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BERLUSCONI NON VUOLE LE PRIMARIE E TIENE TUTTI IN OSTAGGIO: DURO BRACCIO DI FERRO A PALAZZO GRAZIOLI

Novembre 8th, 2012 Riccardo Fucile

ALFANO: “COSI’ PERDO LA FACCIA”… SILVIO: “SONO UNA FOLLIA, COSI’ ANDIAMO A SBATTERE”…EX AN IN FIBRILLAZIONE, SI PROFILA UN RITIRO DELLA SANTANCHE’ E GALAN, COSI’ ALFANO RIMEDIA UNA BRUTTA FIGURA DA SOLO… BERLUSCONI PUNTA SU SAMORI’ E SI CONSIGLIA CON DELL’UTRI E MICCICHE’

Magari alla fine sarebbe stato meglio fare come proposto da Guido Crosetto. Organizzare primarie del Pdl on line, giovani, poco impegnative, a ‘eliminazione diretta’, simili a un televoto.
Come per i ‘Dieci piccoli indiani’, o imitando Briatore e il suo programma tv The Apprentice, ogni settimana il meno votato sarebbe stato eliminato e avrebbe fatto l’endorsement per uno dei concorrenti rimasti in gara.
Peccato che la proposta del ‘gigante’ azzurro sia stata scartata e ieri, nel corso di un drammatico vertice a Palazzo Grazioli, Silvio Berlusconi abbia tentato di rovesciare il tavolo, cancellare le primarie e far perdere la faccia all’intero stato maggiore di via dell’Umiltà .
È stato un incontro infuocato, quattro ore chiusi nello studio del Cav a palazzo Grazioli tensione alle stelle.
Pochi i presenti, perchè nei momenti chiave gli unici ad aver accesso alle stanze del potere berlusconiano si contano sulle dita di una mano: Alfano e Bonaiuti, Letta, Cicchitto e Verdini.
Tutti azzurri della prima ora.
Quasi tutti scossi dalla nuova svolta di Berlusconi.
«Io le primarie non vorrei farle, ve lo sconsiglio. Sono una follia, i gazebo e queste primarie che sembriamo la Dc. Così andiamo a sbattere».
Parole pesanti come pietre, alle quali non ha potuto non reagire Alfano. «Presidente, se le annulliamo è finita. Io perdo la faccia. Noi perdiamo la faccia».
Il summit si prolunga, dura un’eternità , la riunione si scioglie solo dopo oltre quattro ore e i colonnelli vanno sconsolati a riferire al resto del partito in un incontro iniziato alle 20.
Il malumore si taglia a fette, alcuni degli ex An vorrebbero rafforzare le consultazioni e minacciano di non far passare lo statuto con le nuove regole.
Cicchitto, lasciando Grazioli, sostiene che le primarie si faranno e che “beh, sì”, Berlusconi è d’accordo. Non lo è affatto, anche se Alfano alla fine gli strappa un ‘ni’ su un modello di primarie americane ancora più annacquato, con elezioni provinciali e una convention finale.
A sera non è ancora partita la convocazione per un ufficio di Presidenza in teoria in agenda oggi.
Tutto dimostra che è in atto un braccio di ferro durissimo, giocato sul filo dei nervi.
I colonnelli provano a imbrigliare il Cav, Alfano cerca disperatamente di non far saltare le primarie, Verdini media ma non nasconde di condividere i dubbi di Silvio. Berlusconi scalpita, anche ieri ha chiarito il progetto: «Vorrei lanciare una lista di ex azzurri, più un’altra di gente che non ha mai fatto politica».
C’è un nome che circola insistentemente, si tratta dell’imprenditore e banchiere emiliano Giampiero Samorì.
Si vocifera anche di un incontro. A lui Berlusconi vorrebbe affidare la macchina organizzativa, a lui guarda Sgarbi proponendo un ticket per le primarie.
È il caos, che potrebbe aumentare se si verificasse quanto ipotizza in queste ore il leader del Pdl.
Ovvero del boicottaggio delle primarie, ottenuto facendo ritirare dalla corsa Santanchè e Galan — politicamente a lui legati — per lasciare Alfano da solo in una corsa svuotata. E con un Pdl bad company.
In attesa di capire come finirà , Berlusconi a sera alza il telefono.
Nella tempesta sente il bisogno di sentire due vecchi amici e consiglieri come Miccichè e Dell’Utri.

Tommaso Ciri

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PRIMARIE PDL, ECCO LA BOZZA CON LE REGOLE PER PARTECIPARE: RICHIESTA “FEDELTA’ AL VINCITORE”

Novembre 7th, 2012 Riccardo Fucile

ENTRO IL 19 NOVEMBRE VANNO RACCOLTE 10.000 FIRME A SOSTEGNO DELLA CANDIDATURA, NON SUPERARE IL TETTO DI 200.000 EURO DI SPESE E IMPEGNARSI A SOSTENERE CHI VINCERA’ LA CONSULTAZIONE

