Novembre 19th, 2012 Riccardo Fucile
TRUPPE CAMMELLATE: IL GRUPPO DI UN CENTRO PER LA TERZA ETA’ DIROTTATO A CHIANCIANO TERME
Tre pullman di anziani della Capitale che credono di andare in gita per una domenica
dedicata alla beneficenza che invece si ritrovano in un convegno politico al Palamontepaschi di Chianciano Terme, a circa 200 chilometri da Roma.
Non è uno scherzo ma è ciò che è successo a un centro di anziani reclutati in maniera inconsapevole per andare a firmare la candidatura e fare da claque alla convention del candidato alle primarie per il centrodestra Gianpiero Samorì.
Un fatto che ricorda quanto già accaduto a un’inziativa politica del senatore del Pdl Carlo Giovanardi, suo amico e compagno di scalata al Pdl emiliano, che in quell’occasione ospitava un intervento di Silvio Berlusconi.
Al meeting era presente anche il coordinatore dei pullman, Paolo Loria, avvocato divenuto noto per aver difeso Raniero Brusco ossia l’ex fidanzato di Simonetta Cesaroni, che seccato ha negato di centrare qualcosa con questa storia, sostenendo di aver portato solo gente che ha presenziato liberamente, pagandosi anche vitto e alloggio.
A chi gli ha chiesto cosa ci facessero lì, gli anziani hanno risposto: “Non lo so, ci hanno detto che era per un’opera buona ma non abbiamo speso nulla”.
L’avvocato modenese e leader del Mir-Moderati in Rivoluzione, nel giorno del lancio della sua discesa in campo ha cercato di stemperare le polemiche.
L’imprenditore friulano Diego Volpe Pasini, numero 2 del movimento e vicino a Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri promette: “Denunceremo l’autore della truffa e la prossima volta staremo più attenti”.
Ma a far parlare dell’avvocato e docente di Diritto commerciale all’Università di Urbino, è il suo ruolo presso lo stato di San Marino.
Si perchè Samorì nel dicembre del 2010 è stato nominato dal Congresso di Stato del Titano ambasciatore in Francia.
Ora grazie a quella nomina gode dell’immunità e ha in tasca anche un passaporto da diplomatico. E curiosità , l’avvocato modenese ha assoldato nel suo staff anche Jean Todt, l’ex amministratore delegato della Ferrari ora presidente della Fia-Federazione Internazionale dell’Automobile.
Ma su Samorì vengono fuori anche informazioni circa il possesso di conti correnti in paradisi fiscali, e precisamente nell’isola caraibica olandese di Curacao.
Dalla sua società Modena Capitale si risale via via alla sua capofila, la Zevenplint n.v., società di cui non si conosce il bilancio protetto dal rigido segreto bancario in vigore sull’isola.
La società è la madre di altre quattro società : Aviation, Banking Partecipations, Industry Partecipations e Insurance Partecipations.
Il cuore degli affari però rimane tutto italiano, dalla Assicuratrice Milanese, che fattura 55 milioni nel ramo danni con sede a San Cesareo sul Panaro in provincia di Modena.
Il candidato alle primarie questa mattina ha risposto all’articolo apparso in prima battuta sul Corriere della Sera: “Sono totalmente inattaccabile — ha detto Samorì — forse per questo si cercano qua e là degli argomenti dal sapore diffamante. Io sono tranquillo, possono andare a scavare indietro di trent’anni che non trovano nulla. Tutte le mie società , in tutte le parti del mondo, sono dichiarate nel quadro RW della dichiarazione dei redditi. Sono totalmente trasparente”.
Alla domanda se abbia rapporti con Curacao, Samorì ha risposto: “Io ho società in tutte le parti del mondo come tutti quelli che hanno delle attività economiche diversificate. Ma non vengo certo a dire le mie cose. Non c’è alcuna attività mia che abbia un regime da paradiso fiscale. Io non ho nessuna attività , per attività intendesi svolgimento di operazione, di esercizio di imprese. Ho una serie di società in Italia e anche all’estero che sono proprietarie di beni, e che sono tutte dichiarate al fisco italiane sulle quali io pago tutte le imposte di ogni genere e natura senza nessun vantaggio fiscale, semplicemente per il fatto che trattandosi ti proprietà in nazioni estere sono intestate a società estere della nazione, punto”.
Samorì ha anche spiegato i suoi rapporti con la Repubblica di San Marino: “Ero ambasciatore di San Marino in Francia fino a una settimana fa, quando ho deciso di rassegnare le dimissioni perchè che mi sembrava incoerente con la mia candidatura. Ma la nomina, che è onorifica, dipende dal fatto che San Marino individua magistrati e buona parte dei diplomatici tra i professori universitari di Urbino, per una consuetudine antichissima. E io sono professore all’Università di Urbino”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Novembre 18th, 2012 Riccardo Fucile
TUTTI I CREDITI CONCESSI AI REFERENTI PDL MILANESI: LA PASIONARIA BERLUSCONIANA, LE FATTURE NON PAGATE E LO SCONFINAMENTO DI 400 MILA EURO
Per i politici del Pdl e i loro parenti alla Banca Popolare di Milano l’aria è cambiata dopo la rimozione dell’ex presidente Massimo Ponzellini, finito poi agli arresti domiciliari nel maggio del 2012.
Dopo la pubblicazione delle intercettazionidell’indagine sui fidi facili della Bpm, nelle quali si svelavano le raccomandazioni di Daniela Santanchè, Ignazio La Russa, Paolo Romani e le pressioni per le pratiche di Paolo Berlusconi e Maria Vittoria Brambilla, nessuno ha verificato cosa sia successo ai crediti di politici, amici e familiari.
La posizione di Paolo Berlusconi per esempio è rimasto un caso singolare.
Il fratello dell’ex premier vanta una concessione personale di un milione di euro per cassa e gode sulla sua holding Pbf Srl di una linea di credito di ben 5 milioni di euro, interamente utilizzati, il cui rientro scade solo il 30 settembre del 2013.
