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“STIAMO RICEVENDO SUI SOCIAL VALANGHE DI MINACCE DI MORTE DA ACCOUNT DI DESTRA”; I SINDACALISTI DEL TEATRO LA FENICE NEL MIRINO DOPO IL SILURAMENTO DELLA BACCHETTA NERA MELONIANA “BEATROCE” VENEZI

Aprile 29th, 2026 Riccardo Fucile

“CI SIAMO GIÀ RIVOLTI AI NOSTRI UFFICI LEGALI PER DIFENDERCI DA TANTA INUTILE MESCHINITÀ. NON ABBIAMO MAI OFFESO O CALUNNIATO LA MAESTRA VENEZI NÉ NESSUN’ALTRA PERSONA O ISTITUZIONE”

L’affaire Venezi, voluta a tutti i costi dalla destra alla guida del teatro della Fenice e abbandonata al suo destino dopo sette mesi di polemiche e contrarietà diffuse nel mondo della musica per un curriculum non considerato all’altezza, non finisce di far discutere la politica. E scatenare malanimi.
Dopo che Venezi aveva dato dei raccomandati ai musicisti del teatro in una intervista ad un giornale argentino, e dopo che poi si era raccontata bullizzata per le loro proteste, sui social sono stati presi di mira i lavoratori da account di destra. «Stiamo ricevendo valanghe di insulti e minacce, anche di morte — è la denuncia delle Rsu della Fenice — Vogliamo far sapere che ci siamo già rivolti ai nostri uffici legali per difenderci da tanta inutile meschinità. Non abbiamo mai offeso o calunniato né la maestra Venezi né nessun’altra persona o istituzione».
In questo clima, lo sfiduciato dalla base del teatro Colabianchi allunga un ramoscello d’ulivo: «Tali episodi sono inaccettabili e lesivi non solo della dignità delle persone coinvolte, ma anche dei valori fondamentali di rispetto, civiltà e convivenza». Uno scontro che ormai non riesce a rimanere nel merito della vicenda,
cioè le qualità artistiche di Venezi e quelle di un’istituzione culturale di primo piano come la Fenice, dopo la Scala di Milano uno dei teatri più importanti del Paese.
L’epilogo della faccenda ora potrebbe trasformarsi in un lungo contenzioso giudiziario, con implicazioni che toccano il diritto del lavoro, la reputazione professionale e la solidità degli accordi sottoscritti.
Su quest’ultimo fronte peserebbe il fatto che il precontratto reca la firma della direttrice d’orchestra, ma non quella di Colabianchi, circostanza che potrebbe rivelarsi decisiva.
(da agenzie)

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“TU PENSI CON IL 2,5% DI CONQUISTARE IL MONDO. MA CON CHI LO FAI? DA SOLO?”. PRODI SPIAZZA CALENDA CHE AVEVA PROVOCATO IL PROFESSORE EVIDENZIANDO LE CONTRADDIZIONI DELLA COALIZIONE DI CENTROSINISTRA

Aprile 29th, 2026 Riccardo Fucile

“IL MORTADELLA” INCALZA “IL CHURCHILL DEI PARIOLI”: “NON AMO LA POLITICA DEI CINQUE STELLE. MA TU DOVRESTI CONTRIBUIRE A CREARE UN GOVERNO IN CUI BILANCI IN MODO RIFORMISTA IL PD E LE ALTRE FORZE CHE CI STANNO”

