Destra di Popolo.net

TUTTI I SEGRETI DI MILANESE IN CINQUE CASSETTE DI SICUREZZA, MA PER APRIRLE SERVIRA’ L’AUTORIZZAZIONE DELLA CAMERA

Luglio 11th, 2011 Riccardo Fucile

L’EX FINANZIERE “MEDIATORE” PER GLI AFFARI DELLA SOGEI… SOTTO OSSERVAZIONE ANCHE L’AFFITTO DI ALTRI IMMOBILI DEL PIO SODALIZIO DEI PICENI

Un fil rouge, di “stretta rappresentanza” e forse di reciproca convenienza, correva direttamente tra Marco Milanese e la società  del Ministero delle Finanze, Sogei, coinvolta nella vicenda della “casa del ministro”, e già  al centro di sospetti crescenti. È il link che mancava a una partita di giro che non promette nulla di buono.
E rischia di svelare – ancora una volta dopo la Anemone story – una vicenda di appalti trattati come favori personali, di commesse e lavori pubblici trasformati in merce di scambio privato.
Così come il mistero di quelle cassette di sicurezza appena sigillate a Roma.
Non una, ma cinque cassette, tutte appartenenti al deputato Pdl Milanese, sono finite da poche ore sotto sequestro del pm Vincenzo Piscitelli della Procura.
Materiale impenetrabile fino a quando la Camera non rilascerà  il suo sì, specifico, alla richiesta di autorizzazione per la perquisizione.
Che cosa custodivano? Carte, appunti o anche la prova della presunta corruzione?
Gli ultimi segreti dell’inchiesta che travolge Milanese – fin dal 2001 fedelissimo braccio destro del ministro Giulio Tremonti, poi suo consigliere politico, nonchè deputato per il quale pende alla Camera la richiesta di arresto trasmessa dal Gip con le accuse di associazione per delinquere, corruzione e rivelazione di segreto – sono (o erano) forse nascosti in quel caveau della Banca del Credito Artigiano a Roma, a due passi dalla sede del Ministero di via XX Settembre
Ma poichè quei contenitori sono equiparati ad una pertinenza di attività  parlamentare, solo un’autorizzazione dedicata da parte dell’aula di Montecitorio, che si pronuncerà  con un voto distinto rispetto all’eventuale esecuzione dell’ordinanza di custodia, potrà  consentirne l’apertura alla giustizia.
Sempre che qualcuno non ne abbia fatto già  sparire il contenuto.
Sarà  una coincidenza, ma il perito Luigi Mancini, incaricato dal pm, ha già  accertato che alcuni ripetuti accessi di Milanese a quelle cassette sono avvenuti a metà  dicembre scorso: ovvero subito dopo l’arresto di Paolo Viscione, che già  nelle intercettazioni a suo carico, ben note a Milanese, lanciava messaggi.
“Se mi stanno ascoltando è meglio, lo dico io che pezzo di m… è questo. Io voglio uscire da questa storia perchè quando vengo ricattato dalla politica, da questo Milanese che si fotte i soldi, io non voglio averci più a che fare”.
Viscione, imprenditore-faccendiere sotto accusa per una mega truffa da 30 milioni, una volta in carcere, si sarebbe trasformato nella gola profonda della “holding Milanese”, l’uomo che racconta di aver riversato sul consigliere del ministro “una milionata di euro cash” nel corso di quattro anni, oltre a lussuose auto, gioielli, orologi d’oro, viaggi.
Dopo le sue parole, c’è chi s’affretta a far sparire gioiellini?
Non è l’unica novità  che allarga l’orizzonte dell’inchiesta.
Emerge ora quel filo rosso che collega direttamente le ombre che avvolgono la gestione della società  pubblica Sogei a Milanese.
Una connessione importante è ora nelle mani del pm. L’ha fornita un teste, Angelo Lorenzoni, Segretario generale del Pio Sodalizio dei Piceni.
Che racconta: “La Sogei ha preso in fitto alcuni importanti locali di nostra proprietà . Due immobili in via del Parione, primo e terzo piano, e poi un salone affrescato, per riunioni o eventi, in via San Salvatore a Lauro”.
Contratto: 8.500 euro al mese.
Ebbene, chi condusse le trattative per conto di Sogei? “Marco Milanese, era lui il loro volto”, dice Lorenzoni.
Stesso concetto confermato da un’altra importante teste, la dottoressa Fabrizia La Pecorella, alto funzionario di via XX Settembre: “Sì, Milanese era l’uomo di raccordo tra Sogei e il Ministero”.
Quel filo, faticosamente riavvolto, racconta dunque: c’è Sogei, la società  di Information and Communication Technology del Ministero dell’Economia e delle Finanze che elargisce appalti ad affidamento diretto in gran numero (anche) all’impresa Edil Ars.
Quest’ultima, guarda caso, esegue lavori onerosi di ristrutturazione nell’appartamento che sta più a cuore a Milanese: la residenza cinquecentesca al piano nobile di via Campo Marzio abitata (fino a quattro giorni fa) dal ministro Tremonti, ma pagata (sempre 8.500 euro al mese) da Milanese.
Quel cantiere di consolidamento e ristrutturazione è costato, testimonianze alla mano, oltre 200mila euro, che però non risultano mai pagati alla Edil Ars: nè dal Milanese – come da accordi presi con il proprietario – tantomeno dal ministro, ignaro ospite.
È denaro che è stato restituito sotto forma di appalti?
Quei lavori nella casa eccellente sono stati saldati con denaro pubblico?
Un’ipotesi che gli inquirenti non possono escludere.

