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LIBERALIZZAZIONI: QUEL CARNIERE QUASI VUOTO

Dicembre 15th, 2011 Riccardo Fucile

DIFFICILE DARE TORTO AI DELUSI DELLE LIBERALIZZAZIONI: CON MARIO MONTI, COMMISSARIO EUROPEO ANTITRUST E ANTONIO CATRICALA’, EX PRESIDENTE DELL’AUTORITHY PER LA CONCORRENZA, ERA LECITO ASPETTARSI QUALCOSA DI PIU’

Le liberalizzazioni, dicono i sacri testi, sono importanti per un doppio ordine di motivi, creano un ambiente imprenditoriale propedeutico alla crescita e Dio sa quanto in questa congiuntura ne abbiamo bisogno.
In qualche caso poi l’apertura dei mercati produce in tempi brevi nuovi posti di lavoro. Non è automatico ma è sicuramente una condizione necessaria.
In Italia il campo delle deregolazioni da attuare è vasto, proviamo a vedere come si è mosso il governo, dove ha trovato resistenza e dove forse non ha affondato il colpo per oggettiva debolezza.
Se prendiamo in esame gli interessi dei grandi monopoli è facile individuare almeno tre dossier di grande interesse: il gas, le concentrazioni televisive e le autostrade.
Nei primi due casi un difensore d’ufficio della coppia Monti-Catricalà  sosterrebbe che sono mancati i tempi tecnici.
Una scelta di liberalizzazione in quei due campi richiede una preparazione accurata e in trenta giorni nessun governo sarebbe stato capace di concludere alcunchè.
Però sulle autostrade l’esecutivo dei tecnici ha sicuramente segnato il passo, dando oggettivamente spazio alle dietrologie interessate.
La materia autostradale in un primo tempo rientrava tra le competenze della nuova authority dei trasporti, nel secondo tempo invece ne è rimasta fuori? Cosa è successo nell’intervallo? Ci sono state pressioni sull’arbitro? E chi sono stati i Moggi della situazione?
In una seconda tipologia di deregolazioni possiamo comprendere quelle che riguardano poteri categoriali diffusi: libere professioni, farmacie e taxi.
Liberalizzazioni che non sono mai andate avanti in Italia non tanto per l’esplosività  del contenzioso politico ad esse legato quanto per la capacità  delle categorie di intessere rapporti di scambio elettorale con quote significative di parlamentari.
Questa condizione ostativa con un governo di tecnici non dovrebbe esistere, eppure la gestazione delle misure di deregulation è stata un entra-ed-esci.
Risultato: i taxisti cantano vittoria, i farmacisti pure e gli Ordini hanno perlomeno allontanato l’amaro calice.
Sia chiaro, la tesi tremontiana (e non montiana) secondo la quale la liberalizzazione dei taxi riguarda solo tre città  risponde al vero, ciò non toglie però che nell’immaginario liberal la sconfitta della lobby del 3570 o del 4040 valga quanto una sanzione a Microsoft.
E allora se il governo ha dovuto, almeno per ora, ritirarsi il motivo è sempre lo stesso, i modernizzatori non hanno un «popolo» da mobilitare mentre le lobby fanno presto a minacciare la paralisi del traffico o dell’aspirina.
I consumatori si lamentano ogni giorno del servizio taxi, li vedete però andare in piazza per la liberalizzazione?
E a loro volta le associazioni delle parafarmacie sono troppo deboli per reggere l’urto dei farmacisti.
Idem per i giovani architetti e avvocati che sostengono la meritocrazia e non gli Ordini ma purtroppo non hanno sufficiente voce per far valere le loro istanze.
Morale: un governo tecnico non deve far politica ma può spiegare all’opinione pubblica i vantaggi sistemici delle deregolazioni, senza un’operazione di questo tipo anche le piccole lobby ce la fanno a frenare.
Se questa è la lista dei rimpianti dei liberalizzatori sarebbe sbagliato omettere ciò che di innovativo il governo ha fatto.
Liberalizzare gli orari del commercio e, soprattutto, dare all’autorità  antitrust il potere di impugnare le delibere degli enti locali nell’affidamento dei servizi pubblici non è una novità  da poco.
È una picconata al nostro socialismo municipale.
Per un governo classicamente incardinato sui partiti sarebbe stato molto più difficile assestarla.

Dario di Vico
(da “Il Corriere della Sera”)

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INDEGNA GAZZARRA PADAGNA AL SENATO MENTRE PARLA MONTI: HANNO DISTRUTTO IL PAESE E COPERTO OGNI PORCHERIA E ORA FANNO I PURI E DURI (DI CERVELLO)

Dicembre 14th, 2011 Riccardo Fucile

MONTI GELA LA LEGA: “SCUSATEMI SE VALORIZZO IL PARLAMENTO”… DOPO AVER AUMENTATO LE TASSE AGLI ITALIANI I LEGHISTI ESPONGONO CARTELLI “BASTA TASSE”… MA CHI PENSANO ANCORA DI PRENDERE PER IL CULO?

