Settembre 3rd, 2013 Riccardo Fucile
BERSANI VERSO IL SOSTEGNO A CUPERLO… MARINI ROMPE CON AREADEM
Per capire lo choc in casa democratica, bisogna andare indietro di quattro anni, quando
Dario Franceschini tifava per Lapo Pistelli a Palazzo Vecchio e invece il “rottamatore” Renzi — allora senza ambizioni di leader nazionale — vinse a man bassa e diventò sindaco di Firenze.
E chi l’avrebbe detto che il cattolicodemocratico Franceschini avrebbe proprio lui aperto la breccia renziana alla scalata del Pd?
È uno scossone, qualcuno parla di terremoto. Non solo perchè scompagina le correnti del partito e rompe una maggioranza interna bersanian- franceschiniana-lettiana consolidata, ma soprattutto perchè, per la prima volta, gli ex comunisti rischiano di perdere il controllo della “ditta”.
Renzi, il cattolico ex Margherita, è super favorito. A contendergli la segreteria per ora sono in tre — il dalemiano Gianni Cuperlo, l’outsider Pippo Civati, Gianni Pitella — che messi insieme, dice Beppe Fioroni, non fanno il 20% di consensi.
A restarci male, anzi malissimo, è Pierluigi Bersani. Ancora davanti ai primi lanci di agenzia, il bersaniano Nico Stumpo nicchiava: «Vediamo, non dice proprio che appoggia…».
Il punto è che dopo la sfida delle primarie del 2009 (in cui Bersani battè Franceschini e diventò segretario), i due, entrambi emiliani, si erano presi bene.
In nome della mescolanza delle culture di provenienza — comunista l’uno, democristiano l’altro — hanno costruito un buon tratto di Pd. Insieme con Enrico Letta.
Il premier è stato informato dell’endorsement che l’amico ministro stava per compiere. Pare abbia dato il placet e i lettiani, pur restando per ora alla finestra come il loro presidente del Consiglio, si adegueranno. Ovvio che poi nulla è pacifico come lo si racconta.
Basta zoomare sulla stessa corrente di Franceschini, Areadem, per trovare uno sfarinamento. Franco Marini, storico leader dei Popolari, che in Franceschini ha avuto il suo pupillo, è poco convinto. Renzi ha offeso Marini (e non l’ha votato per il Quirinale) e Marini ha picchiato duro contro Renzi.
Avvisaglie di avvicinamento comunque c’erano. Antonello Giacomelli, franceschiniano, una settimana fa aveva annunciato di appoggiare il renziano Dario Parrini per la segreteria toscana del partito.
Ma nel rimescolamento delle carte a perdere pezzi sono i bersaniani.
Bersani ha cercato un candidato anti Renzi che raccogliesse un’ampia maggioranza interna. Non lo ha trovato e ora, se non vuole rimanere isolato, darà i suoi voti a Cuperlo.
Fino a qualche settimana fa, i bersaniani avevano tentato di convincere Cuperlo a fare un passo indietro; avevano anche saggiato l’ipotesi di gettare nella corsa Stefano Fassina; avevano ipotizzato la candidatura di Letta prevedendo una fine imminente della legislatura.
Una costola bersaniana, guidata dal segretario emiliano Bonaccini, è diventata renziana. Cuperlo, che ha in D’Alema e nei “giovani turchi” i suoi sponsor, corteggia da tempo Bersani. La sinistra ex Pds-Ds si ricostituirebbe in una minoranza.
Ma quanto è contento Renzi dell’abbraccio dei big? Molto poco: «Non mi imprigioneranno…», ha ripetuto.
Il “rottamatore” sa che la sua forza sta nella lontananza dalla nomenklatura, e tuttavia se vuole guidare il partito ha bisogno di alleanze.
Da tempo i renziani denunciano il pericolo che «tanti nel Pd per opportunismo vogliano salire sul carro di Matteo».
Dario Nardella avverte: «Non è che oltre la rottamazione c’è il riciclaggio, Matteo non farà mai accordi, patti alla vecchia maniera ».
E’ a un Pd federale che Renzi pensa.
Infine c’è Rosy Bindi, che oggi scioglierà la riserva e indicherà il suo candidato alla segreteria. Fioroni parla di «candidato unico, se Renzi ha l’80% non ce ne sono altri…».
Però un abbraccio tra Fioroni e Renzi è assai complicato, e Fioroni sarebbe sul punto di passare dall’altra parte, con i profughi del Pdl e i centristi, quando lo scacchiere politico si sarà del tutto scompaginato.
Cautela di Alessandra Moretti e del gruppo dei “non allineati”. Ironie del “turco” Orfini («Rivoluzione Renzi con Franceschini, Fassino, Fioroni, Veltroni, Bettini… bel congresso»); impegno di Civati: «Contrasterò le larghe intese dc-Renzi».
Giovanna Casadio
(da “La Repubblica“)
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Settembre 2nd, 2013 Riccardo Fucile
IL SALVACONDOTTO A BERLUSCONI? PD AL 5%
Circola nel Pd un sondaggio: se i Democratici fornissero un salvacondotto a Berlusconi il loro consenso scenderebbe al 5%.
E anche per Luciano Violante la prima preoccupazione è di chiarire che mai ha pensato a un salvacondotto o a un “lodo” per graziare il Cavaliere dalla decadenza, che perciò «non ci saranno sotterfugi» e decadrà .
Ma l’ex presidente della Camera, davanti ai militanti e ai parlamentari torinesi, ribadisce la linea che ha scatenato la tempesta nel partito: «Berlusconi ha il diritto alla difesa davanti alla giunta del Senato come qualunque parlamentare, nè più nè meno.
Occorre rispettare le regole anche per i nostri avversari, è molto facile applicarle solo per gli amici, più complicato per gli avversari».
Premesso che il segretario Epifani ripete ogni giorno non esserci trattative politiche in corso con il Pdl, tuttavia nel Pd qualcosa sta cambiando.
Si cerca di evitare il crash, lo scontro frontale in giunta sulla decadenza immediata da senatore del Cavaliere?
Rosy Bindi, pasdaran anti berlusconiana, pondera le parole per dire che bisogna puntare a far dimettere Berlusconi: «Non vedo via d’uscita per lui. Dovrebbe dimettersi. E poi il capo dello Stato potrà analizzare meglio una richiesta di clemenza», cerca di allettare Bindi.
