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MONTI: “SULLE PENSIONI HO SOFFERTO, MA ERANO A RISCHIO I PAGAMENTI DEGLI STIPENDI STATALI E DELLE PENSIONI”

Dicembre 7th, 2011 Riccardo Fucile

PER LE MODIFICHE ESISTONO POCHI MARGINI: “GLI ITALIANI CAPIRANNO”… “PER DECENNI LA POLITICA HA GUARDATO SOLO AL CONSENSO E NON AL FUTURO DELLE NUOVE GENERAZIONI”

«Il motto di mia madre era: alla larga dalla politica! Ma a un certo punto è stata la politica a venire da me».
Seduto davanti a Bruno Vespa, Mario Monti affronta per la prima volta da premier le luci di un salotto tv.
Spesso tagliente, non si commuove come la Fornero, eppure persino l’algido professore confessa un momento di «difficoltà » quando si parla dei tagli alle pensioni: «Devo essere sincero, quando abbiamo capito che bisognava chiamare a contribuire anche i pensionati ci siamo sentiti molto in difficoltà  e ci siamo convinti che era il caso di chiamare a contribuire anche chi aveva usufruito dello scudo fiscale».
E tuttavia Monti non si pente di nulla, anzi ammette che la manovra è quasi inemendabile. «Il parlamento è sovrano, ci mancherebbe, ma il tempo è poco e il margine di flessibilità  pochissimo».
Non bisogna infatti dimenticare che fino a pochi giorni fa «c’era il rischio molto concreto che lo Stato non potesse più pagare gli stipendi pubblici e le pensioni. L’esempio di quello che poteva accadere è la Grecia. Guardando l’andamento dello spread si poteva vedere la Grecia a tre mesi di distanza ».
Questo a causa di mercati «imbizzarriti», che si sono trasformati in «bestie feroci» che vanno ora «domate» riformando l’eurozona.
Certo, ora i sindacati annunciano lo sciopero, i partiti chiedono modifiche. Ma il premier non sembra disposto a tornare sui suoi passi. «Le proteste le capisco, le reazioni sono giustificate», dice.
Salvo aggiungere che «in passato si è scioperato per molto meno » e comunque «gli italiani capiranno le nostre scelte, spero che si capirà  in che condizioni era l’Italia prima che ci venisse affidato l’incarico».
La medicina è amara, tuttavia «meglio così che se ci fossimo continuati a cullare nell’illusione che si potesse andare avanti in questo modo».
Oltretutto «l’equità » della manovra, che viene sempre richiamata in questi giorni, per Monti andrebbe valutata anche pensando alle future generazioni: «Se i giovani non trovano lavoro è anche perchè finora il mondo politico ha sempre caricato sulle spalle di chi ancora non era nato il peso di un enorme debito pubblico».
Quando parla di politica il “tecnico” Monti usa pochi riguardi verso chi lo ha preceduto. «Il vero costo della politica non è quello delle auto blu o degli apparati. Oggi infatti stiamo pagando il costo di decenni in cui la politica ha guardato solo agli immediati interessi elettorali dei partiti e non alle future generazioni. È questa la marcia che vogliamo cambiare».
Per dimostrare che il “tecnico” non si cura del consenso, Monti fa spallucce quando Vespa gli fa notare che ha perso 9 punti percentuali di fiducia. «Solo nove? Allora dovevo farla più dura».
Per tagliare i costi della politica, un punto sul quale è stato criticato per l’eccessiva timidezza, il premier annuncia quindi la creazione di «una task force, aperta ai giornalisti esperti di queste tematiche, per procedere a ritmo spedito».
Riguardo all’agenda dei prossimi mesi, Monti conferma l’imminente apertura del «cantiere» del lavoro. Di fatto annunciando l’intenzione di abolire l’articolo 18.
La concertazione «sarà  essenziale », ma «è chiaro che certe riforme devono essere fatte attraverso la modifica dello Statuto.
Oggi il tema è combinare meglio la flessibilità  da parte delle imprese, con una sicurezza legata non al mantenimento di “quel” posto di lavoro, ma alla sicurezza del lavoratore ».
È il concetto di flex-security danese, di cui in Italia è alfiere il senatore Pd Pietro Ichino.
Durante i 40 minuti di diretta, Monti si difende anche dalle critiche per aver accettato l’invito di Porta a Porta: «Io sono qui – esordisce – non per far piacere a lei ma per dare risposte ai cittadini».
Si spengono le luci, Monti si allontana mentre Passera e Grilli si accomodano sulle poltroncine bianche di Vespa.
«Adesso, se permettete – dice in ascensore – mi vado a godere i miei ministri in televisione».

Francesco Bei
(da “La Repubblica”)

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LA MANOVRA? “NON E’ EQUA MA VA APPROVATA ALLA SVELTA”

Dicembre 6th, 2011 Riccardo Fucile

INDAGINE IPR: UN DEFICIT DI GIUSTIZIA MA ANCHE IL SOSTEGNO AD UNA PARTE DELLE MISURE SOCIALMENTE PIU’ GIUSTE….EMERGE LA CONVINZIONE CHE LE NORME VADANO COMUNQUE ADOTTATE

