Gennaio 25th, 2013 Riccardo Fucile
“L’IMU NON E’ REGALO A MPS, I SOLDI VANNO AL SETTORE PUBBLICO E LI’ RESTANO”… “SONO SPECULAZIONI DI PDL E LEGA, QUELLI CHE FINGONO DI DIMENTICARE CHE FU TREMONTI A PRESTARE 1,9 MILIARDI A MPS”… “IL PRESTITO DI ALTRI 2 MILIARDI A MPS AL TASSO DEL 9% CI E’ RICHIESTO IN QUESTI CASI DALL’EUROPA”
“Non voglio attaccare Bersani, ma il Pd c’entra nella questione Mps. Critico piuttosto la
commistione fra banche e politica”. Lo dice il premier uscente, Mario Monti, ospite a Radio Anch’io su Radio Uno, in merito alla vicenda del Monte dei Paschi di Siena.
“Il Partito democratico è coinvolto in questa vicenda – continua il Professore – perchè ha sempre avuto grande influenza sulla banca attraverso la sua fondazione e il rapporto storico con il territorio culturale e finanziario senese”.
Per Monti “il fenomeno antico della commistione tra banche e politica è una brutta bestia che va sradicata”, che siano poi i partiti a puntarsi l’indice l’uno contro l’altro: “Lascio ad altri le corride elettorali”, sentenzia.
Il governo non ha colpe.
“Il governo non ha responsabilità – aggiunge il leader di Scelta Civica- ma deve evitare che ci siano problemi nel sistema bancario italiano e assicurare il buon funzionamento delle autorità indipendenti”.
I risparmiatori italiani, messi a dura prova nei loro nervi, “devono sapere che le banche italiane sono state tra le più solide durante la crisi finanziarie”, sottolinea Monti.
L’Imu non è un regalo a Mps.
Quanto alle polemiche elettorali sollevate da chi ha accusato il governo di aver introdotto l’Imu per salvare il Monte dei Paschi, Monti replica: “I soldi dell’Imu vanno al settore pubblico, ci vanno e ci restano. C’è una nuvola terroristica circa gli importi relativi alla questione su Mps diventati oggetti di corride politiche”.
Il governo, precisa il premier, “non ha fatto alcun regalo al Monte dei Paschi di Siena: si tratta di un prestito di 2 miliardi, con un interesse molto oneroso pari al 9 per cento, mentre i restanti 1,9 miliardi sono rimborsi dei precedenti Tremonti bond”.
E chiarisce che il prestito “è stato previsto non di iniziativa italiana ma dall’autorità bancaria europea che ha modificato i criteri per l’adeguatezza di tutte le banche in Europa e ha richiesto una maggiore capitalizzazione di Mps”.
L’Ue, infatti, ha delle regole che disciplinano gli aiuti di stato e i prestiti fatti dalle banche a tassi inferiori sarebbero aiuti di stato e incorrerebbero nella disciplina Ue: questo rende più oneroso il prestito e tranquillizza il contribuente, “perchè non si tratta di regali – specifica il Professore – o assegnazioni a fondo perduto ma di prestiti a tassi onerosi in fondo convenienti per lo stato”.
In ogni caso Monti ha “piena e totale fiducia nella Banca d’Italia e nei confronti del governatore Ignazio Visco, così come nel ministro dell’Economia Vittorio Grilli”.
Rivedere la vigilanza bancaria.
Per il leader di Scelta Civica il sistema di vigilanza bancaria in Europa va comunque rivisto: “Serve un sistema coerente di supervisione”, spiega e in ogni caso nel programma dell’Agenda Monti ci sono dei punti sulle autorità indipendenti.
Alleanza con il Pd o il Pdl.
Messa alle spalle la questione Mps, Monti sollecitato dalle domande dei radioascoltatori, ha dato spazio alle questioni elettorali. E non ha escluso una possibile alleanza con il Pd o anche con il Pdl, ma solo se i partiti vengono “mondati da chi impedisce le riforme”.
Il leader di Scelta Civica parla dapprima di un ipotetico accordo con il Pd.
“Dipenderà da quali politiche l’onorevole Bersani riterrà di mettere in campo”, risponde Monti. “Se sono quelle che vengono espresse con piena legittimità dalle componenti più massimaliste – aggiunge – non ci sarà proprio la possibilità di un lavoro comune”.
Poi l’apertura al Pdl: “Poniamo che il Pdl, magari non sempre guidato dall’onorevole Berlusconi… si potrebbe benissimo immaginare una collaborazione con quella parte, una volta mondata ed emendata dal tappo che impedisce le riforme”.
Del resto, per il Professore, “chi è contento di quello che è successo negli ultimi vent’anni, ha la scelta facile: basta che voti o il Pd collegato con l’estrema sinistra o il Pdl collegato con la Lega, che hanno tenuto in piedi o in ginocchio per vent’anni l’Italia”.
Costi della politica, Monti bloccato dal Parlamento.
“Abbiamo proposto di fare molto di più” sui costi della politica, ma per quanto riguarda le regioni e altro “gran parte del nostro lavoro è stato bloccato in Parlamento”, sostiene il premier uscente, che aggiunge: “Occorre ridurre anche di molto i costi della politica” ma sarebbe necessaria “una maggioranza formata” da persone meno legate agli apparati.
Andrò nelle piazze.
Monti infine annuncia l’avvio del suo tour elettorale. “Girerò per l’Italia con i limiti che derivano dal fatto che sto gestendo un governo ancora in carica. Domani sarò a Milano, anche nelle strade e nelle piazze”.
