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RIFIUTI NAPOLI, LA CORTE EUROPEA MULTA L’ITALIA PER 20 MILIONI

Luglio 16th, 2015 Riccardo Fucile

PIU’ 120.000 EURO PER OGNI GIORNO IN CUI LA NORMA E’ STATA VIOLATA

La Corte di giustizia Ue ha condannato oggi l’Italia al pagamento di una multa di 20 milioni di euro per il mancato adeguamento alle regole Ue del sistema di raccolta e gestione dei rifiuti in Campania.
La multa sarà  inoltre maggiorata di 120,000 euro per ogni giorno di mancata applicazione delle regole Ue dal giorno della sentenza, si legge in una nota della Corte Ue
La Corte europea aveva già  condannato l’Italia su questa vicenda nel marzo del 2010.
Non avendo l’Italia messo in atto quella sentenza, la Corte ha inflitto al paese una multa, come prevede la procedura di infrazione Ue.
Nonostante le migliaia di infrazioni avviate dalle istituzioni Ue contro gli stati membri, solo una decina si sono tradotte in multe, e soltanto a seguito di prolungate inadempienze.
L’Italia ha già  il primato negativo della multa più pesante mai inflitta dalla Corte, quella dello scorso dicembre sulle discariche illegali, per cui l’Italia è stata condannata a pagare un’ammenda forfettaria di 40 milioni di euro a cui sono previste aggiungersi penalità  fino a un massimo di 42,8 milioni per ogni semestre che passerà  dalla sentenza di dicembre fino alla messa in regola delle discariche illegali.
La Corte mette in evidenza in   particolare il problema dell’eliminazione delle ecoballe nonchè “il numero insufficiente di impianti aventi la capacità ? necessaria per il trattamento dei rifiuti urbani nella regione Campania.”
In una nota che accompagna la sentenza odierna, la Corte sottolinea inoltre che “tenuto conto delle notevoli carenze nella capacità  della regione Campania di smaltire i propri rifiuti, è possibile dedurre che una siffatta grave insufficienza a livello regionale può compromettere la rete nazionale di impianti di smaltimento dei rifiuti,” e conclude che “ciò può compromettere seriamente la capacità ? dell’Italia di perseguire l’obiettivo della autosufficienza nazionale nello smaltimento dei rifiuti.”
Quanto alla multa, la Corte giustifica l’importo molto cospicuo sottolineando che “un inadempimento dell’Italia in materia di rifiuti è stato constatato in più di 20 cause portate dinanzi alla Corte.”
Nella nota si precisa che per quanto riguarda la penalità  giornaliera di 120.000 euro, essa è suddivisa in tre parti, ciascuna di un importo di 40.000 euro, calcolate per categoria di impianti, cioè le discariche, i termovalorizzatori e gli impianti di trattamento dei rifiuti organici, che dovranno tutti essere messi a norma, pena ulteriori sanzioni.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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C’E’ UNA NAPOLI CHE NON SI ARRENDE

Luglio 12th, 2015 Riccardo Fucile

E CHE CONTINUA A SOGNARE, LIBERA E IRRIVERENTE

“L’arte d’arrangiarsi”, storica virtù specificatamente Partenopea, non è soltanto una particolare sfumatura della più generale capacità  di sopravvivere agli eventi.
E’ forza autentica: quella che proviene direttamente dal profondo dell’anima e che ti spinge a non arrenderti mai, anche al cospetto “della montagna” più alta, satura dei sentieri più angusti ed impervi.
Immagino cosa potrebbe diventerebbe questa terra se rivivesse la magia di un’ardente ed appassionata “rumba degli scugnizzi”. Ma degli scugnizzi veraci, però.
Quelli liberi ed irriverenti, capaci di “ridere in faccia” ai camorristi facendoli implodere dalla vergogna; di rivolgere vibranti “pernacchie” all’arroganza del potere deviato e di fare democratica giustizia dei collusi, dei venduti e degli ignobili; di ridare dignità  alla storia, alle tradizioni ed alle realtà  produttive locali, spingendo nella direzione di una continua internazionalizzazione della relativa cultura, dei prodotti tipici e dei conseguenti flussi.
Daremmo la stura alla più grande rivoluzione democratica dell’Italia dall’origine dei tempi.
Una ventata di libertà  capace di cambiare il mondo intero.
Sogni, sogni, sogni…
“Dannati” e appassionati…

