Destra di Popolo.net

NIENTE DIMISSIONE: NICOLE MINETTI STAVOLTA AL PALO DELLA LAP DANCE CI LASCIA SILVIO

Luglio 15th, 2012 Riccardo Fucile

DOCCIA GELATA SUL PDL CHE ASPETTA IL PASSO INDIETRO… LA FUGA DI NOTIZIE SUL PRESSING DEL CAVALIERE L’AVREBBE IRRITATA E FARLA INCAZZARE NON CONVIENE… LEI CHIEDE UN PROGRAMMA TV COME INDENNIZZO

Nicole Minetti non molla.
L’ex igienista dentale del San Raffaele eletta nel listino bloccato di Roberto Formigoni e poi coinvolta nel caso Ruby resiste.
Non intende lasciare il Consiglio regionale, almeno per il momento.
La doccia fredda sul Pdl lombardo che, dopo le indiscrezioni circolate nei giorni scorsi sulle pressioni di Silvio Berlusconi, si aspettava di incassare un passo indietro dalla ex velina di Colorado Cafè, è arrivata quando la Minetti, rientrata da Parigi, ha fatto sapere di non aver alcuna intenzione di lasciare il suo posto al Pirellone.
Anzi. Ha confermato che intende presentarsi regolarmente in aula martedì per la seduta dedicata all’Expo 2015.
La fuga di notizie sul pressing del Cavaliere per spingerla a fare un passo indietro (pressing che avrebbe dovuto rimanere riservato almeno fino a dopo l’estate), raccontano alcune fonti pidielline, sembra aver irritato l’ex igienista dentale, che ora avrebbe alzato le sue pretese.
Si vociferava già  di una trattativa per farle ottenere un posto di rappresentanza in una Onlus che Berlusconi vorrebbe inaugurare con lo scopo di aprire nuovi ospedali per bambini nel mondo, ma anche di un contratto per la conduzione di un programma televisivo sulle reti Mediaset. Tutto fermo, in attesa che la palla passi di nuovo nelle mani dell’ex presidente del Consiglio., l’unico in grado di ottenere il sì della Minetti.
Alcuni maligni sostengono anche che l’ex velina aspetterebbe ottobre per maturare la porzione del vitalizio che spetta agli ex consiglieri regionali che abbiamo coperto almeno metà  della legislatura.
Il capogruppo del Pdl in Regione Paolo Valentini conferma: «Dalla Minetti non ho ricevuto alcuna lettera di dimissioni», ma ammette anche che «si tratta di una scelta personale».
Il consigliere regionale ciellino Stefano Carugo, che nei mesi scorsi aveva confessato pubblicamente il suo disagio a sedere di fianco alla Minetti, invece, preferisce parlare di «una questione di opportunità ».
Anche perchè «Nicole non ha quasi mai partecipato alle riunioni delle commissioni. Nemmeno quando si trattava di esaminare la nuova legge sulla violenza alle donne. Il suo non è l’unico caso, ma se il Pdl vuole ripartire veramente non basta un simbolo nuovo, deve ricominciare da una questione morale di cui una nuova formazione politica non può non tenere conto».
In ogni caso, se la Minetti dovesse dimettersi, le subentrerebbe Francesco Magnano, il geometra di Berlusconi che Formigoni ha fatto dimettere da sottosegretario della sua giunta per far posto a due donne.

Andrea Montanari
(da “La Repubblica”)

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ALFANO PATETICO: “DOMANI LA MINETTI DEVE LASCIARE”

Luglio 15th, 2012 Riccardo Fucile

OBBEDIENTE AGLI IMPUT DEL CAVALIERE, IL SEGRETARIO DEL PDL DIMENTICA DI QUANDO DEFINIVA NICOLE “UNA OTTIMA E COMPETENTE CONSIGLIERA REGIONALE, LAUREATA E PREPARATA”…MA ALLORA PERCHE’ DOVREBBE DIMETTERSI? O ALFANO RACCONTAVA PALLE ALLORA O ADESSO: QUINDI DI DIMETTA PRIMA LUI DAL PARLAMENTO

