Novembre 12th, 2012 Riccardo Fucile
LE “AMAZZONI” PREPARANO MANIFESTI CON LA SUA FOTO E LA BANDIERA DI FORZA ITALIA… TRA I FEDELISSIMI TAM TAM PER ANNULLARE LE PRIMARIE…. GLI EX AN: “SE TORNA, CE NE ANDIAMO NOI”
Berlusconi è tornato da Malindi. Il Cavaliere è pronto a dar battaglia, non si rassegna. «Le primarie sono un errore, rischiano di distruggere tutto», ha ripetuto dal Kenya prima di anticipare il rientro inizialmente previsto per martedì.
Cosa intenda fare resta un mistero per gli stessi fedelissimi.
Ma il tam-tam è che sia tentato da un gesto clamoroso: ribaltare la decisione dell’ultimo ufficio di presidenza, chiedere una nuova deliberazione per cancellare le primarie e piazzare la sua candidatura.
Una bomba atomica che di fatto delegittimerebbe Alfano e, con lui, l’intero gruppo dirigente.
Un azzeramento totale.
Preludio di una campagna elettorale combattuta con il simbolo di Forza Italia.
I segnali che voglia tornare alla guida sono molti e il nervosismo tra chi sostiene il segretario è palpabile.
Le “amazzoni” sono pronte ad affiggere in tutta Italia un manifesto con la foto di Berlusconi impavesato da bandiere di Forza Italia e la scritta: “Sei e sarai sempre il mio presidente”.
Rocco Crimi, berlusconiano di ferro e storico tesoriere prima di Forza Italia e poi del Pdl, si è dimesso dall’incarico su indicazione del Cavaliere.
Dando plasticamente l’idea del disimpegno, anche finanziario, di Berlusconi dal partito. Ieri oltretutto il Giornale ha pubblicato con grande evidenza un sondaggio che pronosticava un «flop» per le primarie alfaniane.
E un big come Fabrizio Cicchitto, ormai sponsor del segretario, è arrivato a definire quella del quotidiano di famiglia una «bufala», parte di una «campagna» orchestrata contro le primarie.
Ma orchestrata da chi? Da Berlusconi ovviamente.
Altri indizi portano i sostenitori di Alfano a puntare il dito contro il fondatore. Il moltiplicarsi dei candidati alle primarie, ad esempio.
Come il miliardario modenese Gianpiero Samorì, legato a doppio filo a Marcello Dell’Utri.
«Berlusconi vuole un sfilza di candidature folcloristiche — attacca un uomo di Alfano — solo per sputtanare le primarie e ridimensionare il successo del segretario». Il clima interno è da resa dei conti.
«Non so cosa accadrà — osserva Daniela Santanchè — ma non credo che finirà così. Ne vedremo ancora delle belle».
Alfano è invece sicuro che la partecipazione ai gazebo sarà alta. Dieci giorni fa, durante una riunione a via dell’Umiltà con i coordinatori regionali, ha persino abbandonato l’abituale prudenza per distribuire un foglio che conteneva l’elenco dei «target» città per città .
«Dobbiamo dire all’esterno che puntiamo al milione, ma in cuor mio — ha detto raggiante — sono convinto che arriveremo a tre milioni».
Solo grazie alla prontezza di riflessi di Ignazio La Russa i fogli con i «target» sono stati ritirati dalle mani dei coordinatori regionali, prima che filtrassero all’esterno: «Scusate, c’è stato un errore, prego restituiteli tutti».
In ogni caso ormai anche dall’altra parte il fronte del segretario si sta compattando, deciso a non farsi travolgere da quelle che vengono definite «mattane» del Cavaliere.
Tutti gli uomini del segretario.
C’è l’ala Comunione e Liberazione, con Maurizio Lupi e Mario Mauro. Ci sono gli ex forzisti come Sacconi e Cicchitto. E soprattutto è schieratissima con Alfano la falange degli ex An, che per una volta hanno messo da parte le loro storiche divergenze.
Così La Russa ha convinto Giorgia Meloni a non candidarsi contro Alfano.
E anche Gianni Alemanno, che fino all’ultimo meditava di scendere in campo in prima persona, ieri ha deciso di appoggiare senza se e senza ma il segretario.
Il 17 novembre si ritroveranno a Milano, invitati da La Russa e Gasparri, per una dimostrazione di forza.
Uno di loro, a patto di mantenere l’anonimato, la racconta così: «A questo punto possono accadere tre cose. La prima, improbabile, è che Berlusconi si rassegni ad Alfano e faccia da padre nobile. La seconda è che si candidi con una sua lista distinta e alleata del Pdl. E sarebbe la cosa migliore. Ma se intendesse andare avanti con la terza strada, quella di tornare a capo del Pdl rottamando Alfano, be’ allora noi ex An ce ne andremmo. E con noi verrebbero in tanti, anche tra i forzisti. Deve capire che la sua stagione è finita, serve una novità ».