(da “La Repubblica“)
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Gennaio 25th, 2013 Riccardo Fucile
STRUMENTALE ATTACCO A MONTI PER BASSA CUCINA ELETTORALE… IL PROBLEMA E’ CHE QUALCUNO DOVEVA CONTROLLARE SUI DERIVATI E NON L’HA FATTO
Giornate convulse per il Monte dei Paschi di Siena, mentre continua lo scarica barile sulle vere o presunte responsabilità politiche che avrebbero originato il grave stato economico della terza banca italiana.
Prova a prendere le distanze il Pd, nonostante il ruolo degli enti locali toscani nella nomina dei vertici della Fondazione Mps e lo storico supporto a Mussari da parte di pietre miliari del partito come Giuliano Amato e Franco Bassanini, per quanto riguarda Roma, mentre a Siena l’ascesa dell’avvocato calabrese fin dall’inizio è stata sostenuta dall’ex responsabile locale del Pd, Franco Ceccuzzi, già sindaco della città fino al commissariamento e attuale candidato per riprendersi la poltrona.
“Il Pd non c’entra un accidente – ha detto ieri Bersani – prima di andare via il sindaco ha promosso il rinnovamento”.
Peccato che Banca Mps sia controllata dalla Fondazione Mps, la cui deputazione è formata da 16 consiglieri, 13 dei quali vengono nominati dal Comune e della Provincia di Siena, da anni governati da amministrazioni di centrosinistra.
Ammette invece le responsabilità , ma solo per la politica locale, l’ex rottamatore Matteo Renzi. ”Ci sono delle responsabilità evidenti di chi ha governato la città di Siena, c’è una responsabilità della politica”, ha detto davanti alle telecamere di La7.
Amnesie e speculazioni di bassa lega anche da destra,
Tutti fingono di dimenticare il ruolo giocato dal campione del Carroccio al Senato per le prossime elezioni, Giulio Tremonti, nella recente storia del Monte dei Paschi di Siena.
E non solo per la concessione alla banca di 1,9 miliardi di euro di aiuti di Stato ribattezzati Tremonti bond dal nome dell’allora ministro del Tesoro, che l’istituto non ha ancora restituito dato che metà dei 3,9 miliardi di sostegno pubblico in arrivo a Siena è in realtà costituito da una rinegoziazione dei vecchi bond.
Porta la firma del professore di Sondrio anche un’autorizzazione piuttosto delicata e anomala concessa nel 2011 alla Fondazione Monte dei Paschi di Siena: il via libera a indebitarsi per 600 milioni di euro per finanziare l’aumento di capitale da 2,1 miliardi di euro della banca senese di quell’estate, che sarebbe dovuto servire anche a rimborsare i Tremonti bond.
Cosa che però non è avvenuta, mentre l’ente bancario è a sua volta sprofondato in una profonda crisi proprio a causa di quel debito, complice lo stato di salute di Mps i cui titoli erano stati dati in pegno a garanzia del prestito.
A pagare il conto sono stati ancora una volta i cittadini, che hanno dovuto fare a meno di buona parte delle erogazioni al territorio della fondazione, la quale è venuta meno al suo scopo statutario — svolgere attività filantropiche – per cercare (senza successo) di continuare a fare una cosa che non era tenuta a fare, l’azionista di maggioranza di una banca.
Scelta che le è costata l’azzeramento del patrimonio.
Se Atene piange, insomma, sarebbe meglio che Sparta evitasse, per decoro, di ridere.
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Gennaio 24th, 2013 Riccardo Fucile
“I CITTADINI HANNO DIMOSTRATO MATURITA'”… SUCCESSO DEL PREMIER ITALIANO A DAVOS TRA IMPRENDITORI E POLITICI
L’Italia che Mario Monti ha presentato a Davos è divisa in due.
No, niente geografia, per una volta non c’entra il dualismo Nord-Sud. Lo spartiacque è il tempo.
C’è l’Italia degli ultimi dieci anni (destra o sinistra al governo non importa), quella che è arrivata a un passo dalla catastrofe, dalla «dissoluzione finanziaria».
L’Italia delle «promesse irrealizzabili», l’Italia «che ha fallito l’appuntamento con le opportunità offerte dalla globalizzazione», l’Italia degli «interessi corporativi che preferivano pagare più tasse piuttosto che aprire davvero il mercato».
Un Paese inaffidabile persino per l’emiro del Qatar, «dico emiro del Qatar, non il re della Norvegia», che a domanda secca di Monti, «Perchè non investe in Italia?» rispose «con una sola parola: corruzione».
In verità il premier ha già raccontato diverse volte questa piccola parabola. Ma non importa.
La platea di Davos non l’aveva mai sentita e concede una risata e un applauso al presidente del Consiglio italiano.
O meglio, per metà presidente e per metà candidato in piena campagna elettorale, perchè la seconda parte della Storia d’Italia raccontata da Monti comincia proprio nel novembre 2011, quando il Professore della Bocconi formò il suo governo.
Da quel momento in poi, spiega il premier dalla tribuna, l’Italia ha riguadagnato il rispetto internazionale.
«Merito dei cittadini italiani, a cui voglio rendere omaggio, merito della loro maturità , della loro capacità di sostenere i sacrifici necessari per la nostra risalita».
Ma, e il premier su questo non si risparmia, merito soprattutto del governo, delle riforme «fondamentali» sulle pensioni, mercato del lavoro, concorrenza e via elencando.
Forse si può sfumare qui sul discorso ufficiale e cercare, invece, di ricavare, se possibile, alcune indicazioni da questo «passaggio a Davos».
L’anno scorso il presidente del Consiglio non aveva partecipato al World Economic Forum, sebbene invitato.
