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BERLUSCONI AFFONDA ALFANO: “MI AVETE DELUSO, IO IL MIGLIORE”

Dicembre 6th, 2012 Riccardo Fucile

DURO SCONTRO TRA L’EX PREMIER E ALFANO NEL CORSO DEL SUMMIT A PALAZZO GRAZIOLI…”IL PARTITO RESTA, MA CAMBIA NOME: E DECIDERO’ TUTTO IO”

“Sono stanco, mi avete deluso tutti. Mi avete abbandonato”. Sono trascorse tre ore e mezza in quel salotto, Silvio Berlusconi non ne può più, il pranzo a Palazzo Grazioli è diventato un vertice interminabile con le solite facce del gruppo dirigente. I coordinatori La Russa, Verdini, Bondi, i capigruppo Cicchitto e Gasparri, e poi il segretario Alfano e Gianni Letta e Niccolò Ghedini.
“Deluso”, ripete il Cavaliere alzando la voce e guardando tutti: “Appena ho voltato le spalle mi avete accoltellato, adesso congiurate pure contro di me, ma soprattutto mi avete lasciato solo contro i magistrati”, dice alludendo a quei miseri sette o otto comunicati di solidarietà  seguiti alla sentenza di condanna di fine ottobre.
Trame o cospirazioni, il candidato premier sarà  lui.
Doveva essere un “gabinetto di guerra” – quello convocato dall’ex premier al suo ritorno a Roma dopo quasi due settimane – e lo è stato certamente nei toni.
Alza la voce lui, ma prova ad alzarla anche Angelino Alfano, come capita ormai di frequente a Palazzo Grazioli.
Lo incalzano: “Presidente, si deve decidere, non possiamo stare a guardare il Pd che ha un leader ed è già  in campagna elettorale: sarai tu a guidare il partito o no?”.
Lui non lascia molti spiragli a un’alternativa. Di certo si riprende in mano il partito. “Serve rinnovamento, servono facce nuove anche in tv: sono sempre le stesse”.
E il rinnovamento passerà  attraverso il cambio di nome imminente. Forza Italia o, come sussurra adesso qualcuno, Piazza Italia?
Ad ogni modo si svolta. “Vi faccio un’unica concessione. Resto convinto che con lo spacchettamento raccoglieremmo più voti, ma teniamoci pure un partito unico, come volete. Ma alle mie condizioni, decido io”.
E decide lui soprattutto le candidature, nessun margine di manovra.
E detta le condizioni. “Vi do ventiquattro ore di tempo, io sono pure disposto a
fare un passo indietro, ma indicatemi un nome credibile, che possa prendere il mio posto”.
Come dire, se siete davvero convinti che possa essere Alfano, ditemelo, ma ve ne assumete la responsabilità .
Il fatto è che gli uomini del segretario tornano a sperare, in serata le agenzie di stampa rilanciano le voci di un passo indietro imminente che dopo le 22 scatena la sfuriata del Cavaliere.
Il candidato premier è lui e lancerà  a breve la sua campagna tutta in chiave anti Monti.
Chi non ci sta, può pure farsi da parte. I filo governativi alla Frattini o alla Mauro o alla Lupi sono avvertiti.
Che Berlusconi non fosse affatto convinto di cedere lo scettro, lo aveva capito il dirigente vicino al segretario che pochi giorni fa era stato ospite ad Arcore. “Ma Angelino lo capisce o no che se non ho fatto le primarie è stato solo per il suo bene? Lo capisce o no che lui le avrebbe perfino perse?”, lo ha gelato il padrone di casa.
Figurarsi lanciare il segretario per Palazzo Chigi alla guida di un partito che già  è precipitato al 16 per cento nei sondaggi consegnati in settimana.
Oggi pomeriggio nuovo appuntamento a Palazzo Grazioli, dopo il Consiglio dei ministri che dovrà  pronunciarsi sulla data del voto per le regionali.
Una cosa è certa. Tramonta ogni ipotesi di crisi legata al mancato election day con le politiche.
È Berlusconi stesso, col conforto di Letta al suo fianco, a comunicare a tutti come il Quirinale abbia chiuso le porte a qualsiasi ipotesi di scioglimento anticipato delle Camere sotto il “ricatto” del Pdl. Tanto più che ci sono sette decreti in ballo e la legge di stabilità  da approvare prima di Natale.
Arma spuntata, dunque.
Detto questo, al Colle non dormono affatto sugli allori.
C’è preoccupazione per le insidie pidielline che rischiano di paralizzare ormai ogni azione dell’esecutivo.
Per il governo è iniziata la parabola discendente, difficile possa aggiungere pagine al libro già  scritto, alla ripresa di gennaio. E in queste condizioni, ragionano alla Presidenza della Repubblica, potrebbe non avere senso attendere la scadenza naturale e far votare dunque ad aprile, anche se la legge elettorale non dovesse essere riformata.
Così, con le regionali in Lazio e Molise a febbraio, si fa sempre più probabile la scadenza del 10 marzo per le politiche, magari da accorpare alla Lombardia. Berlusconi resta convinto, e lo ha ripetuto ai suoi, che con la Lega occorra ricucire e che Storace sia “il migliore candidato per il Lazio”, sul quale il Pdl non nutre grosse aspettative.
Nelle tre ore e passa a Palazzo Grazioli, Alfano e La Russa e Gasparri rialzano il tiro sulla legge elettorale, chiedono il via libera per l’intesa col Pd sulla riforma.
Ma anche su questo il leader ha opposto un muro.
Lo dice, lo urla: il Porcellum resta l’unica via di fuga per evitare la disfatta e tentare il colpaccio di un pareggio al Senato. Sandro Bondi lascia anzitempo il vertice, “indignato” per la linea dei dirigenti.
E si sfoga: “Inutili riunioni, Berlusconi farebbe bene ad ascoltare piuttosto il mondo che è fuori”.
Ed è quello che ormai farà .
Dalla residenza dell’ex premier capigruppo e dirigenti escono scuri in volto quando è già  calata la sera.
Tutti dicono: “Ci sarà  un comunicato di Alfano”.
E invece un primo comunicato sarà  diffuso da “Palazzo Grazioli”, del segretario nessuna traccia.
E quello che chiude ogni partita e preannuncia la ridiscesa in campo viene stilato alla presenza di Verdini in tarda serata dallo stesso Berlusconi.
Game over.

Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica)

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VERTICE SEGRETO TRA I COLONNELLI PER SMARCARSI DA BERLUSCONI

Dicembre 5th, 2012 Riccardo Fucile

ALFANO, LA RUSSA, CICCHITTO, GASPARRI E QUAGLIARELLO: INCONTRO RISERVATO AI PARIOLI PER NON FARSI TAGLIARE FUORI DA SILVIO

Settimane di tensione nel Pdl che aspetta la decisione definitiva di Berlusconi di lasciare i suoi e correre da solo.
Già  nei giorni scorsi sembrava una prospettiva certa, ma la rottura non si è ancora consumata.
In attesa del vertice tra il Cavaliere e i colonnelli del centrodestra atteso nel pomeriggio, Alfano, La Russa, Cicchitto, Gasparri e Quagliariello si sono incontrati per una cena ‘segreta’ ai Parioli, secondo quanto riportato da Il Giornale, per discutere “delle contromosse da mettere in campo per cercare di arginare un Berlusconi con cui i rapporti sono ormai ai minimi termini”.
Al centro la legge elettorale.
L’ex premier infatti vorrebbe mantenere il Porcellum, che gli assicurerebbe il controllo sulla formazione delle liste, mentre Gasparri e Quagliariello, per impedirglielo, vorrebbero la reintroduzione delle preferenze.
Uno stallo che potrebbe risolversi con un blitz a Palazzo Madama e il voto del Pdl nonostante la contrarietà  dell’ex presidente del Consiglio.
Il secondo punto invece riguarda l’election day che Berlusconi vorrebbe a febbraio. “O si vota in un unico giorno e si risparmiano cento milioni di euro oppure stacchiamo la spina”, avrebbe detto.
E con la caduta del governo Monti, sfumerebbe anche la riforma di legge elettorale.
A complicare il quadro si aggiunge anche l’esame preliminare sull’incandidabilità  dei condannati in via definitiva che potrebbe ostacolare in maniera irreversibile il Cavaliere nel caso in cui fosse confermata in Cassazione la condanna per i diritti Mediaset.
I punti di rottura con il partito sono tanti.
E pure il nodo dei soldi è stato al centro della cena tra i colonnelli, date anche le recenti dismissioni dei contratti di locazione per le sedi di Milano, Torino e Roma, e visto che il ‘tesoro’ di An potrebbe finire nelle mani di B.
Si è discusso anche dell’articolo 16 bis dello statuto del partito secondo cui il segretario ha il potere di “presentare e depositare le liste elettorali”.
Quindi, l’ultima parola spetterebbe ad Alfano. “Anche perchè — conclude Il Giornale — a quel punto Berlusconi sarebbe già  da un’altra parte”.
E Gianni Letta avrebbe confidato che il Cavaliere, ormai, ha deciso di smarcarsi dai suoi.

