Giugno 10th, 2012 Riccardo Fucile
NELLA LISTA DEI PAPABILI ANCHE STRACQUADANIO, QUALCHE ROTTAMATORE E SGARBI
Una nemesi disperata e un po’ malinconica, per il solingo Cavaliere non più premier e
retrocesso ad ambiguo allenatore nel pallone del Pdl e delle liste civiche movimentiste.
Ossia copiare la sinistra per sopravvivere.
Non solo per le “primarie nel Pdl” che campeggiavano a caratteri cubitali sul “Giornale” di Alessandro Sallusti (poco amato ultimamente da Palazzo Grazioli), agganciate a un solenne: “La svolta di Berlusconi”.
Vaticina Gianfranco Rotondi, ex ministro: “Faremo le primarie aperte come il Pd. Cioè vota il primo che passa. Io appoggerò Alfano che è un democristiano come me, ma stimo anche la Santanchè che è stata un mio sottosegretario”.
All’Attuazione del programma, per la precisione.
Copiare la sinistra non solo per le primarie, dicevamo.
Ma anche per l’ossessione dell’unità , aggravata dal progressivo spavento per i sondaggi.
Ecco che cosa scrive il Mattinale di B., che dà la Linea a parlamentari ed esponenti di partito: “Preziosa e irrinunciabile è l’unità del partito. Bisogna ricordare che il vecchio Pci è riuscito a superare la crisi del comunismo, tangentopoli, le cocenti sconfitte subite ad opera di Berlusconi, il sostegno all’attuale governo tecnico, proprio facendo ricorso all’unità del partito. Anche il Pdl può sperare di uscire dalle attuali difficoltà se non smarrirà la bussola della propria unità ”.
Un esempio di contemporaneo centralismo democratico. Commovente.
E surreale, vista la grottesca cornice da Circo Barnum costruita all’ultimo ufficio di presidenza del Pdl.
Ai punti, seppur di pochissimo, ha vinto la nomenklatura-zavorra di Alfano (e Cicchitto, Gasparri, La Russa ecc.) contro le liste civiche similgrilline ma adesso l’attenzione è tutta spostata sulla novità delle primarie per scegliere il candidato-premier dell’ignoto centrodestra del futuro.
Per capirlo basta guardare Daniela Santanchè, campione di quel “marketing elettorale” coniato da Gaetano Quagliariello sul “Foglio”.
Fino all’altro ieri il tormentone erano le liste civiche dell’aspirante Marine Le Pen italica.
Da ieri, invece, la Santanchè è indicata come la competitor più pericolosa di Alfano alle primarie previste per settembre.
Il segretario del Pdl sarà infatti il candidato ufficiale del partito, sostenuto soprattutto dagli ex An di La Russa e Gasparri.
La “svolta” è stata salutata con spirito guerriero ed epico dal “Secolo d’Italia” di Marcello de Angelis, che da un po’ di giorni cullava il sogno di una nuova destra staccata dal Pdl: “Abbiamo oltrepassato le colonne d’Ercole. Itaca può attendere ancora un po’”. Itaca, appunto, era rifare An.
Da ieri c’è la retromarcia. Todos caballeros con il neoulisside Alfano versus la sirena Santanchè e chissà il “Giornale” di Omero-Sallusti come racconterà questa imperdibile Odissea.
A patto però che siano primarie vere ed aperte e non di apparato per celebrare nei gazebo l’investitura del segretario ritornato delfino a furor di oligarchia.
Questa condizione non vale solo per l’aspirante pasionaria nera (che continua a lavorare sul fronte delle civiche) ma anche per un altro ex falco berlusconiano che vuole candidarsi: Giorgio Stracquadanio.
Dice: “Mi candido? Dipende dalle regole. Io e il mio gruppo ‘Altra Italia’ proporremo primarie all’americana, cioè aperte e sequenziali. Nel senso che si possono tenere regione per regione e durare per cinque mesi. Infine si celebra la convention nazionale. Questo Circo Barnum sarebbe la campagna elettorale ideale per le politiche. Se invece saranno primarie di partito non mi interessano. Una partecipazione del genere serve solo a intestarsi una minoranza negoziale” .
In via dell’Umiltà , però, la sensazione è che si vada proprio a primarie doppiamente aperte.
Aperte alla coalizione. Aperte a tutti.
Lo schema di Alfano punta a mettere spalle al muro il tatticismo moderato di Casini e Montezemolo e a stanare la Lega di Maroni.