Una posizione generosa da parte di Bpm che si è garantita solo con una fideiussione personale di Paolo Berlusconi e con l’impegno della società di Paolo Berlusconi a usare i soldi che le deriveranno da un incasso futuro per un’operazione immobiliare: la Cascinazza.
Solo il 26 settembre scorso, visto il protrarsi dei termini per la chiusura dell’operazione Cascinazza, Pbf ha rilasciato una garanzia ulteriore a Bpm. Nessuna ipoteca però ma solo un’altra lettera di Paolo Berlusconi che stavolta si impegna a cedere non solo i proventi dell’operazione Cascinazza, se mai si chiuderà , ma anche gli utili o i proventi della cessione delle quote sociali.
“Sistemate la roba o sono sfracelli”
Secondo le intercettazioni telefoniche Massimo Ponzellini minacciava sfracelli con i suoi se “non sistemavano la roba della Brambilla”. Effettivamente il gruppo della famiglia dell’ex ministro Maria Vittoria Brambilla, composto dalla Sal che si occupa di commercio di prodotti ittici e dalla Trafilerie Brambilla può contare sulla Bpm. Il consiglio di gestione del 23 ottobre scorso ha analizzato la situazione e ha revocato la linea capital market da un milione di euro della Trafilerie Brambilla.
Ma ancora oggi il rischio di Bpm verso il gruppo resta notevole: 4 milioni e 400 mila euro di affidamento che è stato già utilizzato per 3,8 milioni di euro.
Anche la Alphabet S.c.r.l. una società che si occupa di trasmissioni tv sul digitale terrestre e che è di Ilaria Sbressa, moglie del manager Mediaset Andrea Ambrogetti, era stata raccomandata da un personaggio importante: l’allora ministro Paolo Romani.
Nell’agosto del 2011 Alphabet, riferibile al 70 per cento alla Sbressa che la controlla tramite Interattiva SRL, ottiene 300 mila euro per anticipo fatture grazie solo a una fideiussione generica rilasciata dalla stessa Sbressa.
Nel dicembre del 2011 la posizione passa a incaglio.
Nel marzo 2012 veniva concordato un piano di rientro per 5 mila euro mensili mediante la firma di pagherò con avallo della stessa Sbressa.
Però il piano non è stato rispettato. A oggi l’esposizione è pari a 321 mila euro con 20 mila euro di rate in mora.
Le telefonate di Ignazio
Anche la Quintogest è divenuta famosa grazie alla telefonata intercettata di Ignazio La Russa che il 27 luglio del 2011 sollecitava Ponzellini perchè “si trova in difficoltà perchè non ha i soldi sufficienti a dare ai propri clienti”.
Poi La Russa chiede una risposta per “chiudere in un modo o nell’altro … perchè mi dicono che anche all’esito della tua risposta loro … potrebbero anche decidere di vendere”.
La Russa ha tante ragioni per raccomandare questa società che allora era presieduta da Filippo Milone, oggi sottosegretario alla difesa, e che era partecipata con il 49 per cento dalla Fondiaria Sai dei Ligresti (legati alla famiglia La Russa) e che soprattutto era partecipata indirettamente al 34 per cento dalla società Idi Consulting, controllata da Laura De Cicco, moglie dell’ex ministro del Pdl.
Quintogest ora ha cambiato compagine e la moglie di La Russa ha ceduto le sue quote in Idi Consulting per 11 mila euro (il valore nominale) il 6 febbraio del 2012. Ma quando l’allora ministro della difesa chiama l’allora presidente di Bpm Ponzellini, l’interesse è fortissimo.
La società , come dice il suo nome, eroga credito in cambio della cessione del quinto dello stipendio.
Ma Quintogest, come dice La Russa ha bisogno di cash perchè non presta soldi suoi ma quelli di Bpm e anche Ubi banca.
Oggi Bpm è esposta per 44 milioni verso Quintogest.
Il 27 luglio poco prima della telefonata di La Russa a Ponzellini, Antonio Giordano, socio forte della Quintogest dice ad Antonio Cannalire che aveva parlato con La Russa.
E quando lui gli aveva detto “Vedi che non sono cose facili” il ministro aveva ri- sposto “allora chiamo io Massimo (Ponzellini Ndr)…vedrai che è facile”.
La Russa nel luglio 2011 non poteva immaginare che Ponzellini sarebbe stato fatto fuori: l’aumento di 6 milioni di euro rispetto ai 44 milioni di plafond esistenti allora, non è mai stato accordato.
E la moglie ha ceduto le quote, come previsto da La Russa.
Il Fatto ha letto le carte della Banca d’Italia e della Procura di Milano e anche quelle interne della stessa Bpm, utilizzate dagli ispettori per ricostruire la storia delle aperture di credito milionarie a politici, amici e familiari.
Le cose in Bpm stanno lentamente cambiando con l’insediamento dei nuovi vertici ma le carte sulle pratiche vip rendono evidente che in Italia l’accesso al credito per i potenti è un gioco da ragazzi.
Visibilia, miracoli a sei zeri
La storia della società di raccolta pubblicitaria di Daniela Santanchè, la VisibiliaSrl è davvero istruttiva.
Visibilia Srl vende spazi pubblicitari sui giornali, inizialmente quelli della famiglia Angelucci (Libero e il Riformista ) poi prevalentemente su Il Giornale di Paolo Berlusconi e della Mondadori.
La società ha bisogno di credito ma Daniela Santanchè non presenta garanzie personali (come una fideiussione) o reali (come un’ipoteca sull’appartamento milanese di via Soresina) ma presenta le fatture da incassare.
Dall’istruttoria dell’agenzia della Bpm si scopre che Daniela Santanchè dipende fortemente dai contratti con Il Giornale dei Berlusconi: “Il contratto stipulato con Il Giornale prevede minimi fissi garantiti per (…) un milione e 200 mila euro mensili per tutto il 2010”, scrive la Bpm.
