Gennaio 9th, 2013 Riccardo Fucile
“SONO SALITO SUL TRENO CHE DERAVAGLIAVA VERSO IL PRECIPIZIO”… FINALMENTE PAROLE CHIARE SUL FEDERALISMO: “UN ABORTO CHE HA PEGGIORATO IL PAESE”… “I POTERI FORTI IO LI HO COMBATTUTI NEI FATTI, NON A CHIACCHIERE”
«Sono stato costretto ad aumentare le tasse perchè sono salito su un treno che stava
deragliando verso il precipizio. Ora siamo in una condizione migliore, di poter guardare ad una prospettiva di riduzione delle tasse».
Mario Monti partecipa alla trasmissione Checkpoint di Tgcom24 e attacca.
LA RICETTA E GLI IRRESPONSABILI –
«Alcuni irresponsabili avevano portato il Paese a una situazione grave», ora «il Paese è salvo», per ridurre «di parecchio le tasse occorre ridurre la spesa pubblica, tagliando strutture inutili», osserva Monti.
«Occorre ridurre gradualmente le tasse», ribadisce il Professore ed «è necessaria una spallata dei cittadini non con la rabbia, la protesta, ma scegliendo chi non avendo legami con le organizzazioni che bloccano il Paese sia disposto a mobilitarsi» per l’Italia.
TAGLI AGLI STIPENDI PUBBLICI –
Tra le proposte, «Bisogna andare a toccare le retribuzioni senza però cadere nella demagogia che impedisce allo Stato di assumere competenze molto alte che vanno strappate al mercato».
Lo ha detto il premier Mario Monti a Tgcom24 aggiungendo di ritenere indispensabile il dimezzamento dei parlamentari nell’ambito di riforme istituzionali.
ONDA ILLUSIONISTA –
La finanza pubblica deve essere «sana», dice ancora Monti. Il Professore parlando di lavoro spiega che «occorre una maggiore produttività ». Tutto questo, senza ascoltare sirene e serpenti incantatori: «Non bisogna continuare in un’onda illusionista che avrebbe presentato all’Italia un conto ancora più grave».
FEDERALISMO MANIACALE, UN ABORTO
Attacchi anche alla Lega e alla «stagione del federalismo maniacale» che «ha contribuito alla paralisi del Paese».
In particolare, il Professore contesta la riforma del Titolo V della Costituzione del 2001 (corretto in seno alla legge di Stabilità ) «che assegna competenze alle Regioni in materie come il turismo, le infrastrutture, l’energia», con il risultato che ora «i tempi di decisione» della politica «sono tempi lunghissimi».
Insomma, Monti sottolinea: «Non mi riconosco proprio per niente in questa specie di aborto di pulsione federalista che ha peggiorato il Paese nel suo insieme, e quindi anche le zone più avanzate».
I POTERI FORTI –
Il premier dimissionario, poi, torna anche sulla sua gestione della Concorrenza all’epoca della Commissione europea: «Non c’è nessun italiano e, credo, nessun europeo che abbia fatto altrettante battaglie con successo contro i cosiddetti poteri forti. Microsoft e General Electric non erano poteri deboli, e con gli strumenti europei li ho trattati equamente».
Di conseguenza respinge le accuse di essere un tutore di questi poteri anche ora, in politica italiana: «Quelli che si presentano come severi avversari del sistema capitalistico potrebbero andare a vedere nei ritagli dei giornali: scopriranno che mentre loro li hanno combattuti a parole, io nei fatti», ha aggiunto.
L’IMU E L’UE –
Il premier contesta anche che l’Ue abbia criticato l’Imu e mette «nella prospettiva giusta questa clamorosa notizia».
«In un rapporto semiapprofondito – spiega – si può trovare di tutto: prendo la frase essenziale che dice che la nuova tassa sulla proprietà immobiliare introdotta nel 2012 a seguito delle raccomandazioni dell’Ue sulla necessità di ridurre il trattamento fiscale favorevole per le abitazioni, e basata sul fatto che le tasse sulle proprietà immobiliari hanno effetti di distorsione bassi, sono colpite da minore evasione, l’Ue prende atto che l’Italia ha fatto ciò che l’Ue stessa le ha domandato».
Quindi, dall’Unione non sarebbero arrivate solo critiche, anzi: «Apprezza alcuni aspetti della specifica Imu adottata, il fatto cioè che siano stati introdotti alcuni aspetti di equità e poi dice che altri aspetti potrebbero migliorare come l’aumento della progressività . Così abbiamo messo nella prospettiva giusta questa clamorosa notizia».
I CANDIDATI –
Infine, Monti annuncia anche alcuni dei nomi che saranno candidati con la sua lista: si tratta di Alberto Bombassei, presidente di Brembo, Valentina Vezzali, olimpionica di fioretto, e Mario Sechi, giornalista e direttore de Il Tempo, oltre alla presidente del Fondo Ambiente Italiano, Ilaria Borletti Buitoni e a Luigi Marino, presidente delle Confcooperative.
LA QUESTIONE FEMMINILE –
Nel corso del suo lungo intervento, il premier è tornato anche sulla questione della donna.
Già nella conferenza di fine anno aveva commentato che è necessario cambiare il modo di vedere la donna, e martedì ha aggiunto: «Dovremmo renderci più consapevoli del fatto che non bisogna proteggere una specie debole ma un elemento determinate per l’economia. Il fatto di cultura è molto importante, non abbiamo ancora in mente il vero rispetto della donna e la consapevolezza del ruolo preminente dal punto di vista qualitativo che ha nella società e nell’economia».
IL #MONTILIVE –
Il senatore torna anche sul suo question time («Il primo di un candidato premier in Italia») di sabato scorso su Twitter, il cosiddetto #MontiLive, segnalando con un’infografica ad hoc che sono state 1.112 le domande arrivate al suo account, @senatoremonti.
Il bilancio parla anche di 9.746 retweet, 7.603 reply e 1.861 tweet tra le 10 e le 13 del 5 gennaio.
Per quanto riguarda i temi delle domande, il 20,2% hanno riguardato la politica interna, il 15,5% la figura politica di Monti, il 13,4% l’economia. Seguono poi i temi sociali (10,8%), fisco (9,2%), agenda Monti (8,7%), lavoro e sindacati (6,3%), scuola (5,5%), politica estera (2,4%), ambiente (1,7%) e sanità (1,2%).
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Gennaio 7th, 2013 Riccardo Fucile
SI TRATTA SULLE QUOTE, TRENTA SEGGI PER I MONTIANI
Centinaia di curricula di accademici, imprenditori, quadri aziendali, liberi professionisti e politici di professione stanno passando in queste ore sotto gli occhi del professor Mario Monti che – vista la complessità della selezione – ha chiesto più tempo per chiudere la sua lista civica in corsa alla Camera e il listone unico (montiani, Udc, Fli) previsto per l’elezione del Senato.
Dunque, ha detto il presidente in carica per gli affari correnti nella sua intervista a SkyTg 24, forse si andrà oltre martedì, giornata in cui il Pd renderà ufficiali le sue liste.
Probabilmente – spiegano nella sede di Italia Futura di via Properzio – per la chiusura delle 4 liste del polo di centro (alla Camera Udc e Fli alla fine vanno da sole) se ne riparla mercoledì quando ormai mancheranno solo 12 giorni al termine di legge previsto per la raccolta delle firme in calce alle liste elettorali.