Conchita Sannino
(da “La Repubblica“)

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TREMONTI QUALCOSA DEVE SPIEGARE AI SUOI ELETTORI

Luglio 11th, 2011 Riccardo Fucile

INTERROGATO DAI MAGISTRATI IL 16 DICEMBRE, TREMONTI, NONOSTANTE SIA STATO INFORMATO SULLE ATTIVITA’ ILLECITE DI MILANESE, NON MUOVERA’ UN DITO PER DIMISSIONARE IL SUO UOMO DI FIDUCIA…ANZI PER SETTE MESI CONTINUERA’ AD ABITARE NEL LUSSUOSO APPARTAMENTO MESSOGLI A DISPOSIZIONE GRATUITAMENTE DA MILANESE

Giulio Tremonti deve alcune spiegazioni ai cittadini che lo hanno eletto e gli hanno messo nelle mani l’economia italiana.
Partiamo da una data fondamentale: il 16 dicembre 2010.
Quel giorno Tremonti viene sentito come testimone dal pm Piscitelli che gli comunica due notizie importantissime:
1) il suo braccio destro al quale ha affidato i rapporti con la Finanza è indagato — proprio dalla Finanza – per corruzione;
2) Milanese si è fatto regalare da un imprenditore nei guai con la Finanza un orologio Patek Philippe del valore di circa 20 mila euro “per il ministro Tremonti”.
Il ministro nega di averlo mai ricevuto e mostra al magistrato il suo Swatch.
O Tremonti mente oppure da quel preciso istante ha il fondato sospetto che il suo braccio destro lo ha venduto, facendolo passare per corrotto.
Nonostante quella mattina i quotidiani pubblichino le intercettazioni dell’imprenditore dell’orologio, Paolo Viscione, che dice: “vengo ricattato dalla politica, da questo Milanese per questa storia qua, che si fotte i soldi”, Tremonti non fa nulla.
Anche quando Milanese pochi giorni dopo dichiara a Conchita Sannino di Repubblica: “ammesso e non concesso che abbia ricevuto dei regali da Viscione, che male c’è?”. Milanese resta il suo braccio esecutivo sulla Finanza e sulle nomine nelle società  partecipate, proprio i due poteri pubblici che – secondo i magistrati napoletani – Milanese si sarebbe venduto ottenendo Ferrari, gioielli, viaggi e un milione di euro.
Ma Tremonti non si limita a una colpevole inattività .
Dopo avere saputo dai pm il 16 dicembre che tipo era Milanese, resta dentro la casa pagata 8.500 euro al mese dal suo braccio destro indagato per corruzione.
Tremonti vive a sbafo di Milanese che si dimetterà  solo il 27 giugno.
Non per l’inchiesta per corruzione. Ma perchè ha puntato il dito contro il generale Michele Adinolfi per la fuga di notizie in favore di Bisignani.
Giulio Tremonti dovrebbe spiegare agli italiani il suo comportamento dopo l’interrogatorio del 16 dicembre.
– Perchè dopo quell’incontro illuminante con i pm lascia Milanese al suo posto?
– Perchè, dopo avere appreso che Milanese lo ha venduto, sulla storia dell’orologio non lo mette alla porta?
– Perchè accetta di vivere a sbafo facendosi pagare sette mesi di canone più spese per complessivi 64 mila euro da un possibile corrotto?
– Perchè lascia quell’appartamento solo dopo la richiesta di arresto, quando la storia diventa pubblica?

Dopo l’interrogatorio del 16 dicembre avrebbe dovuto accettare da Milanese solo una lettera di dimissioni, non un appartamento nel centro di Roma.

Marco Lillo
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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SIENA ACCOGLIE IL MOVIMENTO DELLE DONNE : SE NON ORA QUANDO?