Salvatore Castello
Right BLU – La Destra Liberale

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COOP ROSSE E CLAN CASALESI: IN CARCERE EX VERTICI CPL CONCORDIA

Luglio 3rd, 2015 Riccardo Fucile

INDAGATO ANCHE DIANA, ICONA ANTIMAFIA ED EX SENATORE PDS

C’è anche l’icona anticamorra Lorenzo Diana, ex senatore del Pds e amico di Roberto Saviano nonchè unico politico citato in positivo nel libro Gomorra, tra gli indagati dell’inchiesta della Dda di Napoli sul presunto patto tra Cpl Concordia e clan dei Casalesi per la metanizzazione dell’agro aversano.
Diana risulta indagato per concorso esterno in associazione camorristica, per corruzione (già  prescritta) e per abuso d’ufficio in due distinte ordinanze.
Solo in una di queste il Gip ha disposto per lui una misura cautelare lieve, e solo per reati contro la pubblica amministrazione: il divieto di dimora in Campania.
“Non ho letto ancora il provvedimento e cosa mi si addebita. Mi sembra di essere tra un sogno e Scherzi a parte“, ha commentato Diana a caldo.
All’alba i carabinieri del Noe agli ordini del capitano Sergio De Caprio hanno eseguito otto misure cautelari tra carcere e domiciliari.
In manette ex dirigenti della coop rossa modenese (tra i quali l’ex presidente Roberto Casari, già  finito in carcere nell’inchiesta sulla metanizzazione di Ischia), subappaltatori e imprenditori della metanizzazione compiuta nei comuni tra Casal di Principe, Casapesenna e limitrofi, il bacino Caserta 30.
Secondo i pm Cesare Sirignano, Catello Maresca e Maurizio Giordano e il pm della Dna Francesco Curcio, Diana avrebbe avuto un ruolo attivo nel patto tra l’impresa e la camorra, ottenendone un tornaconto in termini di rafforzamento dell’influenza politica sul territorio.
Però l’ex senatore, attualmente presidente del Centro Agroalimentare di Volla-Napoli (Caan) — su nomina del sindaco di Napoli Luigi de Magistris — non è tra gli arrestati. Diana è stato invece raggiunto da un provvedimento di divieto di dimora in Campania, per un presunto scambio di favori compiuto in qualità  di presidente del Caan.
Una circostanza scoperta dagli inquirenti attraverso alcune recenti intercettazioni telefoniche, disposte nei giorni in cui Cpl Concordia è finita nel ciclone dell’inchiesta sugli appalti di Ischia e nelle carte delle indagini comparvero le tracce delle vecchie frequentazioni tra Casari e Diana.

Vincenzo Iurillo
(da “il Fatto Quotidiano”)

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INTERVISTA AL GIURISTA PELLEGRINO: “ORA E’ CAOS TOTALE, LA DECISIONE RIABILITA ANCHE BERLUSCONI”

Luglio 2nd, 2015 Riccardo Fucile

“DE LUCA DOVEVA RIMANERE SOSPESO SULLA BASE DELLA SEVERINO, NON E’ ANTICOSTITUZIONALE”

