Novembre 27th, 2012 Riccardo Fucile
SIT IN PRO-CONSULTAZIONE SOTTO LA SEDE DI VIA DELL’UMILTA’
«Il cofondatore Fini se ne è andato qualche tempo fa e ora, che se ne va anche il fondatore Berlusconi, la casa è davvero senza più padroni…».
La battuta è del deputato Fabio Rampelli e sintetizza bene qual è lo stato d’animo di autentico smarrimento dei dirigenti del Pdl che, insieme al segretario Angelino Alfano, sono rimasti a presidiare il fortino di via dell’Umiltà , sede nazionale del partito.
Dove ogni sviluppo futuro dipende dall’ultima decisione del Cavaliere.
Senza la firma del presidente Silvio Berlusconi, infatti, non si può convocare l’ufficio di presidenza del Pdl e non si possono indire le primarie del centrodestra.
E sarà sempre l’ex presidente del Consiglio a decidere se e quando l’ufficio di presidenza dovrà ratificare le sue dimissioni perchè lui è intenzionato a dire addio al Pdl e a rifondare Forza Italia con i suoi fedelissimi.
In questo clima di confusione totale, Berlusconi ha fatto sentire la sua voce dai teleschermi di Canale 5 per dire che nel suo (ex?) partito nessuno può dormire sonni tranquilli: «Qualcosa deve partire da ciò che sta succedendo, stiamo valutando se dar vita a un nuovo soggetto politico».
E questo «qualcosa» ha un nome: Forza Italia.
Un simbolo: il logo storico del ’94 e un jingle inconfondibile.
Secondo quanto riferisce il «Giornale» di proprietà della famiglia Berlusconi il progetto verrà illustrato urbi et orbi questo giovedì dal Cavaliere.
E le primarie del Pdl programmate dal segretario Angelino Alfano che fine fanno? «Per ora vanno avanti, c’è un ufficio di presidenza che deciderà se confermare o meno le primarie del 16 dicembre», risponde il Cavaliere che però ha dato un altro colpo mortale al progetto di avviare un processo democratico interno al Pdl.
E Alfano ora non può fare altro che attendere le decisioni del leader che tanti anni fa lo scelse tra centinaia di peones, gli offrì un ufficio a Palazzo Grazioli e poi autorizzò la sua ascesa al vertice del ministero della Giustizia.
Ieri il segretario non si è visto in via dell’Umiltà ma chi ci ha parlato assicura che lui è deciso ad andare avanti con le primarie.
La strada è obbligata: per Alfano, infatti, «il nuovo soggetto politico» di Berlusconi sarebbe un luogo ostile dove si consumerebbero vendette e vecchi rancori che lo vedrebbero soccombente.
Restano appena tre settimane per organizzare le primarie del centrodestra.
Guido Crosetto (anche lui candidato) è sicuro che si faranno e già si attrezza: «Alfano e la Meloni contano su truppe cammellate io sulle mie idee».
Invece Andrea Augello teme che Berlusconi perda altro tempo, per cui lo invita «a mettere sul tavolo la sua proposta entro 48 ore».
Gianni Alemanno è sicuro che Alfano rimarrà . Daniela Santanchè invita il segretario a fermarsi e ad aspettare le decisioni di Berlusconi.
Ma Fabio Rampelli – che insieme ad Augello, a Barbara Saltamartini e a Giorgia Meloni ha dato vita a un sit in via dell’Umiltà per chiedere «primarie subito» – segnala l’urgenza di convocare il comitato dei garanti presieduto da Lamberto Dini per mettere a punto le regole: «Una tra tutte. Quella che impone ai sedicenni di pagare 12 euro (il costo della tessera del Pdl, ndr) per votare quando agli adulti verranno chiesti 2 euro».
E gli ex An non hanno difficoltà ad affermare che questa discriminazione è fatta apposta per danneggiare la candidata Giorgia Meloni che ha deciso di sfidare il segretario Alfano.
Le proteste della base che chiede «primarie subito» si sono ripetute anche a Modena e a Bologna mentre a Palermo sono nati i comitati per la Meloni.
