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GOVERNO E DOSSIER CASA: IL RITORNO DELL’ICI E TASSE PIU’ ALTE PER CHI POSSIEDE PIU’ IMMOBILI, POI TOCCHERA’ AI REDDITI FINANZIARI

Novembre 17th, 2011 Riccardo Fucile

SI PENSA DI POTER INCASSARE 10 MILIARDI L’ANNO E NON I 3,5 CERTIFICATI DA TREMONTI…AGGIORNAMENTO IMMEDIATO DELLE RENDITE CATASTALI, FERME DA 15 ANNI

Il ritorno dell’Ici, la tassa sulla prima casa abolita da Berlusconi nel 2008, è quasi sicuro, magari sotto forma di anticipo dell’Imu, l’imposta municipale unica prevista dal federalismo fiscale.
E forse sarà  rafforzata sia aggiornando le rendite catastali ferme a 15 anni fa sia aumentandola in modo progressivo in rapporto al numero di appartamenti posseduti.
Quindi andando oltre il concetto della prima casa, pensando di portare in cassa circa 10 miliardi l’anno (contro i 3,5 certificati da Giulio Tremonti per la vecchia Ici) che andrebbe a compensare l’introduzione della cedolare secca per gli affitti introdotta l’anno scorso a tutto vantaggio dei proprietari.
A seguire il governo Monti potrebbe introdurre la patrimoniale su rendite, contanti, azioni, fondi e obbligazioni – molti i progetti in campo da versioni soft a stangate in grado di ridurre il debito pubblico di un quarto – una condizione pregiudiziale per conquistare il consenso sindacale e passare a toccare le pensioni e il mercato del lavoro.
Uno snodo importante che Monti e Corrado Passera vogliono risolvere aprendo un tavolo con sindacati e imprenditori.
La logica con cui si muove Palazzo Chigi è quella dell’«azzeramento del deficit, riavvio della crescita e riduzione del debito» come spiegava l’allora numero uno di Intesa durante i lavori del workshop Ambrosetti a settembre.
Utilizzando l’esperienza del nuovo ministro per i Rapporti col Parlamento Piero Giarda, nei prossimi giorni partirà  una sorta di due diligence sull’effettivo stato del federalismo.
Poi si passerà  alle dismissioni del patrimonio immobiliare dello Stato, alla privatizzazione e liberalizzazione delle società  controllate dagli enti locali come da anni chiede Confindustria.
Altro capitolo centrale sarà  quello della deregulation su molti settori finora poco esposti alla concorrenza come gli ordini professionali, le reti dei servizi tra cui i distributori dei carburanti, quella del gas, i trasporti regionali.
Molti i dossier pronti ma semplicemente bloccati dalla rissosità  del vecchio esecutivo.

Roberto Bagnoli
(da “Il Corriere della Sera“)

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IL MIRACOLO DI MISTER SPREAD: IL GOVERNO MONTI NEL SEGNO DELLA DISCONTINUITA’

Novembre 17th, 2011 Riccardo Fucile

PER LA PRIMA VOLTA IN ITALIA UN ESECUTIVO COMPOSTO ESCLUSIVAMENTE DI TECNCI DI LIVELLO… PRIORITA’ ALL’ECONOMIA D’EMERGENZA E TRE DONNE IN MINISTERI CHIAVI