(da “il Corriere della Sera“)

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LEGGE ELETTORALE, ROTTURA A UN PASSO: IL PDL CAMBIA MA E’ ANCORA DIVISO

Dicembre 5th, 2012 Riccardo Fucile

BERLUSCONI NON VA DA VESPA E CONVOCA UN VERTICE

La notizia certa è che stamattina l’aula del Senato non si occuperà , come previsto dal calendario, della legge elettorale.
Toccherà  alla conferenza dei capigruppo stabilire una nuova data. Magari stasera.
La motivazione ufficiale è che i senatori sono ancora alle prese con il decreto sviluppo. Su cui il governo sembra intenzionato a porre la fiducia.
Una motivazione tecnica che “copre” però lo stallo sulle modifiche al Porcellum. Perchè l’accordo veniva dato per certo. Ma ieri in commissione Affari costituzionali tutto è tornato in altro mare. «Resta solo un filo tenue, tenuissimo, fra una parte del Pdl e il Pd», ammette Carlo Vizzini, presidente della Affari costituzionali, ufficializzando così le divisioni dentro al Popolo delle Libertà . L’esecutivo, intanto, osserva, si rimette ai partiti. Ieri però il sottosegretario Giampaolo D’Andrea ha detto che «il governo è neutrale nel merito, ma auspica vivamente che si approvi».
Il mutamento di clima repentino al Senato è stato comunque innescato da una nuova proposta, non ancora formalizzata, del pidiellino Gaetano Quagliariello che prevede di assegnare al partito che conquista fra il 25 e il 39 per cento dei voti un “premietto” fisso di 50 seggi.
Una percentuale calcolata su tutti i voti validi, conteggiando anche quelli delle liste che non superano la soglia di sbarramento.
Una novità , visto che fino ad oggi si parlava di percentuali calcolate invece sui voti delle liste che superano lo sbarramento.
L’idea di Quagliariello, partorita da un vertice notturno, ha subito trovato la netta opposizione del Pd.
Per il semplice motivo, dicono i democratici, che il nuovo sistema di calcolo abbassa ancora di più la consistenza del “premietto”, portandola al 5 per cento.
E, come spiega Anna Finocchiaro la proliferazione di liste collaterali per cercare di arrivare al fatidico 40 per cento oltre il quale scatta il premio del 12,5 per cento.
La novità  sarebbe ispirata da una parte del Pdl, guidata da Berlusconi, che mira a tenere in vita il Porcellum.
Il Cavaliere per il momento però preferisce non esporsi troppo e agire nell’ombra.
Per questo ha chiesto di rinviare la presentazione del libro di Bruno Vespa.
Ma domani sarà  a Roma per un nuovo vertice a palazzo Grazioli, convocato anche sulla legge elettorale.
Nel frattempo diverse fonti parlamentari sostengono che il Cavaliere avrebbe chiamato Vizzini chiedendogli di cancellare dal testo le detestate preferenze.
Il presidente della commissione conferma di avere ricevuto richieste in questo senso da “messaggeri” del Pdl. E un imbarazzato Lucio Malan, uomo vicino a Berlusconi, sulle preferenze ammette le divisione nel Pdl e non esclude marce indietro.
In tutta questa confusione Roberto Calderoli ha presentato un sub emendamento per allargare la finestra temporale dell’election day.
Proposta accantonata, con il voto favorevole del Pdl.
L’ex ministro si è infuriato e allora ha chiesto di formalizzare l’ultima versione del suo progetto a “scalini”.
Quasi una ritorsione contro il Pdl.
Anche se il testo sposa il metodo di calcolo di Quagliariello.
Alla fine l’ex ministro ha sentenziato: «Dalle mie parti l’8 dicembre, il giorno dell’immacolata, ammazzano il maiale. Il Porcellum, vedrete, non solo vedrà  il Natale ma pure le uova di Pasqua ».
E a Berlusconi e Alfano dedica un lapidario: «Non contano più nulla. I pagliacci stanno al circo equestre».

Silvio Buzzanca
(da “La Repubblica”)

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NEL PDL RISSA PURE ALLA CENA DI NATALE: SAMORI’ E GIOVANARDI SI PRENDONO PER IL COLLO

Dicembre 4th, 2012 Riccardo Fucile

IN EMILIA, ALLA CENA NATALIZIA DEGLI ISCRITTI, SAMORI’ IMPROVVISA UN PICCOLO COMIZIO E BERSELLI E L’EX MINISTRO TENTANO FISICAMENTE DI FERMARLO

