Gennaio 18th, 2015 Riccardo Fucile
“USATO UN MODO SBRIGATIVO E OFFENSIVO PER LA DIGNITA’ DELL’EX SEGRETARIO DELLA CGIL”
Il caso Cofferati e la norma salva-Berlusconi saranno due macigni sull’elezione del successore di
Giorgio Napolitano.
E’ il messaggio che Stefano Fassina ha inviato a Matteo Renzi.
In un’intervista a RaiNews24 l’esponente della minoranza dem ha spiegato come la vicenda dell’ex segretario della Cgil e quella del decreto fiscale “certamente non aiutano a costruire un clima positivo” per il voto sul Colle.
Tutt’altro: “Il modo sbrigativo, offensivo per la dignità di Cofferati con cui la sua scelta è stata trattata, pesa notevolmente sul Quirinale“, sottolinea il deputato dem.
“Pesa notevolmente sul Quirinale — aggiunge l’ex responsabile economico del Partito Democratico — anche la vicenda del decreto fiscale che potrebbe premiare Silvio Berlusconi, capo dell’opposizione. Siamo di fronte a un conflitto di interessi enorme, l’unico caso al mondo nel quale il capo dell’opposizione è potenzialmente oggetto di un intervento del governo”.
Per il Quirinale, continua Fassina, con “l’aiuto attivo della direzione e dei gruppi parlamentari Pd, bisogna individuare innanzitutto i criteri della scelta, prima del nome. Noi abbiamo indicato tre criteri: autorevolezza, autonomia dall’esecutivo e capacità di unire”.
“Fino alla fine dobbiamo cercare di far convergere tutte le forze politiche — aggiunge — Dobbiamo costruire le condizioni per andare oltre” il patto del Nazareno “per il massimo coinvolgimento possibile delle forze di opposizione”.
(da agenzie)
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Gennaio 18th, 2015 Riccardo Fucile
LA PARTITA NON E’ CHIUSA: LO SBOCCO GIUDIZIARIO PUO’ CAMBIARE TUTTO…E I FEDELISSIMI PREPARANO LA CONTROFFENSIVA
“Ai cittadini che mi hanno votato dico che non me ne vado. Resto qui a lottare per cambiare le cose. Un’altra storia si può scrivere”.
E’ la promessa con la quale Sergio Cofferati ha apposto il sigillo alla sua decisione di lasciare il Partito democratico che con altri 44 esponenti politici di diversa ispirazione aveva contribuito a fondare.
Nessuna fuga in avanti, nessuna adesione ad un altro partito o alle liste civiche delle quali si parla da giorni.
“Un passo alla volta” è il motto dell’ex segretario della Cgil, l’uomo che nel 2003 portò due milioni di italiani al Circo Massimo in difesa dell’articolo 18 che Berlusconi voleva cancellare e che Renzi adesso è riuscito a manomettere.
Lo strappo è di per sè già abbastanza profondo e doloroso, non è il caso di condurre una battaglia a tuttocampo contro un partito che resta pur sempre la casa nella quale Cofferati e altri come lui hanno svolto attività politica.
Tuttavia il dissenso è insanabile.
Per dirla con Carlo Repetti, ex direttore del teatro Stabile e fraterno amico di Cofferati, “le primarie sono state una vicenda senza vergogna. Mi chiedo come le avrebbe commentate, se fosse vivo, Enrico Berlinguer che della questione morale aveva fatto la propria bandiera”.
Cofferati per ora proseguirà la propria carriera a Bruxelles e a Strasburgo (era stato eletto nel Nord-Ovest) e darà vita ad una fondazione culturale a sostegno delle sue tesi politiche.
Ma l’obiettivo di tornare in pista non è affatto uscito dal suo orizzonte politico. Cofferati ritiene ci siano margini per tornare in corsa per la Regione, anche a prescindere dagli aspetti politici, estremamente gravi, sollevati dalle primarie.
