Giugno 16th, 2012 Riccardo Fucile
NEL DECRETO POCHI EURO, MA MOLTE POLTRONE ELIMINATE…E LA SFIDA SULLA SALERNO-REGGIO CALABRIA PRONTA ENTRO IL 2013
Di tagliare le tasse proprio non se ne parla, ma dopo settimane di duello con i cerberi
della Ragioneria generale dello Stato il governo è finalmente riuscito ad approvare il decreto Sviluppo (vittoria personale di Corrado Passera).
Ma la novità più forte della giornata sono tagli di spesa, al ministero del Tesoro e a Palazzo Chigi.
“Un corpo organico e robusto”, riassume il premier Mario Monti. Le novità più concrete riguardano gli incentivi all’assunzione di giovani lavoratori molto qualificati (laurea in campo tecnico- scientifico o dottorato), un credito di imposta del 35 per cento del costo aziendale che richiede come contropartita di tenere il personale assunto per tre anni.
Le risorse a disposizione sono spiccioli — 50 milioni di euro — ma secondo le stime del governo dovrebbero generare 4000 posti di lavoro di alto profilo.
Le detrazioni fiscali per le ristrutturazioni edilizie salgono dal 36 al 50 per cento (una soglia considerata sufficiente perchè il cliente abbia incentivi a chiedere la fattura anzichè accettare lo sconto del nero).
Peccato che l’agevolazione duri solo fino a giugno 2013, stessa data anche per quella per gli interventi che portano risparmio energetico (ma qui l’aliquota scende, nel 2013, dal 55 al 50).
Il ministro Corrado Passera confida molto nei project bond, debito finalizzato a costruire opere specifiche, che avranno la stessa aliquota fiscale dei titoli di Stato, 12,5 per cento. Sommando l’impatto delle varie misure il ministro si abbandona a una iperbole berlusconiana: “Il decreto mobiliterà risorse fino a 80 miliardi”, 40-45 dalla tassazione agevolata sui project bond e 30-35 dal resto.
E berlusconiana è anche la promessa, abituale per politici di professione meno per i tecnici, di completare l’eterna autostrada Salerno-Reggio Calabria: “Dobbiamo assicurarci che entro la fine dell’anno prossimo tutti i cantieri — oggi sono 13 e due devono essere ancora aperti — siano completati”.
Lui alla scadenza non sarà più ministro (le elezioni sono in estate), chissà se avrà ancora un ruolo, comunque oggi dice: “Metto la faccia in tanti posti, la metto anche qui”. D
Di soldi, per ora ne mette davvero pochi, anche a causa delle restrizioni imposte dalla Ragioneria dello Stato: guardando la copertura finanziaria, si vede che gli interventi veri (considerando il dato strutturale) sono per 104 milioni di euro nel 2012, 89,6 nel 2013, 240,9 nel 2014.
Poca roba, ma meglio di niente.
“I ministri di spesa pensano di manifestare la loro presenza con la spesa, invece dovrebbero farlo tagliandola e permettendo al presidente del Consiglio di abbassare le tasse. Serve ossigeno, non vitamine”,è la diagnosi del senatore ex Pd Nicola Rossi su Passera e il decreto, di cui apprezza soprattutto una parte a costo zero ma impatto rilevante: quella che limita i ricorsi in appello per la giustizia civile (“l’impugnazione è dichiarata inammissibile dal giudice competente quando non ha una ragionevole probabilità di essere accolta”).
In effetti, i tagli di spesa ci sono.
E pesanti, anticamera di quelli che arriveranno a fine mese, soprattutto ai ministeri — si parla di oltre 30 miliardi di euro — che stanno trasformando la lima della spending review di Enrico Bondi nella vanga di una manovra correttiva mascherata.
Inevitabile, se si vogliono rispettare i saldi di bilancio a fronte di un calo delle entrate (3,4 miliardi meno del previsto solo nei primi tre mesi) dovuto alla recessione.
Mario Monti comincia da Palazzo Chigi e dal suo ministero, il Tesoro, “come segnale e come anticipo ai nostri colleghi di governo”.
A Palazzo Chigi si tagliano il 20 per cento dei dirigenti, il 10 del resto degli organici, idem al ministero dell’Economia dove scompaiono alcuni feudi. Cancellata l’Agenzia del Territorio, il catasto, celebre per le folli spese di rappresentanza del suo direttore Gabriella Alemanno (oltre un milione di euro in un anno, celebre il caso di uova di struzzo decorate per migliaia di euro regalate a Natale, come rivelato dal Fatto ), finirà sotto l’A ge n z i a delle Entrate.
I Monopoli di Stato passano sotto l’Agenzia delle dogane, il direttore generale de Monopoli Raffaele Ferrara prudentemente si era dimesso nei giorni scorsi.
Non verrà licenziato nessuno, i dipendenti pubblici passano da un ente all’a l t ro , ma essendo scomparsi dalle piante organiche non saranno sostituiti da nuovi assunti.
Basterà tutto questo a far ripartire un po’ il Pil e a rassicurare i mercati? Chissà .
Di certo ieri gli investitori avevano altre priorità : su tutte le elezioni estive sulla Salerno-Reggio.
A riflettere con attenzione sulla frase detta ieri dal ministro dello Sviluppo economico (“metto la faccia in tanti posti, la metto anche qui”), viene il dubbio che ci sia uno sfondo di grande ironia dietro la decisione di imbarcarsi in uno dei più leggendari luoghi comuni del politicante trombone.
La sistemazione della Salerno-Reggio, opera nata male per vari motivi (autostrada gratuita affidata a un carrozzone come l’Anas, percorso tortuoso per toccare ogni comune politicamente ben rappresentato, selezione delle ditte costruttrici non trasparentissima), è stata messa all’ordine del giorno da Bettino Craxi nel 1987.
