Novembre 23rd, 2013 Riccardo Fucile
PER ANDARE AL CONVEGNO DI AREADEM DUE CONSIGLIERI REGIONALI PD NON HANNO BADATO A SPESE, IN CONTO ANCHE 800 EURO DI ALBERGO
Novecento euro per percorrere 75 chilometri più ritorno. 
Tutti questi soldi – 6 euro a chilometro – li hanno spesi due consiglieri del Pd dell’Emilia- Romagna, Marco Monari e Roberto Montanari, il primo fino a un paio di settimane fa capogruppo nell’assemblea regionale, dimessosi dopo l’onda d’urto dell’inchiesta della procura che sta sconvolgendo il mondo politico della “regione rossa”.
I due consiglieri regionali dovevano andare da Napoli ad Amalfi, dove dal 28 al 31 luglio 2011 era in programma una convention estiva di AreaDem, la corrente di Dario Franceschini.
Gli organizzatori si erano preoccupati di far spendere poco e avevano allegato al programma politico una scheda: da Salerno ad Amalfi potete arrivarci spendendo 7 euro di traghetto.
Per chi arrivava da Napoli era più complicato: treno più bus, ma costi ugualmente popolari.
Se uno avesse voluto spendere di più e fare un viaggio molto comodo, con 100-120 euro all’aeroporto di Capodichino poteva prenotare un’auto con conducente che lo portava fin sotto l’albergo di Amalfi. Stessa cifra al ritorno.
Certo, sarebbe stato molto più di 7 euro, ma molto meno dei 900 riportati sulla fattura dell’autonoleggio che all’aeroporto di Napoli ha messo a disposizione del tandem democratico in trasferta un’auto blu, con l’indicazione “servizio limousine”. «Significa semplicemente – dice il titolare dell’azienda che ha fatto il contratto – auto privata con conducente. A Milano dicono taxi blu. Le auto blu per noi sono quelle ministeriali. Se questi signori hanno speso 900 euro significa che la macchina l’hanno tenuta più giorni. Con 120 euro l’autista li portava ad Amalfi e arrivederci. Ma evidentemente l’autista è rimasto a loro disposizione»
Il titolare non ricorda l’auto che Monari e Montanari hanno noleggiato, nè se l’hanno presa direttamente all’aeroporto o tramite agenzia: «C’è la privacy. Comunque abbiamo applicato le tariffe nazionali. Sono d’accordo che queste inchieste sui gruppi consiliari vengano fatte, ma noi dobbiamo pure lavorare. C’è di peggio».
Nell’inchiesta per peculato portata avanti da quattro magistrati, i pm Morena Plazzi e Antonella Scandellari e i vertici Roberto Alfonso e Valter Giovannini, le Fiamme Gialle hanno spulciato oltre 35 mila scontrini.
Per la trasferta ad Amalfi, contestabile perchè ha poco a che fare con il lavoro di un gruppo consiliare, Monari e Montanari, già si sa, avevano anche speso 800 euro per due notti all’albergo La Bussola, a quattro stelle.
Luigi Spezia
(da “La Repubblica”)
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Novembre 23rd, 2013 Riccardo Fucile
NEI CIRCOLI PUGLIESI RENZI AL 42% RISPETTO AL 33,6% DI CUPERLO, MA IL FEUDO D’ALEMIANO HA RETTO L’ONDA D’URTO
Per chi è cresciuto a pane e politica è un appuntamento di quelli che mai si potrebbero perdere. L’8 dicembre non è solo il giorno in cui il Partito Democratico sarà chiamato a scegliere il segretario nazionale tra Matteo Renzi, Gianni Cuperlo, Pippo Civati e Gianni Pittella.
In Puglia, è soprattutto il giorno dello scontro diretto tra i due titani del Pd di queste parti: Massimo D’Alema e Michele Emiliano.
Il primo capolista per Cuperlo, il secondo candidato a guidare la squadra del collega fiorentino. Entrambi nelle prossime ore ufficializzeranno le proprie candidature con il beneplacito di chi assapora già un congresso scoppiettante.
E nel tacco d’Italia, inevitabilmente, l’aria si fa frizzante.
Sia tra chi ha tentato invano di far desistere l’ex premier dal candidarsi per l’ovvio svantaggio di partenza e sia tra chi inizia a temere di non avere la vittoria in tasca come credeva.
La fase precongressuale, infatti, ha consegnato una geografia democratica decisamente rinnovata rispetto a qualche mese fa.
La Puglia si è scoperta renziana con un rotondo 42% rispetto al 33,6 raggranellato dallo sfidante. Il feudo dalemiano, però, ha retto l’onda d’urto del fiorentino sia a Bari che nel Salento.
Qui Gianni Cuperlo ha battuto di gran misura Matteo Renzi. Ed è proprio qui che, ora, scendono in campo direttamente i pezzi da novanta.
E l’animo con il quale vivono questo appuntamento è diametralmente opposto. Ironico e pungente Michele Emiliano, silenzioso e operativo Massimo D’Alema.
“D’Alema si candida? — commenta divertito il sindaco di Bari – ci sono rimasto malissimo. Pensavo si occupasse di cose più importanti”. In che senso? “Una persona che potrebbe fare il presidente della Repubblica o della Commissione europea, che perda tempo a candidarsi in una elezione primaria”.
