il rapporto – negli ultimi cinque anni la spesa corrente prevista è diminuita del 10,9 per cento, mentre le entrate tributarie sono aumentate del 6,7».
Per Susanna Camusso, leader della Cgil, dietro queste cifre c’è il fallimento della impostazione di governo.
«E’ il segno della politica che abbiamo cercato di contrastare: quella che ha pensato che tagliando lo stato sociale e l’intervento pubblico si potesse far ripartire il Paese» ha commentato. L’unico fatto certo, ha detto, è che «le persone stanno peggio di prima».
Quindi «è finita la stagione del “lasciamo fare al mercato” perchè non ha dato buona prova di sè: siamo l’unico Paese in cui l’intervento pubblico suscita allergia».
Carla Cantone, segretario nazionale della Spi-Cgil, ha concluso: «Siamo davvero all’anno zero del welfare ed è bene che la politica si affretti ad intervenire: nessun candidato ha detto ancora niente in merito ».

Luisa Grion
(da “La Repubblica“)

argomento: Lavoro, radici e valori | Commenta »

FONDI SCARSI E POCHI RICERCATORI, IL RECORD ITALIANO CHE UMILIA GLI SCIENZIATI

Gennaio 22nd, 2013 Riccardo Fucile

L’APPELLO A PORTARE I FINANZIAMENTI ALL’1,9% DEL PIL… IN USA AL 2,8 E NELL’AREA OCSE AL 2.38

Mettiamo il caso che Harvard fosse in Italia… «Magari!», direte voi.
Mettiamo comunque che fosse in Italia: avrebbe senso fissare un tetto massimo ai suoi progetti di ricerca per dare soldi anche agli atenei di Baroniate o Villaclientela?
È quanto chiede una dura petizione firmata da 2.067 docenti e ricercatori. Affiancati da un secondo documento firmato dai presidenti dei maggiori istituti scientifici che sferza tutti i politici: si impegnino a dare alla ricerca almeno l’1,91% del Pil.
Cioè quanto la media europea tra la Finlandia e Cipro.
Obiezione: ma c’è la crisi!
Lasciamo rispondere a Obama: «C’è chi dice che non possiamo permetterci di investire in ricerca, che sostenere la scienza è un lusso quando bisogna dare priorità  a ciò che è assolutamente necessario. Sono di opinione opposta (…). Per reagire alla crisi oggi è il momento giusto per investire molto più di quanto si sia mai fatto».
Risultato: oggi l’America mette nella ricerca il 2,8% del suo Pil, contro l’1,26 dell’Italia.
E in Germania la Merkel ha lanciato la «Exzellenzinitiative» incrementando i fondi per la ricerca, in cinque anni, di 10 miliardi di euro.
Spiega una tabella elaborata su dati Ocse da Federico Neresini, curatore dell’Annuario scienza e società , che i Paesi che più investono in questo settore coincidono con quelli che meglio reggono all’urto dei colossi della manodopera a basso costo come Cina o India: se noi abbiamo 4 ricercatori ogni 1.000 occupati (la metà  dell’Europa allargata: 7) la Norvegia ne ha 10,1, la Svezia 10,9, la Danimarca 12,6, la Finlandia e l’Islanda 17…
Lo stesso studioso dimostra che se dal 1981 al 1990, nella vituperata Prima Repubblica, siamo passati dallo 0,85% all’1,25 del Pil, da vent’anni non ci schiodiamo da quella miserabile percentuale.
E intanto, mentre facevamo i bulli ai vertici G7, gli altri acceleravano.
E gli Usa come detto salivano al 2,8% del Pil fornito alla ricerca, l’Europa dei 15 a 2,08, la Germania al 2,84, il Giappone al 3,26, la Svezia al 3,37, i paesi dell’Ocse al 2,38: il doppio di noi.
Non bastasse, per ogni euro che mette nel salvadanaio europeo destinato alla ricerca, l’Italia riesce a recuperare solo 60 centesimi a causa dei micidiali marchingegni burocratici: ogni progetto richiede una relazione in inglese di un centinaio di pagine con il prospetto delle spese, delle persone impegnate, dei carichi fiscali, delle combinazioni tra queste e quella legge nazionale e poi la privacy, l’impatto ambientale, le quote rosa…
Direte: sono problemi anche degli altri. Giusto, ma le migliori università  europee (ce ne sono 39 nelle prime 100 della classifica mondiale Time Higher Education e Qs: nessuna italiana) sanno che per Einstein o Majorana certe difficoltà  burocratiche potrebbero essere insuperabili e sgravano i loro ricercatori da questi impicci di commi e codicilli.
Noi no: ognuno deve fare da sè e conoscere sia la meccanica quantistica sia il decreto legislativo 626/’94 per la sicurezza sui luoghi di lavoro…
È in questo contesto che quei duemila docenti hanno scritto al governo contestando i criteri con cui saranno distribuiti i (pochi) soldi a disposizione della ricerca universitaria con il bando 2012 dei «Prin», Progetti di rilevante interesse nazionale.
