Novembre 21st, 2011 Riccardo Fucile
IN QUESTA FASE ERA UN ESECUTIVO NECESSARIO PER LA GRAVE SITUAZIONE ECONOMICA DETERMINATASI NEL NOSTRO PAESE? O ERA PREFERIBILE ANDARE SUBITO AL VOTO? SI STA MUOVENDO IN MODO POSITIVO O NEGATIVO?
Vi segnaliamo che nella colonna sinistra del sito abbiamo lanciato un nuovo sondaggio in merito al giudizio che ritenete di dare sul governo Monti.
Abbiamo pensato di porre quattro possibili risposte, anche sulla base degli orientamenti che stanno facendosi largo nell’opinione pubblica.
Necessario, in quanto siamo di fronte ad una situazione economica molto grave che necessita sia di uno dei massimi esperti mondiali di economia che di un governo di larghe intese, se pur transitorio.
Un esecutivo di tecnici che sappia far decantare l’aspro confronto politico e al tempo stesso abbia il coraggio di imporre misure impopolari ma necessarie per far rientrare l’Italia negli equilibri economici europei.
Non dimenticando che la figura di Monti pone fine al processo di emarginazione e di scarsa credibilità della leadership italiana in Europa.
Meglio le elezioni, in quanto avrebbero portato a una miglior chiarimento dei rapporti di forza parlamentari, pur correndo l’Italia il rischio che i mercati non avrebbero apprezzato e avremmo quindi corso il serio pericolo di default.
E pur tenendo presente che si sarebbe andati a votare con l’attuale sistema elettorale che non garantisce una maggioranza ampia e/o certa al Senato, soprattutto alla luce di tre raggruppamenti elettorali.
Negativo, in quanto la presenza di soli tecnici appoggiati da un vasto arco parlamentare e il programma che presumete andranno ad adottare non sono idonei a traghettarci verso l’uscita dalla crisi.
Positivo, in quanto per le ragioni opposte pensate invece che sia stata la scelta migliore, con competenze tecniche tali da saper coniugare equità , rigore e risanamento dei conti, proprio per la mancata presenza di politici incapaci di operare, per interessi di partito, scelte impopolari.
Non vi resta che indicare quale risposta sia quella più vicina al vostro pensiero.
Il sistema permette di votare una sola volta, al fine di rendere più attendibile il sondaggio.
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Novembre 20th, 2011 Riccardo Fucile
SONDAGGIO DEMOS: PDL CROLLA AL 24,2%%, LEGA AL 7,7%, PD SALE AL 29,4%, SFONDA L’UDC AL 10,4%….SALE ANCHE FLI, FLESSIONE DI IDV E SEL… PER L’80% DEGLI ITALIANI IL GOVERNO MONTI DEVE DURARE FINO A FINE LEGISLATURA
Una fiducia da record per il premier Otto su dieci promuovono Monti.
È bastata una settimana perchè il clima d’opinione svoltasse dalla depressione all’euforia.
Lo dimostra, in modo eloquente, il sondaggio realizzato da Demos mentre le Camere votavano la fiducia al governo “tecnico”, guidato da Mario Monti.
Con una maggioranza senza precedenti nella storia repubblicana.
Ma non molto più larga di quella espressa dalla popolazione.
Quasi 8 italiani su 10 (nel campione intervistato di Demos) manifestano un giudizio positivo nei confronti del governo.
Ma il consenso “personale” del nuovo presidente del Consiglio è ancora più ampio: 84%.
Paragonabile solo al sostegno popolare di cui dispone il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ispiratore e protagonista della formazione del governo Monti.
Naturalmente, c’è una relazione stretta fra la “misura” della fiducia parlamentare e popolare.
Una maggioranza politica tanto larga e trasversale ha, infatti, favorito il consenso dei cittadini verso il governo, in modo trasversale.
Si va, infatti, dal 90% circa fra gli elettori del PD a un po’ meno del 60% tra quelli della Lega e del Movimento 5 Stelle.
Tuttavia, un’ondata di fiducia politica di queste proporzioni non si spiega solo con il sostegno dei partiti.
Anzi, semmai è vero il contrario: la nascita del governo ha, in parte, riconciliato i cittadini con la classe politica.
Come dimostra la crescita generalizzata dei giudizi positivi nei confronti dei
leader.
Tutti, compresi Berlusconi (che risale di alcuni punti: dal 22% al 29%) e Bossi (dal 20% al 24%).
Anche se in testa, ovviamente ben al di sotto di Monti, incontriamo Corrado Passera, fino a ieri AD di Intesa Sanpaolo, oggi ministro dello Sviluppo Economico e delle Infrastrutture.
Questa inversione del clima d’opinione ha, dunque, altre cause.
In primo luogo, l’angoscia generata dalla crisi globale dei mercati, che ha investito, con particolare violenza, il nostro Paese.
Ritenuto politicamente “debole”, incapace di garantire le misure richieste dalla UE e dalle altre autorità economiche e monetarie internazionali. Il governo guidato da Monti appare ai cittadini una scialuppa di salvataggio nel mare in tempesta.
