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OBIETTIVO TERZO POLO: FAR CADERE BERLUSCONI

Maggio 19th, 2011 Riccardo Fucile

UFFICIALMENTE FINI, CASINI E RUTELLI NON APPOGGERANNO IL CENTROSINISTRA AL BALLOTTAGGIO….IN REALTA’ E’ IL CONTRARIO

Piazza Montecitorio, pomeriggio assolato.
Arriva Gianfranco Fini seguito da tutto il suo entourage. Serio, schivo, non vuole giornalisti e telecamere.
Una trentina di bambini della scuola elementare Montessori di Foggia lo incrocia, lo riconosce e gli salta addosso per festeggiarlo al coro “Fini, Fini!”. Lo stesso trattamento tocca a Pier Ferdinando Casini.
La tensione è stemperata. A Francesco Rutelli poco o niente.
Ma tutti sorridono increduli.
Poco dopo è in programma la prima conferenza stampa collettiva del Terzo polo per rispondere alle domande, alle illazioni o ai semplici dubbi riguardo a cosa faranno ai ballottaggi di Milano e Napoli.
Centrosinistra o centrodestra?
Nessuno dei due, almeno ufficialmente.
A sentire loro saranno i singoli candidati a dettare la linea “sono loro che si sono spesi sul territorio, e sono loro i responsabili verso l’elettorato”, spiegano in coro.
Mentre a livello nazionale nessuno dirà  niente, nessun “endorsement, per favore. Non fatemi domande nel merito”, risponde un deputato di Fli, in versione anonima.
Eppure qualcuno ha già  parlato. Adolfo Urso e Andrea Ronchi hanno scelto da che parte stare: a Milano con la Moratti, a Napoli con Lettieri, e anche l’euro-deputato Potito Salatto ha fatto intendere in maniera semi-esplicita la medesima tendenza.
Ancor più accorti, ma sempre tendenti a destra Mario Baldassarri e Giuseppe Scalia. Cinque, quindi, e tutti di Fli.
Gli altri, dai falchi finiani fino all’Udc, fanno gruppo, in particolare sulla strategia ufficiosa: far cadere Berlusconi, a costo di votare Pisapia e De Magistris.
Lo dicono, o lo lasciano intendere i big a microfoni spenti; lo grida Bossi (“Hanno fatto l’accordo con il centrosinistra”), lo esplicitano (indirettamente) sia Raimondo Pasquino che Manfredi Palmeri.
Il primo risponde: “La discriminante è la legalità  e che finisca la politica dell’emergenza e del miracolismo”.
E qui si riferisce alle liste elettorali e alla presenza in campagna elettorale di ministri e del presidente del Consiglio.
E ancora: “La camorra — continua Pasquino — deve restare fuori dal palazzo e la normalità  deve essere l’elemento con cui si misura la capacità  di governo della città ”.
Tradotto: con il candidato piazzato da Nicola Cosentino non abbiamo niente da spartire.
Quindi Palmeri: “Noi non sosteniamo nessuno e invitiamo piuttosto entrambi, e in particolare il sindaco, a fare ciò che non hanno fatto durante la campagna elettorale, e cioè dialogare con la città ”.
Soprattutto su quali sono le strategie della Moratti riguardo l’Expò del 2015. “Vede, le nostre richieste sono lapalissiane, limpide ma ugualmente irricevibili per Pdl e Lega — spiega un altro deputato di Fli —. Noi andremo avanti così, comunque domani Italo Bocchino ha convocato un’assemblea nazionale per ratificare la scelta”.
Più che per ratificare, per mettere con le spalle al muro i dissidenti: chi non rispetta le indicazioni della maggioranza è fuori dal partito.
A Ronchi tutto ciò non interessa, lui è sulla via di Palazzo Grazioli con in mano un sottosegretariato; per Urso si tratta, come da molti mesi a questa parte. Eppure ieri lo scontro si è spostato sul web, a colpi d’insulti.
Insomma, qualcun altro resterà  per strada.
E non ufficiosamente.

Alessandro Ferrucci e Sara Nicoli
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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TRA PISAPIA E SALVINI SCEGLIAMO PISAPIA: LA MORATTI E’ SOLO UN PRESTANOME

Maggio 18th, 2011 Riccardo Fucile

CON UN VICE-SINDACO RAZZISTA NON PUO’ ESSERCI NESSUNA CONVERGENZA IDEOLOGICA… NON DIMENTICHIAMO LE SUE FRASI CONTRO I MERIDIONALI CHE PUZZANO, LA SUA RIVENDICAZIONE “PADANIA NON E’ ITALIA”, IL SUO DISPREZZO DELL’UNITA’ NAZIONALE, LA SUA COSTANTE ISTIGAZIONE XENOFOBA… PISAPIA E’ DISTANTE DA NOI, MA E’ UNA PERSONA PERBENE E INTENDE IMPEGNARSI NEL SOCIALE

