Destra di Popolo.net

MONTI: “SENZA DI ME, OGGI AL QUIRINALE CI SAREBBE SILVIO BERLUSCONI”

Gennaio 6th, 2015 Riccardo Fucile

“SE NON AVESSI PRESENTATO SCELTA CIVICA ALLE POLITICHE OGGI AVREMMO SIA UN PREMIER CHE UN CAPO DELLO STATO DI CENTRODESTRA”

“Senza di me, oggi al Quirinale ci sarebbe un esponente del centro-destra, verosimilmente Silvio Berlusconi”.
Così, in un’intervista a La Stampa, il senatore a vita ed ex presidente del Consiglio Mario Monti rivendica il ruolo avuto da Scelta Civica nella rielezione di Giorgio Napolitano al Colle e, più in generale, nell’allontanamento di un possibile “deragliamento dell’Italia dalla via dell’Europa e del risanamento”.
Monti respinge al mittente le critiche di chi giudica un fallimento la sua “salita in politica”, come la chiamò egli stesso.
“È paradossale. Se non avessi presentato Scelta Civica alle elezioni del febbraio 2013, forse molti penserebbero a me” oggi per il Quirinale, afferma il senatore.
“Ma c’è un piccolo particolare: oggi non ci sarebbe da eleggere un Presidente della Repubblica, perchè nell’aprile 2013, senza Sc, in Parlamento ci sarebbe stata una maggioranza sufficiente a eleggere un nuovo presidente. Un esponente del centro-destra sarebbe stato eletto Capo dello Stato (verosimilmente il senatore Berlusconi) e un altro suo esponente sarebbe diventato capo del governo”.
Quanto all’attuale corsa al Colle, Monti promuove Prodi e Draghi.
“Romano Prodi e Mario Draghi mi pare siano due potenziali candidati di prima grandezza”, dice Monti, secondo cui “al Quirinale deve esserci una personalità  nella quale gli italiani riconoscano il meglio di sè, della quale siano fieri. E che il mondo, ma soprattutto l’Europa, vedano come un interlocutore affidabile, autorevole e impegnativo”.
Parlando del governo, “Renzi, che si è mosso fin dall’inizio con grande determinazione, si è concentrato anch’egli su una misura certo popolare ma finanziariamente molto impegnativa (gli 80 euro), che non pare avere sortito gli effetti economici sperati ma ha seriamente condizionato l’insieme delle scelte del governo. E ha ritenuto, in alcuni passaggi, di dare la priorità  alle riforme istituzionali rispetto alle riforme economiche per la crescita, a mio giudizio più urgenti”, commenta Monti.
Sul patto del Nazareno, “mi sembra fondamentale che ci si attenga a metodi corretti e trasparenti”, dichiara Monti.
“Nei giorni scorsi si è ipotizzato che uno specifico provvedimento fiscale, con implicazioni di ordine penale ed elettorale, possa essere stato introdotto in ossequio ad un presunto accordo del genere nazareno. Un Paese civile non può convivere con questi sospetti. Il danno alla credibilità  dello Stato è enorme”.

(da “Huffingtonpost”)

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MONTI: “RENZI VIVE DI CONFLITTI VINCENTI PER AVERE CONSENSI”

Ottobre 28th, 2014 Riccardo Fucile

“RAFFORZI PIUTTOSTO LA LOTTA ALL’EVASIONE E ALLA CORRUZIONE, ANCHE A COSTO DI PERDERE CONSENSI NELLA HOLDING NAZARENO”… “EVITI POLEMICHE CON L’EUROPA, LA SUA NARRATIVA E’ SBAGLIATA”

