Ottobre 10th, 2016 Riccardo Fucile
“CI SONO TEMI CHE GIACCIONO DA MESI IN COMMISSIONE”… ANCHE NELLA STESSA LEGA VOCI CRITICHE SULL’IMMOBILISMO DI MARONI
Consiglio regionale fermo per venti giorni. Mancano provvedimenti della giunta da approvare. L’ultimo è stato per dichiarare la lotta ai cinghiali.
Salta anche la seduta di martedì 18 ottobre che doveva essere dedicata a fare il punto sul dopo Expo.
Lo stop è stato imposto dal centrodestra, in testa la Lega, nonostante le insistenze del presidente del Consiglio, Raffaele Cattaneo, che voleva convocare l’aula.
La denuncia arriva dal movimento Cinque stelle, ma è condivisa anche da altri gruppi dell’opposizione di centrosinistra al Pirellone come il Pd.
Nel frattempo, molti progetti di legge proposti dalla minoranza, dalla lotta al fenomeno del cyberbullismo all’utilizzo della cannabis a scopo terapeutico, giacciono da mesi nelle commissioni consiliari.
Ne ha dovuto prendere atto l’ufficio di presidenza dopo che l’ultima riunione dei capigruppo ha deciso di sospendere i lavori per almeno due settimane.
La prossima seduta, che però non è stata ancora convocata, dovrebbe tenersi martedì 25 ottobre. L’ultima riunione d’aula martedì scorso è stata dedicata interamente ai question time e alle mozioni.
“La giunta detta i temi e i tempi del nostro lavoro, ma se non arrivano proposte stiamo fermi – attacca il capogruppo grillino in Regione Gianmarco Corbetta – Se penso che all’ultima conferenza dei capigruppo il rappresentante della giunta ha dichiarato che la loro priorità era la lotta ai cinghiali, mi viene da ridere. Se non hanno nulla da proporre, almeno potrebbero discutere i nostri provvedimenti fermi nelle commissioni”.
Non fa sconti alla maggioranza nemmeno il consigliere regionale del Pd Fabio Pizzul che commenta: “Delle due l’una: o è evidente che questa maggioranza fa fatica a mettersi d’accordo, o la giunta presieduta da Roberto Maroni ha poche idee. Entrambe le questioni ci dicono di un sostanziale stato di stallo di questa giunta, che va avanti solo per inerzia e senza avere una visione della Lombardia”.
Dal centrodestra, risponde il capogruppo della Lega Massimiliano Romeo, che di recente, in diverse occasioni, non ha mancato di sollecitare lo stesso governatore, che fa parte del suo partito, a un cambio di passo. “Un momento di pausa può essere utile per il lavoro delle commissioni. Certo ci auguriamo che i provvedimenti più importanti arrivino quando si discuterà il bilancio”.
Sta di fatto che nelle 24 sedute che si sono svolte dall’inizio dell’anno, l’aula si è concentrata più su temi come la “tutela della lingua lombarda” che su argomenti di stampo sociale.
(da “La Repubblica“)
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Ottobre 3rd, 2016 Riccardo Fucile
POLEMICHE SUL VOLANTINO PUBBLICATO SU TWITTER, IL COMANDANTE SI RIVOLTERA’ NELLA TOMBA A ESSERE PRESO A ICONA DEI GIOVANI PADAGNI
Impegnato da mesi a trovare qualsiasi escatomatage per rinviare le udienze del processo che lo vede imputato per lo scandalo dei favori alle sue due “collaboratrici” a contratto con la regione Lombardia a cui sarebbe legato da “affettuosa amicizia”, come ha scritto il Pm, giudizio che , in caso di condanna, lo farebbe decadere da governatore per effetto della legge Severino, il sassofonista Roberto Maroni trova tempo per twittare.
Non ci è dato sapere cosa direbbe Che Guevara se sapesse che è diventato un’icona per le iniziative politiche della Lega.
Non bastavano le maglie, le spillette e tutti i gadget possibili e immaginabili con il suo volto stampato in bella mostra.
Il Comandante è diventato verde, per la precisione verde Lega.
Roberto Maroni ha twittato sul suo profilo «Hasta la Victoria Siempre», con El Che e lo slogan «La Rivoluzione ha cambiato colore».
Si tratta del manifesto del Movimento Giovani Padani, noti rivoluzionari.