«Vai da solo?» «Ho dei valori» Botta e risposta Prodi-Calenda
«Ma con chi lo fai? Da solo?».
«Non abdico ai miei valori per andare al potere».
È un botta e risposta franco quello che suggella il confronto tra Romano Prodi e Carlo Calenda nel pomeriggio bolognese in Cappella Farnese, durante la presentazione del nuovo libro del leader di Azione nella città che è da sempre il quartier generale del Professore. I due protagonisti sono chiamati a rispondere su come costruire il centrosinistra in vista della sfida elettorale del 2027. Calenda ha messo il suo paletto fin dall’inizio: niente coalizioni con i partiti della sinistra radicale e con il Movimento 5 Stelle.
«Penso che il problema sia il bipolarismo. Io, te, Gentiloni e Bonaccini possiamo fare l’accordo in 25 minuti. Provate a farlo con Conte, Bonelli, Fratoianni e Landini, e voglio vedere».
Prodi incalza Calenda con una domanda secca: «Ma con chi lo fai? Da solo?».
L’ex premier rivendica la propria esperienza di governo e attacca quello attuale: «Su tutti i temi fondamentali la coalizione ha pareri diversi. Il governo c’è da quattro anni e non ha preso nessuna decisione che abbia cambiato minimamente le strutture del Paese».
Il Professore richiama il leader di Azione: «Non amo la politica dei Cinque Stelle. Ma tu dovresti contribuire a creare un governo in cui bilanci in modo riformista il Pd e le altre forze che ci stanno. Tu invece dici: sto da solo con il 2,5% e con questo conquisto il mondo».
(da agenzie)

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I NODI VENGONO AL PETTINE NELL’AFFAIRE MINETTI. IN URUGUAY L’ENTE PUBBLICO SULLE POLITICHE PER L’INFANZIA HA RIMOSSO UNA SETTIMANA FA IL RESPONSABILE DEL DIPARTIMENTO DELLE ADOZIONI, IL QUOTIDIANO “EL OBSERVADOR” DENUNCIA “DIVERSE INCONGRUENZE NEGLI ULTIMI ANNI DURANTE I PROCESSI DI ADOZIONE”

Aprile 29th, 2026 Riccardo Fucile

L’INCHIESTA DEL “FATTO” HA SVELATO CHE IL BAMBINO ADOTTATO DA NICOLE MINETTI, CHE NELL’ISTANZA DI GRAZIA È DESCRITTO COME “ABBANDONATO ALLA NASCITA”, IN REALTÀ HA UNA MADRE E UN PADRE, A CUI LA COPPIA MINETTI-CIPRIANI HA FATTO CAUSA… “NON È POSSIBILE CHE QUI DA NOI RICCHI E FAMOSI FACCIANO QUELLO CHE VOGLIONO” (MA FINCHÉ LA PROSTITUZIONE NEL PAESE SUDAMERICANO È LEGALE, C’È POCO DA STREPITARE)

