Dicembre 3rd, 2013 Riccardo Fucile
IL CAVALIERE INVECE HA IL DISCO ROTTO: “COME POSSONO GLI ALFANIANI COLLABORARE CON CHI MI HA UCCISO POLITICAMENTE?”
“Un partito come il Pd che non è capace di garantire i diritti dei suoi avversari non è credibile“. Queste parole non sono state pronunciate da un “falco” di Forza Italia, ma da Luciano Violante, esponente dello stesso Partito democratico.
“Silvio Berlusconi aveva il diritto di difendersi davanti alla giunta per le immunità del Senato”, ha aggiunto l’ex presidente della Camera, intervenendo alla presentazione di un libro all’Università Luiss insieme al ministro per le Riforme Gaetano Quagliariello.
Un concetto, quello del diritto alla difesa del Cavaliere, che l’esponente democrat aveva già espresso in passato e che ribadisce con forza una volta chiusa la questione decadenza.
“E’ grave che alcuni senatori del Pd abbiano espresso il loro orientamento prima di aver consultato tutti i documenti a loro disposizione”.
Secondo Violante, il berlusconismo “ha contagiato la sinistra nel senso che è stato anteposta la rivincita sull’avversario rispetto al dato programmatico che consente agli elettori di fare una scelta politica. Si tratta di una visione distorta della politica perchè l’unico problema è vincere, mentre una classe dirigente che si candida al governo deve sapere che si tratta di un onore, non di un privilegio”.
E se la decadenza di Berlusconi crea tensioni a sinistra, figuriamoci sull’altro versante del Parlamento. “Non capisco come i nostri amici possano collaborare con chi ha ucciso politicamente il loro leader, la gente li ha già giudicati”, è stata la stoccata lanciata dall’ex premier nei confronti del Nuovo Centrodestra.
E anzi, ipotizza un futuro senza Alfano come alleato: “Se ci sarà il ritorno al Mattarellum potremo andare da soli”.
“Al Senato, il giorno del voto sulla mia decadenza, c’è stato un colpo di Stato“, ha rincarato la dose il Cavaliere, parlando all’assemblea dei gruppi di Forza Italia. Berlusconi ha tirato fuori anche un suo pezzo forte, l’attacco contro Magistratura Democratica: “Le tesi estremiste non fanno bene, ricordiamo come si arrivò alle brigate rosse. La P2 era un’accolita di illusi, mentre questi sono organizzati per scalare potere, ruoli, posizioni”.
Ma da Forza Italia smentiscono che le frasi su Magistratura Democratica riportate dalle agenzie di stampa corrispondano a quelle effettivamente pronunciate.
(da “La Repubblica“)
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Dicembre 1st, 2013 Riccardo Fucile
FINORA ERA FINITO INDAGATO SOLO IL TESORIERE DEL GRUPPO
Una fattura in cui il 3 di 3.000 euro si trasforma magicamente in un 8. 
Ricevute di un hotel quattro stelle di Rieti datate gennaio 2011 che avevano come giustificativo “Presentazione del libro di Reichlin”, evento avvenuto tre mesi prima (22 ottobre 2010).
Scontrini da 1.200 euro per le bevande consumate in due giorni al convegno «La politica agricola del Pd».
E ancora, cesti natalizi, contributi a giornali, tv locali e associazioni.
Quasi a scoppio ritardato, oltre un anno dopo la caduta della giunta Polverini e gli arresti dei capigruppo Pdl e Idv, Franco Fiorito e Vincenzo Maruccio, la procura di Rieti accende un faro sulla gestione dei contributi al gruppo del Pd alla Regione Lazio nella legislatura 2010-2012.
Più di 2 milioni di euro ricevuti nel 2011 sui quali stanno indagando gli uomini del nucleo tributario della finanza di Rieti che sono tornati la scorsa estate a bussare alle porte del Consiglio regionale.
L’ultima visita è della scorsa settimana: le Fiamme gialle hanno chiesto l’inventario dei beni del Pd per capire se cellulari e iPad acquistati con i soldi pubblici fossero stati tutti restituiti dai consiglieri decaduti.
Nessuno di loro è stato ricandidato in Regione ma gli echi della passata legislatura non si sono ancora spenti.