Questa svolta del clima d’opinione, in secondo luogo, riflette la fine dell’epoca di Berlusconi.
Ormai consumata da tempo. Il governo Monti ne ha sancito e sanzionato la fine. L’ha resa possibile e visibile.
Solo il 22% degli elettori (poco più di metà rispetto a un anno fa) pensa, infatti, che l’esperienza politica di Berlusconi potrebbe durare ancora a lungo.
È, peraltro, indubbio che il grande consenso per il governo Monti – composto da “tecnici” – sia prodotto, in parte, dal sentimento “antipolitico” alimentato dal declino di Berlusconi e dalle difficoltà dell’opposizione.
La fiducia nei partiti, infatti, resta ancorata al 5%.
E quasi 8 elettori su 10 ritengono giusta “l’esclusione dei politici dalla squadra di Monti”.
Il governo, d’altronde, secondo i due terzi degli intervistati (o quasi), non è nè di destra nè di sinistra. E neppure di centro. Non ha colore politico.
Un aspetto evidentemente molto apprezzato dai cittadini.
Anche per questo i calcoli “elettorali” di parte passano in secondo piano. D’altronde, se la scadenza delle elezioni si allontana, le questioni di leadership e coalizione diventano meno urgenti.
E la polarizzazione risulta meno lacerante.
Non è un caso che le stime di voto premino, in misura ridotta il PD (29,4%), ma soprattutto, l’UdC, che supera il 10% (3 punti di crescita in un mese).
Nel momento in cui i partiti maggiori si coalizzano, a sostegno del governo, il “Terzo Polo” diviene, infatti, ancor più “centrale”. E strategico.
Ne risente, in particolare, il PdL (che scende dal 26% al 24%). Penalizzato dal declino del suo leader ma anche dall’attrazione dell’UdC.
Anche la Lega (sotto l’8%) e SEL (scesa al 5,2%) sembrano penalizzate dalla posizione distinta o distante rispetto al governo.
L’unica “opposizione” che sembra beneficiare di questo clima è il Movimento 5 Stelle (4,6%), vicino a Grillo.
Proprio perchè – a differenza della Lega e di SeL – appare estraneo al sistema partitico.
In poche settimane si è, dunque, verificata una svolta negli atteggiamenti e nelle opinioni degli italiani. Impressa dalla formazione del governo Monti. Accolto dagli elettori di centrosinistra come una liberazione, da quelli di centrodestra come una pausa di sospensione (di fronte alla crisi di Berlusconi).
Percepita da tutti (o quasi) i cittadini come una risposta alla crisi economica globale e alla crisi politica nazionale.
Tuttavia, gran parte degli italiani (due su tre) considera questo governo tecnico una “eccezione democratica” necessaria per aiutare – se non proprio “salvare” – la democrazia, in una fase critica.
Non prorogabile all’infinito, ma comunque a lungo.
L’80% degli intervistati, infatti, ritiene necessario che il governo Monti resti in carica fino alla fine della legislatura.
E tre italiani su quattro pensano che i suoi compiti non possano limitarsi all’emergenza economica e dei mercati.
Ma debbano estendersi anche alle riforme istituzionali e alla nuova legge elettorale.
D’altronde, questo governo, tanto atteso, appare caricato di tante attese. L’85% degli italiani lo ritiene in grado di “portare l’Italia oltre la crisi”.
Di guidarci fino alla Terra Promessa (la Crescita, il Pareggio di Bilancio). Come Mosè al di là del Mar Rosso.
Da ciò derivano i rischi, per questo governo e per Monti.
Accolti dal più elevato livello di fiducia misurato nell’era dei sondaggi.
1) Perchè attese tanto elevate espongono alla delusione e alla frustrazione. Suscitano impazienza. Mentre problemi tanto seri – che hanno radici lontane e aggravati nel corso dei decenni – non si risolvono in tempi brevi. Nè possono produrre effetti visibili immediati.
2) Perchè problemi tanto seri richiederanno costi sociali elevati. Ed è difficile giustificare costi sociali elevati senza effetti sociali ed economici visibili, nel breve periodo.
3) Perchè, quando si parte dall’80%, anche il 70% di fiducia rischia di apparire un “calo” di consensi.
4) Perchè questo governo “tecnico” ha compiti profondamente “politici” e dipende dal consenso “politico” di un Parlamento dove operano partiti deboli (anche se in diversa misura).
5) Perchè, infine, ci siamo lasciati alle spalle la Seconda Repubblica, ma (per citare Berselli) di fronte c’è una “Repubblica indistinta”.
Il governo tecnico, guidato da Monti, non può disegnarne il modello istituzionale. Non è suo compito.
D’altronde, un’eccezione democratica non può diventare normale.
Può, tuttavia, proporre almeno un diverso stile di governo e di comportamento “personale”.
Traghettarci oltre la “politica pop”.
In una Terra dove la competenza e la decenza abbiano cittadinanza.
