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“PER RIMPIAZZARLO SERVONO GLI ATTRIBUTI E BARBARA LI HA”

Ottobre 26th, 2012 Riccardo Fucile

CARLO ROSSELLA, “AFICIONADO” DEL CAVALIERE, PUNTA SULLA FIGLIA E AVVERTE: “PUà’ FARE COME MAO TSE TUNG, TORNARE PER RIPRENDERSI IL POTERE”

Berlusconi riserverà  al Pdl la campagna dei Cento Fiori. Il trattamento che un Mao Tse Tung in odore di rinuncia, destinò al Partito comunista cinese nel ’57. Ricorda? Il leader sull’uscio e tutti a straparlare, rinnegare, sputare nel piatto e specchiarsi nella vanità . Mao che non se ne era mai andato davvero, tornò. Li fece fuori uno a uno. Riprese in mano il potere. Non vorrei fossimo davanti a una stagione simile. Ha visto quanti fiori sono sbocciati l’altroieri? Quanti altri ne spunteranno da qui alle primarie? Ne vedremo di tutti i colori”.
Dell’amico Silvio: “Affetto personale, mai avuto niente a che fare con il partito”, l’etereo Carlo Rossella, ex direttore di tutto un po’, presidente di Medusa film, elegante cartolina vivente sulle terrazze del pianeta intero, si fida quasi sempre.
Ora dubita: “Non credo al suo ritiro” e tra una citazione di Beckett: “La scena è vuota, il palco a disposizione, se gli attori sono in grado, recitino” e una di Rino Formica: “La politica è sangue e merda e non si fa nei talk show”, aspetta il futuro senza abiurare al passato.
“Dentro il partito non vedo nessuno con la statura del capissimo. Non sono le posizioni che fanno gli uomini. Ma gli uomini che fanno le posizioni. È utile che si capisca ora chi ha i coglioni e chi non li ha. La prego di scrivere attributi, come direbbe un compito Berlusconi”.
Alfano li ha?
È da dimostrare. Per riprendere le redini di quel 20 per cento dell’elettorato borghese che ancora non si è deciso e che dall’ultimo anno di centrodestra è rimasto obnubilato, serviranno.
Silvio è amareggiato?
Molto. Ha sofferto. Ripeto, mi auguro che i successori siano all’altezza. Altrimenti, come insegnava Sciascia, a ciascuno il suo.
Il dolore, dicevamo.
Per le vicende private e non solo, è quella di tutti noi, amici senza secondi fini. La stessa di Barbara, sua figlia. “Si metta alla prova chi ha dato lezioni” ha detto. Condivido. Maestri, professoroni, professorini, mezzi professori, maestrine, molte maestrine che senza tregua, in questi mesi, hanno diffuso lamentele, comportandosi come i padroni del partito, offendendo Mario Monti, la sua gestione della cosa pubblica e il suo privato.
Berlusconi dissente?
Per quel che ho avvertito parlandogli nel recente ieri, totalmente. Per Monti nutre assoluto rispetto. La tregua politica dovrebbe durare a lungo e attenzione , perchè la battaglia elettorale di domani non ha precedenti. Twitter, i blog, la rete. I social network. Il comizio si è allargato. Modernizzato.
Torniamo all’antico. Santanchè è maestrina dalla penna rossa?
Daniela è una professoressa. Le maestrine dalla penna nera, non rossa, sono altre.
B. parla di “giovani”. Allude a Barbara? Successione dinastica?
Dopo la dichiarata rinuncia di Marina non sarebbe una cattiva idea.
Ricorda il primo incontro con lui?
Nel 1989, a bordo di un camper lussuoso. All’epoca del pre-Mondadori, quasi ci viveva. Renzi gli ha copiato l’idea e non solo lui. Ne abbiamo viste di roulotte, ma nessuno di quelli che tenevano il volante ha avuto il successo di Silvio. Lo ammiravo. L’incontro fu entusiasmante: “Carlo, noi lavoreremo insieme”.
Il 1989 è l’anno in cui i Vopos, nella Berlino non ancora riunificata, respingevano in verde militare i colori della rivoluzione.
Il crollo dell’idea a me e a tutti gli ex comunisti creò problemi. La rinuncia di Berlusconi somiglia da vicino alla caduta del Muro di Berlino. Se verrà  confermata, la premessa è d’obbligo, sarà  un avvenimento storico. Dopo la fine del comunismo assistemmo alla diaspora. Avverrà  anche nel Pdl e di solito le diaspore trascinano in direzioni imprevedibili.
Confalonieri lo chiamava il Ceausescu buono. Silvio si incattivirà ?
Non è rancoroso e conosce la virtù cristiana del perdono. Sa quanta gente, anche molto malevola, ha graziato? Nel ’94 compì un miracolo, in pochissimi pensavano che avrebbe vinto le elezioni. Non ci credeva ne-ssu-no.
Scommetto che lei era tra i pochi.
Scommette bene. Mi si creò il vuoto attorno: “Ma lo appoggi sul serio?”, “Ma sei impazzito?”. Oggi tutti riconoscono la genialità  e la capacità  di Silvio. Ma in Italia succede sempre così. I meriti te li restituiscono dopo la caduta, mai prima.
C’è chi non li riconosce neanche adesso.
Ma io ne parlo da aficionado.
Per Silvio inventò anche una fine operazione tricologica. Gli disegnò una folta chioma per una copertina di Panorama
Fu un errore, un eccesso di goliardia. Ma lavorai sulla sovrastruttura, non sulla struttura che era forte e nerboruta. (Ride).
È vero che Berlusconi immagina un’alleanza con Montezemolo e Casini?
Mi pare che Montezemolo si occupi a fondo di… come si chiama? (Rossella, con sublime distrazione, finge di dimenticare il nome dell’associazione di suo fratello ndr)Italia Futura.
Ecco, dell’organizzazione, dei suoi ragazzi. Che sono bravi. L’unione tra Luca e il Ccd poi è impossibile. Casini è tra i più spiazzati. Sorpreso sul triplo fronte Vendola, Renzi e ora, anche sull’addio di Silvio.
Ma se abbiamo detto che non si ritira.
Osserverà , valuterà , capirà . Di certo non andrà  in chiesa con la moglie, come il generale De Gaulle a Colombey-les-Deux-à‰glises. Ma se vedrà  l’eredità  di una vita disperdersi in mille rivoli, darà  retta a chi già  urla in coro: “Aridatece Silvio”.