Poco dopo l’inizio della seduta al Senato – in cui il presidente del Consiglio doveva riferire del vertice Ue dell’8 e 9 dicembre scorsi – il presidente Schifani ha dovuto sospendere i lavori a causa delle ripetute interruzioni partite dai banchi leghisti che hanno esposto cartelli contro la manovra (‘Basta tasse’, ‘Giù le mani dalle pensioni’ e ‘La manovra è una rapina’)
“E’ una sceneggiata mortificante per il Parlamento”, ha detto Schifani prima di interrompere la seduta mentre Monti guardava i banchi dell’opposizione in silenzio marmoreo.
“E’ un pessimo segnale che diamo al Paese”, ha aggiunto Schifani senza tuttavia ottenere l’ordine.
Durante il discorso di Monti, la senatrice leghista Angela Maraventano, esperta in foto, ha cominciato a gridare: “Parlaci piuttosto delle pensioni!”.
Il presidente del Senato, Renato Schifani si è rivolto direttamente al capogruppo leghista, Federico Bricolo: “Proprio lei   – ha sbottato Schifani – che è capogruppo. Mi stupisco che lei faccia così. Senatore Bricolo non si faccia richiamare”.
Ma non c’è stato niente da fare. La Lega ha continuato a disturbare e a nulla sono valse le parole di Schifani.
“Se vi interessa continuo – ha detto Monti – scusatemi se valorizzo il Parlamento”.
Un lungo applauso gli ha permesso di continuare solo per qualche altro minuto.
“Il Parlamento ha un ruolo centrale per l’azione dell’esecutivo e il futuro del nostro Paese”, aveva detto Monti aprendo il suo intervento sul Consiglio Europeo.
“E’ punto di raccordo e di sintesi tra istanze nazionali e prospettive europee, con un ruolo diventa ancor più cruciale”.
Poi un richiamo alla manovra: “Oggi prendo la parola a poco più di una settimana dai provvedimenti urgenti di politica economica adottati dal governo il 4 dicembre. Questa scansione temporale mostra quanto sia stretta in questa fase la dimensione nazionale e europea”.
Il risultato del Consiglio europeo dell’8 e 9 dicembre insomma “non è stato per ora all’altezza delle nostre aspettative ma è stato abbastanza significativo”, in particolare sul tema degli Eurobond che verrà  inserito nel rapporto che Van Rompuy, Barroso e Juncker presenteranno entro il 31 marzo, e sul rafforzamento dell’operatività  del fondo salva-Stati. Il premier ha riassunto così in senato l’esito dell’ultimo consiglio Ue.
In particolare, sugli Eurobond ha spiegato che “nelle conclusioni del Consiglio europeo non troverete la parola Eurobond, neppure nella versione ‘stability bond’ proposta da commissione Ue, ma tuttavia segnalo due finestre aperte verso questo tema che sarà  nostra cura coltivare già  nel breve periodo. Una è la previsione di un meccanismo, la reciproca informazione ex ante sui programmi delle emissioni dei vari Paesi, che è presupposto di una emissione in comune dei titoli del debito pubblico. L’altra è che le conclusioni del Consiglio Ue prevedono la presentazione entro marzo da parte di Van Rompuy, Barroso e Juncker di un rapporto sui modi in cui approfondire l’unione fiscale. Si è deciso di non far figurare il riferimento agli Eurobond ma nel rapporto di marzo sarà  discusso e presentato il tema”.
Quanto al fondo salva-Stati, si va “verso il rafforzamento” della sua operatività , “sia con il potenziamento delle sue risorse sia affidando alla Bce il compito di operare come agente del fondo nella collocazione dei suoi titoli”.
Inoltre “viene accelerata l’entrata in funzione del meccanismo europeo di stabilità ” che sarà  in vigore “con l’adesione di paesi che rappresentano almeno il 90% degli impieghi finanziari”.
Un dettaglio che “può sembrare solo tecnico”, ma che significa che non ci sarà  possibilità  di veto da parte di piccoli paesi e “si potrà  procedere più speditamente”.
Tornata la calma in aula al Senato e ripreso il suo discorso, Monti ha annunciato di voler cogliere il monito dei cartelli esposti dalla Lega (basta tasse) per annunciare l’apertura dell’Italia, in sede europea, alla tassa sulle transazioni finanziarie, dicendo che “non sarà  la strada per arrivare al ‘basta tasse’ del monito rivoltomi, ma a nessuno, o almeno a nessuno tra quanti ascoltano, che questo è uno dei modi per poter realizzare il ‘meno tasse’ su famiglie e imprese”.
“In sede europea – ha infatti spiegato il premier – uno dei modi per arrivare, se non a ‘basta tasse’, perchè sarà  impossibile, a ‘meno tasse’ su chi produce e sulle famiglie è anche quello di avere una fiscalità  estesa anche al mondo della finanza e della grande finanza.
Mi richiamo al monito ‘meno tasse’ – ha quindi aggiunto Monti – dicendo che in sede europea si è sottolineato che un modo per avere meno tasse su imprese e famiglie è anche quello di non considerare al di là  di ogni ipotesi la tassazione sulle grandi operazioni finanziarie. Volevo segnalare – ha detto Monti – che ho notificato in sede europea che l’Italia è disposta a cambiare la propria posizione: l’Italia, e in particolare il passato governo, ha tenuto una posizione contraria all’ipotesi della tassazione sulle transazioni finanziarie, la Tobin tax.
L’Italia – ha quindi annunciato Monti – è pronta a riconsiderare questa posizione e a unirsi a quelli che vorrebbero, sul piano almeno europeo, un’adeguata tassazione sulle transazioni finanziarie”.

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MONTI AI PARTITI: “CI AVETE CHIAMATO PERCHE’ ERAVATE PARALIZZATI”

Dicembre 14th, 2011 Riccardo Fucile

IL PREMIER ATTACCA FRONTALMENTE IL SISTEMA POLITICO “INCARTATO IN UN BIPOLARISMO AD ALTA CONCENTRAZIONE DI CONFLITTO”…”SE FOSSI STATO NEL GOVERNO NON SAREI STATO LIETO DI VEDERE UN COMUNICATO DEL PRESIDENTE FRANCESE CHE CI DICEVA COSA DOVEVAMO FARE E NEANCHE DI RICEVERE UNA LETTERA DAI BANCHIERI CENTRALI”

