Destra di Popolo.net

NELLA BASE PD E’ RIVOLTA: “LIBERIAMOCI DALL’ABBRACCIO MORTALE DI SILVIO”

Luglio 12th, 2013 Riccardo Fucile

ELETTORI E MILITANTI CHIEDONO UNA SVOLTA …OCCUPY PD: “IL CONGRESSO ULTIMA SPIAGGIA”

“Aderisci al Pd online”: così i democratici inconsapevoli, sulla loro pagina ufficiale di Facebook, scatenano le perfide ironie degli (ex) elettori.
Medaglia d’oro a John Smith, che si chiede: “Ma mettendo questa tesserina nel decoder riceverò anche Mediaset Premium?”.
Seguono altre domande: “È compresa anche la gita ad Arcore?”, “Mi pagate?”, “Non avevate spazio per la L?”, “Ma che, so’ stronzo?”.
Poi qualche affermazione: “Andate a cagare”, “sparatevi”, “Pdl-live, siete fantastici”, “Emilio Fede vi fa una pippa, servi!”. E una proposta: “Facciamo un minuto di silenzio per l’idea geniale”.
Perchè il giorno dopo — davanti al partito “inginocchiato”, che si accoda ai diktat del Cavaliere votando “sì” alla sospensione dei lavori parlamentari — assimilato quello “spettacolo terribile ” (come l’ha definito un giovane deputato ancora disorientato), la domanda che sintetizza gli umori della base è questa: “Cos’è sta puzza di cadavere?”.
I militanti, da ieri, si dividono in due: quelli che si esprimono a insulti e quelli che non riescono neanche più a parlare, che vogliono solo dimenticare.
E basta fare un giro alla festa dell’Unità , a Roma, per notare che chi c’è (e sono pochi) è lì solo per “le salsicce, una birra, un giretto.
Il Pd? Non me lo dovete no-mi-na-re!”.
Alla fase dell’accettazione, invece, non si avvicinano neanche i giovani di “Occupy Pd”, che ieri si sono riuniti per programmare nuove invasioni delle sedi del partito.
E anche se le letture, in giro per l’Italia, sono diverse (per qualcuno il partito è morto martedì, per altri deve sopravvivere almeno fino al congresso), il denominatore comune è la frustrazione.
“Èstato un disastro totale. I nostri dirigenti sono dei pazzi scatenati”, dice Elly Schlein, volto e voce di un movimento che si fa sempre più agguerrito.
Ieri mattina, raccontano gli attivisti, “siamo andati al lavoro tranquilli, perchè i nostri avevano escluso l’ipotesi di seguire il Pdl. Invece nel pomeriggio l’hanno fatto davvero”. Le giustificazioni ufficiali, quelle che richiamano prassi parlamentari e tecnicismi, sono “fastidiose come zanzare”: secondo il torinese Daniele Diotti “c’era da prendere una decisione ovviamente politica, che non osino negarlo. Ormai è evidente che l’agenda del Pd la dettano i processi di Berlusconi, e ci minacciano pure di far cadere il governo: il 30 luglio è diventata la data del-l’Apocalisse anche per noi. Vipare possibile?”.
Il tenore dei ragionamenti è lo stesso, dal Nord alle isole.
Con la convinzione diffusa che abbandonare quel che resta del Pd, e creare un nuovo gruppo, non è un’opzione: “Se pensassimo che la base ragiona come quei porci dei dirigenti ce ne andremmo, ma non è così. Gli elettori sono furiosi e basiti da questa autoreferenzialità ”, dice Elly dalla cadenza romagnola.
E se le anime di Occupy Pd sono “sconvolte, incazzate” e si preparano “all’ultima battaglia ” (quella “per cambiare il partito al prossimo congresso”), gli elettori comuni sembrano sempre più disinteressati.
Al parco Schuster, davanti all’imponente basilica di San Paolo, c’è chi lancia occhiate furenti se solo orecchia il nome di qualche dirigente (“speriamo non si facciano vedere: come Franceschini, che ha colto l’occasione della pioggia per dare buca”).
Un signore, al tramonto, cerca un po’ di pace facendo il saluto al sole, mentre girando tra i chioschi, proprio alla festa dell’Unità , la risposta è sempre la stessa: “Di politica non voglio sentir parlare”.

Beatrice Borromeo
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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ETTORE ROSATO, IL VOLTO DEL PD FAVOREVOLE AD ACCORDI CON IL PDL

Luglio 12th, 2013 Riccardo Fucile

RITRATTO DEL FRANCESCHINIANO BULLDOZER: “SPINGI SUL VERDE”