La dirigenza dell’Inau, l’ente pubblico incaricato di guidare le politiche per l’infanzia e l’adolescenza in Uruguay, ha rimosso una settimana fa dal suo incarico Dario Moreira, il responsabile del dipartimento delle adozioni. Il suo incarico sarebbe stato affidato all’educatore sociale Nair Ramos.
Lo riporta El Observador sottolineando che si è trattato di una decisione fondamentale per la gestione della divisione, “dopo mesi in cui sono emersi squilibri e decisioni errate prese durante i processi di adozione”.
Una notizia alla quale non ha fatto cenno la presidente dell’INAU durante una cerimonia per la Giornata dell’adozione. Nel suo discorso ha sottolineato che i bambini devono essere veramente al centro dell’attenzione. El Observador ha segnalato diverse incongruenze verificatesi negli ultimi anni nella divisione Adozioni sotto la guida di Moreira.
La polemica attorno all’adozione di Nicole Minetti e l’eco che rimbalza dall’Italia divide gli uruguaiani, scossi tra un moto di indignazione e una buona dose di scetticismo.
“Non è possibile che qui da noi ricchi e famosi facciano quello che vogliono, infrangendo ogni regola”, protesta un ragazzo che lavora al bar dell’aeroporto di Montevideo, commentando un servizio appena apparso in tv sulla vicenda.
Ma subito gli replica irritata una persona anziana, di origini italiane: “E’ una brutta storia e bisogna assolutamente fare chiarezza. Ma sinora ho letto solo accuse e sospetti. Aspetto le prove, non siamo una Repubblica delle Banane, siamo un Paese serio”, aggiunge con un moto di orgoglio.
Ed è proprio questo il punto più dolente: l’Uruguay è un Paese piccolo, il suo territorio è poco più della metà dell’Italia, abitato da circa 3 milioni di persone, ma molto orgoglioso della propria storia. E del proprio stato di diritto. Per cui non piace l’idea che all’estero si sospetti che qui basti essere ricco e famoso per adottare un bambino. Detto questo le tv continuano a raccontare la vicenda soffermandosi soprattutto sull’identità della coppia al centro della storia, lei, bella, famosa, fedelissima di Berlusconi, già condannata.
Lui ricchissimo e famoso e soprattutto protagonista della vita mondana e grade investitore immobiliare a Punta del Este, l’arcinota località turistica frequentata dal jet set internazionale. Ed è proprio qui, in quella che mondialmente viene definita la Miami dell’America Latina, che si trova l’epicentro della parte uruguaiana della storia, a metà strada tra scandalo politico e inquietante intrigo internazionale.
Ad appena 4 chilometri da hotel e yacht di lusso, verso l’interno c’è Maldonado, un centro di centomila abitanti. Ed è qui che è stata vista l’ultima volta la presunta madre del piccolo. Sempre qui lavorava la legale dei genitori biologici con il marito, trovati carbonizzati nella loro casa di vacanze, in circostanze considerate dai loro amici e colleghi molto sospette.
Un amico della coppia, anche lui avvocato, raggiunto telefonicamente, non vuole far sapere il suo nome, ma ci dice chiaramente che non crede minimamente alla versione dell’incidente casuale: “Il giudice ha parlato di normale incendio, ma da subito abbiamo tutti avuto grandi dubbi. Troppi i dettagli che non quadravano. Poi le indagini sono andate avanti in modo lentissimo, lungaggini assolutamente sospette. Noi da anni vogliamo la verità, temiamo che qualcosa ci sia sotto. E speriamo che questo scandalo tutto italiano possa aiutare a capire che è successo”.
“Non abbiamo mai parlato di adozione, è stata Minetti la prima a parlarne, mentre il Quirinale ha chiesto riserbo in base alla legge sulla privacy. Il problema
dell’adozione è che il minore è stato presentato come un bambino abbandonato dai genitori, che invece hanno un nome e un cognome, anche se negli ultimi giorni la madre è scomparsa e l’avvocata del bambino è stata trovata morta carbonizzata insieme al marito nella loro casa.
Sono tutte notizie aperte, basta digitare sul web per trovare informazioni sulle attività ambigue della coppia Minetti e Cipriani in Uruguay. Si trovano, soprattutto, gli atti della causa che i due hanno fatto ai genitori del bambino per togliere loro la patria potestà, che confligge con la loro dichiarazione secondo cui il bambino era abbandonato”.
Così il direttore de Il Fatto Quotidiano Marco Travaglio a Otto e mezzo su La7. “Per ottenere la grazia hanno dovuto dire che bisognava curare il bambino all’estero, mentre ci sono strutture in Italia – ha aggiunto – che avrebbero curato la stessa patologia con la stessa efficienza.
Dicono di aver consultato queste strutture e di aver ottenuto rifiuti per quell’intervento e di essere dovuti andare a Boston, ma purtroppo sia l’ospedale di Padova sia il San Raffaele hanno detto di non aver mai avuto la possibilità di curare il bambino e di non conoscere questo caso. Sono questi i fatti gravi che, non io, ma la procura generale di Milano, che ora sta indagando seriamente, ha definito gravissimi”.
“Va anche aggiunta una cosa: la prima indagine che il ministero ha commissionato alla procura generale – ha aggiunto – era perimetrata in Italia, non in Uruguay, dove avvenivano le cose peggiori. Adesso ha mandato un’altra indicazione grazie a cui la Procura può indagare anche in Uruguay. La Procura ha annunciato che se non otterrà collaborazione dalle autorità locali farà rogatorie per obbligarli a collaborare”.
(da agenzie)