D’altronde Maroni può vantare un curriculum rivoluzionario di tutto rispetto, al cui cospetto il Che impallidisce: ha morso il polpaccio di un questurino durante una perquisizione della Digos in via Bellerio, per poi svenire e farsi ricoverare in ospedale per l’essere venuto meno in battaglia.
Hasta la segretaria siempre, Bobo.
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Settembre 16th, 2016 Riccardo Fucile
APERTO 10 MESI FA, IL DIBATTIMENTO DI FATTO NON E’ ANCORA INIZIATO… UNA CONDANNA PORTEREBBE ALLA SUA DECADENZA DA GOVERNATORE IN BASE ALLA LEGGE SEVERINO… RIGUARDA LA VICENDA DEI CONTRATTI A DUE “FAVORITE”
Il processo non rischia la prescrizione. Ma la strategia difensiva di Roberto Maroni, imputato per le
ipotizzate pressioni per far ottenere contratti a due fedelissime, sembra voler allontanare il più possibile nel tempo il giorno della sentenza: il giudizio si è aperto il 30 novembre 2015 e a poco meno di 10 mesi non è stato ancora dichiarata l’apertura del dibattimento.
Ma perchè? La posta in gioco è altissima: una condanna — su cui scommette così tanto il Pd lombardo che, stando ad Affaritaliani.it, pare si stiano preparando già i comitati elettorali — innescherebbe la legge Severino.
Uno dei due reati contestati al governatore leghista, ovvero l’induzione indebita (l’altro è turbata libertà nel procedimento), prevede in caso di verdetto di responsabilità la sospensione e la decadenza dalle cariche pubbliche.
Tra un legittimo impedimento e un’astensione, tra un rinvio per elezioni e un po’ di melina sul calendario, il processo iniziato il 30 novembre 2015 è ancora alle battute iniziali e il dibattimento non è stato ancora dichiarato aperto.
Grazie a una tattica dilatoria — del tutto legittima — che ricorda quella berlusconiana, guadagnare tempo e ancora tempo.
A mettere in fila i fatti il nastro di questa storia registra un’altra possibilità .
L’affaire delle fedelissime sistemate con due contratti (prorogati a processo iniziato) diventa cronaca giudiziaria il 14 luglio 2014.
La notizia delle indagini si arricchisce subito di un rumor. Nel corridoio al quarto piano del Palazzo di Giustizia dopo l’estate comincia a circolare la notizia di un possibile interrogatorio di Maroni, pronto a chiarire tutto e subito. Ma passa un anno. L’incontro, fissato a fatica con il pm Eugenio Fusco, salta all’ultimo momento perchè a detta del difensore la notizia si era diffusa tra i cronisti e l’interrogatorio doveva “avvenire a riparo delle telecamere”.
Ma perchè un anno di trattative e poi nulla di fatto? Il legale sostiene che il tira e molla sia durato solo due settimane “da 14 luglio al 1 agosto”. A questo punto è la stessa difesa a chiedere il giudizio immediato.
Ma tra questa richiesta e la prima udienza il 30 novembre per Maroni — rinviata perchè il difensore aderiva all’astensione proclamata dall’Unione delle Camere penali — arriva la condanna a 4 mesi per Christian Malagone, ex dg di Expo.
Il processo slitta poi ancora di quattro mesi e arriva alla data del 3 marzo 2016 per riunire le posizioni degli imputati divise dalla scelta del rito da parte delle difese.
In primavera sembra che il dibattimento possa iniziare, ma l’udienza viene aperta e richiusa con slittamento al 5 maggio per un legittimo impedimento del difensore (impegnato in altri procedimenti) e dello stesso imputato.
In questa occasione c’era stato un botta e risposta tra accusa e difesa sul calendario del dibattimento, perchè i legali degli imputati avevano fatto presente ai giudici di avere impegni concomitanti per una serie di date che erano state individuate.
Ad un certo punto il pm di Milano Eugenio Fusco, che in passato si è occupato si processi come Parmalat e Antoveneta — era intervenuto dicendo: “Sono solo quattro imputati per due capi di imputazione, è un ‘processetto’ e se si vuole si possono esaurire i miei testi fissando udienze in una sola settimana”.
“Lo ha detto lei che è un ‘processetto’” aveva risposto Aiello. “I processi si devono fare, piccoli o grandi che siano” aveva poi chiosato il presidente del collegio Oscar Magi.
