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LETIZIA MORATTI, LA MANAGER CON UN BUCO DI MILIONI DI EURO

Maggio 14th, 2011 Riccardo Fucile

GUIDA LA SOCIETA’ SYNTEC DALLA SUA FONDAZIONE NEL 2000, MA CONTA PERDITE PER 200 MILIONI DI EURO, SEMPRE RIPIANATI DAL MARITO…FORSE FAREBBE MEGLIO A NON SFOGGIARE LE SUE PRESUNTE COMPETENZE MANAGERIALI, VISTI I RISULTATI

“È presidente e maggiore azionista di Syntek capital group, società  d’investimento attiva nel settore delle telecomunicazioni e dei media con sede a Monaco di Baviera”.
Correva l’anno 2001 e Letizia Brichetto Arnaboldi Moratti si raccontava così sul sito Internet del ministero dell’Istruzione.
Lei, donna manager, “donna del fare”, chiamata al governo da Silvio Berlusconi, sfoggiava orgogliosa l’ultimo traguardo raggiunto in carriera.
A un decennio di distanza, nella sua pagina online del Comune di Milano, la sindaca Moratti conferma: è ancora lei il socio principale nonchè presidente dell’advisory board di Syntek.
Solo che nel frattempo è successo di tutto.
Il gruppo fondato nel 2000 dalla moglie del petroliere Gian Marco Moratti si è trasformato in un buco senza fondo che ha inghiottito centinaia di milioni di perdite.
Quasi peggio dell’Inter, gran passione dell’altro Moratti, Massimo.
Anche lì i bilanci sono da tempo in rosso profondo, ma almeno la squadra ha fatto man bassa di trofei.
Nel regno di Letizia, invece, si perdono quattrini e basta. E poi tocca al marito staccare l’assegno per far fronte al passivo.
Negli ultimi cinque anni l’avventura Syntek è costata una somma non inferiore ai 200 milioni di euro.
I conti sballati della società  con sede in Baviera hanno mandato a picco i bilanci della Securfin holdings, la società  di famiglia di Gianmarco e Letizia Moratti.
La stessa a cui fanno capo una serie di proprietà  immobiliari in Italia e all’estero (Stati Uniti e Gran Bretagna), compresa la casa del sindaco in pieno centro di Milano e il castello di Cigognola, nell’Oltrepo Pavese.
Securfin holdings ha perso 11 milioni nel 2006, addirittura 112 milioni l’anno successivo, poi 45 milioni nel 2008 e altri 20 nel 2009, ultimo dato disponibile. Dal bilancio emerge che la holding targata Moratti vanta crediti per oltre 180 milioni nei confronti di una finanziaria olandese, la Golden.e, a sua volta esposta verso Syntek.
Ma le probabilità  di recuperare questi prestiti sono talmente ridotte che sono state iscritte all’attivo a valore zero.
Insomma, una situazione disastrosa.
Mica male per una signora che ama sfoggiare le sue competenze manageriali. Proprio lei, l’erede dei Brichetto, una dinastia di assicuratori partiti da Genova alla fine dell’Ottocento.
Certo, impegnata a fare il sindaco, forse Letizia Moratti avrà  trovato poco tempo da dedicare alla sua Syntek.
È un fatto, comunque, che nel suo ruolo di maggiore azionista e presidente dell’advisory board avrebbe comunque dovuto dare un occhio alla gestione aziendale e alla scelta degli investimenti.
A quanto sembra gli affari sono andati a rotoli sin da principio.
L’iniziativa è partita troppo tardi per cavalcare a fine anni Novanta l’onda del boom della cosiddetta New Economy. In compenso è stata investita in pieno dalla crisi.
Una delle operazioni meno fortunate (eufemismo) è però molto lontana dal mondo delle nuove tecnologie.
Carte alle mano si scopre che la società  controllata da Letizia Moratti è riuscita a perdere svariate decine di milioni con la Cargoitalia, una compagnia aerea per il trasporto merci.
Nel 2008 Syntek ha messo in vendita l’azienda, passata al gruppo Leali con il supporto di Banca Intesa.
Il conto finale è stato pesantissimo: 76 milioni di perdite.
Un mezzo crac che ha lasciato il segno nel bilancio della holding.
Speranze di recupero? Pochine, al momento.
E pensare che nel 2000, per lanciare la neonata Syntek, i Moratti chiamarono a raccolta una schiera di consulenti d’eccezione.
Un vero parterre di grandi nomi della finanza internazionale.
Scorrendo l’advisory board si incontrano personaggi come Antoine Bernheim, a lungo presidente delle assicurazioni Generali, l’avvocato Sergio Erede, titolare di uno degli studi legali più noti nella city milanese, Eckhard Pfeiffer, già  numero uno di Compaq computer e molti altri ancora.
Nell’elenco spunta anche il nome di Sonja Kohn, banchiera con base in Austria che dopo la sua esperienza in Syntek è stata travolta dal crac di Bernard Madoff. Era lei, questa l’accusa, a vendere in Europa i prodotti finanziari del bancarottiere americano, protagonista di uno dei crac più clamorosi della storia di Wall Street.
La Kohn, così come gran parte degli altri consulenti, ha da tempo rotto i rapporti con Syntek.
Motivi d’immagine: meglio tenere le distanze da una società  che perde soldi a rotta di collo.
Così, alla fine, il cerino acceso è rimasto a Letizia Moratti.
E il marito paga.