“Renzi vive di conflitti vincenti, per guadagnare consenso. Questo è un errore: è inutile creare tutti i giorni un conflitto, se non per salire nei consensi. Gli consiglierei di rafforzare i conflitti contro evasione e corruzione, anche perdendo consensi nella holding Nazareno. Gli consiglierei invece di attenuare il conflitto nei confronti dell’Europa, la narrativa di Renzi sull’Europa è semplicemente sbagliata”.
A sostenerlo è niente meno che Mario Monti che ha parlato davanti alle telecamere di Agorà  sui Rai Tre.
E se è indubbio il suo allineamento con Bruxelles, altrettanto non si può dire dell’operato del governo dei tecnici sul fronte dell’evasione fiscale dove si è distinto per i roboanti blitz come quello di Cortina, ma anche per l’avvio di una trattativa tuttora non conclusa con la Svizzera che secondo il suo esecutivo avrebbe invece dovuto chiudersi nel giro di poche settimane.
“L’Europa è il luogo di battaglie sulle idee e sulle decisioni. Renzi deve parlare meno e fare più battaglie. — ha aggiunto — è capitato di dover fare una cosa che mi faceva ribrezzo: ho dovuto usare il diritto di veto al Consiglio europeo, per dare una svolta alla politica europea, creando le premesse per le politiche della Banca centrale europea. I pregiudizi contro l’Italia non esistono, non è credibile questa storia”.
E ancora: “L’eurocrate numero uno è Marco Butti, toscano di Pontassieve. Questo atteggiamento crea negli italiani la convinzione che la colpa è sempre o degli avversari o dell’arbitro. E se creiamo un’idea di un’Unione europea debole, davvero rischiamo una Germania dilagante”.
Quanto alla legge di Stabilità , è materia tra governo e Parlamento”, ha concluso l’ex presidente del Consiglio.

(da “il Fatto Quotidiano“)

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INTERVISTA A ELSA FORNERO: “DOVEVO STARE ZITTA MENTRE MONTI FACEVA CAMPAGNA ELETTORALE”

Luglio 28th, 2014 Riccardo Fucile

“HO RISCHIATO DI FINIRE DALLO PSICOLOGO, NESSUNO MI PROTEGGEVA”… “HO RINUNCIATO ALLA PENSIONE DA MINISTRO, LA POLITICA MI HA USATA E STRITOLATA”

