Giugno 3rd, 2012 Riccardo Fucile
“SILVIO OSSERVA IL CAOS, MA QUANDO METTE LA MANO NEL CILINDRO NON TROVA PIU’ IL CONIGLIO”….”GASPARRI E LA RUSSA SONO PRESENTI OVUNQUE, ALEMANNO DOPO IL DISASTRO DI ROMA PENSA DI TORNARE A FARE POLITICA NAZIONALE, ALFANO CI PROVA A METTERE ORDINE MA E’ TROPPO TARDI”
Gli ex di Alleanza Nazionale pronti a prendersi il Pdl?
Il deputato del Pdl Giorgio Stracquadanio riflette su questa possibilità e si risponde di sì. “Non sappiamo se il Pdl esplode, si frantuma, si liquefà o se, piuttosto, si ristruttura”.
Con Silvio Berlusconi che “osserva il caos, ma quando mette la mano nel cilindro non trova più il coniglio”.
In un’intervista al Corriere della Sera il politico parla delle manovre in atto all’interno del partito e con i deputati di quello che era il partito di Gianfranco Fini, che puntano a “prendersi il Pdl”.
“Negli anni sono stati abilissimi a tenere in vita le proprie correnti: Gasparri e La Russa, con Italia protagonista, sono presenti ovunque; Matteoli ha le sue falangi; la Meloni, su Roma, ha una forza micidiale. A Roma poi c’è pure Alemanno, che invece di fare il sindaco — infatti la città è un disastro — ha pensato soprattutto a fare politica nazionale” e “partecipa alle grandi manovre”.
Gli ex An, prosegue il deputato, “possono contare su sponde importanti”, e cioè “gli ex socialisti. Se si escludono Cicchitto, che sta lì a cercar di mediare con tutti, e Frattini, che ha rilevato la fondazione De Gasperi e che se il Pdl svoltasse a destra se la filerebbe un minuto dopo, tipi come Brunetta e Sacconi hanno invece capito la forza di fuoco degli ex di An, e ammiccano”.
L’idea di una nuova Dc, sostiene Stracquadanio “sta evaporando”, perchè Fini e Rutelli sono, dal punto di vista politico, tecnicamente sepolti”, mentre “Casini boccheggia.
E chi l’ha capito si sta muovendo sul territorio, autonomamente”.
Il riferimento è “alla Gelmini, che si sta dando un gran da fare in Lombardia, dove cerca di trovare consensi e voti da portare in dote. La Carfagna pure vorrebbe fare la stessa operazione in Campania — continua — solo che lì non è facile inserirsi tra due pesciacci come Cosentino e Caldoro. Per questo non escludo che possa mettere a frutto i rapporti che ha stabilito quando era ministro e riciclarsi come una paladina dei diritti, una specie di Lady Diana in sedicesimo”.
Nell’intervista Stracquadanio parla anche di Daniela Santanchè, che “ha capito al volo il fenomeno Grillo e si muove di conseguenza. E poichè Grillo ha colpito anche Berlusconi, quello che fa la Santanchè viene seguito con estrema attenzione dallo stesso Cavaliere”.
In questo quadro “Verdini, un uomo abilissimo a organizzare, sta ben attento che altri non prendano il suo posto. Lo stesso Alfano — conclude — ha cominciato ad agitarsi, cerca di mettere su squadra, vuol ringiovanire, ma mi sembra sia troppo tardi”.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Giugno 3rd, 2012 Riccardo Fucile
AD ASCOLTARLO DURANTE IL SUO SHOW SULL’EURO MENO DELLA META’ DEI PARLAMENTARI DEL PARTITO
Per la prima volta la seconda carica dello Stato interviene nelle burrascose vicende del
suo partito.
Schifani non entra nel merito (si riserva di farlo nei prossimi giorni), ma è molto preoccupato per le prospettive del suo partito, per le spinte centrifughe che rischiano di farlo esplodere in tante liste civiche.
E’ preoccupato per le intenzioni e le parole di Berlusconi, come quella dell’altro ieri sull’euro. «Da quando sono stato eletto presidente del Senato mi sono sforzato di garantire un ruolo di terzietà ma questo non mi impedirà di manifestare una mia analisi politica sullo stato di salute del Pdl che sarà approfondita, critica ma anche costruttiva. Per questo ruolo di terzietà non ho partecipato ad alcuna riunione, convegno e congresso fatto eccezione per la direzione che ha eletto segretario Alfano verso cui esprimo stima e fiducia».
Schifani sostiene il segretario che non riesce ad essere l’interlocutore di Casini, Montenzemolo e di quant’altri stanno lavorando per riaggregare il consenso che fu del centrodestra.
E questo non a causa del segretario del Pdl.
Per la maggior parte della classe dirigente del Pdl il problema si chiama Berlusconi, che vuole svolgere il ruolo protagonista di «allenatore».
Per non parlare della «pazza idea» di tornare alla lira se la Merkel non dovesse consentire alla Bce di stampare moneta.
Era prevedibile la retromarcia del Cavaliere: era una «battuta detta “intra moenia” con ironia». Che poi «venga scambiata per una proposta, è certamente grave per chi dice di fare informazione politica. Ma è preoccupante che venga presa a pretesto per costruirci sopra teorie stravaganti su presunte mie prossime mosse o per inventare una nuova linea politica mia o del Pdl».
Insomma, è sempre colpa dei giornalisti e di quei politici che gli attribuiscono cattive intenzioni.
Peccato che di questi politici è pieno il Pdl, non escluso lo stesso Alfano e quei pezzi maggioritario dello stato maggiore che non intendono seguirlo sulla strada del «grillismo di destra».