(da “il Fatto Quotidiano“)

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LA SANTANCHE’, ABITUATA A CAMBIARE BANDIERA, AD “ANNO ZERO” SCAMBIA ANCHE QUELLA DI HAMAS

Maggio 13th, 2011 Riccardo Fucile

PRIMA STRILLA CHE TRA 20.000 PERSONE PRESENTI AL CONCERTO PER PISAPIA C’ERA ANCHE UN TIZIO CHE SVENTOLAVA LA BANDIERA DEI PALESTINESI DI HAMAS… QUANDO LE DICONO CHE LA BANDIERA ERA QUELLA DI “FREEDOM FLOTILLA” RESTA A BOCCA APERTA, POI DICE CHE LA COLPA E’ DI VAURO

Ad Annozero è andato il onda il teatrino dei guitti berlusconiani.
Dopo la bugia della Moratti su “Pisapia ladro d’auto”, dal Pdl ne arriva un’altra.
Questa volta Daniela Santanchè accusa il candidato del centrosinistra a sindaco di Milano di essere amico di Hamas.
Che cosa lo prova?
Una bandiera che il sottosegretario confonde per quella dell’organizzazione palestinese.
Ma che in realtà  è di Freedom Fotillia, l’associazione che un anno fa provò a rompere l’embargo della Striscia di Gaza per portare aiuti ai palestinesi.
Succede tutto nella puntata di ieri di Annozero.
Secondo la Santanchè, Pisapia non si deve offendere se la Moratti lo ha ingiustamente accusato di essere stato condannato per concorso morale nel furto di un furgone, utilizzato dagli uomini di Prima Linea per compiere una spedizione punitiva.
Fa niente se il sindaco di Milano ha omesso che in appello Pisapia è stato pienamente assolto.
“Perchè il passato di Pisapia è il presente di Pisapia”, accusa la Santanchè.
E mostra una fotografia del pubblico che martedì sera è andato a vedere il concerto organizzato a Milano per sostenere il centrosinistra.
Nell’immagine si vede sventolare una bandiera: “E’ quella di Hamas — dice con sicurezza la Santanchè -. Coloro che vogliono distruggere e cancellare lo Stato di Israele”.
E ancora: “Che oggi Pisapia si metta il vestito da moderato, me ne infischio”. Questo insomma il sillogismo: a Milano c’è stato un evento a sostegno di Pisapia, in una foto compare una bandiera di Hamas. Quindi Pisapia è amico di Hamas.
Peccato che qui non è solo la logica a non funzionare.
Visto che la bandiera, con sfondo azzurro e una colomba con un ramo d’ulivo nel becco, non c’entra nulla con quella verde di Hamas.
Alla Santanchè glielo dice Michele Santoro: “Le devo dare una notizia. Quella non è la bandiera di Hamas, ma appartiene a Freedom Flotilla, un’organizzazione non governativa che si propone di portare la solidarietà  ai palestinesi. Quello che potrebbe averla tratta in inganno è che il simbolo l’ha disegnato Vauro”.
E il vignettista subito conferma: “L’ho anche firmato. C’è scritto Vauro. E quella è una colomba di pace”.
Alla Santanchè, colta in fallo, non resta che passare al contrattacco, dopo qualche secondo con la bocca aperta: “Allora Vauro ha sulla coscienza qualche morto”.
Perchè lo sa solo lei, ma per il teatrino dei guitti berlusconiani è sufficiente.

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I SINDACI LEGHISTI SONO NERVOSI: ORA PICCHIANO LE DONNE CONSIGLIERE DI OPPOSIZIONE

Maggio 13th, 2011 Riccardo Fucile

IL PRIMO CITTADINO DI MONZA ALZA LE MANI E SPINGE CONTRO LA FINESTRA LA CAPOGRUPPO DI FUTURO E LIBERTA’… QUERELATO PER VIOLENZA PERSONALE: ALL’EROE PADAGNO E’ ANDATA BENE, IN ALTRI TEMPI NON TORNAVA A CASA