Il calendario appeso è fermo, indica novembre 2011, il giorno 15 è cerchiato di nero. Ha la scrivania invasa da fascicoli, le pareti ricoperte di fotografie.
Dietro, c’è un detergente per vetri.
Il terzo piano affianca lo Stadio Olimpico di Torino, la torcia è spenta: “Intravedo le montagne, i rumori del parcheggio mi fanno compagnia”.
Il davanzale di questa morigerata stanzetta universitaria in corso Unione Sovietica ha un po’ di piante grasse e una coppia di melograni essiccati.
Cose da socialismo reale.
Butta giù un pezzo di salatino e stringe la confezione con la mano destra. Con la sinistra strappa un foglietto bianco, e lo mostra: “Questa era la mia vita appena finito il governo: il vuoto, il niente. E pensare che la giornata di un ministro era scandita dai minuti. Sono scesa da una giostra e ho continuato a girare senza motivo”.
Elsa Fornero non lacrima, ma le pupille sono arrossate (per la congiuntivite): “Devo molto a una telefonata di Enrico Letta, era il 3 maggio 2013, era un venerdì, circa le 21 e 30. Io mi ricordo i particolari. Tornava dal primo viaggio da presidente del Consiglio. Mi disse: Elsa, se siamo ancora in Europa lo dobbiamo alle tue riforme. Non mi doveva quella gentile chiamata. Mi ha aiutato”.
Per cosa?
A fare la differenza: quella che non ti fa prendere il sonnifero per dormire.
Quando è sveglia, che fa?
Io mi alzo presto, mai dopo le 6:45. Insegno, faccio ricerca, scrivo commenti su riviste straniere. E viaggio molto per le conferenze, mi fa staccare, mi dà  equilibrio. Ho gestito il mio tempo per non andare da uno psicologo o da uno psichiatra.
La capitale trasmette la nostalgia dei salotti.
Io non li frequentavo, e forse ne ho pagato le conseguenze. Soltanto una volta sono stata da Anna Fendi. C’era anche Emma Bonino.
Roma è romantica di notte.
Ma io stavo in ufficio a montare o smontare i testi di legge. La mia casa era una caserma. Una foresteria. Rientravo ogni sera entro le otto e mezza: c’era la cena, mi piaceva essere puntuale.
Anche questo è rigore.
La mensa chiudeva presto. Il carabiniere Pasquale, però, mi lasciava sempre un piattino di prosciutto o di bresaola, una pagnottella di pane, la cicoria romana: adoro quella verdura.
Molto sobri, poco amati.
Io l’ho fatto per spirito di servizio, la nazione era in discredito. Ho conosciuto bene la Grecia, il pugno duro della Troika. Noi ogni giorno dobbiamo rinnovare prestiti per un miliardo di euro: il rischio l’abbiamo toccato da vicino.
Questo l’ha fatta piangere?
Anche in Patagonia mi hanno deriso. Ho diverse lettere.
Era il debutto in conferenza stampa, una mazzata per gli italiani.
Ho sofferto tanto, ma era necessario. Un giorno ero abbattuta, poi entusiasta, poi di nuovo abbattuta. L’economista tedesco Daniel Gros mi mandava messaggi: devi salvare la moneta unica. Ho interpretato anche dei segnali.
Scaramantica?
Le coincidenze sono importanti. Atterro a Caselle, a Torino, e incontro padre Enzo Bianchi. Mi avvicino, in silenzio.
E Bianchi?
Ministro, deve sapere che preghiamo per lei.
Le preghiere non bastano.
Eh no, ho passato settimane tesissime . Ricordo una riunione, una cabina di regia, con dei professori bocconiani e un direttore di Bankitalia: terribile. Io illustravo il piano e loro mi dicevano: non è ancora sufficiente, così non basta.
Aveva ingoiato tante lacrime.
Davanti ai giornalisti non mi sono trattenuta più. Dovevo pronunciare il termine “sacrifici”, mi sono venuti in mente i miei genitori. Questa è la solitudine di un tecnico.
E perchè ha accettato di entrare nel governo?
Era il 15 novembre, intorno alle 18, ero in partenza da Bruxelles. Non conosco complotti.
Prosegua.
Squilla il cellulare, è Monti. Comincia così: Elsa, puoi fare qualcosa per me. Io gli faccio gli auguri.
Educazione.
Mario replica: vuoi essere il ministro per il Lavoro? Hai due ore per decidere.
Fa le consultazioni?
Sì, rapide. Mio marito Mario (Deaglio) mi lascia libera: vorrei dirti di no, ma non posso. Mia figlia: non puoi rispondere no. Una mia cara amica di Torino, che aveva fatto politica, mi mette in guardia: finirai stritolata, stai attenta.
Chi ha avuto ragione?
Forse la mia amica.
Non era meglio votare nel 2011?
La situazione era drammatica. Il Parlamento aveva paura. Anche Pier Luigi Bersani era consapevole di non poter fare le riforme da Palazzo Chigi, il Pd l’avrebbe mollato. I partiti li abbiamo protetti noi.
E chi proteggeva Elsa Fornero?
Nessuno. Io sanguinavo come San Sebastiano, mi colpivano ovunque, e dovevo stare zitta, mentre Mario Monti faceva campagna elettorale.
Voleva correre in Scelta Civica?
No, un ministro impopolare non si può candidare. Ho votato quel movimento, però ritengo che Mario abbia sbagliato.
Perchè l’ha fatto?
Io l’ho letto sui giornali. Avrà  ricevuto pressioni internazionali e sperava di poter recuperare l’azione iniziale di un esecutivo che poi s’è perso.
Ascolti: e-so-da-ti. Cosa prova?
La ferita per un uso strumentale di un problema che va seguito negli anni. Questo vocabolo racchiude quelli che sono usciti con incentivi e quelli che sono in mobilità . Il mio auspicio era creare un mercato del lavoro per giovani, donne e cinquantenni.
I disoccupati aspettano.
Io ho modificato l’articolo 18 per livellare il rapporto tra le generazioni, per ridurre le cause di lavoro. Non l’ho ucciso. Adesso vogliono maggiore flessibilità , adesso le critiche non esistono.
Quando c’erano i tecnici, il Cavaliere non era ancora ex, non era pregiudicato.
Non mi stupisco che Renzi sia alleato con Berlusconi per riscrivere la Costituzione.
Perchè?
I partiti fissano un obiettivo e lo raggiungono con chiunque: i politici sono cinici.
Com’è riformare con Berlusconi?
Ora è stato assolto per il processo Ruby, ma quella telefonata in Questura per liberare una prostituta minorenne lo rende inadeguato per sempre.
Parla spesso con Monti?
Due volte in due anni, stesso ritmo per Corrado Passera e Paola Severino. A volte mi confronto con Fabrizio Barca, Piero Giarda e con il presidente Giorgio Napolitano.
E cosa vi dite ?
Lo stimo molto. È un po’ seccato dai politici che vanno al Quirinale, gli promettono tante cose e poi vanno fuori e si smentiscono. Accadeva anche a me.
Con chi?
L’elenco è lungo.
Il primo?
Luigi Angeletti della Uil. Era affettuoso: “Sei bravissima, perfetta”. Poi mi salutava e mi demoliva con i giornalisti.
Buone vacanze
A settembre ho il foglio pieno, non più bianco. Ho rinunciato alla pensione da ministro, mi mancano quattro anni all’Università .
E fra quattro anni?
Vorrei avere meno affanno. Ho cinque nipoti, una casa in campagna che divido con mia sorella. Voglio leggere e coltivare l’orto.