Si avvicinano le primarie per scegliere il candidato premier del Pdl.
Per la prima volta il partito fondato da Silvio Berlusconi chiede ai suoi elettori di scegliere il proprio leader.
Da quando l’ex presidente del consiglio ha annunciato che non correrà  alle politiche, nel Popolo delle libertà  scalpitano per dimostrare quanto il partito sia diventato democratico al suo interno.
Ma la paura che serpeggia tra i big è quella di un flop.
C’è il rischio cioè che le urne rimangano semivuote confermando la sensazione che il Popolo delle Libertà  senza il suo fondatore non ha ragione d’essere.
Da qui, la decisione di stilare delle norme che regolino la votazione per evitare che le primarie diventino un’opportunità  di visibilità  per chi non ne avrebbe nel corso della campagna elettorale vera e propria, come sostenuto da Ignazio La Russa.
Nella bozza del regolamento delle primarie Pdl si legge: “Per essere ammessi i candidati devono depositare 10mila firme entro le 24 del 19 novembre. In ciascuna regione non possono essere raccolte più di duemila firme“.
Inoltre dal 1° dicembre sarà  proibito qualsiasi tipo di campagna elettorale a pagamento e per la quale ogni candidato non potrà  spendere più di 200mila euro: “a decorrere dal primo dicembre 2012, la campagna elettorale non potrà  svolgersi attraverso attività  propagandistiche a pagamento, ovvero, attraverso l’utilizzo di spazi pubblicitari su strada o veicoli, su giornali, canali radio-televisivi, siti internet o altre forme di pubblicità  a pagamento”.
La consultazione popolare si terrà  il 16 dicembre e si potrà  votare dalle 8 alle 22.
I seggi, si legge nel testo, possono essere istituiti presso le sedi municipali, le sedi del Pdl, le istituzioni dei vari livelli territoriali, associazioni culturali e ricreative, postazioni provvisorie, studi, uffici o esercizi commerciali.
Il documento, di 9 pagine, è aperto a modifiche e dovrà  essere ratificato l’8 novembre.
Sia gli elettori che i candidati alle primarie dovranno sottoscrivere la Carta dei valori del Popolo delle libertà  e dovranno garantire il loro impegno di fedeltà  al vincitore. Tutti i candidati quindi dovranno sottoscrivere la seguente dichiarazione: “Mi impegno, qualunque sia l’esito della consultazione, a garantire il mio sostegno politico ed elettorale al Pdl e al centrodestra”. Non solo. I candidati devono anche garantire il loro impegno “a supportare alle elezioni politiche il candidato che risulterà  vincitore alle primarie“.

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NEL MOLISE DEGLI SPRECHI RISCHIA DI RIVINCERE IL VICERE’

