Febbraio 7th, 2012 Riccardo Fucile
I PAESI SCANDINAVI, DOVE L’ESISTENZA SCORRE GARANTITA, HANNO IL MAGGIORE TASSO DI SUICIDI…INVENTARSI UN LAVORO AGUZZA L’INGEGNO, CAMBIARE E’ VITALE, MA OCCORRONO ANCHE DELLE CHANCE PER FARLO
I giovani devono abituarsi a non avere un posto fisso nella vita. E poi diciamo anche: che
monotonia averlo per tutta la vita. È bello cambiare”.
Questa frase di Mario Monti ha suscitato polemiche e ironie (“è un discorso snob”).
È chiaro che il premier tira l’acqua al suo mulino perchè il governo deve varare una riforma del lavoro dove il posto fisso e garantito a vita non ci sarà più, però la sua notazione è assolutamente valida dal punto di vista esistenziale e psicologico.
Scrive Nietzsche: “Amleto chi lo capisce? Non è il dubbio, ma la certezza che uccide”.
I Paesi scandinavi, dove l’esistenza scorre garantita, lineare, prevedibile ‘dalla culla alla tomba’, hanno il più alto tasso di suicidi in Europa, cinque o sei volte superiore al nostro Sud dove sono in parecchi a doversi inventare ogni giorno la vita per far quadrare il pranzo con la cena.
La necessità aguzza l’ingegno, la sicurezza lo ottunde.
Quando ero in Pirelli, alla fine degli anni Sessanta, ho assistito alla cerimonia che ogni anno l’azienda organizzava per gli “anziani Pirelli”, impiegati e operai che dopo quarant’anni di servizio andavano in pensione lasciandosi docilmente seppellire anzitempo.
Era una cerimonia, nonostante tutti gli sforzi della Pirelli per renderla potabile, o anzi forse anche a causa di questo, di una tristezza senza pari, da film del primo Olmi, quello de “Il posto” (appunto).
Si leggeva su quei volti l’asfissia.
Per 40 anni erano stati garantiti, ma per 40 anni avevano vissuto nelle stesse stanze, negli stessi luoghi, visto le stesse facce, fatto gli stessi discorsi.
“Una cosa da fare rincretinire un uomo per quanto può rincretinire” dice cinicamente lo stesso Adam Smith che pur è un primigenio fautore del lavoro parcellizzato e della catena di montaggio.
Cambiare quindi è vitale.
Ma bisogna avere delle chance di poterlo fare, pur assumendosi qualche rischio.
E la società di oggi è molto meno “aperta” di quella di ieri e non solo nel campo del lavoro.
Oggi quelle che una volta erano strade e anche autostrade si sono ridotte a stretti viottoli. A mio parere la situazione non è particolarmente drammatica, come si strombazza per i giovani che non trovano il primo lavoro (intanto son giovani, beati loro, mi cambierei all’istante con un ventenne disoccupato), ma per gli uomini di mezz’età che lo perdono. Soprattutto per quelli che appartengono al ceto medio, borghese, intellettuale. “Giorni e nuvole”, il bel film di Soldini, racconta la storia di un manager cinquantenne di un’azienda di Genova, troppo morbido, troppo umano.
L’azienda va così così e vi entra un socio con meno scrupoli che licenzia il manager e un bel mucchietto di operai.
Costoro — siamo a Genova, una città che conserva una tradizione operaia — riusciranno in qualche modo a cavarsela attraverso la rete di solidarietà proletaria.
Il manager (Albanese nel film) no.
Manda curriculum su curriculum, inutilmente. Nessuno oggi assume un uomo di 50 anni. Perchè nella società attuale, con i rapidissimi cambiamenti tecnologici, diventiamo tutti presto obsoleti.
Albanese, per sopravvivere, rinuncia allora a qualsiasi ambizione e si mette a far lavoretti d’occasione, si improvvisa tappezziere.
Ma non ha il know how, gli manca la manualità necessaria. Per questo trovo assai interessante l’iniziativa di Edibrico, una casa editrice di giornali di bricolage, che ha sponsorizzato gratuitamente l’insegnamento ai bambini, in varie sedi, di quella manualità che abbiamo quasi tutti perduto.
Altro che farli chattare, già a due o tre anni, compulsivamente sull’iPhone.
Della manualità , e non solo per sport, avremo presto tutti estremo bisogno.
Quella manualità che consentiva all’uomo di Neanderthal di costruirsi empiricamente una stranissima, complicata ma efficacissima lancia (gli serviva per uccidere i mammuth) che oggi nessuna tecnologia sarebbe in grado di riprodurre.
L’uomo Sapiens-Sapiens deve fare qualche passo indietro.
Massimo Fini
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Febbraio 3rd, 2012 Riccardo Fucile
LA “MONOTONIA DEL POSTO FISSO” E IL VOTO SULLA RESPONSABILITA’ CIVILE DEI MAGISTRATI, I PRIMI ERRORI DEL GOVERNO MONTI….PER QUANTO TECNICO, IL GOVERNO HA IL DOVERE DI FARE POLITICA
In due giorni Mario Monti ha intaccato un “tesoretto” di credibilità accumulato in tre mesi.
La battuta sulla “monotonia del posto fisso”, pronunciata sulla pelle di centinaia di migliaia di giovani che non hanno neanche quello variabile, è il primo, serio infortunio mediatico per il premier.
La pessima gestione del voto sulla responsabilità civile dei magistrati, lasciata alle geometrie variabili di una maggioranza erratica e riluttante, è il primo, grave incidente politico per il governo.
Sul “merito” della norma c’è poco da dire. È un revolver puntato alla tempia di qualunque magistrato.
Se un provvedimento del genere diventa legge, nessuna procura aprirà più un’inchiesta, nessun pubblico ministero avrà più il coraggio di istruire un’indagine, perseguire un’ipotesi di reato, scandagliare la “zona grigia” nella quale gli affari si mescolano alla politica.
La magistratura inquirente, prima ancora di quella giudicante, si limiterà a perseguire le “notitiae criminis” già evidenti, i delitti conclamati, i colpevoli colti in flagrante.
Per arginare le pur frequenti istruttorie “sommarie” di qualche procuratore, e gli errori non infrequenti di qualche gip, si introduce nel sistema una minaccia permanente contro le toghe, che di fatto scardina (per altre vie) il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale.
È la “Del Turco rule”, ed ha effetti potenzialmente devastanti sul nostro ordinamento giudiziario.
