Destra di Popolo.net

SMASCHERATO MARONI, L’APPELLO DEI SINDACATO AUTONOMO DI POLIZIA: “AGENTI, NON VOTATE PER MARONI”

Febbraio 22nd, 2013 Riccardo Fucile

IL CONSAP: “NON HA MAI FATTO NULLA PER LA POLIZIA”…DOPO ESSERSI SOLO PRESO I MERITI DELLE OPERAZIONI DI FORZE DELL’ORDINE E MAGISTRATURA CONTRO LA CRIMINALITA’, FINALMENTE LA VERITA’ VIENE A GALLA, NOI LO DENUNCIAMO DA ANNI

“Da ministro dell’Interno non ha fatto nulla per la polizia — spiega Gian Mario Morello, segretario del sindacato degli agenti per il Nord Italia -, abbiamo già  avuto modo di sottolinearlo, perchè oggi dovremmo sostenerlo nella sua candidatura alle regionali in Lombardia?”.
E’ un duro atto d’accusa quello rivolto dalla Confederazione Sindacale Autonoma di Polizia alle loro famiglie.
Nelle scorse ore i circa duemila iscritti al sindacato autonomo di polizia in Lombardia hanno ricevuto un’email nella quale vengono elencate le ragioni di questa pesante presa di posizione contro l’ex capo del Viminale, già  duramente contestato nel 2010 dalla stessa organizzazione sindacale   .
Va segnalato che il Consap non è un sindacato di sinistra, tutt’altro, quindi la presa di posizione non è ascrivibile a una “manovra elettorale” sospetta, ma piuttosto alla constatazione reale del penoso tentativo di Maroni di prendersi meriti non suoi, senza aver risolto uno solo dei mille problemi che ogni giorno devono affrontare le forze dell’ordine.
A cominciare dalle conseguenze dei tagli da lui avallati e operati dal governo Berlusconi.

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SCISSIONI, SCANDALI, CALO DI CONSENSO: ORA LA LEGA RISCHIA IL BIG BANG

Febbraio 21st, 2013 Riccardo Fucile

COTA PERDE I PEZZI, I BOSSIANI PENSANO DI ANDARSENE E MARONI HA LA VALIGIA IN MANO…MENTRE TOSI INCONTRA IL LEADER DELLA DC PER UNA “COSA NUOVA”

Il Veneto che ribolle, tra minacce di scissione e progetti di una «nuova Lega», dal momento che quella vecchia attraversa una paurosa crisi di consensi.
Il Piemonte sempre più in bilico dopo le dimissioni di un assessore regionale leghista indagato, dimissioni congelate dal governatore Roberto Cota, ma che potrebbero addirittura portare alla caduta della giunta se Maroni dovesse perdere in Lombardia.
E la prospettiva di una pesante ricaduta anche in Regione Veneto, dove le tensioni tra Pdl e Carroccio a quel punto potrebbero deflagare.
Comunque vadano queste elezioni, non sarà  più la stessa Lega.
Altro che macroregione: il partito di Maroni rischia di passare dal progetto del Grande Nord all’irrilevanza.
Forse alla scomparsa. E c’è chi sta correndo ai ripari.
Gli scossoni più forti si registrano nel Veneto, dove i sondaggi danno la Lega in caduta libera, a tutto vantaggio dei grillini.
E dove i bossiani epurati dalle liste son pronti a rialzare la testa, soprattutto se l’”usurpatore”
Maroni dovesse perdere la battaglia della vita in Lombardia: nel qual caso la scissione viene data quasi per scontata.
In questo quadro a dire poco movimentato si inserisce l’iniziativa di Flavio Tosi.
Il segretario regionale del Carroccio, nonchè sindaco di Verona, dovrebbe prendere la guida del movimento dopo Maroni (l’attuale segretario si dimetterà  in ogni caso).
E guarda con crescente preoccupazione alla piega che han preso gli eventi, senza nascondere di avere altri progetti in testa.
Il nuovo matrimonio, di pura convenienza, con il Pdl lo ha schifato: «Se non ci fossero state le elezioni regionali in Lombardia – ribadisce a tre giorni dal voto – la Lega non si sarebbe mai alleata con Berlusconi».
La novità  è che questa Lega non gli piace e non gli basta, vuole costruire una “cosa” più larga, federata con altre forze, addirittura «più civica».
Un “partito del Nord” molto più eterogeneo, o magari addirittura un contenitore nazionale finalmente sganciato dalla dicotomia Nord-Sud e destinato, secondo i suoi promotori, a scomporre il quadro politico che uscirà  dalle imminenti elezioni.
Il primo passo è stato fatto alla Fiera di Verona, dove si sono dati appuntamento gli aderenti a quella lista Tosi (parecchi pdl ora sospesi dal partito) grazie alla quale il sindaco è stato riconfermato un anno e mezzo fa al primo turno.
Adesso quelli della lista invitano a votare Lega, e anche questo è un segno delle contaminazione che il sindaco ritiene ormai indispensabile, pena la morte per consunzione.
Il titolo della serata dice tutto: «Guardiamo al futuro politico con Flavio Tosi».
La domanda è: quale Lega?
Una Lega nuova: «Più larga, che cambia pelle, federata con altri soggetti politici e in grado di raccogliere i consensi di chi non vota più», va ripetendo Tosi in queste settimane di passione che lo hanno visto impegnato non solo per la campagna elettorale.
Domenica scorsa, per dire, dopo aver partecipato a Sirmione alla firma del patto per la macroregione tra i governatori in carica Zaia e Cota e l’aspirante Maroni, si è fiondato a Vicenza.
Era l’invitato d’onore a una riunione della Dc di Gianni Fontana, suo concittadino. Che è intervenuto con parole che non sembrano lasciare dubbi su quel che bolle in pentola nel Veneto ex democristiano poi passato armi e bagagli alla Lega: «Abbiamo colto qualche segnale di novità  nell’esperienza nuova e diversa che nella Lega rappresenta Tosi; si tratta di prefigurare qualcosa di nuovo sotto il cielo, dopo che il voto di febbraio avrà  reso definitivamente morta e sepolta la Seconda Repubblica».
Gli eredi della Balena bianca sono una piccolissima parte, e non quella decisiva, della partnership che dovrebbe accompagnare il nuovo corso leghista.
Si dice che Tosi abbia buoni rapporti con Corrado Passera, non a caso l’unico esponente del governo Monti invitato agli Stati generali della Lega a Torino, lo scorso settembre. E pure con Oscar Giannino
Addirittura, e suona come una bestemmia nel partito, ha più di una volta sdoganato «la Puglia virtuosa di Vendola».
Tutto in movimento, il rischio di scomparire è mortale.

