Luglio 28th, 2012 Riccardo Fucile
PAUROSO FLOP DELLA MANIFESTAZIONE INDETTA A MILANO DAGLI AMICI VICINI AL PREMIER
Appena quattro gatti in piazza per la manifestazione dei forzisti milanei.
“Sognando Forza Italia”, questo il nome della manifestazione organizzata nella centralissima piazza San Carlo a Milano.
“Fuori tutti i vari Cicchitto, La Russa, Gasparri, Alfano”, attacca Diego Volpe Pasini, che se la prende in particolare con gli ex An, rei di insistere a volere le primarie.
“Inutili, se si candida Berlusconi”, spiega Volpe Pasini, che non si preoccupa della piazza vuota.
“È ora di finirla con le folle oceaniche”, si smarca, “io non devo riempire le piazze, non sono io Berlusconi”.
E sulla diffida a utilizzare nome e simbolo di Forza Italia, uscita appena un’ora prima da Palazzo Grazioli, l’imprenditore udinese taglia corto:
“Manovre di chi ci teme. Berlusconi non mi ha mai diffidato, siamo amici da anni”.
In bella vista sugli striscioni, a incorniciare il piccolo palco, le quattro parole d’ordine del progetto ‘La Rosa Tricolore’: “Forza Italia, rivoluzione liberale, facce nuove e ovviamente Silvio Berlusconi”.
E a proposito di facce nuove, a fare numero per l’occasione si è fatto vedere l’onorevole Renato Farina: “Lo prendono tutti in giro”, commenta l’ex agente Betulla riferendosi a Volpe Pasini, “ma è meno ingenuo di quanto credono”.
Sul palco anche Giorgio Grasso, fondatore, era il ’92, della ‘Lista Sgarbi” e attualmente impegnato nel nuovo ‘Partito della rivoluzione’, sempre al fianco del critico d’arte.
E rivoluzione sia, dunque, ma liberale. “Berlusconi deve riprendere in mano le redini di quel progetto”, spiega Volpe Pasini, che ricorda di essersi buttato in Forza Italia fin da subito. Le proposte? Un pacchetto di leggi da far sottoscrivere alla coalizione, “perchè siano approvate nei primi cento giorni di legislatura, senza emendamenti”.
Insomma, in perfetto stile berlusconiano, senza impedimenti democratici
Franz Baraggino
(da “Il Corriere della Sera”)
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Luglio 26th, 2012 Riccardo Fucile
TRE ANNI FA AVEVA ESPUGNATO UNA ROCCAFORTE “ROSSA”, OR RICONSEGNA LA TESSERA DI PARTITO… “NON HO NULLA CONTRO BERLUSCONI MA E’ CIRCONDATO DA UNO STUOLO DI YES MAN PRONTI A DIRE SI’ A QUALUNQUE COSA”
Luca Caselli, sindaco di Sassuolo in provincia di Modena, lascia il suo partito: il Popolo della Libertà .
La decisione è stata annunciata nella maniera che oggi i politici sembrano preferire, su Facebook, attraverso un post di poche righe che ha scatenato, nell’immediato, un centinaio di commenti solidali nei confronti di un amministratore che nella sua città , dagli elettori, è considerato un po’ come un campione antico.
Un eroe che, tre anni fa, ha conquistato una delle fortezze del centrosinistra cambiando il colore del vessillo cittadino da rosso a azzurro. E che oggi vuole essere un “indipendente”.
“Credo che non rinnoverò la tessera del Pdl — scrive su Facebook — e che non farò altre tessere per un po’. Sinceramente mi dispiace, ma dopo aver militato per quasi 25 anni in un partito oggi ho veramente il vomito”.
Le polemiche in seguito al suo annuncio, ovviamente, non si sono fatte attendere ma il primo cittadino di Sassuolo è intervenuto nuovamente per dissipare ogni dubbio. “Sono grato al Pdl per la mia elezione — ha chiarito stamani sul social network — e non intendo prendere altre tessere. Rimango il primo sindaco di Sassuolo di tutti i tempi senza tessera di partito. Non rinnego nulla ma non ho intenzione di avallare scelte politiche che non condivido”.
Una decisione consapevole, già in odore da diverso tempo, dovuta a malumori e amarezze che si sono accumulate nei confronti della gestione nazionale e locale di un partito, quello della libertà , che oggi offre un panorama “desolante” ai suoi elettori. Fatto di scontri intestini e poca chiarezza nelle scelte prese a tutti i livelli. Di “immobilismo” politico, spiega Caselli.