In molti nel Pd sono pronti a scommettere che lo zelo di fare cadere subito il capo del Pdl si stia affievolendo nel loro stesso partito: c’è chi lo sospetta, e quindi lo denuncia. Laura Puppato ad esempio, parla della “sindrome di Ponzio Pilato”, rinviare cioè i lavori di giunta attendendo che sia la Corte d’appello di Milano a depennare Berlusconi, decidendo l’interdizione dai pubblici uffici (da uno a tre anni).
A quel punto, se Berlusconi ascoltasse il consiglio di non impugnare il ricalcolo dell’interdizione, resterebbe fuori da ogni carica pubblica per untempo minore rispetto ai sei anni previsti con la legge Severino.
La giunta parlamentare non potrebbe votare più — secondo questo ragionamento la decadenza di un senatore ormai ex. La tentazione a dilazionare i tempi si sta quindi facendo strada tra i Democratici?
«In giunta del Senato onestamente non mi pare ci siano “tricoteuses”…», ragiona Francesco Sanna, ora deputato, ex componente democratico della giunta di Palazzo Madama, che quei meccanismi conosce bene e che ora non entra nel merito.
Però di “ghigliottinare” il Cavaliere c’è sempre meno voglia.
Beppe Fioroni, in feeling con Violante, sostiene che i tempi nonimmediati della decadenza sono nella logica delle cose.
Le conseguenze politiche sarebbero ottime e abbondanti per il Pd: un Berlusconi decaduto per mano dei magistrati agevolerebbe in processo già in corso di sfarinamento del Pdl.
«Quando Letta afferma che il governo non avrà più limite di scadenza, vuole dire esattamente questo: tolto Berlusconi dalla scena politica, il premier potrà ottenere una fiducia bis con quanti del Pdl guardano al Ppe».
Un liberal democratico come il senatore Massimo Mucchetti invita alla ragionevolezza: «Non è che un giorno in più rispetto al 9 settembre, data della prima riunione della giunta, dia la misura del tradimento… non mi pare che “ghigliottiniamolo” sia la parola d’ordine giusta».
Se Berlusconi avesse un “piano B”, e se questo non andasse in porto, resta lo scorrere del tempo (relatore, audizioni, primo voto, nuovo relatore fino alla cosiddetta udienza parlamentare) a stemperare se non proprio sminare.
«Dilazione? Non è questo il punto — spiega Filippo Bubbico, senatore che il presidente Napolitano volle nel comitato dei saggi — Va rispettata l’attività istruttoria della giunta e preso atto delle conclusioni… qui c’è la civiltà in gioco».
Giovanna Casadio
(da “La Repubblica“)
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Settembre 2nd, 2013 Riccardo Fucile
IL CAVALIERE HA CAPITO CHE SE MOLLASSE L’ALLEANZA CON IL PD, LO RICOMPATTEREBBE… COSI’ RIESCE INVECE A LACERARLO
Non avrà “the great Entertainer” sbagliato mossa questa volta?
Come è possibile non afferri la straordinaria occasione che il caso avverso gli offre?
Presentarsi sul palcoscenico dichiarando: ingiusti gli ordinamenti della città , ingiusti i suoi tribunali, e tuttavia le sentenze che questi pronunciano vanno rispettate.
Che i politicanti pro tempore facciano quel che vogliono – la credibilità di cui godono è ben nota – “decadere” dai loro senati può forse arrecare più prestigio che disonore.
Ma Legge è Legge, e anche se colpisce l’innocente volerla evadere equivale a minare i fondamenti dell’Ordine su cui si regge la polis.
Com’è che il grande Comunicatore vuol privarci del sublime spettacolo di un gesto di sovrana indifferenza nei confronti delle prossime decisioni senatorie e di qualche mese di puntuale presenza, magari presso Mario Capanna, ai servizi sociali, monopolizzando giornali, reti, blog, twitter, gossip di ogni risma?
La sua leadership nel centrodestra diventerebbe inossidabile.
Nulla e nessuno potrebbe, poi, vietargli di condurre campagne elettorali, magari via-video dai luoghi di pena, firmare cartelloni e liste.
Cosa può mai contare l’essere o meno candidato?
Beppe Grillo era forse candidato da qualche parte?
La candidatura conta solo per i peones. E la responsabilità per eventuali crisi del governo Letta si scaricherebbe così integralmente sul Pd e sull’esito del suo congresso.
Perchè Berlusconi non sceglie questa strada, che appare senza dubbio quella più favorevole ai suoi interessi non solo politici? Perchè non è Socrate? Ma via!
Socrate beve la cicuta per restare integralmente fedele a se stesso, qui si parla di miseri calcoli di convenienza, di quale maschera convenga indossare per l’ultima recita a Silvio Berlusconi.
La teoria del bluff non convince. Troppo scoperto.
Il suddetto non può ignorare che la partecipazione al governo del Pdl è per lui oggi l’unica autentica “garanzia”, che abbandonare Enrico Letta significherebbe ricompattare il partito democratico, magari attorno a Matteo Renzi, che una maggioranza potrebbe sempre formarsi in Parlamento in toto alternativa all’attuale,e che, comunque, andare a elezioni col cerino in mano di quelli che hanno fatto scoppiare la crisi – e per evidenti motivi riguardanti esclusivamente le sorti del Capo – renderebbe impossibile a priori il successo.
A quale gioco, allora,sta giocando? Forse soltanto a stressare il Partito democratico e condurlo al congresso nello stato di massima confusione.
La sola presenza di Berlusconi ancora vociante sembra sufficiente a impedire ai dirigenti di questo cosidetto partito ogni intesa programmatica e ogni iniziativa autentica di governo
Letta può valere come “primum vivere” – ma poi? Con ciò che passa il convento, con i pezzi dell’attuale ceto politico, quale governo-governo è possibile ipotizzare?
Un en plein di Renzi come segretario del Partito democratico e candidato premier, senza sconquasso dell’intero condominio, appare del tutto irrealistico.
La sua candidatura a premier può passare oggi soltanto attraverso l’accordo con i D’Alema – e cari saluti alla grinta rottamatrice.
