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ENRICO LETTA, “IL COSTRUTTORE”

Marzo 12th, 2021 Riccardo Fucile

IL MESSAGGIO E’ RIGENERARE QUELLO CHE C’E’

La notizia, più che l’accettazione della candidatura ampiamente annunciata, perchè al cuor non si comanda e perchè una riserva della Repubblica e della sinistra degna di questo nome, di fonte alla crisi della Repubblica e della sinistra non può rimanere indifferente, la notizia, dicevamo, è nel “come” Enrico Letta dice sì.
“Come” inteso non come mezzo — un video su twitter — ma come “messaggio”.
Che, per indole, formazione e stile, nulla concede agli effetti speciali e ai fuochi di artificio comunicativi, ma non è affatto blando e neutro. Si sarebbe detto una volta, fortiter in re, suaviter in modo.
Guardando a quel che è successo dentro il Pd — la sua crisi politica, l’autoreferenzialità  dei gruppi di potere, il logoramento del senso stesso dello stare assieme di una comunità  — affermare di credere nella “forza e nel valore delle parole” significa ricreare, attorno al loro significato, peso, implicazioni, coerenza con i fatti, il principio stesso di una convivenza civile.
E soprattutto se quelle parole sono volte alla “verità ”, si comprende come in questa presentazione c’è tutta la consapevolezza della gravità  del momento.
“Verità ” è questo: principio di realtà , rifiuto del facile consenso, delle scorciatoie, dell’autoindulgenza, della politica dell’effimero e non paziente costruzione.
In quel “cerco la verità , non l’unanimità ” più che un messaggio alle correnti, c’è proprio il rifiuto di interpretare questo nuovo inizio come la classica resa dei conti ma, innanzitutto, un messaggio al paese.
E, da quel che si capisce da qualche conversazione informale, non è infondato attendersi, per domenica, un discorso alto, crudo che parli al paese del paese e alla sinistra del suo compito in questa fase: l’emergenza, il governo Draghi, il come starci senza retropensieri e ambiguità , ma con un autonomo punto di vista, una sinistra che guardi al 2050, secondo l’efficace immagine evocata da Beppe Grillo mentre il Pd pare inchiodato all’inizio di questo traumatico 2021.
Nell’era del presentismo e della dittatura dell’istante si è soliti misurare ogni passaggio e soprattutto ogni battesimo di una nuova leadership in relazione alla capacità  di dare una “scossa”, secondo una visione piuttosto ansiosa del “tutto e subito”, affidata ai poteri taumaturgici di una leadership.
L’orizzonte, che già  si intravede quantomeno nel metodo, non è quello di una scossa che, come spesso è accaduto, un po’ come il troppo dell’asino poco dura, ma è quello del “costruttore”, se ancora si può usare questa parola rovinata ai tempi di Ciampolillo. Recuperandone il significato autentico, significa, in un partito che è già  scosso di suo, ripartire da quello che c’è, con uno spirito che, nei tempi nuovi, evoca suggestioni uliviste: il progetto di un campo largo con i soggetti di oggi, una certa idea partecipativa della politica, una visione delle alleanze politiche non scissa da quelle sociali, il rifiuto del personalismo.
Perchè poi, è chiaro che l’alleanza con i 5 Stelle di Conte non è in discussione, ma c’è un campo tutto da costruire, nell’ambito di un’alleanza “competitiva”, che ha dentro un sano principio di sfida, senza subalternità .
A proposito di Ulivo, proprio il richiamo non populista al popolo della sinistra, nell’accettazione della candidatura, è un passaggio denso di implicazioni.
Letta ha annunciato che, sulla base delle “parole” che dirà  domenica nelle prossime due settimane chiederà  di discutere nei circoli, nelle forme e nei modi possibili, per poi fare una sintesi in assemblea e trovare le idee migliori per andare avanti. In questo metodo, con po’ di orgoglio d’antan — le sezioni, il dibattito, la mitica “base” — c’è la comunque la ricerca di una “unzione democratica”: sono qui non perchè i capicorrente hanno poggiato una spada sulla mia spalla — ennesima operazione di potere di chi si riunisce solo per spartirsi cariche — ma come interprete di un cimento collettivo.
È vero, delle buone intenzioni sono lastricate le vie dell’inferno, in un partito capace di sbranare leader anche con mandati ancora più forti, ma nell’inferno democratico già  le buone intenzioni sono una novità . Una buona novità .