Ed è solo una coincidenza se nel giorno in cui anche la Corte dei conti torna indietro a quegli anni con giudizi severissimi («La Regione Lazio è stata per 10 anni un ente insolvente, chiudendo il 2012 con un buco di 4 miliardi») emerge la notizia dell’indagine di Rieti.
Mentre i magistrati contabili sollevano la questione di legittimità costituzionale di tutte le leggi che, a partire dal 1997, hanno reintrodotto il finanziamento pubblico ai partiti abolito col referendum del 1993, l’inchiesta reatina promette sviluppi «a stretto giro».
Per il momento, l’unico indagato è l’allora tesoriere del gruppo Pd, Mario Perilli, ma le verifiche sono su tutte le spese dei 14 ex consiglieri Pd.
Falso e peculato i reati ipotizzati. Insieme a lui, nell’informativa che la Guardia di finanza a giorni consegnerà al procuratore capo Giuseppe Saieva, ci sono i nomi di altri tre ex consiglieri regionali – Enzo Foschi, attuale capo segreteria del sindaco di Roma Ignazio Marino, Esterino Montino, sindaco di Fiumicino e Giuseppe Parroncini – e di altre dieci persone tra commercianti, ristoratori e imprenditori.
Gli ex consiglieri citati si difendono: «Abbiamo agito sempre in trasparenza».
A parte Perilli, nessuno dei nomi che compaiono nell’informativa è, almeno per ora, iscritto nel registro degli indagati.
L’inchiesta ha preso le mosse all’inizio dell’anno, dopo la denuncia di Gianfranco Paris, avvocato reatino, candidato alle regionali del 2010 con la Lista Bonino- Pannella che, sul suo blog, aveva pubblicato una lista molto circostanziata sulle spese del gruppo Pd in Regione, e in particolare su quelle di Perilli, sindaco di Fara Sabina (Roma) prima dell’incarico in Regione.
L’elenco riguardava spese sostenute nelle zone dove Perilli aveva ricevuto il maggior consenso elettorale: da Rieti a Passo Corese. Ci sono per esempio 6.000 euro liquidati all’associazione “Fara Music” nel gennaio del 2011 per l’organizzazione del convegno “Sviluppo del territorio e musei locali” o i 4.300 euro a uno studio fotografico di Passo Corese per l’organizzazione di un altro incontro del gruppo.
Non mancano poi i finanziamenti a giornali ed emittenti televisive: al Nuovo Paese Sera (dove per un periodo ha lavorato la figlia di Perrilli) il gruppo Pd ha versato 24mila euro.
Nella lunga lista sono finite anche le immancabili cene e pranzi elettorali: dall’enoteca “Tuscia” dove sono stati spesi 8.000 euro ai 9.800 nel ristorante “La Foresta” di Rocca di Papa.
Federica Angeli e Muro Favale
(da “La Repubblica“)
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Novembre 30th, 2013 Riccardo Fucile
SFIDA TV: BICI RUBATE, LEGGI AD PERSONAM E PATRIMONIALE MA IL SINDACO NON RISPONDE SUI 101 CHE TRADIRONO PRODI
Cuperlo detto Gianni” è “divoratore di libri e cioccolata”. Di Matteo Renzi “molti dicono che abbia fatto il miglior discorso dopo una sconfitta. Adesso vorrebbe provare quello della vittoria”.
Sta per fare il più classico dei gesti scaramantici il super favorito, ma poi si limita a un sorriso un po’ sbilenco.
E Civati? “Nato lo stesso giorno di Obama, lo accusano di essere il candidato di sinistra”.
Ore 21, il dibattito su Sky può cominciare. La presentazione del conduttore Francesco Semprini dà la cifra: Cuperlo sorride, trionfale, quasi rilassato. Sfoggia una cravatta coloratissima. In fondo, un anno fa chi glielo avrebbe detto che sarebbe arrivato qua? Renzi è teso, ha tutto il peso dell’aspettativa addosso. Abito e cravatta scura, sta al centro del podio. Civati non ha niente da perdere, sfida la sorte con cravatta viola. Confronto alla X Factor.
Le regole: stesse domande per tutti, stesso tempo di risposta, fatchecking, appello finale, applausometro. Ognuno gioca la sua parte.