Se poi il disegno riuscirà , questa è un’altra storia.
Per il momento la griglia dei candidati alle primarie prevede Alfano, la Santanchè, Stracquadanio, qualche rottamatore alla Renzi, forse Sgarbi (sempre in cerca di visibilità ).
Renata Polverini, governatore del Lazio, ha annunciato invece che non ci sarà .
Un autorevole parlamentare vicino al Capo azzarda una “sorpresa impensabile” che potrebbe ridare entusiasmo allo stesso Cavaliere.
Perchè questo è il vero problema della destra oggi, carente del carisma e dei voti di un Berlusconi ormai al tramonto una volta per tutte.
Spiega un attento deputato che ha partecipato all’ufficio di presidenza: “Il presidente non ha voglia, questo è sempre più evidente. A meno che le primarie non producano una novità ”.
Appunto.
Nel frattempo l’ossessione comunista per l’unità del partito è il nuovo imperativo insieme con le primarie copiate dal centrosinistra.
Che nemesi per il berlusconismo.
Fabrizio d’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Giugno 8th, 2012 Riccardo Fucile
BERLUSCONI: “NESSUN NUOVO PARTITO, SERVE SEGNALE DI COMPATTEZZA”
Un documento in sei punti «per andare avanti con forza e affermare il fatto che nel nostro paese ci
sono due grandi aree storiche e della nostra il protagonista è Berlusconi».
È l’annuncio del segretario del Pdl Angelino Alfano durante l’ufficio di presidenza del partito. «Questa è una riunione importante – ha aggiunto Alfano – perchè segna una traccia su tante cose. Abbiamo tenuto una linea coerente da novembre ad oggi, adesso, a maggior ragione, abbiamo lo sguardo proiettato al futuro».
Nel documento che il Pdl sta limando nel corso dell’ufficio di presidenza del partito sono previste anche le primarie per la premiership.
L’indiscrezione è stata confermata da Claudio Scajola in mattinata. Fin da giovedì l’ipotesi era sul tavolo dei vertici del Pdl, ora arriva la conferma: le primarie per scegliere il candidato premier del partito in vista delle elezioni del 2013 si terranno in autunno.
Nel corso della riunione del Pdl, Alfano ha criticato i giornali di area, per cui si è detto amareggiato: «Guardate per esempio pagina 9 del Giornale e pagina 10 di Repubblica, i titoli sono simmetrici».
Il riferimento è all’ipotetico “blitz” dello stesso Alfano sulla scelte delle liste, scelta su cui si sarebbe imposto il veto di Berlusconi.
L’ex premier ha colto l’occasione dell’ufficio di presidenza per rinnovare la fiducia e l’affetto ad Alfano e per sottolineare i passi da fare nei prossimi giorni: occorre un segnale di compattezza e il Pdl è realmente compatto, ha sostenuto l’ex premier.
«Nessuna nuova formazione – ha poi tenuto a ribadire Berlusconi – conosciamo l’esperienza di chi è uscito dalla casa madre e si è perso nel nulla» ha aggiunto, con un riferimento all’ex alleato Gianfranco Fini.
Oltre alle primarie per l’individuazione del candidato premier e per il programma, Alfano ha annunciato anche forme di consultazioni on line con gli elettori, presentazione di una serie di proposte economiche per favorire la crescita, riforma presidenzialista e riforma del sistema elettorale.
Un punto, quest’ultimo, affrontato anche da Pierluigi Bersani che ha raccolto la sfida del segretario del Pdl per verificare, in tre settimane, se c’è l’accordo sulla legge elettorale.
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Giugno 8th, 2012 Riccardo Fucile
IL PDL IN 4 ANNI HA PERSO IL 20% DI VOTI, IL PD L’ 8%: ORMAI INSIEME RAPPRESENTANO MENO DI UN ITALIANO SU DUE
I sondaggi si susseguono impietosi. L’ultimo in ordine di tempo (a cura dell’Ipsos di Nando
Pagnoncelli) conferma una tendenza che pare da mesi inarrestabile.
Rispetto alle ultime elezioni politiche del 2008 il Pdl è ormai più che dimezzato (dal 37,4 al 17,2) e il Pd in forte calo, dal 33,2 al 25%.
I due ex «partitoni», che all’epoca della sfida tra Berlusconi e Veltroni calamitavano assieme il consenso di quasi tre italiani su quattro (70,6%), oggi rappresentano meno di un italiano su due (42,2).