Tra dieci giorni vi sarà  il ballottaggio a Milano e diversi esponenti dei partiti tagliati fuori dal rush finale stanno esprimendo il proprio orientamento.
E’ di oggi la dichiarazione dei grillini che lascieranno libertà  di voto ai propri elettori anche se, sottolineano, “molti dei nostri stanno con Pisapia”.
Altrettanto sembra orientata a fare “Futuro e Libertà “, dove solo Urso e Ronchi, adempiendo al loro ruolo di quinte colonne dei berluscones, dichiarano che non vi possono essere dubbi nel preferire la Moratti, mentre Granata ha affermato che voterebbe Pisapia.
E parere di molti opinionisti che per i finiani sia un modo per non decidere, ma che sotto sotto le simpatie vadano per i candidati che si oppongono al Pdl.
Non vediamo, in questa posizione, nessuna anomalia:
1) Perchè non si tratta di “tradire una tradizione di destra”, essendo il governo Berlusconi-Bossi-Scilipoti non una coalizione di destra, ma un esecutivo affaristico-razzista con una spruzzatina di deputati venduti.
E chi ha radici culturali di destra nulla può avere a che spartire con quella che Staiti ha definito la “becerodestra” al potere in Italia.
2) Perchè non si può uscire da quella corte di miracolati, corrotti e puttanieri e poi appoggiarli anche solo localmente.
Si deve solo contribuire alla loro dipartita il prima possibile, dopo tutto il fango, le calunnie, le diffamazioni, i dossier taroccati, i falsi attentati, le false escort che hanno vomitato contro chi ha osato dissentire dal loro unico interesse: salvarsi il culo dai processi.
Mai in Italia si era assistito a operazioni sporche come quelle messe in atto da un partito di accattoni che, sotto di 9 voti alla Camera, invece che avere la dignità  (da uomini di vera destra) di sottoporsi al giudizio degli elettori, ha condotto una lurida campagna acquisti di deputati, formalizzando un “gruppo dei venduti”, cosa che non sarebbe accaduta in alcuna democrazia occidentale.
3) Nessun uomo di destra può appoggiare un candidato il cui leader chiama una delle principali istituzioni del Paese un “cancro da estirpare” e i giudici “brigatisti”.
Un uomo di destra ai processi si presenta e si difende, non fugge da vigliacco.
A destra si sta con coerenza e dignità , e, quando si vince, dimostrando semmai umiltà , non arroganza.
Nell’interesse del popolo italiano, non a difesa dei propri.
Un uomo di destra vuole vedere emergere chi vale e chi merita, non servi e maggiordomi, donnette isteriche e piduisti riciclati.
4) Un uomo di destra ha rispetto per chi ha scelto itinerari diversi, opposti ai suoi, ma li ha percorsi con coerenza.
Non esistono più nemici, come farebbe ancora comodo a qualcuno, ma solo avversari, con cui confrontarsi.
Noi abbiamo l’orgoglio di cercare di far “vincere” le nostre idee, affinchè diventino patrimonio comune e maggioranza nel Paese, ma se provassimo a farlo con l’inganno, con la corruzione, con l’intrallazzo, avremmo già  perso in partenza.
Perchè avremmo tradito proprio quelle idee.
E chi governa deve essere pulito e non concedere favori a nessuno, neppure a figli aspiranti Batman.
5) Il confronto a Milano non è in realtà  tra Pisapia e Mestizia Moratti, ma tra Pisapia e il leghista Matteo Salvini, già  designato vice-sindaco con poteri di controllo sulla stessa sindaco.
Matteo Salvini rappresenta l’antitesi dei valori di destra ed è il modello del becerume leghista, degli egoismi e degli interessi di bottega di appena il 9% dei milanesi.
Leggesi che sta sui coglioni al 91% dei meneghini e degli italiani.
La sua attività  politica è limitata a far finta di cacciare i rom, salvo poi farsi beccare in un fuori onda dove dice l’opposto. Circostanza che in qualsiasi altro Paese civile lo avrebbe fatto cacciare a pedate nel culo dal partito, salvo ovviamente che dal circo Barnum di via Bellerio.
Salvini è colui che fa finta di non volere i profughi e gli immigrati a Milano, ma poi non ha la coerenza di dimettersi dal partito quando Maroni glieli impone.
E’ il classico esponente della Lega “di lotta” anticasta che percepisce 16.000 euro al mese dal Parlamento europeo dove non lo vedono mai.
E’ quel losco figuro che cantava in compagnia di altri beoni padani canzoni da caserma contro i “meridionali che puzzano” o che si fa fotografare con la maglietta “Padania is not Italy”, ma non gli fa schifo incassare lo stipendio dallo Stato italiano.
E’ colui che gira nei quartieri fomentando avversione verso gli immigrati, salvo dimostrare l’incapacità  del suo governo di allontanare dal paese chi veramente delinque e di assicurare invece strutture e integrazione a chi vive onestamente.
Qualcuno dirà  che Pisapia ha un passato in Rifondazione e un presente nel partito di Vendola: certo, siamo distanti da lui su molti temi, ma mai quanto l’altro potenziale sindaco che usa Mestizia come prestanome.
Dalla Milano da bere non vogliamo passare alla Milano dei   beoni e dei ladroni.
Per questo voteremmo per un volta un avversario almeno leale e che offre garanzie di impegno sociale verso i più deboli.
La “becerodestra” è come il muro di Berlino: bisogna prima abbatterla per poter ricostruire una nuova destra civile, sociale e nazionale.
Anche turandosi il naso.