Nel maggio del 2011 i nodi vengono al pettine: “dal febbraio 2011 al maggio 2011 la percentuale degli insoluti è del 79,6 per cento”.
Nel settembre 2011 il Servizio Crediti della Bpm esprime un “giudizio fortemente critico”.
A dicembre 2011 Daniela Santanchè promette un doppio contratto con Eni ed Enel, mai arrivato.
Il 2 dicembre telefona all’allora direttore generale Enzo Chiesa: “Ma ce la sbloccano quella cosa? Perchè per noi è importante”.
Chiesa replica: “direi di sì. Santanchè incalza: “quando mi dà questa bella notizia?” E Chiesa risponde “O domani o lunedì. La chiamo io”.
Proprio a dicembre del 2011 il servizio crediti di Bpm non prende provvedimenti drastici pur riducendo le linee di credito a 3,5 milioni di euro, dai 6 milioni e 250 mila euro (dei quali 4 milioni circa erano utilizzati) accordati nei tempi d’oro di Massimo Ponzellini.
Poi il nuovo management guidato dal presidente Andrea Bonomi taglia l’affidamento a 1,7 milioni.
Un tetto che però sta stretto all’imprenditrice-politica che infatti lo sfonda per 450 mila euro arrivando a un’utilizzazione effettiva che sfiora i 2 milioni e 200 mila euro. Lo sconfinamento della società dell’ex sottosegretario già a luglio scorso è stato segnalato da Bpm alla Centrale Rischi della Banca d’Italia
Marco Lillo
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Novembre 17th, 2012 Riccardo Fucile
ALLA SUA FRASE, COLTI DA LAPSUS FREUDIANO, SI SONO ALZATI, PER TRIBUTARGLI UNA STANDIND OVATION, GASPARRI, LA RUSSA, RAVETTO E CARFAGNA, GLI INDIZIATI NUMERO UNO
Per Angelino Alfano la “battaglia” in vista delle politiche è “difficile, ma si può vincere”. 
“La battaglia” che ha davanti il Pdl “è difficile, ma si può vincere: certo ci devono essere facce pulite, perchè non sarà possibile andare avanti se le nostre idee saranno rappresentate da facce impresentabili”.
E’ l’avvertimento lanciato da Alfano, nel suo intervento all’incontro ‘Sempre con gli italiani mai con la sinistra’ organizzato da alcuni esponenti ex an nel cortile di Palazzo Lombardia. “Queste sono battaglie – ha aggiunto – in cui mi impegnerò nel Pdl”.
Non appena il segretario del Pdl ha pronunciato questa frase i partecipanti all’evento, tra cui Ignazio La Russa, Maurizio Gasparri, Mara Carfagna e Laura Ravetto, si sono alzati in una standing ovation.
“C’è gente che non dovrebbe essere in consiglio comunale e si trova in Parlamento”, ha proseguito Alfano, che ha invitato nuovamente a rinnovare il processo di selezioni dei dirigenti che devono essere, a suo giudizio, “rappresentati dal basso e non nominati dall’alto” (come lui insomma…n:d.r..).
Per il segretario Pdl, “non immaginabile un nuovo governo con la sinistra” perchè persegue “una ricetta economica dettata dalla Cgil” fatta di più spese e più tasse. “Non intendo immaginare un altro governo con la sinistra, che non ha una visione europea” ha detto aggiungendo che nelle riunioni della “strana maggioranza” sostenute da Mario Monti si è “accorto che le differenze esistono intatte”.
Secondo la sinistra, a suo dire, per spendere di più occorre mettere più tasse “se la scelta spetta a noi – ha concluso – diremo sempre no ad aumentare le tasse ma diminuiremo lo spreco”.
Anche perchè, ha continuato, “Bersani ha votato i provvedimenti di Monti e Vendola fa i referendum contro: non sono idonei a governare questo Paese”.
Quella tra il Pd e Sel, ha aggiunto il segretario del Pdl, è “una coalizione che farà assolutamente tutti quei disastri che hanno fatto le coalizioni di centrosinistra che hanno governato in questo Paese”.
Vendola e Bersani, ha proseguito Alfano, “non hanno un progetto chiaro di governo, non saranno loro a farci uscire da questa crisi economica”.
Alfano ha detto di “non essere più disponibile” ad accettare sacrifici “se capiremo, come stiamo iniziando a capire, che non ce li chiede l’Europa, ma ce li chiedono Francia e Germania per legittimi interessi francesi e tedeschi”.
In quel caso, ha proseguito, anche noi “faremo gli interessi nazionali” e comunque è necessario chiedere all’Unione europea “di cambiare rotta” sennò saranno i popoli europei stessi a imporre il cambiamento.
Che la sinistra non sia in grado di governare sono “parole che sembrano tratte da una gag di ‘Scherzi a parte'”, ha replicato Nichi Vendola.
“Siamo alla fine di quindici anni di berlusconismo che per devastazione morale, economica e sociale rappresentano davvero un unicum nella storia d’Italia. Alfano e gli altri abbiamo perlomeno il pudore di tacere e di andare al diavolo”, ha continuato il presidente della Regione Puglia e Leader di Sel, candidato alle primarie del centrosinistra. Vendola ha partecipato a Bologna a una riunione con i militanti del suo partito.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Novembre 15th, 2012 Riccardo Fucile
“NON SONO PENTITO PER QUELLO CHE SCRITTO”… “BASTA CON I CANDIDATI DI PLASTICA”… SIAMO ORMAI IN PREDA AD UNA CRISI DI ESIBIZIONISMO
Altro che fare un passo indietro. 
Andrea Di Pietro, il 31enne consigliere comunale del Pdl di Vigevano che ha scatenato una bufera in rete con il suo tweet omofobo su Nichi Vendola «viscido quanto la vaselina che usa», non solo non si dimette, come ha invocato tra gli altri l’Arcigay, ma rilancia.
Oggi ha annunciato la sua candidatura nientemeno che alle primarie nazionali del Pdl, proprio mentre dal segretario provinciale del partito, l’onorevole Carlo Nola, gli arrivava una sonora tirata d’orecchie, con l’invito a rispettare gli avversari politici.
