Dicembre 26th, 2017 Riccardo Fucile
TANTI I RICHIEDENTI ASILO CHE HANNO FATTO DA ACCOMPAGNATORI PER I NONNI DELLE CASE DI RIPOSO
Oltre settemila “coperti”, mille volontari, un’altissima percentuale di bambini, tantissimi richiedenti asilo che hanno fatto da accompagnatori e animatori per i nonni delle case di riposo.
Sono questi i numeri che ha messo insieme la Comunità di Sant’Egidio a Genova e nelle zone in cui ha voluto organizzare il tradizionale “Pranzo di Natale” nella basilica dell’Annunziata e in altre zone della città .
Nella navata centrale dell’Annunziata hanno trovato posto circa 400 persone che hanno ricevuto la visita del cardinale Bagnasco e del sindaco di Genova Marco Bucci.
«La cosa straordinaria di quest’anno – ha detto uno dei responsabili, Sergio Casali – che è stata la vera novità , sono i richiedenti asilo che vengono ad aiutarci con gli anziani: animano le feste negli istituti e accompagnano i “nonni” che vengono a mangiare.
Tutto questo fa sì che non si tratti più solo di un pranzo ma di una proposta sociale e politica della città che vorremmo: un futuro dove viviamo “normalmente” insieme».
(da “il Secolo XIX”)
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Dicembre 20th, 2017 Riccardo Fucile
MOBILITAZIONE DI CITTADINI CIVILI E ASSOCIAZIONI CONTRO L’ORDINANZA DEMENZIALE … BISOGNA RINGRAZIARE MINNITI
L’Italia non è un paese per senza fissa dimora (o clochard o barboni). L’inverno è la stagione peggiore per chi non un tetto sulla testa e Natale è il periodo peggiore per scoprirlo.
A fare scalpore è l’ordinanza del sindaco di Como Mario Landriscina che in nome del decoro ha stabilito che durante il periodo delle feste natalizie sarà vietato chiedere l’elemosina all’interno del centro storico.
Non bisogna turbare la serenità e lo shopping natalizio con scene che ricordano — come ripete spesso Matteo Salvini — che ci sono italiani (e non solo stranieri) che non solo non riescono ad arrivare a fine mese ma che nemmeno hanno di che vivere.
Anche se inumana c’è nulla di illegale o irregolare nella decisione del sindaco, che per altro è stata resa possibile dal decreto Minniti sul “Daspo urbano”.
Ed in questo senso è curiosa la critica di Matteo Renzi ad un sindaco che non fa altro che utilizzare i poteri concessi da un Governo sostenuto dal Partito Democratico.
Una delle conseguenze dell’ordinanza «per ripristinare il decoro e la vivibilità urbana» è stata la diffida fatta da alcuni agenti della Polizia Locale ad alcuni volontari che portavano latte caldo alle persone che dormono per strada.
A denunciarlo è il “gruppo colazione” di WelCom, l’Osservatorio migranti di Como ai quali lunedì mattina è stato impedito di distribuire la colazione ai senza fissa dimora come fanno ogni mattina da sette anni.
Fino al 10 gennaio non sarà possibile portare la colazione ai senza tetto, non è possibile «perchè in vista del Natale non è decoroso».
Il problema non è di poco conto perchè gli ospiti delle strutture di accoglienza per i senza fissa dimora, i ricoveri notturni, al mattino devono uscire e — come ha spiegato una volontaria a Globalist — queste persone si ritrovano al freddo fin dal mattino presto. L’approccio alla povertà del Sindaco di Como non piace a chi i poveri cerca di aiutarli, non di nasconderli dalla vista respingendoli per 45 giorni oltre la cinta muraria della città .
C’è da dire che il primo cittadino di Como non è solo.
A Pordenone il sindaco Alessandro Ciriani se l’è presa contro l’apertura di un dormitorio finanziato dalla Croce Rossa Italiana spiegando che «Sarebbe stato solo una calamita. Pordenone sarebbe stata invasa».