Da allora il costo è decuplicato. Siamo abbondantemente oltre i 10 miliardi di euro per “adeguare ” un’autostrada di 400 chilometri.
I lavori sono entrati nel vivo solo negli anni ’90, con il governo Prodi.
Il sottosegretario Antonio Bargone annunciò la fine dei lavori per il 2003, poi cambiò mestiere, oggi fa il manager autostradale (noblesse oblige).
Poi in Grecia e la possibile uscita dall’euro di Atene. La Bce di Mario Draghi ha comunicato che “continuerà a garantire liquidità alle banche solventi che ne avessero necessità ”, mentre la Casa Bianca ha comunicato che “gli Stati Uniti sono pronti a ogni emergenza che potrebbe arrivare dall’Europa dopo il voto della Grecia”.
Si vota domenica, lunedì si capirà quanto è seria l’emergenza da affrontare.
Stefano Feltri
da (Il Fatto Quotidiano)
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Giugno 15th, 2012 Riccardo Fucile
ESCLUSI DALL’IMU GLI IMMOBILI DELLE IMPRESE, TAGLIO DEL 10% DELL’ORGANICO DI PALAZZO CHIGI E DEL TESORO… E PASSERA PROMETTE: “ENTRO IL 2013 TERMINIAMO I LAVORI DELLA SALERNO-REGGIO CALABRIA”
Il governo, con in testa il ministro Corrado Passera, rilancia la propria iniziativa dopo le accuse
di inerzia giunte nelle scorse settimane, e lo fa con un maxi decreto che mira a rilanciare lo sviluppo dell’economia reale italiana e che potrebbe rappresentare una svolta anche dal punto di vista della credibilità dei nostri Conti pubblici.
Se infatti le misure del decreto attiveranno 70-80 miliardi di investimenti preconizzati da Passera, con conseguente incremento del Pil, anche il debito pubblico sarà considerato sostenibile dai mercati finanziari, e magari caleranno anche tassi e spread.
All’Assemblea dei giovani di Confindustria, la settimana scorsa, Passera aveva detto che per rilanciare la crescita non serviva «l’ideona»: e infatti il decreto, con i suoi 61 articoli, è fatto di una serie di misure che insistono su una tastiera ampia.
Si va dai settori tradizionalmente trainanti, come edilizia e costruzioni, a quelli più innovativi, come il digitale e la green economy.
Insomma, ha commentato il premier Mario Monti, un pacchetto «organico e robusto».
Un decreto, ha aggiunto Passera ricco di «riforme strutturali di lungo periodo», come quelle che anche oggi il direttore della Bundesbank Jens Weidmann, ha chiesto all’Italia di «implementare». I 70-80 miliardi che verrebbero «mobilitati» sono in minima parte soldi pubblici.
La scommessa di Passera è che le misure inducano i privati a investire, innescando un progressivo circuito di fiducia.
L’aumento al 50% delle deduzioni per le ristrutturazioni edilizie, per esempio, dovrebbe indurre le famiglie a usare i risparmi per migliorare quello che è l’investimento più sicuro, cioè la propria abitazione.
Altro settore, tradizionale volano anticiclico, sono le costruzioni: il decreto lancia i project bond, e cioè il finanziamento di infrastrutture con capitali privati, che vedrebbero in questo investimento buone prospettive di remunerazione. M
a si punta anche all’innovazione, con il credito di imposta per le assunzioni di giovani qualificati: una misura fiscale che le imprese intascano subito e automaticamente, e che in più crea occupazione stabile e qualificata. Incentivi anche per le aziende della green economy (in questo momento tra le più dinamiche) che assumono under 35 e giovani laureati.
E ancora misure per i porti, l’agricoltura, la difesa del territorio, e per l’Agenda digitale.
Senza contare le norme sulla giustizia civile e sul diritto fallimentare attese dalle imprese.
L’altra novità è il ritorno a una politica industriale dopo gli anni di Tremonti. Tutte le attuali 43 leggi con incentivi all’industria sono cassate, per dar vita ad un unico Fondo rotativo con un budget annuo di 2 miliardi che servirà a incentivare i settori che saranno considerati strategici.
«Sulla crescita – ha insistito Monti – non abbiamo mai pensato ad una ‘fase unò e ad una ‘fase duè; fin dall’inizio è stata la fondamentale preoccupazione del governo».
E anche Passera ha ricordato le misure pro-crescita nei precedenti decreti: «non c’è stato nessun decreto senza una forte componente di contributo alla crescita».
La parola passa ora al Parlamento, con i partiti di maggioranza che oggi hanno espresso apprezzamento seppur con alcune riserve nel Pdl e una certa freddezza del Pd che, prima di promuovere il Governo, chiede di «capire».
Ecco alcune delle norme varate:
– RISTRUTTURAZIONI
Passa dal 36% al 50% la quota di detrazione Irpef per le ristrutturazioni fino a 96.000 euro e fino al 30 giugno 2013.
– CREDITO IMPOSTA “QUALIFICATI”
Arriva il credito d’imposta del 35%, con un limite massimo pari a 200 mila euro annui ad impresa per l’assunzione di personale qualificato.
– CREDITO IMPOSTA COMUNI
I Comuni potranno utilizzare i crediti d’imposta per la realizzazione di opere infrastrutturali necessarie per migliorare i servizi pubblici.
– GIOVANI E GREEN ECONOMY
Finanziamenti agevolati alle aziende che investono in progetti di «green economy» e che assumono a tempo indeterminato under 35 e giovani laureati.