La democrazia dello spread”, tra storture e paure, ha generato un piccolo miracolo. Quello che nasce dalle macerie del berlusconismo è un buon governo del Presidente. La sua qualità  tecnica è da elogiare.
La sua intensità  politica è da dimostrare.
Ma se l’Italia ha ancora una chance per salvarsi, quella si chiama Mario Monti.
La formula migliore, per definire il suo esecutivo, la conia lui stesso. “Un governo innovativo”: così dice il presidente del Consiglio.
Il nuovo governo che ha giurato ieri nelle mani del Capo dello Stato nasce effettivamente nel segno di una forte discontinuità .
Per almeno tre motivi.
Il primo motivo: un governo formato interamente da tecnici non ha precedenti nella storia repubblicana.
Per trovare qualche analogia si deve risalire al governo Ciampi del ’93 (quando il premier incaricato e non eletto, in piena tempesta di Tangentopoli, fu prelevato direttamente dalla Banca d’Italia) e al governo Dini del ’95 (quando l’ex direttore generale di Via Nazionale ed ex ministro del Tesoro del primo governo Berlusconi fu chiamato a supplire al patente disarmo bilaterale dei due poli).
Ma in quei casi si trattò di governi “misti”: molti tecnici, ma anche diversi esponenti dei partiti.
Questa volta è diverso. Monti è stato costretto ad optare per un governo costruito interamente al di fuori del perimetro della politica. Una scelta imposta dal gioco dei veti incrociati tra Pdl e Pd, che alla fine ha portato all’elisione congiunta delle candidature di Gianni Letta e di Giuliano Amato.
Ma il nuovo premier ha fatto di questa necessità  una virtù.
Il profilo dei ministri che ha scelto è oggettivamente elevato, per autorevolezza e per competenza.
E questo fa giustizia delle facili ironie di chi aveva parlato di un “governo del Preside”, per irridere un team costituito da modesti professorini universitari e da grigi uomini d’apparato.
Nella squadra di Monti ci sono sì professori, ma di eccellente livello: da Ornaghi a Profumo.
Ci sono grand commis dello Stato, ma di sicuro valore: da Barca a Giarda.
Il secondo motivo è il rilievo che, nel nuovo governo, avrà  l’economia.
Il presidente del Consiglio, come previsto, tiene l’interim del Tesoro. Toccherà  a lui il lavoro più duro: scrivere un'”agenda Monti” per il rientro dal debito pubblico.
Ma al suo fianco, con un ruolo da superministro dello Sviluppo, che assomma anche le deleghe delle Infrastrutture e dei Trasporti, ci sarà  Corrado Passera.
All’ex banchiere di Intesa, in sostanza, spetterà  l’altro compito speculare a quello del premier: mentre Monti si occuperà  delle misure di risanamento dei conti, Passera si occuperà  delle misure di sostegno alla crescita.
È una scelta che indica fin da ora la priorità  e l’emergenza che il nuovo governo si prepara ad affrontare.
E anche questo fa giustizia delle sguaiate polemiche sulle “congiure giudo-pluto-massoniche” del “direttorio franco-tedesco” e sul “governo dei banchieri”.
Una critica stupida, autarchica e provinciale, che alligna non solo in certe aree più radicali della sinistra, ma soprattutto in certe nicchie della destra sconfitta e sedicente “liberale”.
Come se Tremonti fosse stato meglio di Passera.
Come se al Tesoro, nelle condizioni politiche attuali, potesse andare Nichi Vendola. Oppure, sul fronte opposto: come se fosse stato “liberale” il gigantesco conflitto di interessi di Berlusconi.
O come se il tanto lodato Gianni Letta non fosse a sua volta advisor della “Spectre” della Goldman Sachs, esattamente come Monti.
Il terzo motivo è la presenza femminile.
Tre donne sono poche, rispetto a diciassette incarichi ministeriali. Ma la Cancellieri, la Severino e la Fornero vanno ad occupare ministeri-chiave, come gli Interni, la Giustizia e il Welfare.
Enrico Cuccia, ai tempi dei consigli di amministrazione dei Salotti Buoni, diceva che “i voti si pesano e non si contano”. In questo caso si può dire la stessa cosa.
Quei tre ministeri “pesano” infinitamente di più del loro valore numerico.
Basti pensare al compito che aspetta la Fornero, esposta sul fronte cruciale della riforma delle pensioni, che la vedrà  in campo probabilmente contrapposta a un’altra donna di peso, come il segretario della Cgil Susanna Camusso.
Il governo Monti, dunque, può prendere il largo.
È un governo allo stesso tempo forte e fragile.
È forte della sua autonomia e delle sue competenze.
E questa è una garanzia al cospetto delle cancellerie europee (che hanno già  dato al premier un riscontro più che positivo) e dei mercati finanziari (che speriamo gli concedano nelle prossime ore una tangibile “apertura di credito”).
Ma è anche fragile, per ragioni uguali e contrarie.
I partiti (ad eccezione della Lega) lo sorreggono dall’esterno ma non lo innervano dall’interno. Questo fa una qualche differenza, sul piano della piena e incondizionata corresponsabilità  delle scelte necessarie, nei prossimi mesi, per uscire dalla crisi che, insieme all’Italia, rischia di portare alla bancarotta anche l’euro.
Il governo di “Mister Spread” può contare sul sigillo istituzionale di Giorgio Napolitano, il vero, straordinario regista di questo “miracolo” realizzato in due giorni e mezzo, dentro i principi del patto costituzionale e della democrazia parlamentare (a dispetto dei queruli urlatori del “golpe in guanti bianchi” e dell'”Italia declassata a democrazia minore”).
Ma non può contare su una specifica maggioranza politica: deve appoggiarsi a una generica convergenza parlamentare.
Questo ne rende più difficile il cammino.
Il suo orizzonte, che si vuole giustamente di fine legislatura, è affidato alle larghe, ma instabili intese raggiunte dai partiti in questi giorni difficili. È appeso alla responsabilità  del Pd, pronto a impiegare tutte le sue energie al servizio di una transizione che, ancora una volta, trascende o prescinde dalla sinistra.
Alla fedeltà  del Terzo Polo, che rinuncia provvisoriamente a lucrare rendite di posizione estranee alla logica bipolare.
E infine all’affidabilità  del Pdl, che dopo la caduta del suo Padre-padrone minaccia di sfasciarsi in mille pezzi, a conferma della natura proprietaria di un partito nato dalla pura giustapposizione degli interessi e cementato solo dal berlusconismo, almeno quanto i suoi avversari lo sono stati dall’anti-berlusconismo.
Questa volatilità  politica (al pari di quella finanziaria) può complicare la vita del nuovo esecutivo.
Ma dobbiamo sapere che a questa soluzione, qui ed ora, non c’è alternativa.
Dobbiamo sapere che il governo del Professore non è neanche lontanamente paragonabile al governo del Cavaliere.
E dobbiamo sapere che, se fallisse anche questo tentativo di traghettare il Paese fuori dalla tempesta, oltre al default politico ci toccherebbe anche quello economico.
Resta un’incognita, insita nella natura e nella cultura del governo appena nato. Nonostante la qualità  indiscutibile delle persone che lo compongono (o forse proprio in ragione di questa qualità ), questo è un “governo delle èlite”.
Rettori e banchieri, giuristi e avvocati, prefetti e professori.
C’è da chiedersi se questo “corpo” selezionato della migliore èlite nazionale saprà  dare voce e rappresentanza anche alla “gente normale”.
Obiettivamente (e fortunatamente) il governo Monti è l’esatto contrario del governo Berlusconi. Da tutti i punti di vista.
Compreso questo: che il primo, a differenza del secondo, nasce senza popolo.
La sfida di Monti, proiettata sulla primavera del 2013, sta tutta qui.
Deve riempire di politica il vuoto che può aprirsi tra una nuova oligarchia tecnicista e la vecchia autocrazia populista.
Deve conquistarsi, voto per voto, il sostegno parlamentare.
Ma soprattutto deve costruirsi, legge per legge, il consenso popolare.

