Marzo 13th, 2012 Riccardo Fucile
HA 32 ANNI E RACCONTA LA SUA STORIA DI DONNA “MOLTO QUALIFICATA” MA PRIVA NON SOLO DI UN IMPIEGO, MA ANCHE DI UNA PROSPETTIVA DI VITA
Sono una laureata in chimica e tecnologie farmaceutiche, ho 32 anni, mi sono laureata a Pavia, parlo tre lingue…e sono esausta.
Ho lavorato in ospedale, due anni, a gratis, per la tesi di laurea. Due anni della mia vita!
Più uno in farmacia, sempre gratis (per il tirocinio).
Ho lavorato in un’azienda farmaceutica. Prima in stage, 400 euro al mese, poi assunta come operaia addetta al campionamento categoria E4, nemmeno 1000 euro di stipendio per lavorare a turni.
Lavoro effettivo: convalide metodi di produzione e dei processi di analisi.
Ho visto ogni forma di porcheria.
Contavano anche il numero di volte che la gente andava in bagno.
Seconda azienda, contratto a tempo determinato, 1100 euro al mese, assicurazione qualità . Lavoro effettivo: controllare l’incontrollabile e mettere firme su fogli, firme che sarebbero servite a scaricare la responsabilità su di me se e quando fosse successo qualcosa.
Ricatti continui: “Tu non sei nella posizione di dire di no”.
Mio padre è morto e io mi sono ammalata di psoriasi.
Difficile continuare a lavorare in una azienda chimica.
Insegno chimica nelle scuole superiori ora, precaria da 5 anni, in attesa dell’abilitazione.
Ho insegnato anche in centri che ti preparano agli esami universitari: 10 euro lorde all’ora .
Le donne delle pulizie (con tutto il rispetto) prendono più soldi.
Mi sono informata e ho scoperto che biologi, chimici puri, chimici industriali, biotecnologi, tutti possono insegnare matematica alle medie, io no.
Ho scoperto che i biologi insegnano biologia ma anche chimica nei licei, io non posso insegnare biologia.
Ho scoperto che ora i biologi insegneranno le chimiche tecniche nei licei delle scienze applicate ma io, laureata in chimica, non lo potrò più fare.
Ho una laurea considerata importante che viene presa per i fondelli dalle graduatorie di insegnamento che stanno riformando per farle diventare ancora più assurde.
Mi sento derisa e presa in giro. Io sono esausta, ho 32 anni e sono incastrata a casa di mia madre senza potermene andare perchè non posso affittare casa senza sapere dove lavorerò e se lavorerò il mese prossimo, senza sapere se la potrò pagare.
Non posso avere una vita mia, una famiglia mia, non posso sposarmi nè tanto meno posso avere dei bambini, perchè non si può essere cosi folli da mettere al mondo un bambino senza un lavoro stabile.
Non posso nemmeno comprare un frigorifero a rate; non me lo fanno il finanziamento, non ho un contratto a tempo indeterminato, figuriamoci un mutuo o un prestito.
Ho una forma di psoriasi che non mi permette di svolgere un normale lavoro da chimica a causa dei prodotti con cui verrei a contatto.
Una laurea buttata, una laurea sudata di cui non me faccio niente e pare che ora non potrò più nemmeno insegnare visto che il miraggio di un posto si allontana per i tagli e per le assurde riforme senza senso delle classi di concorso.
Ora che mi ero anche iscritta ad un corso in Canada (10 settimane) per ottenere il livello C1 di inglese e poter sperare nell’immissione in ruolo, corso in cui ho impegnato i miei pochissimi risparmi, invece di mettere via i soldi per me.
Io sono esausta e ho finito le idee.
Lo chiedo a voi: cosa devo fare per poter vivere?
A me va bene anche mettere l’Infasil sugli scaffali alla Bennet, ma sono troppo qualificata, non mi assumono.
Ho già provato a vivere all’estero ma sono tornata in Italia perchè mi mancava il mio paese, volevo vivere qui dove sono nata, ma il mio paese mi ha tradito e mi ha tolto la possibilità di avere una vita normale.
Come me ce ne sono tante di persone, vi prego, ridatemi la speranza di poter avere una vita. Io non sono libera, non posso scegliere di fare dei sacrifici per costruire un futuro perchè per me sarebbero già un lusso.
Non ho più la speranza che le cose migliorino, vivo nella consapevolezza che peggioreranno e mi inquieta vedere che le persone che stanno decidendo della mia vita, nonostante abbiano sulle spalle il peso della devastazione di almeno una generazione, continuano imperterrite a fare tutto quello che ci ha portato qui, dimenticandosi il principio dei vasi comunicanti: se io affogo, l’acqua prima o poi arriva anche da te.
Un gruppo su Facebook dice: “L’unica soluzione è iniziare a sparare”. Io sono troppo stanca anche per questo e se mai sparerò un colpo sarà autoinflitto.
Ma qualcuno potrebbe leggere in quella frase l’unica reale soluzione e forse non ha nemmeno tutti i torti.
Con immensa tristezza,
un’italiana.
Marcella
La lettera è firmata con nome e cognome ma abbiamo scelto di non pubblicarlo per intero per la delicatezza dell’argomento trattato.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 12th, 2012 Riccardo Fucile
L’EX PRESIDENTE DELLA CORTE COSTITUZIONALE INTERVIENE SUL CASO DI ANDREA E SENAD, I DUE RAGAZZI DI ORIGINE BOSNIACA NATI E CRESCIUTI IN ITALIA, RINCHIUSI DA UN MESE NEL CIE DI MODENA: “GIUSTO ESTENDERE LO IUS SOLI”
“Trattenerli al Cie non ha senso. Non potranno neppure essere espulsi”.
A parlare del caso di Andrea e Senad, i due ragazzi di origine bosniaca nati e cresciuti in Italia rinchiusi da un mese nel Centro di identificazione ed espulsione (Cie) di Modena, è Valerio Onida.
