Dicembre 19th, 2010 Riccardo Fucile
AVVIATE LE PROCEDURE DAL CONSIGLIO DEI MINISTRI … E’ IL PREZZO POLITICO PAGATO PER L’ACQUISIZIONE DEI DUE DEPUTATI ALTOATESINI CHE ALTRIMENTI AVREBBERO VOTATO LA SFIDUCIA
Il premier ribadisce che non c’è stata alcuna compravendita di deputati, intanto il Consiglio dei ministri ha approvato una serie di provvedimenti a favore delle province autonome di Trento e Bolzano.
Tra cui la (richiesta) gestione del parco.
La gestione del parco nazionale dello Stelvio finirà nelle mani delle province autonome di Trento e Bolzano.
Il Consiglio dei ministri ha compiuto il primo passo, approvando una serie di provvedimenti a favore del Trentino Alto Adige ed ha avviato “l’esame delle questioni connesse alle norme di attuazione dello Statuto speciale del Trentino-Alto Adige che riguardano le funzioni esercitate dalle Province di Trento e Bolzano relative al Parco dello Stelvio”.
Rispettando dunque gli accordi raggiunti con i deputati della Svp prima del foto di fiducia per l’astensione in aula.
Un incontro successivo tra i due e il ministro Fitto è poi servito a entrare nel dettaglio.
“Oggi il Consiglio dei ministri ha cominciato a prendere in esame le questioni, mostrando una “maggiore sensibilità ”, scrivono le stesse agenzie di stampa, “alle Regioni autonome, in particolare Trentino Alto Adige e Val d’Aosta”. Scrive l’Adnkronos: “Così le decisioni assunte oggi dal Consiglio dei ministri destano il plauso dei rappresentanti in parlamento”.
Sul fronte fiscale, il capogruppo della Svp alla Camera Siegried Brugger (astenutosi durante il voto della mozione di sfiducia) saluta il via libera alla determinazione della quota nazionale spettante alle province autonome di Trento e Bolzano spiegando che “è l’attuazione dell’impegno preso a Milano un anno fa” con i ministri Roberto Calderoli e Giulio Tremonti.
Brugger cerca di spiegare che “l’impegno ad attuare tale intesa era fissato già da un anno al 31 dicembre 2010, quindi non è che il nostro orientamento nei confronti dell’esecutivo sia stato in funzione di questa decisione”.
Forse dimentica che l’impegno era finito nel dimenticatoio ed è stato rispolverato per l’occasione.
Detto questo, il Cdm ha approvato anche una norma relativa al Parco nazionale dello Stelvio:
“Non è – precisa Brugger- una cessione dello Stelvio alle Province autonome e alla Lombardia (con Sondrio, ndr.). Il Parco resta nazionale — sottolinea — avrà sempre un rappresentante del ministero dell’Ambiente e la gestione più autonoma consentirà risparmi per sette milioni con cui il ministro Prestigiacomo forse potrà scongiurare la paventata chiusura di altri parchi”.
Sarà interessante verificare tra qualche tempo se questo presunto risparmio vi sarà realmente o se si tratta di chiacchiere.
Anche il rappresentante al Senato dell’Union Valdotaine, Antonio Fosson, si dice “soddisfatto” per la “decisione assunta dal governo dopo un percorso positivo nel metodo e nel merito”.
La Val d’Aosta alla Camera è rappresentata da un esponente dell’opposizione, Roberto Nicco, che siede nelle Minoranze linguistiche per ‘Autonomie libertè democratiè, e che, invece, non è affatto soddisfatto della decisione del Cdm.
“C’è un taglio di risorse nel 2017 per 211 milioni di euro. Dicono che sia il male minore, però il mio giudizio resta negativo. Senza contare – conclude il senatore che il 14 ha votato per la sfiducia all’esecutivo – che è ferma in commissione la nostra proposta per la revisione dello Statuto e della riforma del Senato come Camera delle Regioni non si è fatto nulla”.
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Dicembre 3rd, 2010 Riccardo Fucile
IL CONSIGLIERE PROVINCIALE LEGHISTA PIETRO GIOVANNONI CHIEDE DI NEGARE UN AIUTO ECONOMICO ALLA “MARATONA DEL SANTO” PERCHE’ “CORRONO E VINCONO SOLO EXTRACOMUNATARI IN MUTANDE”… POTREBBE PROVARE A BATTERLI LUI: SIAMO CERTI CHE A CALCI NEL CULO CORREREBBE PIU’ VELOCE
La dodicesima edizione, organizzata come sempre da Assindustria Sport Padova, si svolgerà il 17 aprile 2011.