La manovra del governo Monti non è equa e poteva essere fatta meglio, ma gli italiani ritengono molto o abbastanza condivisibili una quindicina (su 25) dei punti che contiene e, comunque, pensano che i loro partiti di riferimento faranno bene ad approvarla in fretta.
Contraddizioni in termini? Probabilmente no.
Quello che emerge dal sondaggio che Ipr Marketing ha realizzato per Repubblica.it ieri, con il sistema “Tempo reale” su un campione di mille cittadini opportunamente “disaggregati”, è il quadro abbastanza realistico dell’atteggiamento degli italiani rispetto all’intervento economico che l’esecutivo ha portato all’attenzione del Parlamento.
Un giudizio che si potrebbe riassumere così: è una medicina amara, che non piace, ma dentro ha i principi attivi che possono far guarire il malato.
Alla fine, dunque, meglio buttarla giù.
Un giudizio, dunque, sorprendentemente ponderato, molto poco “di pancia” o meglio, con dentro un mix di elementi e motivazioni che vanno dagli estremi del “no” passionale fondato su una percezione diffusa di ingiustizia, al “sì” razionale che dice: nella situazione e con i tempi dati, meglio approvare la manovra sperando forse, in ulteriori modifiche che possano renderla più equa pur mantenendone l’efficacia sui conti pubblici.
Il sondaggio si divide in tre parti.
Nella prima, Ipr ha interpellato il campione su cinque domande generali per arrivare a definire un giudizio sul provvedimento nel suo complesso; nella seconda, gli interpellati sono stati chiamati a giudicare 25 diversi punti della manovra; nella terza le domande riguardavano l’auspicabile atteggiamento dei rispettivi partiti di riferimento.
Il giudizio generale.
Per il 70% del campione la manovra “non è equa”, solo il 19% la ritiene “equa” e l’11% non ha un’opinione in merito.
Gli elettori di 4 dei 5 principali partiti (Pdl, Pd, Lega, Idv) la giudicano negativamente con percentuali oscillanti dal 63% (Pd) al 70% (Pdl).
Solo gli elettori del Terzo Polo fanno segnare un 45% di giudizi di “equità ” contro il 33% che la giudicano “non equa”.
Anche coloro che fanno riferimento ad altre forze politiche si esprimono negativamente con percentuali molto elevate (73%).
Più o meno simile il giudizio di merito: la manovra poteva essere fatta diversamente? Per il 65% del campione, sì.
Molto negativi gli elettori di Pdl (67%), Lega (98%) e Idv (63%), ma il 66% di coloro che fanno riferimento al Terzo Polo e il 46% degli elettori Pd ritengono che la manovra sia “pesante” ma che c’era poco d’altro da fare.
Il giudizio cambia abbastanza radicalmente quando si comincia ad entrare nel merito. Le domande chiedono di valutare la manovra da quattro punti di vista: risanamento dei conti pubblici, lotta all’evasione, riduzione dei costi dello Stato, rilancio e sviluppo dell’economia.
I giudizi positivi salgono al 45% (risanamento economico), 41% (lotta all’evasione) 31% (riduzione costi).
Resta molto negativo (21% di sì) il giudizio sul rilancio economico.
Tra l’altro, il 48% del campione teme che non sia sufficiente per salvare l’Italia da ulteriori attacchi della speculazione e solo il 21% ritiene che basterà .
L’ultima domanda del primo gruppo riguarda la decisione di Mario Monti di rinunciare al compenso dovuto al presidente del Consiglio: per il 61%   del campione si tratta di “una scelta di rispetto nei confronti degli italiani chiamati ai sacrifici”, mentre il 33% la ritiene “un’azione ipocrita e di immagine” perchè Monti sta bene economicamente e non ne ha bisogno.
Anche da questa domanda emerge un dato che “attraversa” tutto il sondaggio: gli elettori del Terzo Polo sono certamente i più “vicini” a Monti, seguiti da quelli del Pd che lo sostengono abbastanza e da quelli del Pdl, un po’ più tiepidi.
Negativi o molto negativi i sostenitori dell’Idv e della Lega, come molto negativi sono tutti gli altri.
I singoli provvedimenti.
Tutto quello che si avvicina al concetto di “patrimoniale” o riguarda i tagli della spesa pubblica o il rilancio riscuote il pieno consenso del campione; tutto quello che riguarda incrementi di tasse sulla casa viene bocciato pesantemente; tutto quello che riguarda le pensioni ottiene giudizi piuttosto negativi.
E’ più o meno questo l’atteggiamento del campione di Ipr davanti a 25 domande su altrettanti punti della manovra.
Undici punti ottengono giudizi positivi superiori al 60%, quattro si collocano tra il 48% e il 51%.
Gli altri dieci scendono tra il 39% e il 15% di consenso.
Al comando della graduatoria, con il 90% di giudizi positivi, la tassa sul lusso e la riorganizzazione delle province che prelude alla loro cancellazione.
Molto bene, pure la soppressione di altri enti, la tassazione dei capitali “scudati”, le liberalizzazione.
Pure buoni i giudizi su tracciabilità  dei pagamenti, soppressione degli ordini e di alcuni istituti previdenziali, l’Ici sulla seconda casa e l’estensione del sistema contributivo a tutti i lavoratori (un 60% di sì abbastanza sorprendente).
I tagli agli enti locali, l’aumento dei contributi agli autonomi, la tassazione sui prodotti finanziari e le garanzie statali sulle passività  bancarie, ottengono giudizi positivi intorno al 50%.
Da qui in poi, cominciano i “no”.
L’intero pacchetto pensionistico (quello, per intenderci, che porta all’abolizione delle pensioni di anzianità ) riceve un consenso tra il 39% e il 32%.
Al di sotto del 30% di “sì”, il ritorno dell’Ici sulla prima casa, l’aumento dell’Iva, l’aumento dell’addizionale regionale Irpef, l’incremento degli estimi catastali e l’aumento delle accise su benzina e carburanti che riceve una sonora bocciatura con l’85% di “no”.
Però votatela.
Gli italiani, dunque, giudicano la manovra generalmente iniqua ma utile o positiva in diverse parti.
La medicina, insomma, è vista come piuttosto amara: non piace anche se si riconosce una certa efficacia a diverse sue parti.
Ma appena si passa al comportamento richiesto ai partiti, il discorso cambia e il campione di Ipr Marketing diventa molto più realista: le forze politiche dovranno approvarla senza pensarci troppo.
Un giudizio che accomuna Pdl e Pd e Terzo Polo ma che trova spazi oanche tra gli elettori Idv.
I seguaci di Di Pietro, infatti, ritengono (49%) che il loro partito dovrebbe, alla fine, dire di “sì” (27% per il “no” e 24% senza opinione).
Gli elettori del Pd si schierano per il “sì” (75% contro 24% di “no”), quelli del Pdl sono favorevoli ad appoggiare la manovra al 67% (19% di “no), quelli del Terzo Polo sono per il “sì” in Parlamento all’89%.

Massimo Razzi
(da “La Repubblica”)

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IL CAIMANO TORNA E SFASCIA LA MAGGIORANZA DI MONTI

Dicembre 6th, 2011 Riccardo Fucile

ICI A PARTE, BERLUSCONI HA OTTENUTO TUTTO: NIENTE IRPEF, NIENTE PATRIMONIALE, TASSAZIONE RIDICOLA SUI CAPITALI SCUDATI, LE NUOVE FREQUENZE TV REGALATE, LA STANGATA SUI PENSIONATI