Ma anche il 5 maggio non si era celebrato il processo perchè il governatore, capolista a Varese per ordine del Consiglio Federale del Carroccio come avvenuto per Salvini a Milano e Calderoli a Bergamo, aveva chiesto e ottenuto un rinvio al 23 giugno.
In prossimità del periodo feriale quindi era state fissate solo due udienze con la prospettiva che da settembre sarebbe stato celebrato il processo ogni giovedì.
E invece no. Si farà così solo da gennaio perchè anche ieri l’udienza, stando alla cronaca fatta dalla agenzie di stampa, è stata vivace.
Tra eccezioni e calendario difficil
Doveva parlare il solo pubblico ministero in replica alle eccezioni sollevate dalla difesa, ma i legali hanno più o meno chiesto parola e sollevato altre questioni come quella sulla inutilizzabilità delle intercettazioni.
In primis l’avvocato Di Capua, che insieme allo stesso Aiello difende Giacomo Ciriello, capo della segreteria di Maroni, sulla questione della “ministerialità ” del reato (Maroni era responsabile del Viminale quando fu intercettato nell’ambito dell’inchiesta Finmeccanica che ha poi generato questa inchiesta, ndr) e poi lo stesso Aiello che si era riservato di presentare documentazione ma poi ha parlato della inattendibilità di Lorenzo Borgogni (ex manager di Finmeccanica che aveva parlato di una presunta tangente alla Lega Nord che ha portato a un’inchiesta poi archiviata).
Per il difensore le conversazioni sono “inutilizzabili” perchè disposte nell’ambito di un altro procedimento (Finmeccanica, appunto) e il pm avrebbe dovuto “trasmettere gli atti al Tribunale dei ministri”.
A questo punto Aiello ha chiesto un “gentleman agreement” affinchè il pm rinunciasse alle intercettazioni. Richiesta rispedita al mittente. Il Tribunale si è ritirato in camera di consiglio e ha quindi respinto tutte le eccezioni della difesa.
A questo punto qualche tensione in aula — riporta l’Ansa — si è verificata anche quando si è trattato di decidere il calendario.
Tensione che ha portato il giudice Guadagnino ad annunciare che da gennaio il processo si terrà (di nuovo) ogni giovedì, e far slittare, per impegni professionali di Aiello (che rappresenta la Regione parte civile nel processo sulle tangenti nella sanità a Monza) e di un altro difensore, l’udienza del 22 settembre nella quale si sarebbe dovuto conferire l’incarico a un perito per la trascrizione delle intercettazioni.
Incarico che quindi verrà conferito in una nuova udienza programmata per il prossimo 6 ottobre, mentre il 20 ottobre si comincerà con i testi dei pm.
Insomma il dibattimento di fatto non è stato ancora dichiarato aperto. E il giudizio entrerà nel vivo, impedimenti permettendo, solo in autunno inoltrato quasi a un anno della prima udienza.
Giovanna Trinchella
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Settembre 5th, 2016 Riccardo Fucile
“NULLA E’ SCONTATO, NEMMENO CHE GLI ELETTORI DI CENTRODESTRA VOTERANNO NO”…”SE SI VUOLE IL LEPENISMO, ALLORA PER COERENZA BISOGNEREBBE VOTARE SI'”
«La partita è ancora tutta da giocare. Non bisogna dare nulla per scontato, nemmeno che gli elettori
di centrodestra andranno a votare per il No. Il quesito referendario è molto insidioso».
Roberto Maroni è un politico pragmatico e di lunga esperienza. In questa intervista lancia un allarme. Dice che la campagna elettorale può cambiare le sorti del risultato nelle urne.
Presidente Maroni, nel sondaggio pubblicato ieri dalla Stampa, Nicola Piepoli sostiene che Renzi deve parlare agli elettori di centrodestra se vuole vincere il referendum. E che l’elettorato moderato è in bilico sulla scelta. Condivide questa analisi?
«Sì. Il rischio è concreto. Renzi ha iniziato a separare le sorti del governo dal risultato referendario. E man mano che si entrerà nel vivo della campagna elettorale, il suo bombardamento mediatico, attraverso i tanti giornali e le tante televisioni amiche, aumenterà . Trovando sensibili una parte di elettori che hanno votato e votano centrodestra. Potrebbero essere convinti che veramente si ridurrà il costo della politica, verrà snellito il procedimento legislativo, saranno più veloci ed efficaci le decisioni del governo. Potrebbe far passare l’idea che in fondo è quello che aveva tentato di fare il governo Berlusconi».