E, come è accaduto in passato, saranno gli atleti stranieri i grandi favoriti della Maratona di Sant’Antonio, che ogni anno spinge migliaia di atleti a correre lungo il percorso del Santo fino in Prato della Valle a Padova.
Un appuntamento importante nella tradizione delle maratone che si svolgono in Italia e che vede sempre la partecipazione di quotati atleti di valenza internazionale.
Non a caso il 25 aprile 2010, sul gradino più alto del podio, è salito, tra gli uomini, Gilbert Chepkwoni. Mentre tra le donne si è imposta Rael Kiyara. Entrambi keniani.
Un predominio del “continente nero” che non va giù al Carroccio.
Meglio allora, come ha sostenuto ieri sera, in consiglio provinciale, l’esponente leghista Pietro Giovannoni, intervenuto nel dibattito sul tracciato della maratona, che gli enti locali non continuino a finanziare una manifestazione alla quale in maggioranza partecipano “atleti africani o comunque extracomunitari in mutande”.
Giovannoni non è nuovo a esprimere affermazioni offensive.
In occasione della discussione della mozione contro l’omofobia parlò di “culattoni e lesbiche”.
Giustificandosi poi per l’uso del termine ingiurioso con il fatto che “in Veneto si dice così”.
Questo è il prodotto della cultura leghista e di quella pseudo-destra affaristica che ne ha favorito l’espansione.
Un ringraziamento al premier che, per salvarsi da due processi, ha regalato il Veneto a soggetti come questo di cui può andare fiero quando parla di “eleganza”.
Quanto al Giovannoni non sia pessimista, partecipi pure lui alla maratona, qualche buona possibilità l’avrebbe.
Soprattutto siamo certi che con il sostegno di una giusta e continuativa dose di calci nel culo finirebbe per correre più veloce degli odiati “negri”.
In alternativa c’è sempre il trattamento sanitario obbligatorio.
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Novembre 22nd, 2010 Riccardo Fucile
NIENTE DISCARICHE E GLI IMPIANTI NON RIESCONO PIU’ AD ACCOGLIERE LA FRAZIONE UMIDA… IN PROVINCIA DI NAPOLI SONO PRMAI 8.000 TONN. I RIFIUTI IN STRADA…ORA INIZIANO I CONTROLLI UE: SI RISCHIA AMMENDA E BLOCCO CONTRIBUTI EUROPEI
Allo stremo, dopo un mese di crisi.
Senza via d’uscita, con gli impianti al collasso.
Spaventata, perchè si temono epidemie. Ecco Napoli.
Oggi la città si sveglia con tremila tonnellate di rifiuti non raccolti. In provincia si superano le ottomila.
Cumuli di sacchetti appesantiti e sfaldati delle piogge, che occupano marciapiedi, strade, isolati e si innalzano fino a ricoprire le vetrine dei negozi con i primi addobbi di Natale o le facciate dei palazzi.
E se nel centro città l’immondizia abbandonata diventa l’amaro banchetto per gabbiani e piccioni, che si avventurano voraci per le strade cittadine, dalla periferia (Poggioreale e San Pietro a Patierno) arrivano le prime segnalazioni per le invasioni di topi.
L’attenzione è massima.
Oggi è in città la delegazione della Unione Europea.
Ispezione ufficiale.
La missione dei tecnici, guidata dalla responsabile della direzione generale Ambiente Pia Bucella, intende fare il punto della situazione nella regione, dopo la condanna dell’Italia da parte della Corte europea di giustizia per il mancato rispetto delle regole comunitarie sulla gestione dei rifiuti.
Ma soprattutto l’Unione europea non ha ancora ricevuto dal governo italiano la pianificazione degli interventi necessari a mettere in sicurezza la salute e la sicurezza dei cittadini europei presenti in Campania.
I commissari vengono a verificare personalmente il livello di rischio sanitario.
“Il Comune è in stretto contatto con la Asl, a cui abbiamo chiesto di fornirci immediatamente qualunque informazione utile sugli aspetti sanitari del problema” rassicura l’assessore all’Igiene, Paolo Giacomelli.
La crisi cominciata un mese fa è diventata ormai emergenza cronica.
Napoli è paralizzata.
Come raccogliere i rifiuti?
Dove portare le tonnellate che invadono le strade?