Sebbene poco prima Emiliano avesse, senza ironia alcuna, definito Cuperlo “la provocazione di D’Alema, che una volta eletto segretario non avrebbe alcuna autonomia”.
Più moderata la virata arrivata in serata. “Non si candida contro di me — ha twittato il primo cittadino fumando il calumet della pace — Sarà un appassionato confronto”.
Dall’altro lato, invece, silenzio assoluto. D’Alema non si scompone e non lancia, per ora, frecciate al suo “avversario”, ma basterà attendere pochi giorni visto che in Puglia approderà non appena fischierà il novantesimo per la presentazione delle liste.
Gli ambienti a lui vicini, digerita questa discesa in campo diretta, fanno notare che ad essere stupito per l’altrui candidatura dovrebbe essere in realtà proprio l’ex segretario dei Ds, visto che quello dell’8 dicembre sarà il terzo appuntamento con l’assemblea nazionale che lui attende da Bari.
Le squadre dei quattro candidati sono a lavoro.
Fatte salve proroghe delle ultime ore — potrebbe slittare dal 25 al 28 la scadenza per la presentazione delle liste — le prossime saranno ore febbrili per completare le liste che dovranno far pendere la bilancia per l’uno o per l’altro.
I dalemiani serrano le fila per recuperare terreno. Non sono pochi i segretari dei circoli cittadini del barese e del leccese che avrebbero ricevuto dai maggiorenti del partito l’ordine di cambiare la rotta di navigazione, spostandola da Renzi a D’Alema rinforzando, con nomi convincenti, le liste cuperliane.
Cosa che crea non poche preoccupazioni in chi, ora, dovrà cercare di spiegare ai propri tesserati l’inversione di marcia. E naturalmente scatta il toto nomi in ogni provincia.
A Lecce i sostenitori del sindaco di Firenze hanno incassato il colpo.
A parte la quasi scontata candidatura del giovane renziano della prima ora, Paolo Foresio, per il resto le caselle sono ancora vuote.
L’area Franceschini e quella Letta non si sono dimostrate un forte sostegno nella prima fase del congresso. Spetterà , dunque, a Renzi in persona decidere se concedere loro ampio spazio come da accordi nazionali oppure sacrificarli per rinforzare la sua lista con nomi attinti dalla società civile.
In casa Cuperlo, spaccature a parte, il gioco è molto più semplice. Può contare su molti big del partito, a cominciare dall’avvocato Friz Massa.
A Brindisi, invece, il parlamentare renziano ed ex dalemiano Nicola Latorre dovrà battere la concorrenza dei consiglieri regionali Epifani e Amati.
“La cosa rilevante è che vinca Renzi. Quanto alle liste io ho minor talento per il Porcellum rispetto a Latorre”, commenta ironico l’ex assessore regionale che — fa notare — essere diventato renziano “già da quando si pensava potessimo finire a Guantanamo”.
Ancora in alto mare le liste nelle altre province. Quindi, si lavorerà alacremente per tutto il fine settimana.
La notizia della candidatura di D’Alema rimescola le carte e costringe i più a rivedere le bozze approntate fin qui. “La volpe del Tavoliere — commenta un alto dirigente — non ha nessuna intenzione di perdere il pelo”.
Mary Tota
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Novembre 21st, 2013 Riccardo Fucile
DE LUCA FINISCE NEL MIRINO, NEL PARTITO SI DISCUTE DI ANNULLAMENTO
Non c’è pace a Salerno per il Pd. Non bastasse il ricorso interno dei democratici, lo scandalo delle tessere
gonfiate al congresso democratico è finito sul tavolo della Procura antimafia di Salerno che indaga su centinaia di tessere di partito in bianco, trovate in mani evidentemente poco pulite.
Nelle stesse ore arriva la notizia che il sindaco e sottosegretario alle Infrastrutture Vincenzo De Luca, gran portatore di voti tra gli iscritti per Matteo Renzi, è stato indagato con altri nella vicenda che riguarda il cantiere «Crescent».
Tra le accuse, abuso d’ufficio, falso in atto pubblico e violazioni in materia urbanistica.
Il caso Salerno rischia di esplodere.
In serata la Commissione congresso del Pd discute sul ricorso avanzato dal coordinatore del comitato Cuperlo Patrizio Mecacci.
Un eventuale annullamento del congresso non rovescerebbe le sorti del voto tra gli iscritti, togliendo in sostanza soltanto un punto a Renzi, ma avrebbe un forte valore simbolico. «Vogliono sporcare il voto – denuncia un renziano –. È una manovra per delegittimare le primarie».
Non la pensano così i sostenitori di Cuperlo. In testa, Mecacci, che ieri è stato sentito per tre ore dai magistrati della procura antimafia di Salerno.
L’indagine nasce dal ritrovamento nel corso di alcune perquisizioni nell’agro sarnese nocerino, avvenute un mese fa, nell’ambito di altre indagini, di un cospicuo numero di tessere originali del Pd in bianco con la firma del segretario nazionale Pier Luigi Bersani e relative al 2012.
Tessere che non apparterrebbero al «pacchetto» consegnato dalla struttura nazionale per la campagna dello scorso anno.
Il sostituto procuratore della Dda Vincenzo Montemurro ha letto del ricorso del Pd e ha convocato Mecacci. La prossima settimana sentirà anche Simone Valiante, deputato sul territorio, e avrebbe intenzione di andare a Roma e di sentire anche Bersani.
