Ottobre 30th, 2012 Riccardo Fucile
BERLUSCONI NON VUOLE CHE IL PARTITO SI SFALDI
Non una parola in pubblico, non un commento. 
Per Silvio Berlusconi, la Sicilia è affare loro.
Di un Pdl che ha sbagliato le mosse, che così com’è certo non può vincere, che rischia di questo passo di «sparire».
Non ci ha voluto mettere la faccia in tutti questi mesi, non lo ha fatto neanche ieri.
Al telefono con Angelino Alfano, ha ascoltato la dettagliata relazione su un voto che «non è stato così negativo come sembra», sulla inevitabilità della sconfitta «se si va divisi», e ha freddamente preso atto.
D’altra parte, che il segretario avesse tentato l’accordo con Miccichè in tutti i modi lo sapeva bene il Cavaliere che – raccontano – non si è speso granchè neanche per ricucire.
E però, nemmeno ha approfittato dell’occasione per liberarsi del suo – almeno un tempo – delfino. «Vuole farsi le primarie, e si faccia le primarie… D’altra parte, a questo punto, se le primarie si bloccano Angelino è finito e il partito si sfalda, e io non voglio questo», il commento affidato a uno dei tanti interlocutori da un Berlusconi che, al telefono col segretario, ha in effetti dato il via libera al rilancio dell’appuntamento sul quale Alfano punta tutto: la sua sopravvivenza e quella del partito.
Non si opporrà dunque Berlusconi, non si metterà di traverso.
Lo confermano anche le parole di Daniela Santanchè, che dà atto ad Alfano di aver avuto «coraggio» stavolta, e che si candida per sfidarlo su una linea spiccatamente antimontiana.
«La verità – dice un ex ministro – è che Berlusconi sta pensando davvero di farsi un suo partito, ma a tempo debito. Ha bisogno ancora di organizzarsi e intanto non può permettersi lo sfaldamento del Pdl, per questo lascia che Angelino organizzi le primarie, vadano come vadano, poi si vedrà ».
Insomma, non è guerra nè pace, ma una tregua che serve a far riprendere fiato a tutti i contendenti nel Pdl.
Che non sono solo Berlusconi con eventuale contorno di amazzoni e pasdaran e Alfano con lo stato maggiore del partito, che pure ancora lo sostiene ma non in maniera compatta come prima.
Ieri, nella lunga riunione in via dell’Umiltà , è stato Denis Verdini a suggerire ad Alfano di valutare se davvero valga «la pena di andare avanti», se a questo punto non è meglio «puntare sul ritorno di Berlusconi» e farla finita.
Perchè l’ipotesi di dimissioni Alfano l’ha considerata seriamente, ma con la gran parte dei vertici del Pdl d’accordo l’ha poi accantonata, dopo le rassicurazioni di Berlusconi e il suo invito ad «andare avanti».
E però si naviga sempre più a vista, tutti.
Lo dimostrano le uscite contraddittorie di una Meloni che chiede l’immediato «azzeramento dei vertici», di Bondi che smitizza le primarie perchè «contano più i programmi», di Dell’Utri, che invoca «candidature di giovani, solo loro possono salvarci» e una «rivoluzione, fatta da chiunque, anche dai grillini se serve, per salvare questo Paese», di La Russa e Corsaro che, a nome della destra più agguerrita, pur sostenendo formalmente Alfano avvertono che «se non ci sarà una dichiarazione formale e decisa che non ci alleeremo mai più con la sinistra, che le nostre bandiere e i nostri valori saranno tenuti alti» sono pronti a lanciare una lista di destra per poi arrivare «magari a una federazione del centrodestra».
Un quadro di enorme fibrillazione, al quale si sommano le mosse sempre più imprevedibili di Berlusconi, che cambiano di ora in ora come i suoi appuntamenti. Ieri sono stati ben due i gialli su suoi possibili incontri. Il primo, il più delicato, riguarda un colloquio al Quirinale che, giurano fonti autorevoli del Pdl, sarebbe stato fissato da tempo per stamattina.
In mattinata Berlusconi è in effetti atteso a Roma, e la sua agenda – assicurano – prevede proprio un faccia a faccia con Napolitano.
Che però dal Colle smentiscono seccamente: incomprensione, voci dal sen fuggite o cancellazione dell’incontro da parte di Napolitano, che certo non ha gradito l’uscita anti Monti del premier da Villa Gernetto? Non è dato saperlo, ma certo l’episodio la dice lunga sulla confusione che domina la scena politica.
Altro incontro che sembrava dovesse avvenire ieri sera ad Arcore era quello di Berlusconi con Bossi, Calderoli e Tremonti.
Una «rimpatriata», così la definiscono, che però è saltata sembra per l’irritazione di Maroni che, dopo aver dato il via libera, avrebbe fatto trapelare il suo niet visto che la notizia della cena, che doveva restare riservata, è stata diffusa da fonti pidielline. Resta dunque apertissimo lo scenario del futuro del centrodestra, dalla leadership alla sopravvivenza del Pdl fino alla durata del governo Monti.