Ovvero la partecipazione conclamata al voto del centrodestra e persino di ex fascisti non pentiti come Eugenio Minasso, che hanno indirizzato la vittoria verso Raffaella Paita.
Nonchè le troppe ombre che hanno percorso la consultazione elettorale, i gruppi di stranieri condotti al seggio e retribuiti cash, le irregolarità riscontrate qua e là , ben oltre i 13 seggi cancellati, secondo Cofferati.
“Lunedì riceverò le motivazioni con le quali la Commissione di garanzia del partito ha cancellato il risultato di 13 seggi — ha detto — Sarà mia cura trasmettere gli atti alla Procura della Repubblica. Non spetta alla commissione di garanzia rilevare eventuali aspetti penali, tocca alla magistratura penale e mi auguro che lo faccia”.
L’ex sindaco di Bologna quindi non considera affatto chiusa la partita.
Ritiene che l’”inquinamento” del voto alla Primarie, così lo definisce, possa trovare uno sbocco giudiziario tale da sovvertire il risultato acquisito da Raffaella Paita, peraltro già benedetto pubblicamente dal segretario Matteo Renzi.
Si è già attivata la Procura della repubblica di Savona che ha acquisito documentazione sul voto di Albenga, dove Paita ha ottenuto 1300 dei 1600 voti espressi una percentuale bulgare mai riscontrata prima.
Mentre la Dda di Genova indaga sul voto della sezione di Certosa, quartiere ad alta densità di immigrati siciliani da Riesi, in alcuni casi ritenuti vicini alle cosche mafiose.
Non sarà solo nell’attraversata del deserto che si è spalancato davanti alla sinistra del partito.
In sala c’erano gli esponenti liguri che lo accompagneranno in questa avventura a sinistra.
L’europarlamentare Renata Briano, ex assessore della giunta Burlando spedita a Bruxelles anche per divergenze politiche col governatore.
Luca Pastorino, deputato e sindaco di Bogliasco, già fedelissimo di Burlando, civatiano. La mette giù dura, Pastorino: “In Federazione ci sono parecchi pompieri ma a questo punto è giusto dare anche qualche schiaffo. E prendere atto di come si sono messe le cose”.
C’era anche Ezio Armando Capurro, eletto in Regione nel listino di Burlando, ma difficilmente omologabile alla sinistra.
Andrea Ranieri, ex senatore, ex sindacalista, ex assessore della giunta Vincenzi, spezzino come Paita, racconta dei mal di pancia della Direzione Nazionale del partito di venerdì: “Il ministro Roberta Pinotti ha detto che le contestazioni si erano concluse per 8 a 5 come se nelle 13 sezioni contestate in cui il voto è stato annullato (riducendo lo scarto fra i due a tremila voti, ndr) fossero emerse irregolarità a carico di entrambi i candidati. Non è così. La commissione ha annullato quei voti perchè Cofferati aveva segnalato le irregolarità della rivale”.
Figlio di un comandante partigiano, Ranieri interpreta perfettamente i sentimenti che — al di là delle divergenza politiche — hanno provocato la scissione.
Ranieri predica prudenza. “Abbiamo di fronte l’elezione del presidente della Repubblica. Dobbiamo evitare passi falsi”.
La consegna dunque è chiara. Nessun colpo di testa. Restare vigili e attendere il momento buono per uscire tutti allo scoperto.
Solo allora scoccherà l’ora delle alleanze.
A sinistra, ovviamente.
Renzo Parodi
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 17th, 2015 Riccardo Fucile
LO STRAPPO DI COFFERATI E’ UNA MINA IN PIU’ PER RENZI IN VISTA DEL VOTO PER IL QUIRINALE
Tra tanti giovani colonnelli Pd insofferenti al renzismo, alla fine la zampata al premier-segretario l’ha tirata un vecchio leone come Sergio Cofferati che, dopo la parentesi da sindaco di Bologna, sembrava avviato verso una tranquilla pensione a Strasburgo.