“È un provvedimento che conferma il caos. Ogni atto è sub judice… E aggiungo: riabilita Berlusconi, che a questo punto dovrebbe chiedere di tornare in Senato”. L’avvocato Pellegrino è, forse, il più grande esperto della legge Severino.
Da settimane, anzi mesi, è il anche il più critico su come è stata gestita la vicenda Campana.
Viene contattato dall’HuffPost appena arriva la notizia che la prima sezione civile ha congelato la sospensione disposta in base alla legge Severino in attesa della discussione del ricorso d’urgenza.
Ha, insomma, sospeso la sospensione. E De Luca potrà  nominare la Giunta.
Avvocato Pellegrino. Diciamo che si è fatta chiarezza. Il caso è risolto?
Niente affatto. Anzi è l’opposto. Col provvedimento si conferma il caos perchè la terza regione d’Italia resta appesa al filo esile di una sospensiva fino al 17 luglio, data in cui si discute di un’altra sospensiva… il caos appunto.
Si spieghi meglio.
Oggi il giudice ha deciso con potere monocratico di disapplicare la legge e di fissare l’udienza il 17 luglio. Da adesso al 17 è sospesa la sospensione. Il che significa che qualsiasi atto resta sub judice e precario a partire dalla giunta.
Perchè dice che il giudice ha disapplicato la legge?
Perchè è evidente ed è sicuro che sulla base della legge Severino De Luca deve essere sospeso. Il giudice oggi dice: ‘sì ma siccome alcuni giudici hanno detto che c’è un dubbio di costituzionalità , io la disapplico’. Il dubbio di costituzionalità  lo ha sollevato il giudice di Bari, ma ci sono altre dieci sentenze che dicono l’opposto, anche del consiglio di Stato. Dicono chiaramente che non c’è nessun dubbio sulla costituzionalità .
Scusi, ma il provvedimento conferma la sentenza De Magistris.
È il contrario. Il provvedimento contraddice l’ordinanza di De Magistris. Solo sollevando la questione di costituzionalità  si può dare la sospensiva ma la decisione di oggi non solleva nessuna questione.
Dunque, tutto sospeso fino al 17 luglio.
Aggiungo una cosa: a questo punto Berlusconi dovrebbe chiedere di tornare in Senato. Questo provvedimento lo riabilita. Perchè la questione che chiede De Luca è esattamente quella che chiede Berlusconi. E quindi dovrebbe avere lo stesso trattamento. Se fossi Berlusconi chiederei al Senato la revoca di quella delibera e che il Senato mi riammettesse.
Solita domanda: come se ne esce sul caso De Luca?
Con una legge ad istitutionem, non ad personam, che garantisca una effettiva stabilità  di governo alla Campania altrimenti condannata a una eterna instabilità .

(da “Huffingtonpost“)