Come farete a contrastare quello che lei chiama «bombardamento mediatico»?
«Intanto con una forte e capillare mobilitazione per smascherare il bluff, per dire ai nostri elettori di non farsi prendere in giro. Occorre mettere in guardia sindaci e amministratori sul fatto che questo referendum, con la modifica del titolo V, concentra tutto il potere in capo al governo, eliminando il sistema delle autonomie. Torneremmo agli Anni Settanta. Ecco perchè sabato 15 ottobre io e i presidenti della Liguria e del Veneto, Toti e Zaia, abbiamo organizzato a Milano una grande iniziativa con i sindaci e gli amministratori di centrodestra. Dobbiamo spiegare loro che se passa il referendum per noi è la fine».
Salvini non è venuto a Cernobbio, spiegando che i partecipanti al Forum Ambrosetti sono come i musicisti che continuavano a suonare mentre il Titanic affondava. Lei invece, non solo ha partecipato, ha pure detto di non volere un partito lepenista.
«Intanto io sono il presidente della Lombardia e se vengo invitato vado, a maggior ragione se si tratta di un’iniziativa che si svolge nella mia Regione. A Cernobbio vengo sempre volentieri. E’ un luogo di dibattito e di confronto. Salvini guida il partito di lotta, io quello di governo, e su alcune questioni abbiamo opinioni differenti. Sulla signora Le Pen, ad esempio: lei teorizza lo Stato Nazione, lo vuole rafforzare, mentre la Lega non è mai stata favorevole. Anzi ha sempre contrastato l’accentramento dei poteri del governo centrale. Noi siamo per l’Europa dei popoli e delle regioni. Tatticamente siamo alleati e va bene, ma il disegno strategico è diverso. Ora, se si vuole seguire il lepenismo e il rafforzamento del centralismo statale, allora per coerenza si dovrebbe votare Sì al referendum costituzionale».
Altre differenze con Salvini?
Maroni sorride. «Lui vuole azzerare il bollo auto che vale un miliardo di euro per la Regione Lombardia, io devo trovarlo questo miliardo».
Il 16 e il 17 settembre a Milano ci sarà la convention di Stefano Parisi. Ci andrà ?
«Non sono stato invitato ed è giusto che non vadano i soliti. Ad esempio se c’è gente come Albertini, che tra l’altro si era candidato contro di me alla Regione, o il solito giro degli amici, allora sarà difficile parlare di successo: sarebbe una delusione, un fallimento. Io mi auguro invece che Parisi abbia un grande successo, che allarghi il perimetro del centrodestra con energie e volti nuovi».
Amedeo La Mattina
(da “la Stampa”)
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Giugno 10th, 2016 Riccardo Fucile
CHISSA’ COSA NE PENSANO LA MELONI E I VARI “SOVRANISTI” DEL MENGA… INUTILE LA PROTESTA DEI MUSICISTI
Arriva Maroni, niente inno di Mameli.
E la banda del paese, per “non indispettire il Presidente”, su richiesta del sindaco è costretta a suonare una marcia alternativa.
Succede a Sulzano (Italia), sulla sponda bresciana del lago d’Iseo.
E’ il 28 maggio, vigilia della Festa della Repubblica. Il governatore lombardo giunge nel paesino per visitare “The Floating Piers”, la passerella-evento galleggiante realizzata dall’artista Christo che dal 18 giugno al 3 luglio collegherà Sulzano, Monte Isola e l’isoletta di San Paolo.
Un arrivo in pompa magna quello di Maroni: a bordo di un trenino d’epoca, la locomotiva più antica d’Europa (è del 1883) rispolverata per l’occasione da Trenord.
Il programma della mattinata prevede che l’arrivo del trenino, partito da Brescia con a bordo altre autorità , venga salutato dalla musica della banda di Sulzano.
Poco prima che la locomotiva entri nella stazioncina del paese, ai componenti della banda giunge una singolare richiesta: che stravolge la scaletta.
Il sindaco di Sulzano, la forzista Paola Pezzotti, non usa giri di parole: “No, niente inno di Mameli, non vorrei che Maroni si indisponesse… Meglio suonare un’altra marcia…”.