Passerà  alle cronache parlamentari di queste ore come l’uomo che ha alzato il pollice perchè il gruppo Pd alla Camera votasse compatto la sospensione dei lavori, per accontentare Berlusconi e le sue truppe, feriti dalla “fretta” della Cassazione.
“Spingi sul verde, spingi sul verde”, raccontano che continuasse a urlare ai più recalcitranti mentre la sirena scandiva gli ultimi istanti utili per ricondurre tutti al voto.
Franceschiniano di ferro, vicepresidente del gruppo democratico addetto all’aula, ad Ettore Rosato, triestino dai toni pacati, è toccato uno dei compiti più ingrati nel mercoledì nero del Parlamento.
Quello di dover spiegare le ragioni di un voto difficilmente comprensibile ai più.
E poi di dover pure limitare i danni, evitando che troppi democratici, persi dietro le contraddizioni del suo ragionamento, si discostassero dalle indicazioni del “gruppo”. Il resoconto stenografico dell’aula resterà  memorabile.
“Noi siamo contrari, e lo abbiamo detto a chiare lettere in Conferenza dei presidenti di gruppo, sulla stampa e lo continueremo a dire, a qualsiasi tentativo di blocco delle istituzioni di qualsiasi tipo e da chiunque proposto”, si alza a spiegare Rosato, accompagnato dagli applausi dei deputati del Pd e di Scelta Civica, fedelmente annotati.
E dispersi dal prosieguo del ragionamento. Che recita: “Con la stessa chiarezza – noi siamo per acconsentire a una richiesta che il capogruppo Brunetta ha posto in termini molto corretti e molto concreti all’interno della Conferenza dei presidenti di gruppo”. E qui gli applausi dei suoi lasciano la scena a quelli ironici — anzi “polemici”, come annota il resoconto stenografico — che si alzano dai banchi del gruppo MoVimento 5 Stelle. Accompagnati dalle grida: “Venduti! ” e “Vergogna! ”.
Da Triestino, Rosato non è uno che si scompone.
Classe 1968, diplomato ragioniere al-l’ITC G. R. Carli, assunto alle Assicurazioni Generali, Rosato, cattolicissimo, muove i suoi primi passi nella Dc, prima di Tangentopoli.
Per poi diventare subito dopo la giovane promessa della nuova politica triestina, al fianco del sindaco Riccardo Illy.
Destinato a succedergli. Ma fermato dalla sconfitta alle amministrative del 2006.
Da lì si schiudono per lui le porte della politica nazionale. “D’ora in poi verrà  a Trieste scortato da due pompieri”, lo battezzarono i suoi concittadini più maligni quando divenne sottosegretario all’Interno con delega sui vigili del fuoco.
Grande amico di Dario Franceschini, coordinatore della sua campagna per le primarie del Pd, lo ritroviamo qualche anno dopo che cerca di proteggere il suo “vate” dalle accuse dell’ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi.
Nella scorsa legislatura, anche lui ha vestito i panni di tesoriere, del gruppo Pd. Stavolta gli è toccato un compito forse più ingrato.

Mariagrazia Gerina

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“BASTA TRADIMENTI, C’E’ UN LIMITE A TUTTO”: LA RABBIA DELLA BASE PD

Luglio 11th, 2013 Riccardo Fucile

SUL WEB PIOVONO INSULTI E COMMENTI SULLA CLASSE DIRIGENTE DEL PD PER AVER ACCETTATO IL RINVIO DEI LAVORI ALLA CAMERA

“Sono senza parole, altrimenti sarebbero solo bestemmie!”. Firmato Mariangela Mori. È uno dei commenti delusi a Guglielmo Epifani, segretario del Pd, che, dopo la bagarre di ieri mattina alla Camera, compare sul suo facebook: “La richiesta di sospendere i lavori del Parlamento per tre giorni,(…) costituisce un atto inaccettabile”.
Scrive lui: “La vicenda giudiziaria di Berlusconi e le attività  di Governo e Parlamento sono sfere che vanno tenute distinte l’una dall’altra, perchè altrimenti, a furia di tirare, la corda si può spezzare”.
E la base, come invita a fare il social network, commenta:
“E alloea perchè diavolo votate a favore della sospensione? Buffoni!” Alfredo Cassano
“E’ inaccettabile e quindi lo voto? Davvero, siete oltre il ridicolo, siete nel patologico. Come qualcuno ha detto nei precedenti commenti, siete almeno bipolari. Io personalmente vi ritengo vergognosi” Fabio Morgese
“Anche voi avete contribuito a trasformare quell’aula sordida e grigia in un bivacco di manipoli berlusconiani. Fra voi e loro c’è solo una elle di troppo! Pavidi e vigliacchi, come potete ancora pretendere che la gente vi voti di nuovo? Fernando Antonio
“La corda la state tirando soprattutto voi (avete tradito milioni di elettori). Attenzione c’è un limite a tutto” Enzo Rallo
“Epifani, non preoccuparti per la corda. Al momento giusto. Utilizzeremo la ghigliottina” Carmine Olmo
“Servi di Berlusoni.. almeno vi passasse la gnocca.. ma lo sostenete gratis” Arturo Presotto
“Ma pensate che siamo tutti rincoglioniti? la verità  è che dovete per forza votare a favore altrimenti il vostro amico Berlusconi vi tira via le poltroncine da sotto il cxxo….. questo vi interessa a voi, le poltrone e lo stipendio..” Cinzia Fiorini
“Dimettiti ora, ma subito, prima di stasera! Se non capisci o vuoi darci ad intendere che non è una questione politica ma di ore, allora non puoi guidare il Pd! Non importa se non avete accettato tre giorni, neanche tre minuti di tempo di lavori parlamentari andavano sprecati”Gessica Tempestini
“Ci avete rotto. A casa, congresso e nuovo segretario scelto dalla base. Veramente basta. Basta con questo governicchio e questa dirigenza” Guido del Fante
“Mi pare che il ragionamento di Epifani sia correttissimo sotto il profilo istituzionale e politico. Non comprendo gli insulti, con i quali alcuni stanno commentando il post. Purtroppo questo modo di approcciare al dibattito sta creando solo gran confusione” Dino Falconio.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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INTERVISTA A D’ALEMA: “STRAVAGANTE L’IDEA DI FARE UN CONGRESSO PER SCEGLIERE IL PREMIER”