– PROJECT BOND
Arrivano le obbligazioni da parte delle società di progetto sul modello europeo. I project bond saranno «appetibili per gli investitori» per realizzare nuove infrastrutture. Aliquota al 12,5%.
– FONDO IMPRESE A 2 MILIARDI
Viene costituito un Fondo per la crescita sostenibile con un budget di 2 miliardi.
– SRL PER TUTTI
La srl semplificata per gli under 35, viene estesa dal decreto sviluppo a tutti ma con paletti sul capitale.
– NO STOP PER IMU EDILIZIA
Per le imprese edili sarebbe al momento saltata la norma per escludere per tre anni dall’Imu, gli immobili invenduti. L’intervento era previsto nella bozza del provvedimento arrivata in cdm. Resta la compensazione Iva.
– AZIENDE IN CRISI
Le aziende colpite dalla crisi, ma che hanno comunque prospettive di ripresa, non saranno obbligate a dichiarare il fallimento ma potranno ricorrere direttamente al concordato preventivo.
– ALIMENTI AI POVERI
Viene istituito all’Agenzia per le erogazioni in agricoltura un fondo per il finanziamento dei programmi di distribuzione di derrate alimentari ai poveri.
– PROROGA SISTRI
Si proroga al 31 dicembre 2013 il termine per l’entrata in vigore del Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (Sistri).
– PIANO CITTà€
Per l’attuazione arriva una cabina di regia.
– TAXI
Viene prorogato a fine anno il decreto per impedire l’esercizio abusivo del servizio taxi.
– SU WEB CONTRIBUTI IMPRESE
Andranno sul web sovvenzioni, contributi e sussidi alle imprese e l’attribuzione di compensi a persone e imprese di importo complessivo superiore a 1.000 euro.
– RIMBORSI VELOCI PER PROCESSI LUNGHI
Arrivano rimborsi più veloci per i processi civili troppo lunghi.
– FILTRO IMPUGNAZIONI
Si punta a migliorare l’efficienza delle impugnazioni sia di merito che di legittimità .
– ITALIA DIGITALE
Viene istituita l’Agenzia per l’Italia Digitale SOTTO la vigilanza del Presidente del Consiglio.
– IDROCARBURI
Si stabilisce una fascia di rispetto unica, per petrolio e per gas, e più rigida, passando dal minimo di 5 miglia alle 12 miglia dalle linee di costa e dal perimetro esterno delle aree marine e costiere protette, per qualunque nuova attività di prospezione, ricerca e coltivazione.
– IMPORT CARBURANTI
Dal 2013 l’import di prodotti petroliferi finiti liquidi da Paesi non appartenenti all’Ue dovrà essere autorizzata dal Ministero dello sviluppo.
– ICE ED ENIT
È fissata a 450 la dotazione organica dell’Agenzia con la conseguente entrata nei ruoli del Mise del rimanente personale dipendente. Viene inoltre avviata la riorganizzazione della rete Enit all’estero.
– PESCA
Viene introdotto un sistema volontario di indicazione dell’origine per chi vende al dettaglio prodotti della pesca, così da poter segnalare al consumatore la dicitura “prodotto italiano”.
– COPERTURE
La copertura finanziaria sarà reperita, a partire dal 2013, con riduzioni di spesa e con le maggiori entrate previste dalle sanzioni introdotte del provvedimento per chi viola le regole per i prodotti a denominazione di origine protetta o Igp. Nuove entrate sono attese con l’armonizzazione del trattamento fiscale tra le polizze emesse da assicurazioni italiane ed estere che non pagano l’imposta annua dello 0,35%.
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Giugno 15th, 2012 Riccardo Fucile
LE MISURE PER RILANCIARE L’ECONOMIA ALL’ESAME DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI…OBIETTIVO RECUPERARE 30 MILIARDI DA INVESTIRE NELLA RIPRESA…. INCENTIVI PER LE IMPRESE E DEROGHE PER I COMUNI
Il decreto sviluppo oggi all’esame del consiglio dei ministri contiene una serie di misure che negli
auspici del governo dovrebbero stimolare la crescita.
Il testo arriva con due settimane di ritardo rispetto alle previsioni e con un rinvio legato alla mancanza di copertura finanziaria di alcuni interventi e una breve polemica tra il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera e il viceministro del Tesoro, Vittorio Grilli.
Superati questi ostacoli, la nuova bozza, secondo quanto trapelato finora, contiene intanto alcune modifiche ai limiti della Legge di stabilità , consentendo ad esempio la defiscalizzazione delle somme investite in infrastrutture.
L’articolo 6 del decreto consentirebbe poi ai Comuni di utilizzare i crediti di imposta sui dividendi delle società che gestiscono servizi pubblici locali per la realizzazione di opere infrastrutturali.
Altra ipotesi è il riprstino dell’Iva su cessioni e locazioni di nuovi immobili rimasti invenduti, mentre in tema di edilizia, lo sconto Irpef per le ristrutturazioni passerebbe dal 36 al 50% con il tetto della spesa su cui effettuare la detrazione raddoppiato da 48 mila a 96 mila euro fino al 30 giugno del 2013.
Per gli interventi di risparmio energetico, invece, il bonus scenderebbe dal 55 al 50% per le spese sostenute dall’1 gennaio al 30 giugno 2013.
Il decreto conterrebbe inoltre l’esenzione per tre anni della tassa Imu sugli immobili invenduti. Sul tema della riqualificazione urbana, verrebbe varato un Piano nazionale per le città , con cui realizzare interventi mirati nelle aree urbane degradate anche attraverso un sistema di incentivi alla costruzione di alloggi e scuole.