Mecacci racconta: «Il magistrato mi ha chiesto notizie sul funzionamento del tesseramento e del congresso. E dei casi che ho denunciato nel ricorso».
Eccone un campione: «A Eboli, il presidente di seggio esce quando ci sono 100 voti e, dopo un’ora, al ritorno, ce ne sono centinaia per Renzi. Ad Atena Lucana ci sono stati più voti nel congresso del partito che al Pd alle Politiche. In un circolo di Salerno le operazioni di voto sono cominciate in assenza del presidente. In un altro caso ci sono risultati di un seggio, che però risulta inesistente».
Quanto basta, secondo Mecacci, per annullare il voto della provincia di Salerno, che ha dato a Renzi la percentuale più alta d’Italia.
Lo sostiene anche Guglielmo Vaccaro, tra i deputati più vicini a Enrico Letta: «C’è un’articolazione del partito in cancrena, bisogna amputare subito. Bisogna espellere dalla comunità politica questa cricca. A cominciare da De Luca, che ormai è il Cito del Tirreno e tra tessere gonfiate, abusi e spese faraoniche spadroneggia da troppi anni».
De Luca, però, sia pure da poco, appoggia Renzi. E i renziani lo difendono: «Spero che Renzi ci aiuti – dice Mecacci – È l’occasione giusta per dimostrare che è davvero un difensore della moralità , come dice. Altrimenti la predica è buona, ma il prete è sbagliato».
De Luca su Facebook decide di snobbare le polemiche sul congresso e si concentra sul caso Crescent. Oltre al sindaco sono indagate una trentina di persone tra assessori e funzionari, oltre ai responsabili delle imprese interessati alla costruzione del Crescent. Si tratta di un edificio a forma di mezzaluna, alto 30 metri, non lontano dalla spiaggia di Santa Teresa.
Opera simbolo della trasformazione urbana, contestata dagli ambientalisti. De Luca replica con rabbia e ironia: «Sequestro di cantiere. Duecento operai senza lavoro. E un formidabile impulso agli investitori a lasciare l’Italia».
E ancora: «Ogni opera pubblica, un procedimento giudiziario. Ogni variante urbanistica, un avviso di garanzia. Oggi arriva quello relativo al Crescent. Tranquilli. Siamo in perfetta media inglese».
Alessandro Trocino
(da “il Corriere della Sera“)
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Novembre 20th, 2013 Riccardo Fucile
I CUPERLIANI CONTRO IL CHIACCHIERATO SINDACO DE LUCA
Un voto ogni 15 secondi. È il caso limite fra quelli denunciati dal comitato Cuperlo. Riguarda uno dei circoli di Salerno città : 1401 voti a Renzi, 33 a tutti gli altri; sei ore di apertura delle urne, dalle 15 alle 21; risultato: un votante sbrigato ogni 15 secondi. Con casi come questo la seconda città campana è diventata ufficialmente il fronte della guerra congressuale del Pd.
Tanto che il ricorso dei cuperliani, che chiedono l’annullamento dell’intero verbale provinciale, verrà discusso oggi dalla commissione di garanzia nazionale.
Mentre a Salerno negli ambienti del partito si teme anche l’apertura di un fascicolo in Procura
Non è contestabile in sè il successo di Renzi, che in Campania raccoglie il 51,8 per cento, seconda prestazione assoluta dopo il 53,6 delle Marche.
Ma il «granaio» salernitano non è roba da poco: quasi 13mila votanti, pari a circa il 4 per cento dell’intero corpo votante nazionale.
E nel capoluogo i voti superano quota 2600.
Rapportata ai voti conseguiti dal Pd per la Camera nel febbraio scorso, la statistica cittadina corrisponde all’11,25 per cento e quella provinciale al 9,5.
La media nazionale dei votanti delle primarie rispetto alle politiche è invece del 3,6 per cento.
Insomma, a Salerno si vota tre volte di più che nel resto del paese. E il risultato è sempre bulgaro.
Perchè, come ricorda su Facebook lo stesso sindaco del capoluogo, il viceministro Enzo De Luca, a Salerno nel 2009 Bersani prese il 71 per cento, e ora Renzi è al 71,3. «Allora?», chiede provocatoriamente De Luca, come a voler dire che non c’è scandalo, non è cambiato nulla, il Pd è sempre quello, il suo.
Finchè ha scelto Bersani non c’è stato problema per l’ex segretario.
Ora tocca a Renzi: 71,4 per cento in provincia, addirittura 97,1 in città .
La sortita di De Luca suscita commenti degli internauti sul sito non privi di sarcasmo. C’è chi domanda: «Pure lei è diventato renziano? Trasformismo a 360 gradi».
E chi rileva: «Vuol dire che al posto del giaguaro bisogna smacchiare il gattopardo». Ma De Luca non arretra: «C’è qualche lamentela, ma l’unico vero motivo di contestazione è il mancato gradimento del voto, e non sembra un argomento».
E, proprio come un Renzi del sud, lui ormai ha l’intero establishment nazionale nel mirino: «L’avete visto Zoggia che comunicava i dati? Era vestito come un raccoglitore di funghi. Servono altre spiegazioni?».