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LA FARSA DE LUCA CONTINUA: SOSPESA LA SOSPENSIONE

Luglio 2nd, 2015 Riccardo Fucile

IL TRIBUNALE DI NAPOLI ACCOGLIE IL RICORSO DEL SINDACO SULLA FALSARIGA DEL CASO DE MAGISTRIS

Come era prevedibile dopo l’ordinanza sul caso de Magistris, il Tribunale ordinario di Napoli ha accolto il ricorso del presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca contro la sospensione dalla carica prevista dalla legge Severino.
Uno dei legali del governatore, l’avvocato Lorenzo Lentini, parla di “grande soddisfazione sia per i tempi che per il ripristino del risultato elettorale”, di “vittoria della giustizia”.
L’ordinanza è stata emessa dalla I sezione civile.
Nel documento si legge che il decreto del prefetto è sospeso e si riconosce l’urgenza per il rischio di paralisi istituzionale (c’è il governo regionale da formare, ndr). “È una questione di democrazia” dice il legale. Il governatore: “È stata ripristinata la volontà  popolare”.
Nelle motivazioni del provvedimento si legge che bisogna considerare che è stata sollevata la questione di legittimità  costituzionale della legge Severino.
Inoltre “la mancata rimozione degli effetti del provvedimento impugnato appare idonea a cagionare al ricorrente un pregiudizio non riparabile con l’eventuale decisione definitiva favorevole e a integrare, quindi, il periculum in mora, posto che” il governatore “non potrebbe recuperare   il periodo di sospensione subito”.
I giudici ricordano che “l’esercizio del diritto politico… ha carattere funzionale e ‘serve’ al conseguimento di una finalità  di rilevanza costituzionale che va oltre il singolo e incide, in modo immediato e diretto, sul funzionamento e sull’organizzazione amministrativa della Regione”.
“Il provvedimento impugnato — ragiona il giudice — inibendo al presidente l’esercizio dei poteri connessi alla sua carica e, impedendo l’insediamento del consiglio regionale e la nomina degli organi entro il termine del 12 luglio 2015, nonchè la composizione della Giunta regionale e la nomina del vice presidente, determinerebbe la necessità  di ricorrere a nuove elezioni con conseguente vanificazione dell’intero risultato elettorale e con indubbia lesione anche delle posizioni soggettive dei rimanenti eletti in consiglio”.
Ora De Luca potrà  partecipare al primo Consiglio — che era stato rinviato – e nominare la nuova Giunta.
Il Tribunale dovrà  poi decidere nel merito della vicenda.
Il Tribunale ha sospeso provvisoriamente l’efficacia del provvedimento di sospensione e ha fissato per il 17 luglio l’udienza collegiale per la conferma, la modifica o la revoca dello stesso. Ieri il Tar, invece, aveva respinto un ricorso d’urgenza presentato dai consiglieri regionali del M5s ed aveva rinviato la trattazione nel merito alla fine del mese.
Il ricorso per De Luca al Tribunale ordinario di Napoli era stato presentato dai legali Giuseppe Abbamonte, Lorenzo Lentini e Antonio Brancaccio.
Si attendono le motivazioni dei magistrati, ma per De Luca la speranza di accoglimento si fondava anche sul fatto che è attesa la decisione della Consulta sulla costituzionalità  degli articoli 10 e 11 della legge Severino.
Questione sollevata dal Tar di Napoli quando aveva “reintegrato” Luigi de Magistris dopo la sospensione dalla carica di sindaco di Napoli.
La seduta del Consiglio regionale della Campania si terrà  il 9 o il 10 luglio la.
Il consigliere anziano Rosetta D’Amelio spiega all’Adnkronos che “tra oggi e domani si deciderà  tra le due date e, come previsto almeno cinque giorni prima della seduta, partiranno le convocazioni”.
Nel ricorso gli avvocati Giuseppe Abbamonte, Antonio Brancaccio e Lorenzo Lentini, avevano definito “illegittimo” il decreto perchè la condanna di De Luca per abuso d’ufficio è arrivata il 21 gennaio 2015, mentre la legge Severino “trova applicazione solo per le condanne che sopravvengono all’assunzione della carica”.
La norma, dunque, secondo gli avvocati di De Luca, “non ha previsto la diversa fattispecie di chi sia stato condannato prima di essere eletto”.
Il decreto di sospensione risulterebbe inoltre illegittimo, come si legge nel testo del ricorso, per aver trascurato la parte del parere dell’Avvocatura generale in cui si faceva riferimento a questo aspetto.
E ancora, perchè “l’inedita sospensione di De Luca, prima della nomina della giunta regionale si è tradotta in un impedimento con effetti dissolutori di tutti gli organi regionali democraticamente eletti, snaturando la sospensione temporanea in un’inammissibile misura di decadenza che può scaturire solo da misure definitive”.
I difensori del presidente della Regione Campania sottolineano che per la stessa condanna De Luca era già  stato sospeso dalla carica di sindaco di Salerno, violando così il principio del ‘ne bis in idem’, in base a cui non si possono subire due volte le conseguenze legali di uno stesso reato.
Tra i motivi del ricorso, l’illegittimità  costituzionale degli articoli 7 e 8 legge Severino (incandidabilità  alle elezioni regionali e sospensione e decadenza di diritto per incandidabilità    alle cariche regionali) sollevata dalla Corte d’appello di Bari e dal Tar della Campania, nonchè dallo stesso tribunale di Napoli, che solo pochi giorni fa ha accolto anche il ricorso di Luigi de Magistris contro la sospensione dalla carica di sindaco di Napoli.
Sulla Severino si attende comunque l’udienza alla Consulta il 20 ottobre; ma in questo caso al vaglio dei giudici costituzionalisti ci sono gli articoli 10 e 11 (incandidabilità  alle elezioni provinciali, comunali e circoscrizionali e sospensione e decadenza di diritto degli amministratori locali in condizione di incandidabilità ).