Novembre 6th, 2012 Riccardo Fucile

IORIO, DA DECENNI AL POTERE, NELLA REGIONE PICCOLA E COSTOSA

Il Vicerè del Molise ha deciso: non abdica affatto.
Vorrà  dire che, grazie al centrosinistra spaccato e suicida, dovrà  vincere di nuovo le elezioni. Alfano, tutto teso a spazzar via i vecchiumi, plaude: Michele Iorio «ha diritto a candidarsi» per l’ennesima volta «proseguendo così il percorso di rinnovamento».
Che avviò come sindaco nel 1980.
Quando Angelino aveva i boccoli e le braghette corte.
D’altra parte, il segretario del Pdl è rimasto scottato a casa sua, presentando candidati più o meno «alternativi» che facevano l’occhiolino ai contestatori della vecchia politica, già  tre volte: ad Agrigento, a Palermo, alle Regionali siciliane.
Basta coi rottamatori, ha pensato. Prima che rottamino lui, meglio l’«usato sicuro».
E va detto che dopo l’estinzione degli antichi pachidermi democristiani, non c’è usato sicuro che sia più usato e più sicuro di Michele Iorio.
Sindaco di Isernia per un decennio dal 1980 (l’anno del «Il tempo delle mele», di Bettega capocannoniere, di Toto Cutugno vincitore a Sanremo), assessore e vicepresidente regionale dal 1990 quando a Palazzo Chigi c’era Andreotti e agli Interni Gava, presidente regionale nel 1998 grazie a un ribaltone destrorso contro l’Ulivo nelle cui file era stato eletto consigliere.
Di nuovo governatore nel 2001 dopo l’annullamento (vizi di forma nella presentazione delle liste) delle elezioni del 2000 vinte dal centrosinistra, e poi ancora nel 2006 e poi ancora nel 2011.
Per non dire delle elezioni prima alla Camera e poi al Senato dove è rimasto per mesi a dispetto di ogni incompatibilità . Insomma, per dirla con Alfano, trentatrè anni di poltrone «rinnovate» con incessante e ininterrotto trasporto.
Cosa sia oggi il piccolo reame del Molise lo lasciamo dire ai numeri.
Per cominciare, c’è un dipendente pubblico ogni 16 abitanti (uno ogni cinque occupati) e in Regione sono così tanti che secondo Confartigianato per allinearsi ai modelli virtuosi delle piccole Regioni ordinarie si dovrebbero lasciar a casa tre su quattro delle persone in organico. Le spese per servizi generali, per la Cgia di Mestre, toccano i 3.253 euro pro capite: il doppio dei 1.566 del Veneto. La sanità  (accusata di essere la più alta pro capite d’Italia) è sprofondata in un buco enorme di oltre 42 milioni.
Quanto al «palazzo», spiega un dossier del «Sole» che la spesa per gli organi istituzionali è di 44,1 euro pro capite (il triplo della media italiana, la più alta in assoluto tra le Regioni ordinarie), che i consiglieri (30, divisi in 17 gruppi: un delirio) sono in rapporto agli abitanti il quadruplo che in Liguria, il quintuplo che nella media nazionale, il decuplo che in Campania per non dire della Lombardia.
E se l’Italia intera si scandalizzò per l’incredibile abbondanza dei rimborsi ai «gruppi» nel Lazio, figuratevi che il Molise, proporzionalmente, finanzia i partiti più di tutti gli altri: 6,25 euro pro capite: il quadruplo della media italiana, il quintuplo della Lombardia, il decuplo del vicino Abruzzo.
E in cima a tutto c’è lui, il vicerè Michele.
Che amministrando una terra 31 volte più piccola, 60 volte meno abitata, 172 più povera nel Pil dello Stato di New York, guadagna assai più del governatore newyorkese Andrew Cuomo.
Con l’aria che tira nel Paese, le batoste e i sondaggi da incubo per la destra, la minaccia che i «cosacchi» grillini arrivino ad abbeverarsi anche alla meravigliosa fontana Fraterna di Isernia, Michele Iorio fa però spallucce.
Certo, deve risolvere con qualche ritocco alla legge elettorale il problema del voto disgiunto che l’anno scorso lo fece vincere solo per un pelo.
Ma nonostante la sconfitta subita mesi fa a Isernia, dove aveva candidato a sindaco la sorella Rosetta (sconfitta vendicata con le istantanee dimissioni di tutti i consiglieri della destra per tornare alle urne) è sicurissimo d’avere ottime probabilità  per essere rieletto un’altra volta.
Perchè ha distribuito negli anni soldi a pioggia tipo 100 mila euro per la patata turchesca di Pesche, 250 mila euro per la «sperimentazione del ripopolamento della seppia», 90 mila per il monitoraggio dell’«apis mellifera ligustica», 800 mila per i «sentieri di ippovia e ippoterapia»… Perchè da commissario per il post-terremoto ha seguito il «modello Irpinia» allargando il «cratere» dei Comuni aventi diritto ai risarcimenti da 14 a 83, compreso Guardiaregia il cui sindaco non aveva denunciato manco una crepa…
Perchè è sempre stato generoso nello smistare incarichi, al punto che c’è chi ipotizza che nel caso di una rivolta nuovista pidiellina potrebbe perfino tentare di vincere da solo traslocando nell’Udc dell’amico Teresio Di Pietro, segretario regionale del partito di Casini, da lui nominato prima Commissario Iacp e ora a FinMolise, la finanziaria regionale, l’unica in zona «che caccia i soldi»…
Più ancora, però, il governatore che somiglia ai vecchi Dc alla Mariano Rumor «dall’anima di ferro dentro la scorza di marzapane», conta sulle fratture nei due schieramenti.
Ai suoi, scrive Antonio Sorbo su altromolise.it, Iorio avrebbe detto che primarie o non primarie lui si candida e se non lo vogliono si candida lo stesso per suo conto presentando (a dispetto delle ironie sul suo mestiere di politico) due liste civiche, «Progetto Molise» e «Molise Civile» in grado di prendere un terzo dei voti, quindi di vincere «alla siciliana» o almeno di causare alla destra «ingrata» una legnata: «Vi conviene correre questo rischio?».
E la sinistra? Col molisano Antonio Di Pietro ammaccato dalle accuse di «Report», il Partito democratico turbato da qualche mal di pancia ma orientato a ricandidare Paolo Di Laura Frattura i cui amici possono oggi sventolare la bandiera del ricorso «vincente», i vendoliani perplessi, i rifondaroli e i comunisti italiani in fase di sbandamento, i grillini decisi a rifiutare ogni collaborazione, compresa quella col «cane sciolto» Massimo Romano che aveva teso loro la mano avendo deciso di chiamarsi fuori da una nuova ammucchiata sinistrorsa, la situazione è aperta a tutto.
Compresa l’ipotesi che, dopo tutta questa accanita battaglia di carte bollate, gli avversari di Michele Iorio si presentino in ordine sparso con quattro o cinque candidature.
Riconsegnando al Vicerè quello scettro che da anni sembrano far di tutto per non strappargli di mano…

Gian Antonio Stella
(da “il Corriere della Sera“)

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PRIMARIE PDL A RISCHIO FLOP: “CI SARANNO PIU’ CANDIDATI CHE VOTI”

Novembre 6th, 2012 Riccardo Fucile

SI DISCUTE SULLE REGOLE PER IL VOTO DEL 16 DICEMBRE, MA UN SONDAGGIO RIVELA CHE SOLO L’8% DEI TESSERATI SAREBBE INTERESSATO A ESPRIMERSI