Nessun “cerchio magico” attorno al Cavaliere. Nessuna ipotesi di uscita dall’euro. E una nuova spinta per le dimissioni della Minetti.
Così Angelino Alfano, segretario del Pdl, intervistato da Maria Latella per SkyTg24.
“Conosco le ‘cose della casa’, e attorno a Berlusconi non c’è alcun cerchio magico perchè lui non ha bisogno di essere assistito nè da un cerchio nè da soggetti magici”.
“Maria Rosaria Rossi – dice Alfano – è una brava parlamentare, svolge una collaborazione con una certa efficacia accanto al presidente, e ritengo sia dispiaciuta legittimamente dall’essere inserita in ‘cerchi magici’. Io la ricandiderei perchè è una brava parlamentare. Il folklore impazza e si deve guardare a tante cose”.
Il segretario del Popolo delle libertà  torna sulla candidatura dell’ex premier a Palazzo Chigi e assicura che “sarà  impiantata in qualcosa di molto solido”, perchè il Cavaliere “non è animato da ambizioni personali, quanto dal fatto che l’Italia e gli italiani devono pronunciarsi su un pezzo della nostra storia e sulle modalità  oscure con cui il nostro governo è caduto”.
“Noi – prosegue – ci siamo dimessi perchè i numeri in Parlamento erano stati debilitati dal comportamento di Fini, ma anche perchè c’è stata una gravissima aggressione contro di noi”.
Nessun rimpianto nè dispiacere, promette il delfino “scaricato” dopo pochi mesi.
“Tra l’ambizione e la riconoscenza, io metto la riconoscenza al primo posto. Ho condiviso la scelta senza mettere avanti le ambizioni personali. Io pretendo di essere giudicato per quello che sono. Nel mio essere uomo c’è la riconoscenza. Io riconosco di essere in politica perchè lo ha voluto Silvio Berlusconi. Sono un uomo politico, ma sono primo di tutto un uomo”.
Sarà  una campagna elettorale giocata sulla contrarietà  all’euro?
Sul punto Alfano sostiene che malgrado la moneta unica “abbia un problema enorme”, la crisi non si risolve con l’uscita. Noi crediamo nell’euro, servono piuttosto più poteri per la Bce”.
Il caso Minetti.
Alla domanda diretta sulla necessità  di dimissioni del consigliere regionale lombardo Nicole Minetti, il segretario Pdl rispionde senza esitazioni: “Sì”.
Poi, sulla ventilata fuoriscita di Tremonti dal partito, smentisce: “Non mi risulta affatto”.
L’intervista evidenzia   un Alfano prono ai voleri del Cavaliere, senza alcun sussulto di operare un minimo distinguo tra la linea che aveva intrapreso e quella che invece perseguirà  il Cavaliere.
Il massimo dell’umorismo Alfano lo raggiunge quando intima alla Minetti di dimettersi oggi stesso, ma non spiega le ragioni per cui dovrebbe farlo.
Ma non era stato Alfano a difendere, insieme con il gruppo dirigente del Pdl, Nicole Minetti tessendone gli elogi e sostenendo che si trattava di una “ottima e competente consigliera regionale, laureata e preparata”?
E allora perchè mai dovrebbe dimettersi, cribbio?
O Alfano ha raccontato palle allora o le racconta oggi.
In entrambi i casi dovrebbe dimettersi prima lui per manifesta incapacità 

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OLIVIERO TOSCANI: “IL RITORNO DI BERLUSCONI? UN SUICIDIO PUBBLICO DI MASSA”

Luglio 14th, 2012 Riccardo Fucile

“E’ DI PLASTICA, INGUARDABILE: SE RIVINCE SIAMO DEI DEMENTI”…. PER IL CREATIVO, SILVIO SARA’ COME IL REVERENDO JONES CHE GUIDO’ ALLA MORTE NEL 1978 UN MIGLIAIO DI SEGUACI DELLA SUA CONGREGAZIONE

Oliviero Toscani vede il ritorno di Silvio Berlusconi con un’immagine apocalittica: il primo suicidio di massa in Italia.
È una foto devastante.
Ragazzi, l’Italia è alla prova del nove. Berlusconi vuole immolarsi per il Paese, fare il primo suicidio pubblico di massa.
Di massa?
Tutti quelli che lo voteranno finalmente capiranno che sono morti. Ci sarà  un rogo di piazza. Altro che Giordano Bruno.
Un ritorno senza speranze.
Lui è diventato un disastro, sembra di plastica. È inguardabile. Cazzò questa è la bellezza del made in Italy di cui ci vantiamo? Non scherziamo.
Eppure si sta ripulendo. Vuole rinnegare la Minetti, ha chiesto scusa per la mancata rivoluzione liberale, appoggia Monti.
Non funzionerà , gli italiani non sono stupidi. Berlusconi è ormai un caso clinico per gli psichiatri. È tornato per un solo motivo.
Cioè?
Il culto della personalità . Lui è un soviet vivente. L’incarnazione dello stalinismo e voi poveri comunisti di me..a dovreste aiutarlo e comprenderlo. Lui vuole solo amore, affetto, vuole che gli stampiamo un bacino sul parrucchino. Eddai, diamogli un po’ d’affetto, ci sarà  da divertirsi. Aiutamolo a tornare sotto tiro.
Una farsa tragica.
Dai che Grillo si divertirà  come un matto con lo psiconano.
Magari s’inventerà  qualche numero nuovo. La sobrietà , per esempio.
Non ci riuscirà . Io ho sempre detto che Berlusconi assomiglia a Carlo Dapporto. Con la differenza che il primo è un politico, il secondo un comico. Oggi anche il Cavaliere è un comico. Credetemi, ci sarà  da ridere.
E se ce la farà ? I sondaggi degli amici lo danno persino al 30 per cento.
Impossibile. Non sono pessimista. Persino nel suo partito ci sono persone che non lo vogliono più. Se accade allora andiamo via. Avrà  vinto la demenza italica. I cittadini saranno come quei vitelli che cercano il macellaio.
Tutti parlano del suo ritorno, in ogni caso.
Ed è quello che voleva. Manco Gesù Cristo è tornato. Lui sì. Il suo narcisismo, il suo edonismo hanno bisogno di tanti baci forti sul doppiopetto.
Un aquilone come simbolo, ammesso che sia vero.
E che vuol dire? Non vuol dire nulla. Berlusconi non sa dosare il gusto. Mette troppo sale o troppo zucchero. E troppo gusto fa schifo.
Alfano invece è risultato insipido.
Poverino. Un maggiordomo vero.
A sentire lei sarà  un ritorno patetico (Toscani è allegro per tutta l’intervista, ndr).
Sarà  uno spettacolo fantastico. Ma ci pensate? Un suicidio di massa. Una roba mai vista.

