Luglio 4th, 2012 Riccardo Fucile
VICEDIRETTORE LICENZIATO: AVREBBE GONFIATO LE ISCRIZIONI AL PARTITO CON NOMINATIVI DEI CORRENTISTI E POI TENTATO DI SOTTRARRE 72 MILIONI DAI LORO CONTI POSTALI
C’è l’inchiesta sulle tessere false presentate al congresso del Pdl barese da un lato e c’è l’indagine su un presunto tentativo di truffa da 72 milioni di euro ai danni delle Poste dall’altro.
Si tratta di due fascicoli apparentemente slegati tra loro tant’è che il primo è affidato al procuratore aggiunto Lino Giorgio Bruno e il secondo alla pm Isabella Ginefra. Eppure tra le due inchieste c’è sicuramente almeno un elemento in comune: il nome dell’indagato.
In entrambi i casi compare il nome dell’ex vice direttore dell’ufficio postale interno all’Ipercoop Mongolfiera di Bari Japigia, Dario Papa.
Ex perchè è stato prima sospeso e poi licenziato.
Ma per capire questa storia bisogna tornare indietro di qualche mese.
A febbraio scorso all’interno del Popolo delle libertà di Bari scoppia lo scandalo delle tessere false: ci sono 139 iscritti al partito a loro insaputa.
Aderenti che in realtà non avevano mai sottoscritto la tessera: risultano stranamente tutti residenti in via Colaianni, 10.
La Digos acquisisce i nominativi e interroga i finti tesserati che confermano: mai aderito al Pdl.
Partono allora le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Bruno, che arrivano in poche settimane ad un nominativo, quello di Dario Papa.
Sarebbe stato lui, secondo gli investigatori, a fornire dati personali e fotocopie delle carte d’identità dei 139 iscritti che in comune avevano solo una cosa: essere correntisti delle Poste.
I dipendenti dell’ufficio postale vengono convocati in questura e interrogati; la Digos vuole capire esattamente cosa sia accaduto e per conto di chi abbia agito Papa. L’ipotesi di reato è di violazione della privacy.
Esattamente nel periodo dello scandalo delle tessere succede un’altra cosa strana: qualcuno, munito di password, prova a spostare grosse somme di denaro custodite dalle Poste a conti correnti nell’Est Europa.
Il sistema di “alert antiriciclaggio” riesce a sventare in tempo la truffa.
Partono le indagini della polizia postale, coordinate dalla pm Ginefra, che portano ancora una volta al nome di Papa.
Il vicedirettore dell’ufficio postale avrebbe, secondo gli inquirenti, utilizzato le password in possesso del direttore e della specialista di sala consulenza che per questo, pochi giorni fa, si sono visti recapitare la lettera di licenziamento per omessa vigilanza.
“Abbiamo presentato ricorso al tribunale del lavoro – spiega Vito Battista, segretario provinciale della Slc-Cgil settore Poste che insieme con la Cisl sta seguendo la vicenda dei due – non vogliamo indicare colpevoli ora, ma l’azienda avrebbe dovuto sospendere i due lavoratori in attesa di accertare le responsabilità ; prima di licenziare in tronco, bisogna appurare i fatti”.
Tra le due inchieste l’unico collegamento sembrerebbe essere il presunto responsabile, ma, secondo la procura di Bari, ci sarebbe qualcosa di più.
Un sospetto alimentato dalla contestualità delle due operazioni.
Le indagini dunque continuano per capire se ci sia un collegamento tra le due vicende e quale, ma soprattutto per capire per conto di chi abbia agito Papa.
L’indagato non è stato ancora sentito dai magistrati che vogliono andare fino in fondo per trovare conferma a quelli che sono, per ora, solo sospetti.
Francesca Russi
(da “La Repubblica”)
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Giugno 29th, 2012 Riccardo Fucile
PALAZZO CHIGI TEME INCIDENTI IN PARLAMENTO SUI DECRETI IN ESAME
“Ma siamo sicuri che quel voto al Senato riguardi soltanto le riforme costituzionali?”. Seppur preso dall’urgenza del Consiglio europeo, prima di partire per Bruxelles, Mario Monti si è chiesto (e ha chiesto) quale potesse essere il vero significato della sorprendente rinascita dell’asse del Nord.
Quel voto a palazzo Madama sul Senato federale – 153 sì contro 136 no – ha fatto resuscitare per un giorno lo zombie della vecchia maggioranza berlusconiana, Pdl più Lega.
E a palazzo Chigi e al Quirinale hanno subito alzato le antenne.
Anche perchè, come spiega il capogruppo Udc Gianpiero D’Alia, “i primi a sapere che quella roba non andrà da nessuna parte sono loro. L’unica riforma costituzionale praticabile è quella nata dall’intesa “ABC”, il resto è propaganda”.
È questo l’indizio numero uno che ha fatto scattare l’allarme di Monti e Napolitano: perchè Berlusconi e Bossi riscoprono ora l’asse del Nord se il voto sarà solo – come ha puntualizzato ieri la lunga nota del Colle – nell’aprile del 2013?
Tanto più che non c’è nemmeno la più remota possibilità che siano approvati nè il Senato federale nè l’elezione diretta del capo dello Stato.
Se è vero dunque che solo in una logica elettorale ha senso questa riedizione del vecchio centrodestra, il premier ha fondate ragioni di temere qualche colpo di testa che possa portare a un voto anticipato.
Anche perchè, con quei numeri, è chiaro che a palazzo Madama la maggioranza berlusconiana può fare catenaccio e bloccare tutto.
Un incubo per Monti, visto che, da qui alla pausa estiva, il calendario concordato dai capigruppo prevede la conversione di 13 decreti legge.
Oltre all’approvazione del Fiscal Compact e della spending review, capisaldi del programma europeo di Monti.
Perchè è vero che il Cavaliere ha dato rassicurazioni sia al premier che al capo dello Stato sulla sua volontà di andare fino in fondo alla legislatura appoggiando il governo. Ma nel gioco tattico di questi giorni davvero tutto è possibile.
“L’accordo con la Lega sulle riforme costituzionali – sospetta un esponente del governo avvezzo più del premier ai giochi di palazzo – è solo la parte emersa dell’iceberg. A noi preoccupa quello che sta sotto. Se l’accordo con Bossi è più ampio e riguarda le prossime elezioni, allora il prezzo da pagare per Berlusconi potrebbe essere la crisi di governo”.
Pier Ferdinando Casini ha spiegato al presidente del Ppe, Wilfried Martens, quanto sia precario l’equilibrio politico in Italia.
Preoccupazioni che Martens ha poi girato al Cavaliere, incontrandolo dopo Casini a Bruxelles per il meeting dei popolari europei. Ma anche in questo colloquio, a cui Berlusconi si è presentato accompagnato da Mario Mauro, il Cavaliere ha messo su la maschera dello statista responsabile. Eppure…
Eppure i timori di palazzo Chigi restano.
E certo non ha contribuito a rasserenare il clima la notizia dell’accordo quasi chiuso tra Bersani e Alfano sulla legge elettorale.