Il crollo è di quasi trenta punti percentuali (28,4), inimmaginabile fino ad ancora un anno fa: e sotto le macerie sono rimaste sepolte non solo leadership e governi ma anche – come testimoniano le cifre – quella fallimentare forma di bipolarismo che ha di fatto plasmato il sistema politico italiano.
È da qui, forse, che bisognerebbe ripartire per salvare il salvabile, prima che sia troppo tardi.
E invece quella cui si assiste è una vera e propria fuga dalla realtà .
Minacce (non si capisce bene rivolte a chi) di elezioni anticipate, in una situazione che è se possibile – ancor più difficile di qualche mese fa; operazioni di puro marketing politico nel centrodestra, con metamorfosi fatte di cambi di nome e liste civiche dietro le quali mascherare l’impresentabile; impacci strategici, di rotta e di alleanze nel centrosinistra, che pare sul punto di riaprire una autoreferenziale, stantia e poco interessante battaglia sulle primarie: come, quando e aperte a chi.
Una fuga dalla realtà destinata a fallire, perchè la realtà (le difficoltà economiche, la sofferenza sociale, la depressione crescente) è troppo ingombrante per lasciarsi metter da parte con qualche escamotage.
Si era immaginato che la crisi del governo Berlusconi, la resa della politica e l’avvento dei tecnici potessero trasmettere al sistema dei partiti la scossa necessaria per fare quel che andrebbe fatto per ridisegnare l’intero sistema: invece niente.
Si era poi scommesso che questo sarebbe accaduto dopo le ultime (e drammatiche, per i partiti) elezioni amministrative: niente nemmeno dopo quel voto, che pure ha segnato l’esplosione del movimento di Grillo e un’ulteriore crescita dell’astensione.
Oggi il quadro è quello della paralisi, con il centrodestra in piena dissoluzione e inchiodato al palo dalle ubbie e dalle incertezze di Silvio Berlusconi, e il centrosinistra che – sentendosi già vincitore delle prossime elezioni – è tutto un fremito di riposizionamenti, mosse tattiche e regolamenti di conti.
Nei giorni duri dell’arrivo dei tecnici a Palazzo Chigi, le forze politiche avevano promesso che «mentre Monti governa noi ci dedicheremo alle riforme necessarie a modernizzare e rendere competitivo il Paese».
Fu fatto anche l’elenco di ciò che veniva considerato prioritario…
E’ un elenco che gli italiani conoscono purtroppo a memoria: nuova legge elettorale, riduzione dei parlamentari, più poteri al governo, un nuovo bicameralismo, una legge sui partiti…
Non si è fatto assolutamente nulla di quanto promesso: e mentre la clessidra scandisce implacabilmente il passar del tempo, in piena fuga dalla realtà c’è chi ha proposto (il Pdl di Berlusconi) di andare oltre, di far di più, di trasformare in pochi, pochissimi mesi l’Italia in una Repubblica semipresidenziale…
A onor del vero, bisogna dire che stavolta quasi nessuno ci è cascato: nemmeno all’interno dello stesso Popolo della libertà .
La paralisi, dunque.
E l’irresistibile tentazione di fuggire da una difficile realtà .
Ma non si pensi che dentro questa sempre meno sopportabile melassa intanto nulla accada: infatti si difendono parlamentari da richieste d’arresto, se ne eleggono altri senza alcuna competenza in istituti di controllo e garanzia, si irride alla pazienza dei cittadini chiedendo loro l’invio di curriculum che non vengono neppure esaminati e si erode, si mina, l’operatività del governo, forse la cosa peggiore possibile in un momento così.
I partiti svolgono (dovrebbero svolgere) un ruolo importante, in un sistema democratico: nessuno lo nega. Sarebbe ora, però, di tornare a dimostrarlo.
L’ultimo sondaggio Ipsos assegna a Beppe Grillo il 20% dei consensi, e dice che il 42% degli italiani non sa se e chi votare.
Sono cifre che dovrebbero far tremare le vene ai polsi di centrodestra e centrosinistra.
Ma nulla accade, non c’è reazione, nessuna voglia di riscatto e di riscossa.