A dare la notizia della «discesa in campo» del giovane esponente vigevanese vicino alle posizioni dell’ex An è stato, nel pomeriggio, un comunicato diffuso anche stavolta in rete.
E poichè c’era il rischio che il messaggio non fosse autentico ma una burla orchestrata da qualcuno, una provocazione, o magari venisse bollato dal suo autore ancora una volta come «una battuta», come ieri di fronte alle polemiche seguite al suo primo tweet, s’imponeva una verifica con il diretto interessato.
Che, al telefono, ha confermato tutto: l’idea gli è venuta assistendo al clamore e alle polemiche suscitate in tutta Italia dalla sua uscita contro Vendola, reazioni in seguito alle quali ha deciso di provarci.
«Le decisione è maturata di conseguenza», dice.
Sta già pensando a come raccogliere le 10 mila firme necessarie.
Dunque Di Pietro – inteso ovviamente come Andrea da Vigevano, e non Antonio – sfiderà Angelino Alfano, Daniela Santanchè, Giancarlo Galan, Guido Crosetto, il sindaco di Pavia Alessandro Cattaneo, l’avvocato-banchiere di Modena Gianpiero Samorì e chissà chi altri deciderà di presentarsi alla competizione per designare il nuovo leader del centrodestra italiano.
«La mia candidatura – sottolinea Andrea Di Pietro – vuole puntare ad affrontare i problemi seri e reali del Paese, e non guarda al finto buonismo tipico della cultura radical chic che ha affossato l’Italia. Si pensa solo a render visibili candidati di plastica”.
Non sappiamo quanto aspetti ancora il Pdl a cacciare questo soggetto che sembra in preda a convulsioni esibizioniste.
La prossima mossa potrebbe essere quella di aprirsi l’impermeabile ai giardinetti: sarebbe la volta che con un TSO ce ne liberiamo.
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Novembre 15th, 2012 Riccardo Fucile
DIVISI SULLA DATA, UNITI CONTRO UN MONTI BIS… MINACCE DI CRISI DI GOVERNO, INTERVENGONO I POMPIERI
Divisi su tutto il resto ma uniti contro l’ipotesi di un Monti-bis su cui non scommetterebbero «neanche un centesimo».
Sul palco dell’assemblea della Cna, un insolito asse tra Angelino Alfano e Pierluigi Bersani dopo il botta e risposta sulla data dell’Election Day.
«Non scommetterei che avremo questa stessa maggioranza tra sei mesi», ha spiegato il leader del centrodestra, ricordando che «quello di Monti è un Governo che è arrivato in una condizione di eccezionalità ».
Per il numero uno dell’Udc, invece, «in politica come nella vita non bisogna mai dire mai: invito tutti alla cautela» ha spiegato, caldeggiando l’idea di un voto anticipato per non andare incontro a cinque mesi di campagna elettorale, che si rivelerebbe uno svantaggio per qualsiasi coalizione.
All’indomani dell’ultimatum dell’asse Pdl-Udc-Fli di «anticipare le politiche o posticipare le regionali», questa mattina il segretario del Partito Democratico ha ripetuto ancora una volta che «la crisi di governo va evitata e comunque prima di parlare di voto anticipato bisogna fare la riforma della legge elettorale».
Al centro della polemica l’indicazione arrivata ieri dal ministero dell’Interno circa i due giorni possibili – il 10 e 11 febbraio prossimi – per le consultazioni in Lombardia, Lazio e Molise.
Dopo le indiscrezioni dei mass media secondo cui il centrodestra starebbe ragionando sulla possibilità di «staccare la spina» al governo, il leader Democratico è fermo nel ribadire che «la posizione del mio partito è chiara da mesi», ma cerca anche l’intesa: «Vedo di là un’intenzione confusa, noi siamo pronti a ragionare e abbiamo posto come tema di riferimento la governabilità , non un tema del Pd».
Tornando alle elezioni Bersani ha osservato ancora: «Esistono norme e leggi: le Regioni devono andare a votare, inutile girarci intorno. Mi si parla di risparmi: lo sappiamo che il Lazio sta perdendo 650 milioni di fondi europei?»
Il segretario ha poi trovato una sponda anche nel leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro. «Ha ragione Bersani: bisogna andare alle elezioni regionali al più presto e, quindi, chiediamo al governo di rispettare le decisioni della magistratura che, come nei casi del Lazio e del Molise, ha disposto l’immediata esecutorietà delle sentenze. Ci auguriamo che, a partire proprio dalle prossime elezioni regionali del Lazio, della Lombardia e del Molise, si possa rilanciare la coalizione programmatica di un centrosinistra unito, in grado di superare le politiche ragionieristiche di Monti».
E un invito alla mediazione è arrivato anche dal Presidente del Senato Renato Schifani, che si è detto «fiducioso sul fatto che si possa trovare una soluzione che accontenti tutti».
Arrivando all’assemblea della Cna il numero due dello Stato ha parlato a una soluzione che «consenta al nostro Paese di non vivere momenti di tensione come quelli che stiamo vivendo in questo momento».
Anche Alfano resta fermo sulle sue posizioni.
«La crisi di governo? Molto dipende da Bersani e la mediazione non spetta a noi ma all’esecutivo».
Il Pdl aspetterà dunque il Cdm di domani prima di valutare la prossima mossa, ha annunciato il segretario, puntando il dito contro «la tassa che Bersani vuole imporre al Paese», riferendosi alla spesa di 100 milioni di euro che comporta la scelta di non tenere insieme le regionali e le politiche.
(da “La Stampa“)
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Novembre 15th, 2012 Riccardo Fucile
ALFANO ALL’ANGOLO, NEL PARTITO CRESCONO LE FUGHE
Rullano i tamburi elettorali e il Pdl precipita nel caos. 