Luglio 6th, 2013 Riccardo Fucile

“VOTO LONTANO, IL PREMIER C’E’, CI SERVE UN SEGRETARIO”…”IL NUOVO SEGRETARIO DOVRA’ DARE UN SENSO AL PD SUL PIANO IDEALE E CULTURALE, CUPERLO E’ LA SCELTA GIUSTA”

Massimo D’Alema è nel suo studio nella nuova sede di Italianieuropei, sempre in Piazza Farnese ma qualche portone più in là .
Il vero cambiamento riguardante la Fondazione è però un altro ed è contenuto nel fascicolo che ha sulla scrivania, di cui parla volentieri, prima di passare agli argomenti di più stretta attualità  .
«Secondo ricerche condotte dalla Sapienza e dall’Università  della Pennsylvania siamo una delle quattro fondazioni culturali italiane più importanti, tra le 150 top mondiali, insieme allo Iai, alla Fondazione Mattei e all’Istituto Leoni. Sempre dagli americani siamo censiti, per valore di quanto prodotto, come sedicesimi al mondo. Un patrimonio del centrosinistra italiano».
L’umore è buono quando parla di Italianieuropei: «Quindici anni fa, come soci fondatori c’eravamo Giuliano Amato, Carlo Azeglio Ciampi ed io. Poi, nel nucleo dei fondatori, sono entrate altre persone. Ora siamo in 15».
Ed ecco il cambiamento, che partirà  da una prima riunione il 16 luglio: «Abbiamo deciso di allargare l’associazione Italianieuropei, aprendola a nuove adesioni, con un meccanismo graduale e selettivo. L’assemblea dei soci eleggerà  un comitato di presidenza che designerà  il Cda della fondazione. I soci fondatori si riservano di nominare 3 su 7 membri del comitato di presidenza, e quindi la Fondazione diventa più inclusiva».
Ci sono già  oltre cento parlamentari del Pd «di varie ispirazioni politico ideali» (e sì, anche renziani) che hanno fatto sapere di essere interessati a diventare soci.
Ma non mancano i contatti anche con deputati e senatori di altre forze politiche del centrosinistra, «a conferma di quanto sia infondata l’immagine di un soggetto correntizio. La verità  è che la selezione qui è sempre stata solo e soltanto meritocratica, e questo vorremmo mantenerlo. Non mi interessano le opinioni politiche di coloro che collaborano con la Fondazione, mi interessa la qualità  del loro lavoro. Adesso vogliamo rendere questo organismo un patrimonio condiviso. Italianieuropei è una fucina di idee e uno snodo di formazione della classe dirigente nell’arena del centrosinistra».
Una fucina di idee potrebbe essere utile anche per la fase congressuale del Pd, visto che continuate a discutere di regole. E ieri lei si è preso una risposta dura dal sindaco di Firenze.
«Ma da parte mia non c’era nulla di offensivo nel dire che dobbiamo fare un congresso per eleggere il segretario, non il candidato premier. Un premier ce l’abbiamo, tra l’altro, e non siamo in campagna elettorale. Mi pare un concetto su cui non credo si possa aprire un grande dibattito».
È però quello che succede da settimane.
«Perchè c’è chi insiste con un’idea a dir poco stravagante».
Tanto stravagante non è se per superarla si deve modificare lo statuto del Pd, non crede?
«Non c’è bisogno di modificarlo dato che lo abbiamo già  derogato. Quando si redige uno statuto e alla prima prova occorre derogarvi, vuol dire che non funziona».
Sta dicendo che è stato commesso un errore nel 2007, quando si scrisse lo statuto Pd?
«La norma fu pensata sulla base dell’idea politica che il Paese andasse verso il bipartitismo. Era rispettabilissima, però non si è concretizzata. I fatti sono testardi. Adesso siamo nel 2013, possiamo serenamente prendere atto che quel progetto non si è realizzato e che in Italia c’è un bipolarismo, non solo di partiti ma anche di componenti della società . E del resto, il bipolarismo di coalizione si sta affermando in diversi Paesi europei, tanto è vero che la coincidenza tra leadership di partito e candidatura a governare, che era la regola, per esempio nelle socialdemocrazie, adesso non lo è più. Aggiungo che da noi la stessa crisi dei partiti fa dubitare dell’opportunità  della coincidenza tra leadership di partito e guida di una coalizione».
Di cosa si deve discutere allora in questo congresso, se non di chi debba essere il candidato premier?
«Il Pd ha necessità  di concentrarsi su tre aspetti fondamentali. Primo, ha assoluto bisogno di un segretario che sostenga l’esecutivo, ma che cerchi anche di dare un’impronta visibile all’attività  di governo. E certamente questa posizione di sostegno leale e di visibilità  è molto più agevole se il segretario del partito non è sospettato di voler far saltare tutto per andare lui a Palazzo Chigi»