E alla fine, in fondo, è proprio questo quel che preoccupa di più…
Federico Geremicca
(da “La Stampa”)
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Giugno 8th, 2012 Riccardo Fucile
“ALLEARSI CON IL PDL DI ALFANO? SI PUO’ FARE, PRONTI A VALUTARE PROPOSTE”… LO STESSO GIORNO GRANATA INTERPRETAVA FINI IN SENSO OPPOSTO: “MAI PIU’ CON IL PDL” E FILIPPO ROSSI INVITAVA A “SUPERARE LE CATEGORIE POLITICHE”
Quello che temevamo da tempo è accaduto: Italo Bocchino, vicesegretario di Futuro e Libertà per tessere ricevute ha ripreso a fare pubbliche dichiarazioni.
Dopo che Fini, all’assemblea nazionale di Fli, aveva anticipato l’intenzione di rendere note “cinque proposte shock” per fine giugno e bacchettato i massimi dirigenti “Se avete qualche idea esprimetela, altrimenti è lo stesso, faccio da solo e amen”, Bocchino non ha resistito alla tentazione di lasciare il segno meno (quello che contraddistingue da tempo Fli nei sondaggi elettorali).
E’ bastato un refolo di dichiarazione del presidente del Senato Schifani sulla necessità per il Pdl di una “operazione verità ” su ruolo e prospettive del partito, che il colonnello Italo rispondesse al contrappello.
“È arrivato il tempo per tutti di essere responsabili e non populisti, pronti a valutare le proposte a prescindere dai proponenti e per questi riteniamo utile e valido l’appello di Schifani», dice Italo Bocchino, vicepresidente di Futuro e libertà , commentando (in un editoriale pubblicato sul sito ufficiale del partito) le parole del presidente del Senato che ha invitato il Pdl a effettuare una “operazione verità ” e aprendo uno spiraglio alla possibilità di allearsi con Alfano.
«Il presidente del Senato – sottolinea l’esponente finiano – pone, seppur in modo molto diverso, le stesse questioni che con Fini ponemmo all’interno del Pdl e dice chiaramente al suo partito che soltanto garantendo autonomia ad Alfano sarà possibile far recuperare al Pdl quell’alleabilità persa, senza la quale ogni risultato inferiore al 51% dei voti diventa sterile. Anche noi siamo convinti che soltanto un segretario del Pdl autonomo dalle vecchie logiche e dai riti del berlusconismo possa recuperare alleabilità ed evitare che l’Italia venga governata da una sinistra massimalista più vicina al populismo che alla responsabilità ».
Insomma «per aiutare l’Italia ad uscire da questa crisi più profonda del previsto serve responsabilità da parte di tutti ed è opportuno accantonare i vecchi contrasti e le divergenze personali per andare alla ricerca di questioni utili agli italiani su cui è possibile convergere».
In fondo, Bocchino pare avallare la tesi del fu Berlusconi. erano solo “questioni personali” tra Gianfranco e Silvio, non ideali o pragrammatiche.
Nel Pdl non è cambiato nulla, restano i La Russa, i Gasparri, la Santanchè, i Verdini e gli altri compagni di merenda, non sono venuti meno i conflitti di interesse, non è cambiata la linea politica, ma che volete che sia…l’importante è aver superato i “riti del berlusconismo” e si può tornare a trattare intorno a un tavolo (non in piedi, se no le poltrone a che servono?)
Fa riflettere che nello stesso giorno, uno dei maggiori esponenti di Fli e ultimamente alleato interno di Bocchino, Fabio Granata, abbia detto l’opposto: “mai più alleati con il Pdl”, mentre Filippo Rossi sul Futurista andava oltre, invitando a superare le “vecchie categorie politiche”.
“Dio salvi Fli” è il grido di dolore della base di fronte alle esternazioni strategiche di Bocchino e qualcuno spera che Fini intendesse dire quattro proposte shock e uno scoch (per tappare la bocca al suo vice).
Altrimenti non resterà per molti che gettarsi nella acque del Tamigi e porre fine al sogno futurista.
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Giugno 8th, 2012 Riccardo Fucile
LE DIVISIONI DEL PDL SUL “GRILLISMO”, IL PRESIDENTE DEL SENATO SI LANCIA… APERTURA DEI FINIANI PER UN CENTRODESTRA SENZA BERLUSCONI
Vieni avanti Renatino. La casta del Pdl che resiste alle elezioni anticipate e all’imitazione del grillismo
travestito da liste civiche da due giorni si aggrappa alla grave e solenne lettera scritta dal presidente del Senato Renato Schifani, anticipata mercoledì dalle agenzie di stampa e pubblicata dal Foglio di Giuliano Ferrara, unico direttore di destra rimasto a difendere Monti.