A Modena, dove “c’è stato un congresso conflittuale con strascichi anche peggiori. Quando ho annunciato la mia decisione nessuno dall’Emilia Romagna mi ha chiamato per parlarne, ho ricevuto una sola telefonata e proveniva da Roma. Questo perchè, senza un motivo apparente, mi sono ritrovato ad avere più nemici nel mio partito che all’opposizione”.
E a Roma, dove “prima si annunciano le primarie, poi si dice di candidare Berlusconi senza primarie. Non mi sembra un atto di coerenza”.
Lui che per primo aveva puntato il dito contro l’ex premier perchè “il bunga bunga ci ha rovinati” e “ha portato via credibilità al nostro partito” oggi non esita a togliersi un sassolino dalla scarpa, come uomo senza bandiera, indipendente.
“Io non ho nulla contro Berlusconi — spiega — ma se da Arcore fa saltare le primarie, circondato da uno stuolo di Yes man pronti a dire sì a qualunque sua proposta, allora non ci sto più. Non voglio cedere a decisioni del partito che disapprovo”.
Di quello stesso partito che dalle dimissioni del suo leader naviga in acque mosse, “con troppe anime”, secondo Caselli, “senza dialogo e comunicazione”.
Popolato di voci, gli ex An, i super liberal, i berlusconiani, che si fanno la guerra. “E le idee dove stanno? — chiede Caselli — io, che vengo da una delle correnti di An, perchè ce ne sono diverse all’interno del Pdl, cos’ho da condividere con loro? Forse l’anti comunismo, però io non mi schiero con gli ‘anti’ ma solo con i ‘pro”.
Così come da sempre esistono gli indipendenti di sinistra, da oggi in avanti Luca Caselli, 40 anni, avvocato, governerà come un “indipendente di destra”, elevando a suo partito quella città , Sassuolo, per la quale ha sempre voluto lavorare.
“Il Pdl ha smarrito la bussola, ma non lo rinnego, non faccio come Schettino che abbandona la nave, rimango un sindaco in quota Pdl ma rivendico il diritto di non fare la tessera”.
“Sono stanco — spiega — di vertici politici assolutamente fuori dal mondo reale e penso che le persone e le idee vengano prima delle tessere di partito. Per questo, per governare meglio Sassuolo in questi ultimi due anni mi spoglio della mia”.
Dopo di che, alla scadenza del mandato, quando verrà il momento di pensare a una ricandidatura, “allora farò una riflessione. Che sarà politica ma non solo, anche personale. Se ci saranno le condizioni per un secondo mandato ben volentieri — spiega il sindaco — ma dopo aver visto per una vita persone abbarbicate alle loro poltrone, beh, è dignitoso anche tornare a fare l’avvocato”.
Annalisa Dall’Oca
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Luglio 24th, 2012 Riccardo Fucile
IL SEDICENTE GURU DEL CAVALIERE CHIAMA A RACCOLTA I SOSTENITORI A MILANO…”RITORNIAMO AL VECCHIO PARTITO”… E AGLI EX AN: “GETTINO LA MASCHERA, VOGLIONO ESCLUDERE SILVIO”
Una grande mobilitazione della militanza di base per chiedere a Silvio Berlusconi di non avere indugi nel rilanciare la candidatura a premier.
Si chiama “Sognando Forza Italia”, è convocata venerdì dalle 18,30 a Milano in piazza San Carlo e San Babila, laddove 4 anni fa, la sera del “Predellino” nacque il PdL.
Ad annunciarla Diego Volpe Pasini, ideatore del progetto della “Rosa Tricolore” (quella della coalizione con dentro Pensionati, Sgarbi e animalisti di Brambilla e Renzi candidato): “Ora più che mai viste anche le condizioni generali del Paese, per garantire un futuro di crescita e produttività al grido di Forza Italia” spiega.
La premessa d’obbligo è che il Cavaliere ha dichiarato di non aver mai investito Volpe Pasini di alcun ruolo da consigliere o simili nè di aver mai promesso una collaborazione a eventuali iniziative politiche.
Una presa di posizione che è arrivata, pochi giorni fa, dopo un’intervista dello stesso Volpe Pasini al Fatto Quotidiano.
“La comunicazione ufficiale del presidente Berlusconi, che conferma il suo impegno in prima persona alla guida della coalizione dei moderati, per correre e vincere le prossime elezioni politiche nazionali — prosegue in ogni caso Volpe Pasini — rende assolutamente insignificanti le richieste di primarie nel PdL per l’individuazione del candidato premier. Organizzare una manifestazione, giovedì prossimo, per richiedere le primarie significa schierarsi apertamente contro Silvio Berlusconi. Così facendo, finalmente, gli ex An hanno gettato la maschera e reso chiaro il loro disegno: escludere Berlusconi dalla scena politica per completare la conquista di ciò che resta del PdL per garantirsi l’eternità politica personale”.
