“STIAMO RICEVENDO SUI SOCIAL VALANGHE DI MINACCE DI MORTE DA ACCOUNT DI DESTRA”; I SINDACALISTI DEL TEATRO LA FENICE NEL MIRINO DOPO IL SILURAMENTO DELLA BACCHETTA NERA MELONIANA “BEATROCE” VENEZI
“CI SIAMO GIÀ RIVOLTI AI NOSTRI UFFICI LEGALI PER DIFENDERCI DA TANTA INUTILE MESCHINITÀ. NON ABBIAMO MAI OFFESO O CALUNNIATO LA MAESTRA VENEZI NÉ NESSUN’ALTRA PERSONA O ISTITUZIONE”
L’affaire Venezi, voluta a tutti i costi dalla destra alla guida del teatro della Fenice e
abbandonata al suo destino dopo sette mesi di polemiche e contrarietà diffuse nel mondo della musica per un curriculum non considerato all’altezza, non finisce di far discutere la politica. E scatenare malanimi.
Dopo che Venezi aveva dato dei raccomandati ai musicisti del teatro in una intervista ad un giornale argentino, e dopo che poi si era raccontata bullizzata per le loro proteste, sui social sono stati presi di mira i lavoratori da account di destra. «Stiamo ricevendo valanghe di insulti e minacce, anche di morte — è la denuncia delle Rsu della Fenice — Vogliamo far sapere che ci siamo già rivolti ai nostri uffici legali per difenderci da tanta inutile meschinità. Non abbiamo mai offeso o calunniato né la maestra Venezi né nessun’altra persona o istituzione».
In questo clima, lo sfiduciato dalla base del teatro Colabianchi allunga un ramoscello d’ulivo: «Tali episodi sono inaccettabili e lesivi non solo della dignità delle persone coinvolte, ma anche dei valori fondamentali di rispetto, civiltà e convivenza». Uno scontro che ormai non riesce a rimanere nel merito della vicenda,
cioè le qualità artistiche di Venezi e quelle di un’istituzione culturale di primo piano come la Fenice, dopo la Scala di Milano uno dei teatri più importanti del Paese.
L’epilogo della faccenda ora potrebbe trasformarsi in un lungo contenzioso giudiziario, con implicazioni che toccano il diritto del lavoro, la reputazione professionale e la solidità degli accordi sottoscritti.
Su quest’ultimo fronte peserebbe il fatto che il precontratto reca la firma della direttrice d’orchestra, ma non quella di Colabianchi, circostanza che potrebbe rivelarsi decisiva.
(da agenzie)
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