Secondo?
«Bisogna costruire un nuovo centrosinistra capace di vincere le prossime elezioni, e insieme a questo far crescere una leadership in grado di guidarlo. Allo stato indubbiamente il leader più forte, più popolare è Renzi, ma non sappiamo quando si voterà  e non possiamo escludere che possano esserci altri candidati nella sfida delle primarie. Infine credo che il compito più importante che il nuovo segretario dovrà  svolgere sia quello di lavorare sul partito, sul piano ideale, culturale, valoriale, perchè il Pd si presenta ancora troppo come un insieme di storie, di tradizioni, di forze diverse che faticano a definire una propria rinnovata e chiara identità  comune. Per questo penso che la persona adatta sia Gianni Cuperlo. Insisto: a mio parere chiunque si candidi lo deve fare per svolgere il ruolo di segretario, non per fare il candidato premier di elezioni che non sono dietro l’angolo».
Nonostante il Pdl stia discutendo se rompere o mantenere il sostegno al governo in autunno?
«Il Pdl si prendesse le sue responsabilità . Per noi sarebbe un errore gravissimo togliere le castagne dal fuoco a Berlusconi, provocando la crisi di governo perchè qualcuno ha fretta di fare il candidato presidente del Consiglio. Del resto, non è affatto detto che una crisi di governo porti alle elezioni. Il Paese ha interesse che il governo svolga il proprio lavoro: sostenere la ripresa economica, rilanciare l’occupazione, approvare le riforme costituzionali e varare una nuova legge elettorale. Tutto questo, a mio parere, porta naturalmente a una scadenza che va oltre il semestre italiano di presidenza dell’Unione europea. A questo proposito, sarebbe un’idea strampalata andare ad elezioni durante la presidenza italiana dell’Ue. E credo che il Capo dello Stato non lo consentirebbe».
Non pensa sia stato un errore l’incontro promosso da «Fare il Pd», se ha dato modo a Renzi di attaccare il gruppo dirigente del partito sostenendo che parlate sempre di lui?
«Guardi, ieri mi sono affacciato a quella riunione e ho ascoltato una discussione seria, sui problemi del Paese, sul ruolo del Pd. Non ho sentito nessun commento su Renzi. L’unico che parla sempre di Renzi è Renzi, per la verità . Se avesse ascoltato quel confronto, si sarebbe reso conto che ci sono voci molto diverse nel merito e che non c’è nessun “correntone” contro di lui».
Se il congresso serve a scegliere il segretario del Pd, che non è detto sarà  candidato premier, a sceglierlo devono essere soltanto gli iscritti? Vanno cambiate le regole delle primarie?
«Non è proibito che il segretario concorra alle primarie, ma non può essere prevista la norma che vieta ad altri iscritti di candidarsi. Quella norma è assurda. Tanto è vero che giustamente Renzi ne chiese la cancellazione. Ed è paradossale che ora ne chieda il ripristino».
Barca in un’intervista ha proposto di far votare alle primarie tutti “i partecipanti”, cioè chi si impegna nelle battaglie del partito anche se non è iscritto: condivide?
«Barca ha ragione, si sforza di definire i tratti di una platea più vasta degli iscritti, di coinvolgere quelle persone che hanno dimostrato un interesse politico alle attività  del partito, il quale, da parte sua deve essere in grado di offrire diverse forme e livelli di partecipazione, dalla militanza quotidiana, alle primarie, passando per la consultazione in rete su singole issues. Se Renzi ha interesse a dedicarsi a questo lavoro, benissimo, si candidi. Figurarsi se io ho detto che ha bisogno del permesso… Ho letto di repliche francamente scomposte da parte di alcuni componenti della sua corrente. Lui è il capo di una corrente, anche particolarmente agguerrita».
Renzi ha anche detto che è in atto un tiro al piccione…
«Ma quale piccione. Lui ha la potenza comunicativa di un bombardiere americano, non scherziamo. Non credo che lui sia nelle condizioni di fare la vittima».
Vi sentite con Renzi?
«Abbiamo un dialogo che non si è interrotto. Ecco, qui sul telefonino ho un carteggio che resterà  per la storia, se qualcuno sarà  interessato».
Dovesse candidarsi?
«Avrà  i suoi sostenitori, per convinzione o per convenienza».
Sarebbe più agevole aspettare le primarie per la premiership?
«Sarebbe sostenuto da tutti, avrebbe una grandissima forza dietro. Decida lui. A 38 anni non si è più ragazzi e non si è piccioni. Si è una persona adulta in grado di prendere da sola le sue decisioni, che attenderemo con rispetto».