Cuperlo su Letta: “Non abbiamo più alibi: dobbiamo mettere al centro il dramma del paese”. Renzi: “Il governo siamo noi, il Pd”. Civati: “Dobbiamo cambiare la legge elettorale e tornare al voto”. Boato.
Cuperlo fa quello di sinistra, di lotta e di governo, Civati il radicale, l’outsider di rottura. A tratti gli viene benissimo. E Renzi fa l’ecumenico. Il segretario in pectore, quello responsabile. Non proprio il suo ruolo.
Civati è l’unico che boccia il governo. Gli altri due criticano, ma promuovono. Per il Sindaco meno slogan del solito, molto fair play, non attacca. Sulle privatizzazioni esordisce: “Bisogna cambiare le regole dell’economia”. Cuperlo è più chiaro: “La scuola pubblica no, il diritto alla salute no.” Renzi se lo guarda.
Il conduttore sottolinea: “Nessuno dei tre mi ha detto che ha un piano di privatizzazione”. Poi passa alla domanda successiva sulle previsioni per i gazebo. Tre milioni di persone grazie agli “spingitori di primarie” per Civati. Renzi si sganascia. Cuperlo si appella al voto di chi pensa che “il partito della sinistra abbia un’identità ”. Renzi: “Saranno due milioni i votanti, spero di prendere il 51%”. E poi, non ci sta a sentirsi dire che sulle privatizzazioni non ha risposto. Tira in ballo quella dei trasporti a Firenze. Si scioglie un po’.
Fortunato con la domanda successiva. Con 4300 euro è quello che guadagna meno e gli hanno pure fregato la bicicletta. Azzecca il costo di panino e salsiccia alla Festa dell’Unità : 6 euro.
Civati si impappina per giustificare gli 8000 euro da parlamentare al netto della diaria “devo stare a Roma”. Segna un punto quando dice senza se e senza ma: “Non mi fido di Alfano”.
Sulla spending rewiew i tre si eccitano. Renzi: “Basta un ragazzo di Rignano sull’Arno (lui,ndr): mettere tutte le spese online, per tutti i dirigenti, voce per voce”. E Cuperlo: “Tagliamo le vere aree di privilegio”. Partito in scioltezza, Cuperlo ammette: “Difficile concentrarsi in un minuto”. Mani giunte. Parlando delle donne, Renzi s’inventa Francesca e si rivolge a lei, che “magari non è carina, ma è bella dentro”. Civati cita le palle che “vanno tenute dentro”. Cita e ricita l’assassinio di Prodi nell’urna quirinalizia. Cuperlo si sente di dire: “Io in quei giorni c’ero. Ho votato per Franco Marini e per Romano Prodi”. Renzi evita l’argomento e fa un’arringa sul bisogno di investire nella Terra dei fuochi.
Sulla patrimoniale, le differenze. Giusto metterla? “Per Renzi solo dopo che la politica si taglia”. Civati esita e Cuperlo affonda: “Sì, sì è giusto”.
Sulla legge elettorale, Cuperlo si schiera per quella possibile e Renzi su Mattarellum o doppio turno. E si rifiuta di garantire che non spingerà per una repubblica presidenziale. “E poi chi chi dice che in fondo non ci siamo già ?”.
Se il suo Pd si chiama “speranza”, per Cuperlo è la scelta da che parte stare. Sul Pantheon, le ultime cartucce. Cuperlo va su simboli certi come Berlinguer e Rosa Parks. Per Renzi il sindaco di Incisa, scomparso, Meme Auzzi, “che avrebbe votato per Cuperlo” e don Primo Mazzolari. Per Civati, il sindaco di New York De Blasio e l’ex sindaco di Monasterace Lanzetta. “Ma io non la porto nel Pantheon, ma nell’Assemblea nazionale”. Affondati.
Wanda Marra
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Novembre 30th, 2013 Riccardo Fucile
L’EFFETTO FLOP PREVISTO DAL SONDAGGISTA WEBER: “E’ UN CALO COSTANTE DA SETTIMANE, MANCA IL CARICO DI ATTESE E RENZI VIENE PERCEPITO COME UNO CHE NON PROPONE NULLA DI NUOVO”
È ‘allarme rosso’ al Nazareno e dentro tutto il Pd, sulla partecipazione alle primarie dell’8 dicembre. Si
teme, e parecchio, l’effetto-flop.
