Destra di Popolo.net

EXPO, DALLA CINA SENZA FURORE: LA BALLA DEL MILIONE DI TICKET

Aprile 7th, 2015 Riccardo Fucile

L’ANNUNCIO DI SALA, MA AL MINISTERO RISULTANO SOLO 13 MILA VISTI DA PECHINO

Quasi 9 milioni di biglietti venduti, 5,5 milioni all’estero e ben 1 milione in Cina.
Per il commissario Giuseppe Sala si tratta di un record, mai un’esposizione universale aveva raggiunto dati di prevendita così alti prima dell’apertura.
Le previsioni di afflusso di turisti raccontano però un’altra storia.
Secondo i dati del ministero degli Affari esteri, tra gennaio e marzo 2015 la rete dei consolati e delle ambasciate italiane all’estero ha trattato 346.056 pratiche di visto, il 16,8 per cento in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno
Il dato cinese è in effetti in aumento: 87.839 visti nei primi tre mesi dell’anno rispetto ai 74.237 rilasciati nello stesso periodo dell’anno precedente: sono 13.602 visti in più.
È un dato che va preso con qualche cautela poichè, come spiegano al ministero, il visto si può richiedere al massimo con tre mesi di anticipo rispetto alla partenza (solo da febbraio inoltrato quindi si possono ipotizzare le prime richieste legate all’Expo).
Il volume di visti sembra comunque smentire la ressa all’acquisto di biglietti per l’esposizione. Per credere che un milione di cinesi sia corso a comprare i biglietti prima ancora di aver ottenuto il visto ci vuole insomma una buona dose d’ottimismo.
La realtà  è che i numeri sbandierati da Expo si riferiscono per lo più a biglietti piazzati a tour operator e broker, i quali devono poi cercare di rivenderli al pubblico.
Che al momento non sembra entusiasta
Del resto, nonostante i 50 e passa milioni spesi finora in comunicazione, l’Italia non ha brillato nella comunicazione dell’esposizione verso il Paese asiatico.
Nessuna indicazione in lingua: il portale internet in mandarino lanciato nel 2010 è “in manutenzione” da più di un anno; il sito realizzato dal ministero per i Beni culturali e il turismo, dall’agghiacciante nome “verybello”, è solo in italiano e inglese; senza nemmeno un ideogramma è pure il portale principale dell’Ente nazionale per la promozione turistica, “italia.it  ”
Una conferma dello scarso entusiasmo che ha raccolto finora in Cina l’evento che dovrebbe mostrare il meglio dell’Italia è l’analisi fatta da Wonderful Expo, il sito turistico ufficiale di Expo 2015 (in collaborazione con un’agenzia di comunicazione digitale con sede in Cina), su più di 330 mila conversazioni sui social media e altre fonti utili per capire il grado di conoscenza e interesse del pubblico online cinese verso Expo 2015 e le connesse destinazioni turistiche.
Ne verrebbe fuori che l’interesse è assai scarso, l’Italia è dietro alla Francia, che genera 1,4 volte più prenotazioni e oltre 2 volte più interesse e, come meta gastronomica, addirittura anche dietro all’Australia, che la supera di 1,9 volte per le prenotazioni , grazie all’immagine della cucina australiana sostenuta da una recente campagna globale costata 40 milioni di dollari australiani.
Del resto, che al di là  dei proclami la ressa per Expo 2015 non ci fosse l’avevano già  constato gli albergatori.
“Noi siamo ottimisti, ma la situazione degli alberghi è tale che sembra che Expo non ci sia”, ha detto il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, a margine di un convegno di Confcommercio il 28 marzo scorso
Expo dovrebbe ripagare gran parte dei costi di gestione dell’esposizione con i ricavi dalla vendita dei 24 milioni di biglietti ipotizzati dal management.
I costi di gestione previsti sono di 800 mila euro: è chiaro che se i biglietti venduti saranno molti meno, questo sancirebbe l’Expoflop, oltre che un aggravio di spesa per chi paga le tasse.
Gianni Barbacetto e Marco Maroni

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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ORA MANCANO PURE I TRENI PER IL METRO’ 5: A RISCHIO INAUGURAZIONE EXPO