(da “il Fatto Quotidiano“)

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DE LUCA FA RICORSO, MA CHI SEMINA VENTO RACCOGLIE TEMPESTA

Giugno 29th, 2015 Riccardo Fucile

LA CAMPANIA RIDOTTA A BARZELLETTA NAZIONALE CON UN POPOLO RASSEGNATO AL NULLA

De Luca‬, tramite i suoi avvocati, sulla scorta dell’esito favorele frattanto acquisito da ‪DeMagistis‬ su analoga vicenda, ha depositato il ricorso ex art. 700 – quindi d’urgenza – contro il provvedimento di sospensione ex lege Severino.
Quasi sicuramente sarà  oggetto d’accoglimento.
Sullo specifico punto la Severino è chiaramente incostituzionale (ancorare la decadenza ad una sentenza di condanna di primo grado offende l’impianto complessivo della nostra Carta Fondamentale).
Ciò non toglie che la politica e lo stesso popolo che si è recato alle urne per votarlo, avrebbero dovuto agire diversamente.
La confusione “sulla Severino” e lo stesso disinteresse di tanta gente che non ha nemmeno sentito il bisogno di approfondire l’impianto programmatico di specie, ci hanno regalato una delle pagine più tristi della storia Repubblicana, satura di contraddizioni, arroganze varie e tanta, tantissima superficialità .
L’ordinamento giuridico – che, grazie agli operatori pratici, riesce sempre a risolvere le contraddizioni interne a se stesso – è una cosa; le scelte di “campo” sono altro.
Per i prossimi 5 anni avremo un governo regionale che asseconderà  egoismi e visioni programmatiche al ribasso e che non li risolverà  certi problemi ma soltanto li rinvierà , frattando sperperando denaro pubblico in alternative ipotesi gestionali.
Comunque sia, ognuno ha quel che semina.
Un centrodestra locale incapace, una sinistra assurda ed un popolo sempre piu’ rassegnato al nulla, hanno consumato un “grande capolavoro anti-politico”.
Forse, soprattutto da ste’ parti, davvero ci vorrebbe un nuovo “Masaniello” e sempre “a condizione” che ci sia la sincera e audace voglia democratica di battersi davvero.

Salvatore Castello
Right BLU – La Destra Liberale

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SCENEGGIATA NAPOLETANA: DE LUCA NON PRESENTA LA GIUNTA, RINVIATO IL CONSIGLIO REGIONALE

Giugno 28th, 2015 Riccardo Fucile

IL TIMORE E’ DI VEDERSI ANNULLARE LA NOMINA E   TROVARSI COMMISSARIATO… I LEGALI GLI HANNO CONSIGLIATO LA VIA DEL RICORSO IN TRIBUNALE PER RESTARE IN SELLA FINO A OTTOBRE

Il consiglio Regionale campano domani (lunedì 29 giugno) non si riunirà .
Tutto rinviato a data da destinarsi.
L’ha deciso Rosetta d’Amelio, che in quanto consigliera anziana presiede pro-tempore l’assemblea. «Sto inviando i telegrammi ai consiglieri per informarli che domani non ci sarà  nessun consiglio – spiega lei – Non c’è ancora nessuna data. Voglio fare degli approfondimenti alla luce di quanto deciso dal consiglio dei Ministri che ha emanato un decreto di sospensione per il presidente della giunta».
Dunque Vincenzo De Luca non presenterà  la sua giunta, evitando quello che per molti avrebbe costituito un vulnus istituzionale: la sua presenza in consiglio con la nomina del “governo” campano e il passaggio dei poteri al vice, scenario paventato nelle ultime ore, avrebbe scatenato la reazione delle opposizioni e anche il fastidio del Pd. Renzi, nel sospenderlo, aveva chiarito il perimetro nel quale il presidente-eletto avrebbe potuto muoversi: «Quanto previsto dall’interpretazione della legge Severino fornita dall’avvocatura generale dello stato».
Il timore di De Luca, a quel punto, era di vedersi annullare la nomina della giunta da un tribunale adito dalle opposizioni, col rischio sempre più concreto del commissariamento.
Ecco il perchè del rinvio, deciso di concerto con il presidente eletto: dare il tempo agli avvocati che difendono De Luca di presentare ricorso al tribunale di Napoli contro la sospensione.
Se dovessero ottenere una sentenza favorevole, sulla falsa riga di quella pronunciata per De Magistris, De Luca avrebbe tempo fino a ottobre per governare, in attesa del responso finale della corte Costituzionale.