Rodolfo Sala
(da “La Repubblica“)

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LA LEGA TREMA IN VENETO: “LE EPURAZIONI SONO STATE UN AUTOGOL” . E I CINQUESTELLE SOGNANO IL PRIMO POSTO

Febbraio 19th, 2013 Riccardo Fucile

NEL 2010 IL CARROCCIO SCALZO’ IL PDL, MA ORA MOLTI PADRONCINI GUARDANO A GRILLO… “UN CULO, UNA SEDIA” IRONIZZANO GLI EX LEGHISTI RIFERENDOSI A MARONI

Il nuovo Gentilini si chiama Grillo.
Da queste parti lo considerano un leghista degli albori.
Il problema è che non corre per la Lega, il che per i «lighisti» veneti, da sempre allergici a Berlusconi, tra sei giorni potrebbe celare una bella fregatura.
Non l’unica, per altro.
Beppe Grillo fa il pieno (in piazza) e lo fa ovunque in Veneto, l’operosa terra madre delle partite Iva e degli imprenditori suicidi, lo storico fortino «verde» dove semmai il primo pensiero della Lega doveva essere battere l’odiato-alleato-Pdl («Berlusconi è un pallone gonfiato, la sua parola non conta», Gentilini dixit).
E invece tira aria di ribaltone, doppio ribaltone.
Gli ultimi sondaggi, un incubo per i dirigenti, danno il Carroccio lontanissimo dai livelli delle regionali 2010, quando ci fu il primo storico sorpasso sugli azzurri. Se così fosse, come non è affatto escluso, sarebbe un bagno di sangue.
«Preparatevi, martedì prossimo qui scoppia un quarantotto», avverte un autorevole esponente della Lega, nè bossiano nè maroniano (qui le due categorie resistono più che altrove).
Che diavolo succede in Veneto?
Semplice: Grillo si sta mangiando pezzi di Lega, e la Lega, manco ce ne fosse bisogno, lo aiuta facendo harakiri con quella che in tanti chiamano «guerra tra bande». Da una parte la «banda» del segretario regionale Flavio Tosi (sindaco di Verona e delfino di Maroni), dall’altra il «resto del mondo» (della Liga Veneta).
In mezzo, tra le altre cose, non è nemmeno la prima in ordine di importanza, la maldigerita ri-alleanza con Berlusconi (per i sondaggi uguale 10 punti in meno).
Lo scenario che si staglia all’orizzonte è simile alla deriva balcanica vissuta dall’ultimo Pdl, dilaniato dal braccio di ferro tra ex An e ex azzzurri.
E dopo il voto potrebbe sfociare in una cruenta resa dei conti.
Una sorta di vendetta dopo l’epurazione (nelle liste dei candidati) decisa dalla segreteria nazionale per dare corso al processo iniziato con le «ramazze padane».
«Le liste le abbiamo lette sui giornali… – spiega un altro aministratore di primo piano – . A quel punto la tensione accumulata nei mesi è sfociata nella decisione di metà  partito di non fare campagna elettorale».
In effetti girando per Treviso, Vicenza, Padova, quello che colpisce è la povertà  della campagna pubblicitaria per le strade: dove tre anni fa campeggiavano facce imbustate dentro abiti e cravatte verdi oggi ci sono pannelli vuoti e/o cartelloni degli «altri».
Una tristezza. «Sono stati lasciati a casa tutti i parlamentari della prima legislatura, mandiamo a Roma una banda di matricole, facce vecchie ma zero spessore, gente che ha il solo merito di avere appoggiato Tosi nella corsa alla poltrona di segretario», ringhiano quelli del “resto del mondo”, pronti a presentare il conto.
E’ questo il doppio perno attorno al quale ruota il voto veneto: la spaccatura del Carroccio e l’inesorabile avanzata nordestina del Movimento Cinque Stelle, con annesso drenaggio di voti leghisti.
All’inizio erano indizi, adesso sono prove. Il 9 febbraio Grillo sbarca a Treviso con il guru Casaleggio (rara apparizione elettorale).
Ad attenderlo ci sono 150 industriali e artigiani che non vedono l’ora di sentirsi dire che se l’M5S andrà  al governo taglierà  l’Irap.
La promessa arriva dall’ «eminenza grigia» dei grillini. Applausi.
«Ci aspettiamo molto da questo nuovo movimento senza forme mentali precostituite e senza lobby da difendere – dice Massimo Colomban, presidente della Confederazione delle attività  produttive italiane – . Ci aspettiamo un vero rinascimento dell’Italia».
Grillo si rimette in camper, raggiunge piazza dei Signori a Vicenza, strapiena.
Gli passano un sondaggio di Confartigianato: almeno 1 artigiano su 5 (il 22,5%) è pronto a votare M5S. Il dato rispecchia il trend attuale di Grillo in Veneto, superiore alla media nazionale indicata dai sondaggi prima del black out imposto dalla legge.
Chi lo vota? Ex leghisti, soprattutto.
Gente che, un po’ per disperazione e un po’ per rabbia, tra pressione fiscale montante e federalismo andato a farsi benedire, ora si identifica con il «leghista degli albori».
È’ un vento difficile da fermare.
Ragiona Davide Zoggia, responsabile nazionale Pd per gli enti locali. «Il Veneto in passato ha sempre dato fiducia a forze che parlavano alla pancia, dopodichè siccome le promesse fatte sono state disattese, c’è da augurarsi che i cittadini non vogliano passare dalla padella della Lega alla brace di Grillo».
Nella regione dove il centrodestra viene da un 60% abbondante (regionali 2010), tutto è per aria e tutto può accadere.
«Voteremo Pd al Senato e Pdl alla Camera» ha promesso qualche giorno fa il consigliere regionale bossiano del Carroccio Santino Bozza, spiegando che non sarà  l’unico in Lega a incrociare le spade con Tosi profittando del voto nazionale. Decisamente scocciato anche Gian Paolo Gobbo, sindaco di Treviso escluso a sopresa dall’elenco dei 14 candidati (Camera e Senato) consegnato a Verona dal segretario provinciale trevigiano Giorgio Granello.
Grillo, in tutto questo, ha messo la freccia ed è in corsia di sorpasso.
Gliene importa pochissimo se tra una tappa veneta e l’altra dello Tsunami tour abbiano provato a smontare la sua presunta «diversità » dai politici «facce da c…». «Le liste del M5S sono piene di parenti e riciclati – attacca Piero Ruzzante, segretario padovano dei democratici – .
Un esempio su tutti: il capolista al Senato in Veneto, Enrico Cappelletti, si era già  presentato con la Lega nel ’96 e nel ’98, altro che nuovo…».
Una parentopoli a 5 stelle con «mariti di, mogli di, sorelle, fratelli, morose»? Grillo se ne è fatto un baffo.
C’era anche la storia dell’assessore di Mira licenziata in bianco dal sindaco perchè stava per diventare mamma: ma pure quella non sembra avere scalfito lo smalto dell’ex comico, il quale, a questo punto appare chiaro, deve avere puntato proprio sul Veneto e sul ventre molle della Liga per provare a ribaltare gli assetti politici del Nord.
«Per amministrare non basta dire “tutti a casa”». Alessandra Moretti, vicesindaco di Vicenza candidata alla Camera per il Pd, lo ripete allo sfinimento. «Abbiamo fatto un’iniziativa in ognuno dei 581 Comuni della Regione, lo abbiamo spiegato ai cittadini».
Sotto il cielo del Nord-Est gli ultimi anni sono filati via tra propaganda e illusioni, tra quote latte (le multe ammontano a 4,5 miliardi e una buona parte sono piovute qui) e imprenditori strozzati dalla crisi e dai debiti che alla fine hanno deciso di togliersi la vita.
Adesso, in un clima di incertezza o di catastrofe, girano sapide battute.
Una la confeziona il leghista che ha pronosticato il «quarantotto » post elettorale interno alla Lega.
«Un culo una sedia». Il riferimento, non molto elegante, è alla scelta del partito e quindi del candidato Maroni di puntare tutto sulla Lombardia.
«Qui ci hanno lasciato soli. Martedì si accorgeranno che hanno sbagliato di grosso».