Primarie impallinate dallo spettro della crisi politica, una decina di deputati in fuga verso il centro, Berlusconi che scalda i motori e nuovi “barbari” alla Samorì intenti a scalare il partito.
Con il Cavaliere pronto a staccare la spina al governo e a innescare il voto anticipato, le consultazioni interne sognate da Angelino Alfano rischiano di naufragare prima di salpare.
L’ex premier è apparso «motivatissimo» sulle ragioni di un’eventuale crisi e pronto a giocare la partita comunque in prima persona, durante il “gabinetto di guerra” a Palazzo Grazioli con Verdini, Letta e lo stesso Alfano.
Tutto è in bilico, al punto da aver indotto Berlusconi a rinunciare all’invito di Vespa per domani sera.
E in queste stesse ore, sui capannelli pidiellini in Transatlantico è tornato ad aleggiare con insistenza il fattore “M”, destinato a destabilizzare ancor più il quartier generale di via dell’Umiltà .
Il tam-tam rimbalza da giorni, non a caso dopo l’ultimo fine settimana. «Ci vorrebbe un Berlusconi del ’94», ha spiazzato tutti il capo durante l’ultimo Ufficio di presidenza.
A tutti è stato chiaro come il leader pensi a se stesso, in prima battuta, per un ritorno in grande stile.
Soprattutto se il 25 novembre a vincere le primarie del Pd dovesse essere Bersani e non Renzi. Ma nel chiuso di Arcore – e lo scorso week end nella stretta cerchia volata in Kenya – è un’altra la pista presa in seria considerazione.
E porterebbe appunto alla casella “M”, come la figlia Marina.
Se il “titolare” rinunciasse, sarebbe lei il «dinosauro» promesso qualche giorno fa come arma finale.
Pur sempre un «Berlusconi in stile ’94» sognato dal patriarca. «Ma se la convincessi a fare questo enorme sacrificio, sarebbe per qualcosa di totalmente nuovo e rivoluzionario, niente a che fare con il Pdl» sostiene il Cavaliere coi pochi con cui ha sondato il progetto.
Una sorta di “piano B”, già tracciato nelle coordinate di massima. E che prevede l’eventuale lancio in gennaio (salvo elezioni anticipate), proprio come avvenne 17 anni fa, a ridosso della campagna.
Un battage imponente affidato alla macchina da guerra di Publitalia nelle 20 regioni. E infine liste e nomi in squadra mai visti e sentiti prima, stuoli di imprenditori e manager.
Gli stessi che Silvio Berlusconi ha incontrato a Villa Gernetto e ad Arcore in questi ultimi mesi, costruendo una rete pronta all’uso. In fondo un replay, per modalità e anonima «freschezza» dei protagonisti, di quanto accaduto nel 1994. E anche il nome evocherebbe il “miracolo” di Forza Italia di allora.
Con Berlusconi padre «nobile» che correrebbe da capolista al Senato. Il «sondaggio» molto interno alla famiglia e ai vertici dell’impero mediatico è in corso. La presidentessa Fininvest e della Mondadori è volata a Malindi dal padre nel fine settimana. Per parlare di affari, per lo più. Ma in quell’occasione, raccontano, il pressing di Berlusconi senior si sarebbe fatto più serrato.
Ma le resistenze sono parecchie. I sodali più ascoltati osteggiano l’operazione.
A cominciare da Fedele Confalonieri. E così, dicono, anche Dell’Utri e soprattutto Gianni Letta.
Il presidente Mediaset, come sempre, per ragioni molto spicce e concrete.
I conti del gruppo navigano in pessime acque e la figura di Marina sarebbe strategica per condurre in porto la delicata partita aperta con i fondi sovrani del Qatar per immettere denaro fresco nei bilanci che arrancano.
Ed è probabile che alla fine questo argomento sia ancora una volta decisivo anche nella strategia politica del padre.
Certo è che la prospettiva di una successione familiare ha contribuito in queste ore a far lievitare ancor più la tensione nei gruppi parlamentari. Dove per altro tanti sono già in uscita.
«Daremo vita a un gruppo nel Misto la prossima settimana, dopo aver ascoltato Montezemolo sabato» spiega Giorgio Stracquadanio, tra gli sponsor dell’operazione fuga per la sopravvivenza con la Bertolini, Tortoli e altri.
Obiettivo, gruppo autonomo di 20 nei prossimi giorni, quando altri colleghi li dovrebbero raggiungere «per sostenere le ragioni di un Monti dopo Monti» ragiona l’ormai ex berlusconiano. Alfano è concentrato ancora sulle primarie, ma consapevole che le chance di tenerle si sono ridotte.
Con sommo sconforto anche della Santanchè, che a questo punto si era immedesimata nel ruolo della sfidante, come aveva avuto modo di dire a Berlusconi nell’ora di colloquio a Grazioli.
Anche la Meloni starebbe sciogliendo la riserva per candidarsi. «Ma io vi avevo avvertito che le primarie non si sarebbero dovute tenere, inutili e dannose» continua a ripetere il Cav agli interlocutori.
Chi non si ferma più ormai è l’imprenditore modenese a lui vicino Gianpiero Samorì. Primarie o no, sabato e domenica a Chianciano terrà la convention dei “Moderati in rivoluzione”, quasi 4 mila sarebbero gli accreditati del volto nuovo che intanto stasera sbarca nel salotto di Porta a Porta.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)
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Novembre 15th, 2012 Riccardo Fucile
“CHIARO ATTACCO DEL QUIRINALE CONTRO DI NOI, SE CEDIAMO CI ASFALTANO”… MONTI ORA MEDIA, MA SUL VOTO DECIDE NAPOLITANO
«Questa volta è una questione di vita o di morte. Se accettiamo questa situazione, il centrodestra scomparirà . Possiamo staccare la spina a Monti già la prossima settimana se non cambiano idea».
In questo anno di governo tecnico, Silvio Berlusconi ha minacciato la crisi di governo almeno una decina di volte.
Si trattava sempre di una pistola scarica. E Palazzo Chigi si è comportato di conseguenza. Ma questa volta è diverso.