Numerose sono state le proteste contro la decisione del sindaco di Como di “vietare la città ” ai poveri.
Su Facebook Selvaggia Lucarelli si è offerta di pagare le multe ai volontari eventualmente multati aggiungendo «Quasi mi viene voglia di andare e farmi multare. Di presentarmi con una cartucciera di Parmalat e lanciare bottigliette da un litro a chiunque sia in posizione orizzontale».
L’associazione Como senza frontiere ha organizzato un bivacco solidale contro chi affama i poveri per “riscattare la rispettabilità e la reputazione della città di Como ferita dall’ordinanza del sindaco Landriscina”.
All’evento parteciperanno anche i Sentinelli di Milano, associazione che si batte contro ogni forma di discriminazione.
Al contrario del centro storico di Como l’evento — che si terrà sabato 23 dicembre presso l’ex Chiesa di San Francesco — è aperto a tutti.
I volontari chiedono al sindaco di ritirare l’ordinanza consentendo alle associazioni di aiutare i senzatetto. Anche la Caritas Diocesana chiede al sindaco di fare un passo indietro e per voce del suo presidente Roberto Bernasconi ribadisce che — come ogni anno — la Caritas organizzerà un grande pranzo di Natale per le persone e le famiglie in difficoltà .
Sembra però che a certe amministrazioni i poveri facciano comodo solo quando possono usarli per chiedere più rispetto per gli italiani che vivono in povertà e dare la colpa al Governo.
Quando invece i poveri se li trovano sull’uscio di casa l’atteggiamento cambia radicalmente.
In peggio.
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 19th, 2017 Riccardo Fucile
MA I SOVRANISTI NON ERANO QUELLI CHE PORTAVANO I PACCHI DI CIBO AI POVERI?… NE VA DEL “DECORO” DELLA CITTA’, I TURISTI POTREBBERO RIMANERE IMPRESSIONATI
Da Trieste a Como, ancora e anche sotto le festività natalizie i comuni ripropongono
provvedimenti per fermare (con scarsi risultati) chi chiede le elemosina in centro città . Non è la prima volta che succede e già in altri casi i dispositivi sono stati bocciati dal Tar se non revocati addirittura dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella (come a Molinella in Emilia Romagna ad aprile scorso).
A Trieste la giunta di centrodestra ha lanciato una vera e propria campagna con poster e slogan contro la presunta “falsa povertà ”.
A Como il divieto dovrebbe durare 45 giorni e i primi ad accorgersene sono stati i volontari a cui è stato impedito di distribuire la colazione alle persone senzatetto.
COMO-Via i mendicanti dal centro storico di Como.
Per quarantacinque giorni “all’interno della città murata e nelle immediate vicinanze” sarà vietato mendicare “in forma dinamica” così come “in forma statica occupando spazi pubblici anche con l’utilizzo di cartoni, cartelli ed accessori vari che arrecano disagio al passaggio dei pedoni”.
Lo ha deciso il sindaco Mario Landriscina che ha firmato un’ordinanza che prevede sanzioni amministrative da 50 a 300 euro. I primi ad accorgersi di questo provvedimento sono stati i volontari del gruppo “Welcom — Osservatorio migranti Como” che domenica mattina non hanno potuto incontrare i senza tetto. Una denuncia lanciata dalla loro pagina Facebook: “Come tutte le mattine da più di sette anni, ci siamo recati presso l’ex chiesa di san Francesco a Como per distribuire la colazione (ma soprattutto un’occasione di relazione), alle persone che dormono fuori perchè senza casa. Ci è stato proibito di farlo perchè i nostri semplici gesti sarebbero contrari alla nuova ordinanza del Comune di Como firmata dal sindaco per ripristinare “la tutela della vivibilità e il decoro del centro urbano”.
Ci è stato detto che fino al 10 gennaio non ci è possibile portare un piccolo simbolo d’amore a queste persone, non ci è possibile perchè in vista del Natale non è decoroso”.
L’atto del primo cittadino non lascia spazio a fraintendimenti.
