Destra di Popolo.net

AL VIA IL TOUR DI SALA: “NEI QUARTIERI POPOLARI HO I CONSENSI PIU’ ALTI”

Dicembre 24th, 2015 Riccardo Fucile

IL COMMISSARIO DELL’EXPO HA RACCOLTO IN DUE GIORNI 2.700 FIRME PER CANDIDARSI ALLE PRIMARIE… SETTE ASSESSORI DELLA GIUNTA PISAPIA SI SCHIERANO CON LUI

Ha voluto il colpo di teatro: apertura ufficiale della sua campagna elettorale «per la sfida più importante della mia vita» con contestuale chiusura della raccolta delle firme necessarie per candidarsi.
Giuseppe Sala – Beppe, come ha scelto per il logo – è il quinto possibile candidato in corsa per le primarie del centrosinistra milanese.
Che si terranno fra 45 giorni, un tempo brevissimo,rispetto ai tanti mesi – dalla scorsa primavera in poi – di sofferta genesi delle candidature, dopo l’annuncio della non ricandidatura di Giuliano Pisapia.
Non avrà  il sindaco uscente tra i suoi sostenitori, il commissario Expo: ma ieri sera, al teatro Franco Parenti, ha avuto una prima idea di quanti potrebbero sostenerlo nella sfida con la vice di Pisapia, Francesca Balzani, e con l’assessore al Welfare Pierfrancesco Majorino.
Lì ha fatto il conto delle firme raccolte in due giorni, con trenta banchetti di ogni tipo in tutta la città  e anche nell’area metropolitana (dopo ha già  l’appoggio di diversi sindaci Pd): 2.700 firme – la soglia minima è 2mila – con la stoccata a chi lo considera il candidato del centro: «Il numero più alto di firme, 250, le abbiamo raccolte al Giambellino », il quartiere popolare del Cerruti Gino delle canzoni di Jannacci.
Se la svolta post candidatura di Sala guarda a sinistra – o meglio: strizza l’occhio a quella sinistra popolare e pop che dovrà  cercare di intercettare – nel foyer del Parenti c’è già  un primo schieramento di truppe non proprio senza scarpe e senza armi.
Sette assessori della giunta Pisapia – con Cristina Tajani, di Sel, come prima firmataria – altri due ex assessori del calibro di Bruno Tabacci, diversi consiglieri comunali, i deputati Pd Ivan Scalfarotto e Lele Fiano, che ringrazia dal palco «per la generosità  del sostegno che ha deciso di darmi», ritirando la sua candidatura.
Da Roma manda il suo sostegno Maurizio Martina, il ministro che già  la sera della chiusura di Expo aveva lanciato un “the winner is Beppe Sala” e oggi dice di lui che è «un valore aggiunto per il centrosinistra milanese, per battere sotto la Madonnina la destra egemonizzata da Salvini».
Sarà  anche questo il tema della campagna elettorale del candidato Sala, che ha scelto come slogan “Noi, Milano” (con annessa polemica della lista di centrodestra NoixMilano): ricordare che la sfida è con un’opposizione fatta dai 5 Stelle e da un centrodestra che cerca il riscatto e, non avendo ancora un nome, parte all’attacco sui conti Expo – lui, intanto – assicura: «Se fossi indagato mi ritirerei » – e sul suo ruolo di city manager con la Moratti.
Ma, escludendo accordi con Ncd, il commissario guarda anche a un elettorato più moderato.
Il presidente del suo comitato elettorale sarà  Umberto Ambrosoli, a suo sostegno si sono già  schierati padri nobili come Piero Bassetti e Marco Vitale.

Oriana Liso
(da “La Repubblica”)

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MISTERO EXPO, NON SI PUO’ CONOSCERE IL BILANCIO

Dicembre 22nd, 2015 Riccardo Fucile

ENTRATE PER 736 MILIONI, MA SALA NON VUOLE DIRE SE IL BILANCIO E’ IN ROSSO E DI QUANTO… NESSUNA SPECIFICA SUL PREZZO MEDIO DEI BIGLIETTI NONOSTANTE I SOLLECITI DELLA REGIONE