Luglio 9th, 2011 Riccardo Fucile

LA DUE GIORNI SI SPOSTA DA PIAZZA DUOMO AL PRATO SANT’ANTAGOSTINO: PREVISTA LA PRESENZA DI   MIGLIAIA DI DONNE… INTERVENTI ANCHE DI FLAVIA PERINA E GIULIA BONGIORNO

“Spiazzate, ma certo molto contente di questa partecipazione così corale” dice Tatiana Campioni, una delle organizzatrici del primo incontro nazionale di “Se non ora, quando?” a Siena.
Sono attese un migliaio di donne, alcune in rappresentanza dei 120 comitati locali, altre che aderiscono a titolo personale.
Per la terza volta cambia la location: l’incontro si terrà , non più in piazza Duomo, nè in Santa Maria della Scala, ma nel Prato di Sant’Agostino, un giardino panoramico sui tetti della città . “La piazza era troppo assolata – spiegano le organizzatrici – in Sant’Agostino invece ci sono alberi e ombra, si starà  certamente meglio”.
Lì del resto mille persone possono entrare dal momento che ad ogni palio il rione della Tartuca tiene lì il suo quartier generale.
L’appuntamento a Siena sarà  per il movimento un banco di prova, sia per confrontarsi sui tre temi all’ordine del giorno: il corpo delle donne e la sua rappresentazione, il lavoro, la maternità , sia per capire come un movimento spontaneo così ampio e vario nelle sue componenti si potrà  organizzare.
“Sarà  l’occasione per fare un bilancio della strada che abbiamo percorso in questi mesi – ha spiegato la regista Cristina Comencini – e l’occasione per rilanciare altre iniziative”.
Il movimento “Se non ora, quando?” nasce dalla manifestazione del 13 febbraio sul dopo Ruby che ha portato nelle piazze italiane un milione di persone.
Nei giorni successivi sono nati da lì 120 comitati locali che nel fine settimana saranno rappresentati a Siena.
La manifestazione sarà  seguita sul web attraverso Radio Articolo 1, il blog di “SE non ora quando?” e su Twitter.
Sono previsti interventi di Tindara Addabbo, Linda Sabbadini, Sabina Castelfranco, Lorella Zanardo, Flavia Perina.
Parteciperanno fra le altre: Giulia Bongiorno, Livia Turco, Paola Concia, Susanna Camusso. Sabato alle 19,30 poi, flashmob in piazza del Campo.
Poi dalle 22 via alla festa concerto con l’esibizione di gruppi selezionati dall’attrice Lunetta Savino.
Autofinanziamento. Il movimento è autofinanziato e l’alto numero di adesioni all’incontro di Siena ha alzato notevolmente i costi: da qui la richiesta di versare dei contributi volontari per sostenere le attività  (sul blog ci sono tutte le indicazioni:   bonifico sul conto intestato a Associazione Promozione Sociale “Se non ora quando?” Nazionale – IBAN: IT13Y0501803200000000155055 presso Banca Etica, Roma).
Rete di accoglienza.
Sono una settantina i posti letto offerti dai senesi che hanno aperto le loro case alle donne di “Se non ora, quando?”. Altri ancora potrebbero servire, pertanto – fanno sapere dall’organizzazione – chi avesse disponibilità  può scrivere una mail a donnedel13siena@gmail.com
Dirette e web.
Chi non sarà  a Siena, potrà  seguire l’evento sul web con una diretta streaming di Radio Articolo 1, oppure reportage e servizi su www.esemplaretv.com quattro nuovi canali web che debuttano in questi giorni e che si occupano di raccontare l’universo femminile cominciando dalle protagoniste e dai talenti nel campo dell’arte, della scienza, della cultura, della musica e della ricerca. Informazioni e servizi anche sul blog di Se non ora quando e aggiornamenti sulla pagina Facebook e all’account twitter@comitato13febbraio2011.
Museo gratis. Per l’occasione il Santa Maria della Scala resterà  aperto gratuitamente sabato 9 luglio dalle ore 18.30 alle ore 23.30.

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CHIESTO L’ARRESTO PER IL DEPUTATO MARCO MILANESE (PDL) PER I REATI DI CORRUZIONE E ASSOCIAZIONE A DELINQUERE

Luglio 8th, 2011 Riccardo Fucile

DOMICILIARI PER CARLO BARBIERI, SINDACO DI VOGHERA…TRASMESSA ALLA CAMERA LA RICHIESTA DI ARRESTO DELL’UOMO DI FIDUCIA DEL MINISTRO TREMONTI