(da “Huffingtonpost”)

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ENRICO LETTA HA SCIOLTO LA RISERVA: L’EX PREMIER DICE SI’ AL PD

Marzo 12th, 2021 Riccardo Fucile

“NON CERCO L’UNANIMITA’, MA LA VERITA'”

Volato a Roma da Parigi ieri sera, oggi Enrico Letta ha sciolto la riserva e ha accettato di prendere le redini del Partito democratico.
Un incarico che l’Assemblea nazionale dovrebbe riconoscergli ufficialmente domenica 14 marzo. Negli ultimi giorni l’ex premier ed ex vicesegretario Pd ha ricevuto anche l’endorsement di Nicola Zingaretti che si è dimesso improvvisamente il 4 marzo in polemica con il proprio partito, «ostaggio» delle correnti. «Lo faccio per amore per la politica, passione per i valori democratici», ha dichiarato in un video Letta in cui ha ringraziato il suo predecessore.
L’appuntamento è a domenica, per il voto. «Parlerò all’assemblea — dichiara Letta -. Chiedo a tutti coloro che domenica voteranno di ascoltare la mia parola e votare sulla base delle mie parole, sapendo che non cerco l’unanimità , ma la verità ».
L’endorsement di Zingaretti
«È la soluzione più forte e autorevole — ha scritto l’ex segretario su Facebook in riferimento a Letta -. La migliore garanzia per un rilancio della nostra sfida di grande partito popolare, vicino alle persone e non alle polemiche. Promotore di un progetto per l’Italia e l’Europa e baricentro di qualsiasi alternativa alle destre». Inviso agli ex renziani, a partire da Base riformista guidata da Lorenzo Guerini, Letta può fare affidamento non soltanto sulla maggioranza zingarettiana del partito, ma anche su altri “big”, come Dario Franceschini e Paolo Gentiloni.
Il rilancio del Pd e il bivio M5s
La missione di Letta, che lascerà  il suo incarico come direttore della Scuola di Affari internazionali di Sciences Po in Francia, è rilanciare un Pd ostaggio delle tensioni tra correnti interne, riportandolo a essere un partito a vocazione maggioritaria. Per farlo, dovrà  decidere se continuare nel solco dell’alleanza con i 5 stelle fortemente voluta da Zingaretti, oppure tracciare una strada diversa. L’unica condizione che Letta ha posto, prima di sciogliere la riserva, è di rimanere in carica fino al termine previsto dal mandato nel 2023 e di essere votato dall’Assemblea nazionale che si terrà  domenica, costringendo le varie correnti a rinunciare al congresso e alle primarie anticipate.
Il ritorno al Nazareno da Sciences Po
Per Letta si tratta di un ritorno a casa. Nonostante diriga la Scuola di affari internazionali di Science Po, l’Istituto di studi politici di Parigi, Letta vive tra la capitale francese e la sua casa a Testaccio, quartiere di Roma. Anche se ha ufficialmente lasciato la politica dopo essere stato “spodestato” dal suo ex alleato di partito Matteo Renzi, che gli è succeduto come primo ministro nel febbraio 2014, Letta non ha mai lasciato il Partito democratico, commentando le vicende del centrosinistra italiano da bordo campo senza mai essere direttamente coinvolto negli affari del partito.

(da Open)

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PD, VERSO IL SI’ UNITARIO A LETTA SEGRETARIO