Roberto Fucillo
(da “La Repubblica”)
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Novembre 20th, 2013 Riccardo Fucile
TREGUA TRA I LEADER… IPOTESI RIMPASTO A DICEMBRE
«Ho provato a lavorare sull’abbandono volontario del ministro ma c’è l’ostacolo del presidente della Repubblica», confida il titolare dei Rapporti con il Parlamento ai suoi fedelissimi.
Alla fine, con un Pd dilaniato dalle manovre congressuali e dai dubbi sul comportamento del ministro della Giustizia, tocca a Enrico Letta giocarsi, ancora una volta, la partita in solitudine. Mettendo in gioco se stesso.
«Votare la sfiducia alla Cancellieri significa sfiduciare me e il mio governo. Vado io a parlare alla riunione dei deputati».
È solo la conclusione di una giornata lunghissima. Telefonate di chiarimento, colloqui tesi, sospetti trasversali, questo è il clima nel Partito democratico.
C’è una rabbia profonda che s’insinua nel Pd per le manovre vere o presunte che ne stanno modificando il profilo, la sua classe dirigente.
Gianni Cuperlo rompe gli argini e lancia la sua campagna contro Renzi.
«Lui fa il furbo fuori da qui. Annuncia documenti via twitter ma non si confronta mai nelle sedi del partito. Poi, ci sono ministri come Franceschini e Delrio che chiedono al Pd di difendere il governo ma sostengono al congresso un candidato che tutti i giorni terremota il governo. Basta con questo giochetto».
Uno psicodramma che nemmeno l’impegno diretto del premier riesce a condurre verso un lieto fine.
Finisce con una fragile tregua all’assemblea dei deputati che si svolge durante un temporale. Nessuno sa dire se supererà le 24 ore.
«Ormai è tutti contro tutti. Sembra Rollerball. La Cancellieri è un problema, ma il punto è che non sappiamo quale sarà il futuro del Pd e dell’esecutivo », dice un ministro che solitamente sta lontano dalla mischia.
Cuperlo riunisce i suoi deputati qualche minuto prima dell’assemblea del gruppo. Molti chiedono un voto «altrimenti Renzi ci frega. Ingoia la comunicazione di Letta ma da domani ricomincia a bombardare noi e il governo».
Il renziano Ernesto Carbone, il primo a chiedere le dimissioni della Cancellieri dopo la pubblicazione delle intercettazioni, punta il dito contro i «pierini » bersaniani e dalemiani. «Sono sicuro che al momento del voto sulla mozione di sfiducia alcuni di loro lasceranno l’aula, senza contare che Civati farà casino. Allora se Letta ci chiede un passo indietro, sia chiaro, dobbiamo farlo tutti».
Il nodo, sempre di più in vista dell’8 dicembre data delle primarie, è il rapporto tra Matteo Renzi e Enrico Letta, ovvero tra il futuro segretario e l’esecutivo
Il presidente del Consiglio chiama il sindaco nel pomeriggio. Gli annuncia la sua decisione di presentarsi davanti ai deputati. «Sbagli Enrico. Sbagli a difendere ancora il ministro. Dovresti essere il primo a sollecitare le sue dimissioni», dice Renzi.
«Non è possibile – risponde Letta – e chiederò la fiducia su di me, sul mio governo. Mi sembra folle che il Pd si spacchi proprio nel momento in cui a spaccarsi sono quelli dell’altro campo».
Sulla fiducia, Renzi alza le mani, si arrende. Ha ottenuto il massimo in fondo. Sta con la base dei democratici e fa in modo che a esporsi in modo acrobatico sia Letta. Politicamente e fisicamente. I conti si faranno dopo. Dopo il 9 dicembre.
Il sindaco è convinto che la storia non finisca qua. Dalla poltrona di segretario del Pd potrà subito ottenere un rimpasto della squadra governativa.
Il match con la Cancellieri (e con Napolitano, soprattutto con Napolitano) è rimandato di pochi giorni. Il tempo breve di una campagna già vinta secondo i sondaggi.
E il rimpasto che molti vogliono aprire dopo l’8 dicembre potrebbe vedere il cambio della Cancellieri e di Alfano.
Dunque, Letta perderà la battaglia combattuta sul fronte del caso kazako e della vicenda Ligresti. La Cancellieri già così, con la quasi totalità del Partito democratico schierata per le dimissioni, appare un ministro, più che indebolito, dimezzato.
Il suo piano carceri pronto da un mese, per dire, giace in un cassetto sotterrato dalle polemiche sulle telefonate con la famiglia Ligresi.
Quando l’Interno e la Giustizia saranno caselle libere, il neo-segretario avrà voce in capitolo sulla sostituzione. E c’è da scommettere che non si accontenterà più di avere due ministri nella compagine democratica. Avrà altri nomi per rafforzare la presenza renziana in un rimpasto che coinvolgerà tutti i dicasteri e non sarà un passaggio facile per Letta.
Ma già adesso il confronto si fa più aspro. I risultati degli iscritti non lasciano margini a Cuperlo e Pippo Civati: bisogna alzare la voce ed essere molto più aggressivi.
Ci andrà di mezzo l’esecutivo e non sempre Letta potrà essere in prima fila a proteggerlo con il suo corpo.
La violenza dell’attacco di Cuperlo a Franceschini e Delrio dimostra che sta cadendo il velo sulla difesa delle larghe intese.