L’ex presidente della Corte costituzionale parla Costituzione alla mano e segnala una contraddizione nell’ordinamento italiano. “Avere la cittadinanza è un diritto universale. Bisognerebbe cambiare la legge italiana, in modo che chi non ha attualmente una, perchè come nel caso dei due ragazzi l’ha persa, abbia diritto a ottenere quella italiana”.
I due ragazzi sono nati e cresciuti in provincia di Modena.
Hanno studiato in una scuola di Sassuolo e tifano la squadra cittadina.
La vita dei due giovani di 23 e 24 anni, figli di immigrati bosniaci fino a qualche tempo fa regolarmente residenti in Italia, è cambiata da quando i genitori, venditori ambulanti, hanno perso il lavoro e insieme il permesso di soggiorno, nel 2007.
In quel momento per il nostro ordinamento i due ragazzi sono diventati meno che apolidi, non avendo un chiaro status giuridico.
Per questo il 10 febbraio scorso, dopo un controllo, sono stati portati nel Cie in attesa d’identificazione ed espulsione, dove vivono tuttora.
Il problema è che non hanno nè un passaporto, nè una patria a cui fare ritorno.
Allo stesso modo, se le autorità italiane volessero espellerli, non ci sarebbe alcun paese estero a cui consegnarli.
Questo perchè i genitori non li hanno mai registrati all’ambasciata bosniaca (si dovrebbe fare entro i 18 anni), e loro non sono mai usciti dall’Italia. Non solo.
I ragazzi sono nati ai tempi della Jugoslavia.
Uno stato che ora si è disintegrato.
Per Onida, se la vicenda venisse portata davanti a un giudice, potrebbe fare saltare alcuni passaggi della legge italiana del 1992.
“Quella norma prevede che può avere la cittadinanza italiana chi nasce da genitori che non possono trasmettere la propria ai figli. Questo perchè magari il paese d’origine della famiglia dà il proprio passaporto solo a chi nasce in patria e non chi nasce all’estero, per esempio in Italia. In quel caso la nostra legge ti dà la cittadinanza.
“Però — prosegue il ragionamento l’ex presidente della Consulta — quando i due ragazzi sono nati probabilmente avevano una cittadinanza jugoslava. Ora, con la disgregazione di quello Stato, l’hanno persa, e allo stesso tempo non hanno neppure quella italiana. Si potrebbe tentare anche attraverso una azione giudiziaria, magari facendo notare la contraddizione tra una legge che dà la cittadinanza a chi non ce l’ha alla nascita, ma non la prevede per chi, per altri motivi, la perde. In questi casi la legge italiana sull’acquisto della cittadinanza potrebbe dirsi incostituzionale”.
Onida allarga il suo discorso anche alla questione dello ius soli, cioè il sistema giuridico secondo cui chi nasce nel territorio di un Paese — succede per esempio negli Stati Uniti — acquista automaticamente la cittadinanza di quello Stato.
Nei mesi scorsi anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, aveva sollecitato i partiti affinchè ponessero un rimedio al fatto che chi nasceva e cresceva in Italia da genitori stranieri non fosse un cittadino italiano.
Inoltre, se il sistema vigesse in Italia, i due ragazzi di Sassuolo non si troverebbero dove sono. Il costituzionalista è d’accordo con l’idea, ma ci va cauto e sembra essere più propenso a una via di mezzo.
“La questione dell’estensione dello ius soli è una questione politica. Sarebbe giusto che, per esempio, per chi nasce da genitori marocchini la legge italiana rendesse più semplice l’acquisto della cittadinanza, magari dopo aver frequentato la scuola. Perchè no?”
Del resto, assicura colui che per un anno ha guidato la Corte costituzionale, “l’acquisto della cittadinanza e l’eventuale introduzione dello ius soli non sono affatto materia costituzionale”. Insomma, non ci sarebbero da fare referendum o non ci sarebbe bisogno di maggioranze più larghe in Parlamento. Ma sulla questione dei due ragazzi di Sassuolo Onida ribadisce: “C’è un caso più grave, una situazione particolare con due persone che non hanno una cittadinanza. E questo sì, cozza con la Costituzione e con la stessa Dichiarazione dei diritti dell’Uomo.
Valerio Onida parla anche dei Cie. “Si ritiene possibile che quando uno deve essere trattenuto per l’espulsione ci possa essere una limitazione della libertà con tutte le garanzie costituzionali. Ma una detenzione molto breve sarebbe legittima — spiega Onida — nella misura in cui serve ad assicurare l’espulsione, se no non ha senso”.
Intanto domattina a Modena ci sarà la prima udienza davanti al Giudice di pace, dove i ragazzi saranno seguiti dall’avvocato Luca Lugari. Fuori, associazioni e partiti manifesteranno perchè i due ragazzi siano rilasciati.
“Siamo nati e vissuti sempre in Italia — hanno detto da dietro le sbarre Andrea e Senad —. Sebbene i nostri genitori non abbiano ottenuto il rinnovo del permesso di soggiorno perchè attualmente disoccupati, ci sentiamo profondamente italiani: abbiamo frequentato le scuole dell’obbligo in Italia, conosciamo usi e costumi italiani. In questa specie di carcere ci chiamano ‘ospiti’, ma noi non siamo nè ospiti, nè intrusi. Siamo bloccati al Cie, a spese dei contribuenti, in attesa di un provvedimento che non potrà mai essere eseguito”.
L’avvocato Lugari ribatte anche alle parole del senatore modenese Carlo Giovanardi, che nei giorni aveva sostenuto che “i due fratelli non sono nati in Italia, la madre non ha mai richiesto la cittadinanza italiana e ambedue sono pluri-pregiudicati per aver commesso gravi reati”.
I due ragazzi, in realtà , quando erano minorenni, avrebbero commesso 3-4 furti per cui già hanno scontato le loro pene, come conferma lo stesso legale.
Anche la deputata del Partito democratico Sandra Zampa lancia “un appello al ministro degli Interni, Anna Maria Cancellieri, affinchè i due ragazzi siano liberati. È una detenzione senza senso. Se avessero commesso di reati ci sarebbero altre pene, non il Cie, che oltretutto costa decine e decine di euro al giorno ai contribuenti“.
