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IL RETROSCENA DELL’APPARIZIONE DI MONTI ALLE «INVASIONI BARBARICHE»: IL CANE EMPY ERA A NOLEGGIO

Febbraio 13th, 2013 Riccardo Fucile

NON ERA PREVISTO CHE MONTI LO ADOTTASSE, EMPY DOVEVA ESSERE RESTITUITO AL NEGOZIO MILANESE CHE L’HA FORNITO ALLA PRODUZIONE

L’idea era di sorprendere Mario Monti, mettendogli in braccio un cane.
Ma a sorprendere gli autori del programma «Le invasioni barbariche» e la conduttrice Daria Bignardi è stato lui.
IL PRIMO
Come si ricorderà , il cagnolino Empy è passato alla storia come il primo cane adottato in diretta tv da un politico.
Ma, tecnicamente parlando, a quanto pare le cose sono andate un po’ diversamente. Mercoledì 6 febbraio il presidente del Consiglio Mario Monti, ospite a «Le invasioni barbariche», si è ritrovato in braccio un cucciolo affinchè (nelle intenzioni degli autori) dimostrasse di essere più empatico di quanto il suo status di «tecnico della politica» facesse supporre.
NEGOZIO
Test superato, a quanto pare: tanto che il Professore è apparso ben felice di portarsi via il cane, il cui nome originario era Trozzi, poi ribattezzato Empy, un diminutivo della parola empatia.
Peccato che tutto questo non fosse previsto.
Il cane, infatti, era stato semplicemente preso a noleggio dalla Endemol, la società  che produce «Le invasioni barbariche», con l’intenzione di restituirlo alla proprietaria del negozio Animal House di viale Monte Nero, a Milano.
IL MISTERO
Nessuno, infatti, aveva preso in considerazione l’ipotesi che Monti avrebbe raccolto la sfida, portandosi via il cane.
E siccome Trozzi/Empy era stato acquistato per essere prima o poi venduto, qualcuno ha dovuto rifondere la proprietaria del negozio, presente in studio.
Empy, quindi, è diventato un regalo di Endemol al presidente del Consiglio.

(da “il Corriere della Sera”)

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INTERVISTA A OLIVERO, EX PRESIDENTE ACLI: “AMBROSOLI AVREBBE POTUTO ESSERE IL NOSTRO CANDIDATO”

Febbraio 11th, 2013 Riccardo Fucile

“L’IMPORTANTE E’ SCONFIGGERE LA LEGA”… SEMPRE PIU’ ADESIONI AL VOTO DISGIUNTO: FRONTE UNITO CONTRO LE PALLE DEL MESTIERANTE MARONI

«Il dottor Ambrosoli poteva essere un ottimo candidato di Scelta Civica. Ha uno stile moderato e rappresenta bene la nostra determinazione nella volontà  di cambiamento in Lombardia».
Con queste parole Andrea Olivero conferma (e non in una forma implicita) il sostegno sostanziale dei montiani al candidato del centrosinistra per il Pirellone.
Ex presidente delle Acli, Olivero è il fondatore del partito del Professore, insieme con Mario Monti, Andrea Riccardi e Luca di Montezemolo.
E non solo difende i civici lombardi che hanno “mollato” Albertini per appoggiare Ambrosoli.
Da lui arriva quasi un incoraggiamento.
Che succede nel Centro? Si spacca ancora prima del voto?
«La Lombardia simboleggia bene le differenze che esistono nel nostro movimento. I tre capilista vengono da esperienze diverse, in alcuni casi opposte: Mario Mauro dal Pdl, Pietro Ichino dal Pd, lo stesso Albertini da una posizione critica dentro il centrodestra. Dobbiamo fare una sintesi tra varie culture politiche ma nessuno vuole sfasciare il giocattolo».
Lei da che parte sta?
«Quello che posso dire è che scegliere Ambrosoli o Albertini va nella stessa direzione: evitare la vittoria di Maroni che noi consideriamo una sciagura. È il motivo per cui abbiamo deciso di sostenere la candidatura dell’ex sindaco di Milano. Per impedire alla Lega di conquistare il governo della regione. In questa logica ci sono delle forze vicine a Scelta Civica e a Monti che si trovano più vicine, per affinità  culturale e politica, ad Ambrosoli. Mi viene in mente Pezzotta che ha una consolidata esperienza di collaborazione con il candidato di centrosinistra».
Questa equidistanza non mette in imbarazzo Albertini? Tanto vale ritirarsi se lo abbandonate così.
«Guardi che non stiamo liquidando Albertini. Sarebbe un errore politico colossale. Lo si pagherebbe a caro prezzo e lo pagherebbe non solo la nostra lista ma tutto il fronte anti-Lega».
Perchè?
«Perchè nel momento in cui Albertini fosse scaricato, una parte del suo elettorato voterebbe Maroni ».
Come si fa allora a tenere in equilibrio per due settimane una posizione così vaga?
«Concentrando gli sforzi, andando a smascherare tutte le ambiguità  della candidatura Maroni, contrastando quella strana e assurda alleanza tra Pdl e Lega che ha come collante solo la conservazione del potere e nascondere la corruzione della Regione».
Albertini sostiene che lei e Riccardi siete cattolici vicini alla sinistra. Esiste una faida con Cl in Lombardia?
«Siamo tante persone diverse che si ritrovano nel segno del riformismo rappresentato da Monti. Una faida tra cattolici? Ma siamo seri. Le faide interne a una partito sotto elezioni non portano a nessun risultato».
Se ci saranno altre defezioni nella vostra lista a favore di Ambrosoli, Monti interverrà ?
«Ogni singolo cittadino è libero di votare come vuole. Noi proporremo ai cittadini di scegliere in alternativa a Maroni. Il voto disgiunto proposto da Borletti Buitoni, Dellai, Pezzotta e da altri, da questo punto di vista, lo consideriamo molto positivo. Manifesta l’intendimento di andare contro la Lega, non può essere un danno».