Ragionevole sarebbe un’intesa tra Letta e Renzi, non solo per motivi generazionali, ma anche per una certa complementarietà tra le due “immagini”.
Un periodo consolare o di direttorio condiviso l’hanno passato anche i futuri Cesari.
Ma qui riemerge l’eterno istinto fratricida della politica italiana.
Ancora più eterno della transizione che dagli anni Settanta è la nostra dimora.
Massimo Cacciari
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Settembre 1st, 2013 Riccardo Fucile
A TORINO VIOLANTE SPIEGA ALLA BASE IL LODO BERLUSCONI, I MILITANTI PROTESTANO
“Berlusconi ha il diritto di difendersi davanti alla Giunta del Senato come qualunque altro
parlamentare, nè più nè meno. Occorre rispettare le regole anche per i nostri avversari. È molto facile applicare le regole solo per gli amici, è molto più complicato farlo per gli avversari”. Ha esordito così Luciano Violante davanti a un gruppo di militanti e di parlamentari riuniti nella sede del Pd torinese.
Il ‘saggio’ di Giorgio Napolitano ha ribadito la posizione espressa negli scorsi giorni, che sta facendo molto discutere all’interno del suo partito.
Un incontro richiesto da dieci senatori Democratici, guidati da Stefano Esposito, che nei giorni scorsi avevano diramato a tal proposito una lettera.
“A prescindere dall’opinione che ciascuno può avere sugli aspetti strettamente giuridici legati alla decadenza di Berlusconi e all’interpretazione della legge Severino, riteniamo necessario il confronto, anche aspro, tra posizioni diverse”.
“C’è chi ha visto in noi parte dei 101 traditori ma noi ribadiamo che il Pd voterà la decadenza di Silvio Berlusconi sia in Giunta sia in aula”, ha spiegato Federico Fornaro, tra i firmatari del documento che ha proposto l’incontro di oggi.
“La nostra è una risposta al clima di imbarbarimento seguito all’intervista di Violante – ha aggiunto – Non una lista di proscrizione”.
L’ex presidente della Camera ha ribadito di non aver “mai proposto salvacondotti” per il Cavaliere: “Non ho mai detto – ha proseguito – che la Giunta abbia il dovere di sollevare la questione davanti alla Corte costituzionale, ma che lo debba fare se lo giudica opportuno. L’ho detto sia perchè lo hanno sostenuto illustri personaggi prima di me, uno fra tutti Onida, sia sulla base di quanto proposto dal Pd in Giunta il 1° giugno 2009 a proposito del Porcellum”.
Una stoccata al giudice Esposito, che in un’intervista al Mattino di Napoli aveva anticipato parte dei contenuti della sentenza: “Da ex magistrato penso che chi giudica deve mantenere il riserbo fino al pronunciamento delle motivazioni”.
Ma la critica principale è stata rivolta nei confronti del Pd: “”Io non sono favorevole a trasformare Berlusconi in una vittima. La ricerca costante del nemico è segno di debolezza del partito. E questo c’è da una parte e dall’altra”.
Tuttavia Violante ha lanciato un messaggio distensivo alla platea: “Sono venuto qui per spiegare ed eventualmente correggere, perchè la capacità politica di un partito nasce dalla sua capacità di discutere”. Non è bastato a una simpatizzante Pd, una signora di una settantina d’anni, che in modo visibilmente contrariato ha lasciato la sala proprio quando l’ex presidente della Camera ribadiva l’inopportunità di fare del leader del Pdl una vittima.
Si chiama Vittoria Silvestri, 72 anni, una militanza di lungo corso, che prima di imboccare l’uscita è sbottata: “Mio marito è stato assunto alla Fiat solo dopo aver presentato il certificato penale. Perchè noi del Pd dobbiamo difendere un delinquente?”.
Giampaolo Zancan, ex senatore e avvocato del foro di Torino, lo ha criticato: “Sono d’accordo con quello che dici, la libertà di difesa è sacro. Ma la questione è sull’opportunità politico-giuridica della tua intervista. Io sono assolutamente contrario e ritengo che sia grave questa intervista”.
“Siamo tutti d’accordo che la Giunta possa sollevare questione di costituzionalità – ha continuato Zancan – ma dirlo è un’altra cosa”.
Roberto Placido, consigliere regionale, ha osservato che “la legge Severino ha superato tre giudizi di costituzionalità , e nessuno ha mai sollevato dubbi”.
(da “Huffington Post“)
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Agosto 29th, 2013 Riccardo Fucile
SUL SUO SITO IL VICEMINISTRO CONFERMA: “NELLA SERVICE TAX CI SARA’ UNA COMPONENTE PATRIMONIALE COME PER L’IMU E IL NUOVO PRELIEVO POTREBBE ESSERE ANTICIPATO AL 2013 PER COPRIRE LA CANCELLAZIONE DELLA PRIMA RATA”
Ieri, come nei provvedimenti dei mesi scorsi e come speriamo negli atti a venire, il governo Letta
ha raggiunto un compromesso utile all’Italia su alcune emergenze economiche e sociali del Paese. È un compromesso perchè il governo Letta è un governo di compromesso tra due forze politiche che sono e rimangono alternative per valori, programmi e interessi materiali rappresentati.
Il PdL ha ottenuto una parte delle sue priorità . Noi abbiamo realizzato parte delle nostre. Pertanto, inevitabilmente, il compromesso contiene parti, secondo la nostra lettura delle priorità del Paese, giuste. Ma, insieme, contiene parti, per noi, sbagliate. Dobbiamo dire la verità . Altrimenti, non siamo capiti e riconosciti nella nostra identità alternativa al profilo e al programma della destra.
Le parti giuste sono, innanzitutto, il rifinanziamento della Cassa Integrazione in deroga che, con il mezzo miliardo di euro di ieri, arriva a 2,5 miliardi per l’anno in corso. Sono sufficienti? Vedremo. Nelle prossime settimane verrà completato il monitoraggio e in caso servano ulteriori risorse il governo interverrà con la Legge di Stabilità .
È giusto anche l’intervento, per circa 700 milioni di euro, sulla categoria più debole di esodati: i licenziati individuali, ossia le persone licenziate al di fuori degli accordi sindacali. Non siamo ancora alla soluzione completa del dramma incominciato a dicembre 2011, ma è un ulteriore e significativo passo avanti.