Volano gli stracci in casa Pdl tra l’avvocato modenese Gianpiero Samorì e i senatori Filippo Berselli e Carlo Giovanardi.
Tanto che durante la tradizionale cena di Natale che si è svolta al ristorante ‘Il Villaggio’ di Formigine, invece del consueto scambio d’auguri s’è sfiorata la rissa.
Il casus belli che ha dato il via a “un acceso scambio di opinioni” tra i parlamentari emiliano romagnoli e il candidato alle primarie del Popolo della Libertà  è stata la decisione di Samorì di tenere “un comizio”, come lo definisce proprio Giovanardi, durante un’occasione deputata esclusivamente “alla convivialità ” e alle celebrazioni delle prossime festività .
“Il coordinatore regionale del partito, Berselli, aveva chiaramente detto che la cena avrebbe dovuto essere un momento di condivisione, e non uno spazio per aprire un confronto tra i candidati alle primarie — critica Giovanardi — invece Samorì ha insistito per parlare del suo programma, una decisione del tutto fuori luogo”.
Tanto più che durante l’imprevisto discorso il leader del Mir, i Moderati italiani in rivoluzione, non solo ha ribadito la necessità  di operare un forte rinnovamento nel partito, ma ha anche invitato Giovanardi e Berselli a tenersi pronti ad essere rottamati visto che appoggiano Alfano e “rappresentano il vecchio”.
Secondo quanto riportato da alcune persone presenti in sala, Berselli e Giovanardi, a quel punto, hanno tentato di “zittire il banchiere non solo con le parole”, ma a “spintoni”. I tre si sono “tirati per la giacca”, e secondo gli invitati alla cena, Giovanardi e Samorì sono arrivati persino a “prendersi per il collo”.
“Non è la prima volta — raccontano i militanti del Pdl — litigano ogni volta che si incontrano al coordinamento e questa volta hanno alzato le mani”.
“Hanno discusso animatamente tutta la sera — spiega un pidiellino — ma quando Samorì ha insistito per parlare, quando i suoi sostenitori hanno iniziato a chiamarlo a gran voce, la discussione è degenerata”.
Anche se all’indomani della bagarre si cerca di gettare acqua sul fuoco.
“Non c’è stata nessuna rissa, sono solo illazioni — spiega Giovanardi — sì abbiamo discusso un po’ ma poi alla fine ci siamo chiariti: abbiamo parlato a turno, e poi abbiamo cantato tutti insieme ‘Tu scendi dalle stelle’, con le candeline accese. C’erano 500 persone sedute in sala, se ci fossimo messi le mani addosso qualcuno se ne sarebbe accorto”.
“E’ stato solo un vivace contrasto verbale tra Giovanardi e Samorì dove io ho fatto da mediatore, anche perchè la faccenda non mi riguardava — commenta anche Berselli —. Poi se qualcuno mi ha tirato per la giacca non me ne sono accorto. Ribadisco — ha aggiunto — che quella non era la sede per un comizio elettorale, capisco che Samorì sia candidato alle primarie ma a cena non si parla di politica”.
Più cauto nel riportare i fatti Emilio Nannini, consigliere Pdl di Maranello, che alla stampa locale ha riferito: “Io non so chi ha preso per il collo chi. Ero alla cassa e ho visto solo che a un certo punto si sono allontanati per discutere”.
Resta il fatto che sull’avvocato modenese Giovanardi non ha dubbi e non risparmia le critiche. “Un conto è essere un bravo avvocato, un conto è dire ‘voglio fare il Presidente del Consiglio’. E’ un’aspirazione assolutamente sopra le righe”.
Per il senatore ex Dc, cofondatore del Popolo della Libertà , l’unico candidato possibile per la Presidenza del consiglio dei ministri, del resto, è Angelino Alfano. “Un giovane che ha fatto esperienza”. L’attuale segretario del partito azzurro “è stato ministro, parlamentare, ora dirige un partito: Samorì invece che cosa ha fatto?”.
Non è certo come Silvio Berlusconi, “che nel 94′, pur non avendo mai fatto politica, si è candidato perchè in Italia era già  conosciuto, o come Luca Cordero di Montezemolo, altrettanto noto agli italiani. Samorì chi lo conosce?”.

Annalisa Dall’Oca
(da “il Fatto Quotidiano“)

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MELONI MOLLATA ALL’ALTARE

Dicembre 2nd, 2012 Riccardo Fucile

CHIEDE CHE LE PRIMARIE DEL PDL SI FACCIANO ALMENO A GENNAIO, ALTRIMENTI CHE SE NE FA DI 50.000 MANIFESTI?