Mario Monti perde il proverbiale aplomb. E alla fine di una giornata convulsa in cui si susseguono una ridda incontrollata di annunci e smentite di emendamenti, il presidente del Consiglio risponde ai “colleghi” politici e alle loro critiche: “E’ verissimo che per fare questa manovra non occorrevano professori — scandisce il premier in Commissione Finanza e bilancio alla Camera — Ma perchè questo lavoro non l’avete fatto voi? Ci avete chiamato voi, perchè la verità  è che eravate paralizzati”.
E ancora: ”Spero torni presto il tempo in cui non avrete più bisogno dei professori o dei tecnici perchè spero che presto voi eletti sappiate guardare alle cose che servono al futuro del Paese, per avere un sistema politico che abbia ripreso la fiducia del Paese e sappia guardare lontano”.
Insomma, la critica ai partiti e ai veti incrociati che finora hanno reso immobile la politica italiana è chiara: “Il sistema politico si era incartato in un bipolarismo ad alta concentrazione di conflitto. Eravate paralizzati, altrimenti non ci avreste chiamato”. Del resto, “Non ho mai voluto un governo dei tecnici. Sono altri che l’hanno voluto. Io non sono nè corresponsabile, nè grande fautore. Io non mi sono candidato per trovarmi nella posizione in cui mi trovo”.
E a coloro che parlano di “perdita di sovranità  per l’Italia”, Monti risponde: “Il Paese sta perdendo la sua quota di sovranità  deliberatamente come tutti gli altri Paesi europei”.
Certo, “l’Italia in più ha perso la sovranità  con qualche quota di troppo perchè si è messa in una posizione di debolezza rispetto agli altri Paesi Europei”.
E di chi è la colpa? Del precedente esecutivo, quello guidato da Silvio Berlusconi, sembra dire il presidente del Consiglio: “Se fossi stato nel governo — ha infatti precisato Monti — non sarei stato lieto di vedere un comunicato del Presidente francese che ci diceva cosa dovevamo fare. Non sarei stato lieto di ricevere una lettera firmata dai banchieri centrali”, ha detto con riferimento alla missiva inviata nell’estate al vecchio esecutivo dall’allora governatore della Bce, Jean Claude Trichet, e da quello entrante, Mario Draghi.
Una lettera, sottolinea ancora Monti che Berlusconi ha persino “invocato”.
Perchè, un conto è essere “a favore dell’Europa e a favore di una perdita consensuale di sovranità  in una maggiore integrazione”, un conto è essere favorevoli alla “cessione di sovranità  da debolezza”.
Il ‘professore’ insiste anche sull’”equità ” della manovra, un’equità  raggiunta “dopo i suggerimenti venuti dalla Camera che il governo ha accettato”.
E a pagare, giura Monti, non saranno “i soliti noti”.
Dirlo, per il premier, significa indugiare in un “luogo comune”. “A pagare — specifica il premier — non saranno i soliti noti. Nel fare una manovra in pochi giorni, abbiamo individuato una nuova materia su cui intervenire: pagheranno dei ‘nuovi noti’ e in questo modo potremo tassare di meno le imprese e il lavoro, come si conviene a un’economia che vuole tornare a crescere”.
A chi chiedeva la patrimoniale, Monti dà  poi una spiegazione articolata sulla scelta fatta dal governo: “Non avevamo un tabù su questo, e per questo abbiamo chiesto ai nostri tecnici se era possibile tassare la ricchezza familiare a patire dai grandi patrimoni. Ci è stato risposto che avremmo potuto farlo solo dopo due anni di intenso lavoro per individuare le ricchezze, provocando nel frattempo una fuga di capitali”. Insomma, è la sua conclusione, “intervenendo subito avremmo abbaiato, ma non morso”.
Ma se si guarda con attenzione alla sostanza dei provvedimenti sui beni di lusso (auto di grande cilindrata, imbarcazioni, aerei) si scopre che una specie di patrimoniale è stata adottata: “Abbiamo realizzato la patrimoniale possibile per l’Italia in questa fase”, sostiene il premier.
A chi gli rimprovera invece un eccesso di durezza degli interventi, Monti risponde invitando a considerare la drammaticità  della situazione: “L’alternativa — sostiene il premier — era l’avvitamento della crisi del debito sovrano che porterebbe non alla recessione ma alla distruzione del patrimonio degli italiani e all’evaporazione dei redditi”.
Le misure prese, invece, spingono Monti a dire di essere fiducioso sul fatto che i mercati “reagiranno positivamente”.
Monti infine difende le scelte compiute sulla lotta al’evasione fiscale: tratteggia un fisco “no repressivo, ma amico”, basato sulla convenienza a dichiarare il vero.
Con le correzioni partorite alla Camera, la manovra , secondo il presidente del Consiglio, ha ulteriormente aumentato il suo tasso di equità . Il premier cita gli sconti sul’Ici legati al numero dei figli.
Ma anche la scelta di consentire l’adeguamento all’inflazione per le pensioni fino a 1400 euro: il blocco , sottolinea, “non riguarderà  la maggior parte dei pensionati” e sarà  compensata dalla tassazione sui capitali scudati.
Dopo le misure di contenimento, Monti rilancia sullo sviluppo partendo dal Sud e commenta positivamente il primo ‘grimaldello’ per le liberalizzazioni posto dal governo.

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TUTTE LE NOVITA’ DELLA MANOVRA: PENSIONI, ICI, LIBERALIZZAZIONI, CONTI CORRENTI

Dicembre 13th, 2011 Riccardo Fucile

MODIFICHE DA 2 MILIARDI PER MITIGARE LE MISURE SU PENSIONI E IMU…IMPOSTA SUI CAPITALI SCUDATI (PIU’ PRELIEVO AL 2%), CASE E ATTIVITA’ ALL’ESTERO…PENSIONI D’ORO, CONTRIBUTO SOLIDARIETA’ AL 15%

Aumento dall’1,5 al 2% del prelievo sui patrimoni «scudati», contributo di solidarietà  del 15% sulle pensioni d’oro (superiori ai 200mila euro annuali), sconto sull’Ici per le famiglie, avvio immediato delle liberalizzazioni e un «giallo» a proposito del bollo sui conti correnti.
Sono molte le novità  in arrivo con gli emendamenti del governo alla manovra. I nuovi «balzelli» (case e attività  all’estero, capitali scudati) servono a raggiungere il saldo finale «invariato» compensando quello che si concede sul lato «sociale», in particolare alzando a 1400 euro (per un solo anno, però) la soglia delle pensioni che beneficeranno della rivalutazione e ampliando il «bonus» sull’Imu (ex Ici) per le famiglie con figli sotto i 26 anni.
Le modifiche dovrebbero valere, complessivamente, introiti per 2 miliardi di euro.
La manovra mercoledì mattina dovrebbe approdare alla Camera.
Il condizionale è d’obbligo perchè i lavori nelle commissioni procedono a rilento, tanto da rendere con tutta probabilità  necessaria una maratona notturna.
Ma il presidente della Camera, Fini, ha escluso ritardi: «Non ho alcuna intenzione di differire. La manovra domani mattina sarà  in Aula». Il Consiglio dei Ministri ha autorizzato il ministro competente a porre la fiducia sulla manovra economica, ove necessario.