Non ci sono più discariche e gli Stir (l’impianto di tritovagliatura dei rifiuti) non riescono più ad accogliere la frazione umida, perchè non hanno il tempo e lo spazio per trasformarla.
Ieri la situazione è peggiorata, perchè ha lavorato solo l’impianto di Caivano (che ha ricevuto 750 mila tonnellate).
Chiusi per riposo domenicale gli impianti di Tufino, Giugliano, Chiaiano e Acerra.
E Tufino, come Chiaiano, al di là del riposo di un giorno. sono strutture ormai al limite, vicine alla chiusura.
Trentasette autocompattatori hanno scaricato la spazzatura a Cava Sari, a Terzigno.
Ci sono stati dei blocchi, ma niente scontri.
Il sindaco, Rosa Russo Iervolino, chiede per oggi a Regione e Provincia un incontro urgente. Da due giorni, infatti, è scaduto l’accordo di solidarietà con altre Province campane per i conferimenti straordinari e non ci sono possibilità di sversare fuori Campania.
“Abbiamo assoluto bisogno della solidarietà altre Province, il guaio è enorme”, lancia il suo sos Daniele Fortini, amministratore delegato dell’Asìa, l’azienda che fornisce servizi di igiene ambientale ai napoletani.
“Altro incontro importante sarà mercoledì nella Conferenza Stato-Regioni. L’apporto che potrebbero dare alla Campania Toscana, Emilia, Veneto e Lombardia è importantissimo”, sottolinea Fortini che dà anche un’altra soluzione: “L’unica soluzione immediata e con un investimento inferiore al milione di euro è riarmare immediatamente a Giugliano e Tufino gli impianti di stabilizzazione della frazione umida, distrutti durante l’emergenza del 2008. Questi impianti servono a trasformare la frazione umida in frazione organica stabilizzata, trasformazione che ridurrebbe il peso dei rifiuti del 40 per cento con un beneficio ambientale ed economico”
La delegazione della commissione europea starà in città per due giorni, come confermato anche da Joe Hennon, portavoce del commissario Ue all’Ambiente Janez Potocnik, titolare del dossier.
Lo stesso governo italiano, ha aggiunto venerdì scorso il portavoce, ha chiesto «aiuto e assistenza» da parte dell’Ue.
Sulle riunioni che si terranno a Napoli vige il massimo riserbo. «Si tratta di riunioni tecniche e quindi non possiamo dire quando e dove si terranno», ha anticipato Hennon.
Se le autorità regionali non riusciranno a fornire spiegazioni convincenti, si profila il rischio di un secondo deferimento dell’Italia davanti alla Corte Ue di giustizia e questa volta la condanna sarebbe, inevitabilmente, accompagnata da multe.
A questo si deve aggiungere il rischio del congelamento definitivo di 145,5 milioni di fondi europei.
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Novembre 9th, 2010 Riccardo Fucile
DAL PIEMONTE ALL’ABRUZZO ALLA SARDEGNA IL CONTAGIO FLI ARRIVA NELLE GIUNTE LOCALI… NUOVE ADESIONI DA TUTTA ITALIA, DETERMINANTI A MILANO, VERCELLI, BIELLA E CAGLIARI
Partito da Roma, il contagio di Futuro e libertà dilaga in tutta Italia, facendo traballare
molte giunte targate Pdl.
E se i reduci della convention di Perugia dicono «che in molte amministrazioni locali staccheremo la spina», il vero campo di battaglia che fa tremare il Pdl è quello delle amministrative di primavera.
«Avremo mani libere – fanno sapere i vertici futuristi – presenteremo solo candidati autonomi».
Con percentuali determinanti un po’ ovunque, da Milano a Cagliari. L’operazione Fli sul territorio è partita da pochi giorni, di fatto da Perugia, ed è stata affidata al coordinatore Adolfo Urso e al deputato Luca Bellotti.
Il viceministro Urso, in missione a Dubai, risponde al telefono e racconta che siamo appena all’inizio, ma «in costante crescita» in tutto il Paese.
Tra un paio di settimane i finiani potranno fare un primo bilancio sulla loro presenza in giro per l’Italia.
Ma i numeri provvisori sono già giudicati positivi.
Come conferma Bellotti: «La mappatura completa è prematura, ma a Perugia ci sono state più di 500 adesioni di amministratori locali».
È solo la punta dell’iceberg, raccontano, perchè in molti stanno arrivando e tanti ancora si muovono nell’ombra: «Hanno paura di boicottaggi e vendette del Pdl», dicono.