A via dell’Umiltà  è partita la corsa contro il tempo.
Servono rapidamente le regole per le primarie del partito che garantiscano la più ampia partecipazione possibile.
L’elettorato, in verità , non scalpita, ma nessuno vuole correre il rischio che la novità  delle primarie pidielline si trasformino nell’immagine plastica di una forza politica ormai sfiatata, prossima alla debacle definitiva, che neppure l’elettorato ha intenzione di tenere in vita andando a votare per un candidato premier già  sconfitto in partenza. “Dobbiamo reagire — commenta Daniela Santanchè — anche se sono la prima a volere un partito nuovo, cristallino e trasparente, ma le cose fatte troppo in fretta non portano da nessuna parte. Per questo il tavolo delle regole e il successivo ufficio di presidenza saranno fondamentali. Siamo il partito delle libertà , dobbiamo avere poche regole condivise; il primo che deve temere la scarsa partecipazione è proprio Alfano”.
Il rischio di ritrovarsi con le urne delle primarie semi vuote è vissuto nel Pdl come uno spettro di delegittimazione dal quale rifuggire con ogni mezzo.
“Dobbiamo aprire al voto via web — sostiene un componente del tavolo delle regole — perchè il nostro elettorato non è come quello del Pd, è l’esatto opposto; siamo noi che dobbiamo andare verso di loro, non obbligare i nostri elettori a presentarsi. Eppoi, ci vogliono i gazebo in giro per le città  e tutti devono sentirsi liberi di esprimere la loro preferenza come credono. Altrimenti il rischio di una diserzione di massa è molto concreto”.
Ma non c’è solo questo.
Oggi ci sarà  una lunga riunione a via dell’Umiltà  per mettere nero su bianco questo elenco di regole e subito dopo un ufficio di presidenza del partito ratificherà  le scelte. E’ prevista anche la partecipazione diretta del Cavaliere, tornato fresco dal resort di Briatore a Malindi, anche se è noto il fatto che l’ex premier sta già  lavorando al suo nuovo soggetto politico i cui contorni dovrebbero aver preso forma proprio durante il trascorso fine settimana in terra africana. Il simbolo sarebbe già  pronto, così come la lista dei candidati, quasi tutti imprenditori con scarsa (o spesso nessuna) esperienza politica.
Dunque il Cavaliere considera già  morta e sepolta l’esperienza pidiellina, tuttavia ha bisogno di tenere in vita quel che resta del partito proprio per evitare che la possibile disaffezione dell’elettorato colpisca anche la sua prossima creatura.
Di qui il suo interessamento diretto alle primarie.
Per evitare il peggio.
Dice, a questo proposito, Guido Crosetto, uno dei candidati al soglio di Alfano. “Sono stato il primo a sollevare il problema della partecipazione, perchè ho un’impressione assolutamente non positiva di quello che potrebbe emergere. Lo dico chiaramente; per me non è tanto una questione di regole, ma di fattibilità  stessa di questo voto. Insomma, si fanno le primarie se c’è qualcuno che vuole andare a votare, altrimenti c’è solo qualcuno che si candida…”.
Crosetto non lo dice, ma quella sua “impressione non positiva” si riferisce ad un sondaggio interno, firmato sempre dalla fedelissima Alessandra Ghisleri, che è stato fatto circolare in questi giorni tra i coordinatori del partito proprio sul livello possibile di partecipazione al voto dello zoccolo duro dell’elettorato; il risultato è considerato assolutamente deludente.
A quanto sembra, la voglia di votare il candidato premier del Pdl appartiene ad uno scarso 8% dei “tesserati”.
Il rischio messo in evidenza da Crosetto, ma ripreso anche dalla Santanchè, di avere urne vuote e, dunque, fare una figuraccia rispetto a quella che, invece, si prospetta essere la partecipazione del popolo del Pd è palpabile.
Per non parlare. poi, dell’ipotesi che la delusione primarie possa ripercuotersi anche sull’immagine generale del centrodestra, incidendo in modo estremamente negativo sul prossimo voto politico di aprile.
Insomma, primarie va bene. Ma se devono essere un boomerang, ci si può anche ripensare.
Allora, che fare? L’unica soluzione, allo stato attuale, sembra quella di avere poche regole e garantire la massima apertura al voto, ma la riflessione è appena iniziata.
“Per quanto mi riguarda — commenta Crosetto — dobbiamo capire le conseguenze di una scarsa partecipazione al voto: spero che Alfano lo capisca per primo”.
“Noi dobbiamo essere un movimento del nostro tempo — conclude la Santanchè — ma 45 giorni di tempo per organizzare delle elezioni così delicate mi sembrano veramente troppo pochi; anche su questo val la pena di pensarci. Dobbiamo avere più tempo, anche per portare la gente al voto”.
Insomma, il tavolo delle regole rischia di trasformarsi in un campo di battaglia.
Per la conquista dell’ultimo voto dei militanti, che sembrano davvero tutti in libera uscita.