Fabrizio D’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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TORNA BERLUSCONI, SE NE VA STRACQUADANIO: “E’ AL TRAMONTO, LASCIO IL PDL”

Luglio 14th, 2012 Riccardo Fucile

L’EX FEDELISSIMO PASSA AL GRUPPO MISTO DELLA CAMERA: “LA RICANDIDATURA DI BERLUSCONI E’ LA CONFERMA CHE IL PARTITO NON ESISTE”…GALAN PROPONE: “VIA TREMONTI E LA RUSSA”

Silvio Berlusconi torna in campo ma il Pdl perde uno dei suoi volti più noti: Giorgio Stracquadanio, per tanti anni fedele custode dell’ortodossia arcoriana, annuncia che passerà  al gruppo misto della Camera.
“Ho perso la mia battaglia, non mi resta che trarne le conseguenze. Lascio il Pdl”, afferma Stacquadanio in un’intervista al Corriere della Sera.
“Berlusconi è al tramonto e la sua ricandidatura è la conferma che il Pdl non esiste”, continua. Il deputato dà  sfogo a un malcontento covato per diversi mesi: “Mi sarei aspettato che il Cavaliere usasse la sua forza per dar vita a un progetto liberale, invece tutto resta in continuità  con gli errori del passato”.
Per questo, spiega il parlamentare, “ho scritto a Berlusconi e al capogruppo Cicchitto e ho detto loro che me ne vado”.
Il passaggio al gruppo misto è fissato per lunedì: “Mi metto a disposizione di un progetto liberista e libertario, che difenda il blocco sociale rimasto deluso dal Pdl”.
Berlusconi e Tremonti, aggiunge Stracquadanio, “sono entrambi corresponsabili della mancata rivoluzione liberale”, mentre il segretario Alfano “è un bravo ragazzo, ma come avrebbe detto il Berlusconi di un tempo è uno che vive di politica, non per la politica. La sua biografia era il prodromo della sconfitta”.
Berlusconi era atteso ieri a un congresso dei Cristiano-riformisti a Roma, con tanto di gruppi di ignari anziani convogliati in sala, per la sua prima apparizione pubblica dopo l’annuncio del “ritorno in campo”.
Un’intervista al Cavaliere compare però oggi sul Quotidiano nazionale: “Torno in pista per salvare il Pdl”, afferma. “Alle elezioni politiche del 2008 abbiamo preso il 38%. Se alle prossime dovessimo scendere per assurdo all’8%, che senso avrebbero avuto 18 anni di impegno politico?”.
Un sondaggio Ipr marketing reso noto ieri, però, indicava che l’”effetto Berlusconi” sulle sorti elettorali di un’ipotetica coalizione di centrodestra sarebbe pari a zero.
Berlusconi spiega che avrebbe voluto dare l’annuncio della propria candidatura “più in là , magari all’inizio dell’autunno. Ma qui non si riesce a tenere niente di riservato”.
All’intervista, realizzata per il nuovo libro di Bruno Vespa, era presente anche Angelino Alfano, che in merito alla ridiscesa in campo del Cavaliere ha ribadito: “Il candidato è lui. Io resto solo il segretario del partito”.
Sul nuovo corso del Pdl il dibattito è aperto: “Berlusconi ha fatto bene a chiedere le dimissioni a Nicole Minetti, ma dovrebbe chiederle a molte più persone”, afferma su Libero l’ex ministro ed ex governatore del Veneto Giancarlo Galan.
“Anzi, non dovrebbe chiederle, dovrebbe dimetterle direttamente”.
L’allontanamento dovrebbe riguardare, specifica Galan, “quelli che in questi anni non hanno mai pronunciato la parola ‘liberale’ e sono i colpevoli della non-attuazione di molti punti del nostro programma di governo”, come “Ignazio La Russa e Giulio Tremonti”.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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BERLUSCONI DETTA L’AGENDA DI PARTITO: HA CHIESTO ALLA MINETTI DI DIMETTERSI DALLA REGIONE, MA LEI PER UNA VOLTA NON CI STA

Luglio 13th, 2012 Riccardo Fucile

PRIMO VERTICE DA CANDIDATO PREMIER: “NON ATTACCHEREMO MONTI”… LA CONSIGLIERA REGIONALE DOVREBBE FARE UN PASSO INDIETRO (GRATIS?) PER EVITARE IMBARAZZI AL PDL