Cioè «una delle poche fonti di finanziamento accessibili agli studiosi per sviluppare liberamente le proprie ricerche e pubblicarne i risultati».
Secondo loro questi criteri sono infatti di «inaudita gravità » per vari motivi.
Primo fra tutti: la legge prevede che la selezione nazionale dei progetti meritevoli di essere finanziati sia preceduta da una «preselezione» fatta al proprio interno da un comitato nominato in ogni università  dal rettore.
Procedura che, tradotta dal linguaggio «buro-accademico», consentirebbe a certi rettori di dare spazio ai loro famigli sbarrando la porta a eventuali geni ribelli.
Per non dire di un altro criterio: i progetti scelti per essere girati alla valutazione finale di Roma devono tener conto non solo degli aspetti scientifici ma anche degli «”aspetti di natura strategica”, vale a dire politica o d’immagine, come le “possibili ricadute in termini di visibilità , attrattività , competitività  internazionale” dell’ateneo o le eventuali “interazioni con soggetti imprenditoriali”».
Traduzione: e se certe università , scartando il leopardiano «Dialogo di Malambruno e Farfarello» preferissero uno studio sui dialoghi tra Fiorello e Marco Baldini per finire sui giornali e attrarre più studenti incuriositi dagli studi «frizzanti»?
Punto sul vivo, il ministro dell’Università  e della ricerca Francesco Profumo risponde ricordando non solo di essersi impegnato nel ripescare le risorse inutilizzate del 2010 «firmando un bando Prin per 175 milioni (che recuperava tutte le risorse 2010 e 2011) e uno Firb (fondo investimenti ricerca di base) per altri 58 milioni e mezzo».
Ma insiste spiegando che la preselezione è necessaria per velocizzare le procedure riducendo «il numero dei progetti da sottoporre alla valutazione centrale (che due anni fa ha richiesto quasi due anni)» e spingere «le singole università  a lavorare per operare una sintesi dei progetti che, a parità  di punteggio assegnato dagli esperti Cineca, eviti il più possibile le disparità  tra le diverse discipline di ricerca».
Il tutto in linea con la «responsabilizzazione della singola università ».
Quanto alla scarsità  di soldi, proprio per le «incomprimibili esigenze di ogni comparto della pubblica amministrazione a partecipare solidalmente alla riduzione del debito» ha «voluto assegnare un numero maggiore di risorse attraverso bandi competitivi» per «allenare» i ricercatori in vista dell’«appuntamento del 2014, quando comincerà  la partita serrata per guadagnarsi le ingenti risorse messe a disposizione dall’Europa, quasi 80 miliardi di euro».
Rispondono i promotori della contestazione, come Vittorio Formentin dell’Università  di Udine, che in ogni caso per il 2012 sono stati stanziati (tra Prin e Firb) 69 milioni contro i 196 del 2009 e proprio il richiamo all’Europa è una plateale contraddizione.
«Ho contribuito anch’io a fare le regole dell’European Research Council alle quali Profumo si richiama e posso assicurare che dalle altre parti non funziona così – conferma Salvatore Settis, che sedeva tra i 21 membri del consiglio con un altro italiano, Claudio Bordignon –.
Mettere un tetto ai progetti che una università  può proporre è una pazzia.
A nessuno verrebbe mai in mente, in America, di stabilire che Yale o Princeton possono avere al massimo 41 o 76 progetti perchè poi bisogna finanziarne 12 di un ateneo dell’Oregon e 16 di uno dell’Arkansas.
Se paradossalmente meritassero di fare bottino pieno farebbero bottino pieno. Contano solo le eccellenze. I migliori vincono. Punto».
«L’Italia sta facendo l’esatto contrario di quanto facciamo in Europa», ribadisce Bordignon, «L’Erc ha avuto un successo enorme distribuendo 7 miliardi e mezzo in sette anni proprio perchè non ha mai sacrificato e non sacrificherà  mai un solo progetto alle esigenze distributive».
Per capirci: fermo restando che ogni università  nostrana, anche nella più sperduta delle balze prealpine o del Sud profondo può ospitare giovani straordinari che magari hanno intuizioni straordinarie da sviluppare, ha senso stabilire a priori che la Sissa di Trieste può preselezionare al massimo 11 progetti e l’«Aldo Moro» di Bari 33 oppure la scuola superiore Sant’Anna di Pisa 5 e l’Università  del Molise 6 e la «Insubria» varesina 8?
Siamo sicuri che dietro questa logica più che l’obiettivo di dare spazio alle eccellenze non ci sia quello di spartire una povera pagnotta rinsecchita dando una briciola a testa?