Oggi il Cavaliere si consulterà ad Arcore con la famiglia e con gli amici storici.
Poi prenderà una decisione. «Entro fine novembre», dicono i suoi. Anche per attendere la nuova legge elettorale e per valutare il successo o meno della Convention di Montezemolo.
Ma la sensazione è che, annunciando di avere pronto un «dinosauro dal cilindro», stesse pensando a una persona in particolare.
La solita: se stesso.
Francesco Bei
(da “La Repubblica“)
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Novembre 12th, 2012 Riccardo Fucile
SPESSO HA ESPRESSO PARERI SUL PDL FUORI DAL CORO… ATTACCA SAMORI’: “IN CAMPO PERSONE CON POCA STORIA E MOLTA CRONACA”
Ci sarà anche lui, Guido Crosetto, nella corsa per le primarie del Pdl. 
Ma la sua non sarà una candidatura in opposizione ad Alfano. «Mi candido per rappresentare un’idea e un gruppo di persone le quali ritengono che Monti non sia indispensabile e che la sua politica economica, come quella di Tremonti, sia distruttiva per il Paese. Questo non significa essere contro l’Europa ma stare in Europa vivendo, non morendo. Mi candidato per dare voce a migliaia di piccole e medie aziende rimaste afone».
Sembra di sentire Berlusconi.
«E’ vero ma io queste cose le ho sempre dette, anche durante il governo Berlusconi e non ho mai cambiato idea. Io non ho votato la fiducia al governo Monti. Berlusconi invece lo ha capito solo dopo quali sarebbero stati gli effetti della politica montiana.
Oggi il deficit italiano è peggiore di quello precedente. Le aziende sono al collasso, le banche si sono chiuse e quando parlo di aziende penso anche ai milioni di lavoratori che ci lavorano.
Vorrei portare una voce all’interno del Pdl e delle istituzioni che difende questa linea».
Anche la Santanchè esprimerà una linea critica al governo Monti. Perchè non fate un ticket?
«La differenza è che io questa linea l’ho sempre avuta e non attacco i colleghi di partito. Non mi scaglio contro Alfano, anzi vorrei che lui condividesse la mia posizione.
La candidatura di Alfano è seria, ho stima per lui e non gli sparerò mai addosso. Semmai ci sono altre candidature di persone con poca storia e molta cronaca, tipo questo Samorì».
Perchè non è entrato nel suo comitato elettorale, visto che glielo ha chiesto?
«Quello di Angelino è un passaggio politico, la sua candidatura gli serve a confermare l’autonomia della sua leadership. È giusto che lo faccia mentre io voglio portare contenuti e idee nel dibattito.
Se appoggiassi Alfano, mi troverei in compagnia di gente che non la pensa come me e che ha concluso il suo ciclo politico».
L’impressione è che lei non corra per vincere.
«Io vorrei che vincessero le mie idee. E penso che Alfano e il centrodestra abbiano bisogno di una candidatura per parlare con mondi che altrimenti non avrebbero interlocutori nel Pdl.
Se mi accorgo che le mie idee non hanno seguito o che rappresentano poca cosa, allora non ho problemi a ritirarmi».
Cosa pensa di Casini e Fini che sembrano tendere la mano al Pdl, ma chiedono ad Alfano scelte dolorose a cominciare da una rottura definitiva con Berlusconi?
«Al posto di Alfano direi loro “fate anche voi un passo indietro: sedete in Parlamento da una vita, ricoprite ruoli importanti da prima che Berlusconi scendesse in campo, avete avuto la possibilità di incidere sulla politica italiana, assumetevi anche voi un po’ di responsabilità ”. E invece cantano come fossero delle vergini, ma hanno esaurito il loro ruolo politico».
Nei loro partiti nessuno li ha messi in minoranza, mentre è successo a Berlusconi.
«Io all’ufficio di presidenza c’ero e le posso assicurare che Berlusconi non è andato in minoranza. Lui aveva dei dubbi sulle primarie e sull’opportunità di continuare a puntare sul Pdl.
Ha ascoltato i discorsi di tutti e ha deciso di seguire la strada indicata da gran parte del partito.
Lui adesso deve aiutarci a seguire questa strada che io ho sintetizzato in questo modo: dateci la possibilità di evitare la scelta tra la distruzione del Paese con Grillo e la sinistra. Ci vuole un progetto serio che eviti queste due alternative».
Ci vuole il Ppe italiano.
«Ci vuole una forza politica che rappresenti la maggioranza degli italiani che non votano a sinistra, che temono Grillo e che sono confluiti nell’astensionismo.
Il Ppe italiano non nasce distruggendo il Pdl o in una stanza in cui si riuniscono tanti piccoli nanetti o dei dinosauri della politica come Fini e Casini».