Ma tutto questo rischia di sfociare nel nulla se l’annuncio del Cavaliere di rifondare Forza Italia avrà l’effetto di provocare un fuggi fuggi generale dal Pdl.
Su questa eventualità il senatore Domenico Benedetti Valentini ironizza: «Certo, per tutti questi fedelissimi non ci sarà posto nella lista che intende fare Berlusconi…».
E l’osservazione non è casuale perchè al Senato la legge elettorale – che dovrebbe andare in aula domani – si è fermata ancora una volta in commissione perchè Pdl e Berlusconi giocano due partite diverse: ora i fedelissimi del Cavaliere puntano a una conferma del «porcellum» con le liste bloccate mentre il Pdl (con l’Udc e la Lega) ha appena votato le reintroduzione delle preferenze.
Dino Martirano
(da “il Corriere della Sera”)
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Novembre 26th, 2012 Riccardo Fucile
SCISSIONI, RANCORI E ANNUNCI NELLA DISSOLUZIONE DEL CAPITALE POLITICO
Ma non si chiamerà Forza Italia 2.0, col rischio che sembri la percentuale.
Forse non sarà nemmeno un partito, o forse sì, oggi lo sembra, domani chissà , soltanto Angelino Alfano è obbligato a prendere tremendamente sul serio l’andirivieni di Silvio Berlusconi, a questo punto più spassoso che stucchevole.
Il milionesimo atto di sbriciolamento di un partito che era nato come la più semplice delle somme, Forza Italia più Alleanza Nazionale, uno più uno.
Ecco che cosa è, anche se lo strappo di Berlusconi non produrrà più delle briciole, ma una piccola frana (vista la dimensione attuale di quella che era una montagna).
Paradossalmente, ma neanche tanto, questo millesimo annuncio di Berlusconi può persino ridurre la frantumazione prodotta in un anno di regno senza re.
L’ultima scissione è stata tre giorni fa quella di Isabella Bertolini insieme con Gaetano Pecorella, Giorgio Stracquadanio, Franco Stradella e Roberto Tortoli, traslocati al gruppo in attesa di strutturare la nuova formazione, Italia Libera.
Tra l’altro su internet c’è già un sito chiamato così, ed è il sito di una lista civica nazionale, anticasta e che si rifà al pensiero di Gesù e Sandro Pertini, nell’ordine.
Al di là di queste notarelle, Italia Libera nasce con l’idea, dice la Bertolini, di avvicinarsi «a Verso la Terza repubblica (di Luca Cordero di Montezemolo, ndr), al movimento di Oscar Giannino, alla Lista per l’Italia di Casini e Fini».
E quindi a Mario Monti, che nel Pdl ha già un bel drappello di fan capitanati da quell’uomo estremamente duttile che risponde al nome di Franco Frattini, il quale l’altro giorno ha incontrato Monti alla Camera e non ci è girato attorno: «Sa che sono sempre più montiano?». Esattamente l’opposto dello spirito che ha animato l’ex superraìs dell’Economia, Giulio Tremonti, che invece quando sente parlar di governo dei tecnici ha reazioni cutanee; con la sua 3L (Lista lavoro e libertà ) saluta il vecchio amico Silvio e intende portare in Parlamento tanti giovani, una certa idea post-leghista di territorialità , qualche risvolto giuslavoristico delle Sacre scritture: il lavoro che dà il pane col sudore della fronte e non con la speculazione di Borsa.
Ecco, questo è il fermento.
Arriva pure il gruppo di Emilio Fede, una bella rivisitazione pop dal Maurizio Costanzo Show (Vogliamo Vivere) e un altrettanto bel sito con tutte le foto della carriera del titolare.
Si tratta di un movimento di opinione che scivola fra due paletti ben piantati: un altro no ai tecnici al comando e un no altrettanto marmoreo «al Pdl nelle mani della Santanchè» (che però adesso dovrebbe seguire Berlusconi in Forza Italia 2.0 o come diavolo si chiamerà ). L’eventuale caduta di uno dei due presupposti non dovrebbe scoraggiare Fede, persuaso di portar nell’urna il milione di telespettatori che lasciò al Tg4.