E invece no, dalla periferia della Liguria (terra che nei palazzi romani conta da sempre pochino) l’ex leader Cgil ha scatenato una perturbazione che rischia di alluvionare questa vigilia di votazioni per il Quirinale.
Il Pd, a dire il vero, era già parecchio terremotato di suo, ma Renzi alla direzione di venerdì 16 gennaio ha usato l’arma del sorriso, del tono bonario, per cancellare le nuvole che già si profilavano all’orizzonte: le divisioni sulla legge elettorale e il caso Liguria, su cui il premier è stato tranchant: “Discussione chiusa”.
E invece la discussione era appena cominciata, perchè Cofferati già da venerdì sera, dopo il responso dei garanti che avevano annullato il voto in 13 seggi su 300, ha maturato lo strappo.
Giocando su due fondamentali della sinistra: la questione morale e l’antifascismo, e cioè la presenza ai seggi di “arnesi della destra ligure”, “fascisti mai pentiti”, che hanno sostenuto la vincitrice Raffaella Paita.
“A Napoli le primarie sono state annullate per problemi in 3 seggi, da noi erano 13, senza contare quelli su cui indaga la procura. Io ho segnalato questi problemi ai vertici nazionali del Pd”, ha spiegato Cofferati in conferenza stampa a Genova, “ma nessuno ha detto niente”. Anzi, “Renzi si è affrettato a proclamare subito la vittoria di Paita”.
In Liguria il centrosinistra vive ore di tensione durissima.
L’auspicio di Renzi di avere un Pd unito nel sostegno a Paita non si realizzerà .
I civatiani, guidati dal deputato Luca Pastorino, sono tentati dal costruire una lista di sinistra con Sel, sponsorizzata dallo stesso Cofferati (e magari con un nome forte della società civile come candidato a governatore).
Gli altri pezzi della sinistra Pd, a partire dal segretario regionale Giovanni Lunardon, non hanno intenzione di strappare, ma è chiaro che il clima dentro il Pd è più che compromesso.
Ma il punto vero sono i riflessi nazionali del caso Cofferati.
Non tanto per i numeri, perchè nessun parlamentare sembra pronto a seguirlo nell’immediato, neppure Civati, che pure veniva dato da tempo come il primo big in uscita dal partito.
Per capire l’impatto della vicenda genovese, basta scorrere le dichiarazioni del pomeriggio. Due partiti in uno.
I renziani fanno muro contro Cofferati, con Ernesto Carbone che gli twitta il brano dei Rokes “Bisogna saper perdere”, il senatore Andrea Marcucci che lo accusa di volersi portare via il pallone e la deputata Alessia Morani che gli intima di dimettersi anche da eurodeputato. “Sei stato eletto con i voti del Pd”.
Lorenzo Guerini, al solito, è il più morbido e parla di una “scelta che mi addolora, che rispetto ma ritengo inspiegabile”.
L’altra vice, Debora Serracchiani, ricorda invece al Cinese che “è grazie ai voti Pd che ora siede all’Europarlamento”, concetto su cui torna anche l’europarlamentare Simona Bonafè, che evoca le dimissioni del Cinese dal seggio europeo.
Le reazioni delle minoranze Pd sono di segno completamente diverso.
Tutti, da Civati a Cuperlo a Fassina puntano il dito contro il nuovo Pd che, dice il bersaniano Davide Zoggia, “non è più capace di essere una comunità ”.
Pippo Civati parla di “metamorfosi quasi completa del Pd, dentro la destra e fuori la sinistra. C’è una sofferenza molto forte in un’area vasta del partito, ma Renzi dice che non c’è nessun problema. Buon per lui”.
Civati si dice sicuro che la sua area in Liguria “non sosterrà Raffaella Paita”, ma sulle sue mosse future resta cauto.
Stefano Fassina parla di un “malessere profondo in larga parte del nostro popolo per un Pd che non rappresenta più gli interessi che dovrebbe rappresentare”.