Un esempio di quello che può accadere a chi si schiera con Fini arriva da Adria, Rovigo, dove il sindaco del predellino ha espulso dalla giunta i futuristi. «Ora però non riesce a rifarla, rischia di andare a casa».
Lombardia, Puglia, Trentino e Veneto i protagonisti del rompete le righe.
Nel work in progress c’è già chi inizia a fare un primo punto della situazione. In Lombardia, racconta il coordinatore Giuseppe Valditara, sono già 150 i circoli attivi e Fli conta su una schiera di consiglieri comunali in tutte le province e qualche sindaco.
In alcuni comuni, come a Legnano, dopo soli tre giorni è già determinante. Così come sarà determinante a Milano, dove in primavera ci sono le comunali.
E se i futuristi correranno da soli il candidato sindaco del Pdl non ce la farà , tanto che ieri la Moratti ha si è detta pronta ad aprire a Fli «per il bene della città ».
Stessa situazione in Puglia, dove i circoli presto saranno 180 per oltre 2.300 iscritti, un centinaio di eletti e la certezza che nelle prossime settimane «ci saranno grosse sorprese nei capoluoghi e in regione».
In Piemonte, spiega Roberto Rosso, Futuro e libertà è decisivo a Vercelli e Biella.
A Torino i consiglieri futuristi sono tre, destinati a diventare cinque per un totale di 230 amministratori.
In Sardegna Ignazio Artizzu parla di due consiglieri regionali, ma in tutta l’isola il Fli «è in grande espansione» e al momento il pallottoliere conta un centinaio di amministratori con gruppi in via di formazione in tutte le città .
A Cagliari, dove si vota in primavera, Artizzu punta al 10% ed è certo che i futuristi «saranno determinanti per l’elezione del nuovo sindaco».
In regione sono in arrivo dal Pdl adesioni di peso e proprio la Sardegna domani potrebbe regalare al Fli l’undicesimo senatore: Piergiorgio Massidda.
«Con lui arriverebbe una delegazione a livello regionale che ci renderebbe determinanti per la sopravvivenza di Cappellacci», confidano a Roma.
Così come in Abruzzo, dove in regione i finiani sono tre ma tra poco potrebbero diventare cinque, quindi decisivi.
Stesso discorso in Sicilia, dove i sette consiglieri regionali e i due assessori tecnici sono centrali per Raffaele Lombardo.
Anche nelle Marche, spiega Mario Baldassarri, «è tutto in divenire, ma arrivano tantissime adesioni dal Pdl e dalla società civile» per un totale di un’ottantina di amministratori.
(da “La Repubblica“)
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Novembre 6th, 2010 Riccardo Fucile
15 MILIONI DI EURO PER LA MANUTENZIONE CHE DOVEVANO SERVIRE A CONSOLIDARE GLI ARGINI, PULIRE I FOSSI E RIPARARE IDROVORE SONO STATI TAGLIATI DA GALAN E ZAIA… CALCOLATI IN 750 MILIONI DI EURO IL COSTO PER METTERE IN SICUREZZA IL VENETO, MA AL MINISTERO I TECNICI NON SONO NEANCHE RICEVUTI… LE LEGGI CI SAREBBERO, MA I SINDACI FANNO FINTA DI NULLA
Nel Veneto delle migliaia di sfollati nelle province di Verona e Padova, della città di
Vicenza allagata, dei 121 comuni gravemente colpiti dagli straripamenti, di un disperso a Caldogno per la piena del Bacchiglione, delle frane nel trevigiano e delle strade interrotte, si sono permessi lo stravagante lusso di tagliare perfino i fondi per la manutenzione ordinaria di fiumi e canali. E lo hanno fatto concentrando le sforbiciate proprio nelle zone ora più in sofferenza, Padova e Vicenza.
Da un momento all’altro, di colpo, hanno cancellato circa 15 milioni di euro sui 100 impegnati di solito per ripulire i fossi, tenere in efficienza le casse di espansione, consolidare gli argini e riparare paratie e idrovore.
E’ stata una decisione ponderata, presa addirittura con una legge, la numero 12 articolo 37, approvata dalla giunta uscente di Giancarlo Galan e sostenuta dalla stessa maggioranza di centrodestra che ora appoggia il leghista Luca Zaia.
L’intenzione dichiarata era quella di sgravare i cittadini da una tassa, i contributi che i proprietari di immobili fino a quel momento erano tenuti a versare ai Consorzi di bonifica per pagare lo smaltimento delle acque “meteoriche”, cioè le piogge.