(da “La Repubblica“)
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Novembre 19th, 2011 Riccardo Fucile
IL LEADER DI FLI A VERONA: “SE FALLISCE MONTI, FALLISCE L’ITALIA:
BASTA ALLEANZE PER BATTERE L’AVVERSARIO”… PDL SPACCATO SU MONTI E D’ALEMA ACCUSA LA LEGA: “SONO ATTACCATI ALLE POLTRONE”
«Questo è l’ultimo governo in grado di far uscire l’Italia dalla crisi: se dovesse fallire rischia di
fallire l’Italia intera».
Lo dice Gianfranco Fini che aggiunge: «Siamo in una fase eccezionale, vogliamo una risposta eccezionale».
«Non è la politica che costa sono gli apparati, gli enti e i parlamentari a incidere. In questi 18 mesi accanto alle riforme del Governo le Camere dovranno intervenire per dare l’esempio» ha proseguito Fini annunciando che tra «qualche settimana la Camera abolirà il vitalizio degli ex parlamentari».
«Se vogliamo uscire dalla travagliata storia che abbiamo alle spalle dobbiamo dire basta alle alleanze costruite solo per battere un avversario. I prossimi mesi saranno la cartina al tornasole di questo livello di responsabilità ».
Nel Pdl ora l’interesse è invece puntato sulla questione nomina dei sottosegretari: ll analizzeremo uno per uno e faremo loro gli esami del sangue, e basta bigliettini” afferma l’ex ministro del Pdl Renato Brunetta.
Un riferimento al bigliettino fatto arrivare ieri al neopremier dal vicesegretario del Pd Enrico Letta.
Questione su cui torna anche Maurizio Gasparri: “Invece di mandare patetici pizzini come fanno alcuni esponenti del Pd, come capogruppo Pdl al Senato voglio pubblicamente confermare al professor Monti che i sottosegretari devono essere tecnici, e non politici travestiti da tecnici”.
Il presidente del gruppo Pdl al Senato aggiunge: “Il governo non faccia errori che complicherebbero molto i rapporti con il Parlamento. Le forze politiche si astengano da balletti francamente ridicoli. Se deve essere fase tecnica e di tregua lo sia fino in fondo. Il confronto sarà sui contenuti, non sugli strapuntini”.
Infatti Gasparri è notoriamente ricco di contenuti fin dai tempi della sua militanza nel Msi (n.d.r.)
Diversa la linea del capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto. “Il voto anticipato sarebbe stata una follia, sosterremo senza subalternità il governo
Le due anime del Pdl, però, si riuniscono quando si trata di puntare il dito contro il responsabile della crisi del centro.
Ovvero Giulio Tremonti. “Le cose che non abbiamo fatto sono imputabili a un errore della politica economica del ministro dell’Economia, che purtroppo si è imposto a tutto il governo: dovevamo affiancare agli antibiotici le vitamine, lavorando per il capitale umano e migliori servizi”.
Cicchitto concorda: “I punti deboli sono stati due: i tagli lineari voluti da Tremonti che sono una negazione del riformismo, perchè se tagli tutto rischi di tagliare anche forze dell’ordine e altri settori che non devono essere colpiti, così come la mancata ricerca di una politica per la crescita”.
Dal Pd, intanto, si fa sentire Massimo D’Alema. Anche in questo caso si parla di nomine.
“Il governo dovrà affrontare una situazione molto difficile. So, però, che tutti lo aiuteranno ad affrontare questi problemi. Innanzitutto il partito del presidente uscente: loro hanno non poche responsabilità dei problemi che si sono accumulati e che il governo Monti dovrà affrontare” dice D’Alema che affronta la questione del suo eventuale passo indietro dalla poltrona di presidente del Copasir.
“‘Nulla e’ dovuto. Io sono stato regolarmente eletto, ma penso che si dovrebbe offrire ai presidenti delle Camere l’opportunità di fare una valutazione”.
Sul possibile arrivo di Roberto Maroni al suo posto, aggiunge: “La Lega dispone della presidenza della commissione Bilancio, di quella alle Attività produttive, Ambiente e queste le ha avute in quanto partito di governo. Adesso vuole le presidenze che spettano all’opposizione, ma vuole anche mantenere quelle che spettano alla maggioranza. Mi pare che il primo obiettivo della lotta della Lega sembra essere quello delle poltrone, non so quale sarà il secondo”.
Tra qualche settimana la Camera abolirà il vitalizio degli ex parlamentari”.
Infine Di Pietro. L’ex pm non entra nella diatriba sui cosiddetti poteri forti e preferisce, invece, parlare di “un governo forte” che dovrà pensare e occuparsi dei cittadini deboli.
Casini, invece, si schiera con Monti senza riserve: “Monti va bene e siamo con lui senza se e senza ma. Non può mettere su premier una spada di Damocle.
Nel frattempo il premier va avanti: “Anche oggi sarà una giornata intensa e impegnativa”.
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Novembre 18th, 2011 Riccardo Fucile
DA “DEMOCRAZIA SOSPESA” A “BUONA PARTENZA”… DA UN GOVERNO “LACRIME E SANGUE” DA CACCIARE E UNO CHE “MERITA ATTENZIONE”… NELLE CONTRASTANTI DICHIARAZIONI DI BERLUSCONI E DELLA LEGA IL SEGNO DELLA PROFONDA CRISI DELLA BECERODESTRA
Sì dal Pdl e no dalla Lega. In apparenza tutto chiaro e semplice, ma le cose stanno davvero
così?