“In Liguria non è solo questione di brogli, ma di un patto con la destra fatto fuori da ogni decisione presa dagli organismi del partito”.
Per Fassina dunque l’addio al Pd “non è un capriccio dello sconfitto Cofferati, ma la reazione a un cambio di linea politica assecondato dai vertici nazionali. Dopo la delega lavoro e un decreto fiscale che premia i grandi evasori, è la conferma di un spostamento del Pd dal suo mondo di riferimento”.
Non è dunque ”un caso locale”, ma lo stesso fenomeno che “già ci ha fatto perdere 700mila voti in Emilia Romagna. Renzi ha sbagliato a liquidare questo problema in direzione, spero che ora parli con Cofferati”.
Gianni Cuperlo parla di una “ferita” e di una “mutazione di identità del Pd”.
“È sbagliato e offensivo liquidare la decisione di Sergio come una reazione stizzita all’esito delle primarie in Liguria. E farebbero bene i vertici del mio partito a tacitare reazioni improntate a questo tenore”.
Sul tavolo anche il tema di come affrontare le prossime primarie. “Noi abbiamo sempre detto che bisognava fare un albo degli elettori”, dice Zoggia.
“È inammissibile che si teorizzi che gli elettori di destra devono scegliere i nostri candidati, le primarie vanno normate per salvaguardarle, non cancellate con un tratto di penna come qualcuno sta pensando di fare in Campania”.
Lo scontro nel Pd dunque si è riacceso. E ora, alla vigilia del voto greco atteso per il 25 gennaio, sembra prendere corpo un fronte Tsipras italiano che vede insieme Sel e pezzi del Pd.
Non a caso Arturo Scotto, capogruppo di Sel alla Camera, saluta lo strappo di Cofferati: “È un fatto politico enorme, perchè richiama i fondamentali della sinistra: antifascismo e questione morale. Ora la campana suona per tutti”.
Per tutti si intendono in primo luogo Fassina e Civati, che faranno parte della delegazione italiana che andrà ad Atene da Tsipras e saranno ospiti il 23 gennaio a Milano di Human Factor, la convention programmatica di Sel.
La settimana prossima è atteso un nuovo round in Senato sulla legge elettorale.
Dopo che Renzi in direzione venerdì ha lodato il nuovo Italicum ed escluso ulteriori modifiche, i ribelli Pd comunicano che loro non hanno intenzione di fare retromarcia. “Quella dei capilista bloccati» nell’Italicum “è una questione dirimente per la democrazia”, spiega il bersaniano Miguel Gotor.
Per questa ragione “noi 30 senatori Pd firmatari degli emendamenti per ridurre la quota di nominati, non arretriamo di un millimetro e voteremo le nostre proposte di modifica”.
Cofferati, dal canto suo, per il momento si prepara a dar vita ad una associazione, e a sostenere l’ipotesi di una lista civica per le regionali in Liguria.
“Io resto qui per cambiare, non me ne vado, non lascerò solo i cittadini che mi hanno votato”, ha assicurato il Cinese. “Non fondo un partito e non entro in un altro partito”. Ancora non è deciso se sarà lui il candidato del fronte gauchista.
Ma lo sguardo dell’ex leader Cgil va ben oltre la Liguria. Si spinge verso l’ipotesi di costruire qualcosa a sinistra del Pd. “Un’altra storia si può e si deve scrivere”.
Per Renzi, sulla strada del Colle, è una mina in più. Anche se su nomi di alto profilo come Mattarella e Amato (e certamente anche Prodi), i bersaniani sono pronti a dare una mano al leader.
“Dipende da Renzi, noi vogliamo una personalità autonoma che non sia figlia del patto del Nazareno”, spiega un bersaniano doc. “Se Matteo punta su un nome del genere non saremo certamente noi a fare i monelli…”.