Ora tuttavia, la paura per Andrea e Senad, è che usciti dal Cie, tornino a essere cittadini senza patria. Fantasmi.
David Marceddu
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 12th, 2012 Riccardo Fucile
ACCORDO VICINO SU CASSA INTEGRAZIONE, SUSSIDI E APPRENDISTATO… RIMANE IL NODO DELL’ART. 18: IL GOVERNO PENSA DI ELIMINARE IL REINTEGRO OBBLIGATORIO IN CASO DI LICENZIAMENTI PER MOTIVI ECONOMICI
Riforma del lavoro: si riparte. Oggi, il vertice fra governo e parti sociali potrebbe portare ai primi
risultati, anche perchè il tempo stringe (Monti ha confermato l’intenzione di chiudere la partita entro il 25 marzo) e alcuni nodi si vanno sciogliendo.
Quello delle risorse innanzi tutto.
Per garantire il nuovo meccanismo di ammortizzatori sociali che entrerà in vigore dal 2017 servono coperture.
Il governo le avrebbe trovate (due miliardi circa) attingendo ai risparmi che si otterranno dalla riforma delle pensioni.
Il Tesoro, che voleva destinarli solo al risanamento, si sarebbe ora convinto a metterli sul tavolo: “Me li hanno promessi”, ha detto il ministro del Lavoro Elsa Fornero.
Il piano dunque si delinea: oltre alla cassa integrazione ordinaria (prevista per difficoltà temporanee) resterà in vigore anche quella straordinaria, ma sarà concessa solo in caso di ristrutturazioni, non più in caso di cessazione aziendale come finora previsto.
Dal 2017 scomparirà la mobilità , ma continuerà ad essere versato l’assegno di disoccupazione.
Ma se sul piano degli ammortizzatori la trattativa procede e su quella dei contratti e dell’apprendistato sembra arrivata a buon punto (il governo sarebbe intenzionato a “stringere” oggi stesso), resta da risolvere il nodo dell’articolo 18 e della flessibilità in uscita.
Il tema non sarà affrontato nel vertice di questo pomeriggio, ma nei prossimi giorni il ministro Fornero dovrebbe procedere con incontri bilaterali.
L’idea sulla quale il governo sta lavorando è quella di estendere l’indennizzo (senza l’obbligo di reintegro sul posto di lavoro) anche ai casi di licenziamento economico (legato a crisi in atto). Una versione più rigida potrebbe prevedere il solo indennizzo, e non la riassunzione, anche in caso di licenziamento per motivi disciplinari (per esempio assentesimo).
Già si sa che se Cisl e Uil sono disposte ad aperture, la Cgil non accetterà mai modifiche di questa portata. I possibili scenari, a quel punto, sarebbero due: la Camusso non firma la parte riguardante l’articolo 18 (ma Cisl e Uil non saranno favorevoli ad assumersi da soli il peso delle nuove regole).
Oppure le parti sociali non saranno chiamate a firmare il punto, ma esprimeranno solo il loro parere.
D’altra parte il governo ha sempre precisato che, con o senza sindacati, la riforma si farà .
Apprendistato
Via alla certificazione per evitare gli abusi
E’ il capitolo sul quale sarà più facile trovare l’intesa, visto che sia le imprese che i sindacati già concordano sul fatto che il contratto d’apprendistato debba diventare – per i giovani – la forma d’ingresso prevalente nel mondo del lavoro.
Questo pomeriggio il tema sarà all’ordine del giorno del vertice convocato al Ministero del Lavoro con le parti sociali. Il governo è intenzionato a potenziare questa forma di contratto, purchè al lavoratore sia effettivamente data una formazione che gli consenta di maturare professionalmente.
Per evitare che l’azienda utilizzi questa formula solo per risparmiare potrebbe essere quindi inserito l’obbligo di certificazione della formazione fornita.
Il ministro Fornero ha più volte parlato di “tolleranza zero” verso l’uso improprio dell’apprendistato.
Di fatto l’azienda che assume un apprendista ottiene benefici contributivi e ha la possibilità di inquadrare il dipendente due livelli sotto il grado effettivamente spettante.
Se poi l’impresa, alla fine del periodo di apprendistato, assumerà definitivamente il lavoratore potrà godere di ulteriori “sconti”.
Secondo i dati di Confartigianato oggi gli apprendisti sono oltre 530 mila, nel lavoro dipendente il 19,5 per cento dei giovani già entra in azienda grazie a questo contratto.
Ammortizzatori
Sì alla Cig straordinaria per le ristrutturazioni
È uno dei capitoli centrali del piano e i punti fermi sono due: la riforma degli ammortizzatori sociali entrerà in vigore solo nel 2017 e per vararla necessita di coperture economiche.
La convocazione di oggi nasce proprio dal fatto che il governo avrebbe trovato i fondi: il Tesoro sarebbe disposto a mettere sul tavolo circa di 2 miliardi, finanziati attraverso la riforma delle pensioni.
I risparmi ottenuti grazie alla nuova previdenza sono infatti notevoli: 6 miliardi saranno già disponibili dal 2013, circa 23 entro il 2017.
Il governo – su richiesta del ministro Fornero – di sarebbe convinto di stornarne una quota vantaggio degli ammortizzatori.
Le aziende e i lavoratori continueranno a versare la loro parte di contributi: per le medie-grandi imprese poco cambierà (anche perchè dal 2017 non pagheranno più lo 0,30 per cento sul monte salari a copertura della mobilità ), le piccole invece (chiamate ora contributi minimi) dovranno gradualmente versarne di più.
Quanto agli strumenti adottati, oltre alla cassa integrazione ordinaria (utilizzata in caso di difficoltà temporanea) resterà in vigore anche quella straordinaria.
Sarà però limitata rispetto al modello attuale: le aziende potranno accedervi solo in caso di ristrutturazione, non più in caso di cessazione.