Franesco Maesano
(da “il Secolo XIX”)

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“SE DE LUCA NOMINA UN VICE RISCHIA LA DENUNCIA”: INTERVISTA ALL’AVV. PELLEGRINO

Giugno 28th, 2015 Riccardo Fucile

IL REBUS DI UN GOVERNATORE ELETTO MA SOSPESO PER LEGGE   E “CONGELATO”

Innanzitutto, da quando effettivamente decorre la sua sospensione ?
A differenza di altri decreti di sospensione dello stesso Renzi, quello di De Luca non riporta la specifica indicazione della data del suo congelamento. Retrodatandolo, poteva essere quella del giorno della proclamazione, il 18 giugno. Il decreto è datato 26 giugno, è già  stato notificato in Regione, il Consiglio ne prenderà  atto domani. In quel momento la sospensione diventerà  operativa.
La mancata indicazione è un “aiutino” a De Luca per fargli fare la giunta?
Potrebbe essere solo una svista, perchè ormai De Luca entrerà  in consiglio regionale già  da sospeso.
De Luca può chiedere al tribunale di sospendere la sospensione. Poteva già  farlo ieri?
A notifica avvenuta poteva farlo. Ma forse spera ancora di poter fare domani giunta e vicepresidente.
Domani De Luca può presentare il suo “governo”?
Da sospeso non può farlo. Anzi, non appena il Consiglio prende atto della sua sospensione, De Luca dovrebbe lasciare la sala, nella quale non ha più il titolo per rimanere.
Il parere dell’Avvocato generale dello Stato Massella Ducci Teri gli consente di restarci e ufficializzare la giunta?
L’avvocato Gianluigi Pellegrino replica così: «È come se un automobilista, cui è stata ritirata la patente, continuasse a guidare. Ancora: che cosa diremmo se un condannato per mafia, poi sospeso, continuasse ad agire?».
Il parere dell’Avvocatura mette in guardia dal rischio «paralisi».
Ma se De Luca, domani, prentasse di fare la giunta, rischierebbe di compiere un atto illegale. Che scatenerebbe, a sua volta, altri ricorsi.
È necessario che prima la sua sospensione sia sospesa?
Sì, a questo punto il suo destino di governatore è nelle mani della magistratura. Del resto, proprio Renzi gli ha consigliato la strada: presentare un ricorso come hanno fatto altri prima di lui, come De Magistris.
Che chance ha De Luca di ottenere dal tribunale la sospensione?
I fan del governatore sospeso ne sono certi, i giuristi sono divisi. È un fatto che molti amministratori, prima di lui, si sono visti bocciare la richiesta dal Tar, dal Consiglio di Stato, dallo stesso tribunale. Ma dopo De Magistris, la pronuncia del Tar (sospensiva e ricorso alla Consulta) – confermata dal giudice civile poichè la Cassazione ha inibito il Tar – le chance di ottenerla sono maggiori. Anche se nella sentenza di De Magistris è scritto che «non costituisce un precedente».
Se De Luca presenta il ricorso domani quanto tempo passa per il verdetto dei giudici?
Una settimana, dieci giorni.
Con la sospensiva può fare la giunta?
Sì,e può anche governare, finchè la Consulta, attivata dal tribunale, non decide sulla legge Severino.
E senza sospensiva?
La palla torna a Palazzo Chigi. Lo scenario si divide tra un commissario ad acta per la Campania e la prospettiva di nuove elezioni.