E per meglio gestire questa fase convulsa del procedimento elettorale la squadra di Monti sta preparando il trasloco in una sede più grande e funzionale, affittata al centro di Roma
Per il professore, ma anche per Fini e Casini, il nodo da sciogliere è ancora quello della lista unica al Senato.
Se è vero che alla fine decide tutto Monti, secondo il refrain proposto da Italia Futura, quanto dovranno pesare le «quote» dell’Udc e di Fli?
Simulazioni alla mano – un bottino elettorale del 20% potrebbe corrispondere a una cinquantina di seggi senatoriali – i centristi reclamano «quote fisse» stabilite in partenza: per esempio, 5 senatori a Fli, 15 all’Udc e 30 alla componente civica di Monti che però dovrebbe farsi carico degli ex Pd (Ichino, Merloni, D’Ubaldo) ed ex Pdl (Cazzola, Mantovano, Bertolini, Pecorella, Stracquadanio, Pisanu) schierati con il professore.
Invece i ministri tecnici in carica non «peseranno» allo stesso modo: Andrea Riccardi ha ripetuto che non sarà candidato per restare «nella società civile» mentre Renato Balduzzi e Francesco Profumo verrebbero candidati al Senato in Piemonte.
E anche per una eventuale candidatura del ministro Corrado Passera, Monti ha osservato: «Io spero che per Passera non sia scritta la parola fine».
La questione, come è noto, ha riguardato anche la ferma volontà di Passera di varare una lista comune per il centro sia al Senato sia alla Camera.
Non è andata così.
E ora succede che alcuni ministri di Monti trovino un posto in lista anche con i centristi.
Mario Catania ha confermato a Paolo Festuccia della «Stampa» di aver accettato la proposta di Casini e di Cesa: «Io comunque mi candido con Monti nel senso che siamo tutti nel perimetro del premier».
Sulle liste, i montiani sono abbottonatissimi: «I nomi arriveranno tutti insieme perchè siamo una vera squadra, mica facciamo come il Pd che tira fuori un nome al giorno…».
Eppure su Twitter molti si stanno interrogando sulla notizia (apparsa su «l’Unità ») di una candidatura offerta da Monti al comandante Gregorio De Falco: per intenderci, il capo della Sala operativa della Capitaneria di porto di Livorno che un anno fa («Salga a bordo, cazzo…!») mise in riga il comandante della Costa Concordia Francesco Schettino.
Però Monti sta cercando soprattutto nelle università : sarebbe caldeggiata direttamente dal premier la candidatura di Guido Tabellini, rettore della Bocconi fino a ottobre del 2012, che, interpellato dal «Fatto», non ha confermato ma neanche smentito.
Alla presentazione del simbolo della lista Monti, non è passato inosservato, poi, Ernesto Auci, già direttore del «Sole 24 ore».
Mentre tra i candidati passati al vaglio dal professore ci sono anche il generale Vincenzo Camporini e la professoressa Stefania Giannini, rettore a Perugia.
Dino Martirano
(da “Corriere della Sera“)
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Gennaio 7th, 2013 Riccardo Fucile
GIA’ IN LISTA PROFUMO E BALDUZZI, COMPETIZIONE CON L’UDC… DIFFICILE CHE SI COMPLETI IL QUADRO ENTRO DOMANI
Nessun Cencelli. 
Di percentuali Mario Monti non vuole neanche sentire parlare.
Così, le rivendicazioni di Udc e Fli per i posti nella lista unica del Senato, dove i centristi volevano il 40 per cento e la truppa di Fini il 15, sono state rimandate al mittente.
Il professore sta vagliando personalmente e uno a uno gli oltre 2.200 curricula sul suo tavolo.
Sono quelli che hanno raccolto per lui tra la società civile i promotori di Verso la terza Repubblica: Olivero, Dellai, Montezemolo.
Ma anche le storie di chi si autopropone, o di persone che egli stesso vorrebbe nella sua squadra.
Si fa anche il nome del capitano Giorgio De Falco, diventato l’emblema degli italiani responsabili quando intimò di tornare a bordo al capitano Gennaro Schettino, che aveva abbandonato la Concordia dopo averla affondata con una manovra azzardata davanti all’isola del Giglio.
Le decisioni arriveranno tra stanotte e domani.
Dall’entourage di Monti, sono tutti ben attenti a non lasciarsi sfuggire nulla: «Presenterà un team, una squadra », dice chi gli è vicino. «Non intende distillare nomi giorno per giorno».
E però, alcune certezze già ci sono: Andrea Olivero sarà capolista alla Camera nella circoscrizione Piemonte 2.
Lorenzo Dellai, fondatore della Margherita ed ex presidente della provincia di Trento (si è dimesso il 29 dicembre), guiderà ovviamente in Trentino.
Da Italia Futura, sembrano blindati i nomi dell’economista Irene Tinagli, del manager Carlo Calenda, che lavora con Montezemolo dai tempi della Ferrari, del braccio destro Andrea Romano.
Insieme al generale Vincenzo Camporini e alla rettrice dell’Università per stranieri di Perugia Stefania Giannini.
Ci sono poi Giorgio Santini della Cisl e il portavoce di Sant’Egidio Mario Marazziti (che correrebbe al posto del fondatore Andrea Riccardi).
Oltre agli ex ministri Francesco Profumo (pare respinto dal Pd) e Renato Balduzzi.
E a Pietro Ichino: «Lo avremmo chiamato anche se non fosse già stato parlamentare — ha detto l’ex premier non lo premiamo per aver varcato un confine».
Ma c’è un certo ritardo. La presentazione delle liste «non avverrà necessariamente martedì», ha detto Monti a Skytg24.
I suoi precisano che nessuno aveva mai garantito nulla per domani, e che il tutto potrebbe slittare anche a giovedì.
Anche se liste e firme dovranno essere presentate già il 21 gennaio in Corte d’appello, e quindi, una certa fretta è comprensibile.
Il “tagliatore” Enrico Bondi invierà il suo “codice” ai partiti entro questa sera.
«I requisiti andranno al di là delle attese», dicono nel quartier generale del professore. Fli e Udc sanno già cosa attendersi: «È chiaro che chi ha problemi con la giustizia o palesi conflitti di interesse con concessioni pubbliche non sarà della partita», dice il finiano Benedetto della Vedova, pronto per un seggio al Senato.
Insieme a lui, trasmigrerà a Palazzo Madama anche Giulia Bongiorno, che per i montiani correrà anche come governatore nel Lazio.
Restano a Montecitorio invece Flavia Perina, Fabio Granata, Italo Bocchino: «Da combattenti», dice quest’ultimo, che però avvisa sui tempi: «La lista del Senato — quella unica — arriverà tra stanotte e domattina. Solo dopo potremo presentare le nostre a Montecitorio».
L’Udc punta a un rinnovamento tutto suo, in competizione con Monti.
Tra i centristi hanno già rinunciato Renzo Lusetti e Francesco Bosi, con troppe candidature alle spalle.
Non si chiederanno deroghe per Mario Tassone, che in Parlamento ci sta da 34 anni, e che pure ci sperava.
In più, sotto il simbolo con il nome di Casini bene in vista correrà il ministro Mario Catania.
Il leader sarà quasi certamente al Senato, Buttiglione è derogato alla Camera.
Infine, gli ex pdl e pd.
Monti non aveva preclusioni su chi ha lasciato Berlusconi per tempo, come Beppe Pisanu, Mario Mauro, Franco Frattini (che però ha fatto sapere di non essere interessato).