Nei corridoi si disse che Monti aveva rifiutato perchè il fondatore e presidente esecutivo del forum, Klaus Schwab, non gli aveva riservato lo stesso spazio e la stessa visibilità accordati a David Cameron e Angela Merkel.
Quest’anno, invece, il capo del governo italiano ha fatto il pieno.
Nel primo pomeriggio ha incontrato un centinaio di imprenditori del «Business interaction group», una sorta di internazionale dell’industria e della finanza.
Un segnale di riguardo per l’ospite, notano gli esegeti dei riti di Davos.
Poi Schwab gli ha offerto la sessione in plenaria, la principale. Lo ha presentato come un modello per i governi europei e gli ha fornito un paio di «assist» (impossibile definirle «domande») per fare emergere anche il lato umano del leader.
Monti, per parte sua, prima e dopo l’intervento ha lavorato nelle retrovie, vedendo, tra gli altri, il presidente del Parlamento europeo, il socialista Martin Schulz e anche l’ex segretario di Stato americano Henry Kissinger.
In un certo senso il premier Mario Monti deve consentire anche agli ambienti che gli sono più familiari (e Davos è uno di questi) di prendergli le misure nella sua nuova veste di guida politica.
Anche in Europa (non solo in Italia) quando si passa dal livello tecnico alla competizione elettorale («si sale in politica») occorre un cambio di passo, di linguaggio.
Ieri Monti si è presentato come il leader delle riforme di lungo periodo, capaci di incidere in profondità .
Si è presentato come l’esatto contrario dello «short-term», della visione di breve periodo che, secondo Monti, ha contrassegnato la gestione della crisi europea (ed è sembrato di capire che il premier ci metta dentro anche Merkel, per altro mai citata).
Dopodichè al premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz il discorso di Monti è piaciuto, al direttore del Fondo monetario Christine Lagarde anche (sul radar degli osservatori non sono rimaste tracce consistenti del loro breve incontro).
Certo, è evidente: nè Stiglitz nè Lagarde votano in Italia.
Ma l’obiettivo di Monti è trasferire la reputazione internazionale dal Professore, dal Commissario europeo, dal premier tecnico che fu al candidato che ha scelto di essere. Se l’operazione funziona potrebbe diventare una carta spendibile nella campagna di febbraio.
Giuseppe Sarcina
(da “il Corriere della Sera“)
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Gennaio 20th, 2013 Riccardo Fucile
RIGORE E CRESCITA…”PDL E LEGA SI RASSEGNINO: NOI ANTAGONISTI DELLA SINISTRA”…”AL PRIMO CONSIGLIO DEI MINISTRI RIDURREMO I PARLAMENTARI”
Il presidente del Consiglio Mario Monti è stato accolto dagli applausi al suo ingresso nella
tensostruttura del “Kilometro Rosso” a Bergamo, dove il Professore presenta i 400 candidati della sua lista “Scelta Civica”.
Monti è arrivato insieme alla moglie, mentre il figlio Giovanni è entrato in sala poco prima. All’appuntamento sono presenti tra gli altri il ministro Andrea Riccardi, Luca Cordero di Montezemolo, il ministro della Salute Renato Balduzzi.
L’applauso scrosciante è scattato alla fine della proiezione di un video sulla sua attività di premier che si è concluso con un fermo immagine del tweet attraverso il quale ha annunciato la sua “salita in politica”. In risposta agli applausi, Monti scherza: “Non vorrei che mi aveste preso per un politico. Oggi abbiamo parlato di speranza e di passione e vi assicuro che la passione mi è venuta…”, ha continuato ridendo.
“Associare rigore e crescita”.
Poi, durante il suo intervento, il Professore si fa serio e chiarisce quali saranno i due paletti dell’azione di governo se vincerà le elezioni: rigore e crescita.
“Siamo all’uscita, spero, da una crisi finanziaria grave. Ora dobbiamo associare per prossimi tempi una continuazione della discilina di bilancio, che non è una cosa contabile, ma una serietà di rapporto con le generazioni future. Non possiamo imbrogliare i nostri figli e nipoti gravando sempre più di debito il loro percorso di vita. Dobbiamo invertire questa situazione in cui i giovani si aspettano una prospettiva di vita di benessere più negativa dei loro genitori e nonni”, ha chiarito i premier.
“A questo bisogna associare un nuovo slancio per la crescita, il lavoro e il sociale”, ha aggiunto.
“Tasse giù ma con responsabilità “.
“Ora si può parlare di graduale riduzione delle tasse – prosegue Monti -, ma con responsabilità e senza promesse che non si possono mantenere”.
“Qualcuno è stizzito perchè parlo della riduzione delle tasse – osserva ancora il premier -. Non è incoerente questo, quello che gli italiani hanno fatto nel 2012 era strettamente indispensabile ma non per sempre. Le situazioni cambiano”.
“Napolitano guida sicura”.
“Non so se la mia decisione gli faccia piacere, ma so però che è ispirata da quello stesso amore per il nostro Paese e per il desiderio di riconciliare la società civile con la politica che lo caratterizzano in modo così alto”.
Così Mario Monti, alla convention di Scelta civica in corso a Bergamo, ha omaggiato il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Un ringraziamento, ha aggiunto, “per la grande dignità , per l’orientamento civile e la sicura guida che costituisce per la Repubblica italiana”.
“Moderazione? No, riforme radicali”.
“L’Italia non ha bisogno di moderazione, ma di riforme radicali” sottolinea ancora Monti nel suo intervento a Bergamo per l’apertura della campagna elettorale di “Scelta Civica”.
“Non sempre coloro che si dicono moderati in politica sono moderati nel nostro senso” e comunque “l’Italia non ha bisogno di moderazione nel senso di mezze misure, ma di riforme radicali” spiega Monti. “Non si tratta di federare i moderati, ma di federare i riformatori”.