Massimo Giannini
(da “La Repubblica”)

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NESSUN POLITICO, SOLO TECNICI: ECCO LE SCHEDE DEI MINISTRI

Novembre 16th, 2011 Riccardo Fucile

CHI SONO, CHE ATTIVITA’ SVOLGONO, DA DOVE PROVENGONO

Anna Maria Cancellieri — Interni
67 anni, romana, ex commissario prefettizio a Bologna (dopo il ‘Cinziagate’ in cui è stato coinvolto Del Bono) e appena nominata commissario a Parma. Il suo è un curriculum di tutto rispetto. Appena maggiorenne inizia a lavorare alla presidenza del Consiglio, poi si laurea in Scienze politiche a Roma e nel ’72, a Milano, inizia la carriera apicale al ministero dell’Interno. Nel 1993 è nominata prefetto. Da qui in poi, una sfilza di impegni: sub-commissario a Milano, commissario a Parma e poi prefetto a Vicenza, Bergamo, Brescia, Catania e Genova. Da segnalare anche il ruolo ricoperto come commissario del teatro Bellini di Catania.
Lorenzo Ornaghi — Cultura
63 anni, di Villasanta (Monza), è attuale rettore (al terzo mandato consecutivo) dell’università  Cattolica di Milano, dove si è laureato in Scienze politiche nel 1972 ed è stato ricercatore fino al 1987, quando è diventato professore associato all’università  di Teramo. Nel 1990 il ritorno a casa, come cattedratico di scienza politica nell’omonima facoltà . Già  prorettore, diventa rettore nel 2002. Saggista e autore di prestigio, Ornaghi ricopre e ha ricoperto diversi incarichi di prestigio: è direttore dell’Aseri (Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali), della rivista Vita e pensiero, è vicepresidente di Avvenire e della Fondazione Vittorino Colombo di Milano. Non solo. Membro del Cda della Fondazione Policlinico IRCCS di Milano, dal 2001 al 2006 è stato presidente dell’Agenzia per le Onlus. Nel 2006 ha ricevuto l’Ambrogino d’oro dal Comune di Milano.
Corrado Passera — Sviluppo e Trasporti
56 anni, di Como, attualmente è amministratore delegato di Intesa Sanpaolo. Laureato alla Bocconi, master in Business Administration alla Wharton School di Philadelphia, dal 2005 è Grande Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana e dal 2006 Cavaliere del Lavoro. Il manager ha un curriculum vitae a dir poco corposo. E’ membro del Consiglio di Amministrazione dell’Università  Bocconi e della Fondazione Teatro alla Scala, consigliere e membro del Comitato Esecutivo dell’ABI — Associazione Bancaria Italiana, dell’International Executive Board for Europe, Middle East and Africa alla Wharton School, del Consiglio Generale della Fondazione Cini di Venezia e dell’International Business Council del World Economic Forum di Ginevra. Dopo una lunga collaborazione col gruppo De Benedetti (direttore generale di Cir, dg di Arnoldo Mondadori Editore e del gruppo editoriale L’Espresso), dopo passa a Olivetti, dove è co-amministratore delegato del gruppo Olivetti. Nel 1996 è amministratore delegato e direttore generale del Banco Ambrosiano Veneto e nel 1998 è nominato dal governo ad di Poste Italiane. Dal 2002 è a Banca Intesa e nel 2006 è tra gli artefici dell’integrazione tra Banca Intesa e Sanpaolo Imi, da cui nasce Intesa Sanpaolo.
Paola Severino — Giustizia
Stimato avvocato penalista e vicedirettore dell’Università  Luiss “Guido Carli” di proprietà  di Confindustria, dal 1997 al 2001 è stata vicepresidente del Consiglio della magistratura militare. Nel 2002, invece, è stata per quasi un mese in pole position per diventare presidente del Consiglio Superiore della Magistratura. La sua candidatura era la sintesi di un accordo tra maggioranza e opposizione, ma alla fine l’intesa saltò e lei, che era un nome in quota Udc, alla fine, rinunciò all’incarico con un fax inviato direttamente a Pierferdinando Casini. Il suo nome era recentemente circolato come sostituta di Angelino Alfano a via Arenula.
Giampaolo Di Paola- Difesa
67 anni, originario di Torre Annunziata (Napoli), l’ammiraglio Di Paola è attuale presidente del comitato militare della Nato e dal 2004 al 2008 è stato capo di stato maggiore della Difesa (quindi sia con Prodi che con Berlusconi). A testimonianza della stima bipartisan nei suoi confronti, è stato capo di gabinetto prima con il ministro della Difesa in quota centrodestra Carlo Scognamiglio e poi col suo successore Sergio Mattarella (centrosinistra).
Elsa Fornero — Lavoro e Welfare
63 anni, docente di economia all’università  di Torino, è direttore del Cerp (Centre for Research on Pensions and Welfare Policies), prestigioso centro studi sullo stato sociale in Italia e Europa. Elsa Fornero è anche vicepresidente del consiglio di Sorveglianza di Intesa Sanpaolo e e componente del Nucleo di valutazione sulla spesa previdenziale presso il ministero del Lavoro. Le sue aree di ricerca riguardano il risparmio delle famiglie, la previdenza pubblica e privata e le assicurazioni sulla vita, ed è convinta sostenitrice dell’estensione del metodo contributivo a tutti i lavoratori con previdenza complementare. Moglie di Mario Deaglio, economista ed editorialista de La Stampa.
Corrado Clini — Ambiente
64 anni, chirurgo, specializzato in medicina del lavoro, è direttore generale del ministero dell’Ambiente e funzionario dello stesso dicastero dal 1990. Clini ha collaborato con diverse università  italiane, con l’Agenzia Europea dell’Ambiente e l’Onu, ha collaborato alla stesura del “Piano nazionale per la riduzione delle emissioni di gas serra” ed è autore di oltre 40 pubblicazioni scientifiche.
Giulio Maria Terzi di Sant’Agata — Esteri
65 anni, originario di Bergamo, è l’attuale ambasciatore italiano a Washington. Già  responsabile al Cerimoniale della Repubblica e per le visite ufficiali delle delegazioni del Governo Italiano all’estero, nel 1975 gli è stato affidato l’incarico di Primo Segretario per gli affari politici all’Ambasciata italiana a Parigi. Successivamente, è stato consigliere economico e commerciale in Canada per quasi cinque anni e console generale a Vancouver durante l’Expo ’86. Nel 1987 è tornato in Italia per lavorare con compiti di grande responsabilità  prima presso la Direzione Generale degli Affari Economici e in seguito alla Direzione Generale del Personale. Successivamente è stato a Bruxelles, dove ha ricoperto la carica di Consigliere Politico della Rappresentanza d’Italia presso la Nato. Dal 1993 al 1998 è stato a New York presso la Rappresentanza d’Italia alle Nazioni Unite, prima come primo consigliere per gli affari politici, e successivamente come ministro e vice rappresentante permanente. Terzi di Sant’Agata ha già  lavorato alla Farnesina come vice segretario generale, direttore generale per la cooperazione politica multilaterale e diritti umani e direttore politico. Non solo, negli anni scorsi è stato ambasciatore d’Italia in Israele e, dall’estate del 2008, è stato rappresentante permanente d’Italia alle Nazioni Unite a New York.