Molto più incerto il destino di Pecorella, Bertolini, Stracquadanio, Sacconi, Mantovano.
Del Pd, oltre Ichino e altri transfughi, c’è un insistente corteggiamento nei confronti di Marco Follini.
Che per ora, resiste.
Annalisa Cuzzocrea
(da “La Repubblica“)
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Gennaio 7th, 2013 Riccardo Fucile
“HANNO VINTO VECCHIE LOGICHE”… IL MINISTRO PARTECIPERA’ ALLA CAMPAGNA ELETTORALE MA SENZA CANDIDARSI
Dopo la riunione di Sion, il convento romano nel quale Monti ha deciso la sua «salita in politica» insieme con Casini e Fini, non aveva detto più nulla.
Solo un deluso «non ci sto» in tempo reale durante la riunione. Una rottura dura nei fatti, non nella forma.
Oggi Corrado Passera, ministro dello Sviluppo Economico delle Infrastrutture e dei Trasporti, 58 anni appena compiuti, spiega le ragioni della sua scelta.
Questa mattina aprirà (anche lui!) il suo bravo account Twitter e parteciperà al dibattito politico senza candidarsi.
Con una sua personale agenda che si discosta non poco da quella Monti.
E non è la sola sorpresa di questa conversazione domenicale.
«Si è persa una grande occasione, io credevo al progetto di una lista unica Monti sia alla Camera sia al Senato. C’è un grande mondo che non si riconosce nè con la sinistra–soprattutto se condizionata dalle componenti estreme–nè con l’antipolitica nè con Berlusconi. Avevo dato la mia disponibilità a candidarmi, senza pretese di ruoli presenti o futuri. Fino a poche ore prima di quella riunione del 28 dicembre sembrava tutto fatto. Durante la riunione hanno prevalso le posizioni di Italia Futura, di Montezemolo, di Riccardi, di Casini. Ho preso atto e me ne sono tirato fuori, ma non farò mancare il mio sostegno a Monti».
Perchè non le piace la soluzione trovata, la politica è fatta, purtroppo, di compromessi, spesso al ribasso?
«Non si è creata quella nuova formazione forte e chiara che io auspicavo ma un insieme di liste collegate che certamente faranno un buon lavoro, rimanendo però esposte alle vecchie logiche di corrente».
Forse lei si aspettava di avere compiti più importanti, si è sentito un po’ messo in disparte?
«Guardi, quella mattina Monti mi aveva chiesto la disponibilità ad assisterlo in un ruolo di coordinamento, ma avevo legato l’accettazione al progetto di lista nuova e unica».
E ne ha parlato con Monti dopo la rottura?
«Certo, il rapporto personale non è mai venuto meno; mi è stato anche chiesto se volevo entrare in lista, ma ho detto di no».
E ha ricevuto offerte anche da altri schieramenti?
«Non accetterei mai di candidarmi contro Monti».
Tosi e Galan hanno fatto il suo nome come possibile candidato premier della probabile riedizione dell’alleanza fra Pdl e Lega.
«Stesso discorso, Berlusconi non lo sento da un pezzo».
Siete andati sempre d’accordo lei e il presidente Monti in questi mesi?
«Sempre no, ma in una squadra è naturale».
E con gli altri ministri?
«I rapporti sono stati di leale collaborazione e di grande soddisfazione. Ho avuto problemi solo con la struttura del ministero dell’Economia, mai con Grilli».
Diplomatico Passera, troppo diplomatico. Le chiedo una previsione sulle elezioni, come andrà secondo lei?
«Sulla base delle proiezioni ad oggi, vincerà bene Bersani, ma servono maggioranze forti per affrontare alla radice i problemi del Paese. Mi auguro una coalizione forte con il raggruppamento di Monti che garantisca la governabilità del Paese almeno in questa fase ancora difficile».
E Monti si è giocato il Quirinale?
«Il suo impegno politico è un gesto di coraggioso civismo. Ha fatto ciò che era giusto, non quello che forse era per lui personalmente utile. Monti in questo senso è uomo di passione, non un freddo».
Lei ritiene però che la «scelta civica» del presidente del Consiglio non sia una soluzione politica all’altezza di ciò che ha rappresentato il suo esecutivo, è così?
«È una buona sintesi. Il nostro governo con la maggioranza che l’ha sostenuto ha salvato il Paese dalla bancarotta, dalla perdita di sovranità , non dimentichiamocelo, anche se oggi qualcuno fa finta di non ricordare la montagna di debito pubblico, 2 mila miliardi di euro, che grava sulle nostre teste e quindi alla necessità di non abbandonare la politica del rigore. Monti ha portato forte innovazione nella politica del Paese sia nel metodo che nello stile e oggi fa le sue proposte ai cittadini elettori: considero immorale definire la sua scelta immorale come ha fatto D’Alema e inaccettabili le accuse della Camusso ».
D’accordo, ma lei come se la immaginava questa ipotetica lista unica di una nuova formazione di centro, cattolica, liberale ed europeista?
«Doveva innanzi tutto essere una cosa nuova, chiara e non legata a strutture preesistenti, con figure di primo piano sia della società che della politica beninteso, in particolare del mondo dell’impresa, delle professioni, dell’economia sociale con una grande attenzione ai temi della famiglia e della solidarietà , che oggi non sono rappresentati come sarebbe giusto che fosse. Avrei voluto un programma in alcuni punti più coraggioso. Una svolta più radicale».
Nemmeno l’Agenda Monti, dunque, la soddisfa?
«Mi è dispiaciuto non rivedere richiamato con più forza, anche nei simboli, il concetto di Agenda per l’Italia, anche se sul tema dei contenuti sicuramente si sarebbe potuto lavorare a una piattaforma più completa. Siamo tutti d’accordo che non serve un Monti bis, ma un percorso di lavoro per i prossimi cinque-dieci anni che costruisca anche un modello di società nel quale i cittadini possano riconoscersi. Una società più dinamica, ma anche più coesa e dove il privato profit, il privato non profit e il pubblico condividano le responsabilità dello sviluppo sostenibile».
In quali punti ritoccare e migliorare il programma della Scelta Civica di Monti?
«Non si può rispondere con poche righe. Deve essere per esempio chiaro l’impegno a non aumentare le tasse, anzi a ridurle. No, quindi, a una nuova patrimoniale. Alleggerire il carico fiscale per le famiglie con redditi bassi e con figli e per le imprese che investono in innovazione e internazionalizzazione e soprattutto che assumono, attraverso un nuovo contratto di inserimento e reinserimento da mettere a punto. La spesa pubblica va ripensata e tagliata con interventi strutturali profondi. Valorizzato lo sconfinato patrimonio pubblico formato da terreni, immobili, partecipazioni, crediti, al fine di trovare le risorse per lo sviluppo e facilitare la riduzione del debito. Ecco un capitolo sul quale il nostro governo non ha avuto il tempo– e forse la determinazione–per portare risultati soddisfacenti».
E quali altri aspetti dell’attività dell’esecutivo, secondo lei, potevano essere curati meglio?
«Non dimentichiamoci mai la situazione di emergenza e di carenza di risorse nella quale ci siamo trovati. Si deve fare sicuramente di più per i beni culturali e ambientali e a favore del terzo settore in tutte le sue forme; c’è un tessuto fitto e prezioso di economia sociale, di sussidiarietà , che forma un capitale sociale italiano ineguagliabile».