(da “Huffingtonpost“)
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Gennaio 17th, 2015 Riccardo Fucile
LO ZOCCOLO DURO DELLA RENZIANA PAITA
Nonno Cofferati lascia indispettito il Pd accorgendosi, dopo appena sei anni, che il sistema di
potere di Claudio Burlando – che ha fatto vincere alle primarie Raffaella Paita – non è esattamente la cena di natale dei sostenitori Emergency.
Meglio tardi che mai, ciao Sergio curati la spalla e goditi la pensione.
Intanto il PdLella benedetto da Matteo Renzi, procede dritto verso la vittoria.
E si fa chiaro anche quale sia il materiale umano che concorre a formare lo zoccolo duro di Lella Paita.
Del suo portavoce Simone Regazzoni ex socialista, filosofo che presenta i suoi libri a Casa Pound (niente di male se fai l’intellettuale, ma ci sta che qualcuno possa stupirsi se fai il portavoce di un candidato del Pd) e vorrebbe negare, come i cowboy Usa, i diritti del codice ai terroristi ( e perchè no la castrazione di piazza dei pedofili?) potete leggere Qui.
Ma oltre ai Franco Orsi, Eugenio Minasso, Alessio Saso, insomma agli ex berlusconiani/scajoliani che hanno sostenuto la Paita, va annotato anche un reduce degli anni teardiani, quel Mauro Testa, ex sindaco socialista di Albenga, arrestato nel 1983 per lo scandalo Teardo dal quale ne uscì con assoluzioni per i reati più gravi e con una prescrizione per uno minore.
Niente di imperdonabile. E’ giusto che chiunque, anche un terrorista (Regazzoni permettendo), possa rifarsi una vita, figuriamoci il Testa.
Magari, però, sarebbe opportuno che non partecipasse più attivamente alla vita pubblica.
Invece Testa fu dirigente dell’Arte qualche anno fa, ed è passato alla storia per aver creato una società mista con l’imprenditore Nucera, oggi latitante a Dubai.
Con Nucera volevano abbattere il vecchio ospedale di Albenga e innalzarvi al suo posto due grattacieli.
Insomma, un curriculum non esattamente prestigioso, ma Testa ha fatto campagna pro Paita e infatti compare nelle foto delle cene (ne hanno parlato solo i siti della Casa della Legalità e Ninin) della vittoria accanto a Franco Vazio, deputato Pd e avvocato nonchè storico amico e difensore di Marco Melgrati ex sindaco di Alassio e consigliere regionale Forza Italia.
E domani, cosa ci riserverà il PdLella?
Marco Preve
(da “la Repubblica”)
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Gennaio 17th, 2015 Riccardo Fucile
A CERTOSA E NEL SAVONESE LA PRESENZA AL VOTO DI TRUPPE CAMMELLATE SU CUI INDAGANO DUE PROCURE E LA DDIA
Vediamo di fare un po’ di chiarezza sul caos primarie liguri, proprio mentre due Procure stanno indagando. E non si tratta di investigatori qualunque, ma di quelli che si occupano di mafia, perchè sulle primarie Pd si allunga anche l’ombra della criminalità organizzata.
Facciamo parlare i fatti.
Il caso emblematico è il voto nella provincia di Savona, rivelatasi determinante per il successo della Paita: un sondaggio attendibile di appena un mese fa dava nel savonese Cofferati al 62% e la Paita al 34%.
Alle primarie improvvisamente la Paita prende invece 7583 voti e Cofferati appena 3519, ribaltando ogni previsione.
Cosa è successo negli ultimi 30 giorni?
La Procura sta studiando quanto acquisito ad Albenga e Pietra Ligure, dove Paita ha sgominato Cofferati sfiorando il 90%.
Due comuni dove il rapporto tra politica, affari e figure al centro di inchieste è noto.
“Ad Albenga abbiamo fotografie di incontri tra esponenti del centrosinistra e soggetti condannati per reati gravissimi”, punta il dito Christian Abbondanza della Casa della Legalità .