Mario Catania — Agricoltura
Dal novembre 2009 è capo Dipartimento delle politiche europee e internazionali del ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali. Sale quindi alla guida del ministero un tecnico, al Mipaaf dal 1978. E’ nato a Roma nel 1952. Catania ha avuto competenze, in qualità  di capo dipartimento, in materia di politiche di mercato nel settore agricolo e agroalimentare, della pesca e dell’acquacoltura e ha curato i rapporti con l’Unione europea nella fase di formazione e di attuazione della normativa comunitaria del Consiglio, del Parlamento e della Commissione.
Renato Balduzzi — Salute
E’ un giurista esperto di Sanità  e presidente dell’Agenas, agenzia per i servizi sanitari regionali. Al ministero della Salute ha già  lavorato nell’ufficio legislativo dell’allora ministro Rosy Bindi. Nato a Voghera, 56 anni, è professore ordinario di diritto costituzionale nell’Università  del Piemonte Orientale e professore invitato nell’Università  di Paris-Val de Marne (Paris XII). Suo il contributo a scrivere importanti passaggi di leggi di riforma sanitaria varati durante il governo Prodi, come le norme sul lavoro in esclusiva dei medici del servizio pubblico. Nella sua biografia compaiono anche numerose pubblicazioni sul diritto regionale, l’organizzazione sanitaria, il diritto degli enti locali, drafting legislativo e anche le biotecnologie, tutti temi che fanno capo al dicastero che dovrà  guidare. Consigliere giuridico dei Ministri della difesa (1989-1992) e della sanità  (1996-2000). Capo dell’ufficio legislativo del Ministero della sanità  dal 1997 al 1999; tra il 1997 e il 1999 ha presieduto la Commissione ministeriale per la riforma sanitaria. Dal maggio 2006 è consigliere giuridico del Ministro delle politiche per la famiglia.
Francesco Profumo — Istruzione
Nato a Savona il 3 maggio del ’53, ingegnere e docente universitario, dallo scorso 13 agosto è Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Ha iniziato la carriera nel 1978 in Ansaldo a Genova come ingegnere progettista. Nel 1985 si è trasferito a Torino dove ha intrapreso la carriera di ricercatore universitario. Nel 1995 è diventato professore ordinario nello stesso Ateneo, per poi assumere la carica di presidente della prima facoltà  di Ingegneria del Politecnico dal 2003 al 2005; dal primo ottobre del 2005 è diventato rettore dello stesso ateneo (scadenza del mandato a settembre 2013). E’ stato “Visiting Professor” al Dipartimento di Ingegneria Elettrica dell’University of Wisconsin-Madison (USA), al Dipartimento di Ingegneria Elettrica della Nagasaki University (Giappone), al Dipartimento di Ingegneria Elettrica della Czech Technical University-Prague (Repubblica Ceca) e alla Facoltà  di Ingegneria dell’Università  di Cordoba (Argentina). Oltre alla carriera accademica, Profumo è stato molto attivo in molti gruppi di lavoro internazionali, con numerosi riconoscimenti in tutto il mondo e tante pubblicazioni. Nel 2011 ha dato la sua disponibilità  alla candidatura di Sindaco di Torino per il Partito Democratico, ma in seguito ha ritirato la candidatura. Presidente di Columbus, del Forum Torino ha fatto anche parte di un Panel del Comitato di Indirizzo per la Valutazione della Ricerca (Civr) del ministero dell’Istruzione. Già  membro del Consiglio di Amministrazione di Reply, di Fidia SpA, Unicredit Private Bank, il 12 aprile 2011 è stato nominato membro del Consiglio di Amministrazione di Telecom Italia e ha svolto ruolo di Consigliere per Il Sole 24 Ore e per Pirelli.
Antonio Catricalà  — Sottosegretario alla presidenza del Consiglio
59 anni, giurista originario di Catanzaro, dal 2005 è presidente dell’Antitrust, l’autorità  garante della concorrenza e del mercato. Cavaliere di gran croce dell’ordine al merito della Repubblica Italiana, nel 2010 è stato designato quale nuovo presidente dell’Autorità  per l’energia elettrica e il gas, ma ha rinunciato alla carica. E’ stato consigliere e presidente di sezione del Consiglio di Stato, professore a contratto d diritto privato nella facoltà  di giurisprudenza dell’Università  Tor Vergata di Roma ha insegnato diritto privato e attualmente insegna Diritto dei consumatori all’Università  Luiss di Roma.
Enzo Moavero — Affari europei (senza portafogli)
Avvocato, 57 anni, Moavero una parte della sua vita l’ha passata all’estero. Come Mario Monti, di cui si dice sia l’alter ego giuridico, è stato a Yale. Dopodichè nel 1982 si specializza al Collegio Europeo di Bruges. Qui incassa un diploma di diritto comunitario. Nel 1983 è in Texas. All’università  di Dallas si specializza in diritto internazionale. Nel 1995 l’incontro con Supermario. Moaverio e Monti, infatti, si conoscono a Bruxelles. Monti è appena stato nominato commissario europeo. Moavero lo segue come capo del suo gabinetto. Il tandem prosegue anche quando il neo premier diventa commissario per la Concorrenza. Nel 2002 Moavero diventa segretario generale aggiunto della Commissione Europea. Il suo compito: “Migliorare i metodi di lavoro della Commissione e promuovere la diffusione di pratiche ottimali». Dal 2005 al 2006 è direttore generale dell’Ufficio dei Consiglieri per le Politiche Europee della Commissione, per poi giurare a Lussemburgo come giudice del Tribunale di primo grado della Corte di Giustizia della Ue, ruolo che ricopre tuttora.
Andrea Riccardi — Cooperazione Internazionale (senza portafogli)
61 anni, romano, è professore ordinario di Storia contemporanea presso la Università  degli Studi Roma Tre. Noto studioso della Chiesa in età  moderna e contemporanea (tanto da essere considerato uno dei laici più autorevoli del panorama religioso internazionale) nel 1968 ha fondato la Comunità  di Sant’Egidio. Cavaliere di gran croce dell’Ordine al merito della Repubblica italiana, nel suo curriculum un’impressionante serie di onoreficenze per l’impegno per la pace nel mondo.
Piero Gnudi — Turismo e Sport (senza portafogli)
Nato a Bologna nel 1938, dottore commercialista iscritto e revisore contabile, è fondatore dello Studio Gnudi. Consigliere di Amministrazione di Unicredit, è membro del Consiglio Generale e della Giunta direttiva di Assonime, del Comitato Esecutivo e del Consiglio Generale dell’Aspen Istitute, del Comitato Direttivo del Consiglio per le Relazioni tra Italia e Stati Uniti. E’ stato presidente, membro del Consiglio di amministrazione, e Sindaco di importanti Società  a cominciare da Enel (di cui è stato presidente), all’Iri, di cui è stato presidente e ad. E’ stato inoltre presidente di Rai Holding, presidente Locat, presidente Astaldi.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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MONTI AL QUIRINALE SCIOGLIE LA RISERVA, ECCO LA LISTA DEI MINISTRI