Al premier sono arrivate le rassicurazioni di un Alfano convinto di avere gran parte del partito dalla sua parte.
Ma il punto interrogativo sulle reali intenzioni del Cavaliere è, allo stato, l’unica delle certezze.
Paola Di Caro
(da “il Corriere della Sera“)
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Ottobre 30th, 2012 Riccardo Fucile
“LA VITTORIA DI CROCETTA DERIVA DALLE DIVISIONI NEL CENTRODESTRA”… E CONFERMA LE PRIMARIE PER IL 16 DICEMBRE
“Per quanto ci riguarda il governo Monti va avanti”. Non si esprime come Berlusconi il segretario del Pdl Angelino Alfano,
che sottolinea l’appoggio del suo partito ai tecnici.
Il contrario di quanto ipotizzato dal Cavaliere, che nel fine settimana da Villa Gernetto aveva parlato della possibilità di togliere la fiducia all’esecutivo.
Minaccia che, peraltro, lo stesso Professore ha minimizzato. “Sono fortemente convinto delle mie idee che sono largamente condivise nel partito — ha proseguito il segretario a chi gli chiedeva se si sentisse sconfessato dalla parole dell’ex presidente del Consiglio – Berlusconi ha riaffermato con termini e parole diverse le cose che abbiamo sempre detto su un certo modo di fare della Germania e sulle politiche recessive”.
Per Alfano, inoltre, il futuro del Pdl “passa dalle primarie del 16 dicembre” dove si candida “ufficialmente”, portando avanti “i miei ideali che valgono più della mia carriera”.
Sono dichiarazioni che arrivano al termine di una giornata nera per il Popolo della libertà , crollato alle elezioni siciliane.
E se Berlusconi preferisce il no comment sull’esito delle urne, per il segretario il segreto della vittoria di Rosario Crocetta in Sicilia risiede nella ”divisione del centrodestra”.
”Il voto in Sicilia – spiega provocatoriamente — dimostra che l’operazione di dividere il centrodestra è riuscita perfettamente. Il centrodestra diviso ha fatto vincere il candidato del partito democratico. Ho sentito al telefono il presidente Berlusconi, condivide la mia analisi sul voto in Sicilia”.
Ritornando sul tema delle primarie, il segretario nazionale del Pdl ha spiegato che “entro il 16 novembre saranno depositate le candidature”, che le regole “saranno ratificate dall’Ufficio di Presidenza il 7 novembre prossimo”.
Inoltre ha smentito categoricamente la divisione interna al partito tra montiani e anti-montiani, con questi ultimi capeggiati da Silvio Berlusconi.
“E’ una rappresentazione assolutamente surreale e a tratti comica” ha detto, sottolineando che gli “assertori di essere interpreti del pensiero di Berlusconi farebbero bene a tacere perchè non rappresentano il pensiero autentico di Berlusconi e nuocciono alla nostra causa”.
Dopo aver assicurato che il partito voterà con convinzione il ddl corruzione del governo Monti, mentre per quanto riguarda la legge di stabilità Alfano ha confermato che il Pdl chiederà “modifiche sostanziali” al governo, in particolare sul fronte fiscale.
Non poteva mancare un accenno sulla legge elettorale, con Alfano che ha sottolineato come il Porcellum “va cambiato e il Pdl lavorerà per questo, speriamo di riuscirsi e che non ci siano troppi ostacoli”.
In sostanza Alfano, con al fianco tutti i ‘big’ di via dell’Umiltà , ha ribadito la sua linea: la rifondazione del centrodestra passa attraverso il Pdl e le primarie e non uno sgambetto al governo Monti.
L’ex premier lascia fare, ma la strategia resta quella della dura opposizione, del ‘basta tasse’. L’intenzione è di dettare condizioni, senza andare alla rottura, senza ‘strappare’, anche perchè difficilmente i numeri nel Pdl sarebbero dalla sua parte.
Sul ddl anticorruzione il Pdl non si metterà di traverso, ha assicurato Alfano, mentre si andrà avanti sulla legge elettorale, con i vertici del Pdl che vogliono arrivare al proporzionale con Silvio Berlusconi che, però, vorrebbe mantenere il ‘Porcellum’.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Ottobre 30th, 2012 Riccardo Fucile
NON C’E’ NESSUNO CHE INTERVIENE COME IL CAPO DEI SENATORI PDL
Non c’è nessuno che intervenga come lui, è l’interventista principe del nostro Parlamento.
Come un cane da tartufi, se fiuta la presenza di una telecamera accesa o di un taccuino aperto, si dedica subito allo scavo pur di rilasciare una dichiarazione, di solito insipida, l’eco di se stesso.
Nelle ultime 48 ore il senatore Maurizio Gasparri, ex colonnello di An, presidente dei senatori pidiellini, è intervenuto a raffica sulla sentenza di condanna a Berlusconi, sulle elezioni in Sicilia, sulla decisione della Ferrari di apporre la bandiera della Marina Militare, sul passo indietro di Berlusconi, sull’applicazione della riforma pensionistica al comparto sicurezza-difesa, sulla Regione Lazio, sulle primarie del centrodestra, sulla ridiscesa in campo di Berlusconi.