Paolo Berizzi
(da “La Repubblica“)

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MARONI IN FUGA DA INCHIESTE E ALLEATI, LA VOTINO GLI FA DA VIGILESSA E I BOSSIANI SI PREPARANO ALLA RESA DEI CONTI

Febbraio 14th, 2013 Riccardo Fucile

SCANDALO FINMECCANICA, MARONI MINACCIA QUERELA AL FATTO. POI SI NASCONDE PER NON RISPONDERE… ANCHE TRA I BARBARI SOGNANTI PREVALE LO SCONFORTO E LA DELUSIONE PER L’INFLUENZA DELLA “SIGNORINA DI MONTESARCHIO”

Lo chiamano “mister Clean”. Giuseppe Orsi era stato nominato presidente Finmeccanica per fare pulizia nell’azienda.
Lo ricorda il Financial Times rimandando, involontariamente, all’amico di Varese, Roberto Maroni.
Anche lui, armato di ramazza, invocò la pulizia nel partito e oggi si trova sotto l’attacco di quanti ha cacciato.
Ma anche da alcuni dei suoi fedelissimi, delusi dalla composizione delle liste e dalla “consigliera” Isabella Votino: ha orecchie solo per la signorina di Montesarchio.
Così, molti ormai vedono tra le crepe di via Bellerio, provocate dall’arresto di Orsi, il viale del tramonto politico di Maroni.
Al caso Finmeccanica si è poi aggiunta la grana Roberto Formigoni, con il governatore uscente indagato anche per associazione per delinquere mentre Maroni gli garantiva la poltrona di commissario per Expo 2015.
Il mister Clean leghista ha vissuto il suo giorno più lungo martedì.
Svegliato all’alba dalle manette a Orsi, Maroni ha evitato la stampa.
“Partono le querele contro la banda dei diffamatori di professione a cominciare da il Falso Quotidiano e Repubblica”, minaccia.
A un incontro in Federlegni, per sfuggire al cronista di Presa Diretta, si è rintanato in una stanza da dove è uscito di soppiatto da una porta secondaria.
Ancora più grottesca la fuga ieri davanti alla sede meneghina della Rai: al suo arrivo ha trovato dei giornalisti all’ingresso così, su consiglio della fidatissima Votino che gli faceva cenni con la mano, è rimasto a bordo dell’auto.
Dopo tre giri intorno al palazzo si è fatto aprire il cancello per entrare nel parcheggio interno.
Situazione simile in via Solferino, sede del Corriere, dove ha partecipato a un videoforum senza contraddittorio, ribadendo il mantra: su Finmeccanica “non c’è nessun coinvolgimento della Lega o indagine” sul Carroccio.
“La Lega non c’entra niente con questa storia e non c’entra il sottoscritto”, ha ribadito. Eppure le intercettazioni e altri leghisti dicono il contrario.
Uno su tutti: il senatore Giovanni Torri: “Che Orsi sia stato messo lì grazie a Maroni lo dicono gli stessi Maroni e Orsi, parlando fra loro. E risulta che anche Giorgetti e Calderoli abbiano partecipato alla riunione. Gli stessi che un anno dopo, con le ramazze in mano dissero che bisognava fare pulizia”.
Mister Clean from Varese. Certo, Torri è bossiano ed è stato cacciato. Risentimento? Ma i malumori crescono anche tra i nuovi capi.
Nessuno può parlare apertamente, come ai tempi di Bossi. Anzi l’ordine del silenzio è, se possibile, ancora più ferreo.
Non esce fiato senza il visto finale di Votino.
Ogni uomo, si sa, ha dietro una grande donna.
“Ha poca dimestichezza con la comunicazione ed è sempre scocciata e stanca”, sentenzia un componente di primo piano della segreteria, oggi “profondamente deluso dalla mancanza di dialogo e confronto”, dice.
“Siamo con i militanti, teniamo vivi gli incontri sul territorio e lui a volte neanche viene: sembriamo un corpo e una testa divisi”.
L’arresto di Orsi e gli attacchi alla Lega non sono piaciuti, ma ancora meno è piaciuta la reazione del nuovo Capo.
“Non una comunicazione ci è stata data, nessuna linea decisa comunemente”, si sfoga un altro dei tenenti padani.
La reazione arriva ieri a fine mattina, scontata.
“Giornalisti, magistrati e sinistra, attacco finale contro la Lega e Maroni: rispondiamo con i gazebo!”. La chiamata alle armi è per il prossimo fine settimana, l’idea parte dall’attivissimo e battagliero Matteo Salvini.
Da degni alleati di Silvio Berlusconi gli uomini del Carroccio non trovano di meglio che accusare la magistratura e la stampa di gettare fango a orologeria.
Il solitamente ultragarantista Maroni, a un appuntamento a Piazza Affari, si concede finalmente alla stampa.
Si picca non di quello che dice al telefono con Orsi, che lo ringrazia sentitamente per il sostegno alla nomina in Finmeccanica, ma perchè è stato intercettato quando era “ministro dell’Interno”, dice col sopracciglio aggrottato che spunta oltre la montatura degli occhiali.
E arriva a definire l’arresto di Orsi una “azione cautelare di dubbia utilità ”.
Lo stesso Maroni che quando le procure indagavano sui conti di Francesco Belsito e della famiglia Bossi ripeteva la sua “piena fiducia nella magistratura”.
Lui, intanto, aveva impugnato la ramazza.
Oggi è candidato presidente della Lombardia, si gioca tutto: se perde sarà  costretto a lasciare il partito.
Lo ha ripetuto anche ieri.
Tentando di fermare gli entusiasmi svegliati dal Senatùr che si è detto pronto a riprendersi la Lega. “Come futuro segretario io vedo bene un quarantenne”, ha bisbigliato Bobo. Mister Clean ha dieci giorni per trasformare in voti i sondaggi che fino a lunedì lo davano in vantaggio su Ambrosoli.
“Tutti contro Maroni, alleanza inciucista da Monti a Ingroia passando per Bersani. Vincere sarà  un piacere ancora maggiore”, ha suonato la carica via Twitter.
Ma ormai è quasi solo.
Oscar Giannino, il primo “amico della Lega”, perso per strada, ha annunciato il sostegno ad Ambrosoli.
Sugli alleati, da Pdl a Grande Sud, non può far affidamento.
E c’è già  chi dice che Berlusconi è stato un genio: ha rinunciato al suo candidato in Regione così da liberarsi di Maroni.