I due segretari si sarebbero intesi su un sistema misto – 1/3 liste bloccate, 2/3 collegi provinciali – elaborato in gran segreto da Denis Verdini e Maurizio Migliavacca.
Ma perchè tutta questa fretta di portare a casa la riforma del Porcellum se alle elezioni mancano ancora dieci mesi? Alle orecchie del premier è arrivata oltretutto una notizia che doveva restare riservata.
Il fatto è che alcuni giorni fa, incontrando un gruppo di imprenditori a villa Gernetto, Berlusconi non avrebbe fatto nulla per nascondere la sua convinzione che si andrà al voto in autunno, “perchè così la situazione non la regge nessuno”.
E proprio a villa Gernetto, nella brianzola “università del pensiero liberale”, si troveranno a metà luglio una serie di professori anti-euro per un convegno affidato da Berlusconi alla regia di Antonio Martino.
Un’altra iniziativa che porterà il Cavaliere a riavvicinarsi alla Lega, prendendo ulteriormente le distanze dal governo.
Anche per questo ieri Monti ha indurito i toni della trattativa al Consiglio europeo, arrivando di fatto a minacciare il veto italiano a tutto il piano crescita se non sarà preso in considerazione il meccanismo abbassa-spread.
Un segnale al fronte del Nord Europa, ma anche un modo per non dare alibi a chi a Roma sta già oliando le armi.
Francesco Bei
(da “La Repubblica“)
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Giugno 25th, 2012 Riccardo Fucile
LA SUA ULTIMA ESTERNAZIONE (“FLI CON GLI EX AN? SAREBBE AUSPICABILE”) HA FATTO INCAZZARE QUELLA POCA BASE DI FLI CHE ANCORA NON ERA RIUSCITO A DISTRUGGERE….PER LUI “UN MONDO POLITICO E CULTURALE CHE PRIMA ERA UNITO SI E’ DIVISO SOLO PER UNA DIVERSA PERCEZIONE SU BERLUSCONI”…. PER LUI TUTTE LE ALTRE DIFFERENZE (SU TEMI COME LA LEGALITA’, LA LOTTA ALLA MAFIA, LE LEGGI AD PERSONAM, I CONFLITTI DI INTERESSE, UNA CONCEZIONE NON ECONOMICISTA DELLA SOCIETA’, L’AIUTO AI PIU’ DEBOLI, I DIRITTI CIVILI, L’ACCOGLIENZA DI IMMIGRATI E PROFUGHI, LA LOTTA ALLA CORRUZIONE) SONO SOLO CAZZATE
Gli anatemi lanciati in questi due anni contro le truppe berlusconiane
impediscono ai futuristi di lanciarsi in dichiarazioni d’amore.
Ma la strada di un ritorno a destra è ormai quella che sta battendo la pattuglia dei falchi del partito.
“Un accordo elettorale con questo Pdl non avrebbe senso» è il pensiero di Italo Bocchino.
Ma «se il PDL prendesse le distanze dal modello verticistico che finora ne ha condizionato le scelte, per quanto riguarda una serie di questioni, in futuro sarebbe anzi auspicabile».
Qualcosa più di un’apertura, una vera e propria sterzata nella linea politica del partito, che investe anche il rapporto di incondizionato sostegno finora coltivato con l’esecutivo.
Bocchino apre alla possibilità di una “nuova An” che rioccupi la parte destra dello schieramento politico italiano.
Le condizioni? Solo che scompaia Berlusconi e che ci sia un “ricambio generazionale”.
Ma ormai è più di uno spiraglio: rifare la destra di domani partendo da quella di ieri.
Per Italo Bocchino infatti l’unico problema che impedirebbe una riconciliazione dei finiani con gli ex An sarebbe “la diversa percezione su Berlusconi”.
«L’ha diviso – continua Bocchino – secondo una diversa percezione su Berlusconi e sul berlusconismo».
Per questo, continua il numero due dei finiani, «sarebbe auspicabile che superato questo momento, soprattutto in un quadro di rinnovamento generazionale, possa esserci una destra di nuovo unita».
Per Bocchino tutte le altre differenze emerse su temi come la legalità , la lotta alla mafia, le leggi ad personam, i conflitti di interesse, il monopolio Tv, una visione non economicista della società , la tutela della scuola pubblica, uno Stato laico, i diritti civili, la cittadinanza, il rispetto dei diritti di immigrati e profughi, la lotta alla corruzione, una politica economica e sociale a favore dei ceti deboli, sono tutte cazzate.
Aveva ragione Berlusconi insomma a parlare di questioni personali e che all’origine della nascita di Fli non vi sarebbe stato alcun motivo di “contenuti diversi”.
Quindi si può tornare insieme a La Russa e Gasparri, Santanchè e Matteoli, Alemanno e Meloni, Verdini e Cosentino, Brunetta e Gelmini senza problemi.
Dopo aver sfasciato Fli con una politica clientelare degna della peggiore DC, dopo aver assicurato “protezione” a personaggi sputtanati per frequentazioni equivoche, dopo aver fatto parlare di sè più i rotocalchi che i cronisti politici, oggi Bocchino viene a indicarci la via della restaurazione, flirtando con razzisti e arrivisti, puttanieri e becerume vario.
C’è solo un modo per difendersi: appellarsi a Napolitano perchè nomini questo insigne statista senatore a vita.
Pare sia l’unica speranza di toglierselo dai coglioni.
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Giugno 24th, 2012 Riccardo Fucile
IL PDL ORA RISCHIA LA SCISSIONE: DOPO L’USCITA DI SILVIO A FIUGGI, ALFANO E’ STATO MESSO IN DIFFICOLTA’…. L’AUTOCANDIDATURA DEL CAVALIERE NON E’ PIACIUTA A TUTTO IL GRUPPO DIRIGENTE
Al ritorno in campo di Berlusconi è contrarissima l’intera «cupola» del Pdl. 
«Non era nei patti», gli ribatte (con rare eccezioni) il gruppo dirigente.
«Aveva preso l’impegno di fare l’allenatore, mica il centravanti», protestano veementi gli amici di Alfano.
Al quale alcuni tra i più indignati hanno suggerito di dimettersi, visto che è impossibile dirigere il partito avendone contro il Fondatore, un gesto estremo di coerenza e di dignità politica. Però Angelino prova a mantenere i nervi saldi, sa che non è il momento dei colpi di testa: la gente normale poco apprezzerebbe una lite intestina mentre l’Italia ha ben altri guai.
Dunque per ora Alfano si limita a rammentare che le primarie, con cui scegliere il candidato premier, sono «un’iniziativa presa in comune con Berlusconi».
Sottinteso che non può rimangiarsi la parola così in fretta, occorre un briciolo di serietà . Concetto ribadito da Cicchitto e da Gasparri, da Fitto e da Quagliariello, da Alemanno a La Russa (quest’ultimo stamane sulle colonne del «Giornale»), insomma dalla guardia pretoria del Segretario.
Per un affetto quasi filiale, o per non confliggere proprio adesso, Alfano arriva a far finta di non aver capito le parole dette da Silvio due giorni orsono a Fiuggi, e ancor più la mimica del Cavaliere, da cui si percepiva una voglia matta di tornare in gioco.