Giorgia Meloni ha la faccia di quella che viene mollata dal fidanzato quando già  aveva inviato le partecipazioni di nozze.
Per lanciare la sua candidatura alle primarie del Pdl ha ricoperto Roma di così tanti manifesti abusivi che al Guggheneim sono convinti che sia stato Christo.
“Almeno facciamole a gennaio!”, implora, immaginando cosa farsene di cinquantamila manifesti (sarà  l’unica parlamentare con i biglietti da visita 6à—3). Alfano si arrampica sugli specchi: “Ho sentito Berlusconi e abbiamo concordato di convocare la prossima settimana l’ufficio di presidenza per assumere le decisioni” (traduzione: “L’ho chiamato da numero privato”).
Berlusconi ormai lo sfotte platealmente: “Alfano resta il segretario del Pdl”.
Proprio non ce lo vuole nel nuovo partito.
Un nuovo vecchio partito di Berlusconi federato a un nuovo vecchio partito di An, con la Lega a pezzi.
Bersani, è per riuscire a battere questi che dobbiamo allearci con l’Udc?
O c’è un altro centrodestra competitivo che mi è sfuggito?
Capace che mi sono distratta io, eh…

Francesca Fornario
(da “Pubblico Giornale”)

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DA “SENZA PAURA” A “SENZA PRIMARIE”: PIOGGIA DI VELENI SU GORGIA MELONI DAGLI EX AN

Dicembre 1st, 2012 Riccardo Fucile

L’ACCUSA DI AVER FATTO RICORSO A QUALCHE RITOCCO

Giorgia Meloni si sforza di riderci su ma si capisce da dieci chilometri di distanza che, come direbbe lei stessa in romanesco, le «rode», e anche tanto.
Anzi, «rosica», che le primarie non si facciano più mentre lei, pia militante, ci aveva creduto tanto da partire in quinta con manifesti appiccicati in tutta Roma (anche fuori dagli spazi consentiti).
«Ma chi è quella? È la Meloni? Ma va! Somiglia alla Pfeiffer», si è sentito dire per le strade della capitale.
Bella, bionda, una svedese dei sogni italiani, sguardo rivolto al futuro, viso disteso, sorriso aperto, come quasi mai la si vede.
Sono così partite le malelingue della politica e della Rete, innanzitutto. «Quella si è photoshoppata», si è aggiustata al computer insomma.
Come se non bastasse in Rete poi è spuntata la presa in giro tutta politica, con la foto di lei sorridente, solare e lo slogan «Senza Paura» e accanto la “vera Giorgia” che esce da Montecitorio con il solito cellulare in mano, burbera, accigliata e nera, con lo slogan posticcio «Senza Primarie».
Lei a denti stretti ha tirato fuori l’autoironia che ogni tanto (ultimamente mai) le germoglia in bocca e alla Gruber a Otto e mezzo ha spiegato che la foto non è taroccata, quella è veramente lei, ripresa durante la cerimonia per il Premio Bellisario. Ma allora, ha detto, «se c’è il sospetto di photoshop, l’Italia mi considera bruttarella, eh beh, dovrò farci i conti…».
I conti piuttosto dovrà  farli nel suo partito, il Pdl, che sembra una clinica psichiatrica. E «rosica» per quello che sta combinando Berlusconi, la trentacinquenne Meloni, e dietro le sue spalle quelle vipere dei suoi ex camerati di An la prendono in giro, quante ne dicono.
La Russa, che è stato abbandonato dalla biondina candidandosi alle primarie contro il suo volere di capocorrente, è irriferibile.
Più simpatica la battuta del senatore Augello, anche lui ex Ax Msi-An che ha una lingua come la lama per tagliare il prosciutto.
Dice, tutto serio con la stilettata in agguato: «Certo, Giorgia ha fatto un grande errore politico a candidarsi, è stata consigliata male, ora si trova esposta e senza primarie. Doveva ascoltare i consigli di altri che le dicevano di non candidarsi. Ma noi la perdoniamo, sì, vogliamo perdonarla, ma una sola condizione: che ci presenti la sua sorella svedese…».
Quella del manifesto non photoshoppato.

Amedeo La Mattina
(da “La Stampa”)

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FRATTINI: “NON SI SA CHI SIAMO E DOVE ANDIAMO. SILVIO SI CONTRADDICE, SERVE CHIAREZZA”

Dicembre 1st, 2012 Riccardo Fucile

L’EX MINISTRO CHIEDE SINTONIA CON IL POPOLARISMO EUROPEO: “COSTRUIRE UNA CONFEDERAZIONE DI LISTE MODERATE”