Dal 2017 scomparirà la mobilità e resterà l’assegno di disoccupazione.
Contratti
Scoraggiati quelli precari, stop alle finte partite Iva
Assieme all’apprendistato, è uno dei punti sui quali il governo intende chiudere in fretta la partita, possibilmente oggi stesso.
Parte degli obiettivi è già condivisa: le formule contrattuali sono troppe, va limitato l’uso di quelle improprie e va resa più costosa la flessibilità in entrata.
Nel mirino ci sono soprattutto le false collaborazioni (che spesso nascondono rapporti esclusivi) e le partite Iva fittizie (quando il dipendente, per svolgere l’incarico continuativo, è praticamente costretto ad aprirne una).
Si tratta di formule utilizzate soprattutto nel campo dei servizi e sono definite, in questi casi, d’entrata “cattiva”, perchè non assicura tutele e prospettive occupazionali ai lavoratori che invece ne avrebbero maturato il diritto.
Per evitare il ricorso a queste formule “mascherate” si parla di intensificare i controlli nelle aziende e di eliminare la monocommittenza.
Resta però da risolvere il problema dei disincentivi: come rendere più costosa la flessibilità in entrata, “buona” o “cattiva” che sua?
Ai sindacati l’idea di un costo aggiuntivo (anche a vantaggio del salario)piace molto, le aziende invece sono contrarie a qualsiasi introduzione di costi-extra.
Chiedono semmai di facilitare l’utilizzo della somministrazione, eliminando alcune clausole che ne vincolano il ricorso.
Articolo 18
Obbligo della riassunzione solo nelle discriminazioni
Resta il punto più difficile della trattativa, tanto che il vertice di oggi non lo affronterà . Sull’articolo 18 la spaccatura resta, anche se il governo sta lavorando ad un compromesso.
Nei prossimi giorni il ministro Fornero approfondirà il tema in confronti bilaterali, ma la soluzione che sta prendendo piede è quella di mantenere la norma dello Statuto dei lavoratori, cambiandola.
In un punto però essenziale: l’intenzione è quella di prevedere l’indennizzo – senza reintegro sul posto di lavoro – anche in caso di licenziamento per motivi economici, ovvero per crisi in atto. Si parla anche di una versione più rigida e di un possibile risarcimento senza riassunzione esteso ai licenziamenti per motivi disciplinari (assenteismo prolungato per esempio).
Se così fosse l’articolo 18 e l’obbligo di reintegro da parte dell’impresa resterebbe valido solo per licenziamenti legati ad atti discriminatori.
Le aziende sono chiaramente d’accordo, possibili aperture da Cisl e Uil, chiusura totale della Cgil. Gli scenari possibili diventerebbero due: la Cgil non firma questa parte della riforma, gli altri sindacati sì (ma Cisl e Uil non sarebbero contenti di condividere da soli la parte più ostica della riforma).
Oppure il possibile escamotage: le parti sociali non saranno chiamate a firmare, semplicemente esprimeranno un giudizio.
Luisa Grion e Roberto Mania
(da “La Repubblica“)
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Marzo 10th, 2012 Riccardo Fucile
RAPPORTO DEMOS: PAESE SPACCATO E MAI COSI IMPAURITO
Il futuro fa paura. 
L’insicurezza economica è la più grave delle minacce: colpisce sette italiani su dieci. Spaventano disoccupazione, crisi dei mercati e inflazione.
Anche la criminalità torna a preoccupare.
E ancora: otto italiani su dieci vedono ormai la società spaccata in due, tra chi ha poco e chi ha molto.
L’85% pensa che i figli staranno peggio dei padri.
E la tv? Prosegue nel suo strabismo: se da un lato pare finalmente sintonizzarsi sulle paure reali degli italiani, dedicando il 39% delle notizie ansiogene alla crisi, dall’altro conferma la sua difficoltà ad adeguarsi alla realtà , mantenendo salda la sua sfrenata “passione criminale” (con ben il 55% delle notizie).
A mappare le nostre paure è il quinto Rapporto sulla sicurezza, realizzato da DemosÎ e Osservatorio di Pavia per Fondazione Unipolis.
I risultati? La crisi rappresenta oggi il primo motore dell’insicurezza.
Quasi tre italiani su quattro si dicono preoccupati dai problemi economici (peggio di noi solo gli spagnoli): il 73%, un dato lievitato di 10 punti rispetto al 2010 e di 16 negli ultimi due anni.
Oltre un terzo prevede che, nei prossimi sei mesi, il quadro nazionale si aggraverà ulteriormente e il 77% percepisce un allargamento degli squilibri in termini di ricchezza. “Dopo che per anni l’insicurezza è stata tradotta come paura della criminalità , anche per spostare le preferenze politiche dell’opinione pubblica soprattutto verso il centro-destra – spiega il direttore del rapporto, Ilvo Diamanti – oggi, echeggiando Bauman, potremmo parlare di “insicurezza ontologica”, perchè scuote alle radici la nostra stabilità sociale e familiare. Ne mina le basi: il reddito, il lavoro, il risparmio. Ha origini che noi non possiamo controllare. È questa la novità : gran parte dei cittadini ha paura di quel sta succedendo, ma non è in grado di comprenderlo. Cosa sono lo spread o Moody’s? Cosa vogliono da noi?”.
La stessa paura della criminalità (43%), il cui indice balza di dieci punti rispetto al 2010, va in parte ricondotta a questo senso di “vulnerabilità globale”.
Non a caso la quota di persone che si dicono preoccupate dalla criminalità sale di altri 10 punti fra coloro che più soffrono l’insicurezza economica: donne, anziani e casalinghe, che divorano oltre quattro ore di tv al giorno.
Non è tutto: l’85% degli italiani ritiene che la criminalità sia cresciuta rispetto a cinque anni fa e uno su quattro pensa che, nella propria zona di residenza, i reati della criminalità organizzata siano aumentati nell’ultimo anno (soprattutto al Centro Nord).