Gian Antonio Stella
(da “il Corriere della Sera”)

argomento: Lavoro | Commenta »

ILVA, IL RICATTO ELETTORALE DEI PADRONI DELLA FERRIERA

Gennaio 22nd, 2013 Riccardo Fucile

L’AZIENDA A   TECNICI E PARTITI: “SE CHIUDIAMO È COLPA DEI GIUDICI”… IL PD CHIEDE AL PROCURATORE DI CANDIDARSI, MA LUI RISPONDE NO

Tutto, per il momento, torna alla normalità  a Taranto.
Città  dell’acciaio, dei due mari e della realtà  capovolta.
Perchè qui chi chiede lavoro ha torto, chi invoca il diritto a non essere avvelenato da polveri e fumi deve tacere, chi cerca di imporre il rispetto della legge anche ad un colosso dell’economia nazionale viene ammonito al rispetto di norme fragili e contraddittorie.
E chi invece è accusato di aver avvelenato l’aria e la terra, l’acqua e il cibo fino a provocare malattie e morte, alla fine ha ragione su tutti ed impone una sola verità . La sua.
Perchè l’Ilva dà  lavoro e pane, è il pilastro dell’economia della Puglia e l’acciaio è una produzione strategica per l’Italia intera.
E poi c’è la campagna elettorale, le piazze aperte, il potere che chiede nuove legittimazioni: non si può andare alle urne con 12mila famiglie senza stipendio , esasperate e l’incubo che chiuda tutto, Taranto, Genova e le altre città  dell’acciaio. E allora lo sciopero è sospeso, il lavoro riprende nel-l’attesa di nuovi eventi.
Il vertice di venerdì sera a Palazzo Chigi con Monti, i ministri, i sindacati, la Regione, il Comune, la Provincia e l’Ilva, ha partorito un topolino di pericolose ovvietà .
La legge, quella approvata alla vigilia di Natale che autorizza l’Ilva a produrre utilizzando il materiale sequestrato dalla magistratura, va rispettata da tutti.
Ma il discorso è rivolto unicamente ai pubblici ministeri che il 26 luglio bloccarono 1 milione e 700mila tonnellate di coils e lamiere, perchè pro-dotte violando le norme che tutelano ambiente e salute.
“Solo con la completa applicazione della legge anche da parte della magistratura, e il conseguente sblocco dei lavorati e semilavorati ancora sotto sequestro, l’Ilva sarà  in grado di rispettare i propri impegni a cominciare dal pagamento degli stipendi”, ammonisce il colosso genovese.
Che l’azienda non abbia ancora messo mano agli impegni imposti dalla nuova Aia (autorizzazione ambientale), sembra non interessare nessuno.
Dove sono i 4 miliardi che l’Il-va deve investire per “ambientalizzare” lo stabilimento e fare in modo che le emissioni di fumi e polveri non uccidano Taranto e i tarantini?
Nessuna risposta: tutti recitano il man-tra del rispetto della legge.
Il ministro Corrado Passera lo fa con un “cinguettìo” su twitter. “Sul blocco dei prodotti finiti e semilavorati, i magistrati stanno sbagliando. Non si difende così lavoro e ambente”.
Il ministro dell’Ambiente Corrado Clini, invece, si fa minaccioso. “La legge va rispettata, mi sembra che sia un modo educato ma molto fermo per ricordare gli obblighi che tutti hanno. Magistrati compresi”.
E tutti fanno finta di non sapere che il 13 febbraio la Corte costituzionale dovrà  decidere sul conflitto di attribuzione aperto dai magistrati tarantini.
Se si riconsegnano gli impianti dell’area a caldo e si rende utilizzabile il materiale sequestrato consentendo la produzione, si dice in sintesi nel ricorso, si impedisce l’esercizio dell’azione penale e si interferisce con una indagine ancora in corso.
Tutti dimenticano che a giorni la gip Patrizia Todisco dovrà  dire un sì o un no sul sequestro di coils e lamiere. Forse la decisione arriverà  già  domani.
Cosa accadrà  martedì, quando si riunirà  di nuovo il consiglio dei ministri per decidere su Taranto, e mercoledì quando il ministro Clini sarà  in città , nessuno è in grado di prevederlo. Tutti puntano gli occhi sul palazzo di giustizia. Inutile chiedere lumi al procuratore Franco Sebastio.
“Non dico una parola”, ci risponde. E liquida con un sorriso un commento alla notizia di un suo no alla richiesta di candidatura che gli sarebbe arrivata dal Partito democratico.
Sulle rive dello Jonio si sta giocando una partita durissima.
”Se la magistratura proseguisse con questo atteggiamento non sarebbe una nostra scelta quella della chiusura ma una conseguenza dell’atteggiamento della Procura”.
Lo dice Bruno Ferrante, il presidente dell’Ilva. E’ stato un prefetto, il numero due della Polizia, sa quanto sono delicati gli equilibri tra i poteri dello Stato.
Nella grande inchiesta sull’Ilva è imputato di reati gravissimi insieme a tutto il vertice del colosso siderurgico.
I pm che “devono rispettare la legge altrimenti chiudiamo” gli contestano di non aver impedito la diffusione di “una quantità  imponente di emissioni fuggitive nocive in atmosfera con grave pericolo per la salute pubblica”. Ipa, benzo(a)pirene, diossine, metalli, responsabili di “malattie e morte nei quartieri vicini allo stabilimento”, causa di “contaminazione” dei terreni e di avvelenamento da diossine di alimenti e capi di bestiame.
Succede a Taranto, dove ci sono due mari e una realtà  capovolta.

Enrico Fierro
(da “il Fatto Quotidiano“)

argomento: Giustizia, Lavoro, sanità | Commenta »

« Previous Entries
Next Entries »
  • Destra di Popolo.net
    Circolo Genovese di Cultura e Politica
    Diretto da Riccardo Fucile
    Scrivici: destradipopolo@gmail.com