Carlo Tecce
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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SCELTA CIVICA NEL CAOS, GIANNINI E ROMANO LASCIANO, BALDUZZI REGGENTE

Giugno 4th, 2014 Riccardo Fucile

DIMISSIONARI SEGRETARIO DEL PARTITO E CAPOGRUPPO ALLA CAMERA

Scelta Civica, dopo il pessimo risultato del 25 maggio (in un anno e poco più il partito è passato dai 3 milioni di voti delle politiche ai meno di 200mila delle Europee), continua a perdere pezzi e si avvia verso un futuro incerto.
Dopo l’addio dato, prima del voto, dal presidente Alberto Bombassei, oggi è il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini ad annunciare le sue dimissioni dal ruolo di segretario del partito.
Sebbene respinte, il ministro le ha però confermate e rese irrevocabili.
A ruota si è dimesso dal ruolo di capogruppo alla Camera anche Andrea Romano, alfiere della collaborazione fattiva con il Pd di Renzi. E spiega le ragioni della sua scelta su Facebook.
La guida di una nave sul punto ormai di affondare è stata affidata a Renato Balduzzi, già  vicepresidente vicario del partito.
A lui il delicato incarico di presentare, entro il 18 giugno, una o più proposte finalizzate all’organizzazione di un’assemblea che avrà  il compito di verificare come dovrà  continuare il progetto politico di Scelta Civica.
Il partito ormai è a un bivio e deve scegliere se confluire nel Pd o guardare al centrodestra di Alfano. Lo stesso fondatore Mario Monti ha detto senza tanti giri di parole che l’agenda Renzi è in linea con il suo programma.
La prima strada, che come abbiamo detto ha come promotore Andrea Romano, prevede una prospettiva di centrosinistra, di collaborazione fattiva con il Pd renziano.
Altri deputati di Scelta Civica, come Gianfranco Librandi, Andrea Causin e Pier Paolo Vargiu, sono tentati invece di confluire in Ncd, seguendo l’ appello lanciato dal coordinatore Gaetano Quagliariello.