A leggere la girandola di dichiarazioni che hanno fatto da sfondo all’insediamento del governo di Mario Monti farsi venire qualche dubbio è più che legittimo.
Per capire davvero la posizione della ex-coalizione di governo occorre infatti leggere, anche tra le righe, le tante esternazioni arrivate da Silvio Berlusconi e dagli stati maggiori del Carroccio.
E il quadro che emerge è decisamente più articolato e movimentato.
Quanto ripetuto in queste ore dall’ex presidente del Consiglio ha in apparenza dello schizofrenico.
Da un lato il governo Monti rappresenta una “sospensione della democrazia”, dall’altro “ha iniziato bene”.
Da un lato durerà solo il tempo concesso dal Pdl perchè “possiamo staccare la spina quando vogliamo” (espressione poi smentita da Berlusconi, ma che nella sostanza era stata illustrata dallo stesso segretario Alfano in occasione delle consultazioni con Napolitano), dall’altro “opererà in maniera tale da essere utile al Paese per tutto il tempo che rimane”.
Contraddizioni che segnalano le difficoltà in cui si dibatte il Cavaliere, stretto dal desiderio di apparire un politico responsabile, ma allo stesso tempo intimamente proiettato verso una nuova campagna elettorale in grado di cancellare con i suoi toni urlati una legislatura trascorsa, tra problemi politici, economici, giudiziari e privati, come un autentico calvario.
Un desiderio di correre al voto che si scontra però con la consapevolezza che accelerare troppo i tempi rischia di spingere gli ex-malpancisti del Pdl dritti dritti nelle braccia di Casini.
Uno scenario che Umberto Bossi non si nasconde.
Mario Monti? “Durerà – dice il Senatur – fino a quando faranno il partito dietro di lui”.
E non c’è nessun dubbio che quel “faranno” sia riferito a Casini e Fini, pronti ad attingere a piene mani tra gli ex Dc del Popolo della Libertà .
“Sì – dice ancora il leader della Lega – (Monti, ndr) l’hanno messo loro lì”.
Berlusconi sa quindi che il tempo rischia di lavorare contro di lui, ma in questo momento non è in grado di forzare la mano e in pubblico ostenta quindi lealtà verso Monti e un inedito spirito repubblicano.
Paradossalmente all’interno della Lega la situazione è però esattamente speculare.
Anche nel Carroccio covano infatti da tempo tensioni scissionistiche.
Così per un Bossi che parlando del neo presidente del Consiglio dice “lo cacceranno quando la gente si incazzera”, lo scalpitante Roberto Maroni appare molto più cauto.
“Mi aspetto da Monti che faccia una cosa che non siamo riusciti a fare per l’opposizione del ministro dell’Economia: se rivede il patto di stabilità per far spendere soldi ai Comuni virtuosi, noi voteremo sì”.
E per un Roberto Calderoli che inveisce a più riprese contro il Professore, concludendo con la chicca “mi aspettavo lacrime e sangue, non mi aspettavo che ci fregassero anche il fazzoletto”, Flavio Tosi si spinge pesino più in là di Maroni: “Se Monti propone misure condivisibili nulla vieta che le si possa sostenere senza alcun problema”, dice il sindaco di Verona, aggiungendo quella che sembra essere una pietra tombale sulla possibilità di una ricucitura con il Pdl.
“Per esempio una patrimoniale sui grandi patrimoni sarebbe – sottolinea – di assoluto buonsenso, piuttosto che colpire in modo generico le famiglie o i Comuni come ha fatto anche Berlusconi”.
Come avrebbe detto Mao, “grande è la confusione sotto il cielo, la situazione è eccellente”. Resta solo da capire per chi.
(da “La Repubblica”)
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Novembre 18th, 2011 Riccardo Fucile
PER LA PRIMA VOLTA E’ STATO DELINEATO UN DISEGNO ORGANICO, CON PRIORITA’ E STRATEGIA A LUNGO TERMINE…UN “GOVERNO DI IMPEGNO NAZIONALE” CHE COINVOLGA GLI ITALIANI TUTTI
Molte delle cose sentite enunciare da Mario Monti negli ultimi dodici anni le avevamo già ascoltate da Berlusconi e da Prodi: la promessa di abbassare le aliquote, ad esempio, è stata la parola d’ordine di tutti i governi di centro-destra, mentre la formula trinitaria «rigore-crescita-equità » è stata il leit motiv dell’ultimo governo di centro-sinistra.
La novità del discorso di Monti è un’altra.
La novità sta nell’assemblaggio, ben più che negli ingredienti.
Quel che Monti ci ha offerto è una visione dei problemi della società italiana al tempo stesso scontata e nuovissima.
Scontata perchè, come ha sottolineato egli stesso in un passaggio del suo discorso, le misure per uscire dalla crisi sono le stesse che «gli studi dei migliori centri di ricerca italiani» invocano da anni.
Nuovissima perchè mai, in nessun discorso dei precedenti presidenti del Consiglio, le priorità del Paese sono state enunciate con altrettanta forza, e in un ordine così preciso.