Così come considerano incompatibile il gioco di sponda di Daniela Santanchè che ha fatto un appello a non pagare l’Imu.
Una linea tra grillismo e leghismo che fa a pugni con la necessità di sostenere il governo e predisporsi all’incontro con coloro che vogliono creare uno schieramento alternativo alla sinistra.
Le uscite di Berlusconi sull’euro hanno irritato il Quirinale, Monti e Schifani, e ieri sono stati tantissimi i dirigenti che hanno chiesto al Cavaliere di fare marcia indietro, perchè non è possibile che un ex premier dica quelle cose.
E’ intervenuto il capogruppo Cicchitto per spiegare che «il problema di oggi non è tanto quello che un singolo Paese abbandoni l’euro, ma che vada in crisi il sistema in quanto tale».
Monti dovrebbe ingaggiare «un’aperta battaglia in sede Ue: questo è forse l’unico punto su cui sono d’accordo sia il Pdl sia il Pd».
Cicchitto rimette la questione su un altro binario rispetto alle «provocazioni» di Berlusconi.
E Osvaldo Napoli bacchetta la Santanchè che con il suo invito a non pagare l’Imu sembra fare la grancassa alla posizione grilloleghista. «Il Pdl è un grande partito, candidato a governare l’Italia e non impegnato ad aizzare le piazze. Il Pdl vive e si riconosce nella linea del suo segretario Angelino Alfano».
E non in quella movimentista di chi viene mandata avanti da Berlusconi: questo è il sospetto di molti dirigenti del Pdl che si preparano a mettere in chiaro una serie di cose.
Tra le quali il fatto che il Cavaliere non può essere un allenatore.
Ma chi glielo dice che al massimo può fare il panchinaro?
Si aspetta di sentire Schifani che teme le spinte centrifughe visibili alla riunione dei parlamentari.
Su 365 invitati, ne erano presenti solo 168.
Certo era venerdì e il fuggi fuggi era già scattato da due giorni, ma molti erano e sono alla fermata in attesa che passi l’autobus di Montezemolo o di altri.
O sono sicuri di non essere ricandidati o eletti.
E poi sapevano che probabilmente l’assemblea era stata convocata come legittimo impedimento della presenza del capo al processo Ruby
Amedeo La Mattina
(da “La Stampa”)
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Maggio 30th, 2012 Riccardo Fucile
LE CARTE DI PONZELLINI: TRAMITE SUO PASSAVANO FINANZIAMENTI AGLI AMICI CON CANALI PRIVILGIATI…LA VISIBILIA DELLA SANTANCHE’ “NON SEMBRA FINANZIABILE, MA CANNALIRE FA PRESSIONI PER CONCEDERE IL CREDITO”
A lui la mano libera per finanziare gli amici. Ai sindacati “nomine, assunzioni benefits e politiche salariali privilegiate”. 
È questo il patto scellerato tra le sigle sindacali della Popolare di Milano e l’ex presidente Massimo Ponzellini che ha permesso di creare all’interno della banca una struttura parallela per gestire il credito.
Ponzellini spingeva e aggiustava “le pratiche del presidente” in genere dubbie e piene di problematiche secondo il suo tornaconto personale, mentre i sindacati raggruppati nell’associazione “Amici della Popolare di Milano” godevano di alcune garanzie per stipendi e carriere.
“L’anello di congiunzione di queste due politiche – scrive il giudice per le indagini preliminari Cristina di Censo nell’ordinanza d’arresto – è rappresentato dal direttore generale Enzo Chiesa, la cui figura è espressione dei soci dipendenti”.
A muovere le leve del credito sono Ponzellini e il suo braccio destro Antonio Cannalire, legato alla banca da un contratto di consulenza, “con la collaborazione di Enzo Chiesa e di volta in volta, con la condivisione o la tolleranza degli altri dirigenti”.
La validità dello schema è confermata dal fatto che sarebbe dovuto sopravvivere anche all’uscita di scena di Ponzellini con l’avvento del nuovo presidente, Andrea Bonomi.
È lo stesso Cannalire in una telefonata con Paolo Berlusconi, fratello dell’ex premier e tra i “privilegiati” del credito facile della Bpm, a rassicurarlo. “A lui (Berlusconi ndr) Cannalire promette di presentare Bonomi, spiegando che rappresenterà la continuità con Massimo. Se Bankitalia non fa ulteriore pazzie Bonomi dovrebbe continuare la continuità di Chiesa”.
Dello stesso tenore, tra ricatti e sottintesi sono le telefonate tra Cannalire e i sindacalisti Sergio Girgenti (Fibacisl), Daniele Ginese (Fabi) e Gallo (Cisl).
Libero e al di sopra della lotta di potere tra le sigle sindacali della banca, Ponzellini ha potuto gestire con tranquillità le sue pratiche.
La più importante era relativa ai giochi d’azzardo, con la società Atlantis/BPlus, beneficiaria di un finanziamento da 150 milioni di euro.
La banca avrebbe prestato soldi alla Atlantis pur sapendo che, risalendo la catena di controllo, la società faceva capo attraverso una società offshore delle Antille Olandesi a Francesco Corallo, figlio di Gaetano, condannato per reati di criminalità organizzata, e legato al clan di Nitto SantaPaola.
I ricavi della Atlantis, attiva nei giochi d’azzardo e vincitrice di una gara d’appalto con l’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato (Aams), sarebbero inoltre finiti al di fuori dei confini nazionali.
Nel settore giochi opera direttamente anche Cannalire, come socio nella Jackpot Game di Marco Dell’Utri, figlio del senatore Marcello, e di altre società tutte con rapporti di credito con la Bpm “caratterizzati da vistose irregolarità “.