Cliente affezionato di giornali e tv, da un po’ di tempo sta dando il meglio di sè anche su Twitter, social sul quale è approdato con la grazia di un rinoceronte.
A un follower che gli contestava alcune dichiarazioni sulla Roma di Zeman ha risposto: «Seguito da 48, imbarazzante»; «Con 48 non arrivi neanche all’angolo» e poi «Non sei nessuno», secondo l’aurea scuola del Marchese del Grillo: «Io so io e voi nun siete un caz…».
Ormai le sue frasi celebri compongono una piccola antologia comica: «Il fascismo non è la parentesi oscura della storia, come disse Croce sbagliando», «Con Obama alla Casa Bianca Al Qaeda forse è più contenta», «In questa fase storica assai più che dal clericalismo la laicità è minacciata da quel dogmatismo in cui non di rado incorrono anche i paladini di una presunta laicità che in questo modo si trasforma in laicismo». Le sue analisi politiche sono folgoranti: «Nel Pdl c’è tutto: baccalà imporchettato, patate imburrate oppure un’insalatina leggera».
La legge sul riordino del sistema radiotelevisivo porta il suo nome, dando adito a ogni tipo di ilarità .
Strepitosa l’imitazione di Neri Marcorè, più Gasparri del vero (il labbrone pendulo, l’aria del diversamente preparato): «Io ‘sta legge è vero che non l’ho scritta, non l’ho manco letta se è per quello; c’ho provato a leggerla, ma francamente non gliela faccio».
Il dramma di Gasparri è che parla, parla, perchè solo parlando s’illude di avere convinzioni.
Aldo Grasso
(da “Il Corriere della Sera“)
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Ottobre 30th, 2012 Riccardo Fucile
MA FORMIGONI NON CI STA: “NO AI DIKTAT LEGHISTI, SPAZIO ALL’EX SINDACO”
Il dopo Formigoni inizia con una nuova lite tra il governatore e il coordinatore regionale del
Pdl. Mario Mantovani lancia la proposta di scegliere il candidato del centrodestra alle regionali il 16 dicembre, con le primarie nazionali pidielline.
Lo scopo dell’iniziativa che sarà formalizzata mercoledì al segretario del partito, Angelino, Alfano è rinsaldare l’alleanza con la Lega.
«Un percorso ineludibile – spiega Mantovani, che è stato chiamato ancora una volta a rapporto ad Arcore da Silvio Berlusconi – Ci vogliono grandi ideali, ma anche grandi numeri: l’uno non può fare a meno dell’altro».
Quanto all’ipotesi di candidare l’ex sindaco Gabriele Albertini, il senatore berlusconiano non si sbilancia: «Non l’ho ancora sentito e mi auguro di sentirlo presto. È un buon nome, ma bisogna che la Lega sia favorevole. E proprio attraverso le primarie può emergere un candidato su cui possa convergere anche il Carroccio».
L’interessato, però, prende altro tempo.
Il vicegovernatore Andrea Gibelli della Lega «condivide» il percorso indicato da Mantovani.
«Per vincere in Lombardia – sottolinea – c’è bisogno della Lega, visto che i numeri non sono noccioline». Non prima di aver ribadito: «Il nostro candidato è Roberto Maroni».
A sfasciare tutto, ancora una volta, è Roberto Formigoni. Che prima su Twitter e poi con dichiarazioni a raffica boccia la linea del Pdl lombardo.
«Il Pdl sosterrà la candidatura di Albertini, i giochi sono praticamente fatti – sentenzia il governatore – Il Pdl non accetterà il diktat della Lega che continua a dire avanti con Maroni, non ci sono altre candidature e Albertini ha un profilo stimato oltre Milano. La Lega ha mandato in crisi l’alleanza e ha tradito i patti del 2010 che ci impegnavano fino al 2015 e l’accordo che avevamo sottoscritto con Alfano e Maroni. Il candidato sarà un uomo del Pdl, se poi la Lega vorrà appoggiarlo sarà la benvenuta. Non possono pretendere di avere il candidato».
Formigoni respinge senza appello anche l’ipotesi proposta da Mantovani di scegliere il candidato attraverso le primarie.
«Bisogna vedere se ci sono i tempi – attacca – In Lombardia si può votare anche il 16 dicembre. La politica deve diventare più veloce. Io lavoro perchè si voti il 16 dicembre e credo che il governo, impegnato a dare all’estero un’immagine diversa dell’Italia, sia interessato a dare un’immagine di efficienza».
Il governatore azzarda addirittura che se la data del voto anticipato fosse quella preferita da lui, quelle del Pdl per scegliere il candidato premier «si sposteranno di una settimana».
La scelta del candidato del centrodestra per il dopo Formigoni resta un percorso a ostacoli.
L’argomento è stato al centro di un nuovo faccia a faccia tra Mantovani e Silvio Berlusconi nella sua villa di Arcore. La finestra per andare alle urne, secondo quanto riferito da Formigoni, è dal 16 dicembre al 27 gennaio.