In questo senso la discontinuità c’è stata davvero, ed è stata una discontinuità con tutti i governi dell’ultimo decennio, non solo con l’ultimo governo Berlusconi.
Qual è il nucleo di tale discontinuità ?
Qual è l’idea forte, non ovvia, del governo cui il Parlamento si appresta ad accordare la fiducia?
Ognuno di noi, è chiaro, non può che aver provato un moto di gioia, per non dire di felicità , al solo sentir enunciare credibilmente, alcune idee-chiave: responsabilità , promozione del merito, lotta contro i privilegi, riduzione dei costi della politica, valorizzazione del talento dei giovani e delle donne.
Però il punto cruciale, il punto che segna una vera svolta rispetto al passato, è la priorità assegnata alle misure per la crescita.
Una priorità basata su una amara, per non dire spietata, constatazione riguardo al passato: «l’assenza di crescita ha annullato i sacrifici fatti».
E al tempo stesso un messaggio di speranza, perchè non si limita ad annunciare nuovi sacrifici, ma ci chiama tutti a raccolta, per far sì che i sacrifici servano a migliorare la nostra vita e quella dei nostri figli.
Non a caso, cercando di definire il nuovo esecutivo, Mario Monti ha scelto l’espressione «Governo di impegno nazionale», a sottolineare il contributo attivo che spetterà ad ognuno di noi.
Nel suo discorso di insediamento Monti ha detto in modo piuttosto chiaro che il problema del nostro enorme debito pubblico non lo risolveremo nè con una gigantesca imposta patrimoniale, nè con lo smantellamento dello Stato sociale, nè con la lotta all’evasione fiscale, ma adottando tutte le misure necessarie per modernizzare finalmente l’Italia e consentirle così di tornare a crescere.
E fra tali misure ha indicato non solo quelle che producono effetti nel periodo mediolungo, come le liberalizzazioni, ma anche l’unica misura che ha qualche possibilità di produrre effetti significativi nel breve periodo: un significativo abbassamento delle aliquote che gravano sui produttori di ricchezza, ossia lavoratori e imprese.
L’idea centrale di Monti, in altre parole, pare essere quella di utilizzare sia i proventi della lotta all’evasione, sia i margini di manovra impliciti nella delega fiscale, per cambiare radicalmente la composizione del gettito: aliquote più basse su lavoratori e imprese, finanziate contrastando il sommerso e aumentando il prelievo su consumi e patrimoni.
Sottostante a tale idea vi è la convinzione che la montagna del debito pubblico italiano – quasi 2000 miliardi di euro – non possa essere seriamente intaccata imponendo anni e anni di lacrime e sangue ai contribuenti, ma solo chiamando le migliori energie del Paese a far crescere un’altra montagna, quella della ricchezza prodotta.
Tanto più che di tale ricchezza vi sarà sempre più necessità , visto che il nostro Stato sociale è largamente incompleto, privo com’è di ammortizzatori sociali universali e di politiche contro la povertà e la non autosufficienza.
«Vasto programma», avrebbe forse detto il generale De Gaulle.
Ma è precisamente quello di cui l’Italia ha bisogno.
Luca Ricolfi
(da “La Stampa“)
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Novembre 18th, 2011 Riccardo Fucile
IL QUOTIDIANO PROMUOVE A PIENI VOTI IL NUOVO PREMIER: “UMILE, MAI CONFLITTUALE, HA SAPUTO TOCCARE I TASTI GIUSTI: UNA STRATEGIA INTELLIGENTE PER CONQUISTARE GLI ITALIANI” … “PUO’ DARE UNA CHANCE AL PAESE”
Il neo primo ministro Mario Monti domina le pagine della grande stampa internazionale.
Fra tutti i resoconti sul suo esordio politico in parlamento spicca l’editoriale che gli dedica il Financial Times.
L’opinione è chiara fin dal titolo: “L’uomo che potrebbe salvare l’Italia”. E il sottotitolo aggiunge: “Il primo discorso di Monti getta un salvagente al suo paese”.
Fin da quando il presidente Napolitano gli ha chiesto di formare un nuovo governo, comincia l’editoriale non firmato (dunque espressione della direzione) che apre la pagina dei commenti del Ft, egli “sapeva di camminare su un filo sospeso”: da un lato doveva portare avanti dure riforme economiche; dall’altro ottenere il sostegno sia del parlamento che del popolo italiano.
Nel suo discorso di ieri al Senato, l’ex commissario europeo “ha dimostrato di essere pronto per questo equlibrismo”, afferma il più importante quotidiano finanziario d’Europa.
Sul fronte economico, il discorso di Monti ha toccato tutti i tasti giusti, prosegue l’articolo: “La sua strategia per ridurre il deficit e far ripartire la crescita è quella giusta e va incoraggiata”.
Il suo programma di riforme politiche viene definito altrettanto valido, “un necessario primo passo per ridare credibilità all’Italia sui mercati internazionali dopo la faciloneria di Berlusconi”.