Novembre 16th, 2011 Riccardo Fucile

TERZI AGLI ESTERI, CANCELLIERI AGLI INTERNI, SEVERINO ALLA GIUSTIZIA, DI PAOLA ALLA DIFESA, PASSERA ALLO SVILUPPO, FORNERO AL LAVORO, PROFUMO ALL’ISTRUZIONE

Nasce ufficialmente il governo Monti.
Alle 17 i ministri giureranno sulla Costituzione nella sala del Quirinale.
Presidente consiglio e economia ad interim: Mario Monti.
Ministri senza portafoglio: Enzo Moavero Milanesi, Piero Gnudi, Fabrizio Barca, Piero Giarda e Fabrizio Riccardi.
Agli Esteri Giulio Terzi di Sant’Agata,
Agli Interni Anna Maria Cancellieri.
Alla Giustizia Paola Severino
Alla Difesa Gianpaoalo di Paola
Allo Sviluppo economico e infrastrutture Corrado Passera,
All’Agricoltura Mario Catania
All’Ambiente Mario Clini,
Al Lavoro e politiche sociali Elsa Fornero
Alla Salute Renato Balduzzi,
All’Università  e Istruzione Profumo,
Alla Cultura Lorenzo Ornaghi.
L’auspicio è che la formazione del nuovo esecutivo possa riuscire a stemperare la pressione dei mercati.
Il nuovo esecutivo potrebbe giurare già  oggi pomeriggio.
Per l’articolo 92 della Costituzione i ministri sono nominati con decreto dal presidente della Repubblica su proposta del premier.
Tra giovedì e venerdì i due rami del Parlamento saranno chiamati ad esprimersi sulla fiducia al nuovo governo: prima il voto al Senato, poi alla Camera.
Monti ha incassato la disponibilità  di parti sociali e imprese per un programma di rigore che rilanci la crescita.
Da Confindustria, Cgil, Cisl, Uil e Ugl c’è un sostanziale via libera a un’azione di governo che tenti l’uscita dalla crisi

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SOLO MINISTRI TECNICI PER IL SENATORE: NON PASSA IL TANDEM AMATO-LETTA

Novembre 16th, 2011 Riccardo Fucile

BERSANI CHIAMA LETTA: “MI SPIACE, MA NON E’ NIENTE DI PERSONALE”