LE PRINCIPALI NOVITà€ IN DISCUSSIONE

Imposta conti correnti: esenzioni e aumenti
L’affannosa ricerca delle novità  in «tempo reale» ha prodotto un equivoco. Sembrava fosse in arrivo un «nuovo bollo da 34,20 euro sui conti correnti (in realtà  tecnicamente applicato sull’estratto conto cartaceo obbligatorio) .
In realtà , quell’imposta, per le persone fisiche c’è già  ed è in vigore da anni. «La novità  – spiega in serata sottosegretario al Tesoro, Vieri Ceriani- è che viene eliminato questo bollo sui conti correnti e sui libretti fino a 5 mila euro». Il sottosegretario spiega il perchè di questa misura: «Se facciamo la lotta al contante e chiediamo alle banche di non far pagare ai piccoli correntisti certe spese, allora dobbiamo togliere anche questo bollo. È uno sgravio a favore delle persone che verrà  compensato dall’aumento del bollo fino a 100 euro per i conti correnti delle imprese e delle persone giuridiche».

Capitali scudati: prelievo più alto e imposta
Aumento dall’1,5% (che dava un gettito di due miliardi) al 2% del prelievo sui capitali scudati. In più è prevista una imposta di bollo annuale (che resterà  sempre, fino a eventuale abolizione) al 4 per mille per il 2011, che avrà  un’eccezione (in peggio) nel 2012 e 2013 con una aliquota che salirà , per i prossimi due anni, al 10 per mille (tornando poi al 4 per mille nel 2014).
Si tratta, secondo il governo, di un «prelievo sull’anonimato» per i contribuenti che hanno aderito agli «scudi».
Le novità  sui capitali scudati garantiranno un maggior gettito di 366 milioni nel 2012 e 2013 e di 559 milioni a regime dal 2014.

Prelievo su pensioni d’oro

Contributo di solidarietà  sulle «pensioni d’oro» del 15%. Il contributo sarà  applicato per l’importo eccedente i 200 mila euro.

Imu (Ici): sconto famiglie

Sconto sull’Imu per le famiglie con figli. Si parte dalla detrazione, che rimane, di 200 euro per tutti, che «è maggiorata di euro 50 per ciascun figlio di età  non superiore a 26 anni, purchè dimorante abitualmente e residente anagraficamente nell’unità  immobiliare adibita ad abitazione principale. L’importo complessivo della maggiorazione, al netto della detrazione di base, non può superare un massimo di 400 euro».
In sostanza, lo sconto massimo che il Fisco concede sull’abitazione principale sarà  pari a 600 euro: 200 euro della detrazione di base e 400 per il numero dei figli a carico.

Imposta su case all’estero
Tassa dello 0,76% per gli immobili detenuti all’estero «a qualsiasi uso destinati, delle persone fisiche residenti nel territorio dello Stato».
L’imposta «è dovuta proporzionalmente alla quota di possesso e ai mesi dell’anno nei quali si è protratto il possesso».
La tassa dello 0,76% sul valore degli immobili «è costituito dal costo risultante dall’atto di acquisto o dai contratti e, in mancanza, secondo il valore di mercato rilevabile nel luogo in cui è computato l’immobile».
L’imposta dovrebbe portare 98,4 milioni l’anno dal 2012.

Imposta su attività  finanziarie all’estero

E’ istituita un’imposta sulle attività  finanziarie detenute all’estero da persone fisiche residenti in Italia.
L’imposta è dello 0,1 per cento annuo del valore delle attività  finanziarie per il biennio 2011-2012 e dello 0,15% a partire dal 2013.
Dall’imposta si deduce, fino a concorrenza del suo ammontare, un credito d’imposta pari all’ammontare dell’eventuale imposta patrimoniale versato nello Stato in cui sono detenuti i prodotti e gli strumenti finanziari.
L’imposta dovrebbe garantire un gettito di 8,9 milioni nel 2012 e 2013 e 13,4 milioni dal 2014.

Pensioni: rivalutate fino a 1400 euro

La rivalutazione automatica delle pensioni è riconosciuta «per l’anno 2012 esclusivamente ai trattamenti pensionistici di importo complessivo fino a 3 volte il trattamento minimo» (ovvero finao a circa 1400 euro).
Per il 2013 invece la soglia sarà a più bassa; rivalutazione solo per le pensioni oltre 2 volte il minimo (quindi fino a circa 900 euro).

Età  di pensionamento: eccezioni

«In via eccezionale» sarà  possibile per «i lavoratori che abbiano maturato un’anzianità  contributiva di almeno 35 anni entro il 31 dicembre 2012 i quali avrebbero maturato, prima dell’entrata in vigore del decreto, i requisiti per il trattamento pensionistico entro il 31 dicembre 2012» andare in «pensione anticipata al compimento di un’età  anagrafica non inferiore a 64 anni». Sempre nelle modifiche è previsto che chi andrà  in pensione prima dei 62 anni avrà  una riduzione delle quote di trattamento pari a 1 % e non più 2% come previsto in precedenza.

Tetto stipendi manager
Arriva il tetto massimo per gli stipendi dei dipendenti pubblici e quindi dei manager. Il valore è pari al trattamento economico del primo presidente della Corte di Cassazione, circa 300mila euro lordi all’anno.

Contributi: aumento autonomi fino a 24%
Aumentano i contributi pensionistici per gli autonomi fino ad arrivare nel 2018 al 24%. L’aumento è dell’1,3% dal 2012 e dopo di 0,45 punti ogni anno fino appunto a raggiungere il 24% a regime. Il testo iniziale prevedeva un’aliquota del 22% a regime.