Il problema è come realizzare riforme economiche e politiche di ampio raggio. Come tecnocrate non eletto da nessuno,
Monti può scoprire quanto sia difficile raccogliere l’appoggio del parlamento e dell’opinione pubblica, riconosce il Ft.
Ma i suoi primi giorni nell’incarico “offrono assicurazioni” al riguardo.
Il suo discorso d’esordio al Senato è stato “umile”. Il suo tono non è stato mai “conflittuale”.
Ha perfino ringraziato il suo predecessore Berlusconi per la sua disponibilità a organizzare la transizione, “e ottenere il suo sostegno è importante poichè il Pdl è ancora il maggiore partito in parlamento”.
Ma ottenere l’appoggio del parlamento, ovvero dei partiti che sostengono il governo di unità nazionale, “è solo metà ” di ciò di cui Monti ha bisogno, sottolinea il quotidiano della City.
L’altra metà è “vincere i cuori e le menti degli elettori”.
Da questo punto di vista, la strategia del nuovo primo ministro appare “intelligente”: come primo passo si è impegnato a ridurre i costi del sistema politico italiano, mossa che lo renderà popolare.
Inoltre ha fatto appello agli “outsider”, i giovani e le donne, due forze largamente escluse dal mercato del lavoro italiano e che egli sa di dover conquistare per portare avanti riforme strutturali.
Giudicando dai sondaggi, conclude l’editoriale del Ft, Monti e il suo governo “hanno un po’ di tempo a disposizione, ma devono agire rapidamente”.
I mercati “attendono impazienti di vedere nuove misure”.
E la sua “luna di miele con gli elettori potrebbe non durare a lungo”. Ciononostante, “l’abile capacità politica di Monti può dare all’Italia una chance, e in tempi di profonda crisi non ci si può aspettare molto di più”.
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Novembre 18th, 2011 Riccardo Fucile
IL PREMIER RIBADISCE L’INTENZIONE DI ATTUARE LE RIFORME E LANCIA STOCCATE: “STACCARE LA SPINA? NON SIAMO UN POLMONE ARTIFICIALE” E POI ANNUNCIA: “SACRIFICI PER CHI FINORA HA DATO MENO”
Dopo quella del Senato di ieri, il governo di Mario Monti incassa anche quella della
Camera: una fiducia record con 556 Sì e 61 no.
A favore hanno votato quasi tutti i gruppi parlamentari.
Solo dai leghisti di Montecitorio è arrivato un compatto no (59 deputati). Voto negativo anche da Domenico Scilipoti e Alessandra Mussolini.
Quelli ottenuti da Monti sono numeri di rilievo assoluto, che nella conferenza stampa successiva al voto fanno parlare il premier di un “inatteso nuovo clima di dialogo in Parlamento”, incoraggiando un armistizio tra i partiti.
E ricordando di “non essersi mai candidato a nulla”, a chi gli chiede se è intenzionato a correre nelle prossime elezioni politiche.
Monti dice poi di “Non escludere sacrifici” parlando dei provvedimenti che dovrà prendere il Governo per rilanciare l’economia.
Sacrifici che, spiega il premier, “verranno richiesti a quelle categorie che finora hanno dato di meno”.
Nella stessa occasione, Monti ha espresso parole di condanna per “la piazza
contro Berlusconi”, e ribadito che sulle prossime manovre, cercherà “il più ampio consenso possibile”.
La replica a Montecitorio.
Prima del voto, accoglienza calorosa per le parole del nuovo premier delle opposizioni, più timida da parte del Pdl, fredda e rumorosa quella della Lega. Monti ha parlato in aula alla Camera circa mezz’ora, ribadendo che il suo governo sarà di “impegno nazionale”, prima di porre la fiducia.
L’emiciclo replica la scena già vista ieri al Senato, con il Carroccio forse meno scatenato rispetto a palazzo Madama: “Elezioni”, “al voto” sono le parole che si sentono dai banchi della Lega, ma sono voci isolate.
Il presidente del Consiglio ha ringraziato Gianni Letta con queste parole: “Sia ieri al Senato che oggi alla Camera una persona molto rispettata da tutti mi ha usato la grande cortesia di essere presente in tribuna per ascoltarmi: Gianni Letta”, ricevendo l’applauso della Camera.
Ringraziamenti anche al presidente della Camera Gianfranco Fini, “per il ruolo sempre costruttivo e molto utile con il quale in questi giorni mi ha agevolato, così come il presidente del Senato, nel mio percorso da novizio”. E al termine delle dichiarazioni di voto sulla fiducia al governo, l’ex premier Berlusconi (inizialmente assente in aula) si è diretto verso i banchi dell’esecutivo, passando in rassegna tutti i ministri, per poi raggiungere Monti, con cui si è brevemente intrattenuto a parlare dopo una stretta di mano.
“Ce la faremo”.
Monti ha illustrato lo scenario in cui si muoverà il nuovo governo, definendo il compito “già quasi impossibile” aggiungendo poi “ma ci riusciremo”.