Aprile 3rd, 2015 Riccardo Fucile

CONSEGNA IN RITARDO, CONTINUA L’ODISSEA DELLA CORSA CONTRO IL TEMPO

La data sembrava fissata. Invece, col passare dei giorni, si fa sempre più concreta l’ipotesi che l’apertura della linea 5 del metrò possa slittare: non più il 27 aprile (un lunedì), secondo il programma di un paio di settimane fa, ma qualche giorno più avanti.
Dunque, ancor più a ridosso dell’inaugurazione dell’Expo.
Nelle riunioni degli ultimi giorni s’è respirata una certa preoccupazione (per non dire nervosismo).
L’eventualità  che l’apertura della tratta della M5 fino a San Siro possa andare oltre il primo maggio, per il momento, non viene presa in considerazione. Sarebbe un danno di immagine troppo pesante.
Ma oltre a tutti gli intoppi che di solito si presentano durante i test di una nuova metropolitana, sembra esserci un punto più serio: alcuni dei nuovi treni che viaggeranno sulla M5 non sono stati ancora consegnati.
Tra fine aprile e inizio maggio, Milano vivrà  uno dei momenti più complessi della sua storia recente.
Giorni che metteranno alla prova la tenuta dell’intero sistema: dall’ordine pubblico, alla viabilità , ai trasporti.
La M5 è un tassello chiave, anche perchè il completamento della nuova linea (già  in funzione da Bignami a Garibaldi) è già  stato «ridimensionato», proprio per permettere l’apertura prima di Expo: sole 5 stazioni, invece delle 10 previste (Monumentale, Cenisio, Gerusalemme e Portello sono state rimandate a fine anno, per Tre Torri si attendono invece i tempi del cantiere CityLife nell’area dell’ex Fiera).
Bisogna tener presente il calendario. Il 27 aprile è un lunedì, poi restano soltanto tre giorni disponibili.
Venerdì primo maggio si inaugura l’Expo; il 29 aprile, tra l’altro, a San Siro si gioca Milan-Genoa, e si potrebbe aprire il metrò per quel giorno soltanto se la fase di «rodaggio» fosse già  compiuta con esiti del tutto positivi.
È solo se inserita in questo scenario che si comprende la frase dell’assessore alla Mobilità , Pierfrancesco Maran: «Fino al 30 aprile avremo piena tolleranza, ma non abbiamo alcuna intenzione di accettare altri rinvii».
Si dice che lo stesso concetto, a Palazzo Marino, sia stato espresso in termini molto più duri.
I collaudi di un nuovo metrò sono regolati dalla legge e richiedono tempo. I primi test hanno fatto emergere problemi che rientrano nella routine di un sistema così complesso, legati soprattutto all’elettronica.
La società  M5 ha più volte ribadito che tutti i lavori di costruzione sono conclusi e gli elementi strutturali funzionano a dovere.
Il fatto che si debba aprire solo una parte della linea rende il collaudo più lento, perchè la prima metà  della M5 è già  in funzione. Altra difficoltà  è legata all’attuale mancanza di un deposito riservato esclusivamente alla M5.
Questo, quando c’è bisogno di lavorare sui convogli, obbliga a spostare i treni nei depositi di altre linee.
La data dell’apertura sarà  comunque stabilita e comunicata lunedì 20 aprile, tra poco più di due settimane.
Due settimane di massimo sforzo e lavori in affanno: nelle gallerie sotterranee del metrò, come nel cantiere di Expo.

Gianni Santucci
(da “il Corriere della Sera“)

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EXPO E PADIGLIONE ITALIA: UN RITARDO CHE NON E’ SCUSABILE

Marzo 30th, 2015 Riccardo Fucile

SETTE ANNI DI TEMPO PERSI IN LITIGI, LOTTE DI POTERE E GUERRE DI POLTRONE… PER L’EXPO DI MILANO DEL 1906 FU INAUGURATO IL TRAFORO DEL SEMPIONE, COSTRUITO IN SEI ANNI