Anche l’insicurezza globale (legata ad ambiente, guerre, sicurezza alimentare) si mantiene su livelli elevati, coinvolgendo quasi il 76% degli italiani.
Bassa rimane invece la paura degli immigrati.
Considerando insieme le tre dimensioni (economica, globale e criminale), l’insicurezza complessiva degli italiani raggiunge il livello più elevato dal 2007.
E la tv? Stenta ad adeguarsi alla nuova mappa delle paure.
Certo, i tg si accorgono finalmente della crisi economica, salita al 39% delle notizie sull’insicurezza, ma non abbandonano la loro “passione criminale” (55% delle notizie). Un caso tutto italiano. Non solo.
Nel resto d’Europa della crisi si parla fin dall’inizio del 2011: i telegiornali di Spagna, Gran Bretagna, Francia e Germania affrontano il tema da gennaio. In Italia, invece, stando al Tg1 la crisi economica inizia nel luglio del 2011 e viene trattata da gennaio a giugno in sole 14 notizie (contro le 117 della spagnola Tve).
Non tutti i tg sono però uguali: nel 2011, la dimensione ansiogena di Studio Aperto è legata per l’80% a notizie criminali e per il 7% alla crisi economica.
E anche Tg1 e Tg5 continuano ad assegnare il primato alla criminalità (rispettivamente 52% e 68%).
Al contrario, il Tg3 e il Tg La7 invertono l’ordine: la voce “peggiorare le condizioni di vita” è in testa all’agenda (49% delle notizie).
“Il sentimento di insicurezza degli italiani è ancora contraddetto dalla rappresentazione proposta dai tg – sostiene Diamanti – ma in misura meno violenta rispetto agli anni scorsi, perchè la realtà ha ormai imposto la priorità dell’emergenza economica”.
Vladimiro Polchi
(da “La Repubblica”)
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Marzo 9th, 2012 Riccardo Fucile
LA COMPAGNIA IRLANDESE LEADER SUL MERCATO: IL REGIME FISCALE DI DUBLINO GARANTISCE AL VETTORE QUALCHE VANTAGGIO…. DALLA COPERTURA DEI PICCOLI AEROPORTI ALLA COSTANTE CRESCITA DELLA CLIENTELA
Michael O’Leary, numero uno di Ryanair, era pronto a scommetterci già nel 2010: «Siamo vicini al sorpasso su Alitalia, presto diventeremo la prima compagnia italiana». Due anni fa il colpaccio non arrivò per un pugno di passeggeri, 55mila in meno.
Ma col 2011 la profezia del manager irlandese si è avverata e il gigante low cost ha messo la freccia e superato il vettore tricolore di 3 milioni di passeggeri.
Secondo i dati resi noti ieri da Melisa Corrigan, il direttore vendite e marketing del gruppo, lo scorso anno «Ryanair è diventata la compagnia aerea più grande d’Italia, con 28,1 milioni di passeggeri contro i 25 milioni dichiarati da Alitalia».
Un successo che, a sentire la campana irlandese, è tutto frutto di una politica dinamica e aggressiva su prezzi e numero di rotte servite.
Secondo la concorrenza però, il successo della compagnia dell’arpa celtica sarebbe pure dovuto ad una spregiudicata politica di sovvenzioni pubbliche ricevute dagli enti locali, oltre che da un regime di fiscalità (irlandese) molto più favorevole rispetto a quello italiano.
Due questioni su cui O’Leary dovrà a breve rispondere: il Fisco italiano ha già bussato alla porta del vettore irlandese chiedendo conto di 350 milioni di euro di imposte non versate all’erario tra il 2005 e il 2009.
Inoltre la direzione provinciale del lavoro di Bergamo ha recentemente contestato alla linea aerea irlandese il mancato pagamento di contributi per 12 milioni: Ryanair, secondo l’accusa, verserebbe in Irlanda le “marchette” dovute ai 650 dipendenti che lavorano in Lombardia e usufruiscono del sistema sanitario nazionale.
Un tema caro ai sindacati di categoria, da tempo sul piede di guerra: «Il primato di Ryanair in Italia risiede esattamente nella competizione scorretta e truccata, da sempre tollerata nel nostro Paese a differenza di ciò che è accaduto nel resto d’Europa» dice il segretario nazionale della Filt Cgil, Mauro Rossi, «il governo, l’Inps e l’Agenzia delle Entrate dovrebbero svegliarsi dal letargo e chiedere a Ryanair il rispetto della legge che tutti in Europa le hanno imposto. In particolare – spiega Rossi – in merito alla completa evasione fiscale e contributiva perpetrata ai danni del nostro Paese e dei lavoratori italiani impiegati da Ryanair».
Anche il “regolatore” nazionale Enac, per bocca del suo presidente Vito Riggio, pone l’accento sul tema della contribuzione e del Fisco: «Che Ryanair diventasse la prima compagnia in Italia era nelle cose ma l’Europa si deve porre un problema di competizione a condizioni non eque, visto che Ryanair non applica contratti italiani e paga tasse meno onerose in Irlanda».
In ogni caso O’Leary si gode questo sorpasso tra le nuvole del Bel Paese – dopo quello ormai consolidato nei cieli d’Europa – e punta ad alzare il proprio obiettivo ad una quota ancor più elevata: Ryanair anche nel 2012 cercherà di consolidare il primato italiano: l’obiettivo è la quota record di 30 milioni di passeggeri.
A Fiumicino, intanto, il colpo arriva proprio nel bel mezzo del passaggio delle consegne tra Rocco Sabelli e il suo successore Andrea Ragnetti, che sarà nominato numero uno di Alitalia entro venti giorni. il recupero della leadership non sarà facile in un anno di crisi anche se nel futuro della ex compagnia di bandiera è scritta la fusione con Wind Jet e Blue Panorama.
I due vettori low cost porteranno altri 5 milioni di passeggeri, che sommati ai 25 milioni trasportati nel 2011 dovrebbero rimettere in equilibrio la lotta per il predominio dei cieli italiani.