“Riforme, serve sforzo ampio e unitario”.
“Ho sempre sostenuto, quando guardavo la politica da fuori o dall’Europa, che le riforme incontrassero difficoltà e fosse necessario uno sforzo largo e unitario per superare certe emergenze. I nostri segnali della voglia di fare riforme sono stati accolti e seguiti con scelte politiche costose da soggetti che prima militavamo nel polo di sinistra e di destra e non erano a loro agio nella loro casa di appartenenza sulle riforme. Noi li abbiamo voluti, loro sono venuti”.
“Voto utile ‘per’ l’Italia”.
Quello per la lista Monti “non è un voto ‘contro’ qualcuno, ma fermissimamente ‘per’ l’Italia.
Ed è un voto utile” ha assicurato Monti. “Tra un po’ diremo che è ‘il’ voto utile”.
“Destra ostacolo contro corruzione”.
Mario Monti ha ricordato gli ostacoli arrivati dal mondo della destra nel corso del suo anno di governo. “Conflitti di interesse, falso in bilancio e corruzione” sono i temi più ostacolati “dalla destra, anche per ragioni storiche che noi tutti conosciamo”, ha detto il Professore, riferendosi indirettamente al Cavaliere Berlusconi.
“Mercato del lavoro, si può fare di più”.
“Sul mercato del lavoro è possibile andare più avanti rispetto a quella strana maggioranza che mi ha sostenuto l’anno scorso” ha aggiunto il premier.
A Pdl e Lega: “Noi antagonisti della sinistra”.
Monti poi si rivolge direttamente a “Pdl e Lega”. “Devono arrendersi: questa volta gli antagonisti della sinistra, e in particolare della sinistra estrema, sono due: loro, i soliti vecchi che da vent’anni promettono e tradiscono la rivoluzione liberale, e noi che con semplicità parliamo il linguaggio della verità , delle riforme e dell’Europa. Starà agli elettori – aggiunge – stabilire chi è più credibile: chi ha fallito per vent’anni o noi”. Per il premier, “la Lega si vergogna dell’Italia e invidia la Germania”.
“Autocritica: ma scherziamo?”.
“Vendola ha dichiarato, dopo una serata molto drammatica sull’emergenza Ilva, ‘in fondo potremmo anche collaborare con Monti e i suoi purchè faccia autocriticà . Ma non scherziamo”. Sottolinea il presidente del Consiglio durante il suo intervento. Comunque, nell’incontro di due giorni fa tra Governo, parti sociali e azienda, c’è stato un “passo avanti significativo sulla spinosissima e drammatica questione dell’Ilva”.
“Da sinistra tardivo apprezzamento mercato”.
Da qualche tempo – osserva Monti – vi sono nella sinistra importanti e apprezzabili istinti e impulsi liberalizzatori, di scoperta dei valori di un’economia di mercato e sociale di mercato. Sono relativamente recenti.
Dopo avere in una fase più antica negato tutte le singole pietre della costruzione europea, c’è stato un apprezzabile avvicinamento.
Ma molti di noi erano in sintonia con la visione culturale dell’economia sociale di mercato europea dagli anni ’70-’80-’90. Dovremmo rinnegare quegli sforzi notevoli?
L’Italia ha bisogno di un impulso liberale che noi non vediamo contradditorio con una visione sociale e cattolica, nel laicismo della politica, perchè dovremmo dare più valore a certi tardivi e apprezzabili riconoscimenti della necessità di andare in quella direzione e non rivendicare invece la nostra cultura che si è forgiata anche nell’operatività nel governo europeo?”.
“Europa, noi sappiamo come fare”.
“Noi sappiamo meglio di altri come l’Europa funziona e come si possa dall’Italia far cambiare l’Europa se quell’orientamento non ci soddisfa pienamente” ha affermato Monti.
“In primo Cdm riforme istituzionali: ridurre parlamentari”.
Questi i ddl di riforma Costituzionale che Mario Monti presenterebbe al primo Consiglio dei Ministri se vincesse le elezioni. “Drastica riduzione del numero dei parlamentari, riassetto dello Stato con un’organizzazione meno onerosa e più proficua”
E ancora, “correzione della riforma del Titolo V della Costituzione con cui – aggiunge Monti – nel concorso di volontà di sinistra e destra la Costituzione è stata riformata sicuramente a fin di bene e in buona fede, ma con il risultato di paralizzare la capacità dell’Italia di essere competitiva con infrastrutture adeguate, rispettose dell’ambiente e con una politica energetica moderna”.
“Astensionismo è regalo ai partiti”.
“Chi si astiene pensa di fare un dispetto alla vecchia politica, ma in realtà fa un grande favore ai partiti” avverte il Professore.
“Vi sono due coalizioni rispetto alle quali riteniamo di essere i migliori, ma ve ne è anche una terza che è quella dei non votanti. Chi non vota pensa di fare un dispetto alla vecchia politica, ma alla fine gli fa un grande regalo. Per questo dirò loro che se non vogliono fare una scelta politica facciano la scelta civica”.
“Al Quirinale? Meglio premier per le riforme”.
“Ho pensato che per l’Italia fosse più interessante provare a promuovere questo sforzo, piuttosto che magari andare a esercitare per sette anni un incarico che è meno rilevante per il cambiamento dell’Italia”.
Monti conclude commosso parlando dei nipoti.
Alle ultime battute del suo discorso, Mario Monti accusa un attimo di commozione quando parla dei propri nipoti “troppo spesso trascurati in questi 13 mesi di mio impegno civile. Ho trascurato i miei nipoti – ripete il Professore con voce piegata dall’emozione – ma l’ho dovuto fare perchè altrimenti avrei fatto un torto a tutti gli altri nipoti d’Italia”.