A una di queste, la M2Holding, la Atlantis/BPlus avrebbe versato due bonifici da 500mila euro. Secondo la ricostruzione dei pm Mauro Clerici e Roberto Pellicano, anche Ponzellini avrebbe ottenuto dei corrispettivi da Corallo, attraverso una società , la Pegasus Bridge.
Gli inquirenti hanno scoperto una rimessa da 900mila euro e un contratto con la Atlantis sequestrato allo stesso Ponzellini in cui si parla di pagamenti per altri 3,5 milioni di sterline inglesi in tre anni (a 100mila al mese).
Al mondo del gioco appartengono anche altre società vicine al duo Cannalire – Ponzellini, la Sisal e la Almaviva dell’Imprenditore Alberto Tripi.
Tutte erano interessate oltre ai finanziamenti di Bpm anche all’attività di un amico di Cannalire e Ponzellini, l’onorevole Marco Milanese, il parlamentare del Pdl ex braccio destro di Giulio Tremonti.
A Milanese, da tempo ritenuto il referente delle società attive nel settore giochi, sarebbe toccato il compito di far recepire nel cosiddetto decreto Abruzzo del 2009, la normativa relativa alle slot machine di ultima generazione, sulle quali le società erano pronte a investire.
Del resto, Tremonti era in cerca di nuove entrate fiscali per far fronte all’emergenza sismica. E il gioco d’azzardo era una buona fonte.
La Sisal avrebbe promesso versamenti per 860 mila euro e Almaviva altri 240mila euro.
Il giro di amici di Ponzellini, tuttavia è più ampio e abbraccia un ampio fronte politico e imprenditoriale (da Gavio a Ligresti, alle Generali).
Cannalire chiama la segretaria dell’allora ministro Paolo Romani dicendo: “Mi dice il mio capo, Ponzellini, finchè c’abbiamo una banca si può invitare stasera Paolo a cena”.
In particolare Romani si sarebbe interessato a un finanziamento per Ilaria Sbressa e il suo canale televisivo. Anche Paolo Berlusconi si sarebbe rivolto a Cannalire.
La richiesta, però, aveva creato delle perplessità nel capo divisione crediti, il quale, ricorda il gip nell’ordinanza, faceva presente che il cliente “chiede una cosa che fatta così sta un po’ sull’impossibile, nel senso che chiede l’anticipo su utili che ci saranno forse in società “.
Ma gli affidamenti arrivano.
L’ex ministro Ignazio La Russa avrebbe contattato Ponzellini per spingere una pratica: “quel giorno – scrive ancora il gip – tale Giordano della Quintogest chiamava direttamente Cannalire riferendo di avere spiegato a La Russa che la sua pratica non era di facile trattazione e che questi aveva replicato “allora chiamo io Massimo, vedrai che è facile””.
Pure Daniela Santanchè (Pdl) è in confidenza con Cannalire: chiede soldi per Visibilia, una società “non finanziabile”.
Spunta anche un prestito a Giovanni Acampora, avvocato condannato dalla corte d’appello di Milano per corruzione nella vicenda Imi-Sir.
Per lui intercedono il senatore Alfredo Messina e l’onorevole Aldo Brancher.
Walter Galbiati e Emilio Randacio
(da “La Repubblica”)
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Maggio 29th, 2012 Riccardo Fucile
“UN SISTEMA PARALLELO”… I LEGAMI CON PAOLO BERLUSCONI E IL MONDO LEGATO AL PDL MILANESE
In seno alla Banca Popolare di Milano per oltre due anni avrebbe operato, sotto la guida
dell’allora presidente Massimo Ponzellini, una «struttura parallela» a disposizione del mondo politico.
Sarebbero stati così concessi finanziamenti a «soggetti» privi dei «requisiti essenziali», ma «adeguatamente sponsorizzati».
Una «associazione a delinquere» che, col contributo del deputato Pdl Marco Milanese, già coinvolto in diverse inchieste, avrebbe anche sfruttato la necessità dello Stato di trovare risorse per la ricostruzione dopo il terremoto in Abruzzo per far passare una legge favorevole al business delle slot machine.
C’è un inquietante quadro di intrecci politico-affaristici nelle carte dell’inchiesta – condotta dal nucleo di polizia tributaria della Gdf milanese e coordinata dai pm Roberto Pellicano e Mauro Clerici – che ha portato agli arresti domiciliari il banchiere Ponzellini, oggi a capo di Impregilo – anche accusato di corruzione per presunte tangenti a lui versate o promesse per circa 5,7 milioni di euro – e uno suo collaboratore, Antonio Cannalire.
E ad un’ordinanza di custodia in carcere per Francesco Corallo, titolare della società Atlantis/B-plus, attiva nel settore dei giochi d’azzardo.
Nel provvedimento firmato dal gip di Milano Cristina Di Censo compaiono una serie di nomi di politici, dagli ex ministri Paolo Romani, Aldo Brancher e Ignazio La Russa ai parlamentari Daniela Santanchè e Alfredo Messina.
Figura chiave dell’inchiesta è Cannalire (che da novembre non ha più alcun rapporto con la banca), «soggetto privo di una chiara professionalità » e definito «alter ego» o «longa manus» di Ponzellini: è il “factotum” che gestisce la «clientala qualficata», ossia «personalità politiche (spesso ministri o parlamentari) e imprenditori, “raccomandati” da questi ultimi».
Per loro c’era «un canale privilegiato» in Bpm, una «concessione arbitraria del credito» che ovviamente, segnala il gip, la gente comune percepisce «come odiosa».
Così nelle carte spuntano vari capitoli.
C’è l’ex ministro Romani che avrebbe sollecitato Cannalire per fare ottenere un «finanziamento di 500 mila euro» a Ilaria Sbressa che gestisce un canale televisivo.