“Per questo — prosegue l’imprenditore friulano — risulta di fondamentale importanza per il Paese la figura del presidente Berlusconi quale unico interprete della necessaria rivoluzione liberale, poichè solo ricostruendo Forza Italia e cambiando le facce con un programma trasparente e concreto, potremmo riavvicinare la nostra gente e portarla al voto per vincere le prossime elezioni politiche. Abbiamo per tanto doverosamente intercettato gli animi del nostro popolo per dare origine ad una manifestazione spontanea nella quale orgogliosamente si sventoleranno le bandiere di Forza Italia per riportare il nostro simbolo sulle schede elettorali”.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Luglio 24th, 2012 Riccardo Fucile
IL PARTITO DEI FALCHI E LA CAMPAGNA CONTRO IL PREMIER… MA GRAN PARTE DEL PDL HA PAURA DEL VOTO
Il Paese brucia”, come tuona l’Italia dei Valori ma Silvio Berlusconi continua a ragionare
in base ai propri interessi, come ha sempre fatto nel suo ventennio breve. Anche per questo, il Cavaliere, di nuovo dominus del Pdl e del centrodestra, prenderà la sua decisione sulle urne anticipate in autunno all’ultimo giro possibile.
Ovviamente non in nome della responsabilità e della coesione nazionale, secondo lo schema Napolitano-Monti che ha preso in contropiede i tre partiti della strana maggioranza (Pd, Pdl e Udc).
Semmai, il contrario.
Berlusconi, infatti, potrebbe risolversi a favore del voto a novembre nel momento più nero del governo sobrio di Mario Monti.
Quando magarì lo spread s’impennerà verso quota 600, con l’Unione europea bloccata e impotente.
A quel punto, come sostengono vari falchi a lui vicini, la tentazione sarebbe troppo forte e grande: andare davanti al popolo sovrano e gridare finalmente la sua verità : “La colpa dello spread l’estate scorsa non era mia, anzi con Monti va peggio ancora”.
A suggerire questa accelerazione sarebbero i soliti sondaggi della fidata Ghisleri.
Due i punti sottolineati da B. in modo ossessivo: l’85 per cento di quel che resta degli elettori del Pdl è contro Monti e la gran parte degli scontenti di centrodestra emigrati verso Grillo o l’astensionismo. Non solo.
A far propendere il Cavaliere per le urne autunnali potrebbe essere il no di Pier Luigi Bersani, che vorrebbe le elezioni nella primavera del 2013.
B. è molto attento alle mosse del segretario del Pd. È stato così anche meno di un mese fa. Argomento, sempre il voto anticipato.
Dopo la svolta di Fiuggi di Berlusconi (“Torno se mi date il 51 per cento”), Bersani ebbe uno sfogo con alcuni giornalisti: “A questo punto Berlusconi vuole il voto anticipato”.
A Palazzo Grazioli, residenza privata di B. a Roma, incassarono con stizza: “Bersani intesta al presidente un proprio desiderio personale. È il segretario del Pd che vuole il voto in autunno per conservare il Porcellum”.
Insomma, la solita storia che va in scena dall’inizio della parentesi tecnica.
Cioè: in realtà Berlusconi e Bersani avrebbero spesso la stessa posizione.
Venti e passa giorni fa, il voto anticipato. Oggi ne avrebbero paura.
Sondaggi permettendo, appunto, per il Cavaliere.
Se l’ex premier dovesse davvero smettere di tentennare quotidianamente e andare alla guerra d’autunno, farebbe una campagna elettorale in quattro punti: no tasse (Imu ed Equitalia); dismissioni per pagare il debito pubblico; ridefinire l’euro; riscrivere i trattati dell’Ue.
Nel Pdl, la sua linea già fa sognare i falchi come Daniela Santanchè e gli ex An. Ovviamente, il candidato premier sarebbe lui, sommando caos ad altro caos sulle macerie del Pdl.
Che farebbero i responsabili di Liberamente (già corrente in quota Letta-Bisignani) Frattini e Gelmini, aspiranti ministri in un governo politico della Grande Coalizione perpetua?
Senza contare il duello di manifestazioni lungo l’asse Roma-Mila-no di giovedì 26 luglio.
Nella capitale i fautori delle primarie guidati dall’ex An Andrea Augello.
Al nord, il redivivo Diego Volpe Pasini che ha organizzato “Sognando Forza Italia”.