Passera dice di apprezzare molto, nell’Agenda Monti, il richiamo alla centralità del ruolo femminile ma sostiene che sulla famiglia l’impegno dev’essere più chiaro e circostanziato.
«Si continua a sottovalutare l’enorme pressione che si accumula sulle famiglie a basso e medio reddito. Se una donna che vuole lavorare non riesce a trovare un asilo nido per i figli ogni discorso sull’occupazione appare inutile. Se non garantiamo servizi adeguati agli anziani non possiamo dirci un Paese civile. E lo stesso discorso vale per la scuola a tempo pieno, per la sanità di prossimità ».
Non soddisfa il ministro dello Sviluppo nemmeno la parte dedicata alla riduzione dei costi diretti e indiretti della politica. Troppo timida. Vaga.
«Dobbiamo incidere più in profondità sul costo vivo dell’apparato politico e amministrativo pubblico. Un esempio: un solo livello istituzionale e politico fra i Comuni e lo Stato centrale. Ripensamento totale di tutte le strutture intermedie, non solo le Province. Bilanci consolidati, certificati e confrontabili per ogni entità pubblica. Commissariamento, vero non finto, di ogni ente che non rispetta le regole; riduzione drastica di tutte le assemblee elettive locali e centrali. Si può fare molto, molto di più di quanto non si creda per migliorare il nostro federalismo. Le resistenze incontrate anche dal nostro governo sono state formidabili, veti a tutti i livelli, spesso eravamo circondati da sguardi divertiti e poco indulgenti dei dirigenti pubblici, ma quando si riusciva ad ottenere qualche risultato, l’effetto positivo era perfino contagioso. Nella pubblica amministrazione ci sono tanti talenti e persone fiere di servire lo Stato. Dobbiamo dare loro fiducia con il buon esempio. Le Poste per me sono diventate una specie di metafora dell’Italia che in pochi anni può passare dalle ultime posizioni alle prime in Europa».
Dunque, Passera, quale sarà il suo futuro?
«Ho ricominciato daccapo tante volte e sono pronto a rifarlo. Voglio continuare a dare un contributo a questo Paese. Come? Si vedrà , tutto è aperto. Per ora ho tante cose da fare come ministro ».
Ordinaria amministrazione.
«Eh no, tutt’altro, ci sono decreti da convertire, regolamenti da varare, processi da perfezionare. Dalle infrastrutture all’energia, dalle start up agli aeroporti, gli interventi sono stati numerosi e gli effetti si vedranno già nei prossimi mesi». Non mi faccia l’elenco dei provvedimenti, per carità , ce lo risparmi. «Le dico solo che da vent’anni l’Italia non aveva un piano energetico. Il mercato del gas oggi è più concorrenziale e grazie agli interventi che stiamo realizzando il gas costerà meno anche alle famiglie già dai prossimi mesi».
Per ora non si vede, purtroppo.
«Siamo riusciti a riordinare gli incentivi, esagerati, per le energie rinnovabili. In media due o tre volte quelli di altri Paesi. Una tassa occulta che si pagava sulle bollette elettriche che abbiamo evitato aumentasse ancora, senza per questo rinunciare a tutti gli obbiettivi europei. La distribuzione di quegli incentivi era stata approvata da quasi tutti i partiti e le resistenze sono state forti. Riordinato i processi sull’assegnazione delle frequenze, eliminato il cosiddetto beauty contest che favoriva il gruppo Berlusconi e altri: diciamo che anche qui non mi sono fatto molte simpatie. Affrontato tante crisi aziendali. Le faccio solo l’esempio della Fincantieri. C’era chi voleva venderla addirittura con dote mentre a mio parere si poteva completare risanamento e rilancio. Si è messo a punto un nuovo piano, stretto un accordo con i sindacati e oggi il gruppo è in grado di fare addirittura acquisizioni all’estero».
Che cosa si rammarica di non aver potuto fare in quest’anno abbondante di governo?
«Due cose, l’authority dei trasporti rimasta sulla carta, troppe e inaccettabili le pressioni, e gli incentivi all’innovazione per i quali non siamo riusciti a trovare le risorse».
Passera, lei è un cattolico, ha partecipato agli incontri di Todi, come giudica il rapporto della Chiesa con la politica?
«I cattolici sono un tessuto fondamentale del Paese, ne costituiscono una imprescindibile ossatura identitaria, il loro contributo è sottostimato, ma troppi si sentono talvolta interpreti esclusivi delle gerarchie ecclesiastiche».
E se tornasse indietro lo rifarebbe? Accetterebbe di nuovo di lasciare una delle più importanti posizioni del settore privato per un governo tecnico?
«Sì lo rifarei, senza alcun dubbio. E ridirei di sì a Monti e a Napolitano anche se non è finita come avrei desiderato».
Il suo account Twitter?
«@corradopassera, papà di Sofia, Luigi, Luce e Giovanni, marito di Giovanna, amante dell’Italia, ministro della Repubblica».
Mi raccomando niente wow o emoticon, però, perchè è come andare in bermuda all’inaugurazione di un anno accademico.
(da “il Corriere della Sera”)
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Gennaio 7th, 2013 Riccardo Fucile
IL GIUDIZIO DEGLI ESPERTI SULLE MOSSE ELETTOLARI DI BERSANI, MONTI E BERLUSCONI
C’è l’invasione radio-televisiva di Silvio Berlusconi, vecchio ma spesso vincente refrain
delle sue campagne elettorali.
La scoperta dei social network e del piccolo schermo da parte di Monti, trasformatosi da premier tecnico in politico d’attacco.
La campagna dei cartelloni pubblicitari 6 per 3 di Bersani, fermo e ben attento a non rincorrere gli avversari.
Mai come in questo 2013, alle elezioni si arriverà di corsa e col fiato corto.
Le strategie comunicative si stanno definendo solo adesso, ci sarà poco tempo per correggere gli errori.
«Siamo di fronte a una campagna elettorale di grande svolta», dice Edoardo Novelli, professore di comunicazione politica a Roma tre.
«Si è scomposto un quadro durato 20 anni, e — a 40 giorni dal voto — la campagna elettorale è ancora soggetta a grandi e rapide evoluzioni».
Questo complica l’analisi, ma non impedisce di tracciare un quadro.
Cominciando da chi, in questo momento, «amministra un vantaggio numerico, oltre che di offerta e proposta politica».
Pier Luigi Bersani, spiega Novelli, «sta facendo operazioni non tanto di immagine, ma politiche, vincenti: il recupero di Renzi, le primarie per i candidati, l’aver detto “Il tempo che mi spetta in televisione datelo alla Siria”».
Per Alessandro Amadori, di Coesis, «è una linea attendista. Il segretario pd amministra una vittoria quasi certa, e non deve commettere errori. Ma è forse troppo arroccato. Rischia di sembrare l’imperatore cinese chiuso nella città perduta. Con il pericolo di una marginalizzazione comunicativa. Anche il pranzo con Renzi è sembrato uno snack all’autogrill, non c’era nulla di narrativo».
Annamaria Testa, pubblicitaria ed esperta di comunicazione, è molto severa sui 6à—3: «Sono ovunque, ma la pubblicità non è un dato irrilevante: se fatta male, danneggia. Quel fondo grigio, i colori desaturati, il volto spento, la bocca tirata che non sorride, l’aria ingobbita: non è mica così vecchio, Bersani!».