Il rush finale verso l’8 dicembre comporterà un coinvolgimento dell’esecutivo e non in senso positivo. Il confronto televisivo tra i tre candidati (dovrebbe essere il 29 novembre) si giocherà molto sul futuro della Grande coalizione.
E i tre candidati faranno a gara nello sconfessare la costruzione messa in piedi da Letta e dal presidente della Repubblica.
«L’assunzione di responsabilità collettiva sul caso Cancellieri», come la chiama Alfredo D’Attorre, cuperliano, non è detto che sarà stabile e duratura.
I passaggi congressuali sono troppo delicati. Il prossimo scoglio sarà la decisione della Consulta sulla legge elettorale.
È una tappa su cui, di nuovo, i candidati alla segreteria dovranno esercitarsi prendendo le distanze dalle cautele governative. Per oggi, Letta ha salvato la Cancellieri e se stesso.
Ma domani è un altro giorno e l’assemblea dei deputati ha detto che non sarà facile.
Goffredo De Marchis
(da “La Repubblica”)
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Novembre 19th, 2013 Riccardo Fucile
IN REALTA’ RENZI HA VINTO (DI POCO) GRAZIE AL SOSTEGNO DI VECCHIE CARIATIDI E DI PERSONAGGI DISCUSSI
Matteo Renzi ha vinto, Gianni Cuperlo ha vinto pure lui — o almeno così dice — e Pippo Civati
potrà almeno dare fastidio agli altri due alle primarie dell’8 dicembre: gli iscritti hanno dunque deciso di eliminare dal reality del Pd Gianni Pittella, ultimo arrivato col suo sei per cento dei voti, raccolti quasi tutti al Sud con picchi rilevantissimi tipo il 20 per cento di Napoli.
Questo il risultato ufficioso — manca la ratifica degli organi interni — del voto di circa 300mila iscritti democratici in settemila circoli.
Il risultato è netto, almeno in termini numerici, ma la sua lettura non è così univoca, come vedremo.
IL SINDACO DEL SUD
A differenza che nelle primarie del 2012 con Bersani, stavolta Renzi è andato bene nel Mezzogiorno: ha vinto in Campania, Puglia, Calabria, perso di poco in Sicilia. Evidentemente il sostegno di personalità importanti — e chiacchierate — della vecchia guardia politica meridionale gli ha giovato: col sindaco rottamatore si sono schierati, infatti, gli ex presidenti di regione Antonio Bassolino e Agazio Loiero, il sindaco di Salerno (e viceministro) Vincenzo De Luca e il deputato napoletano ex Dc Salvatore Piccolo, l’ex senatore siciliano Antonio Papania e il “padrone di Messina” Francantonio Genovese.
Buoni risultati — almeno nella provincia di Roma, dove oltre il 70 per cento degli oltre 11mila votanti, affluenza record, ha scelto Renzi — gli ha portato anche il sostegno di Dario Franceschini e della sua Areadem.
RENZI SENZA CITTà€
Se si escludono la sua Firenze e Torino (dove ha l’appoggio del sindaco Fassino e del suo predecessore Chiamparino), Renzi ha perso nettamente in quasi tutte le grandi città italiane, luogo di insediamento più tradizionale dell’elettorato di sinistra: Milano, Genova, Bologna, Roma, Napoli, Bari sono andate tutte a Gianni Cuperlo, a Palermo l’ex Margherita ha vinto per soli tre voti.
OMBRE A SALERNO
Sul voto nella provincia del vicerè Vincenzo De Luca pende ricorso per varie irregolarità : su 12.959 votanti, comunque, 9.225 hanno scelto Renzi. Risultato ragguardevole, ma mai quanto quello di Salerno città , dove il sindaco ha sconfitto Cuperlo per 2.566 voti a cinquanta.
Ancora meglio è andata nel vicino Agro nocerino sarnese: ci sono comuni (Angri, No-cera, Pagani) in cui Renzi ha vinto col 100 per cento.
Notevole anche l’affluenza: quasi 13mila partecipanti nella provincia di Salerno, neanche ottomila in quella di Bologna, circa novemila in tutto il Piemonte.
Anche in caso di annullamento, ha fatto sapere la segreteria Pd, il risultato nazionale è quello: ha vinto Renzi.
L’ENIGMA DEGLI ISCRITTI/1
Il Pd certifica, al momento del congresso, oltre seicentomila iscritti: tenendo conto che alcune zone (Reggio Calabria, Catanzaro, Caserta, Asti, Bolzano e Rovigo) non tengono le assise provinciali, vuol dire che a questi congressi ha votato poco più della metà degli aventi diritto (percentualmente al Sud più che altrove).
I tesserati del Pd erano circa 550mila l’anno scorso e solo 240mila poche settimane fa, quando è cominciata la campagna congressuale: calcolando che chi s’è iscritto ora l’ha fatto per votare, significa che molti militanti del partito hanno disertato il congresso.
L’ENIGMA DEGLI ISCRITTI/2
Pippo Civati ha denunciato il caso di Isernia: “535 tesserati nel 2012, 429 tessere risultanti prima del congresso e altre 201 inviate in fase congressuale, per un totale di 630”.
Votanti al congresso: “823, quasi 200 in più delle tessere”.
Falsità , rispondono gli interessati: gli iscritti sono 1.100, tutto in regola. Si vedrà dopo i ricorsi.