Chi si aspettava che il mistero sui conti di Expo venisse svelato prima della discesa in campo ufficiale di Giuseppe Sala nella partita elettorale milanese rimarrà  deluso.
Il dettaglio sugli incassi realizzati grazie ai visitatori dell’esposizione non esce nemmeno dopo il cda in cui il commissario unico ha presentato i dati preliminari del bilancio del 2015.
E nemmeno si capisce se la società  quest’anno sarà  in utile o in perdita.
Al termine della riunione nessuna conferenza stampa, ma un comunicato di poche righe con cui la società  comunica che “l’esercizio dell’anno in corso si chiude con un margine operativo lordo positivo per 14,9 milioni di euro, che deriva da ricavi pari a 736,1 milioni di euro e costi di gestione del valore di 721,2 milioni di euro. Grazie all’oculato impiego delle risorse degli anni passati, il patrimonio netto della società  Expo 2015 S.p.A. a fine 2015 è previsto positivo per 14,2 milioni di euro”.
Il dato sul margine operativo lordo è però lontano dal chiarire i dubbi sulla tenuta dei conti, visto che non include alcune voci di costo, come per esempio gli oneri finanziari. Mentre il valore del patrimonio netto non lascia ben sperare: nel 2014 era 46,8 milioni, 32,6 in più di quest’anno.
Ma da questo è impossibile calcolare l’eventuale rosso di bilancio, visto che Expo non dà  alcun dettaglio sulle variazioni delle riserve registrate nel preconsuntivo discusso dal cda. Il mistero rimane anche su come si è arrivati a 736,1 milioni di euro di ricavi, a cui contribuiscono non solo gli incassi da vendita di biglietti, ma anche le sponsorizzazioni, i contributi delle organizzazioni che hanno organizzato eventi all’interno del sito espositivo, le royalties applicate agli incassi dei ristoranti e delle altre attività  dei padiglioni.
Nessun dettaglio viene poi dato sul prezzo medio e le tipologie di biglietti venduti, tra quelli a prezzo pieno e quelli scontati, come i biglietti serali o per le scolaresche. Particolari che Sala nelle scorse settimane non ha voluto comunicare nemmeno a Regione Lombardia, tanto che a seguito di un’interrogazione del M5S al Pirellone, il sottosegretario ai Rapporti istituzionali nazionali Alessandro Fermi aveva dovuto limitarsi a dire: “Non è possibile dare una risposta semplice a una domanda semplice. Abbiamo fatto domanda alla società  Expo, ma questi dati non sono ancora arrivati”. Quello che dal comunicato della società  si intuisce è che per raggiungere un margine operativo lordo positivo si sia operato un taglio dei costi di gestione, pari a 721,2 milioni. Meno degli 800 stimati lo scorso aprile.
Se poi questo taglio sia sufficiente per evitare conti in rosso non è dato saperlo.

Luigi Franco
(da “il Fatto Quotidiano”)

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EXPO, IL PASTICCIO BONIFICHE: DOVEVANO COSTARE 6 MILIONI, ORA SI PASSA A 73