Ricordiamo che Paita e il marito — il presidente del Porto di Genova, Luigi Merlo — sono già stati in passato al centro di polemiche sui loro rapporti con personaggi al centro di inchieste.
Paita nelle settimane precedenti alle primarie ha ricevuto l’appoggio di quell’Alessio Saso, oggi Ncd, così definito dagli stessi vertici Pd: “Oltre a essere un ex esponente di An, Saso è indagato per voto di scambio nell’inchiesta Maglio 3 sulle infiltrazioni della criminalità organizzata nel Ponente.
Un altro ex An anche lui sponsor della Paita è Eugenio Minasso, anche lui Ncd, in passato fotografato mentre festeggia l’elezione in Regione con famiglie calabresi al centro di inchieste.
Non solo.
Due anni fa la stampa riportò le intercettazioni di colloqui avvenuti tra Luigi Merlo (il marito della candidata Pd) e un imprenditore calabrese che in Liguria ha il monopolio degli appalti pubblici in materia di scavi e movimenti terra.
Parliamo di quel Gino Mamone che nelle intercettazioni dice: “Noi ci siamo con quei settemila voti, non uno, noi tutti i calabresi, qua a Genova ce li gestiamo noi”.
Un avvenimento singolare accade alle primarie anche nel quartiere di Certosa a Genova.
Riportiamo la dichiarazione di Walter Rapetti, il presidente di seggio: “Ho visto arrivare una quarantina di persone in gruppo. Erano tutti siciliani, tra i 50 e 70 anni. Sembravano spaesati, non sapevano nemmeno cosa fossero le primarie. Mi hanno chiesto ‘è qui che si paga?’. La scena era surreale”.
E’ evidente che il voto è stato inquinato persino con extracomunitari che avrebbero ricevuto un compenso in denaro (confermato da testimoni).
E non c’entra nulla che la Paita sia in testa per 3.500 voti, i voti inquinati potrebbero essere migliaia.
Ma stranamente Renzi tace e incorona ugualmente la Paita: lui, il probo rottamatore, non ha nulla da eccepire su questo scandalo, forse perchè sa fin troppo sulla sua protetta Paita.
Mentre la ministra Pinotti regge lo strascico alla futura governatrice e con la Seracchiani che straparla: “Cofferati non sa perdere”.
Forse l’ex sindacalista non ama semplicemente perdere a causa dei voti della ‘ndrangheta…
Ma per Renzi queste sono quisquilie.
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Gennaio 17th, 2015 Riccardo Fucile
DRAMMATICA RIUNIONE IN CORSO A GENOVA DOPO LO SCANDALO DELLE PRIMARIE
Annuncio choc dell’europarlamentare Sergio Cofferati durante la riunione del Partito democratico convocata dal segretario regionale Giovanni Lunardon e quello genovese Alessandro Terrile.
L’incontro, ampiamente partecipato, si è svolto con Sergio Cofferati e i suoi sostenitori ed è stato un tentativo di persuadere l’ex sindaco di Bologna a non compiere atti di rottura dopo le polemiche sulla sconfitta alle primarie regionali.
Ma lo sforzo è stato vano: «Esco dal Pd e fonderò una mia associazione – ha detto Cofferati -non chiedo a nessuno di seguirmi».
L’ex leader della Cgil ha aggiunto di non volersi candidare come presidente della Regione: «Sosterrò chi dimostra certi valori», ha concluso.
La riunione è ancora in corso.
(da “il Secolo XIX”)
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Gennaio 16th, 2015 Riccardo Fucile
L’EX LEADER DELLA CGIL STA RIFLETTENDO, NON MANCANO LE SOLLECITAZIONI DI CIVATIANI E SEL PER UN CARTELLO ALTERNATIVO ALLE REGIONALI… “NON POSSIAMO STARE CON CHI E’ ALLEATO DEL CENTRODESTRA”
La tentazione, per Sergio Cofferati, si chiama nuovo centrosinistra. 