Un capitolo importante riguarda gli incentivi alle imprese, recuperati anche attraverso la cancellazione di oltre 40 norme nazionali.
Le risorse ottenute attraverso revoche e abrogazioni confluiranno nel fondo unico per la crescita che dovrebbe poter contare da subito su 300 milioni.
Altri 300 milioni arriveranno da vecchi fondi della programmazione negoziata, mentre circa un miliardo potrà derivare dal fondo rotativo per le imprese (Fri) della Cassa depositi e prestiti, e un altro miliardo dalle revoche della legge 488 del 1992, resa operativa dal 1996, che disciplinava gli incentivi per le imprese nelle aeree economiche ritenute depresse. Il credito di imposta non riguarderà gli investimenti, ma solo le assunzioni di personale qualificato con un limite pari a 200mila euro ad impresa.
Secondo le indiscrezioni, verrebbe inoltre cancellata la norma che consente di erogare contributi direttamente dal ministero dello Sviluppo economico alle imprese tramite le associazioni di categoria.
Le risorse saranno concentrate sui consorzi per l’internazionalizzazione e le camere di commercio all’estero.
Il decreto sviluppo dovrebbe contenere poi una serie di misure relative alla Giustizia, a partire dal tetto massimo di 6 anni alla durata dei processi e dai limiti fissi ai risarcimenti. Il testo prevedrebbe anche misure per disincentivare gli eccessi di ricorsi in Cassazione.
Per sbloccare le infrastrutture energetiche, si prevederebbe infine una sorta di surroga tra istituzioni con l’intervento della Presidenza del consiglio nel caso di inerzia delle amministrazioni regionali che devono concedere il via libera. Un altro tema affrontato dal decreto riguarderebbe la trasparenza della pubblica amministrazione.
Indiscrezioni riguardano pure la revisione della spesa.
Il commissario Enrico Bondi, nominato con il compito di proporre i tagli alla spesa pubblica, ha l’obiettivo di far risparmiare allo stato 5 miliardi quest’anno (un miliardo verrebbe investito nelle zone terremotate) e altri 9 nel 2013.
Tra i provvedimenti allo studio, c’è il taglio delle scorte che avrebbe però un valore più simbolico che materiale rispetto ai risparmi possibili.
Le personalità sotto tutela sono 585. La loro protezione, solo a Roma, prevede l’impiego di 400 automobili delle forze dell’ordine e di oltre mille persone addette alla sicurezza.
Il capitolo più corposo dei provvedimenti di spending review riguarderebbe invece il taglio di alcune centinaia di società e agenzie pubbliche con il conseguente spostamento di personale, insieme alla riduzione delle direzioni e dei dipartimenti dei ministeri accompagnata da un forte ridimensionamento delle strutture burocratiche locali a partire dalle province che dovrebbero essere abolite gradualmente. Complessivamente i tagli ai ministeri dovrebbero portare nei prossimi anni a un risparmio di 30 miliardi.
(da “La Repubblica“)
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Giugno 13th, 2012 Riccardo Fucile
IL PREMIER A BERLINO RACCOGLIE LA FIDUCIA DELLA GERMANIA E ANTICIPA L’IDEA DI COME TROVARE I SOLDI NECESSARI AD AFFRONTARE LA CRISI
Mario Monti è a Berlino per ricevere un premio, il ‘Responsible Leadership Award’.
Ma è la crisi internazionale a dominare i discorsi nella cerimonia.
“L’euro ha bisogno dell’Italia – dice il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble – La zona euro ha bisogno del successo nelle riforme di Roma e di un’Italia forte”.
E poi loda “i notevoli progressi dell’Italia negli ultimi sei mesi” e “il programma ambizioso portato avanti dal presidente del Consiglio”.
“Sono convinto – continua – che le attività economiche italiane avranno una ripresa nel 2013 se si continuerà sulla strada del consolidamento fiscale e delle riforme strutturali”. Una promozione piena per il capo del governo italiano e per i suoi sforzi da quando è alla guida del Paese.
“Grazie Wolfgang, credo che tu sia il miglior esempio di leadership europea”, ha risposto Monti definendo Schaeuble un “mentore”.
Il primo ministro italiano ha sottolineato che “proprio come la leadership deve essere esercitata e valutata nel tempo, nell’interesse delle generazioni future, credo che debba essere esercitata e valutata anche nello spazio, oltre confine, in un’Europa di cui vogliamo aumentare l’integrazione.
Ogni leader nazionale deve tenere presente quale sarà l’impatto delle sue azioni in un contesto più ampio”. Poi ha lanciato un messaggio alla Germania: “Non bisogna creare deficit, ma l’austerità non è sostenibile nel lungo periodo”.
E ancora: “La disciplina fiscale e la crescita devono procedere di pari passo”. ”Noi siamo anche la locomotiva della crescita”, ha ribattuto Schaeuble, sottolineando che la Germania non è contraria alla crescita.
Il governo tedesco cerca a sua volta di tenere fede ai suoi impegni interni, ha detto, cercando ad esempio di ridurre il suo deficit.
Nessuna nuova manovra per l’Italia.
Sui conti pubblici ”abbiamo fatto un po’ di più di una manutenzione, ma un pesantissimo intervento.
Non occorrerà una seconda manovra quest’anno, ma l’azione di disciplina di conti pubblici dovrà procedere”.
Poi il primo ministro ha aggiunto: “Il sistema italiano non è fragile, ha aspetti che sono più fragili di altri, in particolare il debito pubblico, ma altri più solidi di altri sistemi. Non sarei sicuro quali fra i sistemi bancari italiano e tedesco sia più solido. Il sistema italiano ha un elevato debito pubblico, ma uno scarso debito privato di famiglie e imprese. L’Italia ha punti di forza e di debolezza e noi italiani tendiamo a oscillare troppo fra momenti di euforia irresponsabile e una depressione eccessiva”.