«Sono stato un po’ anticipato…». Hanno tutti sgranato gli occhi quando Silvio Berlusconi ha detto allo stato maggiore del Pdl, convocato a palazzo Grazioli per un vertice di due ore, e ancora disorientato dalla novità  della nuova scesa in campo del leader: «Non ho mai dichiarato di volermi candidare: sono gli altri a chiedermi di tornare».
Sorpresi un po’ tutti, visto che ormai tutti davano per scontato il suo ritorno: da Alfano a Cicchitto, da La Russa a Gasparri e Corsaro, fino a Verdini e Quagliariello.
Ma hanno risposto nell’unico modo possibile, arrivati a questo punto della partita: «Lascia perdere, presidente, così faremmo solo confusione, ormai bisogna partire».
E ancora: «Se tu hai deciso presidente, siamo con te: visto che hai fatto un passo indietro per il Paese e non a motivo di una sconfitta elettorale».
Tonico, quattro chili in meno di peso, jogging quotidiano anche nelle ville romane e non solo nei weekend sardi, Berlusconi candidato premier alle elezioni del 2013 è tornato in prima pagina anche all’estero: ieri, in apertura dell’homepage del New York Times, edizione internazionale.
E ha anche riferito, in quanto patron del Milan, la sua personale spending review: «Ho venduto Ibrahimovic e Thiago Silva al Psg. Risparmiamo 150 milioni di euro. Per una cifra così non si può dire di no. Sarebbe da irresponsabili».
Anche il Pdl sarà  costretto a una cura dimagrante: visto che la riforma del finanziamento pubblico colpisce innanzitutto il partito di maggioranza relativa, con una cifra consistente, cinquanta milioni di euro in meno.
E anche di questo si è discusso ieri.
Ma a parte tutto ciò, Berlusconi si è dimostrato preoccupato dei problemi economici del Paese e dell’Europa, di euro e di spread. «
Anche se è vero che nessuno ha la ricetta pronta o la bacchetta magica. Dobbiamo sostenere questo governo fino al 2013, non ci sono alternative».
Insomma, il ritorno di Berlusconi non è accompagnato da toni di fuoco contro il governo dei tecnici: «Non farò mai una campagna elettorale contro Monti», avrebbe detto infatti il Cavaliere.
Ma, questo il messaggio, «dobbiamo pensare sin da ora a cosa fare dopo, perchè dopo il passaggio elettorale del 2013, la politica dovrà  riprendere il proprio ruolo». Soprattutto, è risuonato di nuovo a via del Plebiscito il refrain dei tempi di Palazzo Chigi: «No a nuove tasse per famiglie e imprese».
Tramontata l’ipotesi di primarie, sul tavolo di palazzo Grazioli è stato discusso innanzitutto il nodo della legge elettorale.
Un dossier da esaminare con attenzione, viste le conseguenze che potrà  avere sui futuri scenari (e che infatti è stato testato nei sondaggi di Alessandra Ghisleri). Berlusconi vuole il proporzionale (con premio di maggioranza del 10 per cento al partito che raccoglierà  più voti) e non transige sul fatto che sulla scheda debbano essere espresse le preferenze, «perchè il Porcellum fa solo vincere Bersani & Co…».
Le reazioni alla nuova discesa in campo spaziano dalle ironie agli entusiasmi.
Il presidente della Camera, Gianfranco Fini: «Gli italiani non credono più ai miracoli».
Mentre il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, afferma: «Avrei preferito Alfano».
Pier Ferdinando Casini commenta: «Non è un problema mio, ma del Pdl».
Sul fronte del Pdl, Giancarlo Galan ha commentato: «La notizia mi fa godere più di un orgasmo».
E intanto ieri è stata confermata la notizia che Silvio Berlusconi avrebbe convinto Nicole Minetti a fare un passo indietro e a dare le dimissioni da consigliera regionale della Lombardia.
Minetti, eletta nel listino bloccato di Roberto Formigoni senza passare per il voto popolare, è coinvolta nel Rubygate (oggi è attesa per l’udienza del processo a Milano) con l’accusa di favoreggiamento e induzione alla prostituzione.
Sono mesi, a quanto pare, che il Cavaliere tenta di convincere la consigliera regionale a fare un passo indietro, nell’ottica di un rilancio della propria immagine in vista della sua discesa in campo.
«Dimettermi? No, è solo un’indiscrezione. Io non ho presentato nessuna lettera di dimissioni, sono tranquilla e rimango al mio posto, ma non fatemi dire altro», ha dichiarato la consigliera regionale.