Sara Nicoli
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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“SARO’ L’AMERICA LATINA IN PARLAMENTO”: ARRIVA ILIANA CALABRO’, LA NUOVA MISS DEL PDL

Novembre 6th, 2012 Riccardo Fucile

L’ATTRICE ARGENTINA E’ LAA PRESCELTA DEL PARTITO ITALIANI PER LA LIBERTA’: “RAPPRESENTERO’ GLI ITALIANI CHE VIVINO ALL’ESTERO E NE SARO’ LA PORTAVOCE”

Ha quarantasei anni ed è la candidata del Pdl al Parlamento italiano per rappresentare l’America Latina.
I numeri ce li ha. Sposata con Fabià¡n Rossi, madre di due figli, in Argentina è più conosciuta come soubrette. Multitasking però.
Figlia dell’umorista Juan Carlos Calabrò, sorella della conduttrice Marina, Iliana Calabrò è un’attrice di cabaret dalle forme sensuali, una cantante con un disco (d’oro) alle spalle (Iliana, la morocha Argentina), una famosa senza isola dalle immancabili partecipazioni ai reality ‘Bailando por un sueà±o’ (2007) e ‘Cantando por un Sueà±o’ (2006-2012).
Presentatrice saltuaria per diverse trasmissioni tv di seconda serata, attrice, personaggio pubblico, protagonista di magazine e di gossip.
Ora è anche la prescelta del partito Italiani per la Libertà  alle elezioni di aprile 2013. “Mi hanno convocata per rappresentare l’America Latina al Parlamento italiano, e mi è sembrata un’ottima idea”, ha raccontato la soubrette in un’intervista al blog de La Nation, firmato da Fernanda Iglesias.
“Rappresenterò e darò voce gli italiani che vivono all’estero. In Italia ci sono seggi dedicati a chi vive fuori. Dei loro cinquanta milioni di cittadini (sessanta, ndr), almeno cinque milioni vivono in America del Sud “, ha spiegato.
A viaggiare è abituata per lavoro, ha aggiunto, impegnata da sempre in tournèe teatrali e esibizioni negli hotel.
L’italiano lo parla poco (“ma è una lingua simile”), e “i problemi degli emigrati li conosco.
Potrei rispondere alle loro richieste, farmi portatrice delle loro inquietudini”, ha aggiunto.
Il Partito Italiani per la libertà  è rappresentato dal senatore del Pdl eletto in Argentina Esteban Juan Caselli, detto Cacho 2 e già  insignito da Giovanni Paolo II della nomina di Gentiluomo di Sua Santità  oltre che senatore a Palazzo Madama, forte delle 48 mila preferenze ricevute nel 2008.
Su di lui pesa però l’inchiesta della Procura di Roma sui presunti brogli elettorali, con al centro migliaia di schede di dubbia provenienza, attribuite tutte dalla stessa mano. Schede, secondo le ipotesi dell’accusa, manipolate con la complicità  dell’allora console italiano a Buenos Aires, Giancarlo Maria Curcio e di ditte di spedizione calabro-argentine.
E’ stato Caselli a scegliere Iliana Calabrò per la squadra del Pdl.
Così l’attrice è stata ufficialmente presentata all’associazione Unione e Benevolenza come candidata politica.
Della serata in suo onore ne ha parlato con entuasiamo, spiegando: “Non dovrò trasferirmi in Italia, e neanche viaggiare in continuazione, perchè dovrò recarmi in quel Paese solo quando sarà  necessario il mio voto per qualcosa”, si legge sul blog de La Nation.
La notizia ha fatto il giro della rete e dell’America Latina.
Negli articoli campeggiano titoli sorpresi con virgolette, puntini di sospensione e qualche esclamativo.
Le foto mostrano l’attrice in abiti dorati, ottimisti, scollati da perfetto Drive In.
In ogni immagine lei sorride, il più delle volte strizza l’occhio.
E’ lei la prima a trasmettere stupore. “E’ una buona occasione per l’Argentina”, ha detto Iliana Calabrò. E su Twitter leggere i commenti dei sudamericani allarga il cuore: “Iliana calabro candidata a diputada en Italia… Que paises generosos…”, o anche “Iliana Calabro candidata a diputada en Italia, y yo que pensè que habà­a visto todo..”, e ancora “Enserio algàºn italiano puede votar a Iliana Calabro?”.

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REGIONE LAZIO, IL PDL PENSA DI CANDIDARE UN GIUDICE DONNA, SIMONETTA MARTONE

Novembre 4th, 2012 Riccardo Fucile

GIA’ PUBBLICO MINISTERO A ROMA, ATTUALMENTE AL DIPARTIMENTO DELL’AMMINISTRAZIONE PENITENZIARIA, POTREBBE CONTRIBUIRE A RIDARE UN’IMMAGINE PRESENTABILE AL PARTITO

Potrebbe uscire dalla magistratura la carta a sorpresa del centrodestra per affrontare le prossime elezioni regionali dopo lo scandalo dei fondi ai gruppi consiliari.
Alcuni settori del Pdl avrebbero puntato sull’attuale vice capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, Simonetta Matone, già  Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale dei Minorenni di Roma.
Dopo Polverini dunque ancora una donna.
Volto noto anche al grande pubblico televisivo, grazie alle presenze nei programmi che trattano di casi giudiziari in cui sono coinvolti bambini e minori, Matone è il jolly al quale settori del centrodestra vorrebbero affidare la sfida a Nicola Zingaretti, il candidato del centrosinistra già  in pista da tempo e accreditato di un considerevole vantaggio.
Magistrato dal 1980, dal maggio 1991 è stata Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Roma, con il grado di Consigliere di Cassazione.
Dall’agosto del 2011 è vice capo del Dap.
Tra i riconoscimenti ricevuti, nel 2005 il Premio “Donna dell’anno 2005” della Regione Lazio.
“Sarei contento se ci fosse questa possibilità , ma credo che nessuno finora abbia parlato con lei”.
Così il senatore Andrea Augello, sull’ipotesi di candidatura alla presidenza della Regione Lazio, per il centrodestra, di Simonetta Matone.
Verso l’ex sostituto procuratore del Tribunale dei minorenni, dice Augello, “nutro non da oggi personale stima, è una figura importante per il suo impegno nella magistratura, nella pubblica amministrazione e per il suo impegno civile nei confronti della città “.
“Sarei contento della possibilità  che il centrodestra possa presentare questa figura – conclude Augello – però allo stato devono ancora esserne poste le premesse”.