Tobin tax.
A chi gli chiede della Tobin tax, Monti risponde che “potrebbe avrebbe senso”, ma “dovrebbe essere introdotta “nell’Europa a 27”, sottolineando che una tassa del genere ha senso in un contesto che sia il “più ampio” possibile.
Patrimonio pubblico.
“Una cessione di quote del patrimonio pubblico? Non solo non la escludo, ma la stiamo preparando”, ha detto Monti, spiegando che “stiamo preparando la cessione di una quota dell’attivo del settore pubblico, sia immobiliare che mobiliare, anche del settore locale”.
Lavoro
Il premier italiano ha anche parlato del problema del lavoro nel nostro Paese: “In italia abbiamo un mercato del lavoro troppo protetto per gli occupati e non protetto e impenetrabile per i giovani” e i non occupati.
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Giugno 13th, 2012 Riccardo Fucile
SUMMIT A SORPRESA IERI SERA: MONTI CHIEDE COMPATTEZZA AI PARTITI CHE LO SOSTENGONO…MA PER IL WALL STREET JOURNAL “E’ FINITA LA LUNA DI MIELE, LE PESANTI MISURE DI AUSTERITY HANNO SOFFOCATO LA CRESCITA”
Novanta minuti. E’ durato quanto una partita di calcio il vertice a sorpresa tra il presidente del Consiglio e i leader di Pdl, Pd e Udc.
Il premier Mario Monti ha convocato ieri sera a palazzo Chigi il segretario del Pdl, Angelino Alfano, il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, e il leader Udc, Pier Ferdinando Casini.
Una convocazione “a sorpresa”, quasi “emergenziale”, come è stata definita la riunione da ambienti parlamentari, tra il premier con il cosiddetto ABC per chiedere sostegno.
Monti, che nei giorni scorsi aveva detto di aver perso l’appoggio dei poteri forti, ha chiesto ai tre politici di evitare i distinguo su ogni argomento nell’agenda del governo.
La situazione economica e il nuovo attacco dei mercati sull’Italia desta preoccupazione e per questo serve “compattezza” ha detto Monti ai suoi interlocutori spiegando come il governo intende muoversi.
La risposta della politica all’appello potrebbe essere una mozione di fiducia per sostenere l’operato dell’esecutivo di fronte alla platea della Europa e chiedere a Bruxelles misure utili alla crescita.
Nel corso dell’incontro “i tre leader hanno confermato il pieno sostegno al governo e l’impegno a portare sollecitamente a compimento le riforme all’esame del Parlamento e i provvedimenti in corso di elaborazione nell’ambito della “spending review” ha fatto sapere quindi Palazzo Chigi. Monti era “preoccupato dalla situazione di emergenza causata dall’evoluzione dei mercati finanziari internazionali, che coglie l’Italia nel momento in cui deve fronteggiare le conseguenze del terremoto”.
I leader sono stati informati “dell’atteggiamento che l’Italia assumerà nei prossimi appuntamenti con i capi di governo degli stati membri, e della necessità di coesione delle forze politiche nel sostegno all’azione di risanamento e di crescita condotta dal Governo. Ciò consentirà al Paese quell’unità di intenti necessaria a superare la criticità del contesto attuale e a dare all’estero un’immagine coesa”.
Dell’esito positivo dell’incontro, Monti ha informato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, (il capo dello Stato e il primo ministro sono stati costantemente in contatto in questi giorni), il presidente del Senato Renato Schifani e il presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini.
L’incontro non era previsto e la chiamata alle segreterie di Pdl, Pd e Udc è arrivata nel pomeriggio dopo una giornata convulsa.
Il presidente del Consiglio ha chiesto l’incontro ad Alfano, Bersani e Casini per fare il punto sulla crisi e sulle ultime vicende come i commenti arrivati dall’Austria sul nostro paese che hanno irritato il premier.
Gli argomenti dell’incontro saranno poi riferiti alla Camera e in particolare il tema della crisi economica, con le borse continuano ad andare sulle montagne russe, e sul rapporto con i partner europei.
Secondo fonti parlamentari, tuttavia, nel vertice potrebbero essere stati toccare altri punti.
Nodi politici come quello che riguarda la Rai, dopo il blitz sulle nomine che non è piaciuto molto al Pdl.
Intanto in una intervista alla radio tedesca pubblica Ard il presidente del Consiglio spiega che “l’Italia anche in futuro non avrà bisogno di aiuti dal fondo europeo salva-stati” e nega che l’il nostro paese possa essere la prossima pedina debole dell’Eurozona dopo Spagna, Grecia, Irlanda e Portogallo.
Sugli eurobond, osteggiati dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, riflette che è necessario per poterli introdurre il rigore.
Monti rassicura che l’Italia è immune al contagio delle crisi dei quattro paesi in difficoltà ed esorta i mercati e gli osservatori internazionali a “non farsi condizionare da clichè o pregiudizi.
Posso capire che l’Italia possa essere stata associata in passato all’idea di un Paese indisciplinato”, ma, “ora è molto più rigoroso di molti altri Paesi europei”. Il presidente del Consiglio ricorda anche che “il nostro Paese attraverso i suoi contributi finanziari”, al fondo salva-stati, “sta sostenendo la Grecia, il Portogallo, l’Irlanda e ora la Spagna.
Ed ora sta anche pagando tassi di interesse estremamente alti per le tensioni sui mercati”.