Mario Monti incassa la sua prima delusione.
Non è bastato l’intervento deciso del Quirinale, nè è servito il vertice segreto di lunedì sera, in un’abitazione privata al centro di Roma, che ha visto seduti nello stesso salotto Pier Luigi Bersani, Angelino Alfano e Pier Ferdinando Casini.
Alla fine, se la notte appena passata non porterà  consiglio, il Professore dovrà  rassegnarsi: il suo sarà  un governo composto esclusivamente di tecnici.
Nelle ultime 48 ore lo scontro si concentra tutto su questo punto.
Ed è anche il cuore di una telefonata tra il leader democratico e il sottosegretario uscente.
Del resto che il veto del Pd su Gianni Letta fosse insormontabile Monti lo comprende già  dalla mattina, ricevendo la delegazione democratica a palazzo Giustiniani.
Il Professore annuncia: «Avrei intenzione di chiamare Giuliano Amato alla Farnesina».
Ergo servirà  inserire Gianni Letta nella squadra per far digerire al Pdl l’ex premier socialista.
Casini, la sera precedente, aveva usato con Bersani e Alfano argomenti simili: «Amato gli serve. Mettere agli Esteri un diplomatico, seppure di prestigio come Terzi di Sant’Agata, lascia Monti scoperto sul piano politico. Quando vai a incontrare uno come Alain Juppè, che è stato primo ministro, serve un altro personaggio di caratura simile».
Ma l’argomento non fa breccia nel Pd.
«Amato va bene – spiega Bersani a Monti –, se questa è la sua scelta faccia pure. Ma non può essere messo in carico a noi, non si può usare Amato come il bilancino. E comunque è meglio se lei non inserisca politici nel governo: l’importante adesso è fare presto, è rischioso andarsi a infilare in questo ginepraio».
Bersani, quando più tardi racconterà  ai suoi dell’incontro con il presidente incaricato, si mostrerà  sempre inflessibile su questo punto: «A Monti ho detto che deve star tranquillo, deve andare avanti. Ma l’ho messo in guardia: se lei insiste con questa storia dei politici, il Pdl ne chiede uno, noi un altro, Casini un altro ancora e alla fine le viene giù tutto il condominio».
Insomma, la preoccupazione è che il tentativo Monti fallisca, mentre i democratici «non vogliono elezioni, vogliono servire Monti al meglio fino al 2013».
Secondo Bersani nemmeno nel Pdl ci sarebbe poi tutto questo entusiasmo nel chiedere che Gianni Letta venga nominato ministro.
Il segretario del Pd ne è convinto e lo dice anche a Monti: «Lei deve capire che non è tanto il centrodestra che sostiene Letta, ma sono altri mondi. Io ho parlato con Alfano e se lei gli chiede di indicare uno del Pdl si dispera: è circondato da ex ministri che sgomitano per essere riconfermati».
E tuttavia Monti non demorde.
Sale al Quirinale all’ora di pranzo e aggiorna Napolitano sullo stallo. Intravede spiragli e chiede: «Presidente, vorrei provarci ancora ad avere Letta in squadra in tandem con Giuliano Amato».
Supplemento di trattativa accordato dal Quirinale, fissando comunque il termine ultimo a questa mattina per la lista definitiva, e il pomeriggio per il giuramento. Anche per Napolitano infatti la linea è di ricercare e sostenere «ogni soluzione che rafforzi, politicamente e operativamente, la nascita del governo».
Nella notte Monti dovrà  anche incrociare definitivamente nomi e caselle degli undici ministri, visto che il dodicesimo, quello dell’economia, ha comunicato al capo dello Stato di volerlo tenere per sè.
E potrebbe scapparci qualche «sorpresa» rispetto ai nomi circolati. Il presidente della Repubblica, prima della colazione con il premier incaricato, sonda in prima persona anche Bersani, ricevuto nel suo studio.
Il segretario insiste sulla «discontinuità », teme contraccolpi nel partito o con l’Idv.
In fondo però, gli viene fatto notare, Letta non è neanche iscritto al Pdl e ha ricoperto solo un ruolo istituzionale.
Un profilo che si concilia con un governo «tecnico», così come sarebbe per Amato. Monti dunque tratta ancora, con il mandato però a non forzare a tutti i costi.
Eppure il tentativo appare al limite dell’impossibile.
Viene respinta dal Pdl l’offerta di nominare Letta ministro dei rapporti con il Parlamento. Berlusconi semmai lo vorrebbe alla Giustizia.
Ma soprattutto sembra distante dalla trattativa. Ancora con la testa ovattata dopo la botta delle dimissioni.
L’opposizione che Amato trova nel Pdl rende anche più difficile l’inserimento di Letta. Basta un dettaglio.
Quando Monti riceve Alfano, Cicchitto e Gasparri, si sente fare questo discorso: «Caro Professore, con Amato il suo governo nascerebbe troppo sbilanciato a sinistra. O convince il Pd su Letta oppure niente».
Per rafforzare il concetto vengono persino squadernati sulla scrivania alcuni editoriali di Monti molto critici verso il governo Berlusconi: «Vede Professore, già  lei non è stato troppo tenero con noi e ora vuole anche mettere Amato? ».
Monti obietta: «Se aveste con voi la collezione del Corriere trovereste articoli ugualmente critici verso Prodi».
Ma la discussione finisce lì.
La fotografia dell’impasse viene scatta nel pomeriggio a Montecitorio.
Nello studio di Fini si trovano Gianni Letta, Casini e Alfano.
Parte una telefonata in viva voce con Bersani.
Dal segretario Pd Letta apprende che non c’è «niente di personale» contro di lui.
Ma la scelta è fatta.

Francesco Bei e Umberto Rosso
(da “La Repubblica“)

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IL LEGHISTA GENTILINI: “SI’ A MONTI, ORA MARONI AL POSTO DI BOSSI”

Novembre 16th, 2011 Riccardo Fucile

LA VOCE FUORI DAL CORO: “BASTA CON TUTTA QUESTA GENTE CALATA DALL’ALTO ANCHE NELLA LEGA”