Per la cronaca, comunque, nella provincia molisana ha vinto Cuperlo, buon secondo Renzi, mentre Civati è arrivato terzo coi suoi tre voti visto che Pittella ne ha presi solo due.
IL CASO EMILIA ROMAGNA
La regione più piddina — già rossa — d’Italia ha scelto Cuperlo: Renzi però gli è arrivato a un soffio (neanche 400 voti di scarto su 27.509 totali). Il segretario regionale Stefano Bonacini, ex bersaniano ora renziano, avverte gli ex amici: “In un anno i rapporti di forza sono comunque cambiati”.
Marco Palombi
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Novembre 18th, 2013 Riccardo Fucile
IL SINDACO DI FIRENZE L’AVEVA ACCUSATO DI AVER DISTRUTTO LA SINISTRA E DI NON AVER MAI VINTO LE ELEZIONI…”NON SA NEANCHE CHE LE ABBIAMO VINTE DUE VOLTE”
Massimo D’Alema non le manda a dire e risponde a Matteo Renzi che l’aveva accusato di aver distrutto la sinistra e di non aver mai vinto le elezioni.
Oltre a sottolineare che l’ex premier non aveva mai perso un congresso. “Renzi è superficiale e ignorante – afferma il lider maximo -. Noi abbiamo vinto due volte le elezioni e abbiamo portato per la prima volta la sinistra al governo del Paese”.
D’Alema accusa il sindaco di Firenze di non avere le idee chiare sulla guida del partito.
E attacca: “Renzi non può fare il gianburrasca: ha avuto il sostegno di De Luca, Bassolino, Veltroni, Fassino e Franceschini. Alcuni per convinzioni altri per opportunità . Sono curioso di vedere quali prezzi dovrà pagare a questo establishment. Inoltre l’ex rottamatore, continua D’Alema, “ha un grande sostegno da parte dei media e di vari poteri, da Carlo De Benedetti a Flavio Briatore”.
Sulla campagna elettorale di Renzi, l’ex premier spiega: “Trovo nella sua propaganda degli echi tardoblairisti che andavano di moda negli anni 90. La sua impostazione politico culturale è molto vecchia”.
E aggiunge: “C’è una larga parte di iscritti al Pd che pensa che possiamo diventare la peggiore Dc”.
Sull’andamento del congresso del Pd, D’Alema dice: “Non vedo questo sfondamento di Renzi, non raggiunge la maggioranza assoluta del voto degli iscritti: Cuperlo non è molto lontano da lui. Nelle grandi città vince proprio Cuperlo. Il congresso non è ancora finito e combatteremo palmo a palmo sul territorio fino all’8 dicembre”.
(da “Huffingtonpost”)
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Novembre 17th, 2013 Riccardo Fucile
E’ GUERRA DI CIFRE TRA I CANDIDATI ALLA SEGRETARIA DEL PARTITO SUL VOTO DEI CIRCOLI
Matteo Renzi vincente nei circoli Pd. Anzi no, il più votato è Gianni Cuperlo.
Ancora una volta, è guerra di cifre tra i candidati alla segreteria del Partito democratico.
Stando alle cifre riportate dalla pagina Facebook “Adesso partecipo”, gestita dal comitato del sindaco di Firenze.
Il “rottamatore”, secondo i dati riportati dai suoi sostenitori, ha ottenuto il 45,3% dei voti, conquistando 23.466 preferenze su 51.794 votanti.
A seguire, Gianni Cuperlo, che si sarebbe fermato al 38,3%, Pippo Civati, a quota 13,4%, e infine Gianni Pittella, con il 3,1% dei voti.
Di segno opposto i dati forniti dai sostenitori dell’ex portavoce di D’Alema: Cuperlo è dato in testa con il con il 42,4%, davanti a Matteo Renzi con il 41,9%, a Civati con il 12,1% e a Pittella con il 3,6%”.
“Questi numeri confermano che la partita è aperta e che l’annunciato trionfo renziano non c’è”, commenta Patrizio Mecacci, coordinatore del comitato a sostegno della candidatura di Gianni Cuperlo.
Sul terreno delle cifre, d’altra parte, i comitati di Renzi e Cuperlo si erano già dati battaglia. I sostenitori dell’ex portavoce di D’Alema avevano parlato di 49 segretari provinciali pronti a sostenere il loro candidato, contro i 35 del principale avversario.
I renziani avevano fornito numeri diversi: secondo i loro dati, il risultato vedeva vincere il sindaco di Firenze per 47 a 38.
La guerra di cifre era stata un episodio di una travagliata chiamata alle urne nei congressi Pd in tutta Italia, tra circoli “fantasma”, risse tra sostenitori dell’una e dell’altra parte e tessere gonfiate.
Oggi, l’ultimo colpo di scena. Un circolo della provincia romana, quello di Castel Giubileo e Settebagni, ha deciso di chiudere “in seguito ai gravi episodi avvenuti durante il congresso del Partito Democratico di Roma”.
In particolare, Silvia Di Stefano, coordinatrice del circolo, parla di un “atteggiamento superficiale delle commissioni congresso preposte riguardo ai ricorsi sulle votazioni dei circoli finti, quelli cioè inesistenti sul territorio e che aprono solo in occasione dei congressi, per affermare il potere di alcuni, e ai quali tuttavia è stato comunque permesso di esprimere delegati al pari dei circoli veri e storici”.