Sette giorni di prognosi per il capogruppo di Fli e il sindaco denunciato per lesioni personali e atti persecutori.
E’ finita così la seduta del consiglio comunale di Monza lunedì sera.
In discussione c’era il Pgt.
Annamaria Mancuso, capogruppo di Futuro e Libertà , ha chiesto una sospensiva di cinque minuti, aveva dei dubbi sugli emendamenti da discutere e voleva approfondire l’argomento con gli altri capigruppo.
Ma le è stata negata.
Si è allontanata dall’aula ed è andata su un terrazzino usato dai consiglieri per fumare.
Qui, mentre parlava con due colleghi di altri partiti (Udc e Pdl), è stata raggiunta dal sindaco leghista, Marco Mariani, che l’ha prima apostrofata e minacciata, poi l’ha strattonata e spinta, facendola cadere contro il muro. Motivo?
Secondo quanto denunciato da Mancuso, Mariani temeva che stesse convincendo il consigliere Ruggero De Pasquale dell’Udc a votare anche lui contro il provvedimento in discussione.
Tutto è accaduto in pochi minuti.
Il sindaco, arrivato sul balcone, si rivolge a De Pasquale: “Devi dirmi che cazzo intendi fare questa sera. Se devi votare contro dimmelo subito che me ne vado a casa”.
Mancuso interviene dicendo che stavano parlando di altro e Mariani, sempre secondo quanto riportato sulla denuncia presentata al tribunale di Monza, si è girata “immediatamente verso l’esponente in modo minaccioso, gridandole: “Smettila di rompere i coglioni, non sto parlando con te e se non la smetti ti butto giù dal balcone’”.
Poi il sindaco si “è avventato contro l’esponente, dandole un violento spintone con le mani, contro il lato destro del corpo e la scagliava contro la porta del terrazzo”.
Il tutto sotto gli occhi di altri consiglieri, molti dei quali si sono detti disposti a testimoniare.
Ripresi i lavori in aula, è stato stigmatizzato il comportamento del sindaco e la seduta è stata sospesa senza votazione.
Ieri Mancuso ha deciso di sporgere denuncia, su consiglio del suo legale.
La querela ricostruisce quanto accaduto e rende “fedelmente la barbarie a cui sono arrivati”, dice Barbara Ciabò, esponente di Futuro e Libertà  e consigliere comunale a Milano.
“Un sindaco che picchia un consigliere, donna fra l’altro, perchè non vuole votare una delibera, è un metodo mafioso”, dice. “Quelli della cosiddetta maggioranza ormai quando non possono comprare le persone allora le picchiano, la prossima volta cosa fanno? La gambizzano?”, aggiunge Ciabò che ha espresso la sua solidarietà  a Mancuso e riferisce di averla sentita, oggi, “fortemente scossa, disperata, sconcertata. Quanto accaduto non può che indignare, sono stati superati i limiti propri di un paese che si definisce civile; non credo esista un paese in cui accadono cose simili, usare la violenza per far desistere un consigliere a esprimere il proprio pensiero in un Comune dove è stato eletto è un comportamento ascrivibile solo ai metodi mafiosi”.

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PATACCARI SENZA VERGOGNA: ALLA FINE TRA PISAPIA E LA MORATTI SI SCOPRE CHE E’ LEI AD AVER SUBITO TRE CONDANNE

Maggio 13th, 2011 Riccardo Fucile

NEL 2010 LA CORTE DEI CONTI L’HA COSTRETTA IN APPELLO A PAGARE 125.000 EURO PER LA VICENDA DEGLI INCARICHI D’ORO E   261.000 EURO PER LA VICENDA CONSULENZE   AD AMICI….NELLO STESSO ANNO ALTRA CONDANNA PER 50.000 EURO DELLA CORTE DEI CONTI DEL LAZIO PER UN CONTRATTO INUTILE QUANDO ERA MINISTRO DELL’ISTRUZIONE

Non si è scusata dopo le accuse di ieri all’avversario Giuliano Pisapia.
Anzi, ha rilanciato gli attacchi al rivale: “La mia intenzione era ed è sottolineare che non può essere considerata come moderata la storia di una persona che in quegli anni era vicina ad ambienti terroristici”.
