Ottobre 5th, 2012 Riccardo Fucile
MONTI USA LA SCURE SUI COSTI DELLA POLITICA: 600 POLTRONE IN MENO, ESPULSIONI DALLA VITA PUBBLICA, ABOLIZIONE DEI VITALIZI
Pareggio di bilancio anche per gli enti locali, tagliate 600 poltrone nei consigli regionali,
abolizione dei vitalizi e pensioni col sistema contributivo, tracciabilità delle spese dei gruppi consiliari, controlli preventivi sugli atti di spesa da parte della Corte dei Conti, della Ragioneria dello Stato e della Guardia di Finanza, espulsione per dieci anni dalla vita pubblica per sindaci e governatori responsabili di dissesti finanziari.
E ancora: scioglimento dei consigli regionali che si rifiutino di adempiere ai tagli previsti.
Multe salate agli amministratori che sgarrano mentre per le Regioni inadempienti si potrà arrivare al taglio dell’80% dei trasferimenti erariali ad eccezione di sanità e trasporto pubblico locale.
È finita la pacchia per gli spendaccioni del denaro pubblico e gli scandalosi casi Fiorito-Daccò non dovrebbero ripetersi più.
Il governo ha dato il via libera al decreto legge sui tagli alla politica introducendo una serie di paletti senza precedenti sull’onda dell’indignazione popolare.
E ha prorogato fino al 30 giugno la riscossione dei tributi locali da parte di Equitalia in attesa di una riforma.
Il presidente del Consiglio Mario Monti usa parole misurate, ma è deciso ad agire in profondità . E ringrazia anche le Regioni per la collaborazione.
Un passaggio questo politicamente molto importante, teso a evitare ogni scontro con le autonomie locali. «Il decreto va nella direzione che le Regioni hanno proposto e indicato», ha affermato il presidente della Conferenza dei governatori Vasco Errani anticipando che «se questo verrà confermato non ci sarà alcuna impugnativa».
Meno soddisfatti i sindaci. «Non ci sottraiamo alle responsabilità che per forza si devono avere quando si gestisce denaro pubblico – commenta con un certo sarcasmo Graziano Delrio, presidente Anci (Associazione nazionale comuni italiani) – però mi chiedo se non sarebbe il caso di sanzionare allo stesso modo quei ministri che hanno portato il debito italiano a quasi 2 mila miliardi»
Il giro di vite arriva per tutti gli amministratori locali.
Sindaci e presidenti di Provincia o Regione responsabili di dissesti finanziari non si potranno candidare per dieci anni e dovranno pagare mega multe.
Sarà la Corte dei Conti a imporre una sanzione da 5 a 20 volte la retribuzione percepita al momento della violazione.
Nel lungo comunicato diffuso alla fine del Consiglio dei ministri si precisa che tutti gli amministratori pubblici «dovranno pubblicare sul sito internet di appartenenza redditi e patrimonio».
«La stessa trasparenza che ha introdotto per sè il governo» ha voluto ricordare il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Antonio Catricalà .
Scure anche sui compensi degli assessori e consiglieri che saranno regolati sul livello della Regione più virtuosa e stabiliti dalla Conferenza Stato-Regioni entro il termine perentorio del 30 ottobre.
Stesso termine per calcolare i finanziamenti pubblici in favore dei gruppi che comunque saranno tagliati del 50% e che, dice Catricalà , saranno sottoposti a meccanismo di tracciabilità .
Nel mirino finiscono anche le società partecipate degli enti locali e i bilanci dei Comuni di oltre 5 mila abitanti: per tutti si avvia un «controllo strategico» per verificare l’attuazione dei programmi.
In prospettiva, la conferma che il governo entro breve presenterà una legge costituzionale per riesaminare la ripartizione delle competenze tra Stato e Regioni maldestramente modificate con il nuovo Titolo V.
Infine, approvato un regolamento per la riduzione degli organici delle forze armate da 190 mila a 170 mila unità .
Roberto Bagnoli
(da “il Corriere della Sera“)
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Settembre 17th, 2012 Riccardo Fucile
IL PREMIER SALE DI GRADIMENTO E TOCCA IL 52% CONTRO IL 49% DI LUGLIO… I MINISTRI CONVINCONO INVECE SOLO IL 37% DEGLI ITALIANI…”SI PREMIA LA PERSONA, NON I PROVVEDIMENTI PRESI”
Cresce la fiducia degli italiani in Mario Monti, diminuisce quella nel suo governo.
E’ il paradosso che emerge dall’ultimo rilevamento di Ipr Marketing per Repubblica.it. Dalle risposte del campione di mille persone consultato per via telematica e rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne, il gradimento nei confronti del presidente del Consiglio risulta pari al 52%, ben tre punti in più dell’ultimo sondaggio effettuato il 12 luglio e addirittura sei in più rispetto al 18 giugno.
I punti guadagnati dal Professore nel corso dell’estate sono esattamente gli stessi che perde il suo governo.
Gli italiani che sostengono di avere “molta/abbastanza” fiducia nell’esecutivo dei tecnici scendono infatti dal 40 al 37%, il minimo dallo scorso dicembre, quando era nientemeno che al 54%.
Il dato che riguarda Monti, fanno notare dall’Ipr, è “un risultato di tutto rilievo in un momento di crisi”.
“E’ come se per gli italiani ci fossero due giudizi contrapposti e solo in parte contraddittori”, sottlineano ancora dall’istituto.