(da “Huffngtonpost“)

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MONTI: “SENZA DI ME OGGI BERLUSCONI SAREBBE PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA”

Maggio 29th, 2014 Riccardo Fucile

“RENZI STA RIAFFERMANDO LA LINEA POLITICA DEL MIO GOVERNO”… “NON E’ DI SINISTRA NE’ DI DESTRA”

“La linea che Renzi sta affermando vigorosamente e con capacità  di politica è la linea del mio governo adattata ad una situazione in cui non c’è più emergenza finanziaria, per fortuna di Renzi e nostra”.
Così Mario Monti, ospite ad Agorà  su RaiTre, rivendica le similitudini tra il suo governo e quello attuale.
Fondamentalmente, spiega l’ex premier, Renzi sta riaffermando la “mia linea politica […]: mantenere disciplinati i conti e fare riforme strutturali per la crescita, avendo voce in Europa”.
Renzi è un premier di sinistra?
“Nel senso della visione del sistema economico-sociale, no. Questo è un vantaggio, non perchè sia un vantaggio non essere più di sinistra ma perchè credo sia un importante passo verso la modernizzazione – non certo perdere le proprie radici culturali e emotive – ma rendersi conto che oggi, più dell’asse destra-sinistra, è determinante l’asse conservazione-riforme. A un Pd che fosse sicuramente di sinistra e quindi conservatore dei valori della sinistra, preferisco un partito certamente più nebuloso e non schierato nello schema destra-sinistra come è quello guidato da Renzi”, argomenta Monti.
Quanto al futuro, “io non ho la vocazione e la missione di fare il politico”, aggiunge il professore. “Tanto è vero che ho lasciato Scelta Civica, dopo averla fondata. Senza la discesa in campo di SC, Berlusconi non sarebbe stato fermato e oggi sarebbe presidente della Repubblica”.
Una precisazione che suona come una risposta a chi – nelle analisi post elettorali – osserva come Renzi abbia ‘rubato voti’ soprattutto al centro e ai moderati, evidenziando una certa debolezza nel progetto politico centrista.

(da “Huffington Post”)

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SCELTA CIVICA METTE ASSIEME I COCCI LIBERALI: “USCIRE DALL’EURO NON SERVE”

Aprile 12th, 2014 Riccardo Fucile

A MILANO AVVIO DELLA CAMPAGNA EUROPEA… GUY VERHOFSTADT: “UNIONE BANCARIA EUROPEA E MERCATO UNICO FINANZIARIO, ENERGETICO E DEI SERVIZI”

L’obiettivo è chiaro e semplice: superare la soglia del 4% ed entrare nell’europarlamento.
Parte da Milano la campagna elettorale di Scelta civica per le elezioni europee. Ma per la lista di coalizione Scelta europea (partecipano anche Centro democratico e Fare per fermare il declino) è un obiettivo difficile, visti i sondaggi che danno al movimento meno del 3%.
E per l’occasione, all’appuntamento di Milano è arrivato anche Guy Verhofstadt, il candidato alla guida della commissione europea per Alde, il gruppo dei liberali all’europarlamento, con cui Scelta europea è apparentata.
Proprio Verhofstadt va dritto al punto della campagna convintamente europeista del movimento fondato da Mario Monti: “Per noi di scelta europea – spiega nel suo intervento – uscendo dall’euro non si sconfiggono crisi e disoccupazione”.
Al contrario, ci sono “quattro cose da fare: unione bancaria europea e mercati finanziario, energetico e dei servizi unici”.
Non solo: Scelta europea “si batterà ” a Bruxelles e Strasburgo “anche per garantire libertà  fondamentali e diritti civili”.
L’obiettivo di medio periodo è “un’Europa federale”: solo così “gli Stati membri potranno ritrovare la propria sovranità “. E le “elezioni del 25 maggio saranno decisive per plasmare il futuro dell’Europa e dell’Italia”.
Un concetto ripreso da Stefania Giannini, che spiega come “le prossime elezioni europee, per essere davvero tali, dovranno avere liste transnazionali”.
E “chi farà  non una scelta, ma la scelta europea liberale e democratica si metterà  in posizione di vantaggio rispetto al futuro”.
Perchè “chi vota Scelta europea – rivendica – sceglie di guardare al futuro e non di ritornare al passato. Noi ci mettiamo la faccia”.
La Giannini continua: “Da giovane – racconta – andai in Europa sentendomi straniera. Oggi i nostri giovani vanno in Europa da cittadini europei”.
Per il segretario di Sc “le prossime elezioni europee, per essere davvero tali, dovranno avere liste transnazionali”. E “chi farà  non una scelta, ma la scelta europea liberale e democratica si metterà  in posizione di vantaggio rispetto al futuro”.