(da “la Stampa”)
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Gennaio 20th, 2013 Riccardo Fucile
GIALLO SUL MANUALE PER I CANDIDATI: RIGORE, POCO TRUCCO E PROFILI ONLINE
Una società americana che lavora per Monti ha calcolato che il 50% degli indecisi,
che in Italia al momento sono diversi milioni di cittadini, tentenna sul nome del Professore.
In altri termini: o non andrà a votare o se lo farà darà il voto all’ex rettore della Bocconi.
Il committente ha accolto il dato con soddisfazione.
L’altra metà di coloro che non hanno ancora deciso, che stanno valutando, che attenderanno l’ultimo momento per sciogliere la riserva, si dichiarano oggi propensi a votare per tutti tranne che per Monti, ammesso che alla fine decidano di recarsi alle urne
Il moderato ottimismo che si coglie fra chi lavora per il premier dimissionario è fatto anche di queste cose.
I numeri dei sondaggi attuali vengono analizzati con un certo distacco.
Sono forse non confortanti, la forchetta resta al momento ferma fra il 13% e il 15%, ma è quella che viene individuata come «la prateria degli indecisi» a dare motivi di speranza.
Altra speranza è offerta dal valore attuale delle rilevazioni: «In gran parte su utenze fisse, con campioni obsoleti».
E dunque? «E dunque non valgono molto, anzi quasi nulla».
Alcuni negli anni passati ci hanno azzeccato: «Siamo ufficialmente in corsa da appena 16 giorni, abbiamo iniziato con il 3% e siamo arrivati ai numeri attuali, siamo stati sempre in crescita, almeno nel trend complessivo. Abbiamo rilevazioni nostre, che teniamo per noi, che sono profondamente diverse dalle cifre che ogni giorno pubblicano i quotidiani e le televisioni».
Domenica a Bergamo, con tutti i candidati, Monti presenterà una sorta di gemmazione della sua Agenda.
Poi, dopo qualche giorno, dovrebbe prendere forma una versione più concreta, elettorale.
Al programma declinato con numeri, cifre, proposte dettagliate stanno lavorando in tanti: dall’esperto di spending review Enrico Bondi, sui costi del Paese, a Linda Lanzillotta, sulla semplificazione amministrativa; da Lorenzo Dellai (riformulazione delle autonomie) all’economista Marco Simoni.
Il team di coloro che scrivono, offrono contributi, inviano schede, è molto ampio: nomi meno noti si affiancano a quelli di personaggi conosciuti dalle cronache, il ministro Riccardi e Andre Olivero, Mauro Mario e Pietro Ichino.
A caccia di idee forti, in grado di far breccia sugli indecisi, si formano in queste ore vari capitoli di intervento.
Una grande parte sarà sicuramente riservata al welfare e al lavoro, ma in questo caso fermarsi alle modifiche possibili alla legge Fornero è fuorviante. «Non è quella la traccia, non è solo questione politica, non è quello che ci guida: chi dice che il Pd non ci ha consentito di fare delle cose che invece presenteremo nel programma non ha capito ancora lo spirito dell’iniziativa montiana. Certo, aumenteremo la flessibilità in entrata, ma non siamo concentrati su questo, o solo su questo».
Un esempio è sul sistema del collocamento: in Italia non funziona, la Fornero non l’ha toccato, all’estero è integrato fra lavoro pubblico e privato, incrocia realmente domanda e offerta, si offre come trasparente ai disoccupati.
In sintesi: «Fuori dall’Italia funziona, da noi no e occorre una grande riforma».
Ci sarà poi tutto un capitolo articolato di detassazione: delle contribuzioni per i nuovi assunti, probabilmente, secondo un sistema a scalare; degli utili reinvestiti, in ragione del lavoro nuovo creato dalle imprese.
Per ora sono idee all’attenzione del Professore, provenienti da diversi soggetti, articolate in modo diverso: entro pochi giorni dovranno definirsi come ossatura di un programma molto dettagliato.
Una strategia elettorale definita anche con gli esperti all’Akpd sta spostando la maggior parte delle novità nelle ultime settimane: sarà allora che gli indecisi forse si decideranno, magari ascoltando Monti che spiegherà le proposte che si appresta a pubblicare.
Sul fisco invece si procede su due fronti: cercare di aumentare la progressività di alcune imposte, a partire dall’Imu, in modo da togliere meno risorse al ceto medio e basso; introdurre una fiscalità di vantaggio con qualche segnale, sulla famiglia, magari riuscendo a rimodulare il carico tributario in relazione al numero di figli.
A fine giornata un piccolo giallo su un presunto kit per i candidati distribuito in Lombardia: un filo di trucco, pochi gioielli, mai interrompere i giornalisti, o gli altri ospiti, in un talk show.
Ma non solo: poche spese, sobrietà non solo davanti allo specchio, e dunque anche negli acquisti, con lo stile di vita, con i comportamenti pubblici. E infine un pizzico di tecnologia: aprite un profilo su un social network.
Anche Monti si è convertito all’idea, importata anni fa da Berlusconi?
Nemmeno per sogno: l’iniziativa c’è stata ma è locale e disconosciuta in modo secco dal team elettorale del Professore.
«È una cultura che non ci appartiene; l’unico materiale che distribuiamo è il programma».
Marco Galluzzo
(da “il Corriere della Sera“)
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Gennaio 19th, 2013 Riccardo Fucile
LA COALIZIONE DI MONTI NON DEVE SCENDERE SOTTO IL 15% ALTRIMENTI NON RISULTEREBBE DETERMINANTE
Il Professore dovrà prendere trenta al Senato per potersi laureare alle
elezioni. Trenta sono infatti i seggi che gli consentirebbero di essere determinante nella formazione della maggioranza a Palazzo Madama.