“Ma quali elezioni subito! Non si può andare a nuove elezioni con questa porcata di legge qui! Ben venga invece il governo di Monti, sperando che cambi finalmente anche questa schifosa legge elettorale perchè il popolo possa tornare a scegliere chi mandare in Parlamento. Basta con tutta ‘sta gente calata dall’alto. Certo, parlo anche della Lega”.
Pensi a un grillino, invece a parlare così è lo ‘Sceriffo’ di Treviso, Giancarlo Gentilini.
Un bastian contrario per definizione: se i vertici del Carroccio dicono bianco, lui dice nero.
Del tutto coerente quindi il suo gradimento per Monti, a dispetto della posizione ufficiale di Bossi. “La Lega starà  all’opposizione? Beh, pazienza, per me doveva andarci anche prima — risponde secco — Non aspettare tre anni inutili in cui non è stato fatto niente. La Lega è nata per essere una sentinella, se non altro ora tornerà  ad esserlo”.
In realtà  per lo Sceriffo la ‘quadra’, in gergo leghista, sarebbe stata un governo guidato da Maroni, la sua nuova passione politica in perfetta sintonia con Flavio Tosi, l’altro eretico veneto, da lui ribattezzato lo Sceriffino.
“Mi sarebbe piaciuto vedere all’opera Maroni, perchè sarebbe stato l’unico in grado di guidare un governo politico di transizione in questa fase difficilissima. Non è stato possibile e allora mi va bene anche un Monti, purchè faccia le cose che deve fare e rimetta le cose a posto in questo Paese”.
Ma l’appoggio dell’alpino Gentilini all’ ministro dell’Interno va ben oltre, arrivando fino alla soglia del portone di via Bellerio.
“Lui è il vero delfino di Bossi ed è ora che prenda le redini del comando della Lega, finora è stato troppo penalizzato” dichiara senza indugio, osando sfidare già  nella prossima giunta (com’è accaduto un paio di mesi fa) le ire del sindaco Gobbo, il fidatissimo uomo di Bossi in Veneto: “Non m’importa niente. Io dico quello che penso perchè non faccio il politico, faccio il sindaco e sto tutto il giorno in mezzo alla gente e so quello che il mio popolo vuole”.
Tradotto: la base leghista, in cui il gradimento per lo Sceriffo rasenta livelli di pura idolatria, vuole un vigoroso cambio di marcia del movimento.
“Io interpreto la volontà  popolare — continua Gentilini — e la Lega deve tornare a sentire la gente da cui invece si è allontanata pericolosamente, stando troppo tempo a Roma fra pennichelle, ponentini e abbacchi”.
L’immagine di un certo lassismo da Palazzo “che corrompe” è dura a morire ma è anche una delle accuse più frequenti della base leghista verso onorevoli e senatori spediti in Parlamento: partono con il piglio di Attila, dopo due giorni sono già  degli agnellini dimentichi.
“Anche per questo — insiste lo Sceriffo — la gente vuole tornare a scegliere i suoi rappresentanti, non limitarsi a votare quelli che vengono imposti dall’alto. C’è una grave crisi economica da risolvere e dare prospettive di lavoro ai nostri giovani, andare a votare in questo momento sarebbe molto peggio”.
Inutile sottolineare che anche stavolta la posizione di Gentilini sia praticamente unica nel panorama del Carroccio veneto, dove l’ordine di Bossi — “tutti all’opposizione” — è passato senza colpo ferire condiviso da tutti. Anche da Gentilini, anche lui in fondo sta all’opposizione.

Massimiliano Crosato
(da “Il Fatto Quotidiano“)

argomento: Bossi, governo, la casta, LegaNord, Monti, Politica | Commenta »

ALLE 11 GOVERNO MONTI AL VIA: NEL TOTOMINISTRI IPOTESI PANSA AGLI INTERNI E PER IL PREMIER L’INTERIM ALL’ECONOMIA

Novembre 15th, 2011 Riccardo Fucile

IL PREFETTO, CANDIDATO AGLI INTERNI, SE LA GIOCA CON LA CANCELLIERI… ALL’ISTRUZIONE SALGONO LE QUOTAZIONI DI PROFUMO (CNR) E ALLA GIUSTIZIA QUELLE DI LIVIA POMODORO

C’è anche il nome del prefetto Alessandro Pansa per gli Interni, oltre alla candidatura di Anna Maria Cancellieri.
Nell’elenco fatto dall’Agi delle possibili novità  nei ministeri, si fa sempre più strada l’ipotesi di un interim dello stesso Mario Monti all’Economia, che porterebbe alla nomina di quattro viceministri a Bilancio, Tesoro, Finanze e Partecipazioni statali.
Per l’Istruzione, il rettore della Cattolica Lorenzo Ornaghi è in calo, mentre salgono le quotazioni di Francesco Profumo, presidente del Cnr e in seconda fila di Marco Mancini presidente della Conferenza dei rettori delle Università  italiane.
Per quanto riguarda la Giustizia il nodo è aperto: il Pd ha chiesto forti garanzie di equilibrio e oltre a questo pesa la necessità  di un’adeguata presenza femminile nel governo; dunque oltre ai nomi di Piero Alberto Capotosti o Cesare Mirabelli, si fanno anche quelli di Livia Pomodoro (presidente del Tribunale di Milano, sulla quale il Pdl ha escluso veti ) e di Paola Severino.
Per la Funzione Pubblica Luisa Torchia (anche se non ci sarebbe il gradimento di Brunetta), Antonio Malaschini ai Rapporti con il Parlamento, Corrado Clini all’Ambiente, Rolando Mosca Moschini alla Difesa, Salvatore Settis ai Beni culturali, Carlo Secchi allo Sviluppo Economico.
Un’altra casella su cui il Pd chiede di dire la sua, senza avanzare candidature, è quella del Welfare (il ministero dovrebbe essere accorpato con quello della Sanità ), dove finora si era parlato di Carlo Dell’Aringa.
Al ministero degli Esteri potrebbe andare Giuliano Amato, visto che Mario Monti insisterebbe su una figura ‘forte’ sul piano internazionale.
Nei giorni scorsi erano circolate anche le candidature di Giampiero Massolo, Gianni Castellaneta e dell’ambasciatore Giancarlo Aragona.
Alle Infrastrutture potrebbe andare Antonio Catricalà .
Stamani Monti presenterà  la squadra a Giorgio Napolitano.
Non è escluso che in un secondo momento possano esserci nuovi ingressi politici.