Ora può capitare di tutto.
Davvero non è così folle pensare agli ex An che se ne vanno con qualche berlusconiano esacerbato.
Non è folle pensare a un passo dei democristiani, gli scajoliani (mica pochi), quelli di Beppe Pisanu, la famosa «casa dei moderati» di cui parla Giuseppe Galati anche a nome di Mario Baccini, a dare l’idea che nulla più si tiene.
C’è chi spera di agganciarsi a Casini, ma prima deve capire dove Casini intenda andare; chi spera di agganciarsi a Montezemolo, ma la filosofia di quel partito è di aprir le porte alla società civile e chiuderle alle cariatidi.
Che fare? E che faranno i formattatori di Alessandro Cattaneo, il sindaco di Pavia che per qualche tempo pareva avere le sembianze del fantomatico Renzi di destra?
Che farà Roberto Formigoni, che pure si porta dietro simpatie non del tutto sopite di Comunione e liberazione, e ora è in contrasto plateale con Berlusconi che candida Roberto Maroni alla presidenza della Lombardia (a nome di ex leader del Pdl o a nome di leader in pectore di Forza Italia 2.0, non si sa)?
E infine, e soprattutto, quanto contano di spartirsi?
Mattia Feltri
(da “la Stampa”)
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Novembre 24th, 2012 Riccardo Fucile
IL PARTITO E’ IN ROSSO, SILVIO NON CACCIA UN SOLDO E IL TESORIERE E’ DIMISSIONARIO…OGNUNO SI FINANZIERA’ DA SE’, MA I CANDIDATI PIU’ POVERI NON AVRANNO CHANCHE
Dovranno essere delle primarie a costo zero. Questo è l’input arrivato da via
dell’Umiltà .
Ogni candidato, quindi, dovrà pensare a sè.
Stavolta, non arriverà nessun aiuto dal partito. I tempi d’oro sono finiti.
I tesorieri del Pdl Rocco Crimi e Maurizio Bianconi sono stati chiari: non si sono più risorse, è il momento di tirare la cinghia, basterà il contributo di 2 euro a voto per finanziarsi.
I «POVERI» IN CRISI
La linea dell’austerithy, però, ha messo in crisi gli sfidanti più poveri di mezzi, costretti a sborsare tutto di tasca propria: il limite fissato dal regolamento approvato dall’Ufficio di presidenza è fissato a 200mila euro e per una ‘campagna vincentè ci vogliono almeno 100 mila euro.
«Non ho mica i soldi di Samorì che dice di aver raccolto 40mila firme, io le firme devo andare a cercarle una ad una sul territorio, per ora ne ho raccolto 9mila», si lamenta l’amazzone Michaela Biancofiore.
CHI PAGA I GAZEBO?
L’argomento soldi, dunque, resta un gatta da pelare. Nessuno ne parla con piacere. Di solito ci dovrebbe pensare il partito, almeno a pagare i gazebo e il materiale di propaganda elettorale.
L’affitto di un gazebo invernale costa circa 400 euro al giorno, 2mila 800 euro alla settimana e 12 mila euro in un mese.
Senza contare le spese per volantini, «santini», manifesti e pranzi e cene con i potenziali elettori. Internet può dare una mano, ma, a conti fatti, le spese restano alte.
Dalle parti di via dell’Umiltà fanno sapere che ai gazebo potrebbero provvedere i coordinamenti locali (quelli provinciali in particolare), ma nulla è sicuro.
TESORIERE VACANTE
Resta poi il problema degli straordinari da pagare ai dipendenti della sede di via dell’Umiltà per seguire la maratona delle primarie e i costi del software per pubblicizzare on-line le consultazioni.
Il piatto piange e il budget è stato ridotto all’osso.
In più c’è sempre il caso Crimi da risolvere: da quando il tesoriere ha rimesso il suo mandato tutto è bloccato, nessuno può autorizzare le spese senza la sua firma.