Il professore risponde poi alle polemiche sollevate dalla Lega sul ministero della Coesione territoriale. “Nessuna contraddizione tra il federalismo fiscale e il ministero della Coesione territoriale”, dice Monti: “Non vedo nessuna contraddizione tra il rispetto, per quanto è gia stato deciso in materia di federalismo che ovviamente il governo intende seguire da vicino nel processo di attuazione, e l’avere istituito una specifica attenzione alla Coesione territoriale, che è il valore che interessa tutti”.
Poi, aggiunge il premier, “dipende dalle modalità con cui viene realizza, come tutti gli altri temi saremo aperti alla dialettica e al dibattito”.
C’è spazio anche per una citare Spadolini: “Vi prego, continuate pure a chiamarmi professore”, ha detto Monti, “Anche perchè l’altro titolo, Presidente, durerà poco”.
E proprio citando l’ex premier repubblicano ha spiegato: “I presidenti passano, i professori restano”.
Stoccate e battute.
Monti non risparmia le stoccate alla Lega – applauditissime dall’opposizione – e a quanti in questi giorni hanno parlato di un governo espressione dei poteri forti. Il Pdl applaude a tratti.
Pd, Idv e Terzo polo quasi si spellano le mani invece a sottolineare la loro soddisfazione per le parole pronunciate dal professore.
Ironia inglese, aplomb continentale, così Monti risponde alle accuse e agli attacchi di queste ore.
Ricordando come per gli Usa lui fosse il “Saddam del business”:
“Il giorno in cui proibii una fusione tra due grandissime società americane, benchè fosse intervenuto il presidente degli Stati Uniti, l’Economist scrisse che il mondo degli affari internazionali considerava Mario Monti il Saddam Hussein degli affari”, dice il nuovo premier.
E sulle minacce di “staccare la spina” (poi smentite da Berlusconi), Monti dice: “Non siamo un apparecchio elettrico. E poi bisognerebbe capire che apparecchio saremmo, se un rasoio o un polmone artificiale”.
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Novembre 17th, 2011 Riccardo Fucile
RIDURRE IL COSTO DEL LAVORO CON AUMENTO DELLE TASSE SU CONSUMI E PATRIMONI.. SARANNO TAGLIATI I COSTI DELLA POLITICA E ABOLITE LE PROVINCE…LOTTA ALL’EVASIONE E ALLE MAFIE INFILTRATE NELL’ECONOMIA…PIU’ EQUITA’ TRA LAVORATORI GARANTINI E NO
Una «missione non facilissima». Mario Monti prende la parola per la prima volta al Senato per le
dichiarazioni programmatiche e ribadisce la delicatezza del momento in cui versa il Paese e l’inderogabilità del lavoro che lo attende. Proprio per questo piace al neo-premier piace definire il suo esecutivo un «governo di impegno nazionale».
RIGORE, CRESCITA, EQUITà€
Tante le riforme annunciate o solo accennate da Monti («con esse lo spread calerà ») e tre le linee guida: rigore, crescita e equità .
Più di tutti, nel suo discorso, il capo dell’esecutivo ha insistito sull’ultimo punto.
«I sacrifici per risanare il debito e far ripartire la crescita saranno equi», ha detto, convinto del fatto che «più le riforme saranno eque, più saranno efficaci».
«Se falliremo, se non raggiungeremo le riforme che servono, saremo tutti sottoposti a condizioni ben più dure», l’avvertimento del numero uno dell’esecutivo.
Il riscatto del Paese avverrà restando uniti, è la convinzione di Monti.
«I margini di successo sono ridotti, ma se fosse altrimenti non sarei qui», ha detto. «Abbiamo degli obiettivi ambiziosi sul pareggio di bilancio e sul rapporto debito-pil ma non saremo credibili nel perseguimento di tali obiettivi se non ricominceremo a crescere».
PENSIONI, CORRETTIVI, TASSE, DONNE
Come previsto, il nuovo governo si preoccuperà di mettere mano al sistema pensionistico, penalizzato, secondo Monti, «da ampie disparità di trattamento tra generazioni, categorie e aree di privilegi».
L’esecutivo valuterà poi l’opportunità di ulteriori correttivi delle misure economiche varate questa estate e da completare con le misure contenute nella lettera inviata in Europa.
Una delle priorità del nuovo esecutivo sarà poi la lotta all’evasione fiscale e all’illegalità : non servirà solo «per aumentare il gettito ma anche per abbattere le aliquote. Una lotta vera servirà per ridurre in maniera incisiva il peso per i contribuenti».
Solo nel tempo, è la promessa, «sarà possibile programmare una riduzione graduale della pressione fiscale».
Una attenzione particolare il presidente del Consiglio l’ha riservata alle donne: per Monti, infatti, è «indifferibile l’inserimento e la permanenza al lavoro delle donne. Bisogna conciliare le esigenze del lavoro e della famiglia oltre che di sostegno alla natalità ».
Per questo il governo studierà tra le altre cose «una tassazione preferenziale per le donne». Quanto all’Ici, Monti ha sottolineato che «l’esenzione delle abitazioni principali è una peculiarità se non un’ anomalia del nostro ordinamento».
Sarà necessario «riesaminare il peso del prelievo sulla ricchezza immobiliare».