«Se Berlusconi deciderà di scendere in campo, lo dirà oltre ogni forzatura giornalistica», rimanda la resa dei conti Alfano.
Idem sull’Europa, «non ha mai proposto di uscirne», pure questa è una «forzatura dei giornali…».
Tesi argomentata pure da Bonaiuti, in garbata polemica con Casini.
Sotto il coperchio però la pentola ribolle.
A tal punto che nei prossimi mesi potrebbe accadere di tutto. Perfino l’impensabile.
Ad esempio che Berlusconi, contrastato con durezza dal «Politburo» Pdl, prenda contatto con la realtà e, per la prima volta nella sua vita, accetti la «deminutio» da padre-padrone a padre-nobile.
Oppure il rovescio, può succedere che il braccio di ferro si concluda con una seconda scissione, dopo quella di Fini.
E con l’ esodo verso altri lidi di un consistente gruppo parlamentare, sicuramente gli ex di An (la Meloni è in prima linea nella contestazione di liste composte da gente giovane che Silvio ha pescato chissà dove).
Insomma, un terremoto politico dagli esiti difficili da calcolare anche solo per quanto riguarda la tenuta del governo.
L’ipotesi della scissione esiste eccome; ne parlano, off the record, autorevoli protagonisti del campo berlusconiano e dell’altra fazione.
Una fenditura verticale si è ormai aperta anche nei gesti, nelle ritualità .
Quando Berlusconi venerdì ha intrattenuto con il suo show alla Grillo i giovani del Pdl, la sala di Fiuggi era grande e l’ufficio stampa modernamente dotato di schermi al plasma; ieri, per Alfano («il povero Angelino» come ormai lo ribattezzano le vestali del Cavaliere) sala più modesta e niente schermi al plasma, che Silvio si è riportato ad Arcore.
Sulla carta, ma solo sulla carta, viene ipotizzata una terza via, un grande rassemblement dell’area moderata, una federazione aperta a chiunque ci voglia stare, dal Pdl alle liste civiche, con Berlusconi nel ruolo di tessitore.
Ma ciò richiederebbe un gioco delle parti politicamente raffinato, un’arte della mediazione che mal si concilia con i personaggi messi in campo dal Cavaliere, al quale notoriamente piacciono i caratteri vulcanici tipo gli Sgarbi, le Santanchè, i Verdini, i Brunetta, i Galan, tutti dalla parte sua.
Bersani la butta in barzelletta, «Berlusconi è alla caccia di un nome nuovo di un formaggio, ha rifiutato il mio suggerimento “W la mamma”» motteggia il segretario Pd.
Da seguire martedì prossimo la Direzione del partito già convocata da Alfano; e, prima ancora, l’assemblea dei gruppi parlamentari di Camera, del Senato, del Parlamento europeo che si riuniranno dietro Montecitorio, in via di Campo Marzio.
Nella circostanza si comincerà a capire chi sta con chi, e come potrà finire.
Ugo Magri
(da “La Stampa”)
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Giugno 19th, 2012 Riccardo Fucile
E’ LA TESI DI DAGOSPIA: FINANZIATORI SAREBBERO DELLA VALLE, GIANNI PUNZO, ALFREDO ROMEO E POMICINO CON LA SUA IMPRESA SPA… BOCCHINO LASCEREBBE FLI
Signori, in carrozza. Sta per partire il super treno che ci portera’ fin nel ventre della Terza Repubblica.
Confortevole, veloce, competitivo, proprio come l’Italo nazionale, inaugurato in pompa magna a fine aprile.
Ormai il leader maximo, il semprepallido Luca Cordero di Montezemolo, ha deciso di rompere gli indugi e scendere in campo aperto a un anno dal voto, subito dopo la batosta elettorale per la Casta alle amministrative di maggio e la stravittoria del partito dell’astensione (quasi 50 per cento) e dei grillini (gia’ sondaggiati al 15 per cento).
Sono i giorni in cui Silvio Berlusconi lancia in pista la «grande novita’» annunciata nei mesi scorsi, il «presidenzialismo alla francese», con un Cavaliere che, disarcionato dal governo, si allenerebbe dunque per la salita verso il Quirinale.
Con un “forse si'”, per ora, da parte dei montezemoliani.
Ma e’ il colossale vuoto politico che va presto riempito.
Un deserto di macerie: centrosinistra senza identita’, centrodestra annientato, terzo polo morto prima ancora di nascere.
«E’ dentro questa totale confusione – notano parecchi in Transatlantico – che si fa spazio l’Italia Futura di Montezemolo e company. Si tratta di un gigantesco minestrone politico e d’interessi spacciato per il nuovo che avanza, per l’innovazione attesa messianicamente dagli italiani, per la politica diversa perche’ dell’altra ne hanno le scatole piene».
Ed e’ cosi’ che ritroviamo un po’ tutti sotto lo stesso ombrello: pezzi di Pd con una serie di veltroniani ma anche ex dalemiani in testa, poi una bella manciata di tecnocarati, docenti e professori in perfetto stile Monti-Passera, quindi una sfilza di lib, di berlusconiani pentiti, anche di reduci della prima repubblica, che servono soprattutto per portare ossigeno alle finanze di una formazione che sta decollando.
Quindi che spazio politico occupera’ la “Cosa”?
Sara’ il neo Centro da sempre vagheggiato, la nuova Balena bianca storica aspirazione di tanti ex dc, berluscones e non solo?
Il partito della Nazione sognato da Pierferdinando Casini e abortito dopo il naufragio del Terzo Polo?
Oppure il Nuovo Partito Conservatore, i Tories de noantri, quindi il vero erede di una destra “illuminata” e mai nata, comunque a presidiare lo spazio politico ex Forza Italia-An, e poi Pdl?
O cosa, visto che la porta verso il centrosinistra (con tanti pezzi pd nel motore) e il gruppo De Benedetti non sembra del tutto chiusa?
L’AMICO BISIGNANI
Per adesso, ci sono tanti nomi e sigle in campo.
E la voglia matta di mister Cinzano (a quella poltrona lo aveva assegnato il nemico storico Cesare Romiti dopo le bufere di casa Fiat): guidare il motore Italia, stavolta non piu’ a bordo di una Ferrari o di un Italo, ma dalla poltrona piu’ alta di palazzo Chigi.
Una voglia che comincia da lontano, e matura un paio d’anni fa. La sua “celebrazione” durante un puntata prenatalizia di Che tempo che fa. Sotto l’albero di Natale, nel salottino di Fabio Fazio, ecco scendere in pista Elisabetta Canalis, Aldo Cazzullo e lui, Luca, a dettare il suo verbo: «non mi piace il modo di fare politica oggi».
Tutti da leggere i commenti a caldo, via telefono, con l’amico di sempre, Luigi Bisignani, l’uomo della P3 (le conversazioni fanno parte dei maxi fascicoli raccolti dalla procura di Napoli).
Bisignani lo accoglie con un «grande!». E lui, timido ma deciso: «Io ho fatto il 22 per cento, loro non erano mai andati oltre il 15-16 per cento».