«Questa volta è una questione di vita o di morte». È uno scontro che sta mettendo a rischio l’esistenza stessa dell’esecutivo («Non sappiamo – si è confidato un ministro – se domani ci saremo ancora»).
Dinanzi al quale Monti tenta la mediazione con una soluzione condivisa.
Il governo contatterà oggi i leader delle forze politiche per un primo sondaggio.
Il centrodestra del resto considera la scelta del Viminale di indire a febbraio il voto nelle tre regioni (che rappresentano un quarto degli elettori) e ad aprile quello per le politiche come «una vera e propria provocazione».
Al punto che ieri mattina il Cavaliere ha convocato una sorta di «gabinetto di guerra» a Palazzo Grazioli.
Davanti a un allibito e depresso Angelino Alfano e a un sorpreso Denis Verdini, l’ex premier ha esposto con una certa crudezza il suo pensiero. «Se non si fa l’election day, ci asfaltano. Noi perdiamo sia la Lombardia che il Lazio. E l’effetto trascinamento ad aprile ci annienterà . Allora è meglio staccare la spina, fare la crisi di governo. Per noi è un’occasione: prendiamo le distanze da Monti, facciamo la campagna elettorale contro di lui e si vota a febbraio».
Una pausa. Un sorriso forzato da parte del segretario del Pdl.
E poi Berlusconi ha proseguito rivolgendosi al suo «ex delfino»: «In questo modo ci liberiamo anche di questa… cantonata delle primarie».
Facendo un’ulteriore accenno al suo futuro. In un clima di battaglia il candidato premier sarà ancora lui: Silvio Berlusconi. Pronto a sfidare Bersani e lo stesso presidente del consiglio.
Con una campagna tutta «anti-tasse» e «anti-Ue».
A quel punto è scattato l’allarme rosso. Nel Pdl e soprattutto nel governo e al Quirinale. Perchè le parole più pesanti sono indirizzate al premier e al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
Molti dei berlusconiani temevano in un primo momento che la scelta della Cancellieri fosse stata comunicata ai soliti «ambasciatori». Gianni Letta, però ha smentito: «Nessuno mi detto niente».
Una sola telefonata è arrivata dal centralino di Palazzo Chigi ad Alfano mentre registrava la puntata di Porta a porta. Nessuna comunicazione.
«È un chiaro attacco del capo dello Stato contro di noi», è allora sbottato Berlusconi. Che ha anche saputo di un vertice svoltosi martedì sul Colle tra Napolitano, Monti e il ministro dell’Interno.
A quel punto è toccato a Letta trasmettere due messaggi chiari al Quirinale e al Professore: «O venerdì il consiglio dei ministri si corregge sull’election day, o il Pdl ritira il sostegno al governo».
Il premier viene avvertito durante la sua visita in Algeria. I contatti con i ministri, i partiti della «strana maggioranza» e il presidente della Repubblica diventano roventi. Secondo il Professore, in assenza di nuovi elementi «non si può fare niente».
Ma i «nuovi elementi» vanno valutati con il presidente della Repubblica. E tra questi può figurare anche un cambio di rotta da parte del consiglio di Stato sul voto laziale e, appunto, le elezioni anticipate. Perchè è ormai di questo che tutti discutono.
La possibilità che l’election day ci sia, ma a febbraio.
Per il presidente del consiglio, però, ogni inversione di rotta deve essere determinata da fattori che al momento non rientrano nelle sue prerogative. Semmai in quelle della maggioranza parlamentare o del Quirinale. Rivedere la data del 10 febbraio diventa dunque un’ipotesi di lavoro.
«Anche perchè – è il suo monito – non si può rischiare di fare saltare la legge di Stabilità ». «Farla saltare – è invece la posizione del Cavaliere – può essere una buona cosa. Per noi e i nostri elettori».
Ma sul voto anticipato, la linea del Colle appare, per il momento, senza cedimenti. «Non ricorrono nè le motivazioni, nè le condizioni per interrompere la legislatura».
O meglio: fino a quando non è stata approvata la legge di Stabilità e la riforma elettorale, non se ne parla. Eppure il pressing dei partiti è pesantissimo.
Nessuno ormai esclude di sciogliere un po’ prima le Camere. Lo dicono apertamente Casini e Fini che vedono nel voto a febbraio un modo per continuare a essere centrali nel campo dei moderati e per frenare l’avanzata di Grillo.
Ma riservatamente anche Pierluigi Bersani non chiude. Tornare alle urne con il «Porcellum» è una tentazione per il Pd.
Soprattutto – è il ragionamento del segretario democratico – se si riversa sul solo Pdl la responsabilità di una crisi di governo. E di non approvare la delicata legge di Stabilità che provocherebbe probabilmente più di uno scossone sui mercati finanziari e alla quotazione dei nostri titoli di Stato.
In molti, allora, sono pronti a lanciare un messaggio al Colle: comprendiamo la posizione di Napolitano che non vuole indicare al termine del suo mandato chi dovrà guidare da presidente del consiglio l’intera prossima legislatura.
Ma non si può far determinare ogni decisione da questo orientamento. Senza contare che il Pdl a questo proposito è persino più aspro. «Si dimetta qualche giorno prima che finisca il suo mandato ed è tutto risolto», è esploso ancora Berlusconi davanti a Verdini.
Sta di fatto che il centrodestra pretende risposte entro 48 ore.
Senza le quali la strada della crisi di governo sarebbe spalancata. E Monti ha già fatto sapere che non intende proseguire il suo mandato senza i voti berlusconiani.
Semmai ci potrebbero essere delle soluzioni intermedie, a cominciare da una data «intermedia» per un election day «totale»: a fine febbario o inizio marzo.
Ma la trattativa lambisce pure la riforma elettorale. L’approvazione rapidissima della riforma – entro Natale – potrebbe essere la via d’uscita per tutti.