Liberalizzazioni subito: protesta delle farmacie

Le liberalizzazioni delle attività  economiche scatteranno dal primo gennaio del 2012, come inizialmente previsto dalla manovra.
Le commissioni Bilancio e Finanze della Camera hanno infatti corretto l’emendamento dei relatori che prorogava il termine dell’avvio delle liberalizzazioni al 31 dicembre 2012.
Si ritorna quindi al testo originario che prevede l’avvio del pacchetto subito per tutte le attività  economiche.
Dalle liberalizzazioni resta confermata l’esclusione per i taxi.
Nessun dietrofront, invece, per le farmacie che hanno mal digerito la decisione del governo di liberalizzare la vendita dei farmaci di fascia C distribuiti con ricetta medica anche nelle parafarmacie e nei supermercati. Forse già  lunedì potrebbe scattare la serrata dei punti vendita tradizionali. Mentre dai parafarmicisti stanno arrivando in queste ore migliaia di fax a Palazzo Chigi con la richiesta a Monti di «non cedere alla pressione delle lobby».

Dilazioni per i pagamenti a Equitalia

Tra le altre novità  in campo delle liberalizzazioni dovrebbe esserci lo slittamento dal 2012 al 2013 di tutte le norme relative, con l’eccezione appunto di quella delle farmacie.
Vale a dire l’imposizione di distanze minime per l’apertura di esercizi e il divieto di aprirli in più sedi; la limitazione dell’esercizio di una attività  economica ad alcune categorie o il divieto, nei confronti di alcune categorie, di commercializzazione di alcuni prodotti.
Un aiuto arriva però per le aziende in crisi: via libera ad un emendamento che allunga di 72 mesi la possibilità  di pagare le rate a Equitalia.

Province, scadenza naturale

Cambia, infine, la norma sulle province: Con un sub-emendamento approvato dalle Commissione Bilancio della Camera si stabilisce che, in vista della riforma delle Province, gli organi in carica decadranno a scadenza naturale e non più entro il 31 marzo 2013 come prevedeva una proposta dell’esecutivo. Non ci sarà  quindi nessun anticipo della scadenza.

(da “Corriere della Sera“)

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SONDAGGIO IPR: DOPO UN MESE RESTA LA FIDUCIA DEGLI ITALIANI IN MONTI

Dicembre 13th, 2011 Riccardo Fucile

RESTA ALTO IL CONSENSO VERSO IL PREMIER (58%), APPENA SCALFITO DALL’ANNUNCIO DI SACRIFICI LA CUI RESPONSABILITA’ VIENE FATTA RICADERE SUL GOVERNO BERLUSCONI…ALTA LA FIDUCIA NELLA FORNERO

Un mese di Monti.
Gli italiani sono preoccupati, ma sembrano avere comunque fiducia nell’azione del premier.
La manovra pesa, e non potrebbe essere diversamente.
L’annuncio dei sacrifici richiesti, però, intacca non di molto il consenso che il presidente Monti raccoglieva nei giorni precedenti la manovra, portandolo al 58%, decisamente altissimo in un frangente simile e superiore a quello di cui il “professor Monti” poteva godere un mese fa, all’affidamento dell’incarico da parte di Napolitano.
Ma andiamo con ordine.
Il livello di fiducia del premier si attesta, ad oggi, al 58% del campione sondato da Ipr Marketing .
Un livello altissimo, dicevamo. E di poco inferiore al massimo toccato da Berlusconi nel momento del suo maggior consenso: quel 62% che lo stesso Monti ha già  raggiunto – secondo le rilevazioni di Ipr – il primo dicembre scorso nei giorni precedenti la manovra.
Ed è proprio la contenuta variazione dell’atteggiamento degli italiani che colpisce di più.
Il consenso nell’arco del primo, durissimo mese a Palazzo Chigi è in crescita.
Era al 50% il 13 novembre scorso, quando il professore varcò il portone del Quirinale per ricevere l’incarico.
Da allora una ascesa veloce: 55% tre giorni dopo, alla formazione del governo, altri cinque punti più su dopo una settimana, fino al 62% dell’inizio di questo mese alla vigilia della manovra.
Quindi l’annuncio del pacchetto di misure “salva Italia”.
Le prime polemiche, la presa d’atto dei sacrifici, le critiche sulle riforme proposte.
Ma – si può dedurre dal sondaggio – anche la presa d’atto del passaggio stretto in cui l’Italia e il suo governo si sono trovati.
La maggioranza degli intervistati, infatti, addebita la responsabilità  delle misure all’azione del governo precedente: il 37% del campione pensa che “responsabile delle nuove tasse” è Berlusconi.
Seguito da un 30% che addebita la durezza della manovra alla situazione internazionale.
Solo il 26% indica direttamente Monti.
Di minore rilevanza, in questo caso, l’opinione sulla compagine governativa, con la maggioranza dei ministri non ancora ben conosciuti.
Anche se va notato il 58% di fiducia (lo stesso livello del premier) che va a Elsa Fornero, ministro del Lavoro alle prese con la riforma delle pensioni, senza dubbio uno dei provvedimenti che più colpiscono la sensibilità  dei cittadini.
L’apertura di fiducia, un mese dopo, resta.
Rilevata proprio nel giorno dello sciopero generale. Da domani inizia il difficile passaggio della manovra nelle aule parlamentari.