argomento: economia, emergenza, governo, Monti, Napolitano, Parlamento | Commenta »

FINI SFIDUCIA BOCCHINO, PER POCO NON FA SALTARE IL TAVOLO: “MONTI PREMIER CON PD E TERZO POLO”

Novembre 15th, 2011 Riccardo Fucile

FINI COSTRETTO A INTERVENIRE E A SMENTIRE IL SUO VICE… IL PDL ERA GIA’ INSORTO: “A RISCHIO IL TENTATIVO DI FORMARE IL NUOVO GOVERNO”

«Berlusconi ha capito che deve trattare con noi. Questa è la sua sola opzione. Noi invece ne abbiamo tre: accettare l’intesa con il Pdl, che però non potrà  a quel punto esprimere il candidato premier; andare alle urne come Terzo polo, per essere determinanti al Senato dopo il voto. Oppure sostenere che l’esperienza del governo che sta per nascere debba proseguire anche nella prossima legislatura, costruendo un’alleanza con il Pd che preveda Monti come candidato a palazzo Chigi».
Le parole di Italo Bocchino al Corriere della Sera hanno rischiato di causare un incidente diplomatico dalle conseguenze imprevedibili.
La sola ipotesi che il governo tecnico che le forze politiche si stanno impegnando trasversalmente a far nascere possa essere il viatico per un futuro ruolo anche politico del premier in pectore ha rischiato di mandare tutto a carte 48.
E’ stato necessario l’intervento di Gianfranco Fini, che attraverso il suo inner circle ha parlato esplicitamente di un «errore», per far calmare – se non altro all’apparenza – le acque.
La situazione è stata sul punto di precipitare negli stessi istanti in cui Alfano, Cicchitto e Gasparri entravano a Palazzo Giustiniani per incontrare Monti sulle prospettive della nascita del nuovo esecutivo.
Solo pochi minuti prima le agenzie di stampa avevano diffuso la nota del portavoce del Pdl, Daniele Capezzone – redatta come lui stesso ha specificato «quando manca meno di un’ora all’incontro con il presidente incaricato» -, che senza mezzi termini parlava di un «tentativo Monti messo irresponsabilmente a rischio».
«La posizione del Popolo della Libertà  è netta – aveva sottolineato Capezzone -: mentre il Capo dello Stato cerca di condurre in porto una delicata intesa politica e mentre il Pdl e il centrodestra hanno agito e agiscono con massima responsabilità , c’è, di tutta evidenza, chi gioca allo sfascio». Un’accusa dura che non ha però portato ad una correzione di tiro da parte di Bocchino.
Il quale, al contrario, ha rilanciato: «Il Pdl anzichè agitarsi dinanzi a una provocazione farebbe bene ad essere forza politica responsabile e a sostenere senza se e senza ma il governo Monti, ponendo fine ai troppi distinguo con cui cerca un viottolo che lo porti al voto».
A quel punto, c’erano tutte le premesse per un possibile botto.
C’è voluto l’intervento di un irritato Fini per calmare le acque.
E’ il prezzo che si paga quando qualcuno prende troppo potere all’interno di un partito e un manovale della politica si traveste da grande stratega.
Certe volte il silenzio è d’oro.

argomento: Fini, Futuro e Libertà, governo, Monti | 1 Commento »

FINE DEL BLUFF: IL PDL DICE SI’ AL GOVERNO MONTI

Novembre 15th, 2011 Riccardo Fucile

MA DOVE VOLEVATE CHE PARASSE QUELLA BANDA DI SENZA CASA?… IN CASO DI ELEZIONI SI SCAVEREBBERO LA FOSSA: SALTEREBBERO OLTRE 100 PARLAMENTARI

“Il tentativo di Monti è destinato a un buon esisto”. Angelino Alfano, al termine dell’incontro con il presidente del Consiglio incaricato, promuove l’esecutivo dell’ex rettore della Bocconi.
Superate così le polemiche scaturite stamani dall’intervista di Italo Bocchino al Corriere della Sera in cui l’esponente di Fli annunciava l’intenzione di Monti di volersi candidare premier di una coalizione Pd-Terzo Polo, intervista che aveva scatenato in mattinata i vertici del partito guidato da Alfano, che hanno chiesto la smentita da parte di Monti.
L’incontro a palazzo Giustiniani ha evidentemente sciolto ogni dubbio.
“A questo punto la provocazione è servita a portare allo scoperto il Pdl e tutti quelli che ancora sperano nel voto”. Così il vicepresidente vicario dei deputati di Fli, Carmelo Briguglio.
“Capiscano subito che è arrivato il momento di abbandonare ogni doppiezza per dare vita a un governo di ricostruzione nazionale- aggiunge-, o meglio della Nazione, per rimettere in moto il Paese e recuperare credibilità  sui mercati. Chi ancora si mostra indeciso o spera di staccare la spina quanto prima non fa il bene dell’Italia e dovra’ risponderne dinanzi agli italiani”.
Nel pomeriggio l’ex commissario dell’Unione europea incontrerà  il forum nazionale dei giovani e gli enti locali alle 17 e al termine potrebbe sciogliere la sua riserva e salire al Quirinale per comunicare la decisione al capo dello Stato Giorgio Napolitano.
La situazione del debito italiana ”sta diventando davvero seria, credo che ci stiamo avvicinando ad una sorta di crisi sistemica che ricorda il 2008”. L’allarme arriva da Peter Bofinger, uno dei ‘saggi’ consulenti del cancelliere tedesco Angela Merkel, in un’intervista a Bloomberg Television.

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