E’ sera e Franco Frattini è appena sceso da un aereo. Il tempo è cupo e non solo dal punto di vista atmosferico.
Parla del Pdl e dice: «Nessuno riesce a capire chi siamo e dove andiamo ».
Parla delle primarie in casa propria e afferma sconsolato: «Come si diceva una volta in gergo militare: mi sembra che le truppe abbiano abbandonato la trincea».
Allora, Frattini, che succede?
«Nessuno lo sa: si leggono molti retroscena, ma Berlusconi in persona non parla, la confusione è completa».
E le primarie?
«Bah! Al punto in cui siamo, anche se fossero confermate quanti parteciperebbero? Non più di centomila. Ma è chiaro che non si tratta di un problema organizzativo (il partito solo poco tempo fa ha tesserato un milione di persone) ma politico. E invece il Pd ha ottenuto, nonostante le polemiche, un grande risultato innegabile e positivo: basta guardare non solo l’affluenza ai seggi ma anche i dati dell’ascolto tv del confronto Bersani-Renzi. Ebbene davanti a questo successo… ».
Che farà  Berlusconi?
«Francamente non lo so. Lui non lo dice: io prendo nota che prima ha scritto quattro cartelle che dicevano una cosa, poi ha fatto un video che contraddiceva questo scritto, adesso siamo ai retroscena. Quanto alle primarie, Alfano non ha fatto neanche lui un annuncio chiaro, e poi le primarie erano state decise dall’Ufficio di presidenza del partito. Non è che possano essere cancellate così…».
L’ufficio di presidenza è stato convocato per settimana prossima…
«Spero in un chiarimento che sia definitivo».
Lei cosa auspica?
«Un opportuno chiarimento tra il segretario Alfano e Berlusconi, perchè il risultato finale di tutto ciò qual è? Che avremo Bersani a Palazzo Chigi e Vendola sarà  indispensabile per sostenere il futuro governo. E questo non è un bene per il Paese. Ecco, bisogna costruire e subito qualcosa di alternativo »
Non sembra affatto facile…
«Il Foglio ieri ha pubblicato un sondaggio che attribuisce un 30-35 per cento al potenziale bacino d’utenza dei moderati… Ma è un bacino di votanti disillusi: insomma, per motivarli ci vuole una proposta politica seria. Bisogna costruire una confederazione di liste moderate».
Non un contenitore unico?
«Non penso che si possa fare in poche settimane, e poi la legge elettorale, se sarà  poco modificata rispetto a oggi, darà  pur sempre il premio di maggioranza alla coalizione».
Una confederazione che parta dal Pdl?
«Certo».
Ma cosa terrà  in piedi il Pdl?
«I valori e i principi di un popolarismo riformista: essere cioè i rappresentanti in Italia del Ppe europeo».
E al centro di Casini e Montezemolo cosa ha da dire?
«A loro dico: basta tatticismi. Altrimenti Berlusconi dirà : “Ecco dimostrato che non ero io l’ostacolo all’unificazione dei moderati”. Chiedo a Casini e Montezemolo un minimo di sintonia».
Sintonia in base a cosa?
«Con i principi del Ppe: prendiamoci questa responsabilità  per il bene del Paese. Facciamo una Grande Federazione dei moderati, che guardi all’Europa».
Gli ex An cosa faranno?
«Non credo che un Alemanno o un Matteoli possano lasciare un partito che si richiami al popolarismo riformista. E francamente non penso che lo farà  neppure Giorgia Meloni che nei giorni scorsi ha dichiarato esplicitamente di volere più Europa».
A proposito, il Ppe è preoccupato pensando a quello che sta capitando al Pdl?
«Ho parlato a lungo ieri al telefono con il nostro presidente Wilfried Martens: sì, ci stanno guardando con attenzione, con preoccupazione. Eppure, per il Pdl, l’unico punto da cui si può ripartire sono i valori di un popolarismo riformista».
Che rapporto vorrebbe tra il Pdl, la federazione dei moderati e Mario Monti?
«Il problema sono i contenuti: ecco, il Pdl deve fare propria l’Agenda Monti. Mentre non bisognerebbe tirare troppo per la giacca il premier, come invece ho visto fare molti, in questi tempi. Pronti certo a recepire subito la disponibilità  del presidente del Consiglio se decidesse in questo senso».

M. Antonietta Calabrò
(da “il Corriere della Sera“)

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PDL, PRIMARIE IN FUMO, ESPLODE LA RABBIA DEI GIOVANI

Novembre 29th, 2012 Riccardo Fucile

MELONI: “NON MI RITIRO”… CATTANEO: “E’ UNA VERGOGNA, CHE DICIAMO ORA A CHI HA FIRMATO?”…GALAN REPLICA: “TUTTO RUOTA ATTORNO A SILVIO, FACCIANO IL PARTITO COCA LIGHT”