Angelo Melone
(da “La Repubblica”)

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GOVERNO, DIFFICILE TRATTATIVA: IMPOSSIBILE VARIARE I SALDI, E’ CACCIA ALLA COPERTURA

Dicembre 12th, 2011 Riccardo Fucile

PENSIONI PAGATE CASH FINO A 980 EURO… OGNI SCONTO COMPORTERA’ UN AUMENTO DELLE TASSE O TAGLI IN ALTRI SETTORI

Su almeno due fronti la manovra dovrebbe essere emendabile: i limiti alla indicizzazione delle pensioni e il peso dell’Imu sulla prima casa, due misure che anche il governo sarebbe disposto ad ammorbidire.
Modifiche condivise, ma costose.
Per garantirle a parità  di saldo si dovranno quindi recuperare coperture per 5 miliardi di euro. La discussione fra governo e maggioranza sul cosa cambiare e come finanziare è proseguita per tutta la giornata e la notte di ieri: oggi comunque le Commissioni dovrebbero dare il via libera al testo che passerà  domani in Aula.
Fra le modifiche sicure, anche perchè non richiede copertura, l’innalzamento per i pagamenti “cash” della pubblica amministrazione che permetterebbe ai pensionati di ritirare l’assegno senza dover aprire un conto corrente (il limite passerebbe da 500 a 980 euro).
Resta in ballo la rivalutazione delle pensioni fino a 1400 euro – e l’indicizzazione non sarebbe totale per tutti – e l’aumento delle detrazioni per l’Imu, che nei piani del governo favorirebbe però solo le famiglie numerose a reddito basso.
Ma ad ogni modifica del testo dovrà  corrispondere una copertura: fra gli interventi più probabili quello sullo scudo fiscale e sull’imposta di bollo.
La previdenza
Due opzioni sull’indicizzazione totale o parziale, ma con tetti diversi
Per i sindacati si tratta di una modifica “irrinunciabile”: l’indicizzazione delle pensioni, ora prevista solo per gli assegni non superiori ai 936 euro (due volte tanto la pensione minima), deve essere riconosciuta ad una platea più vasta.
Per chi supera il tetto, secondo quanto ora fissato dalla manovra Monti, nei prossimi due anni non ci sarà  la rivalutazione in base al costo della vita.
La correzione di cui si sta parlando prevede due ipotesi, diverse a seconda della copertura assicurata.
La prima alzerebbe il limite ai 1.400 euro (tre volte tanto la pensione sociale), garantendo però – per gli assegni dai 936 ai 1400 euro – una indicizzazione parziale (del 50 o 70 per cento); la seconda porterebbe invece il tetto ai 1.170 euro (corrispondenti a 2,5 volte la pensione minima) ma permetterebbe, entro questo limite, una rivalutazione dell’assegno al cento per cento.
L’imposta sulla prima casa alleggerita in base a reddito e figli
Alleggerire la pressione sulla prima casa: è l’altra correzione al decreto alla quale il governo sta dando la precedenza. Sotto accusa è il peso dell’Imu, l’imposta municipale unica già  prevista dal federalismo e che il decreto ha ribattezzato come Imp, imposta propria, anticipandola al 2012. Il maxiemendamento dovrebbe prevedere un potenziamento della detrazione: ora è di 200 euro e potrebbe arrivare ai 350-400.
Lo sconto, comunque, non sarebbe garantito a tutti i titolari di una prima casa, ma andrebbe a beneficio solo delle famiglie numerose con redditi bassi.
I tecnici del governo stanno infatti calcolando il ritocco basandosi sull’Isee, l’indicatore della situazione economica equivalente del proprietario, che incrocia il reddito con la composizione del nucleo familiare.
Di fatto, così facendo, ne risulterebbero avvantaggiate soprattutto le famiglie con più di due figlie e con un reddito basso.
Il contante
Sale il limite per i pagamenti dalle banche conti a costo zero
Il decreto Monti limita l’uso del contante ai 1000 euro, ma per i pagamenti della pubblica amministrazione il tetto scende a 500.
Oltre tali somme il passaggio di denaro deve risultare tracciato: la norma costringerebbe molti pensionati – per ritirare un assegno anche di poco superiore a quella cifra – ad aprire un conto corrente e sopportarne i costi.
La soluzione su questo punto è già  stata individuata, il governo ha dato via libera all’emendamento: il tetto del cash pagabile dallo Stato sarà  innalzato a 980 euro.
Possibili interventi anche sulle commissioni di spesa, punto sul quale è arrivata un’apertura dell’Abi. “Le banche sono disponibili a ragionare su un conto corrente a zero spese per i pensionati al minimo e sui costi delle carte di credito” ha detto il presidente Mussari.
Lo scudo fiscale
Una tassa del 3% sui capitali rientrati o l’acquisto di Btp con mini-rendimento
Rivedere le aliquote da far pagare a chi ha fatto rientrare in patria dall’estero capitali scudati, ovvero protetti da un vantaggio fiscale: è questa la norma sulla quale si sta lavorando al fine di trovare la copertura alle modifiche su pensioni e Imu.
La manovra oggi introduce una tassa una tantum dell’1,5 per cento da far pagare a chi ha utilizzato i tre “scudi” varati a suo tempo da Tremonti.
Troppo poco, avevano protestato da più parti, molto probabile, quindi, l’arrivo di un ritocco.
Le alternative sono due: a chi ha rimpatriato e regolarizzato capitali ed immobili cavandosela con esborsi ridotti potrebbe ora essere chiesto di versare una tassa non più dell’1,5, ma del 3 per cento, oppure di sottoscrivere Btp decennali per lo stesso valore del capitale scudato con tassi d’interesse del 2,5-3 per cento.
Chi non accetterebbe una delle due alternative perderebbe l’anonimato.
Il risparmio
Imposta di bollo sui titoli più alta una chance per reperire risorse
Capitali freschi da reperire aumentando l’imposta di bollo: questa è l’altra strada che il governo sta pensando di percorrere per finanziare le correzioni che ritiene di dover fare alla manovra.
Il decreto “salva Italia” ha già  esteso l’imposta di bollo a tutti gli strumenti finanziari, anche a quelli non soggetti a obbligo di deposito titoli (praticamente ne risultano esclusi solo i fondi pensione e quelli sanitari), prevedendo un minimo di 34,2 euro e un massimo di 1.200.
Il prelievo è attualmente definito in misura proporzionale al valore degli strumenti finanziari detenuti: si versa lo 0,1 per cento per il 2012, che diventa 0,15 nel 2013.
La misura così definita garantisce un maggiore gettito per un miliardo nel 2012 e 921 nel 2013. Visto l’ampliamento della base imponibile si era parlato di “piccola patrimoniale”, ora da questa voce si vorrebbe ricavare di più.
Ici-Chiesa e frequenze tv in salita
Verso il prelievo sulle pensioni d’oro
Come copertura è fra le più avverse al Pdl, ma fra i possibili interventi sul tavolo, c’è anche l’ipotesi di un possibile aumento dal 43 al 46 per cento a carico dello scaglione Irpef più alto (oltre i 75 mila euro di reddito): la strada resta comunque difficile ad percorrere per via della forte opposizione degli uomini di Berlusconi. In piedi resta anche la possibilità  di contributo di solidarietà  da chiedere alla pensioni d’oro e un ulteriore ritocco ai contributi previdenziali a carico dei lavoratori autonomi, mentre sembrerebbe tramontata l’ipotesi di togliere l’esenzione Ici per le attività  commerciali degli enti ecclesiastici.
Grande incertezza anche sulle vendite delle frequenze tivù, anche se dall’asta si potrebbero ricavare due miliardi: il Pd non la vuole escludere, ma per il Pdl la strada è impraticabile.