“Da una parte si premia la ‘persona Monti’, la sua esperienza e la sua volontà di salvare l’Italia, dall’altra evidentemente i giudizi negativi sui provvedimenti del governo nonchè l’aumento della coflittualità sociale e della disoccupazione determinano un giudizio altamente puntivo nei confronti del governo”.
Insomma è come se in Monti fosse vista una “figura terza” anche nei confronti della squadra da lui capeggiata.
Squadra di cui solo il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri continua a convincere la maggioranza degli italiani.
Il suo indice di fiducia è infatti al 50%, anche se in caduta di tre punti rispetto a luglio. A seguire viene il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera, che passa dal 48 al 46% scontando probabilmente la maldestra gestione degli spinosi dossier Alcoa e Fiat.
Unici ministri in ascesa sono Andrea Riccardi (46%, +1%) e Corrado Clini (37%, +2%).
Del responsabile dell’Ambiente è stato apprezzato evidentemente il comportamento nel caso Ilva dello scorso agosto.
(da “la Repubblica”)
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Settembre 10th, 2012 Riccardo Fucile
FIDUCIA VERSO MONTI, INSODDISFAZIONE PER LE SCELTE DELL’ESECUTIVO… SFIDUCIA VERSO GLI ALTRI LEADER, TRE ITALIANI SU QUATTRO PIU’ SICURI CON L’EURO… AL MINIMO LA FIDUCIA IN BERLUSCONI
L’estate sta finendo. Ma l’incertezza politica no.
Il sondaggio dell’Atlante Politico, condotto da Demos, negli scorsi giorni, per la Repubblica, riproduce questo clima d’opinione uggioso.
Da cui emerge un solo solido riferimento. Mario Monti. Il Presidente del Consiglio.
Oltre metà dei cittadini (il 52%), infatti, valuta positivamente il governo.
Una quota ancor più alta di elettori, il 55%, esprime fiducia personale nei suoi riguardi.
Si tratta di un orientamento in evidente crescita, dopo un periodo di raffreddamento. Gli altri personaggi politici lo seguono a grande distanza. Soprattutto i leader di partito.
Di maggioranza e di opposizione.
Superati, non a caso, dai “tecnici” del governo Monti (Passera e Fornero).
E da coloro che, come Montezemolo, non sono ancora “scesi in campo”, nonostante lo promettano – oppure lo “minaccino” – da anni. Unica eccezione (insieme alla Bonino): il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, di cui parleremo più avanti.
La fiducia verso Monti non riflette soddisfazione verso le politiche del governo.
Al contrario. Gran parte dei cittadini si dicono, infatti, contrari alle principali riforme avviate. Pensioni, Imu e mercato del lavoro, soprattutto.
Si tratta, dunque, di un sentimento espresso “nonostante”.
Rispecchia, cioè, la sfiducia verso gli altri leader e verso le forze politiche nazionali. Ma anche le preoccupazioni internazionali.
Perchè è convinzione diffusa che l’Unione Europea e l’Euro abbiano prodotto molti problemi. Ma solo il 23% degli italiani pensa che fuori della Ue le cose andrebbero meglio.
Mentre una quota più ampia, ma comunque minoritaria, inferiore al 40%, ritiene che l’Euro comporti solo complicazioni.
L’Euro e la Ue, insomma, sollevano dubbi.
Ma è largamente condivisa l’idea che “senza” l’Europa e la moneta europea i rischi per la tenuta del nostro sistema – economico e non solo – crescerebbero ancora.
Monti appare il principale garante. Di fronte ai problemi europei. E alla debolezza della politica nazionale. La fiducia verso i partiti, d’altronde, resta al di sotto del 5%. Quella verso il Parlamento intorno al 10%.
Le stime di voto riflettono questo clima di incertezza – e di “dipendenza” da Monti.
Così si assiste alla tenuta e perfino a una certa ripresa dei partiti “montiani”: il Pdl, il Pd e l’Udc. Il partito più “montiano” di tutti.
Mentre il M5s scivola sotto al 15%. Un dato molto elevato. Ma la grande spinta conosciuta dopo le elezioni amministrative di maggio, per ora, sembra esaurita.
Non solo per le polemiche di Favia 2 (amplificate da Piazza pulita) contro la governance di Grillo e Casaleggio, che hanno avuto un impatto limitato sul sondaggio.
Il fatto è che in questa fase di stagnazione politica l’unico polo condiviso è Monti.
Che nega di volersi ricandidare, in futuro. Per cui mancano i bersagli contro cui rivolgere l’insoddisfazione.
D’altronde, non frena solo il M5s: anche l’Idv, l’altra opposizione. Solo la Lega risale – di poco – la china, oltre il 5%.
Così l’unico vero “orientamento” di voto che cresce veramente è, non a caso, il “dis-orientamento”. Che allarga i confini dell’area grigia del non-voto e dell’indecisione.
Sopra il 45%. Quasi un elettore su due. La misura più ampia da quando viene realizzato l’Atlante Politico. Cioè, da quasi 10 anni.
D’altronde, non è chiaro quando e come si voterà .
Con quale legge elettorale, con quali alleanze, con quali candidati. Se si riproponesse lo schema tradizionale, il centrosinistra prevarrebbe largamente.
E, come ha sostenuto ieri Bersani a Reggio Emilia, “Deciderà il voto, non i banchieri”.
Ma nel Pd, come mostra l’Atlante Politico, c’è incertezza sulla coalizione con cui “andare al voto”.
La maggioranza dei suoi elettori (51%) preferisce un’alleanza con le altre forze di Sinistra, a costo di sacrificare l’intesa con l’Udc.