L’altro gongola: «Mamma mia!». Lui: «Con sei, sei milioni di persone e la rete 3 e’ la prima volta di domenica che vince la serata, quindi bene anche come attenzione».
Dopo l’euforia per il botto da Fazio, entra in scena l’imprenditore sempre vigile, che cerca l’appoggio dell’ubiquo Bisignani per una faccenda che riguarda l’associazione degli industriali a Napoli: «Sai che ho un grande amico fraterno che si chiama Gianni Punzo. Li’ c’e’ uno, un mascalzone, che vuol fare il presidente degli industriali. Te la faccio breve, la Marcegaglia ha posto il veto su Punzo, allora sia lui che un altro molto bravo, proprietario della Ferrarelle, un altro proprietario della Yamamay, escono perche’ dicono che non accettano che ci siano veti sulle vicepresidenze. (….) Allora posso farti chiamare da Carlo Calenda per spiegarti la situazione, perche’ in questo momento, quello che noi vorremmo tutti…». E Bisignani lo anticipa: «… che questo si ritirasse…».
In un’altra conversazione, poi, si parla di Stefano Lucchini, responsabile per le relazioni esterne di Eni. Cosi’ spiega Montezemolo ai pm partenopei: «chiesi a Bisignani di chiedere al Lucchini quali fossero le posizioni dell’Eni in ordine al rinnovo delle cariche di Confindustria Napoli; lo chiesi perche’ era interessato il mio amico Punzo».
Punzo e Calenda, due grandi amici che si ritroveranno accomunati da un idem sentire imprenditoriale, in quel di Nola, con il rampante Calenda, manager ex Sky e Ferrari, a dirigere da un paio d’anni lo strategico Interporto Campano, creatura nell’arcipelago societario di Punzo e tassello-base nell’operazione Italo sulle piste arcimilionarie dell’Alta velocita’.
Li ritroveremo piu’ volte, Punzo e Calenda, nel racconto che segue, lungo la mappa della strategia targata Montezemolo per passare dagli ozi capresi (abusi edilizi compresi nella sua villa Caprile ad Anacapri) alle vette del Potere.
LE VECCHIE VOLPI
Ricordano ancora oggi al palazzo della Provincia di Avellino, storico feudo di casa Dc: «A inizio anni ’80, dopo il terremoto, i contatti di Ciriaco De Mita con Montezemolo erano frequenti. Lui era li’ li’ per essere candidato, poi non se ne fece piu’ nulla».
Ad opporsi fu l’avvocato Gianni Agnelli in persona e cosi’ quella candidatura, prevista per le elezioni del 1983, sfumo’.
Si potra’ riproporre adesso, a vent’anni esatti, e caso mai qualche pezzo da novanta di quella Balena bianca nel motore (o almeno nel poderoso think tank).
Un nome facilmente arruolabile – per rimanere in zona – e’ quello di Clemente Mastella che, perso per strada (e per alcune vicende giudiziarie) l’appeal politico, puo’ comunque contare sulle storiche “truppe mastellate” e sull’innata vocazione a fiondarsi sul carro del vincitore (da ministro del Lavoro – quello dei 100 mila posti promessi – con l’esecutivo Berlusconi, alla casacca di Guardasigilli nel governo Prodi, e causa della sua caduta).
Altro ingrediente-base, l’inossidabile amicizia che lega il leader di Ceppaloni con l’altro storico amico di Montezemolo (e terzo eccellente nell’avvetura Italo-Ntv), ovvero Diego Della Valle.
Passiamo ad un altro big, Paolo Cirino Pomicino.
E’ rientrato alla grande in politica con la maglietta Udc, organizza kermesse a tutto campo per impartire lezioni di politica economica a Tremonti prima e Monti poi, detta le nuove regole dell’urbanistica all’ombra del Vesuvio (riesumando i suoi vecchi arnesi da prima repubblica “Neonapoli” e “il Regno del Possibile”), pontifica sulle colonne del Corriere del Mezzogiorno (diretto dall’amico Marco Demarco).
«Pomicino potrebbe giocare a breve un ruolo strategico – commentano a palazzo Partanna, sede della Confindustria partenopea – nel convincere Casini a seguirlo verso il progetto di Montezemolo, vista ormai la morte del terzo polo. Questo significa avere in gioco la forza economica del gruppo Caltagirone che non e’ poco».
Come del resto e’ piu’ che cospicuo il bottino, la “cassaforte” che potrebbe portare in dote lo stesso Pomicino.
Quella cassaforte – come vedremo piu’ avanti – le cui chiavi sono condivise con l’altro partner “d’oro”, Italo Bocchino.
Era destinata a ossigenare le casse di Fli, e visto che Fli fa flop, ecco che – magicamente – tutto puo’ tornare in gioco per il dream team di Montezemolo. In questa ottica, con un Pomicino capace di catalizzare significativi pezzi Udc (e ex Dc), Bocchino portera’ con se’ un consistente pezzo di Futuro e Liberta’, lasciando al suo destino l’ex capo Gianfranco Fini.
LA SPONDA MONTIANA
Continuiamo lungo il versante “politico”. Per scoprire che una parte dell’esecutivo vagheggiato da monsieur Cinzano e’ gia’ all’opera alacremente sotto i vessili del premier-tecnocrate Monti.
A cominciare dall’uomo forte, il superministro Corrado Passera, il mega banchiere-finanziere prestato alla politica, il grande finanziatore del sogno che e’ appena diventato realta’, il Treno della Cuccagna, Italo, capace di produrre milioni a palate senza aver staccato il primo biglietto ferroviario.
Meraviglie della finanza creativa dei tremontiani? No, anche dei Montiani piu’ ferrei.
A cominciare da Passera, per i quali i bookmaker di Montecitorio preconizzano un SuperTicket proprio con lui, il pupillo dell’Avvocato.
«E’ per questo che Passera sta prendendo lezioni di “sinistra” – commentano in Senato – pare addirittura abbia chiesto consigli a Roberto Saviano, per rappresentare il volto progressista del tandem, con un Luca moderato». Fantapolitica? Staremo a vedere.
Pezzo forte del team governativo con un occhio (anzi due) al dream di Montezemolo e’ Piero Gnudi, attuale ministro per il turismo, lo sport e gli affari regionali. Altro pedigree, il suo, chilometrico: ex vertice Enel, membro del cda di Unicredit, amicizie politiche trasversali, da Romano Prodi a Casini (per restare in ambito bolognese), fino a lui, il leader maximo futuro, Luca.
Si sono ritrovati insieme (e con un altro felsineo doc, Gaetano Maccaferri), nella compagine della Manifatture Sigaro Toscano spa, comprata dal colosso statunitensa BAT (il quale, a sua volta, aveva acquisito dalle privatizzazioni di casa nostra l’Ente Tabacchi Italiani).
Restiamo ancora in casa Monti ed eccoci al ministro per le politiche sociali Andrea Riccardi, storico fondatore della Comunita’ di Sant’Egidio, cattolico di lungo corso e da sempre vicino alla fondazione Italia Futura. E poi al vice ministro per il Lavoro (il numero due di Elsa Fornero), Michel Martone, figlio di Antonio, l’ex presidente dell’Anm (il cui nome ha fatto capolino nelle pagine dell’inchiesta sulla P4): docente di diritto del lavoro all’universita’ di Teramo e alla Luiss di Roma, avvocato cassazionista nonostante la giovane eta’, Michel e’ oggi fra i promotori-fondatori di Italia Futura.