I musicisti protestano, non sono d’accordo, vogliono eseguire – come da copione – l’inno d’Italia. Ma alla fine sono costretti adeguarsi.
Quando Maroni arriva in paese la banda suona dunque al posto di Mameli, la marcia “Primis”. “Ci è dispiaciuto molto. E la cosa che ci è dispiaciuta ancora di più è che nessuno si è lamentato del fatto che non suonassimo l’inno d’Italia”, racconta un musicista.
Al di là del fatto che il sindaco che “blocca” l’inno nazionale è di Forza Italia, soprende, o forse no, vedere che ancora una volta – persino nell’era della Lega “nazionale” di Matteo Salvini – l’inno di Mameli venga considerato come “sgradito” agli esponenti della Lega Nord.
.Un vecchio adagio questo dell’idiosincrasia leghista verso l’inno di Mameli.
Con una lunghissima serie di precedenti.
Uno ha visto protagonista due anni fa proprio il gruppo della Lega Nord in consiglio regionale. Il 21 ottobre 2014 al Pirellone è stato commemorato in apertura di seduta il centenario della Prima guerra mondiale.
Una cerimonia formale, con la presenza anche di alcuni alpini. Ma in aula è spiccata l’assenza in massa di tutto il gruppo leghista quando, all’inizio della cerimonia, è risuonato l’Inno di Mameli. A quanto si è appreso, i leghisti avevano chiesto che al posto dell’Inno nazionale ci fosse un coro degli alpini.
Della guerra al “canto nazionale” la Lega in questi anni aveva fatto una suo cavallo di battaglia: da segretario della Lega Nord del Veneto Gian Paolo Gobbo arrivò addirittura a proporre lo “stop” all’inno nazionale per qualsiasi manifestazione o celebrazione pubblica, che comunque non sia “strettamente legata alle forze armate, come potrebbe essere l’inaugurazione di una caserma”.
Paolo Berizzi
(da “La Repubblica“)
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Giugno 1st, 2016 Riccardo Fucile
LA DIFFIDA ALLA RAI A INVITARE MARCO LILLO, IL GIORNALISTA AUTORE DE “IL POTERE DEI SEGRETI”: NEL LIBRO SI PARLA DELLE INTERCETTAZIONI TRA MARONI E VOTINO IN CUI EMERGE LA VICENDA
Il presidente leghista della Lombardia scrive alla Rai diffidandola dall’ospitare il giornalista del Fatto, autore del libro “Il potere dei segreti”.
Ecco la storia che lo riguarda
Roberto Maroni alla fine del 2012, quattro mesi dopo avere spazzato via Umberto Bossi facendosi nominare segretario della Lega al grido di “non avrò ombre”, si voleva far pagare l’affitto di un appartamento a Milano di nascosto dalla Lega Nord.
È una delle tante notizie inedite imbarazzanti per il presidente della Lombardia contenute ne Il Potere dei segreti, il libro inchiesta di Marco Lillo, pubblicato da Paper First, la collana del Fatto Quotidiano presente in libreria o, a richiesta, in edicola e on line.
La vicenda della casa era stata appena accennata il 27 aprile da Lillo in tv alla trasmissione Agorà su Rai 3.
Proprio il giorno dopo Maroni scrive alla Rai la lettera che chiede il ‘bando’ dell’autore del libro dalla tv pubblica, attuato poi un mese dopo dall’ufficio legale.
La vicenda della casa è citata nelle conversazioni tra Maroni e Isabella Votino, la sua portavoce storica, intercettata dalla Dia di Reggio Calabria nell’inchiesta Breakfast. Ecco il passo del libro.
Per capire come funzioni il triangolo professionale tra Isabella Votino, Domenico Aiello e il governatore è utile un’intercettazione nella quale i tre parlano dell’immobile in affitto occupato dalla donna nella Torre Velasca dei Ligresti.
È il 13 novembre 2012, questa è la sintesi della telefonata da parte della Dia: “Maroni racconta al telefono a Isabella Votino che sta cercando un appartamento arredato a Milano. Lei gli dice che sta lasciando l’abitazione in Torre Velasca e che l’affitto è di 18 mila euro l’anno, più le spese, quindi una cifra che va dai 1.500 ai 2.200 euro al mese. Il governatore le chiede se glielo possono affittare allo stesso prezzo e Isabella replica che parlerà con Domenico Aiello per fargli controllare il contratto e verificare se può subentrare e, considerato che deve essere intestato alla Lega Nord, suggerisce che potrebbe intestarselo lui e poi farsi rimborsare dal partito l’importo.