Secondo il sindaco “il fenomeno si manifesta ormai in maniera costante ed impattante sulla vivibilità della città murata attraverso l’azione di soggetti — cita l’ordinanza — che in forma dinamica chiedono l’elemosina dopo aver fermato i pedoni con motivazioni capziose”.
Landriscina non vuole che i turisti che arrivano a Como abbiano a che fare con queste persone: “Le festività natalizie — scrive ancora il sindaco — con il conseguente afflusso di persone che giungono in città per turismo, si traducono in una ragione d’incremento della presenza dei soggetti dediti all’accattonaggio”. Un no secco anche ai bivacchi sotto i portici perchè “pregiudicano il decoro e la vivibilità urbana, anche in ragione del fatto che i soggetti interessati sono spesso ubriachi e espletano nelle adiacenze i loro bisogni fisiologici”.
Parole che non sono piaciute nemmeno alla rete “Como senza frontiere” finiti sotto i riflettori per aver subito a fine novembre scorso l’incursione di quindici militanti di Veneto Fronte Skinheads durante una riunione.
Il 23 dicembre hanno organizzato un “bivacco solidale” dalle 10 alle 11 proprio davanti all’ex chiesa di San Francesco per protestare contro la decisione del sindaco: “Chiederemo — spiega la portavoce Anna Maria Francescato — la revoca dell’ordinanza. Il provvedimento è vergognoso ed ingiusto. Chi chiede l’elemosina non ha mai dato fastidio a nessuno. Si tratta di un atto per assecondare i commercianti in occasione delle feste natalizie ma non è servito a nulla: stamattina erano ancora tutti lì. Il sindaco sa che i dormitori sono pieni e una persona può dormire solo quindici giorni al mese. Quali soluzioni alternative propone l’amministrazione? Inutile dire che sono ubriachi e che fanno i loro bisogni per strada se il Comune non aumenta il numero dei bagni aperti. Con trecento senza tetto ci sono solo otto docce aperte”.
TRIESTE
“Fare l’elemosina per strada e dare soldi ai posteggiatori abusivi arricchisce solo le attività illecite”, sentenzia un manifesto nel centro di Trieste. Ce ne sono oltre duecento sparpagliati nella città , tutti con il logo del Comune in evidenza. Sotto, la foto di un mendicante che allunga la mano, inginocchiato dentro un sottopassaggio. È questa la nuova iniziativa della giunta comunale di centrodestra, che invita a “spezzare la catena” delle attività illecite.
Nel mirino del vice sindaco leghista Pier Paolo Roberti finisce il così detto “accattonaggio organizzato”, con “questuanti e posteggiatori abusivi, che porta a veri e propri fenomeni di sfruttamento”.
I manifesti invitano a sostenere, invece, le realtà che aiutano i “veri poveri”. Ma è proprio a partire da queste realtà che arrivano le prime critiche nei confronti dell’iniziativa: “In sè l’idea di sconfiggere un racket non sarebbe sbagliata — dichiara Don Alessandro Amodeo, direttore della Caritas diocesana, al fattoquotidiano.it — il problema è quello di salvare la persona. Chi vende per strada abusivamente è la prima vittima, non la causa del problema”.
Senza contare che, per il cittadino, è impossibile distinguere chi fa parte del “racket” da chi invece no: “E’ illusorio eliminare il problema partendo dall’ultimo anello della catena, per contrastare la criminalità organizzata ci sono strumenti più adatti”.
Le critiche sono state mosse anche dalle forze di opposizione nel consiglio comunale, dall’ex sindaco Pd Cosolini al capogruppo pentastellato Menis, che hanno bollato come demagogica l’iniziativa.
La guerra alla povertà (quella “falsa”) è stata inaugurata dall’attuale giunta già a pochi mesi dall’insediamento: nell’autunno dello scorso anno era stata emessa, dallo stesso Roberti, un’ordinanza per allontanare i senzatetto dal centro cittadino. Qui si vietava di dormire all’aperto, si prevedevano sgomberi forzati e il sequestro di coperte e cartoni. Tutto per garantire il «decoro della città », a detta del leghista.