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“NORDIO IN URUGUAY NEL RANCH DI CIPRIANI E MINETTI”. IL MINISTRO SMENTISCE

Aprile 29th, 2026 Riccardo Fucile

LE PAROLE DI RANUCCI A CARTABIANCA E LA TELEFONATA DEL GUARDASIGILLI

Carlo Nordio a marzo è stato in Uruguay. Nel ranch di Giuseppe Cipriani e Nicole Minetti. A dirlo è stato il conduttore di Report Sigfrido Ranucci ieri sera durante Cartabianca. Ma il ministro ha telefonato in diretta alla trasmissione di Rete4 per smentire. «Non esiste al mondo. Ma figurarsi se sono andato nel ranch di Cipriani in Uruguay. I miei spostamenti sono tutti documentati, era una missione ufficiale di tre giorni in Argentina ed in Uruguay uno o due anni fa. Penso anche alle vie legali perché c’è un limite a tutto, anche a questo degrado morale e mediatico».
«Una fonte ci avrebbe detto di aver visto Nordio nel ranch di Cipriani», dice Ranucci mentre parla con Bianca Berlinguer, discutendo di una pista che Report sta seguendo. «Sarebbe andato in quel ranch dove Minetti viveva con Giuseppe Cipriani, collegato anche lui a Epstein, dovrebbe avrebbe incontrato queste persone che poi hanno adottato il bambino».
Subito dopo il ministro è al telefono: «I primi di marzo di quest’anno? Ero impegnato nella campagna per il referendum. Sono stato in Uruguay e in Argentina per una breve missione ufficiale per gli accordi governativi l’anno scorso o due anni fa. Escludo in via assoluta di aver incontrato questi signori e di essere entrato nelle loro abitazioni. Non so da dove escano queste follie inventate di sana pianta». Nei giorni scorsi si era parlato di una presunta amicizia tra Nordio e la famiglia Cipriani, che gestisce un famoso bar a Venezia, città di nascita del ministro.
(da agenzie)

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GAD LERNER E IL 21ENNE DEGLI SPARI IL 25 APRILE: “BASTA OMERTA’ DALL’ALTO SU QUESTI ESTREMISTI”

Aprile 29th, 2026 Riccardo Fucile

“CHI SA PARLI E SI CHIEDA SCUSA ALL’ANPI”

Il giornalista Gad Lerner torna a puntare il dito contro quella che descrive come una deriva pericolosa di alcuni ambienti legati alla difesa di Israele. In un post su Facebook, parla apertamente di «degenerazione squadristica di elementi che in nome dell’autodifesa minacciano e aggrediscono nelle scuole e per strada chi individuano come nemico di Israele». E aggiunge una richiesta netta: «Basta omertà dall’alto per questi estremisti sospinti al fanatismo da leader irresponsabili».
Il fermo del 21enne dopo il ferimento di due iscritti Anp
L’intervento arriva a poche ore dal fermo di un ragazzo di 21 anni appartenente alla comunità ebraica romana, che si è dichiarato membro alla Brigata Ebraica, subito smentito dai vertici dell’organizzazione partigiana. Il giovane è accusato di tentato omicidio, per aver ferito uomo e di una donna, entrambi tesserati Anpi, avvenuto a Roma lo scorso 25 aprile, nel giorno della Liberazione. Un episodio che, per Lerner, conferma uno scenario che da tempo prova a portare dentro al dibattito pubblico, senza, sostiene, trovare risposte adeguate.
Sciogliere i nuclei paramilitari e chiedere scusa all’Anpi
Nel suo messaggio, Lerner critida duramente anche certe dinamiche interne alle comunità ebraiche italiane e ricorda che pure «noi ebrei dissidenti dall’importazione della guerra mediorientale nelle nostre Comunità veniamo fatti oggetto da tempo di simili minacce, non solo verbali». Da qui l’invito a chi sa a farsi avanti e la richiesta di sciogliere quelli che definisce nuclei paramilitari. La chiosa è per chi ha attaccato l’Anpi accusandola di antisemitismo: per Lerner, oggi, è il momento di «chieda scusa».
(da Open)