Goffredo De Marchis

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MONTI: “I VOTI DI BERLUSCONI CON I SOLDI DEGLI ITALIANI”

Febbraio 10th, 2013 Riccardo Fucile

LA STOCCATA A BERSANI: “INFANTILE PARLARE DI VITTORIA DI PIRRO SUL NUOVO BILANCIO UE”… CON VENDOLA “NESSUNA AFFINITA'”

Monti gioca a tutto-campo nella penultima domenica pre-elettorale.
Prima in una videochat di TgCom24. Poi in un intervento (in casa) alla convention di Scelta Civica al teatro Parenti di Milano.
Ed è proprio qui – nel primo pomeriggio – che il premier attacca il suo predecessore, Silvio Berlusconi, accusato di stare comprando «i voti con i soldi degli italiani», promettendo cose irrealizzabili.
Secondo Monti, «questo può portare popolarità , ma sarebbe una prova di un Paese sostanzialmente privo di memoria, io non voglio pensare che gli italiani lo siano».
«Lascio che altri dicano ciò che le gente vuole sentirsi dire e continuerò a dire quello che penso. Forse per questo nessuno dei miei illustri antagonisti politici vuole fare un confronto con me – ha continuato -. Ho sempre detto che io fin dal primo giorno ero disposto a farlo ma finora non è stato possibile».
Poi parlando di Berlusconi: «Il mio predecessore, che ritiene di essere anche il mio successore, continua a fare promesse, cercando di comperare i voti degli italiani con i soldi degli italiani».
E ha difeso l’operato del suo governo, definendosi «un buon premier».
GLI INSULTI
Poi ecco Mario Monti in versione amareggiata e disillusa nella video-chat di Tgcom24: «Mi è capitato in questa campagna elettorale di essere insultato e aggredito. Mi dicono che sia normale. È una cosa che tempra il carattere. Cerco di non rispondere agli insulti, anche se talvolta mi sono lasciato prendere un po’ troppo da verve polemica, nella quale peraltro non eccello».
LE IDEOLOGIE
Il Professore – acuendo la sua più volte sottolineata caratura moderata scevra da ogni considerazione ideologica – ha spiegato quale sarebbe la sua missione: «Mi piacerebbe aiutare a far superare anche in Europa la contrapposizione, che talvolta non aiuta, tra destra e sinistra».
E ha sparato ad alzo zero su Vendola: «Non sento nessuna affinità  per una sinistra che abbia una coalizione che includa questi elementi che credo non siano a favore degli interessi dei lavoratori» sottolineando che le sue «rigidità » condannano «i giovani o alla disoccupazione o all’emigrazione».
«Non sono sicuro – aggiunge – che tocchi a me convincere» Fassina o Vendola «ma quella coalizione può scordarsi che noi possiamo dare un apporto a una maggioranza e a un governo se non prevarranno posizioni di riforma e di proseguimento delle riforme anche nel mercato del lavoro».
IL BUDGET UE
E Monti non poteva esimersi dal non rispondere alle polemiche (italiane) sul nuovo bilancio Ue, le cui regole e l’entità  delle risorse sono state concordate con gli altri leader europei.
Così ha definito «un po’ infantile parlare di vittoria di Pirro perchè è chiaro che ognuno ha interesse a rivendicare una vittoria nel proprio Paese», replicando alle critiche mossegli da Bersani.».