È dunque ancora più grave che un colpo di mano di questa portata, già fallito più volte persino nella fase più potente e arrogante del dominio berlusconiano, sia stato possibile nella stagione della discontinuità e della sobrietà montiana.
Non importa nemmeno stabilire se nell’urna, dietro al paravento ipocrita del voto segreto, si sia consumata la “vendetta contro le toghe” anche ad opera di qualche deputato del centrosinistra, magari ispirato dalla consueta attitudine dialogante di Luciano Violante.
Quello che conta è che, a dispetto delle promesse che avevano preceduto il voto, la norma alla fine sia passata contro lo stesso parere del governo, oltre che del Pd e del Terzo Polo. E quello che conta ancora di più è che il blitz, alla fine, è riuscito perchè ancora una volta sui temi della giustizia torna a saldarsi in Parlamento la vecchia maggioranza forzaleghista che si è dissolta nel Paese.
È un doppio smacco, che pone un problema di “metodo” politico gigantesco.
Primo.
Per quanto costruita forzosamente intorno a un “governo strano”, alla Camera e al Senato esiste pur sempre una maggioranza.
Anomala, disomogenea, decisamente preterintenzionale: ma pur sempre una maggioranza.
Riconoscerla come tale, e non come pura convergenza utilitaristica di forze, ha effetti molto precisi.
I partiti che vi aderiscono, anche senza entusiasmo o magari “a loro insaputa”, hanno obblighi reciproci e mutue responsabilità . Se su un determinato argomento si sostiene una linea, quella linea vincola tutti allo stesso modo.
Non possono esserci “ribaltoni” occasionali, e peggio ancora strumentali.
Meno che mai su temi sensibili come i rapporti tra politica e giustizia.
Se ci si allea in nome di un “bene comune” superiore, com’è l’interesse nazionale, non possono esserci alleati coinvolti che cantano e portano la croce, e alleati disinvolti che cantano e basta, addirittura con uno spartito diverso.
Se questo accade, il Parlamento diventa un caos, e il Paese perde la bussola.
Secondo.
Per quanto “tecnico” e dunque apparentemente “impolitico”, questo governo ha il dovere di fare politica.
Dunque, di fronte a un nodo intricato come la responsabilità civile dei magistrati, non può affrontare il dibattito e poi il voto con superficialità e fatalismo, affidandosi e fidandosi delle chiacchiere da buvette dei malmostosi del Pdl.
Il governo deve poter contare sul supporto numerico delle forze che lo hanno battezzato, con una fiducia trasversale che esclude solo Lega e Idv.
Se questo non accade, Catricalà non può cavarsela dicendo che “non ci sono problemi”.
E più in generale, su questioni di principio come l’autonomia del potere giudiziario, lo stesso Monti non può cavarsela rifugiandosi nell’algida alterità del “tecnico”, che finisce per tradursi in estraneità dal “politico”.
Il premier non può limitarsi a dire (come ha fatto a “Matrix” sul diritto di cittadinanza ai figli degli immigrati) “ho opinioni personali, ma non considero questi temi parte della mia missione di governo, così come non ne fanno parte etica, bioetica, legge elettorale, riduzione del numero dei parlamentari”.
È vero che quello di Monti è stato forgiato nel fuoco della battaglia finanziaria, e dunque è nato come “governo di scopo”.
Ma chi ha l’onore di governare, ha anche l’onere di farlo fino in fondo. Senza zone franche.
Ha il dovere di dire ciò che pensa, di proporre soluzioni e di chiedere su queste il sostegno della maggioranza e il consenso dell’opinione pubblica.
La democrazia liberale è il migliore dei mondi possibili. Ma un certo “laissez-faire” non funziona più neanche nell’ingestibile economia globale.
Figuriamoci nell’impalpabile politica italiana.
Massimo Giannini
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 1st, 2012 Riccardo Fucile
SECONDO IPR, NONOSTANTE LE PROTESTE PER LE LIBERALIZZAZIONI, I CONSENSI NEL PREMIER PASSANO DAL 52% AL 57%…TRA I MINISTRI IN TESTA LA CANCELLIERI
Con negli occhi le immagini delle proteste dei tassisti, camionisti, avvocati, farmacisti e affini, la lettura del sondaggio di Ipr Marketing consegna una diversa fotografia della realtà .
Ovvero che la fiducia nel governo guidato da Mario Monti è in crescita. E non di poco.
Dal 7 gennaio a oggi sono 5 i punti guadagnati dal premier. Un balzo in avanti nonostante le dure proteste che hanno accolto il pacchetto delle liberalizzazioni. Mario Monti, insomma, va avanti.
E lo fa, stando al sondaggio, in un clima di fiducia che, vista la durezza delle misure messe in campo, quasi sorprende.
I dati, però, sono chiari.
Dal giorno dell’affidamento dell’incarico (era il 16/11/ 2011) a oggi la fiducia in Monti è salita di 2 punti percentuali.
In calo, certo, rispetto a quell’inizio di dicembre scorso in cui fece segnare un 62% restato picco mai più raggiunto.
Ma era prima della manovra e questo può bastare a spiegare il calo, di 10 punti, registrato il 7 gennaio di quest’anno. Poi, però, qualcosa è cambiato.
Nonostante i contraccolpi delle liberalizzazioni, dal 7 gennaio a oggi la fiducia in Monti è tornata a salire di 5 punti, toccando quota 57%.
Il tutto in soli 20 giorni. Specularmente è calata la percentuale dei poco convinti delle mosse del premier (adesso attestati al 34%).
Stabile, invece, il gradimento del governo nel suo complesso. Il 12 dicembre scorso era al 54%, oggi è al 55% (contro un 35% di sfiduciati).
Altro aspetto significativo sono le ricadute sui partiti che sostengono il governo. Tenuto in piedi da una maggioranza “anomala”, Terzo Polo, Pdl e Pd, l’ex presidente della commissione europea, non si nasconde le difficoltà legate alla tenuta delle formazioni politiche schierate al suo fianco.
Se si esclude il Terzo polo, imbarazzi e tensioni sono visibili in parte nel Pd ma soprattutto nel Pdl.
E proprio dal partito del Cavaliere si sono levate voci che chiedono di staccare la spina all’esecutivo e andare al voto. Non a caso, scorrendo la tabella, solo il 30% degli elettori del Pdl dicono di avere fiducia in Monti.