«RICONCILIAZIONE»
«Riconciliazione» è una delle parole d’ordine usate dal nuovo presidente del Consiglio nel suo discorso. «Spero che il mio governo ed io potremo contribuire in modo rispettoso a riconciliare maggiormente i cittadini e le istituzioni, i cittadini e la politica», ha detto Monti. «Non avrò certo la supponenza di chi è tecnico», ha poi assicurato.
NIENTE APPLAUSI DALLA LEGA
Diciassette gli applausi che hanno interrotto il discorso di monti, durato in tutto 44 minuti. Solo la Lega non ha applaudito e al termine della seduta Roberto Calderoli ha plasticamente rappresentato il dissenso leghista con un eloquente pollice verso. Almeno ci ha risparmiato il rutto da osteria.
IN SERATA LA PRIMA CHIAMA
Nel suo intervento al Senato, il neo-premier ha ricordato la calorosa accoglienza rivoltagli dall’Aula in occasione della nomina a senatore a vita, un benvenuto che lo ha commosso. La corsa di Monti è dunque già iniziata.
Il professore che mercoledì ha giurato al Quirinale, diventando ufficialmente il nuovo capo dell’esecutivo, si è recato al Senato per presentare le sue misure.
Per il neo-premier è il primo test in Parlamento. Dopo l’intervento di Monti a Palazzo Madama ci sarà una discussione di quattro ore, quindi la replica del capo del governo.
Alle 19 le dichiarazioni di voto e dalle 20.30 l’inizio della prima chiama.
IL BIS ALLA CAMERA
Dopo l’intervento in Senato, il premier, come da prassi, si è recato alla Camera a consegnare il testo con le misure programmatiche.
Venerdì la seduta a Montecitorio inizierà alle 9,45. Alle 10 prenderà il via il dibattito sulle comunicazioni di Monti, poi ci sarà la replica del governo e da mezzogiorno le dichiarazioni di voto. Quindi, alle 14, prenderanno il via le operazioni dello scrutinio, che avviene per appello nominale; è prevedibile che la proclamazione del risultato ci sia circa un’ora e mezzo dopo.
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Novembre 17th, 2011 Riccardo Fucile
“NAPOLITANO CI TRATTAVA COME BAMBINI”…DAVANTI AI SENATORI IL PROPRIETARIO DI MEDIASET GIA’ ATTACCA IL NUIOVO GOVERNO, POI CON FARE RICATTATORIO DICE: “DURERA’ FINO A CHE VORREMO NOI”… E SU CASINI: “FAREMO RAGIONARE IL RAGAZZO, CON LE BUONE O CON LE CATTIVE”
Il governo di Mario Monti rappresenta una “sospensione certamente negativa della democrazia”.
Sono le parole che Silvio Berlusconi ha usato, parlando ai senatori del Pdl, davanti ai quali ha parlato del nuovo governo, dei punti del programma che non gradisce e di elezioni: “Non possiamo lasciare il paese alla sinistra. E poi a chi? a Di Pietro, Vendola e Bersani. Gli italiani non sono così cretini da dare il voto a questi qua”.
L’ex premier non usa mezzi termini e attacca duramente il nuovo esecutivo: “la decisione finale ci è stata praticamente imposta, con i tempi voluti dal presidente della Repubblica”.
Ce n’è anche per il capo dello Stato: “Come presidente del consiglio mi sentivo impotente, potevo solo suggerire disegni di legge. Anche i decreti, quando arrivavano al Quirinale, il presidente della Repubblica diceva no a 2 su 3 – sottolinea Berlusconi -. Ci correggeva con la matita rossa, come una maestra con i bambini delle elementari”.
Davanti ai senatori del suo partito, l’ex presidente del Consiglio sottolinea che la durata del nuovo esecutivo dipende dal Pdl, decisivo anche nella nuova maggioranza e insiste perchè il nuovo premier chiarisca il suo programa: “Monti ha parlato di sviluppo e crescita, ma non ci ha detto nulla di preciso sul suo progamma. Abbiamo parlato a grandi linee degli impegni presi con l’Europa – ha detto Berlusconi, che ha ribadito il no del Pdl alla patrimoniale perchè sarebbe una misura depressiva.
L’ex primo ministro non ha tralasciato l’argomento elezioni: se si andasse al voto oggi, ha detto, ci sarebbe “L’incognita del Terzo Polo, l’incognita di Casini. Ma non vi preoccupate: faremo ragionare il ragazzo al momento giusto, con le buone o le cattive…”.
Poi, sulla legge elettorale: “Monti non cambierà la legge elettorale, ma siamo d’accordo che va cambiata. Abbiamo un gruppo di esperti che sta valutando quella migliore, va modificata prima delle prossime elezioni”, ha spiegato, ribadendo il suo no per ora al voto anticipato: “Affrontare ora una campagna elettorale, sotto la pressione negativa e l’assedio dei media, sarebbe stato un errore”.
L’ex premier, poi, ha affrontato anche il tema delle intercettazioni: “Quella delle intercettazioni è una vergogna. Io ho deciso che di non avere più il cellulare”, ha detto e ha sottolineato la necessità entro la fine della legislatura di mettere mano al regime delle intercettazioni e alla giustizia.
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