Una ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa nei confronti del deputato del Pdl, Marco Mario Milanese.
Il provvedimento, emesso su richiesta del pm Vincenzo Piscitelli della sezione Criminalità  economica della Procura di Napoli, è stato trasmesso alla camera dei Deputati per l’autorizzazione all’arresto.
Le accuse contestate all’ex uomo di stretta fiducia del ministro dell’ Economia Giulio Tremonti, sono di corruzione, rivelazione di segreto d’ufficio e associazione per delinquere.
Le indagini rappresentano lo sviluppo dell’inchiesta in cui è coinvolto, tra gli altri, Paolo Viscione in relazione alle attività  della società  assicurativa Eig.
Viscione è un avvocato campano, coinvolto insieme al figlio Vincenzo e un’ altra decina di inquisiti in una sospetta truffa da decine di milioni di euro nel campo delle assicurazioni internazionali.
Secondo l’accusa, Milanese avrebbe ricevuto da Viscione e dalla società  somme di denaro nonchè orologi di valore, gioielli e auto di lusso come una Ferrari e una Bentley, viaggi e soggiorni all’estero.
Tali «regali», secondo le affermazioni fatte da Viscione costituivano il corrispettivo della rivelazione di notizie riservate e interventi per rallentare le indagini della Guardia di Finanza sulla società  assicurativa.
Nell’ambito dell’inchiesta, gli agenti della Digos di Napoli hanno eseguito anche altre due ordinanze agli arresti domiciliari nei confronti del sindaco di Voghera, Carlo Barbieri, e del commercialista Guido Marchesi, anch’egli di Voghera.

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ABOLIZIONE DELLE PROVINCE, IL PD SALVA PDL E LEGA: COSA VUOL DIRE PREDICARE BENE E RAZZOLARE MALE

Luglio 6th, 2011 Riccardo Fucile

VELTRONI ATTACCA BERSANI: “LA GENTE VUOLE ABBATTERE I COSTI DELLA POLITICA E NOI SALVIAMO IL GOVERNO?”..IDV E TERZO POLO SCHIERATI INSIEME PER ELIMINARE LE PROVINCE…FLI VUOLE LANCIARE UNA PROPOSTA DI INIZIATIVA POPOLARE PER ABOLIRLE

E infine le Province non si toccano.
Ci ha provato Di Pietro ad abolirle con una norma costituzionale che si è affacciata ieri nell’aula della Camera ma che subito uno schieramento ampio di parlamentari – 225 no di Pdl e Lega e 240 astensioni di tutto il Pd e di 43 dissidenti del Pdl, tra cui Lupi e Paniz – ha archiviato.
Eppure gli 83 favorevoli (oltre all’Idv, il Terzo Polo di Casini, Fini e Rutelli), avevano un formidabile argomento al loro arco: battere un colpo contro la casta e gli sprechi politico-istituzionali.
È proprio su questo che Di Pietro si scatena e parla di “traditori”: «Oggi si è verificato il tradimento generalizzato degli impegni e dei programmi elettorali da sinistra e da destra. Tutti hanno fatto a gara nel fare sognare in campagna elettorale gli italiani sul fatto che si sarebbe tagliata la casta eliminando le Province e poi non hanno mantenuto gli impegni».
Ha buon gioco il leader Idv ad accusare: «In aula si è verificata una maggioranza trasversale, la maggioranza della casta».
Usa parole pesanti contro il Pd: «È stato patetico che anche nella coalizione di centrosinistra si sia chiesto un rinvio dopo che da 51 anni si rinvia. La verità  è che c’è una enorme differenza tra le chiacchiere elettorali e i fatti».
Del resto, è sul nodo politico – al di là  delle ragioni di merito – che si spaccano i Democratici.
Dura quattro ore l’assemblea del gruppo Pd per decidere cosa fare. I Democratici hanno un’altra proposta che Gianclaudio Bressa, capogruppo in commissione Affari costituzionali, chiede di fare valere, senza seguire la demagogia dipietrista.
Dario Franceschini, il capogruppo, condivide rischiando di restare in minoranza.
Però il messaggio politico è devastante: a farlo notare è Walter Veltroni. «Non si può in un momento come questo così drammatico per il paese dal punto di vista sociale, in cui i privilegi in primo luogo dei politici, sono insopportabili, non dare un segnale concreto di abbattere i costi della politica, non stare dalla parte del vento che cambia, non essere innovativi», si sfoga l’ex segretario Pd. Poi, aggiunge, di votare con la maggioranza – ovvero un “no” con Pdl e Lega – non se ne parla, è improponibile.
I toni si alzano. «Io non lo farò per nessuna ragione», s’inalbera Sandra Zampa.
Lo schieramento democratico che voterebbe con Di Pietro è ampio: va dal vice capogruppo Michele Ventura a Pier Luigi Castagnetti passando per Ugo Sposetti fino a Paola Concia («Bisognava lavorare con Di Pietro»), Pier Paolo Beretta («Non si può parlare alla pancia sui costi della politica e poi diventare razionali sulle Province») e Beppe Fioroni.
Walter Verini, veltroniano, sostiene che «si è sottovalutato il danno».
Pure Rosy Bindi preferirebbe nettezza, poi comunque apprezza l’astensione sofferta. Enrico Letta loda Veltroni: «Bravo, bel discorso».
Bersani il segretario Pd, a cose fatte, cerca di riprendere il filo concreto delle cose: «Vanno ridotte ma va detto come si fa». Perchè la decostituzionalizzazione di Di Pietro creerebbe il caos.
Stesso sentire di Franceschini che nell’astensione vede il modo di non spaccare il partito.
Che spaccato però è.
Casini e i centristi rincarano: «Avevamo un’occasione d’oro per tagliare le Province. Invece è stata sprecata per colpa della maggioranza e anche del Pd».
A rilanciare sono i finiani con una legge di iniziativa popolare.
Italo Bocchino il vice presidente di Fli, lancia l’appello online (www. aboliamole. it) sul sito del partito.
La Lega annaspa e Reguzzoni, il capogruppo lumbà rd, sposta la mira: «Aboliamo i prefetti».