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“SONO DELLA BRIGATA EBRAICA”; CHI E’ EITHAN BONDI, FERMATO PER GLI SPARI DEL 25 APRILE A ROMA

Aprile 29th, 2026 Riccardo Fucile

HA 21 ANNI ED E’ APPARTENENTE ALLA COMUNITA’ EBRAICA

«Faccio parte della Brigata Ebraica», avrebbe riferito agli investigatori il 21enne Eithan Bondi, difeso dal penalista Gai, nel corso della perquisizione di questa notte.
La Digos, che aveva immediatamente acquisito le immagini delle telecamere della zona e sentito i testimoni, ha individuato dopo le indagini coordinate dalla procura di Roma il presunto autore del gesto, che a bordo di uno scooter, con giacca
mimetica e casco integrale, ha sparato almeno tre colpi contro i due manifestanti, che avevano attorno al collo il fazzoletto rosso dell’Anpi. L’uomo è stato ferito vicino al collo e alla guancia mentre la donna alla spalla. Entrambi hanno riportato lievi escoriazioni e sono stati medicati dal 118 sul posto.
Tentato omicidio
I pm, coordinati dal procuratore Francesco Lo Voi, contestano il reato di tentato omicidio al 21enne fermato per gli spari del 25 aprile. Nelle contestazioni anche il reato di detenzione di armi. Il giovane sarebbe stato individuato dalla targa dello scooter da cui ha esploso i colpi con una pistola soft air.
Brigata Ebraica e mondo ebraico romano condannano gli spari del 25 aprile
Coro di condanne dopo il fermo di Eitan Biondi, il 21enne sospettato di aver sparato il 25 aprile a Roma contro due attivisti dell’Anpi con una pistola ad aria compressa.
Davide Riccardo Romano, direttore del Museo della Brigata Ebraica di Milano, in una nota all’ANSA ha preso le distanze dal giovane: «Provo orrore e condanno nella maniera più risoluta, e senza alcuna giustificazione, chiunque si permetta di usare il nome della Brigata Ebraica per compiere atti di violenza», ribadendo che l’organizzazione non ha iscritti con quel nome né rappresentanti nella capitale e annunciando di volersi rivolgere alle vie legali contro chi accosta il suo nome all’episodio.
Sgomento anche dalla Comunità Ebraica di Roma, alla quale Biondi risulta iscritto: il presidente Victor Fadlun si è detto «riempito di sgomento e indignazione», dissociandosi «senza riserve da qualsiasi forma di violenza antidemocratica» ed esprimendo solidarietà ai feriti Rossana Gabrieli e Nicola Fasciano, oltre a un appello contro ogni strumentalizzazione. Sulla stessa linea Emanuele Fiano, presidente di Sinistra per Israele Due Popoli Due Stati, secondo cui «chi spara, anche se con un’arma ad aria compressa, contro dei manifestanti nel giorno in cui si festeggia la liberazione del paese dal nazifascismo è un criminale, qualunque sia la sua appartenenza o le sue motivazioni».
(da Open)

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LA FIDUCIA NEL GOVERNO ARGENTINO DEL TURBO-LIBERISTA JAVIER MILEI CALA PER IL QUARTO MESE CONSECUTIVO, AD APRILE: LA FLESSIONE È DEL 12,1%

Aprile 29th, 2026 Riccardo Fucile

L’INDICE ELABORATO DALL’UNIVERSITÀ TORCUATO DI TELLA SI ATTESTA A 2,02 PUNTI, IL LIVELLO PIÙ BASSO DELL’ATTUALE AMMINISTRAZIONE GUIDATA DA JAVIER MILEI. SU BASE ANNUA, LA FIDUCIA SCENDE DEL 13,2%, MENTRE IL CALO CUMULATO DA DICEMBRE RAGGIUNGE IL 17,9%.