Vladimiro Frulletti

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LA CENA RISERVATA DEI DALEMIANI AL TESTACCIO E LA FINE DEL BREVE IDILLIO TRA D’ALEMA E RENZI

Luglio 5th, 2013 Riccardo Fucile

LA PRINCIPALE ACCUSA AL ROTTAMATORE: “CAMBIA SPESSO IDEA”

«L’idea del correntone anti-Renzi è una follia. Io con Renzi ho parlato tante volte. Ma è una persona che ha l’abitudine di cambiare spesso idea e anche di fare la vittima». E comunque, «che sia chiaro a tutti che non permetteremo a nessuno di far cadere il governo» .
Mercoledì sera, Roma, quartiere Testaccio, ristorante Antico Forno – tra l’altro a pochi metri dalla casa di Enrico Letta – prenotato per una trentina di persone.
Amici e compagni, vecchi e nuovi.
E lui, Massimo D’Alema, il politico che rispetto ai «tavoli» rimane ancora fedele alla sua vecchia regola, «capotavola è dove mi siedo io».
È in quella sede che il presidente di ItalianiEuropei lascia intendere ai suoi che la base del suo dialogo con Renzi – che avrebbe dovuto aspettare un giro e candidarsi alle primarie per la leadership del centrosinistra – di fatto non c’è più.
Perchè il sindaco di Firenze, che questo dialogo l’aveva reso pubblico omettendo il nome di D’Alema («I capicorrente vengono a sussurarti all’orecchio di aspettare un giro»), nella versione dalemiana, è ormai un ragazzo che cambia spesso idea.
Al tavolo del ristorante di Testaccio c’è anche un dalemiano con un piede fuori dall’emisfero del Lìder Maximo.
Come Nicola Latorre, le cui simpatie renziane sono in continua ascesa, convinto che «o Matteo si candida adesso alla segreteria o non avrà  una seconda possibilità ».
La serata è all’insegna del dialogo e della riflessione, e quindi D’Alema ascolta e dialoga con tutti.
Ma le sue colonne d’Ercole sono fissate. «Il governo non si tocca in nessun caso».
L’eco della cena dei dalemiani arriva ieri pomeriggio al Nazareno, a quella che doveva essere un’iniziativa dei fedelissimi di Bersani destinata a aprire i primi varchi per la candidatura alla segreteria di Stefano Fassina.
E invece, come dopo un colpo di scena che finisce per spiazzare tutti, la riunione dell’area «Fare il Pd» si trasforma nel punto d’incontro di tutti i «governisti».
Di tutti quelli che, per proteggere l’esecutivo dalla tensioni congressuali, hanno come unico obiettivo quello di evitare le condizioni perchè il sindaco di Firenze scenda in campo.
I ministri in quota del Pd si presentano tutti.
Ci sono Dario Franceschini e Flavio Zanonato, Andrea Orlando e Maria Chiara Carrozza. Manca solo il premier.
Ma il messaggio da portare alla «ditta» è chiarissimo.
«La verifica all’interno della maggioranza è andata benissimo», confida Franceschini ai suoi, che per una parte hanno disertato l’evento. «Persino Brunetta», è l’entusiasta rivendicazione del ministro dei Rapporti col Parlamento, «durante la riunione ha detto che il governo deve durare cinque anni. Adesso vogliamo far casino noi? ».
La risposta alla domanda retorica è nel fuoco di fila pro governo che si sente in tutti gli interventi, a cominciare da quelli degli ex popolari.
E Renzi è il convitato di pietra a cui tutti i messaggi sono indirizzati.
«Il nostro modello di partito è quello di David Serra e Flavio Briatore? », chiede ironicamente Beppe Fioroni, convinto che «le regole del congresso non possono essere costruite contro Letta, altro che Renzi».
E si fa vedere anche Franco Marini: «Questo governo sta facendo di più di quello che pensavamo possibile».
E quando tocca a Franceschini salire sul podio, ecco che il neo-ministro contesta quella frase sui «piccoli passi» che il sindaco di Firenze aveva detto durante l’intervista alla Faz: «Questa sfida la stiamo affrontando benissimo. In un momento del genere, che cosa possiamo fare se non piccoli passi? Dovremmo fare grandi annunci? Persino se fosse tra noi De Gasperi – è la chiosa franceschiniana – «si sarebbe mosso nello stesso modo di questo governo».
Una risposta anche a Bersani, che qualche minuto prima era tornato evocare il governo di cambiamento.
Segno che le tensioni, anche nel fronte anti-renziano, ci sono ancora, eccome. D’Alema, nel frattempo, aveva abbandonato l’incontro lanciando dietro di sè poche parole: «Non c’è un correntone anti-renziano. Renzi ha sbagliato a non esserci, gioca un po’ a fare la vittima».
La convinzione generale, quando il sipario cala, è che adesso bisognerà  solo capire se il sindaco di Firenze scenda in campo o no.
Nel secondo caso, le iscrizioni al congresso saranno rivoluzionate.
E anche il «no» di Epifani, che continua a negare il suo interessamento alla riconferma, potrebbe essere rivisto

Tommaso Labate
(da “il Corriere della Sera”)

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PD, A UN PASSO DALLA SCISSIONE: NEL PARTITO COMINCIA LA CONTA

Luglio 5th, 2013 Riccardo Fucile

AVVERTIMENTO DI FRANCESCHINI: “ANDANDO AVANTI COSàŒ IL RISCHIO C’È”… IL RENZIANO RICHETTI: “SE MATTEO NON SI CANDIDA, IL PARTITO SI SFASCIA”