È giusta anche la conferma della tassazione della prima casa. Infatti, è abolita l’Imu. Non è abolita la tassazione sulla prima casa. Non per sadismo comunista, ma per evitare di tagliare servizi fondamentali o caricare ulteriormente sul piano fiscale i produttori, ossia il reddito da lavoro e di impresa.
La service tax (denominata “Taser”, Tassa sui servizi comunali) tratteggiata nel documento allegato al verbale del consiglio dei ministri va nella direzione di un impianto pienamente federale dell’imposta, indica la rendita catastale come base imponibile, fissa, nel caso di abitazioni affittate, il contributo prevalente a carico del proprietario e impegna il legislatore a tutelare le abitazioni di minor valore (oggi esenti dall’Imu grazie alla detrazione). In sintesi, conferma una componente patrimoniale dell’imposta come è per l’Imu. È, infine, giusto, il taglio dell’Imu sui beni strumentali delle imprese.
Le parti sbagliate riguardano l’intervento sull’Imu per il 2013, in particolare la cancellazione per tutti della prima rata “saltata” a giugno scorso: in una fase così difficile, dedicare un miliardo per eliminare l’Imu per meno del 10% degli immobili di maggior valore, ha sottratto preziose risorse a finanziare, ad esempio, il rinvio dell’aumento dell’Iva previsto, oramai irrimediabilmente grazie alla “vittoria” del PdL sull’Imu, per il 1 ottobre. O per allentare il Patto di Stabilità Interno dei Comuni e rianimare i piccoli cantieri e l’attività di migliaia di imprese artigiane e relativi lavoratori.
L’errore va evitato nel reperimento dei 2,4 miliardi necessari a finanziare la cancellazione della seconda rata dell’Imu 2013 dovuta a dicembre. Vanno chiamate a contribuire anche le prime abitazioni di valore più elevato attraverso un acconto della service tax o altre soluzioni temporanee. Altrimenti, priorità di interesse generale continuano a soffrire.
In alternativa all’intervento voluto dalla destra, noi, il centrosinistra, saremmo intervenuti sull’Imu in modo equo e efficace anche per il 2013: avremmo innalzato la detrazione Imu per esentare fino a l’85% dei proprietari. Avremmo portato a regime la soluzione e evitato la ricerca di una complicata, per amministrazioni comunali e contribuenti, approssimazione dell’Imu attraverso la service tax.
Purtroppo, il governo Letta non è il governo del centrosinistra. È un governo di compromesso. Il compromesso raggiunto è utile all’Italia. Merito, in primis, di Enrico Letta. Ma la macchina della propaganda della destra va a mille. “Silvio vince”. “Missione compiuta”. Sono i titoli degli house organ della famiglia Berlusconi.
Tanti, a sinistra, contrari alle larghe intese, si indignano e, inconsapevoli o subalterni al vento dell’anti-politica, amplificano stupidamente il messaggio berlusconiano.
Si prescinde, come è solito, dai dati di realtà .
Stefano Fassina
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Agosto 29th, 2013 Riccardo Fucile
NELLA CITTA’ DI MATTEO RENZI, L’EX PREMIER FA I CONTI CON L’INSOFFERENZA DELLA BASE… “LETTA? NON SO SE DURA”
“Per favore non mi chiedete di commentare quel che Renzi dirà . Non ho tempo. E neanche voglia”. Massimo D’Alema arriva nella tana del lupo, ma il lupo non c’è ad accoglierlo.
Festa Democratica di Firenze, primo appuntamento importante del Lìder Maximo nei giorni in cui tutti parlano del voto in Giunta sulla decadenza di B.
Ci vanno giù diritti tutti, dai cronisti ai militanti: “Lo salvate?”, è il ritornello, urlato o sussurato. Lui esordisce con un convinto e coriaceo: “Non diciamo sciocchezze”.
Si lancia in qualche dettaglio cosiddetto tecnico: “Poi, a un certo punto arriverà la decisione sull’interdizione dai pubblici uffici”.
Sminuisce le aperture di Violante degli scorsi giorni.
Ma poi mentre fa il giro tra cucine e militanti il tono cambia.
Sarà per l’attacco di un vecchio ex tesserato: “Sono 20 anni che il partito mi chiede il sangue e io l’ho dato. E adesso, che mi dite? Che fate? Io mi vergogno di stare al governo col Pdl e voi lo salverete. Ho anche restituito la tessera, ma il Pd non lo voto più”.
Urla. “Il sangue vi ho dato, il sangue”.
D’Alema s’allontana. È lo stand dei Giovani Democratici. “Facciamo una foto con Gramsci”. E lui: “Povero Gramsci”.
E poi, mentre si mette in posa: “Ma qual è l’associazione tra i Giovani del Pd e la birra?”, chiede.
Ogni riferimento a Pier Luigi Bersani non è puramente casuale. Il giro tra i volontari ha qualcosa di mesto. D’Alema fa le foto coi bambini e stringe mani.
Dai tavolini dei ristoranti c’è chi lo guarda come una visione, qualcosa di inaspettato. Davanti a una cucina si ferma per 5 minuti a parlare di ribollita. E di minestra di cavolo nero. “Sono cose che ho imparato un po’ di tempo fa, circa una quarantina d’anni fa, quando facevo il segretario a Pisa”.
Approfittando del momentaneo buonumore uno dei cuochi s’avvicina: “Ma insomma, lo salvate, eh?”, gli dice, mentre gli dà una pacca sulla spalla. “Io non c’entro, non c’entro niente”.
L’aveva detto pure prima davanti ai giornalisti che lui in Giunta non ci sta, ma mentre allarga le braccia davanti a un interlocutore informale sembra davvero voler marcare una distanza.
D’altra parte lo fa sull’Imu: “Penso che si sia arrivati a una soluzione equilibrata, nel senso che è stata cancellata la prima rata e poi subentrerà un’altra tassazione gestita dai Comuni”.
E soprattutto: “Adesso il governo si può dedicare ad altre question più serie”.
Ma insomma, il governo è salvo? “Non lo so”. Un pronostico? “Ragionevolmente durerà fino al 2015”. Distacco.