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MORATTI E BERLUSCONI, E’ LITE: “SILVIO, FAI UN PASSO INDIETRO”, “TI LASCIO SOLA, COSI’ PERDI TU “

Maggio 18th, 2011 Riccardo Fucile

LETIZIA: “NON VOGLIO PIU’ INTROMISSIONI NE’ COMIZI DAVANTI AI TRIBUNALI, SONO IO CHE VINCO O PERDO, DECIDO IO COME PORTARE AVANTI LA PARTITA”…SILVIO: “E IO MI SFILO, SE PERDI E’ SOLO COLPA TUA, HAI LA PUZZA SOTTO IL NASO”

“Non voglio che si parli più di giustizia, di temi nazionali. Basta intromissioni e comizi davanti a Palazzo di Giustizia.Sono io che vinco o perdo, è la mia partita e voglio essere io a decidere come portarla avanti”.
Letizia Moratti non ha usato toni morbidi con il premier ieri, durante un rapido incontro, e ha posto una serie di condizioni: “Per continuare la battaglia, è necessario che tu faccia un passo indietro, bisogna trattare dei problemi della città , non del governo”.
E’ il messaggio che Silvio aspettava: così, in caso di sconfitta, potrà  dare la colpa alla Moratti.
Di conseguenza non parteciperà  alla campagna elettorale in queste due settimane: niente comizi, niente raduni, niente show davanti alle aule processuali.
Il Pdl milanese gli ha chiesto perlomeno di organizzare una iniziativa con Bossi, ma lui a impegnarsi per la Moratti e di sfilare accanto al Senatur non ne vuole neppure sentir parlare.
Prima erano tutti amiconi, ora non riconosce più nessuno.
Della Moratti ora dice, con la solita modestia: “Se non fosse stato per me, avrebbe perso già  al primo turno, non ha mai attirato le simpatie della gente, ha la puzza sotto il naso”.
E per il compagno di merende Umberto: “Ha remato contro, tifa per Tremonti, ma il gioco non gli riuscirà “.
E’ un clima di veleni quello che si respira all’interno della maggioranza.
Il premier fa i conti con la sconfitta, difficile se non impossibile recuperare al ballottaggio uno svantaggio simile.
Silvio se la prende anche con Formigoni, reo di non essersi impegnato abbastanza nella campagna elettorale.
Poi ritorna sui suoi soliti temi: “Dobbiamo smascherare chi sta dietro a Pisapia”. E oggi escono i soliti manifesti in cui chiede ai milanesi di non consegnare la città  ai centri sociali.
Ai ministri ha detto “ora metteteci voi la faccia”, lui non lo farà .
La strategia sarà  quella di depotenziare il voto per non far ricadere la sconfitta sul governo.
Se prima il voto era politico e a favore o contro di lui, ora improvvisamente è un semplice voto amministrativo.
Nello stato maggiore del Pdl si fa strada la convinzione che l’impostazione della campagna elettorale sia stata completamente sballata e che Silvio abbia solo creato danni alla Moratti.
Ma il premier, annichilito ormai dalla sua presunzione, ha ancora il coraggio di dire: “Senza di me si perde, ma non posso fare tutto io”.
In effetti per la vittoria della sinistra ha già  fatto abbastanza.

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SILVIO ACCUSA LA LEGA: “DISTINGUERSI SU TUTTO NON PAGA”

Maggio 18th, 2011 Riccardo Fucile

IN VISTA DEI BALLOTTAGGI ORA I MODERATI DEL PDL SUGGERISCONO UN CAMBIO DI ROTTA… REGOLAMENTO DI CONTI TRA FALCHI E COLOMBE ALL’INTERNO DEL PARTITO