La stanza più buia di Montecitorio è la sala lettura.
Luogo ideale per un fugace incontro “carbonaro” tra i capigruppo di Pd e Pdl.
Il dibattito sulla manovra era ancora in corso, ma Dario Franceschini e Fabrizio Cicchitto si stavano già  confrontando in un luogo adiacente al Transatlantico insieme ad Enrico Letta (Pd) e Simone Baldelli (Pdl).
“Il voto di fiducia è necessario — spiegava Cicchitto — ci serve per tenere insieme tutti”.
Franceschini non escludeva l’ipotesi: “Ma noi vogliamo un accordo meno punitivo sulle pensioni, dobbiamo trovare un compromesso sugli emendamenti”.
Nessun problema, “parlate con Giuliano Cazzola, vicepresidente in commissione Lavoro”, chiudeva il presidente dei deputati Pdl.
Deciso, ma conciliante e con un obiettivo preciso. Durante tutta la seduta era stato seduto accanto a Silvio Berlusconi, arrivato a Montecitorio per imporre la sua linea sul decreto: voto di fiducia o morte.
“Questa manovra contiene diverse cose su cui non siamo aperti — ha detto Berlusconi — tuttavia, il problema non è una singola parte, ma la necessità  di approvarla interamente per la situazione che si è creata. Noi sosteniamo il governo lealmente e lo faremo anche se ci saranno, dopo il lavoro della commissioni, delle cose su cui non avremmo un’opinione positiva”.
La manovra così com’è, infatti, non cerca di salvare solo l’Italia, ma anche una buona parte del popolo piddiellino dalla scure delle tasse.
Una patrimoniale vera e propria non c’è e nemmeno l’aumento dell’Irpef che Berlusconi è riuscito ad evitare in extremis.
Mentre i lavoratori e i pensionati, cari al Pd e alla Cgil, vengono stangati.
In più, se la Lega presentasse in Aula una serie di emendamenti condivisibili, metterebbe in seria difficoltà  il partito di Angelino Alfano costretto a respingerli. Meglio un accordo in commissione e un voto di fiducia che avrebbe anche il favore di spaccare il centrosinistra.
L’Idv ha infatti annunciato che il decreto non merita la fiducia.
“Perchè in questa manovra l’equità  la vede soltanto lei”, ha detto il presidente dei deputati Idv, Massimo Donadi, durante il dibattito, rivolto a Mario Monti.
“Non c’è una tassa sui grandi patrimoni, non c’è niente contro l’evasione fiscale, si abbatte solo su ceto medio e lavoratori”.
Critiche esposte anche poco prima da Franceschini: “Questa non è la manovra del Partito democratico. Capiamo l’urgenza ma noi l’avremmo fatta in un altro modo”. D’accordo con Cicchitto, che ha ribadito come “le differenze tra Pd e Pdl restano inalterate” ma queste misure “possono creare problemi sociali”.
Il Parlamento è momentaneamente fuori dai giochi, anche se Monti lo ha definito “l’unico interlocutore” .
Può limitarsi a qualche modifica in corsa, ma non può scegliere quale politica proporre.
“Anche perchè nessun governo politico sarebbe riuscito a fare questa manovra” ha dichiarato Pier Ferdinando Casini, “ora però chi lo sostiene ci metta la faccia in maniera trasparente, senza furberie” ha chiesto il leader Udc.
E ai due partiti maggiori, Pd e Pdl, conviene assecondarlo, a costo di tagliare fuori gli storici alleati.
“Dobbiamo accordarci su un punto col Pdl, cedendo qualcosa a loro per ottenere una cosa noi — ha spiegato un deputato democratico — e chiedere un paio di modifiche sostanziali direttamente al governo. Di questa manovra c’è bisogno, possiamo solo limitare i danni”.
Che a quanto pare non sono pochi: i parlamentari di entrambi gli schieramenti ieri hanno ricevuto decine di e-mail da elettori scontenti che minacciano di non votarli più.
Il decreto arriverà  dal Quirinale a breve, la commissione Bilancio della Camera è già  in preallarme e lavorerà  nel ponte dell’Immacolata.
Il Pd chiederà  un adeguamento sulle pensioni, rivalendosi sui capitali scudati.
Il Pdl insisterà  per rivedere la tassa sulla prima casa.
Più difficile che il governo accontenti l’Idv portando la soglia no cash a 300 euro. Dopo l’intervento alla Camera, Monti ieri sera è andato al Senato, dove gli schemi si sono riproposti.
Lega all’opposizione, Idv oppositrice alla manovra, Pd e Pdl in cerca di una mediazione.
Fuori da Palazzo Madama, due vigili urbani discutevano tra loro: “Io ho solo 26 anni di contributi, non mi ci mandano più in pensione”.
L’altro lo guardava, sconsolato: “Già , siamo spacciati”.
Le prossime lacrime saranno le loro.

Caterina Perniconi
(“Il Fatto Quotidiano“)

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LA MANOVRA COSTERA’ 635 EURO A FAMIGLIA

Dicembre 5th, 2011 Riccardo Fucile

STUDIO DELLA CGIA DI MESTRE: INCLUDENDO LE MISURE PRESE DAL GOVERNO BERLUSCONI L’ESBORSO E’ DI 6.402 EURO IN QUATTRO ANNI

Avevano detto che la medicina sarebbe stata amara.
Adesso ne conosciamo anche il prezzo: 635 euro a famiglia.
«La manovra “salva-Italia” peserà  sulle famiglie italiane con un importo medio pari a 635 euro.
Se teniamo conto anche delle manovre estive elaborate dal precedente governo Berlusconi, l’importo complessivo che graverà  sulle famiglie italiane, raggiungerà , nel quadriennio 2011-2014, i 6.400 euro» ha detto il segretario della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi, dopo aver stimato, assieme al suo Ufficio studi, gli effetti economici che la manovra Monti – e quelle d’estate redatte dal governo Berlusconi – avranno sui bilanci delle famiglie italiane.
Per quanto concerne la manovra «Salva-Italia», sottolineano dalla Cgia, l’importo è pari a 30 miliardi di euro lordi.
Se a questa cifra si sottraggono i 10 miliardi che saranno destinati allo sviluppo e si rimuovono anche i 4 miliardi che andranno ad evitare il taglio delle agevolazioni nel 2012, l’effetto complessivo della manovra sulle famiglie sarà  pari a 16 miliardi di euro.
Pertanto, questa entità  inciderà  mediamente su ciascuno dei 25 milioni di nuclei familiari italiani per un importo pari a 635 euro nel triennio 2012-2014.
Se a questa misura si aggiungono gli effetti delle manovre d’estate stilate dal Governo Berlusconi, il carico complessivo sulle famiglie salirà  a 6.402 euro.
«Complessivamente – conclude Bortolussi – queste 3 manovre avranno un effetto complessivo nel quadriennio 2011-2014 pari a 161,1 miliardi di euro. Una vera e propria stangata che, probabilmente, riuscirà  a far quadrare i conti ma rischia di mettere in ginocchio l’economia del Paese».