Lo stesso che ribadisce rispetto a Matteo Renzi. “Quando si faranno le primarie per la premiership lui correrà . Ma poi serve un segretario”.
Altra stoccata all’indirizzo di Bersani: “Come hanno dimostrato eventi recenti non è detto che chi fa bene un mestiere ne possa fare bene anche un altro”.
Anche qui, lancia un sassolino: “Poi certo, se Renzi si dovrà preparare per tanto tempo, 3 — 4 anni, la questione è diversa”. Quindi il governo dura? “Non lo so”.
È un Massimo D’Alema decisamente sotto tono quello di Firenze. Sembra quasi a disagio, nella parte dell’ospite d’onore senza un ruolo chiaro.
“Anch’io sono un leader fuori dal Parlamento”, dice, riferendosi ancora a B. E dell’ospite d’onore senza padrone di casa. “Da quanto non vede il Sindaco?”. Non risponde.
Lui Renzi si è guardato bene da andare ad accoglierlo, ma i rapporti tra i due rimangono (tanto è vero che ha mandato il fedelissimo Dario Nardella).
Dove porteranno le relazioni tra i due non si sa, visto che D’Alema vuole Cuperlo segretario .
Ad accogliere il Lìder Maximo c’è Patrizio Mecacci, segretario del partito fiorentino. Nato come dalemiano, poi “moderatamente bersaniano” (parole sue).
Non è facile barcamenarsi in questa fase, con D’Alema e Bersani che non si parlano e Renzi che ancora non si capisce che vuole fare.
“Cuperlo è il mio candidato”, dice pure Mecacci. Ma in realtà il sindaco di Firenze è sempre più intenzionato a correre per la segreteria. E magari pure a fare il sindaco: “Lui ha molte più energie di me. Ma sono ruoli impegnativi. Renzipotrebbe impegnarsi per il nuovo centrosinistra”. Intanto, si fa sera.
E D’Alema si prende qualche soddisfazione con l’intervista quasi tutta su temi esteri con Colin Crouch, politologo inglese.
Wanda Marra
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Agosto 26th, 2013 Riccardo Fucile
“VOTEREMO SI’ ALLA DECADENZA”… “IL CENTRODESTRA SI ASSUMERA’ LA RESPONSABILITA’ DELLA CRISI”
«IL Pd respinge con forza qualunque ricatto o ultimatum del Pdl. Quella di Berlusconi non è una “questione democratica”. È un caso di assoluto rilievo politico, ma riguarda principalmente la destra. Non tocca a nessun altro risolverlo: nè a Napolitano, nè a Letta, nè al Pd. Il Pdl decida cosa vuole fare, e se ne assuma la responsabilità di fronte al Paese».
Guglielmo Epifani respinge l’editto di Arcore, che può sancire la fine del governo Letta.
Per il leader Pd sull’«agibilità politica » del Cavaliere non si tratta
Berlusconi e Alfano considerano «impensabile e costituzionalmente inaccettabile» la decadenza di Berlusconi. Dunque, se il Pd la vota, il governo cade per colpa vostra. Cosa risponde?
«L’unica cosa davvero inaccettabile, in tutta questa vicenda, è la motivazione che spinge Berlusconi a far saltare il tavolo. Vorrei dire una volta per tutte che in gioco non c’è alcuna “questione democratica”. C’è solo da uniformarsi alle regole dello Stato di diritto, rispettando la separazione dei poteri, se non vogliamo diventare una Repubblica delle banane»
Lei sta dicendo che il Pd dirà sì alla decadenza, quando si arriverà al voto in Giunta e poi in aula al Senato?
«Il Pd rispetterà la legge. Ma è chiaro che voteremo sì. Io non ho mai avuto dubbi, nè per il voto palese in giunta nè per il voto segreto in aula. Tra di noi non ci saranno franchi tiratori. E questa decisione non nasce dal fatto che vogliamo “eliminare per via giudiziaria un avversario politico”, cosa che in via di principio va sempre esclusa. Lo facciamo invece perchè è giusto così e perchè questo è ciò che ci impone il principio di legalità . Nessun giustizialismo da parte nostra, ma nessun salvacondotto per chiunque. Ed è la stesa cosa che abbiamo fatto quando si è trattato di valutare i comportamenti della nostra parte».
Quindi lei chiude le porte alle varie ipotesi di cui pure si parla, dalla grazia all’amnistia alla commutazione della pena?
«Tentativi affannosi, scorciatoie impercorribili. Nel metodo, non si affrontano temi così delicati sull’onda delle urgenze personali di un singolo. Nel merito, la grazia va chiesta, e sui requisiti giuridici il presidente della Repubblica, cui spetta questo potere esclusivo, è stato chiarissimo. Per l’amnistia, che sarebbe l’ennesimo provvedimento ad personam e che la destra ha sempre avversato, non ci sono i numeri in Parlamento. Il voto in Giunta sulla decadenza ha le sue regole e i suoi tempi, che non si precipitano nè si diluiscono, fermo restando che in quella sede Berlusconi ha il diritto di difendersi. Ma insomma, qui l’unica cosa che conta è ancora una volta il rispetto della legge, che impone soluzioni limpide, nel solco della nota di Ferragosto del Capo dello Stato, nella quale il Pd si riconosce in pieno».
Il Pdl esige un «ripensamento», visto che qualche giurista ipotizza l’incostituzionalità della legge Severino. Lei che ne pensa?
«Un tema di questa natura ha ovviamente un profilo che va soppesato, anche se personalmente non ne ravvedo le condizioni. Ma in ogni caso, non può essere il Parlamento a sollevare questo rilievo».
Berlusconi e Alfano, di fronte a queste sue chiusure, le risponderanno che il Pd affossa il governo Letta.
«Questo è un rovesciamento della verità . Berlusconi è stato condannato in via definitiva, deve scontare una pena principale e la pena accessoria dell’interdizione. E ora viene a dire a noi che il Pd deve trovare una soluzione? Ma ci rendiamo conto dell’assurdo salto logico e politico? Questo non è un problema del Pd, è un problema di Berlusconi e del Paese, al quale il Cavaliere deve rendere conto di cosa è successo nella vicenda che lo porta alla condanna, e al quale deve spiegare perchè nel caso intende porre fine al governo e alla sua funzione di servizio nella crisi drammatica che ancora viviamo«.