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I LEADER EUROPEI A MONTI: “NON DOVETE FAR TORNARE BERLUSCONI”

Febbraio 9th, 2013 Riccardo Fucile

BARROSO: “MARIO COMPLIMENTI, NESSUN ITALIANO HA MAI OTTENUTO TANTO IN SEDE EUROPEA”…DA DESTRA A SINISTRA UN CORO UNANIME

Hanno in tasca l’accordo sul bilancio dell’Unione.
Dopo venticinque ore di negoziato ininterrotto le facce sono stravolte, gli occhi lucidi e le barbe incolte: «Mario, complimenti, nessun italiano ha mai ottenuto tanto per il proprio Paese, quando torni a Roma spiegalo ai tuoi concittadini, fatti valere in vista delle prossime elezioni».
È l’inglese flautato del presidente della Commissione Ue, il portoghese Josè Manuel Barroso, a rivolgere l’augurio a Monti.
Si avvicina anche Hermann Van Rompuy, il fiammingo che guida i summit di Bruxelles. Annuisce.
Intorno a Monti si forma un capannello: «Fatti valere in campagna elettorale e dopo il voto cerca di tornare qui da premier».
I colleghi si congedano con il Professore che per l’ultima volta rappresenta l’Italia nella capitale belga.
Pacche sulle spalle e auguri.
Da parte degli alleati di questi mesi segnati da duri scontri in Europa, ma anche da chi con Monti sempre si è trovato in rotta di collisione.
Tra la Merkel, Hollande, Katainen e gli altri c’è chi si lascia sfuggire una frase politicamente scorretta: «Mario, in Italia devi spiegare che mai e poi mai Berlusconi avrebbe ottenuto tanto in Europa, un deal del genere lui se lo sognava».
Monti annuisce, il sorriso è imbarazzato ma compiaciuto.
Certo, questa volta l’Europa ha raggiunto un accordo al ribasso, ma l’Italia ne è uscita bene. «Evitiamo un ritorno al passato», aggiunge uno dei capi di Stato e di governo, «vogliamo che l’Italia resti stabile e affidabile ».
In conferenza stampa Monti racconterà  dei «complimenti» ricevuti, ma non renderà  pubblica la preoccupazione espressagli dagli altri leader in vista delle elezioni che tra due settimane decideranno il futuro di Roma, capitale ancora oggi fragile e potenzialmente in grado di far sprofondare l’euro come avvenne appena un anno e mezzo fa, quando al timone c’era Berlusconi.
Monti nell’estenuante negoziato di Bruxelles non usa l’arma della campagna elettorale per vedere soddisfatte le proprie richieste, non minaccia il ritorno in sella del Cavaliere.
È un anno che lavora al “dossier bilancio” e insieme ai ministri Moavero, Barca e Catania negozia fino all’ultimo centesimo.
Ci sono momenti di tensione, ricorda di essere pronto a mettere il veto e alle richieste di tagli brutali di Cameron si oppone duramente: «Signori, cerchiamo di essere ragionevoli, non possiamo piegarci di fronte a chi magari nel 2017 non sarà  più nell’Unione europea».
Un riferimento al referendum sui rapporti tra Londra e l’Ue indetto da Cameron, premier e leader dei conservatori britannici.
Nelle mille bilaterali che segnano la notte tra giovedì e venerdì si negozia con il coltello in bocca, si tratta su ogni voce del futuro bilancio.
Ma sono in molti ad essere preoccupati sul futuro dell’Italia.
E nei ritagli di tempo lo dicono a Monti.
Hollande, che per lealtà  tifa Bersani (sono compagni nel Partito socialista europeo) con Monti ha avuto subito un buon feeling.
E negli incontri vis-à -vis della notte chiamati a tracciare la strategia comune sul bilancio europeo ripete: «Dobbiamo fare come a giugno, dobbiamo battere gli euroscettici».
Un ricordo al negoziato che portò Roma e Parigi a imporre alla Merkel lo scudo anti-spread che poi, imbracciato dalla Bce di Draghi, ha salvato l’euro.
Ma in molti, come la Merkel, non capiscono il bizantino sistema elettorale italiano e sono preoccupati per «il rischio ingovernabilità ».
La Cancelliera Monti la incontra più volte, lunghe riunioni nella saletta della delegazione italiana mentre fuori la notte di Bruxelles è battuta da una tempesta di neve e l’accordo tra i leader sembra lontano.
Il Professore rassicura, non scende negli impossibili meandri del Porcellum ma si dice certo che dalle elezioni uscirà  un governo saldo, che non ci sarà  «uno scenario greco». Da Barroso a Van Rompuy, dalla Merkel ai noridici vorrebbero un nuovo esecutivo Monti.
Ma i sondaggi sono quel che sono.
Le spiegazioni del premier comunque rassicurano sul fatto che ci sarà  una nuova coalizione in grado di dare una guida stabile al Paese.
A Bruxelles, come nelle altre capitali, Bersani piace, ma in pochi si fidano della sua coalizione, vissuta come un oggetto misterioso.
Ma dopo le spiegazioni ricevute nelle ultime ore i leader europei tornano in patria tifando per un accordo dopo il voto tra il segretario del Pd e il Professore.
Così a Parigi, così a Berlino.
«Basta che non torni Berlusconi», è l’ossessione dei Grandi d’Europa.