(da “il Corriere della Sera“)
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Novembre 22nd, 2012 Riccardo Fucile
“SERVE UN ALTRO PARTITO”… LE CASSE DEL PDL SONO QUASI VUOTE, TOLTI I GIORNALI AGLI ADDETTI STAMPA, DA MARZO A RISCHIO GLI STIPENDI
Borsalino scuro calato sul viso, cappotto blu, una misteriosa femme fatale sul sedile
dell’auto, Berlusconi torna a Roma, su insistenza di Alfano, con nessunissima voglia di discutere delle primarie del Pdl.
Già lo ritiene un soggetto politico «senza futuro», «in caduta libera nei sondaggi», figuriamoci mettere dei soldi per finanziarie delle primarie.
Così la riunione a via del Plebiscito con Alfano, Gianni Letta e Ghedini è un lungo tormento per entrambi, il segretario – che arriva persino a minacciare le dimissioni – e il fondatore.
Dalla quale non esce una decisione definitiva, anzi le primarie sono sempre più appese a un filo. «Angelino, lo dico per il tuo stesso bene, accetta il mio consiglio», insiste più volte il Cavaliere, «lasciamo perdere questa follia. Perchè invece non organizzi una bella convention?».
Niente da fare, il segretario non molla. «Tornare indietro è impossibile. E poi qual è l’alternativa? Abbiamo già i nostri che raccolgono le firme».
In verità un’alternativa Berlusconi ce l’avrebbe.
L’aveva già buttata sul tavolo all’ultimo ufficio di presidenza ma ora ci torna su con più convinzione: «Mariarosaria Rossi ha messo in piedi un bellissimo call center. Perchè non la lasciamo fare?».
Sarebbe una sorta di sondaggio telefonico con alcune opzioni, quattro-cinque candidati, e costi molto ridotti.
Ma anche zero partecipazione, nessun contenuto politico, nessuna prospettiva.
Il segretario avrebbe voglia di mollare tutto e andarsene. Tanto più che il Cavaliere torna a ripetere che «servirebbe un altro partito».
Ma rilancia, sostenuto anche da Gianni Letta. «E se le spostassimo alla prima domenica dopo le feste? Il 13 gennaio per esempio».
Le obiezioni dell’ex premier sono molte, da quelle meteorologiche a quelle più politiche, «visto che saremmo a ridosso dello scioglimento delle Camere e nessuno ti darebbe retta. Sarebbero un vero suicidio e te lo caricheresti tu sulle spalle».
Alla fine, per nulla convinto, con l’aria di chi non nutre più alcun interesse per l’argomento, Berlusconi molla: «Va bene, andate avanti, fate come credete».
In salotto c’è già Flavio Briatore che l’aspetta per cenare e discutere degli investimenti in Kenya e il Cavaliere ha già la testa altrove.
Alfano gli rivolge un’ultima richiesta: «Non potresti convincere qualcuno dei candidati, per esempio quel Samorì, a rinunciare?».
Nemmeno su questo, tuttavia, Berlusconi concede molto.
Più tardi, in privato, confesserà tutto il suo scetticismo sull’operazione: «Secondo me le primarie non le faranno nemmeno tra due mesi».
Tornato a via dell’Umiltà , il calvario di Angelino prosegue perchè gli ex An – suoi grandi elettori – non sono per niente convinti del 13 gennaio.
Temono che sia una trappola di Berlusconi per sabotare le primarie Pdl. E guadagnare tempo per lanciare a ridosso della campagna elettorale il suo vero progetto, la nuova Forza Italia.
La Russa in particolare insiste per mantenere ferma la data del 16 dicembre: «Tre settimane – osserva Transatlantico – sono sufficienti a portare centinaia di migliaia di persone a votare. Berlusconi è contrario? Ma se è stato proprio lui il primo ad annunciare le primarie per il 16 dicembre inaudita altera parte cioè senza averne prima discusso con nessuno».
Malgrado tutto alla fine passa la linea Alfano che oggi proporrà ai coordinatori regionali di mobilitarsi per il 13 gennaio.
Con l’obiettivo di portare almeno un milione di persone ai gazebo. Certo l’atmosfera che circonda l’operazione non è propriamente di grande entusiasmo.