Una percentuale di poco superiore al 28% del carroccio. Con una differenza significativa: la lega è all’opposizione, il Pdl sostiene il governo.
Ben più convinto il sostegno di Terzo Polo e Pd.
L’85% degli elettori dei centristi dichiara di avere fiducia nel premier, così come il 78% dei sostenitori democratici.
L’Idv, invece, resta nel guado. Nonostante Di Pietro abbia negato il sostegno al governo, il 60% degli elettori dell’Idv dichiarano di avere fiducia in questo esecutivo. E anche tra chi si dice indeciso nella preferenza elettorale, la percentuale di chi dice di appreazzare la compagine governativa è alta: ben il 53%.
Infine i ministri.
Il primo dato è che, per la maggior parte, sono poco noti.
Per questo il sondaggio prende in esame solo quelli che superano un livello di conoscenza del 25%.
In vetta si piazza il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri che, seppur in calo di due punti (rispetto al 12 dicembre scorso), raggiunge il 53%.
Cresce, invece, la fiducia nel ministro per la Cooperazione internazionale Andrea Riccardi (dal 48% al 51%).
Nel piano della difficile trattativa sulla riforma del mercato del lavoro, crolla il gradimento di Elsa Fornero. Lei, il ministro che pianse al momento della presentazione delle misure economiche varate dall’esecutivo, registra una brusca discesa: dal 58 al 50%.
Chi invece sale è Corrado Passera alla testa dello Sviluppo economico. Proprio lui che, almeno stando alle indiscrezioni, viene dato come tutt’altro che in sintonia con Elsa Fornero. Bene, Passera passa dal 46% al 50%.
In calo il Guardasigilli Paola Severino (dal 48% al 46%) e il ministro per i Rappori con il Parlamento Piero Giarda (dal 54% al 50%).
Stazionari, al 37%, il ministro dell’Ambiente Corrado Clini e al 45% quello dell’Istruzione Francesco Profumo.
Tutti gli altri, per avere un voto, dovranno attendere.
Che più gente li conosca.
(da “La Repubblica“)
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Gennaio 30th, 2012 Riccardo Fucile
IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO CONVOCA TUTTI I 24 RESPONSABILI DEI DIPARTIMENTI…VOCI DI CAMBI ECCELLENTI AL MINISTERO DELL’ECONOMIA
La “dieta Monti” colpisce anche Palazzo Chigi, per anni rimasto al riparo dalle sforbiciate decise nelle manovre e rifugio dorato per centinaia di impiegati “comandati” da altre amministrazioni.
L’ordine del premier a tutti i 24 capi dipartimento di «diretta collaborazione» è stato infatti drastico: «Avete due mesi di tempo per tagliare il 50% dei consulenti esterni».
Un colpo di scure netto alle consulenze d’oro, che fino al 31 dicembre erano oltre cento, primo passo di quella «spending review» avviata nei giorni scorsi che dovrebbe prendere corpo in un’imminente direttiva del premier su quanto, come e dove spendere.
E dove invece, ovviamente, «tagliare».
Sono giorni di grande tensione negli uffici di piazza Colonna della Presidenza del Consiglio e non solo per la pletora di consulenti pagati a caro prezzo.
Proprio mentre preparava il decreto “Cresci-Italia” Monti ha infatti avviato un’altra operazione, di ripulitura dei propri uffici.
Senza darne pubblicità , ha convocato uno a uno tutti i capi dei dipartimenti e ha iniziato l’esame diretto dei dirigenti.
«Berlusconi – riferisce un funzionario del palazzo – nemmeno li conosceva, delegava tutto a Gianni Letta. Ora Monti vuole vedere in faccia chi lavora per lui».
Così, con discrezione, i 24 potenti capi dipartimento sono stati convocati nell’ufficio del premier e si sono trovati di fronte una commissione esaminatrice: oltre a Monti, il sottosegretario alla presidenza Antonio Catricalà e il segretario generale Manlio Strano. Le domande del professor Monti e dei suoi assistenti?
Molte, cominciando da quali progetti sono in cantiere a (soprattutto) quanto ciascun dirigente intende risparmiare rispetto al 2011 e come.
Con una pesante ipoteca.
In caso di bocciatura Monti, in base alla legge sullo spoil system, potrebbe infatti rimuovere il capo ufficio ritenuto «unfit», inadeguato a ricoprire quel ruolo.
Arrivando persino a chiudere e accorpare qualche dipartimento.
Ed è proprio questa la strada che, stando agli spifferi del palazzo, il premier sembra voler adottare.
Gli “esami” dei 24 capi dipartimento si concluderanno questa settimana, al ritorno di Monti da Bruxelles.
E intanto la presidenza del Consiglio nei giorni scorsi ha tenuto a precisare che il bilancio 2012 prevede una riduzione di circa 270 milioni rispetto al precedente.
Difficile comunque fare peggio della gestione Berlusconi.
Dato che, secondo le tabelle Istat contenute nell’annuario statistico, i dipendenti della presidenza tra il 2009 e il 2010 hanno percepito il maggior rialzo di stipendio, vedendo aumentare le loro retribuzioni del 15,2%.
Ma Palazzo Chigi non è l’unico centro di potere che sta per essere rivoluzionato.
Rumori si avvertono anche all’Economia, dove sembra che stia per finire l’era dell’onnipotente Vincenzo Fortunato, il cardinal Richeliu di Tremonti, l’uomo contro cui si sono scontrati (invano) decine di ministri di spesa.
Al tempo si diceva che «Tremonti regna ma è Fortunato che governa».
Il fatto è che il viceministro Vittorio Grilli, astro nascente del governo (si parla di una sua imminente nomina a ministro dopo l’interim di Monti) sembra sia ormai ai ferri corti con il capo gabinetto.
E, tra i due, a soccombere sarà proprio Fortunato, che dal 2001 siede inamovibile sulla stessa poltrona.
Francesco Bei
(da “La Repubblica“)
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Gennaio 30th, 2012 Riccardo Fucile
IL GRADIMENTO PER IL CAPO DEL GOVERNO AVEVA RAGGIUNTO UN LIVELLO IMBARAZZANTE TRA LA BASE LEGHISTA E I TAROCCATORI PADAGNI CENSURANO IL SONDAGGIO DA LORO STESSI PROMOSSO… ROBA CHE NON ACCADREBBE NEANCHE IN TANZANIA
La spaccatura fra la base leghista e i vertici del partito esiste oppure o è un’invenzione mediatica?