I vertici di Expo 2015 giurano che siamo al rush finale. Ma è chiaro che per completare in tempo Padiglione Italia servirebbe qualche cosa di più.
Un miracolo, dice qualcuno.
Dobbiamo dunque sperare nell’intervento divino, che comunque non abbiamo meritato.   Sono sette anni precisi dal fatidico giorno in cui l’allora sindaco Letizia Moratti annunciò trionfante che la città  di Milano aveva vinto la sfida con Smirne.
Era ancora in carica il governo Prodi e il presidente della Provincia Filippo Penati rimarcava orgoglioso come gli ispettori del Bureau International des Expositions fossero rimasti impressionati dalla «coesione istituzionale».
Non c’è che dire: nelle apparenze i nostri politici sono sempre stati bravissimi. Peccato che quando si deve passare dalle parole ai fatti la «coesione istituzionale» vada regolarmente a farsi friggere.
Come nel caso dell’Expo. Dove le cose sarebbero andate ancora peggio se dopo gli scandali non fosse intervenuta tempestivamente l’Autorità  anticorruzione, con modalità  tali da meritare il riconoscimento dell’Ocse.
Pur fra mille difficoltà  forse anche sorprendenti.
Si duole il presidente dell’Anac Raffaele Cantone nel libro Il Male italiano scritto con Gianluca Di Feo di «aver incontrato i problemi maggiori proprio in due cantieri simbolo dell’Expo, i due progetti che più di ogni altro dovrebbero rappresentare il nostro Paese agli occhi del mondo: il Padiglione Italia e il cosiddetto Albero della Vita.
In entrambi i casi i lavori erano in ritardo sulla tabella di marcia e pian piano sono emersi non pochi problemi». Cantone parla di insofferenze verso i controlli, superficialità  nell’affidamento dei contratti, anomalie nelle procedure.
Il tutto giustificato evidentemente con la necessità  di fare in fretta per recuperare il troppo tempo perduto, anche se ormai irrecuperabile.
Dei sette anni passati dal 31 marzo 2008 più di metà  se ne sono evaporati in contrasti fra i partiti, lotte di potere interne, guerre di poltrone.
Prima lo scontro sull’amministratore delegato della società .
Poi la battaglia per i terreni, in vista delle future appetitose speculazioni immobiliari. Quindi commissari generali che si sovrapponevano ai commissari straordinari e gli inevitabili conflitti.
Per non citare le deroghe infinite (e sospette) al codice degli appalti, con i lavori dell’Expo esentati da ben 78 articoli di quel monumentale regolamento.
Una corsia preferenziale tanto larga da provocare le proteste dell’Associazione dei costruttori proprio a proposito dell’appalto da 25 milioni per il solito Padiglione Italia: subito rintuzzate da uno stizzito Antonio Acerbo, il direttore di quell’opera che avrebbe poi patteggiato una condanna a tre anni. E intanto i giorni passavano. Mentre la corruzione dilagava, come fosse il capitolo conclusivo, e naturale, di questo incredibile copione.
Adesso che manca un mese al 1° maggio, la memoria non può che andare all’altra Esposizione universale milanese, quella di oltre un secolo fa.
Fu un successo senza smagliature, preceduto dalla costruzione del traforo del Sempione: realizzato in poco più di sei anni, era il più lungo del mondo e permetteva il collegamento ferroviario diretto con Parigi.
L’Expo del 1906 viene ricordato come l’evento che certificò l’ingresso della giovane Italia unita nel novero delle nazioni industrializzate e l’investitura di Milano come città  simbolo di quella svolta.
Non vorremmo che l’Expo del 2015 passasse invece alla storia quale prova della italica incapacità  a rispettare gli impegni.
Anche i più banali, per esempio finire in tempo di arredare casa nostra.

Sergio Rizzo
(da “il Corriere della Sera”)

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EXPO, NON C’E’ NEANCHE IL TEMPO PER I COLLAUDI