Ecco perchè, ancora una volta, le mosse del Cavaliere potrebbero sciogliersi nel solito bluff.
Tatticamente, in ogni caso, ha un alleato nell’Udc di Casini, leader del montismo eterno consacrato al più presto possibile.
Un esponente del Pd vicino a Bersani riassume così la confusione in corso generata dalla sobria voglia di voto anticipato: “Nei partiti quelli che fanno il tifo per l’autunno pensano solo al loro tornaconto personale”.
Incluso l’amico Casini, naturalmente.
Fin qui, il centrodestra che tifa per le elezioni anticipate e s’intesta un presunto sì di B. a questa ipotesi.
Poi c’è il resto, che è la maggioranza.
In teoria, tantissimi i contrari, dal presidente del Senato Schifani al capogruppo della Camera Cicchitto. Ma, si sa, a comandare è tornato Berlusconi e solo lui prenderà la decisione finale. La schiera del no al voto tratteggia un Cavaliere diverso da quello raccontato dai falchi: “Il presidente ha bisogno di tempo, non è ancora pronto, qui bisogna riorganizzare tutto”.
C’è un Berlusconi per ogni tesi, a favore o contro il voto anticipato.
Anche a prescindere dalla legge elettorale. Magari, se la crisi precipitasse non ci sarebbe neanche il tempo per cambiare il Porcellum.
Questo un retropensiero ascoltato tra le prime file del centrodestra.
Senza sottovalutare la tentazione di un nuovo asse con la Lega.
Rivela Roberto Maroni: “Ho incontrato Berlusconi e gli ho chiesto di togliere il sostegno a Monti qualosa lo spread fosse salito sopra i 500 punti. Lui non mi ha detto sì ma lo spread non aveva ancora toccato quella quota. Dopodichè lo incontrerò nei prossimi giorni per dirgli di considerare questa cosa”.
Un ex ministro di centrodestra, invece, però è molto scettico: “Monti e Napolitano hanno fatto solo pressione. Non ci sono i tempi. Con il Parlamento sciolto a fine settembre, si voterà a metà novembre, se non a dicembre. Ipotesi remotissima”.
Spread permettendo.
Fabrizio D’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Luglio 23rd, 2012 Riccardo Fucile
COMPUTER E SMARTPHONE SI OSTINANO A ESSERE INFALLIBILI. L’ALFANO ELETTRONICO INVECE SI SMENTISCE OGNI DUE MINUTI, BASTA DIRGLI COSA DEVE PENSARE
Lunghe file, attese di ore, ma soprattutto eccitazione e fremito di curiosità .
Era così, ieri, in quasi tutti i centri commerciali del paese, perchè tutti volevano la nuova strabiliante, rivoluzionaria diavoleria tecnologica, l’Alfano Elettronico, il gadget hi-tech più alla moda, più richiesto, invidiato da chi non ce l’ha, esibito con orgoglio da chi lo possiede.
“Non chiamatelo robot — dice un signore che esce trionfante dal negozio con il suo pacco — perchè l’Angelino Elettronico è anche capace di sentimenti. Piange, sa? Si deprime, anche. Ma alla fine ubbidisce sempre”.
Venduto in voluminosa scatola, senza libretto delle istruzioni perchè l’uso è assai intuitivo, l’Angelino Elettronico è ormai un elettrodomestico irrinunciabile nelle case più moderne.
Ma a cosa serve esattamente? “Oh, fa un sacco di cose”, dice un venditore.
“Se in treno lasci il posto lui te lo tiene finchè torni. Se dice una cosa e tu lo smentisci sta zitto e buono. Vuole vedere?”.
Certo che sì: la prova su strada è certamente interessante.
L’apparecchio — straordinariamente somigliante ad Angelino Alfano — si accende silenziosamente.
Poi tuona: “Bisogna fare le primarie!”.
A questo punto basta avvicinarsi e dire: “No”.
Ed ecco l’Alfano Elettronico che cambia espressione e ribatte: “Non bisogna fare le primarie!”.
Straordinario.
E lo stesso per la candidatura a premier, per le dimissioni di Nicole Minetti e per qualunque altro argomento.
E’ lui che comincia, afferma una cosa, poi tutto viene da sè, basta smentirlo e si rimangia la parola in trenta secondi.
“Tutti vogliono un segretario così”, dice lo slogan pubblicitario, e a giudicare dal successo di vendite c’è del vero.
Nella versione Gold, l’Angelino Elettronico porta anche il caffè, rifà i letti, pulisce i bagni della villa e polemizza a comando con gli avversari del suo proprietario.
Sempre pronto, naturalmente, a smentirsi in pochi secondi, addirittura in pochi decimi.