«E’ proprio quel milieu universitario, bocconiano, louissiano – ricostruiscono in ambienti politici romani – di docenze in economia oppure storia, scienze politiche o giuslavorismo che rappresenta uno dei terreni su cui lavora Montezemolo, per accreditare un’aura di rinnovamento, di gioventu’, di diverso rispetto alla vecchia offerta politica».
E sono un copia-incolla i curricula di molti tra i fondatori di Italia Futura.
Come quello di Mauro Bussani, docente in universita’ di mezzo mondo e a Trieste di diritto comparato; dell’economista Luca Di Mauro; del docente di scienza e comunicazione politica alla Luiss e alla San Pio V° di Roma Angelo Mellone (collabora a Radio Rai e si definisce «un giornalista che dice qualcosa di destra»), in passato molto vicino a Fini; del direttore dell’istituto di Igiene alla Cattolica Walter Ricciardi; del docente di storia all’universita’ di Bergamo Adolfo Scotto di Luzio; di Irene Tinaglia, docente di «innovazione, creativita’ e sviluppo economico» (letterale dal curriculum) prima alla Carnegie Mellon Univesity di Pittsbourgh e poi alla Carlo III° di Madrid; di Marco Simoni, docente di capitalismo comparato alla London School of Economics and Political Science; di Andrea Romano, che piu’ modestamente insegna storia contemporanea all’Universita’ Tor Vergata di Roma.
Con Simoni e Romano approdiamo al terzo “terreno” in cui vuol affondare radici e far proseliti la Montezemolo band.
E’ la prateria del fu centro sinistra. Gia’ editorialista per l’Unita’, giovane promessa veltroniana, Simoni e’ oggi tra gli uomini macchina di Italia Futura; il cui timone e’, pero’, nelle mani di Romano, gia’ dalemiano convinto, livornese, un pallino (in comune con Simoni) per «i giovani precari», pronti a sfornare una ricetta per loro (sarebbe poi la Rossi-Ichino).
Ed eccoci al big che viene dal Pd, l’economista che sussurava al leader Maximo D’Alema le misure da adottare, le terapie anticrisi per lo sviluppo, Nicola Rossi, al timone dell’Istituto Bruno Leoni, altro think tank del pensiero lib, avamposti a Torino e Milano.
Non e’ finita.
Perche’ a “sinistra” s’e’ fatto le ossa (sic) Giuliano Da Empoli, gia’ al timone di Marsilio Editore, nel curriculum la presenza nel cda della Biennale di Venezia, oggi assessore alla cultura nella giunta Renzi che governa Firenze. Allo stesso rottamator Matteo – sembra – piaccioni i progetti «innovativi», «per una politica diversa» e bla bla continuando dei Monteprezzemolo boys (e il Comune di Firenze ha dato disco verde ai lavori per il tram veloce di un’impresa che potra’ portar propellente al Nuovo Progetto).
Dalla Toscana al Lazio il salto non e’ poi cosi’ lungo, ed eccoci alla provincia di Roma guidata da Luca Zingaretti, Pd, che ha pensato bene di stanziare mezzo milione di euro circa di fondi per la “formazione professionale” delle nuove leve che dovranno lavorare nell’Italo superveloce del futuro. Potra’ mai mancare, last but not least, una blogger doc, una conduttrice germogliata rigogliosa alla corte di Michele Santoro?
Certo che no.
E’ Giulia Innocenzi, segretario giovanile Pd mancato: e’ addirittura tra i pochi, selezionatissimi fondatori di Italia Futura.
Passiamo all’organizzazione, alla macchina. Due uomini li abbiamo gia’ visti, gli ex pd Romano e Simoni.
Ma ecco gli altri pezzi forti. Numero uno e’ il gia’ ricordato Carlo Calenda, l’uomo ora fifty fifty tra Montezemolo e Punzo, il sigillo dell’amicizia fraterna tra ‘o pannazzaro Punzo e il pupillo dell’Avvocato.
A lui sono affidate le redini del movimento che in quest’anno dovra’ spiccare il salto verso l’appuntamento poltico del 2013.
Gli potranno dare una grossa mano Simone Perillo (si occupa dello sviluppo territoriale del movimento) e, sotto il profilo delle “pubbliche relazioni”, una sorta di Gianni Letta in salsa montezemoliana, Alberto Stancanelli.
Pezzo da novanta del Palazzo, ex consigliere alla presidenza del consiglio dei ministri, capo di gabinetto alla Funzione pubblica quando era ministro Luigi Nicolais (napoletano, pd, da alcuni mesi al vertice del Cnr), anche Stancanelli ha dovuto occuparsi dei problemi di Napoli, in particolare la monnezza: ai tempi di Guido Bertolaso commissario per l’emergenza rifiuti in Campania, infatti, venne designato dall’ex capo della Protezione civile (e ora coordinatore in pectore delle truppe berlusconiane da riorganizzare dopo lo tsunami elettorale) per mettere ordine nella giungla di consorzi mangiasoldi: una mission fallita, perche’ ancor oggi i cittadini della Campania hanno sotto gli occhi quello sfascio ambientale ed economico, con la camorra a farla, come al solito, da padrona, e i partiti a spartirsi le poltrone, in un’orgia di sperperi milionari.
Gran consigliori di Italia Futura sara’ infine un altro big dell’establishment amministrativo-finanziario: Mario Ciaccia, per anni braccio destro di Passera al vertici di Imi-Intesa San Paolo, trascorsi come vicecapo di gabinetto del ministro delle Poste nel primo governo Prodi del 1996, l’avellinese Antonio Maccanico.
E’ proprio in quegli anni (siamo nel ’98) che Passera va ad occupare una poltrona che conta, amministratore delegato di Poste (forte, a quei tempi, l’influenza dei finiani, con il bocchiniano Antonio Pezzella nel motore). Consigliere della Corte dei Conti, Ciaccia diventera’ poi capo di gabinetto anche col centro destra berlusconiano (al ministero dei beni culturali con Guliano Urbani). Intanto, il posto di Ciaccia al fianco di Maccanico era stato preso da Antonio Catricala’, ora braccio destro di Mario Monti nel governo dei tecnocrati.
OCCHIO ALLA CASSA
E passiamo alla “polpa”. Alle casse, ossia all’ossigeno che potra’ vitalizzare Italia Futura e, soprattutto, dar forza e gambe a quel “Cantiere per il 2013” che dovra’ portare sul palcoscenico elettorale le truppe targate Montezemolo. Per metter su le fondamenta, ci vuol poca fantasia, provvedono i soci-amici di Luca nell’avventura del super treno (per ora fortunatissima, capace di produrre una montagna di utili prima ancora di entrare in concorrenza con le Frecce Rosse di Mario Moretti): ossia le grandi liquidita’ di Mister Tod’s Diego Della Valle e di Gianni Punzo ‘o pannazzaro.