Il Pdl lombardo, invece, punterebbe a votare a febbraio e ad allargare al massimo la coalizione. Non solo alla Lega e ai Pensionati, ma anche all’Udc. Mentre l’area del partito vicina a Formigoni preme per abbandonare definitivamente l’alleanza con il Carroccio e aprire al centro.
Per questo motivo, per capire in quale direzione penderà l’ago della bilancia delle future alleanze, e quindi il candidato più adatto a rappresentarle, bisognerà aspettare anche l’esito del voto in Sicilia.
Oltre, naturalmente, sia alla decisione dei vertici nazionali del Pdl attesa per domani sulle primarie nazionali, che quella del prefetto Gian Valerio Lombardi sulla data del voto in Lombardia.
Nel frattempo, Formigoni fa sapere che potrebbe candidarsi anche a premier: «Sto valutando, lo annuncerò su Twitter»
Andrea Montanari
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Ottobre 29th, 2012 Riccardo Fucile
L’IRA DEL CAVALIERE … “ALFANO NON CAPISCE LA PANCIA DEL PAESE”
Dopo di lui il diluvio.
E pazienza se oggi sarà lunedì nero per spread e Borse.
«Ho fatto due passi indietro ma Monti e Napolitano hanno preferito abbandonarmi al mio destino. Ora ho il diritto di difendermi, mi vogliono in galera e non ho tempo da perdere». Nel day after, Silvio Berlusconi rincara la dose, se possibile.
Il governo dei tecnici dice di non volerlo far cadere, ma «ballare» sì che lo farà ballare.
A cominciare da domani in commissione, legge di stabilità con la sua «odiosa» pressione fiscale.
La giornata di festa, dopo una settimana da incubo, la trascorre ad Arcore, in famiglia. Al telefono pochi fedelissimi del giro lombardo.
Il Pdl vada pure per la sua strada, ripete. Martedì i dirigenti di via dell’Umiltà si riuniranno per il tavolo delle regole sulle primarie, lui partirà per Malindi. Destinazione Kenya, ritorno al residence di Briatore e arrivederci al 5 novembre.
Le primarie sono «affare loro ».
Il partito è attonito, governato in queste ore dal panico, scialuppa in cui tutti i dirigenti cercano la rotta per salvarsi. Partito soprattutto a un passo dalla scissione, tra berlusconiani e montiani.
Solo dopo una telefonata lunga un’ora, sabato a pranzo, Gianni Letta è riuscito a convincere l’ex premier a desistere dall’annuncio in conferenza stampa del varo del nuovo partito, della nuova lista.
Ma è lì che Berlusconi andrà a parare.
Il segretario Alfano tace, ricomparirà oggi dopo il voto in Sicilia. Sa di avere buona parte del partito con lui, sulla sponda pro-Monti, ma una disfatta nella «sua» isola potrebbe portarlo alle dimissioni, ammettono dirigenti di via dell’Umiltà .
Fosse pure per provocare una scossa e trasformare le primarie in una corsa per la segreteria e contarsi lì sulla linea: quella oltranzista del capo o quella moderata che lui, Angelino, ormai rappresenta.
«Non si torna indietro da Monti» diceva ieri sera al Tg3 Maurizio Lupi. È il diktat anche di Franco Frattini, che non fa mistero di non aver gradito affatto le uscite antieuropeiste e di non sostenerle in Parlamento.
«Attenti a non far saltare lo spread» avverte ormai anche il capogruppo Fabrizio Cicchitto. Perfino il fedelissimo Gaetano Quagliariello sembra quasi richiamare il leader, quando fa notare che «in presenza di elezioni non si fa dibattito interno, è un fatto di buon senso ».
E comunque, «la spina a Monti non si stacca» avverte il vicecapogruppo alla Camera Osvaldo Napoli.
È l’ala montiana del partito, che comprende anche Maria Stella Gelmini (pur presente a Lesmo due giorni fa) e Mario Mauro, capogruppo a Strasburgo, assai critico con la svolta antiUe e «suicida» con la Markel.
Sognano il Ppe italiano, si sono ritrovati all’ombra di un leader populista e nemico dell’euro.
A questo punto, però, la loro è l’ala maggioritaria. Pronta ad andare alla conta se la fronda berlusconiana decidesse di staccare la spina.
Una fronda che comprende i coordinatori Verdini e Bondi, gli ex An La Russa e Meloni e Corsaro tentati dalla rivolta contro Monti.
E poi le “amazzoni” Santanchè e Biancofiore, ma anche i dc Rotondi e Giovanardi, oltre che il coordinatore lombardo Mantovani e Paolo Romani.
La sacca di resistenza che ha deciso di stare col capo sempre e comunque.
La Santanchè, che due giorni fa aveva provocato Alfano chiedendone le dimissioni, ieri twittava trionfante: «Le parole di Berlusconi sono state un colpo d’aria che ha fatto andar via la voce agli amici del Pdl».
Qualcuno di loro suggerisce anche una grande manifestazione di piazza, come ai vecchi tempi. Ma non tira aria.