Alessandro Robecchi
(da “MisFatto”)
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Luglio 20th, 2012 Riccardo Fucile
A CESENATICO GLI UNIVERSITARI DI CENTRODESTRA INCONTRANO I PERSONAGGI IN CERCA DI AUTORE… ALFANO LATITANTE, MELONI, GASPARRI, SACCONI E GELMINI PRESENTI
Un’ovazione tutta per Giorgia Meloni, che ha minacciato la scissione dal Pdl se la
tentazione di Silvio Berlusconi di tornare a Forza Italia dovesse rivelarsi qualcosa di più della “proposta” raccolta dalla Bild.
E, specularmente, tanta delusione per un Angelino Alfano che prima ha prima ha annunciato la propria presenza, poi l’ha posticipata, infine l’ha cancellata cercando di rimediare con una telefonata in diretta.
La settima edizione dell’evento dei giovani Pdl “Dedalo-La sfida delle idee”, quest’anno in scena sulla spiaggia di Cesenatico dal 18 al 20 luglio, restituisce al meglio quello che più che mai si sta rivelando il Pdl: un partito spaccato a metà , o mai nato.
Nel corso delle torride giornate al bagno Marconi, tra un’assemblea e un tuffo in mare, diverse centinaia di giovani e giovanissimi rappresentanti (da tutta l’Italia) di movimenti come “Azione Universitaria” e “Giovane Italia” si danno da fare per accogliere in grande stile i parlamentari.
La coreografia è quella classica dell’armamentario giovanile di matrice ex An: striscioni tricolore appesi qua e là , occhiali a goccia e qualche gadget da ‘nostalgia canaglia’, bandiere al vento col refrain “Azione”, polo nere come la pece con il colletto all’insù, qualche simpatica e innocua testa rasata.
Si promuovono assemblee plenarie e commissioni che spaziano dall’economia alle riforme universitarie, ci si arrangia a sistemare gli immancabili problemi tecnici e a raccomandare più silenzio quando, sotto il tendone bianco piazzato tra le docce e i campi da beach volley, si tengono i dibattiti coi big.
Il tema che tiene banco davvero, però, è quello: l’annuncio di Berlusconi di voler riscendere in campo intrecciato al tira e molla sul grande ritorno di Forza Italia.
Sullo sfondo (restano) tutte le richieste per cercare di voltare davvero pagina nel centrodestra: preferenze per i candidati al Parlamento, militanza sul territorio, sedi e coordinamenti adeguati, iniziativa politica come non se ne fa da un pezzo, trasparenza e meritocrazia.
Insomma, da questi giovani la “proposta” anticipata dalla Bild è vista come una sciagura.
Alfano, va da sè, a Cesenatico era il relatore più atteso: in scaletta era stato annunciato il 18 luglio alle 18, poi è slittato al 19 alla stessa ora.
Macchè, il 19 è il giorno della commemorazione di Paolo Borsellino a Palermo per i vent’anni di via d’Amelio, e il segretario berlusconiano non poteva mancare. “D’accordo, ma avevamo comunicato la nostra scaletta con un mese abbondante di anticipo. Abbiamo fatto sapere al segretario: vieni quando vuoi, noi ci adattiamo. È chiaro che gli impegni in agenda sono tanti, ma da anni contiamo comunque su ospiti illustri che un po’ di tempo lo trovano. Comunque, Alfano al confronto non sfuggirà ”, diceva qualche organizzatore poco prima della telefonata da Palermo.
Ma la vera star del Marconi si è confermata l’ex ministro della Gioventù, una Meloni apparsa in grande forma.
È lei che incalza subito il segretario: “L’anno scorso ha raccolto applausi sui temi più sentiti dalla nostra gente, tra cui quello del rispetto delle regole. Se il partito ha votato all’unanimità un documento in cui si dice ‘facciamo le primarie’, credo che come minimo si debbano riunire gli organismi ufficiali e non annunciare decisioni a mezzo stampa”.
Ma allora “fondiamo un nuovo partito”, corrono i giovani organizzatori all’ex presidente della Giovane Italia: “Questo — frena un pizzico Meloni — è prematuro, ma se si dovesse tornare Forza Italia ognuno a quel punto dovrebbe fare le proprie scelte, questo perchè la destra non può essere vista come ‘il’ problema”.
La parlamentare sa che con un Berlusconi di nuovo sotto il pressing della magistratura, fra l’altro, saranno mesi di nuovi patemi: “Se Berlusconi è ancora oggi la persona che raccoglie il maggior numero di consensi nel centrodestra, ben venga e avanti. Ma se io fossi in lui pretenderei, dico pretenderei di essere designato candidato dalle elezioni primarie, e quindi dal popolo italiano, piuttosto che dall’ufficio di presidenza del Pdl, cioè dalle solite quattro persone chiuse in una stanza”.