M.Antonietta Calabrò e Maurizio Giannattasio
(da “Il Corriere della Sera“)

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L’IDEA DI FIRMARE UN IMPEGNO CON LA UE FA TREMARE PDL E PD

Luglio 11th, 2012 Riccardo Fucile

I PRIMI EFFETTI DELL’ANNUNCIO DI MONTI DI NON CANDIDARSI ALLE POLITICHE

«Io penso che l’Italia abbia il diritto di essere una democrazia come le altre», era quasi insorto Bersani, per una volta in sintonia con il suo rivale Renzi («Se vuole rifare il premier, Monti deve essere votato»).
Di Pietro non ne parliamo, i tecnici «riconsegnino il paese alla politica»: proclama condiviso da vaste aree del Pdl.
Un coro, insomma, per dire a Monti che non gli saltasse in mente di affezionarsi al ruolo di salvatore della patria.
Finchè da Bruxelles è arrivata la nuova puntualizzazione del Prof, il quale «esclude di considerare un’esperienza di governo che vada oltre le prossime Politiche», così il processo alle intenzioni di Monti si è un po’ acquietato.
In compenso grande inquietudine sta suscitando, nei palazzi romani, un altro spettro evocato dal presidente del Consiglio subito dopo l’Ecofin: il fantasma del Memorandum.
Monti non ha per nulla escluso che, nel caso di spread fuori controllo, l’Italia possa chiedere soccorso al Fondo salvastati; anzi, per la prima volta ieri ha dato l’impressione che prima o poi ciò potrà  accadere.
Precisando che per l’Italia non sarebbe comunque un’umiliazione: a differenza della Grecia dovremmo sottoscrivere con l’Europa una lista di impegni molto meno gravosa, in pratica la conferma di quanto stiamo facendo, appunto «un memorandum in versione light».
Ed è qui che nei partiti, oltre che nelle sedi istituzionali più nobili, si è subito accesa la spia rossa di allarme.
Per quanto possa essere «light» e dunque dietetico, un Memorandum siffatto risulterebbe comunque indigesto a parecchi.
Secondo le fantasie più scatenate di queste ore, potrebbe addirittura provocare un «Big Bang» della politica italiana, destrutturando i poli da una parte e dall’altra.
Proviamo a immaginare lo scenario, così come lo descrive un esponente del Pd tra i massimi: «Figurarsi se la Germania darebbe via libera agli aiuti senza prima avere avuto precise garanzie che non stracceremo i patti subito dopo le prossime elezioni».
Proprio come accadde in Grecia, l’eventuale Memorandum dovrebbe essere sottoscritto non solo dal Parlamento uscente, ma da tutti i leader impegnati nella campagna elettorale…
Logico domandarsi come potrebbe reggere, a quel punto, la famosa «foto di Vasto» (Bersani con Di Pietro e Vendola).
E come farebbe Bersani a firmare il Memorandum, per poi tenere comizi insieme con chi contesta la linea dei sacrifici.
Ai piani alti del Pd c’è già  chi giudica, semmai, più probabile un’alleanza con Casini. Oppure (dipenderà  dalla legge elettorale) larghe intese pure per gli anni a venire… Identico discorso a destra.
In caso di Sos dell’Italia all’Europa, ragiona il centrista Rao, «Berlusconi e i suoi non potrebbero certo andare in tivù per promettere l’abolizione dell’Imu».
Nè stringere patti con la Lega.
La stessa eventuale candidatura del Cavaliere verrebbe giudicata molto negativamente in Europa se è vero che a un pranzo di ambasciatori nordici a Roma suscitava proprio ieri angoscia la semplice ipotesi di un ritorno di Silvio, specie dopo le sue ultime annotazioni euroscettiche.
Lui, Berlusconi, non ha ancora in tasca la decisione definitiva.
Per non farsi assillare dai suoi, prende tempo fino alla fine di agosto: «Sono dimagrito di 4 chili, non faccio più la vita disordinata di prima, però voglio capire bene se la mia età  mi consente di tornare in pista, se me ne rimane la voglia…».
Pure dalle sue parti può accadere di tutto.
Circola addirittura voce che Tremonti, ormai in un’orbita lontana dal Pdl, stia soppesando l’ipotesi di dar vita a un partito, che certamente riscuoterebbe più credito nelle Cancellerie europee.
E siamo solo agli inizi…

Ugo Magri
(da “La Stampa”)

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RIFORME, PARTITI IMMOBILI: TRA PDL E PD E’ L’ORA DEL GRANDE SCARICABARILE