E sì che le mosse politiche sono state vincenti: «Ottime le primarie, i confronti televisivi, il giro per l’Europa, perfino la pompa di benzina del padre».
Secondo il sondaggista Fabrizio Masia, di Emg, «Un calo rispetto alle primarie in questo momento può essere fisiologico, ma tra un po’ servirà più presenza. La gente dimentica in fretta».
D’accordo Antonio Noto, Ipr Marketing: «La pre-campagna elettorale è importante perchè dopo entrerà in vigore la par condicio, gli spazi diminuiranno».
Molto interessante per gli osservatori la campagna di Mario Monti: «Passa da una fase di emergenza in cui non aveva il problema del consenso a una in cui gli serve, eccome».
Da qui le asprezze nei confronti tanto del centrosinistra (pesanti contro Fassina e Vendola) quanto del Pdl.
«Per ora fa un po’ il finto tonto, si sottrae a domande cruciali, usa espressioni come “Chi se ne intende mi ha spiegato”, “non sono esperto”, ma non può durare. Parole come “silenziare” assomigliano agli scivoloni comunicativi del suo governo (al choosy della Fornero, al posto fisso definito “monotono”). Non si sa quanto casuali».
Comunque, sta colpendo dove deve colpire: nel centrodestra chi non vuole Berlusconi andrà da Monti naturalmente, nel centrosinistra c’è invece un’area che può essere indecisa tra lui e Bersani».
Più netto Amadori: «Il professore si è completamente berlusconizzato, fa Monti contro tutti, in una sorta di nemesi». Serve? «Sta aumentando la sua visibilità , ma non regge più la sua percezione come uomo al di sopra delle parti. Da lui ci si aspettava una lista di premi nobel, per ora in prima fila si vedono solo Fini e Casini».
«Prevale lo straniamento. Non sta sfondando», conferma Masia. Annamaria Testa boccia il simbolo: «È flebile, riflette la vaghezza della sua proposta politica. Anche il nome scelta civica non si capisce cosa voglia dire».
Per Noto invece «l’ex premier rappresenta la vera novità di comunicazione di questa campagna. Punta su ciò che è inatteso e cerca di proiettare tutto sul futuro parlando poco dell’attività di governo. È abile nell’usare i mezzi di comunicazione. Questo può pagare».
Poi c’è Berlusconi, partito — ancora una volta — a razzo.
È ovunque, in tutte le radio e le tv, anche la più sperduta.
«Non ha niente da perdere — dice Amadori — ha già bruciato tutto in termini di consenso. La sua è la strategia della tigre, del dragone. Un guerriero solitario che in Giappone chiamano Ronin, e che a costo di apparire comico si gioca il tutto per tutto. Quasi un kamikaze. Così facendo però ha già tolto a Bersani il ruolo di “opposant” di Monti, lo ha ridotto a comprimario».
Per Testa «in un Paese che non legge la televisione resta un grande medium popolare, ed è certo quello più congeniale a Berlusconi e al suo elettorato».
Che, secondo Masia, «è fatto di casalinghe, pensionati e piccoli imprenditori: con i primi funziona il richiamo al quotidiano, al caro vita, con i secondi quello anti-tasse. Questo si legge nei sondaggi».
Ma, dice Noto, «la comunicazione colpisce quando rappresenta una novità e in questo momento la sua appare molto prevedibile. Se non cambia, difficilmente riuscirà a sfondare».
Annalisa Cuzzocrea
(da “La Repubblica“)
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Gennaio 6th, 2013 Riccardo Fucile
CASINI VERSO IL SENATO PER LIBERARE I DUE POSTI-DEROGA ALLA CAMERA… IN FLI LE DUE DEROGHE SARANNO PER FINI E BOCCHINO (RAPPRESENTANTE LEGALE DI FLI E INVULNERABILE), BONGIORNO E DELLA VEDOVA VERSO IL SENATO…AL SENATO SU 40 POSTI SARANNO 14 I POSTI COMPLESSIVI PER UDC E FLI
Tra oggi e domani, Monti passerà al vaglio la bellezza di 2205 curriculum vitae: tanti saranno complessivamente i posti in palio nelle quattro liste (una al Senato, tre alla Camera) che danno corpo al suo «rassemblement».
Da ciascun candidato, il premier pretende una ricca scheda biografica, cosa ha fatto e soprattutto cosa non ha fatto.
Ma siccome non si fida fino in fondo delle auto-certificazioni, e le bugie hanno le gambe corte, il super-ispettore Bondi ha messo in piedi una squadretta per controllare l’esistenza di eventuali magagne (conflitti d’interesse e pendenze giudiziarie in primo luogo).
Di sicuro verrà compulsato il web, da dove molte piste si possono ricavare; in qualche caso estremo verrà messo mano al casellario giudiziario.
Cosicchè in attesa del verdetto, gli aspiranti onorevoli e senatori trascorreranno la classica notte prima degli esami: «notte di lacrime e preghiere» canta Antonello Venditti, sicuramente di nevrosi e speranza poichè nel verdetto il Professore sarà implacabile, garantiscono dalle sue parti, dunque non farà sconti a nessuno («…notte di polizia/ certo qualcuno te lo sei portato via…»).
In realtà , Monti non userà sempre lo stesso metro.
Sarà «severissimo» nel varo della lista unica per Palazzo Madama e di quella civica per Montecitorio, che recano entrambe il suo nome in grande nel simbolo.
Un filino meno intransigente quando si tratterà di giudicare le «rose» degli alleati Fli e Udc.
Perchè il premier sa di non poter sfidare oltre un certo limite l’amor proprio di Fini e di Casini: in teoria il loro timbro dovrebbe essere una garanzia, e invece il doppio vaglio già lascia intendere che Monti non lo reputa sufficiente.
«Chi si crede di essere quel signore per giudicare il nostro tasso di moralità ?», è il lamento misto a tremarella tra i parlamentari Udc.
Più che un braccio di ferro, in realtà , si annuncia un complicato gioco delle parti; per effetto del quale verranno scacciati dal Paradiso tutti coloro che Pier Ferdinando (e Gianfranco) non avranno difeso fino in fondo.
Loro stessi si vanno riposizionando in vista delle grandi manovre post-elettorali.
In particolare Casini sembra in predicato di lasciare la Camera e di transitare al Senato («Può darsi», conferma agli amici il diretto interessato).
Automaticamente diventerebbe il candidato più autorevole a presiedere quel ramo del Parlamento.
Inoltre, trasferendosi nella bomboniera di Palazzo Madama, Casini avrebbe maggiori margini di manovra nella composizione della lista alla Camera, dove Cerbero-Monti ammette due sole eccezioni alla regola dell’anzianità (tanti saluti a chi in Parlamento ha trascorso più di 15 anni).
Oltre a Buttiglione, che è presidente Udc, apprezzatissimo dal Papa e dalla Merkel in quanto filosofo «deutsch-sprachigen» (che parla tedesco), dal possibile trasloco di Casini potrebbe beneficiare un ulteriore esponente di lungo corso: a sua scelta Tassone o Volontè, Delfino Teresio o Sanza.
Nuove geografie si delineano al Centro.
L’addio dei brontosauri e, forse, di personaggi un po’ chiacchierati farà spazio a una generazione post-dc dove spiccano giovani leoni come Rao.
Alla Camera resterà Fini, accanto a lui quale seconda «eccezione» Bocchino (rappresentante legale della lista Fli, praticamente invulnerabile).