Dicembre 20th, 2015 Riccardo Fucile

SALA NON HA CHIESTO I SOLDI AD AREXPO, ORA RISCHIANO DI PAGARE I CITTADINI

Extra costi e omissioni. Il gran pasticcio delle bonifiche di Expo si può semplificare così. Si pensava costassero 6 milioni di euro e invece sono già  costate 73.
La società  guidata da Giuseppe Sala ha anticipato i soldi e avrebbe dovuto rivalersi su Arexpo, la società  proprietaria dei terreni, che a sua volta dovrebbe farsi restituire il denaro dai precedenti proprietari privati.
Ma la catena si è interrotta subito: Sala, in procinto di lasciare l’incarico per dedicarsi alla corsa da aspirante sindaco, non ha mai chiesto indietro nulla, nonostante parte delle bonifiche sia stata portata a termine già  nel 2013.
Ma non finisce qui.
Da realizzare ci sono ulteriori lavori di decontaminazione perchè un provvedimento di urgenza preso da Sala in qualità  di commissario unico ha consentito di tollerare durante l’esposizione soglie di inquinamento valide per terreni industriali. Ma tali soglie adesso non sono più accettabili, visto che al posto dei padiglioni temporanei sorgeranno edifici permanenti dove la gente deve vivere e lavorare ogni giorno.
La questione è talmente complessa che da settimane ci si stanno arrovellando sopra anche i tecnici del ministero dell’Economia: sono loro a dover stimare quanto i costi di bonifica pesino sul valore delle aree e valutare di conseguenza quanto il governo deve spendere per entrare in Arexpo, la società  al momento partecipata da comune di Milano, regione Lombardia e dal socio privato Fondazione Fiera Milano.
Con un rischio incombente: che alla fine i costi rimarranno su Expo spa, che come società  pubblica li farà  ricadere sui cittadini, anzichè sui vecchi proprietari privati, in particolare la famiglia Cabassi e la stessa Fondazione Fiera.
La prima e unica mossa di Sala per evitare che ciò accada è arrivata solo a ottobre, con due anni di ritardo: è una lettera, inviata ad Arexpo dopo una serie di accessi agli atti della consigliera regionale lombarda del M5S Silvana Carcano, in cui il commissario unico propone di discutere delle bonifiche in occasione del “prossimo tavolo di monitoraggio”.
Ma dopo due mesi questo tavolo non è ancora stato convocato.
Sala ha iniziato a dedicarsi agli incontri di pre campagna elettorale. Expo, contattata da ilfattoquotidiano.it, fa sapere che è ancora “in corso un approfondimento sulle singole voci per la definizione della corretta imputazione delle spese”.
Mentre ad Arexpo il silenzio conviene, visto che tra i suoi soci, oltre a comune di Milano e regione Lombardia, c’è appunto Fondazione Fiera Milano, uno dei vecchi proprietari su cui ricadrebbero i costi di bonifica.
Il no di Fondazione Fiera e le omissioni di Sala
Dopo la lettera di Sala, il presidente della fondazione Benito Benedini ha messo nero su bianco in una lettera del 19 ottobre di non volerne sapere nulla dei 67 milioni non preventivati: “Tali valori, riferibili ad attività  svolte da Expo e non meglio precisate, non riguardano il tema bonifiche e nulla hanno a che vedere con gli accordi sottoscritti tra Arexpo ed Expo”.
È vero, nell’accordo firmato dalle due società  nel 2012, si fa esplicito riferimento solo ai 6 milioni di costi già  preventivati. Ma si dice che eventuali eccedenze “formeranno oggetto di valutazione in buona fede tra le parti”.
E Benedini fa finta di non sapere che le attività  extra sono state effettuate da Expo per portare via dal sito rifiuti e terre inquinate, in modo da smaltirle in discarica.
Benedini fa poi riferimento ai 6 milioni messi in preventivo. Di questi sono di pertinenza dei terreni ceduti da Fondazione Fiera 2,2 milioni, che Arexpo, nell’atto di compravendita, si era impegnata a rendicontare entro 60 giorni dal completamento dei lavori di bonifica. I lavori sono terminati nel 2013, ma da allora a Fondazione Fiera non è mai stato presentato il conto.
Come mai? La difesa del presidente di Arexpo Luciano Pilotti è facile: “Expo non ha mai rendicontato nulla a noi”. Sala ha sinora omesso di farlo, dunque.
Così come Alessandro Molaioni, un tempo vice del manager arrestato Angelo Paris e oggi colui che ha in mano i conti delle bonifiche.
Il tutto nell’indifferenza di comune e regione, che sono soci sia di Arexpo che di Expo. E con Fondazione Fiera che ha così buon gioco nel suo doppio ruolo: vecchia proprietaria dei terreni e nuova proprietaria attraverso Arexpo di parte degli stessi.
Il conflitto di interessi di Fondazione Fiera e la clausola speciale inserita nel contratto
Il conflitto di interessi della fondazione non si limita a questo. E si è reso evidente sin da subito.
Basta dare un’occhiata all’atto di compravendita dei terreni, dove si legge che non sarà  a carico di Fondazione Fiera “ogni onere inerente le operazioni di bonifica per l’adeguamento ad un uso differente dall’attuale destinazione catastale delle aree”.
In sostanza Arexpo ha concesso al suo socio di non pagare le bonifiche che ancora devono essere eseguite per consentire la realizzazione del futuro progetto del post Expo. Una clausola di favore che non è presente negli altri atti, come quello siglato con la società  Belgioiosa dei Cabassi.
Così non ci sono solo le spese passate che rischiano di pesare sulle casse pubbliche, e quindi sui cittadini. Ma anche le spese future.
Inquinata anche la falda acquifera
I costi di bonifica non sono l’unico nodo da sciogliere.
In base a una serie di documenti dell’Arpa recuperati dal M5S, anche la falda acquifera in prossimità  del sito è risultata contaminata da sostanze inquinanti.
“Temiamo che questo possa pregiudicare lo sviluppo dei futuri progetti sull’area, così come la presenza nelle vicinanze di alcuni stabilimenti a elevato rischio chimico — dice la consigliera Silvana Carcano .
E proprio al governo sono ora in mano le decisioni sul post Expo, dopo lo stanziamento di 50 milioni per l’ingresso in Arexpo.
Con Fondazione Fiera che spera di vendere all’esecutivo tutte le sue quote e passare subito all’incasso. Tenendo i costi di bonifica ancora sotto silenzio.