I fischi che piazza Duomo aveva riservato a Bossi erano proprio per il Senatur, oppure (come dice Renzo) c’è stato un problema di sincronizzazione fra audio e video ed erano rivolti a Monti?
E’ tempo di dilemmi, in casa Lega.
Nelle ultime ore a chiarire qualche dubbio ci aveva pensato Radio Padania Libera.
O meglio, gli ascoltatori delle frequenze leghiste.
Subito dopo la manifestazione di sabato, infatti, la radio aveva deciso di lanciare un sondaggio on line sul proprio sito.
Domanda secca: «Cosa ne pensi dei primi mesi di attività del governo Monti?».
Un quesito che, seguendo quello che è il pensiero del partito, non avrebbe dovuto lasciare scampo all’attuale premier.
Del resto la Lega è, ad oggi, il più grande partito d’opposizione.
E Bossi non nasconde, un giorno sì e l’altro pure, il malcontento verso questo esecutivo, definito “infame”.
Invece il risultato era stato sorprendente.
Oltre l’80% dei votanti (su 5493 voti) s’era detto favorevole a Mario Monti.
Il 71,1, addirittura, si diceva «molto soddisfatto».
I delusi erano circa il 3%.
Gli «arrabbiati», invece, il 12,9.
Un giudizio che lasciava poco spazio ai commenti.
E che forse evidenziava in modo netto, se i numeri hanno ancora un senso, la divisione fra la base del partito e chi sta al timone.
Ma il sondaggio non si trova più.
E in Rete la notizia già spopola sui social media.
Sulla home page del sito non ve n’è traccia. Sparito.
L’area sondaggi, nella side bar sinistra, è completamente vuota.
Solo chi ha conservato il vecchio link può ancora accedere e visualizzare i risultati.
Biagio Simonetta
(da “Il Corriere della Sera”)
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Gennaio 28th, 2012 Riccardo Fucile
LA STAMPA BRITANNICA LODA LA CAPACITA’ DEL PRIMO MINISTRO ITALIANO, ANCHE L’ECONOMIST PARLA DI “THE IRON MONTI”… PER IL MINISTRO TEDESCO SCHAEUBLE “STA TORNANDO LA FIDUCIA DEI MERCATI PER L’ITALIA”, QUELLO USA GEITHNER LODA LA CAPACITA’ DI MONTI DI ANDARE AVANTI SENZA FARSI CONDIZIONARE
Tra i grandi dell`economia e della finanza riuniti a Davos è arrivato un corale incoraggiamento al governo Monti.
Piace il «cambio di passo», come lo chiama il finanziere George Soros.
Colpiscono «le cose impegnative che sono state fatte», secondo il ministro Usa, Tim Geithner.
La diversa percezione del Paese, ancorchè nuovamente declassato da Fitch, si riverbera anche sulla grande stampa internazionale.
«L`Italia è tornata sulla scena», scrive il Financial Times in un articolo così titolato: «L`Europa si I l`i appoggia sulle spalle di Monti».
Subito il professore minimizza: «Ft qualche volta esagera nel male, qualche altra essendo un giornale rosa è troppo roseo, ma meglio questi secondi momenti che i primi».
Per la cronaca: il premier incontrerà il presidente Usa a Washington, il 9 febbraio.
Anche l`Economist plaude al nuovo governo e chiama il presidente del Consiglio “The Iron Monti”, paragonandolo alla Thatcher. Si chiede: «Ma chi saranno i minatori, il cui sciopero pose la sfida più seria alle riforme di mercato della lady di ferro?».
Sarà un caso, però per la prima volta i top manager che partecipano al World economic forum sanno tutto dell`Italia, delle riforme, delle liberalizzazioni e pure delle proteste.
Perfino il rigorosissimo ministro tedesco Wolfgang Schaeuble riconosce dai microfoni della Congress Hall, la sala più seguita, che sull`Italia, come sulla Spagna, «sta tornando la fiducia dei mercati». Nonostante Fitch.
E lo stesso fa il Commissario Ue, Rehn: il governo di Roma, come quello di Madrid, «accelera il risanamento».
Per il Financial Times, il destino dell`Ue è sulle spalle di Monti che dice: esagerato
Di fronte alle proteste dei Tir scrive il settimanale- Monti inflessibile come Margareth .
Gurria, numero uno dell` Ocse, intravede dal suo osservatorio che «in Italia ci sono meno rischi sistemici».
Dietro le quinte, curano l`immagine del Paese anche gli altri italiani presenti in Svizzera, dal ministro Passera, al governatore Visco, dal presidente della Bce Draghi al leader di Confindustria Marcegaglia.
All`Italia è stata dedicata una “session” dal titolo significativo: The future of Italy.
Non sono emerse critiche, ma piuttosto l`invito a procedere nelle riforme.
Abituati fino a qualche mese fa ad essere citati dalla stampa internazionale solo per i ricevimenti di puttane nei palazzi del potere e per una economia allo sfascio, è già un grosso passo avanti in termini di credibilità .
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Gennaio 28th, 2012 Riccardo Fucile
“MONTI PUO’ DIRE LA VERITA AL POTERE TEDESCO: LA SUA STORIA DI RIFORMISTA LIBERALE E LA SUA IMMAGINE RISPETTATA GLIELO PERMETTONO”…. “DOPO UN’ASSENZA DI VENTI ANNI, L’ITALIA TORNA PROTAGONISTA SULLO SCENARIO EUROPEO”
Angela Merkel siede in cima alla lista di potere d’Europa. 
Sarkozy può rivendicare di essere il più energico fra i leader del continente.
Mario Monti ne è il più interessante. Dopo un’assenza durata circa un ventennio, l’Italia torna in scena.
Il destino di Monti potrebbe diventare il destino d’Europa.
L’altro giorno la casa bianca ha detto che detto che Monti incontrerà presto Barack Obama.
Descrivere questo annuncio come esuberante sarebbe riduttivo.
Monti e Obama dovrebbero discutere delle misure onnicomprensive che il governo italiano sta prendendo per ricostruire la fiducia dei mercati, e per rinvigorire la crescita attraverso riforme strutturali, così come di un allargamento delle difese finanziarie.
Traduciamo: Obama segue Monti su tutto, inclusa la pressione che Monti sta esercitando sulla Merkel.