Davide Vecchi
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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A DESTRA IN LOMBARDIA SI VOTA AMBROSOLI: FINI DAI UN SEGNO DI VITA E SCHIERATI CON CHI HAI INDICATO COME MODELLO A BASTIA UMBRA

Febbraio 14th, 2013 Riccardo Fucile

ALLE REGIONALI LOMBARDE FLI POTREBBE RISULTARE DETERMINANTE ANCHE CON L’1%, DATO IL DIVARIO IN DECIMALI CHE SEPARANO L’AVVOCATO MODERATO MILANESE DAL SASSOFONISTA PADAGNO… SE IN FLI NON SI PENSASSE SOLO A SALVARSI IN SEI LA POLTRONA MA SI AVESSE UNA STRATEGIA, QUESTO E’ IL MOMENTO DI RIVENDICARE UN’IDENTITA’ NAZIONALE E REPUBBLICANA

E’ noto che da giorni “Destradipopolo” ha lanciato un appello da questo sito per evitare il voto inutile ad Albertini governatore, di fronte allo scontro tra le corazzate Ambrosoli, appoggiato dal centrosinistra, e Maroni, autore di una campagna miliardaria, cui Berlusconi ha venduto il nord.
Altri, ben più autorevoli di noi, stanno facendo il medesimo invito dal Centro, anche perchè uno può votare la lista Scelta civica e indicare poi come governatore Ambrosoli, pratica consentita dalla legge elettorale (il cosiddetto voto disgiunto).
Ci accomuna l’obiettivo di impedire che un partito del 4% si impossessi del Nord produttivo del Paese per fare i propri affari tanzaniani o per fornire pinte di birra a qualche razzista che rutta contro i napoletani.
Non a caso quasi tutti i loro esponenti politici in Regioni sono finiti inquisiti.
Non a caso, nonostante le palle dello scopaiolo a senso unico, ben 5 inquisiti sono stati ripresentati nelle liste della Lega.
Non a caso il Cavaliere, per tutelare i propri affari, ha fatto l’accordo con Maroni che ha pure stilato il famoso contratto patacca del 75% di tasse in Lombardia, palla mediatica degna di quella di Silvio sulla restituzione dell’Imu.
Ma vediamo due numerini.
Regionali del 2010:   Centrodestra 58,2%   Centrosinistra 34,7%   Centro 3,9%
Ultimo sondaggio di tre giorni fa: Centrodestra 39,8% Centrosinistra 39,6% Centro 8,5%
Altri sondaggi davano Ambrosoli in testa di un filo, ma facciamo pure finta che sia in vantaggio Maroni dello 0,2%.
E’ evidente che è una occasione irripetibile di mandare la Lega a sorseggiare le acque inquinate del Po.
Se sei di Centro puoi infatti votare Scelta civica come lista e poi Ambrosoli come governatore.
Se sei grillino puoi votare Cinquestelle come lista e poi Ambrosoli come presidente.
Se non lo fai è come se votassi per la Lega e te ne assumi la responsabilità  per cinque anni.
Perchè è inutile votare Albertini   o Carcano governatore, è un voto buttato.
Se poi sei di destra, a maggior ragione come puoi votare per la becerodestra anti-italiana, per chi è stato anni a fianco di Belsito e non si mai accorto di nulla, per chi ha fatto finta di agitare scope al solo scopo di far fuori Bossi dalla stanza dei bottoni?
Venti anni a fianco di Umberto con la coda tra le gambe da eterno secondo senza accorgersi di ruberie e intrallazzi?
Premesso che la nostra “provocazione” sul voto ad Ambrosoli ha suscitato molto interesse in diversi ambienti (che ci teniamo per noi) e parecchi consensi di amici lombardi di area destra sociale, aggiungiamo un’altra provocazione.
Fli è accreditato di circa l’1% in Lombardia dopo aver fatto l’impossibile per ridursi a questa percentuale, ma sarebbe determinante   nel mandare a casa il sassofonista e il compare sguaiato di merende.
Così l’Isabella potrebbe organizzare qualche festa in balera e i due fungere da attrazione. Silvio potrebbe ogni tanto fare l’ospite d’onore con l’altro Bobo e raccontare barzellette sconce.
Per Fini sarebbe l’occasione per dimostrare coerenza e dare un segnale di vita: prenda pubblica posizione a favore di Ambrosoli .
Immagino già  due obiezioni.
La prima è che l’elettorato di Albertini è di centrodestra e che lui drena voti che altrimenti andrebbero a Maroni.
Sono balle, le indagini sulla composizione del suo elettorato dimostrano il contrario: il 40% viene da chi non avrebbe votato per nessuno, poi 30% di provenienza di destra moderata e altrettanti di sinistra moderata.
Seconda obiezione: ma così ci si schiera con la sinistra, dio mio.
Ma se non avete avuto vergogna a schierarvi per 20 anni con la peggiore becerodestra italiana degli ultimi 100 anni , perchè dovreste vergognarvi ora a mandarla a casa?
E poi qui si vota un governatore di nome Ambrosoli, non i partiti.
Caro Fini, dimentichi il filmato di Bastia Umbra e l’intervista ad Ambrosoli preso come esempio da Fli?
Ecco cosa scriveva la stampa:   “Il 7 novembre scorso, mentre il centrosinistra era impegnato nelle primarie di coalizione, Ambrosoli era a Bastia Umbra alla Convention di Fli. Colpito positivamente dal discorso di Fini, l’avvocato milanese ha intensificato i rapporti con i responsabili lombardi di Futuro e Libertà “.
Ed ecco ancora la stampa in relazione a una candidatura di Ambrosoli per il dopo Letizia Moratti alle comunali di Milano:
“Dopo aver detto no al Partito Democratico, che per un anno lo ha corteggiato per candidarlo sindaco contro Letizia Moratti, Umberto Ambrosoli ha accettato la proposta di Futuro e Libertà , dando la sua disponibilità  a presentarsi per il Terzo polo alle prossime amministrative a Milano. Gianfranco Fini lo vorrebbe primo cittadino, ma l’avvocato non ha ancora sciolto le ultime riserve garantendo, comunque, la sua presenza nelle liste.”
L’operazione non andò in porto, ma non vorrai dire che Ambrosoli, candidato governatore di una lista civica, non sia persona stimabile e votabile?
E allora invece di aspettare dietro le quinte l’esito della battaglia, prendi un’occasione e distinguiti per una volta dalla massa: Fli voti Ambrosoli, Monti dica quello che gli pare.
E se passa per l’1% sarà  una vittoria di Fli e di quelle centinaia di amici della destra sociale (quella vera, non quella dell’autista di Marchio) che stanno facendo passaparola in Lombardia ( e che presto saranno qualche migliaio).
E’ una grande occasione Gianfranco, non buttarla.