E a rispondere a Schifani, dietro al quale si scorgono i profili di Giorgio Napolitano (cui interessa salvare il governo) e di Angelino Alfano (che pensa alla sopravvivenza sua e del Pdl), sarà la bestia nera numero uno della nomenklatura berlusconiana: Daniela Santanchè, che con Guido Bertolaso e Michela Vittoria Brambilla guida la rete di liste civiche destinate a svuotare il Pdl e a trasformarlo in una bad company.
Oggi infatti, giorno in cui si terrà anche l’ufficio di presidenza dell’ex partito dell’amore, sempre il Foglio metterà in pagina un articolo vergato dalla Santanchè contro Schifani, accusato di non stare con “il popolo” e di essere fuori dalla realtà .
Nella lettera della pasionaria similgrillina, anti-Imu e anti-euro, ci sono tre righe che allargano il perimetro del caos e dell’anarchia in cui versa il Pdl, che nei sondaggi è diventato terzo partito dopo Pd e Movimento 5 Stelle: la battaglia a destra per la presidenza della Repubblica. Berlusconi non è l’unico a sognare il Quirinale, anche con l’elezione diretta se dovesse passare la “novità epocale” del semipresidenzialismo alla francese (i più ottimisti la danno per approvata al Senato entro la fine di giugno).
L’uscita di Schifani è inquadrata dalla Santanchè nelle “manovre” già partite per la successione a Napolitano.
A questo punto la rosa è di tre nomi: il Cavaliere, l’onnipresente Gianni Letta amico di cricche e P4, il neocoraggioso Renato Schifani, che da due anni è indagato a Palermo per concorso esterno alla mafia.
Il presidente del Senato, seconda carica dello Stato, avanza la sua candidatura puntando sul rilancio del suo partito, “dove il grado incertezza è diventato così alto da penalizzare gli slanci più sinceri, le passioni più genuine, le storie più belle, le energie più costruttive, i suoi uomini migliori”.
In fondo, da Previti a Dell’Utri, da Cosentino a Verdini, dalle ministre e dalle deputate di Forza Gnocca agli ex piduisti c’è solo imbarazzo a scegliere “le passioni più genuine” o “le storie più belle”.
Quella di Schifani è però una mossa di apparato da contrapporre al presunto movimentismo dello stesso Berlusconi, che solo oggi scioglierà la riserva sull’aut aut posto da Alfano e i suoi sulle civiche della Santanchè.
La nomenklatura chiederà la sua testa ma è probabile che il Cavaliere tenti di uscire dall’angolo cancellando l’aut aut con un et et. Cioè una convivenza tra Pdl (e confederazione dei moderati) e liste di movimenti in vista delle elezioni anticipate a ottobre, considerate sempre più vicine.
Basterà questo compromesso, magari puntellato dall’ipotesi di primarie per la leadership a settembre come chiede l’iperattivo Giuliano Ferrara?
Con Schifani si è schierato un po’tutto il Pdl, riuscendo a mettere insieme anche interessi diversi. Per esempio il filomontismo di Alfano e Lupi con i falchi anti-premier: Cicchitto e il grosso degli ex An. Uniti in difesa del partito. Non solo.
La lettera del presidente del Senato ha causato un’improvvisa apertura dei finiani di Futuro e libertà , esultanti per il centrodestra responsabile e deberlusconizzato delineato da Schifani. Chiosa un ex ministro del Pdl, andando al sodo: “Fini sta scomparendo e non vede l’ora di ritornare”.
E questa potrebbe essere la miccia per far esplodere definitivamente l’universo postmissino ancora con Berlusconi.
Da giorni, tra La Russa e Gasparri, tra la Meloni e Matteoli tiene banco l’idea di Marcello Veneziani di fare una nuova destra, riabbracciando Storace.
Nemmeno i naufraghi aspiranti montezemoliani, tipo Stracquadanio, nutrono grandi aspettative per la riunione di oggi, che potrebbe trasformarsi in un processo alla Santanchè grillina. Qualsiasi compromesso prometterà B. sarà difficile trovare una tregua duratura tra moderati pro-Monti e nomenklatura di partito, da un lato, e crociati anti-Imu e anti-euro, dall’altro.
Tutto e il contrario di tutto.
Fabrizio d’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Giugno 8th, 2012 Riccardo Fucile
CONVOCATO L’UFFICIO DI PRESIDENZA DEL PDL DOPO IL RICHIAMO ALL’OPERAZIONE VERITA’
Il confronto interno al Pdl si appresta a vivere un importante passaggio. E’ convocata per le 10 di domani mattina, venerdi 8 giugno, una riunione dell’ufficio di presidenza del partito.