Previsioni, sondaggi, umori democrat hanno abbassato di molto l’asticella: “Se votano tra 1 milione e 700 e i 2 milioni di persone è un miracolo”. L’eventuale flop, però, a sentire i diversi protagonisti in lizza e i loro staff, non farebbe la gioia di nessuno: non di Matteo Renzi, ovviamente, che punta a ‘coinvolgere’, ma neppure di Gianni Cuperlo o di Pippo Civati (rispettivamente lo ‘sfidante’ numero uno il primo e il ‘terzo incomodo’ il secondo) che non vogliono far scolorire la possibilità di ottenere buone performance dietro una partecipazione scarsa o, addirittura, disastrosa.
Davide Zoggia, già responsabile Enti Locali nella segreteria Bersani e oggi a capo del delicato settore Organizzazione nella segreteria Bersani, cerca di smussare gli angoli, parlandone con l’Huffington Post a latere del congresso del Psi che si sta tenendo in questi giorni a Venezia e cui ha partecipato, venerdì scorso, in qualità di ospite: “Credo che l’affluenza alle primarie del Pd si attesterà intorno ai due milioni. Del resto, le ‘pratiche’ per facilitare la partecipazione le abbiamo snellite di molto, rispetto al passato, anche a quello recente. Bastano due euro (2,5 euro se ci si è registrati ‘prima’ del voto, ingiusta penalizzazione dei più scrupolosi…, ndr.), un documento d’identità e la firma in calce all’Albo dei sostenitori e della Carta dei Valori del Pd per poter votare, ove si tratti di non iscritti.
In cambio, si riceve anche l’abbonamento gratis all’Unità e a Europa…”.
Secondo Riccardo Nencini, segretario del Psi, “alle primarie voteranno un milione e mezzo di persone. Soprattutto cittadini che si riconoscono nel Pd. È il segno che la politica ha ancora molta strada da fare per essere riconosciuta dai cittadini”.
Al di là del piacere di leggere i due house organ di casa democrat, la realtà è che la partecipazione alle primarie non attira più di tanto, questa volta, la cosiddetta ‘gente normale’.
Insomma, i ‘non’ fanatici di sinistra e politica.
Il dato Auditel sul confronto tv andato in onda sugli schermi di Skytg24 parla chiaro: numeri dimezzati rispetto al confronto delle primarie 2012 (2,67% di share contro il 6,17%) e uno share fermo a un impietoso 0,97%, più l’1,7% di Cielo. Eppure, alla stessa ora, su La 7, il programma di Maurizio Crozza, quasi tutto incentrato su Berlusconi, faceva il 9,56%….
Altro dato. La percentuale di votanti alle primarie è, nella sua serie storica, da sempre in discesa (verticale): le primarie del 2007 che elessero Veltroni videro 3 milioni e 500 mila votanti, quelle tra Bersani e Franceschini circa 3 milioni e 300 mila e le ultime scorse, quelle tra lo stesso Bersani e Renzi (ma che erano per la premiership come quelle di Prodi svoltesi nel 2006, quando i votanti furono circa 4 milioni) 3 milioni e 200 mila a fine 2012.
Basta? No. Il noto e scrupoloso sondaggista Roberto Weber, oggi a capo di un nuovo istituto di sondaggi, IXE’ di Trieste, dice all’Huffington Post molto di più e di peggio: “Due mesi fa abbiamo stimato la partecipazione alle primarie intorno ai 2 milioni e 700 mila persone, un mese fa eravamo a 2 milioni 400 mila, due settimane fa a 1 milione e 900 mila, l’altro ieri a 1 milione 700 mila e, temo, si potrebbe ‘chiudere’ a 1 milione 500 mila”.
Motivi? Weber ne individua tre: “La prima è che il popolo della sinistra non ha più il carico di attese di un anno fa, quando pensava di ‘stare per’ battere Berlusconi mentre, dopo le elezioni, è scattato un fattore depressivo da cui non si è più ripreso. La seconda è che questo governo in carica è ritenuto difficilmente ‘sloggiabile’ non perchè piaccia la stabilità che propone ma perchè la gente sa che, se si tornasse a votare, il risultato sarebbe comunque di stallo. La terza è che Renzi, fino a ieri percepito come un elemento di assoluta novità e che poteva ‘sfondare’ anche nel campo avversario, che invece oggi si è ‘recintato’ intorno a Berlusconi, non propone nulla di nuovo. Dispiace pure a me, ci speravo, ma è così”.