Berlusconi è un bel esemplare di Dinosauro però.
«Berlusconi almeno ha costruito qualcosa, qui c’è gente invece che con il lavoro non avrebbe pagato la bolletta della luce.
Se vogliamo riprendere il dialogo con gli elettori non possiamo chiudere in una stanza Alfano, Casini e Fini. Sarei sconcertato io figuriamoci il cassintegrato, il disoccupato, l’operaio.
Penserebbero “questi si sono messi d’accordo per dividersi il potere”.
Amedeo La Mattina
(da “La Stampa“)
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Novembre 11th, 2012 Riccardo Fucile
NEL PARLAMENTINO DI PALAZZO GRAZIOLI BERLUSCONI È IN MINORANZA. E SE NE VA IN KENYA
Novembre è il mese tragico della parabola di Silvio Berlusconi. Un anno fa, era il dodici, il Cavaliere si dimise e una folla festante si radunò sotto al Quirinale.
L’altro giorno, giovedì otto, è invece andato in scena l’ultimo atto: il gran consiglio del berlusconismo. Sandro Bondi, poetico e delicato berlusconiano, ha parlato di “brutalità ”.
Angelino “Bruto” Alfano ha accoltellato il Cesare declinante senza pietà , salvo poi fare una sceneggiata finale congiunta per salvare una finta unità .
Nel parlamentino di Palazzo Grazioli si è svolta una “riunione maschia, senza precedenti” per usare le parole di un altro berlusconiano rimasto fedele sino alla fine, l’ex governatore del Veneto Giancarlo Galan.
Palazzo Grazioli è la residenza di B. nella capitale, di fronte a Palazzo Venezia.
Al piano terra, sulla sinistra, il parlamentino del Pdl è il luogo dove si è riunito l’ufficio di presidenza.
Dentro si sono seduti anche esponenti di partito imbucati, come rivela l’amazzone Michaela Biancofiore.
Al tavolo di fronte al piccolo emiciclo i due contendenti: Alfano e Berlusconi. Poi, davanti, tutti gli altri.
A sinistra, centro e destra. Una riunione tesa e drammatica che passerà alla storia come la rivolta del partito contro il suo fondatore carismatico. In realtà , una mossa disperata per sopravvivere.
Tra i presenti, tranne una minoranza di quattro (Santanchè, Bondi, Galan, Verdini), nessuno crede più alla spinta propulsiva del berlusconismo.
L’arma del delitto sono le finte primarie che Berlusconi non vuole.
A conferma dello strappo consumatosi, ieri è arrivata la clamorosa mano tesa di Gianfranco Fini, lo scissionista del 14 dicembre 2010: “Se Alfano fa sul serio e rimane ancorato a Monti è un bene”.
Il paradosso è che, nei nuovi equilibri di partito, il segretario è sostenuto dagli ex An rigorosamente anti-montiani.
Per tutta risposta, Berlusconi è ripartito per il Kenya. Malindi, ancora una volta. Ospite del resort di Flavio Briatore, diventato amico inseparabile del Cavaliere.
Il mal d’Africa come consolazione.
Fabrizio d’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Novembre 9th, 2012 Riccardo Fucile
E LO INVITA AD “ALLONTANARSI DALLA DEMAGOGIA ESTREMISTA E POPULISTA DI TANTI ESPONENTI DEL SUO PARTITO E DELLA LEGA”… ALFANO: “TRA ME E SILVIO C’E’ UN RAPPORTO DI LEALTA’ E RISPETTO ASSOLUTI E RECIPROCI”
Dopo lo scontro fra Angiolino Alfano e Berlusconi al vertice del Pdl, il presidente della Camera Gianfranco Fini apre al segretario del Popolo delle Libertà .
“Il vero banco di prova per Alfano – ha detto il presidente della Camera – non è nella definizione delle regole per le primarie, ma nel far chiarezza sul rapporto col governo Monti e soprattutto sulla necessità per l’Italia di continuarne l’azione riformatrice anche dopo le elezioni. Solo se ciò accadrà si potrà davvero aprire una pagina nuova per tutti i moderati italiani. E personalmente ne sarò lieto”.
“L’aspro confronto in corso nel Pdl – ha sottolineato Fini in una nota – va seguito con interesse per capire se emergerà una identità politica veramente in sintonia con il Ppe e quindi, in quanto tale, alternativa in termini programmatici alle Sinistre e mille miglia lontana dalla demagogia estremista, populista e antieuropea di tanti esponenti del Pdl e della totalità della Lega”.
Il confronto non è stato “aspro”, ha replicato Alfano.
“Quanto al presidente Berlusconi e a me, il nostro è un rapporto di lealtà e di rispetto assoluti e reciproci. Come capita nella normalità della vita di una famiglia, nelle discussioni appassionate che accadono nelle case di ciascuno di noi, possiamo permetterci di ragionare e di cercare insieme le soluzioni migliori, ma sempre sicuri di farlo con affetto e sostegno vicendevole”, ha puntualizzato.