(da “il Corriere della Sera“)

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GRILLO COME SERGIO ENDRIGO: LA FESTA APPENA COMINCIATA E’ GIA’ FINITA, BOCCIATO L’IMPEACHMENT PER MANIFESTA INFONDATEZZA.

Febbraio 11th, 2014 Riccardo Fucile

PARLA MONTI: “NON HO DETTO NULLA DI NUOVO, TANTI IN QUEI GIORNI MI CHIESERO DISPONIBILITA'”

Il Comitato parlamentare per la messa in stato d’accusa ha votato per l’archiviazione della richiesta di impeachment di Giorgio Napolitano presentata dal Movimento 5 Stelle.
L’istanza è stata ritenuta “manifestamente infondata” con 28 sì.
Per l’archiviazione hanno votato Pd, Ncd, Sel, Scelta Civica, Popolari per l’Italia e Socialisti. Contro i 5 stelle. Forza Italia, invece, non ha partecipato al voto.
Parla Monti
“Non ho detto assolutamente nulla di nuovo”. Così Mario Monti, a Omnibus su La7, torna sulle rivelazioni di ieri a proposito del suo arrivo a Palazzo Chigi.
“Il 2011- spiega il professore – è stata la meno segreta delle mie estati perchè tutti i giorni in quei mesi le cronache si occupavano della crisi finanziaria del paese e del ‘totogoverno’ che è un gioco nazionale. Ricordo persino che in questo paese svizzero nel quale ho passato una parte di quell’estate è arrivata una troupe del Tg5 per farmi delle domande su cosa pensavo sarebbe accaduto al governo e penso che nessuno sapesse di contatti con il presidente Napolitano”.
Poi il senatore a vita rievoca i contatti di quei giorni.
“Avevo avuto all’epoca, tra giugno e luglio 2011, colloqui con il Capo dello stato che mi aveva fatto capire che forse mi avrebbe chiesto una mia disponibilità  in caso di bisogno. Io avrei considerato irresponsabile un Presidente della Repubblica che si mettesse nello studio del Quirinale a riflettere vediamo un pò chi può essere a guidare il governo il giorno dopo che il presidente del Consiglio uscente ha rassegnato le sue dimissioni. Questo mi sembrerebbe un modo irresponsabile di assolvere ai compiti di un capo dello stato”. E comunque, sottolinea Monti, “le persone che in quei mesi mi chiedevano se ero disposto a impegnarmi erano decine e decine”.
Sempre a La7 il leader di Sc dice di aver sentito ieri il presidente, con il quale si è chiarito sul tema. “Non credo di aver mancato ad alcun dovere di sensibilità  e di riguardo. Sono sempre stato una tomba per quello che riguarda le conversazioni con il capo dello stato nel 2011. Al massimo ne avrò fatto cenno a mia moglie. E’ assurdo ritenere che io abbia detto a Carlo De Benedetti o a Romani Prodi i dettagli di mie conversazioni riservate con Giorgio Napolitano”.
Infine una conclusione ironica:   “Tutta questa vicenda mi fa pensare a cosa non si faccia per vendere un libro”.