Ma a fermare l’ordinanza era allora arrivata la bocciatura del Tar del Friuli Venezia Giulia.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Dicembre 18th, 2017 Riccardo Fucile
IN TEXAS L’INSEGNANTE AVEVA CHIESTO AI SUOI ALUNNI COSA VORREBBERO DA BABBO NATALE… IL MESSAGGIO POSTATO SUI SOCIAL SCATENA UNA GARA DI SOLIDARIETA’
«Per Natale vorrei qualcosa da mangiare e una coperta». Tutto si aspettava, la maestra di una scuola elementare di Edinburg, Texas, tranne di trovare scritto questo quando ha chiesto ai suoi alunni di mettere nero su bianco quello che desideravano da Babbo Natale.
E invece è successo proprio questo, Ruth Espiricueta ha postato sui social la foto della letterina scritta da una bimba di sette anni, di prima elementare. «Vorrei una palla, non una bambola, così io e mio fratello possiamo giocare insieme – ha spiegato la piccola all’insegnante, che ha letto il bigliettino – E un uovo, da mangiare, e una coperta». «Avevo il cuore a pezzi – spiega l’insegnante – nessuno dovrebbe avere fame o freddo nelle sere d’inverno. E non mi aspettavo che questa bambina sempre sorridente stesse passando un momento così difficile».
La letterina ha convinto la maestra e la scuola, la Monte Cristo Elementary School, a dare il via a una raccolta benefica: in Rete tantissimi si sono offerti di aiutare la piccola e tutti gli altri bambini in difficoltà .
Sono state raccolte 724 coperte, una per ogni studente.
«La bimba – ha spiegato l’insegnante – è felice che anche i suoi compagni abbiano ricevuto una coperta per stare al caldo».
In Texas, secondo i dati del 2016, un bambino su cinque, il 22,4%, vive in condizioni di povertà .
(da “Il Corriere della Sera”)
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Dicembre 12th, 2017 Riccardo Fucile
DATI EUROSTAT: IN EUROPA CIRCA 79 MILIONI DI PERSONE VIVONO IN POVERTA’, 10 MILIONI SONO ITALIANI
L’Italia è il Paese che ha più poveri in Europa. Sono loro quelli ad avere maggiori difficoltà a far fronte a spese impreviste, a garantire che la propria casa sia sempre adeguatamente riscaldata, a far sì di avere almeno due paia di scarpe (estive e invernali), o ancora evitare di finire in arretrato con l’affitto o sostituire abiti lisi con capi più nuovi. Tutti indici di quelle che vengono definite «privazioni sociali e materiali», ma che al netto di espressioni politicamente corrette rilevano il grado di povertà delle famiglie.
A livello europeo e nazionale il fenomeno si sta riducendo, ma nell’Ue ci sono ancora 78,5 milioni di persone che vivono stentatamente, e più di dieci milioni di loro sono italiani.
I dati Eurostat diffusi oggi e relativi al 2016 indicano il tasso di privazioni sociali e sociali.
Cifre percentuali che lette così come presentate vedrebbero l’Italia undicesima in questa graduatoria. Romania (49,7%) e Bulgaria (47,9%) sono gli Stati membri in condizioni più problematiche, dove praticamente una persona su due ha difficoltà economiche.
Ma in termini assoluti, il 17,2% italiano indica più di 10,4 milioni di persone (10.457.600) alle prese coi sintomi di povertà .
Letti in quest’altro modo i numeri mostrano un’altra Europa, con l’Italia, sempre pronta a rivendicare la sua grandezze economica, a fare più fatica di tutti.
Gli italiani soffrono anche più dei romeni (9,8 milioni) che pure in termini percentuali si trovano davanti a tutti quanto a privazioni.
Salta all’occhio, in questa classifica, anche il dato francese. I cittadini d’oltralpe sono i terzi più in difficoltà a livello Ue (8,4 milioni, dietro Italia e Romania).
Dati alla mano non c’è da stare allegri, ma ci sono comunque motivi per guardare la situazione con spirito ottimistico.