Luigi Franco
(da “il Fatto Quotidiano”)

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PISAPIA: “NON TRATTO CON RENZI, NON VADO ALLA CONSULTA”

Dicembre 6th, 2015 Riccardo Fucile

IL SINDACO SMENTISCE ACCORDI SOTTOBANCO CON IL PREMIER

“Non ho alcuna intenzione di avere ruoli istituzionali. In passato ho rifiutato due volte di fare il ministro della Giustizia”.
A dirlo è il sindaco di Milano Giuliano Pisapia all’Intervista di Maria Latella su Sky Tg24 aggiungendo che è “una calunnia enorme” che lui abbia chiesto una nomina alla Corte Costituzionale.
“Non ho mai chiesto niente a nessuno, è una bufala” spiega Pisapia dicendo che fino a fine mandato continuerà  a fare il sindaco con tutto il suo impegno e poi deciderà  sul futuro. “C’è un problema di coerenza – continua -, dignità  ed esempio per i giovani”.
Sulla sua proposta di spostare le primarie di Milano al 28 febbraio, il primo cittadino dice di non aver “ancora avuto risposte” dalla coalizione.
Ma all’Intervista di Maria Latella spiega che la sua ipotesi deriva dal fatto che quando si era scelta la data del 7 febbraio si ipotizzavano le amministrative a maggio mentre ora la data dovrebbe essere giugno.
Su chi appoggerà  alla e elezioni primarie del centrosinistra, il sindaco non si sbilancia e afferma che deciderà  “quando avrò con certezza l’elenco dei candidati”.
All’intervistatrice che gli ricorda che in molti pensano che punterà  sulla vicesindaco Francesca Balzani, Pisapia risponde che si tratta “di una leggenda metropolitana”.
“È una vicesindaco stimata – aggiunge – e vuole l’unità  del centrosinistra ma non ha sciolto le riserve”.
A proposito del commissario di Expo e probabile candidato alle primarie, Giuseppe Sala, il sindaco di Milano dice: “Con Sala ho lavorato insieme ed è stato un successo. Serve un candidato che prosegua il lavoro fin qui fatto per la città . Serve la continuità  del progetto iniziato per la città “.

(da “Huffingtonpost”)

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MISTERO EXPO: A UN MESE DALLA CHIUSURA NON SI POSSONO SAPERE INCASSI E BIGLIETTI VENDUTI

Dicembre 1st, 2015 Riccardo Fucile

SALA NON FORNISCE I DATI NEPPURE ALLA REGIONE LOMBARDIA

Niente da fare. A un mese dalla conclusione di Expo non è ancora possibile sapere quanto siano gli incassi realizzati grazie agli ingressi dei visitatori.
E di che tipologia siano i biglietti venduti.
Il dato è top secret: il commissario unico e probabile candidato sindaco del Pd a Milano Giuseppe Sala non l’ha voluto comunicare nemmeno a Regione Lombardia, nonostante questa sia azionista della società .
La giunta guidata da Roberto Maroni non ha potuto così rispondere a un’interrogazione del M5S: “Non è possibile dare una risposta semplice a una domanda semplice — ha detto in aula al Pirellone il sottosegretario ai Rapporti istituzionali nazionali Alessandro Fermi — Abbiamo fatto domanda alla società  Expo, ma questi dati non sono ancora arrivati”.
Così dopo il mistero che per mesi ha coperto il reale numero dei visitatori, ora il mistero è calato sul tipo di biglietti venduti.
Non un dettaglio da poco, perchè è dal rapporto tra numero di biglietti a prezzo pieno e biglietti scontati, come quelli serali o per le scolaresche, che passa la tenuta dei conti in bilancio.
Come ricorda l’interrogazione dei Cinque stelle, prima firmataria Silvana Carcano, lo scorso aprile Sala dichiarava che per far fronte agli 800 milioni di costi, considerati i 300 milioni provenienti dagli sponsor, sarebbe stato necessario vendere 24 milioni di biglietti a 22 euro l’uno.
Una stima poi rivista a ribasso, visto che secondo il commissario unico un taglio dei costi avrebbe consentito il pareggio di bilancio con 20 milioni di paganti a 19 euro.
Una volta chiusi i padiglioni, Expo ha diffuso il dato di 21,5 milioni di visitatori, senza mai entrare nel dettaglio delle tipologie di biglietti venduti, del prezzo medio, e di quanto abbiano influito sull’afflusso ai tornelli le politiche di sconti decise dopo il primo periodo tutt’altro che felice in termini di presenze.
Informazioni che nemmeno la giunta lombarda è riuscita a ottenere, nonostante possa contare su un suo rappresentante all’interno del cda di Expo, l’avvocato di Maroni Domenico Aiello.
“Sono allibita — commenta Carcano —. I dati sui biglietti venduti sono ormai uno dei segreti di Fatima. Eppure si tratta della gestione di soldi pubblici da parte di una società  pubblica. Evidentemente il candidato sindaco di Milano in pectore del Pd Sala ha un’idea di trasparenza tutta sua”.