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BERLUSCONI E LA PARALISI DELLA MAGGIORANZA: “COSI’ ANDIAMO A CASA”

Giugno 30th, 2011 Riccardo Fucile

IL GOVERNO VA SOTTO SULLA LEGGE COMUNITARIA, 43 DEPUTATI PDL ASSENTI, LEGA SPACCATA…”CENTO DI NOI NON SARANNO RIELETTI E A LORO NON GLIENE FREGA PIU’ NULLA”…SCAJOLA CONTRO ALFANO, GIORGETTI CONTRO REGUZZONI: E’ GUERRA PER BANDE NEL PDL E NELLA LEGA

“Dov’è Scilipoti? Chiamatemi subito Scilipoti!”.
Alle sette di sera, piombato a Montecitorio dopo che la sua maggioranza si è sfarinata, inchiodata da 50 assenze, il Cavaliere grida ai dirigenti del Pdl tutta la sua rabbia. “Presidente, Scilipoti oggi sta alla Camera … dei Lord, a Londra”. “Ormai è un divo, qua si vede poco”.
È l’immagine di un centrodestra che, nonostante abbia i numeri quando viene messa la fiducia, non esiste più nell’ordinaria gestione dei lavori parlamentari.
E Berlusconi è il primo a rendersene conto: “Con questi giochi si rischia di far saltare il governo. Non ci si può comportare in questo modo, bisogna restare in aula a votare”.
Il premier è furibondo per il doppio scivolone di ieri. Quando Paolo Bonaiuti lo ragguaglia sulla situazione a Montecitorio, è il Cavaliere in prima persona a richiamare freneticamente al cellulare tutti gli assenti di governo: “Sono io, devi venire immediatamente a votare alla Camera, altrimenti andiamo sotto!”.
Neppure questo basta a evitare il patatrac.
Oltretutto, anche se il gruppo leghista è quello che ieri aveva meno assenti (soltanto 2), le divisioni tra i padani sono ormai un fattore destabilizzante per l’intero centrodestra.
Lo dimostra proprio l’affossamento della legge comunitaria, che ha visto una clamorosa divaricazione tra il presidente della commissione Bilancio, il maroniano Giorgetti, e il capogruppo Reguzzoni, appartenente al cosiddetto “cerchio magico”. Una spaccatura su un emendamento dell’Italia dei valori che imponeva il pagamento “entro trenta giorni” per i creditori della pubblica amministrazione.
Una spesa imprevista ed enorme per lo Stato, se fosse passata.
Giorgetti se ne accorge ed esprime il parere contrario della Bilancio, ma Reguzzoni si mostra d’accordo con la proposta.
È il caos, suggellato dalla decisione del governo di alzare le mani e rimettersi all’aula: l’emendamento passerà  e solo grazie all’affossamento di tutto l’articolo uno della legge la Pubblica Amministrazione non finirà  gambe all’aria.
“Che il governo – spiega il Fli Benedetto Della Vedova – si sia rimesso all’aula su una rivoluzione come questa, che sarebbe costata più della Finanziaria, è il segno della loro devastazione. Questi non passano l’estate”.
Si può capire l’esagerazione di un capogruppo d’opposizione, ma anche tra i dirigenti del Pdl prevale lo sconforto: “Ci sono 100 parlamentari che sanno già  che non verranno rieletti e quindi non gliene importa più nulla. Vengono a votare quando gli pare a loro”.
C’è anche chi mette sotto accusa la gestione d’aula e se la prende con il capogruppo Fabrizio Cicchitto. Chi mette sul banco degli accusati i responsabili (ne mancavano, oltre Scilipoti, altri cinque), tanto che il loro “capogruppo ombra”, Denis Verdini, in serata si precipita alla Camera per correre ai ripari e tirare le orecchie ai suoi.
Ma sono tante le spine del Cavaliere.
La prossima è il voto su Alfonso Papa, il deputato finito nell’inchiesta P4 di cui i magistrati chiedono l’arresto. Dopo l’uscita di Bossi – “la Lega quelle porcherie non le fa” – la tensione nel Pdl è altissima.
Si teme che l’ala maroniana del Carroccio, che è maggioranza nel gruppo alla Camera, nel segreto del voto possa dare una botta al Pdl, facendo traslocare Papa da Montecitorio a Poggioreale.
Per questo l’unica speranza di salvarlo per il Pdl è rinviare il voto a dopo la pausa estiva.
C’è poi il nodo della manovra, con Giulio Tremonti subissato di richieste da parte di tutti i ministeri coinvolti nei tagli.
Ieri il ministro dell’Economia girava per il cortile di Montecitorio con le cuffie del cellulare nell’orecchio, fingendo di telefonare pur di non farsi dai ministri inferociti. Maurizio Scelli, ex commissario della Croce Rossa, sarebbe però riuscito a strappargli la cancellazione della prevista privatizzazione della Cri.
“Tanto – gli ha risposto Tremonti – ormai è un ente decotto”.
Sui rifiuti ancora un braccio di ferro, con Berlusconi che è stato costretto a cedere al diktat della Lega.
Il decreto si farà , ma prevede che i rifiuti della Campania andranno solo nelle regioni che “volontariamente” li accettano. Esattamente quello che chiedeva Bossi.
E tuttavia il fronte più caldo è quello del partito.
Il Pdl venerdì riunirà  il Consiglio nazionale per ratificare la nomina di Angelino Alfano, ma il partito è tutt’altro che unito dietro il nuovo segretario.
Claudio Scajola non s’arrende e non è stato sufficiente il faccia a faccia di ieri con Berlusconi a palazzo Grazioli per farlo desistere dai suoi propositi bellicosi.
Alfano lo teme, tanto da aver chiesto a Frattini, Gelmini e gli altri di Liberamente, di difenderlo con una nota pubblica in cui veniva stigmatizzato l’atteggiamento di Scajola.
Ma neppure questo è bastato (tanto che a Montecitorio sospettano che ci sia anche questo malessere degli scajoliani tra le cause del flop sulla legge comunitaria).
Per salvare l’appuntamento del Consiglio nazionale, e garantire il quorum per la nomina di Alfano, a via dell’Umiltà  le stanno pensando tutte.
A ogni capogruppo e coordinatore sono stati assegnati dei “target” da raggiungere: tot di delegati ciascuno da far arrivare a Roma, a seconda del peso politico del padrino.