La legge di Stabilità sarebbe approvata, il Quirinale vedrebbe realizzate le condizioni per andare al voto e l’election day si terrebbe il 10 febbraio o poco dopo.
Tenendo presente che nei giorni scorsi proprio Napolitano ha fatto sapere – sulla scorta di una sentenza della Consulta – di considerare indispensabile almeno una modifica all’attuale sistema elettorale: l’introduzione di una soglia oltre la quale si accede al premio di maggioranza.
«Ma – avverte Italo Bocchino, vicepresidente del Fli – Napolitano potrebbe anche trovarsi davanti una mozione del Pdl che impegna il governo a fissare comunque l’election day
Claudio Tito
(da “la Repubblica“)
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Novembre 14th, 2012 Riccardo Fucile
ANDREA DI PIETRO, 31ENNE CONSIGLIERE COMUNALE PIDIELLINO, SI DICHIARA “NON PENTITO” PERCHE’ “NON VOLEVO OFFENDERLO”
Una “semplice battuta”, si giustifica adesso. Andrea Di Pietro, 31 anni, è il consigliere comunale del Pdl a Vigevano (quasi 70mila abitanti in provincia di Pavia) che su Twitter ha commentato così il confronto su Sky fra i candidati alle primarie del centrosinistra: “Vendola è tanto viscido quando la vaselina che usa!!”, punti esclamativi inclusi.
Il problema è che quel tweet ci ha messo un paio d’ore a girare sul social network e a furia di condivisioni la sua sparata omofoba (ma lui nega che lo sia) è diventata un caso.
Nel giro di poco, sempre su Twitter, sono arrivate le reazioni di Anna Paolo Concia del Pd (“Potresti semplicemente chiedere scusa a Vendola”), di Aurelio Mancuso dell’Arcigay (un ironico “bravo, li senti li applausi?”), di Giulio Cavalli di Sel (“civiltà lombarda di un consigliere del Pdl”, del rapper Frankie Hi-Nrg (“sei uno sfigato”), della portavoce della campagna di Pier Luigi Bersani, Alessandra Moretti (“questo fatto dimostra due cose: che serve una legge contro l’omofobia e che non sempre essere giovani è sinonimo di intelligenza”).
È così che Di Pietro si dev’essere accorto che con la tastiera c’era andato un po’ pesante. Tanto che sul suo profilo Facebook un paio d’ore dopo ha postato un parziale dietrofront che – se possibile – ha peggiorato la situazione. L’ex di Azione Giovane (la costola giovanile della defunta An) denunciava l'”accanimento pazzesco” che “alcune persone stanno facendo nei miei confronti”.
Poi si “spiegava”:
“Era per evidenziare in modo scherzoso la falsità di certe persone, in questo caso del vostro amico Vendola, che predica “bene” ma razzola male”.
E poi, “se il popolo gay si è irritato io non posso farci nulla.. Non era riferito a voi e non era offensivo. Come molti di voi gay si stanno comportando nei miei confronti. Siete voi i primi che dovete il rispetto alle persone che non hanno la vostra tendenza”.
Insomma, alla fine la vittima è lui: “Cosa volete farmi adesso per una semplice battuta? Volete giustiziarmi in piazza? Se siamo nel 2012 come dite voi, dovete capire che molte persone non sono come voi ed hanno diritto a fare una battuta che oltretutto non era riferita a voi”.
Di Pietro anche con noi non cede di un millimetro: “No che non mi sono pentito, era una semplice battuta, non volevo essere offensivo. Faccio un sacco di cose per il territorio e ora vi interessate solo per questo…”.
Pare che per ora dal Pdl non sia arrivato alcun segnale.
“Ma no, nel mio partito queste cose non sono un problema. Mi hanno solo detto che hanno capito che ho fatto solo una battuta, io non discrimino nessuno”.
E se Vendola si fosse offeso? “Mi dispiacerebbe per lui, gli direi scusa, ma ribadisco che non mi piace la sua politica. Renzi è giovane e stimabile, gli altri hanno fatto il loro tempo, Vendola pure ma non mi ispira fiducia”.
Ricapitolando, non è una questione di vaselina, ma politica, dice sempre Di Pietro.
Il quale in passato, forte della sua identità della “nostra destra nel Pdl”, si era contraddistinto per alcune proposte tipo la pena di morte (“sono cristiano, ma per gli stupratori ci vorrebbe”, disse nel 2009) e la revoca dei fondi per gli indigenti immigrati a favore dei soli italiani.
Matteo Pucciarelli-
(da “il Fatto Quotidiano”)
Il commento del ns. direttore
Ho sempre pensato che in politica contassero il cervello, le idee e i valori di riferimento.
Non so se ci vuole anche “culo” in politica, certamente farei volentieri a meno di “facce da culo”.
Questo ragazzotto dalll’aspetto fighetto-rampante mi sta sul cazzo solo a vederlo, figurarci a sentirlo sparare le sue cazzate omofobe e qualunquiste in nome di una sua presunta destra.
La sua profonda “analisi politica” si sintetizza nel giudizio “Renzi è giovane e stimabile, Vendola è vecchio”.
Non a caso preferisce il nulla generazionale come lui.
Non a caso ben rappresenta quella becero-destra che giudica gli altri in base al colore della pelle e agli orientamenti sessuali.
Non a caso è in buona compagnia con i razzisti padagni.
Non a caso proviene dalla sub-cultura di una pseudo destra mantenuta in vita da qualche patetica macchietta per meri interessi elettorali.
Si dichiara di destra, è un fervente anticomunista: negli anni in cui i comunisti c’erano davvero e ti aspettavano sotto casa, soggetti del genere si dilettavano a fare i fighetti della buona borghesia, tra vestiti firmati e week end a St. Moritz.
Allora l’unica vera e meritoria “azione giovani” da porre in essere verso costoro era quella di usare il loro culo (tanto per restare nel tema) come bersaglio delle nostre pedate per accompagnarli alla porta delle sezioni.
Luoghi dove si respirava aria pulita e non ammorbata da razzisti, puttanieri di regime e apologeti del nulla.