Luigi Franco
(da “il Fatto Quotidiano”)

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SALA E’ PRONTO: “DISPONIBILE, MA NON SONO IL PARTITO DELLA NAZIONE”

Novembre 30th, 2015 Riccardo Fucile

TRA IMPRENDITORI E MONDO DELLA CULTURA C’E’ CHI PENSA A UNA LISTA CIVICA

«Il Partito della nazione? Ma se io, come tutti gli italiani, non so neppure cosa sia….». Giuseppe Sala si ritrova a fare i conti con i giochi complicati della politica, ma cerca di leggere gli eventi con il pragmatismo del manager.
Che sia disponibile a candidarsi ormai lo ha fatto capire in diversi modi, anche se prima dell’annuncio della discesa in campo devono succedere ancora molte cose, fra cui il chiarimento con il premier Matteo Renzi (e l’incontro da più parti annunciato per questa settimana non è ancora nell’agenda dell’uno nè dell’altro).
Ma prima ancora che le cose siano definite, l’ad di Expo si trova a rispondere a chi lo accusava prima di essere «divisivo» e ora di essere parte di una strategia che da Milano prenderebbe forza per imporre appunto il fantomatico Partito della nazione di impronta renziana.
Alla prima accusa, Sala ha risposto direttamente e conferma il pensiero: «Sicuramente c’è una sola persona che potrebbe far proseguire il progetto di Giuliano Pisapia, garantendo la totale continuità , ed è lui stesso».
Una sfida ma anche una considerazione oggettiva, dal momento che l’attuale sindaco era riuscito intorno alla sua persona e alla sua esperienza a far convogliare tutto il mondo di centrosinistra, attivando anche il movimento arancione che ora teme di essere spazzato via.
Forse però si tratta di un timore infondato anche perchè, si chiedono i sostenitori del commissario Expo, in cosa potrebbe differenziarsi il programma di un eventuale candidato sindaco Sala da quello del suo predecessore?
I temi su cui lavorare restano ancora quelli della casa, della sicurezza, delle periferie. «Probabilmente – spiega chi gli ha parlato in queste ultime ore – Sala cercherebbe di dare un respiro più internazionale alla città  e di trovare altre strade per attingere risorse dal mondo privato, facendosi forte dell’esperienza fatta nel semestre espositivo». Non altro, però.
Il timore di un’apertura a Ncd? Al netto dei rapporti personali tra Sala e l’ex ministro Maurizio Lupi che si erano rinsaldati proprio quando Lupi aveva sbloccato i primi decisivi fondi per avviare l’impianto di Expo, e parliamo ancora del governo Letta, proseguendo nello stesso lavoro durante la legislatura di Renzi, nessuno ha pensato a liste con il simbolo di Ncd in appoggio.
Liste civiche, questo sì. Anche perchè alcune personalità  del mondo imprenditoriale, artistico, culturale e sportivo, che hanno conosciuto Sala per l’esposizione, sarebbero pronte a dare il proprio contributo e a spendersi anche in una lista civica che allarghi comunque la coalizione di centrosinistra, un po’ nel solco di quanto dichiarato dal ministro Maurizio Martina: «Una proposta che dal centrosinistra si apre alla città  incontrando il civismo ambrosiano».
L’endorsement di Martina ha intanto aperto la strada a molti che, per prudenza politica, fin qui erano rimasti zitti o che comunque davano appoggio ma non pubblicamente e ieri si è allungata la lista di parlamentari, consiglieri e assessori del Pd (ma non solo) convinti della bontà  di questa proposta politica.
Tutto da costruire e da decidere, comunque. Sala nel frattempo sta continuando ad occuparsi di Expo: sabato è stato in cantiere per fare sul posto il punto delle operazioni di smantellamento dei padiglioni e ieri ha lavorato agli incontri che avrà  in settimana. Perchè sì, potrebbe dare la disponibilità  a fare la sua parte per Milano: ma nella sua testa ci sono anche altri piani.