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FINMECCANICA, QUANDO ORSI INTERCETTATO AFFERMAVA: “SE NON C’ERA MARONI COL CAVOLO ERO QUA”

Febbraio 13th, 2013 Riccardo Fucile

MARONI IN CONFUSIONE: OGGI SOSTIENE: “ABBIAMO SOSTENUTO ORSI PERCHE’ BRAVO”… MA IERI AVEVA DETTO “LA LEGA NON C’ENTRA NULLA, IL SUO NOME FU INDICATO DAL CONSIGLIO DEI MINISTRI, NON DALLA LEGA”… IL TESTO DI TRE TELEFONATE RIVELANO LO STRETTO RAPPORTO TRA ORSI E MARONI

Il Fatto Quotidiano aveva pubblicato il 13 ottobre 2012 in esclusiva le intercettazioni di tre telefonate che dimostravano i reali rapporti con Maroni.
Orsi ringrazia Maroni nel giorno della nomina per tutto quello che ha fatto per lui il 3 aprile 2011, quando è diventato amministratore delegato di Finmeccanica, cominciando la sua scalata completata proprio il giorno della telefonata intercettata con la nomina a presidente.

È il primo dicembre del 2011 quando alle 8 di sera Maroni chiama Orsi per complimentarsi.
Maroni (M): Non so se è la fine del calvario o se comincia adesso …
Orsi (O) Io credo che cominci adesso, caro Roberto …
M: Però volevo farti i complimenti, ti ho seguito con sofferenza in questi giorni, perchè è stata una cosa … ignobile c’era da aspettarselo perchè … però mi sembra che sia andata nel modo migliore
O: Sì, sì …è un po’ pesante tutte e due assieme (presidente e amministratore Ndr)… però …. qualcuno ingombrante o non allineato, meglio così insomma
M: Ma poi sai è il riconoscimento indiscusso della tua professionalità  e del fatto che tu sei l’uomo migliore che poteva reggere questo peso qui, no, al di là  di tutte le polemiche che legano Lega …
O: Certo …
M: Che poi io e te sappiamo com’è andata, no, e sappiamo che…
O: io dico sempre comunque se non c’è Roberto Maroni a fare l’ultimo miglio, col cavolo che io qua c’ero, penso fanno tutti i bravi
M: Esatto … esatto …
O: Però alla fine quella domenica (il 3 aprile 2011 Ndr), la telefonata l’hai fatta tu
M:. E si infatti … per cui sono molto soddisfatto … .
O: Adesso non so … se sono soddisfatti non so se ringraziarti o volertene …inc … certamente te ne vuole … dai ci vediamo presto, qui a Roma o dove ti capita …
M: Va bene (…)
O: dai ci vediamo presto e grazie comunque del tuo supporto …

Il 21 dicembre Orsi richiama Maroni e parlano dell’appoggio ottenuto nel nuovo Governo Monti.
Maroni (M): “Come va .. Infatti. Io avevo parlato con Passera per altre cose e lui mi ha detto che era stato lui a insistere non solo per la tua riconferma ma anche per l’estensione a .. poi non so se è vero o no.
O: Sì, sì.
M: “Ma perchè poi a cose fatte tutti si accreditano la vittoria poi la sconfitta sono orfani però insomma è meglio”.
O: “Ascolta ancora l’altra sera a uno che .. amico no? gli ho detto: voi non mi rompete i coglioni. no? lo dico perchè anche se mi sentono viene registrato. no?”
Maroni: (ndr. Ride).
Orsi: “Sarà  che sono o non sono della Lega. ma se non c’era. se non c’era Maroni, io qua non c’ero. Oggi quindi comunque nel bene o nel male. ringraziatelo o maleditelo se non vi vado bene”.
M: (ndr. ride)
O: Senti veramente alla fine è così. No?
M: E sì infatti, e tu sai .. e tu sai che noi l’abbiamo fatto non perchè tu sei della Lega, perchè non è vero e non ce ne frega un cazzo, ma perchè io e una parte della Lega siamo quelli che sosteniamo che le persone devono andare perchè meritano di andare, perchè hanno le capacità  e non perchè hanno la tessera, no quindi.