La fortezza berlusconiana mostra crepe visibili nei bastioni.
Berlusconi vede che l’onda lunga del 2008 si è andata ad infrangersi sugli scogli di Milano e della Lega, con Bossi che ieri a via Bellerio ruggiva («perdiamo per colpa del Pdl e della Moratti che è bollita»).
Nelle stesse ore, man mano che i dati veri del ministero dell’Interno confermavano le proiezioni, anche il premier accusava la Lega di avere contribuito a questa batosta, «perchè differenziarsi come hanno fatto loro negli ultimi tempi, su tutto, non paga».
Chissà  se nella telefonata che c’è stata tra i due queste cose se le sono dette in faccia.
Nel giro stretto del capo, rimasto in silenzio stampa ad Arcore con il suo portavoce Paolo Bonaiuti, c’è aria di funerale.
E molti adesso ammettono che la ricandidatura della Moratti sia stato un errore.
Lui, Berlusconi, deve ripensare la strategia di comunicazione, con quale linea riprendere la campagna elettorale per il secondo turno.
Sono tanti i dirigenti del Pdl che gli consigliano più moderazione, di concentrarsi sui problemi della città , di non continuare con il bombardamento della procura di Milano e i concentramenti rumorosi davanti al Tribunale. Ascolterà  questi consigli che anche Bossi gli aveva dato?
Riuscirà  a far emergere la vera anima moderata della Moratti e non dare ascolto alla Santanchè e Sallusti che nel partito con cattiveria hanno soprannominato Olindo e Rosa.
Adesso Berlusconi è deluso, amareggiato, stupito.
Stupito che Lettieri a Napoli non ce l’abbia fatto al primo turno mentre il «forcaiolo» De Magistris abbia superato il 20% dei voti.
Perfino a Cagliari il candidato del centrodestra Fantola è costretto al ballottaggio e a inseguire il vendoliano Massimo Zedda (Sel) addirittura in vantaggio.
Ma lo choc di Berlusconi è per la sua Milano, per il dato di Pisapia che veleggia attorno al 48%.
«Non è pensabile che una città  come Milano non possa essere governata da noi. È una città  che deve guardare avanti e non può guardare al passato».
Ha chiesto spiegazioni al coordinatore Verdini che, imbarazzato, nel pomeriggio ha subito risposto che bisognava aspettare i dati certi, i voti scrutinati e non le proiezioni.
Certo, ha provato a dire Verdini, la Moratti ha un trend negativo…
«Negativo? Pessimo. Se questi dati verranno confermati dallo scrutinio, al ballottaggio non vinceremo mai, nemmeno se recuperassimo tutti i voti moderati in libera uscita», ha osservato il premier.
Il quale è ancora più deluso, amareggiato e stupito per il flop personale come capolista del Pdl a Milano.
La città  non l’ama più?
Nella scorsa tornata aveva fatto il pieno di preferenze totalizzandone 53 mila. Un plebiscito che questa volta non c’è stato.
Una cifra terribile di sfiducia per il futuro politico di Berlusconi, che testardamente ha voluto trasformare queste elezioni amministrative in un referendum su se stesso, sul governo e sulle inchieste che lo riguardano.
Per Berlusconi a Napoli la vittoria al secondo turno potrebbe essere a portata di mano perchè il Pd non riuscirà  a trovare un accordo con De Magistris.
Poi quelli del Terzo polo mai e poi mai voterebbero per il «forcaiolo».
Ma a Milano lo spartito è diverso.
Qui il Cavaliere non ha il minino dubbio che Casini, Fini e Rutelli vogliano dargli il colpo finale del ko.
Ben sapendo che fargli perdere questa città  significa spezzare l’asse con Bossi e far cadere il governo.
Tenendo conto, ha spiegato Berlusconi, che la Lega non è andata bene a Milano.
Il Carroccio era accreditato del 15% e ora bene che vada raggiunge il 10%. Qualcuno nel Pdl sospetta che non ci sia stato un impegno forte del Carroccio, che avrebbe fatto votare per la propria lista e non per la Moratti.
Circolano le voci più incontrollate, sospetti e veleni tipici di una campagna elettorale andata male.
Veleni che scorrono anche dentro il Pdl.
La resa dei conti nel partito è rinviata alla fine dei ballottaggi, ma già  c’è chi dice «io l’avevo detto che andava a finire così».
Sono le colombe che puntano il dito contro gli «estremisti» interni, e non risparmiano nemmeno Berlusconi che ha forzato e sbagliato i toni.
C’è Scajola sul piede di guerra che attende di essere reintegrato nel governo. Non solo.
Cosa succederà  tra i Responsabili, tra i nuovi arrivati nella maggioranza che adesso sentono puzza di bruciato?
Continueranno a garantire il loro voto al governo?
Sono tanti gli interrogativi che si pone Berlusconi, il quale non vuole sentir parlare di divisioni.
Dovrà  avere il colpo d’ala, tirare il coniglio dal cilindro, salvare il salvabile alle amministrative e poi rilanciare l’azione del suo esecutivo con provvedimenti di crescita economica, di riduzioni delle tasse.
Tremonti glielo permetterà ? Sono queste le riflessioni che si ascoltano tra i dirigenti Pdl.

Amedeo La Mattina
(da “La Stampa“)

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IL FANTASMA DELLA SANTANCHE’ SULLA SCONFITTA DI LETIZIA

Maggio 17th, 2011 Riccardo Fucile

MALUMORI E RABBIA PER LA LINEA “CATTIVA”: “ABBIAMO PARLATO TROPPO PER SLOGAN”…. LA MORATTI CERCHERA’ DI SMARCARSI DAI CATTIVI CONSIGLIERI, MA ORMAI FORSE E’ TROPPO TARDI

Alla fine Letizia Moratti ha tirato fuori le unghie.
L’ha fatto a a mezzanotte meno dodici minuti, quando dopo una giornata passata chiusa in casa è andata alla sede del suo comitato elettorale, in via Romagnosi, per commentare il disastroso risultato.
E nel commentarlo, appunto, ha tirato fuori le unghie: ma non come le avevano consigliato il Giornale e la Santanchè.
Le unghie le ha tirate fuori non per graffiare Pisapia e il centrosinistra, ma per colpire Berlusconi e Bossi, cui ha attribuito la reponsabilità  della sconfitta. Naturalmente lei smentirà  e dirà  che questa è una malevola interpretazione.
Ma per chi l’ha sentita non c’era molto da interpretare.
La Moratti ha parlato pochi minuti, meno di cinque, ma è riuscita a ripetere un’infinità  di volte che il centrodestra deve aprire «una fase nuova» e che i moderati milanesi «non si sono sentiti tutti rappresentati»; che il voto di ieri è stato «un segnale politico che dobbiamo saper cogliere».
Non ha attaccato la stampa ostile, e i magistrati men che meno; non ha dato dell’estremista a Pisapia, anzi si è congratulata con la sinistra per l’ottimo risultato; non ha insomma cercato una causa «esterna» al mezzo (per ora è solo mezzo) tracollo elettorale.
È stata fin troppo chiara nel ripetere più volte che, se i milanesi hanno votato così, la colpa è del centrodestra.
Ed è stata fin troppo chiara anche nel far capire che questa colpa sta nell’estremizzazione, nella radicalizzazione dello scontro voluta e imposta dai falchi del Pdl; sta nelle divisioni della coalizione, cioè nelle liti più o meno conclamate tra Pdl e Lega; sta infine nella politicizzazione di queste amministrative.
«Abbiamo parlato troppo per slogan», ha detto la Moratti; e ancora: «Si è parlato troppo poco dei programmi per la città  e di che cosa ha fatto la giunta in questi cinque anni».
E chi ha voluto questa politicizzazione?
Chi ha trasformato l’elezione del sindaco di Milano in un referendum pro o contro il capo del governo?
I falchi del partito ieri sera dicevano ancora che è stato il fronte anti-berlusconiano il primo ad alzare il livello dello scontro e a dare un valore politico al voto amministrativo; ma lei no, la Moratti ha detto che è il centrodestra che «deve fare una profonda riflessione» e che deve aprire «da domani una nuova fase politica», in grado «di riaggregare tutte le forze moderate».
Letizia Moratti alla mezzanotte di ieri è parsa come una donna che non ha più niente da perdere e che quindi non ha più alcun timore nel tornare a essere se stessa.
Fino a sabato ha dovuto recitare una parte non sua, tirando fuori dossier per screditare l’avversario, ricorrendo all’archeologia giudiziaria, cantando e ballando sul palco, infine parlando a un comizio leghista con i toni di un Borghezio.
Tutto questo ha fatto il sindaco di Milano nei giorni scorsi, interpretando un personaggio che non le appartiene.
Le hanno detto evidentemente di fare così, e di sicuro non gliel’hanno detto quelli del suo staff, ieri furibondi con la linea Giornale-Santanchè.
Gliel’hanno detto i falchi del Pdl e in buona sostanza quella era la linea dello stesso Berlusconi, il quale è sceso in campo in prima persona impostando la campagna elettorale sul «pericolo comunista», sui magistrati che sono un cancro, su quelli di sinistra che non si lavano.
Una strada che Letizia Moratti ha percorso obtorto collo perchè le hanno fatto credere che fosse l’unica percorribile per vincere.
Ma ora che s’è visto che, al contrario, certe sparate hanno stancato e spaventato tanti moderati – non è casuale il flop dell’ultrà  Lassini, quello dei manifesti «Via le Br dalle Procure» – la Moratti ha deciso di svoltare.
E non l’ha fatto perchè s’illuda di convincere Berlusconi ad abbassare i toni e a «riaggregare» tutte le forze moderate, cioè Casini e Fini.
Letizia Moratti è una donna troppo intelligente per non capire che in due settimane è impossibile trovare una «nuova politica» in grado di far cambiare idea ai milanesi.
Ed è troppo intelligente anche per non capire che, dopo le sue parole di ieri sera, sarà  ancor meno amata dai leghisti.