Poi, ci saranno i tanti “amici” coltivati ai tempi della presidenza in Confindustria, caso mai oggi vogliosi di mettersi in mostra dopo l’elezione – non gradita, ma comunque digerita – di Giorgio Squinzi al vertice di viale dell’Astronomia (i fans di Luca tifavano per Alberto Bombassei).
Un folto gruppo, quindi, seguira’ i primi gia’ folgorati sulla via di Italia Futura: come Anna Maria Artoni, a capo del gruppo leader nei settori di trasporti e logistica; Massimo Ferrarese, impegnato nel mattone, molto attivo in Confindustria e anche in politica (al timone della Provincia di Brindisi); il gruppo Monsurro’ (pasta) e quello che fa capo alla Coelna (gruppi elettrogeni industriali e marini) di Stefania Brancaccio; quello, armatoriale, riconducibile al salernitano Agostino Gallozzi, per anni al vertice della locale autorita’ portuale.
Passiamo alla banca “amica”. Si tratta della Banca Popolare di Sviluppo, non a caso quartier generale a Nola (sede di Cis e Interporto), creatura di Punzo.
Luca Cordero Di Montezemolo e Caterina Balivo – Copyright PizziLuca
Ha appena presentato il suo bilancio (utile netto per il 2011 a quota 635 mila euro), i 300 nuovi soci (per un totale che arriva a 2.600), le entre’e di peso, i progetti ambiziosi.
Un “pannazzaro” in forma smagliante, orgoglioso dei suoi gioielli coltivati in tempo di vacche magre e critico verso le autorita’ locali e il numero uno di Confindustria Napoli, Paolo Graziano («il prossimo anno invece di investire in locomotive proporro’ ai miei amici di organizzare una corsa campestre», nota malizioso a proposito della America’s Cup).
Antonio Ferraioli (La Doria, grosso gruppo alimentare); Diego Pacella (per il gruppo armatoriale Grimaldi); Carlo Pontecorvo (presidente del gruppo Ferrarelle, che negli ultimi anni ha fatto man bassa di sigle del settore e non solo); l’avvocato Raffaele Ferola.
Dulcis in fundo, l’ex procuratore generale del tribunale di Napoli Vincenzo Galgano, una toga prestigiosa fresca di pensione, come si conviene per le compagini a’ la page.
ADDA VENI’ POMICINO
Ma eccoci alle indiscrezioni sul futuro ormai prossimo. Risulta che buona parte della “cassa” e’ in arrivo dalle falde del Vesuvio.
Non solo quella made in Punzo (la creatura per il commercio al dettaglio, il Vulcano Buono partorito dal compasso di Renzo Piano), ma soprattutto quella targata Paolo Cirino Pomicino, del resto amico storico di Punzo.
La cassaforte si chiama Impresa spa, gia’ destinata a finanziare Fli, e ora pronta ad essere riconvertita sulla via del progetto di Italia Futura.
«Ci sono tanti segnali – commentano a Palazzo Partanna – che portano in questa direzione. Pomicino vuole un suo spazio, l’Udc non gli sta piu’ bene, e quindi e’ lui che puo’ dettare le regole, anche a Casini. O vieni con me da Montezemolo, o resti li’ da solo, col tuo centro che non nascera’ mai».
Cos’e’ Impresa ? Una sigla sbocciata con prepotenza pochi anni fa e diventata in brevissimo tempo una delle star del mattone a livello nazionale e non solo. «Come fece Icla col dopo terremoto – viene ancora osservato – una sfilza di maxi appalti tutti dovuti ai buoni uffici di ‘o ministro che garantiva i flussi prima come presidente della commissione bilancio, ‘o sportello, e poi dal ministero stesso del Bilancio. Tutto facile, appalti a go go per le imprese amiche, le portappalti, come in primo luogo l’Icla».
Stesso copione, ora, per Impresa, ma ancor piu’ “rombante” – per la quantita’ di lavori in portafoglio, nonostante la crisi – e piu’ “manifesta” che un tempo. Se una volta Icla era affidata ai due “amici” Agostino Di Falco e Massimo Buonanno, due geometri che improvvisamente si trasformano in imprendotori multimiliardari, ora Impresa fa direttamente capo a lorsignori: Raffaele Raiola (il mattonaro che a fine anni ’80 ribattezzo’ la Sorrentino Costruzioni tanto cara a Pomicino, levandola e “lavandola” delle custodie giudiziarie dopo i sequestri per camorra), Ludovico e Maria Grazia Greco (rampolli di Vincenzo Maria Greco, l’uomo ovunque di ‘o ministro da sempre), Domenico Chieffo, commercialista di fiducia di Italo Bocchino.
Tra i tanti appalti, come detto prima, Icla s’e’ aggiudicata anche quello – arcimilionario – per il tram veloce che colleghera’ l’aeroporto di Peretola con il cuore antico di Firenze.
Non e’ finita qui. A quanto pare altri bocconi si sono in fase di “cottura” sempre a Napoli.
Dove lo stesso Pomicino e’ tornato in sella, alla guida di Tangenziale spa, con grossi progetti per l’area occidentale e non solo (vedi articolo a pagina 28).
Luca Cordero Di Montezemolo insieme a Umberto Agnelli a metà anni settanta – Umberto stava per essere senatore della DCLuca Cordero Di Montezemolo insieme a Umberto Agnelli a metà anni settanta – Umberto stava per essere senatore della DC
Nell’area opposta, quella orientale, sono ormai cantierati i lavori per Naple’st, la creatura di Marilu’ Faraone Mennella e di Antonio D’Amato, storici amici di Pomicino (il padre, Salvatore D’Amato, fondatore della Seda, era tra i finanziatori piu’ assidui della rivista pomiciniana Itinerario negli anni ’80) ed habitue’ anacapresi con la loro villa Damecuta, a un passo dalla maison di Luca.
Del resto, l’ex presidente di Confindustria D’Amato, a poche settimane delle elezioni dello scorso anno, sbalordi’ tutti scoprendosi un cuor bolscevico e invitando a votare De Magistris contro il collega industriale (e coinquilino di palazzo Partanna) Gianni Lettieri.
La torta, per la coppia dorata, si arricchisce dei faraonici progetti – a quanto pare in fase di start – non solo per il costoso restyling del vecchio stadio San Paolo (a proposito, uno degli sperperi dovuti alla gestione allegra del Col per i Mondiali ’90, guidato da Montezemolo), ma anche per la realizzazione del nuovo impianto in partnership con il patro’n del Napoli calcio Aurelio De Laurentiis (che e’ socio di Della Valle e Luigi Abete nella Italian
Dulcis in fundo, i “progetti” di Alfredo Romeo – l’uomo ovunque nella gestione dei patrimoni immobiliari pubblici – per l’area “antica” e fronte porto di Napoli, la cosiddetta “Insula”: Romeo e’ stato il protagonista dell’inchiesta Global Service, finita in flop, nella quale sono stati coinvolti pezzi grossi della Casta, a cominciare dal suo principale referente politico Francesco Rutelli.
Ma l’amico del cuore, comunque, resta sempre lui, ‘o ministro.