Cambieranno ramo del Parlamento due esponenti di Fli che il Prof molto apprezza, Della Vedova e la Bongiorno: correranno per Monti in Senato.
Un posto è garantito per l’ex-Pdl Mauro, più incerto il destino di un altro grande ex, Pisanu.
Ma prima, c’è da ripartire la «torta»: quanti posti alla società civile?
Quanti a Udc e Fli?
Ieri sera, vertice tra Monti, Casini e Fini.
I centristi vorrebbero 15 poltrone sicure nel listone al Senato, sul presupposto che in totale ne scatteranno 50.
Dalle parti di Monti hanno un diverso senso delle proporzioni.
Pensano che alla fine i senatori saranno 40, per cui Fli e Udc insieme non dovranno superare quota 14.
Oggi nuovi frenetici incontri, poichè il Professore non si fa raggirare: esige tutti i nomi sul tavolo, tanto della Camera quanto del Senato, prima di promuovere le liste. Deve fare a tutti l’esame del sangue…
Ugo Magri
(da “la Stampa“)
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Gennaio 6th, 2013 Riccardo Fucile
I DUE PARTITI “ALFIERI DEL BIPOLARISMO ESASPERATO”.. “L’IMU VA MODIFICATA E DATA AI COMUNI, POSSIBILE RIDURRE IRPEF E CONGELARE IVA”
Ha già presentato la sua lista ‘Scelta civica’ che sarà alla Camera in coalizione con l’Udc di Perferdinando Casini e Fli di Gianfranco Fini e da sola al Senato, e ora Mario Monti è alle prese con la formazione delle liste elettorali.
Ospite a SkyTg24 spiega che i primi a sapere della scelta di ‘salire’ in politica sono stati i suoi ‘due Presidenti’: Napolitano e la moglie.
“Avrei preferito che non figurasse il mio nome nel simbolo- spiega-, ma c’era stata molta sollecitazione di alcune parti politiche e della società civile affinchè mi candidassi col mio nome”.
Poi parla delle promesse di taglio delle tasse che devono essere “mantenibili” e si difende da chi lo accusa di essere vicino ai poteri forti delle banche, oltre ad attaccare la ‘strana maggioranza’ di Pd e Pdl che ha ostacolato le riforme, in particolare quella sul mercato del lavoro e la legge anti-corruzione.
E sulle liste precisa di non avere subito nessun ‘diktat’ dagli alleati.
Le promesse di Berlusconi sulle tasse —
Ricorda che, nonostante gli sforzi del suo governo, la legge anti-corruzione ”va migliorata perchè le tre forze politiche della mia strana maggioranza non hanno trovato intesa per colpa del Pdl così come sul mercato del lavoro avremmo voluto fare di più ma c’era un freno del Pd”.
Sulla riduzione della pressione fiscale ha spiegato che l’Imu “va ristrutturata come va rivista l’intera struttura fiscale e farlo sull’arco di alcuni anni”.
In particolare, il gettito della tassa sulla casa deve andare maggiormente ai comuni. Nel breve periodo, però, a differenza di quanto detto da Berlusconi, “non c’è modo di ridurre l’Irpef come invece [lui] ha scritto nel suo contratto con gli italiani” perchè “le tasse vanno ridotte, ma non vanno fatte promesse non mantenibili”.
Però, sottolinea, c’è la ”possibilità ” di ridurre l’Irpef e congelare l’Iva a luglio e anche di fare “di più”.
“La via maestra — ha osservato- è la riduzione della spesa pubblica, se potremmo avere nel nuovo parlamento una coalizione di forze che sono pronte a dire no a interessi costituiti allora sarà possibile ridurre più la spesa e di conseguenza le tasse”. Non ricorda quanto sia la cifra di Imu che ha pagato perchè è la moglie che se ne occupa e ricorda di avere “detto no a Berlusconi quando mi voleva suo ministro delle Finanze”.
Riguardo Alitalia, tema sul quale Berlusconi è intervenuto di nuovo a favore della cordata italiana mentre Air France entro l’estate dovrebbe raggiungere l’accordo per la fusione, Monti dice: “Non ci sono posizioni astratte o dogmatiche. Abbiamo concluso — ha spiegato — un’operazione in cui in Avio è intervenuta General Electric con impegni molto seri sul mantenimento dell’italianità ”.
Su Alitalia “si tratta di vedere cosa ha senso industrialmente per l’Italia. Bisogna vedere quali sono le prospettive. Comunque — ha concluso — è uno dei rarissimi problemi che non sono emersi, non mi faccia improvvisare una risposta”.
Gli alleati —
Ritiene Montezemolo “una personalità di grande rilievo” che con ItaliaFutura “ha prodotto candidati interessanti”.
Su Casini e Fini: “Non li valuto per la loro storia lontana”, ha detto, ma “Casini ha visto prima di altri che i problemi dell’Italia” si sarebbero risolti solo con una “grande coalizione” ed entrambi gli alleati sono stati “tenaci sostenitori della maggioranza, mentre il sostegno di Pd e Pdl è stato a corrente alternata”.
Poi, aggiunge, ci sono persone che hanno deciso “con un forte costo personale di uscire da Pd e Pdl”, partiti che definisce “alfieri del bipolarismo esasperato”, perchè non trovavano una “spinta riformista”.
Si tratta di persone che “non verranno premiate”, perchè “sono persone che desideravamo avere. Come Ichino, che si è sempre meno ritrovato negli aspetti della politica del suo partito” che riguardavano ad esempio “il mercato del lavoro”.
Al Senato, ribadisce, ci sarà una lista unica con Monti per l’Italia che conterrà società civile e parlamentari, alla Camera ci sarà “Scelta civica” solo con “rappresentanti della società civile”.
Ma per tutte le liste, puntualizza, “sono stati preparati criteri più rigorosi riguardo conflitto di interessi e processi in corso”.
E sui temi etici, spiega che deciderà il Parlamento.
Sulla rinuncia di Passera a partecipare alla sua avventura politica, spera “che non sia scritta la parola fine”.
“Passera ha lavorato molto bene nel governo — dice, ma in merito alle liste — ha preso una posizione più rigida di me, secondo me, a torto”.
Il ministro dello Sviluppo infatti avrebbe preferito una lista unica anche alla Camera, “ma io — ha proseguito il Professore — ho pesato la mia scelta. Va bene sentire l’elitismo della società civile ma non lo sento fino al punto da escludere forze politiche serie”.
Banche e poteri forti —
Alla domanda se sia disponibile a chiedere alle banche di finanziare di più famiglie e imprese, Monti risponde: “Si può mettere in agenda, ma bisogna trovare gli strumenti di politica economica per farlo”.
Le accuse di agire a favore dei poteri forti, prosegue il presidente del Consiglio, sono “segni della superficialità del dibattito politico in Italia“.
Infatti ricorda che Berlusconi si è sempre opposto alla tassazione delle transazioni finanziarie o Tobin Tax, mentre il suo esecutivo è favorevole alla scelta opposta.
In più, aggiunge, “il nostro governo ha vietato che le stesse persone sedessero nei cda di banche e assicurazioni concorrenti”.
Quanto allo spread, ha spiegato che sotto i 300 punti ”si risparmiano molti miliardi e questo risparmio va contato sul debito pubblico per gli interessi ma anche su quello privato. Un risparmio che può essere calcolato come superiore al gettito Imu. Ma quando noi siamo arrivati, lo spread rischiava di diventare tecnicamente catastrofico”.