E ancora con l’indovinata metafora calcistica: “In questa fase Berlusconi sarebbe più efficace come allenatore che come centravanti”, rimarca la 35enne ex An tra gli applausi dei ragazzi.
A telefonare pubblicamente ad Alfano, qualche ora più tardi, pensa Maurizio Gasparri, che anche quest’anno non si è perso “Dedalo”.
Il presidente dei senatori Pdl, al fianco del collega Maurizio Sacconi, prima si inoltra in qualche acrobazia: “Le primarie? La consultazione popolare è senz’altro necessaria ma con Berlusconi l’esito è scontato (copyright di Maria Stella Gelmini il giorno prima, ndr) e lo capisco quando vuole prendersi una rivincita dopo lo smantellamento del suo Governo per uno spread alto ancora oggi”.
Poi, finalmente, Gasparri raggiunge l’interlocutore.
“Angelino? Pronto?”, e l’altro: “Maurizio!”.
Ma Gasparri: “Qui di Maurizio ce ne sono due”.
Forse si tratta del passaggio più interessante, un attimo dopo Alfano riparte dribblando opportunamente tutte le questioni vere. “Nel 2008 abbiamo preso il 37% e quindi dico che ogni divisione sarebbe un segnale di debolezza”, osserva quasi come a tranquillizzare i giovani e giovanissimi.
Per loro, comunque, ci sono subito elogi: “Non c’è nulla di più distante dall’idea di un nostro declino come le assemblee che fate lì oggi”, assicura il segretario.
Si chiude ovviamente con la sinistra: “Ci devono chiedere scusa per averci attaccato sullo spread, che è ancora alto. Ma non si scusano, e questo- taglia corto Alfano- è un buon motivo per chiedere di nuovo la fiducia agli italiani”.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Luglio 18th, 2012 Riccardo Fucile
ORA I FARISEI PARLANO DI MERITOCRAZIA E SPAZIO AI GIOVANI, MA DUE ANNI FA CACCIARONO CHI AVEVA TALENTO E FACEVA REALE MILITANZA SOLO PERCHE’ SI ERA OPPOSTA ALLA MINETTI IN REGIONE
Adesso, parlando della Minetti, i farisei del Pdl, da Alfano alla Santanchè, si riempiono la
bocca sulla necessità di dare spazio ai giovani meritevoli, ai talenti del vivaio, “ai ragazzi della militanza”, come ha detto ieri Maria Stella Gelmini.
Beh, ce l’avevano in casa, il talento, e l’hanno cacciata via a calci nel sedere: Sara Giudice, 25 anni, consigliere circoscrizionale del Pdl a Milano.
Fu lei la prima a dire che Nicole Minetti non poteva stare in Consiglio regionale.
Si sgolò inascoltata già nel 2010.
Raccolse 12 mila firme online e quando, a febbraio 2011, Giuliano Ferrara organizzò al Teatro del Verme la sua convention di smutandati “contro il moralismo bacchettone della sinistra”: il direttore del Foglio si rifiutò di riceverla, la Santanchè la liquidò sprezzante “ma pensi ai milanesi”, il presidente della Provincia Podestà disse “i processi non si fanno sulla stampa”.
Eppure Sara educatamente ripeteva: “Vogliamo che vadano avanti i giovani in gamba con percorsi puliti e meritocratici”, lei lo aveva capito subito (non ci voleva poi molto) e quei ciniconi del Pdl ci sono arrivati con qualche anno di ritardo, e solo perchè ora Silvio deve scendere in campo e ha bisogno di presentarsi purificato, come se il passato si cancellasse con un decreto di espulsione.
La Gelmini arrivò a supplicarla di non andare da Santoro, Sara raccontò che le offrirono persino un posto in Mondadori per farla tacere, alla fine fu messa alla porta, trasmigrando in Futuro e Libertà .
Con amarezza aveva inutilmente cercato un contatto con Berlusconi, per spiegarsi, per confrontarsi, anche telefonicamente, ma lui si negò sempre, mentre al telefono diceva “Nicole, amore mio, ti porto in Parlamento!”.
Il delfino spiaggiato Alfano, se vuole essere credibile, dovrebbe chiedere pubblicamente scusa a una così.