Luglio 10th, 2012 Riccardo Fucile

NEI DUE PARTITI C’E’ CHI ACCUSA: E’ STALLO PERCHE’ I LEADER NON CI HANNO MESSO LA FACCIA

Napolitano, al quale non mancano le informazioni, vede che le trattative sulla legge elettorale non approdano da nessuna parte.
Per cui denuncia lo stallo nella speranza di smuovere le acque. è come se l’uomo del Colle dicesse ai partiti: «Vi siete impantanati, ce ne siamo accorti, inutile che continuiate a fingere di negoziare, almeno abbiate il coraggio di litigare davanti a tutti…».
Le prime reazioni non autorizzano alcun ottimismo.
Tanto il Pd quanto il Pdl si giustificano dando ciascuno la colpa all’altro.
Tra i presidenti di Senato e Camera divampa una polemica sotterranea sulla responsabilità  dei ritardi.
Quel che è peggio, nei cassetti della Commissione affari costituzionali giacciono ben 35 proposte, tutte però a titolo individuale.
La colpa, punta l’indice il referendario Parisi, è tutta di «A-B-C» (Alfano, Bersani, Casini) che non hanno fin qui avuto il coraggio di metterci la faccia, affidando la trattativa ai cosiddetti «sherpa».
In verità , qualche mezza intesa era stata raggiunta prima delle scorse Amministrative sulla cosiddetta bozza Violante-Quagliariello, un mix di sistema tedesco e spagnolo, un po’ proporzionale e un po’ maggioritario, che favoriva i grandi partiti senza troppo umiliare i piccoli.
Poi però il fenomeno Grillo ha spiazzato tutti, seminando il panico negli stati maggiori di Pd e Pdl.
Al sistema messo a punto da Violante e Quagliariello è stata rivolta l’accusa di non garantire maggioranza sicure, quando si apriranno le urne nell’aprile 2013. è spuntata così una nuova coppia di negoziatori, Migliavacca e Verdini.
Stessa base di partenza (un sistema di tipo proporzionale) con premio di maggioranza. Quasi due mesi di tira-e-molla sulla misura del premio, su chi ne dovrebbe godere e sul modo di restituire agli elettori la scelta dei propri rappresentanti.
Nessun passo avanti, semmai indietro, perchè ciascuna nuova proposta è stata volta ad avvantaggiare la propria parte politica con motivazioni più o meno nobili.
Il Pd vorrebbe un «premione» alla coalizione vincente perchè con la foto di Vasto, oppure in alleanza con Casini, non ci sarebbe partita.
Preferisce, come ovvia conseguenza, il metodo dei collegi uninominali, dove viene eletto chi arriva primo.
Il Pdl gradirebbe l’esatto rovescio: un premio non grande ma piccino, attribuito non alla coalizione ma al partito vincente; e preferenze anzichè collegi, ma senza chiudere la porta alla seconda ipotesi.
Alfano le tiene vive entrambe, quasi a suggerire uno scambio: noi vi concediamo i collegi abbandonando le preferenze, voi rinunciate al premio di coalizione e inghiottite il premio al partito vincente… Può essere che Bersani ci stia, nel qual caso l’intesa sarebbe fatta.
Conosceremo la risposta entro pochi giorni. In caso il Pd non fosse d’accordo, si comincerebbe a votare sulle varie proposte, in modo palese in Senato e a scrutinio segreto a Montecitorio. Un ruolo decisivo lo avrebbero Casini e Di Pietro.
Pure la Lega tornerebbe a dire la sua.
Può essere che, per non correre rischi, i due maggiori partiti alla fine ritornino sui loro passi, e recuperino dal cestino la bozza Violante-Quagliariello.
Napolitano pare volesse capire, nei giorni scorsi, come mai era stata accartocciata così in fretta.
Al momento il governo non intende entrare nella partita, ma col ministro Riccardi si dichiara «interessato».
E in fondo, cosa possono pensare di noi i mercati senza una legge elettorale che garantisca stabilità  politica?
Anche questa è materia di spread.

Ugo Magri
(da “La Stampa“)

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SU RAI, CORRUZIONE E LEGGE ELETTORALE IL PDL SI METTE DI TRAVERSO PER GLI INTERESSI DEL CAVALIERE

Luglio 9th, 2012 Riccardo Fucile

SETTIMANA CALDA PER IL PDL: SUL VOTO A TARANTOLA PESA IL TIMORE CHE UNA RAI PIU’ EFFICIENTE DANNEGGI MEDIASET… SULLA LEGGE ELETTORALE BERLUSCONI PUNTA SUL PROPORZIONALE