Francesco Bei
(da “La Repubblica“)

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LA CASTA NON MOLLA SUI PRIVILEGI

Giugno 29th, 2011 Riccardo Fucile

TREMONTI SI E’ FATTO PIU’ NEMICI ANNUNCIANDO QUALCHE TAGLIO AI COSTI DELLA POLITICA CHE PROPUGNANDO RIGORE SULLA MANOVRA…IN ITALIA BEN 1.813 EX PARLAMENTARI PRENDONO UNA PENSIONE DI 6.000 EURO DI MEDIA, UN DEPUTATO TEDESCO GUADAGNA 8.252 EURO AL MESE CONTRO I 14.300 D UN SUO COLLEGA ITALIANO…E HANNO ANCORA IL CORAGGIO DI LAMENTARSI

Se il ministro Tremonti cadrà  ciò sarà  dovuto non solo al rigore sulla manovra, ma anche agli annunciati tagli ai costi della politica.
La pancia della sua maggioranza non li digerisce.
Ora, proprio ieri i 620 parlamentari tedeschi hanno deciso di aumentarsi l’indennità  da 7668 a 8252 euro a decorrere dal 1° gennaio 2013.
Che differenza con quel che prendono i nostri di Montecitorio, che tra indennità  di base (5500 euro), diaria (4000 euro) e il cosiddetto rimborso per il portaborse (4200 euro) arrivano a 13,700 euro!
Ai quali vanno aggiunti i 3000 euro annui per le spese telefoniche.
Ora, chiunque sia stato anche una sola volta a Monaco di Baviera sa che il costo della vita in Germania supera sensibilmente quello italiano, e quindi stride ancora di più il fatto che i deputati nostrani viaggino a sbafo su ferrovie, auostrade e aerei, mentre i colleghi tedeschi devono farsi bastare ulteriori 3696 euro per gli spostamenti, l’affitto, l’acquisto di libri e giornali.
La Camera dei deputati, ha raccontato lo scorso 23 giugno su Repubblica Goffredo De Marchis, costa un miliardo di euro.
Ma il vero scandalo è rappresentato dai 1813 ex parlamentari che percepiscono una pensione da 6mila euro in media.
In Germania un ministro che ha copiato una tesi di dottorato si dimette sotto l’onda della riprovazione pubblica, da noi la maggioranza berlusconiana sta facendo carte false per salvare domani dall’arresto l’onorevole Alfonso Papa, uomo chiave della P4. Basta leggersi il verbale della giunta per le autorizzazioni per cadere nello sconforto più nero: i bizantinismi di Maurizio Paniz (“siamo sempre stati contrari agli arresti dei parlamentari!”) o del relatore Francesco Paolo Sisto (”fumus persecutionis”) sottolineano che la Casta è più decisa che mai a difendere i suoi privilegi.