Al tempo stesso, però, (50%) rifiuta l’accordo con l’Idv. Le polemiche con Di Pietro, dunque, hanno lasciato un segno profondo.
L’incertezza, nel Pd, si estende alla leadership.
Che gran parte degli elettori di centrosinistra – e ancor più del Pd – vorrebbe scegliere attraverso le primarie.
Il favorito – secondo il sondaggio di Demos – è Pier Luigi Bersani.
Lo voterebbe oltre il 43% degli elettori di centrosinistra. Tuttavia, Matteo Renzi dispone di una base ampia. Quasi il 28%. Ma, soprattutto, ha un sostegno trasversale.
Non a caso, dopo Monti, è il politico che attrae il maggior grado di simpatie. I suoi consensi, in caso di primarie, potrebbero crescere ulteriormente se la partecipazione andasse oltre i confini tradizionali dell’elettorato più vicino e convinto.
Renzi, infatti, è particolarmente apprezzato dagli elettori “critici” e delusi del centrosinistra, oggi vicini al M5s, all’Idv oppure confluiti nell’area grigia dell’incertezza.
A centrodestra c’è il problema opposto.
Nel Pdl, inventato da Berlusconi, non possono fare a meno di lui. Ma, al tempo stesso, non gli credono più come prima. Berlusconi.
Oggi, fra gli italiani, ha toccato l’indice di fiducia più basso degli ultimi anni (meno del 20%).
E solo 40 elettori del Pdl su 100 (che scendono a 20 fra quelli di centrodestra) pensano che dovrebbe essere
Lui il candidato premier alle prossime elezioni. Con lui o senza di lui, insomma: il centrodestra appare sperduto.
Così gli italiani sembrano aver smarrito la fiducia nella politica. Ma anche nell’antipolitica. Tuttavia, non sono divenuti impolitici e indifferenti.
Vorrebbero, anzi, che la politica riprendesse il ruolo che le spetta. Cioè: dare loro rappresentanza e governo.
Esprimere una classe dirigente capace di guidarli – dentro e fuori il Paese.
Non a caso la maggioranza degli italiani (52%) pensa che il prossimo governo dovrebbe essere espresso dalla “coalizione che ha vinto le elezioni” piuttosto che da “un nuovo governo tecnico” (39%) sostenuto dai principali partiti, come avviene ora.
Tuttavia, l’unico leader di cui gli italiani si fidino, oggi, è Monti.
Comunque, diffidano molto più di Bersani e Berlusconi. Ma anche di Grillo e Di Pietro.
Così gli italiani – la maggioranza di essi, almeno – vuole un governo “politico”.
A condizione che a guidarlo sia Monti.
È come se la fiducia nella democrazia rappresentativa si scontrasse con la sfiducia nei confronti dei rappresentanti. Un corto circuito da cui sembra difficile uscire.
A meno che Monti – contrariamente alle sue ripetute affermazioni – non decida, alla fine, di scendere in campo.
Ilvo Diamanti
(da “la Repubblica”)
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Settembre 9th, 2012 Riccardo Fucile
“L’ESSENZA DELLA DEMOCRAZIA? REGOLARI ELEZIONI. COME I PAESI CIVILI”
Ma le elezioni sono diventate un accessorio? 
Non si fa che parlare del Monti bis, lo vogliono tutti: Obama, Merkel, banchieri e manager di casa nostra.
Abbiamo chiesto a Paolo Mieli, presidente di Rcs libri, se la sovranità popolare ha ancora qualche cittadinanza in un sistema che si vorrebbe democratico.
Mieli, che pensa di questo mettere le mani avanti? Sembra un plebiscito.
Una premessa è d’obbligo. Penso che il governo Monti abbia fatto e stia facendo un eccellente lavoro: l’Italia è ancora in crisi. Ma non come un anno fa, quando il Paese era uscito di strada. Adesso è in carreggiata. Essere in crisi quando si è in carreggiata è diverso
da essere in crisi mentre sei fuori strada con il motore che fuma. Ovvio che a Monti si possono fare tutti gli esami sulle promesse mancate, ma nelle condizioni attuali sta facendo un buon lavoro. Quelli che oggi lo lodano, e a mio giudizio però sono molto nevrotici, sono gli stessi che due mesi fa quando lo spread salì sopra i 500 lo criticavano. Sarebbe augurabile un giudizio meno altalenante, senza isterismi legati alla giornata.
E del bis auspicato, annunciato, già quasi scontato che idea si è fatto?
L’esecutivo tecnico è un esperimento che ha un inizio e una fine, chiamato in una situazione straordinaria a guidare l’Italia con il sostegno dei partiti. Tra l’altro ricordiamoci che all’inizio anche l’Italia dei Valori diede il proprio sostegno a Monti. Per dire che tranne la Lega, erano con lui tutti i partiti. Salvo, come è normale, prendere una posizione diversa sui singoli atti. La maggioranza parlamentare di partenza era pressochè unanime . Ma parlare del Monti bis adesso è un gravissimo errore. E una mossa inopportuna. Perchè il governo deve durare setto-otto mesi, sino alle elezioni. Sarà un periodo in cui continueremo a stare sulle montagne russe: l’accettazione della decisione di Draghi è un passaggio fondamentale, ma non siamo fuori da questa congiuntura. Quindi il governo dovrà prendere ancora molti provvedimenti: è un’avventatezza parlare del dopo.
Ma dopo ci sono le urne?