(da “Il Corriere della Sera“)

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UN’AMARA MEDICINA

Dicembre 5th, 2011 Riccardo Fucile

SI APRE UNA SETTIMANA DECISIVA PER IL FUTURO DELL’EUROPA: MONTI DEVE SANARE I GUAI DI DECENNI DI CATTIVA POLITICA, MA IL CETO MEDIO FINISCE PER ESSERE SEMPRE CONSIDERATO COME UN BANCOMAT

Nella conferenza stampa che ieri sera ha fatto seguito al Consiglio dei ministri il nuovo governo presieduto dal professor Mario Monti ha dato una confortante prova di stile.
Ha mostrato agli italiani che hanno potuto seguirla in tv o via Internet competenza e senso di responsabilità .
E l’annuncio che il primo ministro rinuncerà  ai compensi che gli spettano è un segno di compartecipazione ai sacrifici richiesti che va sicuramente apprezzato.
Può servire a ricreare quel feeling tra il Palazzo e il Paese reale di cui avremo sicuramente bisogno nei giorni e nelle prove difficili che ci attendono.
Del resto la settimana che si apre oggi si presenta decisiva per il futuro dell’Europa e il governo di Roma persegue l’obiettivo di presentare l’Italia dal lato delle soluzioni e non da quello dei problemi.
Siccome lo stile è importante ma i contenuti dell’azione di governo di più, è del merito del decreto approvato ieri che bisogna discutere senza timore di sottolinearne alcune evidenti contraddizioni.
Il completamento della riforma previdenziale e la riduzione dei costi delle Province, solo per limitarsi a due esempi, sono sicuramente provvedimenti che vanno nella direzione giusta e che rispondono a esigenze complementari.
Mettere in sicurezza il nostro sistema pensionistico ma nel contempo dimostrare la volontà  di ridurre i costi della politica, di cominciare a tagliare quell’eccesso di intermediazione che prevede tra il cittadino e lo Stato ben tre livelli di rappresentanza politica (Comuni, Regioni e per l’appunto le Province).
Il cuore della manovra però – purtroppo – non sta tanto in questi pur importanti provvedimenti, quanto in un’amara medicina: l’aumento della tassazione che colpisce duramente la casa e riesuma qua e là  un vecchio armamentario di imposte e balzelli. Fortunatamente alla fine il Consiglio dei ministri ha scelto di soprassedere all’idea di dar corso a un aggravio delle aliquote Irpef che avrebbe sbilanciato ancor di più il decreto dal lato dell’imposizione fiscale.
Certo è che rimarrà  nel ceto medio italiano la sensazione di essere considerato dai governi di turno – politici o tecnici che siano – come una sorta di bancomat, un portatore sano di liquidità  che può essere drenata con facilità .
Nei tempi ristretti che ha avuto a disposizione il governo dei tecnici non ha potuto produrre riforme incisive e strutturali per ridurre il dualismo del mercato del lavoro e rilanciare davvero la crescita.
Alcune prime norme sono state previste, altre sono state annunciate e scadenzate per un prossimo e non lontano «secondo tempo».
Se le aspettano le organizzazioni internazionali che avevano messo all’indice il governo Berlusconi proprio per questa carenza di iniziativa e se le aspettano le parti sociali.
Imprenditori e sindacati sanno che almeno sul breve l’introduzione di nuove imposte, necessaria come tampone, non potrà  che acuire i segni della recessione e aprire un pericoloso gap temporale tra i sacrifici richiesti agli italiani e la tenuta dell’economia reale.

Dario Di Vico
(da “Il Corriere della Sera“)

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L’ANALISI: MOLTE TASSE E POCA CRESCITA

Dicembre 5th, 2011 Riccardo Fucile

LA MANOVRA COLPIRA’ MILIONI DI ITALIANI: MENO MACELLERIA SOCIALE DI QUELLA TEMUTA, MA DAL GOVERNO DEI PROFESSORI CI SI ATTENDEVA QUALCOSA DI PIU’