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Novembre 9th, 2012 Riccardo Fucile
A LUI STAREBBE PENSANDO BERLUSCONI PER LANCIARE IL NUOVO PARTITO…”ALFANO? SERVE UN CAPO DI GOVERNO, NON UN SEGRETARIO AMMINISTRATIVO”
La scalata alla Banca Popolare dell’Emilia Romagna finì un anno fa in un corpo a corpo di
carte bollate e accuse incrociate, di cui ancora adesso porta addosso i segni: «Indagato? C’è un’indagine sulla base della denuncia inoltrata contro di me dalla Banca per presunto accesso abusivo al processo informatico in concorso con ignoti, ma dimostrerò che non c’è nulla di vero».
La scalata a quel che resta del Pdl, se mai scalata sarà , è invece ancora in fase embrionale («Sono pronto a scendere in politica, ma sulle primarie aspetto di conoscere le regole»), tra proclami («Ci vuole una rivoluzione») e timidezze («Sono un mignon rispetto a Berlusconi»).
Gianpiero Samorì, 55 anni, una figlia e due nipoti, è avvocato e consulente finanziario con il pallino degli affari: un professionista votato all’assalto (a sentire gli amici), un po’ troppo spregiudicato (secondo i nemici).
Uno che se la passa bene, comunque.
Modenese di Montese, terra di castelli. E pure la sua residenza, con mega studio nel centralissimo corso Vittorio Emanuele, raccontano sia una sorta di castello, tanto è ampia e lussuosa.
A dir la verità , su di lui c’è una vasta letteratura all’ombra della Ghirlandina. Dicono che quando arriva in Mercedes, sembra che si muova un ministro quanto a scorta e portaborse (Ma lui: «Esagerazioni! Ho solo due autisti e qualche collaboratore»).
Che ha mani in pasta in tv, giornali, banche e assicurazioni («Faccio parte di una holding con partecipazioni in varie società »).
Che vanta un pacchetto clienti di tutto rispetto, a cominciare da Romano Minozzi, gran patron dell’Iris ceramiche.
Qualcuno gli ha fatto anche dire di essere «il terzo uomo più ricco d’Italia». Cosa che l’ha fatto terribilmente arrabbiare, ma solo perchè non è vero: «Magari…».
Samorì sogna la rivoluzione.
E già questo è abbastanza rivoluzionario per uno che si è fatto le ossa nella Dc, nella sinistra sociale di Donat Cattin: «Poi non sapevo come mantenermi e ho fatto altro». Ora, con il suo movimento Mir (Moderati italiani in rivoluzione: «Abbiamo già decine di migliaia di simpatizzanti in tutta Italia»), l’avvocato non nasconde di voler tentare il colpo della vita: «Offrire al centrodestra un nuovo programma e nuove persone». Nega di essere quel «Mister X», mandato in avanscoperta da Silvio Berlusconi per sparigliare le primarie, come temono Angelino Alfano e notabili vari.
Però non nega di essere «in ottimi rapporti» con il Cavaliere.
E poco importa se proprio ieri l’ex premier ha detto «di aver incontrato una sola volta un certo signor Samorì».
L’interessato non fa una piega: «Berlusconi ha rappresentato nel ’94 un momento di rottura, poi però si è circondato di persone inadeguate, che lo hanno frenato».
Su Alfano va come un trattore: «Dalle primarie deve uscire un capo di governo, non un segretario amministrativo…».
È ora di fare piazza pulita, insomma, ma non dategli del rottamatore: «Credo che ogni generazione abbia diritto al suo spazio: il problema, in Italia, è che c’è la stessa gente da 30 anni…».
Gli attribuiscono un canale privilegiato con Marcello Dell’Utri, di cui condividerebbe la filosofia programmatica dei circoli stile Publitalia: «L’ho conosciuto nel 2005, poi gli ho dato una mano nel 2007 sul territorio». Se è per questo, pure con Denis Verdini gli viene accreditato un ottimo rapporto: «Ma l’avrò incontrato tre volte!».
Una vecchia volpe come Carlo Giovanardi, che pure con Samorì si alleò al congresso modenese del Pdl, sconfiggendo Isabella Bertolini, invita l’amico a volare basso: «Un conto è dare un contributo, altra cosa è proporsi premier».
Ma l’avvocato è già lontano: «Mi scusi, ho un aereo in partenza…».
Francesco Alberti
(da “Il Corriere della Sera“)
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Novembre 9th, 2012 Riccardo Fucile
ATTACCA MONTI E BOCCIA LE PRIMARIE: “CI VORREBBE IL ME DEL 1994”
Certe volte sembra di guardare un tergicristallo. Primarie sì. Primarie no. Primarie sì. Primarie no.