Malcom Pagani
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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PRIMARIE PDL, PRIME CANDIDATURE: GALAN CI SARA’, ALEMANNO SI DEFILA

Ottobre 25th, 2012 Riccardo Fucile

IL PRIMO CORRERA’ IN FUNZIONE ANTI-LEGA, IL SECONDO SI SFILA, PRENDE TEMPO FORMIGONI

Giancarlo Galan ci sarà , Gianni Alemanno no.
Roberto Formigoni invece ci vuole pensare.
Sono queste le prime reazioni all’intenzione annunciata ieri da Silvio Berlusconi di non volersi ricandidare alla guida del centrodestra e di voler lanciare le primarie per la sua successione.
Annuncio su cui Umberto Bossi ha sparso oggi tutto il suo scetticismo.   Berlusconi lascia? “Penso di no, ha un sacco di processi”, ha commentato l’ex leader della Lega.
Tempi e modalità  della consultazione interna al Pdl, ha spiegato oggi Massimo Corsaro, vice presidente vicario alla Camera, saranno valutati nei prossimi giorni dall’ufficio di presidenza del partito.
“Credo si farà  ragionevolmente i primi giorni della settimana prossima, perchè immagino che, in queste ultime 48 ore di campagna elettorale in Sicilia, il partito sarà  occupato altrove”, ha spiegato Corsaro.   “Spero che l’adesione alle primarie sarà  la più ampia possibile – ha aggiunto – con una partecipazione di tutti quelli che possono costituire una coalizione di centrodestra”.
Per adesso l’unico ad essersi fatto avanti con chiarezza è l’ex ministro dei Beni culturali.
“Correrò – spiega Galan in un’intervista alla Stampa – per rappresentare un’area, quella liberale, che s’è stinta, avendo alle spalle 15 anni di buona amministrazione alla guida di una grande regione del nord come il Veneto”.
“Voglio credere – prosegue – che le idee e le riforme liberali specie al nord vadano oltre l’idea di cederlo in blocco al Carroccio, come sembra si voglia fare in Lombardia”.
Si tira indietro invece Gianni Alemanno. “Io faccio il sindaco di Roma, non so se ne avete sentito parlare. E non mi dimetto”, afferma.
Ancora incerto, il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni. “Io candidato alle primarie? Me lo stanno chiedendo tutti”, dice il governatore la cui giunta è stta travolta dagli scandali.
“Al momento – precisa – devo continuare un lavoro in Lombardia, poi ci penserò. Nelle prossime settimane mi porrò anche il problema se parteciperò o meno alle primarie”.
“Mi vanto – ricorda poi Formigoni – di essere stato tra i primi a lanciare l’idea delle primarie perchè bisognava trasformare il Pdl in un partito democratico e bisognava tastare il polso degli elettori”.
La lista di chi ci sta pensando non si limita però al nome di Formigoni. “Se penso a candidarmi? Ci pensano tutti…”, commenta la presidente dimissionaria della Regione Lazio, Renata Polverini.
“Francamente ci sto pensando – dice anche Alessandra Mussolini – eccome se ci penso: l’idea mi affascina molto perchè mi piace la partecipazione, sempre intesa a essere funzionale al partito, una cosa che possa essere favorevole al Pdl, per stimolare delle aree che sono da stimolare”.
Da segnalare infine l’iniziativa di un gruppo di consiglieri regionali campani che hanno deciso di sostenere la candidatura alle primarie Pdl del presidente della Regione Stefano Caldoro.
“La impellenza delle primarie ci impone di individuare un candidato che sappia rappresentare l’ansia di riformismo, di moderazione, di onestà  e di buon governo che sono nel dna del popolo moderato. Stefano Caldoro ha tutte le caratteristiche per essere il candidato del centrodestra alla presidenza del Consiglio”, sostiene Sergio Nappi, consigliere del Pdl Campania.
In attesa che il processo avviato con l’annuncio di Berlusconi si compia, il Pdl sospende la discussione sulle future alleanze.
“Fino al 16 dicembre, data in cui si celebreranno le primarie del partito, non ci occuperemo di alleanze. Il nostro unico compito è rafforzare il nostro partito”, afferma il segretario Angelino Alfano.

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BERLUSCONI HA DECISO:: “IL PDL E’ FINITO, SI TORNA A FORZA ITALIA”, LISTE SEPARATE DAGLI EX AN

Ottobre 23rd, 2012 Riccardo Fucile

L’EX PREMIER CONVINTO CHE GLI ITALIANI VOTANO GRILLO PERCHE’ “NON HANNO UN’OFFERTA POLITICA CREDIBILE” E AGGIUNGE “SAREMO NOI A OFFRIRGLIELA”