Elisabetta Soglio
(da “il Corriere della Sera“)

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RENZI IRRITATO: “CI VUOLE SALA, NON LA VICE DI PISAPIA”

Novembre 29th, 2015 Riccardo Fucile

VOCI SU UNA POSSIBILE RICANDIDATURA DEL SINDACO… “BALZANI NON E’ DETTO CHE EREDITI I VOTI DI PISAPIA”

«Avevamo una campagna elettorale già  bella e pronta con Giuseppe Sala, grazie al successo dell’Expo, e invece…».
Quando si lascia andare con i collaboratori più fidati Matteo Renzi trattiene a stento il fastidio per la situazione che si è venuta a creare a Milano, dove, secondo i suoi piani tutto doveva filare liscio come l’olio
Il premier, in un momento delicato come questo, vorrebbe riservare tutte le sue energie sul fronte della situazione internazionale e del terrorismo, ma le contingenze italiane glielo impediscono.
C’è Giuliano Pisapia che vuole vederlo insieme alla sua vice Francesca Balzani (e infatti l’incontro si dovrebbe tenere mercoledì).
E c’è Sala che, come ha riferito il premier ai collaboratori più fidati, «è pienamente in campo e intende annunciare la sua intenzione di candidarsi a dicembre, dopo la chiusura di tutte le pratiche dell’Expo». Renzi potrebbe vederlo martedì, prima di Pisapia.
Insomma, se sulle intenzioni di Sala non sembrano esserci più dubbi su quelle del sindaco di Milano invece c’è qualche perplessità .
A palazzo Chigi si interrogano sul motivo che lo spinge a puntare su Balzani: «Non è molto conosciuta nemmeno a Milano, ci vuole troppo tempo per preparare la sua candidatura e comunque non è affatto detto che tutti i voti di Pisapia alle elezioni convergerebbero su di lei».
Mentre Renzi è convinto che Sala riuscirebbe a strappare consensi anche tra i moderati che la volta scorsa non votarono per il primo cittadino del capoluogo lombardo.
Majorino si lancia
In questo senso è significativo il fatto che al Pd non si esclude che alla fine il Nuovo centrodestra potrebbe appoggiare il commissario straordinario dell’Expo.
Non partecipando alle primarie, ovviamente, perchè questo non sarebbe nella natura delle cose politiche.
I dubbi su Pisapia riguardano allora la determinazione con cui sta ostacolando il progetto di Sala. Non c’è stato più nessun pressing del Partito democratico nei confronti del sindaco di Milano per invitarlo a ripensarci e a candidarsi.
Renzi, dopo i suoi reiterati no, considerava la questione chiusa già  a settembre: d’altra parte, perchè dubitare di quello che gli aveva detto Pisapia?
E che il sindaco gli aveva confermato nuovamente anche l’ ottobre scorso, quando si erano visti a palazzo Chigi, perchè il presidente del Consiglio voleva capire se aveva in animo di assumere un atteggiamento collaborativo.
Renzi aveva capito che così sarebbe stato. Ma i fatti degli ultimi tempi rivelano che le cose stanno diversamente.
Tant’è vero che c’è chi pensa che sotto sotto il sindaco abbia mutato parere e stia facendo un pensierino su una sua eventuale ricandidatura. Ricandidatura che, sia chiaro, il Pd, qualsiasi altro progetto abbia studiato nel frattempo, non potrebbe che accogliere positivamente.
Del resto, Renzi lo ha sempre detto: «Per noi Pisapia andrebbe benissimo». A metà  settimana, dopo l’incontro, il premier capirà  quali sono le reali intenzioni del sindaco di Milano e deciderà  il da farsi, onde evitare che la telenovela milanese si trascini troppo a lungo, nuocendo all’immagine del Partito democratico.
Dopodichè saranno primarie, anche per Giuseppe Sala, perchè questo è un passaggio che ormai è diventato obbligatorio.
Primarie precedute da patti chiari, perchè Renzi ci tiene: «Ci devono essere serietà  e lealtà  da parte di tutti. Chi perde sostiene chi vince e non fa scherzetti come quello di candidarsi comunque alle elezioni».