Infatti questo dibattito è un errore in sè: se tutti i Paesi civili dell’orbe terracqueo, compresi quelli sono messi peggio di noi, fanno regolari elezioni, dove qualcuno vince e qualcun altro perde, non si vede perchè dare dell’Italia un’immagine per cui i partiti fanno tutti schifo e le elezioni vanno abolite. Chi agita questa richiesta come una bandierina della stabilità , non si accorge di fare implicitamente un’affermazione grave: questa sì che è l’antipolitica, altro che Grillo. E siamo noi che raccontiamo all’estero che i nostri partiti non sono presentabili, che chi vince non importa tanto si fa quello che decide l’establishment: un giudizio che ci ritorna di rimbalzo. Terribile procedere in questo modo.
Perchè?
La Merkel, e gli altri governi stranieri, è chiaro che preferiscono Monti: finalmente si confrontano con qualcuno che ne capisce, anzi ne capisce più di loro. Tutto il mondo, a partire da Obama, si compiace di avere interlocutori italiani del calibro di Monti e Draghi. Due personalità di primissimo ordine: un giudizio che evidentemente non avevano dei predecessori. Ed è normale che si augurino che queste persone restino. Fossi nei loro panni, direi la stessa cosa.
Il problema è interno: se non siamo noi a tutelare il sistema democratico chi lo deve fare?
All’interno ci sono intanto i centristi, intenzionati a tornare alla Prima Repubblica, quando il voto era quasi irrilevante perchè di fatto il governo si combinava poi in Parlamento. Può darsi che se lo auguri anche la destra, nella convinzione di risultare perdente. Lo dice l’establishment perchè non si fida del centrosinistra e cerca in questo modo di provocarne un atto di responsabilità . Temono, credo, la solita vittoria del centrosinistra, che scelga per i ruoli importanti personalità che negli ultimi vent’anni hanno già fatto i ministri — non sempre con risultati degni di memoria — temono una coalizione divisa, che magari non sia in grado di mantenere i punti dell’agenda Monti.
C’è anche la questione legge elettorale…
Certo e mi auguro che il sistema elettorale sia tale da garantire la vittoria di una coalizione certa. Monti, anche per il futuro, è affidabile per la sua natura eccezionale. Così sarà anche per eventuali nuovi ruoli, come il capo dello Stato. O se ci sarà un’altra impasse, tornare a guidare il governo. Ma noi assolutamente dobbiamo rientrare nella fisiologia democratica: chi decide sono gli elettori. Dopo il voto, chi vince governa, chi perde sta all’opposizione.
E per ciò che riguarda la sovranità ?
Io sono favorevole a una richiesta rapida di aiuto all’Europa. Anche se comporta appunto una cessione di sovranità in materia economica, ovviamente all’Europa degli eletti o a un mix di eletti e Banca centrale, non alla tecnocrazia. Già vent’anni fa abbiamo scelto di essere europei. Se facciamo questa scelta sarà la nostra fortuna. Tanto più se questo succede non già quando il paese è in difficoltà estrema, come è accaduto per la Grecia, con una pistola alla tempia.
Il problema è che questo potrebbe accadere accanto a una cessione di sovranità politica.
Il percorso giusto è: non parlare di Monti bis, perchè il Paese deve avere fiducia nelle sue istituzioni politiche. È sovrano il popolo. Poi: adesso, non quando arrivassimo al punto di non ritorno, dobbiamo adottare tutte le pratiche per trasferire in materia economica il massimo di sovranità a un’entità europea eletta. Mi auguro che la crisi sia stata un tale choc per cui la sovranità economica si trasferisca dai singoli Paese alle istituzioni europee. Dopodichè vinceremo o perderemo le elezioni su scala europea.
Silvia Truzzi
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 7th, 2012 Riccardo Fucile
LA BCE FA SUL SERIO, ACQUISTI ILLIMITATI DI DEBITO PUBBLICO PER I PAESI CHE CHIEDONO AIUTO
Il sito della Bce crolla attorno alle 14.30, tutto il mondo si è sintonizzato per vedere in streaming Mario Draghi annunciare l’uso del “bazooka”, come si chiama in gergo finanziario l’intervento estremo della Banca centrale europea.
Il presidente della Bce spiega che cosa intende fare per garantire che l’euro sia davvero “irreversibile”: comprare, senza fissare in anticipo limiti di tempo e di quantità , titoli di Stato con scadenza 1-3 anni dei Paesi che pagano interessi troppo alti.
In cambio di “condizionalità ”, cioè dell’impegno dei beneficiari a rispettare un programma di riforme e risanamento contabile.
Dopo settimane di abili negoziati, Draghi riesce a imporre una linea fino a poco fa impensabile per i tedeschi ma ora approvata, sia pure senza entusiasmo, anche da Angela Merkel.
Resta contrario Jens Weidmann, il capo della Bundesbank, la banca centrale tedesca, che nel consiglio della Bce vota contro e poi in un comunicato durissimo spiega che “considera questi acquisti equivalenti al finanziamento dei governi attraverso la stampa di banconote” e che così “la politica monetaria rischia di essere soggiogata alla politica fiscale”.
Ma la situazione è questa e Draghi ha preso su di sè — e sulla Bce — il compito di salvare l’euro e di fornire di basi più solide la costruzione europea nel medio periodo. “Non è una italianizzazione della Bce”, ha risposto a un giornalista tedesco che vedeva nelle scelte di ieri un regalo a Italia e Spagna (che infatti sono le prime beneficiarie).
I mercati reagiscono con entusiasmo: lo spread italiano cala.
Ecco come funzionerà il bazooka di Draghi.