(da “Ritagli”)

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TREMONTI ANNUNCIA TAGLI ALLE AUTO BLU: POI SI SCOPRE CHE RIGUARDANO APPENA IL 20% DEI MEZZI E SOLO DOPO LA ROTTAMAZIONE

Giugno 27th, 2011 Riccardo Fucile

TAGLI TEORICI ALLA POLITICA, MA IN UN PIANO SENZA NUMERI, DATE E SCADENZE…INUTILE ANNUNCIARE CHE NON SARANNO AMMESSE AUTO BLU OLTRE 1.600 DI CILINDRATA, QUANDO L’80% DELLE AUTO E’ SOTTO TALE SOGLIA E PER LE ALTRE OCCORRERA’ ATTENDERNE LA ROTTAMAZIONE

Del prossimo piano di Tremonti “lacrime e sangue”, il governo ama propagandare, per far dimenticare ben altri sacrifici chiesti agli italiani, i famosi “tagli alla politica” e ai privilegi della Casta.
Dovrebbe essere questo il grimaldello per convincere i cittadini che è giusto fare   qualche sacrificio, visto che il   ceto politico per primo intende dare l’esempio.
Ma se andiamo a fondo nell’esame dei sette punti annunciati dal ministro, risulta a prima vista che qualcosa non quadra.
Intanto di retroattivo non c’è nulla, tutto è destinato ad entrare in vigore nella prossima legislatura: quindi per due anni non cambia nulla, ammesso che qualcosa possa cambiare in futuro, visto che sarà  necessario un nuovo pronunciamento in tal senso dei prossimi legislatori.
In secondo luogo non esiste una determinazione del risparmio che si andrebbe a fissare con questi tagli virtuali.
Per la semplice ragione che non c’è alcuna quantificazione numerica delle percentuali dei tagli previsti.
Non esiste nella parte in cui si annuncia una riduzione del finanziamento ai partiti, non è precisato per quella relativa agli organi di rilevanza costituzionale, così come per quella che concerne le indennità  ai politici.
Si dice che gli aerei blu di Stato non potranno essere utilizzati da ministri e sottosegretari, ma si precisa “senza autorizzazione”.
Quindi basta un visto e nulla cambierà .
Poi abbiamo il capitolo auto blu “che non dovranno superare i 1600 di cilindrata” (anche qui “salvo eccezioni”) , mentre quelle in servizio potranno essere utilizzate fino alla rottamazione.
Cosa cambia? Un bel nulla, anche perchè su 52.470 auto registrate al Pra a nome delle Ammministrazioni Pubbliche, ben 33.388, pari al 78%, hanno una cilindrata inferiore a quella annunciata.
E’ tanto efficiente Brunetta che quando ha interpellato le Amministrazioni centrali e locali per conoscere il numero di auto blu, hanno risposto solo in 5.570 su 9.227: ancora adesso il 40% non se lo è minimanente filato.
Si ipotizza, in base a un criterio proporzionale, che tali autovetture possano essere circa 86.000, con una spesa media annuale omnicomprensiva (consumi, ammortamento, stazionamento) di circa 1 miliardo di euro.
A cui va aggiunta una somma di 2 miliardi di euro per le spese del personale dei servizi speciali e di vigilanza urbana.
Insomma, i sette punti rischiano di essere solo un bluff, tanto per cambiare.