  • Categorie

    • 100 giorni (5)
    • Aborto (20)
    • Acca Larentia (2)
    • Alcool (3)
    • Alemanno (150)
    • Alfano (315)
    • Alitalia (123)
    • Ambiente (341)
    • AN (210)
    • Animali (74)
    • Arancioni (2)
    • arte (175)
    • Attentato (329)
    • Auguri (13)
    • Batini (3)
    • Berlusconi (4.297)
    • Bersani (234)
    • Biasotti (12)
    • Boldrini (4)
    • Bossi (1.222)
    • Brambilla (38)
    • Brunetta (83)
    • Burlando (26)
    • Camogli (2)
    • canile (4)
    • Cappello (8)
    • Caprotti (2)
    • Caritas (6)
    • carovita (170)
    • casa (247)
    • Casini (120)
    • Centrodestra in Liguria (35)
    • Chiesa (276)
    • Cina (10)
    • Comune (342)
    • Coop (7)
    • Cossiga (7)
    • Costume (5.586)
    • criminalità (1.403)
    • democratici e progressisti (19)
    • denuncia (14.531)
    • destra (573)
    • destradipopolo (99)
    • Di Pietro (101)
    • Diritti civili (276)
    • don Gallo (9)
    • economia (2.332)
    • elezioni (3.303)
    • emergenza (3.079)
    • Energia (45)
    • Esselunga (2)
    • Esteri (784)
    • Eugenetica (3)
    • Europa (1.314)
    • Fassino (13)
    • federalismo (167)
    • Ferrara (21)
    • Ferretti (6)
    • ferrovie (133)
    • finanziaria (325)
    • Fini (823)
    • fioriere (5)
    • Fitto (27)
    • Fontana di Trevi (1)
    • Formigoni (90)
    • Forza Italia (596)
    • frana (9)
    • Fratelli d'Italia (291)
    • Futuro e Libertà (511)
    • g8 (25)
    • Gelmini (68)
    • Genova (543)
    • Giannino (10)
    • Giustizia (5.787)
    • governo (5.803)
    • Grasso (22)
    • Green Italia (1)
    • Grillo (2.941)
    • Idv (4)
    • Immigrazione (734)
    • indulto (14)
    • inflazione (26)
    • Ingroia (15)
    • Interviste (16)
    • la casta (1.394)
    • La Destra (45)
    • La Sapienza (5)
    • Lavoro (1.316)
    • LegaNord (2.413)
    • Letta Enrico (154)
    • Liberi e Uguali (10)
    • Libia (68)
    • Libri (33)
    • Liguria Futurista (25)
    • mafia (543)
    • manifesto (7)
    • Margherita (16)
    • Maroni (171)
    • Mastella (16)
    • Mattarella (60)
    • Meloni (14)
    • Milano (300)
    • Montezemolo (7)
    • Monti (357)
    • moschea (11)
    • Musso (10)
    • Muti (10)
    • Napoli (319)
    • Napolitano (220)
    • no global (5)
    • notte bianca (3)
    • Nuovo Centrodestra (2)
    • Obama (11)
    • olimpiadi (40)
    • Oliveri (4)
    • Pannella (29)
    • Papa (33)
    • Parlamento (1.428)
    • partito del popolo della libertà (30)
    • Partito Democratico (1.034)
    • PD (1.188)
    • PdL (2.781)
    • pedofilia (25)
    • Pensioni (129)
    • Politica (37.813)
    • polizia (253)
    • Porto (12)
    • povertà (502)
    • Presepe (14)
    • Primarie (149)
    • Prodi (52)
    • Provincia (139)
    • radici e valori (3.685)
    • RAI (359)
    • rapine (37)
    • Razzismo (1.410)
    • Referendum (200)
    • Regione (344)
    • Renzi (1.521)
    • Repetto (46)
    • Rifiuti (84)
    • rom (13)
    • Roma (1.125)
    • Rutelli (9)
    • san gottardo (4)
    • San Martino (3)
    • San Miniato (2)
    • sanità (306)
    • Sarkozy (43)
    • scuola (354)
    • Sestri Levante (2)
    • Sicurezza (454)
    • sindacati (162)
    • Sinistra arcobaleno (11)
    • Soru (4)
    • sprechi (319)
    • Stampa (373)
    • Storace (47)
    • subappalti (31)
    • televisione (244)
    • terremoto (402)
    • thyssenkrupp (3)
    • Tibet (2)
    • tredicesima (3)
    • Turismo (62)
    • Udc (64)
    • Università (128)
    • V-Day (2)
    • Veltroni (30)
    • Vendola (41)
    • Verdi (16)
    • Vincenzi (30)
    • violenza sulle donne (342)
    • Web (1)
    • Zingaretti (10)
    • zingari (14)
  • Archivi