Marzo 11th, 2021 Riccardo Fucile

TRA POCHE ORE SCIOGLIERA’ LA RISERVA

Agibilità  politica e un orizzonte abbastanza lungo per cambiare davvero le cose. Ovvero: confronto interno anche duro ma basta con le logiche correntizie esasperate, e congresso (per la leadership) a tempo debito.
Le quarantott’ore di riflessione che Enrico Letta si è preso per decidere se accettare la segreteria del Pd scadono venerdì mattina.
Ma queste sono le due condizioni “strategiche” già  veicolate al gruppo dirigente del Pd, in vista dell’assemblea di domenica. Dove si va verso un sì praticamente unitario: compresa Base Riformista, la corrente di Lorenzo Guerini e Luca Lotti, e probabilmente i Giovani Turchi di Matteo Orfini, oggi fuori dagli organismi dirigenziali.
Esce di scena l’ipotesi di una candidatura femminile — Debora Serracchiani ringrazia le sponsor, ma promuove Letta nel nome dell’”unità ” – mentre la Conferenza delle Donne Dem che si riunisce stasera chiederà  che si prosegua nel solco della battaglia per la parità  di genere nel partito, con però fiducia nella storia e nella personalità  dell’ex premier. Titti Di Salvo: “Saprà  raccogliere i temi che abbiamo lanciato”.
Letta è sbarcato a Roma nel primo pomeriggio con un volo da Parigi. Oltre a partecipare a due web-seminari (uno organizzato dall’Arel), si è sentito con Dario Franceschini, principale regista dell’iniziativa di “richiamare in servizio” l’ex premier, con Andrea Orlando, e nelle prossime ore si sentirà  con Lorenzo Guerini.
Il ministro della Difesa riunirà  i suoi domani pomeriggio, Orfini “fiduciosamente” sabato mattina. Ma al netto di alcuni punti ancora da chiarire prende forma l’intesa complessiva che l’assise dei mille domenica sarà  chiamata a votare — telematicamente e rapidamente, senza gran discussione in quanto “seggio elettorale — per insediare il nuovo leader del partito.
La realtà  è che lo spartiacque è stato l’arrivo di Mario Draghi a Palazzo Chigi, con la cui “agenda” – europeista, atlantista, ambientalista – Letta è considerato in piena sintonia. Argomento a cui sono sensibili tanto i componenti della squadra Dem di governo, quando il Quirinale.
Dove è molto probabile che lo scioglimento della riserva in senso favorevole sarebbe accolto con sollievo, laddove le dimissioni ex abrupto di Zingaretti avevano suscitato un certo sconcerto.
Sullo sfondo, resta l’irritazione (e la preoccupazione) di quelli che vengono considerati “ex renziani”, come ha dimostrato il battibecco tra l’orlandiano Emanuele Felice e   Andrea Romano (che comunque individua in Letta “una figura di indiscutibile autorevolezza e prestigio”). Con l’auspicio che l’ex premier nel suo intervento sigli la “tregua” su questo fronte, con maggior successo di quanto avesse fatto Nicola Zingaretti.
Intanto, il secondo ha scritto al primo una lettera aperta: “Pd centrale da due anni, ma sono tornati i soliti rumori di sottofondo… nessuna proposta politica alternativa, ma un lungo e strisciante lavorio distruttivo… rischiavamo di implodere. Non si poteva andare avanti così”. Ora, scrive il governatore del Lazio, serve un “congresso politico” e un’”assunzione di responsabilità ”: “Enrico soluzione più forte e autorevole per prendere il testimone, la sua forza e autorevolezza sono le migliori garanzie per il rilancio di un Pd con profilo adeguato e competitivo”.
Da parte sua, Letta conosce bene il terreno in cui accinge a muoversi nè sottovaluta le difficoltà . Da un lato ci sono “il Pd nel cuore” e i tanti messaggi di incoraggiamento. Dall’altro, “un’altro mestiere e un’altra vita”: la School of International Affairs di SciencesPo che sotto la sua guida è passata da tredicesima a seconda nel mondo, dopo Harvard.
Ma anche la possibilità  di altre cariche internazionali e le controindicazioni del terremotare una quotidianità  — stavolta sì — serena.
Non ha nascosto le perplessità  ai vari interlocutori: quella che gli chiedono è una sfida difficilissima, che ruota intorno alla stessa sopravvivenza del Pd ma anche del Paese. Il partito perno del governo non può essere “in frantumi” nè “balcanizzato” nella rissa perpetua tra correnti.
Ecco il punto dell’agibilità  politica: bisogna fermare le antiche faide, le vecchie ruggini tra ex contrapposti. Se i big non sono disposti — è il succo del ragionamento lettiano — scelgano legittimamente un altro schema.
Questi i ragionamenti che avanzerà  in assemblea, dove non chiederà  l’unanimità  – consapevole che il problema del Pd è proprio l’assenza di discussione sui contenuti — bensì scelte trasparenti, aperte e nette. Una volta tanto.

(da “Huffingtonpost”)

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LETTA: “HO IL PD NEL CUORE MA HO BISOGNO DI 48 ORE PER DECIDERE”