C’è stato un tempo in cui l’Italia contava qualcosa, in Europa.
L’Italia ha guidato il grande balzo verso l’integrazione europea negli anni ’80. Il summit di Milano del 1985 ha dato la spinta per la costruzione del mercato unico.
Cinque anni dopo, a Roma, veniva fissata la timetable per l’introduzione dell’euro.
Ciò aveva causato il famoso “No, No, No” di Margaret Thatcher alla moneta unica, che aveva trascinato la ribellione dei tories.
Per quanto possa sembrare strano, i conservatori inglesi erano, una volta, in maggioranza pro unione europea.
L’era di Silvio Berlusconi mise fine alla influenza italiana.
Sebbene fosse accolto sempre calorosamente da Vladimir Putin, Berlusconi veniva schivato dai suoi pari in Europa, visto come causa di imbarazzo ed irritazione.
Mario Monti, un serio accademico con un piano serio, è diverso in ogni senso. Berlusconi faceva battute orrende circa l’aspetto fisico della Merkel.
Monti parla con lei di economia.
C’è un altro italiano ai vertici. Mario Draghi — l’altro Mario — ha già scritto i titoli della sua azione, durante la ancor breve presidenza della BCE.
In termini di rispetto dell’ortodossia economica, Draghi si posiziona come un “tedesco onorario”.
E tuttavia una grossa operazione di rifinanziamento lanciata sotto la sua direzione ha sostenuto il sistema bancario, e calmato i mercati finanziari.
Lo schema della BCE non vuol’essere una regola permanente, ma ha dato lo spazio politico alla Merkel per negoziare sul “Fiscal Compact”.
Circa le sempre presenti ombre sulla Grecia, ci sono segnali che la crisi dell’euro stia passando dalla fase acuta ad una fase cronica.
La posizione di Monti è cruciale perchè sarà in Italia che si deciderà il destino a lungo termine dell’euro.
Se la Grecia dovesse cadere, Irlanda, Portogallo e Spagna si troverebbero sulla linea del fuoco, anche se sarà l’Italia a giocare nel ruolo da pivot.
Se la terza economia europea non dovesse essere capace di mettersi su una credibile rotta economica, l’euro, come progetto pan-europeo, non avrebbe futuro.
Monti ha un paio di buone carte da giocare.
Le sue misure di austerità di sono già dimostrate impopolari, ma i politici italiani eletti non sono in splendida forma. Berlusconi fa il cecchino da bordo campo, ma la sua coalizione di centro-destra uscirebbe massacrata da una eventuale votazione anticipata.
Sicchè Monti è convinto di avere un altro anno, fino alla scadenza elettorale del 2013, per avviare e rendere operativa la sua strategia.
La seconda carta è che Monti può dire la verità al potere tedesco.
La sua storia come riformista liberale nella Commissione Europea è fuori discussione.
La sua condotta sfida ogni stereotipo circa la inettitudine del Sud-Europeo.
E Obama lo segue da vicino quando dice alla Merkel che un regime indefinito di austerità trasformerebbe il patto fiscale in un patto suicida.
C’è il sospetto che Sarkozy risenta negativamente della “intrusione” di Monti. Il presidente francese non ha la vocazione a dividere con altri le luci della ribalta.
Finora ha preteso che la leadership europea fosse un affare a due fra Francia e Germania. In verità , la “chimica” fra il Presidente e il Cancelliere è tutto tranne che buona.
Accade che Sarkozy abbia più interesse di molti altri nel successo di Monti. Dovunque io incontri le èlites francesi (come nell’ultimo bilaterale franco-inglese) sono colpito dalla loro insistenza sulla vitale necessità che l’euro sopravviva.
Cosa vogliano dire, credo, è che il crash della moneta unica vedrebbe la Francia spinta al secondo livello in Europa, privata di qualsiasi residuale pretesa ad avere una influenza globale.
Non ci sono garanzie che Monti ce la faccia.
Grandi tagli di spesa e aumento delle tassazioni sono una cosa.
Il vero test ci sarà con la liberalizzazione dell’economia.
Qui si confronterà con pratiche restrittive e cartelli in cerca di rendite di posizione.
Questa settimana le città italiane sono state paralizzate da tassiti e camionisti.
Farmacisti, avvocati, benzinai sono sul piede di guerra, in difesa dei propri privilegi.
Non sarà facile.
Le scelte sono inevitabili. Il dibattito sul futuro dell’eurozona è polarizzato.
Da una parte coloro che sostengono che ci si può salvare solo se l’Europa meridionale, cattolica, assorbirà la cultura protestante, nordica, della frugalità e del duro lavoro.
Sull’altra sponda ci sono coloro che pensano che tutto finirebbe bene se la Germania fosse pronta a spendere di più e a sottoscrivere i titoli di stato dei vicini di casa meridionali.
Entrambi i gruppi di ipotesi sono inguaribilmente naives.
La sfida che deve fronteggiare l’Europa — quella cristallizzata dalla crisi dell’euro — è di adattarsi ad un mondo in cui l’Europa non può più determinare i rapporti di cambio.
I padroni della politica e dell’economia possono polemizzare quanto vogliono sui meriti o i demeriti della svalutazione, o dei giochi d’equilibrio fra rettitudine fiscale e politiche espansive della domanda.
La domanda chiave è se l’europa può ancora competere in un mondo nel quale non è più in grado di controllare le oscillazioni.
Ecco perchè ciò che Monti sta facendo in Italia è di importanza vitale.
Philip Stephens
(da “Financial Times”)
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Gennaio 28th, 2012 Riccardo Fucile
ESAMI E ISCRIZIONE SUL WEB, CANCELLATE 333 LEGGI, FINANZIATA LA SOCIAL CARD CON 50 MILIONI… ECCO TUTTI I DETTAGLI
Una spallata alla burocrazia per rendere più facile la vita a cittadini e imprese.
E risparmiare circa 1,3 miliardi di extra-costi che appesantiscono Stato e aziende.
Per trasformare la pubblica amministrazione e modernizzare il Paese.
E’ questo l’obiettivo del decreto sulle liberalizzazioni con il quale il governo ha anche cancellato 333 vecchie leggi ormai inutilizzate, prorogato di un anno i bonus per le assunzioni al Sud e dato il via alla sperimentazione della social card per i più bisognosi, con un primo finanziamento di 50 milioni.