Letizia Moratti non demorde nonostante il colpo basso nel faccia a faccia su Sky si sia dimostrato un passo falso: il sindaco ha citato una condanna amnistiata a Pisapia per aver concorso morale nel furto, negli anni ’70, di un furgone utile agli uomini di Prima Linea per compiere una spedizione punitiva, omettendo l’Appello che ha assolto pienamente il candidato di centrosinistra.
Così donna Letizia ha finito per incassare una denuncia per diffamazione e perfino la disapprovazione dell’alleato numero uno Umberto Bossi (“Io non l’avrei fatto”).
In realtà , l’unico dei tre principali candidati sindaco di Milano con delle condanne alle spalle è proprio lei, Letizia Moratti.
Che ne ha collezionate ben due, entrambe confermate in Appello.
Sì, perchè se la fedina di Giuliano Pisapia e di Manfredi Palmeri resta specchiata, è proprio quella della “moderata” Letizia ad avere due vistose macchie.
Due condanne collezionate in epoche diverse per aver sprecato soldi pubblici attribuendo consulenze e incarichi ad amici e conoscenti violando le leggi che regolano la materia.
Proprio a Milano la Corte dei Conti l’ha condannata due volte insieme ad alcuni membri della giunta di centrodestra per “danno erariale con colpa grave”.
La vicenda è quella dei cosiddetti “incarichi d’oro” che risale al 2006.
Prese le leve del comando a Palazzo Marino la Moratti fa assumere sei persone come dipendenti (e con gli stipendi dirigenziali) senza verificare le loro competenze nè la presenza nell’ente pubblico di analoghe capacità .
Uno spoil system che premia i manager esterni e allinea il Comune a un’azienda privata.
Il danno dell’operazione, in primo grado, era stato calcolato in 887mila euro, poi ridotto nel processo di Appello che si conclude quattro anni dopo (9 gennaio 2010) con la conferma della condanna e la richiesta di 125mila euro di risarcimento.
Una cifra certo simbolica per la moglie del magnate che spende sei milioni di euro e più per la campagna elettorale ma non meno importate sul fronte politico-giudiziario.
C’è poi una seconda inchiesta ha travolto la Moratti nei panni di primo cittadino. Si tratta dell’indagine su 80 contratti di consulenza e presunte azioni di mobbing per i quali il 29 novembre del 2007 erano stati indagati Letizia Moratti e quattro ex dirigenti dell’amministrazione comunale.
A indagare sono ancora i magistrati contabili che infliggono una condanna a risarcire l’erario comunale per 261mila euro per il danno che avrebbero provocato all’erario nell’assegnare ben 80 consulenze in modo del tutto arbitrario e violando ancora una volta la normativa in materia.
Finisce invece con una archiviazione la parte penale di questa vicenda.
L’accusa per la Moratti era di abuso di ufficio.
Ma le parole scritte nere su bianco due anni dopo (27 agosto 2010) dal Gip Maria Grazia Domanico lasciano zone d’ombra sull’operato del primo cittadino che viene definito ancora una volta “grave e colposo”: «Si deve ritenere che le modalità  di rimozione dei dirigenti, per quanto censurabili sotto diversi profili, non abbiano travalicato il limite dell’illecito penale».
Non è la prima volta che Letizia scambia un ente pubblico per un’azienda privata.
Quando era Ministro dell’Istruzione aveva già  incassato una condanna e una richiesta di indennizzo.
Nel 2001 infatti aveva affidato alla società  mondiale leader nei servizi di revisione-fiscalità -advisory uno studio da 180mila euro per l’accorpamento dei ministeri della pubblica amministrazione e ricerca.
Un incarico che la Corte dei Conti del Lazio ha ritenuto del tutto inutile visto che uno studio sulla “fusione” era già  stato condotto internamente.
In pratica, un’altra consulenza esterna non necessaria.
Risultato: il 20 aprile 2010 è stata condannata a risarcire l’importo del contratto da 50mila euro.
Insomma il Pdl dei pataccari ha perso una buona occasione per tacere.