A questo punto lei aspetta qualche altro giorno per la disdetta di Torre Velasca, perchè potrebbe essere un’opportunità importante.
Maroni dice di non volersi intestare l’appartamento perchè altrimenti verrebbe fuori la notizia che il partito paga un suo alloggio e quindi devono dimostrare che si tratta di ‘una foresteria presa dalla Lega che serve per gli ospiti che il Carroccio vuole ospitare’.
Isabella dice che adesso chiede a Domenico Aiello se possono fare il cambio di intestazione nel contratto, inserendo la Lega come subentro.
Maroni spiega che potrebbero mettere nel contratto una terza persona e non lui: ‘Uno che troviamo e che si intesti il contratto e poi la Lega gli dà …’.
Isabella risponde che, probabilmente, non gli faranno fare una cosa del genere. Bobo ribadisce che sarebbe il caso di escludere la possibilità di intestarlo a lui.
La Votino afferma che forse la cosa migliore sarebbe quella di proporre a Domenico di intestarsi lui il contratto, anche perchè ci sarebbe sempre il modo di pagarlo. Maroni dice che in questa maniera per lui andrebbe”.
La Dia non riesce a comprendere come sia finita (…).
Comunque sia finita la storia dell’affitto, il rapporto fiduciario è stretto.
Sette mesi dopo le elezioni, il 27 settembre 2013, la nuova giunta della Regione Lombardia “su proposta del presidente Maroni” conferisce all’avvocato calabrese l’incarico di rappresentare l’istituzione in giudizio come parte civile nel processo contro il predecessore Roberto Formigoni e i suoi presunti complici per il caso Fondazione Maugeri-San Raffaele.
Il 1° aprile 2015 Aiello e Regione concordano un compenso pari a 200mila euro, al netto di oneri e accessori, più il 20 per cento in caso di condanna degli imputati a pagare oltre un milione di euro di danni.
L’avvocato per questo incarico ne ha incassati già 135 mila.
Al legale, con deliberazioni successive, verranno conferiti anche altri incarichi (…) il 12 settembre 2014 quello per il processo contro l’ex amministratore di Infrastrutture lombarde (Il), Antonio Giulio Rognoni e altri; il 26 febbraio 2015 quello per l’udienza preliminare per un altro filone minore relativo sempre alle consulenze di Il. Non basta: nell’aprile 2015, Domenico Aiello è scelto da Maroni come consigliere di amministrazione di Expo Spa (…).
Lo studio associato, infine, nel gennaio del 2014 riceve dal gruppo Ferrovie Nord Milano, controllato dalla Regione Lombardia, due incarichi di assistenza legale per i quali Aiello ha già incassato 35 mila euro.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 31st, 2016 Riccardo Fucile
VUOLE IMPEDIRE LA DIVULGAZIONE DEL LIBRO “IL POTERE DEI SEGRETI” DI MARCO LILLO DOVE SONO PUBBLICATE LE IMBARAZZANTI TELEFONATE DI ISABELLA VOTINO… E I DIRETTORI DI RETE SCATTANO SULL’ATTENTI… SOLO LA7 DISUBBEDISCE
Come arriva la censura in Rai. Su carta intestata della Regione Lombardia, il governatore Roberto
Maroni, detto Bobo, ha spedito una diffida legale alle televisioni Rai e La7 per impedire la divulgazione del libro Il potere dei segreti di Marco Lillo, vicedirettore del Fatto Quotidiano.
Il libro contiene le telefonate accluse agli atti di un’inchiesta della procura di Reggio Calabria non ancora terminata; pagina dopo pagina, si dipanano le inquietanti trame di un sistema di potere onnivoro e onnipresente — prefetti, politici, manager — che tenta di agganciare o blandire Isabella Votino, portavoce e detentrice del pensiero di Maroni.
Il governatore prova a censurare Lillo con la lettera del 28 aprile, dopo una doppia apparizione nel servizio pubblico, a Virus su Rai2, ad Agorà su Rai3: “Devo con rammarico rilevare che la promozione del libro (edito da Paper First del Fatto, ndr) in occasione delle vostre trasmissioni aggravi le conseguenze del reato e configuri a sua volta un illecito penale quale condotta di concorso nel reato, ovvero di favoreggiamento, anche attraverso l’utilizzo di atti o documenti di provenienza illecita (corpo del reato)”.