Il 20 gennaio 2011 Cannalire scrive un sms a Romani: «Mi chiede Ponzellini se possiamo invitarti a cena stasera dove ti fa comodo, almeno finchè abbiamo una banca».
Di lì a qualche mese, infatti, per la «coppia Ponzellini-Cannalire» ci sarà «l’uscita» dall’istituto di credito.
«Non c’è nulla di riprovevole nel mio rapporto con Ponzellini e con Cannalire, che conosco e non rinnego», ha dichiarato Romani.
Poi, scrive il gip, «a chiedere un interessamento personale a Ponzellini» per la società Quintogest sarebbe stato «l’ex ministro Ignazio La Russa», il quale replica: «Non vedo quale disvalore avrebbe questo comportamento».
E ancora: «una richiesta di finanziamento di Paolo Berlusconi», le intercessioni del «sen. Alfredo Messina» e di «Aldo Brancher» per «una pratica» e un’altra richiesta di credito «veicolata dall’on. Daniela Santanchè».
Poi i «legami personali» tra Ponzellini, indagato a Milano anche per la vicenda del convertendo Bpm e a Monza nell’inchiesta sul cosiddetto “Sistema Sesto”, e «il gruppo Ligresti», a cui sarebbe arrivata una «erogazione» malgrado «le riserve manifestate dal servizio Crediti» della banca.
Poi il ruolo di Marco Milanese – ex braccio destro di Giulio Tremonti – indagato per associazione a delinquere, assieme anche all’ex dg di Bpm Enzo Chiesa.
Il parlamentare, corrotto, secondo l’accusa, con una serie di «utilità » ancora da accertare, sarebbe riuscito a fare approvare nel 2009, anche a seguito dell’emergenza Abruzzo, la legge che ha introdotto le nuove slot machine digitali (video lotteries), a cui era interessato Corallo (è irreperibile all’estero) con la sua Atlantis.
Milanese avrebbe anche avuto in mano, secondo gli inquirenti, Raffaele Ferrara, direttore dell’Amministrazione autonoma Monopoli di Stato, ente competente sulla disciplina dei giochi d’azzardo, che aveva con lui, stando a un testimone, un «rapporto di sudditanza».
Atlantis avrebbe poi ottenuto un finanziamento sospetto da circa 150 milioni di euro dagli allora vertici di Bpm proprio per comprare le nuove slot machine, in cambio di una mazzetta da oltre 1 milione di euro a Ponzellini e la promessa di 3,5 milioni di sterline.
Credito sospetto che ha fatto scattare l’inchiesta, nella quale una parte l’ha giocata anche il deputato Pdl Amedeo Laboccetta, accusato di favoreggiamento (atti trasmessi a Roma) per aver trattenuto un pc nel corso delle perquisizioni dei mesi scorsi. Pc poi restituito.
Una ispezione della Gdf, scrive il gip, ha dato però risultati «sorprendenti»: il computer “risulta manipolato con cancellazione dei pregressi dati”.
Le carte, infine, danno conto di altre pratiche che avrebbe seguito direttamente Ponzellini: «la storia della Brambilla”, «Sinergetica (Ermolli)», «Fincos (da Calderoli)», «Paolo Berlusconi True Star».
Tutte da approfondire.
Intanto, Bpm fa sapere che «allo stato e secondo le informazioni disponibili, si ritiene che detta vicenda non abbia ripercussioni economiche sulla banca».
Dopo gli arresti, il titolo ha chiuso comunque con un calo del 3,84%, mentre il consiglio di gestione dell’istituto ha deciso di non pagare interessi su titoli subordinati in scadenza il 25 giugno e il 2 luglio prossimi, collocati a suo tempo presso investitori istituzionali.
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Maggio 29th, 2012 Riccardo Fucile
ALL’EDITORIALE DEL DIRETTORE DE “IL GIORNALE” REPLICA MEZZO PDL: “UNA TESI CHE FA RIDERE I POLLI”
Nel partito berlusconiano dell’amore è il momento della vendetta travestita da surrealtà , se non sublime metafisica della Casta.
Ieri il direttore del “Giornale” Alessandro Sallusti ha fatto a pezzi Fabrizio Cicchitto, già socialista e piduista, colpevole di andare a braccetto con Marco Travaglio e il “Fatto”.
In realtà , a Sallusti sono saltati i nervi la settimana scorsa quando ha letto uno sfogo telefonico rubato a Cicchitto sull’agonia del Pdl: “Non ci faremo sciogliere da Sallusti e dalla sua Ninfa Egeria” alias Daniela Santanchè, pasionaria del movimentismo di centrodestra.
Così il direttore del “Giornale” ha deciso di rispondere con un editoriale sulle “trappole della sinistra”.
Forse gli sarà andato stretto il paragone con Numa Pompilio, il re di Roma cui la Ninfa Egeria dettava le riforme.
Vuoi vedere che la nuova Ninfa detta gli articoli a Pompilio Sallusti? Del resto i due formano un’affiatata coppia che con affetto Vittorio Feltri appellò come i nuovi Rosa e Olindo.
L’attacco di Sallusti a Cicchitto prende le mosse dal “complesso di inferiorità culturale” del centrodestra nei confronti dei quotidiani di sinistra, “per cui se non esisti su quei giornali non esisti in assoluto”.
Ed ecco il colpo di genio pescato dal repertorio della cieca e furiosa vendetta: “Quel genio di Cicchitto va a braccetto con quelli de Il Fatto, che nella migliore delle ipotesi lo considerano un piduista e che alla prima occasione gli faranno un servizietto barba e capelli”.