Marzo 28th, 2015 Riccardo Fucile

PER ADESSO LA FOLLA È QUELLA DEGLI OPERAI, RADDOPPIATI DA TRE A SEI MILA

Niente collaudi, per le strutture di Expo: non c’è tempo.
Il programma prevedeva che i progetti dei padiglioni fossero presentati entro marzo 2014 e che la loro costruzione fosse ultimata per fine marzo 2015.
Poi l’ultimo mese prima dell’apertura dei cancelli avrebbe dovuto essere dedicato ai collaudi finali.
Invece il programma è saltato, gran parte dei padiglioni sono ancora in costruzione e i lavori finiranno, nel migliore dei casi, a fine aprile 2015.
Dunque, per i collaudi non c’è tempo.
Il segnale d’allarme lo ha dato Susanna Cantoni, direttore del dipartimento prevenzione dell’Asl di Milano: “Faremo i collaudi tramite autocertificazione, poi procederemo con verifiche a campione”.
Bisognerà  insomma fidarsi delle dichiarazioni dei progettisti, i quali dovranno certificare che il loro lavoro è fatto bene: come chiedere all’oste se il vino è buono.
Il commissario Expo Giuseppe Sala è ottimista: “Per il 1° maggio tutti i Paesi avranno terminato la costruzione. Ci saranno quattro o cinque casi in cui si continuerà  a lavorare per qualche giorno alle finiture interne”.
Salteranno però i collaudi. Servono a certificare l’idoneità  delle strutture e la loro corrispondenza al progetto.
Lo straordinario ritardo con cui sono partiti i lavori ha però reso necessarie molte modifiche in corsa: che cosa succederà  se nei controlli a campione che verranno fatti si riscontreranno discrepanze tra progetto e opera terminata?
Verrà  chiuso il padiglione?
“A questo punti tutte le responsabilità  ricadranno sui progettisti”, spiega Antonio Lareno, responsabile del progetto Expo per la Cgil.
“Va considerato”, spiega il sindacalista, “che qui dovrebbero essere fatti non soltanto i collaudi statici, quelli sull’abitabilità  delle strutture. Ci saranno anche 200 ristoranti, con acqua, scarichi, elettricità , fuochi, condizionatori, problemi di conservazione e smaltimento degli alimenti”
Se c’è però un aspetto dell’Expo a cui va riconosciuta una buona gestione, è quello della sicurezza sul lavoro.
L’Inail, l’Istituto nazionale per la sicurezza contro gli infortuni, aveva calcolato che per un evento come Expo si rischiavano 20 mila infortuni.
Grazie alla collaborazione tra Expo spa e sindacato, il numero e l’entità  degli incidenti, che pure non sono mancati, sono stati molto al di sotto delle medie statistiche: finora 93 infortuni sul lavoro, di cui solo sette gravi.
Ora però il rischio è che, nel finale, per evitare brutte figure, si sorvoli sulla sicurezza dell’esposizione.
Anche se Susanna Cantoni della Asl, come riportato ieri da Repubblica, esibisce tranquillità : “Le autocertificazioni sono un atto serio, chi firma si prende la responsabilità ”.
E poi i controlli sono stati continui, durante i lavori: “Proprio per garantire una maggiore sicurezza, i progetti sono stati esaminati da una commissione di vigilanza integrata che ha riunito tutti i protagonisti, dai Comuni ai vigili del fuoco fino ai tecnici Expo”.
Ora nel sito i lavoratori sono raddoppiati, passando nell’ultima settimana da 3 mila a 6 mila, attivi su 200 cantieri in cui oggi operano 112 auto-gru.
Intanto è stata avviata un’ennesima operazione di retorica buonista, sul fronte della comunicazione: quella sulla “Carta di Milano”.
È, per ora, la bozza di un “Protocollo di Milano” sulla nutrizione, catalogo di buoni propositi da sottoporre alla firma dei visitatori di Expo e dei rappresentanti dei Paesi partecipanti, con l’obiettivo di farlo sottoscrivere da 20 milioni di persone per poi consegnarlo all’Onu.
È, in realtà , un testo uscito dagli uffici del Barilla Center for Food & Nutrition, ora all’esame del Comitato scientifico di Expo.
Vi si legge che “le Parti si impegnano a eliminare la fame e la malnutrizione”.
Proposito impegnativo. L’accordo comunque non è vincolante.
La bozza sarà  presentata oggi a Palazzo Vecchio di Firenze e punta a riuscire là  dove hanno fallito i “Millenium Development Goals”, impegni assunti dalle Nazioni Unite che scadono proprio nel 2015.

Gianni Barbacetto e Marco Maroni
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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EXPO: LA FAMOSA INVASIONE DEI 2 MILIONI DI CINESI A MILANO

Marzo 25th, 2015 Riccardo Fucile

RISPETTO ALLE PREVISIONI INIZIALI DA 20 MILIONI I VISITATORI SI SONO RIDOTTI A 12 E I CINESI DA DUE A UNO… MA I CONTI NON TORNANO (E FORSE E’ MEGLIO COSI’)