Daniela Santanchè è su di giri, soddisfatta perchè la sua posizione di azzerare il Pdl è stata confermata in pieno da Silvio Berlusconi.
«Esco da una riunione con il presidente rafforzata nella mia convinzione che il Pdl è finito. Si torna a Forza Italia e allo spirito del ’94», spiega l’ex sottosegretaria dopo aver lasciato villa San Martino dove ieri ha incontrato l’ex premier.
Per Alfano la situazione si complica e di molto perchè evidentemente al Cavaliere i suoi progetti di rinnovamento non bastano.
E chi immaginava una soluzione di compromesso, con Berlusconi disponibile a tenere tutti insieme nello stesso partito, rimarrà  deluso.
Questo almeno a sentire la rottamatrice Santanchè, che non solo non è stata sconfessare dal capo, anzi è stata stimolata ad andare avanti.
In sostanza, nei piani di Berlusconi occorre spacchettare il Popolo della libertà  in diverse liste.
Ci sarà  Forza Italia, appunto, una componente della destra, cioè gli ex An che tornerebbero ad unirsi alla Destra di Storace, e poi altre liste civiche.
Tra queste una si dovrebbe chiamare «L’Italia che lavora» composta da imprenditori e artigiani.
Tutti insieme queste realtà  politiche e della società  civile dovranno stringere un patto elettorale e fronteggiare la sinistra di Bersani, Vendola e Nencini.
«Gli italiani vogliono votare Grillo – avrebbe detto Berlusconi – per disperazione, perchè non hanno più un’offerta politica credibile. Noi questa nuova offerta dobbiamo dargliela».
È l’idea del nuovo centrodestra italiano che già  altre volte il Cavaliere aveva proposto al vertice del Pdl ma finora è sempre stato rifiutato dagli ex An La Russa e Gasparri e anche dagli ex Forza Italia che non intendono archiviare il partito e l’esperienza della fusione dei vecchi partiti.
Lo stesso Alfano è contrario ma ora sarà  messo con le spalle al muro.
Oggi, con Berlusconi a Roma per incontrare il premier Monti, vedremo se sarà  convocato un vertice chiarificatore, se il Cavaliere dirà  quello che ieri sera ha detto alla Santanchè anche sul destino di Alfano e suo rapporti con l’Udc di Casini.
«Casini se ci vuole stare ci sta».
E Alfano? «Alfano sta con Berlusconi in Forza Italia», risponde l’ex sottosegretaria. Ma Berlusconi si candiderà  a premier alla testa di questa federazione? «Ancora questo non è stato deciso».
Tutto questo mentre sembrava ripartire il dialogo tra Casini e Alfano.
Un filo che si era interrotto quando il leader dell’Udc aveva stretto un’intesa con Bersani ma poi naufragata con la virata a sinistra verso Vendola.
A quel punto l’ex presidente della Camera ha rilanciato a Chianciano il progetto di unire i moderati rivolgendosi a tutti coloro che vogliono continuare sulla scia dell’agenda Monti.
In quel momento il Pdl era fuori da questa partita centrista e moderata a causa di un ritorno in pista di Berlusconi con il quale Casini non aveva e non ha alcuna intenzione di dialogare.
Da allora le cose sono cambiate ancora una volta: sono cambiate nel Pdl con il finto passo indietro del Cavaliere e le frizioni tra il fondatore del Popolo della libertà  e il segretario.
Berlusconi ora pensa di sbaraccare il Popolo della libertà  e le «cariatidi» della vecchia classe dirigente, per far rivivere Forza Italia.
E Alfano invece vuole rilanciare, rinnovare con nuovi coordinatori regionali e una nuova squadra composto anche di parlamentari finora in seconda fila e di bravi amministratori locali.
Ecco quindi che si è (era) riaccesa la scintilla tra Casini e Alfano che ieri hanno volato insieme in Sicilia dove però sostengono candidati diversi.
«Noi dialoghiamo bene con Alfano e se vince Crocetta lo facciamo ancora meglio. Non con Berlusconi».

Amedeo La Mattina
(da “La Stampa”)

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“SILVIO FARA’ UNA LISTA E NOI AMAZZONI CI STIAMO LAVORANDO”

Ottobre 22nd, 2012 Riccardo Fucile

MICHAELA BIANCOFIORE: “CARI MASCHIETTI DA NOMENKLATURA, IL PARTITO E’ FINITO…GLI EX AN? AL 5%”