Altro tema che ha scatenato la bagarre nel partito, la questione delle “tessere gonfiate”.
Quest’ultimo caso aveva determinato la scelta dei vertici del partito di bloccare le nuove iscrizioni in vista del congresso nazionale, nel timore di tesseramenti “pilotati” per condizionare il voto.
Al di là di tutte le schermaglie nei circoli locali, tuttavia, i numeri che conteranno veramente, nell’elezione del nuovo segretario del partito, saranno quelli delle primarie dell’8 dicembre.
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Novembre 14th, 2013 Riccardo Fucile
“BENE CUPERLO, IL PD DEVE AVERE UN’IDENTITA”… “SE SI MORTIFICANO GLI ISCRITTI POI CHI LI SMONTA I GAZEBO, FLAVIO BRIATORE?”
D’Alema, dai primi dati del voto degli iscritti risulta che Renzi e Cuperlo sono testa a testa. Ha davvero speranza che il suo candidato ce la faccia?
«Credo che il voto degli iscritti sarà più equilibrato. Però osservo che il congresso avviene con regole assurde e in un clima di totale mancanza di par condicio. C’è una campagna martellante a favore di Renzi ai limiti del ridicolo»
Anche De Benedetti si è schierato con il sindaco. Un altro segnale, non trova?
«Quella scelta è del tutto coerente con la linea del suo giornale. C’è uno schieramento del potere economico e dei mass media a favore di Renzi che è impressionante. Basta sfogliare i giornali, guardare le tv. Ma vedo, con ammirazione, che c’è una parte notevole di iscritti al Pd che reagisce e resiste»
Però, ci sarà un motivo se l’establishment preferisce Renzi. Non sarà che è più convincente?
«Convergono su Renzi diverse valutazioni. C’è chi ritiene che sia la persona giusta per liquidare ciò che resta della sinistra italiana, che certi poteri hanno sempre guardato con avversione. E poi c’è chi ritiene che Renzi vada bene perchè ci fa vincere. Ma ci fa vincere che cosa? C’è un equivoco di fondo: non stiamo andando alle elezioni, non scegliamo il candidato premier».
Ma insomma non c’è una cosa che le vada bene del sindaco di Firenze?
«Ma no, lui è una risorsa per il Pd. Ha una straordinaria capacità di comunicazione. Però sui contenuti vedo ancora risposte elusive. Se uno ti domanda perchè sei andato ad Arcore da Berlusconi non puoi rispondere che se il presidente del consiglio chiama il sindaco di Firenze va. Perchè il sindaco di Firenze, quando il presidente del consiglio chiama, va a Palazzo Chigi. Renzi sarà pur bravo a battere sulla tastiera del computer con dieci dita, come fanno notare tutti i giornali, ma il fascino delle dieci dita ha cancellato ogni contenuto. Stiamo eleggendo un segretario, non un bravo dattilografo»
Eppure lui dice che vuole fare il segretario e il sindaco insieme proprio per i contenuti, per stare più vicino ai cittadini…
«Certo, ma il segretario del Pd deve stare tra i cittadini italiani e non solo tra quelli di Firenze. Non è esclusivamente un problema di tempi dei due impegni. C’è anche un delicato problema di conflitto di interessi: un segretario di partito deve superare gli interessi di una città , deve essere capace di fare scelte che incidano e parlino a tutti. C’è il rischio che Renzi si trovi costretto a venire meno ai suoi impegni, o con il Pd o con i cittadini di Firenze»
Qualcuno obietta che anche tra i ruoli di parlamentare e segretario c’è un conflitto. Non è così?
«Questo è il segno di un’inquietante ignoranza costituzionale. Il parlamentare, come dice la Carta, rappresenta la nazione. Mentre il sindaco di Firenze rappresenta solo i cittadini di Firenze».
La partita del congresso è già chiusa o no? Renzi vince di sicuro?
«Non lo credo. Anzi, si è dimostrata una grande vitalità nell’andare contro corrente. C’è una parte significativa del Pd e in essa tanti giovani che sostiene Cuperlo con passione e che non si è piegata a questa campagna mediatica. E comunque, se Renzi dovesse diventare segretario, si troverà a gestire un partito che in buona parte dovrà convincere. Non potrà pensare di impadronirsi di un partito che in una certa misura lo osteggia. Dovrà avere la saggezza di rappresentare un mondo più vasto e guadagnarsi il consenso di chi non è con lui e non solo dei suoi seguaci o di qualche editore. Per questo è importante che il risultato non sia plebiscitario. Altrimenti può esserci il rischio che una parte del Pd non si senta più nelle condizioni di viverci dentro. Sarebbe la cosa peggiore».
Vede addirittura il rischio di una scissione?
«Ma no, nessuna scissione. La gente se ne può andare a casa anche silenziosamente. E se questo accade, se ci sarà un’emorragia di iscritti, sarebbe un problema serio. Poi i gazebo chi li smonta, Flavio Briatore?».