Poi il capo d’accusa: “I nostri eroi (tra cui Cicchitto, ndr) tremano per i deliri di Scalfari, si bevono per vere le analisi dei tromboni sul Corriere, ma quotidianamente insultano i pochi giornali con loro (fin troppo) comprensivi per i i quali vanno a piangere tutti i giorni da papà perchè licenzi questo direttore o faccia cacciare quel giornalista”.
Finale: Noi “raccontiamo la verità , checchè ne pensino Cicchitto e il suo amico Travaglio”.
La risposta del capogruppo del Pdl alla Camera è stata all’insegna della fantasia al potere, un classico del lessico di Cicchitto: “Caro Sallusti, la fantasia è una dote dei romanzieri, non dei giornalisti, che comunque, anche nella polemica, dovrebbero fare i conti con la realtà . Infatti solo uno sforzo sbrigliato di fantasia può portare a dire che vado ‘a braccetto’ con quelli del Fatto e che Travaglio è un mio ‘amico’”.
Cicchitto fa chiarezza sulla fantasia di Sallusti e arriva al nodo della questione, compresa la minaccia di fargli barba e capelli da parte nostra: “Già da tempo tutto ciò è in atto nei miei confronti da parte di quel quotidiano che recentemente è arrivato anche a riportare in modo forzato e parziale brani di una mia telefonata privata. La cosa ovviamente non mi sorprende. Quello che è sorprendente è invece ciò che su questo terreno sostiene il Giornale che, avendo deciso di attaccarmi, casomai potrebbe scegliere altri argomenti: ad esempio che sono da rottamare come tutti i professionisti della vecchia politica, che mi permetto di mantenere una autonomia di giudizio nei confronti di tutti, anche nei confronti dello stesso Giornale; ma affermare che vado d’accordo con quelli del Fatto fa solo ridere i polli”.
Siamo d’accordo. Polli ma anche galli e galline.
In difesa di Cicchitto sono accorsi vari esponenti del Pdl che si sono detti sgomenti o sbigottiti o sorpresi della vendetta di Pompilio Sallusti.
Da Giro a Osvaldo Napoli passando per l’ex ministro Raffaele Fitto.
Tutti contro Sallusti.
A conferma che nel Pdl è in corso una guerra tra quelli che vorrebbero ancora Berlusconi sul ponte di comando (da king-maker ma anche da candidato premier) e chi invece pensa che lo scalpo del Cavaliere sia la garanzia migliore per attirare i famigerati moderati insieme con Casini e Montezemolo.
Tra i primi ci sono Sallusti e la Santanchè.
Per i secondi vale il caso di Cicchitto, che un mese fa a Orvieto parlò di carisma appannato del Capo.
A proposito, nella telefonata rubata al capogruppo, le liste civiche nazionali che la Santanchè vorrebbe fare sono definite come “le liste della Repubblica di Salò e delle mignotte”.
Testuale.
Lo garantiamo a Sallusti.
Fabrizio d’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Maggio 25th, 2012 Riccardo Fucile
LO SLOGAN E’ “FORMATTIAMO IL PDL”… IL ROTTAMATORE E’ ALESSANDRO CATTANEO, 32 ANNI, SINDACO DI PAVIA: “I NOSTRI PILASTRI SONO MERITO E VIRTUOSITA'”
La colonna sonora è Rino Gaetano, «Nun te reggae più». La parola d’ordine è «meritocrazia». La comunicazione si fa sul web.
L’età media è fra i 30 e i 35 anni, «ma non conta solo quella perchè anche la Minetti è giovane». Il colpo di scena è che non sono grillini. Sono i giovani di #formattiamoilPdl, il raggruppamento di moltissimi sindaci, amministratori, iscritti e simpatizzanti che invocano l’azzeramento del partito e sabato si presenteranno in un grande evento organizzato a Pavia: non il solito convegno, sia chiaro.
Angelino Alfano si collegherà via Skype, alcuni parlamentari verranno sottoposti ad un fuoco di fila di domande «senza mediazioni e senza giri di parole», gli amministratori della nuova generazione faranno proposte «nella speranza che i vertici del Pdl prendano appunti».
«Formattiamo», che è diverso da «rottamiamo», sottolinea Andrea Di Sorte, assessore a Bolsena: «Funziona come con il computer. Quando c’è un virus, devi formattare l’hard disk, si azzera tutto e si riparte da capo».
La cura di cui avrebbe bisogno il partito, perchè «non ci ritroviamo nel linguaggio dei nostri big, abituati a parlarsi fra loro e non alla gente, ad andare alle solite trasmissioni tivù mentre il mondo si muove con i social network e sul web, a valorizzare quelli che ci hanno portato alla situazione attuale, di caduta libera», accusa Mariachiara Fornasari, consigliere comunale trentenne a Brescia.
Leader di questo movimento, nato dalle riflessioni sul web di un po’ di amici stanchi delle solite facce e delle solite parole («Nun te regghe più», appunto) è Alessandro Cattaneo, trentaduenne sindaco di Pavia: «Abbiamo cominciato a confrontarci fra noi in tempi non sospetti, ma sospettando che saremmo finiti a questo punto. Al Pdl serve una evoluzione basata sul merito e la virtuosità e vogliamo discutere anche di legalità ed Europa».
L’attacco ai vertici non è generalizzato: «Alfano ha 40 anni, è giovane ed è il suo momento. Noi siamo con lui e ci aspettiamo che metta fine alle liturgie che sono dannose per il nostro partito».