Onorevole Michaela Biancofiore, lei è una delle cosiddette «Amazzoni azzurre» del Pdl, giusto?
«Sì… però, guardi, le do un consiglio: non la consideri una sciocca iniziativa di quattro donnette nostalgiche di Forza Italia che non si rassegnano al disastro in cui è precipitato il partito, come vorrebbero far credere in giro certi maschietti della nostra nomenklatura…».
Continui, è interessante.
«Sono gli stessi maschietti che hanno deplorato le parole di Daniela Santanchè, la quale ha suggerito a tutti e tutte di dimettersi, considerando conclusa l’esperienza del Pdl. Si tratta di una decina di deputati che non accettano la realtà  e lavorano per difendere le proprie posizioni di potere… ma gli altri 250 deputati che siedono alla Camera?».
Gli altri che pensano?
«Ecco, il punto è questo: pensano che Daniela abbia ragione, che non si può far finta di niente se i sondaggi, nel volgere di qualche mese, sono crollati e dal 22% siamo ormai intorno al 15%».
Cominci lei a non far finta di niente: di chi è la colpa?
«Intanto io dico che questo partito ha pagato e paga l’arrivo degli ex An, che nel Pdl hanno portato un modo di fare politica a noi forzisti sconosciuto. Per noi la politica è sempre stata fondata sul merito e non sulla clientela, sull’amico dell’amico, sulle correnti che, a lungo andare, hanno infatti scavato il Pdl nella pancia».
Ignazio La Russa sostiene che..
«Trovo irriverenti e irriconoscenti i discorsi di La Russa quando propone a Berlusconi di andarsene per la sua strada e di lasciargli il Pdl. Ma scherziamo? Precisato questo, gli ex An sono liberi di rifarsi il loro partito. Anche se mi sa che…»
Mi sa che?
«Beh, qui nessuno ha ancora avuto il coraggio di dirlo. Ma la verità  è che il gruppetto che sappiamo, da La Russa ad Alemanno, dalla Meloni a Gasparri, per qualche settimana ha pensato seriamente di rimettere insieme i cocci di Alleanza nazionale, magari riabbracciando pure il vecchio camerata Storace. Poi però hanno fatto fare qualche sondaggino e cosa hanno scoperto? Hanno scoperto che una nuova An starebbe, sì e no, intorno al 5%. Così adesso cincischiano. Ma è inutile. Ormai è chiaro che il Pdl è una roba vecchia. Perciò vadano pure a farsi il loro partito, magari con la Meloni leader, perchè tra l’altro Giorgia è giovane e brava».
Stiamo parlando da un quarto d’ora, e lei non ha ancora nominato Angelino Alfano, che pure annuncia grandi novità .
«Vede: Alfano, un anno fa, aveva il partito genuflesso, eravamo tutti lì ad aspettare fiduciosi… purtroppo non ha avuto coraggio, il partito gli si è sgretolato tra le mani e ora che ha capito come e quanto Berlusconi si senta distante e distinto dal Pdl, tenta dei colpi di coda. Brutta scena, sì».
Colpi di coda?
«Temo che Alfano si stia facendo influenzare dalla nomenklatura del partito e non si stia muovendo d’intesa con Berlusconi. Ma senza Berlusconi non va da nessuna parte».
Questo è anche il pensiero del Cavaliere?
«Beh… da qualche tempo, in Transatlantico, una sua collega giornalista dice che tra me e Berlusconi c’è una sintonia che andrebbe studiata in psichiatria…».
E ad Alfano, lei, certe cose le ha mai dette?
«È impossibile parlare con Alfano. La prego di non scriverlo… ma… ma davvero sta lì, chiuso al quarto piano di via dell’Umiltà , ha trasformato il suo ufficio in un bunker… quattro porte blindate con quattro telecamere».
Sta lavorando alla squadra con cui rilancerà  il Pdl.
«E sbaglia, povero Angelino! Ma cosa vuol rilanciare? La gente pensa al Pdl e, automaticamente, ormai pensa a Fiorito, la tragica figura del nostro ex capogruppo alla Regione Lazio che rubava facendosi chiamare Batman. Il Pdl è fi-ni-to… E cambiargli nome, badi bene, non basta. Serve una rifondazione totale, con facce nuove, dove non ci sia più spazio per un modo di fare politica alla… alla Gasparri… ecco, l’ho detto!».
Perchè, scusi: Gasparri com’è che fa politica?
«Cercando di mettere da Aosta a Lampedusa sempre e comunque un suo uomo, senza badare se è bravo, se ha qualità . Come tanti ex di An, Gasparri vive la politica come controllo del territorio e, quindi, del potere. Il Pdl è stritolato da queste logiche».
Come finirà ?
«Io scommetterei forte che, alla prossime elezioni, Berlusconi finirà  con il presentarsi con una sua lista. E credo che possa stare ancora tra il 18 e il 20%. Noi, cioè le cosiddette “Amazzoni”, stiamo lavorando proprio a questo progetto: e non siamo sole. Ci sono anche personalità  come Galan e Martino, giovani docenti universitari e tipi come Laura Marchese, capo ufficio stampa Fiction di Mediaset, l’esperta in comunicazione che dovrebbe fare quello che Giorgio Gori fa a Matteo Renzi».
(A intervista conclusa, la Biancofiore – 41 anni, da Bolzano – racconta: «Poi sabato mi sono sentita con Berlusconi, e lui che mi ha detto? Mi ha detto: “Visto che ormai sei un’amazzone, mi toccherà  regalarti un cavallo”» ).

Fabrizio Roncone
(da “Il Corriere della Sera“)

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COMUNE SCIOLTO PER CAMORRA, MA IL PDL RICANDIDA LE STESSE PERSONE IN GIUNTA