Lotta all’evasione ”senza precedenti” –
I 10 miliardi di recupero dell’evasione e i 60 di risparmio dal calo dello spread possono evitare una manovra ad aprile?
“A deciderlo sarà il nuovo governo ma al momento anche l’Ue ci riconosce il pareggio di bilancio pubblico strutturale per 2013. I conti sono dunque in ordine e se non ci saranno eventi non previsti…”.
Monti poi definisce la lotta all’evasione una “battaglia di civiltà ” realizzata dal suo governo con “misure senza precedenti e hanno dato un gettito considerevole”.
Obama e Merkel —
Monti spiega di sentire l’endorsement del Presidente degli Stati Uniti, sottolineata soprattutto da “questa grande facilità di rapporto sulla comprensione delle cose e delle persone”.
E su Angela Merkel, che il 22 settembre tornerà a chiedere ai cittadini tedeschi un nuovo mandato, dice di avere “lavorato molto bene anche se qualche volta si è lamentata per la mia durezza al tavolo del consiglio europeo. Non era abituata”.
Il presidente del Consiglio si riferisce in particolare allo scudo anti-spread a proposito del quale, specifica Monti, “abbiamo avuto un contrasto alle 5 del mattino del 29 giugno 2012″.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 6th, 2013 Riccardo Fucile
PRESO D’ASSALTO IL SOCIAL NETWORK PER PORRE DOMANDE AL PROFESSORE… RISPOSTE UN PO’ IMPACCIATE, MA ALLA FINE SFONDA IL MURO DI 100.000 FOLLOWER
“Il primo provvedimento di un Monti bis? Una legge elettorale degna di questo Paese”. 
Social preso d’assalto dalle domande degli utenti al premier del governo tecnico “salito” in politica.
“In 13 mesi abbiamo dimostrato quanto si potrà fare nei Mario Monti non si cruccia per i paletti eretti in Rai ai suoi passaggi televisivi. E approccia l’opinione pubblica offrendo il fianco alle domande degli utenti collegati al suo profilo Twitter. Il social network preferito del Professore.
L’appuntamento è alle 11 e, puntuale, Monti dà il via allo scambio in diretta annunciando: “Sono qui”.
Alla domanda sul primo provvedimento dell’eventuale Monti-bis, con Berlusconi che promette di abolire l’Imu, il Professore non ha dubbi: “Una legge elettorale seria. Questa non è degna di un Paese come l’Italia”.
Intanto l’Udc ‘conquista’ un ministro del governo Monti in vista delle elezioni politiche.
Secondo quanto si apprende, il ministro dell’agricoltura Mario Catania sarà candidato nelle liste dell’Udc di Pier Ferdinando Casini.
Catania sarà capolista alla Camera in una o più circoscrizioni.
Al momento, si tratta del primo ministro del governo tecnico arruolato tra le file del partito centrista.
Per il resto, in un vertice a sorpresa questa sera a Montecitorio, Mario Monti, Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini hanno discusso della definizione delle liste e delle candidature.
Monti su Twitter.
La prima domanda a cui Monti risponde è rivolta dalla blogger Claudia Vago (@tigella): “Sicuro che quello che hai fatto (e farai) è ridurre gli sprechi?”.
La risposta del Professore: “In soli 13 mesi abbiamo dimostrato quanto si potrà fare nei prossimi 5 anni”.
Tra i mugugni degli utenti, si inserisce il tg1: “Se non dovesse avere la maggioranza, è pronto al dialogo con il vincitore, Bersani o Berlusconi?”.
Monti dapprima si scusa perchè “mi è partito un ‘invio’. E’ il bello della diretta. Ora completo la mia risposta”.
Da quel momento trascorrono molti minuti di attesa, esemplari di questa esperienza di confronto online ben lontana dalla agilità e immediatezza della comunicazione via Twitter.
Finalmente Monti completa: “Dialogo sì, con tutti, anche se avessi la maggioranza. Sostegno a governi non riformisti: NO”.
Manuel Callegari chiede: “Quali sono, secondo lei, le prime 5 priorità per l’Italia?”.
Il Professore: “In un tweet, solo la prima: valorizzare il ruolo delle donne. Senza questo, l’Italia non crescerà “.
Le domande sono tantissime, portate con educazione anche se spesso con un tono minimamente provocatorio.
Si parla di scuola, di matrimonio e diritti degli omosessuali, di tasse, impresa, giudizi sui ministri del governo tecnico, dell’Imu alla Chiesa, della ricerca, del sistema bancario, della valorizzazione e tutela dei beni culturali.
“Senatore, promette di abbassare il tetto degli stipendi dei dirigenti pubblici?”. “Senatore Monti, perchè le banche continuano a tenere i rubinetti chiusi nonostante gli aiuti Bce? La crescita riparte da lì”.
Sulla scuola, Monti risponde a Salvatore Giuliano: “Lavorare sulla scuola affinchè un giorno dirigenti scolastici e docenti siano orgogliosi di esserlo”.
Un fuoco di fila torrido, impossibile per il Professore reggere quel ritmo.
C’è chi avverte: “Tanto risponderà solo a quelle che gli fanno comodo”.
E chi, di fronte all’immagine di Monti assistito da una collaboratrice davanti al computer, affonda senza pietà : “Gli serve pure una badante!”.
Il social probabilmente soffre tanto traffico, Monti si scuote.
Marco Piera chiede: “Se guiderà il nuovo governo cosa farà (di più) per rendere il digitale chiave di sviluppo economico e sociale per nostro Paese?”.
“Cominceremo a pensarlo e utilizzarlo come lo strumento principale per trasparenza ed efficienza della PA”, la risposta del premier.
Ci prova Laura Preite: “Perchè alleanza con Udc e Fli se vuole rappresentare il nuovo in politica?”.
Monti sintetizza: “Voglio alleare la SOCIETA’ CIVILE e donne e uomini in politica scelti con rigore”.
I cittadini spingono con domande sui tagli alla politica, sulle strategie di inserimento di giovani, donne e anziani nel mondo del lavoro, sul futuro engagement dell’Italia negli scenari di guerra.
Ma Monti pesca la domanda di Nomfup (Filippo Sensi, vicedirettore di Europa): “Senatore, si sente più italiano o europeo?”.
E il Professore si divide così: “Orgogliosamente italiano, decisamente europeo”. Al che Matt sbotta: “Visto la qualità delle domande che sceglie: senatore Monti, panettone o pandoro?”.
Monti non fa una grinza.
E seleziona il quesito rivolto da Progetto Rena: “L’Italia è piena di pionieri che hanno saputo innovare il metodo di fare le cose.Ci sono pionieri nella politica? chi sono?”. “Lo dico con modestia, ma in questo momento mi sento io stesso un po’ un pioniere. Venite anche voi!”, l’invito-risposta di Monti.
Corrosiva Giuliana De Vivo: “Rispondere a così pochi è da choosy”.
L’elenco dei quesiti si fa di tweet in tweet sempre più lungo.
Molti utenti non nascondono le loro perplessità registrando i lunghi silenzi nel profilo del Professore.
In effetti, se è affascinante l’idea di un aspirante leader che si confronta in rete con i cittadini, lo strumento non sembra il più adatto: tantissime domande fisiologicamente inevase in cambio di risposte altrettanto fisilogicamente poco circostanziate, limitate dai 140 caratteri concessi dal social a ogni contributo scritto.
Il rapporto finale tra domande (oltre 2000) e risposte (16) è lungi dall’ottimale.