Le lacrime di Elisa Fornero sono una buona metafora di questo “decreto salva-Italia”. Un’operazione chirurgica di tasse e di tagli senza anestesia, sul corpo vivo della società  italiana. Farà  piangere alcuni milioni di persone, anche se farà  un po’ meno “macelleria sociale” di quanto si temeva. Diciamo la verità . Dal governo dei Professori ci saremmo aspettati qualcosa di più.
In termini di qualità  e di equità .
Non serviva un autorevolissimo tecnico prestato alla politica come Monti, che con i suoi atti ha combattuto in Europa i grandi trust del pianeta e che con i suoi articoli si batte da anni per la modernizzazione del Paese, per varare una manovra che ha comunque un vago sapore di stangata vecchio stile.
Non serviva una squadra d’èlite per mettere insieme un pacchetto di misure che comprendono la solita infornata di imposte per i contribuenti e la solita carestia di risorse per gli enti locali.
Su questa “cura” grava in parte la stessa ipoteca che aveva pesato sulle ultime due manovre del governo Berlusconi-Tremonti, che tra luglio e agosto avevano razzolato la quasi totalità  del gettito sulle tasse, e solo per una quota marginale sulle spese (di cui l’80% sulle riduzioni per ministeri, enti locali e sanità ).
Ora, il pacchetto di misure varato dal Consiglio dei ministri ripete parzialmente lo schema: su un totale di 30 miliardi “lordi”, 17 sono aumenti d’imposta, 13 sono riduzioni della spesa.
Ancora una volta, la necessità  di fare cassa fa premio sull’opportunità  di ripensare più a fondo la natura e la struttura del bilancio pubblico.
È vero che urgeva ed urge una terapia d’urto, e che come dice il premier “il debito pubblico non è colpa dell’Europa, ma è colpa di noi italiani”.
Ma se è vero quello che la Banca d’Italia ripete da tempo, e cioè che nel prossimo biennio la pressione fiscale viaggia verso il record del 43,7% del Pil e la spesa primaria al netto degli interessi corre verso il 43,3%, allora la manovra resta ancora troppo squilibrata dal lato delle entrate.
Sul fronte fiscale, il “saio” cucito addosso ai contribuenti è pesante.
Monti (come del resto Tremonti) aveva promesso il passaggio della tassazione dalle persone alle cose.
Nella sua manovra di questa traslazione c’è una traccia ancora insufficiente.
Le “cose” vengono ri-tassate. La casa subisce un duplice, gravosissimo colpo: l’introduzione dell’Imu e l’aggiornamento degli estimi catastali.
I beni di consumo subiscono un’altra frustata: l’aliquota Iva aumenterà  di altri 2 punti nel secondo semestre 2012, dopo il rialzo agostano già  decretato dal governo forzaleghista, con un’alea difficile da calcolare sul possibile “propellente” inflazionistico che può generare. In compenso, con una scelta saggia propiziata anche dalla moral suasion dei partiti della “Grosse Koalition” all’italiana, le “persone” vengono tassate un po’ meno del previsto.
Il cospicuo ritocco dell’ultima aliquota Irpef, dal 43 al 46%, è stato opportunamente rimosso dal menù.
Si è risparmiato così l’ennesimo tributo sul ceto medio, e si è archiviata l’idea, non del tutto realistica, che i “ricchi” in Italia siano quelli che dichiarano più di 75 mila euro l’anno.
In realtà  questo è anche il bacino sociale del lavoro dipendente che paga le tasse fino all’ultimo centesimo, mentre il lavoro autonomo continua a ripararsi dietro dichiarazioni dei redditi scandalose, che non superano i 25-30 mila euro l’anno.
In compenso, salirà  l’addizionale Irpef delle regioni.
La manovra di Monti ha recuperato in extremis un barlume di equità .
Con la pistola del Cavaliere alla tempia, il premier ha dovuto rinunciare a spostare drasticamente il prelievo, dal reddito al patrimonio.
È deludente che un governo tecnico non sia stato in grado di varare un’imposta sulle grandi fortune sul modello francese, e non abbia nemmeno tentato di riequilibrare l’imposizione sulle rendite finanziarie (ferma al 20%) rispetto a quella sul lavoro (ormai a quota 36%).
Ed è deludente che abbia rinunciato a tentare un affondo più convinto contro gli “invisibili” del sistema tributario, che ogni anno nascondono al Fisco 120 miliardi di euro: si poteva osare di più, e non limitarsi a reintrodurre la tracciabilità  del contante solo dai 1.000 euro, dopo aver annunciato alle Camere l’intenzione di “chiedere di più a chi ha di più” e la volontà  di “colpire l’evasione fiscale” per impiegare il maggior gettito per abbattere le imposte sui lavoratori e sulle imprese.
Ma in compenso, grazie alle pressioni del Pd, uno sforzo di giustizia sociale è stato fatto grazie alla tassa una tantum dell’1,5% sui capitali rientrati con l’ultimo scudo fiscale di Tremonti.
E sulla stessa linea si iscrivono l’estensione dell’imposta di bollo su diverse operazioni finanziarie (e non più solo sui conti correnti bancari), la tassa di stazionamento aggravata sugli yacht e i rincari del bollo sulle auto di lusso.
Misure che incidono effettivamente sulle categorie più benestanti, risparmiate in tutti questi anni dai sacrifici.
Tuttavia, anche in questo campo si poteva fare di più e di meglio, per rendere socialmente più tollerabile la distribuzione del prelievo.
Nel “decreto salva Italia” c’è comunque un elemento di qualità .
Sul fronte della spesa, l’intervento sulle pensioni è serio e strutturale.
È giusto correggere le iniquità  del sistema dell’anzianità , anomalia tutta italiana nella quale si frantuma una parte del patto tra le generazioni.
È giusto superare la disparità  del metodo di calcolo (retributivo o contributivo) a seconda che si sia stati assunti prima o dopo il 1978.
È giusto equilibrare le aliquote contributive delle categorie autonome che in questi decenni sono state abbondantemente al di sotto della media.
È anche giusto, benchè doloroso, accelerare l’innalzamento ed equiparare l’età  di vecchiaia per uomini e donne, anche se non si può non accompagnare un vero e proprio “scalone” sull’accesso alla pensione femminile con un sistema di Welfare finalmente inclusivo per chi deve coniugare lavoro e cura della famiglia e dei figli.
Ma il blocco della rivalutazione degli assegni, sia pure salvando quelli al minimo e fino al limite dei 940 euro al mese, è a tutti gli effetti una “tassa sul pensionato”, che oltre tutto non risparmia i trattamenti compresi tra i 1.000 e i 2.000 euro al mese.
Il 48% del totale, e in questa fascia sociale non si tratta certo di “pensioni d’oro”.
Per il resto, sui tagli di spesa non c’è molto altro di veramente “qualificante”.
L’abbattimento dei costi della politica è ancora allo stadio iniziale, a dispetto del gesto di buona volontà  del premier che rinuncia al suo stipendio. Il colpo di scure sulle Autority e sulle Province, oppure la soppressione dell’Enit o dell’Agenzia per il nucleare, aiutano ma non risolvono.
Volendo amputare sul serio la spesa improduttiva e gli enti inutili si sarebbe potuto e si potrebbe affondare la lama molto più in profondità .
La stessa cosa si può dire per il pacchetto di misure sulla crescita presentate dal ministro Passera.
Le liberalizzazioni si limitano ai farmaci di fascia C nelle parafarmacie, e con una serie dettagliata di vincoli. Il credito d’imposta per la ricerca è troppo basso.
La deduzione Irap sui costi del lavoro, a vantaggio delle imprese, è solo un primo passo, ancora troppo timido.
Monti, in queste settimane, aveva costruito la sua manovra su una “triade” inscindibile: rigore, equità , crescita.
Dei tre assi, per ora ne ha calato davvero uno solo, cioè il primo. Era necessario.
Ma se il premier non si affretta a giocare fino in fondo anche gli altri due, la sua partita sarà  difficilissima.
In Parlamento, e soprattutto nel Paese.

Massimo Giannnini
(da “La Repubblica”)

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MONTI: “IL MIO SEGRETO SALVA ITALIA”, COLPITE PENSIONI E PATRIMONI, TORNA L’ICI , SALE L’IVA

Dicembre 5th, 2011 Riccardo Fucile

I CAPITALI RIENTRATI CON LO SCUDO FISCALE TASSATI DELL’1,5%, SI ALZA L’ETA’ PENSIONABILE, SI PAGHERA’ LO 0,4% SULLA PRIMA CASA, SALTANO MOLTE POLTRONE NELLE PROVINCE…MONTI RINUNCIA ALLO STIPENDIO DI PRIMO MINISTRO E DA’ L’ESEMPIO…SI POTEVA FARE DI PIU’ MA IL RISCHIO ERA CHE LO STATO NON RIUSCISSE A PAGARE PIU’ GLI STIPENDI….I PARTITI CHE HANNO SFASCIATO IL PAESE (COME LA LEGA) ORA FANNO I CRITICI