Quando si dimise da presidente del Consiglio, ormai un anno fa, Silvio Berlusconi annunciò in colloquio con la Stampa che non avrebbe più offerto la propria candidatura alla guida del paese.
Si cominciò a discutere di primarie. Di tavolo delle regole. Chi c’è e chi ci sarà e chi no.
Del ruolo di Angelino Alfano che ancora aveva il quid e che invece da un certo punto in poi il quid non ce l’aveva più.
In un altro colloquio, stavolta col Corriere della Sera, Berlusconi disse che invece sì, forse gli toccava di ricandidarsi.
Quindi niente primarie. Se si candida lui non c’è discussione nè tantomeno avversario. Niente primarie, niente tavolo delle regole.
E però non era chiaro: è sicuro che si candida o è soltanto un’ipotesi? Cioè, ha detto mi candido o ha detto adesso decido?
In attesa di delucidazioni (attesa lunga) applausi generalizzati. È un grandissimo. Fa bene a tornare. Se lo vuole lui tutto il partito è contento.
Quindi torna? No, non torna.
Facciamo le primarie, dice in conferenza stampa. Faccio un passo indietro. O di lato. Però faccio un passo. Davvero? Splendido. Un genio. Una mossa geniale. Ottimo, organizziamo le primarie. Il tavolo delle regole.
Primarie di coalizione? No, perchè non c’è coalizione.
Allora primarie di partito? Sì, certo primarie di partito.
Però queste primarie di partito a Berlusconi non piacciono. Sono tristi. Sono inutili. Lo ha detto ieri. Anzi, poi si è corretto: non inutili, sono un po’ vane. Un po’ insufficienti. Ci vorrebbe altro. «Ci vorrebbe un me del ’94».
Fatica, eh? Molta.
Il problema è che Berlusconi parla coi romani e dice una cosa, parla coi milanesi e ne dice un’altra.
Sente un falco e sputa fuoco, sente una colomba e porta fiori.
Legge i sondaggi e i sondaggi gli dicono che il Pdl con lui perde consensi.
Allora lancia Alfano, dice che gli vuole bene come a un figlio, e i sondaggi gli dicono che il Pdl con Alfano perde ancora di più.
Allora ci si rimette lui e dopo un po’ i sondaggi gli dicono che può anche tornare ma si sono persi altri consensi ancora.
Riproviamo con Alfano? E i sondaggi giù.
Torno io? Sempre più giù?
Idea: mettiamo le liste civiche. Le liste degli imprenditori. Sì ma dei giovani imprenditori. E poi le liste degli onesti. Le liste degli animalisti. Le liste della società civile. Le liste delle amazzoni. Le liste della Santanchè che randella e la lista di qualcun altro che concilia.
Smembriamo il Pdl. Anzi cambiamogli nome. Cambiamogli simbolo.
Che nome? Purchè ci sia la parola Italia. Rifacciamo Forza Italia. Con lo spirito del ’94. Peccato che non c’è un me del ’94.
Poi facciamo la lista dell’anima liberale, la lista dell’anima democristiana, la lista dell’anima socialista, la lista dell’anima anarchica, la lista dell’anima nordista, la lista dell’anima sudista.
Ognuna di queste liste non arriva all’uno per cento?
Allora non facciamo le liste. Teniamo il partito unito.
Ma il partito mi fa schifo. Se la veda Alfano. Anzi no, Alfano non l’è minga bun.
E poi bisogna vedere qual è la legge elettorale. Perchè se è il Porcellum è una cosa. Se cambiamo il Porcellum ci vuole il premio di maggioranza.
Non vogliamo le preferenze. Vogliamo il sistema spagnolo. Meglio il proporzionale puro.
Dunque con chi discutono quelli del Pd? E su che basi? Che cosa dirà il capo domani? Settimana prossima? Stasera? E il governo che dirà ?
Il governo? Arriverà in fondo alla legislatura, dice Lui. Però adesso vediamo la legge di stabilità . E sarebbe bello se Monti facesse il leader dei moderati. Però non lo vogliamo perchè è servo della Merkel.
E chi lo mandò a Bruxelles? E chi lo accettò a Roma? E lui e le banche? E lui e i poteri forti?
Mario sì… Mario no… Silvio sì… Silvio no…
Mattia Feltri
(da “La Stampa”)
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Novembre 9th, 2012 Riccardo Fucile
COSI’ IL PDL CHE LO OSANNAVA E’ DIVENTATO UNA GABBIA
Dice, tace, ridice, smentisce, sparisce (in Africa), si sfoga, si pente, ritorna a parlare con i
giornalisti a tarda sera, ma tanto ormai è lo stesso.