Il Cavaliere dice che se due amici stanno in barca e uno dei due butta l’altro in mare è chiaro di chi è la colpa se poi la barca affonda…
«In questa storia evocare la categoria dell’amicizia è solo un diversivo. Per noi, quando c’è in ballo la legalità , vale un altro principio: “Amicus Plato, sed magis amica veritas”. E non c’è altro da aggiungere».
A questo punto il governo Letta è al capolinea?
«Solo un cieco non vede che il governo vive ore critiche. Il Pd ha fatto e continuerà a fare ogni sforzo perchè il governo vada avanti. Se guardo all’interesse del Paese, e a quello di chi in questi mesi ha sofferto di più, i giovani, le famiglie e le imprese, sono sicuro che lo sbocco peggiore sarebbe la caduta del governo e la corsa ad elezioni anticipate. Letta sta facendo un lavoro prezioso, in pochi mesi ha ricostruito la credibilità dell’Italia, i prossimi impegni sono gravosi, dall’Imu all’Iva, dalla scuola ai precari, dalla revisione del Patto di stabilità interna alla legge di bilancio. Una crisi al buio, adesso, ci farebbe riprecipitare nel caos: i costi sociali sarebbero enormi, i mercati ci punirebbero ancora una volta».
E’ tutto vero. Ma come se ne esce, se il Pdl scioglie il patto, in nome dalla mancata «pacificazione » che lo giustificava?
«La “pacificazione” è stato un tema usato dal centrodestra, ma non certo da noi. Non ho mai pensato che il governo dovesse essere utile a qualcuno, ma sono sempre stato convinto che dovesse e dovrebbe essere utile solo all’Italia. Per questo, adesso, di fronte agli ultimatum del Pdl rilanciamo noi l’appello a loro: in nome dell’interesse del Paese, non staccate la spina. La strada maestra, per quanto tortuosa, è far proseguire il governo Letta, perchè questo chiede la stragrande maggioranza dei cittadini »
Siamo al solito gioco del cerino: a chi lasciarlo in mano, additandogli la colpa della crisi?
«A questo gioco non ci stiamo. Il Pd ha sempre avuto come stella polare il valore della responsabilità : verso l’Italia e verso tutti gli italiani. In nome di questa responsabilità abbiamo accettato e sostenuto il governo Monti, finendo per sopportare da soli il peso di scelte che non sempre condividevamo, perchè alla fine, anche in quel caso, Berlusconi ha rotto il patto, ci ha portato al voto e si è presentato agli elettori “vergine”, rinnegando le scelte che aveva appoggiato fino a pochi giorni prima. In nome di questa responsabilità abbiamo accettato e sostenuto il governo Letta, una scelta non certo ottimale per noi, ma necessaria per il Paese. Ogni volta abbiamo pagato e paghiamo un prezzo, per questa nostra responsabilità …».
E’ quello che vi rimproverano i vostri elettori.
«Lo capisco, e per questo dico “adesso basta”. Di fronte alla condanna definitiva di Berlusconi, non si può chiedere a noi ancora “responsabilità ”. E’ un problema della destra, se ne faccia carico la destra. Scelga quale strada vuiole imboccare: quella della responsabilità e della stabilità , o quella del “tanto meglio, tanto peggio”. Poi la spieghi agli italiani, a viso aperto».
Inutile illudersi. A questo punto si torna alle urne?
«Lo ribadisco: una crisi adesso sarebbe un danno per l’Italia. Sullo scioglimento delle Camere la parola spetta al Capo dello Stato, ma certo tornare alle urne con il Porcellum sarebbe una follia».
Allora è possibile fare un altro governo con le colombe del Pdl che si staccano dai falchi? O si può riaprire un dialogo con M5S?
«Sono scenari insondabili, oggi come oggi. Non so di faglie interne al Pdl, Quanto ai 5 Stelle, devo constatare purtroppo che l’ultima uscita sul ritorno al voto con il Porcellum conferma che Grillo punta solo al tatticismo, e gioca solo allo sfascio del Paese».
Ma Letta può andare avanti a qualunque costo, compreso quello del galleggiamento? Ha ragione D’Alema, a dire che questo governo è una parentesi che non sarà riaperta?
«Certo, il rischio del galleggiamento c’è e va scongiurato, ma questo Letta è il primo a saperlo. Dobbiamo aiutarlo noi, a fare le cose di cui c’è bisogno per rilanciare la crescita e il lavoro. Quanto alla “parentesi”, Letta e i suoi ministri si sono assunti un compito enorme, e lo stanno portando avanti con forza e con dignità . Qualunque uscite volta a indebolire Letta non servirebbe e sarebbe ingenerosa».
Veltroni sostiene che il Ventennio berlusconiano è finito, e che questo impone una svolta non solo al Pdl, ma anche al Pd. Lei che dice?
«Un ciclo finisce quando termina, e lo scopriremo tra poco. Per quello che ci riguarda, il Pd deve essere ancora più unito, e mi pare che in queste settimane abbia dato prova di esserlo. Ci aspettano scelte importanti, e dobbiamo dimostrarci all’altezza del compito. Il cammino è tracciato e, se non ci saranno fatti traumatici, siamo a un passo dalla definizione delle regole per il congresso. Il 20 settembre, all’assemblea nazionale, tutto sarà chiaro. Non ci saranno rinvii, nè tatticismi ».
Ma lei è davvero convinto che sia giusto separare la leadership del partito dalla premiership?
«Si, io penso sia giusto che non ci siano automatismi».
Renzi continua a scalpitare, su data del congresso e regole. E’ davvero il candidato più forte, secondo lei?
«Il Pd spesso, in tutti questi anni, ha dato di sè il volto delle divisioni. Ora è tempo di una nuova unità , anche come base di un maggior consenso nel Paese. Renzi ha in sè due forze: il rinnovamento e il consenso. Le primarie per la leadership decideranno il candidato della coalizione, e quello sarà il candidato che tutto il Pd sosterrà ».