Ottobre 21st, 2012 Riccardo Fucile

A SAN GIUSEPPE VESUVIANO IL PDL RICANDIDA IN CONSIGLIO COMUNALE L’EX SINDACO DELLA GIUNTA AZZERATA

A San Giuseppe Vesuviano – comune in provincia di Napoli e feudo del clan Fabbrocino, camorra di impresa e di sangue — si vota.
Le elezioni del 28-29 ottobre decideranno la nuova compagine amministrativa che dovrà  guidare il Comune dopo la gestione della triade commissariale.
La giunta, infatti, è stata sciolta per condizionamento camorristico nel 2009, decisione confermata dal Consiglio di Stato.
Il sindaco dell’ente azzerato per collusioni era Antonio Agostino Ambrosio, detto Tonino o’ biondo, una vita in politica.
Era sindaco nel 1992. L’anno dopo, con un diverso primo cittadino, San Giuseppe fu sciolto per camorra, era il 1993.
Un ventennio fa.
Dopo l’ultimo scioglimento, dopo la condanna, con patteggiamento (pena sospesa) per concussione (1997), dopo aver girovagato diversi partiti, Ambrosio è tornato nel Pdl che ha deciso, nonostante tutto, di ricandidarlo nella lista a sostegno di Antonio Ambrosio, solo omonimo, che nella giunta sciolta per camorra nel 2009 era assessore al bilancio.
Nelle liste a sostegno del candidato sindaco anche altri esponenti della compagine sciolta per infiltrazioni della camorra.
Tutti pronti a tornare in sella.
Alla presentazione del candidato Antonio Ambrosio c’era anche il deputato Paolo Russo, presidente della commissione agricoltura, indagato in passato dalla distrettuale antimafia di Napoli e poi archiviato, così come il consigliere regionale Fulvio Martusciello, fratello del commissario Agcom Antonio. “Siamo gli uomini del cambiamento e del rinnovamento” il refrain della presentazione a cui ha preso parte anche Antonio Agostino Ambrosio che ha fatto gli onori di casa.
Nella proposta di scioglimento dell’allora prefetto di Napoli Alessandro Pansa, che trova ampio spazio nella relazione allegata al decreto di azzeramento dell’ente firmato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, si leggeva: “Nello stesso periodo in cui il sindaco (Antonio Agostino Ambrosio) si presentava pubblicamente come uomo della legalità  impegnato a difendere le istituzioni nei processi di camorra, egli, in via decisamente più occulta e riservata, stringeva patti e accordi, secondo quanto emerge dall’attività  di indagine, con gli esponenti anche di spicco dei gruppi criminali”.
Nella relazione c’è spazio anche per la vicenda dei rifiuti con l’affidamento dell’appalto ad una società  “risultata positiva ai controlli antimafia”.
Altro capitolo quello dell’abusivismo edilizio: 1154 abusi accertati nel periodo 2000-2008 a San Giuseppe, con il silenzio di fronte alla devastazione messa in atto dal clan Fabbrocino. “L’accondiscendenza — si leggeva nella relazione — dell’apparato amministrativo e burocratico a tale stato di cose ha assunto livelli di particolare gravità  avvantaggiando soggetti direttamente legati ad organizzazioni criminali, come nel caso della villa edificata in piano centro cittadino nelle vicinanze della casa comunale (a duecento metri, ndr) e nella disponibilità  di un noto camorrista locale”.
Il camorrista è Franco Ambrosio, detto ‘o scoccatore, detenuto all’ergastolo, uomo di spicco del clan. Lo scioglimento è un atto amministrativo e non ha comportato indagini penali neanche sul sindaco.
La nuova legge, però, consente di proporre l’incandidabilità  dell’amministratore responsabile dello scioglimento che salta un turno, una misura di natura preventiva. Il Tribunale di Nola, sezione civile, ha applicato la sanzione ad Antonio Agostino Ambrosio, ma il tempo e le tornate elettorali trascorse, secondo un pronunciamento della Corte d’Appello, hanno consentito all’ex sindaco di candidarsi.
A sostenere Antonio Ambrosio ci sono cinque liste, quella del Pdl, dove troviamo l’ex sindaco Antonio Agostino Ambrosio, e altre quattro.
La prefettura ha dovuto cancellare due candidati che avevano riportate condanne passate in giudicato.
I deputati e senatori del Pdl, durante il mandato di Antonio Agostino Ambrosio (biennio 2007-2009), avevano presentato numerose interrogazioni parlamentari per chiedere l’azzeramento dell’ente e denunciare le infiltrazioni dei clan.
A distanza di pochi anni con il ritorno nel partito del biondo, tutto è rientrato come per incanto.

Nello Trocchia
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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IL FIDO FACILE DA 45 MILIONI DI EURO ALLA SIGNORA LA RUSSA

Ottobre 21st, 2012 Riccardo Fucile

L’EX MINISTRO DELLA DIFESA INTERVENNE IN PRIMA PERSONA CON PONZELLINI PER FAR SBLOCCARE IL FIDO ALLA QUINTOGEST, SOCIETA’ DEI LIGRESTI E DELLA MOGLIE LAURA DE CICCO… OPERAZIONE DEFINITA DAI PERITI DEI PM “NON CONVENIENTE PER LA BANCA”

Soldi facili a protetti di Ignazio La Russa.
Dalle carte depositate per la proroga dell’indagine sugli ex vertici della Bpm, emergono particolari su diversi finanziamenti.
Tra i beneficiari della gestione di Massimo Ponzellini e del suo braccio destro Antonio Cannalire, c’è la Quintogest.
È una finanziaria che ha come soci Laura De Cicco (34%), moglie dell’ex ministro La Russa, l’amico storico, Salvatore Ligresti (Sai Fondiaria, 49%) e Antonio Giordano, un altro amico di La Russa (17%).
Nel marzo 2011 ha avuto un fido di 45 milioni.
In una nota del nucleo tributario della Guardia di Finanza di Milano, inviata ai pm Roberto Pellicano e Mauro Clerici, la Quintogest viene citata come esempio di società  protetta: che Cannalire “si occupi della gestione delle pratiche di ‘provenienza politica’ lo si evince anche nella conversazione del 27 luglio 2011.
Michela, segretaria di Ponzellini chiede a Cannalire lo stato della pratica Quintogest e quest’ultimo le risponde che ‘sono a zero perchè Chiesa deve autorizzare l’aumento dei fidi per portarla in finanziamento’.
Pochi minuti prima Ponzellini (intercettato, ndr) era stato contattato dal ministro Ignazio La Russa”.
L’allora ministro chiede aiuto a Ponzellini, ma usa parole prudenti, forse non si fida del telefono, e non nomina mai la moglie: “Solo un problema di tempi che ti devo pregare, ti avevo accennato di una pratica che stai seguendo con una società  che si chiama Quintogest, che è una società  che finanzia il quinto dello stipendio… Comincia a trovarsi in serie difficoltà  perchè non ha i soldi sufficienti da dare ai propri clienti”.
Ponzellini afferra il concetto: “Gli manca la finanza”.
La Russa: “Siccome i tempi sono quelli che sono, io vorrei che tu, naturalmente con la valutazione più seria possibile, prima delle vacanze trovassi una risposta, secondo le convenienze della banca, alla loro richiesta. Per cui ti farei chiamare da Giordano oggi pomeriggio”.
Ma prima di chiudere la telefonata, La Russa si fa più esplicito: “Vedi se si può chiudere, in un modo o nell’altro. L’importante è che sappiano quello che devono fare. Anche all’esito della tua risposta potrebbero decidere di vendere se non hanno prospettive di crescita di lavoro. Quindi hanno bisogno … è chiaro che sperano in una risposta positiva”.
Nel pomeriggio Giordano telefona a Cannalire.
Scrive la Gdf: “Giordano gli riferisce che era andato a trovare il suo amico (La Russa) il quale gli aveva detto che avrebbe chiamato Massimo (Ponzellini). Giordano gli dice di aver detto a La Russa ‘guarda non è che sono cose facili’ e questo (La Russa) gli avrebbe risposto: ‘Allora chiamo io Massimo, vedrai che è facile’.
Cannalire gli riferisce di avere detto a Ponzellini di effettuare una ‘due diligence’ al fine di verificare la percentuale di società  che bisognerà  acquisire. Cannalire, inoltre, gli dice che Enzo (Chiesa) ha proposto di fare una fusione delle tre realtà  (Pitagora, Quintogest e Profamily) e, quindi, di ‘non partire direttamente con la richiesta di finanziamento’”. L’indomani, Cannalire informa Michela, segretaria del presidente della Bpm, che “il ministro La Russa vuole incontrare urgentemente Ponzellini. Entrambi concordano l’incontro per le ore 11.00 del 29 luglio 2011”.
Cosa si siano detti, rimarrà  un mistero.
La Russa è un deputato e quindi non può essere intercettato direttamente senza autorizzazione della Camera.
Anche in merito al credito della Quintogest c’è una perizia richiesta a fine 2011 dai pm Pellicano e Clerici. Rileva che in un solo anno, dal febbraio 2010 al marzo 2011, la società  ha triplicato il tetto massimo di fido “da 15 milioni a 45 milioni”.
Respinta, invece, la richiesta di ampliare ancora “il plafond per 6 milioni” nel settembre 2011. Ma quel credito di 45 milioni non era dovuto.
Scrive il perito dei magistrati: “Già  nel 2010 era emersa la tematica della liquidità  e pertanto l’impiego di un così rilevante plafond a condizione economiche non particolarmente convenienti per Bpm (da ultimo 4,25%) avrebbe potuto essere oggetto di più approfondite riflessioni dagli organi di vertice della banca”.