Pallottoliere alla mano, sulla “stabilità ” alla Camera i berlusconiani non avrebbero i numeri per opporsi.
Ma al Senato – ieri si faceva di conto nel partito – ce la farebbero, assieme ai leghisti
Molteplici e tormentate le telefonate intercorse ieri per tutto il giorno tra Angelino Alfano e il suo leader. «Perchè proprio ora? Giusto alla vigilia del voto in Sicilia? È un attacco a me? Ce l’hai con me?» avrebbe incalzato il segretario, stando ai racconti di chi ha parlato con Berlusconi.
Il Cavaliere lo ha rassicurato a più riprese. «Con lui sotto il profilo umano non c’è alcun problema, ma ci sono alcuni nodi politici da risolvere» ha poi spiegato l’ex premier ai suoi interlocutori.
Staccare la spina al governo non lo ritiene utile, ormai: «La crisi non conviene a nessuno, al voto si va comunque a breve: io ormai sono in campagna elettorale ». Quella legge che aumenta la pressione fiscale però la vuole «stravolgere». Il presidente del Consiglio è nel mirino, come lo è senza ipocrisie ormai il capo dello Stato.
Non si attendeva certo un salvacondotto, Berlusconi, a sentire lo sfogo delle ultime ore, ma delle garanzie più solide, anche dal Colle.
Non è arrivato: «L’anno scorso ho compiuto un sacrificio importante, ma mi hanno abbandonato in balia dei magistrati». Ora non ci sta più.
Cavaliere «galvanizzato», raccontano, che adesso alza il tiro in privato a briglie sciolte contro Monti: «Ogni volta parla di credibilità come se quelli che sono venuti prima di lui fossero dei poco di buono. Lo spread si è regolarizzato, è vero, ma grazie agli interventi della Bce, non solo grazie a lui».
E continua, rivolto al Professore: «Molte scelte strategiche vengono fatte senza alcun coinvolgimento: non ha tagliato il cuneo fiscale, non ha movimentato la crescita, solo tagli ».
Per non dire dei ministri tecnici del governo, definiti nei colloqui confidenziali «irriguardosi», oltre che con «velleità » politiche: «Ma chi si credono di essere? » Berlusconi si è convinto che la pancia del Paese non segua più questo governo, soprattutto il cuore del Nord produttivo, «basta sentire Squinzi».
E lui, l’ex premier, pensa di poterla interpretare, quella «pancia». A differenza del segretario del suo partito. «Angelino è un caro ragazzo. Ma fa fatica ad avere presa su quella fetta di paese scontento e disperato ».
È lo spartiacque del leader Pdl, «chi vuole andare col governo delle tasse ci vada pure, Angelino scelga con chi stare, io ho lanciato un’operazione verità ».
Con lui o contro di lui, ormai è una partita a rompere.
Carmelo Lopapa
(da “la Repubblica“)
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Ottobre 29th, 2012 Riccardo Fucile
MOLTI ESPONENTI SI SONO RITROVATI SPIAZZATI E QUALCUNO SBOTTA: “IN QUESTO MODO NON VINCEREMO MAI”
Sorpresi. Spiazzati. Persino impauriti. 
Lo “sfogo” di Berlusconi, come lo ha chiamato, con grande indulgenza, Osvaldo Napoli, ha lasciato le file pidielline sconcertate e confuse. Indulgenza, a dire il vero, che è durata poco.
Lo stesso Napoli, in una intervista a Libero, si è lasciato andare ad una analisi ben più critica: “Berlusconi si è fatto del male con le sue parole” perchè “dopo quello che ha detto i moderati non verranno più con noi e così non vinceremo mai più le elezioni. Berlusconi – ha aggiunto Napoli — ha già stretto l’accordo con la Lega, con quello che ha detto l’area moderata ce la sogniamo”, ha “ammazzato le primarie e Alfano”, spiega ancora il deputato del Pdl. La stragrande maggioranza del Pdl la pensa come me, “l’ottanta per cento del partito sta con Alfano” e Berlusconi rappresenta “la minoranza del partito”.
La frase, “resto il presidente del mio movimento” con la quale il Cavaliere ha voluto riprendersi la centralità del Pdl annunciando “una cosa che non aveva mai fatto — racconta un suo fedelissimo — cioè l’intenzione di lanciare una battaglia politica fatta di punti come manifesto elettorale”, ha lasciato a dir poco perplessi.
Perchè Berlusconi è sembrato parlare al Pdl come a un soggetto terzo, qualcosa di “altro da sè”; in un’ora di monologo, non ha mai pronunciato la parola.
“Fino a oggi — ecco la spiegazione di chi gli sta accanto — Berlusconi ha sempre gestito; prima le aziende, poi il partito, quindi il governo. Una battaglia politica non l’ha mai fatta, ora invece lo annuncia: siamo davanti a una novità assoluta, di cui ignoriamo le conseguenze”.
Che, certamente, ci saranno a breve.
A partire dal governo.
“Il timore di molti — prosegue il fedelissimo — è che ci possa chiedere di non votare la fiducia a Monti sul decreto Stabilità ; i filo montiani se ne andrebbero, sarebbe scissione”.