La buona notizia è che tutto questo, seppure a fatica, si sta invertendo.
A livello europeo il tasso di persone con privazioni sociali e materiali si sta riducendo, e questo vale anche per l’Italia.
Tra il 2015 e il 2016 si sono contati nel territorio dell’Unione europea circa 8,9 milioni di persone con difficoltà economiche in meno.
Nello Stivale l’indice si è contratto del 4,4%, un dato che si traduce in 2,6 milioni in meno di cittadini alle prese con ristrettezze economiche. Un segnale che mostra come la ripresina per qualcuno c’è stata, ma che per qualcun altro deve ancora arrivare.
(da agenzie)
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Dicembre 6th, 2017 Riccardo Fucile
ISTAT: 18 MILIONI DI ITALIANI A RISCHIO ESCLUSIONE … AUMENTA IL DISLIVELLO TRA UN 20% SEMPRE PIU’ POVERO E QUELLO PIU’ ABBIENTE
Diciotto milioni di persone a rischio povertà o esclusione sociale, il 30% della
popolazione residente.
Sono le ultime stime Istat sul 2016, contro il 28,7% dell’anno precedente. Numeri che, scrive l’Istituto, vedono gli obiettivi prefissati dalla Strategia Europa 2020 “ancora lontani: la popolazione esposta a rischio di povertà o esclusione sociale — precisamente pari a 18.136.663 individui — è infatti superiore di 5.255.000 unità rispetto al target previsto”.
L’Italia, peraltro, presenta una disuguaglianza dei redditi maggiore rispetto alla media dei Paesi europei. Con un indice di Gini — tra i principali indicatori utilizzati per misurare questo fenomeno — pari a 0,331, l’Italia occupa la ventesima posizione tra i Paesi della Ue (esclusa l’Irlanda, per la quale il dato non è disponibile), che a sua volta presenta una media dello 0,307.
Distribuzioni del reddito più diseguali rispetto all’Italia si rilevano in altri Paesi dell’area mediterranea quali Portogallo (0,339), Grecia (0,343) e Spagna (0,345).
Secondo l’istituto di statistica, nel 2015 le famiglie italiane hanno registrato “una significativa e diffusa crescita del reddito disponibile e del potere d’acquisto” associata tuttavia “a un aumento della disuguaglianza economica e del rischio di povertà o esclusione sociale”. Il reddito netto medio annuo per famiglia, esclusi gli affitti figurativi, era pari a 29.988 euro, circa 2.500 euro al mese (+1,8% in termini nominali e +1,7% in termini di potere d’acquisto rispetto al 2014).
Tuttavia, si evidenzia, la crescita del reddito è più intensa per il quinto più ricco della popolazione, trainata dal sensibile incremento della fascia alta dei redditi da lavoro autonomo, in ripresa ciclica dopo diversi anni di flessione pronunciata. Quindi, esclusi gli affitti figurativi, si stima che il rapporto tra il reddito equivalente totale del 20% più ricco e quello del 20% più povero sia aumentato da 5,8 a 6,3.
Metà delle famiglie residenti in Italia percepisce un reddito netto non superiore a 24.522 euro l’anno (circa 2.016 euro al mese: +1,4% rispetto al 2014). Il reddito mediano cresce nel Mezzogiorno in misura quasi doppia rispetto a quella registrata a livello nazionale (+2,8% rispetto al 2014), rimanendo però su un volume molto inferiore (20.557 euro, circa 1.713 mensili).
E tuttavia aumentano sia l’incidenza di individui a rischio di povertà (20,6%, dal 19,9%) sia la quota di quanti vivono in famiglie gravemente deprivate (12,1% da 11,5%), così come quella delle persone che vivono in famiglie a bassa intensità lavorativa (12,8%, da 11,7%).
Il Mezzogiorno resta l’area territoriale più esposta al rischio di povertà o esclusione sociale (46,9%, in lieve crescita dal 46,4% del 2015). Il rischio è minore, sebbene in aumento, nel Nord-ovest (21,0% da 18,5%) e nel Nord-est (17,1% da 15,9%). Nel Centro un quarto della popolazione (25,1%) permane in tale condizione.