Maria Teresa Meli
(da “il Corriere della Sera”)

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ASSEDIO A PISAPIA PERCHE’ SI RIPRESENTI: RENZI VEDRA’ IL SINDACO, GELO CON SALA

Novembre 27th, 2015 Riccardo Fucile

PISAPIA APRE UNO SPIRAGLIO: “SE DAVVERO TUTTO IMPLODE…”

Alla fine, servirà  un nuovo incontro – quantomeno una lunga telefonata – tra Matteo Renzi e Giuliano Pisapia.
Un colloquio che dovrebbe avvenire intorno alla metà  della prossima settimana e che, allo stato, sembra l’unico modo per sbrogliare la matassa che, anche a Milano, s’è aggrovigliata parecchio.
Siamo a dicembre, a due mesi dalle primarie (7 febbraio, ma slitteranno di una o due settimane), a sei dalle Amministrative e la ritrovata “capitale morale”, la metropoli “con gli anticorpi”, non ha ancora un candidato sindaco della coalizione che l’ha governata, con successo, negli ultimi quattro anni e mezzo.
O meglio: di candidati ce ne sono due – l’assessore al Welfare Pierfrancesco Majorino, sinistra Pd, e il parlamentare renziano Emanuele Fiano – ma nessuno è disposto a scommettere che sarà  uno di loro a sfidare il centrodestra (in netto ribasso le quotazioni del direttore del “Giornale” Alessandro Sallusti) e il centrista Corrado Passera.
Tutti – da mesi – aspettano la risposta del commissario Expo Giuseppe Sala, il “candidato migliore”, secondo la definizione di Renzi. Che, però, quando ne parla ai suoi collaboratori più stretti aggiunge una frase sibillina: “È il migliore, ma mentre lo dico mi rendo conto che c’è qualcosa che non mi convince fino in fondo”.
La novità  degli ultimi giorni è il gelo tra Pisapia e il commissario Expo. La candidatura di Sala non ha mai entusiasmato il sindaco, il quale però fin qui si era sostanzialmente tenuto fuori dalla partita (dopo l’annuncio, mai spiegato fino in fondo, della sua rinuncia al secondo mandato).
Negli ultimi giorni qualcosa è cambiato. I tentennamenti e i continui rinvii della decisione di Sala (“non prima di gennaio”).
La sua idea quasi “commissariale” anche della politica: vorrebbe un’investitura ampia e diretta, possibilmente evitando il fastidio delle primarie, e vorrebbe dal governo un’attenzione speciale per Milano anche per il post-Expo.
Soprattutto il fatto che il suo nome spacca il “modello Milano”, cioè quella base sociale e politica ampia, dall’associazionismo cattolico ai centri sociali, compresi Pd, Sel e cespugli della sinistra radicale, che è la ragione del successo di Pisapia.
“Sala è una candidatura che divide – è il ritornello che il sindaco ripete da giorni – e non ho ancora capito quale sia la coalizione che lo appoggerà “.
Lo hanno capito la sinistra Pd e Sel, per i quali “Sala è la prima incarnazione del renziano Partito della Nazione”. Un’idea alla quale certamente contribuiscono gli apprezzamenti per il manager dell’Expo generosamente spesi dagli esponenti del Ncd e il fatto che Sala abbia incontrato neppure troppo riservatamente Maurizio Lupi.
Vista dal punto di osservazione di Sala, la candidatura a sindaco “non l’ho mai sognata, nè cercata. Mi è stata proposta, ripetutamente. Ho sempre risposto   –   ha detto il manager milanese   –   che se la politica è in grado di esprimere una soluzione, a questa va data la priorità . Ora, dopo tutto quello che ho fatto per questa città  mi si dice che il mio nome è “divisivo”.
E io ripeto che se esiste una candidatura unitaria, è la benvenuta”.
Di più: “Se si cerca una candidatura che unisca, perchè Pisapia non si ricandida?”. Una provocazione, voluta, che ha fatto definitivamente calare il gelo nei rapporti tra sindaco e commissario.
E che segna senza possibilità  di equivoco il fastidio di Sala per gli ondeggiamenti del sindaco: prima l’annuncio della rinuncia al secondo mandato, otto mesi di silenzio, poi l’improvviso ritorno al tavolo nel ruolo di colui che distribuisce le carte.
“Di una cosa sono convinto – ha detto ieri sera Sala ricevendo il premio dell’Ispi – che il valore e la linfa di questa città  sono molto legati al cambiamento. Cambiando, innovando, si ottiene qualcosa di più”. Un modo per ripetere, in parole più eleganti, un concetto già  espresso qualche giorno fa: “Io non sono Pisapia”.
È in questo quadro di tensioni che nasce e cresce il “piano B”, cioè la ricerca di una convergenza tra Pisapia e il Pd sul nome del vicesindaco Francesca Balzani, Pd ma non renziana, ex europarlamentare, buone sponde nel partito (il ministro Orlando e la vicesegretaria Serracchiani), accreditata di sensibilità  politica, prudenza e capacità  di piacere a tutti. Balzani è disponibile, a patto che la sua candidatura non sia contrapposta a quella di Sala e che, anzi, sia condivisa dall’intero centrosinistra.
Ieri si è incontrata con Majorino: prime schermaglie, nessuno dei due si è scoperto, la sensazione è che il ticket si possa fare.
Ma c’è un “ma” grande come una casa. Francesca Balzani ha un evidente deficit di notorietà , a Milano e soprattutto fuori Milano.
E Matteo Renzi, a Milano, non può rischiare di perdere. Si torna al punto di partenza: il premier e Pisapia si parleranno presto. Il sindaco gli spiegherà  perchè sul nome della Balzani si può tenere unito il centrosinistra e si può provare, con il tempo, a costruire una candidatura vincente.
Renzi gli risponderà  che ha già  tanti problemi altrove, che Sala ha molte più chances della Balzani (i suoi uomini, ieri, l’hanno ripetuto a chiare lettere al segretario del Pd milanese in missione a Roma) e che Sala ha il profilo internazionale che serve a Milano.
Se non troveranno l’intesa su uno dei due nomi   –   intesa a oggi non semplice   –   è possibile, anzi probabile, che Renzi torni alla carica con Pisapia, ripetendogli ciò che gli ha già  chiesto a metà  luglio: “Ricandidati “.
In fondo, quello del sindaco in carica è l’unico nome che metterebbe tutti d’accordo e, in una frazione di secondo, spazzerebbe dal tavolo dubbi, polemiche e perfino l’incombenza delle primarie.
Fin qui Pisapia ha sempre detto no. Ma non ha mai detto “mai”.
Con chi ha insistito, in questi mesi, ha lasciato uno spiraglio: “Se tutto dovesse implodere…”.