Lucio Cillis
(da “la Repubblica”)
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Marzo 2nd, 2012 Riccardo Fucile
MARCO TRAVAGLIO: “IN MEZZO AGLI SPROLOQUI DI GIORNALI E POLITICI, IL BUONSENSO DEL CARABINIERE IN VAL SUSA: “MA CHE EROE, HO SOLO FATTO IL MO DOVERE”
A dispetto delle barzellette sui carabinieri, abbiamo finalmente al comando della Benemerita un plotone di fini umoristi.
Solo dei generali dotati di spiccato sense of humour potevano conferire un encomio solenne al carabiniere in Val Susa per “la fermezza e la compostezza dimostrate” davanti alla “grande provocazione” del barbuto No Tav che lo chiamava “Pecorella” e lo sfidava a levarsi il casco e la proboscide antigas, o magari a sparare.
L’eroico soldato avrebbe così “evitato ad una situazione delicata di degenerare”. Dev’essere uno scherzo, una barzelletta sui carabinieri raccontata da se medesimi. Solo che i politici, categoria molto più allergica all’umorismo, l’han presa sul serio. Le cronache segnalano che al milite ignoto “è giunto il plauso di tutte le forze politiche e di governo, dai presidenti di Camera e Senato Fini e Schifani al ministro Cancellieri, da Berlusconi a Bersani: ‘Lui rappresenta l’Italia migliore’”.
E meno male che poi ha parlato l’encomiato: “Ho fatto solo il mio dovere: anche altri colleghi avrebbero fatto lo stesso”.
Come a dire: ma siete tutti matti? “Ma cosa vi aspettavate che avrei fatto?
Che, di fronte a un contestatore esasperato che mi sfotte, avrei potuto estrarre il manganello e fracassargli il cranio? Forse avete visto troppi film, o troppi documentari sulla Diaz e Bolzaneto. Siete abituati all’anormalità perchè siete anormali pure voi. Vi sembrerà strano, ma io sono una persona normale, e come me ce ne sono tante, nell’Arma”.
Ma è stato tutto inutile.
Per la stampa di regime, il giovanotto è già un eroe. “Sembra una storia tratta dalle pagine del libro Cuore di De Amicis”, tromboneggia il Messaggero.
Il Giornale festeggia perchè “le azioni dell’orgoglio patrio sono risalite”.
La pseudosenatrice Finocchiaro vorrebbe “stringere la mano al carabiniere insultato da uno pseudomanifestante”.
E tutti a scomodare Pasolini che, tra sessantottini figli di papà e poliziotti figli di proletari, stava coi secondi.
Ma qui sono tutti figli di nessuno, mandati allo sbaraglio in una guerra fra poveri da una classe politico-affaristica che lancia il treno e nasconde la mano.
Il Giornale segnala che “l’oltraggio a pubblico ufficiale è punito fino a 3 anni di carcere”.
Se è per questo, la corruzione giudiziaria è punita fino a 8 anni.
E il punto è proprio questo: nessun partito è credibile per andare in Valle a spiegare le ragioni del Tav, semprechè ne trovi.
L’ex sottosegretario all’Interno Mantovano (Pdl) invoca manette ai manifestanti per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale: e allora che ci fa a piede libero il suo ex ministro Maroni, condannato per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale?
E come si chiama il reato di un politico (sempre Mantovano) che paragonò ai “nazisti in fuga” i giudici che avevano condannato Dell’Utri?
E di un altro, tale B., che paragonò i giudici alle Br e alla Uno Bianca?
Che si fa, si dà l’encomio solenne pure ai giudici che non hanno ancora spaccato la faccia ai politici che li insultano?
Il delirio sull’eroe carabiniere ricorda quello sull’eroe De Falco che ordina a Schettino di tornare a bordo.
E sull’eroina, durata un paio d’ore, Manuela Arcuri che due anni fa, dai verbali del caso Tarantini, pareva aver respinto le avances del Cainano e solo per questo era pronta per la leadership della sinistra. Lei giustamente tenne la bocca chiusa. Infatti, dalla telefonata intercettata di un’amica, si scoprì subito l’eroico motivo del gran rifiuto: “Manuela dice che, se non vede ‘sto cammello, fino a quando non ha una certezza… non fa nulla per lui” (il “cammello”, per la cronaca, era presentare il Festival di Sanremo).
Gli unici che, sul concetto di eroismo, hanno sempre avuto le idee chiare sono B. e Dell’Utri: l’eroe è Vittorio Mangano, punto e basta.
Per il resto, nel Paese di Sottosopra, diventano eroi una ragazza che forse non si prostituisce, uno della Capitaneria di Porto che intima a un comandante in fuga di tornare sulla nave e un carabiniere che non spara a un ragazzo che gli parla.
Come cantava Lucio Dalla, “l’impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale”
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Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 2nd, 2012 Riccardo Fucile
SECONDO LA RICERCA ISFOL I PARASUBORDINATI IN TOTALE SONO 1.422.000… L’84,2% DEI CO.CO.PRO. NON HA ALTRA OCCUPAZIONE
In Italia i lavoratori parasubordinati nel 2010 corrispondono a 1 milione 422 mila.
Il 46,9%, pari a 676 mila unità , sono collaboratori a progetto (co.co.pro.) ed hanno un reddito medio di 9.855 euro l’anno.
Il 35,1% dei co.co.pro. ha un’età inferiore ai trent’anni e il 28,7% tra i 30 e i 39 anni. L’84,2% dei co.co.pro. è caratterizzato da un regime contributivo esclusivo e non ha quindi un’altra occupazione: si tratta di 569 mila lavoratori, il cui reddito medio scende a 8.500 euro.
E’ quanto rileva l’Isfol sulla base dei primi risultati di un progetto di ricerca sul lavoro parasubordinato basato su dati di fonte Inps.
Il secondo aggregato di parasubordinati per consistenza numerica comprende quasi 500 mila contribuenti alla gestione Inps, composto da amministratori e sindaci di società , con età media sensibilmente più elevata rispetto ai co.co.pro e con un reddito medio significativamente superiore, pari a oltre 31 mila euro annui.