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NEL PDL ORMAI VIGE IL MODELLO SANTANCHE’: “ELEZIONI COME UN RING, E’ GIUSTO SUONARLE”. MA ORA RISCHIANO DI PRENDERLE

Maggio 12th, 2011 Riccardo Fucile

(NON) ABILE E ARRUOLATA ANCHE LA MORATTI CHE LASCIA IL SUO APLOMB PER INDOSSARE I GUANTONI, MA NEL NUOVO RUOLO E’ CHIARAMENTE A DISAGIO…PENSAVA DI ASSESTARE IL COLPO DECISIVO MA E’ FINITA STESA SUL RING… IL BALLOTTAGGIO SI AVVICINA

Mai avremmo immaginato di vedere Letizia Moratti come ieri.
Di lei tutto si poteva dire tranne che fosse in sintonia con la politica urlata e un po’ killer dei nostri tempi.
Una politica fatta di insulti, di riesumazioni di peccati di gioventù, di dossieraggi. Il sindaco di Milano fino a ieri è stata tutt’altro e, se aveva difetti, erano di segno opposto: per quelli del suo schieramento, semmai, era troppo timida e troppo poco passionale, perfino algida, insomma inadeguata a stare sul palcoscenico, a scaldare i cuori, a strappare l’applauso; per i suoi rivali invece la freddezza era il segno di un irreale distacco dalla città  e dal mondo, dai problemi della gente comune. In ogni caso — ripetiamo: fino a ieri — Letizia Moratti era, nel bene e nel male, una donna di addirittura eccessivo self control, anzi di gelido aplomb.
Ieri abbiamo vista un’altra Moratti.
Alla fine del confronto su Sky con il suo rivale candidato sindaco, Giuliano Pisapia, ha colpito basso, con un’arma segreta che evidentemente aveva tenuto in serbo durante tutta la trasmissione per poter chiudere con un colpo di teatro, anzi con un colpo da pugile che avrebbe dovuto mettere ko il suo avversario.
Il sindaco di Milano ha così abbandonato il suo bon ton per passare all’attacco personale.
Diciamo subito che in questo ruolo Letizia Moratti è parsa evidentemente a disagio.
Non era lei, e lo si è visto da com’erano contratti i suoi lineamenti e da come fosse assente, sotto i suoi panni, il sacro furore di una Santanchè.
Oltretutto, dev’essere anche stata imbeccata male, perchè il dossier sbandierato —una condanna per furto d’auto — era una patacca.
Il cambio di marcia della Moratti comunque c’è stato, ed è evidentemente un ribaltone rispetto all’inizio della campagna elettorale, quando il sindaco di Milano aveva posto un “o io o lui” alla presenza in consiglio comunale di Roberto Lassini, il candidato del Pdl che ha tappezzato Milano con i manifesti “Via le Br dalle Procure”.
E forse non è un caso che il ribaltone abbia seguito di poche ore l’uscita, sul Giornale, di un editoriale del direttore intitolato “Elezioni come un ring. E’ giusto suonarle”.
Evidentemente nel centro destra sono convinti che per raggiungere la pancia del proprio elettorato un Lassini è più efficace di un’educata signora della Milano bene; e così è partito un ordine di scuderia.
Letizia Moratti ha dovuto obbedire.
Ma perchè s’è deciso questo inasprimento dei toni?
Da sinistra si è subito risposto così: il centro destra a Milano è nervoso perchè ha paura di perdere. Che lo dica la sinistra, è ovvio, Ma è anche plausibile?
A prima vista, una sconfitta del centro destra a Milano appare quasi impossibile. Però ci sono alcuni numeri e alcuni fatti che turbano i sonni del Cavaliere, il quale sa bene quali disastrose conseguenze avrebbe per lui la perdita di Milano. Cominciamo dai numeri.
Nel 2006 Letizia Moratti vinse al primo turno con il 51,97 per cento: ma aveva nella propria coalizione l’Udc e i finiani, che ora non ci sono più.
Il margine appare ancora più esiguo se lo si conteggia, anzichè in percentuale, in voti: 35 mila in più del candidato del centrosinistra, che era il debolissimo Bruno Ferrante.
Ma andiamo avanti.
In quelle elezioni comunali, il Pdl prese il 41,8 per cento; alle politiche del 2008 è sceso al 36,9; alle regionali del 2010 al 36.
Sempre alle regionali del 2010, e alle provinciali del 2009, a Milano città  il candidato del centro sinistra Filippo Penati ha superato quelli del centrodestra, Roberto Formigoni e Guido Podestà .
Insomma, anche se il Cavaliere ha fatto girare un sondaggio dei suoi, che dà  la Moratti vincente al primo turno con il 52 per cento, i numeri reali non sono del tutto rassicuranti.
E poi c’è ci sono quelli che abbiamo chiamato “alcuni fatti”.
Si potrebbe anche dire che per il momento sono, più che fatti, suggestioni.
Stiamo parlando dell’atteggiamento del tradizionale alleato, la Lega.
Quanta voglia ha di impegnarsi per la Moratti? I leghisti non la amano.
Bossi non è andato ai suoi comizi, al massimo ha acconsentito che lei venisse a uno dei suoi.
Ma se queste sono appunto suggestioni, ci sono anche dei fatti.
E i fatti dicono che in queste amministrative c’è effettivamente una prova di disimpegno da parte della Lega.
In Lombardia il Carroccio propone 70 candidati sindaco e, di questi, 49 corrono da soli.
In sette importanti comuni — Desio, Rho, Gallarate, Cassano d’Adda, Malnate, Nerviano e San Giuliano Milanese — la Lega ha rotto con il Pdl.
Bossi in questa campagna elettorale sta privilegiando soprattutto questi comuni, è stato certamente più volte (quattro) a Gallarate che a Milano: vorrà  dire qualcosa?
E vorrà  dire qualcosa anche quella battuta che Maroni — uno che non parla mai a caso — s’è lasciato scappare appunto a Gallarate?
Ha detto che la scelta di rompere con il Pdl in quel comune — che, non dimentichiamolo, è in provincia di Varese, la culla del leghismo — “ci riporta alle origini e indica anche una possibile strada per il futuro”.
Non è chiaro se la Lega lanci questi messaggi perchè davvero sia tentata di rompere, oppure se si tratti delle solite strategie interne all’alleanza.
Ma che Berlusconi cominci a essere irritato, l’ha scritto anche il Giornale.
Ecco insomma le preoccupazioni del centro destra.
Preoccupazioni che hanno portato avanti la linea dei falchi.
Una linea però rischiosa, tanto che la prima uscita della Moratti alla Gattuso pare aver prodotto un autogol.

Michele Brambilla
(da “La Stampa”)

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LA MORATTI E’ ALLA FRUTTA E LANCIA FANGO MEDIATICO SU PISAPIA: “E’ STATO AMNISTIATO PER IL FURTO DI UN’AUTO UTULIZZATA PER UN PESTAGGIO”…LA REPLICA: “NE RISPONDERA’ IN TRIBUNALE”

Maggio 11th, 2011 Riccardo Fucile

DURANTE UN CONFRONTO SU SKY, IL PDL RISPOLVERA LA MACCHINA DEL FANGO CONTRO GLI AVVERSARI, MA STAVOLTA RISCHIA L’EFFETTO BOOMERANG: PISAPIA   E’ STATO ASSOLTO PER NON AVER COMMESSO IL FATTO…NIENTE STRETTA DI MANO ALLA FINE TRA I DUE CANDIDATI