Maroni si rivolge ai vertici di viale Mazzini e in copia a Federico Cafiero De Raho, procuratore a Reggio Calabria, perchè l’indagine è partita lì e perchè lì Marco Lillo è accusato di rivelazione di segreto istruttorio.
Con questa infuocata premessa, Maroni conclude: “Vi intimo e diffido pertanto ad adottare ogni misura idonea a evitare il protrarsi di tali condotte incaute e favoreggiatrice e ad astenervi per il futuro dal promuovere nelle vostre trasmissioni la citata pubblicazione”.
I dirigenti di La7 non rispondono e non inoltrano la missiva ai giornalisti, viale Mazzini non replica a Maroni, ma l’ufficio legale dell’azienda pubblica — il 27 maggio — allerta i direttori di testata e dei canali e, in pratica, sconsiglia di ospitare il vicedirettore del Fatto Quotidiano: “La partecipazione per il futuro del predetto giornalista è rimessa alle opportune valutazioni editoriali che — in considerazione della contestazione in questione — dovranno considerare la sussistenza o meno di una fondata motivazione a soddisfare imprescindibili esigenze di cronaca e di critica. (…) Facciamo presente la necessità di adottare le più adeguate cautele affinchè il giornalista, qualora ospitato per le sopra indicate esigenze, sia richiamato alla propria personale responsabilità ”.
Chi avrà il coraggio di offrire il microfono a Marco Lillo dopo simili richieste di precauzione?
Per saperlo occorre un po’ di tempo, ma è già inconfutabile che il giornalista, dopo Virus e Agorà , non sia stato più invitato negli studi del servizio pubblico, mentre ieri, per esempio, era a La7.
Viale Mazzini non sarà mica un presidio del Pirellone?
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 26th, 2016 Riccardo Fucile
CENTINAIA DI CARTELLONI, SPOT E BANNER PER PUBBLICIZZARE INIZIATIVE DELLA REGIONE LOMBARDIA… L’OPPOSIZIONE: “CONTINUA A CONFONDERE I RUOLI”
Oltre un milione e mezzo di euro per fare pubblicità alle nuove misure del Reddito di autonomia: succede in Lombardia, dove il governatore Roberto Maroni ha varato una mega campagna di comunicazione da 1.510.614,97 euro per affissioni, passaggi televisi e campagne social a favore delle sue nuove iniziative di welfare.
La campagna di comunicazione è stata concentrata soprattutto in due città , Milano e Varese, dove è in corso la campagna elettorale per le amministrative. Varese è anche la città dove Maroni si presenta come capolita della Lega.
Secondo i dati forniti dalla Regione stessa, sono stati stanziati un milione e 241mila euro per comprare gli spazi di affissione dei cartelloni pubblicitari dall’1 maggio fino a martedì prossimo, il 31.
E poi poco più di 145mila euro per acquistare banner pubblicitari online da pubblicare sui principali portali web, ma anche sui social come Skype, dallo scorso 16 maggio e fino a metà giugno, e poi altri 20mila euro per 350 passaggi pubblicitari su televisioni a diffusione regionale concnetrati tra il 29 maggio e l’11 giugno.
Nella programmazione della distribuzione regionale Varese e Milano risultano le province più ‘informatè . A Milano sono state posizionate capillarmente ben 503 affissioni mentre solo a Varese, nonostante Brescia e Bergamo siano più grandi e più popolose, si è deciso di installare, in aggiunta ai classici 30 affissioni, anche 6 poster 6×3 e un mega manifesto 12×5 in Piazza Trieste di fronte la stazione.
“Ancora una volta Maroni continua a confondere il ruolo di presidente della Regione Lombardia con quello di candidato” denunciano le opposizioni “la paura di perdere deve essere tanta se arriva a utilizzare l’istituzione regionale e i soldi dei lombardi per farsi campagna elettorale”.
(da “La Repubblica”)
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Maggio 5th, 2016 Riccardo Fucile
LE ASSOCIAZIONI: “FALSO, I NUMERI LO SMENTISCONO”… I SOLITI NEMICI DELLA SOLIDARIETA’
Non intralciare l’attività dei negozi e minimizzare la sottrazione di risorse alle attività commerciali.