Proprio ieri il Wall Street Journal titolava così: “La luna di miele del premier Mario Monti è finita” descrivendo un presidente del Consiglio “per la prima volta sulla difensiva” da quando è iniziato il suo governo.
“Negli ultimi giorni — si legge sulle pagine del prestigioso quotidiano economico — l’aura che finora ha circondato Monti sembra svanire, con gli investitori e i parlamentari italiani che guardano con occhio critico ai problemi irrisolti in agenda, come la riforma del lavoro, i tagli alla spesa pubblica e i piani per modernizzare il sistema di giustizia”.
Una delle domanda più importantiche ci si pone in Europa è se Monti ritroverà lo slancio iniziale: l’Italia — scrive il WSJ — a causa del suo elevato debito, 1.900 miliardi di euro, potrebbe infatti essere troppo grande per essere salvata. I timori degli investitori stanno spingendo i costi di finanziamento dell’Italia ai livelli precedenti all’arrivo di Monti.
Il quotidiano, sul proprio sito internet, sottolinea quindi come le pesanti misure di austerity hanno soffocato la crescita, provocando una contrazione dell’economia italiana dello 0,8% nei primi quattro mesi dell’anno.
“La maggiore sfida per Monti è interna” ed è vedere se il sostegno che gli italiani hanno finora dato al governo tecnico sarà “ripagato”.
Il Wall Street Journal sostiene ancora che la “profonda recessione italiana sia stata una doccia fredda per coloro che avevano dipinto Monti come il salvatore”.
Il calo del sostegno dell’opinione pubblica nei confronti di Monti — chiosa il Wall Street Journal — fa sì che alcuni politici si domandino se Monti possa ancora spingere i forti cambiamenti che i leader dell’Ue chiedono.
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Giugno 13th, 2012 Riccardo Fucile
LA BOZZA IN CONSIGLIO DEI MINISTRI VENERDI, MA SI CERCANO ANCORA LE COPERTURE…PASSERA ASSICURA: “TROVEREMO LE RISORSE”…ECCO LE NOVITA’
Fondi per la crescita, sgravi fiscali, semplificazioni. La bozza per il Decreto Sviluppo
potrebbe essere presentata venerdì al Consiglio dei ministri.
Ma il nodo riguarda le coperture economiche dei provvedimenti.
Ragioneria dello Stato e ministero dello Sviluppo Economico sono al lavoro.
A quanto si apprende, la copertura potrebbe arrivare da un diverso regime di tassazione per le polizze emesse dalle compagnie assicurative estere che operano in Italia.
Oggi, proprio Corrado Passera, ha rassicurato sulle risorse: “Stiamo lavorando, vi assicuro che le troveremo”.
Ma la matassa è ancora tutta da sbrogliare e, rispetto alle versioni precedenti della bozza, molte misure potrebbero essere riviste al ribasso.
Le misure per la crescita.
Al centro della bozza il nuovo “Fondo per la crescita sostenibile”. Nasce dal Fondo speciale rotativo istituito nel 1982 e sarebbe destinato “al finanziamento di programmi e interventi con un impatto significativo in ambito nazionale sulla competitività dell’apparato produttivo”.
Promozione di progetti di ricerca, sviluppo e innovazione, rafforzamento della struttura produttiva e promozione della presenza internazionale delle imprese. A definire priorità , forme e intensità massime di aiuto concedibili saranno il ministro dello Sviluppo economico di concerto con il ministro dell’Economia. Le misure saranno attivate con bandi e per la gestione degli interventi.
E il ministero dello Sviluppo potrà avvalersi anche di società in house.
Sgravi fiscali per le assunzioni qualificate.
Tra le misure, il credito d’imposta del 35%, con un limite massimo pari a 200 mila euro, per le imprese che assumeranno a tempo indeterminato personale altamente qualificato (laureati e specializzati).
Una misura su cui sarebbe in corso un braccio di ferro tra Ragioneria e ministero. Nelle precedenti versioni della bozza si era parlato di un tetto pari al 50%.
Ristrutturazioni.
Alcune misure dovrebbero riguardare le agevolazioni fiscali per chi s’impegna a ristrutturare la propria abitazione. Anche qui, è tutto in divenire. La ricerca delle risorse tiene al lavoro sia i tecnici del ministero che quelli della Ragioneria Generale dello Stato.
E non mancano voci sulla possibile cancellazione della norma nel provvedimento definitivo.
Le infrastrutture.
La decisione definitiva sulla realizzazione di infrastrutture energetiche già approvate con la procedura Via, ma sulle quali le amministrazioni regionali mostrano “inerzia” eccessiva, spetterà alla Presidenza del Consiglio.
Nella relazione si specifica che “sono attualmente in attesa di autorizzazione ingenti investimenti di operatori di mercato, per un ammontare di oltre dieci miliardi di euro che, se celermente autorizzati, potrebbero contribuire a crescita e a occupazione”.
Idrocarburi.
La bozza del decreto Sviluppo prevede un aumento del 3% delle royalties versate dai titolari delle concessioni di coltivazione per l’estrazione di idrocarburi in mare. In questo modo, sempre secondo la relazione illustrativa, “si finanziano le attività di salvaguardia del mare e di sicurezza delle operazioni offshore da parte dei ministeri interessati”, cioè quello dello Sviluppo economico e quello dell’Ambiente.
(da “La Repubblica”)
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Giugno 8th, 2012 Riccardo Fucile
“NON INTENDO RIPETERE PER I GARANTE TELECOMUNICAZIONI QUELLO CHE E’ STATO FATTO IN PARLAMENTO PER I COMPONENTI DI QUESTO ORGANISMO”… RINVIATO IL DECRETO SVILUPPO
Dopo un lungo tira e molla salta il decreto Sviluppo preparato da Corrado Passera. Nel pomeriggio a Palazzo Chigi si riunisce il Consiglio dei ministri, ma i due testi preparati dal titolare di Via Veneto non entrano nella riunione nemmeno come “fuori sacco”, al contrario di quanto pronosticato alla vigilia.