Antonella Mascali
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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L’ULTIMA CREATURA PDL: LE AMAZZONI AZZURRE

Ottobre 20th, 2012 Riccardo Fucile

NON C’È SOLO LA SANTANCHÈ: NEL “PARTITO DELL’AMORE” GUERRA DI DONNE PER TORNARE A FORZA ITALIA

Non solo Daniela Santanchè, che impugna lo spadone della rottamazione contro il Pdl.
L’ultimissimo fronte bellico dell’ex partito dell’amore, precipitato nei sondaggi al 14 per cento, è la guerra scatenata dalle due amazzoni azzurre, le chiamano così a Palazzo Grazioli, Michaela Biancofiore e Nunzia De Girolamo, nostalgiche dell’immarcescibile spirito forzista del ’94 e finanche ammiratrici del fenomeno Matteo Renzi.
Al punto che ieri sera, la stessa Biancofiore è andata a sentire il sindaco di Firenze nella tappa di Bolzano del camper “Adesso”, ma è stata allontanata dallo staff renziano in quanto poco gradita.
Torniamo al subbuglio provocato dalle amazzoni di B.
La storia è questa, al netto dei veleni che girano tra Montecitorio e via dell’Umiltà , dove si trova la sede nazionale del Pdl a Roma.
Le due parlamentari hanno aperto una chat con il nome Forza Italia su What’s App, applicazione per telefonini.
Le discussioni sono vivaci.
Iscritti e iscritte riconoscono solo il primato berlusconiano, non quello di Alfano e Cicchitto: Laura Ravetto, Beatrice Lorenzin, Annagrazia Calabria, Giancarlo Galan, Catia Polidori, Antonio Martino, Giuseppe Moles, Isabella Bertolini.
La notizia gira e tra i deputati maschi del Pdl si mormora di una riedizione di Forza Gnocca.
Vengono aggiunti i nomi di Gabriella Giammanco, Barbara Mannucci, Fiorella Ceccacci Rubino (ex attrice di Tinto Brass), pure quello di Mariarosaria Rossi, deputata-assistente di un Cavaliere sempre più stanco e nero d’umore.
Tra i malpancisti azzurri viene segnalato in avvicinamento anche il gigante Guido Crosetto, ma lui smentisce: “Con le amazzoni non c’entro nulla”. Piuttosto, le indiscrezioni lo vorrebbero candidato alle primarie del centrodestra, con il supporto della falange di avvocati dell’ex premier, tra cui Maurizio Paniz ed Enrico Costa.
Caos su caos.
La chat diviene l’embrione della lista dello spirito del ’94, con l’ambizione di attirare un Berlusconi sempre più nauseato dal Pdl.
Il nome è “Fratelli d’Italia”, ma viene reclamato da altre aree del partito già  esistenti.
Il troncone forzista preclude a uno spacchettamento della creatura pidiellina: il movimento delle amazzoni, la lista della Santanchè, la bad company del Pdl con la nomenklatura attuale, gli ex An.
Si vocifera anche di un gruppo parlamentare autonomo, da formalizzare dopo le regionali siciliane.
La De Girolamo, però, ad Agorà  su Raitre smentisce e sparge un po’ di veleno: “Questa cose le scrive Adamo perchè Eva non ha il coraggio di parlare”.
Chi è Adamo? Chi è Eva?
Il crepuscolo del berlusconismo è crudelmente divertente.
La deputata del Pdl (moglie di Francesco Boccia del Pd) si riferisce a un articolo uscito sull’Huffington Post edizione italiana che riprende alcune voci apparse già  su Lettera 43: “Silvio Berlusconi dice sì al gruppo parlamentare delle sue belle. E loro preparano le pagelle su chi può entrare”.
L’autore è Alessandro De Angelis.
È lui Adamo in quanto compagno dell’ex ministra Anna Maria Bernini, indicata come l’Eva che “non ha il coraggio di parlare”.
Una lotta feroce che non risparmia nessuno. E che fa altre vittime.
Quando la voce su “Fratelli d’Italia” è di dominio pubblico, Annagrazia Calabria si cancella dalla chat Forza Italia, per via del suo legame politico con il segretario Angelino Alfano.
Tutti contro tutti. Non solo Eva contro Eva (che è Adamo però).
A questo spettacolo di auto-distruzione, il Cavaliere assiste con malcelato distacco. Il regista del bombardamento sul quartier generale dell’oligarchia del Pdl è lui.
L’ammissione viene da una sua dichiarazione di ieri: “Il partito l’ho lasciato ad Alfano, ieri mi hanno costretto a fare una dichiarazione”.
Stavolta, il riferimento è alla nota di Paolo Bonaiuti, portavoce di Palazzo Grazioli, che invita a non considerare la virulenza rottamatrice della Santanchè come espressione del Capo.
La smentita di B. alla nota di Bonaiuti dà  altra forza all’ex sottosegretaria vicina al Giornale di Sallusti: “Ho detto che bisogna azzerare e ripartire perchè il Pdl è messo malissimo. Non è vero, forse?”.
Una verità  incontestabile.
E la questione dell’eredità  politica sta diventando un affare di donne.