Marzo 10th, 2021 Riccardo Fucile

SUI SOCIAL C’E’ CHI DICE: “STAI ATTENTO”… E SPUNTA IL NOME DELLA SERRACCHIANI

“Sono grato per la quantità  di messaggi di incoraggiamento che sto ricevendo. Ho il #Pd nel cuore e queste sollecitazioni toccano le corde più profonde. Ma questa inattesa accelerazione mi prende davvero alla sprovvista; avrò bisogno di 48 ore per riflettere bene. E poi decidere”.
Enrico Letta interviene su Twitter dopo essere stato indicato dal Partito democratico come la persona più adatta a ricoprire il ruolo di segretario che fino a qualche giorno aveva Nicola Zingaretti.
“Sono grato per la quantità  di messaggi di incoraggiamento che sto ricevendo. Ho il Pd nel cuore e queste sollecitazioni toccano le corde più profonde. Ma questa inattesa accelerazione mi prende davvero alla sprovvista; avrò bisogno di 48ore per riflettere bene. E poi decidere.
Enrico Letta”
Ma cominciano anche a circolare voci di una possibile candidatura femminile, tra le ipotesi Debora Serracchiani.
Le attestazioni di stima per l’ex premier continuano. Andrea Romano, deputato Pd e portavoce di base riformista ospite ad Agorà  ha detto: “Enrico Letta è una figura di indiscutibile autorevolezza e prestigio, che in una fase tanto difficile della vita del Pd garantirebbe sicuramente equilibrio e saggezza alla guida di una squadra di comando di uomini e donne. Al contempo considero inevitabile che il Pd arrivi ad una vera, autentica e trasparente discussione congressuale in tempi rapidi, e comunque non appena la pandemia lo consentirà “.
In mattinata, è intervenuto anche Pier Luigi Bersani, parlamentare e presidente di Articolo Uno Mdp-Leu: “Letta ed io siamo la prova vivente che in quel partito una volta si poteva lavorare assieme in vera amicizia e in vera lealtà “, ha detto sempre ad Agorà  su Rai Tre.
Il prossimo weekend ci sarà  l’assemblea del Pd. Che dovrà  votare un nuovo segretario dopo le dimissioni di Zingaretti. Per la presidente dem, Valentina Cuppi, Enrico Letta è “una personalità  autorevole, sono stati fatti altri nomi, le candidature si faranno domenica in assemblea, probabilmente fino ad allora ci saranno colloqui e interlocuzioni, vedremo nelle prossime ore ma è l’assemblea il luogo deputato a decidere e a scegliere”, ha precisato a Start su Sky Tg24.
Negli ultimi giorni c’è stato un fortissimo pressing sull’ex premier per fare il segretario del Pd. Che subito aveva stoppato gli entusiasmi, sempre con un post sui social in cui aveva ringraziato specificando che ora fa “un’altra vita e un altro mestiere”, oggi infatti è il direttore della Scuola di affari internazionali dell’Istituto di studi politici di Parigi. Ma ora scrive di avere a cuore il Pd e di volere più tempo per pensarci.
Le reazioni sui social
Da “Forza Enrico” a “Abbiamo bisogno di te”. Dopo il tweet di Enrico Letta, i militanti si fanno senttire. Ed ancora: “Una bellissima notizia anche solo perchè sei una persona molto per bene. E credimi, di questi tempi non è affatto scontato”. Ancora: “ll tuo ritorno alla guida del Pd potrebbe essere l’unica ragione per tornare a votarlo”, scrive un altro utente. “Presidente, è chiaro che la riflessione da parte sua si imponga. È però altrettanto spontaneo che in moltissimi si attenda un suo sì!!!”. E un altro: “Presidente lei è una bella persona, è stato un grande Premier, a torto sottovalutato, alla politica italiana farebbe solo bene”.
Ma c’è anche chi mette in guardia l’ex-premier: “Caro Enrico valuta approfonditamente. Il Pd è parricida oltre che fratricida!”. E un altro avverte: “Attenzione il Pd è un nido di vipere”.

(da agenzie)

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ANCHE LETTA SI ISCRIVE AL “PARTITO DI GENTILONI” E RAFFORZA I NON RENZIANI NEL PD