Parlano senza censurare pensieri e parole: «Il timore reverenziale che regnava nel Pdl fino a poco tempo fa, ora non c’è più», ammette Giorgio Silli, trentaquattrenne assessore a Prato, «anche perchè siamo tanti, veniamo da tutta Italia, amministriamo le nostre città dove ci siamo conquistati voti e consensi e mettiamo ogni giorno la nostra faccia di fronte ai cittadini».
Quindi, Di Sorte non si sottrae neppure alla domanda su Berlusconi: «Ha 75 anni, ha costruito un partito su valori a cui ancora crediamo, ha dato tantissimo ma credo che lui stesso voglia ora tirare la volata a una nuova classe dirigente».
E se si dovesse candidare a guidare anche il nuovo costituendo partito? «Non lo prendo neppure in considerazione. Credo che voglia fare il padre nobile che sostiene questa ondata di rinnovamento».
Che l’ex premier stia guardando con attenzione ai più giovani è fuori dubbio.
Che abbia, almeno informalmente, benedetto l’evento di sabato, pure (e qualcuno pensa che potrebbe presentarsi a sorpresa a Pavia per salutare i suoi giovani amministratori e iscritti). «Dobbiamo ascoltare i giovani», ripete da settimane l’ex premier.
Che non a caso, dieci giorni fa aveva invitato ad Arcore i giovani della lista Cambiamonza: all’esordio in politica questo gruppo di trentenni era riuscito al primo turno a conquistare più del 5 per cento dei consensi per il candidato sindaco Paolo Piffer.
Nelle oltre sei ore di chiacchiere, Berlusconi aveva cercato di capire il segreto di questo successo: si era informato ad esempio su quanto è costata la campagna elettorale (circa 10 mila euro di cui 6 mila euro racimolati da lotterie in città ) e su quali erano le idee.
Berlusconi aveva preso appunti, ad esempio, sul consigliere a rotazione («Stai soltanto un anno e poi ti alterni con gli altri primi cinque più votati in modo che tutti si fanno le ossa e nessuno mette le radici», riassume Giuseppe Natale, anima di Cambiamonza), sulla raccolta di rifiuti da una discarica di un quartiere della città (12 tonnellate di rifiuti in una discarica abusiva, con dieci carriole, dieci badili e tanti giovani di buona volontà ), sulla più grande biciclettata mai organizzata nella città di Teodolinda.
«Dobbiamo cambiare linguaggio, cambiare proposte», è la lezione che Berlusconi ripete ai suoi. E magari anche facce: formattare, insomma.
Elisabetta Soglio
(da “Il Corriere della Sera”)
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Maggio 25th, 2012 Riccardo Fucile
GIOACCHINO BARRACO POTREBBE ENTRARE A PALAZZO DEI NORMANNI DOPO CHE GIULIA AMATO, PASSATA ALL’UDC, E’ STATA ELETTA SINDACO DI MARSALA
Lo votarono in sessantacinque, non oltre la soglia familiare e degli amici più intimi, ora rischia di diventare deputato all’assemblea
regionale siciliana nelle fila del Pdl, dopo che Giulia Adamo, nel frattempo passata nel partito di Casini, è stata eletta sindaco di Marsala, apripista in Sicilia dell’alleanza Pd-Udc.
Ragioniere di mestiere, e miracolato di fatto, Gioacchino Salvatore Barraco, già consigliere comunale dal 2001 al 2006, ”rischia” perchè la Adamo, cui la legge sulla incompatibilità delle cariche impone di scegliere, non ha ancora deciso: ”Ho sei mesi di tempo — dice il neo sindaco — e rifletterò insieme al mio partito. Del resto ad ottobre si va a votare”.
Quella di Barraco è una storia di favori e trasformismi; il ragioniere si candidò, disse, per “fare un favore a Giulia Adamo”, che tra mille difficoltà stava mettendo in piedi la lista Pdl a Trapani per le regionali del 2008: a metterle i bastoni tra le ruote, racconta un blog trapanese, l’altro big del Pdl locale, l’ex sottosegretario Tonino D’Alì, che il giorno di presentazione delle lista non consegnò alcun nome nel tentativo di far saltare la lista, sabotando l’elezione della Adamo.
Lei si aggrappò al telefono riuscendo a convincere a candidarsi, oltre Barraco, anche Filippo Rapallo, che ottenne 77 voti.
Con cinque candidati e oltre 24 mila voti, il Pdl portò all’Ars tre deputati, tutti protagonisti di un veloce cambio di casacca: la Adamo finì con Casini, Livio Marrocco e Tony Scilla approdarono al Fli.
Così, visto che nel frattempo Rapallo è passato a miglior vita, Gioacchino Barraco, dall’ultimo posto di quella lista, oggi immagina la sua prossima busta paga a palazzo dei Normanni: quasi quindicimila euro, tra stipendio e benefit, più alta di quella messa in tasca ogni mese da Barack Obama.
I conti sono presto fatti: all’indennità parlamentare di 5.250 euro netti (che non comprende il contributo per il “supporto all’attività parlamentare”, altri 4.178 euro mensili netti) va sommata la diaria, uguale per tutti i deputati, che ammonta 4.003 euro.
A Barraco toccheranno, inoltre, 4.150 euro all’anno per “spese telefoniche” (la rata è accreditata mensilmente), ed è previsto anche un rimborso annuale per la benzina, ovvero “l’indennità trasporto su gomma”, pari a 6.646 euro per chi risiede a Palermo, 13.293 per chi risiede entro 100 chilometri, e 15.979 (ed è il caso di Barraco, visto che Marsala dista 120 km da Palermo) per tutti gli altri.
Telefono e benzina rimborsati a forfait, e cioè anche se non si fanno telefonate e non ci si muove da casa.