Sul tavolo, inevitabilmente, la richiesta di “un’operazione verità ” 1fatta a Berlusconi e alla dirigenza del Pdl dal presidente del Senato, Renato Schifani, attraverso un’intervista al Foglio .
Ovvero, riportare il Pdl nel solco della responsabilità e della moderazione, offrendo a un elettorato confuso quei riferimenti una volta chiari che oggi pagano la divisione interna al Pdl tra diverse anime, dagli estremisti anti-Monti, a partire dalla Santanchè, al grillismo di destra, fino a chi attende inutilmente Casini.
Un richiamo, quello di Schifani, che Angelino Alfano, prende molto sul serio.
“Le parole del presidente del Senato sono serie, forti e talvolta dolorose, ma vere. Occorrerà agire, e subito, ed anche per questo abbiamo convocato domattina l’ufficio di presidenza del Pdl” dichiara il segretario del Pdl, mentre con Schifani si schiera apertamente il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto.
“Condivido la lettera al Foglio del Presidente Renato Schifani. Essa va al cuore del
problema politico che riguarda il centrodestra”, commenta Cicchitto, “è indispensabile, sotto la guida di Alfano, e con il contributo di Silvio Berlusconi rilanciare rinnovandolo il Pdl sia nell’azione che esso deve condurre per fare tutto quello che è possibile per modificare la linea di politica economica del Governo Monti – salva la verifica che andrà fatta nei tempi e nei modi dovuti – sia per ristabilire forti rapporti con il blocco sociale del centrodestra”.
“In tutto ciò, come dice Schifani, sono da evitare estremismi e grillismi ma anche l’accreditamento di liste improbabili e ancor di più la cosiddetta separazione concordata fra gli ex di Forza Italia e An – aggiunge Cicchitto -. Il sottoscritto ebbe, a suo tempo, qualche dubbio sulla formazione del Pdl, poi felicemente realizzata, in primo luogo grazie all’iniziativa del Presidente Berlusconi. Adesso che questa aggregazione si è compiuta sarebbe un tragico errore smontarla, anche perchè si tradurrebbe in una lacerazione”.
Plaude convinto anche l’ex ministro Gianfranco Rotondi, membro dell’ufficio di Presidenza del Pdl. “Da Schifani viene un atto di amore per il Pdl, ma anche un contributo da uomo delle istituzioni a ripristinare il valore dei partiti come centro e motore della politica democratica. E’ un intervento che si colloca nella tradizione dei grandi presidenti del Senato, da Fanfani a Morlino e Mancino, uomini che mai persero la terzietà pur contribuendo attivamente alla vita del loro partito”.
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Giugno 5th, 2012 Riccardo Fucile
DEPOSITATO IL MARCHIO DA PARTE DEL TESORIERE ROCCO CRIMI. IL SIMBOLO RIPRENDERA’ IL TRICOLORE… SUPERVISIONE DI DELL’UTRI E BERTOLASO
Allenatore, certo. Di una squadra nuova di zecca che farà ancora della faccia di bronzo
una insindacabile virtù.
Silvio Berlusconi si avvia a diventare il “coach” di Italia Pulita, la nuova anima del centrodestra che alle prossime politiche prenderà le forme di un listone civico, vero catalizzatore di voti di quello che un tempo è stato il Pdl.
Per andare “oltre” ma, soprattutto, per conservare il bacino elettorale oggi in piena diaspora.
Italia Pulita è una creatura politica creata a tavolino, nè più e nè meno di come, ormai quasi vent’anni fa, fu costruita Forza Italia.
E gli somiglia pure un po’.
“Volti nuovi — ha chiesto il Cavaliere — anche sconosciuti, ma voglio facce pulite e poi persone vere, che la gente riconosca e che consideri dei punti di riferimento di valori solidi; se fossero ancora vivi, ci metterei dentro Vianello e la Mondaini”.
Ecco, dunque, quello che è accaduto.
Che venerdì scorso, durante la convention del Pdl alla Camera, Berlusconi si è reso conto drammaticamente che il suo seguito si era polverizzato insieme con il partito; troppe sedie vuote, troppe defezioni, anche importanti, di primo piano, troppe critiche alla sua “pazza idea” di farsi l’euro in casa propria.