La maggior parte dei parlamentari, sapendo che il Cavaliere resta contrario, preferiscono non esporsi e non daranno una mano. Inoltre le casse del Pdl sono quasi vuote.
Il tesoriere Rocco Crimi, prima di dimettersi (dicono su invito di Berlusconi), ha avvertito tutti: «Ci sono soldi solo fino a marzo».
Poi saranno a rischio gli stipendi di via dell’Umiltà e salteranno i contratti a tempo. Già oggi gli addetti stampa non hanno più la mazzetta dei giornali e, per risparmiare, non possono mandare sms con i cellulari.
Ma soprattutto il Pdl perde pezzi.
Oggi se ne andrà la pattuglia di parlamentari – da Stracquadanio alla Bertolini – che guardano a Montezemolo. E pure Franco Frattini, il più filo-Monti di tutti, è sempre più infastidito dall’antimontismo dei colonnelli ex An e suggerisce una «federazione dei moderati» sotto l’egida del premier.
Francesco Bei
(da “La Repubblica”)
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Novembre 22nd, 2012 Riccardo Fucile
CINQUE DEPUTATI HANNO LASCIATO IL GRUPPO, MA POTREBBERO ARRIVARE A DIECI
La pasionaria Isabella Bertolini, l’ex legale Gaetano Pecorella, il pasdaran Giorgio
Stracquadanio e altri due parlamentari del Pdl, Roberto Tortoli e Franco Stradella. Ci sono diversi ormai ex ultrà berlusconiani in “Italia libera“, il nuovo soggetto politico promosso dalla Bertolini.
La vicepresidente del Pdl alla Camera, e coordinatrice del partito in Emilia-Romagna, ha spiegato all’Adnkronos le ragioni del distacco dopo anni di militanza azzurra: “Siamo pronti alla sfida. Usciremo dal Pdl. Vogliamo costruire l’area dei liberaldemocratici che in Italia ormai non esiste più, pur di non lasciare l’Italia in mano a Bersani e a Vendola. Daremo vita a una componente autonoma”.
Bertolini esclude che dietro questa operazione ci sia lo zampino di Silvio Berlusconi: “Non c’è assolutamente nessuno dietro di noi, noi guardiamo a un’area alternativa alla sinistra”.
L’ufficializzazione del nuovo soggetto arriverà domani, con una conferenza stampa convocata alle 13, a Montecitorio.
Per il momento i parlamentari in uscita dal Pdl sarebbero cinque o sei e l’obiettivo è arrivare a quota dieci per creare una componente autonoma.
Italia libera nasce da un malcontento che cova da tempo.
Isabella Bertolini aveva giù definito il Pdl un “partito finito”, e attaccato in particolare l’astro nascente Gianpiero Samorì, suo concittadino (entrambi sono di Modena) e “jolly” di Berlusconi e Dell’Utri alle primarie (sempre più in forse).
Stracquadanio, irriducibile supporter del Cavaliere in mille apparizioni televisive, era già approdato al Gruppo misto.
E Pecorella aveva più volte manifestato apertamente il suo dissenso sulla conduzione del partito.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Novembre 21st, 2012 Riccardo Fucile
L’EX CAPOGRUPPO ALLA REGIONE LAZIO, IN CARCERE PER SOLDI SPARITI SU FONDI ESTERI, E’ SEMPRE SOLO “SOSPESO” DAL PDL… MA ALFANO NON AVEVA DETTO CHE “PERSONE COME FIORITO SONO FUORI” ?
Che fine ha fatto Franco Fiorito, «er Batman de Anagni», l’ex capogruppo Pdl in Regione da
cui è partito lo tsunami che ha travolto la giunta Polverini nel Lazio?
Per quanto sembri paradossale, infatti, a due mesi e mezzo dall’esplosione dello scandalo, 67 giorni dalla sua autosospensione, 65 dalle parole di Alfano («lui e quelli come lui per me sono fuori»), 49 dall’arresto deciso dai magistrati, «Francone er federale» non è stato ancora ufficialmente espulso dal partito di via dell’Umiltà .
La sospensione, infatti, non è la stessa cosa.