La fiducia nel governo argentino cala per il quarto mese consecutivo ad aprile, secondol’indice elaborato dall’Universidad Torcuato Di Tella, che registra una flessione del 12,1% rispetto a marzo. Si tratta del calo più marcato del 2026, dopo le contrazioni già osservate nei mesi precedenti.
L’indicatore si attesta a 2,02 punti, segnando il livello più basso dell’attuale amministrazione guidata da Javier Milei. Su base annua, la fiducia scende del 13,2%, mentre il calo cumulato da dicembre raggiunge il 17,9%.
Tutti i componenti dell’indice risultano in diminuzione, con il dato più critico legato all’efficienza dell’azione di governo, in calo del 21,4%. In flessione anche la valutazione generale e la percezione dell’interesse pubblico. Il calo riguarda tutte le aree geografiche e le fasce sociali, riflettendo un peggioramento diffuso del clima di opinione, in un contesto economico incerto e segnato da aspettative divergenti sul futuro del Paese
(da agenzie)

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UNA RETE INTERNAZIONALE DI TRAFFICANTI RECLUTA DISPERATI IN AMERICA LATINA, CON FALSE OFFERTE DI LAVORO, E POI LI PORTA A COMBATTERE PER I RUSSI SUL FRONTE UCRAINO: I POVERACCI VENGONO ATTRATTI DA ANNUNCI DIFFUSI SUI SOCIAL CHE PROMETTONO SALARI ELEVATI E IMPIEGHI CIVILI, COME CUOCHI O ADDETTI ALLA SICUREZZA

Aprile 29th, 2026 Riccardo Fucile

POI UNA VOLTA ARRIVATI IN RUSSIA, I LAVORATORI SAREBBERO STATI PRIVATI DEI DOCUMENTI, COSTRETTI A FIRMARE CONTRATTI IN LINGUA SCONOSCIUTA E TRASFERITI IN ZONA DI GUERRA SENZA ADDESTRAMENTO

Almeno otto cittadini peruviani sono morti e altri cinque sono rimasti feriti dopo essere stati reclutati con false offerte di lavoro e inviati al fronte nel conflitto tra Russia e Ucraina. Lo riferiscono media locali e l’emittente Rpp, citando denunce di familiari e legali che parlano di una rete internazionale attiva tra America Latina ed Europa orientale.
Secondo le testimonianze, gli annunci diffusi sui social promettevano salari elevati e impieghi civili, come cuochi o addetti alla sicurezza. Una volta arrivati in Russia, i lavoratori sarebbero stati privati dei documenti, costretti a firmare contratti in
lingua sconosciuta e poi trasferiti in zona di guerra senza addestramento.
Le famiglie segnalano oltre cento casi tra morti e dispersi, con contatti interrotti da settimane. Presentate denunce per tratta di persone, mentre le autorità valutano iniziative diplomatiche per assistenza e rimpatri, resi complessi dalla distanza e dall’assenza di garanzie di sicurezza.
(da agenzie)

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“IL NOVANTA PER CENTO DEGLI STUDENTI TRA GLI 11 E I 21 ANNI SI SENTE SOTTO PRESSIONE PER AVERE SUCCESSO O ESSERE “PERFETTI”. LA PRIORITÀ NUMERO UNO NON È PIÙ LA CARRIERA MA L’EQUILIBRIO TRA VITA PRIVATA E PROFESSIONALE