Luisa Grion
(da “La Repubblica“)

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SINDACATI-GOVERNO, INCONTRO SENZA INTESA: “MANOVRA SENZA EQUITA”, “C’E’ EMERGENZA”

Dicembre 12th, 2011 Riccardo Fucile

CGIL, CISL, UIL E UGL DELUSI DOPO L’INCONTRO   CON MONTI, CONFERMANO LO SCIOPERO GENERALE… IL GOVERNO RIBADISCE L’INTANGIBILITA’ DEL SALDI…PER LE PENSIONI SALE IL TETTO DEL CONTANTE A 980 EURO

Lo sciopero generale è confermato.
Susanna Camusso, Raffaele Bonanni, Luigi Angeletti e Giovanni Centrella lo hanno annunciato alla conclusione dell’incontro con il presidente del Consiglio Mario Monti   a Palazzo Chigi.
Un incontro informale ottenuto in extremis dai segretari generali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl,   che hanno giudicato la manovra varata dal Governo come “iniqua” e “ingiusta”, in particolare per quanto riguarda le nuove norme sulle pensioni e la reintroduzione dell’Ici.
Valutazioni respinte da Monti, che in un comunicato parla invece di “ascolto” da parte del governo, contesta la mancanza di equità , ma soprattutto ribadisce “l’estrema emergenza” in cui si trova l’Italia e blocca qualunque ipotesi di alterare i saldi di bilancio.
Giudizio negatico, invece, quello dei leader sindacali.
Secca la segretaria della Cgil Camusso: “L’incontro si è concluso con un impegno un po’ generico a tener conto di quanto chiesto dal Parlamento e dai sindacati”, ha detto.
Aggiungendo che “nessuna risposta è arrivata nel merito”.
Stessi toni da Bonanni che insiste sulla mancanza di equità : “Monti ci ha detto che la condizione che vive il Paese è molto grave e bisogna agire rapidamente. Noi ne siamo convinti, ma le posizioni restano distanti perchè bisogna trovare soluzioni con senso di equità . Ci vuole ancora più equità “.
E Angeletti taglia secco: “Incontro del tutto insoddisfacente”.
Lo sciopero generale – tre ore a fine turno, ad esclusione del personale dei trasporti pubblici e dei servizi essenziali che protesteranno lunedì prossimo – dunque ci sarà .
Ma lasciano aperte successive polemiche i toni con i quali i vertici dei sindacati hanno commentato l’incontro.
Sostanzialmente hanno spiegato di non aver ricevuto alcuna risposta.
E Bonanni avverte: “Se si fa saltare la concertazione, si crea un grave danno al paese”.
“Se sarà  un percorso di guerra nei prossimi mesi – aggiunge – voglio capire chi dovrà  provvedere alla coesione sociale nel paese, a stringere le persone, quelle che lavorano, intorno a un paese che ha bisogno di essere sostenuto. La politica sarà  in difficoltà  e dovrà  ricorrere al voto di fiducia”.
Ma Palazzo Chigi nel comunicato sembra contestare i rilievi dei sindacati.
“Il governo, si legge, ha fornito precisazioni e chiarimenti nell’intendimento di rappresentare dettagliatamente gli elementi di equità  presenti nel decreto.
La presentazione del governo ha preso le mosse dalla situazione di estrema emergenza finanziaria ed economica che ha investito il nostro paese all’interno della più vasta crisi europea.
E’ stato ricordato che il decreto include solo i provvedimenti più urgenti, ma ad essi seguiranno altre misure per completare il processo delle riforme avviato”.
E conclude che “il presidente del Consiglio ha osservato come il governo in questi giorni abbia ascoltato attivamente il Parlamento e questa sera i rappresentanti sindacali. Alla luce delle opinioni raccolte, il governo renderà  note le sue determinazioni nel più breve tempo possibile”.

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IL COSTO DELLA MANOVRA: 63 MILIARDI IN TRE ANNI, 2500 EURO A FAMIGLIA, CIRCA 800 EURO L’ANNO

Dicembre 8th, 2011 Riccardo Fucile

SONO I DATI CHE EMERGONO DALL’ANALISI DEL CENTRO STUDI DELLA CGIA DI MESTRE: IL 70% DELLA MANOVRA E’ COMPOSTO DA MAGGIORI ENTRATE, IL 30% DA MINORI SPESE