C’è qualcosa di simile ad una patrimoniale. Ma non è come ci si aspettava. Ritorna l’Ici (che colpisce tutti, però), i bolli sui conti correnti e le rendite finanziarie.
E anche un superbollo per le auto di lusso, la tassa sulle barche sopra i 10 metri e sul possesso di aerei e elicotteri.
Poco, però, per incidere davvero sul privilegio.
Per il resto, si picchia durissimo su pensioni, nuova Ici e Iva. Aumenteranno persino le accise sulla benzina.
Qualche passaggio forte sulla lotta all’evasione così come detassazioni a lavoro e imprese; per il resto, però, la sostanza resta quella di tagli e tasse. Anche se Monti ne ha parlato come di qualcosa di “rivoluzionario”, unica nel suo genere almeno fino ad oggi.
E ha respinto ogni accusa. In modo credibile, ma quanto vero lo si scoprirà  oggi, quando il decreto sarà  pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.
La manovra “salva Italia” — come è stata ufficialmente battezzata — firmata Mario Monti, contenuta in un unico decreto, e che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe far restare il Paese saldamente ancorato all’Europa, non delude le aspettative sul rigore, mostra timidi segnali di sviluppo (sgravi Irap alle imprese sul costo del lavoro), e tocca anche un po’ la Casta, ma senza fare troppo male; ridisegna l’organizzazione delle Province, tagliando a 10 il numero dei consiglieri e rendendo gratuito “ed onorifico” il ruolo, rende più trasparenti le dichiarazioni dei redditi dei parlamentari e del governo ma, soprattutto, taglia gli stipendi dell’esecutivo.
Mario Monti ha rinunciato (ripetendola due volte a causa di una domanda fuori luogo dell’ex parlamentare e giornalista Gustavo Selva) al suo stipendio di presidente del Consiglio e di ministro dell’Economia, “in linea con i sacrifici chiesti agli italiani”.
Su Parlamento, benefit e privilegi parlamentari, però, nessun cenno.
Solo una riduzione dei componenti delle varie Authority operanti in Italia, dalla Consob al Garante per la concorrenza e tutte le altre; una razionalizzazione, insomma, più che un vero taglio.
Sarà  soppressa anche dell’Agenzia per il nucleare.
Una mazzata, tuttavia, è arrivata sui capitali rientrati in Italia attraverso lo scudo fiscale.
Monti li tasserà  dell’1,5%.
Tremonti non ci avrebbe mai neppure pensato. “La lotta all’evasione è una priorità  del governo — ha detto Monti — e dunque il primo passo è non ricorrere più a condoni che riducono la base imponibilie futura e danno un gettito inferiore al dovuto”.
L’obiettivo del governo è “evitare la possibilità  stessa dell’evasione” e dunque “è implicita la scelta di non procedere a condoni”.
Al contrario, Monti ha annunciato “meccanismi sistematici che allargano la base imponibile in settori individuali, nelle imprese artigiane, per i quali verrà  creata una fiscalità  non punitiva opzionale”.
Chi si aspettava che dopo i colloqui avuti soprattutto con i sindacati, i “bocconiani” al governo rivedessero e limassero almeno alcuni passaggi sul regime pensionistico e sull’aumento dell’Iva, soprattutto nell’aliquota agevolata (quella che comprende quasi tutti i prosotti alimentari), oppure sulla deindicizzzione delle pensioni, come chiesto a gran voce dalla Camusso per prima, ma più o meno da tutte le sigle sindacali, si è sbagliato di grosso.
E’ solo che questa misura è costata molto, anche a livello personale e psicologico, alla ministra del Lavoro, Elsa Fornero.
Che è scoppiata in un pianto dirotto (leggi l’articolo) a far capire quanto possa essere dura una misura come questa su chi percepisce una pensione di poco più di mille euro.
Le lacrime e il sangue, insomma, ci sono tutte.
E l’equità , per quanto elemento dirimente e imprescindibile dell’intero decreto, a quanto sottolineato più volte da Monti, ce n’è di meno, molto meno.
Per Monti, tuttavia, questa è la migliore possibile.
Ma non tutti i suoi ministri la pensavano, evidentemente, allo stesso modo se durante il lungo consiglio dei ministri (durato tre ore) per il via libera alle misure, si sono registrati parecchi malumori; la Fornero, insomma, non ne voleva sapere di toccare l’indicizzazione delle pensioni, e altri ministri erano con lei, ma Monti è stato inamovibile.
Alla fine il via libera.
Con Monti che ha avuto la meglio; le misure erano quelle necessarie, nessun ritocco.
Lo ha “twittato” persino il ministro Passera: “Capisco il disagio dei cittadini, ma la catastrofe incombe e va evitata, anche se costa”.
Ma, intanto, Passera ha annunciato “il rafforzamento forte del Fondo di garanzia per assicurare almeno 20 miliardi di credito alle piccole e medie imprese”.
“Abbiamo rimesso in moto l’Ice, lo abbiamo ricreato”, ha detto il ministro dello Sviluppo economico.
E, inoltre, “la nostra fiscalità  finora oggi quasi quasi penalizzava aziende che avevano molto costo di lavoro — ha spiegato ancora Passera — per questo abbiamo deciso di defiscalizzare l’impatto dell’Irap sui risultati dell’ azienda e questo è una cosa molto concreta”.
Così come il forte rafforzamento del Fondo di Garanzia per le imprese, una misura che ha strappato l’applauso, nel pomeriggio, da parte di Confindustria e della Marcegaglia che, non a caso, aveva sottolineato la sua “soddisfazione”.
Sullo specifico delle misure, spiegate da Grilli e Giarda, non sono previsti interventi sull’Irpef, come invece anticipato, anche se le Regioni potranno scegliere se aumentare l’addizionale.
I nodi veri della manovra, comunque, ruotano su due punti: le pensioni e il ritorno dell’Ici.
La prima: scattera’ dal primo gennaio 2012 per le pensioni il metodo di calcolo contributivo pro-rata per le lavoratrici.
Si alza l’età  pensionabile, con l’obiettivo di arrivare dal 2022 a un’età  non inferiore a 67 anni.
Fermo restando il diritto di andare in pensione con le regole ora vigenti per i lavoratori che al 31 dicembre del 2011 abbiano maturato i requisiti, dal prossimo anno l’età  pensionabile sarà  innalzata.
L’accesso alla pensione di vecchiaia sale da 60 a 63 anni.
Il requisito anagrafico è ulteriormente incrementato di un ulteriore anno dal 1° gennaio 2014, di un ulteriore anno a decorrere dal 1° gennaio 2016 e di un ulteriore anno a decorrere dal 1° gennaio 2018 fino ad arrivare a 66 anni.
Per le lavoratrici autonome, si passa da 60 a 63 anni e 6 mesi, requisito anagrafico ulteriormente incrementato di un ulteriore anno a decorrere dal 1° gennaio 2014, di un ulteriore anno a decorrere dal 1° gennaio 2016 e di un ulteriore anno a decorrere dal 1° gennaio 2018, fino a 66 anni e sei mesi.
Si alza anche l’età  della pensione anticipata.
Dal primo gennaio, si potrà  andare in pensione solo con 42 anni e 1 mese se si maturano i requisiti nel 2012.
Chi chiederà  la pensione anticipata prima dei 63 anni avrà  una decurtazione del 3 per cento per ogni anno che manca.
Dall’anno prossimo poi saranno abolite le cosiddette finestre mobili. In sostanza, nel 2022 ci vorranno 67 anni per andare in pensione.
La seconda: l’Ici (che si chiamerà  Imu) sulla prima casa ci sarà  già  dal 2012, con una aliquota dello 0,4% e fino al 2014.
L’andamento a regime dell’imposta è fissato al 2015.
L’aliquota ordinaria dell’imposta, è pari allo 0,76% sulla rendita catastale, ma i comuni potranno modificare, in aumento o in diminuzione, l’aliquota di base sino a 0,3 punti percentuali o fino a 0,2 punti per l’abitazione principale e per gli immobili locati.
L’aliquota è invece ridotta allo 0,4% per l’abitazione principale e per le relative pertinenze, oltre che per gli immobili locati.
Tra le misure varate questa sera anche l’obbligatorietà , per società  e imprese, di dichiarare il pagamento del canone Rai, la soppressione di Enpals e Inpdap, enti previdenziali che confluiranno in una sorta di nascendo “super Inps”.
Quindi è stata stabilita la tracciabilità  del contante sopra i mille euro.
E non bisogna dimenticare, poi, l’aumento del 2% delle aliquote Iva a partire dal secondo semestre 2012.
“Molte cose che non abbiamo fatto oggi — ha concluso Monti — siamo ben determinati ad andare oltre, soprattutto sul terreno del lavoro e del welfare”. “Naturalmente — ha poi ammesso all’ultimo tuffo — per quanto riguarda i costi della politica si poteva fare di più, vogliamo avviare un iter per fare in modo che non si finisca qui…”.
Si vedrà .