Va infine aggiunto un ulteriore gruppo di contribuenti meno omogeneo (collaborazioni occasionali, dottorati di ricerca, borse di studio, collaborazioni presso la P.A., ecc.), composto da 270 mila lavoratori, con un reddito medio annuo pari a poco più di 11 mila euro.
Nel periodo 2005-2010 il numero dei parasubordinati ha subito un andamento leggermente ciclico.
Negli anni di crescita economica, 2006 e 2007, si sono raggiunti i valori massimi mentre si è registrata una lieve diminuzione nel biennio 2009-10.
Complessivamente gli uomini rappresentano circa il 58 % del totale, con un reddito medio quasi doppio rispetto a quello delle donne.
La variazione media annua del reddito nel periodo 2005-2010 è pari a +3,4%.
Per quel che riguarda specificatamente i co.co.pro tale valore si ferma a +2,3%.
Alcuni indicatori ricavati dall’indagine Isfol-Plus consentono di verificare il grado di subordinazione al quale è sottoposta la prestazione lavorativa resa dai parasubordinati. L’Istituto evidenzia che oltre il 70% dei collaboratori è tenuto a garantire la presenza presso la sede di lavoro, il 67% ha concordato un orario giornaliero con il datore di lavoro e il 71% utilizza nello svolgimento della prestazione mezzi e strumenti del datore di lavoro.
Inoltre, più del 70% dei collaboratori dichiara che la forma di contratto non deriva da una sua scelta ma da una richiesta del datore di lavoro.
Tali dati segnalano la concreta possibilità che questi contratti nascondano in realtà forme di lavoro in qualche misura subordinato.
( dal “Redattore sociale“)
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Marzo 2nd, 2012 Riccardo Fucile
I DISOCCUPATI AUMENTANO DEL 2,8% RISPETTO A DICEMBRE… PER I GIOVANI DAI 15 AI 24 ANNI E’ AL 31,1%
Il tasso di disoccupazione sale ancora a gennaio, di 0,2 punti percentuali rispetto a dicembre,
portandosi al 9,2%.
Lo comunica Istat, confermano che si tratta del livello massimo dal 2004.
Ma guardando al numero dei disoccupati, che salgono a 2,312 milioni (+2,8% su mese, +64mila persone), si torna ai livelli del 2000.
Guardando alle serie storiche trimestrali è il più dato alto dal primo trimestre 2001.
Il numero dei disoccupati, pari a 2.312.000, aumenta del 2,8% rispetto a dicembre (64 mila unità ).
Su base annua si registra una crescita del 14,1% (286 mila unità ).
L’allargamento dell’area della disoccupazione riguarda sia gli uomini sia le donne.
Gli inattivi tra i 15 e i 64 anni diminuiscono dello 0,4% (-63 mila unità ) rispetto al mese precedente.
Il tasso di inattività si posiziona al 37,3%, con una flessione di 0,1 punti percentuali in termini congiunturali e di 0,8 punti su base annua.
A gennaio il numero di occupati registra una variazione dello 0,1% (+18 mila unita’) rispetto a dicembre 2011.
Il risultato positivo interessa sia la componente maschile sia quella femminile.
Nel confronto con l’anno precedente l’occupazione segnala una variazione pari allo 0,2% (+40 mila unità ).
A gennaio il tasso di disoccupazione giovanile, ovvero l’incidenza dei 15-24enni disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca di lavoro, è al 31,1%, in rialzo di 0,1 punti percentuali rispetto a dicembre 2011 e di 2,6 punti su base annua.
Il tasso di disoccupazione giovanile ormai si colloca sopra quota 30% da 5 mesi, ovvero da settembre.
Male, a gennaio, anche la disoccupazione in Europa: il dato Eurostat segnala un tasso del 10,7% nell’Eurozona (era 10,6% in dicembre) e del 10,1% nell’Ue a 27 paesi (10% in dicembre).
I disoccupati sono 24,325 milioni nell’Unione europea, di cui 16,925 in Eurozona; l’aumento rispetto a dicembre è di 191 mila persone, di cui 185 mila nei 17 paesi della moneta unica.
I tassi di disoccupazione più elevati si confermano in Spagna (23,3%), Grecia (19,9% ma il dato è di novembre), Irlanda e Portogallo (entrambi al 14,8%).
In Italia il dato di gennaio è pari al 9,2%.
I paesi dove il problema è meno marcato sono l’Austria (4%), Olanda (5%) e Lussemburgo (5,1%).
A febbraio il costo della vita sale al 3,3%.
Lo scorso mese, secondo quanto riferisce l’Istat nelle stime preliminari, l’Indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività , comprensivo dei tabacchi, ha registrato un aumento dello 0,4% rispetto al mese precedente e del 3,3% rispetto al febbraio 2011 (era al 3,2% a gennaio).
L’inflazione acquisita per il 2012 (ovvero quella che si avrebbe ipotizzando che l’indice stesso rimanga nei restanti mesi dell’anno al medesimo livello dell’ultimo dato mensile disponibile) è pari all’1,9%.
Il rincaro del cosiddetto carrello della spesa, cioè i prezzi dei prodotti acquistati con maggiore frequenza (dal cibo ai carburanti), è del 4,5% su base annua.
Il rialzo, superiore al tasso d’inflazione (3,3%), risulta il maggiore dall’ottobre del 2008.
La lieve accelerazione dell’inflazione deriva dall’aumento del tasso di crescita tendenziale dei prezzi dei beni (+4,2% dal +3,9% di gennaio 2012) soltanto in parte compensato dal calo di quello dei servizi (+2,2%, dal +2,3% del mese precedente).
Come conseguenza di tali andamenti, il differenziale inflazionistico tra beni e servizi aumenta di quattro decimi di punto rispetto a gennaio.
Continuano a crescere i prezzi di benzina e gasolio.
A febbraio, la benzina è aumentata del 2,1% su base mensile e del 18,7% su base annua (era +17,4% a gennaio).