Le famiglie con cinque o più componenti si confermano le più esposte al rischio di povertà o esclusione sociale (43,7% come nel 2015), ma è per quelle con uno o due componenti che questo indicatore peggiora (per le prime sale al 34,9% dal 31,6%, per le seconde al 25,2% dal 22,4%).
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Novembre 21st, 2017 Riccardo Fucile
“I MINORENNI SONO AUMENTATI DEL 14% IN UN ANNO”
Il mondo celebra oggi la Giornata dei diritti dell’infanzia, ma in Italia è un
appuntamento difficile festeggiare: “I nostri ultimi dati – dice Raffaela Milano di Save the Children – mostrano una situazione pesantissima sul fronte della povertà minorile. Abbiamo 1,4 milioni di bambini e adolescenti che vivono sotto la soglia della povertà assoluta, e questo numero spaventoso è cresciuto del 14 per cento in un solo anno”.
Non ci sono solo cattive notizie, però: “Per fortuna l’intervento pubblico – spiega ancora Milano – ha messo in campo provvedimenti come il reddito di inclusione e il fondo di contrasto alla povertà educativa, che si focalizzano proprio sulle famiglie con minori”.
Perchè il guaio è che la povertà economica “si traduce in minori che lasciano gli studi, in ragazzi che non leggono libri e non hanno accesso alla cultura”, e in questo modo “si finisce per pregiudicare l’intero sviluppo futuro del nostro paese in termini di capitale umano”.
Ma i numeri enormi sulla povertà diventano ancora più impressionanti se combinati a quelli del tracollo demografico: “Dal ’61 a oggi abbiamo perso 4 milioni di bambini, un terzo degli allievi delle scuole dell’obbligo non c’è più”. I bambini sono diminuiti, e quelli che ci sono invece di stare meglio sono in difficoltà ancora maggiore: “Noi che siamo sul campo nelle zone più difficili del paese – dice ancora Raffaela Milano – vediamo ogni giorno situazioni veramente allarmanti”.
Qualcosa di importante, invece, è stato fatto per i bambini stranieri non accompagnati che arrivano in Italia: secondo i dati di Save the Children sono 18mila quelli seguiti nei nostri centri di accoglienza, “ma quest’anno è stata varata la nuova legge che crea per loro un sistema di protezione segnando un vero punto di svolta. Anche se la legge deve essere ancora pienamente attuata, più di 2600 adulti si sono offerti di fare da punto di riferimento educativo per questi ragazzi in modo del tutto volontario, senza alcun tipo di rimborso”.
Anche se allarghiamo lo sguardo al mondo intero la situazione resta molto difficile: secondo uno studio Unicef effettuato in 37 Paesi, e un sondaggio su oltre 11mila bambini fra i 9 e i 18 anni in 14 paesi, 180 milioni di bambini affrontano prospettive peggiori rispetto ai loro genitori: un bambino su 12 vive in paesi in cui il futuro promette ancora meno del già pochissimo offerto dal passato. In 14 paesi fra cui Benin e Camerun, Madagascar, Zambia e Zimbabwe, è aumentata la percentuale dei bambini costretti a vivere con meno di due dollari al giorno.
Sempre secondo i dati Unicef, le morti per cause violente fra i bambini e gli adolescenti sotto i 19 anni sono aumentate in 7 paesi. Il 73% dei bambini in Africa meridionale ritiene di non essere ascoltato per niente. Il 45% dei bambini in 14 paesi non ha alcuna fiducia nei leader nazionali o mondiali, e nessuna speranza di ottenere progressi. E se l’aiuto non arriva da fuori, la povertà trascina sempre più in basso: tra crisi finanziaria, guerre e sovrappopolazione, l’iscrizione alla scuola primaria è calata in 21 paesi.