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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MANOVRA DA TRENTA MILIARDI DI EURO: TUTTI I PROVVEDIMENTI PUNTO PER PUNTO

Dicembre 4th, 2011 Riccardo Fucile

DALL’IVA ALL’IMPOSTA PRIMA CASA FINO ALLA STRETTA SULLE PENSIONI… COSA CONTIENE IL DECRETO MONTI

Arriva la manovra firmata Mario Monti.
Il cdm l’ha approvata al termine di una lunga giornata di incontri con le parti sociali e i rappresentanti delle autonomie locali.
Vale 24 mld, 20 al netto della delega fiscale, con una correzione lorda di 30 mld, considerando gli interventi di spesa a favore della crescita, del sistema produttivo e del lavoro per oltre 10 miliardi.
Il provvedimento prevede un nutrito pacchetto fiscale, la stretta sulle pensioni, i tagli alla spesa, con 5 mld di sacrifici chiesti agli enti locali.
Ma anche il taglio all’irap sul costo del lavoro per le imprese.
Ecco le principali novità .
Manovra da 20 miliardi netti
La manovra è di 20 miliardi al netto e di 30 al lordo . Lo ha detto il viceministro Vittorio Grilli, aggiungendo che tale entità  risponde in pieno alle richieste della Ue: “Se prendiamo un anno medio di dati – ha detto Grilli – di riduzione di spesa, ci sono circa 12-13 miliardi di riduzione di spese e il resto fino ad arrivare a 30 miliardi di aumento delle entrate”.
Irpef, non cambiano aliquote
A sorpresa, è stato escluso l’intervento sull’Irpef. Nelle prime bozze c’erano un ritocco dell’aliquota al 41% per i redditi superiori ai 55mila euro, poi tramontato; e uno di 3 punti per i redditi superiori ai 75mila euro: dal 43% al 46%.
Anche questo è stato accantonato nella bozza finale. La rinuncia al ritocco è compensata con un leggero aumento dell’addizionale Irpef (con corrispondente diminuzione dei trasferimenti alle regioni).
Secondo fonti delle Regioni, l’addizionale verrebbe ritoccata dello 0,33%, dallo 0,9 all’1,23%.
Tassa per scudo fiscale
E’ previsto un “bollo” una tantum dell’1,5% sui capitali rientrati tramite l’ultimo scudo fiscale. Le somme, ha detto il premier Mario Monti, serviranno a coprire l’inflazione per le pensioni fino a 960 euro.
Casa
L’imposta municipale unica sostituisce la vecchia Ici e si pagherà  anche sulla prima casa con un’aliquota dello 0,4% rispetto allo 0,76% dell’aliquota ordinaria. E’ prevista anche la rivalutazione del 5% degli estimi.
Nuove pensioni
Estensione del metodo contributivo per tutti. Sarà  flessibile la scelta delle pensioni nel settore privato da un’età  minima di 62 anni a 70 calibrata su incentivi per chi resta e disincentivi per chi va via prima.
Per le donne la fascia andrà  da 62 a 70 anni, per gli uomini da 66 a 70. Le fasce entrano in vigore nel 2012 ed è prevista la convergenza tra l’età  di uomini e donne nel 2018, a 66 anni.
Saranno abolite le finestre di uscita. Inoltre è previsto l’aumento delle aliquote dei lavoratori autonomi ed un contributo di solidarietà  per regimi speciali.
Iva
E’ previsto un aumento dell’imposta sul valore aggiunto: sarà  del 2% (dal 21 al 23%) dal primo settembre 2012.
Sarà  a copertura della clausola di salvaguardia e da attuare “solo nel caso in cui sia necessario”.
L’aumento è a copertura della delega fiscale del precedente governo che ha previsto risparmi di 4 miliardi nel 2012 tagliando sgravi e agevolazioni.
Le somme recuperate, ha detto il sottosegretario Giarda, andranno “a favore delle famiglie, delle famiglie giovani e delle donne”.
Enti previdenziali
La manovra prevede la soppressione degli enti previdenziali Inpdad ed Enpals, le cui funzioni saranno passate all’Inps.
Limiti al contante
La soglia della tracciabilità  viene abbassata a mille euro. Al di sopra di questo tetto non saranno possibili operazioni in contanti. La soglia è abbassata a 500 euro per i pagamenti effettuati da pubbliche amministrazioni per stipendi e prestazioni d’opera.
Autorities ridotte o sopresse
Il governo prevede la riduzione dei componenti delle varie Authority operanti in Italia, dalla Consob al Garante per la concorrenza ecc. ecc. E’ prevista inoltre la soppressione dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, dell’agenzia per il terzo settore, dell’agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione, dell’ente nazionale per il microcredito e dell’autorità  garante per l’infanzia e l’adolescenza.
Fondo garanzia per imprese
La manovra prevede un potenziamento del fondo di Garanzia con almeno 20 miliardi di credito a disposizione delle piccole e medie imprese, ma anche la ricostituzione dell’Istituto per il commercio estero e la creazione di un’autorità  nei trasporti per accompagnare il processo di liberalizzazioni.
Irap
Le imprese potranno dedurre dall’Ires e dall’Irpef la quota di Irap “relativa alla quota imponibile delle spese per il personale dipendente e assimilato”.
L’Irap alle imprese “verrà  sgravata” anche “per chi prevede” l’assunzione di “donne e giovani”. La misura in questione “va a ridurre il gettito dell’Irap per le Regioni e sarà  perciò compensato con un aumento dei trasferimenti statali”.
Addio lire
La bozza prevede anche la prescrizione anticipata delle lire in circolazione. Le banconote, i biglietti e le monete in lire ancora in circolazione si prescrivono a favore dell’Erario con decorrenza immediata per essere riassegnate al Fondo ammortamento dei titoli di Stato.
Tagli a enti locali
Per le Regioni si prevedono ulteriori tagli per 3,1 miliardi a decorrere dal 2012. Le Regioni a statuto ordinario concorrono per per 2,1 miliardi, mentre le Regioni a statuto speciale e le Province autonome di Trento e Bolzano per 1,035 miliardi. Per i Comuni oltre i 5mila abitanti previsti tagli per 1,450 miliardi nel 2012; della stessa entità , ma dal 2013, i tagli ai Comuni con popolazione superiore ai 1.000 abitanti. Per le Province, la riduzione dei trasferimenti sarà  di 415 milioni a partire dal 2012.
Farmaci liberalizzati
Via libera alla liberalizzazione dei farmaci di fascia c, quelli a pagamento, che potranno essere venduti anche nelle parafarmacie, ma “nell’ambito di un apposito reparto delimitato, rispetto al resto dell’area commerciale, da strutture in grado di garantire l’inaccessibilità  ai farmaci da parte del pubblico e del personale non addetto, negli orari sia di apertura al pubblico che di chiusura”.
Tassa su elicotteri e aerei privati
La bozza prevede un’imposta erariale annuale sugli aeromobili privati immatricolati nel registro aeronautico nazionale. La tassa è calcolata in base al peso ed è raddoppiata per gli elicotteri privati.
Tassa su auto di lusso
La tassa sul lusso è prevista anche per le auto più potenti: “A decorrere dai pagamenti dovuti dal 1° gennaio 2012 – si legge nella bozza – per le autovetture è dovuta un’addizionale erariale della tassa automobilistica, pari a 20 euro per ogni chilowatt di potenza del veicolo superiore a 170 chilowatt (231 hp), da versare alle entrate del bilancio dello Stato”.
Aumento su accise
La bozza di manovra prevede un aumento delle accise sui carburanti a partire dal primo gennaio 2012. La misura dovrebbe assicurare nuovi introiti per un miliardo di euro che potrebbe essere reinvestito nel trasporto locale.