Febbraio 28th, 2018 Riccardo Fucile

SU TWITTER L’ENDORSEMENT PER L’ATTUALE PREMIER

Ci mancava solo Enrico Letta. E’ arrivato, alla vigilia del 4 marzo. Dalla Polonia dove l’ex premier si trova in visita, ad incontrare Adam Michnik, editore e saggista, voce dell’anti-comunismo e dell’anti-totalitarismo polacco, parte il tweet di endorsement a Paolo Gentiloni, un tweet che non nomina il Pd e che guarda al dopo-elezioni. Meglio: guarda a un centrosinistra unito, cruccio di tutti i ‘padri nobili’ che hanno fatto un endorsement per l’attuale premier, da Letta a Prodi, Veltroni.
Matteo Renzi non c’è nel ragionamento di Letta. E questo aggiunge gelo al gelo tra i due.
E’ un Letta che, pur facendo ormai da tempo un altro mestiere (Sciences Po, Parigi), non ha mollato la politica attiva. E intende continuare a farla.
L’ex premier guarda all’attuale capo del governo come figura inclusiva del centrosinistra, una leadership che si è autoalimentata nei fatti di quest’ultimo anno in contrasto a quella di Renzi, sempre meno amato nelle frange non renziane del Pd.
E non è un mistero che un Pd senza Renzi dopo le elezioni faccia gola anche agli ex Dem confluiti in Leu. Massimo D’Alema lascia la porta aperta ad una futura reunion a queste condizioni.
Pierluigi Bersani commenta il tweet di Letta con nostalgia. Con Letta, dice l’ex segretario del Pd, “ogni tanto ci sentiamo. Lui credo che si trovi anche bene nella strada che ha preso. Certamente le cose sarebbero dovute andare diversamente, anche io non ho digerito quel campanellino lì”.
Il campanellino che Letta cedette a Renzi nel passaggio di consegne a Palazzo Chigi nel 2014 continua a riecheggiare nel centrosinistra.
Suona un allarme sinistro che potrebbe scoppiare dopo il 4 marzo, dipende dai risultati elettorali, certo. Il leader di minoranza Dem, Andrea Orlando, commenta l’uscita di Letta tra gli applausi in un incontro con il Pd di La Spezia: “Un segnale importante di apprezzamento per una leadership che si è consolidata in questi mesi. Il punto di ripartenza è Paolo Gentiloni, in grado di tenere insieme una coalizione più articolata. Gentiloni che non mai ha cercato il conflitto fine a sè stesso. Una certa arroganza, autosufficienza e prepotenza non credo abbia aiutato nei risultati il Pd”.
Ufficialmente, dal quartier generale del segretario arrivano commenti positivi su Letta. Luca Lotti: “Bene, se Enrico Letta sostiene il centrosinistra abbiamo qualche voto in più e questo è importante. Maurizio Martina: “Le parole di Enrico Letta sono importanti. Come Pd e centrosinistra andiamo avanti con impegno per un’Italia più forte e più giusta”.
Ma ugualmente filtra irritazione, in anonimato, perchè alla vigilia del voto nessuno vuole aprire scontri frontali. “Letta è parte di quel Pd che ha stentato a mobilitarsi per la campagna elettorale e che ora parla per rafforzare quell’area del Pd che usa Gentiloni per disarcionare Renzi…”, sbotta una fonte renziana. Già , ma a quale scopo preciso?
Forse per un governo di scopo. E’ l’idea che sta girando molto nei Palazzi della politica in questi ultimi di campagna elettorale.
Nel Pd renziano c’è la consapevolezza che, se le urne non dovessero dare una maggioranza definita, potrebbe mettersi in azione quello che chiamano ‘il partito del Quirinale’. Vale a dire il tentativo del presidente della Repubblica di mettere insieme una maggioranza europeista con Gentiloni, se non premier, quanto meno capofila dell’area dei parlamentari Dem certamente disponibili a fare una scelta di responsabilità  e sostenere un governo con Forza Italia e Liberi Uguali.
Persino la seconda carica dello Stato, Pietro Grasso, leader candidato di Leu, non chiude a un governo con Forza Italia e Pd “solo per fare la legge elettorale”, seppure poi precisi che sarebbe disponibile ad appoggiare anche un governo con il M5s. E Renzi?
Qualche ora dopo il tweet di Letta, Renzi afferma che, se il Pd mancherà  l’obiettivo di essere primo partito in Parlamento, “il Pd è pronto ad andare all’opposizione: non è che ce l’ha detto il dottore di andare al governo”.
Un modo per cominciare a esaminare ogni scenario possibile dopo il voto. Un modo per avvertire chi vorrebbe fare i conti senza l’oste: della serie, ‘il segretario sono io’. E il segretario avrà  un gruppo parlamentare di sua espressione, scelto accuratamente al momento della composizione delle liste.
Avvertimenti. Tutto dipende da come andrà  domenica. Certo, chiariscono dal quartier generale renziano, Renzi ha sempre detto no a un governo con gli estremisti, dalla Lega a M5s. Sul resto, si vede.
Si vedrà , ma nella pentola del centrosinistra più di qualcosa ha già  cominciato a bollire.