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ALTRO CHE NAPOLITANO GOLPISTA, NELL’AGOSTO 2011 ERANO PROPRIO I GIORNALI DI BERLUSCONI A PARLARE DI MONTI PREMIER

Febbraio 10th, 2014 Riccardo Fucile

ALLORA TITOLAVANO SUL “BLITZ DEI POTERI FORTI”: ORA LA COMPAGNIA DI COMICI GRILLINI E FORZISTI ATTACCANO PRETESTUOSAMENTE IL COLLE

Altro che golpe, già  nel 2011 i giornali parlavano di “blitz dei poteri forti”. Ecco le prove .
Attorno alla ricostruzione del libro di Alan Friedman (“Ammazziamo il gattopardo”) – secondo cui Giorgio Napolitano avrebbe contattato per la carica di premier Mario Monti già  nell’estate del 2011 – si sta scatenando il putiferio.
Eppure, come fa notare su Twitter Concetto Vecchio di Repubblica, nell’agosto del 2011 tutti sapevano che sarebbe toccato a Monti, “basta sfogliare le raccolte dei giornali, specialmente quelli della destra”.
Detto fatto: in data 8 agosto 2011, il Giornale titolava sul “blitz dei poteri forti”, portando il nome di Mario Monti in prima pagina.
Il libro di Friedman, insomma, non aggiunge nulla di nuovo a quanto già  si sapeva. Nulla di segreto, dunque, si trattò di “un golpe in chiaro”.
“Di “mistificazione della realtà ” parla il premier Enrico Letta.
“Nei confronti delle funzioni di garanzia che il Quirinale ha svolto nel nostro Paese in questi anni, in particolare nel 2011, è in atto un vergognoso tentativo di mistificazione della realtà “, afferma Letta.
“Le strumentalizzazioni in corso – aggiunge – tentano infatti di rovesciare ruoli e responsabilità  in una crisi i cui contorni sono invece ben evidenti e chiari agli occhi dell’opinione pubblica italiana ed europea. Il Quirinale, di fronte a una situazione fuori controllo, si attivò con efficacia e tempestività  per salvare il Paese ed evitare quel baratro verso il quale lo stavano conducendo le scelte di coloro che in queste ore si scagliano contro il presidente Napolitano. Stupisce la contemporaneità  di queste insinuazioni con il tentativo in corso da tempo da parte del M5S di delegittimare il ruolo di garanzia della Presidenza della Repubblica. A questi attacchi si deve reagire con fermezza. E si devono semmai ricordare agli smemorati le vere responsabilità  della crisi del 2011, i cui danni economici, finanziari e sociali sono ancora una zavorra che mette a repentaglio la possibilità  di aggancio della auspicata ripresa economica”.

(da “Huffingtonpost“)