Alberto D’Argenio
(da “La Repubblica“)

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MONTIANI-LEGHISTI: DUELLO IN VENETO, SCAMBIO DI ACCUSE E TENSIONE

Febbraio 7th, 2013 Riccardo Fucile

INTIMIDAZIONI CONTRO I GAZEBO DI SCELTA CIVICA CHE IN VENETO SFIORA IL 20% NEI SONDAGGI CONTRO IL 14% DELLA LEGA

«La crisi economica è coincisa con il fallimento del federalismo di stile leghista. Ma la risposta a questo disagio, l’antipolitica, non può essere cercata forzando risposte che indebolirebbero prima proprio le Regioni del Nord». Mario Monti, malizioso, punta il dito contro i nordisti.
E lo fa in Veneto, dove la tensione tra i leghisti e i suoi sostenitori negli ultimi giorni si è impennata vistosamente, così come i toni tra i due partiti avversari.
Il fatto è che questa sembra essere la nuova terra promessa del Professore, che proprio da queste parti, a Oderzo e poi a Padova, ha fatto registrare un pienone decisamente al di sopra di tutte le attese.
E così, il capolista della Lega al Senato, il già  sindaco di Cittadella Massimo Bitonci, ha ritenuto di dare il «benvenuto» a Monti a colpi di cannone.
Osservando che «la provincia euganea più di tutte sta pagando un tributo di sangue in termini dei cosiddetti “suicidi per crisi”».
E consigliando all’ex rettore della Bocconi di visitare «i capannoni abbandonati, i camion fermi, le strade vuote. E poi, magari, chieda scusa per i disoccupati, gli operai, i commercianti, gli artigiani e gli imprenditori che grazie alle politiche scellerate del suo governo si sono suicidati».
Gli ha risposto a stretto giro il candidato alla Camera per Scelta civica, il consigliere regionale ex pd Andrea Causin: «Chi ha le mani sporche di sangue e il coltello ancora in pugno non può accusare un altro, che è accorso a prestare aiuto, di essere l’assassino».
Di più: «È indecente che la Lega, crollata nei sondaggi per gli scandali del malaffare che hanno travolto la sua classe dirigente e per il malgoverno di cui ha dato prova, usi la tragedia degli imprenditori suicidi per fare propaganda elettorale».
Tra l’altro, negli ultimi giorni, si sono verificati alcuni episodi spiacevoli ai danni dei montiani.
Una violenta aggressione verbale a un gazebo, e ben due episodi contro lo stesso furgone attrezzato per la propaganda a Treviso.
Prima un’auto ha tagliato la strada al mezzo costringendolo a fermarsi.
Dalla macchina è sceso un energumeno che ha aggredito la volontaria sul furgone a barricarsi dentro.
Allo stesso veicolo, poco tempo dopo, sono state bucate le gomme con un punteruolo.
Ma qui, precisa il coordinatore della campagna elettorale montiana in Veneto, Diego Bottacin, «non possiamo affermare che siano stati leghisti o altri, semplicemente non lo sappiamo. Resta il fatto che il clima si è eccessivamente surriscaldato».
I recenti sondaggi Swg dicono che la coalizione che guarda al presidente del Consiglio in Veneto arriva a sfiorare il 20%, il massimo in Italia.
Con fenomeni che possono sorprendere: a Belluno, per esempio, la propensione a votare per il Professore è addirittura doppia che nelle altre province.
Al contrario, il Carroccio è senza dubbio in una fase di riflusso, con i sondaggi che lo inchiodano intorno al 14% (nel 2010 era al 35%).
Colpa, dicono i nordisti, del rinnovato accordo con Berlusconi che porterebbe acqua soltanto al mulino di Roberto Maroni, candidato governatore della Lombardia.
Del resto, il segretario della Liga, Flavio Tosi, ieri ha detto a chiare lettere che «Berlusconi sull’Imu l’ha sparata grossa».
Peccato che a Maroni, invece, la restituzione dell’imposta sulla prima casa fosse sembrata «una buona idea».
Opinione confermata a Ballarò: «Sono assolutamente d’accordo, è coerente con il nostro programma».