Michele Brambilla
(da “La Stampa“)

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NEI CORRIDOI DEL PALAZZO ALEGGIANO I RUMORI DELLE CATENE: SI AGITA IL FANTASMA DEL GOVERNO TECNICO

Maggio 15th, 2011 Riccardo Fucile

LA PAURA DEL PREMIER: “A MILANO E’ IN GIOCO LA LEGISLATURA, E’ UN REFERENDUM SU DI ME”…IL TIMORE CHE LA MORATTI SIA SOTTO DI 4 PUNTI RISPETTO ALLA SOMMA DEI PARTITI CHE LA APPOGGIANO… NON VINCERE NELLA “SUA” MILANO, DOPO TRE ANNI DI GOVERNO, CON UN SINDACO USCENTE E AD OPERA DI UN ESPONENTE DELLA SINISTRA DI VENDOLA, PER SILVIO SAREBBE UNA BOTTA TREMENDA

Una cosa, per certo, Berlusconi non se la rimprovera.
E l’ha detto ieri alle persone con cui ha parlato. “Ho fatto tutto quello che potevo fare. Neanche stavolta, in questa campagna per le amministrative, mi sono risparmiato”.
“Tuttavia, devo ammettere – conclude così Berlusconi – che sono preoccupato lo stesso”.
È il voto di Milano quello che tiene in tensione il premier.
Il quale, anche a rischio di rasentare le strette regole elettorali, pure stamattina potrebbe parlare. Così come ha in animo domani, e lo ha confermato a più d’uno, di fare un nuovo show in tribunale per l’udienza Mills, dove fuori, a sostenerlo, ci sarà  la Santanchè, mentre tra i testimoni sfilerà  Flavio Briatore.
Due occasioni, che Berlusconi non intende affatto perdere.
Il perchè lo rivela lui stesso: “Questo non è un voto ordinario per sindaci e presidenti di provincia. Questo è un voto su di me e sul mio governo. È un voto in cui si gioca il futuro mio e della coalizione”.
Questo pensa Berlusconi.
E le preoccupazioni per quello che considera, a tutti gli effetti, un vero e proprio referendum, si concentrano soprattutto su Milano, su quanti consensi prenderà  lui stesso in quanto candidato.
Ebbe 53mila voti nel 2006, e adesso scendere al di sotto sarebbe uno smacco.
Ma è la sorte della Moratti che lo angoscia. Una donna che, Berlusconi lo sa bene, non ha feeling con la gente comune ed è sopportata, e votata per forza, dalla borghesia.
Una Moratti che rischia di andare in controtendenza rispetto ai risultati che potrebbero ottenere, insieme, Pdl e Lega.
Almeno quattro punti al di sotto di quello che otterrebbero i partiti al governo. Loro, ovviamente, sopra la fatidica soglia del 50%, lei al di sotto.
Con lo spauracchio del voto disgiunto: i milanesi potrebbero anche decidere di votare per il Pdl o per la Lega, ma poi indicare come candidato sindaco Pisapia anzichè la Moratti.
È la sconfitta, ormai messa all’ordine del giorno, che fa aggrottare la fronte al Cavaliere.
Il quale trae subito le conseguenze e ragiona così: “Se vinciamo è ovvio che io mi rafforzo, vado avanti, e governo fino al 2013 facendo tutte le riforme che ho promesso, a partire da quella della giustizia. Se invece si va al ballottaggio si creeranno subito dei problemi che però saranno risolti qualora si vinca a fine maggio. Ma se a Milano dovesse alla fine prevalere Pisapia sulla Moratti, nessuno potrà  più garantire che la Lega continui a dare il suo appoggio a questo governo”.
E la crisi, a quel punto, sarà  inevitabile.
È stato, e continua a essere Bossi, il tormentone per Berlusconi.
Ne parla di continuo, preoccupato.
“Mai come in questa campagna elettorale ho avvertito che il rapporto con lui non è più quello di un tempo. E nonostante continui a rifletterci, non riesco neppure a spiegarmi il perchè di questo cambiamento”.
L’episodio più recente che lo ha turbato, e che non gli fa prevedere niente di buono per il futuro, soprattutto in caso di sconfitta, è il filo diretto e la sintonia che si sono create con Napolitano.
Bossi sempre pronto a schierarsi col Quirinale e a prendere, implicitamente, le distanze dal Cavaliere.
Una situazione che gli fa tornare in mente il fantasma della famosa crisi del ’94, il voltafaccia della Lega, il governo tecnico imposto dall’allora presidente Scalfaro.
Ferite mai sanate, cicatrici dolenti che fanno male soprattutto mentre il Carroccio segna la distanza dal Pdl.
Preoccupazioni che si rafforzano nonostante il plateale bacio di Bossi alla Moratti sul palco.
Inutilmente i suoi cercano di rincuorare Berlusconi qualora domani pomeriggio, sin dagli exit poll, si scopra che la prima cittadina di Milano resta al palo.
Non cambia nulla, gli dicono, anche se dovessimo vincere al secondo turno. Ma per il Cavaliere, nella “sua” Milano, per giunta con un sindaco uscente e contro “uno di Rifondazione” come dice lui, per di più dopo tre anni di governo a Roma, questa sarebbe a tutti gli effetti una inaccettabile debacle.
E sta già  cercando i colpevoli.