Che stiano ostacolando Matteo Renzi in tutti i modi è un fatto.
E se alla fine lui non si candiderà  al congresso, il rischio che molti non si riconoscano più nel Partito Democratico è un fatto altrettanto concreto”.
Matteo Richetti, renziano della prima ora, la vede così.
E allora, la parola “scissione” lanciata nel dibattito organizzato ieri dai bersaniani da Dario Franceschini (che arriva per ultimo) prende forma e sostanza.
“In questi mesi siamo passati a riconoscerci non più come exMargherita ed ex Ds. Ma addirittura come comunisti e democristiani. Attenzione: è pericoloso”.
Poi “il monito”. O forse la minaccia. Un modo per dire a Bersani che così non va. “Non possiamo metterci in un clima di lacerazioni. Dobbiamo difendere il mescolamento che è l’antidoto a quel rischio che c’è, se non vogliamo essere ipocriti”.
Lui sarebbe tra i primi indiziati a veleggiare verso il centro con l’ex Rottamatore.
Al Nazareno quella di ieri sembra una direzione, con l’espulsione conclamata di una parte del partito, quella che fa capo a Renzi.
Pier Luigi Bersani chiama a raccolta le correnti per “Fare il Pd” (“Ma negli anni da segretario, che ha fatto?”, ironizza Lino Paganelli, anche lui renziano).
I “suoi” uomini ci sono tutti. Al banco della presidenza Alfredo D’Attorre, Maurizio Martina e Stefano Fassina.
In prima fila c’è il segretario, Guglielmo Epifani. E tra il pubblico i ministri Zanonato e la Carrozza.
Certo, l’idea del ricongiungimento con Massimo D’Alema non funziona.
Lui se ne sta defilato. Non interviene, resiste un’ora, poi se ne va. Bersani neanche lo sente. D’altra parte ha riunito la sua corrente l’altroieri sera per blindare Cuperlo (ma alcuni hanno obiettato che è troppo di sinistra).
Bersani punta su un altro nome: Roberto Speranza o lo stesso Epifani.
“Maurizio Martina: prima dalemiano, poi veltroniano, poi fassiniano, poi bersaniano, ora fassiniano, nel senso di Fassina”: la descrizione — polemica — che ben racconta il clima è di Gianni Cuperlo.
Che sta in un angolo, riflette se intervenire o meno, e alla fine lo fa: “Il congresso non passi da un accordo tra capi corrente che hanno già  condizionato la nostra vita e anche qualche risultato”. Come dire: il candidato doc sono io.
Renzi e i suoi non si fanno vedere (a parte uno sventurato, Giacomo D’Arrigo, che ci capita per caso). Veltroni neanche. I Giovani turchi disertano. Passa il ministro Andrea Orlando.
“Mah, se avessero presentato una candidatura quest’incontro avrebbe avuto un senso. Così…”. Enrico Letta manda in rappresentanza Marco Meloni. Più che altro cortesia.
Resiste l’amicizia del premier con Bersani? “Sì, ma a patto che la pressione anti — Renzi non diventi eccessiva”.
Letta è un altro che in caso di scissione non potrebbe che pendere verso il centro.
In prima fila sono seduti Beppe Fioroni e Franco Marini. Ma l’iniziativa prende una piega imprevista da subito.
Alfredo Reichlin, il padre nobile, attacca: “Non sono qui per aggregarmi a un correntone contro Renzi. Non credo che la sinistra esista in natura, tanto meno il Pd. Facciamo solo chiacchiere su regole e nomi e non abbiamo ancora definito il tema del congresso, che dovrebbe essere dove va l’Italia. Se non risolviamo questa questione, un pezzo andrà  a destra e uno a sinistra”.
Marini concorda: “Il rischio c’è”.
Bersani, rivitalizzato dalla battaglia interna, dice ancora una volta che non si può parlare di “partito protesi”.
Nel suo perfetto stile, Renzi appare in serata al Tg 5. “Se mi voglio candidare non devo certo chiedere il permesso a D’Alema”.
I suoi lo descrivono come stanco e sfibrato da questa ennesima guerra sulle regole.
La scissione? “In termini di appartenenze antiche di Dc ed ex Pci è una cosa che non ci appartiene”, dicono dal suo staff.
Ma il punto è un altro: se Renzi non si candida, (forse) finisce il Pd.
Tanto per parafrasare il D’Alema di qualche mese fa.

Wanda Marra
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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NASCE LA GRANDE ALLEANZA CONTRO RENZI