ACQUISTI ILLIMITATI
Il nuovo programma di acquisto di titoli da parte della Bce si chiama OMT, Outright monetary transactions (transazioni monetarie in blocco) che prende il posto dell’SMP (Securities Market Program) dell’estate 2011.
La differenza è cruciale: allora la Bce decideva di settimana in settimana quanto comprare, sulla base dell’andamento dei mercati.
Decisioni che venivano comunicate ex post.
Questa volta Franco-forte avverte da subito che il potenziale di fuoco è illimitato, “nessun tetto quantitativo è fissato in anticipo”.
Chi vuole speculare al ribasso, quindi, è avvertito che la Bce può intervenire comprando in qualunque momento e mandandolo in perdita.
Gli acquisti saranno sterilizzati, cioè la Bce venderà titoli per somme equivalenti. Così la massa monetaria (e l’inflazione) non dovrebbero aumentare
LE CONDIZIONI
Se un Paese come l’Italia vuole beneficiare del “bazooka” della Bce, deve prima chiedere l’aiuto del fondo salva Stati (oggi l’Efsf, tra breve l’Esm).
Il governo firmerà un memorandum con gli impegni da rispettare in cambio dell’aiuto. Ancora non si sa quanto saranno dure, ma un Paese può beneficiare di un aiuto complessivo (come la Grecia) o di un sostegno sul mercato (come potrebbero fare Italia e Spagna), cosa che implica condizioni più leggere.
Sarà poi la Bce a valutare se gli impegni vengono rispettati. In caso contrario smetterà di comprare i titoli.
Nel fissare le condizioni può essere coinvolto il Fondo monetario internazionale, da sempre l’organismo più duro con i Paesi indebitati.
COSA COMPRA
Draghi ha spiegato che gli acquisti del programma OMT si concentreranno sui titoli a breve termine, cioè quelli “con scadenza tra uno e tre anni”.
Ancora non è chiaro se siano compresi titoli con durata maggiore ma vicini alla data del rimborso.
La ragione di questa scelta è che così si limita nel tempo l’impegno della Bce, visto che tutti i soldi saranno (o non saranno) restituiti nel giro di tre anni massimo. Inoltre influenzando i titoli a breve, la Bce si assicura di trasmettere subito nell’economia l’effetto delle sue scelte.
Lo spread che guardiamo di solito è quello tra titoli a 10 anni, esclusi dal programma, ma è in calo perchè il sostegno a uno Stato sul debito a breve gli permette di pagare con maggiore facilità quello a lungo termine.
AIUTI EXTRA
La Bce adotta altre due misure aggiuntive che piacciono ai mercati. Francoforte rinuncia al suo status di creditore privilegiato .
In futuro se un Paese non riuscirà a rimborsare le obbligazioni, la Bce soffrirà le perdite come tutti gli altri creditori, a differenza di quanto è successo per la Grecia. Inoltre la Bce non rivenderà sul mercato gli oltre 219 miliardi di euro di titoli di Stato comprati con il programma di assistenza del 2011 e li terrà fino a scadenza.
Questo limiterà l’offerta di titoli, sostenendo il loro prezzo (cioè tenendo basso lo spread).
EFFETTI SPERATI
La speranza di tutti è che non ci sia neppure bisogno di usare questo piano anti-spread. Sono bastate le parole di Draghi a far scendere i rendimenti dei debiti dei Paesi a rischio.
Se continua così, sia Italia che Spagna avranno spread più bassi e quindi pagheranno meno interessi e, soprattutto, banche, imprese e famiglie avranno minori difficoltà nell’accesso al credito.
E SE NON BASTA?
Ci sono diversi rischi nel piano Draghi: il primo è il caos istituzionale.
Ora non si capisce più bene a chi risponderanno i Paesi beneficiari di aiuti.
A Bruxelles? A Francoforte? A Berlino?
E se la Bce boccia le politiche di bilancio e la Commissione le approva? Chissà .
Se le condizioni imposte a chi chiede gli aiuti saranno troppo pesanti, i Paesi ad alto debito rischiano di trovarsi con spread bassi ma disoccupazione elevata, a causa di pesanti recessioni.
Non sarebbe un gran miglioramento.
Nel caso poi un grosso Paese, diciamo la Spagna, dovesse andare in default, la Bce dovrebbe svalutare i titoli spagnoli in suo possesso.
E potrebbe essere costretta a chiedere un aumento di capitale agli altri Paesi membri.
Stefano Feltri
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Agosto 29th, 2012 Riccardo Fucile
ELOGI AL PROGRAMMA DI RIFORME ITALIANE… FRENATA SUI POTERI DA ASSEGNARE AL MECCANISMO DI STABILITA’ EUROPEO
“Il presidente del Consiglio italiano Mario Monti mi ha confermato un impressionante agenda di riforme” e “sono convinta che porteranno buoni frutti”.
Lo ha detto la cancelliera tedesca Angela Merkel nel corso della conferenza stampa convocata al termine della visita di Monti a Berlino.
“Abbiamo contatti molto stretti fra Italia e Germania. Abbiamo parlato di tutta una gamma di argomenti e per fortuna abbiamo delle relazioni bilaterali eccellenti sulle questioni europee e di politica estera”.
Stop alla licenza bancaria per l’Esm.
La cancelliera è passata poi dalle difficoltà italiane a quelle dell’intera Unione.
“Siamo d’accordo sul fatto che abbiamo un’agenda ambiziosa. Ma abbiamo i mezzi necessari per stabilizzare l’eurozona”, aggiungendo che l’Esm “è fondamentale”.
Il Meccanismo europeo di stabilità però, avverte Merkel, non può avere licenza bancaria.