C’è Alessandro Cattaneo, sindaco 33enne di Pavia, che più che deluso si dice «arrabbiato».
E c’è Giorgia Meloni, 33 anni, ex ministro e punto di riferimento dei giovani del partito (e prima ancora di quelli di An), che via Twitter dice: «Si dice vogliano annullare le primarie, ma nessun organo del Pdl si è riunito. Chi vuole annullarle ci metta la faccia, io non mi ritiro».
Sull’altro fronte Daniela Santanchè, 51 anni, già  avversaria del Cavaliere alle ultime elezioni alla guida de La Destra e oggi sua strenua sostenitrice, ritiene saggia la decisione di cancellare una competizione che, organizzata in fretta e furia, avrebbe favorito i candidati di apparato o dotati di «truppe cammellate» (riferimento ad Alfano e alla stessa Meloni).
E Giancarlo Galan, 56 anni, uno dei primi a proporsi per la guida del partito, che intervistato dal Corriere dice senza girarci attorno che «io sto con i dinosauri» e che «tutto il centrodestra ruota e ruoterà  intorno a Berlusconi» (76 anni, per la cronaca).
SCONTRO GENERAZIONALE
Nel centrodestra, dopo la diffusione della notizia delle primarie di fatto sfumate, quello che emerge è sempre più uno scontro generazionale.
Tra i giovani che pur senza rinnegare il ruolo del fondatore del partito vorrebbero un rinnovamento e che guardano con un po’ di invidia alla apertura alla società  mostrata dal centrosinistra («e meno male che noi dovremmo essere il Popolo della Libertà …» ha commentato Meloni a Porta a Porta) e i fedelissimi dell’ex premier, che considerano le primarie una sorta di sgambetto ingrato a chi il Pdl lo ha creato e plasmato.
In tutto questo Alessandro Proto, uno degli outsider che si erano fatti avanti per le primarie del centrodestra, si smarca e annuncia di voler creare un proprio partito («l’attuale classe dirigente, Alfano in testa, non era assolutamente capace di un confronto con persone estranee alla politica ma focalizzate sul lavoro»).
«E CHI CI HA CREDUTO?»
Alessandro Cattaneo, intervenuto a Omnibus, dice di volere ancora sperare, anche se al momento l’umore non è dei migliori: «Per primo ho consegnato la settimana scorsa le 15.000 firme, aspettavo ci fosse l’ok per i candidati e invece nessuno sa più niente: è una situazione assolutamente vergognosa. Adesso sono tutti preoccupati a sentire cosa si dicono Berlusconi ed Alfano io invece devo rendere conto a quelle 15 mila persone che mi hanno consegnato le loro firme e che vogliono coerenza e serietà , mi chiedono cosa succede e io sono in imbarazzo».
E ancora: «Queste primarie si devono fare, anche perchè fanno bene: il Pd è arrivato al 30% dei consensi con le primarie e oggi in politica sono l’unico modo per affermare una credibilità ». E per Giorgia Meloni «un partito come il nostro non deve avere paura di confrontarsi con gli italiani».
IL PARTITO «COCA LIGHT»
Ma ai giovani arriva la stoccata indiretta di Galan, tra i fondatori di Forza Italia, entusiasta per un possibile ritorno alle origini.
Per l’ex governatore veneto gli emergenti del Pdl «non hanno un minimo di autonomia, si portano dietro i valori dell destra che sono altra roba. Per questo bisogna presentare un’offerta diversificata. Farei come la Coca Cola, che ad un certo punto ha fatto la light. Berlusconi dovrebbe tornare alla bottiglietta di vetro classica, alla Coca Cola storica. E loro fare il Pdl Coca light».
TUTTI CON IL CAV.
Il resto del Pdl sembra oggi schierarsi con Berlusconi in vista di un suo rientro sulla scena, anche se gli ex An mettono le mani avanti: Forza Italia sarebbe «un ritorno al passato, una ricetta sbagliata» e gli ex An che oggi sono nel Pdl «non potrebbero aderire» sottolinea Massimo Corsaro.
Maurizio Lupi, che a Porta a Porta ha evidenziato come il ritorno di Berlusconi rimetta tutto in discussione, sul suo sito ribadisce l’importanza delle primarie e sostiene che il Cavaliere e Alfano – che le primarie le ha fortemente volute ma che dopo l’accelerazione delle ultime ore verso una loro cancellazione non ha ancora preso posizione – «devono chiarirsi».
Mariastella Gelmini a Tgcom24 dice che «c’è troppo poco tempo» e che «si cercherà  il rinnovamento del partito per altre vie, come ad esempio convention programmatiche, un consiglio nazionale e incontri sul territorio».
Sandro Bondi punta invece il dito contro gli ex An e i cattolici, contro i Quagliariello e i Sacconi che si sono dedicati a una «saldatura con l’area di An tesa soltanto alla gestione del partito» e rileva come «le primarie sono state volute proprio per suggellare l’accordo e in funzione di una conta interna, una sorta di congresso anticipato».
E ancora: «Solo Berlusconi ha l’esperienza e la forza per mantenere unito il centrodestra e rivolgere un appello alle forze migliori del Paese. Chi pensa oggi di fare senza di lui o contro di lui non ha il polso della realtà ».