Conviene, a questo punto, rivolgersi all’ex ‘mago’ delle primarie del Pd, Nico Stumpo, forse uno dei bersaniani più ‘odiati’ da Renzi e dai suoi, il quale però non ‘gode’ affatto di un rischio-flop che potrebbe (in teoria) avvantaggiare il suo candidato attuale, Gianni Cuperlo: “Le previsioni dei sondaggi non sempre risultato esatte, quello su Sky era solo un dibattito, oggi c’è Letta al governo e forse chi punta alla stabilità ne viene premiato, stiamo a vedere, di certo è impossibile fare previsioni. Io mi auguro che i numeri non siano così bassi (i 2 milioni stimati dallo stesso Zoggia, ndr.)”.
Il vaticinio finale lo fa Giacomo Portas, deputato piemontese e leader della piccola formazione de I Moderati (secondo partito del centrosinistra in Piemonte e federato con il Pd a livello nazionale), unico a ‘averci preso’ (e al millesimo) coi risultati delle primarie 2012 come delle elezioni 2013: “voterà tra il 1 milione e 700 mila e i 2 milioni di persone, cifra difficile, se non impossibile, da raggiungere. Si vota l’8 dicembre, fa un freddo boia (qui a Torino, per dire, oggi nevica…), la gente pensa alle feste di Natale, gli anziani non escono di casa, si spera solo sia una bella giornata di sole”. Già , ‘si spera’.
(da “Huffingtonpost“)
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Novembre 30th, 2013 Riccardo Fucile
NEL 2012 LO SHARE FU DEL 6,17%, IERI SI E’ RIDOTTO AL 2,67%
Numeri dimezzati rispetto allo scorso anno, il 2,67% di share contro il 6,17% della sfida a cinque del novembre 2012. Va bene, non era il faccia a faccia per conquistare la candidatura a premier. Però il confronto tra i tre moschettieri democrat Pippo Civati, Gianni Cuperlo e Matteo Renzi in vista delle primarie per la segreteria del Pd l’hanno guardato in pochi.
I dati sono chiari: su Sky Tg24 lo share dovrebbe essersi fermato allo 0,97% con 275 mila spettatori, mentre su Cielo il dato è 1,7% con 483 mila persone davanti ai teleschermi.
Alla stessa ora, su La7, il programma di Maurizio Crozza quasi tutto incentrato sulla decadenza di Silvio Berlusconi, ha raggiunto il 9,56% di share con 2 milioni e 670 mila telespettatori.
Il risultato sembra invece essere andato meglio sul web. L’esperimento dell’applausometro vede un totale di interazioni pari a 7 milioni e 100 mila. Ma come erano andati gli ultimi confronti politici in tv?
Meglio di quello di ieri sera. I dati del dibattito a cinque del 12 novembre dello scorso anno tra Renzi, Pier Luigi Bersani, Nichi Vendola, Laura Puppato e Bruno Tabacci, andato in onda sulla stessa piattaforma, sono 683.000 telespettatori e il 2,25% di share per Sky Tg24 e 1.159.000 e il 3,92% su Cielo.
Il raffronto diventa poi impietoso se andiamo a riprendere il duello tra il sindaco di Firenze e Bersani prima del ballottaggio del 2 dicembre, quando in gioco c’era la candidatura a premier del centrosinistra.
La sfida andò in onda su Rai 1 e fece il 22,85% di share, raggiungendo 6,5 milioni di spettatori.
Che sia una spia d’allarme per l’affluenza ai gazebo per il prossimo 8 dicembre?
(da “Huffingtonpost“)
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Novembre 30th, 2013 Riccardo Fucile
RENZI VOLA AL NORD, MA LASCIA FREDDI GLI ISCRITTI CHE LO COLLOCANO AL TERZO POSTO
È Pippo Civati, secondo i lettori de La Stampa, il vincitore del dibattito a tre fra i candidati alle
primarie del Pd.