C’è una cosa, però, che tutti hanno capito.
Che il Cavaliere si è ripreso il partito, depotenziando totalmente la portata del rinnovamento delle primarie; anche se si celebreranno, resteranno un puro esercizio politico di propaganda. Berlusconi continuerà a essere il perno ineludibile del Pdl, anche se serpeggia la convinzione che altro bolla in pentola.
Come una lista Berlusconi (Il Foglio parla di una lista Berlusconi-Sallusti). Daniela Santanchè ha dato un assaggio: “Alfano valuti di dimettersi da segretario del Pdl visto che la sua linea politica è stata sconfessata dal presidente e fondatore del partito”.
Forse la possibile sconfitta delle elezioni in Sicilia farà il resto, ma di fatto Alfano ora è un’anatra zoppa, per quanto il partito si stringa intorno a lui.
E’ ancora Osvaldo Napoli a dare il senso delle tensioni: “Ma chi è la signora Santanchè per chiedere le dimissioni di Alfano a meno di dodici ore dall’apertura delle urne in Sicilia? Dove e da chi è stata eletta? La signora Santanchè è stata una traditrice della prima ora del Pdl, dove è entrata e uscita come dalla porta girevole di un albergo”.
Le fiamme nel Pdl, dunque, volano già alte.
Ma è soprattutto la sconfessione di Monti a preoccupare.
È un elemento che “rende più complicata la riunificazione dei moderati”, dice la Bertolini, una questione “che ora deve essere prioritaria, invece di mettere in discussione la sopravvivenza dell’esecutivo”, ha aggiunto Cicchitto.
Pezzi di partito, insomma, già si scollano.
Ancora più chiaro l’ex ministro degli Esteri Franco Frattini: “Sfiduciare Monti? Ora il presidente è coinvolto da sentimenti forti molto negativi, ma sono sicuro che non potrà ignorare i due eventuali effetti devastanti di una decisione di questo genere: si vanificherebbe agli occhi del Paese e della comunità internazionale il gesto di responsabilità che Berlusconi ha fatto lasciando palazzo Chigi e di cui ha rivendicato il significato. E poi Berlusconi sa bene che non è questo il bene dell’Italia”.
Intervistato dal Mattino, Frattini aggiunge: “Sulle primarie finora la riflessione di Alfano ha rappresentato la sintesi giusta, nel dialogo con gli altri moderati come nei rilievi mossi al governo, Bersani ha dimostrato molta più durezza nei confronti dell’agenda Monti — prosegue l’esponente del Pdl- per il resto vedo espressioni che sono destinate a restare minoritarie. E non vedo rischi di scissione: le regole della democrazia sono queste: si vota poi si porta avanti uniti la battaglia. L’obiettivo resta quello di favorire la ‘casa dei moderati’: in questo senso proseguono i nostri sforzi di dialogo con Montezemolo, con Casini e con quanti si riconoscono nel popolarismo europeo”.
Maretta alta anche in casa degli ex An.
Andrea Augello è salito sulle barricate: “Esprimo il mio dissenso più radicale, per le prossime elezioni primarie c’è bisogno di una proposta che tolga dal campo del futuro del centrodestra l’idea che si possa, su questione di grande rilevo come le alleanze, le grandi scelte di politica economica e di coesione europea, oscillare come pendoli, condannandosi all’isolamento; i nostri elettori non capiscono più nulla”.
Non solo loro. Gianni Alemanno, concretamente, ha tirato un sospiro di sollievo sul fatto che non sono state “annullate le primarie”.
Mentre Maurizio Gasparri spiega: “Si aspettavano tutti che Berlusconi dicesse che casomai ridiscendeva in campo come candidato premier”.
Sara Nicoli
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Ottobre 27th, 2012 Riccardo Fucile
BARBARA CIABO’, PER DIECI ANNI CONSIGLIERE COMUNALE DI MILANO, SCOPERCHIO’ L’AFFITTOPOLI MENEGHINA: “I LA RUSSA PENSANO SEMPRE DI VIVERE A PATERNO’, SONO I PADRI PADRONI DELLA DESTRA MILANESE”
Barbara Ciabò, per dieci anni consigliere comunale a Palazzo Marino, due volte presidente della commissione demanio e casa del Comune di Milano, ha scoperchiato il vaso di Pandora delle Affittopoli meneghine.
E questa destra che ora si sgretola all’ombra della Madonnina la conosce bene: è passata dall’Msi a Futuro e libertà , transitando per An e La Destra di Storace (“esperienza esilarante, tra Storace e Bontempo con i panini alla mortadella e le borse da 20 mila euro della Santanchè”).
L’Msi a Milano voleva dire La Russa…
Arrivai a Milano da Roma nel 1997, già c’era An. Gino Maceratini, il senatore, conosceva mio padre e mi disse: “Vai a Milano, ma non stare tanto vicino a La Russa…”. Noi eravamo quelli del manifesto “Almirante noi ti possiamo guardare negli occhi”. Eravamo per il merito, per l’onestà , per la trasparenza. Eravamo quelli delle monetine all’hotel Raphael. Il problema è che la base non aveva capito che c’era un gruppo dirigente di basso profilo. Almirante credo lo sapesse e anche Tatarella. Noi no.