Liana Milella
(da “La Repubblica“)

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MORATTI E PISAPIA ALLA PARI, BERLUSCONI STUDIA IL MEGA SPOT: LA FIFA LO PORTA AD ATTACCARSI AL TRAM MILAN

Maggio 14th, 2011 Riccardo Fucile

OGGI SILVIO SFILA COME UNA MAJORETTE PER LA FESTA DEL MILAN E LUNEDI SARA’ PRESENTE AL PROCESSO MILLS PER ASSICURARSI IL DOMINIO MEDIATICO… NEL FRATTEMPO AGGIUNGE ALTRI POSTI A TAVOLA: RIMPASTO IN ARRIVO CON NUOVE POLTRONE ANCHE PER LA LEGA… ALTRO CHE COMICHE FINALI

È un megaspot quello che sta organizzando il Cavaliere per tirare il rush finale a Letizia Moratti, un piano che può contare su una “coincidenza” straordinaria: la festa del Milan a piazza Duomo.
Oggi pomeriggio, giornata in teoria di silenzio elettorale, a partire dalle cinque l’intero centro cittadino si trasformerà  infatti in una grande kermesse rossonera per celebrare il “trionfo” del “presidente che ha più vinto nella storia del calcio”.
La festa del Diavolo si sarebbe dovuta tenere inizialmente dopo la partita del Milan con il Cagliari a San Siro, ma Berlusconi ha chiesto di anticipare tutto per sfruttare meglio i Tg della sera.
E in piazza Duomo verranno allestiti dei megaschermi che celebreranno i 25 anni di Milan berlusconiano.
Non è nemmeno escluso che il premier – se riuscirà  a convincere gli uomini della sicurezza – salga sul pullman scoperto per il city tour con i campioni d’Italia.
La kermesse calcistico-politica consentirà  a Berlusconi di bucare il video a dispetto della par condicio, ma non è l’unica arma segreta che il Cavaliere intende sfruttare per saturare fino all’ultimo giorno utile la campagna elettorale. Domenica infatti andrà  a votare alla scuola Dante Alighieri di via Scrosati e, come già  successo numerose altre volte, sarà  un’altra occasione per violare l’obbligo del silenzio.
Ma non è finita.
Perchè dopo il candidato-presidente del Milan e il candidato-al-seggio, la terza occasione di parlare il Cavaliere se la regalerà  lunedì, a urne ancora aperte, come candidato-imputato.
È già  prevista udienza al processo Mills e Berlusconi conta di sfruttare l’effetto-comizio contro i pm che lo inquisiscono.
Un diluvio di dichiarazioni, che va a sommarsi alla congestione di interviste televisive di quest’ultima settimana.
Il tutto nella convinzione che “a Milano non ci possiamo permettere di andare al ballottaggio, la partita va chiusa subito al primo turno”.
Un timore che si è acuito dopo la lettura dei sondaggi, che hanno certificato l’erosione di consenso del sindaco uscente per il colpo basso rifilato a Pisapia. Tanto che ora i due candidati sarebbero alla pari.
Nel Pdl si spera quindi che le divisioni nel campo del centrosinistra possano regalare alla Moratti la vittoria al primo turno.
E non solo per la presenza della lista cinque stelle di Beppe Grillo.
“Se vince Pisapia – riflette Giorgio Stracquadanio, uno degli spin del sindaco – è la vittoria della linea Vendola-Bindi e una grande sconfitta della segreteria Bersani. Anche a una parte del Pd conviene far vincere Moratti”.
L’altra partita aperta è quella di Napoli, anche se Lettieri stacca notevolmente i due inseguitori di sinistra.
Il ballottaggio è praticamente certo e a quel punto il Pdl spera in un confronto con il prefetto del Pd: “Morcone è in risalita su De Magistris – confida Nicola Cosentino al termine del comizio di Berlusconi alla fiera d’Oltremare – e per noi non è una notizia negativa”.
In ogni caso il coordinatore del Pdl è sicuro che al ballottaggio la partita si chiuderà  senza troppi sforzi: “Il terzo polo sarà  un fiasco e l’Udc farà  votare Lettieri al secondo turno. Cos’altro possono fare? Casini già  governa con noi in provincia e in regione!”.
L’unico cruccio dei napoletani è il no della Lega alla moratoria per le demolizioni delle case abusive.
Incontrando i maggiorenti del partito Berlusconi li ha rassicurati: “Tranquilli, con la lega andrà  tutto a posto”.
Un ottimismo fondato anche su un’operazione segreta grazie alla quale il premier è convinto di riuscire ad addolcire la pillola per il Carroccio.
Dopo le amministrative Berlusconi intende infatti mettere mano al governo, offrendo un altro ministero a Umberto Bossi.
“Un ministero andrà  a loro, siamo già  d’accordo – ha spiegato il Cavaliere – ma non dovete preoccuparvi. Ho deciso che nominerò ministro un uomo del Sud per compensare la presenza del leghista”.
Anzi, “se la Lega insisterà  per portare un ministero al Nord, ne poteremo uno anche a Napoli”.