I conti di Expo non tornano. Non parliamo di soldi e bilanci, ma di cinesi.
Sì, perchè nelle mirabolanti previsioni del successo planetario di Expo 2015, si è annunciato che per l’esposizione universale arriveranno a Milano 20 milioni di visitatori, tra cui 2 milioni di cinesi.
Poi, per paura di essersi fatti prendere la mano dall’entusiasmo, le cifre sono state un po’ ridimensionate: i visitatori saranno 12 milioni, tra cui 1 milione di cinesi.
Ma proviamo a fare i conti.
L’Expo dura sei mesi, cioè 180 giorni. Se in sei mesi i cinesi arrivati saranno 1 milione, significa che ne sbarcheranno a Milano 5.555 al giorno.
Vuol dire 20 aerei al giorno di soli cinesi per portarli e altrettanti per farli tornare in patria, 40 aerei al giorno.
Consideriamo pure che la metà  dei cinesi arrivi dalla Cina sbarcando in altre città  d’Italia e d’Europa, per fare un tour più ampio di quello del solo sito di Rho-Pero, e che poi raggiunga Milano in bus o in treno.
Restano pur sempre 2.700 cinesi ogni giorno, per sei mesi, che devono sbarcare a Li-nate o a Malpensa: almeno 10 aerei al giorno Pechino-Milano, o Shanghai-Milano, e altri 10 sulla rotta opposta.
Faccio fatica a immaginare la scena. Ma se andrà  così, val la pena di fondare subito una compagnia aerea dedicata.
Se poi ai cinesi uniamo tutti gli altri stranieri attesi, l’affare si fa ancor più complicato. Almeno la metà  dei 12 milioni ipotizzati potrebbero arrivare in aereo: 6 milioni di persone, più di 30 mila al giorno.
Vuol dire 120 voli in più ogni giorno in arrivo e altrettanti in partenza.
Ma è possibile?
Non oso poi pensare l’impatto dei previsti 12 milioni sulle strade milanesi, sui taxi, sugli autobus, sui tram, sul metrò.
Anche perchè chi vorrà  visitare l’Expo ci andrà  preferibilmente la mattina e ne uscirà  la sera tardi, per passarci un po’ di ore e ammortizzare il costo del biglietto (non proprio a buon mercato).
Vuol dire che in città  si muoveranno in media oltre 60 mila persone al giorno in più rispetto alla popolazione normale.
Un po’ meno nei giorni feriali, molti di più il sabato e la domenica.
E prevedibilmente i movimenti saranno concentrati al mattino subito dopo l’apertura (in andata), e la sera a ridosso della chiusura (al ritorno).
Decine di migliaia di persone in più, rispetto agli utenti abituali, che useranno auto, bus e mezzi pubblici. Un ingorgo programmato permanente.
Quasi quasi agli organizzatori (e ai gestori di servizi, dai trasporti ai ristoranti) conviene sperare che i visitatori siano molti meno del previsto, per evitare di bloccare tutto o collassare il sistema.
Come andrà ? Comunque vada, sarà  un successo. Ne sono convinto, alla faccia dei gufi. Chi mai dirà  che le cose non sono andate secondo le previsioni?
A nessuno conviene dichiarare il flop. Il grande circo si metterà  in moto, magari con qualche ritardo e larghe aree non finite.
I molti lavori in corso anche dopo il 1 maggio saranno nascosti dalle “quinte di camouflage”, come previsto da una gara (da 1 milione e 100 mila euro) per mascherare i ritardi.
E i milanesi vivranno per sei mesi immersi nell’aria frizzante e internazionale del “fuori salone”, come succede ogni anno nella settimana del Salone del mobile.
Magari all’Expo non ci andranno nemmeno, ma potranno frequentare aperitivi, feste, eventi, manifestazioni, mostre, esibizioni, happening, concerti e auto in doppia fila.
Ci sarà  da divertirsi, qualche soldo arriverà  dai visitatori, cresceranno i seguaci di Airbnb (affittare la propria casa ai turisti e andare a vivere dalla fidanzata o dai parenti).
Forse non si nutrirà  il pianeta, ma un po’ di energia alla vita dei milanesi, chissà , potrà  arrivare.

Gianni Barbacetto
(da “il Fatto Quotidiano”)

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IL DOPO PISAPIA: LE MANI DI RENZI SULLA CITTA’