Le vacanze di Natale però sono vicinissime e Maroni si lamenta scherzando con Orsi sul lavoro eccessivo per sua moglie, dipendente Alenia.
Maroni (M): mia moglie lavora .. .la fate lavorare anche durante le vacanze di Natale”
Orsi (O): è Caporaletti (presidente Alenia Ndr), chiamalo (ridono).

Poi Orsi offre all’ex ministro la sua casa di Corvara, sulle Dolomiti in Val Badia. Maroni non rifiuta ma poi tutto salta per i suoi impegni.
Orsi: No perchè io ho una casa a Corvara che rimane vuota perchè non c’andiamo quindi vabbè. Senti facciamo così, sentiamoci in quei giorni lì.
Maroni: Sì, sì volentieri.
Orsi: Io, con miei figli, vado su due o tre giorni.
Maroni: Bene bene Orsi: Poi per il resto rimane rimane vuota.
Maroni: Ti ringrazio.
Orsi: Se vuoi andare su due o tre giorni, è bellissimo .. è un albergo è un (…) quindi.
Maroni: ahahah
Orsi: Io c’ho 15 giorni, dal 23 al al.. dal 23 al 6.
Maroni: Ah fantastico. Orsi: In genere una settimana riusciamo a farla e invece no. Se poi vuoi andare su proprio il 26, 27 e 28
Maroni: Ah … ti ringrazio davvero, va bene va bene”.

Poi Orsi richiama ma Maroni non può: “Ti ringrazio, io credo di non riuscire ad andare perchè c’ho una cosa qui devo andare a Bergamo per la Lega”.

da Il Fatto Quotidiano
di sabato 13 ottobre 2012

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LA BANDA MARONI ALL’ASSALTO DELLO STATO

Febbraio 13th, 2013 Riccardo Fucile

VARESE COME ROMA: L’ASSE CON ORSI, IMPOSTO A FINMECCANICA, LA SEDE DI ALENIA SPOSTATA NEL VARESOTTO, LA STECCA DI 9 MILIONI SUGLI ELICOTTERI ALL’INDIA