Il sindaco uscente di Milano, Letizia Moratti, che accusa Giuliano Pisapia di essere il responsabile del sequestro e del successivo pestaggio di un giovane.
E il candidato sindaco del centrosinistra che replica puntando il dito su “un falso e una calunnia”.
Si è concluso così, fra molte polemiche e con nessuna stretta di mano, la sfida televisiva tra i due principali   protagonisti delle elezioni amministrative del 15 e 16 maggio.
E’ toccata alla Moratti prendere la parola per l’ultimo intervento del confronto televisivo che andrà  in onda questo pomeriggio dagli schermi di Sky.
Con il sindaco uscente che ha rivendicato di essere una “moderata” per prendere le distanze dal candidato del centrosinistra: “Continueremo con una politica moderata, la mia è una formazione professionale moderata e la mia è una famiglia moderata”.
Poi l’attacco verso Pisapia, “giudicato dalla Corte d’assise – ha detto la Moratti – responsabile del furto di un veicolo usato per il sequestro e il pestaggio di un giovane. Poi è stato amnistiato”.
Le regole del programma hanno impedito a Pisapia di replicare.
L’avvocato ha però mostrato tutta la propria indignazione nei confronti del sindaco uscente: “Questa cosa è vergognosa, è un falso e una calunnia”.
E così non c’è stata alcuna stretta di mano tra i due avversari in corsa per Palazzo Marino.
“La Moratti ha detto il falso sapendo di dire il falso e di diffamarmi: cosi’ non si fa la campagna elettorale – ha commentato poi Pisapia fuori dagli studi di Sky – I milanesi capiranno che chi è bugiardo continuerà  a esserlo come è stato in questi anni”.
E ancora: “Letizia Moratti ha fatto una cosa vergognosa strumentalizzando il fatto di essere l’ultima ad avere diritto di parola. Ha fatto dichiarazioni assolutamente false sul mio conto: sono stato vittima di un errore giudiziario, riconosciuto da una sentenza che mi ha assolto per non aver commesso il fatto, quando ancora c’era addirittura la formula dell’insufficienza di prove. Milano non merita un sindaco che usa questi metodi che non sono degni di una città  come Milano”.
E sulle azioni giudiziarie “ci penseremo dopo che sarà    terminata questa lunga, importante e bellissima campagna elettorale”.

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FINI INCORONA PALMERI: “E’ LUI IL VERO CANDIDATO DELLA CITTA’: MILANO VA GOVERNATA UNENDO, NON DIVIDENDO”

Maggio 10th, 2011 Riccardo Fucile

IERI SERA IL PRESIDENTE DELLA CAMERA HA PRESENTATO A MILANO   IL LIBRO “L’ITALIA CHE VORREI” CON MASSIMO CACCIARI….E PARLANDO OGGI A MOLA, IN PUGLIA, RISPONDENDO AGLI STUDENTI, HA STIGMATIZZATO: “BERLUSCONI RISPETTI LA LEGGE”

L’incipit è di Gianfranco Fini: «Le prossime elezioni amministrative a Milano saranno decisive per definire il futuro rapporto Pdl-Lega».
La conclusione implicita del discorso del presidente della Camera è di Massimo Cacciari: «Se il centrodestra perde a Milano entra in una spirale di crisi tutto il sistema di alleanze di Pdl e Lega».
Elezioni ad alta tensione.
Con il leader di Fli che tira la volata al candidato del Nuovo Polo, Manfredi Palmeri: «Non è un candidato di parte, è il vero candidato della città ».
Prima la presentazione del libro «L’Italia che vorrei» con Cacciari all’Umanitaria (organizzata da una vecchia conoscenza della politica milanese, Fausto Montrone), poi la cena con i sostenitori di Palmeri all’Hotel Melià .
«Il risultato delle prossime amministrative – dice Fini – va ben al di là  della decisione di chi potrà  essere il futuro inquilino di Palazzo Marino».
Soprattutto per capire il futuro del centrodestra.
Il risultato del Nuovo Polo sarà  essenziale per determinare il possibile nuovo corso: «Non sono un megalomane. Futuro e Libertà  – continua Fini – forse sarà  anche allo 0,1%, ma il semplice fatto che non perda occasione per attaccarci a testa bassa, dimostra che Berlusconi sa bene che il Terzo polo otterrà  un consenso molto maggiore di ciò che lui va dicendo. Il Terzo polo raccoglie un sentimento presente nella pubblica opinione, che si è stancata del teatrino della politica».
Palmeri continua la sua campagna.
Portandosi sempre dietro la sedia vuota a simboleggiare il mancato confronto con Letizia Moratti: «Hanno ragione sia la Moratti sia Pisapia quando si accusano reciprocamente di non essere alla guida di coalizioni non adeguate alla città . Sono tutti e due al traino dei partiti più estremi nelle rispettive aree e schiacciati dalle e sulle posizioni più radicali. Milano, soprattutto in questa fase critica, non può essere governata dividendo ma unendo le migliori forze della città ».
Gianfranco Fini, incontrando gli studenti nella chiesa del Sacro Cuore a Mola di Bari, ha lanciato un nuovo messaggio all’ex alleato Berlusconi: “Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è un cittadino come tutti quanti gli altri: è tenuto quindi anche lui a rispettare le regole e le leggi della Repubblica italiana”.
Parlando di giustizia, Fini ha precisato quelli che secondo lui sono i ruoli dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario nei confronti della Costituzione: “Non esiste nemmeno da parte del Parlamento la possibilità  di agire senza rispettare la Costituzione. Questo vale per il Parlamento, per il Governo, per la Magistratura e per il presidente della Repubblica”.
Rispondendo a una domanda degli studenti, il presidente della Camera ha ribadito: “In Italia nessuna carica può fare tutto senza rispondere del proprio operato ad altri. Sono i ‘pesi e i contrappesi’ previsti dalla Costituzione. Se così non fosse – ha continuato il leader di Futuro e libertà  – ci sarebbe una situazione di squilibrio e mancherebbe una separazione rigida dei poteri”.
In riferimento al ruolo del Parlamento Fini ha sottolineato che le leggi non possono essere fatte solo in ragione della maggioranza che c’è in quel momento: “La legge deve rispettare la Costituzione, per questo c’è nell’ordinamento un organo supremo che valuta la conformità  delle leggi ossia la Corte Costituzionale”.
Quanto alla proposta, rilanciata ieri da Berlusconi, di istituire una commissione parlamentare d’inchiesta sull’operato dei pubblici ministeri, secondo Fini si tratta di una cosa mai vista.
“Chiedere alla maggioranza che sostiene il governo di approvare una proposta di legge per una commissione parlamentare che debba indagare sui pm che stanno processando il presidente del Consiglio – ha sostenuto il presidente della Camera – mi sembra che non accada in nessuna democrazia del mondo”.