    • Febbraio 2026 (517)
    • Gennaio 2026 (653)
    • Dicembre 2025 (627)
    • Novembre 2025 (668)
    • Ottobre 2025 (651)
    • Settembre 2025 (662)
    • Agosto 2025 (669)
    • Luglio 2025 (671)
    • Giugno 2025 (573)
    • Maggio 2025 (591)
    • Aprile 2025 (622)
    • Marzo 2025 (561)
    • Febbraio 2025 (351)
    • Gennaio 2025 (640)
    • Dicembre 2024 (607)
    • Novembre 2024 (609)
    • Ottobre 2024 (668)
    • Settembre 2024 (458)
    • Agosto 2024 (618)
    • Luglio 2024 (429)
    • Giugno 2024 (481)
    • Maggio 2024 (633)
    • Aprile 2024 (618)
    • Marzo 2024 (473)
    • Febbraio 2024 (588)
    • Gennaio 2024 (627)
    • Dicembre 2023 (504)
    • Novembre 2023 (435)
    • Ottobre 2023 (604)
    • Settembre 2023 (462)
    • Agosto 2023 (641)
    • Luglio 2023 (605)
    • Giugno 2023 (560)
    • Maggio 2023 (412)
    • Aprile 2023 (567)
    • Marzo 2023 (506)
    • Febbraio 2023 (505)
    • Gennaio 2023 (541)
    • Dicembre 2022 (525)
    • Novembre 2022 (526)
    • Ottobre 2022 (552)
    • Settembre 2022 (584)
    • Agosto 2022 (585)
    • Luglio 2022 (562)
    • Giugno 2022 (521)
    • Maggio 2022 (470)
    • Aprile 2022 (502)
    • Marzo 2022 (542)
    • Febbraio 2022 (494)
    • Gennaio 2022 (510)
    • Dicembre 2021 (488)
    • Novembre 2021 (599)
    • Ottobre 2021 (506)
    • Settembre 2021 (539)
    • Agosto 2021 (423)
    • Luglio 2021 (577)
    • Giugno 2021 (559)
    • Maggio 2021 (556)
    • Aprile 2021 (506)
    • Marzo 2021 (647)
    • Febbraio 2021 (570)
    • Gennaio 2021 (605)
    • Dicembre 2020 (619)
    • Novembre 2020 (575)
    • Ottobre 2020 (638)
    • Settembre 2020 (465)
    • Agosto 2020 (588)
    • Luglio 2020 (597)
    • Giugno 2020 (580)
    • Maggio 2020 (618)
    • Aprile 2020 (643)
    • Marzo 2020 (437)
    • Febbraio 2020 (593)
    • Gennaio 2020 (596)
    • Dicembre 2019 (542)
    • Novembre 2019 (316)
    • Ottobre 2019 (631)
    • Settembre 2019 (617)
    • Agosto 2019 (639)
    • Luglio 2019 (654)
    • Giugno 2019 (598)
    • Maggio 2019 (527)
    • Aprile 2019 (383)
    • Marzo 2019 (562)
    • Febbraio 2019 (598)
    • Gennaio 2019 (641)
    • Dicembre 2018 (623)
    • Novembre 2018 (603)
    • Ottobre 2018 (631)
    • Settembre 2018 (586)
    • Agosto 2018 (362)
    • Luglio 2018 (562)
    • Giugno 2018 (563)
    • Maggio 2018 (634)
    • Aprile 2018 (547)
    • Marzo 2018 (599)
    • Febbraio 2018 (571)
    • Gennaio 2018 (607)
    • Dicembre 2017 (578)
    • Novembre 2017 (633)
    • Ottobre 2017 (579)
    • Settembre 2017 (456)
    • Agosto 2017 (368)
    • Luglio 2017 (450)
    • Giugno 2017 (468)
    • Maggio 2017 (460)
    • Aprile 2017 (439)
    • Marzo 2017 (480)
    • Febbraio 2017 (420)
    • Gennaio 2017 (453)
    • Dicembre 2016 (438)
    • Novembre 2016 (438)
    • Ottobre 2016 (424)
    • Settembre 2016 (367)