“Asamarà a in furb, mangen i sass per cagà  la gera”. Si parla varesotto stretto nel quartier generale della Finmeccanica-Agusta Westland a Samarate, dove, come dice il detto, sono furbi e mangiano sassi per cagare ghiaia.
Stavolta, con l’arresto di Giuseppe Orsi, digerire la pietra della stecca indiana per l’acquisto di dodici elicotteri, di cui una parte sarebbe italianissima, sarà  arduo per il presidente-amministratore delegato di Finmeccanica ed ex amministratore delegato di Agusta.
Ma anche per la Lega Nord e Roberto Maroni, che tra due settimane corre da presidente della Lombardia.
E se perde, come è più che probabile, addio Carroccio.
Sì, perchè è lui che ha partecipato con passione ad infeudare il polo aeronautico di Finmeccanica, per spostarne l’asse di comando nel suo feudo geografico, in quel di Varese. Non solo le fabbriche sparse tra Venegòn de Sot (Venegono di Sotto in italiano), Vergià a (Vergiate), ma anche Venegono Superiore, dove Orsi poco più di un anno fa ha trasferito dall’abisso terrone di Pomigliano d’Arco la sede legale di Alenia Aermacchi Spa, dopo la strana incorporazione dell’azienda più grande in quella più piccola.
Un impegno preso con la Lega per ottenerne l’appoggio nella scalata a Finmeccanica, al posto di Pier Francesco Guarguaglini.
Soltanto una rivendicazione nordista e segnatamente varesotta, in onore della provincia fatale della Lega Nord e del suo leader o anche un’occasione per rimpinguare le casse del pezzo di partito impegnato nella battaglia interna con il Cerchio magico di Bossi, attraverso un cospicuo sfioro sui 51 milioni destinati alla corruzione in India?
Ecco in che direzione va l’inchiesta.
Quel che è certo è che Giuseppe Orsi, di San Rocco al Porto, figlio di un farmacista con negozio all’uscita autostradale di Piacenza Nord oggi gestito dalla sorella, conosce Bobo Maroni da molti anni.
Emilia Macchi, la moglie del candidato governatore della Lombardia, è apprezzata dirigente dell’Aermacchi. Ma questo, naturalmente, non prova nulla.
Se mai, più significativa è la battaglia che contrappose Gianni Letta, lord protettore di Pier Francesco Guarguaglini, e Giulio Tremonti, oggi candidato premier della Lega targata Maroni, col suo protegè Marco Milanese, capo dell’ufficio di collocamento dei nuovi, famelici boiardi padani.
In Finmeccanica avevano già  collocato nel 2011 come consigliere d’amministrazione Dario Galli, presidente leghista della provincia di Varese, uomo non particolarmente attento a una sana gestione aziendale, ma di sicuri sentimenti xenofobi: «I profughi — asseriva mentre i poveretti morivano come mosche in mare — se li prendano quelli che votano centrosinistra e hanno grandi case».
Ma Finmeccanica, l’antico dinosauro delle Partecipazioni Statali, insieme all’Eni uno dei pochi residui grandi gruppi industriali d’Italia, andava preso dalla testa.
«Guarguaglini deve rimanere, ha fatto grande questa azienda», proclamava Letta mentre gli scandali, giorno dopo giorno, avviluppavano il palazzo romano di piazza Monte Grappa, percorso da faccendieri, impostori, mediatori internazionali, ladri e sicofanti.
«Non si discute, quel posto tocca a noi», replicava Giancarlo Giorgetti, ex bocconiano di Cazzago Brabbia (Cazagh sulla targa in varesotto), presidente della Commissione Bilancio della Camera, tra l’altro autore con la coppia Tremonti-Milanese dell’ascesa di Massimo Ponzellini, di origine compaesana, al vertice della Banca Popolare di Milano, dalla quale è poi uscito in manette.
Al “Tavolo di coordinamento nomine”, cui con Giorgetti partecipavano Gianni Letta, Milanese per conto di Tremonti, Ignazio La Russa, e altri politici di volta in volta, il leghista si battè da par suo per Orsi, il boiardo del Varesotto, leghista di complemento e cattolico fervente, tendenza affaristica Comunione e Liberazione.
In cambio della valorizzazione industriale del sacro suolo varesino.
E poi? L’accusa sospetta che per favorire la sua promozione Orsi abbia dovuto anche mettere mano al portafoglio.
Non il suo, naturalmente, ma quello dell’Agusta.
La fonte primaria non è propriamente tra le più affidabili.
È quel gentiluomo di Lorenzo Borgogni, ex direttore delle relazioni esterne, dispensatore di tangenti ai partiti e a sè stesso, che Marco Milanese definisce «ladro di polli», come dire il bue che da del cornuto all’asino.
Ma non si fatica a credergli, visti i precedenti.
Nè a credere che i magistrati di Busto Arsizio abbiano trovato i necessari riscontri, nel momento in cui denunciano addirittura manovre inquinanti di Orsi e del suo entourage in corso nei giornali e fino al Consiglio Superiore della Magistratura per farli fuori.
Secondo la ricostruzione di Borgogni, nella vendita dei dodici elicotteri al governo indiano fu riconosciuto un compenso di 41 milioni di euro al mediatore Guido Ralph Haschke.
Ma Orsi gli chiese di sottrarre dal suo compenso nove milioni da far tornare a lui.
Di fronte al rifiuto, la consulenza fu aumentata di altri dieci milioni «per soddisfare le esigenze dei partiti e in particolare della Lega Nord».
Se è così, mentre il Cerchio magico di Bossi spolpava con Belsito i rimborsi elettorali per comprare diamanti e lauree tarocche, l’ala “tecnocratica” varesina era alla scalata della sentina Finmeccanica, l’ultimo grande gruppo manifatturiero italiano, dove già  imperversava il berlusconismo arrembante, ex fasci, ex diccì, ex piessei.
Tutti insieme appassionatamente, da Mokbel a Valterino Lavitola, fino ai resti viventi delle cene eleganti di Arcore.
Ora vi diranno che la Finmeccanica, con 75 mila dipendenti e 18 miliardi di fatturato, è l’eccellenza italiana nel mondo nel settore aerospaziale e degli armamenti.
Che grandi affari sono in corso: elicotteri alla Russia e alla Corea del sud, 700 milioni di commesse appena conquistate al Salone elicotteristico di Dallas.
Se poi va sborsata qualche “commissione” internazionale, nessuno s’impanchi a verginella.
Chi scoperchia gli scandali lavora contro il paese in crisi. Esattamente quel che si diceva in altre epoche, quando Vittorio Emanuele di Savoia vendeva elicotteri Agusta e armi, con la protezione della politica, della Loggia P2 e dei Servizi segreti, dirottandoli verso paesi della lista nera dell’Onu e distribuendo ovunque tangenti.
Sono passati più di quarant’anni, ma sembra che nella governance del più grande gruppo manifatturiero d’Italia, le abitudini ancestrali siano state soltanto aggiornate ai tempi, ma sul vecchio schema.
Mentre la Lega Nord, la forza di popolo cultrice vent’anni fa dei riti celtici tra i bravi valligiani del nord, puri e indefessi, increduli di fronte ai fasti e soprattutto ai nefasti di Roma ladrona, ha finito per incistarsi nel grande, vecchio dinosauro delle Partecipazioni statali, come in un tragico contrappasso etico.
Varese come Roma.
Chissà  se tra due settimane Bobo Maroni, presunto moralizzatore della sciagurata epoca formigoniana, riuscirà  ancora a parlare a quel popolo che per primo incarnò l’insofferenza verso i partiti di Roma ladrona.
O se dovrà  certificare nelle urne lombarde la fine dell’avventura leghista.

Alberto Statera
(da “la Repubblica”)

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ORA LA LOMBARDIA DIVENTA UN INCUBO PER PDL E LEGA: L’EFFETTO TANGENTOPOLI CON FORMIGONI E ORSI RISCHIA DI TRAVOLGERLI

Febbraio 13th, 2013 Riccardo Fucile

IN VIA BELLERIO CLIMA DA ULTIMI GIORNI DI POMPEI: CRESCE IL TIMORE CHE VENGA COINVOLTO MARONI CHE AVEVA IMPOSTO ORSI A FINMECCANICA