È questa la linea del Piave di Monti, la sua trincea, il numero che lo divide dal trionfo o dalla disfatta.
Perciò dovrà attestarsi a «quota 15%», perchè arretrando rischierebbe di diventare irrilevante se Berlusconi fosse in grado di vincere la battaglia del Quadrilatero, se riuscisse cioè a conquistare, oltre al Lombardo-Veneto, anche la Sicilia e la Campania.
Così il Cavaliere trasformerebbe in vittoria la sconfitta che per lui si profila alla Camera, e grazie ai premi di maggioranza in quelle quattro regioni non consentirebbe a Bersani di formare il governo senza i suoi voti.
La sfida delle urne sta tutta qui, è descritta in uno studio che il premier e i suoi alleati hanno analizzato, una mappa che i numeri hanno trasformato in una zona di guerra, dove sono dispiegate le forze in campo e il loro peso.
In questa «simulazione di distribuzione dei seggi per il Senato» vengono prese in esame «diverse ipotesi di vittoria delle coalizioni».
E non è un caso se il report si sofferma solo su tre casi.
Il primo contempla la vittoria del centrosinistra in tutte le regioni, tranne la Lombardia, il Veneto e la Sicilia assegnate al centrodestra.
Con questo scenario Bersani arriverebbe a 148 senatori, restando dieci seggi sotto la maggioranza.
I trenta montiani sarebbero fondamentali per garantire il varo dell’esecutivo, e renderebbero marginali i 106 senatori del Cavaliere.
Il Professore sarebbe ancor più determinante nel caso in cui Berlusconi conquistasse l’intero Quadrilatero, aggiungendo la Campania alla Sicilia e al Lombardo-Veneto, e arrivando a 116 seggi contro i 138 di Bersani.
C’è dunque un motivo se nei giorni scorsi Casini, in una conversazione riservata, ha commentato con una battuta la «rimonta» del Cavaliere: «Meno male che è risalito un po’ nei sondaggi, altrimenti il centrosinistra avrebbe vinto anche al Senato».
Ma la confidenza disvela una preoccupazione latente, che poi è tema di dibattito nel Pdl e nel Pd.
Come si comporterà Monti in campagna elettorale?
Riuscirà ad espandere il proprio consenso?
O quantomeno, sarà in grado di tenere le posizioni di qui alle urne?
Perchè la terza proiezione spiega che il premier non può arretrare dalla linea di trincea del 15%: in quel caso otterrebbe solo venti seggi al Senato, e se Berlusconi conquistasse le quattro regioni chiave rovescerebbe il risultato della sfida.
Per il centrosinistra si rinnoverebbe l’incubo del 2006: i 138 senatori di Bersani e i venti di Monti arriverebbero infatti a stento alla quota necessaria per la maggioranza, ed è chiaro che non basterebbero, che l’ingovernabilità potrebbe essere scongiurata a Palazzo Madama solo dall’appoggio dei 126 voti del centrodestra.
Stretto nella morsa delle due maggiori forze politiche, salterebbe così il disegno del Professore e anche quello del leader democratico.
Ecco perchè il Cavaliere sta puntando tutto su quelle quattro regioni, ecco perchè – pur di rendere marginale Monti – invita gli elettori a dare il loro voto «al Pd piuttosto che agli altri partiti».
C’è nel Cavaliere – come dicono i suoi stessi avversari – una «feroce determinazione» nel perseguire l’obiettivo: «I tempi sono stretti ma noi siamo abituati ai miracoli», dice Berlusconi.
È tutto da vedere se riuscirà nell’impresa.
A far da contrappeso c’è però qualche esitazione del Professore, che ha insinuato timori e perplessità negli alleati.
Sono dubbi dettati dall’impostazione della campagna elettorale e dalle carenze organizzative della sua struttura, se è vero che il premier ha dovuto chiedere aiuto a un «professionista della politica» come il segretario dell’Udc Cesa per raccogliere le firme necessarie alla presentazione delle liste.
Se Monti non facesse trenta, Berlusconi farebbe trentuno.
Lo s’intuisce dal modo in cui parla di Bersani, «persona molto simpatica»: «Ricordo quando venne a trovarmi in clinica dopo che ero stato colpito al viso alla manifestazione di Milano. Con grande naturalezza mi prese la mano e parlammo per venti minuti. Da allora conservo di lui un buon ricordo. Ogni tanto fa il duro, ma io al massimo della durezza rispondo che è un uomo del vecchio apparato».
Sembra un brano del libro cuore, è l’approccio di chi nel 2006 – appena aperte le urne – propose a Prodi un governo di larghe intese.
Perciò Bersani confida che Monti resista, anche se – a leggere le tre simulazioni – il Professore si sarà reso conto che non sarebbe il capo di un terzo polo ma il leader di una quarta forza.
Perchè in quei report Grillo ha sempre e comunque 31 seggi.
Francesco Verderami
(da “il Corriere della Sera“)
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Gennaio 17th, 2013 Riccardo Fucile
IN CAMPO PER IL PROFESSORE UNA SQUADRA DI ESPERTI INTERNAZIONALI… CHI FINANZIA LA CAMPAGNA ELETTORALE
In uno dei documenti che migrano in questi giorni, dagli uffici di Italia Futura di Montezemolo al nuovo media center della campagna elettorale di Mario Monti, compaiono alcuni dei finanziatori della salita in campo del Professore: non ci sono le cifre, ma ci sono i nomi.