Nei 68 articoli c’è un po’ di tutto: dal pane ai Tir, dalla banca dati unica per gli appalti, ai pagamenti elettronici per l’Inps alle nuove regole per uniformare la ricerca e l’università ai migliori livelli europei, alle comunicazioni telematiche nella pubblica amministrazione.
La cifra che tiene unito tutto è che la semplificazione si tradurrà in una ancora maggiore liberalizzazione in alcuni settori e in controlli più mirati: meno burocrazia ma anche meno furbi.
Come in altre occasioni, il decreto poggia sulle norme, ma anche sull’attuazione che riceveranno. Il «commissario» che diventerà garante per le pratiche (e le risposte) veloci nei confronti delle aziende, la sperimentazione sulle aree a burocrazia-zero e la competizione tra le regioni sburocratizzate: l’importante sarà crederci davvero.
Pagamenti elettronici a partire da maggio
L’Inps si conferma un punto di riferimento fondamentale per la semplificazione.
Dal 1° maggio tutti i pagamenti dovuti all’Istituto, per esempio i contributi, dovranno essere fatti con strumenti di pagamento elettronici bancari o postali (carte di credito, bancomat, bonifici online).
L’Inps diventa inoltre il cane da guardia delle prestazioni socio-sanitarie.
Si trasforma, cioè, nella banca-dati cui affluiranno le comunicazioni dalle varie amministrazioni che erogano le prestazioni sociali e socio-sanitarie.
Lo scambio di dati sarà telematico e i controlli incrociati consentiranno di verificare la rispondenza tra le prestazioni e l’indice Isee, con interventi più rapidi sugli abusi.
Un solo documento per la certificazione
Verranno eliminate inutili duplicazioni di documenti e di adempimenti nelle certificazioni sanitarie a favore delle persone con disabilità .
Il verbale di accertamento dell’invalidità potrà sostituire le attestazioni medico legali richieste.
Meno burocrazia quindi e inutili file.
In particolare il decreto semplificazioni elimina le duplicazioni di documenti e di adempimenti nelle certificazioni sanitarie; il verbale di accertamento dell’invalidità potrà sostituire le attestazioni medico legali richieste, ad esempio, per il rilascio del contrassegno per parcheggio e accesso al centro storico, l’Iva agevolata per l’acquisto dell’auto, l’esenzione dal bollo auto e dall’imposta di trascrizione al Pra.
Bollino blu biennale insieme alla revisione
Il «bollino blu» per le autovetture e i motorini, che oggi deve essere rinnovato annualmente, sarà contestuale alla revisione dell’auto che avviene la prima volta dopo quattro anni e poi con cadenza biennale, con evidenti risparmi di tempo e denaro per i cittadini.
Sarà anche più semplice e veloce, per i guidatori ultraottantenni, rinnovare la patente. Il rinnovo, di durata biennale, potrà essere effettuato direttamente presso un medico monocratico e non più presso una commissione medica locale.
Attualmente la patente andava rinnovata annualmente.
Per chi ha compiuto 50 anni il rinnovo della patente varrà per soli 5 anni rispetto agli attuali 10.
Viaggi agevolati per giovani, anziani e disabili
Le norme varate prevedono la promozione «di forme di turismo accessibile, mediante accordi con i principali operatori nei territori interessati, attraverso ala creazione di pacchetti agevolati».
Si tratta, in sostanza, di viaggi che potranno avare forti sconti e agevolazioni.
Nel decreto semplificazioni anche misure per dare in concessione i beni confiscati alla mafia. «I beni immobili che hanno la caratteristica di un possibile uso per scopi turistici , beni sequestrati o confiscati alla criminalità organizzata, possono essere dati in concessione a cooperative di giovani di età non superiore a 35 anni».
Esami e iscrizione tutto sul web
Le procedure di iscrizione alle Università saranno effettuate esclusivamente per via telematica. Così anche per i concorsi.
E sarà il ministero dell’Istruzione a curare la costituzione e l’aggiornamento di un portale unico, almeno in italiano e in inglese, per consentire l’iscrizione a tutte le università e il reperimento di ogni dato utile per l’effettuazione della scelta da parte degli studenti.
A decorrere dall’anno accademico 2012-2013, «la verbalizzazione, la registrazione degli esiti degli esami, di profitto e di laurea, sostenuti dagli studenti universitari avviene esclusivamente con modalità informatiche.
Le università adeguano – si legge nel documento – conseguentemente i propri regolamenti».
Arriva il dirigente garante dei tempi
In ogni amministrazione pubblica un dirigente diventerà il garante della rapidità delle risposte ai cittadini e alle imprese.
Sarà lui (o lei) a fare da commissario nel caso in cui la richiesta per un’autorizzazione rimanesse senza risposta.
E chi risulta inadempiente rischia sanzioni disciplinari.
Ogni anno, entro il 31 gennaio, Palazzo Chigi valuterà l’impatto degli oneri amministrativi: quanti sono stati introdotti e quanti eliminati: il conto dovrà chiudersi in pareggio (meccanismo one in, one out).
Parte anche la sperimentazione con le Regioni per l’avvio di aree a burocrazia-zero. S
catterà così una concorrenza tra Regioni che dovranno pubblicare i controlli richiesti alle imprese sul sito www.impresainungiorno.gov.it. Infine: via libera alla cabina di regia per l’agenda digitale.
Procedure veloci con la banca dati
Le norme di semplificazione sul fronte degli appalti consentiranno un risparmio di 1,3 miliardi per la Pubblica amministrazione. In media la stessa impresa è tenuta a presentare 27 volte la stessa documentazione.
Con la riforma avviata tutti i documenti contenenti i requisiti di carattere generale, tecnico-organizzativi ed economico-finanziario delle aziende vengono acquisiti e gestiti dalla Banca Dati nazionale dei contratti pubblici, presso l’Authority.
Le amministrazioni avranno la possibilità di consultare il fascicolo elettronico di ciascuna impresa ed effettuare tutti i controlli, mentre le piccole e medie imprese risparmieranno sui costi della gestione amministrativa circa 140 milioni l’anno.
Più facile vendere i prodotti del campo
Il produttore agricolo potrà vendere i suoi prodotti, in forma ambuilante, con una semplice comunicazione al Comune. E dal giorno stesso in cui la presenta.
E’ una delle novità per gli imprenditori agricoli .