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MANOVRA: BRACCIO DI FERRO SU PATRIMONIALE E ICI

Dicembre 4th, 2011 Riccardo Fucile

IL PDL, DOPO AVER SFASCIATO INSIEME ALLA LEGA I CONTI DEL PAESE, ORA SI OPPONE ALLA REINTRODUZIONE DELL’ICI E ALLA TASSAZIONE DEI GRANDI PATRIMONI

La prima casa potrebbe essere salva. E la patrimoniale è in bilico.
Nella manovra in preparazione, che avrà  un’entità  intorno ai 25 miliardi di euro (5 di delega fiscale), è in corso un braccio di ferro pesante tra Monti e le forze politiche dell’ex maggioranza.
Se la Lega ha già  ribadito la sua più ferma contrarietà  alla modifica del regime pensionistico sul fronte dell’anzianità , nel colloquio con Angelino Alfano di questo pomeriggio il premier Monti si sarebbe sentito ribadire la netta chiusura del Pdl all’introduzione della patrimoniale sui capitali anche oltre il milione di euro.
Nelle parole di Alfano, che subito dopo ha pubblicamente invocato “equità  e attenzione alle famiglie”, non si può non leggere il tentativo estremo degli uomini di Silvio Berlusconi di tutelare non solo il proprio elettorato di riferimento ma, soprattutto, il Cavaliere stesso.
Certo, difficilmente il Pdl si prenderà  la responsabilità  di bocciare la manovra Monti, ma il segnale politico potrebbe arrivare anche da un’astensione, in modo da far passare la manovra solo con i voti dell’ex opposizione.
Le voci che circolano in queste ore parlano anche della possibilità  che Monti, vista la situazione, possa anche chiedere la prima fiducia del suo esecutivo sull’intero pacchetto, in modo da costringere il Pdl a uscire allo scoperto e fare una netta scelta di campo, ma sulla questione si sta trattando.
La manovra, così come l’ha presentata Monti ad Alfano, non piace proprio al partito azzurro.
L’incontro si è infatti protratto per oltre due ore.
Anche sull’aumento dell’Irpef Alfano si sarebbe mostrato perplesso ma pure su questo, come poi sottolineato dall’avvocato Paniz, “la cosa non ci piace ma possiamo digerirla comunque”.
La patrimoniale, però, è un’altra faccenda, colpirebbe il cuore dell’elettorato azzurro.
A poco sarebbero servite le motivazioni di Mario Monti, che avrebbe parlato di una serie di misure mirate, tali da costituire comunque nel complesso una tassa sul patrimonio, ma calibrate a seconda dell’effettiva sostanza posseduta, sia in termini mobiliari ma, soprattutto, immobiliari (la tassa di stazionamento delle imbarcazioni sarebbe solo un aspetto del problema e non la sua sostanza principale).
Nel mirino di questa manovra, infatti, pare esserci soprattutto un fattore: il mattone.
Monti vuole reintrodurre l’Ici, ma anche in questo caso non in modo indiscriminato, bensì attraverso un aumento delle rendite catastali e solo successivamente con l’introduzione graduale della tassa tolta da Berlusconi.
La prima casa, allo stato attuale della trattativa in corso, possa dirsi parzialmente in salvo.
La reintroduzione dell’Ici, infatti, dovrebbe riguardare soprattutto il possesso di altre case (la seconda, la terza e cosi’ via).
La prima casa dovrebbe evitare il prelievo perchè si pensa di garantire un franchigia sulla rendita catastale al di sotto della quale consentire una fascia di esenzione.
Ad esempio, per i possessori di prima casa, l’Ici non è dovuta fino a una rendita catastale di 50 mila euro.
Mentre invece, nelle seconde e terze case, l’aliquota della nuova Ici sarà  progressiva e salirà .
La rivalutazione delle rendite catastali che sta studiando il governo dovrebbe aggirarsi attorno al 15%.
C’è da dire, comunque, che il tetto dei 50 mila euro come base di esenzione è piuttosto basso mentre l’aumento delle rendite catastali è in grado di garantite un gettito immediato di svariati milioni di euro provenienti soprattutto dai centri storici della grandi città  dove le aliquote catastali non sono state riviste da almeno vent’anni.
La trattativa con Monti prosegue, ma all’orizzonte non si staglia il sereno, specie sul fronte della maggioranza che dovrà  accogliere le misure in Parlamento già  lunedì mattina.
C’è aria di burrasca soprattutto nella maggioranza e in zona Di Pietro, dove soprattutto le voci Irpef e pensioni hanno riportato l’ex pm di Mani Pulite sull’Aventino: “Se ancora una volta — ha detto Antonio Di Pietro — l’aumento delle tasse sarà  per tutti, allora la persona onesta finirà  per essere ‘cornuta e mazziata’ e in questo caso non c’era bisogno di un governo Monti, lo sapeva fare pure Berlusconi”.
Al momento non è ancora chiaro se Monti riuscirà  ad anticipare a stasera il consiglio dei ministri in modo di trovarsi con le misure già  approvate all’apertura dei mercati di lunedì mattina.
Ma questo è l’intento del premier tecnico.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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