È un pezzo di capitalismo italiano che ha creduto nel progetto del presidente della Ferrari, il cui aiuto sta confluendo oggi nelle disponibilità del movimento politico del capo del governo: i settori sono tanti e diversi, dalle costruzioni alla moda, sino alla farmaceutica; fra le persone figurano manager e imprenditori più o mano famosi.
Sembra che nelle casse del movimento siano rimasti al momento 4 milioni di euro: sono ritenuti pochi, almeno da qui alla data del voto.
Per questo a giorni partirà una raccolta di fondi all’americana, con tanto di sottoscrizioni on line e probabilmente anche con la pubblicazione dell’elenco dei finanziatori.
Quelli che hanno già dimostrato un interesse tangibile, nel recente passato, sono parecchi: nell’elenco compare Marco Tronchetti Provera (Pirelli), Diego Della Valle (Tod’s), Fabrizio Di Amato (Tecnimont), Sergio Dompè (farmaceutica), Lupo Rattazzi, famiglia Agnelli (Exor), Alberto Galassi (ad di Piaggio Aero), Flavio Repetto (gruppo Elah Dufour), Francesco Merloni (termosanitari), Claudio de Eccher (Rizzani de Eccher, ponti e metropolitane), Carlo D’Asaro Biondo (Google, presidente Europa Sud e Africa, country manager per l’Italia), l’imprenditore Paolo Fassa, Pietro Salini (costruzioni), Benito Benedini (ex presidente Assolombarda).
Tutti hanno contribuito ma non tutti hanno gradito la declinazione attuale della «salita in campo» del Professore: alcuni dei finanziatori hanno smorzato l’entusiasmo dopo aver appreso che si formava una coalizione, con l’alleanza a vecchi partiti come Udc e Fli, piuttosto che una lista unica, che avrebbe rappresentato a loro giudizio un’offerta più innovativa e meno legata al passato.
In ogni caso sembra che il target di una rincorsa sia oggi fissato a 10 milioni di euro: nonostante il blasone e la solidità finanziaria di tanti finanziatori evidentemente il livello dei contributi acquisiti non è stato sufficiente.
Del resto nello staff di Monti sono in corso progetti molteplici: si dice che la campagna vera e propria non è ancora partita, ci si affida per una consulenza professionale di alto livello persino a chi annovera Barack Obama nel proprio portafoglio clienti.
Il gruppo internazionale di marketing e comunicazione, Wwp, sede a Londra, quotato in Borsa, una rete di consulenza in tutto il mondo, curatore della campagna on line del presidente americano, è coinvolto attivamente anche in quella del Professore.
Alcune delle società controllate (in tutto sono più di 300) stanno già lavorando per offrire un contributo alla candidatura del premier dimissionario, anche se nella capitale inglese, interpellati, gli uffici della Wwp preferiscono declinare ogni commento ufficiale.
Eppure secondo il sito Dagospia persino il capo del gruppo, sir Martin Sorrell, avrebbe fatto una puntata a Roma, due giorni fa, per definire le modalità di una collaborazione.
Un contributo che potrebbe diventare strutturale: fra i collaboratori di Monti si discute già di Regionali ed Europee del prossimo anno, «oggi siamo un movimento, domani diventeremo un partito all’americana, l’impegno di Monti è diretto alla creazione di un soggetto politico duraturo».
Un impegno di cui il Professore avrebbe parlato ieri con Pier Luigi Bersani: dopo le polemiche dei giorni scorsi sembra si sia riaperto un canale di comunicazione più disteso, anche in vista degli equilibri post-elettorali in Senato.
Marco Galluzzo
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Gennaio 17th, 2013 Riccardo Fucile
PATTO DI NON BELLIGERANZA PER SCONFIGGERE IL CAVALIERE
Il contatto è stato stabilito. Atteso da giorni è diventato realtà . 
Bersani e Monti si sono visti ieri mattina, alle 7,30. Il premier avrebbe voluto fare l’incontro in un convento romano,
Bersani, ricordando le polemiche scatenate proprio dal Pd in occasione di un vertice centrista, ha chiesto un’altra sede.
Adesso i due provano a indirizzare la loro campagna elettorale verso un obiettivo comune: l’accordo del dopo voto tra progressisti e moderati.
L’avvicinamento è avvenuto nelle ultime ore attraverso canali diplomatici vicinissimi ai due leader e autorizzati da loro a trattare.
Trattativa riuscita tanto che è stato siglato un patto di non belligeranza per la corsa verso il 24 e 25 febbraio.
Nell’intesa è stato individuato anche un pericolo comune che dai prossimi giorni diventerà il bersaglio principale dei discorsi e dei comizi del segretario del Pd e del leader centrista.
Per tutti e due l’avversario è Berlusconi.
Nel colloquio si è partiti proprio dalla figura del Cavaliere.
Il premier ha affondato il colpo in maniera durissima nelle 48 ore appena trascorse usando le “armi pesanti”. «Pifferaio». «Italia non governata da anni».
Ha scatenato persino l’Europa contro il ritorno di Berlusconi.
Ecco il punto. Monti ha constatato una certa freddezza del Pd nella fase del massimo attacco.
«Mi hanno lasciato solo nella mia battaglia», si è lamentato parlando con i suoi collaboratori. Si aspettava un’azione concentrica, invece il Pd è rimasto alla finestra addirittura compiacendosi di un duello tutto interno all’area del centrodestra, come lo ha definito qualcuno.
Su questo le due “squadre” hanno dovuto, inizialmente, affrontare un chiarimento.
Lo hanno fatto senza ipocrisie ma con parole molto chiare. Bersani e il suo staff hanno accolto i rilievi di Palazzo Chigi.