(da “il Fatto Quotidiano“)

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BERLUSCONI RICAMBIA LINEA: NIENTE CAMPAGNA ANTI-MONTI

Novembre 2nd, 2012 Riccardo Fucile

IN UN CLIMA DI CAOS TOTALE, CON UN PDL DIVISO IN TIFOSERIE, SILVIO VOLA A MALINDI E SI LASCIA LE POLEMICHE ALLE SPALLE

Dopo il suo incontro di mercoledì sera con Alfano, presenti anche Letta, Cicchitto, Verdini e il tesoriere Crimi, l’aria che tira nel Pdl resta agitatissima.
Siano più verosimili le parole di chi descrive la serata come di scontro tra presidente e segretario (Berlusconi smentisce seccamente) o di sostanziale presa d’atto che per ora si va avanti così, con tutte le difficoltà  economiche che assillano il Pdl, la verità  è che nel partito nessuno ha certezze su quali siano le reali intenzioni dell’ex premier
Alla continua ricerca della formula per tornare vincente – come appare anche da uno schemino disegnato su un tovagliolo di carta a Montecatini nel quale individua come l’unione tra il «nuovo» e il «pulito» la chiave per arrivare al 50% –, Berlusconi è indeciso tra varie opzioni: se limitarsi a rimanere fuori dal gioco di primarie nelle quali continua a non credere, se operare per costruire nel frattempo una lista personale che si affianchi al partito, se far saltare in aria tutto per ricostruire da zero, magari mettendone in campo addirittura tre di liste: una al femminile, una di imprenditori guidata dal banchiere modenese Samorì – che ha già  pronto il suo movimento «Moderati italiani per la rivoluzione» –, una per la vecchia Forza Italia.
«La verità  – dice un big del Pdl – è che cambia opinione ogni giorno… Che voglia fare la sua lista si sa, che la faccia è un’altra cosa».
Con che linea poi?
Anche qui, grandi avanzate e ritirate: ieri sono state diffuse anticipazioni di una sua intervista (sembra concessa lunedì scorso) per l’ultimo libro di Bruno Vespa: «Non faremo una campagna elettorale contro Monti. Siamo però convinti che l’austerità  imposta dall’Unione Europea, a noi come ad altri Paesi, su pressione di una Germania che svolge un ruolo da Paese egemone, con un’egemonia non solidale ma egoista, abbia immesso l’economia in una spirale recessiva senza fine».
Parole che suonano come una marcia indietro rispetto a quelle di Villa Gernetto.
Non solo: il Cavaliere dice la sua anche sulla legge elettorale, esprimendosi a favore del «modello spagnolo, mentre il Pd vuole mantenere il Porcellum» e dicendosi contrarissimo alle preferenze: «Sono un’anomalia italiana. Io sono letteralmente terrorizzato dal voto di scambio. Non si dimentichi che Fiorito nel Lazio e Zambetti in Lombardia sono stati eletti con le preferenze».
Mentre gli ex An tornano a innervosirsi e che si arrivi davvero a una nuova legge elettorale è tutto da vedere.
Tanto più, visto che è Alfano a rilanciare la proposta, già  fatta da Casini, di anticipare il voto per le Politiche «di una cinquantina di giorni», dunque a febbraio, per permettere l’election day con Lazio e Lombardia.
Una presa di posizione che renderebbe ancora più difficile il cammino verso una nuova legge elettorale e che, in chiave interna, avrebbe l’effetto di far coincidere le primarie del Pdl con l’apertura della campagna elettorale.
Una campagna che sta già  angustiando il partito, in preda a una crisi di risorse: in cassa, ha spiegato al vertice Crimi, praticamente non c’è più un euro di liquidità  dopo il dimezzamento dei rimborsi elettorali.
E se si rischia di dover chiudere sedi e non pagare stipendi, si capisce come sia pesantissimo finanziare campagne elettorali che, a partire da quelle per le primarie, avranno bisogno di parecchi fondi.
Come hanno detto a Berlusconi i suoi, ormai la vecchia strategia delle apparizioni in tivù e nei talk show «non paga più», bisogna trovare un mix tra il nuovo linguaggio della Rete e la vecchia politica del porta a porta, dei banchetti, dei comizi.
Tutte cose costosissime che, assieme alle primarie, necessiterebbero di un apporto di Berlusconi, il quale però non ha intenzione di aprire la borsa.
Ma Alfano è decisissimo a tenere l’appuntamento nonostante le difficoltà .
Non ultime le proteste degli altri candidati per regole troppo rigide: «Sono primarie truffa – denuncia Daniela Santanchè, raccogliendo anche i malumori di altri candidati come Galan e Crosetto – non si possono raccogliere 10 mila firme in una settimana, va posticipata la data».
Richiesta che cade nel vuoto: «Non si tocca nulla», è secco Cicchitto.