Perchè Fiorito esca definitivamente dal Pdl, infatti, serve una pronuncia del collegio dei Probiviri (9 membri, il presidente è Vittorio Mathieu), ma l’organo di garanzia non si è mai riunito.
Di più: Fiorito, da quando è emersa la vicenda dei suoi bonifici su conti esteri e delle «spese pazze» per acquistare Suv o vacanze extra-lusso, non è neppure mai stato convocato di fronte ai Probiviri che poi, sulla base di una sorta di «processino» (accusa contro difesa) devono decidere sulla sua espulsione.
Il ritardo, ufficiosamente, viene spiegato con ragioni tecniche: «Quando uscirà dal carcere sarà esaminato il suo caso», dicono dal Pdl.
In realtà , la vicenda-Fiorito crea imbarazzi soprattutto tra gli ex Forza Italia, anche perchè l’inizio della campagna elettorale per il Lazio si avvicina.
Oggi si riunirà l’ufficio politico pidiellino, mentre la Polverini rilancia l’idea del «listone»: «Non è un segreto – dice – che stiamo tentando di lavorare su un’area di moderati che possa attrarre gli elettori che non si riconoscono nella sinistra».
Un’area che vada, secondo l’ex governatrice, dalla Destra a pezzi dell’Udc, quelli più legati all’ex vicepresidente Luciano Ciocchetti (in rotta col suo partito), indicato anche come possibile candidato presidente.
Polverini ci sta lavorando, pensando così di aggirare i veti incrociati tra le correnti e bypassare le primarie: «Se servono a motivare un mondo sono uno strumento importante, ma se si arriva ad un nome largamente condiviso sono un esercizio inutile».
Sui nomi Polverini aggiunge: «Non è il momento per una candidatura civica, meglio un politico». Mentre sugli uscenti «si deciderà caso per caso».
E il futuro dell’ex presidente? «Io alle politiche? Vedremo».
Ernesto Menicucci
(da “il Corriere della Sera“)
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Novembre 21st, 2012 Riccardo Fucile
TROPPE VARIABILI PER UNA CONSULTAZIONE CHE RISCHIA IL FLOP DI FRONTE AL DISIMPEGNO DI BERLUSCONI…E L’INCOGNITA MELONI, APPOGGIATA DA STORACE E SETTORI GIOVANILI DEL PDL, SPACCA LA COMPONENTE AN CHE ERA DATA CON ALFANO
Si deciderà entro domani la sorte delle primarie del Pdl, che in queste ore sono tornate
drammaticamente a rischio.
Dopo una frenetica giornata di incontri e riunioni operative in via dell’Umiltà , per mettere in moto in ogni caso la macchina organizzativa che dovrebbe portare ad una sola giornata e l’unica possibile, il 16 dicembre, la competizione è in bilico e potrebbe perfino essere annullata.
Oggi, con il ritorno nella capitale di Silvio Berlusconi, si terrà un vertice tra il Cavaliere e lo stato maggiore del Pdl.
Domani, in una riunione allargata ai coordinatori provinciali e ai responsabili sul territorio, si tireranno le somme e si deciderà se tenere o meno l’appuntamento che l’ex premier continua a osteggiare, ma che ormai anche nell’entourage del segretario considerano a rischio di autogol e che qualcuno vorrebbe derubricare a consultazione online.
A cambiare completamente il clima su una scelta che sembrava ormai presa (e che comunque a ieri sera veniva ancora ufficialmente confermata) molti fattori: il primo l’assoluta, rinnovata, riconfermata contrarietà di Berlusconi, che anche ieri avrebbe fatto sapere ad Alfano che con le elezioni alle porte perdere tempo, energie e soldi in un evento destinato a sicuro insuccesso è una follia.
Il secondo, l’oggettiva ristrettezza dei tempi: con l’election day sempre più probabile e il possibile scioglimento delle Camere ai primi di gennaio, le primarie spalmate su più domeniche diventano impossibili, e visto che l’unica data resta quella del 16 dicembre, con tre settimane o poco più per organizzare la sfida, portare la gente al voto diventa impresa improba.