Concetto Vecchio
(da “Ritagli“)
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Luglio 17th, 2012 Riccardo Fucile
“LA SIGNORA MINETTI E’ UNA SPLENDIDA PERSONA, INTELLIGENTE, PREPARATA, SERIA. SI E’ LAUREATA CON 110 E LODE, SI E’ PAGATA GLI STUDI LAVORANDO, E’ DI MADRELINGUA INGLESE”: QUANDO SILVIO LA PENSAVA COSI’
Riuscirà il sacrificio della capretta espiatoria da parte del capro espiatorio a raddrizzare le sorti del Super Capro Espiatorio?
Il gioco intorno alle responsabilità a scalare di Nicole Minetti, Angelino Alfano e Silvio Berlusconi è tutto dentro la tradizione.
Ma certo, per quanto la politica non sia «un gioco di signorine», ha qualcosa di indecente.
Più indecente, se possibile, delle notti di bunga bunga.
Il ricorso alla vittima sacrificale citato nel Levitico («Aronne poserà le mani sul capo del capro vivo, confesserà su di esso tutte le iniquità degli Israeliti, tutte le loro trasgressioni, tutti i loro peccati…») è stato usato mille volte come via d’uscita.
Lo scrisse anche Indro Montanelli: «Quello di buttar tutto addosso a un capro espiatorio è un metodo di risolvere i problemi molto italiano».
Qualcuno ha vissuto l’evento con dignitoso fatalismo, come il tesoriere dc Severino Citaristi, uomo perbene coinvolto nel meccanismo perverso dei finanziamenti illegali: «No, guardi, la colpa è solo mia, gli altri non mi hanno scaricato addosso nulla. Sono io che ho trasgredito la legge».
Altri hanno strillato rifiutando, a ragione o a torto, di prendersi tutte le colpe di errori o reati, casomai, collettivi.
Si pensi ai lamenti di Giovanni Leone, Achille Occhetto o Bettino Craxi che disegnava ad Hammamet vasi grondanti sangue tricolore e giù giù di decine di comprimari.
Da Maurizio Gasparri quando fu depennato come ministro («Sono stato un capro espiatorio. Mi sento come Isacco, che fu scelto. Ma poi intervenne Dio in persona per salvarlo») a Sandro Bondi («Non merito la mozione di sfiducia individuale. Sono un ministro sotto accusa per il crollo di un tetto in cemento armato costruito negli anni 50 ma nessuno si ricorda dei “no” che ho detto per fermare scempi e abusi»), da Alfonso Papa a Luigi Lusi che si auto-commisera sempre così: «Un capro espiatorio».
Poche volte come negli ultimi tempi, forse a causa della crescente personalizzazione della politica, c’è stato un abuso della scelta di scaricare tutto su chi più era o pareva indifendibile.
Basti ricordare il caso della Lega.
Dove per salvare il più possibile Umberto Bossi sono stati scaricati via via Renzo «Trota» obbligato a dimettersi dal Consiglio regionale, Rosi Mauro spinta a dimettersi da vicepresidente del Senato e poi espulsa, Francesco Belsito prima benedetto dal Senatur come «un buon amministratore che ha scelto bene come investire i soldi» poi maledetto come un appestato infiltrato nel Carroccio dalla ‘ndrangheta.
Il punto è che come c’è sempre più puro che ti epura, anche nel comparto dello scaricabarile esiste la categoria della vittima sacrificale a cascata.
Un esempio?
La scelta, mesi fa, di scaricare Marco Milanese, il collaboratore assai chiacchierato di Tremonti, al posto dell’allora ministro dell’Economia, a sua volta individuato dal Cavaliere e dai suoi fedelissimi come l’uomo da additare come il principale colpevole della mancata realizzazione del grande sogno berlusconiano.
Una citazione per tutte, la lettera di Bondi al Foglio: «Tremonti ha minato alla radice, fin dal primo momento, la capacità del governo di affrontare la crisi secondo una visione d’insieme…».
Ricordate l’aria che tirava nell’autunno scorso?
Da Fabrizio Cicchitto ad Altero Matteoli, da Margherita Boniver a Saverio Romano fino a Luca Barbareschi la destra intera era in trincea nel rifiutare che tutte le responsabilità e tutte le colpe e tutti i peccati della crisi fossero rovesciati sull’ex San Silvio da Arcore.
Un’immagine che Giuliano Ferrara fotografò così: «Berlusconi è in carica ma è l’ombra di se stesso. Nei suoi occhi e nel suo sorriso immortale si legge ormai la malinconia del capro espiatorio».
È perciò paradossale che a distanza di pochi mesi, dopo aver denunciato perfino in aula alla Camera il suo rifiuto di assumere quel ruolo così fastidioso, il Cavaliere abbia poi scelto di scaricare a sua volta il tracollo del partito sul capro espiatorio Angelino Alfano.