    • Agosto 2016 (332)
    • Luglio 2016 (336)
    • Giugno 2016 (358)
    • Maggio 2016 (373)
    • Aprile 2016 (307)
    • Marzo 2016 (369)
    • Febbraio 2016 (335)
    • Gennaio 2016 (404)
    • Dicembre 2015 (412)
    • Novembre 2015 (401)
    • Ottobre 2015 (422)
    • Settembre 2015 (419)
    • Agosto 2015 (416)
    • Luglio 2015 (387)
    • Giugno 2015 (396)
    • Maggio 2015 (402)
    • Aprile 2015 (407)
    • Marzo 2015 (428)
    • Febbraio 2015 (417)
    • Gennaio 2015 (434)
    • Dicembre 2014 (454)
    • Novembre 2014 (437)
    • Ottobre 2014 (440)
    • Settembre 2014 (450)
    • Agosto 2014 (433)
    • Luglio 2014 (436)
    • Giugno 2014 (391)
    • Maggio 2014 (392)
    • Aprile 2014 (389)
    • Marzo 2014 (436)
    • Febbraio 2014 (386)
    • Gennaio 2014 (419)
    • Dicembre 2013 (367)
    • Novembre 2013 (395)
    • Ottobre 2013 (446)
    • Settembre 2013 (433)
    • Agosto 2013 (389)
    • Luglio 2013 (390)
    • Giugno 2013 (425)
    • Maggio 2013 (413)
    • Aprile 2013 (345)
    • Marzo 2013 (372)
    • Febbraio 2013 (293)
    • Gennaio 2013 (361)
    • Dicembre 2012 (364)
    • Novembre 2012 (336)
    • Ottobre 2012 (363)
    • Settembre 2012 (341)
    • Agosto 2012 (238)
    • Luglio 2012 (328)
    • Giugno 2012 (287)
    • Maggio 2012 (258)
    • Aprile 2012 (218)
    • Marzo 2012 (255)
    • Febbraio 2012 (247)
    • Gennaio 2012 (259)
    • Dicembre 2011 (223)
    • Novembre 2011 (267)
    • Ottobre 2011 (283)
    • Settembre 2011 (268)
    • Agosto 2011 (155)
    • Luglio 2011 (207)
    • Giugno 2011 (262)
    • Maggio 2011 (273)
    • Aprile 2011 (248)
    • Marzo 2011 (255)
    • Febbraio 2011 (233)
    • Gennaio 2011 (253)
    • Dicembre 2010 (237)
    • Novembre 2010 (187)
    • Ottobre 2010 (159)
    • Settembre 2010 (148)
    • Agosto 2010 (75)
    • Luglio 2010 (86)
    • Giugno 2010 (76)
    • Maggio 2010 (75)
    • Aprile 2010 (66)
    • Marzo 2010 (79)
    • Febbraio 2010 (73)
    • Gennaio 2010 (74)
    • Dicembre 2009 (74)
    • Novembre 2009 (83)
    • Ottobre 2009 (90)
    • Settembre 2009 (83)
    • Agosto 2009 (56)
    • Luglio 2009 (83)
    • Giugno 2009 (76)
    • Maggio 2009 (72)
    • Aprile 2009 (74)
    • Marzo 2009 (50)
    • Febbraio 2009 (69)
    • Gennaio 2009 (70)
    • Dicembre 2008 (75)
    • Novembre 2008 (77)
    • Ottobre 2008 (67)
    • Settembre 2008 (56)
    • Agosto 2008 (39)
    • Luglio 2008 (50)
    • Giugno 2008 (55)
    • Maggio 2008 (63)
    • Aprile 2008 (50)
    • Marzo 2008 (39)
    • Febbraio 2008 (35)
    • Gennaio 2008 (36)
    • Dicembre 2007 (25)
    • Novembre 2007 (22)
    • Ottobre 2007 (27)
    • Settembre 2007 (23)
  • Febbraio 2026
    L M M G V S D
     1
    2345678
    9101112131415
    16171819202122
    232425262728  
    « Gen    
  • Leggi gli ultimi articoli inseriti