Prima la Rai. Poi, a metà  settimana, la legge elettorale. Ma contemporaneamente si riapriranno anche le partite del ddl corruzione in commissione Giustizia al Senato e quella sulla responsabilità  civile dei magistrati.
Tante questioni, in apparenza lontane sideralmente l’una dall’altra, che hanno, invece, un comune denominatore: il Pdl che si mette di traverso.
Ostacolando tutto quello che, in questo momento, non conviene in alcun modo smovere.
In attesa di tempi migliori? Macchè.
Sono tutti punti “sensibili” per Silvio Berlusconi. E l’ordine di scuderia, per quanto in un partito che è ormai “polvere di stelle”, è quello di difendere le roccaforti di potere. Fino a quando sarà  possibile farlo.
La prima è senza dubbio la Rai.
Martedì mattina, la Vigilanza è chiamata a nominare Anna Maria Tarantola nuovo presidente della tv pubblica con i due terzi dei voti. Ma la necessità  di cambiare i poteri di governance del presidente, come già  annunciato dal consigliere del Tesoro, Marco Pinto, in modo da rendere il resto del cda un organismo di pura consultazione, ha fatto infuriare il Pdl.
Che medita uno strappo molto forte, quello di non dare i voti alla Tarantola in modo da far nominare il consigliere anziano Guglielmo Rositani presidente.
E continuare a gestire lo status quo.
Una minaccia a cui il Pd ha risposto in modo netto con Paolo Gentiloni: “Nel caso si verificasse una pazzia del genere, noi chiederemo l’immediato commissariamento dell’azienda”.
Uno scenario da scontro all’ultimo sangue tra Pdl e governo — tutt’altro che remoto — che trova radici su un unico punto, la difesa ad oltranza di Mediaset da parte delle truppe cammellate di Silvio. Già .
Perchè se la Rai, paradossalmente, ricominciasse a funzionare, insomma tornasse sul mercato, per la tv berlusconiana, già  gravata da debiti per mille e seicento milioni di euro, sarebbe il tramonto definitivo.
Figurarsi, dunque, se Berlusconi non tenterà  il tutto per tutto per impedire che la Rai torni a comportarsi da azienda contendendo in modo diretto gli introiti del mercato pubblicitario che oggi, com’è noto, sono tutti a favore di Mediset.
Lo scontro si annuncia acceso. Mentre cresce in parlamento il dibattito sulla legge elettorale.
Il Pd ieri ha ulteriormente accelerato.”Il tempo è scaduto — ha detto il presidente del senatori democratici Anna Finocchiaro — basta chiacchiere, subito si vada in Parlamento. Non si può fallire sulla legge elettorale come è avvenuto con le riforme costituzionali. Se non si arriverà  ad una bozza di massima accordo entro metà  settimana, i democratici chiederanno alle Camere di mettere in calendario per la discussione in aula la loro proposta, ovvero il doppio turno”.
E l’Assemblea nazionale del Pd, convocata per sabato 14, potrebbe essere un’occasione per discutere anche di questo.
Nel Pdl si dicono “pronti al confronto”, come ha detto Maurizio Gasparri, ma come sempre nel partito berlusconiano quello che viene detto è il contrario della realtà .
L’obiettivo del Cavaliere è tornare in Parlamento con un suo — seppur ridotto — ma fedelissimo gruppo di parlamentari.
Fino a dirsi disponibile a sostenere un nuovo governo di unità  nazionale. Anche se guidato da un esponente del Pd.
E’ vero, ha ammesso il Cavaliere nell’ultima riunione a palazzo Grazioli, che c’è “una certa stanchezza del nostro elettorato, ma è normale e alla fine, in mancanza di leadership alternative, io posso sempre dare un contributo”.
Sondaggi alla mano, nei recentissimi test fatti fare dall’ex premier, il suo personalissimo contributo viene quotato sopra il dieci per cento.
Una percentuale bassa se si considerano le fortune del Pdl nelle ultime tre consultazioni elettorali, ma che rappresenta una quota rilevantissima.
Soprattutto perchè, da solo, Berlusconi è in grado rendere impossibile qualunque ricomposizione al centro.
Per questo resta alla finestra aspettando che la legislatura arrivi ad un punto di non ritorno che salvi non tanto il governo Monti, ma che riduca le possibilità  di nuove aggregazioni che, partendo magari dal Pdl, tentino di escluderlo.
Il disegno del Cavaliere, a sentire le voci che arrivano da via dell’Umiltà , è abbastanza chiaro; aspettare l’autunno e le elezioni in Sicilia di ottobre dove verrà  proposta l’intesa Pd-Udc.
Se l’esperimento di Bersani e Casini non dovesse avere un chiaro successo, Berlusconi è convinto di poterla spuntare per una legge elettorale proporzionale con sbarramento e senza premi rilevanti.
In pratica, una legge elettorale che può produrre un unico risultato: la grande coalizione, casomai guidata ancora da Monti, come ieri ha auspicato persino Gianfranco Fini in una lunga intervista.
Insomma, anche la legge elettorale infiamma il dibattito, ma non sembra vicina al traguardo. Anzi.
Mentre, a partire proprio da questa mattina, cominceranno ad essere incardinati alla Camera e al Senato i voti per la conversione in legge di ben 23 decreti (13 alla Camera e 10 al Senato, destinati comunque a fare staffetta), si riaprirà  martedì in commissione giustizia del Senato la discussione sul ddl corruzione.
La Severino è fiduciosa di poter portare a casa la legge prima della pausa estiva, ma questo sarà  possibile solo attraverso un voto di fiducia. Che nel governo, in questo momento, nessuno auspica.
La spending rewiev accende i toni dello scontro e il consiglio dei ministri dovrà  fare il punto, sempre in settimana, su un ddl Sviluppo pieno di incognite.
In pratica, un percorso davvero difficile per il governo da qui alla fine del mese. E dove si innesterà  anche un’altra — ennesima — spina nel fianco; la responsabilità  civile dei magistrati.
L’impietoso calendario del Senato potrebbe metterla in votazione nelle prossime due settimane o, addirittura, la prima di agosto, su pressione sempre del Pdl.
Che farà  di tutto per portare a casa almeno un risultato prima della pausa estiva.
A meno che sulla Rai non tracimi tutto molto prima. Il Pdl in trincea non sembra intenzionato a fare prigionieri

Sara Nicoli
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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NOMINE RAI, COME NEL REGIME DI CEAUSESCU: UN COMMISSARIO PDL CAMBIA IDEA E SCHIFANI ARMA IL PLOTONE DI ESECUZIONE E LO FA GIUSTIZIARE

Luglio 4th, 2012 Riccardo Fucile

SCHIFANI ENTRA A GAMBA TESA NELLA COMMISSIONE PER IL RINNOVO DEL CDA RAI PER FAVORIRE I CANDIDATI VOLUTI DA BERLUSCONI… FINI REAGISCE: “FATTO INUADITO, ORA CHIARISCA”… E IL PIDUISTA CICCHITTO VA IN CRISI ISTERICA