Ma c’è un terzo motivo, tutto politico, che sta creando ulteriori spaccature: la candidatura di Giorgia Meloni.
L’ex-ministro è scesa in campo nonostante l’opposizione di tutti i big dell’ex An, da La Russa a Gasparri, da Matteoli a Corsaro ad Alemanno, schierati con Alfano.
Ma, raccontano, dalla sua ha sul territorio un forte consenso, sempre crescente, tra amministratori locali, consiglieri provinciali, comunali, big del calibro di Musumeci, oltre al sostegno di Storace e soprattutto a una spinta di quel movimento giovanile che ha guidato e che ha grandi capacità di coinvolgimento di un’opinione pubblica sensibile alla parola d’ordine del «mai con Monti e via i vecchi apparati».
Un problema grosso per gli ex An, che vedono rimessi in gioco pesi e posizionamenti della loro componente, ma un problema anche per Alfano, che deve far fronte a scontri interni fratricidi. Il tutto con una polverizzazione delle candidature che – se restasse tale – minerebbe sia la serietà della competizione che il suo potenziale consenso.
Sì perchè, a ieri sera, senza nemmeno ancora l’ufficializzazione delle candidature, gli aspiranti premier ammontavano a una ventina: «Se è così, è un circo Barnum!», si sfogava a nome di tutti Giampiero Samorì, poco dopo la rinuncia di Alessandra Mussolini («Non è una cosa seria, queste non sono primarie ma un congresso interno!», diceva attaccando la Meloni) e dell’avvocato Marra, che denunciava l’impossibilità di raccogliere le firme senza collaborazione dei consiglieri del Pdl.
Ma per due ritiri, ecco i nomi nuovi dell’immobiliarista Alessandro Proto, di Germana Lancia e anche del produttore tv Luciano Silighini Garagnani, vicino alla Minetti. Chiaro, raggiungere le diecimila firme necessarie non sarebbe possibile per molti candidati e tutti ritengono che, se le primarie si faranno, saranno 5 o 6 i protagonisti (Alfano, Meloni, Santanchè, Samorì, Cattaneo e chissà chi tra Biancofiore, Crosetto, Galan).
Ma c’è chi fa notare che, anche così, il quadro sarebbe delineato secondo i voleri del Cavaliere: «Si sarebbero create le tre aree che vuole Berlusconi per lanciare lo spacchettamento: Alfano indebolito a capo dei resti del Pdl, la Meloni leader di un partito di destra, gli altri nella lista degli imprenditori».
Ipotesi, scenari, veleni, possibili e crescenti in unmomento tanto drammatico e incerto.
Nel quale anche uno dei fondatori storici di FI come Giuliano Urbani, al quale Alfano ha chiesto collaborazione da componente dei probiviri, replica con un «no grazie», richiamando lo spirito del ’94 e bocciando l’idea di un rassemblement dei moderati al quale guardano con speranza in tanti, a cominciare da Frattini che lo auspica.
Paola Di Caro
(da “Corriere della Sera”)
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Novembre 20th, 2012 Riccardo Fucile
SI STANNO TRASFORMANDO LE PRIMARIE IN UN CONGRESSO PER AVERE MAGGIORE PESO INTERNO”… ANCHE GASPARRI E LA RUSSA ORA SI LAMENTANO: “TROPPI CANDIDATI”
Alessandra Mussolini si ritira dalla corsa per la leadership del Pdl. “Trasformare le primarie del Pdl in un congresso politico, o meglio, in una squallida e poco credibile resa dei conti interna, è il più grosso errore che si possa commettere alla vigilia di una campagna elettorale”, spiega la parlamentare annunciando la sua rinuncia alla candidatura.
“Se queste sono le premesse – lamenta – sarà una gara sotto i riflettori di chi ha lo scopo di distruggere senza costruire, che porterà a un ulteriore indebolimento politico di un partito e della sua classe dirigente”.
“Non si parli allora di primarie ma di correnti allo sbaraglio in cerca di riposizionamento politico”, prosegue Mussolini.