Sono questi alcuni dei principi che hanno guidato la giunta regionale lombarda nella redazione del nuovo regolamento di disciplina delle “cessioni a fini solidaristici“.
Per intenderci, le vendite di beneficenza che vengono effettuate nelle piazze italiane per raccogliere fondi a favore di persone in difficoltà , ricerca su malattie e altro ancora. Insomma, da oggi in Lombardia sarà più complicato organizzare la vendita di arance o di azalee per raccogliere fondi per la ricerca sul cancro, oppure vendere torte o caldarroste per finanziare il progetto di una scuola o di un’associazione no profit.
La giunta Maroni, infatti, nel nuovo regolamento approvato lo scorso 18 aprile ha messo nuovi paletti e previsto adempimenti burocratici che sembrano andare nella direzione di recare il minor danno economico possibile a quelle attività commerciali che vendono prodotti simili a quelli ceduti estemporaneamente dalle associazioni no profit.
Ad esempio le aree pubbliche sulle quali le associazioni effettueranno le vendite a fini solidaristici dovranno essere individuate dai Comuni di riferimento “in accordo con le associazioni imprenditoriali maggiormente rappresentative — si legge nel disciplinare — per il settore commercio su aree pubbliche, tenendo conto della densità delle attività commerciali e della intensità dei flussi di pubblico, così da evitare sia l’eccessiva concentrazione delle attività promozionali in vicinanza dei negozi, sia il confinamento delle attività di cessione in aree eccessivamente marginali in cui la raccolta di fondi risulterebbe troppo esigua”
Il comune tiene anche conto “dell’opportunità di indirizzare le attività verso aree dove già si riscontrano flussi significativi di pubblico” dovuti alla presenza di servizi non commerciali (ospedali, scuole, uffici, alberghi) con l’obiettivo di “massimizzare il risultato dell’attività di raccolta fondi minimizzando la sottrazione di risorse alle attività commerciali”.
Ma secondo Niccolò Contucci, direttore generale dell’Associazione italiana ricerca sul cancro (Airc) che l’8 maggio sarà in 3.700 piazze italiane a vendere per finanziare le proprie attività , il problema non esiste: “Airc si adegua ai regolamenti, e ci mancherebbe. Ma — spiega a ilfattoquotidiano.it — i numeri smentiscono qualsiasi ipotesi di concorrenza alle attività commerciali da parte delle nostre raccolte fondi effettuate nelle piazze. Dai dati in nostro possesso risulta che, in un anno, tutte le associazioni no profit che hanno effettuato vendite di fiori a scopo benefico sul territorio nazionale abbiano distribuito un milione di piante e fiori. Solo noi dell’Airc ne abbiamo venduti 600mila. Nel solo giorno della Festa della donna, l’8 marzo, i fioristi italiani hanno venduto oltre un milione di mimose. Per cui, mi sembra che la questione della nostra concorrenza proprio non si possa porre”.
Negativa invece la lettura del consigliere regionale del Pd, Marco Carra, fa delle intenzioni che hanno spinto la giunta Maroni a predisporre il regolamento: “Quando sei mesi fa fu approvata la legge — commenta — avevamo purtroppo visto giusto: la Regione mostra i muscoli sempre contro i più deboli. Sono tantissime le associazioni che raccolgono fondi con i banchetti, tante le persone che vi si dedicano gratuitamente per sostenere la ricerca contro le malattie o per finanziare attività per i ragazzi, per i disabili e per le persone in difficoltà . La Regione dovrebbe aiutarli, non complicargli la vita come sta facendo con questo regolamento. E c’è un fattore non secondario, che sono gli ulteriori adempimenti a carico dei comuni. Questi, inevitabilmente, si riverseranno sui cittadini che non capiranno per quale ragione per iniziative benefiche siano necessari tanta burocrazia e tanti paletti”.
Sulla stessa lunghezza d’onda Sergio Silvotti, portavoce regionale del Forum per il Terzo Settore: “Un regolamento di cui non c’era nessun bisogno — dice a ilfattoquotidiano.it — e che fa riferimento a norme già esistenti, complicando, però, le attività di volontariato. Si parla tanto di sussidiarietà e poi si producono regolamenti che fanno passare la voglia di fare volontariato”.
Emanuele Salvato
(da “il Fatto Quotidiano”)
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