Marco Cremonesi
(da “il Corriere della Sera”)

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LA SINISTRA LITIGA E FA IL GIOCO DEL CAVALIERE: BERSANI APRE A MONTI, STOP DI VENDOLA

Febbraio 6th, 2013 Riccardo Fucile

IL PROFESSORE: “FACCIANO LE LORO SCELTE”…VENDOLA DEVE COPRIRSI A SINISTRA DA INGROIA E CERCA DI FARE L’ ANTIMONTIANO… BERLUSCONI NON SI VERGOGNA DELL’ALLEANZA COI RAZZISTI

Il risiko delle alleanze possibili post voto fa traballare l’alleanza tra Bersani e Vendola.
Il dibattito si snoda attraverso una nuova serie di messaggi a distanza tra i protagonisti, non senza “letture autentiche” di quelle frasi di ieri che hanno fatto i titoli dei quotidiani di oggi.
«È stata data un po’ più di enfasi, forse per il timing, a parole che ripeto sempre», puntualizza Bersani.
«Immagino che se Bersani è interessato, come ha dichiarato, a una collaborazione con le forze che rappresento dovrà  fare delle scelte all’interno del suo polo», conferma Monti.
La replica è dura: «Il mio polo è il mio polo e che nessuno lo tocchi. A partire da lì sono pronto a discutere».
Vendola intanto si mette di traverso e, in video-forum con i lettori de LaStampa.it, avverte il Pd: «Spero che Bersani non si voglia assumere la responsabilità  di rompere l’alleanza del centrosinistra».
LA PUNTUALIZZAZIONE DEL PD
«Dico sempre che mi ritengo alternativo a Berlusconi e alla Lega. Sono disponibilissimo a discutere con Monti: per fare le riforme o il governo, lo vedremo», ribadisce il segretario Pd che fotografa così lo stato dei rapporti con il Professore: «Le scintille le mantengo tutte. Alcune posizioni e la frase sul 1921 me le ricordo tutte, e non mi sono piaciute. Mi è sembrata un po’ una frase da Berlusconi con il loden…». Detto questo, ribadisce, «sono pronto a discutere con chi si ritiene alternativo a Berlusconi e alla Lega: ho sempre detto che mi comporterò come se avessi il 49%, anche se avrò il 51%».
Bersani si mostra cauto anche sul recupero di Berlusconi, certificato dai sondaggi: «Ma quando sento parlare di sorpasso, io rispondo “col binocolo”».
LO SCOGLIO SEL
Ma sull’alleanza con Monti, Bersani parla anche a nome di Vendola?
«Basta leggere la carta d’intenti, che si è data una credibilità  in termini di rigore e di serietà . Dopo di che – puntualizza il segretario democratico – c’è scritto che a contrasto delle regressioni populiste di una destra europea e nazionale, noi abbiamo un atteggiamento di apertura nei confronti di forze europeiste e costituzionali».
«È chiaro, però – precisa – che le convergenze non si fanno a tutti i costi, deve essere messo alla prova dei programmi».
Poi Bersani mette in chiaro: «Solo noi siamo in condizione di battere la destra, Monti non lo è. E siccome vince chi arriva primo, noi facciamo un appello agli italiani per governare il Paese».
Nichi Vendola intanto, in hangout a LaStampa.it, frena l’asse con Monti: «Non è possibile immaginare che i programmi siano solo carta per grulli elettori. Abbiamo il dovere di rispettare i nostri elettori».
Sul tema dei diritti e sulla visione economica, «ci sono distanze siderali con Monti, che è un classico conservatore europeo. Se c’è una distanza così forte come si può’ pensare di governare insieme?».
ANCHE IL PROFESSORE FRENA
Monti non sembra cambiare di molto il tiro: se il segretario Pd vuole collaborare dopo il voto, «dovrà  fare delle scelte interne al suo polo», avverte il leader di Scelta Civica. «Non c’è stato nessun accordo fra Bersani e me, fra nessuno e Scelta Civica: il tema delle alleanze – ribadisce il Professore – è prematuro, verrà  dopo il voto».
Bersani assicura che «sono con Vendola, ho l’alleanza con Vendola e Tabacci» e, per parte sua, il leader Sel non molla: «Bersani ha fatto riferimento al tema pregiudiziale dei programmi e, nei fatti, quelli di Monti e del centrosinistra sono inconciliabili».
A stretto giro arriva la replica di Bersani: «Il mio polo è il mio polo e che nessuno lo tocchi. A partire da lì sono pronto a discutere».

(da “La Stampa”)

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INTERVISTA A ILARIA BORLETTI, CAPOLISTA IN LOMBARDIA DI SCELTA CIVICA: “ANCHE I MONTIANI VOTINO PER AMBROSOLI”

Febbraio 6th, 2013 Riccardo Fucile

“SIAMO IN GUERRA, SOLO COSI’ POSSIAMO SCONFIGGERE IL CENTRODESTRA”