Alessandro Sala
(da “il Corriere della Sera“)

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BERLUSCONI PRESENTA AI FIGLI LA NUOVA FORZA ITALIA, MA SOLO MARINA APPROVA

Novembre 27th, 2012 Riccardo Fucile

GIOVEDI’ L’ANNUNCIO UFFICIALE: DELLA PARTITA DOVREBBERO ESSERE ANCHE FORMIGONI E LUPI, BRIATORE E LA MELONI… IL CAVALIERE E’ CERTO DI AVER IN PARTENZA IL 12%

Prima di tutto, la famiglia. Anche se le prossime mosse sono ormai note, Silvio Berlusconi ha voluto comunicare ai figli le sue reali intenzioni sulla prossima discesa in campo.
E così, intorno al tavolo da pranzo di Arcore, ieri si sono seduti i figli del Cavaliere (assenti Luigi ed Eleonora, in avanzato stato di gravidanza) Barbara, Marina e Piersilvio.
Sul piatto, ovviamente, il futuro politico di “papi”, ma anche lo stato di salute delle aziende e in particolare del Milan, che Berlusconi sta seguendo ultimamente molto da vicino e che gli è costato una litigata feroce con la figlia Barbara per via di una battuta infelice che gli è scappata sulle condizioni di salute del fidanzato Pato.
Insomma, un clima non proprio disteso, quello di stamattina nella residenza privata dell’ex premier, molto concentrato sulla sua prossima discesa in campo.
Agli eredi, Berlusconi ha spiegato nel dettaglio la necessità  di tornare all’antico, a quella Forza Italia che ha segnato “la storia d’Italia e anche la nostra” e di volere intorno a sè solo persone fidatissime e volti nuovi, “gente che non ha mai fatto politica, ma che ha molto da dare”. Briatore, ovviamente, sarà  della partita come ci sarà  senz’altro Emilio Fede e il suo neo movimento “Vogliamo vivere”, così come conta di far restare nella sua orbita d’influenza Angelino Alfano, tentato in queste ore da uno strappo definitivo.
Tutto, comunque, si deciderà  tra martedì e mercoledì, poi il Cavaliere porterà  la sua “nuova idea” al tavolo dell’ufficio di presidenza di via dell’Umiltà , previsto per giovedì mattina.
A sera, quindi, l’annuncio della nuova discesa in campo nel salotto di Bruno Vespa.
Un percorso già  definito che ha trovato d’accordo solo la figlia Marina e in profondo disaccordo sia Piersilvio che Barbara.
Il primo, infatti, è convinto che il padre debba occuparsi della salute (precaria) delle aziende, avendo “già  dato abbastanza” alla politica “senza aver ricevuto molto in cambio”, mentre Barbara vorrebbe che il padre si occupasse esclusivamente della squadra, in un momento di passaggio delicato.
Il Cavaliere, invece, sembra tenere di più al partito che, a suo dire, è andato in rovina “anche perchè io non ci sono stato” e dunque, adesso, è il momento di ritornare.
Fatte le debite proporzioni ed immaginando di andare a votare con il Porcellum, Berlusconi avrebbe fatto i conti di poter portare circa un’ottantina di parlamentari dentro le aule alle prossime elezioni.
E questo in virtù di un “patrimonio” del 12% circa di elettorato che, a suo dire (ma anche secondo quanto evidenziato dai sondaggi di Alessandra Ghisleri) rappresenta un pacchetto di voti “assolutamente personale” e non legato ad alcun partito.
Voti suoi, dunque, che il Cavaliere vuole usare solo per sè nella prossima legislatura, anche per non avere più alcuna “zavorra” come lo sono stati in passato prima Fini, poi alcuni transfughi del Pdl e, infine, i colonnelli di An Gasparri e La Russa che “hanno distrutto definitivamente il Pdl, che ora è morto”.
Contro questo disegno, Berlusconi sa di avere anche tutta Cl, con Formigoni e Lupi, ma anche una parte del partito che avrebbe voluto le primarie.
Gli ex An sono già  con un piede fuori della porta, la scissione è nei fatti e l’idea è quella di formare una nuova compagine con il nome “centrodestra italiano” capitanata da Giorgia Meloni. Oggi, Fabio Rampelli ha organizzato un sit in davanti a via dell’Umiltà  per chiedere le primarie comunque, ma ormai è chiaro che la situazione è totalmente cambiata.
Il D-Day è previsto, dunque, per giovedì. Quando tornerà  Forza Italia.
Lo stesso spirito e stesso simbolo, dirà  il Cavaliere in televisione.
Di più: stesso indimenticabile jingle.
“Chi mi ama davvero sarà  ancora con me”, ha detto a tavola ai suoi figli.
Ma anche a casa, pochi consensi: solo Marina gli ha dato la sua benedizione.

Sara Nicoli
(da “il Fatto Quotidiano“)

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