Noi i libri li leggevamo, non li usavamo come carta igienica.
Anche per questo abbiamo imparato a rispettare gli avversari politici e a disprezzare i paraculi.
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Novembre 14th, 2012 Riccardo Fucile
“STRANO PERSONAGGIO CHE NON FA BENE A UN PARTITO CHE NON ESISTE PIU'”: E LA BERTOLINI SE NE VA… CAZZOLA E BIGNANI SI SCHIERANO CON ALFANO
Lui continua a correre tra un talk show e l’altro, ma il Pdl dell’Emilia Romagna, dal quale proviene, non lo vede assolutamente di buon occhio.
Parliamo di Gianpiero Samorì, l’avvocato di Montese in provincia di Modena, asso nella manica del Cavaliere per andarsi a riprendere il piatto nella complessa mano di poker che saranno le primarie del Popolo delle Libertà .
Partenza subito azzoppata per il potente amico di Dell’Utri e Verdini che si è fatto vedere da Telese e dalla Parodi su La7 in splendido completo bianco, senza lesinare la possibilità di una partecipazione concreta alle consultazioni di dicembre, ecco che parecchie voci discordanti all’interno del suo partito in quell’Emilia Romagna, l’ambito territoriale dove ha ricevuto le stigmate dell’uomo di successo nel settore della finanza e delle banche, hanno immediatamente posto il loro veto.
E’ il caso, soprattutto della sua nemica di sempre, Isabella Bertolini, attuale vicepresidente dei deputati Pdl, una delle fedelissime fin dal 1994 con Forza Italia di Berlusconi e già acerrima : “Samorì? Se emergnemica di Giovanardiono certi personaggi non è più il mio partito”.
Lapidaria, la pasionaria di centrodestra, è lapidaria.
Un attacco che non risparmia il segretario Pdl, Angelino Alfano, se non addirittura il concetto stesso di primarie per designare il nuovo leader: “Non credo a queste primarie, che sembrano una buffonata perchè non ci si confronta sul piano politico e programmatico; non condivido la linea di Alfano e non mi piace la candidatura di Samorì, uno strano personaggio che non credo possa far bene ad un partito che, comunque, ormai non esiste più”.
Una minaccia di abbandono che la Bertolini pare oramai aver messo nero su bianco: “Io da coordinatrice di Forza italia in Emilia-Romagna ho fatto la ‘guerra delle tessere’ con l’obiettivo di avere un partito forte ma trasparente. Una persona come Samorì non posso considerarla un ‘amico’. Alfano ci aveva promesso il partito degli onesti, ma poi ha dato ragione ad altre persone, ha seguito altre logiche, e veder emergere ora certi personaggi mi rafforza nell’idea di lasciare il Pdl”.
L’addio avverrà con ogni probabilità la prossima settimana e il primo passo sarà creare una componente all’interno del gruppo misto alla Camera, insieme agli atri frondisti.
Un pacchetto di di 7-8 persone con la speranza di raggiungere quota 10, un occhio rivolto a Monti (“da sostenere e migliorare”) e un altro rivolto verso Casini.
Cazzola e Bignami con Alfano.
Ma il dissenso della Bertolini è solo il primo di una lista nutrita.
A darle subito supporto, il deputato Giuliano Cazzola che dichiara un certo timore per l’eccessiva permeabilità del Pdl: “Il partito è molto penetrabile, ci sono troppe porte aperte”.
Poi riferendosi a Samorì: “Io non lo conosco, non so chi sia. Ma del resto sono un uomo della prima repubblica e la gente che sbuca all’improvviso e pensa che un partito nasca per partenogenesi, cioè una riproduzione senza fecondazione, non la capisco”.
L’ex Cgil, poi consulente di Renato Brunetta, si schiera apertamente con l’attuale segretario: “Dobbiamo invece rafforzare Alfano e aiutarlo a liberarsi psicologicamente della figura ingombrante del padre, cioè Berlusconi. Per me l’unico candidato alle primarie è Alfano”
Anche il giovane leader dei rottamatori di centrodestra, Galeazzo Bignami, ex An, e soprattutto ex finiano, cerca di bilanciare la partita delle primarie dal piccolo tifone Samorì: “Non ho elementi per poterlo giudicare, ma se Alfano è l’Alfano visto e sentito nelle ultime 96 ore, avrà il nostro leale sostegno”.
“Attenzione”, continua Bignami, “le primarie servono proprio a questo, a scegliere una leadership dopo che Berlusconi, per un motivo, e Fini, per un altro, non sono più utilizzabili. E’ il passaggio centrale che ci permetterà di diventare un partito normale”.
I sostenitori di Samorì: “Unica speranza futura per il Pdl”.
“Non ho parole, non capisco il senso della dichiarazione di Isabella Bertolini: Samorì è l’unica speranza futura per il centrodestra. Speriamo formalizzi la sua candidatura al più presto”, così l’avvocato e consigliere comunal di Bologna, Lorenzo Tomassini, uno dei principali sponsor assieme a Carlo Giovanardi e Alberto Vecchi di Samorì.“Oggi si sono già ritirati dalla primarie Alemanno e la Meloni, e ho già capito che con Alfano si affiancheranno tutti gli ex An”, — prosegue-, “anche se io sono dell’idea che il nostro paese abbia bisogno di nuovi volti e quello di Samorì è quello giusto”.
I 54 anni dell’avvocato di Montese non sembrano però andare incontro ad un’idea di linea giovane auspicata perfino da Berlusconi: “Il fatto anagrafico riduce gli uomini a mozzarelle. Credetemi, le idee non scadono mai”.
Ma è sulla discontinuità politica con il governo Monti che Tomassini tesse un filo rosso con Samorì e con alcune recenti uscite del Cavaliere: “Non digerisco alcune posizioni dell’attuale governo dei tecnici, a partire dalla tassa sulla casa: aver avuto accesso ad un mutuo per 30 anni non penso sia un privilegio da tartassare”.
Davide Turrini
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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