(da “Huffingtonpost”)

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ENRICO LETTA: “TRAGICI ERRORI SULLE LISTE, IL PD CORRE VERSO L’ABISSO”

Gennaio 29th, 2018 Riccardo Fucile

“UN REGALO IMMERITATO A BERLUSCONI E AL M5S”

“Sono attonito per quel che è accaduto. Sia per il merito che per il metodo: durante questo fine settimana si è consumata una vicenda dai contorni tragici”.
A parlare, in un colloquio con La Stampa, è l’ex premier Enrico Letta, e la vicenda a cui si riferisce è lo strappo sulle liste elettorali del Pd.
“Ricevo reazioni indignate da tutta Italia: non mi capitava da tempo…”, dice Letta. “Leggo i sondaggi e non soltanto per quelli, sono preoccupato”, aggiunge l’ex premier, sostenitore di Andrea Orlando pur non essendo iscritto al Pd.
“Nel rapporto con l’opinione pubblica”, aggiunge, questa vicenda si traduce in un altro insperato e immeritato regalo a Berlusconi e ai Cinque Stelle. Una incredibile corsa verso l’abisso”.
A criticare duramente la segreteria di Matteo Renzi è anche Marco Meloni, amico di Letta, sostenuto dall’area di Orlando, anche lui escluso dalle liste:
“In questo Pd evidentemente non c’è spazio per chi, pur criticando e dissociandosi da alcune scelte, distingue tra un segretario pro tempore e la fedeltà  a valori che restano comuni. Nella formazione delle liste è stata premiata soltanto la fedeltà  e per farlo si è agito con arbitrio e violenza. Premiando quasi ovunque amici e amiche”.

(da “Huffingtonpost”)

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ENRICO LETTA: “IL PD NON E’ PIU’ ATTRAENTE, QUESTO CENTROSINISTRA E’ RASSEGNATO ALLA SCONFITTA”

Settembre 13th, 2017 Riccardo Fucile

“SU REGENI PRESI IN GIRO DALL’EGITTO”

“Il Pd non riesce più ad aggregare, a essere attraente e attrattivo” e “il centrosinistra si sta rassegnando a giocare un gioco secondario, a non vincere le prossime elezioni”. Lo ha detto Enrico Letta, intervistato da Massimo Giannini a ‘Circo Massimo’ su Radio Capital.
“Noto una contraddizione: il Pd, l’Ulivo e il centrosinistra – ha spiegato – hanno sempre ricercato leggi elettorali che ricercavano l’aggregazione perchè era la parte politica italiana più aggregante, questa era la forza del centrosinistra. Oggi la contraddizione è che il Pd sembra scegliere questa legge elettorale che è quella rispetto a cui la capacità  di aggregazione non conta, consapevole che la sua capacità  di aggregazione è minore e si è visto alle amministrative. Il Pd non riesce più ad aggregare, ad essere attraente e attrattivo”.
Secondo Letta c’è “una situazione per la quale il centrosinistra si sta rassegnando a giocare un gioco secondario, a non vincere le prossime elezioni e sta guardando il ritorno di Berlusconi e questa è la vera notizia: la legislatura termina con il ritorno di Berlusconi”.
Letta ha ribadito di non essere iscritto al Pd (“non è una notizia: non ce l’ho da anni la tessera”) evitando ogni polemica con Matteo Renzi, che nel suo libro lo aveva definito in “modalità  broncio” dopo la caduta del suo governo. “Sono in modalità  sorriso”, ha assicurato l’ex premier.
Quindi un suggerimento ai politici italiani. “Chi fa politica deve dire cosa vuole fare e non diventare il follower dei propri follower”. “C’è la tentazione di seguire coloro che seguono, mentre il politico deve dire cosa vuole fare e poi la gente decide se voltarlo o no. Non è solo un vizio della Lega o dei 5 Stelle, mi sembra generalizzato”, ha aggiunto l’ex premier.
Come appare l’Italia dall’estero? “C’è fiducia per la prospettiva dell’economia ma preoccupazione per un possibile stallo politico”, ha affermato l’ex premier.
Da fuori confine, ha sostenuto, “si ha l’immagine di un Paese che sta avendo qualche utile e importante segnale di recupero”, che “otto mesi fa era considerato un buco nero per il sistema delle banche, adesso il picco della situazione sembra” risolto, ha aggiunto.
“Tutti – ha insistito l’ex presidente del Consiglio – guardano con attenzione all’Italia perchè l’anno prossimo sarà  il grande Paese europeo che voterà  e la preoccupazione riguarda il potenziale vicolo cieco politico rispetto a un destino già  scritto con la peggiore legge elettorale che ci possa essere e a un sistema che presumibilmente non darà  alcuna maggioranza”.
Enrico Letta affronta poi il Caso Regeni, invitando l’Italia a non farsi prendere in giro dal Cairo. “E’ incredibile che la vicenda sia ancora insoluta e che continui a esserci questo balletto inaccettabile delle autorità  egiziane. Su questo non credo ci possa essere realpolitik: bisogna reagire con fermezza. Le autorità  egiziane hanno dimostrato di prenderci in giro e l’Italia non può farsi prendere in giro di fronte a una tragedia come questa”.