Oltre alla riforma degli incentivi e al rilancio del mercato immobiliare salta anche la riforma sul merito del ministro dell’Istruzione Francesco Profumo.
Tutti provvedimenti per i quali mancano i soldi.
Ma è intorno ai testi di Passera che dentro al governo si consuma una giornata ad altissima tensione.
Giornata interminabile, con Monti che in serata convoca un vertice per forzare la mano sulle nomine alla Rai e all’Agcom.
Tanto alla presidenza della tv di Stato quanto a quella dell’Autorità delle comunicazioni vuole mettere nomi di alto profilo, scelti personalmente.
A calamitare l’attenzione ieri è stato lo scontro sui decreti di Passera.
Un braccio di ferro con il Tesoro innescato dalla Ragioneria generale dello Stato, che li aveva bocciati per l’assenza di copertura. Il ministero di Via XX Settembre – guidato dallo stesso Monti e dal viceministro Grilli – ha quindi imposto a Passera di sfilare dai suoi provvedimenti le misure più costose, in pratica svuotandoli.
Ma l’ex ad di Intesa non ne ha voluto sapere.
Nel mirino sono finiti passaggi chiave come la norma che prevede di portare a un milione la possibilità per le imprese di compensare i crediti e i debiti con il fisco e il maxi incentivo da 600 milioni per le aziende che investono in ricerca. Così come il bonus sulle ristrutturazioni edilizie che Passera avrebbe voluto portare al 50%.
Così il Cdm di ieri si è limitato ad approvare il Piano nazionale per la famiglia e a parlare della delega fiscale dopo la richiesta di modifiche giunta dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano. Dopo la riunione del governo il ministro Piero Giarda ha adombrato la possibilità che i testi sbarcassero a un nuovo Consiglio in programma per oggi.
Ipotesi poi smentita: la riunione sarà dedicata alle nomine Rai (il Cda della tv di Stato si deve riunire il 13) e alle Authority, in particolare la presidenza dell’Agcom.
Proprio per questo Monti in serata ha convocato a Palazzo Chigi un mini-vertice con gli stessi ministri protagonisti dello scontro sullo sviluppo: Grilli e Passera.
Ai quali si è aggiunta il ministro della Giustizia Paola Severino.
La partita Rai e Agcom è ora centrale per il premier: la tv pubblica è dalla nascita del suo governo terreno minato nei rapporti con i partiti di maggioranza, mentre la nomina dei commissari dell’Authority di martedì ha fatto piovere critiche sui partiti, accusati di perpetrare la spartizione di un organismo sulla carta indipendente.
Per questo Monti sceglierà un tecnico di sua fiducia, come il bocconiano Angelo Cardani.
E anche sulla Rai la rosa scelta dal Professore è di alto profilo.
Se televisione e telecomunicazioni sono ad alto rischio nei rapporti tra il governo e la sua “strana maggioranza”, anche il ritardo sulla crescita rischia di aumentare la tensione tra Palazzo Chigi e partiti.
Come dimostra il democratico Francesco Boccia che chiede “misure urgenti per le imprese”.
E non è un mistero che diverse correnti del Pdl vorrebbero far cadere Monti se al summit Ue del 28 giugno non strapperà ai partner Ue, alla Merkel in particolare, una forte strategia europea sulla crescita.
Tentazione che potrebbe far breccia nel resto del partito nel caso in cui anche sul fronte interno il governo non riuscisse a portare a casa gli attesi decreti di Passera per il rilancio dell’economia, sempre più sotterrata dalla recessione.
Alberto D’Argenio
(da “La Repubblica”)
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Giugno 1st, 2012 Riccardo Fucile
SPACCATURA TRA I LEADER EUROPEI DI FRONTE A OBAMA IN TELE-CONFERENZA…LA CANCELLIERA: “LA GERMANIA NON REGALERA’ SOLDI ALLE BANCHE SPAGNOLE”…MONTI: “BERLINO RIFLETTA SUBITO”
“No, la Germania non regalerà soldi alle banche spagnole”. Per tre volte Barack Obama, Mario Monti e Francois
Hollande vanno alla carica. Per tre volte Angela Merkel dice di no.
In inglese e, per non sbagliare, in tedesco. La Cancelliera è irremovibile.
E così alla teleconferenza dell’altro ieri pomeriggio l’Europa clamorosamente si spacca.
Per la prima volta davanti a Obama. Qualcosa che gli europei volevano evitare. Come testimonia un’altra teleconferenza. Quella del 17 maggio, quando Monti, Merkel, Cameron e Hollande in partenza per il G8 di Camp David decisero che almeno di fronte agli altri grandi si sarebbero dovuti mostrare compatti.
Poi le beghe su come rilanciare la crescita per risolvere la crisi le avrebbero risolte tra loro, al rientro in Europa. Compito già arduo (e in alto mare) da portare a termine entro il summit Ue del 28 giugno (ieri confermata per il 22 la riunione preparatoria a Roma tra i leader di Italia, Francia, Germania e Spagna) sul quale poi si sono innestati i bubboni di Grecia e Spagna.
Ma è l’urgenza della bomba iberica a rendere evidenti le spaccature.
Il tempo stringe, dopo Bankia potrebbero saltare altri colossi del credito di Madrid.
E l’Europa deve tenersi pronta a intervenire per evitare la disintegrazione della sua moneta che metterebbe fine ai discorsi su Grecia, crescita, futura governance e quant’altro.