Vale a dire una coalizione dai confini netti, non sfrangiati, una coalizione che, sotto forma di lista civica, potrebbe decidere di presentarsi, nuova e sola, alle elezioni regionali di maggio. Magari con lui alla guida.
Con tutte le conseguenza del caso, a partire dall’addio al Pd, il partito di cui il “Cinese”, come lo chiamavano in Cgil, è stato tra i fondatori.
Per ora è (quasi) tutto quieto.
Certo c’è una serie di telefonate di chi sta provando a immaginare scenari, tempi, rischi e possibilità concrete.
E c’è un partito, il Pd, appunto, strattonato dal dopo Primarie. Un Pd che deve riuscire a trovare la strada giusta, tra la necessità di provare a ricucire e gli scenari, futuribili ma non troppo.
In sintesi: il nuovo centrosinistra, che a sentir molti, sembra ormai cosa fatta.
A cucire le fila del centrosinistra nuova versione, provvede “Rete a sinistra” di Sel, del mondo ecologista, della sinistra dem di Civati.
Per tutti loro l’appuntamento è per mercoledì pomeriggio alle 17.30 al Teatrino degli Zingari nella Comunità di San Benedetto.
Luca Pastorino deputato, è civatiano da sempre. E, anche, un mediatore per carattere. Questa volta, però, non ci sta.
La vittoria della Paita con il centrodestra a supporto non gli è andata giù. Conferma: “Ho detto al Pd che cosa penso di tutto quello che è successo, ma il partito è spaccato e c’è poco tempo per ricucire”.
Aggiunge: “Sono stufo di mediazioni, senza contare che alcune situazioni proprio non si possono rimettere insieme. Noi poniamo un problema morale, di principio, non di numero di voti in più o in meno”.
E allora? Allora domani i civatiani si incontrano in assemblea, aspettando che, sempre domani, Cofferati dica che cosa vuole fare. E’ il primo passo fondamentale, vista la posta in gioco: una lista civica aperta alla società civile e lo strappo definitivo del Cinese dal Pd.
Intanto, Stefano Quaranta, deputato di Sel, che per primo, a caldo aveva sbarrato la strada all’ipotesi di un possibile appoggio alla Paita, ora conferma. E rilancia.
Così: “Noi ci rivolgiamo, in modo trasversale, a tutti quelli che sono rimasti sconcertati da quanto è successo. Un disagio che non è solo del Pd, è trasversale anche questo”.
Poi Quaranta ribadisce: “La candidatura Paita non è di centrosinistra, tant’è che si è rivolta al centrodestra, noi abbiamo già espresso le nostre perplessità sul come si è arrivati alle Primarie, vale a dire senza prima aver tracciato un bilancio sulla giunta uscente, senza avere immaginato le prospettive per quella nuova”.
Errori che “Rete a sinistra” non vuol ripetere.
Quaranta: “Vogliamo costruire una vera coalizione di centrosinistra, che abbia come protagonista la società civile”.
Ma chi potrebbe essere il candidato o la candidata alla presidenza? Per ora si aspetta Cofferati, il primo obiettivo resta ritrovarsi intorno a un progetto politico, ma “le disponibilità ci sono” garantiscono.
La conferma arriva da Genova, dove qualcuno ha anche provato a capire che aria tira dalle parti dei Cinque Stelle. Porte sbarrate. Per il resto si vedrà .
Se Cofferati sceglierà di essere protagonista di un altro clamoroso strappo: l’addio al Pd, il suo partito.
O se, invece, aspetterà solo quella “soddisfazione morale” che può fargli archiviare il voto di domenica scorsa.