E ora – tutti insieme – cosi’ come scoprono un cuore prima bolscevico, poi arancione, sono pronti – armi e bagagli – a catapultarsi sul’Italo che sta sfrecciando a tutta birra.
da Dagospia
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Giugno 17th, 2012 Riccardo Fucile
GLI EX AN VORREBBERO ROMPERE CON MONTI, SILVIO PENSA ALLA NECESSITA’ DI UNA SCOSSA, LA MELONI SI PREPARA PER LE PRIMARIE, MA IL PARTITO E’ IN CADUTA LIBERA
Il Pdl in piena sindrome da 15 per cento. L’incubo diventa realtà e l’ultima rilevazione Swg di ieri cristallizza con quelle due cifre un tracollo di consensi che da via dell’Umiltà a Palazzo Grazioli temevano e in qualche misura già conoscevano.
In queste ore non sono più i soli barricaderi ex An a chiedersi se il partito reggerà fino alle primarie di ottobre.
Silvio Berlusconi quei dati se li rigira tra le mani, sempre più convinto che occorra “una scossa”, che l’attuale baracca non basta: “Il Pdl non c’è più, esiste solo nelle teste dei nostri dirigenti” è la riflessione più amara del capo.
Moltiplicare l’offerta con liste di giovani, di donne, di imprenditori e volti nuovi della società civile resta la soluzione preferita, un cantiere aperto al quale il Cavaliere in gran segreto sta già lavorando, in vista delle Politiche.
Ma le elezioni sono lontane.
Nel frattempo il Pdl è in piena emorragia. Ormai stabilmente sotto il 20, secondo tutti i sondaggisti, comunque terza forza alle spalle di Grillo.
Viaggiava sopra il 25 in novembre scorso, all’insediamento del governo Monti.
“La preoccupazione c’è, il vero problema è che manca la reazione”, spiega un ex ministro sconfortato.
L’ultima rilevazione registrata una settimana fa da Euromedia Research, società di fiducia di Berlusconi, dava al Pdl una forbice tra 18 e 20 per cento.
“Ma tutti i grandi partiti presenti in Parlamento pagano dazio, perdono consensi – spiega Alessandra Ghisleri, direttrice dell’istituto – E guadagna chi nelle Camere non c’è: Grillo e, in parte, Vendola”.
Consigli al Cavaliere sostiene di non averne forniti. “Ma un messaggio va colto: gli elettori dicono in coro che a loro non piace questo modo di fare politica, si attendono risposte immediate ai loro problemi reali”.
Angelino Alfano confida nelle primarie per rilanciare il partito.
Ha convocato per lunedì il tavolo “delle regole” che dovrebbe disciplinarle.
E una direzione nazionale – sollecitata da tanti – per il 27 giugno.
Ma del congresso nazionale non si ha notizia. Il calo di consensi lo riconduce al “sostegno al governo Monti: scontiamo l’opposizione dei nostri elettori”. Ma confida sul fatto che gli elettori non siano “fuggiti altrove: li riconquisteremo”.
Lo dice durante la conferenza stampa convocata per ufficializzare le dimissioni del presidente della Giovane Italia, Giorgia Meloni, sostituita da Marco Perissa (classe ’82, anche lui della scuderia Azione Giovani), che affiancherà la coordinatrice Annagrazia Calabria.
L’ex ministro nella lettera di dimissioni rimarca la mancata convocazione di un congresso dei giovani per passare il testimone.
Correrà anche lei per le primarie? La Meloni risponde solo che non lo ha preso in considerazione e che non lascia perchè “è già pronta un’altra poltrona”.
Ma tutta l’area ex An si sta interrogando se sposare la causa Alfano o condurre una battaglia in sostegno proprio della Meloni per andare alla conta.
Il segretario, in maniche di camicia e in versione “smile” davanti ai giovani (dal 21 al 23 la loro assemblea a Fiuggi), si augura che le primarie siano le “più partecipate” possibile, che si trasformino in una “grande festa”.
Rivela di aver chiamato Vittorio Feltri e di averlo invitato a partecipare.
Salvo essere gelato poche ore dopo dal direttore editoriale del Giornale: “Non ho ricevuto alcun invito, solo una telefonata di cortesia. Valuterò, i parlamentari sono degli straccioni, io guadagno 700 mila euro l’anno”.
Galan si è candidato.
Daniela Santanchè, forte dei sondaggi interni, è già in campagna elettorale (col placet del Cavaliere).
“Certo che sono in corsa – spiega – Io non ho alcun tatticismo, nessuna strategia, solo un credo, un cuore, una passione”.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)
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Giugno 15th, 2012 Riccardo Fucile
IL SEGRETARIO DEL PDL HA INVITATO L’EX DIRETTORE DEL GIORNALE A SCENDERE IN CAMPO PER PORTARE IDEE NUOVE AL PARTITO
“Ho chiamato poco fa Vittorio Feltri per invogliarlo a scendere in campo e candidarsi alle primarie del Pdl e competere così a una grande gara”.
Lo ha detto il segretario Pdl, Angelino Alfano, annunciando anche il 27 giugno come data della Direzione nazionale chiamata a “rilanciare la proposta politica del partito”. La proposta sa un po’ di provocazione.
Alfano, infatti, rappresenta l’area moderata del Pdl, spesso in contrasto con le linee editoriali de Il Giornale e del suo ex direttore oggi editorialista.
Il quotidiano si è spesso schierato dalla parte di quei candidati più distanti dal segretario, come la deputata Daniela Santanchè
La risposta di Feltri. “I parlamentari sono degli straccioni. Io guadagno 700 mila euro l’anno, non posso rinunciare all’attuale reddito per andare a prendere quella straccia di indennità parlamentare. Non voglio campare, voglio vivere. Non dico no in assoluto alla politica ma prima devo capire di che cosa si tratta, se la proposta mi garba la valuto”, è stata la risposta di Feltri.
“Con le primarie – ha esordito Alfano a margine della conferenza stampa della Giovane Italia che si è tenuta questa mattina nella sede nazionale del Popolo della Libertà a via dell’Umiltà a Roma – avremo un’occasione vera per far emergere le migliori risorse di cui disponiamo. Mi auguro che siano le primarie più partecipate.
È un’occasione per il rilancio del Pdl anche con candidature nuove, di soggetti che non hanno avuto in passato militanza politica”.
A chi opponeva che Feltri forse non potesse rappresentare un elemento di innovazione, Alfano ha replicato: “Alle primarie può giocare la nazionale non per forza la nazionale under 21”.
E sulla possibile partecipazione della Santanchè: “Ci mancherebbe altro – ha commentato il segretario – Siamo per le primarie aperte. Non ci deve essere il gradimento della segretaria del partito sulle candidature”.
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Giugno 13th, 2012 Riccardo Fucile
“EMERGE LA VALENZA GRAVEMENTE OFFENSIVA E UMILIANTE DI TALE ESPRESSIONE CHE HA L’EFFETTO NON SOLO DI VIOLARE LA DIGNITA’ DI GRUPPI ETNICI, MA ANCHE DI FAVORIRE UN CLIMA INTIMIDATORIO E OSTILE”
Zingaropoli. Nei giorni della campagna elettorale per la poltrona di sindaco di Milano Pdl e Lega
evocavano questa immagine nei cittadini per opporsi alla candidatura sempre più forte dell’avvocato Giuliano Pisapia, poi diventato primo cittadino.