Non hanno reagito con stizza. Però hanno sottolineato alcuni passaggi della campagna di Monti insostenibili dal loro punto di vista.
In sostanza, la richiesta del Pd è attenuare i toni dei centristi nei confronti della sinistra, dai sindacati a Sel spesso accusati di occupare il fronte conservatore della società italiana.
«Monti mi deve aiutare a gestire il rapporto con Vendola», è la posizione di Bersani. Ma non solo.
Oggi la grande paura del Partito democratico è il lato dello schieramento occupato da Antonio Ingroia.
Un movimento appena nato, che nei sondaggi continua a crescere e in alcune Regioni chiave può essere decisivo per le sorti della coalizione bersaniana.
«Noi non possiamo abbandonare il campo della sinistra all’ex pm, non è possibile lasciare scoperta quell’area».
Il Pd può riuscire nel difficile equilibrismo se Monti ammorbidisce gli argomenti anti-sinistra. E solo così, ragionano a Largo del Nazareno, sarà concreta l’ipotesi di dare vita a un accordo dopo le elezioni.
L’esito di questo confronto è per il momento positivo.
Attorno al timore di una rimonta di Berlusconi, Monti e Bersani hanno trovato un terreno di dialogo.
Arrivando anche a concordare la gestione delle presenze televisive, il punto di forza del Cavaliere.
Duelli tv e trasmissioni alle quali partecipare potrebbero essere d’ora in poi decise in simbiosi dai rispettivi staff. Ci sono alcuni talk per esempio dove i due leader potrebbero declinare l’invito.
Il pensiero corre subito a Servizio Pubblico di Michele Santoro, il programma che senza dubbio ha rilanciato le speranze di Berlusconi.
Nove milioni di spettatori hanno visto lo show dell’ex premier.
Adesso non è escluso che quegli stessi spettatori non vedano mai un’intervista con gli altri principali sfidanti di questa campagna.
Goffredo de Marchis
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Gennaio 17th, 2013 Riccardo Fucile
LO STAFF STA METTENDO A PUNTO UNA SERIE DI INIZIATIVE, DOMENICA INIZIA DA BERGAMO IL TOUR ELETTORALE
«Il voto utile sono io». Pubblicamente Mario Monti non commenta l’appello di Bersani a votare il Pd per non fare un regalo a Berlusconi.
Ma con i collaboratori il premier qualcosa la dice.
Che viene riassunto così: «Io porto avanti dei contenuti, un’agenda per le riforme e dunque il voto utile di chi vuole cambiare il Paese è per noi».
C’è anche un po’ di delusione, raccontano dallo staff elettorale dell’ex rettore della Bocconi, per la scelta di Bersani. «
Non esiste un voto di serie A o di serie B, ci dispiace che il segretario democratico usi questo vecchio modo di considerare gli elettori».
In chiaro è il leader dell’Udc, Pierferdinando Casini, a rispondere al segretario democratico: «Quello di Bersani è il consueto appello che fanno coloro che temono Monti perchè si sentono deboli nei contenuti. Su questo Bersani e Berlusconi sono parallelamente d’accordo».
Intanto prosegue il lavoro per lanciare la campagna elettorale di Monti che ufficialmente parte domenica.
Sono giornate intense per il premier, fitte di riunioni per amalgamare le varie anime della coalizione, per integrare e arricchire l’Agenda Monti con le proposte degli alleati.
Il frutto di questo lavoro sarà il vero e proprio programma del premier uscente e delle sue liste.
Ma si lavora anche alla tattica, a come rispondere agli attacchi che arrivano da Berlusconi e da sinistra.
Il premier ha incontrato alcuni fedelissimi per una riunione dedicata alla politica economica, per mettere a punto i temi «con i quali smascherare le bugie di Berlusconi”.
Dunque sono diversi i tavoli per sviluppare i contenuti da giocarsi da qui al voto.
Ad esempio Irene Tinagli, economista e candidata alla Camera, sta preparando una iniziativa con le associazioni femminili per l’occupazione delle donne.
Poi Andrea Olivero che si concentra sulla lotta alla povertà e sulla cittadinanza ai figli degli immigrati.
I collaboratori di Riccardi si occupano di famiglia e giovani, che insieme al lavoro saranno le parole d’ordine della campagna montiana. «Vogliamo far diventare Scelta Civica un vero soggetto politico», spiega uno dei protagonisti di primo piano delle riunioni di domani.
Puntando sui contenuti e sulle riforme, è la linea che arriva da Palazzo Chigi, si spera di attrarre i voti del 30-40% di indecisi.
Il lavoro è frenetico in vista del primo test organizzato dal presidente del Consiglio.
Si parte domenica, da Bergamo, culla leghista.
Al parco scientifico del Kilometro Rosso Monti riunirà le centinaia di candidati delle sue liste per iniziare a dare un’anima la suo soggetto politico è per «aprire ufficialmente la campagna elettorale».
E l’invito, firmato dal Professore, ai suoi sul piglio con il quale guarda ai prossimi 40 giorni: «L’Italia — scrive il premier — ha bisogno di cambiamento, di fiducia, di riforme. Con il vostro aiuto sui territori e tra la gente sapremo portare questo messaggio di forte concretezza, contro i populismi e gli apparati che hanno avvelenato gli ultimi vent’anni della nostra storia».
E i temi: «Abbiamo salvato il paese dalla bancarotta e dell’umiliazione. Adesso siamo pronti a dimostrare che le riforme economiche, istituzionali e sociali unite a una rigorosa lotta agli sprechi, ai privilegi e alle caste, sapranno creare opportunità di crescita per le famiglie e le imprese, un futuro migliore per i giovani»
(da “La Repubblica”)
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