“Patetico poi – attacca ancora – è l’atteggiamento di chi tira fuori ‘le unghiette’ contro il governo Monti solo ora, dopo che ne ha sempre dato l’appoggio durante il suo mandato. A questo punto, ancora una volta, il presidente Berlusconi ha avuto ragione a nutrire scetticismo per questo masochistico strumento politico al quale mi onorerò di non partecipare”.
Con la scelta di Alessandra Mussolini di non correre, il numero dei candidati a rappresentare il Pdl nelle elezioni politiche passa da 12 a 11, ma non è ancora definitivo in quanto il termine per la presentazione delle firme scadrà domenica, a mezzogiorno e non è detto che tutti i concorrenti riusciranno a presentarsi con lke carte in regola.
Ai nomi di Angelino Alfano,Giorgia Meloni, Daniela Santanchè, Giancarlo Galan, Gianpiero Samorì, Guido Crosetto, Alessandro Cattaneo, Michaela Biancofiore, Vittorio Sgarbi e Alfonso Marra, si è aggiunto nelle ultime ore utili il finanziere Alessandro Proto.
Manca, invece, il nome dell’ex ministro dell’Economia, Giulio Tremonti.
Una cifra eccessiva secondo Ignazio La Russa e Maurizio Gasparri.
“Esprimiamo rispetto per tutti i possibili candidati alle primarie del Pdl, ma il loro numero, circa 20, crediamo renda opportuno un piccolo esame di coscienza per molti di loro”, affermano in una nota.
“Davvero – proseguono – ciascuno dei possibili candidati, che diventeranno tali solo dopo la non difficile raccolta di almeno 10.000 firme, si sente in grado di rappresentare il Pdl e poi cercare di battere il candidato della sinistra per svolgere il ruolo di presidente del Consiglio, che è stato di Silvio Berlusconi ed a cui rinnoviamo la nostra vicinanza?”
(da “la Repubblica“)
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Novembre 20th, 2012 Riccardo Fucile
L’EX MINISTRO DELLA GIOVENTU’ SCIOGLIE LA RISERVA E ORA GLI EX AN RAPPRESENTANO UN PERICOLO PER ALFANO… RESTA L’INCOGNITA TREMONTI
Una sfida affollata. Saranno in dieci a contendersi nel centrodestra la candidatura per la
premiership.
Anche Giorgia Meloni ha scelto di partecipare alle primarie del Pdl. “Una decisione complessa – dice – e anche un po’ sofferta, ma ci sono alcune cose da chiarire”, anche rispetto a quanto dice il segretario Alfano “su Monti”.
La lista dei candidati è lunga e vede in corsa, oltre alla Meloni, Angelino Alfano, Daniela Santanchè, Michaela Biancofiore, Alessandro Cattaneo, Giancarlo Galan, Gianpiero Samorì, Alessandra Mussolini, Guido Crosetto e Vittorio Sgarbi. Resta l’incognita GiulioTremonti, il cui nome era circolato nei giorni scorsi.
L’ex ministro della Gioventù spiega così la sua decisione: “Mi candido perchè penso valga la pena di dire alcune cose con chiarezza e capire quanto certe idee hanno consenso”.
Ad esempio, continua la Meloni, “io sono per il bipolarismo e per un no chiaro all’esperienza Monti. Dobbiamo tornare alla sovranità del popolo”.
E, rispetto a quel che dice Alfano, ci sarebbe da chiarire “se il Pdl è disponibile – dice – a sostenere Monti senza la sinistra e a sostenerlo con Montezemolo e Casini, mentre il mio è un no in ogni caso”.
L’ex ministro spiega poi di “non aver parlato con Berlusconi” della sua candidatura. “È stata una decisione complessa – aggiunge – e anche sofferta perchè ci si candida a guidare il Paese”.
Infine, quanto alla ‘rottamazione’ dell’attuale classe dirigente del Pdl, la Meloni ricorda: “Io ho già chiesto un passo indietro prima di candidarmi. Anche se tutta la dirigenza del partito si schierasse con Alfano ritengo ci sia una platea enorme di persone a cui rivolgersi”.
(da “La Repubblica”)
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