    • RUBAVANO VESTITI E PROFUMI DALLA COIN DI TERMINI, INDAGATI 21 POLIZIOTTI E CARABINIERI, DANNO DA 300.000 EURO, INCHIODATI DALLE TELECAMERE INTERNE
    • IL GOVERNO HA MANDATO 60 MIGRANTI IN ALBANIA PER FAR VEDERE CHE NON SONO VUOTI, PECCATO CHE MOLTI DI LORO NON POTRANNO MAI ESSERE RIMPATRIATI: LA FARSA CONTINUA
    • ROGOREDO, MANSOURI E’ MORTO UN’ORA DOPO LO SPARO, POTEVA SALVARSI, MA CINTURRINO NON CHIAMO’ I SOCCORSI
    • MASSIMO ADRIATICI CONDANNATO A 12 ANNI: L’EX ASSESSORE LEGHISTA DI VOGHERA SPARO’ E UCCISE UN SENZATETTO
    • DA EROE A MELA MARCIA: LA SQUALLIDA FIGURA DEI SOVRANISTI NELLA VICENDA DEL POLIZIOTTO ARRESTATO PER I FATTI DI ROGOREDO
    • “CINTURRINO È UN EX POLIZIOTTO, UN DELINQUENTE”: IL CAPO DELLA POLIZIA VITTORIO PISANI COMMENTA IL FERMO DI CARMELO CINTURRINO, L’AGENTE ARRESTATO PER L’OMICIDIO DEL PUSHER MAROCCHINO ABDERRAHIM MANSOURI A ROGOREDO
  • Commenti recenti