Eppure con le tessere gonfiate il Pd non ha dato una bella immagine di sè…
«Non è che le tessere sono state gonfiate. È accaduto che si è adottata una regola sbagliata, quella di potersi iscrivere fino al momento del voto. Non succede in nessun partito al mondo. Perchè da noi sì? Perchè, sotto la pressione esterna, sembrava volessimo compiere un atto di chiusura. Diciamo la verità , siamo sotto il bombardamento di chi ci impone comportamenti strampalati, è come se non bastasse mai e ci venisse chiesto un continuo striptease. Ma è proprio così che trionfa il partito dei notabili e degli eletti e si incentiva un tesseramento forzoso e strumentale. Le cosiddette primarie aperte si offrono a deformazioni di questo tipo al quadrato, anzi al cubo. Per prevenire questi abusi dobbiamo evitare il meccanismo di primarie selvagge, che infatti negli Usa non ci sono. Lì vota solo chi si è iscritto all’elenco degli elettori democratici, ma preventivamente, non al momento del voto».
Cuperlo sostiene che la sinistra deve fare la sinistra e non essere il volto buono della destra. Non si sente chiamato in causa?
«Assolutamente no. Condivido la preoccupazione. Si è teorizzato che il Pd potesse essere un partito programmatico con un’identità debole. È una visione sbagliata, perchè l’identità per un partito moderno è un elemento fondamentale. La destra ha una forte identità , esprime una serie di valori. Ora, contrapporre a forze così marcatamente identitarie l’idea di una sinistra programmatica a mio parere non funziona. Il Pd ha bisogno di recuperare una propria forte identità . Prenda il caso di New York. In quella città Di Blasio ha vinto proprio perchè ha presentato una forza progressista con valori chiari»
E quale è oggi il cuore dell’identità della sinistra?
«Il grande tema di oggi è la lotta contro la disuguaglianza. Mi è parso che Renzi sia invece affascinato da una sorta di tardo blairismo. Ma quella è una stagione conclusa e per la verità anche con risultati molto discutibili. Oggi la crisi profonda della dottrina neoliberale è del tutto evidente. Non mi pare che il tema nostro sia introdurre elementi liberali nella cultura della sinistra. Persino Clinton dice, in modo autocritico, che è stato un errore demonizzare il ruolo dello Stato»
Lei parla di un’identità chiara della sinistra, ma poi sul tema dei rapporti tra Pd e Pse è scoppiato il putiferio. Non è surreale?
«Certo, ritengo che quel rapporto sia obbligato. E questo non significa snaturare il Pd, che ha una sua peculiarità nello scenario europeo e non può diventare un partito socialdemocratico. Spero che si possa arrivare a una definizione del Pse come partito dei socialisti e dei democratici e che ci sia un riconoscimento dell’apporto specifico del Pd. Ma non possiamo dimenticare che siamo in un’Europa bipolare e il Pse, in vista delle elezioni europee, esprimerà una candidatura, quella di Martin Schulz, per la guida della Commissione. Noi che facciamo, sosteniamo la candidatura dei conservatori? Il Pd deve compiere una scelta di campo di natura politica».
Prodi ha detto che non voterà alle primarie. Come giudica la sua scelta?
«La valuto negativamente. Non riesco a capire: diversi di noi hanno posizioni critiche o ragioni di amarezza personale, ma non credo che questo giustifichi il fatto di non andare a votare per il proprio partito
Con Renzi segretario il governo Letta sarà davvero a rischio?
«Spero di no. Auspico che non si creino tensioni, non si può dare man forte a Berlusconi per far cadere il governo. Ma sono anche convinto che il Pd debba far sentire in modo più significativo la sua voce sulle scelte di governo. La voce del centrodestra si è sentita, spesso e anche in modo fastidioso».
E su quali temi il Pd deve alzare la voce?
«C’è poco da fare, noi abbiamo pagato un prezzo alto alle promesse elettorali del centrodestra. Abbiamo ridotto la tassazione sul patrimonio e poi invece siamo intervenuti sul cuneo fiscale mettendo in campo risorse ridotte. Si trattava di una scelta che poteva sostenere il lavoro e le imprese. Questo ha scatenato la protesta delle forze sociali sulla legge di Stabilità . Non è una posizione semplice per il Pd. Ecco, piuttosto che polemizzare con i sindacati avrei valorizzato questo aspetto: un’alleanza delle forze produttive che spinge in una certa direzione per promuovere la crescita.
Sulla legge elettorale sta emergendo l’ipotesi di un ritorno al Mattarellum. Dopo la bocciatura del doppio turno, la sostiene Cuperlo e anche Renzi pare disponibile. Pensa sia la strada giusta?
«Non sono un fan della legge Mattarella, tuttavia non possiamo negare che questa legge ha promosso il bipolarismo in Italia. D’altro canto, dal lungo dibattito alla ricerca di una soluzione alternativa per ora non è emerso nulla di concreto. Allora, questa proposta ha almeno il vantaggio di evitare il rischio di fronte al quale ci troviamo: il puro e semplice ritorno al proporzionale, che sarebbe un passo indietro inaccettabile»
Alle prossime primarie per il candidato premier sarà sfida tra Letta e Renzi?
«Siamo specialisti per le discussioni campate in aria. Non sappiamo in quale contesto si svolgeranno quelle primarie. Nel frattempo potremmo scoprire, in qualche circolo o in qualche amministrazione locale, che Superman è un militante del Pd. Potremo escluderlo dalle primarie? Quando sarà il momento credo che i competitori interni ed esterni al Pd saranno più di uno, come è sempre accaduto.
Pietro Spataro
argomento: Partito Democratico, PD | Commenta »