Luglio 4th, 2013 Riccardo Fucile

PATTO TRA BERSANIANI, DALEMIANI E GIOVANI TURCHI PER FARE FRONTE COMUNE

È un finale di battaglia: da una parte, bersaniani, dalemiani e giovani turchi che siglano la pace e fanno fronte comune contro Renzi, dall’altra il sindaco, le cui truppe si muovono ormai per la sua candidatura, a caccia di sottoscrizioni eccellenti, perchè, come dice uno di loro, «adesso è il tempo che ognuno scopra il proprio gioco».
E poco importa se il suo, di gioco, Renzi non lo abbia ancora svelato: i movimenti strategici li ha già  definiti, anche se continua a ripetere: «Non me l’ha ordinato il medico di fare il segretario».
Ma i suoi veri intendimenti li ha spiegati ai fedelissimi: «Calma e gesso, sono tutti contro di me. D’Alema e Bersani hanno fatto la pace nel nome di Epifani di cui si fidano e usano la storia della stabilità  di governo per darmi addosso. Ma io sostengo Letta, ci mancherebbe altro, penso solo che non si può congelare il Pd per le esigenze delle larghe intese, quasi fossero queste la proposta politica del nostro partito».
Insomma, Renzi sa bene che lo slittamento dei tempi del congresso e il mantenimento dello status quo, con Epifani alla guida del Pd, sono le armi che vogliono usare i suoi avversari interni.
Come osserva Giorgio Tonini: «Adesso basta. Quando è troppo è troppo. Ma che vogliono ancora, dal Pd, questi mezzi capicorrente, vecchi-vecchi, giovani-vecchi? Adesso basta, lasciateci fare un congresso nei tempi e nei modi previsti dallo Statuto».
La macchina renziana è dunque partita, perchè il sindaco sa che se si muove sarà  difficile opporgli lo slittamento delle assise.
È pronto a tutto, il primo cittadino di Firenze, persino a mediare sulla richiesta di far coincidere segretario e candidato premier, tanto, spiega ai suoi, «la leadership non si conquista per Statuto ma sul campo».
Su un punto, però, Renzi non transige: l’elettorato delle primarie non si tocca. Già , perchè un leader incoronato da milioni di elettori sarà  inevitabilmente il candidato alla premiership.
I suoi uomini stanno già  preparando le firme per la candidatura.
E chiederanno di schierarsi anche a chi renziano non è.
Cinque nomi per tutti: Serracchiani, il presidente della provincia di Pesaro Matteo Ricci, Zingaretti, Fassino e il segretario regionale dell’Emilia Stefano Bonaccini.
Dall’altra parte della barricata si sta costituendo un’Union Sacrèe contro il sindaco, anche se D’Alema la nega con uno sprezzante «è una cavolata».
La grande alleanza anti-Renzi debutterà  dopodomani nella riunione promossa dai bersaniani e allargata a dalemiani, giovani turchi e a quanti ci vorranno stare.
Sarà  presente anche Epifani, che dice: «Io sono un uomo di pace e raccomanderò l’unità ».
E il segretario con gli emissari del sindaco è stato più chiaro: «Spiegate a Matteo che può stare tranquillo, garantirò io che sia lui il nostro candidato premier».
Ma Renzi non si fida: le assicurazioni se le prende da solo, ben sapendo che due ex margheritini come Franceschini e Letta potrebbero trovarsi in imbarazzo a sostenere un ex ds contro di lui.
D’Alema, che tramite Epifani, con cui ha colloqui frequenti, è tornato a ragionare con i bersaniani, ha capito che sarà  difficile convincere il sindaco a rinunciare.
E, da politico navigato qual è, si rende anche conto che lo slittamento del congresso rischia di diventare un boomerang.
Quindi è un’altra la strada da prendere.
Perciò c’è un tentativo di far convergere i bersaniani, o almeno una parte di loro, su Cuperlo.
Chiacchiere? No: lo rivela il vicedirettore di Europa Mario Lavia.
Ma il problema è Bersani. Una fetta dei suoi ci starebbe, lui, però, fa ancora resistenza.
Dunque, potrebbe essere un’altra la soluzione per stoppare Renzi. Quella di moltiplicare le candidature: Cuperlo, Fassina, Pittella, Civati, avanti tutti, per evitare che alle primarie per la segreteria il sindaco superi la soglia del 50 per cento.
Meglio un segretario dimezzato che un segretario intero, se si chiama Renzi.
E così il sindaco rischia di dover giocare la partita che non voleva, quella «io contro tutti», quella che gli ha fatto perdere le primarie la volta scorsa.

Maria Teresa Meli
(da “il Corriere della Sera“)

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CACCIARI: “PARTITO INUTILE, DIBATTITO MISERO”

Luglio 3rd, 2013 Riccardo Fucile

“IL PD E’ UN PARTITO MAI NATO, NON NE ESCONO FUORI”

Massimo Cacciari, ex sindaco di Venezia, tradizionalmente non ha peli sulla lingua.
E il suo abbandono della politica è stato dovuto anche alla delusione nei confronti del Pd. Ma di fronte allo spettacolo quotidiano offerto dai Democratici (candidati che entrano ed escono, riunioni più o meno carbonare, documenti sul futuro del partito, dichiarazioni durissime su cavilli regolamentari), più che ironico diventa tragico.
Addirittura apocalittico.
Cacciari, ieri abbiamo assistito all’ennesima puntata della quotidiana guerra di posizionamento nel Pd: non le sembra una dinamica assurda?
C’è in atto una guerra politica molto chiara nel suo significato. Bisogna capire se si sfasciano prima o dopo. Nel Pd ci sono culture — anche antropologicamente parlando — che non possono convivere, come i Renzi e gli Epifani, gli ex Dc e gli ex Pci. Non è solo lotta per il potere, ma anche una battaglia di prospettiva.
Ma in un momento in cui la crisi economica continua a essere gravissima, questo non contribuisce a distruggere il paese?
Mah…Tutti stanno distruggendo il paese. Non c’è una forza politica in grado di fare da argine istituzionale. Ognuno tira acqua al suo mulino. Ognuno gioca un ruolo, ognuno si è specializzato. C’è chi fa il giustizialista, chi l’antigiustizialista, chi difende la casta, chi attacca la casta, chi fa il nuovista. Ognuno si specializza. Ma questo non è fare politica. Ognuno cerca di salvare il culo a se stesso.
Ma tutto questo non annoia anche l’elettorato?
Non è detto. Anche se durante le primarie Renzi-Bersani non s’è parlato di niente, queste hanno portato voti, che poi Bersani ha dilapidato.
Non le sembra che la battaglia   congressuale di adesso sia molto meno appassionante della sfida d’autunno?
È ripetitiva. E non c’è dubbio che scassi le palle. Ma è inevitabile.
Qual è ora la partita?
Evitare che Renzi diventi segretario con la consacrazione delle primarie. Perchè un momento dopo farebbe cadere il governo Letta. E il Partito democratico non vuole.
Anche le quotidiane uscite di Renzi non sono diventate trite e ritrite?
Renzi è in una situazione difficilissima. Non può fare diversamente. Deve porsi come premier ma questo nello stesso tempo lo espone a un conflitto drammatico: perciò tira il sasso e ritira il braccio. È ovvio che lo   paga in termini di logoramento dell’immagine. E così il rischio è che si arrivi alle elezioni con un leader decotto.
Cuperlo o Fassina, sono degli   avversari competitivi?
No, nel modo più assoluto.
Ma insomma, perchè il Pd non     può uscire da questa dinamica?
Perchè non è nato. È un dramma politico: non è in grado di esprimere un gruppo dirigente. La leadership è necessaria. E dunque, il Pd invece di parlare di qualcosa, parla di come dev’essere formato tale gruppo. È un partito senza basi, fondato sul nulla. L’unica cosa che ancora resiste sono dei rimasugli del Pci. Certo, ci sono anche persone in gamba. Per esempio Barca è uno che ha delle cose da dire, che ha delle idee. Ma resta stritolato in questa dinamica. È ovvio che è un dibattito misero.
Se il Pd non è nelle condizioni di   formare un gruppo dirigente   come può pensare di governare     il paese?
Questo è tautologico. Ha dimostrato ampiamente di non essere in grado di formare un governo. Tant’è vero che alla fine sono stati costretti a farlo a calci in culo da Napolitano. à‰ lui che governa per interposta persona.