Fabrizio d’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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LA SANTANCHE’ URLA: “DIMETTETEVI TUTTI” E DAL PDL LE RISPONDONO: “MA STAI ZITTA, CHE NEL 2008 ERI CONTRO BERLUSCONI”

Ottobre 18th, 2012 Riccardo Fucile

GIORNATA DI COMICHE NEL PDL, ORA LA PASIONARIA VUOLE CHE SI DIMETTA ANCHE ALFANO: “UN MONDO E’ FINITO, SEGUITE L’ESEMPIO DI SILVIO”

Daniela Santanchè tuona che «il Pdl non esiste più», che è «un mondo finito», che «devono dimettersi Alfano e i coordinatori».
Il suo intervento a «La zanzara» su Radio24 ha scatenato una tempesta in seno al centro destra, tempesta rafforzata da un altro intervento, mercoledì sera, al Tg4: «In questo momento abbiamo un mercato elettorale ma non abbiamo il prodotto», ha commentato l’onorevole.
Bene la «generosità » dimostrata da Silvio Berlusconi con il suo passo indietro ma, è stata la bordata dell’ex sottosegretario, «sono invece rammaricata che il nostro gruppo dirigente, da Alfano in giù, non abbia seguito questo esempio».
LE REAZIONI
Giuliano Cazzola ha replicato alla «pasionaria» in modo altrettanto diretto: «Daniela Santanchè propone di cacciare i parlamentari del Pdl che appoggiano il governo di Mario Monti, sarei onorato di stare ai primi posti nella sua lista di proscrizione. Anzi credo proprio di averne diritto».
Un altro deputato del Pdl, Sergio Pizzolante, si appella direttamente a Berlusconi: «Spero, anzi ne sono certo, che prenderà  le distanze da chi attacca storie e persone che lo hanno sostenuto con determinazione e amore», censurando il fatto che «la Santanchè attacca il gruppo dirigente che ha scommesso su Alfano che rappresenta, come dimostrano anche gli ultimi sondaggi, l’ultima possibilità  di rinnovamento del Pdl e del centrodestra».
Sulla stessa lunghezza d’onda Jole Santelli: «Non mi meraviglia che Daniela Santanchè attacchi il Pdl ed il suo segretario Alfano. In fondo non è mai stata d’accordo con la costruzione del nuovo partito, tanto da essersi candidata nel 2008 contro Berlusconi».

(da “il Corriere della Sera“)

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IN LOMBARDIA IL PDL APRE LE FOGNE: ANCORA ALLEANZA CON LA LEGA E APPOGGIO ALLA CANDIDATURA DELL’IMPRESENTABILE SALVINI

Ottobre 15th, 2012 Riccardo Fucile

MAI UN UOMO DI DESTRA POTREBBE VOTARE UN FIGURO DEL GENERE, ANTI-ITALIANO E RAZZISTA… IL PDL PAGHERA’ CARA UNA SCELTA DA PERENNE SERVO DI UN PICCOLO PARTITO DEL 5%, CON PLURI-INQUISITI CHE FANNO PURE LA MORALE AGLI ALTRI