«Adesso dobbiamo salvare la storia di tutti noi» pare abbia fatto presente il povero Alfano, ma rispetto alla Storia, che pure scorre senza chiedere il permesso ad alcuno, occorre riconoscere che c’è qualcosa di grandioso nel modo in cui neanche quattro anni fa Silvio Berlusconi ha creato il Pdl e adesso lo va distruggendo. Sempre. Tutto. Da solo.
L’altro giorno sul Giornale, sotto l’occhiello «Le mosse del Cavaliere », si è potuto leggere il seguente titolo: «Silvio fa contento Alfano: domani sarà al vertice del Pdl».
Capito? Al fianco al Cavaliere, in effetti, ogni giorno più cereo, è comparso infine lo pseudo-figlioccio «che mi ricambia», una figurina che pure ieri ha osato l’inosabile evocando le barzellette, tema assai sensibile a Palazzo Grazioli, anche se poi non s’è capito se nella sua temeraria perorazione Alfano abbia paventato il rischio di fare la figura dei «barzellettari» o dei «barzellettati», là dove nel primo caso sarebbe un oltraggio a Sua Maestà e nel secondo un mezzo affronto, e non solo alla lingua italiana.
Chissà se all’ex Guardasigilli, fra i tanti miracolati di una remota stagione, è tornato in testa che agli esordi del Berlusconi quater il Foglio assicurò che sarebbe stato «il governo del Buonumore».
Ecco, nel malanimo e fra i rancori del cupio dissolvi si consuma la «rivoluzione carismatica», come intese a suo tempo designarla il senatore Quagliariello, che tanto si è dedicato a de Gaulle. Acclamato nel marzo del 2009 presidentissimo a vita e salutato dalle note congressuali di «Meno male che Silvio c’è», adesso Berlusconi vuole chiudere gli uffici di via dell’Umiltà e soprattutto si rifiuta di scucire i quattrini per delle primarie che ritiene del tutto inutili, anzi dannose.
Già alcuni mesi orsono gli avevano attribuito frasi tipo: «Il Pdl non c’è più, esiste solo nella testa dei nostri dirigenti».
Riguardo a questi ultimi, è sempre il Giornale di casa ad aver indicato, sia pure senza virgolette, lo stato d’animo del fondatore: fatico a sopportarli, quando vengono a casa mia mi viene voglia di andarmene.
Così, stanco di adattarsi alle continue richieste, esausto di quelle facce, oltre che delle ingrate miserie che ogni volta regolarmente gli gettano addosso coordinatori, capigruppo, ex ministri e maggiorenti, Berlusconi ha preso a scavalcarli rivolgendo le proprie residue speranze ad amazzoni, fidati buontemponi, sospetti millantatori, più o meno ignoti e talvolta ignari imprenditori, ad esempio quei «gelatai» rispetto a cui Alfano ha riaffermato il primato della «politica», nientemeno.
In dodici minuti – e allora fu un vanto – venne sciolta Forza Italia per dare vita a quel «Popolo» della libertà che Berlusconi volle battezzare con un finto referendum.
In mancanza di un impossibile se stesso ringiovanito, a 76 anni per la nuova Forza Italia il Cavaliere pensa ora ad arruolare Briatore, di cui deve aver dimenticato certe cosette niente affatto simpatiche che diceva di lui al telefono; e addirittura s’incanta con l’idea di Montezemolo, che tutte le volte gli ha sempre detto no e che poche settimane prima della caduta del 12 novembre 2011, a un passo dal dileggio, fermò l’automobile come per entrare a Palazzo Grazioli; e quando vide che attorno a sè cresceva l’agitazione dei giornalisti di colpo fece dietro front e risalì in macchina ridacchiando.
Su un tovagliolo di un’enoteca di Montecatini, dove è andato a farsi curare con il laser, l’uomo che ha cambiato l’arte del potere in Italia ha scritto del «suo» nuovo soggetto ancora desolatamente senza nome: «Nuovo e pulito» per andare «oltre il 50 per cento», che forse non ci credeva nemmeno il proprietario ultraberlusconiano del locale, che pure ha promesso di mettere quell’impegnativo reperto di stoffa dietro una teca.
Ma il pensiero più triste rubricato nei progetti del tardo berlusconismo al tramonto gli è sfuggito di bocca come un sospiro: «Se fossero ancora vivi, ci metterei dentro Vianello e la Mondaini». E c’è ormai un aria mortifera da quelle parti, un rincorrersi di ombre a loro modo tenebrose, un accavallarsi di immagini sempre più perturbanti come quella di lui che estrarrà dal cilindro un dinosauro, e nessuno giustamente ride più, e tutto precipita in rovina, come ampiamente preannunciato.