Marzo 24th, 2015 Riccardo Fucile

DOPO L’ANNUNCIO DEL SINDACO, SI SCALDANO I FEDELISSIMI DEL PREMIER, IMPEGNATI NELLA CACCIA ALLE POLTRONE

Le pressioni su Giuliano Pisapia e la caccia a un nuovo candidato sindaco di Milano erano in corso da tempo.
Nel pomeriggio di domenica scorsa, a sorpresa, sotto una pioggerellina noiosa che pareva l’esatto contrario dell’incredibile arcobaleno che aveva salutato la grande festa della vittoria in piazza Duomo, il 30 maggio 2011, l’annuncio che molti aspettavano, Pisapia l’ha dato: “Non sarò candidato a diventare il tredicesimo sindaco di Milano”. Il gran rifiuto era messo in conto e anzi in molti, soprattutto a sinistra, ci speravano. Ma ora che è arrivato obbliga la politica a iniziare subito una campagna elettorale che sarà  lunga 14 mesi e che mostrerà  una doppia guerra fratricida, senza esclusione di colpi, che si combatterà  dentro la sinistra e dentro il Pd.
Perchè Pisapia ha detto no? “Perchè l’avevo chiarito fin dalla campagna elettorale del 2011: se avessi vinto avrei fatto un solo mandato”.
Per coerenza, dunque, e non per stanchezza. “perchè la politica non deve essere una professione, ma un servizio”.
Non che non fosse stanco, “Giuliano”, come lo chiamano i suoi amici e i milanesi che se lo ricordano giovane militante della sinistra.
Stanco di vedersi rinfacciare le cose che non è riuscito a realizzare perchè una città  come Milano è una grande macchina difficile da governare.
Stanco di essere considerato una specie di traditore dalla parte più a sinistra dello schieramento che l’ha sostenuto e che lo immaginava come una sorta di Che Guevara arrivato a conquistare Palazzo Marino.
Stanco dell’arroganza degli Squaletti del Pd, i Bravi Ragazzi renziani di Milano che nessuno conosce fuori dalla circonvallazione (e pochi anche dentro), ma che pretendono di dargli ordini, credendo davvero di essere loro il più grande partito della città .
Non è stata comunque la stanchezza a fargli fare il gran rifiuto, perchè l’uomo è combattivo e le sfide, semmai, lo galvanizzano.
Ma sa che il prossimo mandato sarà , per chiunque vinca, difficilissimo: senza soldi, a gestire una città  sempre più complicata, in una fase politica che non è più quella in cui ha vinto.
Giuliano Pisapia in questi anni ha perso qualche battaglia, ha fatto qualche compromesso, ha creato qualche delusione.
Ma resterà  nella storia di Milano l’uomo che è riuscito a compiere il miracolo: riportare il centrosinistra alla guida della città  che ha visto passare il craxismo, il leghismo, il berlusconismo.
Ha fatto vincere, sotto quell’incredibile arcobaleno, la “rivoluzione arancione” e poi, malgrado i molti disillusi, ha saputo tenere Palazzo Marino fuori dalle bufere giudiziarie che hanno spazzato tutti gli altri palazzi del potere ambrosiano.
Un sindaco onesto, al di là  di ogni dubbio.
Non è poco, di questi tempi.
E in fondo, quello che ha retto meglio la fine della fase che aveva fatto vincere altri sindaci più o meno “arancioni”, da Luigi De Magistris a Napoli fino a Marco Doria a Genova, per non dire di Ignazio Marino a Roma.
Resterà  il sindaco che ha aperto una fase nuova, dimostrando che la sinistra pulita può vincere anche nella terra di Craxi, di Bossi e di Berlusconi.
Ora si facciano sotto altri, anche anagraficamente più giovani, per tentare di gestire una fase che avrà  a che fare con buchi di bilancio e grandi difficoltà  a rientrare dagli investimenti fatti per una M4 di cui la città  poteva fare a meno e per i terreni di Expo che dopo la fiera nessuno vuole.
Sotto a chi tocca.
Dentro il Pd, a Pierfrancesco Majorino che tenterà  di unire gli antirenziani, che a Milano sono forti; o a Lia Quartapelle, volto umano dei Bravi Ragazzi maestri d’arroganza che nel nome di Renzi (e nella scia di Penati) qui hanno conquistato il partito; o a Emanuele Fiano, che tenterà  una mediazione tra le diverse anime. Piacerebbe tornare nella sua città  anche a Ivan Scalfarotto, che per Renzi ha dimenticato i Girotondi.
A Stefano Boeri non dispiacerebbe avere la rivincita.
Andrea Guerra, l’ex ad di Luxottica, sarebbe per il renzismo il candidato perfetto. Umberto Ambrosoli sarebbe l’anima della Milano civica e fuori dai partiti.
Giuseppe Sala, commissario di Expo, sarebbe la carta vincente se Expo dovesse essere un trionfo (e se alla fine dell’esposizione le manette non torneranno a scattare). Tra 14 mesi, poi, sarà  libero anche Ferruccio de Bortoli, in uscita dal Corriere della sera, “papa straniero” che potrebbe portare la pace dopo il conflitto sanguinoso che si è già  aperto e che potrebbe perfino finire — chissà  — col restituire a un centrodestra smarrito e diviso la guida della città .