Il 37.9% dei 700 che hanno votato l’instant poll curato da Quorum hanno scelto l’outsider, che ha preceduto di poco Matteo Renzi, secondo con il 36.8% delle preferenze.
Al terzo posto c’è Gianni Cuperlo, con il 18,4%.
Nessun vincitore per il 6,9% dei nostri lettori.
Civati sfonda soprattutto tra i giovani.
Nella fascia compresa tra 18 e i 24 anni, infatti, è risultato il più apprezzato per il 52,5%.
Poi Renzi, il preferito dal 35,9% e Cuperlo, che si ferma all’11,6%.
Anche per il 48,7% dei lettori tra i 25 e i 44 anni è Civati il migliore.
Renzi si ferma al 24,9%, Cuperlo al 16,7%. Il confronto è finito in pareggio per il 9,7%.
Premia Renzi, invece, il voto dei lettori tra i 45 e i 54 anni. Il 40,5% sceglie il sindaco di Firenze, il 26,2% Civati, il 17,2% Cuperlo.
L’ex rottamatore, paradossalmente, convince anche i lettori che hanno oltre 65 anni. Lo ha votato il 33,4%.
Anche tra gli iscritti al Pd la spunta Civati, con il 36,7%. Cuperlo lo tallona al 32,7%, Renzi si ferma al 28,8%.
Tra i non iscritti, invece, corre il sindaco di Firenze, al 38,5%. Civati è al 36,4%, Cuperlo al 14,4%. Il dibattito si conclude con un pareggio per il 10,7%.
Renzi scalda i cuori soprattutto al Nord. È il vincitore per il 43,9%. Civati, invece, conquista le zone rosse con il 40,5% e il Centro-sud e le isole con il 39,7%.
Cuperlo fanalino di coda in tutte e tre le categorie.
Il dibattito andato in onda su Sky potrebbe aver spostato voti.
Solo il 6,9% dei lettori ha risposto che, dopo la serata, ha cambiato idea sulla preferenza.
I dubbi si sono insinuati nell’11,5% dei nostri utenti.
Anche qui, a guadagnare terreno è Civati.
(da “La Stampa“)
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Novembre 30th, 2013 Riccardo Fucile
BOTTE DA ORBI MA NESSUN DISVELAMENTO, NE’ DEGLI UOMINI, NE’ DEI PROGRAMMI
I tre si sono confermati nelle loro dimensioni. Nell’ordine di presenza in palco. Cuperlo ha giocato la cultura (da Jefferson a Calvino) come identità profonda della sinistra.
Renzi si è tenuto stretto il suo ruolo di sindaco: combattivo, sognatore ma pragmatico.
Civati ha fatto l’outsider brillante che dice le cose con chiarezza e prova a rompere il gioco.
L’unica nota intensa: il periodico emergere di una grande animosità fra Renzi e Cuperlo, una autentica rabbia sottopelle e una gran voglia di darsele di santa ragione. Su Prodi, sul Presidenzialismo, su Privatizzazioni e Corruzione ci sono state botte da orbi: intenso lo scambio fra “i capitani coraggiosi” scagliati contro Cuperlo da Renzi e la ritorsione di Cuperlo su Renzi in merito ai brogli alle urne delle primarie.
Una tensione che la dice lunga sul futuro.
Cuperlo è stato molto meno trattenuto del suo solito. Renzi ha dominato con facilità il discorso ma quando non è solo non brilla della solita luce.
L’unico che merita l’aggettivo di brillante è Civati – ma ha avuto gioco facile perchè ha cavalcato tutti i temi più vicini al cuore della sinistra delusa di questi ultimi mesi. Forse non dovendo assumersi la responsabilità di essere davvero lui a guidare il partito.
Nulla di nuovo dunque.
Appiattito da domande troppo semplificate e ingabbiato dalla diavoleria dei minuti e secondi (le interviste vanno fatte a mio parere parlandosi, non solo mettendo punti interrogativi), il confronto non ha brillato.
Rispetto al dibattito dell’anno scorso (quello con Bersani e Renzi) non c’è stato nessuno disvelamento ulteriore, nè dei personaggi nè dei loro programmi.