Liana Milella
(da “La Repubblica“)

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CASO DE LUCA: RENZI MIRA A RIDURRE IL DANNO A NAPOLI E ROMA PER SILENZIARE GRILLO

Giugno 28th, 2015 Riccardo Fucile

IL PREMIER HA EVITATO IL RISCHIO DI UNA LEGGE AD PERSONAM

Come si concluderà  lo psicodramma della Campania forse non è chiaro nemmeno a De Luca.
È noto che il neo presidente è stato sospeso senza indugi da Renzi, in ossequio alla legge Severino.
Ma è anche certo che le polemiche proseguiranno e diventeranno molto aspre nel momento in cui De Luca, pur sospeso, formerà  la giunta e nominerà  un vice “facente funzioni”.
In altre parole, il pasticcio non è risolto e non lo sarà  fino a quando la Corte Costituzionale non prenderà  posizione, si suppone in autunno.
Dal punto di vista politico, tuttavia, il presidente del Consiglio ne esce con il minor danno.
Restano tutti gli interrogativi sull’opportunità  di una candidatura messa in campo (potenza delle primarie…) quando era già  evidente che l’eletto non avrebbe potuto prendere possesso della carica.
Detto questo, Renzi è stato abile nel togliere il piede dalla trappola.
Vale a dire che non ha ceduto alla tentazione di un decreto “ad hoc”, una norma “ad personam” per risolvere il caso.
Avrebbe reso meno intricato il groviglio giuridico e politico in cui si dibatte il centrosinistra a Napoli, ma avrebbe attirato su di sè gli strali delle opposizioni.
Che infatti lo aspettavano al varco.
Adesso invece persino Grillo concorda con la procedura seguita da Palazzo Chigi, pur rivendicando a suo merito – è ovvio – il senso della decisione.
In verità  il presidente del Consiglio sta cercando di dipanare la matassa di questa calda estate in cui c’è di tutto: non solo la Campania, ma il caso Marino a Roma; e poi, come un’onda sismica, il terrorismo, l’immigrazione, il caos in Grecia.
Renzi ha afferrato il bandolo dei governi locali. Non è il più grave dei problemi, ma sul piano degli equilibri politici interni è certo il più insidioso.
È chiara la strategia: prosciugare un po’ dell’acqua in cui nuotano i Cinque Stelle, togliendo loro argomenti.
A Napoli si lascia De Luca a sbrogliarsela, senza alcun ombrello confezionato su misura. A Roma si spinge il sindaco Marino a uscire di scena, con le buone o con le cattive, in modo da disporre di un lasso temporale discreto, dai sette ai nove mesi, per ricostruire il rapporto con la città  (attraverso un commissario) prima del voto nelle grandi città , capitale compresa.
Esposto su tutti i fronti, privo di una convincente politica dell’immigrazione e con un’Europa in sostanza sorda alle istanze italiane, Renzi cerca di tamponare la falla dei “grillini”, la più pericolosa al momento sul piano elettorale.
Ma la vera sfida si vince o si perde sullo sfondo di uno scenario assai più ampio.
È una sfida che richiede un’autentica capacità  di coinvolgimento del Parlamento da parte del premier.
Come ha detto il presidente della Repubblica, il terrorismo nell’area mediterranea e di nuovo in Francia consiglia uno sforzo di “coesione nazionale”.
Ovvio che Mattarella non auspica un governo di unità  nazionale; ma forse tra le righe sta suggerendo a Renzi di rivolgersi con un linguaggio nuovo sia alla minoranza del Pd sia all’opposizione capace di ascoltare.
In fondo allo stesso Berlusconi, trascinato sempre più da Salvini verso orizzonti estremisti, farebbe comodo tornare a vestire per un attimo – magari il tempo di una foto – i panni dell’uomo delle istituzioni.
E poi, non è Renzi che in questi giorni drammatici ripete: “non accetteremo di vivere nel terrore”? Un proposito che implica una strategia, si deve immaginare.
Di “intelligence” e anche militare verso l’esterno.
Ma segnata da un nuovo grado di consapevolezza politica all’interno. L
a coesione fra maggioranza e opposizione contro una grave minaccia fa parte della storia delle democrazie.
Non si tratta di far rivivere alcun tipo di Nazareno, ma di riconoscere che le grandi forze politiche, quelle che sentono di appartenere a un destino nazionale, sono in grado di convergere sulle scelte fondamentali quando è in gioco la vita dei cittadini.

Stefano Folli
(da “La Repubblica”)

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