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EGOISMO PADANO: LA LEGA INCAROGNISCE E COMINCIA A DARE IL PEGGIO DI SE’

Giugno 27th, 2011 Riccardo Fucile

SGOMINATA AL NORD CHE SOGNAVA GIA’ SUO, ASSERRAGLIATA NEL GOVERNO DI ROMA DOVE SI E’ DISTINTA SOLO PER LOTTIZZAZIONE E CLIENTELISMO…. INCAPACE DI EMANCIPARSI DAL CAPO CHE NON NE AZZECCA PIU’ UNA, SCATTANO I RIFLESSI PAVLOVIANI DELL’EGOISMO TERRITORIALE

I confini della Padania immaginaria che nella fase espansiva si fantasticavano estesi fino all’Umbria e alle Marche, ora vengono ristretti alle ridotte pedemontane; all’antimeridionalismo delle origini; alla ricerca, un quarto di secolo dopo, dell’impossibile revival purificatorio.
Dà gli ai napoletani, allora!
Con becero compiacimento i gerarchi incanutiti sogghignano dell’emergenza rifiuti campana e giocano a boicottare il decreto governativo che ne consentirebbe lo smaltimento in altre regioni, già  pronte a trattarli.
Piace loro, nel centocinquantenario della nazione, riprodurre la dinamica degli staterelli preunitari.
Alla faccia di un federalismo solidale in cui non hanno mai creduto, sposano la burocrazia delle dogane e delle frontiere interne alla penisola.
Il loro giornale titola soddisfatto: «Napoli soffoca nei rifiuti ed è senza vie d’uscita».
Si arrogano il merito di far soffrire i partenopei, descritti come topi in gabbia (testuale), vicini alla catastrofe (testuale).
La responsabilità  storica di avere portato al governo questi energumeni nemici dell’italianità , disposti a giurare sulla Costituzione pur di fare i ministri, per poi rinnegarla, grava sulle spalle di Silvio Berlusconi.
Come dimenticare, del resto, le parole minacciose e vendicative con cui il presidente del Consiglio apostrofò gli elettori dopo la vittoria di De Magistris?
La frase sfuggitagli dopo l’esito dei ballottaggi —”I napoletani si pentiranno moltissimo”- acquista oggi un eco sinistro.
Difficile pensare che non vi sia stato un calcolo cinico da parte di Berlusconi nel rinviare l’approvazione del decreto di smistamento per due, tre sedute del Consiglio dei ministri.
Solo che l’apprendista stregone, disposto a tollerare e strumentalizzare l’energia distruttiva del leghismo pur di tirare a campare, ora rischia di esserne a sua volta travolto.
Il ministro della Complicazione normativa, Roberto Calderoli, promette di far “volare le sedie” anche contro di lui.
Il linguaggio rozzo e violento dei capi leghisti messi alle strette perde la sua aura carnevalesca.
Il buffone incattivito altri non è che una carogna.
Il raduno di Pontida ha evidenziato come la Lega abbia esaurito i suoi spazi di manovra. Decaduto il mito dell’abilità  tattica di Bossi, consumato il repertorio delle trovate demagogiche con l’ultima farsa dei ministeri al Nord, il Carroccio è costretto a giocarsi anche l’ultima sponda del rapporto diplomatico con il Quirinale.
Già  era entrato in rotta di collisione con Giorgio Napolitano pretendendo la violazione degli accordi internazionali sulle missioni militari in Libia, in Libano e in Afghanistan.
Ma adesso il veto leghista al soccorso di Napoli suona come un’offesa diretta alle sollecitazioni del Capo dello Stato.
Il governo, minoritario nel paese, reagisce abdicando al suo mandato di operare nell’interesse di tutta la nazione.
Diviene attore della sua spaccatura, nella miope aspettativa di trarre vantaggio dalle pulsioni meschine dell’antimeridionalismo.
Con ciò dimostrando di ignorare, ormai, le aspettative assai più degne degli stessi cittadini settentrionali.
L’involuzione estremista della Lega, purtroppo, non la riporta automaticamente alla sua collocazione naturale di movimento destinato all’opposizione.
La nomenclatura del Carroccio è composta da uomini seduti da quindici, vent’anni in Parlamento.
Fingono, quando si dicono pronti a lasciare le poltrone.
Temono con ragione che l’abbandono del potere determini la frantumazione del loro movimento.
Mai come oggi l’Italia avrebbe bisogno di recuperare un sentimento di partecipazione comune al dramma dei napoletani.
La crisi dei rifiuti, originata certo — come dimenticarlo — da gravi colpe delle amministrazioni locali, non potrà  mai essere gestita senza un armonioso concorso delle istituzioni, dal Comune alla Provincia, dalla Regione al Governo nazionale.
Il boicottaggio di questa urgente collaborazione fra poteri pubblici, scatenato per biechi pseudo-interessi di partito, esaspera, insieme alla sofferenza della popolazione, la crisi della nostra democrazia.
Napoli sommersa dai rifiuti non è una vergogna che si possa liquidare solo come fallimento della sua classe dirigente.
Altrettanto vergognoso è lo spettacolo di ministri della Repubblica che irridono alla sciagura e voltano le spalle ai cittadini, venendo meno al proprio dovere

Gad Lerner
(da “La Repubblica”)

argomento: Bossi, governo, LegaNord, Parlamento, Politica | Commenta »

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