Wanda Valli
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 16th, 2015 Riccardo Fucile
PRIMARIE LIGURIA, CONTINUA LA FARSA: “NON SAPPIAMO QUANTIFICARE I VOTI”… MA LA PROCURA CONTINUA A INDAGARE
Esaminate 28 segnalazioni pervenute e i singoli reclami, il collegio dei garanti per le primarie della
Liguria all’unanimità ha annullato il voto di 13 seggi.
I voti non si potranno perciò conteggiare.
“Non sappiamo quantificare i voti da cancellare” ha detto il presidente Fernanda Contri. Raffaella Paita ha battuto Sergio Cofferati con 4mila voti di scarto.
Secondo quanto si apprende da fonti interne al Pd, a Raffaella Paita verrebbero cancellati poco meno di 900 voti mentre a Sergio Cofferati circa 400.
La modifica dei conteggi non dovrebbe cambiare l’esito del voto visto il margine di circa 4000 preferenze tra i due candidati.
Il comitato politico della coalizione di centrosinistra si riunisce alle 18 per esaminare il verbale del collegio dei garanti e proclamare il vincitore delle primarie della Liguria.
E’ evidente che si sta cercando di mettere un tappullo alla vicenda, eliminando le sezioni più esposte. Ma la Procuta sta indagando su “un sistema” diffuso di voti inquinati, non solo di singoli episodi.
Se fosse dimostrato che si sono mobilitate “altre forze” per condizionare il voto, non basterebbe certo questa decisione dei garanti lottizzati ad assicurare la regolarità delle primarie.
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Gennaio 15th, 2015 Riccardo Fucile
E A SAVONA PARTE UN ESPOSTO DEL SEGRETARIO PD
Gli agenti della Digos e della Squadra Mobile hanno acquisito nel pomeriggio alcuni documenti nella sede regionale del Pd in via Maragliano.
Prima Albenga, ora Genova.
E anche Savona, dove il segretario provinciale del Pd savonese, Fulvio Briano, ha presentato un esposto orale al procuratore Francantonio Granero in merito ai presunti brogli alle primarie del partito.
Sergio Cofferati aveva evocato “episodi da Procura” subito dopo il voto di domenica delle primarie del centrosinistra, che ha incoronato Raffaella Paita.
Era stato facile profeta: nel giro di pochi giorni prima è stata la Procura savonese ad aprire un’inchiesta sul voto di Albenga per presunti pagamenti a chi andava a votare.
E ora si apprende che anche su un seggio genovese si sono mossi gli investigatori.
Il presidente del seggio di Certosa, che aveva denunciato al partito “possibili infiltrazioni malavitose” e un’anomala partecipazione della comunità riesina, è stato ascoltato dalle forze dell’ordine, dagli uomini dello Servizio centrale operativo (Sco), sezione criminalità organizzata.
L’atto è coperto dal massimo riserbo, anche nella sede del Pd le bocche sono cucite.
Il segretario provinciale del Pd savonese, Fulvio Briano, ha invece presentato un esposto orale al procuratore Francantonio Granero in merito ai presunti brogli alle primarie del partito che hanno visto Raffaella Paita sovrastare Sergio Cofferati.
L’iniziativa è stata valutata in seguito alla notizia dell’apertura di un’inchiesta conoscitiva (modello 45) da parte della magistratura savonese di fronte all’anomalo flusso di extracomunitari e minorenni alle votazioni svoltesi domenica.
Al vaglio della magistratura c’è anche l’ipotesi di un eventuale versamento di denaro a coloro che si sarebbero recati al voto.
Il segretario Briano ha già consegnato al procuratore la lista e i verbali delle votazioni effettuate nei seggi del capoluogo.
La Procura di Savona aveva aperto un fascicolo per violazione delle norme in materia di candidature.
Altri accertamenti sono in corso su presunte minacce ricevute da Rosalia Guarnieri, l’ex sindaco di Albenga che sosteneva di avere le prove video e fotografiche di persone che distribuivano denaro all’esterno del seggio allestito a Albenga, video e foto che sarebbero poi state cancellate dalla stessa Guarnieri dopo le minacce.
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