E, come sempre accade quando Berlusconi prova forti momenti di scoramento, subito dopo ne fa seguire un altro di grande efficienza. E ideazione.
Ieri mattina di buon ora, ha quindi spedito al Viminale Rocco Crimi, lo storico tesoriere del partito, per registrare nome e simbolo della nuova creatura.
Pare che, per limare alcuni dettagli, sia stato sveglio tutta la notte di sabato, accanto al suo fedele amico di sempre, Marcello Dell’Utri.
E proprio lui, alla fine, ha tirato fuori il “coniglio dal cilindro”, lo slogan da mettere sotto il nuovo nome: “Cambiare per unire”.
Anche sul simbolo, l’inossidabile coppia Berlusconi-Dell’Utri è andata sul classico.
Il simbolo della lista ricorderà , almeno nei colori, la vecchia bandiera di Forza Italia (bianco, rosso e verde), ma la scritta di Italia Pulita dovrebbe essere in azzurro, “sfumata”, non solo per essere di richiamo al popolo “azzurro”, ma anche perchè, com’è noto, gli italiani “si sentono azzurri dentro”, sarebbe stato l’ennesimo suggello di Dell’Utri mentre sul televisore vedeva scorrere le immagini di Italia-Germania dell’82 rimandate in onda da La 7.
Il nuovo nome è stato sottoposto a un sondaggio instant di Alessandra Ghisleri.
E i risultati sono stati talmente incoraggianti da convincere il Cavaliere a mettere subito sotto chiave la trovata.
Pare che circa il 65% del campione abbia dato il proprio “entusiastico assenso” a un partito composto da campioni di “pulizia morale”.
Già , ma dove andarli a cercare? Mica facile.
Anche qui, però, il genio mediatico di Berlusconi ha dato il colpo d’ala che tutti attendevano.
E, allora, ecco più nel dettaglio che cosa conterrà Italia Pulita: sarà piena di “giovani imprenditori e anche giovanissimi ragazzi appena usciti a pieni voti dall’università , che si vogliono imbarcare nella ricostruzione morale e politica del Paese”.
Peccato che ad Irene Tinagli abbia già pensato Montezemolo, perchè la “morettina che va sempre a Ballarò” piaceva anche a B.
Lo scout di questi “volti puliti” sarà Guido Bertolaso. Per quelli più noti ci si è affidati a Gerry Scotti.
Sara Nicoli
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Giugno 5th, 2012 Riccardo Fucile
ALMENO UNA VOLTA LA SETTIMANA IL NUOVO LEADER DEL CARROCCIO A RAPPORTO DA ALFANO… COSTRETTO A TERGIVERSARE PERCHE’ BERLUSCONI NON RINUNCIA ANCORA AL SUO POTERE
Il futuro della Lega non può che essere in alleanza con il Pdl.
A dirlo sono i disastrosi risultati delle amministrative di maggio, ma anche le affinità elettive che spingono i due partiti ad incontrarsi ciclicamente in un comune sforzo per la conquista del potere romano.
Affinità che in questo periodo vengono alimentate e suggellate da incontri settimanali tra Roberto Maroni e Angelino Alfano, leader, o aspiranti tali, dei rispettivi movimenti, desiderosi di mettere in soffitta la premiata ditta Bossi e Berlusconi e ripartire con slancio verso una nuova fase del Pdl-leghismo.
Nelle scorse settimane i militanti e i quadri del Carroccio hanno ripetuto allo sfinimento la cantilena del perfetto oppositore, con battute e frecciatine dirette a tutti i partiti che sostengono il governo Monti, compreso l’ex alleato Berlusconi, colpevole di essersi appiattito sulle posizioni del nemico.
Così, per molti è stata l’occasione di ribadire quello che la base mormorava da tempo: “Basta Pdl e Berlusconi, vogliamo andare da soli”.
Altri, interrogati sulla possibilità di un accordo con il Pdl di Angelino Alfano, hanno risposto con maggior schiettezza: “Quello lì, con un accento così… non è possibile che la Lega faccia un’alleanza con lui”. Il neosegretario lombardo Matteo Salvini, interpellato sulle future alleanze ha confermato la linea: “Non ce la sentiamo di allearci al Pdl e al Pd che sostengono questo governo, semmai in futuro con le liste civiche”.
Insomma, nella Lega del tumulto interno, nella Lega delle spaccature e nella Lega degli scandali, tutti i militanti si sono detti convinti dell’impossibilità di un riavvicinamento con gli azzurri.