Così come – notano molti osservatori – la scelta dei tweet a cui rispondere non è affatto casuale: pochi “normali cittadini”, molti giornalisti e personaggi noti in Rete di cui si può supporre che conti la capacità di “influenzare” le tendenze di chi utilizza maggiormente il social network.
Un’operazione dunque ben mirata, e assai poco spontanea.
Ma il blitz di Monti su twitter fa comunque tanto rumore, in rete e sui media.
Dal suo punto di vista, l’esperimento è riuscito.
E il suo ultimo tweet celebra l’evento con un punto esclamativo corredato da emoticon: “Twitter time over :'( Non vorrei fermarmi più! Ma se continuo a twittare non preparo le liste per raccogliere le firme. Grazie!”.
Dettagli ortografici che, considerata la sobrietà del professore, la sua ormai ben nota misura delle parole, la dicono lunga sulla sua soddisfazione.
Anche se a più di un utente quel commiato suonerà come attraversato da una sottile ironia, se il bilancio finale è un pugno di risposte a fronte di migliaia di interrogativi posti dal web.
Dopo i saluti, improvvisa nuova sortita di Monti: “Un attimo… 100.007 follower. WOW!! Benvenuti a voi e a quelli che verranno”.
Passi per emoticon ed esclamativi, ma è davvero difficile immaginare il Professore dietro quel “WOW”.
Il sospetto è che Monti fosse già in ascensore mentre lo staff si appropriava del timone.
(da “La Repubblica“)
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Gennaio 5th, 2013 Riccardo Fucile
NIENTE “PER MONTI” NELLE LISTE UDC E FLI… IN QUELLA DEL PREMIER NESSUN POLITICO, SOLO RAPPRESENTANTI DELLA SOCIETA’ CIVILE… E AL LIMITE DI DUE LEGISLATURE CONCESSE SOLO DUE DEROGHE PER PARTITO
Tutti per uno, ma da questo momento ognuno farà per sè e tra Udc e il partito del
Professore sarà battaglia all’ultimo voto.
Competition vera alla conquista dei consensi cattolici.
Mario Monti tenta di portare a casa bottino pieno fino all’ultimo istante: «Si può sempre tornare alla proposta iniziale della lista unica anche alla Camera».
Pier Ferdinando Casini e Gianfranco Fini scuotono la testa, soprattutto il leader Udc. Sono di fronte a lui nello studio al secondo piano di Palazzo Chigi.
È tarda mattinata, la seconda estenuante riunione dopo quella non risolutiva della sera precedente.
Non c’è più tempo, bisogna decidere che fare e presentarsi davanti alle telecamere mostrando i simboli e chiarendo quante liste correranno «per Monti».
La legge vieta di inserire il timbro “doc” in quelle di Udc e Fli. Ma di confluire tutti sotto il medesimo listone non se ne parla.
«Noi abbiamo una nostra identità , una storia da rappresentare, non possiamo rinunciare allo scudo crociato, portiamo più voti alla causa se ci siamo» incalza Casini.
Che a quel punto rilancia e spiazza il Professore: «Semmai, togliamo il riferimento a Monti da tutte le liste, anche dalla tua, quella civica».
È il premier questa volta a scuotere la testa: «beh, non credo sia possibile, il riferimento all’Agenda e all’azione di governo ha una sua importanza, credo sia imprescindibile».
La soluzione diventa salomonica.
Ognuno dei tre correrà per sè, solo tre liste apparentate con l’unico leader di riferimento. Ma tanto l’Udc quanto Fli non avranno ombrello di protezione. Il nome Monti comparirà solo sua lista.
Detto fatto.
Trascorrono poche ore e sotto i riflettori e le telecamere dell’Hotel Plaza nasce il partito cattolico del Professore, l’unico che sarà presente sia alla Camera che al Senato con un simbolo che ruota tutto attorno al leader.
In prima fila il ministro Andrea Riccardi, Andrea Olivero, i dirigenti di ItaliaFutura di Montezemolo, sono gli strateghi dell’operazione votata alla conquista del grande centro.
Una sfida ad alto rischio soprattutto per Casini. «Abbiamo fatto un gesto di alta generosità , ma l’esito della contesa sul voto cattolico è tutt’altro che scontato» racconta dopo il vertice un alto dirigente centrista.
Monti se la giocherà tutta sulla «purezza » della sua lista-partito.
«Non ci sono parlamentari» è la prima cosa che dice nella simil-conferenza stampa (senza domande) al Plaza e un’ora dopo dalla Gruber in tv. Sarà il refrain della campagna. Non casuale.
Un sondaggio commissionato dagli uomini a lui più vicini riconoscerebbe al «partito Monti» un 4 per cento in più se non fosse affiancato da «vecchi politici».
Ma Fini e Casini non ci stanno a passare da supporter. «Sarà inevitabile che i nostri nomi compaiano sui rispettivi simboli alla Camera: mancando il tuo, dobbiamo dare un riferimento ai nostri elettori» dicono entrambi al Professore durante il vertice.
Ed è così che, sul simbolo Udc a Montecitorio ricomparirà il nome del leader cancellato appena pochi mesi fa. Così su quello di Fli. Non solo.
Come già aveva sostenuto nella riunione della notte precedente, Monti fa presente che i criteri per selezionare i futuri parlamentari dovranno essere rigorosissimi.
Non solo su fedina penale e conflitto di interessi, ma anche sui 15 anni di legislatura. «Con Enrico Bondi abbiamo pensato che possano essere concesse solo due deroghe per partito» sentenzia gelando i suoi due ospiti.
È la mannaia che scende su decine di parlamentari uscenti con tre e più legislature alle spalle. Casini soprattutto aveva rassicurato sul ripescaggio una buona parte dei «ras» meridionali e non di tradizione dc. Tutto sfumato.
«Ma a conti fatti, Monti ci da una grossa mano d’aiuto, potremo avviare un serio rinnovamento nelle liste dicendo agli esclusi che abbiamo dovuto accettare il veto» spiegano big finiani e Udc.
Sarà , ma certo due deroghe appena peseranno, soprattutto per i centristi, i cui banchi erano zeppi di parlamentari di lungo corso. Casini e Buttiglione sono «derogati», ovvio. Così Fini.
Il leader Udc però si impunta al cospetto di Monti: «Se le cose stanno così, non essendoci più il tuo nome sul nostro simbolo, allora pur nel pieno rispetto dei criteri generali, la nostra lista la gestiamo noi».
Il nome di Lorenzo Cesa (con un precedente giudiziario prescritto) nessuno lo fa, ma diventa il convitato di pietra del vertice. Casini lo candiderà comunque, per lui il discorso è chiuso. Il premier nicchia ma incassa.
Come pure incasserà la cancellazione dal simbolo della lista unica al Senato del riferimento alla «scelta civica» che campeggia invece sul logo Monti alla Camera. Altro che civica.
«È chiaro che nella lista per Palazzo Madama confluiranno tutti gli ex Pd e Pdl» spiega a margine della conferenza stampa Andrea Olivero, ex presidente Acli.
La lista dei “reduci” è sfumata. In sala si materializza il senatore ormai ex pd Adragna, che con D’Ubaldo e altri due poche ore prima ha dato vita ai Democratici popolari.
Lo stesso fanno Frattini, Mario Mauro, Mantovano e altri ex Pdl con i “Popolari per Monti”.
Ma nel listone unico del Senato non ci sarà posto per tutti.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)
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