Gianni Barbacetto
(da “il Fatto Quotidiano”)

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EXPO’ LA FESTA DEL TAROCCO: FACCE DI FRUTTA E FACCE DI BRONZO

Marzo 24th, 2015 Riccardo Fucile

SE VA AVANTI COSI’, LO INAUGURA FOODY LA MASCOTTE

Se va avanti così, a tagliare il nastro all’inaugurazione dell’Expo ci sarà  solo Foody, la povera mascotte del Grande Evento, un pupazzo con la faccia di frutta e verdura che, direte voi, è sempre meglio che aver la faccia di bronzo o peggio.
O forse no: a inaugurare la Grande Esposizione Universale ci saranno tutti, in pompa magna e con la banda, la propaganda a soffiare retorica del Grande Colpo di Reni italiano.
La seconda ipotesi è la più probabile, secondo la ben nota teoria da generali in pensione secondo cui è meglio dire che hai vinto anche quando hai perso. Prepariamoci.
E prepariamoci anche a un piccolo cambio di tono: non sarà  una retorica di tipo imperiale rivolta al pianeta (“Ehi, mondo, guardate cosa sappiamo fare!”), ma un messaggino rassicurante per il consumo interno (“Oh, dai, ci abbiamo messo una pezza”).
Ora serve una premessa solenne.
Non è questione di gufi e gufismi, si spera che l’Expo vada benone, che ci si diverta, si mangi bene, eccetera, eccetera, ma i segnali non sono esattamente entusiasmanti.
Gli studi di redditività  della manifestazione sbandierati fin qui parlavano di 20-24 milioni di visitatori, per esempio.
E Matteo Renzi, invece, in visita a Milano, proprio su quei cantieri che sono tornati ieri sulle prime pagine (favori, Rolex e CL compresi), ha indicato come obiettivo i 10 milioni di biglietti venduti.
Un dimezzamento netto degli obiettivi.
Ci sarebbe dell’altro. Chi ha ragione sui biglietti già  venduti?
Le notizie di stampa rilanciate dall’organizzazione (fonte principale il Commissario Unico Sala) che parlano di otto e passa milioni di tagliandi già  staccati, o il giovane dinamico Premier che dice che quei milioni sono al momento solo tre?
Non proprio dettagli, se si pensa che la presenza di visitatori è il principale indicatore per valutare il successo di un grande evento.
L’Expo di Hannover del 2000, per esempio, di visitatori ne ebbe diciotto milioni, ed è considerata un enorme flop (pure senza favori, Rolex e CL).
Se si sommano questi dati ad altri dati, forse più impalpabili, più legati alle varie sensibilità , più “emotivi”, per così dire, si vedrà  che il quadro non migliora.
Che ci sia un’inchiesta su presunti maneggi, con tanto di inchieste, arresti, intercettazioni, anche sul Padiglione Italia ha il beffardo sapore della metafora, ma anche una sua micidiale potenza evocativa.
Padiglione Italia: appunto. Nè migliora il quadro il peccato originale dell’Expo, che fu decidere di costruirla su terreni privati anzichè valorizzare aree pubbliche.
E poi, aspetto veramente grottesco della faccenda, ci si metta anche il fatto che ancora nessuno ha la minima idea di cosa fare di tutto quello che rimarrà , insomma di come utilizzare quelle aree su cui si sono gettati a secchiate milioni e milioni di euro.
Il tutto mentre si vagheggiava di orti e contadini, cibo sano e tradizioni, sostenibilità  e nutrire il pianeta, per trovarsi poi tutto quanto sponsorizzato da Coca Cola e McDonald’s.
Per non dire dei diecimila e più “volontari” che lavoreranno all’evento.
Gratis, tanto per mandare un segnale chiaro e forte sulla dignità  del lavoro
Ora, l’ottimismo obbligatorio faccia il suo corso, si applichi fino in fondo la vecchia prassi di gridare alla vittoria anche quando si perde quattro a zero.
Certo però che la frase pronunciata nei cantieri Expo dal Caro Leader suona un po’ inquietante: “Mostreremo al mondo di cosa siamo capaci”.
Eh, già , il timore è proprio quello.