Francesco Bei
(da “La Repubblica“)

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IL BACIO DI GIUDA: LA TENTAZIONE DEI LEGHISTI

Maggio 14th, 2011 Riccardo Fucile

NEL PDL GIRA LA SENSAZIONE CHE MOLTI LEGHISTI DISERTERANNO A MILANO LE URNE   PER TRASCINARE AL BALLOTTAGGIO LADY MESTIZIA… IN QUELLE DUE SETTIMANE SI APRIREBBE UNA CRISI CHE AUMENTEREBBE IL POTERE DI RICATTO DEL CARROCCIO….E PER LA PRIMA VOLTA ANCHE COMUNIONE E LIBERAZIONE NON INVITA A VOTARE PDL

Ma siamo proprio sicuri che i leghisti milanesi, turandosi il naso, si recheranno compatti alle urne per votare Letizia Moratti?
Lo sapremo fra quarantotto ore.
Nel frattempo il dubbio serpeggia fra i clan rivali di un Pdl trascinato a forza su posizioni estremiste da Berlusconi, non appena intuito il rischio di rompersi l’osso del collo proprio nella sua capitale; a presidio della quale s’è ritrovato una sindachessa più fragile e impopolare del previsto.
Le perplessità  di Umberto Bossi sulla ricandidatura della Moratti furono sempre dichiarate in pubblico.
E nei giorni scorsi sono state ribadite con un duplice avvertimento al partner di governo: sia ben chiaro che, presentandosi capolista a Palazzo Marino, Berlusconi ha scelto di legarsi mani e piedi alla sorte di lady Mestizia; dunque il mancato conseguimento di quota 50% al primo turno, determinerebbe una “situazione difficile”.
La Lega, con ragione, descrive il ballottaggio a Milano come una grave incognita; non solo per l’incertezza del suo esito, ma anche per il deterioramento nei rapporti interni alla coalizione che ne conseguirebbe.
Nel frattempo, il candidato del Carroccio alla carica di vicesindaco, Matteo Salvini, accusa la Moratti di avere indirizzato un messaggio fuorviante ai milanesi con il suo attacco a Pisapia, e, peggio ancora, di aver “detto una bugia”. Pesante.
Se ci aggiungiamo le critiche di Calderoli al condono edilizio promesso da Berlusconi ai napoletani, e le ripetute attestazioni di stima al presidente Napolitano con cui la Lega ha voluto distinguersi dal premier, ne emerge uno smarcamento plateale.
Una somma di indizi tale da caricare di significati premonitori le parole pronunciate da Roberto Maroni a Gallarate, dove la Lega ha deciso di presentarsi da sola in contrapposizione al Pdl: “Correndo da soli torniamo alle origini. Questo è un esperimento interessante di ritorno al futuro”.
Ritorno al futuro? Il calcolo della Lega è evidente.
Confida di usufruire a tempo debito della crisi del berlusconismo, incassando pure in Lombardia e in Piemonte un massiccio travaso di elettori come già  avvenuto in Veneto.
Così raggiungerebbe il suo vero obiettivo: diventare il partito di maggioranza relativa del Nord Italia.
Il trauma di una mancata vittoria della Moratti al primo turno delle elezioni milanesi, se gestito da Bossi con la dovuta enfasi, potrebbe accelerare questo processo.
Da qui il sospetto, niente più che un sospetto: i dirigenti del Carroccio non starebbero facendo tutto il necessario per vincere l’ostilità  culturale della loro base milanese nei confronti della Moratti.
Sensazione che innervosisce assai il Pdl milanese, già  allarmato da un’altra circostanza: per la prima volta da molti anni, Comunione e Liberazione non ha dato un’esplicita indicazione di voto ai suoi militanti.
È questo insieme di fattori che sta determinando la sconcertante inversione di ruoli in atto fra i due partiti della destra italiana: oggi la Lega riesce a presentare di sè, con disinvolta messinscena, una fisionomia moderata; approfittando dell’estremismo di Berlusconi che modifica i connotati del Pdl strattonandolo fin sulle posizioni estremistiche dei Lassini, dei Sallusti e delle Santanchè.
Assecondate infine maldestramente dalla Moratti.
Con la sua astuta presa di distanze dalla campagna forsennata contro i magistrati e il presidente della Repubblica, il partito di Bossi (che pure in passato sparò sui medesimi bersagli) intravede un nuovo spazio da occupare e mira a offrirsi come alternativa ragionevole per l’elettorato conservatore del Nord.
Tremonti se ne compiace in silenzio.
E pure Formigoni cerca uno spazio autonomo, profittando delle difficoltà  della Moratti e di La Russa.
Gli stessi clan affaristici milanesi finora subalterni a Berlusconi si guardano intorno preoccupati, in cerca di nuovi protettori per il dopo.
La rottura già  sfiorata sulla guerra di Libia, ma soprattutto lo sconcerto determinato nell’opinione pubblica di destra dal fallimento della politica di contenimento del flusso migratorio dei nordafricani, potrebbero sollecitare il gruppo dirigente leghista a forzare i tempi.
Bossi è prudente. Subodora il prossimo disfacimento della galassia berlusconiana, ma l’esperienza lo induce a non sottovalutare le risorse e la capacità  di ricatto del suo partner.
Da stratega navigato dell’antipolitica, inoltre, sa bene che per raccogliere l’eredità  del berlusconismo non gli gioverebbe il ruolo del sicario.
Meglio attendere che il Cavaliere finisca di farsi male da sè.
A meno che un eventuale fallimento della Moratti gli consenta di presentare il conto in anticipo.