“Vorrei citare Mario Draghi – ha detto – è anche la mia convinzione che una licenza bancaria dell’Esm non è compatibile con trattati”.
Sforzi ripagati.
Monti dal canto suo ha ricordato che la licenza bancaria all’Esm va vista “con la prospettiva del mosaico: singole tessere che hanno come finalità il dare luogo e concretezza ad una governance soddisfacente”.
“Certe cose – ha aggiunto – che in questo momento non sono possibili potrebbero esserlo ad altre condizioni”. l’Italia, ha continuato, ha fatto “molti sforzi in questi mesi con generoso apporto delle forze politiche e dei cittadini”.
Sforzi che si vedono riflessi nelle aste del debito pubblico.
Ad ogno modo, ha proseguito il presidente del Consiglio, “non ci si può fermare quando c’è qualche parvenza di un qualche risultato, bisogna andare avanti con determinazione”. “Credo ci sia motivo di sperare – ha precisato ancora – non certo di allentare gli sforzi”.
Strada tracciata, anche con il voto.
Il premier si è voluto riferire quindi in particolare alla spending review.
“Per quel che riguarda l’Italia – ha osservato – siamo in una fase in cui, fatte importanti riforme strutturali, stiamo andando avanti risolutamente nella spending review per i tagli nel settore pubblico e per essere sicuri che” le misure decise “siano applicate”. Applicazione che secondo Monti andranno avanti anche dopo le elezioni.
“Sono molto fiducioso – ha detto – sul fatto che c’è una maturazione dei partiti politici” e ricordo che in tutti i paesi europei “le scelte dei Parlamenti e dei governi avvengono in un quadro europeo che dà precise linee guida per le politiche nazionali”.
Bce indipendente.
Al centro dei colloqui tra i due leader naturalmente anche il ruolo della Bce, al centro in questi giorni di feroci attacchi da parte dei “falchi” tedeschi.
“Abbiamo parlato del fatto che la Bce prepara le sue decisioni. La Bce è indipendente”, ha assicurato Merkel. Sulla possibilità che Roma debba ricorrere ad aiuti europei, Merkel ha quindi spiegato: “La cancelleria tedesca ha piena fiducia, e nessun dubbio, che il governo italiano possa prendere tutte le decisioni necessarie in base alle sue capacità e alle sue forze”.
(da “La Repubblica“)
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Agosto 25th, 2012 Riccardo Fucile
L’AGENDA DI MONTI PER LA CRESCITA: NUOVE LIBERALIZZAZIONI SU POSTE, CULTURA E SANITA’
L’agenda d’autunno di Mario Monti è pronta. Dopo un Consiglio dei Ministri fiume durato quasi nove ore, il governo diffonde il documento finale.
Nel “menù” assunzioni nella scuola, liberalizzazioni, dismissioni, detrazioni fiscali per le famiglie e rilancio sull’agenda digitale.
E’ stata «una giornata intera dedicata alla riflessione su come mobilitare tutte le energie per raggiungere l’obiettivo della crescita», spiega un comunicato di Palazzo Chigi.
Ma le azioni di governo per la crescita «dovranno svolgersi nel rispetto delle compatibilità finanziarie e dei vincoli europei, come è stato illustrato dai ministri Vittorio Grilli e Enzo Moavero».
ECCO LE PRINCIPALI NOVITA’ ANNUNCIATE DAL GOVERNO
Scuola
Il Cdm autorizza il Miur «a assumere a tempo indeterminato, a partire dall’anno scolastico 2012-2013 dirigenti scolastici,personale docente,personale tecnico-amministrativo e direttori amministrativi».
Le assunzioni riguardano:1.213 unità di dirigenti scolastici; 134 trattenimenti in servizio di dirigenti scolastici, solo per l’anno scolastico 2012/2013; 21.112 unità di personale docente ed educativo. Il “pacchetto” prevede anche, per le Accademie e i Conservatori di musica, l’assunzione di 60 docenti di prima e seconda fascia, di 280 unità di personale tecnico-aministrativo e di tre unità di direttore amministrativo.
E’ prevista per il 24 settembre la pubblicazione di un bando di concorso per titoli ed esami su base regionale, il primo dal 1999, finalizzato alla copertura di 11.892 cattedre nelle scuole statali di ogni ordine e grado, risultanti vacanti e disponibili; altrettanti posti saranno messi a disposizione dal Miur attingendo dalle attuali graduatorie.
Detrazioni fiscali
L’azione del governo per i prossimi mesi prevede di «rivedere le detrazioni fiscali a vantaggio della famiglia e favorire la natalità » e di «rifinanziare la “carta acquisti” per il 2013 a sostegno delle famiglie colpite da disagio economico».
Debito pubblico
«Nei prossimi mesi l’azione del governo si incentrerà sulla riduzione del debito pubblico, in particolare mettendo in atto gli strumenti creati per procedere alla valorizzazione e successiva dismissione del patrimonio dello Stato, sia degli immobili che delle partecipazioni pubbliche».
Liberalizzazioni.
L’agenda del governo prevede nuove liberalizzazioni per «creare spazi nuovi per la crescita di autonome iniziative private attualmente bloccate o rese interstiziali da una presenza pubblica invadente e spesso inefficiente (esempio, settore postale, beni culturali e sanità )».
Sanità
Tra le azioni in programma è prevista l’attuazione del «piano per la non autosufficienza» e la promozione «dell’assistenza domiciliare per gli anziani». Tra le altre azioni anche la definizione del Patto per la Salute, la «definizione dei Livelli essenziali di assistenza», i criteri per il riparto 2013 «sulla base dei costi standard», la riforma dell’intramoenia e la tutela del personale sanitario dal rischio clinico.