Roberto Rho
(da “La Repubblica”)

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NEI SONDAGGI SALLUSTI E’ UN DISASTRO, SPUNTA LA BERNARDINI DE PACE

Novembre 26th, 2015 Riccardo Fucile

ELEZIONI MILANO: LA GHISLERI SMONTA LA CANDIDATURA DEL GIORNALISTA, PERSINO LA SANTANCHE’ VA MEGLIO DI LUI

A fronte di un mezzo passo indietro di Giuseppe Sala, che dice di non voler decidere sulla sua candidatura a sindaco di Milano per il Pd fino al 31 dicembre. ecco un mezzo passo avanti dell’avvocato divorzista Annamaria Bernardini De Pace che sul fronte opposto, quello del centrodestra, annuncia la sua disponibilità  a una discesa in campo che piace a Silvio Berlusconi e che sarebbe alternativa a quella di Alessandro Sallusti, secondo indiscrezioni già  bocciato dai primi sondaggi.
La via milanese verso le amministrative della prossima primavera potrebbe avvicinarsi a una svolta inattesa, dopo le parole di apprezzamento dell’ex Cavaliere sul direttore del Giornale (“un candidato strepitoso”).
Nonostante Berlusconi e il leader leghista Matteo Salvini avessero già  trovato l’accordo su Sallusti come candidato del centrodestra, la corsa del direttore del Giornale deve già  rialzarsi dai primi inciampi.
Qualche malumore in Forza Italia e nella base della Lega, seguiti dalle indiscrezioni delle pagine locali di Repubblica sul sondaggio commissionato ad Alessandra Ghisleri, storica sondaggista di Arcore: Sallusti non solo non sfonderebbe, ma farebbe pure peggio della compagna Daniela Santanchè.
Così Anna Bernardini De Pace, il cui nome era nella rosa dei papabili già  da qualche giorno, inizia a sciogliere le sue riserve.
E a dare per possibile la propria disponibilità : “La proposta lusinghiera mi è arrivata da più parti. Decido alla fine della prossima settimana”.
Difficile sia inserita nella lista di un partito, più facile in una lista civica legata al centrodestra.
Ecco la prima stoccata al quasi rivale interno Sallusti: “Lui lo preferirei per una lunga conversazione polemica — dice in radio a Un giorno da pecora -. Per una cena non
polemica ma di interesse, con uno più carino sceglierei Sala”.

Luigi Franco
(da “il Fatto Quotidiano”)

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