Il gasolio per mezzi di trasporto ha segnato un incremento dell’1,3% su base mensile e del 25,4% su base annua (era +25,2% a gennaio).
Rialzo record per la verdura ma corrono anche i prezzi della pasta, della carne e del caffè. Il rialzo congiunturale dei prezzi degli alimentari non lavorati è principalmente imputabile all’aumento dei prezzi dei vegetali freschi (+8,6%, -0,1% in termini tendenziali).
Incrementi su base mensile più moderati si rilevano per i prezzi della frutta fresca (+1,5%), in flessione su base tendenziale (-2,3%) e per i prezzi del pesce fresco di mare di pescata (+2,1%, +5,9% in termini tendenziali) e del Pesce fresco di mare di allevamento (+0,9%, +8,8% su base annua).
Nello stesso comparto si segnala, inoltre, l’aumento congiunturale dello 0,4% della carne bovina, in crescita in termini tendenziali del 2,7%.
Secondo la Coldiretti, due settimane di neve e gelo sui quali si sono innescati anche fenomeni speculativi hanno spinto i prezzi delle verdure (+8,6%), della benzina (+18,7%) e del gasolio da autotrasporto (+25,4%), che insieme hanno fatto volare il carrello della spesa al top dal 2008.
In Europa, l’inflazione è leggermente più contenuta, anche se resta su livelli preoccupanti. Secondo la stima flash di Eurostat, il tasso annuale dovrebbe salire al 2,7%, contro il 2,6% registrato a gennaio.
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Marzo 1st, 2012 Riccardo Fucile
PARLA IL MILITARE RIMASTO IMMOBILE SENZA REAGIRE ALLE PROVOCAZIONI VERBALI DEL NO TAV… “CI ADDESTRANO A NON RACCOGLIERE PROVOCAZIONI. TU SENTI QUELLO CHE DICONO E DICI ALLA TUA TESTA DI PENSARE AD ALTRO”
“Non hai un nome e un cognome, pecorella?”. Il birignao squadrista che quel tipo sulla A32 gli ha
cantilenato a vantaggio di telecamere e davanti alla visiera di plexiglass che il comandante di plotone gli aveva ordinato di abbassare ora lo ripete a se stesso come una canzoncina.
Le immagini di “Corriere tv” hanno fatto il giro della rete.
Sono entrate nei corridoi della politica, dei ministeri, stupefatti dalla sua dignità di carabiniere.
Hanno convinto il comandante generale dell’Arma, Leonardo Gallitelli, a gratificarlo di un encomio solenne per “la fermezza e la compostezza dimostrate”.
E lui di tanto rumore e sovraesposizione ora ne sorride, quasi intimidito. Come può esserlo un ragazzo di 25 anni, quanti ne ha lui.
Dice: “Pecorella un nome ce l’ha. Scrivi che mi chiamo F.”.
E l’accento tradisce la sua terra, la sua storia.
È sardo della provincia di Oristano, F.
È un “figlio del popolo”, come si diceva una volta. E non perchè dirlo sia un clichè, ma perchè è la verità . “Sono figlio di un operaio. E sono cresciuto in un paese di operai. Ho un fratello e la licenza liceale scientifica”.
“Comunque sei una bella pecorella, lo sai? Vorrei vederti sparare. Sai sparare?”, lo provocava lo squadrista in autostrada.
Sì, sa sparare. Ed ha imparato in un poligono di tiro dell’esercito.
Quello di una caserma della Brigata meccanizzata Sassari, dove, cinque anni fa, si era arruolato appena preso il diploma.
“Avevo deciso di mettermi subito a lavorare. Fare il soldato è un mestiere onesto. E così quando sono uscito dal liceo ho firmato da volontario per 4 anni”.
F. poteva finire in Iraq, a Nassirya, dove la brigata ha ruotato durante la guerra. Si è ritrovato a Chiomonte, Val di Susa, Italia.
“Sì non ho partecipato alle missioni all’estero. Perchè, dopo due anni dall’arruolamento ho deciso di diventare carabiniere. Pensavo fosse un passo professionale importante. E quel lavoro mi affascinava. Così, tre anni fa, conclusa la ferma con l’esercito sono arrivato al battaglione, da cui non mi sono più mosso e dove sto bene”.
Dice “mestiere”, “lavoro”, F.
Perchè in fondo, spiega, sono sinonimo di dovere. “L’ho detto stamane un po’ emozionato al telefono al mio Comandante Generale. Ho detto che ho fatto solo il mio dovere. E il dovere, per me, è fare bene il mio lavoro”.
Nel lavoro in val di Susa, dove il suo battaglione è già “ruotato” almeno una decina di volte nell’ultimo anno, c’è anche quella roba lì.
Sentire, magari provando a non ascoltare. “Dai anche i bacini alla tua ragazza con quella mascherina? Così non gli attacchi le malattie….”.
“Io veramente non ho una moglie e se è per questo neanche una ragazza. Ma è lo stesso. Perchè ci addestrano a non raccogliere gli insulti, le provocazioni. Tu senti quello che dicono e dici alla tua testa di pensare ad altro. Devi farlo”.
Anche dunque se ti danno dello “stronzo in divisa”, che “da stronzo in divisa andrà in pensione”.
Ad F., per la pensione, manca una vita intera.
A 1.300 euro di paga base, che diventano 1.500 con le indennità di trasferta.
Troppe volte torneranno a dargli dello “stronzo”.
“Lo so. Ma non importa”, dice lui. E ne è convinto.
O comunque dice di esserlo.
Perchè la val di Susa gli ha insegnato una cosa.
Che prova a dire così: “L’altra mattina sull’autostrada, e il giorno prima, insomma, tutte le volte che ho visto questi ragazzi, che hanno la mia età , ho pensato che è importante che ognuno abbia il diritto di dire quello che pensa. Giusto o sbagliato che sia. Purchè lo faccia senza violenza. Poi, ognuno di noi saprà giudicare. O no?”.
Carlo Bonini
(da “La Repubblica”)
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