E il rimborso benzina non esclude, naturalmente, che il deputato possa viaggiare in treno, nave o aereo: al fortunato parlamentare spettano 10.095 euro annui liquidati in tre rate, anche in questo caso in maniera del tutto automatica.
Amico da molti anni del nuovo sindaco marsalese, e oggi nel cda della cantina sociale Uvam, Barraco aveva aderito all’invito di Giulia Adamo di partecipare alle elezioni per farle una cortesia. “È una persona in gamba, mi ha fatto il favore di candidarsi quando all’ultimo minuto si cercò di fare decadere la nostra lista” ha raccontato la Adamo.
Che oggi deve decidere se ricambiare il favore, facendosi subito da parte all’Ars.
Giuseppe Lo Bianco
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Maggio 24th, 2012 Riccardo Fucile
CICCHITTO FUORI DI SE’: “NON CI FACCIAMO SCIOGLIERE DAI GIORNALI”… L’EX PREMIER DIVISO TRA “GRILLINI” E MODERATI
Il Berlusconi che parla con la nomenklatura del Pdl smentisce il Berlusconi che consulta l’antimontiana Daniela Santanchè, pasionaria delle liste civiche e similgrilline a destra.
L’apocalisse elettorale che ha sconquassato il fu Pdl consegna un teatrino tragicomico e lunare. Merito del solito Cavaliere Zelig, che dice sì a tutti i suoi interlocutori.
Nei giorni pari fa il grillino, in quelli dispari sogna la confederazione dei moderati e dà udienza a Beppe Pisanu. Un vortice caotico.
E così ieri è ritornato ecumenico e un po’ democristiano davanti al sinedrio del partito, convocato ovviamente a casa sua, cioè a Palazzo Grazioli.
Due ore lunghissime che assomigliano quasi a un processo al Capo, imputato di aver fatto trapelare voci di azzeramento o spacchettamento del fu Pdl.
La sintesi della riunione è in una sequenza di due telefonate che Fabrizio Cicchitto inizia a fare alle cinque e mezza del pomeriggio nel cortile di Montecitorio, seduto su una panchina.
Il capogruppo del Pdl alla Camera ha tre giornali piegati sulle ginocchia (Il Fatto, L’Unità e La Repubblica).
Al primo interlocutore, al cellulare, confida: “Noi non ci facciamo sciogliere da Sallusti e dalla sua Ninfa Egeria. Al vertice abbiamo parlato con estrema durezza. Glielo abbiamo detto: il Pdl è Alfano, questo partito perderà pure ma almeno c’è. Noi dobbiamo lavorare per una confederazione dei moderati, anche perchè Casini non ha preso un cazzo dalle urne. Alfano si sta giocando la pelle”.
Cicchitto si agita quando nomina il direttore del Giornale e Daniela Santanchè, definita come la Ninfa Egeria che fece innamorare il secondo re di Roma, Numa Pompilio.
Magari ne nasce un nuovo soprannome per Sallusti: Pompilio Sallusti.
Il capogruppo integra: “Noi non ci facciamo sciogliere dai giornali”.
Il riferimento è anche a Libero di Maurizio Belpietro che ieri ha titolato così una lettera aperta ai vertici del Pdl: “Dimettetevi tutti”.
Nel corso del sinedrio del Pdl, il desaparecido Sandro Bondi ha preso malissimo l’invito e ha presentato delle dimissioni polemiche e amare.
Toccati nel profondo, sia Berlusconi sia Alfano le hanno respinte. Per Bondi dimettersi non è mai facile: anche quando se ne andò dal ministero della Cultura gli toccò aspettare controvoglia un po’ di mesi.
Seconda telefonata di Cicchitto, stavolta sulla reazione di B. nella riunione.
Dall’altro lato, l’interlocutore è Augusto Minzolini, ex direttore del Tg1: “Lui ovviamente ha negato tutta la storia delle liste civiche. Forse ha capito che con la sua lista della Repubblica di Salò e delle mignotte non va oltre il 9 per cento”.
Il sarcasmo del capogruppo del Pdl, giudicato da Berlusconi il peggiore in tv del Pdl, è feroce e paragona le manovre dell’ultimo Cavaliere a quelle del Duce repubblichino.
Con tanto di Sodoma e Gomorra, citazione pasoliniana. Fine dello show al cellulare, al culmine di un’altra giornata di tormenti per il fu Pdl.
Dopo il vertice, B. vola Bruxelles per un appuntamento del Ppe ed è categorico: “Escludo una mia ricandidatura a premier”.
Ossia l’esatto contrario di quanto hanno ascoltato lunedì sera ad Arcore alcuni commensali riuniti a cena.
Qual è la verità ? Alfano stesso parla di “pozzi avvelenati” dall’interno del Pdl, accusando la Santanchè.
Ormai la guerra nel partito dell’amore è senza quartiere e la nomenklatura freme per il parricidio: relegare B. a padre nobile e offrire il suo scalpo a Casini e Montezemolo.
Il Cavaliere si presta a recitare questa parte, apre a Montezemolo ma un riflesso grillino gli scappa.
Gli chiedono: “Ha fatto i complimenti a Grillo?”. Risposta: “No, non ci ho pensato, però magari glieli faccio i complimenti. Anche Grillo è figlio di questo momento, dell’antipolitica e quindi è una bolla che deve dare un segnale a tutti coloro che fanno invece politica e che sono in campo con gli attuali partiti”.
È l’immagine di un anziano leader al crepuscolo che non sa che cosa fare.
Copiare l’antipolitica di Grillo o inseguire il riformismo di Montezemolo? Parlare con Dini e Pisanu o ascoltare i grillini?
L’ultimo consigliere di B. lo ha svelato ieri il Giornale.