Le contromisure da mettere in campo le ha illustrate mercoledì il presidente della Commissione europea Josè Barroso.
La costruzione di un’Unione bancaria con un sistema di supervisione unico a livello Ue, una garanzia europea dei depositi bancari e l’intervento diretto del fondo salva-stati europeo (l’Efsf che si trasformerà nel più potente Esm) nel salvataggio delle banche.
Con il terzo pilastro da anticipare, da mettere subito in campo modificando lo statuto dell’Efsf per tenere in piedi la baracca, per evitare l’immediato tracollo dell’euro e avere il tempo di mettere in piedi quel “Fondo di risoluzione” per gli istituti di credito che Bruxelles proporrà a breve, forse già mercoledì prossimo.
È su questo sfondo che va vissuta la video-telefonata di mercoledì. Obama (spaventato che la crisi dell’euro contagi gli Usa e comprometta la sua rielezione) apre sostenendo l’Unione bancaria e l’intervento diretto del fondo salva-Stati per le banche spagnole. Monti e Hollande (che preferisce ancora parlare in francese) sono sulla stessa linea.
La Merkel no. “La Germania è contraria a un intervento diretto dell’Efsf, non vogliamo che il fondo, che opera con soldi dei governi, spenda milioni in cambio di collaterali di banche già cotte. Non vedo perchè dovremmo possedere pezzi di banche fallite”.
A poco sono servite le insistenze dell’agguerrito terzetto.
Monti ha cercato di convincere la Cancelliera rassicurandola (frase ripetuta ieri in pubblico) sul fatto che l’Italia è “contraria a cambiare lo statuto della Bce”.
Dunque, ha ragionato, se l’Eurotower non avrà più poteri almeno “ci vuole la Banking Union e l’intervento dell’Efsf”.
E ancora, i tre hanno fatto notare che se la Spagna, come vuole la Germania, prima prenderà i soldi del fondo salva-Stati e poi salverà le banche si rischia un effetto domino dei mercati.
“Non solo il suo debito pubblico crescerà aumentando la sfiducia degli investitori, ma i mercati considereranno Madrid parzialmente insolvente e lo spread andrà alle stelle rendendo tutto ancora più pericoloso”.
Posizioni che ognuno dei tre ha ripetuto in tre diversi round della conferenza.
Alle quali la Cancelliera ha puntualmente detto di no, deludendo chi sperava che l’aggravarsi della situazione l’avrebbe spinta a più miti consigli.
Ma il pressing non si arresta.
I quattro, recita il comunicato della Casa Bianca, hanno deciso di “continuare a consultarsi da vicino” in vista del G20 di Los Cabos, Messico, del 18 giugno.
E non è un caso che ieri Monti abbia detto che la Germania “deve riflettere profondamente e rapidamente” su come bloccare il contagio della crisi riferendosi all’Efsf e alla crescita.
Bruxelles intanto andrà avanti: forse già mercoledì presenterà il Fondo di risoluzione per le banche, un salvadanaio salva-banche che dovrà essere riempito dagli stessi istituti per assicurarsi dai rischi futuri visto che gli stati non hanno più soldi per salvarli.
Ma anche su questo – il fondo comunque non farebbe in tempo a risolvere la crisi iberica – ci sono opposizioni.
Della Gran Bretagna di Cameron, contraria anche alle regole di supervisione europea ripugnanti per la City, e delle stesse banche, che dicono di non avere risorse da mettere nel fondo. Gli europei hanno poche settimane per trovare la quadra.
Alberto D’Argenio
(da “la Repubblica“)
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Maggio 22nd, 2012 Riccardo Fucile
IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO IN VISITA ALLE ZONE COLPITE DAL TERREMOTO…ALCUNI CITTADINI LO HANNO ACCOLTO CON URLA E SLOGAN
Il presidente del Consiglio, Mario Monti, è arrivato verso le nove a Sant’Agostino, il paese del Ferrarese che ha pagato il maggior tributo di vittime nel sisma di sabato notte.
Al suo arrivo, il premier è stato contestato da alcuni cittadini, non più di una decina, che lo hanno accolto gridando: «Vergogna, ladri, potevi stare a casa».
La protesta, hanno spiegato alcune donne, è legata alle alte tasse, a partire dall’Imu.
Al suo arrivo a Sant’Agostino, insieme al presidente della Regione Emilia Romagna, Vasco Errani, al capo della Protezione Civile, Franco Gabrielli, e al questore di Ferrara, Luigi Mauriello, Monti ha scambiato alcune parole con li sindaco di Sant’Agostino, Fabrizio Toselli, proprio di fronte al municipio sventrato dal sisma.
Prima di entrare in una palazzina dove si terrà un incontro con gli altri sindaci della zona e con i tecnici, il presidente del Consiglio è stato apostrofato con fischi e ‘buù da un piccolo gruppetto di cittadini di Sant’Agostino.
Semplici cittadini, hanno spiegato, «decisi a far sentire la propria voce in un momento difficile in cui, oltre alla paura» per il terremoto si sente anche «disagio per le tante tasse, per l’Imu» e per il rischio che le spese della ricostruzione del dopo terremoto pesino sulla cittadinanza.
«Poteva stare a casa – ha spiegato una signora – è venuto perchè questo è un circo mediatico. Abbiamo tanti problemi, c’è rabbia e paura. Da uno Stato ci si aspetta quello che lo Stato dovrebbe fare: fischiamo per esprimere il nostro malcontento».
Durante l’incontro di oggi i sindaci della bassa padana chiederanno al premier l’esenzione dal Patto di Stabilità per poter investire i soldi nelle casse comunali.
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