“La Lega non c’entra nulla e se qualcuno farà  insinuazioni su questo ne risponderà  in sede civile e penale. Orsi fu nominato dal consiglio dei ministri”. Adesso Roberto Maroni inizia ad avere davvero paura.
Mette le mani avanti, attacca oggi per timore di doversi difendere — politicamente — un domani, scarica la nomina di Orsi su tutto il governo Berlusconi.
Nel tentativo di alzare una cortina fumogena che oscuri le responsabilità  della Lega sulla nomina dell’uomo che ha guidato la principale industria del paese.
E che parla con disinvoltura di “filosofia delle tangenti”.
A via Bellerio raccontano di un clima plumbeo. Da ultimi giorni di Pompei.
Parole imbarazzate su Finmeccanica.
Imbarazzo pure sull’accusa di associazione a delinquere arrivata a Roberto Formigoni, e che si somma a quella di corruzione sulla vicenda Maugeri.
Un uno-due che rischia di essere devastante nelle urne.
Ma l’incubo vero della Lega si chiama Finmeccanica.
Soprattutto per il “Carroccio delle scope” di Maroni.
Il segretario smentisce di averlo voluto, pronuncia parole imbarazzate. Ma i suoi già  si domandano quanto possa durare.
Nell’ordinanza dell’arresto è scritto, nero su bianco, ciò che tutti sanno.
E cioè che Orsi è in quota Lega. E fu imposto da Maroni e Calderoli.
Lo mette a verbale l’amministratore delegato di Ansaldo Energie Luciano Zampini, sentito dai magistrati di Busto Arsizio lo scorso 14 novembre: “Letta e Berlusconi erano per la mia nomina, Tremonti non era in disaccordo, solo la Lega spingeva per l’ingegner Orsi”.
Una pressione forte che portò alla nomina dopo una riunione con Maroni, Calderoli, Giorgetti e Letta.
Insomma, il principale accusato di una maxi tangente di 50 miliardi, e arrestato oggi per pericolo di inquinamento delle prove, era politicamente protetto da tutto lo stato maggiore del Carroccio.
E lo scandalo rischia di essere solo all’inizio.
I leghisti temono che da qui al voto sarà  uno stillicidio di notizie sui legami pericolosi di Orsi: “La retrocessione che mi è stata richiesta — è un altro passaggio delle dichiarazioni di Zampini — magari serviva ad Orsi per ricompensare la Lega”.
Pare la “tempesta perfetta” prima del voto.
Paginate dei giornali che associano lo scandalo al sistema di potere del centrodestra, gli attacchi della sinistra, un clima da tangentopoli in Lombardia dove tutte le tv da ore non parlano d’altro.
Una situazione da cui il Carroccio rischia di uscire a pezzi più di Silvio Berlusconi. L’ex premier è più avvezzo alla gestione delle inchieste giudiziarie.
E anche il suo elettorato.
Per la Lega il discorso è più complesso.
E c’è un motivo se nel giorno più lungo Maroni ha evitato di mettersi in scia dell’ex premier nell’attacco ai giudici: “E’ un intervento suicida — ha detto il Cavaliere nel Forum con l’Ansa – per la nostra economia. Tutti sanno che al di là  delle gare d’appalto ci sono anche degli accordi che devono intervenire tra governi e aziende che partecipano alle gare”. Come a dire: negli affari tutto è lecito.
Per l’ex ministro dell’Interno è una linea che rischia di rendere il danno ancora più grave.
Soprattutto dopo aver preso il partito in nome delle ramazze e della pulizia.
Meglio attestarsi su una linea di estraneità  ai fatti, è il suo ragionamento.
Perchè l’affaire Finmeccanica rischia di essere una sorta di Mps leghista, anzi peggio. Sommato alle inchieste su Formigoni la sensazione è quella di un intero di potere che cade sotto i colpi delle procure.
Non è un caso che proprio nella Lombardia, considerata da tutti il nostro Ohio delle prossime elezioni, il centrosinistra ha intensificato, e non poco il pressing, calando tutti i suoi big. D’Alema, Renzi, Veltroni, Bersani.
E al sorpasso in Lombardia loro iniziano a crederci davvero.

(da “huffingtonpost.it”)

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INTERVISTA A OLIVERO, EX PRESIDENTE ACLI: “AMBROSOLI AVREBBE POTUTO ESSERE IL NOSTRO CANDIDATO”

Febbraio 11th, 2013 Riccardo Fucile

“L’IMPORTANTE E’ SCONFIGGERE LA LEGA”… SEMPRE PIU’ ADESIONI AL VOTO DISGIUNTO: FRONTE UNITO CONTRO LE PALLE DEL MESTIERANTE MARONI

«Il dottor Ambrosoli poteva essere un ottimo candidato di Scelta Civica. Ha uno stile moderato e rappresenta bene la nostra determinazione nella volontà  di cambiamento in Lombardia».
Con queste parole Andrea Olivero conferma (e non in una forma implicita) il sostegno sostanziale dei montiani al candidato del centrosinistra per il Pirellone.
Ex presidente delle Acli, Olivero è il fondatore del partito del Professore, insieme con Mario Monti, Andrea Riccardi e Luca di Montezemolo.
E non solo difende i civici lombardi che hanno “mollato” Albertini per appoggiare Ambrosoli.
Da lui arriva quasi un incoraggiamento.
Che succede nel Centro? Si spacca ancora prima del voto?
«La Lombardia simboleggia bene le differenze che esistono nel nostro movimento. I tre capilista vengono da esperienze diverse, in alcuni casi opposte: Mario Mauro dal Pdl, Pietro Ichino dal Pd, lo stesso Albertini da una posizione critica dentro il centrodestra. Dobbiamo fare una sintesi tra varie culture politiche ma nessuno vuole sfasciare il giocattolo».
Lei da che parte sta?
«Quello che posso dire è che scegliere Ambrosoli o Albertini va nella stessa direzione: evitare la vittoria di Maroni che noi consideriamo una sciagura. È il motivo per cui abbiamo deciso di sostenere la candidatura dell’ex sindaco di Milano. Per impedire alla Lega di conquistare il governo della regione. In questa logica ci sono delle forze vicine a Scelta Civica e a Monti che si trovano più vicine, per affinità  culturale e politica, ad Ambrosoli. Mi viene in mente Pezzotta che ha una consolidata esperienza di collaborazione con il candidato di centrosinistra».
Questa equidistanza non mette in imbarazzo Albertini? Tanto vale ritirarsi se lo abbandonate così.
«Guardi che non stiamo liquidando Albertini. Sarebbe un errore politico colossale. Lo si pagherebbe a caro prezzo e lo pagherebbe non solo la nostra lista ma tutto il fronte anti-Lega».
Perchè?
«Perchè nel momento in cui Albertini fosse scaricato, una parte del suo elettorato voterebbe Maroni ».
Come si fa allora a tenere in equilibrio per due settimane una posizione così vaga?
«Concentrando gli sforzi, andando a smascherare tutte le ambiguità  della candidatura Maroni, contrastando quella strana e assurda alleanza tra Pdl e Lega che ha come collante solo la conservazione del potere e nascondere la corruzione della Regione».
Albertini sostiene che lei e Riccardi siete cattolici vicini alla sinistra. Esiste una faida con Cl in Lombardia?
«Siamo tante persone diverse che si ritrovano nel segno del riformismo rappresentato da Monti. Una faida tra cattolici? Ma siamo seri. Le faide interne a una partito sotto elezioni non portano a nessun risultato».
Se ci saranno altre defezioni nella vostra lista a favore di Ambrosoli, Monti interverrà ?
«Ogni singolo cittadino è libero di votare come vuole. Noi proporremo ai cittadini di scegliere in alternativa a Maroni. Il voto disgiunto proposto da Borletti Buitoni, Dellai, Pezzotta e da altri, da questo punto di vista, lo consideriamo molto positivo. Manifesta l’intendimento di andare contro la Lega, non può essere un danno».

Goffredo De Marchis

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