(da “La Repubblica”)
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Novembre 19th, 2017 Riccardo Fucile
“NON FARE NULLA DI MALE NON BASTA, I POVERI SONO IL NOSTRO PASSAPORTO PER IL PARADISO”
Non fare nulla di male non basta, perchè l’omissione è una ‘colpa’ altrettanto grave dell’agire male.
Papa Francesco, in occasione della Prima Giornata Mondiale dei poveri, mette in guardia quanti presumono di essere ‘buoni e giusti’ per il fatto di non aver agito in modo scorretto: “Spesso ci accontentiamo dell’idea di non aver fatto nulla di male”, ha ammonito Bergoglio, fotografando così quell’atteggiamento diffuso che si esprime, ha detto, in “una parola, forse andata un po’ in disuso eppure molto attuale, direi: l’omissione”.
“Ma – ha scandito Francesco – non fare nulla di male non basta perchè Dio non è un controllore in cerca di biglietti non timbrati, è un Padre alla ricerca di figli, cui affidare i suoi beni e i suoi progetti. Ed è triste quando il Padre dell’amore non riceve una risposta generosa di amore dai figli, che si limitano a rispettare le regole, ad adempiere i comandamenti, come salariati nella casa del Padre”.
Non si può, insiste il Pontefice, restare ciechi davanti alla povertà : “Se agli occhi del mondo” i poveri “hanno poco valore, sono loro che ci aprono la via al cielo, sono il nostro ‘passaporto per il Paradiso'”.
Per questo, esorta Bergoglio, “per noi è dovere evangelico prenderci cura di loro, che sono la nostra vera ricchezza, e farlo non solo dando pane, ma anche spezzando con loro il pane della Parola, di cui essi sono i più naturali destinatari. Amare il povero significa lottare contro tutte le povertà , spirituali e materiali. E ci farà bene: accostare chi è più povero di noi toccherà la nostra vita. Ci ricorderà quel che veramente conta: amare Dio e il prossimo. Solo questo dura per sempre, tutto il resto passa; perciò quel che investiamo in amore rimane, il resto svanisce”.
“Per il cielo non vale ciò che si ha, ma ciò che si dà “. “Non cerchiamo allora il superfluo per noi, ma il bene per gli altri” perchè occorre “il coraggio di amare non a parole, ma coi fatti”.
E non esistono alibi o scuse: “nessuno – ha proseguito Papa Francesco – può ritenersi inutile, nessuno può dirsi così povero da non poter donare qualcosa agli altri. Siamo eletti e benedetti da Dio, che desidera colmarci dei suoi doni, più di quanto un papà e una mamma desiderino dare ai loro figli. E Dio, ai cui occhi nessun figlio può essere scartato, affida a ciascuno una missione”.
Quindi l’invito ad agire: “questa è la vera fortezza: non pugni chiusi e braccia conserte, ma mani operose e tese”.
(da agente)
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Novembre 16th, 2017 Riccardo Fucile
CRESCE IL NUMERO DI CHI HA DIFFICOLTA’ A CURARSI, IN PARTICOLARE GLI UNDER 18
Nella spesa sanitaria si è creato ormai un divario imponente tra i più poveri e il resto della popolazione. Se mediamente una persona consuma 695 euro all’anno per curarsi, tra i più poveri la cifra scende drammaticamente, fino a 106 euro.
E l’accesso a visite, esami o medicinali sta diventando un problema anche per gli italiani “non poveri”: il 10% di loro, infatti, non può permettersi il ticket per visite mediche ed esami del sangue e il 23% non ha potuto acquistare farmaci.
Questo è la fotografia del fenomeno della povertà sanitaria nazionale, fornita dal rapporto annuale dell’Osservatorio donazione farmaci — l’organo scientifico della Fondazione Banco farmaceutico onlus
I RISULTATI DEL RAPPORTO 2017
In Italia, la povertà sanitaria registra un nuovo aumento: quest’anno la richiesta di medicinali da parte di 1722 enti assistenziali — impegnati ad assistere le persone più in difficoltà – è cresciuta del 9,7% (contro l’8,3% del 2016 e l’1,3% del 2015). Tra i poveri assistiti aumentano gli stranieri (6,3% in più) e gli under 18 (in crescita del 3,2% in un anno), un aumento importante questo visto che i minorenni rappresentano il 21,6% degli utenti.