Aprile 29th, 2026 Riccardo Fucile

IL 52% DI LORO PREVEDE DIFFICOLTÀ NEL TROVARE UN LAVORO E IN GENERALE, QUASI TUTTI NON HANNO FIDUCIA NEL FUTURO. E COME POTREBBERO: I BOOMER SE SO’ MAGNATI TUTTO, E I VECCHI NON MOLLANO UN CAZZO (INVECE CHE GODERSI LA PENSIONE, RESTANO ABBARBICATI ALLA POLTRONA A RUBARE IL LAVORO ALLE NUOVE LEVE)

Nove giovani italiani su dieci si sentono sotto pressione per avere successo o essere ‘perfetti’. La pressione sale con l’età e grava soprattutto sulle ragazze: il 95% tra i 16 e i 21 anni contro l’89% dei coetanei maschi. Già alle medie lo scarto c’è: 84% le ragazze di 11-14 anni, 76% i loro compagni.
È la fotografia della seconda edizione di “Sognando il futuro e il lavoro”, la ricerca realizzata da Valore D in collaborazione con Ipsos su 1.300 studentesse e studenti tra gli 11 e i 21 anni. La fiducia nelle pari opportunità si erode con il passaggio all’età adulta: tra gli 11-14 anni crede in pari chance di successo il 77% dei ragazzi e il 74% delle ragazze; tra i 16-21 anni la quota maschile scende al 70%, mentre quella femminile crolla al 51%. Un divario di quasi venti punti che – viene sottolineato – racconta come, crescendo, le ragazze vedano restringersi il perimetro di ciò che ritengono possibile.
La priorità numero uno, per ragazzi e ragazze di entrambe le fasce d’età, non è più la carriera. È l’equilibrio tra vita privata e professionale; molto alti anche il desiderio di stabilità e di realizzazione personale. Sullo sfondo, però, pesano timori molto concreti: tra i 16-21enni il 52% prevede difficoltà nel trovare il lavoro desiderato e uno su quattro (25%) teme di non poter contare su un impiego capace di garantire l’autonomia economica.
Già alle scuole medie le aspirazioni si separano: le professioni tecnico-scientifiche attraggono il 31% dei ragazzi contro l’11% delle ragazze. Anche sull’intelligenza artificiale lo scarto è netto: prenderebbero in considerazione un lavoro in questo campo il 71% dei maschi e il 51% delle femmine.
Grazie alla maggiore sensibilizzazione sul tema, oggi il 71% dei giovani tra i 16 e i 21 anni sa cosa sono le materie Stem, più del doppio rispetto al 33% registrato nel 2021. Eppure gli stereotipi restano: il 31% dei ragazzi e il 21% delle ragazze continua a considerare i lavori scientifici “più adatti agli uomini”, mentre oltre una ragazza su quattro pensa le ragazze studino meno spesso le materie scientifiche perchè non si sentono all’altezza. Non sorprende che il 51% di chi conosce le Stem le percepisca come ambienti “troppo maschili”.
La famiglia è ancora il primo punto di riferimento e influenza l’87% degli 11-14enni; tra i più grandi, mamma (71%) e papà (62%) restano al vertice delle figure che orientano le decisioni sul futuro. Migliora anche il ruolo della scuola, la cui efficacia percepita è passata dal 34% del 2021 al 50% di oggi. L’84% dei giovani chiede più supporto nell’orientamento, attraverso strumenti concreti, testimonianze dirette, confronto con chi quei mestieri li fa per davvero.
“Questa ricerca racconta una generazione lucida e ambiziosa, ma esposta a una doppia pressione: quella individuale, legata al successo, e quella culturale, che continua a orientare le scelte fin da giovanissimi – sottolinea Barbara Falcomer, direttrice Generale di Valore D – Se vogliamo incidere davvero sulle disuguaglianze e colmare il gender gap nelle Stem, che sono il motore principale dell’innovazione e le discipline più strategiche per il mercato del lavoro futuro, dobbiamo intervenire già nella prima infanzia: nei modelli che offriamo, nell’orientamento, nei contesti educativi”.
(da agenzie)

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