«In Lombardia voterò Ambrosoli perchè solo lui può fermare la rimonta della coalizione Lega-Berlusconi-Formigoni».
Ilaria Borletti Buitoni, capolista alla Camera di Scelta civica per Monti nel collegio Lombardia 1 spiega il perchè del suo endorsement per il candidato del centrosonistra: «Resto fedele a Monti, ma siamo in guerra e senza una riflessione, rischiamo di perderla».
Signora Borletti Buitoni, perchè il voto disgiunto in Lombardia è un’ipotesi utile?
«Non ho nulla di personale contro Gabriele Albertini. Lo voterò al Senato. Il mio ragionamento è nato dalla lettura dei sondaggi. In Lombardia c’è una ripresa sostenuta della coalizione Lega-Berlusconi-Formigoni. Ambrosoli e Maroni sono dati alla pari. In questa situazione, è necessario che tutti gli elettori moderati di Monti, che sostengono la proposta di Albertini, riflettano: bisogna fermare la rimonta di Lega e Pdl».
Come?
«Rafforzando l’unico candidato che è in condizione di arginare il centrodestra».
Ambrosoli dice che in molti la seguiranno.
«Chi fa parte della società  civile deve riflettere su dove il proprio voto possa essere più efficace. Dopo tutto quello che è successo negli ultimi mesi e vedendo lo stato in cui è ridotta la Lombardia».
Aveva avvertito di questa sua decisione il professor Monti?
«Quando ho accettato la sua proposta di candidarmi alla Camera, non mi è stato chiesto un patto. Ma di rimanere fedele ai temi della tutela del territorio, della cultura e dell’ambiente che hanno sempre fatto parte della mia storia. Non abbiamo parlato di coalizioni o di alleanze. La nostra indipendenza di candidati non va letta politicamente. In Lombardia, ci vuole un cambiamento radicale».
Albertini, però, dice che lei piccona la barca su cui si trova.
«Le ragioni che hanno portato alla nascita della lista Monti sono diverse da quelle che hanno portato Albertini a decidere di proporsi con una sua lista civica. La scelta di Albertini ha ricevuto la stima di Monti, ma non è una diretta emanazione della proposta del Professore. Monti ha proposto un confronto riformista molto preciso su temi che vanno dal lavoro alla cultura. Io difendo la mia candidatura in Lombardia, ma credo che nessuno si aspettasse che il quadro sarebbe cambiato così».
Perchè Ambrosoli?
«È una persona della società  civile come me che ha deciso di mettersi in gioco. E magari si di domanda ogni mattina come faccio io: chi me lo ha fatto fare. Non l’avrei mai fatto se nel suo programma non ci fossero proposte sull’ambiente che condivido».
A questo punto Albertini dovrebbe ritirarsi dalla corsa?
«Non sta a me dirlo. Dovrà  dirlo lui nei prossimi giorni. Questa sì sarebbe un’ingerenza. Certo all’inizio il suo progetto poteva essere sostenibile, ma il quadro generale è cambiato».
È vero che Monti si è arrabbiato dopo il suo appoggio ad Ambrosoli?
«Il presidente Monti in questo momento è molto impegnato in cose più importanti. Questo tutti ce lo dimentichiamo un po’ troppo spesso. Sa che sono una persona non facile e molto irritabile. Di carattere. Ma non mi pare di aver sentito delle particolari reazioni da parte sua. Sono convinta che ha capito il senso della mia frase».