Il senatore “dissidente” del Pdl vota controcorrente in Vigilanza rispetto alle indicazioni del partito .
Nel pomeriggio Schifani decide di sostituirlo da un altro parlamentare e scoppia la polemica col presidente della Camera che giudica il fatto “di inaudita gravità  politica”.
Il presidente del Senato, ex capogruppo di Forza Italia a Palazzo a Madama fino al 2006, entra a gamba tesa nella commissione per il rinnovo del cda del servizio pubblico per favorire i candidati voluti dal partito di Berlusconi e, nel giorno del voto per i nuovi consiglieri di viale Mazzini, decide di fare entrare Pasquale Viespoli di Coesione nazionale al posto di Paolo Amato.
Una decisione giustificata dalla volontà  di tutelare la nomina dei candidati scegli dal partito di centrodestra e in particolare Antonio Pilati, berlusconiamo doc e ideatore della legge Gasparri, sul quale è stato avviato lo scontro interno tra i banchi del Pdl.
L’obiettivo è di controllare il servizio pubblico e in particolare l’informazione, in una congiuntura economica di crisi per Mediaset con utili in forte calo e il tracollo della raccolta pubblicitaria.
I fatti risalgono a questa mattina, quando il senatore Paolo Amato, membro della Commissione di vigilanza, aveva espresso la preferenza per la candidata Flavia Nardelli, proposta solo da Fli e Idv.
Una scelta che si traduce nella sua sostituzione dalla Vigilanza quando nel pomeriggio Renato Schifani decide di far prendere il suo posto a Viespoli. Una decisione legittima e dovuta per Schifani perchè, ha detto, “in seguito al ricalcolo proporzionale dei 20 seggi spettanti ai Gruppi di Palazzo Madama è risultato che il Pdl dovesse rinunciare a un componente”.
Un posto che sarebbe andato a Coesione nazionale.
In più, è stato Schifani stesso a spiegare che il nome “uscente” è stato suggerito da Gasparri che questa mattina, dopo avere appreso del voto “dissidente” di Amato, aveva parlato di “complotto”.
Ma il regolamento prevede che la sostituzione in commissione di Vigilanza possa avvenire solo su richiesta del diretto interessato e nel corso della sessione elettorale non possono essere effettuati cambiamenti.
Da qui la polemica con Gianfranco Fini che interviene duramente: ”Schifani ha ravvisato l’urgenza di intervenire solo oggi perchè era chiaro che la libertà  di voto del senatore Amato avrebbe determinato un esito della votazione non gradito al Pdl? Se così fosse — ha scritto in una nota il presidente della Camera — saremmo in presenza di un fatto senza precedenti e di inaudita gravità  politica”.
Fini ricorda anche le sollecitazioni di Viespoli dello scorso 12 giugno in merito alla rappresentazione del suo gruppo in Vigilanza, ma al parlamentare di Coesione nazionale aveva risposto ”che la questione poteva trovare soluzione esclusivamente nell’ambito della quota di seggi spettante al Senato in quanto il Gruppo ‘Coesione Nazionale’ non è presente alla Camera dei deputati”.
Per questo il problema, sottolinea Fini, “non è sulla correttezza formale della sostituzione del senatore Amato” bensì “sulla tempistica della decisione del Presidente Schifani.
Maturata “improvvisamente” soltanto oggi, nel giorno in cui “ il senatore Amato aveva pubblicamente annunciato di votare liberamente e secondo coscienza, disattendendo le indicazioni del suo Gruppo di appartenenza”.
Il Pdl però fa quadrato intorno alla decisione di Schifani.
Il primo a replicare a Fini è il capogruppo Pdl alla Camera, il piduista Fabrizio Cicchitto : “Di fronte a questa sua discesa in campo contro il presidente Schifani, non posso fare a meno di rilevare, che dal suo pulpito non possono venire lezioni di imparzialità , visto che mai come in questa legislatura la presidenza della Camera è stata in prima fila in ogni scontro politico innovando profondamente rispetto alla tradizione”.
Ed ecco il segretario del Pdl, Angelino Alfano, secondo cui Schifani ha evitato “uno squilibrio tra le forze politiche in Commissione, denunciato più volte in Aula”. “Il presidente Schifani – aggiunge Alfano – dovrebbe essere preso da esempio proprio dal Presidente della Camera, Gianfranco Fini, che oggi lo critica” e da cui “non accettiamo alcuna critica”.
Per Bersani ”quel che sta accadendo attorno al rinnovo del cda Rai ha dell’incredibile” e “i modi e i tempi della sostituzione del senatore Amato lasciano senza parole”.
Il segretario del Pd fa sua la richiesta avanzata dal capogruppo Pd al Senato Anna Finocchiaro affinchè il presidente del Senato riferisca in Aula.
Quanto alla Rai, aggiunge, “questa invereconda commedia imbastita dal Pdl sulle sorti di una delle più importanti aziende pubbliche italiane deve finire: o domani si chiude in modo positivo questa vicenda o il governo deve finalmente prendere in mano la situazione e garantire una gestione straordinaria della Rai”.

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