Paola Di Caro
(da “il Corriere della Sera”)

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L’IRA DI BERLUSCONI SU ALFANO: “IO SAREI IN MINORANZA NEL PARTITO? NON PAGO LE PRIMARIE”

Novembre 1st, 2012 Riccardo Fucile

PER LA CONSULTAZIONE DI DICEMBRE SERVONO TRE MILIONI   DI EURO CHE IL PARTITO NON HA IN CASSA… LO SCONTRO A CENA PRIMA DI PARTIRE PER MALINDI…SENATORI SPACCATI SUL VOTO DI FIDUCIA: LA META’ SI SCHIERA CON MONTI

“Mi avete messo i gruppi parlamentari contro. Ma io non mi fermo, il mio progetto lo porto avanti comunque”.
Quando Silvio Berlusconi si ripresenta a Palazzo Grazioli al fianco di Gianni Letta, dopo una settimana lontano e dopo l'”editto di Lesmo”, e si ritrova di fronte Angelino Alfano e Fabrizio Cicchitto, Denis Verdini e il tesoriere Rocco Crimi, la tentazione di sfogarsi ha la meglio.
Non è una gran cena di compleanno, per Angelino Alfano.
“Mi avete lasciato da solo a difendermi contro i magistrati. Ora mi volete mettere in minoranza nel partito. Concentratevi pure sulle vostre primarie”, li incalza.
È quasi una sfida.
Perchè la sua lista e il suo movimento prenderanno il largo comunque, convinto – come confidava nei giorni scorsi – di raccogliere più voti del Pdl. Subito dopo la consultazione che il 16 dicembre dovrebbe conclamare Alfano alla guida del “vecchio” partito.
Le dichiarazioni, le prese di distanza di dirigenti e semplici parlamentari di questi giorni lo hanno segnato. È un leone ferito.
Da Roma non avrebbe dovuto nemmeno passare. Trattamenti ortopedici a Montecatini, in tarda serata partenza per Malindi, dove trascorrerà  il ponte di Ognissanti nel resort di Briatore in Kenya.
Alla fine accetta di ricevere Angelino e pochi altri.
Anche le trattative sulla legge elettorale, sulle quali lo aggiorna Verdini, lo interessano poco. Non è un mistero che, se si tornasse alle urne col Porcellum, per il Cavaliere non sarebbe un dramma.
Il culmine della tensione nel corso della cena (alla quale non sono presenti ex An) si tocca quando viene affrontato il problema finanziario.
In via dell’Umiltà  ieri hanno fatto un paio di conti e si sono accorti che per allestire una consultazione decente, il 16 dicembre, occorrono almeno tre milioni di euro.
Che il partito, pronto cassa, non ha.
Da qui la presenza anche del tesoriere Crimi in delegazione a Palazzo Grazioli.
Ma il padrone di casa non ha alcuna intenzione di scucire altri quattrini, in un partito che ormai ha lasciato al suo destino.
Tanto più per primarie nelle quali continua a ostentare tutto il suo “scetticismo”.
Non fosse altro perchè i dirigenti del partito sembrano averle organizzate come “prova di forza” contro di lui.
Meglio lasciare dirigenti e partito al loro destino, via verso i mari caldi, e arrivederci alla prossima settimana.

Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)

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NEL PDL E’ RIVOLTA CONTRO BERLUSCONI: I DEPUTATI SI SCHIERANO CON ALFANO