Andrea Montanari

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CORSA AL COLLE, MOSSA DI MONTI PRO NAPOLITANO

Febbraio 6th, 2013 Riccardo Fucile

L’IPOTESI DI UNA “LEGISLATURA BREVE” FA SALIRE LE QUOTAZIONI PER   UNA RICONFERMA      

Se è vero che la corsa al Quirinale è come una partita a scacchi, la proposta di rieleggere un presidente della Repubblica uscente è la classica mossa di apertura, che segna di fatto l’inizio della competizione e serve a tenere coperti i nomi dei veri contendenti.
Stavolta però non è così, almeno non del tutto: l’endorsement di Monti a favore di Napolitano non è scolastica, nè può essere (solo) interpretata come segno di gratitudine verso chi l’ha nominato senatore a vita e poi presidente del Consiglio. Stavolta l’ipotesi che l’attuale capo dello Stato succeda a se stesso è contemplata nel novero delle possibilità , è una soluzione di cui si discute ai massimi livelli, anche istituzionali, è l’opzione estrema che potrebbe tornar utile se il risultato delle urne dovesse proporre in Italia uno scenario greco.
Più volte Napolitano ha pubblicamente escluso di voler restare al vertice dello Stato. Dopo sette anni a dir poco turbolenti e faticosi, il suo auspicio è di passar la mano.
Ma a parte il fatto che il Colle – come raccontano i politici di lungo corso – «è miracoloso quanto la piscina di Cocoon», la prospettiva indicata da Monti non sarebbe irrealistica se il nuovo Parlamento non garantisse la governabilità .
Il primo a manifestare timori in tal senso è stato Casini, due settimane fa: «Ho l’impressione che la prossima legislatura non durerà  mica tanto».
A ruota, qualche giorno dopo, il ministro Barca è stato ancor più esplicito.
«Chissà  se tra qualche mese mi troverò ancora al mio posto», ha sorprendentemente detto in un’intervista al Corriere il responsabile per la Coesione territoriale, spiegandone i motivi: «Senza una maggioranza stabile, potrebbe accadere che – una volta eletto il nuovo presidente della Repubblica – si torni al voto».
È in quel contesto balcanizzato che la figura di Napolitano diverrebbe punto di riferimento in attesa di traghettare di nuovo il Paese alle urne, siccome – prima di restituire la parola ai cittadini – sarebbe indispensabile almeno modificare la legge elettorale.
Il mandato sarebbe quindi una sorta di proroga concordata tra il Colle e le forze politiche, un patto per gestire la transizione che si esaurirebbe con la fine di quella fase.
Ecco perchè le parole pronunciate ieri da Monti, «voterei per Napolitano», non sono (solo) un gesto di cortesia ma assumono valenza politica.
E testimoniano al tempo stesso un evidente disappunto del Professore verso quella «corrente di pensiero» che lo voleva candidare al Quirinale e che «oggi non so quanto si sia effettivamente inaridita»
Non c’è dubbio che la corsa di Monti per il Colle appaia molto complicata, dato che nè il Pd nè il Pdl (e nemmeno l’Udc) sono propensi a sostenerla.
Nei partiti c’è la volontà  di chiudere la parentesi emergenziale, perciò non è soltanto Bersani a sperare che lo scenario greco non si concretizzi.
Anche Fini di fatto ha preso le distanze dall’idea di Monti, tessendo le lodi di Napolitano, «voterei per un suo bis», ma con l’aggiunta di un inciso: «Non credo sia possibile».
Tuttavia l’opzione resta, dato che restano le preoccupazioni delle forze politiche sull’esito della sfida elettorale.
E i timori oggi non sono tanto legati al rischio che il centrosinistra non abbia la maggioranza in entrambi i rami del Parlamento: l’allarme è sulla reale forza di Grillo, che secondo alcuni leader sarebbe «sottostimato nei sondaggi», mentre Monti sarebbe «sopravvalutato».
Non a caso nel Pd c’è chi prevede che Scelta Civica non andrà  «oltre il 7-8%», con l’intera coalizione centrista «tra l’11 e il 12%».
Se così fosse, ogni calcolo finora fatto sulla composizione del Senato salterebbe.
E salterebbero anche i calcoli per la corsa al Colle, dove Grillo vorrebbe far salire un Dario Fo «perplesso» solo all’ipotesi della sua candidatura.
Ma allora come mai Casini nei conversari riservati sostiene che «in pole position per il Quirinale c’è Prodi»?
E il capo dell’Udc non è l’unico a sussurrarlo, dato che il fondatore dell’Ulivo viene dato per favorito anche a Palazzo Chigi e tra i maggiorenti del Pdl.
È vero che Prodi sconta resistenze nel Pd, che a scrutinio segreto potrebbero rivelarsi fatali. Ma autorevoli esponenti del governo sottolineano i legami dell’ex premier con Bersani e soprattutto con il governatore emiliano Errani, braccio destro del leader democratico.
In più Prodi potrebbe contare sull’appoggio dei renziani, pronti a votarlo in blocco per il Colle.
Si vedrà .
Resta da capire come si muoverebbe Berlusconi sul Quirinale. Il Pd, che in caso di vittoria inserirà  le presidenze delle Camere nella trattativa di governo con i centristi, sul nome del futuro capo dello Stato vorrà  invece dialogare «anche con il Pdl», come ha detto per tempo Bersani.
Non è dato sapere se ci siano già  stati dei contatti tra i due partiti, è certo che i vertici democrat considerano «un bluff» i segnali di disponibilità  del Cavaliere verso Amato, le cui quotazioni peraltro sono in calo per il «caso Mps».
E allora, in attesa di capire l’esito del voto che decreterà  la griglia di partenza per la corsa al Colle, nel Pd c’è chi si esercita nelle previsioni: e se Berlusconi per il Quirinale facesse ai democratici una «proposta choc»?
No, il Cavaliere che propone Prodi…

Francesco Verderami
(da “il Corriere della Sera”)

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L’IDENTIKIT DELL’ELETTORE DI “SCELTA CIVICA”: NON E’ UN CENTRISTA E GUARDA AL PD