Innovazione.
Il “primo campo d’intervento” del governo sarà «l’avvio di un programma di radicale innovazione tecnologica del Paese, attraverso l’applicazione dell’Agenda digitale». Si parla anche di provvedimenti a favore della nascita di nuove imprese start up, di semplificazioni procedurali e autorizzative per le imprese e di facilitazione di investimenti diretti esteri, «così da favorire nuovi insediamenti produttivi internazionali sul nostro territorio». Entro fine anno arriverà anche il piano aeroporti.
Politica energetica
Il governo avvierà “un’ampia consultazione” con l’obiettivo «di impostare una più efficiente politica energetica che aumenti la sicurezza degli approvvigionamenti e contenga il divario di costi per cittadini e imprese rispetto a quelli di altri Paesi dell’Unione».
Terremoto
Sull’ipotesi del differimento delle scadenze fiscali per le aree colpite dal sisma del maggio 2012, il Cdm ha condiviso l’analisi del Ministro dell’economia e finanze, che adotterà il decreto con la sospensione dei versamenti fiscali e contributivi, allineandoli tutti alla scadenza del 30 novembre 2012. Uno degli impegni presi è anche quello di «proseguire l’attività di ricostruzione, messa in sicurezza e recupero anche ai fini turistici delle aree colpite dal terremoto, del centro storico dell’Aquila».
Anticorruzione
Uno degli intenti dell’esecutivo è quello «approvare in via definitiva il disegno di legge “anticorruzione”».
Cultura
«La valorizzazione e promozione» del settore culturale e turistico «è un filone strategico indispensabile per la crescita del Paese. Per ottenere questi risultati è però necessario uscire dalla logica meramente assistenziale della cultura, favorire le patnership pubblico-privato, guardare al patrimonio culturale non solo come una eredità del passato, ma come un asset per il futuro, principale cinghia di trasmissione del motore di sviluppo turistico. In tal senso, ad esempio, il Governo ha approvato la semplificazione delle procedure di ricerca di sponsor per il restauro dei beni culturali (“Pacchetto semplificazioni”) e delle procedure in materia di agevolazioni fiscali e donazioni per i beni e le attività culturali (all’interno del decreto legge “Salva Italia”) e ha deliberato lo stanziamento di 76 milioni di euro da parte del Cipe a favore di alcune eccellenze del patrimonio culturale e museale italiano».
Turismo
«Oltre al Piano Strategico quale strumento che per la prima volta traccia una visione del futuro e una strategia complessiva, e a numerosi progetti di promozione turistica, è in corso di avanzata elaborazione una iniziativa innovativa per migliorare la qualità ricettiva delle strutture attraverso un sistema di rating e classificazione».
Tra le “azioni in programma”, il Cdm elenca la «presentazione del Piano Strategico per il Turismo Sviluppo di iniziative di attrattività turistica legate ad EXPO 2015; la pianificazione urbanistica con impatto sul paesaggio del territorio nazionale, definendo, insieme con le Regioni e gli Enti locali, “piani paesaggistici” compatibili con il rispetto del Codice dei beni culturali e del paesaggio, con la tutela di luoghi storici e naturali, con la rigenerazione dei centri urbani e periferie degradate».
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Agosto 25th, 2012 Riccardo Fucile
I PROVVEDIMENTI DEL GOVERNO: NOTAIO GRATIS, MA RIMANE L’IMPOSTA DI 168 EURO
«Sì, vabbè, a un euro, figurati!». Il popolo dei blog si scatenò contro il governo quando aveva annunciato, all’interno del decreto Crescitalia (siamo all’inizio dell’anno), che per agevolare l’imprenditoria giovanile, sarebbe stato possibile creare delle Srl con un solo euro di capitale (contro i 10 mila necessari fino ad allora) e senza neppure le spese notarili.
Ci fu, dunque, un affollamento sulle chat e sui siti degli studenti, con tanto di conteggi che dicevano che comunque «tra timbri e bolli» bisogna tirare fuori almeno 100 euro.
Ora, la notizia è vera: la società «semplificata» si può costituire con un solo euro. Ma quella storia di «timbri e bolli» lamentata dai ragazzi ha un fondamento.
Più avanti vi sveleremo perchè.
Il decreto, si diceva, è del gennaio scorso, convertito in legge a marzo.
Ma la norma applicativa si attendeva in queste settimane.
Ora sappiamo che c’è, perchè ne ha dato notizia il sottosegretario alla presidenza, Antonio Catricalà , con una twittata, il cui testo recita così: «E’ finalmente possibile per i giovani fino a 35 anni costituire una srl con un solo euro di capitale. Non ci sono spese notarili. Un’opportunità ».
Per fortuna c’è twitter che permette solo 140 caratteri, e così abbiamo capito tutto anche noi.
Perchè il testo del decreto, che pure abbiamo letto, è in burocratese tosto, ha un’ampia premessa e poi un solo articolo, corredato da «avvertenza», in cui sono contenute le specificazioni.
La legge si rivolge – dunque – ai giovani con meno di 35 anni che si vogliano associare con altri coetanei per costituire una società intorno ad una idea imprenditoriale.
La «società a responsabilità limitata semplificata» ha alcune caratteristiche proprie: è aperta esclusivamente a persone fisiche (e quindi non a società ) che abbiano meno di 35 anni.
Quando un socio compie 35 anni deve uscire dalla società , oppure bisogna trasformare la società in una forma differente.