Parla dei colonnelli?
La Russa, Gasparri, Matteoli hanno rappresentato per noi una grandissima delusione. Io non ho mai fatto parte della corrente di Ignazio, anzi abbiamo avuto più volte scontri accesi. Lui era il padre padrone del partito a Milano, io sono sempre stata più vicina a Fini. Non mi riconoscevo nel potere larussiano.
Dove si vedeva il potere larussiano?
Loro hanno sempre pensato di vivere a Paternò. C’era un momento in cui tutta la famiglia era nelle istituzioni: i fratelli e perfino i nipoti nei consigli di zona. E le nomine negli enti erano di persone nate a Paternò. Il call center della regione Lombardia non viene aperto a Milano, ma a Paternò! Questo atteggiamento di occupazione è stato molto criticato. Ma chi alzava la voce, doveva andarsene.
E il sindaco Moratti?
Letizia Moratti si è piegata alle logiche dei partiti, al Pdl, a Cl, alla Lega. Altrimenti non avrebbe potuto governare.
Lei era in consiglio comunale con Albertini: che pensa della sua eventuale candidatura?
Lo considero una persona capace. Ma se Formigoni e La Russa lo appoggiano e perfino la Lega ci sta pensando, allora credo che sia una candidatura di mantenimento del sistema di potere. Se pensa di ricandidarsi come garante dei vecchi poteri, la gente non lo seguirà .
Daniela Santanchè?
Speriamo che Sallusti non vada a San Vittore, perchè già mi vedo il gazebo griffato di Daniela. Ignazio dice che di politica non ci capisce nulla e ha ragione, ma è una brava pubblicitaria. In fondo, fa costume. Io la salvo.
Anche il voltafaccia su Berlusconi?
Questa cosa se la porterà sempre dietro.
A proposito di donne. Com’era l’ambiente a Milano?
La vita delle donne in An non è stata semplice, poche hanno fatto carriera: in An hanno una concezione maschilista, noi facevamo la bassa manovalanza. Romano La Russa per esempio aveva un approccio tutto suo: mi ricordo gli schiaffi che diede a Silvia Ferretto in Regione, e anche quelli a Roberta Angelilli al Parlamento europeo. Una concezione delle donne un po’ particolare, che poi Berlusconi ha ribaltato completamente. Diciamo che l’idea della destra di allora è che la donna dovesse stare a casa a fare la calza.
Con B siamo passati dalla calza alle calze autoreggenti, conferma del maschilismo: e comunque questa classe politica di veline, di ballerine, di Minetti è perfino meglio della classe politica maschile, dhe ruba e compra i voti dalla ‘ndrangheta.
Tomaso Staiti di Cuddia ci ha detto che lei sapeva che Sara Giudice avrebbe preso voti dai calabresi.
Sono stata per dieci anni la presidente della Commissione casa. Quindi conoscevo tante persone che incontravo. Mi avevano informato che a Lorenteggio e Giambellino c’erano interi palazzi che avevano deciso di votare per Sara Giudice. Un po’ strano era, ma non avevo elementi per dire che si trattasse di voto di scambio.
Gianni Barbacetto e Silvia Truzzi
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Ottobre 26th, 2012 Riccardo Fucile
SOLO LA SANTANCHE’ CORRE DAVVERO CONTRO DI LUI, TUTTI GLI ALTRI SPERANO DI GUADAGNARSI LA SOPRAVVIVENZA
L’espressione “discesa in campo” assume un significato compiuto. 
Fra candidati ufficiali e in pectore alle primarie del Pdl, si può fare una formazione di calcio, panchina compresa: Alfano, Santanchè, Galan, Polverini, Storace, Mussolini, Craxi, Formigoni, Caldoro, Cattaneo, Crosetto, Meloni, Biancofiore…
Qualcuno si ritirerà , qualcuno no, qualcuno farà persino una vera campagna d’opposizione al segretario, per esempio la Santanchè, e la Craxi e Storace, se andranno avanti.
Tutti gli altri, invece, giocheranno una funambolica doppia partita: raccogliere consensi per ritagliarsi un ruolo (se non un significato) e metterli poi a disposizione di Alfano, a cui tutti cercano di restare aggrappati visto che non esiste un candidato in grado di infastidirlo (sarebbe servito un Tremonti).
Il vero problema, infatti, è che sarà Alfano a compilare le liste delle candidature alle elezioni politiche, e lui, contrariamente a Renzi, non annuncia esecuzioni di massa; però praticherà in abbondanza, come nel suo stile, l’eutanasia.
Via i vecchi, dentro i giovani, per dirla male ma comprensibile.
Tranne qualche eccezione.
Ecco, tutti ambiscono al titolo di eccezione.
Mattia Feltri
(da”la Stampa“)
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Ottobre 26th, 2012 Riccardo Fucile
LO SCARSO APPEAL DELLE PRIMARIE RISCHIA DI MANDARE A FONDO IL PDL
Nel principio la fine. 