Massimo Giannini
(da “La Repubblica“)
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Agosto 23rd, 2013 Riccardo Fucile
ALLA FESTA DI TAIZZANO, FRAZIONE DI NARNI, L’EX PRESIDENTE DEI DS ESTERNA DAVANTI A UN’OTTANTINA DI MILITANTI: “NON ABBIAMO PAURA DEL VOTO: CON RENZI VINCIAMO NOI”
Uno se ne sta sereno nella civilissima Umbria e una sera incrocia Massimo D’Alema — circonfuso di luce propria, in arrivo dal suo casale di Otricoli con sontuosa azienda vinicola — in una minuscola festa del Pd, a Taizzano, frazione di Narni, provincia di Terni, che se la spassa a fare il Rodomonte — “l’alma sdegnosa, che fu si altera al mondo e si orgogliosa” — tra il profumo delle salamelle, davanti a una ottantina di militanti in piena quiete digestiva.
Per di più sentendosi libero di dire e di disdire non del tutto ascoltato. Perciò ascoltiamo, mandiamo a memoria e riferiamo.
SULLA STAMPA
“In Italia la libertà di stampa non esiste. Tutti i giornali appartengono a gruppi del potere economico che li usano non per vendere, ma per attaccare o difendersi. Non per dare le notizia, ma per nasconderle”.
“Berlusconi è l’apoteosi del conflitto di interesse. Ma pensate alla Fiat. Sta chiudendo tutte le sue fabbriche in Italia e nessuno lo scrive perchè controllano La Stampa e il Corriere della Sera”.
“Leggo poco i giornali. Sono fatti dai giornalisti. E siccome sono stato giornalista li conosco bene, ah, ah! Se stanno sotto il 70 per cento di bugie li considero dei giornali accettabili. Ma di solito stanno sopra, molto sopra, e perciò evito di leggerli”.
“Tra le tante bugie che scrivono c’è anche quella che riguarda le loro vendite. In dieci anni, i principali giornali italiani a forza di scrivere bugie hanno dimezzato le vendite , ma siccome scrivono bugie, gonfiano i dati della vendite e scrivono ancora una volta il falso raddoppiandosele”.
“L’Unità sta per chiudere? Purtroppo è vero, mi dispiace, speriamo che succeda qualcosa, anche se ormai mi sembra difficile…”.
SUL GOVERNO, sul Pd, su se stesso.
“Letta è solo un leader di transizione per un governo momentaneo e con un programma di scopo. Non sarà utile una seconda volta. Per il futuro io immagino Gianni Cuperlo alla segreteria del partito e Matteo Renzi a Palazzo Chigi”.
“Cuperlo è un leader politicamente e culturalmente valido. Esce dall’ultima grande scuola di politica in Europa, la mia, la Fondazione ItalianiEuropei che mi onoro di presiedere. Dalla mia Fondazione sono usciti ministri, sottosegretari, parlamentari. È una fabbrica di persone di successo. Anche Ignazio Marino, il sindaco di Roma, viene dalla mia Fondazione”.
SU RENZI
“Matteo Renzi è indubbiamente intelligente. Mi ha incuriosito, volevo conoscerlo, scoprire che genere di libri legge uno così. Alla fine non l’ho scoperto, ma lui è un ragazzo brillante. Mi ha attaccato all’inizio con la storia della rottamazione . Me ne sono andato dal partito. E se n’è andato anche Veltroni. Dicevano che con i nostri litigi rovinavamo il partito. Ora che ci siamo fatti da parte, nel Pd continuano a litigare. Solo che a differenza di prima questi sono litigi di mezze calzette”.
SU BERLUSCONI E GRILLO
“Berlusconi dovrebbe dimettersi. E prima o poi lo farà . In effetti potrà continuare a fare politica anche fuori dal Parlamento, come insegna Grillo. Grillo non è in Parlamento non perchè non vuole, ma perchè non può. È pregiudicato per un reato odioso, l’omicidio colposo. Quindi Berlusconi anche come pregiudicato arriva per secondo. Prima Grillo, poi lui. Eppure tutti e due hanno milioni di voti. Perchè milioni di italiani odiano i politici, ma amano i pregiudicati, diciamo”.
SULLA CRISI
“Alla fine non ci sarà nessuna crisi. Se il centrodestra pensa di legare il proprio destino a quello giudiziario di Berlusconi, bè si dovrà rassegnare a un declino senza ritorno. Credo anche che se si andrà alla conta dei voti in aula, il centrodestra potrebbe dividersi. Se invece vogliono andare alle elezioni, noi siamo pronti. Ma non credo. Berlusconi sa che siamo 15 punti avanti a lui con Renzi leader. E anche se siamo specialisti nel perdere anche quando vinciamo, stavolta non faremo errori”.
SULLA SENTENZA
“Berlusconi non ha altre vie d’uscita che quella di accettare la sentenza e quindi la condanna. Andrà ai domiciliari e poi ai servizi sociali. Con buona pace della falchessa, la signora Santanchè. Siamo alla resa dei conti, al redde rationem. E non per il complotto planetario delle toghe, ma per i reati che ha commesso”.
SUL CARCERE
“Io non sono mai contento se uno va in carcere. Berlusconi non ci andrà . Ma l’altro giorno ho letto che a Teramo un imprenditore settantenne, accusato di avere abusato di una minorenne, è stato sbattuto in galera. Berlusconi ha l’appello del processo Ruby, 7 anni in primo grado, che riguarda la prostituzione minorile. E poi ha il più grave di tutti i processi, per un politico, quello della compravendita di senatori per far cadere il governo Prodi. Lì c’è la confessione del corrotto e anche la matrice degli assegni. Io ero il vice di Prodi, e quindi sono parte lesa, diciamo”.
ANCORA SU DI Sà‰.
“Io passo la gran parte del tempo all’estero. Mi chiedono cosa dirò alla prossima assemblea del Pd. Nulla! Quel giorno sarò a New York, pensate, alla Fondazione Clinton. Poi sarò a Cracovia e infine a Bruxelles a parlare di ripresa economica. Non mi occupo molto di Italia, se non tra una vendemmia e l’a ltra. Mi occupo di grandi questioni internazionali, diciamo”.
E infine su di sè: “Francamente chi parla della corrente dalemiana dice una scemenza. I dalemiani non esistono. E comunque neppure io ne faccio parte”.
La battuta è buona, crea una piccola vertigine di senso e persino un applauso liberatorio che incorona la serata.