Alessandro Robecchi
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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PISAPIA NON SI RICANDIDA: “NESSUNO È INDISPENSABILE, LA POLITICA NON E’ UNA PROFESSIONE”

Marzo 22nd, 2015 Riccardo Fucile

“HO SEMPRE DETTO CHE AVREI FATTO UN SOLO MANDATO”

ll sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, ha annunciato che non si ricandiderà  per la carica di primo cittadino alle elezioni comunali del 2016.
“Non sarò candidato sindaco nel 2016”, ha detto in una conferenza stampa convocata ad horas a Palazzo Marino. “Non è una scelta fatta per stanchezza – dice – ma per coerenza”.
“Fin dalla campagna elettorale – spiega Pisapia – ho sempre detto che avrei fatto un solo mandato, anche perchè volevo che” a Milano crescesse “una classe dirigente di sinistra capace di governare la città “.
Il sindaco aggiunge: “La politica deve essere un mettersi al servizio, mettersi a disposizione”.
Il sindaco spiega di non avere “mai parlato con nessuno a livello nazionale” della scelta di non ricandidarsi per le amministrative del 2016. “Non ho mai ricevuto pressioni dai partiti”, aggiunge ribadendo che la sua è stata una scelta “in assoluta autonomia”. “L’importante è che prosegua questa nuova pratica politica”.
Nell’annunciare che non si ricandiderà  a sindaco nel 2016, Pisapia sottolinea come, durante questo mandato, sia stato “importante dare responsabilità  ai più giovani”.
“Non mi piace – afferma il primo cittadino – la parola rottamare ma sono orgoglioso di avere aperto una strada anche a livello nazionale”.
Il sindaco continua: “Non sono mai stato attaccato a un posto o a un ruolo e ho sempre creduto che nessuno è indispensabile”.
Ricordando che alle prossime elezioni comunali manca un anno e due mesi, Pisapia assicura il suo massimo impegno fino all’ultimo giorno.
“Garantisco il mio massimo impegno, ancor più di oggi, per la città  ed Expo”, dice. “Voglio continuare a essere il sindaco di tutti i milanesi fino all’ultimo giorno.
Il mio fine è e resta il bene di Milano -aggiunge – e son sicuro che fra un anno potrò essere ancora più orgoglioso del lavoro fatto”.

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EXPO, NESSUN TWEET E SITO SOLO IN DUE LINGUE: I SILENZI DI VERYBELLO

Marzo 19th, 2015 Riccardo Fucile

IL PROFILO TWITTER ESISTE MA E’ VUOTO E IL PORTALE E’ ANCORA IN FASE BETA A 45 GIORNI DALL’INAUGURAZIONE

Il 24 gennaio era un sabato. Giorno insolito per una conferenza stampa.
La scelta svelava urgenza, rapidità , efficienza.
Il ministro per i Beni culturali, Dario Franceschini, annunciò soddisfatto il varo del sito verybello.it in vista dell’Expo: 1.300 eventi, appuntamenti di arte, opera, festival letterari, cinema, danza, jazz da comunicare al mondo in vista dell’Esposizione universale a Milano.
Entro i primi di febbraio, promise il ministro, «il sito parlerà  inglese, russo, portoghese, cinese, spagnolo, tedesco e francese».
Siamo a metà  marzo (quindi a nemmeno 45 giorni dall’inaugurazione dell’Expo) e, a tutt’oggi, il contestato verybello.it parla solo e desolatamente italiano e inglese (ma il tanto decantato nuovo mercato cinese con 100 milioni di turisti l’anno?).
Il profilo Twitter appare vuoto e soprattutto inattivo (@verybello non ha ancora twittato). Su Facebook siamo fermi a un post del 26 gennaio e ad appena 1.886 condivisioni.
In più verybello.it è ancora in fase beta, ovvero non definitiva.
C’è da chiedersi cosa sia successo, se cioè le tante e sarcastiche polemiche sullo slogan scelto, quel discuti-bile mix angloitaliano, abbiano scoraggiato i vertici del ministero. Oppure che, più semplicemente, all’annuncio sia poi seguito ciò che troppo spesso si registra in Italia: il silenzioso abbandono del progetto, il rassicurante ritorno alla normalità  quotidiana.
Sicuramente non è responsabilità  personale di Franceschini, un ministro non può controllare sempre tutto nel dettaglio.
Ma è qui il punto: a 45 giorni dall’Expo nessuno si è più occupato di uno strumento che, nonostante le contestazioni, poteva avere una sua potenzialità  comunicativa.
Ma il non parlare cinese, spagnolo, russo (l’arabo è chiedere troppo, anche se i mercati del domani gravitano anche in quell’area) dimezza la forza dell’operazione, comunque indebolita da una visibile mancanza di cura quotidiana.
Banale dirlo, ma meglio un annuncio in meno che un progetto in agonia in più.

Paolo Conti

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