Le quote societarie non possono essere cedute a chi ha più di 35 anni.
Il capitale deve essere di «almeno» un euro, e comunque non superiore ai 10 mila.
Quell’euro non va versato in banca ma nelle mani degli amministratori (che possono essere uno o più soci stessi).
La costituzione della società deve avvenire presso un notaio che per questo non deve essere pagato.
Sia l’atto costitutivo sia l’iscrizione al registro delle imprese sono esenti da diritto di bollo e di segreteria.
E per chi ha più di 35 anni? È prevista comunque la possibilità di avviare una srl (non semplificata) a capitale ridotto (meno di 10 mila euro).
E la storia dei cento euro e passa come nasce?
Dal fatto che è tutto vero quanto fin qui esposto, e che al notaio va mostrato un unico euro senza neppure darglielo, ma poi c’è la tassa di registro, e quella vai a capire perchè – non si può evitare: 168 euro. Svelato il mistero.
La nuova norma che dovrebbe ringalluzzire l’imprenditoria giovanile ha suscitato entusiasmi corali.
Plaudono i giovani di Confindustria Sud, tramite il leader Lorenzo Pagliuca, plaudono i deputati del Pd Francesco Boccia e Mario Adinolfi, e perfino l’ipercritico Codacons si arrende alla forza della novità .
Tutti questi soggetti, tuttavia, sottolineano un problema comune: una volta fatta la società che se ne fanno i giovani se l’accesso al credito è quello che è?
Giorgio Satini della Cisl pone, infine, un’ultima questione: vanno bene le srl a un euro, ma da sole dove vanno?
Senza lavoro lo start up può approdare solo al fallimento.
Raffaello Masci
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Agosto 24th, 2012 Riccardo Fucile
IL PREMIER IGNORA LE TENSIONI NELLA MAGGIORANZA E PROVA A RILANCIARE LA SUA AZIONE
Le manovre nei partiti per votare a novembre lasciano Monti piuttosto
freddo, nonostante l’afa. Freddo, e scettico.
In casi del genere che farebbe un presidente del Consiglio di rientro a Roma, se fosse realmente preoccupato per la tenuta della sua compagine?
Come prima cosa si attaccherebbe al telefono e si informerebbe con i leader della maggioranza; cercherebbe di capire che cosa c’è di vero nel mare di chiacchiere.
Ebbene: non risulta che Monti abbia preso contatto con «A-B-C», nè che intenda farlo.
Bersani e Casini si stanno godendo gli ultimi scampoli di vacanza, il loro smartphone ieri è rimasto muto.
Nel caso di Alfano, invece, una chiamata da Palazzo Chigi avrebbe raggiunto il segretario del Pdl in Sardegna, dove Angelino è ospite del Cavaliere.
I due stanno decidendo le mosse future, dunque mai telefonata del premier sarebbe potuta arrivare più tempestiva.
Magari Monti ne avrebbe potuto profittare anche per chiedere conto a Berlusconi dell’ultimo attacco sul «Giornale» di famiglia, che gli ha rimproverato di spendere ben 10mila euro di affitto a settimana per la casa in Engadina laddove sono 12 mila 500 spalmati in un arco di quattro mesi, precisa la presidenza del Consiglio…
Niente chiarimento, silenzioso anche il centralino di Villa La Certosa.
La verità , raccontano personaggi vicini al Prof, è che ogni colloquio sarebbe superfluo.
L’ultima volta che parlò coi tre segretari, alla vigilia delle vacanze, Monti ne ricevette suggerimenti fattivi su come rilanciare la crescita (in particolare da Bersani) e su come tagliare lo stock del debito pubblico (incontro con Alfano, presente il ministro dell’Economia Grilli).
Il Consiglio dei ministri di stamattina si muoverà esattamente nel solco di quelle indicazioni.
Sarà uno scambio di idee con i ministri per definire l’agenda di qui allo scadere della legislatura. Verranno dibattute misure a sostegno delle attività economiche perchè questo reclamano i mercati, di rigore ce n’è già stato abbastanza.
E nelle prossime settimane si concentrerà l’attenzione sulla vendita di cespiti patrimoniali… Ovviamente Monti è al corrente di quanto bolle in pentola, specie sulla riforma elettorale.
Senza bisogno di inseguire i retroscena, gli è bastato metter piede domenica a Rimini, sede del Meeting ciellino e cassa di risonanza di tutte le trame agostane.
Sa che forte resta in alcuni ambienti la tentazione di cambiare in fretta il «Porcellum» con l’obiettivo di chiudere la legislatura in autunno.
Però Monti non ci vede necessariamente una trappola.
Al suo entourage sfugge questo presunto automatismo per cui, una volta varata la nuova legge elettorale, l’Italia dovrebbe precipitarsi immediatamente alle urne.
E perfino se così fosse, l’umore generale del Prof non sembra di chi vuole battersi per resistere a cavallo un paio di mesi in più; qualora i leader volessero congedare lui e i suoi «tecnici», non avrebbero che da dirlo.
A maggior ragione se fosse il Presidente della Repubblica a giudicare conclusa la parabola del governo…
Monti, confermano dalle sue parti, pende letteralmente dalle labbra di Napolitano.
Tuttavia anche in questo caso non risulta che il Capo dello Stato voglia precorrere i tempi. Perlomeno a Palazzo Chigi non ne hanno fin qui sentore, semmai l’esatto rovescio: le ultime dal Colle raccontano di una legislatura che si concluderà a marzo 2013, come da copione.
Ugo Magri
(da “La Stampa”)
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