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AMMINISTRATIVE VERSO IL VOTO: BERLUSCONI PRONTO A SACRIFICARE IL PDL PUR DI SALVARSI

Maggio 10th, 2011 Riccardo Fucile

PREMIER E PARTITO HANNO INTERESSI DIVERSI: NELLE COMUNALI DI DOMENICA L’IMPERATIVO CATEGORICO PER BERLUSCONI E’ CONQUISTARE IL SINDACO A MILANO E NAPOLI…. SE ALTROVE IL PDL CROLLERA’ LO ADDEBITERA’ AI DIRIGENTI DEL PARTITO

Per la prima volta gli interessi del Pdl coincidono solo in parte con le fortune elettorali del Fondatore (una volta erano in due, ma l’altro ha fatto la fine di Remo).
Mai come ora Berlusconi è parso pronto a sacrificare il partito pur di salvare se stesso.
Nelle Comunali di domenica l’imperativo categorico del premier è: conquistare il sindaco nelle due metropoli in bilico, Milano e Napoli. Espugnare entrambe al primo turno sarebbe una prova di salute politica inaspettata; ma pure vincere i ballottaggi all’ombra tanto del Vesuvio che della Madunina gli andrebbe di lusso.
E in fondo in fondo perfino un pareggio, che equivarrebbe a riprendersi solo Milano lasciando Napoli alla sinistra, darebbe al Cavaliere la chance di tirare avanti con il governo, ammaccato ma ancora vivo, fino al capolinea della legislatura (primavera 2013).
Se tra sette giorni Berlusconi avrà  centrato almeno uno di questi obiettivi, potrà  dire: «Io cado sempre in piedi».
Per il Pdl è diverso. Quasi l’opposto.
Nell’ansia di sfangarla, Silvio mette in secondo piano la sorte della sua creatura politica.
Anzichè aiutarla a crescere, a piantare radici sul territorio, a tirar su una nuova classe dirigente, in qualche caso Berlusconi la trascura; in altri la sacrifica senza pietà .
Col risultato che il Pdl affronta il voto con la gioia del cappone sotto Natale, quasi vittima designata dal padre padrone.
E’ possibile, per fare un piccolo esempio, che la decisione berlusconiana di correre capolista a Milano possa rappresentare una spinta alla candidata Moratti.
C’è chi ne dubita e anzi teme l’effetto-boomerang della campagna ossessiva contro i magistrati, questo eccesso di personalizzazione sul premier tirata al punto che gli spot radiofonici pro Cavaliere implorano: «Se mi vuoi bene, votami».
Berlusconi teme la scarsa affluenza, l’astensionismo.
Il suo nome si perde in fondo alla scheda, bisogna cercarlo con cura…
Sta di fatto che Silvio si comporta come un’idrovora, asciuga lo stagno delle preferenze (se ne può esprimere al massimo una), i candidati Pdl boccheggiano tutti tranne l’unico che non dovrebbe nemmeno figurare in lista, quel Lassini venuto alla ribalta coi manifesti anti-pm.
Ma il vero conflitto d’interessi tra il premier e il suo partito riguarda essenzialmente Bossi.
Per quieto vivere, il Cavaliere consentì mesi fa alla Lega di presentarsi con candidati propri, contrapposti a quelli del Pdl, dove meglio credeva.
In pratica, Berlusconi diede il via a una sfida dove i suoi campioni sono destinati al massacro.
Per il semplice motivo, dicono in via dell’Umiltà , «che noi combattiamo con le mani legate».
Bossi fa una campagna spregiudicata, ormai si distingue su tutto, specie sulle decisioni impopolari, da Parmalat al nucleare.
Il caso più eclatante? La Libia, che provoca al premier vistosi cali di immagine.
Il Carroccio non si fa scrupoli di condannare la guerra. Il Pdl invece non ha scampo, può solo trangugiare le scelte governative, subendone gli alti (pochini) e i bassi (parecchi).
Ricapitolando con le parole di Osvaldo Napoli il quale, tra l’altro, da domenica sarà  vicepresidente vicario Anci e di contese locali ne capisce: «Tolte Milano e Napoli, che sono affare di Berlusconi, tutto il resto andrà  in carico al partito. Ed è lì che il Pdl dimostrerà  di esserci o no».
Specie nel confronto diretto con la Lega. A Bologna. A Trieste. In quello che sta diventando il simbolo della disfida, con Bossi che vi comizia un giorno sì e l’altro pure, cioè Gallarate.
Guerra crudele perchè, se al primo turno la spunta il candidato sindaco del Pdl, poi non è detto che la Lega dia un sostegno compatto nel ballottaggio, specie a Trieste.
E comunque lo scontro fratricida è destinato a spingere in alto i padani nel voto di lista, a detrimento di chi si capisce.
In generale la prospettiva del Pdl è grama.
Ben che vada al partito del Cavaliere, può liberare Rimini dai «comunisti», e allora giù il cappello.
Tuttavia rischia di perdere Latina, mai a sinistra negli ultimi 90 anni, comprendendo l’era del Fascio.
Ai vertici Pdl si spera in un colpo di reni a Catanzaro e a Cosenza, si teme invece per Reggio Calabria…
I triumviri Pdl (Verdini, Bondi, La Russa) incrociano le dita ma sanno già  come va a finire: salvo miracoli, Berlusconi darà  la colpa a loro.