L’Agea, nell’erogare i fondi Ue per l’agricoltura, potrà utilizzare le banche dati dell’Agenzia delle Entrate, dell’Inps e delle Camere di commercio. Saranno così più rapide le procedure e più efficaci i controlli.
Procedura più semplice per l’omologazione delle macchine agricole.
E’ inoltre ammesso che l’agricoltore possa spostare i rifiuti da un campo all’altro della stessa azienda se ciò è finalizzato unicamente al raggiungimento del deposito temporaneo o a quello della cooperativa di cui è socio.
On line e in tempo reale residenza e nascita
Rivoluzione on line per i certificati. Sarà possibile ottenere attraverso il web con pochi e semplici passaggi il cambio di residenza; l’iscrizione nelle liste elettorali; i certificati anagrafici (residenza, nascita, morte, ecc.) o il rinnovo dei documenti di identità . Insomma, cambia tutto per evitare lungaggini.
La carta d’identità scadrà il giorno del compleanno, immediatamente successivo alla scadenza che era originariamente prevista sul documento.
Nella norma è inoltre precisato che la novità riguarda i documenti rilasciati o rinnovati dopo l’entrata in vigore del provvedimento.
I cambi di residenza saranno validi dopo due giorni dalla richiesta, ma «l’iscrizione per trasferimento della residenza con provenienza da altro comune italiano produce immediatamente gli effetti giuridici dell’iscrizione anagrafica».
Attualmente, i cambi di residenza tra Comuni diversi sono circa 1.400.000 all’anno. Rimangono ovviamente fermi i controlli previsti e le sanzioni in caso di dichiarazioni false.
Pane fresco tutti i giorni e posta certificata per le Spa
Per la loro attività le imprese potranno contare su minori adempimenti e procedure più snelle. L’articolo 14 punta molto sulla semplificazione in linea con la disciplina comunitaria e in base al principio della proporzionalità dei controlli e degli adempimenti.
Per le Pmi arriva l’autorizzazione ambientale unica, già prevista per le grandi aziende.
Inoltre, sarà più agevole per le lavoratrici con gravidanze a rischio chiedere la messa a riposo (alle Asl e non più al ministero).
Sempre in materia di lavoro, più semplice l’assunzione dei lavoratori stagionali extra-Ue e il ricorso al collocamento.
Rafforzati i poteri in mano alla Commissione di garanzia sul diritto di sciopero.
Le imprese costituite sotto forma di società (Spa, Srl, etc.) dopo il 30 giugno dovranno comunicare con la PA tramite posta certificata.
Il decreto legge ha inoltre eliminato l’obbligo del riposo domenicale per i panificatori.
Per i Tir cancellato l’obbligo di fermo nei giorni precedenti domeniche e festivi.
Per feste e circoli privati eliminata l’autorizzazione della Polizia.
Babara Corrao e Umberto Mancini
(da “Il Messaggero”)
argomento: Costume, economia, governo, Lavoro, Monti | Commenta »
Gennaio 28th, 2012 Riccardo Fucile
IL PIANO DI MONTI PREVEDE DI INSERIRE NELLA LEGGE DELEGA L’OBBLIGO DI DESTINARE I PROVENTI DEL RECUPERO DELL’EVASIONE FISCALE A MISURE DI DETASSAZIONE… L’OPERAZIONE POTREBBE SCATTARE A FINE ANNO: SE ARRIVANO 15 MILIARDI, ALIQUOTA DAL 23 AL 20%
Obbligo di destinare ogni anno quanto recuperato dal contrasto all’evasione fiscale per
la riduzione delle tasse.
Una norma di principio, nuova e rivoluzionaria, potrebbe spuntare nella delega fiscale che il governo Monti si appresta a presentare.
E aprire così, dopo rigore e crescita, puntualmente tradotte nei decreti Salva-Italia e Cresci-Italia, la “fase tre”, tutta dedicata all’equità .
Una sorpresa gradita ai contribuenti onesti che pagano le tasse.
I frutti potrebbero essere visibili presto, già entro l’anno per le feste natalizie, o più probabilmente nel 2013, quando parte del “tesoretto” recuperato con una sempre più intensa e visibile lotta all’evasione ritornerebbe nelle tasche degli italiani, almeno di quelli più bisognosi e a basso reddito.
L’ipotesi, allo studio del governo, si sostanzierebbe in una norma di principio da inserire nella famosa delega fiscale da 20 miliardi, eredità della manovra di agosto di Tremonti.
Accanto dunque al riordino mirato di agevolazioni e detrazioni – non sarà una rasoiata orizzontale, assicura il ministero dell’Economia – sostenuto dall’aumento dell’Iva a partire dal primo ottobre prossimo (due punti in più), l’ipotesi sarebbe quella di destinare almeno 10-15 miliardi (qualora l’incasso del gettito recuperato lo consentisse) alla riduzione del primo scaglione di Irpef dal 23 al 20%.
Oppure di rimpolpare specifiche detrazioni per famiglie, lavoratori e pensionati.
Una buona notizia che rinsalda il patto sociale Stato-cittadino, eroso da promesse non sempre mantenute, visto che nell’ultimo decennio tutti i governi, senza eccezione, si sono nutriti dell’annuncio più gettonato: “Abbasseremo le tasse grazie alla lotta all’evasione”.
Annuncio spesso senza seguito.
L’ultima importante redistribuzione in tal senso che si ricordi è targata Finanziaria 2000 sotto il breve governo Amato, con sgravi corposi che arrivarono a circa 30 mila miliardi di lire.
A distanza, ci fu il bonus incapienti di Prodi-Padoa Schioppa. E poco più. Tuttavia la pressione fiscale non è mai scesa in modo significativo.
E la finanza pubblica italiana ha via via anteposto l’obiettivo di risanamento a quello della restituzione. Bastone e carota.
Ora ci prova il governo Monti.
Quanto stiamo effettivamente recuperando dalla lotta all’evasione?
La risposta è meno lineare di quanto si creda.
Nel quinquennio 2006-2010, ad esempio, la cifra sfiora i 63 miliardi di euro, il 58,5 per cento delle entrate nette totali.
Ma attenzione, il totale si riferisce alle somme che i diversi governi hanno solo previsto di stanare, non quanto effettivamente hanno poi raccolto.
E tuttavia si tratta della posta messa a bilancio, anno per anno, e paradossalmente mai verificata a consuntivo.
Le entrate reali, i soldi veri – e questo si sa – sono andate invece a coprire i deficit di bilancio.