Wanda Marra

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D’ALEMA CONTRO RENZI: “NON POSSIAMO FARE LE REGOLE PER LUI”

Luglio 2nd, 2013 Riccardo Fucile

“CHIEDE DI DEROGARE SOLO QUANDO BISOGNA FARLO PER LUI”… TENSIONE NEL PD, CON I RENZIANI ALLE CORDE

Il fuoco di sbarramento contro Renzi questa volta parte da D’Alema.
È l’ex premier a ricordare al sindaco fiorentino che proprio lui ha approfittato della fine dell’automatismo per cui nel Pd il segretario è anche il candidato premier.
«Lo Statuto del partito lo abbiamo derogato per Renzi, quando bisogna derogare per Renzi bisogna derogare, quando non bisogna derogare per Renzi non bisogna derogare, mica possiamo sempre usare le regole per Renzi…».
Avverte D’Alema che non è tempo di eleggere il premier, mentre il partito avrà  bisogno di un successore di Epifani alla segreteria.
«Non conosco nessun partito – ironizza – che faccia le primarie per il candidato premier quando non ci sono le elezioni »
E sulla questione, torna la sintonia tra D’Alema e Bersani.
L’ex segretario bacchetta a sua volta il “rottamatore”: «Vuole la regola con cui non poteva concorrere».
Renzi in realtà  cercherà  una mediazione. I renziani nella prossima riunione del comitato per le regole proporranno che lo Statuto resti invariato (il segretario quindi è il candidato premier)prevedendo però la deroga che sarà  comunque il neo segretario a decidere, come già  fece Bersani consentendo a Renzi di sfidarlo.
Il sindaco “rottamatore” è in corsa di fatto per la segreteria, anche se non ha ancora sciolto la riserva.
E a proposito della sua affermazione alla Faz precisa e minimizza: «Ho rilasciato un’intervista al quotidiano tedesco che parlava di Europa e di lavoro, e sui giornali italiani sono finite due righe sulle primarie italiane e sulla norma statutaria del Pd che dice che chi vince il congresso è il candidato leader. È una norma statutaria oggi prevista, domani chissà ».
Giornata di tensione per Renzi.
Che denuncia «il duro attacco politico avuto dal cardinale Betori ».
Nell’omelia l’arcivescovo di Firenze aveva parlato della «voglia improvvida di trasgressione », a proposito dello scandalo escort a Palazzo Vecchio.
Il sindaco se ne è risentito: «È giusto descrivere Firenze come una città  in cui la mission è trasgredire, che vive in una sorta di squallore? … io difendo la dignità  di decine di migliaia di fiorentini perbene che non possono essere descritti come partecipanti a un’orgia».
Se a Firenze il clima politico è rovente, non è da meno a Roma, nel Pd.
Dai bersaniani a Cuperlo, candidato leader (che oggi presenta il suo manifesto) della sinistra del partito, al segretario Epifani, tutti puntano a distinguere leadership (del partito) da premiership.
I renziani cercheranno di evitare il muro contro muro nel “comitatone” per il congresso.
Sono convinti d’altra parte che spetta poi all’Assemblea nazionale decidere, e si vedrà  lì quale linea avrà  la maggioranza.
«No a un segretario- burocrate», afferma Lorenzo Guerini, renziano, nel comitato.
«No a un segretario di serie B», rincara un altro renziano, Davide Faraone. Di certo una leadership (senza premiership) è meno insidiosa per il governo Letta.
«Chi guida il partito deve farlo a tempo pieno», afferma Enrico Rossi, il “governatore” della Toscana, bersaniano.
Uno stop al dibattito sulle regole viene da un altro candidato alla segreteria, Gianni Pittella, europarlamentare, che concorda con Renzi: «Non si capisce perchè le regole debbano essere cambiate ogni sei mesi».

Giovanna Casadio
(da “La Repubblica”)

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