Filippo Ceccarelli
(da “La Repubblica”)
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Novembre 9th, 2012 Riccardo Fucile
FORTE SCONTRO TRA SILVIO E IL SEGRETARIO: IL TESORIERE CRIMI SI DIMETTE… BERLUSCONI ORMAI PENSA A UN NUOVO PARTITO CON I FEDELISSIMI E TANTI VOLTI NUOVI PER LANCIARE L’IMPRENDITORE-BANCHIERE SAMORI’
Le “perle” in realtà , sono state parecchie. Ma quelle che segneranno — nella memoria di molti — la storia del Pdl all’ultimo atto delle primarie, sono senza dubbio due.
Quando Alfano, ridotto all’angolo in riunione dopo che Berlusconi aveva smontato ferocemente l’idea stessa delle primarie, lo ha guardato negli occhi e ha tirato fuori tutto quello che aveva dentro: “Non siamo mica barzellettieri..”.
E la seconda, sullo stesso tenore, sempre quando il segretario ha puntato dritto al cuore del Cavaliere accusandolo platealmente di “rincorrere gelatai”, forse dimentico che oltre ad aver lusingato come volto nuovo del partito il giovane proprietario della nota gelateria Grom di Torino, sulle navi da crociera Berlusconi suonava il piano, raccontava barzellette, ma soprattutto offriva gelati alle signore.
Più tardi il segretario ha chiarito di aver detto “barzellettati” (ovvero oggetto di barzellette) anzichè promotori delle medesime (appunto “barzellettieri”), ma nessuno ci ha creduto.
C’è stato uno scontro, negato da Berlusconi perchè “con Alfano c’è la massima sintonia”.
Invece è stato davvero “da brivido”, come ha raccontato a caldo un’ancora scossa Daniela Santanchè.
Lungi, dunque, dal credere che quelle di Alfano possano essere state semplici gaffe o cadute di gusto; tra Angiolino e Silvio c’è stato un corpo a corpo di inusitata violenza verbale, “da accapponare la pelle” per dirla con un ex fedelissimo come Giuliano Cazzola.
Alla fine, la linea Alfano sembra aver prevalso, perchè il Cavaliere, visti i toni più aspri e incontrollabili del previsto, ha preferito “mettersi a disposizione”, convinto tuttavia che per far risorgere il partito ci voglia “una rivoluzione” oppure “uno come me nel ’94”, ma tanto ormai aveva perso la partita di far saltare le primarie.
Insomma, alla fine Silvio ha alzato bandiera bianca.
Ben sapendo che le primarie non potranno che rappresentare un vero e proprio bagno di sangue per il partito.
Non solo perchè — come felicemente intuito dallo stesso Cavaliere — metteranno in evidenza tutte le vere spaccature e i livori personali usciranno allo scoperto.
Ma, soprattutto, perchè a votare ci andranno veramente in pochi.
Come ha confermato Berlusconi durante l’ufficio di presidenza, ci sono sondaggi sulle primarie di Alessandra Ghisleri che parlano di un misero 8% dell’elettorato convinto ad andare a mettere la scheda nelle urne delle primarie Pdl. Un bagno.
A cui si è aggiunto anche un altro elemento di divisione e di rottura: si è dimesso, improvvisamente, il tesoriere storico del partito, Rocco Crimi.
Lo ha fatto subito dopo un’intemerata di Sandro Bondi (nell’ufficio di presidenza) che ha chiesto l’azzeramento di tutte le cariche interne per favorire il rinnovamento. In molti sanno che covava la decisione da tempo, lo aveva già detto a Berlusconi portandogli i preventivi dei costi delle primarie, circa 3 milioni di euro che in cassa non ci sono e che, a questo punto, dovrà sborsare direttamente il Cavaliere.
Crimi, insomma, si è sottratto dalla responsabilità di portare il Pdl allo sfascio anche economico ed ha gettato platealmente la spugna.
Altro guaio per il Cavaliere.
Che, comunque, ora assapora la possibilità di togliersi di torno un partito morto attraverso delle primarie che si riveleranno un’ecatombe di consenso e un boomerang mediatico; un’emozione che, in fondo, non ha prezzo.
C’è già un nuovo soggetto politico, infatti, in rampa di lancio.
E’ una lista di industriali ed imprenditori che al Senato potrebbe anche essere capitanata da Briatore, ma che avrà nell’industriale Giampiero Samorì la vera “punta di diamante”.
Nel partito hanno l’idea che sia lui l’uomo che Berlusconi userà per spacchettare il Pdl in più liste, probabilità che trova la netta contrarietà di Alfano. Samorì, però, è davvero un intimo di Berlusconi, anche se lui ha negato in pubblico persino di conoscerlo: “Mi è stata attribuita una ricerca di volti nuovi, un certo signor Samorì che ho incontrato una sola volta nella vita e che non ritenevo nemmeno fosse interessato alla politica”.
Macchè. Samorì è stato braccio destro di Dell’Utri negli anni ’90, ai tempi dei circoli del Buongoverno.
Oltre che a Marcello, Samorì è anche vicino al fratello Alberto, ma soprattutto è un uomo che conosce come se stesso il bel mondo della finanza, anche quella più cattiva.