Per avere una cifra più vicina ai capitali poi ripescati e di sicura certificazione, possiamo fare riferimento al Dipartimento Finanze.
Nel quinquennio, si legge nei documenti, gli incassi da attività di accertamento e controllo hanno quasi raggiunto i 49 miliardi.
Una cifra non lontanissima dai 63 miliardi stimati “ex ante”.
Ma al suo interno, si specifica, non tutto proviene dal recupero di imposte non pagate al Fisco (vi possono essere somme riscosse per conto di enti locali e anche recuperi di aiuti di Stato). L
a Corte dei Conti sul punto avverte del rischio che “cifre con origini, cause e riferimenti temporali diversi siano utilizzate per misurare le performance annuali della lotta all’evasione”.
Incertezze contabili a parte, il governo Monti punta a ripristinare nel Paese quella equità fiscale che l’evasione monstre da 120 miliardi all’anno ha tolto già da tempo.
Il veicolo legislativo potrebbe essere la delega fiscale, consegnata all’attuale esecutivo dall’ultima manovra di Tremonti, in cui inserire il principio che tutto ciò che viene sottratto all’evasione fiscale andrà a ridurre le tasse.
Una rivoluzione copernicana.
Nell’ultimo decennio solo il governo Amato destinò il tesoretto derivante dalla lotta all’evasione distribuendo 30 mila miliardi di lire.
Ma tutti hanno promesso di abbassare le tasse. Prodi, nel 2007 e 2008, ideò il bonus per gli “incampienti”. Poi poco altro. Ma tutte, senza esclusioni, le leggi finanziarie degli ultimi anni hanno messo nero su bianco quell’impegno. E invece quasi sempre i tesoretti hanno rattoppato le disastrate finanze pubbliche.
Anni di crisi e di emergenze, di sforamenti e di ammanchi, certo. Ma è alquanto curioso leggere, ad esempio, nel testo delle leggi finanziarie 2009 e 2010 (governo Berlusconi) che le eventuali maggiori disponibilità rispetto a quanto preventivato sarebbero servite a ridurre la pressione fiscale per famiglie con figli e per i redditi medio-bassi, con priorità a lavoratori dipendenti e pensionati. Promesse al vento.
Se l’incasso effettivo fosse in linea con quanto recuperato da Agenzia delle entrate e Guardia di Finanza negli ultimi anni, anche per il 2012 il tesoretto, l’extragettito, non dovrebbe scendere sotto la soglia dei 10-12 miliardi.
Ma l’effetto Cortina (il “blitz” di Capodanno dei finanzieri nelle boutique della perla delle Dolomiti a caccia di scontrini) potrebbe far lievitare quella cifra.
Si stima, dunque, una forchetta più ampia fino ai 15 miliardi.
Che cosa fare con questo tesoretto? Come poi tradurre in pratica la nuova norma di principio (i frutti dell’evasione per avere meno tasse)? Il compito è senz’altro delicato. T
ra le ipotesi che potrebbero essere sul tavolo, c’è la riduzione dell’Irpef. L’aliquota del primo scaglione potrebbe scendere di tre punti (dal 23 al 20 per cento). E ogni punto vale all’incirca proprio cinque miliardi. Ne beneficerebbero senz’altro i redditi molto bassi.
Un’altra via percorribile è quella delle detrazioni. Alcune di queste potrebbero diventare più corpose, a beneficio di famiglie, lavoratori, pensionati.
L’effetto disboscamento della giungla di agevolazioni per complessivi 20 miliardi (5 nel 2012 e il resto nel 2013)- la delega fiscale, da attuare con tagli oculati e non orizzontali – sarebbe così attenuato o, per meglio dire, reso più equo.
La Corte dei Conti ha più volte messo in guardia dalle incertezze che circondano la quantificazione dell'”evasione”, sia per quanto attiene alla dimensioni del fenomeno, sia per i risultati del contrasto.
Una materia delicata, ha ricordato la Corte lo scorso maggio nel suo Rapporto sulla finanza pubblica. Le stime del gettito, innanzitutto.
Si tratta, spiegano i giudici contabili, di valutazioni “ex ante”, di poste che i governi auspicano di rastrellare.
Utilizzate sempre più come “terza via” nelle politiche di bilancio, accanto alla riduzione della spesa pubblica e all’aumento delle tasse. Una terza gamba ballerina.
Anche perchè sugli esiti della lotta all’evasione è molto difficile quantificare gli “ex post”. La Corte ricorda che tra l’accertamento e l’incasso vero e proprio c’è di mezzo la riscossione, una fase che apre mille rivoli di incertezza, dovuti a contraddittori e contenziosi.
L’assioma individuato-recuperato deve essere quindi maneggiato con cautela quando si promette di usare i tesoretti vari, gli extragettiti, per ridurre le tasse o per programmare altre azioni di governo. L
a parzialità informativa è legata anche al fatto che i dati non registrano quanto ricavato per effetto della “tax compliance”, dalla sola dissuasione ad evadere (l’effetto Cortina, ad esempio).
I tesoretti non finiscono qui.
Le vie per ridurre le tasse e così rilanciare la crescita non terminano con la lotta all’evasione.
Un’altra battaglia sembra essere stata ingaggiata dal governo. Ed è quella contro gli sprechi.
La chiamano “spending review”, revisione della spesa pubblica, ed è un altro pilastro della “fase tre”, dedicata all’equità . Il governo ha insediato proprio ieri un comitato informale guidato dal titolare dei Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda (che ha la delega della materia e ieri ha illustrato le linee guida in Consiglio dei ministri), e a cui partecipano il ministro della Pubblica amministrazione, Filippo Patroni Griffi, e il vice ministro dell’Economia, Vittorio Grilli.
Si riunirà la prossima settimana e inizierà il lavoro di pulizia a partire dai dicasteri di Interni, Istruzione e Affari regionali.
Le linee guida, ispirate ai progetti del 2007 dell’allora ministro del Tesoro Padoa Schioppa, puntano a restituire al settore privato attività e interventi che non hanno più ragione di essere pubblici, ma anche a garantire efficienza nel settore pubblico per concentrare l’azione su chi ne ha bisogno. Il lavoro avrà tre obiettivi: individuare programmi di spesa, uffici e attività da sopprimere o razionalizzare, scoprire inefficienze, segnalare leggi di finanziamento potenzialmente eliminabili.
Valentina Conte
(da “La Repubblica”)
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