Lucia Annunziata
(da “Huffingonpost”)
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Novembre 25th, 2013 Riccardo Fucile
“SE RENZI DIVENTERA’ SEGRETARIO METTERA’ IN DIFFICOLTA’ L’ESECUTIVO E LO STESSO PARTITO”
Massimo Cacciari, il Pd si rinnoverà con la sfida dei tre candidati ammessi alle primarie
«Non è una questione di età . Il cambio generazionale è ormai inevitabile. Nel centrosinistra come del resto nel centrodestra. Mi pare che alla fine Renzi, Cuperlo e Civati non dicano cose molto diverse. Tutti e tre devono dire che le riforme sono necessarie, che bisogna ridurre la spesa pubblica, i costi della burocrazia. La vera questione non sono i programmi»
Cuperlo polemizza con Renzi e dice che il partito non rappresenta il volto buono della destra.
«Cosa vuol dire? Il problema non è la divisione tra destra e sinistra. È chiaro che Renzi gioca per la premiership ed è stato obbligato a passare da queste primarie. Sa benissimo che in realtà non potrà fare tutte le cose che dice. Il suo compito dovrebbe essere quello di traghettare questo governo al semestre europeo senza peggiorare la situazione. Ma diciamolo una buona volta senza ipocrisie. Se Renzi diventerà segretario del Pd metterà in difficoltà il governo Letta e lo stesso Pd. La parte del responsabile la sta facendo il presidentedel Consiglio non Renzi».
Renzi, però, ieri ha ribadito che il governo con lui dovrà cambiare rotta.
«Lo dice ora, ma dubito molto che in questo caso la classe dirigente del Pd gli lascerebbe continuare a fare il segretario. Il vero problema è che il Pd è fallito, anzi non è mai nato. Lo sanno benissimo sia D’Alema, Veltroni, Renzi, Cuperlo e Civati. Tutti però devono continuare a fingere di non saperlo perchè il partito non sarebbe in grado di fare una separazione consensuale. Se il Pd si sfascia adesso è un disastro per tutti. A cominciare dal governo. E questo sfascio rischia di pagarlo alle prossime elezioni»
Perchè?
«Basta vedere quello che sta succedendo nel centrodestra dove, invece, sta avvenendo proprio quel divorzio consensuale che avrebbe dovuto fare il Pd. Alle prossime elezioni il centrodestra sarà composto dai berlusconiani guidati magari da una figlia del Cavaliere, gli alfaniani, la Lega e gli ex missini. Dall’altra parte, invece, ci sarà un solo partito e in più sfasciato ».
C’è tempo per rimediare?
«No. Bisognava farlo prima. Il Pd doveva dividersi tra la sua componente ex democristiana e quella più di sinistra. Ma in questo momento non può farlo».
Renzi ripete che con lui segretario del Pd la Cancellieri si sarebbe dovuta dimettere.
«Anche questa è stata una frase strumentale. Che la Cancellieri avrebbe dovuto dimettersi è fuori discussione, ma Renzi non può dire se fossi al posto di Letta la farei dimettere. Non dimentichiamo che c’era chi aveva proposto la Cancellieri tra i candidati per la presidenza della Repubblica. La verità è che Renzi vorrebbe andare subito al voto».
Andrà così?
«Se una volta segretario del Pd sarà coerente con quello che dice oggi prevedo che il partito andrà in fibrillazione e il governo pure. Ma non lo credo. Oltretutto è vero che ormai siamo il paese del carnevale perpetuo, ma qualcuno dovrebbe pur chiedersi seriamente come farà mai Renzi a fare contemporaneamente il segretario del Pd e il sindaco di Firenze»?
Andrea Montanari
(da “La Repubblica“)
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Novembre 24th, 2013 Riccardo Fucile
ALL’ERGIFE ASSENTI D’ALEMA, VELTRONI, BINDI E BERSANI
Gianni Pittella punzecchia il ‘rivale’ nelle circoscrizioni del Meridione Massimo D’Alema: “Io i voti li prendo al sud e li ho presi con le europee, non con le liste bloccate”. Matteo Renzi ce l’ha ancora con Pierluigi Bersani: “Il punto più basso nel Pd è stata la manifestazione contro la povertà : ma contro la povertà non si manifesta, si agisce”.
Pippo Civati stuzzica a destra e manca.
Gianni Cuperlo vola alto al di sopra dei big di ogni parte e, seduto in prima fila, certe volte, si stringe un po’ nelle spalle: in imbarazzo.