(da “Huffintonpost”)

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ENRICO LETTA NON CI RIPENSA: “LASCIO LA POLITICA, I PARTITI TRADIZIONALI SONO MORTI”

Settembre 1st, 2017 Riccardo Fucile

L’EX PREMIER PARLA DEL SUO FUTURO

Enrico Letta annuncia l’addio alla politica: “Oggi tocca ad altri”.
Tornerebbe a far politica?, gli chiede Chiara Giannini del Giornale: “No, assolutamente no – risponde – Sto benissimo dove sono”.
Così l’ex premier chiarisce i suoi progetti per il futuro, un futuro lontano dall’agone.
Un’intervista confessione al Giornale nella quale Letta spiega le ragione del suo addio
È stata una scelta che ho fatto, quella di impegnarmi in una professione che mi appassiona e credo sia giusto così. Oggi tocca ad altri assumersi le responsabilità  politiche per le scelte che fanno. Io osservo e do il mio contributo in un altro modo
L’ex premier poi tocca tutti i temi d’attualità  come il tema del terrorismo: “È difficilissimo da combattere, quello suicida ed è il più terribile. Sicuramente c’è bisogno di cooperazione tra le forze di polizia e lo scambio di informazioni”.
L’ex premier poi vaticina la fine dei partiti tradizionali
C’è necessità  di risposte diverse da quelle date dai partiti nel passato. Quelli tradizionali sono crollati – dice -, si sono suicidati. Credo ci sia bisogno di interrogarsi su quali siano le forme con cui fare politica. Ho seri dubbi sul fatto che la costruzione dei vecchi partiti sia la soluzione. Continuare su strade che hanno una difficoltà  a far transitare messaggi positivi nuovi è sbagliato, perchè i partiti tradizionali sono visti dai cittadini come tutto ciò che è privilegio, conservazione e classe dirigente che non ascolta i problemi
Sentito anche dalla Stampa Letta ha invitato l’Italia a non restare indietro nel progetto di integrazione europea lanciato da Francia e Germania
Tutti gli indizi dicono che Macron e Merkel stanno per avviare con forza un progetto di rilancio dell’integrazione europea”, “si comincerà  dopo il voto tedesco e il quadro dovrà  essere chiarito entro metà  2018”.
L’Italia non deve perdere questo treno, “deve essere nel vagone di testa”, anche se “c’è il rischio di un’instabilità  politica” legata al voto di primavera.

(da “Huffingtonpost”)

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INTERVISTA A ENRICO LETTA: “PER MARE NOSTRUM FUI MASSACRATO MA FERMAMMO LE STRAGI”

Aprile 28th, 2017 Riccardo Fucile

“ALTRO CHE TAXI, IO HO VISTO LA DISPERAZIONE DI QUELLA GENTE, DI MAIO E’ INADEGUATO A GUIDARE IL PAESE”