E ancora più surreale che questi abbia individuato in Nicole Minetti, che fu imposta nel listino di Roberto Formigoni, la sub-capra espiatoria da sacrificare di colpo, «entro due giorni», per dare una rinfrescata all’immagine e rilanciare il Pdl o quel che ne sarà l’erede.
È probabile che i sondaggi abbiano individuato nella disinibita deputata regionale lombarda, celeberrima per quei messaggini hot («più troie siamo più bene ci vorrà …») una zavorra fastidiosa per il decollo del nuovo aquilone berlusconiano.
Lo stesso Cavaliere però, ricorda un diluvio di messaggi online, nella famosa telefonata all’«Infedele» di Gad Lerner, urlò: «La signora Nicole Minetti è una splendida persona intelligente, preparata, seria. Si è laureata con il massimo dei voti, 110 e lode, si è pagata gli studi lavorando, è di madrelingua inglese e svolge un importante e apprezzato lavoro con tutti gli ospiti internazionali della regione». Insomma, una giovine statista dal luminoso avvenir.
Delle due l’una: o era tutto falso (comprese le definizioni sulle «cene eleganti») o era tutto vero.
E allora nell’uno come nell’altro caso scegliere oggi la Minetti come vittima sacrificale, per quanto l’insopportabile signorina se le sia tirate tutte, sembra una piccineria non proprio da gentiluomini…
Gian Antonio Stella
(da “Il Corriere della Sera”)
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Luglio 16th, 2012 Riccardo Fucile
SUL WEB LE VOCI DI CHI DIFENDE LA MINETTI… EMILIO FEDE: “UNA CACCIA STUPIDA”
E adesso cambia di tutto.
I dribbling ai processi, il balzo dalla poltrona da igienista a quella di consigliere regionale, le chiamate intercettate.
Le ironie dopo la telefonata di Berlusconi a Gad Lerner. «Una persona, intelligente, preparata, seria». E giù a ridere, a darsi di gomito.
Basta l’ultimatum di Alfano per trasformare Nicole nel capro espiatorio. Una pioggia di messaggi sul web, dai forum dei quotidiani online a twitter.
Per dire che sì, la Minetti ha sbagliato, ma pagare per tutti proprio no.
Spuntano anche gli hashtag #nicoleresisti e #iostoconlaminetti.
La pagina del segretario del Pdl sul social network è invasa dai commenti.
«Tutti a chiedere le dimissioni della Minetti, compreso @angealfa. Una curiosità : quando Silvio la candidò perchè stavano zitti?».
Sofia Ventura allarga il campo. Non solo il partito. «Nicole Minetti deve dimettersi. E un gruppo parlamentare che sostenne che per B. Ruby era la nipote di Mubarak?».
La linea è quella. Perchè adesso? Perchè lei?
«Le viene imposto di lasciare il seggio regionale per un ghiribizzo dell’Angelino. Resista» scrive sul forum della Stampa.it Celestino.
«Lo squalo morde il pesce, e il pesce si vendica sul gamberetto. Alfano che ringhia contro la Minetti racconta la catena alimentare del Pdl» twitta Alessandro Robecchi, ex di Cuore, un presente da battitore libero tra la Rai e il manifesto.
Sceglie twitter anche Emilio Fede, uno che i meccanismi di Arcore li conosce bene: «Nella stupida caccia alla Minetti tutti vogliono la taglia..rispetto per un essere umano..Berlusconi non ama le vendette».
Silvio Viale dei radicali, uno che con le polemiche ci va a nozze, non si lascia scappare l’occasione. «Tifo Nicole, si dimetta Formigoni».
Il social network è un fiume in piena: «E dell’Utri, e Cosentino?».
Guido Crosetto, deputato Pdl ed ex sottosegretario, cita Manzoni: «Vergin di servo encomio, non me la sento oggi di speculare con codardo oltraggio. Minetti non è un tema politico e non la si può usare».
Poi in un altro tweet spiega: «Gli errori si fanno, si ammettono e si cercano di correggere. Ma lei non è causa di alcun problema, solo di imbarazzo».
«Sembra esser diventata il capro espiatorio: punire lei per pulire tutto il resto. Nicole Minetti è indifendibile, ma prima di chiedere le sue dimissioni, Alfano ci spieghi perchè, ci spieghi chi decise di metterla nel listino bloccato e di conseguenza chieda le dimissioni di chi commise questo errore che ha sporcato le Istituzioni, la politica e anche il fu Pdl commentano vari siti di area Fli.
Giuseppe Bottero
(da “La Stampa“)
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