E’ un altro ventennio che va in soffitta, quello dell’eterno Celeste alla guida del modello Lombardia gettato in faccia alla Nazione con arroganza e ostentazione oscena del potere.
Dopo una lunga notte di conciliaboli e telefonate concitate, alle fine anche l’ultima zattera che restava in mano a Formigoni è venuta meno; Alfano ha annunciato l’intenzione del Pdl di sfilarsi dal sostegno ad oltranza del governatore che, tuttavia, piloterà  la crisi fino alle elezioni di cui lui deciderà  “autonomamente” la data; un modo per non lasciare la gestione del passaggio in mano al Carroccio, anche se l’asse Pdl-Lega resta solido.
Nel nome di un accordo ad orologeria che, tuttavia, già  guarda all’alleanza nel dopo Formigoni.
Che dovrà  portare un leghista — nelle intenzioni- alla guida di Palazzo Lombardia.
Ma non sarà  Maroni.
E’ stato ieri sera, a Lecco, che i fantasmi della sconfitta definitiva a lungo temuti del Celeste si sono materializzati in una folla che gridava “buffone, dimettiti”.
Poco prima, Maroni si era trovato l’intero consiglio federale della Lega a fargli una sorta di processo, capitanato da Matteo Salvini, che sventolava i titoli dei giornali della mattina: “La Lega salva Formigoni”.
Un’onta che il nuovo Carroccio non poteva tollerare.
Così Maroni, sentito Bossi, ha cambiato la corrente degli eventi attaccandosi a quella data di chiusura della legislatura lombarda che mai era stata sottoscritta durante il vertice di giovedì a Roma e ha chiesto a Formigoni il famoso passo indietro: “Si va a votare ad aprile”.
La linea Salvini ha vinto su tutto, ma Maroni, prima di darla vinta al suo arrogante luogotenente, aveva sentito Alfano, concordando la linea da tenere in futuro.
Formigoni avrà  probabilmente un seggio al Senato, nel listino blindato di quello che sarà  il Pdl alle politiche; una candidatura che verrà  sostenuta anche dalla Lega, per non rinnegare “l’ottimo lavoro fatto in Regione fino ad oggi”.
Se il Celeste accetterà  questa ciambella di salvataggio lo si vedrà  poi. Intanto, però, governerà  lui la crisi decidendo anche la data delle elezioni, cosa che Salvini, invece, non voleva in alcun modo concedere.
In cambio, il Pdl non metterà  a rischio la tenuta delle due regioni leghiste, Piemonte e Veneto, ma non appena verrà  stabilita la data del voto l’asse Pdl e Lega tornerà  ad rinsaldarsi sul nome del successore di Formigoni che, con ogni probabilità  sarà  proprio Matteo Salvini.
Maroni sembra continuare a voler ritagliare per sè il ruolo di “traghettatore” della Lega 2.0. che ha bisogno ancora di un lungo lavoro di ricostruzione prima di poter pensare di rivolgersi nuovamente all’elettorato nazionale senza temere di restare sotto lo sbarramento più basso, quello del 4% in coalizione. L’accordo che chiude il ventennio ciellino alla guida del Pirellone è stato quindi siglato nella notte.
Poi, stamattina, una lunga telefonata tra Alfano e Formigoni e quindi l’annuncio, durante la convention dei Democristiani di Rotondi a Saint-Vincent.
Niente “accanimenti terapeutici”, andare alle elezioni “per il bene della Lombardia”.
Alfano, dunque, ha scaricato Formigoni (anche se lui ha parlato maliziosamente di “lettura malevola della vicenda”) pur di non perdere il più fedele alleato e cominciare a ricostruire, fin da subito, un “dopo” che possa soddisfare entrambi.
D’altra parte, l’alleanza tra Pdl e Lega è stata la colonna portante del ventennio e ora la parte più nuova di questa ossatura politica (la Lega di Salvini, non certo quella di un Maroni ancora troppo compromesso con il passato e interessato anche dall’inchiesta Finmeccanica) prova a rinascere dalle ceneri del suo alleato.
La Lombardia è stata il modello di efficienza e sviluppo che il centrodestra offriva al resto del Paese reale.
Appena pochi mesi fa Formigoni era considerato una possibile alternativa alla leadership nazionale di Berlusconi, e rivendicava le primarie per prenderne il posto.
Invece, il Celeste ha molte responsabilità  personali, a partire dalla negazione dell’evidenza.
E cioè che la ‘ndrangheta dettava legge a Milano, comprava e vendeva voti, infiltrandosi ovunque, nel suo partito e altrove.
Come sempre ci si chiederà , ora più che prima, come poteva “non sapere” tutto questo Formigoni; la storia giudiziaria racconterà  il resto.
Domani, dunque, sarà  davvero un altro giorno per la Regione Lombardia.
Ma chissà  quanto migliore.

Sara Nicoli
(da “Il Fatto Quotidiano”)

Il commento del ns. direttore

Formigoni doveva dimettersi da tempo, i vertici del Pdl avrebbero dovuto convincerlo a rassegnarle prima che la situazione precipitasse.
Ma che vengano a fare la morale i compagni di merenda di Boni e Belsito, ovvero colui che, secondo gli inquirenti, aveva rapporti con la ‘ndrangheta, è davvero il massimo della sconcezza politica.
Se Formigoni “non poteva non sapere” del suo assessore che pagava 50 euro a voto, il metro di giudizio deve valere anche per Maroni e Salvini che “non potevano non sapere” dei soldi in Tanzania e dei lingotti d’oro.
Salvo che non si auto-accusino di essere dei coglioni, il che non deporrebbe in ogni caso a loro favore.
Berlusconi e Alfano, dopo aver minacciato di far cadere le giunte di Piemonte e Veneto, si sono calati le braghe, anche perchè nessun assessore del Pdl in quelle due regioni avrebbe mai mollato la poltrona.
E’ il prezzo che si paga ad aggregare soggetti senza ideali.
E’ risaputo che, all’interno della Lega, molti esponenti di rilievo hanno da sempre considerato Maroni “un traditore” potenziale: se ha tradito Bossi, quale scrupolo volete che abbia avuto a venir meno alla parola data a Formigoni.
Dopo aver subito ricatti per anni, i vertici del Pdl dimostrano di non aver compreso ancora la lezione: ora pare che sarebbero disposti a cedere a un partito del 5%, allo sfascio più del loro, la presidenza anche della Lombardia. E non a una persona che almeno non rutti a tavola, ma al peggiore becerume esistente in via Bellerio, l’anti-italiano Salvini.
Il famoso sobrio cantante dai cori razzisti secondo cui “i napoletani puzzano”.
Un soggetto che se in Italia venisse perseguito il reato di istigazione alla discriminazione razziale si potrebbe presentare solo alle primarie di San Vittore, ma che pare molto gradito alla fogna padagna del 5%.
Bene, presentatelo come candidato governatore in Lombardia e tanti uomini e donne di destra vera, non quella becera o dei conti in Tanzania, non quella imputata di corruzione o che trasforma i soldi pubblici in lingotti, saprà  come regolarsi.
Chiunque sarà  l’avversario di Salvini, fosse anche il Pisapia di turno, il nostro voto sarà  per chi non rutta corruzione, divisione del Paese   e razzismo.
Per Salvini la Padania non è l’Italia?
Bene, fuori dai coglioni allora: torni in Tanzania a contare i soldi di Belsito.

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