“La cosa che mi fa rizzare la pelle è lo scarto tra l’uso della parola taxi e la disperazione che ho visto sui volti dei migranti. Ricordo il naufragio del 2013 a Lampedusa: non c’erano abbastanza bare per i 366 corpi recuperati. Ricordo le facce dei sopravvissuti, i feretri bianchi dei bambini”.
Enrico Letta – da premier – lanciò la missione Mare Nostrum perchè non accadesse ancora.
“Anche quella fu definita un fattore attrattivo, e invece, da quando è stata chiusa, gli sbarchi sono triplicati e sono aumentati i morti in mare”.
Il suo ultimo libro, Contro venti e maree. Idee sull’Europa e sull’Italia, ha un intero capitolo dedicato all’immigrazione. E agli errori della politica, che ne fa tema di polemica elettorale invece di metterla al centro delle sue strategie.
Secondo il procuratore di Catania, alcune ong potrebbero essere finanziate dai trafficanti con l’intento di destabilizzare l’economia italiana. Che ne pensa?
“Che la magistratura deve svolgere il suo compito, è importante che ci sia il massimo approfondimento davanti a ipotesi del genere, ma il commento geopolitico esula dall’inchiesta. La giustizia parli con i fatti, sono d’accordo con il ministro Orlando”.
Le navi delle Ong che si posizionano nelle acque internazionali davanti alla Libia non sono un “pull factor”, un fattore attrattivo, come le definisce Frontex?
“Questa gente parte in qualunque condizione. C’è una sottovalutazione del grado di disperazione che porta qualcuno a rischiare la vita, e troppo spesso morire, pur di arrivare in Europa. I dati Unhcr parlano di 15mila morti in mare nell’ultimo decennio. Altro che taxi!”
Si riferisce alle parole di Di Maio?
“Sconsiderate, come se stessimo parlando di persone che chiamano il 3570. È una terminologia riprovevole, che mostra l’inadeguatezza di chi si dice pronto a governare. Ma fa parte di una precisa strategia”.
Quale?
“I 5 stelle hanno deciso di solleticare le paure e l’istinto anti-immigrazione degli italiani distinguendosi da Salvini, ma ponendosi sullo stesso livello. Un gioco sporco. Mentre se la prendono con la gente che lucra sull’immigrazione, il messaggio subliminale è: ‘Con noi non ci sarà  il buonismo della sinistra, faremo la faccia dura’. Dietro la parola taxi c’è il totale disprezzo di quel che avviene davvero”.
Una tragedia che l’Europa non sembra voler risolvere.
“Quella disperazione è figlia delle decisioni prese dai Paesi membri, non dall’Europa. Sono state le singole nazioni a non voler dare a Frontex gli strumenti e il mandato necessari ad affrontare la questione. Le Ong coprono un vuoto istituzionale, come spesso accade per il volontariato. Per questo non si può sparare nel mucchio, attaccando tutte sulla base di sospetti che riguardano qualcuno”.
Anche di Mare Nostrum si disse che attirava gli sbarchi. Non era così?
“La risposta è molto semplice. Sono stato attaccato anch’io. Mare nostrum è stata chiusa. Il giorno dopo è cessato l’afflusso dei migranti? No, si è raddoppiato, triplicato, c’è stato il naufragio del 18 aprile 2015 con oltre 700 morti. Si temeva di perdere voti con quella missione, ma, dopo, la situazione è peggiorata. Io non dico apriamo le porte, accogliamo tutti. Per gestire il fenomeno però bisogna farlo uscire dalla polemica elettorale contingente”
Il vicepresidente della Camera ha accusato di ipocrisia chi lo ha criticato. La sinistra è stata ipocrita, nei confronti dei migranti? Ha lasciato che a occuparsi delle paure di chi si sente invaso siano solo le forze xenofobe?
“Sì. Esiste un clamoroso difetto nella percezione del fenomeno da parte delle forze di sinistra. Col risultato che quest’onda ha finito per insistere sui territori della nostra Europa dov’era più facile che nascessero guerre tra poveri. I problemi non sono ai Parioli o nel sesto arrondissement di Parigi o a via Montenapoleone. La presenza dei migranti sta addosso alle classi disagiate”.
Cosa bisognerebbe fare?
“Frammentare il fenomeno. L’unica condizione per integrare è creare piccole comunità  di immigrati ripartite in tutto il territorio. Solo così aumentano la conoscenza della lingua, l’accettazione dei costumi. La cattiva integrazione in Europa ha soffiato nelle vele delle forze di destra. In nome di questo disagio, Marine Le Pen prende voti di destra e di sinistra”.
Quel che potrebbe avvenire in Italia con Lega e M5S?
“Salvini usa toni ancora più inaccettabili di Di Maio per dire cose inapplicabili. La Grecia e l’Italia hanno decine di migliaia di chilometri di costa: anche a volerli chiudere tutti, come si fa?”.
Da dove bisogna cominciare per gestire meglio i flussi?
“Finchè non si ha la capacità  di distinguere tra rifugiati e migranti economici, non si rispetta il diritto del rifugiato e non si risolve il problema degli altri. Se si guarda agli arrivi dei profughi in Europa, i più vengono da Iraq, Afghanistan, Siria: Paesi dove le responsabilità  dell’Occidente sono evidenti. Questi argomenti non possono riguardare una singola campagna elettorale. Se non li affrontiamo seriamente, andiamo verso il disastro. I sindaci in prima linea saranno disperati e i partiti xenofobi avranno benzina nei loro motori”.

(da “La Repubblica”)

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