Febbraio 5th, 2013 Riccardo Fucile

UN TERZO DEI SIMPATIZZANTI PROVIENE DAL CENTRODESTRA, IL 22% DAL CENTROSINISTRA… QUANTO A FUTURE ALLEANZE GUARDA AL PD

Si è allargato il centro della politica italiana: abbastanza da poter giocare un ruolo decisivo (nel voto e nel post-voto) e, forse, mettere in discussione la schema bipolare su cui si è retta la Seconda Repubblica.
L’Atlante politico di Demos rileva un consenso per la lista Scelta Civica che si avvicina la 13%,   e ridimensiona in parte il bacino elettorale degli alleati centristi.
Una base ormai piuttosto estesa, che consente, a poche settimane dalle elezioni, di tracciare un primo identikit di chi intende votare per la lista civica nazionale del Professore.
Un ritratto che si discosta dal tradizionale profilo dell’elettore di centro.
Il profilo politico.
I principali flussi per la lista Monti provengono da entrambi i blocchi che hanno caratterizzato la seconda Repubblica.
La frazione più ampia   –   quasi un terzo del totale: 32% – è composta da persone che, nel 2008, avevano scelto il Pdl, la Lega oppure La Destra.
Il 22%, invece, proviene da partiti di centro-sinistra (Pd, IdV o Sinistra Arcobaleno).
L’11%, infine, è composto da ex-elettori dell’Udc.
Il flusso in ingresso dal partito alleato coincide con una flessione di quasi un quarto degli elettori del 2008 per la formazione di Casini.
Dal punto di vista politico, l’attuale elettorato di Scelta Civica si presenta perciò composito: circa un terzo degli intervistati si colloca nella porzione centrale dello spettro sinistra-destra
(32%), ma risultano molto ampie anche le componenti che si dichiarano di sinistra o centro-sinistra (24%), oppure di destra o centro-destra (17%).
Mentre il 27% rifiuta di prendere posizione rispetto al tradizionale asse ideologico.
L’appeal personale del leader.
Il leader, per gli elettori di Scelta Civica, conta molto più che per quelli di altre formazioni politiche.
L’opzione elettorale è costruita soprattutto con riferimento alle qualità  personali di Monti piuttosto che al programma e agli obiettivi proposti (in parte ridefiniti nel corso della stessa campagna elettorale).
Hanno avuto molta importanza sia il   giudizio positivo sul lavoro del Professore come capo del governo, sia l’elevata reputazione internazionale, che gli consente di rappresentare adeguatamente l’Italia all’estero.
Il peso del voto cattolico è molto rilevante e può essere ricollegato al sostegno espresso al Professore, in molte occasioni, dalle gerarchie ecclesiali.
Le intenzioni di voto per Scelta Civica appaiono in relazione diretta con la frequenza ai riti religiosi: si fermano all’8% tra i non praticanti, ma raddoppiano tra i cattolici che seguono la pratica religiosa domenicale (17%).
I tratti socio-demografici.
La propensione al voto per Scelta Civica è molto differenziata in relazione alle condizioni sociali e demografiche degli elettori.
Il consenso elettorale per la lista del Professore è relativamente basso nei ceti popolari: circa l’8% tra gli operai, i lavoratori autonomi e le casalinghe.
Raddoppia, invece, tra gli imprenditori e i professionisti (16%), ma anche in atri gruppi sociali come gli studenti, i disoccupati e i pensionati.
Queste differenze mettono in evidenza la difficoltà  che incontra la lista del Professore nella conquista dell’elettorato popolare.
Ugualmente differenziata è la distribuzione delle intenzioni di voto in relazione all’età .
Scelta Civica è particolarmente premiata dall’elettorato giovanile (16%, nella fascia 18-29), più disponibile verso i nuovi simboli dell’offerta politica (e che per oltre la metà  rifiuta lo schema bipolare centro-destra vs centro-sinistra).
Il consenso per la lista Monti si riduce però, fortemente, nella fascia di età  più adulta, tra i 30 e i 54 anni, per poi recuperare alcuni punti fra gli elettori più anziani. Interessante risulta, d’altra parte, anche la distribuzione per area geografica, con un evidente picco nel Nord Ovest (16%) – e la possibilità , quindi, per il blocco terzista, di proporsi come ago della bilancia nella delicata (e decisiva) sfida in Lombardia.
Le possibili alleanze.
Sono molto interessanti, per valutare la collocazione e le possibili alleanze di Scelta Civica, i giudizi formulati dai suoi elettori nei confronti degli altri partiti e dei loro leader.
Dopo Monti, le figure politiche più apprezzate sono Renzi e Bersani, che ottengono più fiducia degli altri dirigenti della coalizione di centro: Cordero di Montezemolo, Casini e Fini.
Molto più ridotto è, invece, il gradimento dei leader del Pdl (Berlusconi e Alfano), che appaiono meno affidabili di Vendola.
Questi atteggiamenti sono confermati dai sentimenti suscitati dai diversi partiti.
Il Pd è percepito come partito vicino dal 40% degli elettori di Scelta Civica, mentre solo il 29% considera vicina l’Udc e il 20% il partito di Fini.
Nettamente più contenuti sono, poi, i riconoscimenti di vicinanza   per il Pdl (11%) e per la Lega (10%), che risultano ancora più bassi di quelli espressi per Sel (12%).

Roberto Biorcio e Fabio Bordignon

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