Gad Lerner

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SCETTICI I SONDAGGISTI DEL PDL: “QUELLA FRASE DI LETIZIA IN TV UN AUTOGOL FATALE”

Maggio 14th, 2011 Riccardo Fucile

IMBARAZZO A PALAZZO MARINO: PARTE LA CACCIA A CHI HA CONFEZIONATO IL FALSO DOSSIER SU PISAPIA CHE POTREBBE COSTARE CARO ALLA RICONFERMA DELLA MORATTI… INTERPELLATI PSICOLOGI E MONITORATA LA BASE: MORATTI BRUCIATA NEL RUSH FINALE

Sono quattro righe, evidenziate in grassetto e con tanto di sottolineatura, a scattare l’istantanea finale.
Una bocciatura che racconta quanto l’attacco a freddo sferrato da Letizia Moratti a Giuliano Pisapia possa trasformarsi in un boomerang per il sindaco: «Un unico, fatale, momento di debolezza, proprio alla conclusione del confronto», viene definito in un documento riservato redatto da Alessandra Ghisleri, la sondaggista di fiducia del premier.
Perchè «l’accusa è stata una mossa per nulla attinente al momento e alla circostanza — continua l’analisi — ma, soprattutto, per nulla coerente con l’aplomb e con lo stile che contraddistingue e caratterizza il personaggio Letizia Moratti».
Solo quaranta secondi.
Capaci, però, di ribaltare il giudizio sui due candidati.
E di lasciare un segno in un campione di elettori di «centrodestra e indecisi», ma anche «nella memoria dell’opinione pubblica».
Per «una battuta impropria e fuori luogo», addio all’immagine di signora moderata.
Nonostante i giudizi gelidi dei “suoi”, lei va avanti. Nessuna marcia indietro.
Anzi. Lo ribadisce a tutti quelli con cui parla, Letizia Moratti.
A cominciare dal suo staff: una cerchia di spin doctor, comunicatori e consiglieri che fin dall’inizio si sono detti sorpresi.
È di fronte a loro che, ieri, si è presentata alla riunione quotidiana in cui si discute la strategia: «È stata una mia decisione, non volevo coinvolgere nessuno», avrebbe esordito lei.
Perchè nessuno, ora, giura di essere stato avvertito.
E nessuno si assume la paternità  dell’operazione di «killeraggio mediatico», come l’ha definita Pisapia.
A Palazzo Marino è in corso la caccia alla “manina” che ha confezionato il dossier.
Uno scaricabarile in piena regola, condito dal gelo più o meno esibito.
Chi può essere stato a suggerirle un’uscita simile?
L’identikit descrive qualcuno di cui Moratti si fida, magari un filo politico che porterebbe direttamente ai “falchi” del Pdl. A Roma.
Si va avanti: lei ha deciso così.
Cercando di assorbire il colpo che anche l’analisi di Euromedia Research racconta.
Il gruppo ha studiato le reazioni di un campione di elettori di centrodestra e di indecisi al confronto tv tra i due avversari.
Una «diagnosi completa», con tanto di psicologi.
Talking group, lo definiscono.
E sarà  per l’appartenenza politica che i giudizi sono eccellenti per Moratti: viene definita «ferma, coerente, fredda, determinata, sicura».
Praticamente perfetta, a differenza del suo avversario, «generico, vago, poco incisivo».
Ma Pisapia riesce «a guadagnare un’opportunità  di “rivalsa” dallo scivolone finale del sindaco».
Non a caso il voto viene diviso in due momenti. «Fino all’ultimo minuto del dibattito», Moratti prenderebbe 7 e Pisapia 5,5.
«Dopo l’ultimo minuto», il crollo: Moratti 5, Pisapia 6,5.
Anche la conclusione è chiara: «Il dibattito resterà  sicuramente impresso nella memoria dell’opinione pubblica, principalmente per la ridondanza che i media potranno dare nei giorni a venire, a ridosso del voto, a una battuta impropria e fuori luogo. Che risulta ancora più inspiegabile alla luce di un dibattito che ha visto per tutta la sua durata un sindaco posato, cortese e corretto».

(da “La Repubblica“)

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