Secondo il centro studi, la correzione di bilancio costerà  circa 2500 euro a famiglia, circa 800 euro all’anno.
Sommando le ultime due manovre del governo Berlusconi al decreto Monti, si arriva alla cifra di 208 miliardi di manovra in quattro anni
Costerà  in media 2.500 euro a famiglia, poco più di 830 euro all’anno, nel triennio 2012-2014, la manovra.
La Cgia di Mestre, dopo aver analizzato il testo della Gazzetta Ufficiale, ha scoperto che la dimensione economica è molto superiore alla cifra circolata nei giorni precedenti.
In verità , sostiene la Cgia, le indiscrezioni che erano state riportate dalla stampa italiana non erano frutto di invenzioni giornalistiche.
Anzi, nel comunicato stampa redatto dopo il Consiglio dei Ministri del 4 dicembre scorso, queste cifre avevano trovato una conferma ufficiale.
“L’insieme degli interventi — si legge nella nota dell’Esecutivo — ammonta a circa 20 miliardi di euro strutturali per il triennio 2012-2014 con una forte componente permanente di risparmi conseguiti. La correzione lorda — rileva — è di oltre 30 miliardi in quanto sono previsti interventi di spesa a favore della crescita, del sistema produttivo e del lavoro per oltre 10 miliardi”.
Insomma, una manovra da circa 20 miliardi di euro netti, che nel triennio 2012-2014 doveva consentire il pareggio di bilancio.
Invece, dopo la lettura del decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale l’altro ieri, ecco la sorpresa: il decreto “salva-Italia” aumenta di quasi 3 volte, in quanto darà  luogo ad una correzione del deficit per un importo di circa 20 miliardi nel 2012 e di altri 21 miliardi per ciascuno dei due anni successivi.
Complessivamente, quindi, la manovra del Governo Monti avrà  un effetto complessivo di 62,9 miliardi di euro, dove le maggiori entrate rappresenteranno circa il 70% della manovra, mentre le minori spese ammonteranno a circa il 30%.
“Secondo una nostra stima — commenta Giuseppe Bortolussi, segretario Cgia di Mestre — nel triennio 2012-2014 l’impatto medio su ciascuna famiglia italiana sarà  di quasi 2.500 euro, poco più di 830 euro all’anno. Se agli effetti economici della manovra Monti aggiungiamo anche quelli esplicati dalle due manovre d’estate redatte quest’anno dal Governo Berlusconi, l’ effetto complessivo, nel periodo 2011-2014, sale a addirittura a 208 miliardi di euro. Pertanto, il costo che ogni nucleo familiare dovrà  farsi carico nel quadriennio 2011-2014, sarà  pari a 8.266 euro, poco più di 2.000 euro all

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LA VERITA’ DI MARIO NEL TEATRINO DI “PORTA A PORTA”

Dicembre 7th, 2011 Riccardo Fucile

COSI’ VIENE ARCHIVIATA LA FAVOLA BERLUSCONIANA: DAL SALOTTO DI VESPA PER ANNI MESSAGGI RASSICURANTI…IERI SERA MONTI HA ROTTO L’INCANTESIMO

Erano irritanti le prime domande di Bruno Vespa, al solito le più gradite all’ospite di turno: «Eravamo ormai vicini alla Grecia? A un passo da non poter pagare gli stipendi agli statali? ».
Già , perchè non se n’era accorto nessuno.
Ma soprattutto non se n’erano accorti gli spettatori di Porta a Porta, dove per tre anni si è raccontata un’altra favola.
La favola che la crisi non c’era. Se c’era, riguardava altri.
La Grecia, l’Irlanda, la Spagna, ma anche Germania e la Francia stavano «molto peggio di noi».
In Italia c’era Tremonti che teneva «i conti in ordine» e Berlusconi sempre in procinto di varare una grande riforma fiscale, con ricchi doni per i contribuenti.
Il rischio di default poi era impensabile, «un’ipotesi che non sta nè in cielo nè in terra».
Ed ecco, in dieci secondi, la nuova Italia di Porta a Porta, tagliata su misura per il nuovo premier: un paese sull’orlo della catastrofe, anzi «un treno già  avviato a deragliare ».
Ma una volta superato il fastidio, bisogna ammettere che la lezione del professor Monti è stata piuttosto chiara.
Senza fronzoli, belletti e vespismo, campanelli e «via col vento», compagnia di giro e plastici o scrivanie intorno, il presidente del consiglio ha spiegato le ragioni della stangata.
Il compito non era facile perchè la manovra del nuovo governo è in grado di far piangere molti e non solo i ministri più sensibili.
Per dirla tutta, ha l’aria della solita strage degli innocenti, sulle spalle del pezzo d’Italia che ha sempre lavorato e pagato le tasse.
Lo stesso premier Mario Monti avrebbe avuto difficoltà  a difenderla dalle critiche del Monti Mario opinionista del Corriere della Sera, che negli ultimi anni aveva così ben spiegato ai governi come i tagli alla spesa fossero da privilegiare rispetto a nuove imposte.
Qui le tasse sono l’80 per cento e i tagli alla spesa il 20. Per fortuna o sfortuna l’intervistatore non lo sa, o forse non vuole disturbare, e cita cifre a casaccio («17 miliardi di tasse e 12- 13 di tagli») .
Ma pazienza, Monti si fa le domande e si dà  le risposte.
Il merito maggiore di Mario Monti è la sincerità . Questo lo rendeva un marziano ieri sera sulle poltrone da talk show frequentate dal peggior trasformismo italiota.
Ma forse la scelta di rivolgersi agli italiani dal più compromesso dei luoghi televisivi non era del tutto sbagliata.
L’irrompere della dura verità  sullo stato della nazione proprio in quello che è stato per diciassette anni il teatrino di cartapesta del berlusconismo trionfante, alla fine ha reso il messaggio di Monti più drammatico.
Questa è l’Italia di oggi, ha voluto dire il presidente del consiglio ai cittadini.
Un paese sull’orlo della bancarotta di Stato, a tre mesi di distanza dalla soluzione greca, anello debole di un’Europa già  fragile e ora da rifondare.
Una nazione finita in un tunnel dal quale sarà  lungo e difficile uscire. Ed era impossibile, guardando Monti in quello studio, non pensare ai bagordi del passato, agli altri tunnel e ponti e trafori disegnati sulla lavagna dal predecessore, fra gli applausi dei figuranti in studio, ai contratti che promettevano fantastilioni di posti di lavoro, agli anni persi in uno show demenziale, mentre il declino avanzava inesorabile.
Al conto tragico da pagare tutto di colpo per una buffonata durata troppo a lungo.

Curzio Maltese
(da “La Repubblica”)

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