La categoria degli anziani assistiti è invece diminuita rispetto allo scorso anno (-5,2%), costituita prevalentemente da italiani (20,2%, contro il 9,2% di anziani stranieri).
Oltre la metà dei beneficiari degli enti assistenziali resta la fascia degli adulti (59% italiani, 68,9% stranieri), che non se la passano per niente bene: secondo un’indagine di Doxa Pharma condotta su un campione rappresentativo di utenti, una persona su tre è stata costretta a rinunciare almeno una volta all’anno all’acquisto di farmaci o all’accesso a visite, terapie o esami — il 16% ha cumulato tutte le tipologie di rinuncia. Rinuncia soprattutto chi ha un titolo di studio basso, chi ha più figli e chi vive al Sud. Ma anche casalinghe, pensionati e specialmente lavoratori atipici.
Quasi la metà di chi ha rinunciato a farmaci, per “effetto domino”, ha dovuto ridurre in modo molto consistente anche visite, terapie ed esami.
Il rapporto dell’Osservatorio donazione farmaci di quest’anno conferma la necessità di compiere un ulteriore sforzo per sostenere il Ssn, che copre il 62,9% della spesa totale.
Secondo l’Osservatorio sui medicinali (OsMed) di Aifa, infatti, le spese farmaceutiche totalmente a carico delle famiglie sono ammontate, nel 2016, a 8 miliardi 165 milioni di euro, ovvero il 37,1% della spesa totale (22 miliardi 58 milioni di euro).
“In una fase storica tanto complicata, caratterizzata dal persistere degli effetti della crisi, il terzo settore e il mondo della solidarietà hanno bisogno di strumenti e competenze sempre più affinati per poter assolvere alla propria vocazione. L’Osservatorio donazione farmaci, organo di ricerca di Banco farmaceutico, nasce per fornire un contributo di conoscenza a chi si occupa degli ultimi, ovvero gli enti assistenziali. Il nostro contributo è a disposizione delle istituzioni e costituisce per esse un elemento di sostegno — in termini di dati, analisi e previsioni — all’elaborazione delle politiche socio-sanitarie e degli strumenti necessari per soccorrere la popolazione più fragile”, afferma Sergio Daniotti, presidente della Fondazione Banco farmaceutico onlus.
LA FILIERA DELLE DONAZIONI COORDINATA DAL BANCO FARMACEUTIC
Il Banco farmaceutico da anni si impegna per limitare l’impatto dei fattori socio-economici sullo stato di salute degli italiani e lo fa devolvendo farmaci a oltre un migliaio di enti assistenziali nazionali, impegnati a fornire farmaci a coloro che sono in povertà assoluta.
Dietro c’è una grande filiera di donazione dei farmaci che fa leva sulla collaborazione di numerose aziende farmaceutiche (che garantiscono un approvvigionamento di farmaci per tutto il corso dell’anno), la giornata nazionale del farmaco grazie al contributo dei cittadini e delle farmacie e il recupero di farmaci validi non scaduti. Complessivamente, gli enti aiutati dalla rete del Banco farmaceutico hanno fornito farmaci a oltre 580mila utenti, un numero di assistiti che rispetto all’anno precedente ha fatto un balzo del 4%. Gli utenti assisti però rappresentano soltanto il 12% dei poveri assoluti italiani, percentuale che sale al 21% al Nord.
“A preoccupare ancora di più – sottolineato Mario Melazzini, direttore generale dell’Aifa – è il divario che si è creato tra il livello di spesa media e quello delle persone indigenti
Non dobbiamo mai dimenticare che dietro ai numeri e alle statistiche ci sono persone e si nascondono disuguaglianze nell’accesso ai farmaci, problemi di aderenza ai trattamenti, scarse informazioni e un generale peggioramento delle condizioni di salute”.
(da “La Repubblica”)
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