In quel periodo i toni era più che accessi e i manifesti elettorali, per esempio quello che poneva sullo stesso piano pm di Milano e brigatisti avevano portato a un’inchiesta penale. In questo caso però è stato il Tribunale civile di Milano ha condannato, dichiarando il carattere “discriminatorio” di quell’espressione, i due partiti di centrodestra.
Il ricorso era stato presentato dal Naga, Associazione Volontaria di assistenza Socio Sanitaria e per i Diritti di Cittadini Stranieri, Rom e Sinti nei confronti di Lega Nord e Pdl per i manifesti affissi e le dichiarazioni fatte da Silvio Berlusconi e Umberto Bossi.
I due partiti dovranno rimborsare le spese di giudizio e la sentenza dovrà essere pubblicata entro trenta giorni sul Corriere della Sera.
“Emerge con chiarezza — scrive nella sentenza il giudice Orietta Micciche’ — la valenza gravemente offensiva e umiliante di tale espressione che ha l’effetto non solo di violare la dignità dei gruppi etnici sinti e rom, ma altresì di favorire un clima intimidatorio e ostile nei loro confronti”.
La polemica, ormai vecchia di un anno, aveva scatenato un dibattito acceso.
“Per la prima volta in Italia viene depositato un provvedimento giudiziario che condanna dei partiti politici per discriminazione – commenta Pietro Massarotto, Presidente del Naga — è per noi una vittoria molto importante e vorremmo fosse intesa come un messaggio molto chiaro contro la normalizzazione dell’emarginazione e delle pratiche di esclusione sociale a cui purtroppo siamo stati abituati”.
Si sosteneva nel ricorso che non fosse possibile nè legittimo per un partito politico utilizzare slogan e dichiarazioni manifestamente discriminatori.
Speriamo che questo rappresenti un passo verso l’effettiva tutela delle minoranze nel nostro Paese, ma quello che più speriamo è di non dover mai più intervenire per questo genere di discriminazioni istituzionali“.
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Giugno 13th, 2012 Riccardo Fucile
DOPO AVER GUIDATO IL VENETO DAL 1995 AL 2010 ED ESSERE STATO MINISTRO DELLA CULTURA, ORA L’EX GOVERNATORE SFIDA LA SEGRETERIA
Presidente Galan, da giorni riflette sull’opportunità di candidarsi alle primarie. Ha deciso?
«Sì, ho deciso, mi candido».
L’ha detto a Berlusconi?
«L’ho chiamato stamattina e non per chiedergli il permesso, ma per avvertirlo. Era impegnato, e siccome non mi ha ancora richiamato prima di lui lo sapete voi, che siete un giornale torinese, la patria del liberalismo italiano».
Berlusconi sarà contento?
«Penso di sì».
Sicuro, sicuro?
«Sicuro sicuro no, ma penso che lo sarà ».
Dovevano essere primarie per legittimare un leader, Angelino Alfano, che legittimazione non ha.
«Non lo legittimerebbero primarie farlocche. Farle così sarebbe stupido e pure ingiusto, anche per lui. Il momento è difficile, al partito serve un autentico confronto di idee».
Ecco, che cosa propone?
«Mi candido per tre motivi. Uno, è la prima volta che in Europa un partito di centrodestra indice primarie; potevo restarne fuori? Due, è l’occasione giusta per aprire il dibattito in un partito che forse non l’ha mai avuto: nel ’94 ci animarono idee ancora valide e che hanno la maggioranza».
Lei crede?
«Me lo auguro. La rivoluzione liberale è attuale e ci siamo andati più volte vicini».
Non ce ne siamo mai accorti.
«Male. Ma quando a Onna i partigiani misero il fazzoletto attorno al collo di Berlusconi, il consenso ci avrebbe permesso tutto. C’erano le condizioni per passare alla storia, per favorire un cambiamento epocale».
E che cosa è successo?
«E’ successo che dentro il governo qualcuno remava contro. Perchè non abbiamo proposto allora il semipresidenzialismo? Perchè ci siamo messi a rincorrere i temi della Lega, le ronde o i ministeri al Nord? E, vorrei sottolinearlo, senza l’approvazione del ministro della Cultura».
Che era lei.
«Che ero io. Mesi e mesi persi a litigare sul niente».
Non è troppo tardi?
«Io lo dicevo allora e avevo ragione. Sul Tremonti che dominava con la golden share della Lega, avevo ragione io. C’era gente che nei corridoi mi incitava di nascosto ad andare avanti. Ma fatemi dire. Poi c’è il terzo motivo: restituire rappresentanza alle posizioni laiche, quelle dei diritti civili, della regolamentazione delle coppie di fatto».
Anche quelle omosessuali?
«Ma certo!».
Anche sulla bioetica?
«Anche sulla fecondazione assistita. Vi sembra normale che abbiamo favorito il turismo clinico in Spagna e in Belgio?».
Pare il modo migliore per mettersi contro il corpaccione del partito.
«Ottimo, ne sono solo contento. Ma al Pdl serve discutere, servono nuove spinte. E sono convinto che ne discuteremo civilmente».
E sull’economia?
«Voi immaginerete che un liberale come me incontri già il favore di Antonio Martino. Bè, a noi una politica che affronta la crisi aumentando le tasse sembra una politica demenziale. Oh, nei primi quattro mesi del 2012 sono spariti tre miliardi e mezzo di introiti fiscali! Oggi lo spread è lo stesso di sette mesi fa, quando Berlusconi lasciò il governo, ma non lo dice nessuno. A noi un’Europa che è diventata tedesco-centrica non piace. Comunque, senza entrare troppo nel dettaglio, perchè ne parleremo diffusamente nei prossimi tempi, l’obiettivo politico è proporre una posizione che svecchi un partito ormai troppo spostato su An e su idee della destra conservatrice».
Ma lei pensa davvero di avere chance di battere Alfano?
«Ma dico di sì. In caso contrario, avremo contribuito a ridare voce ai molti che nel Pdl si rifanno allo spirito del ’94 e che oggi non ce l’hanno. E poi, scusate, io Forza Italia l’ho fondata. Io l’ho creata in Veneto, dove abbiamo vinto sempre, e abbiamo governato bene e onestamente. Lo riconoscono anche a sinistra».
Si augura che si candidino altri?
«Non sta a me dirlo».
Allora mettiamola così: si augura che l’area ex An esprima una candidatura?
«Mi auguro che l’area An esprima un partito».
Addirittura.
«Ma senza dubbio. Poi se vogliamo facciamo una federazione. Sono convinto che se ci fosse stata An da una parte e Forza Italia dall’altra, si sarebbero presi più voti che col solo Pdl. E se ne sarebbero lasciati di meno alla Lega».
E se poi vince Alfano, lei che fa?
«Se lui vorrà , sono pronto a lavorare con lui nell’interesse del partito. Quando si fanno primarie serie, le cose devono andare così».
Mattia Feltri
(da “La Stampa“)
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