Banchiere, imprenditore, esperto in scalate bancarie, ultimamente Samorì ha inanellato una serie di colpi.
È entrato nell’editoria — nel gruppo Monti Riffeser, che edita Giorno e Nazione e Carlino — e soprattutto nel salotto della finanza che conta, acquisendo, lo scorso 25 ottobre, lo 0,40% del capitale di Mediobanca tramite Modena capitale.
La chiave del suo successo di oggi è la vicinanza a Denis Verdini, con il quale i lavori per la nuova lista sono già in fase avanzata.
Soprattutto, al Cavaliere Samorì serve perchè è ricco.
Pensa di accollargli tutte le spese della prossima campagna elettorale, visti i tempi di magra che corrono ad Arcore.
E questa, di certo, non sarà la rivoluzione, come la intendeva Alfano, ma di sicuro per Berlusconi è l’ultima occasione “per non lasciare il Paese in mano alla sinistra.”
Comunque, nessun sentimento di rivalsa o di rivincita nei confronti di Alfano definito come “un figlio” (e sono sicuro che lui mi consideri come un padre, ha spiegato il Cavaliere nel vertice di palazzo Grazioli), ma per Silvio il futuro è altro.
“Avevo pensato a un’altra proposta — ha concluso Berlusconi — e cioe’ far votare la scelta del nostro leader agli iscritti del Pdl attraverso dei call center in 10-12 giorni’, ma le primarie del Pdl sceglieranno il nostro candidato premier qualora si dovesse andare a votare con questa legge elettorale”.
Ma tanto ormai sono tutti in attesa di verderlo tirare fuori “un dinosauro dal cilindro”.
Lui stesso, forse?
Sara Nicoli
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Novembre 8th, 2012 Riccardo Fucile
L’IRA DEGLI EX AN: “SONO SOLO CONGRESSI PROV. MASCHERATI”… TREMONTI: “PARTECIPERO’ DI SICURO PER INTERCETTARE I DELUSI”
Ci sono volute oltre tre ore, e un vertice tra il Cavaliere, Letta, Alfano, Verdini, Cicchitto e la Gelmini, per arrivare a strappare quel «ok, fatele» dell’ex premier a primarie che il segretario a questo punto vuole a tutti i costi, per salvare il Pdl da una lenta e inesorabile agonia.
Ma il percorso per arrivare a stabilire regole, candidature, programmi attorno a un evento che registri un grande successo popolare (massimo obiettivo) o comunque un momento di coesione e rilancio interno (obiettivo minimo) appare ancora molto impervio e accidentato.
Ieri sera, dopo una giornata di lavorìo infinito, trattative, urla e liti, il tavolo delle regole ha rimandato gli ultimi nodi a oggi: si terranno primarie più o meno all’americana, su base regionale o (più probabilmente) provinciale, scaglionate da metà dicembre (forse) fino a febbraio, con l’elezione o di delegati o (pare) direttamente dei candidati, con raccolta di firme e idee degli elettori sul web e tetto di spesa di 200 mila euro, per arrivare a una convention finale di proclamazione degli eletti.
Ma la soluzione lascia scontenti tanti.
La componente degli ex An, critica (soprattutto Meloni) per quella che appare «una sequela di congressi provinciali mascherati», e soprattutto indignata per essere stata esclusa nei suoi massimi rappresentanti (La Russa e Gasparri) dal vertice con Berlusconi («Volete farci fuori per farvi la vostra legge elettorale!», la protesta).
E se i possibili sfidanti di Alfano, Santanchè e Galan fra gli altri, affilano le armi per oggi («Io sono pasionaria ma non cretina – avvertiva in mattinata la prima -, voglio partecipare, ma se mi legano le mani mi chiamo fuori»), altri candidati, attesi o meno, spuntano a turbare sonni.
Formigoni deciderà oggi cosa fare dopo aver valutato se «nel programma di Alfano saranno recepiti alcuni punti».
Tremonti conferma l’intenzione di esserci: «Penso di sì, voglio parlare ai delusi del Pdl», e la stessa Gelmini, per rappresentare l’area più moderata, comincia a prendere in considerazione l’idea di candidarsi.
Il tutto mentre spunta la sorpresa choc: Sgarbi annuncia che si presenterà in ticket con l’avvocato e imprenditore Gianpiero Samorì.
L’uomo, quest’ultimo, che secondo le voci starebbe organizzando per il Cavaliere la famosa lista di imprenditori da affiancare o lanciare in alternativa al Pdl: «È un cavallo di Troia per farle saltare!», «È un supermilionario che ci farà fuori tutti!» i commenti all’annuncio.
In serata Samorì smentisce: «Nessuno può parlare a nome mio», ma i sospetti restano.
(da “Il Corriere della Sera“)
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