Delle molte cose dette, qualche dimenticanza.
Per esempio cosa ci faccia il Pd al governo con Berlusconi, appoggiato da tutti i grandi giornali che appartengono al potere economico.
E come mai lui, tra una vendemmia e l’altra, si sia alleato con la Santanchè.
Peccato sia già notte. L’ora in cui se ne vanno a nanna le zanzare e arrivano le birre.
Pino Corrias
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Agosto 22nd, 2013 Riccardo Fucile
POCHI GIORNI DI PRESSING E IL CENTROSINISTRA VACILLA: CHI DICE CHE “BISOGNA APPROFONDIRE, ALTRI CHE “FORSE E’ MEGLIO ASPETTARE LA CONSULTA”…E IN GIUNTA SI VA VERSO UN RINVIO
Sarà anche andato male, ma il vertice di mercoledì tra Letta e Alfano ha dato i suoi frutti. 
Qualcuno del Pd, infatti, ha subito aperto alla necessità di un ‘approfondimento’ sulla pratica decadenza.
«Mi sentirei di votare serenamente», ha commentato ad esempio il senatore Pd Giorgio Tonini, di provenienza cattolica e cislina, «ma aspetto di sentire l’altra campana e di capire. Anche perchè è la prima volta che questa legge viene applicata». Non si spinge dove arriva il socialista Riccardo Nencini («Non è scontanto il nostro voto con il Pd sulla decadenza», ha detto al Messaggero), ma certo è una risposta ai toni diversi chiesti da Alfano («Riflettano sulla decadenza»).
Così Sandro Bondi può dirsi fiducioso («Sono sicuro prevarrà il buonsenso e non le posizioni preconcette»), e può registrare un passo in avanti verso il Pdl che punta, soprattutto, sul dilatamento dei tempi, contando di smontare la legge Severino.
Tre sono gli argomenti usati.
Il primo, sull’interpretazione della legge: il Senato, secondo quella del Pdl, non deve prendere atto, ma giudicare l’opportunità della decadenza di Berlusconi.
Il secondo, è più sostanziale. Lo dice così, Maria Stella Gelmini, facendo riferimento alle parole di «illustri costituzionalisti e penalisti, certo non vicini al centrodestra, in ordine a svariati profili giuridici di illegittimità e incostituzionalità ». Fiandaca, Capotosti, Armaroli.
Poi c’è la ‘retroattività ‘: il Pdl dice che non essendo la legge Severino del 2012, non puà applicarsi a chi è stato condannato dopo per reati commessi prima.
Abbiamo girato questi dubbi a Stefano Ceccanti, che la legge Severino conosce bene, essendone stato relatore al Senato durante la scorsa legislatura.
Sul tipo di voto che si deve esprimere, Ceccanti pure fa un passo avanti. «Ci mancherebbe che il Senato non debba esprimere liberamente il proprio voto», dice, «ma il problema è capire quale sarebbe il motivo per cui il Senato possa decidere di farlo, senza applicare una propria legge».
Ancora Ceccanti: «Il fatto che il Parlamento sia sovrano nessuno lo mette in dubbio, ma per decidere di non appllicare una legge c’è bisogno di motivazioni reali, importanti, e tra queste non può esserci che l’interessato è il capo di un partito».
Si trovi semmai un’altra ragione, «non politica».
L’esempio è quello delle autorizzazioni per le carcerazioni preventive che «quando e se il Parlamento decide di respingerle, non lo si fa perchè la richiesta riguarda un uomo potente: lo si fa quando si riconosce un fumos persecutionis».
Non è più la posizione di Felice Casson, ma combacia con quella di Luciano Violante: «Berlusconi è un condannato al quale la Giunta deve decidere se applicare l’effetto della condanna, la decadenza dalla carica». Deve decidere.
Esattamente come sostiene il Pdl, che si appella alla postilla inserita, proprio su indicazione di Berlusconi, nell’ultima versione della Legge Severino, approvata da consiglio dei ministri.
Lì – come ha ricostruito l’HuffingtonPost – c’è un esplicito riferimento all’articolo 66 della Costituzione (“Ciascuna Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità “) e poi c’è una diversa formulazione della procedura, dove il voto della camera competente non avviene più per “dichiarare la decadenza”, come era scritto nella bozza, ma “ai fini della relativa deliberazione”.
Ceccanti non batte ciglio: «Quelle modifiche ci dicono semplicemente che gli uffici del Governo volevano essere sicuri della compatibilità con l’articolo 66 della Costituzione, ma non ci dà neanche un motivo per cui la Camera di appartenenza dovrebbe votare contro la decadenza».
Sulla retroattività , poi, Ceccanti ha un aneddoto che stronca il ragionamento del Pdl. «Non venissero a parlare del problema della retroattività , perchè quando approvammo la legge i senatori del Pdl sollevarono una sola osservazione, che noi tutti approvammo. Si decise di escludere la retroattività per chi aveva patteggiato la pena. Escludendo esplicitamente solo quei casi, era evidente che sarebbe stata valida per tutti gli altri, e quindi oggi per Berlusconi».
Non c’è appiglio dunque per l’incostituzionalità ?
«Facciamo così: siccome stiamo parlando di una legge che loro stessi hanno approvato due volte, prima come legge delega e poi come decreto, senza mai sollevare alcun problema, se ora hanno deciso che è incostituzionale, evitassero di farci perdere tempo con il ricorso. E’ facoltà del Parlamento abolire la legge. Lo proponessero».
Fa bene allora Berlusconi a prepararsi la via del conflitto più aperto, rilasciando un’intervista al settimanale ‘Tempi’ dai toni battaglieri: «Non possono impedirmi di guidare il mio movimento»?
Non è detto. Il relatore in Giunta per il Pdl, Andrea Augello, prova a rassicurare il leader e a Qn dichiara di avere un asso nella manica: «Non c’è solo il tema dell’incostituzionalità e della retroattività . Ci sono altri temi, emersi dal dibattito, che affronteremo in Giunta».
Parole che trovano subito ascolto in Luciano Violante: «Lo stato di diritto si difende difendendo il diritto di chiunque. Sarà molto importante ascoltare cosa dirà il relatore Augello».
Luca Sappino
(da “L’Espresso”)
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