    • Log In

      • Accedi
      • Feed dei contenuti
      • Feed dei commenti
      • WordPress.org
    • Credits: G.I





    Usiamo i cookie anche di terze parti autorizzate. Continuando a navigare su questo sito, acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy.
    PreferenzeCONTINUA
    Manage consent

    Privacy Overview

    This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
    Necessary
    Sempre abilitato
    Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. These cookies ensure basic functionalities and security features of the website, anonymously.
    CookieDurataDescrizione
    cookielawinfo-checbox-analytics11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Analytics".
    cookielawinfo-checbox-functional11 monthsThe cookie is set by GDPR cookie consent to record the user consent for the cookies in the category "Functional".
    cookielawinfo-checbox-others11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Other.
    cookielawinfo-checkbox-necessary11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookies is used to store the user consent for the cookies in the category "Necessary".
    cookielawinfo-checkbox-performance11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Performance".
    viewed_cookie_policy11 monthsThe cookie is set by the GDPR Cookie Consent plugin and is used to store whether or not user has consented to the use of cookies. It does not store any personal data.
    Functional
    Functional cookies help to perform certain functionalities like sharing the content of the website on social media platforms, collect feedbacks, and other third-party features.
    Performance
    Performance cookies are used to understand and analyze the key performance indexes of the website which helps in delivering a better user experience for the visitors.
    Analytics
    Analytical cookies are used to understand how visitors interact with the website. These cookies help provide information on metrics the number of visitors, bounce rate, traffic source, etc.
    Advertisement
    Advertisement cookies are used to provide visitors with relevant ads and marketing campaigns. These cookies track visitors across websites and collect information to provide customized ads.
    Others
    Other uncategorized cookies are those that are being analyzed and have not been classified into a category as yet.
    ACCETTA E SALVA