Eppure sono molti gli elementi che fanno pensare al contrario, a partire dalle dichiarazioni dello stesso Roberto Maroni, che ha già avuto modo di dimostrarsi aperto al dialogo con un Pdl guidato da Alfano.
Il leader della Lega , sempre più proiettato verso la segreteria federale, soprattutto dopo che i suoi uomini (Matteo Salvini e Flavio Tosi) hanno conquistato il controllo del partito in Lombardia e in Veneto, ha chiarito che il tema delle alleanze verrà affrontato in occasione del congresso federale di fine giugno, lasciando aperto qualunque scenario, salvo poi spiegare di vedere in Angelino Alfano un interlocutore privilegiato, soprattutto in un eventuale Pdl capace di accantonare definitivamente la figura di Berlusconi.
“Questo tira e molla di Berlusconi — ha detto Maroni qualche giorno fa rispondendo ai giornalisti — questo me ne vado e poi ritorno, non penso che faccia bene al Pdl e soprattutto non fa bene alla leadership di Alfano, persona che io stimo, con cui ho avuto un’ottima collaborazione e con cui io sono pronto a dialogare, però voglio capire chi comanda dentro lì”.
La sensazione è che Maroni abbia bisogno di maggiori garanzie rispetto ad un passato in cui la Lega è stata troppo piegata sulle esigenze di un alleato non sempre comodissimo: “Prima di stringere nuove alleanze — ha detto — dobbiamo pensare ai contenuti. Per noi il percorso è inverso”.
Ma sul piatto vanno messi anche i ministeri pesanti (due volte al Viminale, una volta al welfare) che Bobo ha avuto la possibilità di guidare per gentile concessione di Berlusconi, che evidentemente ha riconosciuto in lui un uomo di fiducia.
Un piatto ricco da cui Maroni ha attinto per anni la linfa della visibilità e del potere che ora dovrà spendere con un po’ di riconoscenza.
(da “la Stampa”)
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Giugno 4th, 2012 Riccardo Fucile
IL CASO CORALLO, L’ONOREVOLE DEL PDL E IL PC “RIPULITO”
Mi chiamo Cleaner, risolvo problemi.
Questa incredibile storia ha per protagonista un computer di nome «Francesco», un deputato del Pdl proveniente da An, ovvero l’on. Laboccetta Amedeo, componente della Commissione Antimafia, Francesco Corallo, un imprenditore di slot machine e videopoker, però anche ambasciatore presso la Fao dell’isola caraibica di Dominica, una banca, la Bpm, inquisita per presunto finanziamento irregolare.
Insomma, una tipica storia italiana, una delle tante, dove si dimostra che le bugie hanno il computer corto.
Ecco i fatti.
All’inizio di quest’anno la Guardia di finanza si presenta nell’abitazione di Corallo, la cui società Atlantis, che si occupa di macchine per il gioco d’azzardo legale, aveva ricevuto un controverso prestito di 148 milioni di euro dalla Bpm, per intercessione di Ponzellini.
I finanzieri sono tenuti fuori della porta con la scusa dell’immunità diplomatica dell’imprenditore.
Poi arrivano quattro avvocati.
Poi arriva l’on. Laboccetta Amedeo, diploma di istituto tecnico commerciale: tira fuori il tesserino da deputato, contrassegno dell’immunità parlamentare, dichiara che il pc è suo, se lo mette sotto braccio e saluta la compagnia.
Per farla breve: le indagini della Procura di Milano hanno documentato che il pc «Francesco» è stato sbianchettato.
Grazie al programma «Cleaner» sono state depennate le tracce in profondità «al fine di occultare la effettiva proprietà del pc in capo a Francesco Corallo».
Amara conclusione degli inquirenti: «Il proposito criminoso è andato, per la più parte, a buon fine perchè, al di là delle vicende manipolative chiaramente emerse, non è stato possibile recuperare dal pc i dati cancellati».
II pc «Francesco» ha cambiato identità ed è come se fosse diventato il pc «Amedeo», prendendo altre strade.
Questo succede quando l’immunità viene confusa con l’impunità .
Questo succede quando l’onorevole Cleaner «ripulisce» il senso delle istituzioni.
Diceva Isaac Asimov che la disumanità del computer sta nel fatto che, una volta programmato e messo in funzione, si comporta in maniera perfettamente onesta.
Appunto, al contrario degli uomini.
Aldo Grasso
(da “Il Corriere della Sera”)
argomento: Giustizia, PdL | Commenta »