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RISSA CIVICA, NEL “CENTRO” DI MONTI VOLANO I LODEN

Gennaio 2nd, 2014 Riccardo Fucile

DOPO APPENA UN ANNO IL PARTITO SI E’ SPACCATO… IL DIVORZIO DEI POPOLARI E L’IRA DEL LEALISTI

“Complimenti! Bravo Mario Mauro …..Davvero un bel regalo di inizio anno! Invece di andare in giro a spender soldi e a far campagna elettorale pro domo sua, sarebbe stato meglio si fosse occupato di questa vicenda che riguarda l’India e l’annullamento della commessa di elicotteri alla Augusta Westland per un danno di 560milioni di euro a Finmeccanica. Ci faccia lui un regalo vero: si dimetta”.
Buon anno: Gianfranco Librandi, deputato di Scelta Civica comincia augurando un sereno 2014 all’ex compagno di partito Mario Mauro.
È ministro del governo Letta, ma non più per conto dei fedelissimi di Mario Monti. Insieme agli altri popolari se n’è andato in Per l’Italia: e adesso che ufficialmente non vivono più sotto lo stesso tempo, i sopravvissuti del grande Centro possono finalmente levarsi il loden e fare quello che volevano provare da tempo.
Tirarselo addosso.
L’anno cominciato in bellezza da Librandi e Mauro, era finito con altrettanta letizia tra Benedetto Della Vedova e Pier Ferdinando Casini.
“Il suo riferimento ad atteggiamenti da Dr. Jekyll e Mr Hyde tra prima e dopo le elezioni — diceva l’altro ieri l’ex finiano al leader Udc — suona decisamente autobiografico”.
E giù a ricordare i primi giorni del governo Letta, quando “Casini rivendicò per sè, dopo aver acquisito per l’Udc un ministro, un sottosegretario e un questore, la prestigiosa poltrona di presidente della Commissione Esteri di Palazzo Madama”, piuttosto che i bastoni tra le ruote messi alla corsa per il Quirinale di Annamaria Cancellieri e il posto inscalfibile del “tecnico” Moavero.
Rancori covati per mesi, affiorati nelle settimane del voto sulla decadenza di Berlusconi (Mauro e gli altri auspicavano clemenza), esplosi con la fine delle larghe intese.
Così, fa un certo effetto rileggere le cronache di un anno fa. Era gennaio, il professore aveva appena annunciato la “salita in politica” e pareva che l’avvento di Scelta Civica avrebbe cambiato le sorti del Paese.
Parole d’ordine: rigore, sobrietà , autorevolezza. “Bisogna abbandonare i particolarismi, gli odi che hanno caratterizzato la nostra vita politica, per unirsi in un grande sforzo”, diceva Andrea Riccardi convinto sarebbe stata una passeggiata in confronto alle missioni umanitarie di Sant’Egidio.
Montezemolo profetizzava il “cambiamento” e per evitare l’overdose di miele, il bocconiano chiosava: “Non sono democristiano, mi ritengo un rivoluzionario”.
Per la verità , Monti è ancora convinto che non tutto sia perduto: “Mi sono presentato alle elezioni per evitare all’Italia una pericolosa deriva — ha detto dieci giorni fa — e credo di esserci riuscito”.
Peccato che non sia riuscito ad evitare quella del suo partito, di deriva. Basta leggere le affettuosità  che i centristi si sono scambiati solo nel mese di dicembre, a scissione appena consumata.
Il deputato montiano Andrea Vecchio si rivolge così a Lorenzo Dellai, a inizio mese ancora capogruppo di Scelta Civica: “Se la maggioranza non ti vuole, devi andartene”. Qualche giorno dopo chiariva il concetto Pierferdinando Casini, spiegando perchè lui, Dellai, Mauro e altri se n’erano andati: “Non accettiamo la spocchia di chi si sente unto dal Signore ed usa atteggiamenti professionali. Quando si fa politica bisogna parlare alla gente”, il suo caloroso saluto a Mario Monti.
Il professore replicava qualche ora più tardi su RaiTre: “Credo che adesso Scelta Civica, avendo perso per strada una componente più flemmatica e attendista, prenderà  un accento più pressante e riformista”.
Insiste Dellai: “Stava diventando una sorta di partito di ottimati, senza che ci fosse un’abbondanza di ottimati. La nostra cultura, il popolarismo di matrice cattolico democratico, era visto come una cosa un po’ da sopportare”.
Ora sono tutti alle prese con il rimpasto. I montiani reclamano posti, i popolari dicono che ce li hanno già  e se mai spettano a loro.
Chiarisce Mariano Rabino (Scelta Civica): “Comprendo il fatto che i popolari non capiscano le richieste di Scelta Civica al governo, visto che loro, non avendo un progetto politico, di un ministro non sanno che farsene. Il loro obiettivo è vivacchiare in attesa del prossimo treno su cui salire per cercare di essere rieletti”.
Fuga gli ultimi dubbi Antimo Cesaro: Per l’Italia? “Una zattera appesantita da ministri, sottosegretari e presidenti vari, molti dei quali eletti sotto un altro simbolo e oggi militanti in un simulacro di partito, non menzionato nei sondaggi e che rappresenta la naturale evoluzione di Ccd, Udr e Udc, fino ad arrivare a PI: acronimo di Polemiche Inutili, ineffabile come il PI greco, sebbene non abbia l’utilità  e la tradizione culturale di quest’ultimo”. Auguri.

Paola Zanca
(da “il Fatto Quotidiano”)

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