Come in un giallo di Agatha Christie, in cui però si sa già il colpevole: Silvio Berlusconi.
Le primarie del 16 dicembre saranno con ogni probabilità il funerale del Pdl, partito mai nato perchè dove c’è carisma non c’è democrazia.
Difficilmente sopravviverà all’esame della competizione interna dopo il ritiro del Cavaliere. Omicidio premeditato, quello dell’ex premier, irritato e arrabbiato per l’ingratitudine dell’ex figlioccio Angelino, segretario senza quid?
Può essere, origliando gli assembramenti dei deputati berlusconiani ancora storditi e sorpresi dalla “dichiarazione solenne del 24 ottobre” (copyright Giuliano Ferrara) e ribadita ieri in un videomessaggio trasmesso da Sky, sempre a sorpresa.
Sette minuti per il bla-bla del ritiro per amore e il refrain del largo ai giovani. Faccia tesa, tesissima.
In appena ventiquattr’ore i candidati alle primarie, tra certi e potenziali, sono almeno dieci.
Dieci piccoli indiani-berlusconiani e alla fine non ne rimase nessuno, altra citazione christiana:
Angelino Alfano, Daniela Santanchè, Giancarlo Galan, Alessandra Mussolini, Guido Crosetto, Giorgia Meloni, Gianni Alemanno, Giampiero Samorì, Alessandro Cattaneo, finanche Roberto Formigoni.
Una guerra per bande, per contarsi e pesare al tavolo delle candidature con la speranza di arginare i danni alle prossime elezioni politiche, che valgono almeno 80 seggi.
Primarie “aperte”, secondo il verbo berlusconiano.
Aperte a chi? In teoria a tutto il variegato universo del centro montiano e della destra anti- euro: Udc, Fli, montezemoliani, Destra di Storace, persino la Lega di Maroni, che ieri ha pure telefonato al Cavaliere.
Per il momento la guerra è solo interna, tra ex azzurri ed ex An in ordine sparso.
Il più impaurito è proprio Alfano, impressionato dalle accuse di tradimento che B. confida agli amici (vedi Dell’Utri) e soprattutto angosciato da un dubbio atroce: chi sarà il Renzi di centrodestra, il mister X in grado di far saltare il banco?
In cuor suo, il segretario spera di essere lui l’omologo del sindaco di Firenze.
Ai fedelissimi ha consegnato una frase categorica: “D’ora in poi mi vedrete completamente diverso”. Che tradotto vuol dire: adesso caccerò gli attributi.
Ma dietro Alfano si nasconde la zavorra della nomenklatura che B. avrebbe voluto cacciare e i finto-giovani come Fitto, la Gelmini, la Carfagna. Ceto politico allo stato puro. Altro che rottamazione e società civile.
La battaglia del segretario è la battaglia di Cicchitto e degli ex An La Russa e Gasparri. Nella corsa alla griglia dei candidati gli ex An ancora non hanno un nome certo.
Restano le ambizioni di Gianni Alemanno (montiano che guarda al centro) e salgono le quotazioni di Giorgia Meloni, profilo più identitario.
La frammentazione potrebbe essere letale al vincitore annunciato Alfano.
Il segretario teme la Santanchè, che può cavalcare disinvoltamente la tigre del populismo, e anche Guido Crosetto, che potrebbe rivelarsi l’outsider più insidioso.
Da via dell’Umiltà , sede del Pdl, raccontano di un tentativo di Alfano per convincere Crosetto a non candidarsi.
Molto dipenderà anche dalle regole.
Dice Crosetto: “Ancora devo capire se saranno primarie serie oppure una fiera delle vanità ”.
La questione delle regole sarà affrontata la prossima settimana ma già viene indicata la condizione per ogni aspirante competitor di Alfano: ventimila firme da raccogliere in dieci regioni.
Altrimenti il rischio è quello di trasformare le primarie in vero circo del post-berlusconismo, “tra galli e galline” secondo la battuta di un ex ministro del centrodestra.
In ogni caso, il dominus è destinato a essere ancora Berlusconi.
Ha trattato la resa con Monti e adesso lascia “il giocattolino delle primarie ai discoli del Pdl”, secondo uno scettico deputato berlusconiano.
E se alla fine i discoli dovessero litigare troppo non è escluso che la sua voce si faccia risentire di nuovo in modo clamoroso. In merito, gli scenari che si disegnano tra gli orfani di B. sono tanti e suggestivi.
Ma per il Cavaliere quello che conta adesso è l’apertura a Casini e Montezemolo per riunire i moderati. Il passo indietro è stato molto gradito al quotidiano dei vescovi italiani, Avvenire .
La vera partita è questa. Sul Monti-bis, sull’asse Napolitano-Letta, sugli interessi di Mediaset, sui processi in corso.
E alla fine, le primarie potrebbero trasformarsi in un clamoroso flop, essere la pietra tombale del Pdl, spacchettato in cinque o sei liste.
Fabrizio d’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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