È un trentenne che si è candidato a sindaco di Monza e ha preso il 5 per cento. Si chiama Paolo Piffer. I due si sono incontrati domenica ad Arcore.
Piffer ha detto a B.: “Lei non capisce nulla di politica”. Ieri ha aggiunto: “Lui è rimasto affascinato dal modo di gestire la situazione, ed è stata una tentazione troppo forte quella di poterlo criticare. Appena ho visto che c’era la possibilità , l’ho fatto. Gli ho detto che gente come Lupi, la Minetti, Capezzone non vanno bene”.
Poi lunedì B. ha incontrato la Santanchè e l’ha incoraggiata nel suo progetto civico dell’anti-politica, che potrebbe sfociare anche in una rete di liste a tema.
Tipo quella animalista della Brambilla (ieri Martino ha detto: “Preferisco gli animali all’animalismo”).
Infine, il Cavaliere è arrivato a Roma e ha smentito se stesso, rassicurando Alfano.
Deve essere stato decisivo l’intervento di Fedele Confalonieri, supremo guardiano di Mediaset e del conflitto d’interessi, che ha partecipato al sinedrio del Pdl.
A Confalonieri il movimentismo di B. non piace, non foss’altro che ribalterebbe il tavolo di una tranquilla fuoriuscita dal berlusconismo con ampie garanzie sulla roba e sui processi.
Oggi è giovedì e B. potrebbe tornare a fare il grillino.
Chissà . Dipende dai consigli che gli danno.
E a Roma, a contare molto, è la fedelissima Mariarosaria Rossi, punto di riferimento a Palazzo Grazioli.
Magari ripensa a Forza Gnocca.
Fabrizio d’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Maggio 23rd, 2012 Riccardo Fucile
PDL NEL CAOS: RESPINTE LE DIMISSIONI DI BONDI, ALFANO NON INTENDE AZZERARE I VERTICI… SILVIO ATTACCA LA STAMPA: “IL NUOVO PREDELLINO? NO UN ALTRO SGAMBETTO”
Quasi due ore di vertice a Palazzo Grazioli tra Silvio Berlusconi e lo stato maggiore del partito.
A via del Plebiscito arrivano, oltre al segretario Angelino Alfano, i coordinatori e i capigruppo del Pdl. Sul tavolo la crisi del Pdl . Accentuata dai disastrosi risultati elettorali .
Oltre alle prossime mosse per il futuro del partito il Cavaliere ha trovato sul tavolo anche le dimissioni di Sandro Bondi. “Io e Alfano le respingiamo”, ha detto il Cavaliere lasciando la riunione per volare a Bruxelles, dove è atteso al vertice del Partito popolare europeo.
Irato Alfano. “E’ in atto un tentativo chiaro di avvelenare i pozzi – dice il segretario del Pdl che nega l’ipotesi di un azzeramento dei vertici del partito – Non ci saranno smottamenti del gruppo dirigente”.
Papabile, però, l’amarezza di Bondi: “Mi dimetto non perchè reputi di avere delle colpe particolari, anzi sono persuaso di avere svolto il mio impegno con assoluta trasparenza, ma soprattutto per sottrarmi ad attacchi e denigrazioni personali che fanno parte della peggiore politica”.
Sulle annunciate novità (nuovo nome? nuovo partito?) l’ex premier resta abbottonato e se la cava con una battuta: “Un altro predellino? No, un altro sgambetto…”.
Poi, da Bruxelles, il Cavaliere torna a parlare: “Montezemolo l’ho visto una sola volta ma non può stare che con i moderati”. Arriva a questo punto l’attacco a Repubblica: “Non c’è assolutamente nulla all’interno del partito che corrisponda alla situazione dipinta da ‘Repubblica’, che sappiamo essere un giornale ostile al partito”.
Resterà in campo?, chiedono i giornalisti: “Questo me lo domando anche io”.
E il Pdl? “Stiamo ragionando su cosa fare, il risultato elettorale non mi ha sorpreso” continua, indicando nella scelta “degli alleati” di andare da soli “l’errore fondamentale” che ha portato al deludente esito.
Solo una battuta su Grillo: “E’ figlio dell’antipolitica. E’ una bolla che dà un segnale a chi fa politica”.
Battute del Cavaliere a parte la tensione nel Pdl resta alta.
Basta leggere le parole dell’ex ministro Claudio Scajola: “E’ andata malissimo, è tempo di cambiare”.
Per Scajola il risultato del Pdl alle elezioni amministrative “deve portare a una accelerazione dei moderati. Non possiamo aspettare”.
Per questo l’ex ministro propone di ricominciare da zero “con un nuovo soggetto politico, un’identità precisa e un progetto. Tornare tra la gente. Siamo stati chiusi per troppo tempo nelle nostre stanze”.
E al segretario del Pdl arriva l’appoggio di Fabrizio Cicchitto, capogruppo alla Camera. “Se non prendiamo coscienza che il problema fondamentale è quello della linea politica andiamo dietro solo a diversivi. Detto tutto ciò, reputiamo che Alfano sia la personalità politica in grado di portarci fuori da questa situazione di difficoltà “.
Ma un forzista della prima ora come Giancarlo Galan alza i toni: “Darei qualche consiglio a Berlusconi per uscire dal pantano: punto primo, cambiare nome al partito. Secondo: cambiare facce con giovani persone che abbiano la credibilità per sostenere . Punto terzo, un programma nuovo. Quarto: cambiare forma del partito pechè le tessere non vanno bene da noi. Infine parli con Montezemolo”.
Sarà , ma dall’ex An Altero Matteoli arriva una ricetta diversa: “Non so quale sarà la grande novità politica annunciata da Alfano, ma non è Montezemolo”.
(da “La Repubblica”)
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