Ugo Magri
(da “La Stampa“)

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STRANA DEMOCRAZIA: CHI MANIFESTA CONTRO IL PREMIER VIENE TRASCINATO VIA, PER LA SOLITA CLAQUE NESSUN PROBLEMA

Maggio 10th, 2011 Riccardo Fucile

ANCHE IERI   ALLONTANATI DI PESO DUE CONTESTATORI FUORI DAL TRIBUNALE DI MILANO, MENTRE LA SANTANCHE’ PUO’ INSULTARE I MAGISTRATI, BERLUSCONI DEFINIRLI CANCRO E I SUOI FANS OCCUPARE DA SETTIMANE IL PIAZZALE DEL TRIBUNALE

Giorgio Ambrosoli, Emilio Alessandrini, Guido Galli: le tre gigantografie campeggiano sopra l’ingresso principale del palazzo di giustizia di Milano. L’avvocato “eroe borghese” ucciso da un killer mafioso mandato da Sindona e i due magistrati milanesi ammazzati dai terroristi.
Nel giorno della memoria, così il presidente del tribunale, Livia Pomodoro, ha voluto ricordare tutti i caduti per la legalità .
Una risposta ai manifesti che dicevano “Via le Br dalle procure” e alle dichiarazioni di Silvio Berlusconi sui giudici “cancro della democrazia”.
Mentre all’interno del palazzo il presidente del Consiglio ripeteva i suoi attacchi, fuori la scena è occupata da una trentina di fan di Berlusconi e una dozzina di oppositori.
Una signora pittoresca inalbera su un manico di scopa un collage autoprodotto contro i “magistrati politicizzati” e scritta a pennarello: “Silvio è uomo dell’amore, non dell’odio”, con tanto di ragazza bunga-bunga ritagliata da un giornale.
Quando da un’uscita laterale del tribunale esce Daniela Santanchè, i contestatori l’accolgono con grida ironiche: “Daniela, ti vogliamo bene. Daniela passa di qua. Daniela ti vogliamo anche sul calendario”.
Non avevano ancora sentito le sue dichiarazioni alle telecamere: “Oggi è la giornata della memoria, bisogna ricordare tanti magistrati caduti per difendere lo Stato dal terrorismo, ma qualche pm non serve lo Stato. Ha ragione Berlusconi, certi magistrati sono un cancro della democrazia. Io aggiungerei: una metastasi”.
E ai cronisti che la incalzano: “Volete un nome? La Boccassini è un cancro della democrazia”.
Poco prima delle 14, l’auto di Berlusconi esce dal tribunale.
Nessun discorso, questa volta, solo un saluto con la mano dal finestrino.
Un cinquantenne s’infila tra i sostenitori di Silvio.
Ha un cartello che dice: “Un’Italia senza Berlusconi è un’Italia migliore, un’Italia senza berlusconiani è un’Italia perfetta”.
Si chiama Adriano Montanarelli, viene subito circondato dai poliziotti in borghese e portato via di peso.
Ai cronisti che gli chiedono la sua appartenenza, spiega di non aver mai fatto politica, ma di essersi iscritto un anno fa al Pd.
A metà  mattinata era stato il presidente di un autoproclamato “Movimento per la giustizia”, Pietro Palau Giovannetti, a essere sollevato di peso dai poliziotti e allontanato.
“Vergogna , vergogna”, urlano i contestatori del presidente del Consiglio.
E poi: “Democrazia, democrazia”. E “Siamo tutti Scilipoti”.
Ma l’auto blu del presidente è già  lontana.
Ma che strana democrazia: da settimane la claque del premier occupa il marciapiede davanti a Palazzo di Giustizia e nessuno li ha mai identificato o allontanati.
Se però un cittadino con uguali diritti si permette di esprimere dissenso, viene trascinato via di peso, identificato e spintonato lontano.
A quando una disposizione per restituire al Palazzo di Giustizia milanese la sua dignità ?

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