Il punto è che all’Ergife, dove è riunita la convenzione del Pd che proclama i candidati alle primarie dell’8 dicembre, di big non ce n’è nemmeno l’ombra.
Quella di oggi a Roma è la prima riunione democratica senza i soci fondatori della ‘ditta’.
Assente Massimo D’Alema, non c’è Walter Veltroni, manca all’appello anche Pierluigi Bersani e poi Rosi Bindi, Anna Finocchiaro e mettiamoci anche l’assenza di Beppe Fioroni.
In prima fila, poco distante dalla ‘batteria’ dei candidati — in ordine Cuperlo, Renzi, Civati e l’escluso Pittella — c’è Dario Franceschini, matrice governativa eppur sostenitore del sindaco toscano con l’ambizione di fare l’ago della bilancia tra Palazzo Vecchio e Palazzo Chigi.
C’è il giovane capogruppo Roberto Speranza in prima fila di fianco alla dalemiana Barbara Pollastrini. C’è Paolo Gentiloni, sostenitore di Renzi.
Ma, diciamolo, la ‘nomenklatura’ non c’è.
“Qui c’è il nuovo Pd”. I delegati defluiscono verso l’uscita: i renziani si guardano intorno con aria soddisfatta: “E’ il Pd dei quarantenni. Cuperlo è il più grande che accompagna tutti verso il futuro”. Visione quasi romantica.
Naturalmente la realtà non è così melensa, per fortuna. Cuperlo lo ha lasciato capire nel suo intervento che in queste due restanti settimane di campagna elettorale ha intenzione di toccare palla.
Renzi sarà anche il futuro, ma Cuperlo non gliela perdona quell’idea di partito di amministratori e sindaci.
“Militanti”, scandisce quasi, attingendo a piene mani dal vocabolario del 900. “E’ facile fare un partito con un nome e un simbolo. Non con i militanti, che crescono solo nel tempo. Togliere gli iscritti a un partito è come togliere le gambe a un tavolo…”.
L’assenza dei big che sono allo stesso tempo rivali storici del tessuto storico del Pd agevola comunque un clima di unione quasi domenicale nel partito.
Per un giorno è quasi “comunità ”, termine non a caso evocato dall’altro grande assente per ruolo istituzionale, Enrico Letta, il quale preferisce inviare un messaggio all’assemblea.
Per dire anche che, sì, ci andrà a votare alle primarie.
Ma quella dell’Ergife è una comunità che avverte il premier: della serie, il Pd non donerà più sangue alle larghe intese, caso Cancellieri docet.
Un messaggio ‘obbligato’ per le prossime due settimane che sono di campagna congressuale. Ma non è escluso che valga anche per il futuro, perchè le europee sono vicine e sarà un problema per tutti prendere quei voti di cui parla Pittella.
Tutti, non solo Renzi, cioè il prossimo segretario probabilmente.
“Il governo usi le nostre idee”, dice il sindaco di Firenze all’indirizzo di Palazzo Chigi. Ma i suoi fanno notare che parte del messaggio sulla legge elettorale è per Giorgio Napolitano: serve un sistema che renda “chiaro chi vince e chi vince governa per 5 anni”.
Per dire: il modello richiesto dai renziani, quello del ‘sindaco d’Italia’, prevede alternanza e stabilità .
Della serie, quest’ultima non è un valore solo al Colle. A più stretto giro la partita però è sulla ‘casa’ della nuova legge elettorale. Renzi vuole trasferire la discussione alla Camera “dove abbiamo la maggioranza”, “basta coi giochetti improduttivi del Senato…”.
Anna Finocchiaro, per dire, presidente della commissione Affari Costituzionali di Palazzo Madama, non è dello stesso avviso.
L’ala governista del Pd ha da tenere a bada gli alfaniani che vorrebbero un sistema proporzionale. Renzi rilancia: “E’ stato un errore non votare l’ordine del giorno Giachetti sul ritorno al Mattarellum”.
Cuperlo si stringe nelle spalle. I big non ci sono più, la casa è libera, il Pd dei quarantenni dovrà barcamenarsi tra responsabilità e…voglia di party, mettiamola così.
(da “Huffingtonpost”)
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