Ottobre 31st, 2012 Riccardo Fucile

TRENTA FEDELISSIMI DI SILVIO CONTRO I 300 DI ALFANO

E adesso sono i berlusconiani ad abbandonare Berlusconi. Voltano le spalle al capo, nella prima, vera rivolta per la sopravvivenza che Angelino Alfano ha deciso di portare avanti senza mai dichiararla.
Su 335 parlamentari Pdl quasi trecento hanno giurato fedeltà  al segretario in queste ore.
E Alfano si prepara al plebiscito e a raccogliere milioni di voti alle primarie contro il Cavaliere rottamatore che ha preferito snobbarle.
La fiducia votata ieri al governo Monti, sulla corruzione è stato un primo segnale. A giorni arriverà  l’altro, quando il Pdl garantirà  il suo sostegno sulla legge di stabilità  che Silvio Berlusconi avrebbe voluto stravolgere, se non addirittura usare come grimaldello per mettere all’angolo l’esecutivo dei tecnici.
Il fatto è che il capo molla gli ormeggi e minaccia di lasciarli tutti a terra.
Ne salva trenta, non di più – ha già  fatto sapere – giusto amazzoni e fedelissimi, a bordo della nuova Forza Italia che salperà  a gennaio e forse anche prima: volti nuovi, giovani e piccoli imprenditori.
E gli altri trecento? Pronti a difendere il segretario.
Deputati e senatori Pdl a caccia di una ricandidatura e in preda al panico tentano ora la mossa disperata.
La campana a morto suonata dalla Sicilia per i partiti ha rotto gli ultimi indugi. Il serrate le file è arrivato ieri mattina in una drammatica, tesa riunione dei dirigenti per fissare le regole delle primarie del 16 dicembre.
Consultazione aperta, la più aperta possibile, niente controlli preventivi o registri delle firme.
Per non correre il rischio di essere surclassati dai numeri delle primarie Pd di due settimane prima. Tutti, o quasi, a questo punto al fianco di Angelino Alfano per tenere in vita il partito e tentare quanto meno la ricandidatura. Forzisti, ex An, montiani, peones, a bordo sono tutti schierati e bye-bye Silvio.
Mentre in via dell’Umiltà  i dirigenti litigavano e tessevano le regole per le primarie del partito, in Transatlantico aria mesta da ultima spiaggia.
«C’era poco da aspettare. Se la linea è quella annunciata sabato dal presidente, allora è lui stavolta a restare minoranza nel Paese, non solo nel partito» si sfoga a sorpresa un fedelissimo della prima ora, il vicecapogruppo Osvaldo Napoli.
Non vogliono andare a schiantarsi per la causa anti-tasse e anti-giudici, tanto meno si sognano di dare noie al governo Monti, farlo cadere figurarsi.
Lo faccia il Cavaliere, se ha i numeri. «Qui non si tratta di essere montiani o anti montiani, ma pragmatici – ragiona perfino il capogruppo Cicchitto – E la legge di stabilità  non può essere un’occasione per rovesciare il tavolo».
Del resto, l’ex ministro Franco Frattini, volando al fianco di Mario Monti nel volo di Stato che li portava due giorni fa a Madrid, ha rassicurato il premier.
Garantendo che se anche Berlusconi tentasse lo sgambetto in aula, non avrebbe i numeri per farlo: «La maggioranza dei gruppi non lo seguirebbe».
È una linea che Alfano detta ad apertura del vertice in via dell’Umiltà .
«Altro che Sicilia, qui rischiamo di perdere anche Lombardia e Lazio, le primarie le dobbiamo fare di partito, non di coalizione, per rilanciarlo, per dargli respiro».
Porte chiuse alla Lega, ma anche a “pericolosi” insider.
Gli ex An per esempio La Russa e Meloni pensano a Giulio Tremonti quando provano a introdurre una carta dei valori, che escluda chi ha dato vita in questi mesi a nuovi soggetti politici.
Si dà  il caso tuttavia che l’ex super ministro dell’Economia sia iscritto tuttora al Pdl. E quando in via dell’Umiltà  entra nella sala riunioni Paolo Naccarato nelle vesti di osservatore tremontiano, tra i dirigenti cala il gelo.
Fondato, dato che Tremonti, come dirà  da lì a qualche ora ai suoi amici, ha deciso di correre davvero alle primarie: «Credo sia anche un loro interesse che ci sia un contributo il più ampio possibile, dunque se sono primarie serene e serie, perchè no?» Maria Stella Gelmini, che sabato era alla conferenza stampa di Berlusconi, sosterrà  il segretario. «Le primarie saranno l’occasione per recuperare elettori delusi, abbiamo bisogno di un Pdl più forte, al fianco di Angelino».
Lo pensa pure Paolo Romani. Alfano vanta la sponda forte del presidente del Senato Renato Schifani.
«Il Pdl non si deve sciogliere ma rilanciare attraverso la strada tracciata da Angelino» spiega la senatrice Simona Vicari, fedele interprete del pensiero del presidente.
E per ragioni diverse ma convergenti ormai anche tutti gli ex An si sono schierati col quarantenne delfino.
«A patto che incida profondamente e subito sul rinnovamento, sarà  il nostro candidato premier, le mosse di Berlusconi non le ho capite» racconta Gianni Alemanno che pure ieri ha lasciato anzitempo il vertice dopo un alterco con Cicchitto.
Il sindaco avrebbe voluto primarie per tutto, anche per le regionali e per le varie cariche. «Impossibile, non c’è tempo» gli hanno risposto.
Giorgia Meloni sta riflettendo se candidarsi o meno.
Con Berlusconi restano Galan e Santanchè, in corsa anche loro.
Ma più che mai le cosiddette “amazzoni” guidate da un’agguerrita Michaela Biancofiore: «Se Alfano vuole salvare il centrodestra lo sciolga».
E poi la Prestigiacomo e Elvira Savino, Gabriella Giammanco.
Denis Verdini e Luca D’Alessandro, come del resto Marcello Dell’Utri.
Ma la mossa disperata del gruppone non convince tutti, molti si preparano a dire addio e tentare altri lidi.
«Per me e altri colleghi critici è ormai difficile restare nel partito in cui per primo Berlusconi non crede più» confessa in Transatlantico il deputato Roberto Tortoli.
«Si sfidino pure Alfano e la Santanchè, il partito si chiude, la lezione siciliana non è servita» delusa Stefania Craxi.
Primo avversario che il segretario dovrà  sconfiggere, per dirla con un’altra socialista di lungo corso come Margherita Boniver, sarà  lo «spirito di autodistruzione che sta prevaricando tutti».
E Berlusconi? Il capo ha trascorso il pomeriggio in un centro di Montecatini, pronto per partire oggi o al più domani alla volta di Malindi.

Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)

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