Al posto dei cittadini, a tirar fuori i soldi, sarebbero stati i gestori dei servizi idrici integrati, per esempio le società degli acquedotti.
Ma fino a questo momento non hanno versato nemmeno un euro e alla voce manutenzione idrogeologica nei mesi passati sono mancati, appunto, 15 milioni.
Con questi quattrini si sarebbero evitati i disastri di questi giorni? Probabilmente no, ma forse i danni sarebbero stati più contenuti.
Di fronte all’esito disastroso dI quella scelta della giunta veneta, ora pare che tutti, maggioranza e opposizione, vogliano innestare una rapida marcia indietro, approvando un secondo provvedimento a correzione del precedente. Ma intanto il danno è fatto.
E mentre il Veneto vive uno dei momenti più dolorosi della sua storia recente, nessuno è ancora in grado di assicurare se alla fine la manutenzione ordinaria sarà rifinanziata davvero e per intero e soprattutto se saranno attuati gli interventi strutturali di prevenzione su cui a parole nei momenti di emergenza tutti concordano, ma che di solito vengono speditamente riposti nei cassetti appena rispunta il primo raggio di sole.
L’Unione dei Consorzi veneti di bonifica, che con i suoi circa 1.300 dipendenti, in prevalenza operai, è uno dei pochi organismi che fa qualcosa per impedire il peggio, curando come può i 6 mila chilometri di canali della regione, ha calcolato che ci vorrebbero circa 750 milioni di euro per ridare sicurezza agli abitanti.
Ma il presidente nazionale dell’associazione, Massimo Gargano, da mesi non riesce neppure ad accennare questi programmi al ministro, Stefania Prestigiacomo, da cui non è stato mai ricevuto.
E neppure riesce a discutere con un delegato tecnico, magari un direttore generale.
Al ministero non esiste più neanche una direzione specifica per la Difesa del suolo, è stata soppressa ed accorpata a quella per l’Inquinamento.
Fonti ufficiali dicono che la decisione è stata presa nell’ambito di una riorganizzazione complessiva degli uffici che prevedeva la riduzione delle direzioni da 6 a 5, con l’obiettivo di risparmiare.
Di fatto, però, in seguito a queste modifiche, i soggetti che dovrebbero avere scambi ripetuti e continui con gli uffici ministeriali sui temi dell’ambiente non trovano più nessuna porta aperta.
La faccenda è tanto più anomala perchè capita proprio nel momento in cui almeno sulla carta sarebbero disponibili i primi finanziamenti per gli interventi più urgenti, circa 1 miliardo e 200 milioni di euro dei Fas, i fondi per le aree sottoutilizzate, soldi in parte nazionali, ma soprattutto di provenienza comunitaria, da utilizzare con programmi concordati con le Regioni, i comuni e i Consorzi di bonifica.
Il presidente del Consiglio dei geologi, Antonio De Paola, in un voluminoso rapporto sullo stato del territorio redatto alcune settimane fa in collaborazione con il Cresme, il centro di ricerche economiche per l’edilizia, elaborando i dati Istat ha previsto che da ora al 2020 crescerà in maniera massiccia la popolazione nelle zone ad alto rischio sismico ed idrogeologico, circa 700 mila persone in più, in prevalenza immigrati, e metà si insedieranno proprio nel Nordest.
Alla domanda se l’evento è ineluttabile o se al contrario sarebbe possibile impedire che queste previsioni nefaste si avverino, risponde sconsolato che le leggi ci sarebbero e anche severe, ma nessuno, a cominciare dalla maggioranza dei sindaci, ha la minima intenzione di farle rispettare.
Grazie alla disinvolta disattenzione delle autorità locali negli ultimi 15 anni è stato costruito ed asfaltato un pezzo d’Italia grande quanto il Lazio e l’Abruzzo messi insieme.
Senza contare la marmellata delle case abusive spalmata su tutto il territorio nazionale.
E meno male che qualcuno ama ricordare l’efficienza leghista delle giunte del nord est
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Ottobre 22nd, 2010 Riccardo Fucile
L’ON. CESARO (PDL) DETTO “A’ PUPETTA” E’ DA SEMPRE LEGATO A COSENTINO… SECONDO UNA INFORMATIVA DEI CARABINIERI “E’ DI CATTIVA CONDOTTA MORALE E CIVILE, SOLITO ASSOCIARSI A PREGIUDICATI DI SPICCO DELLA MALAVITA”: I SUOI PRECEDENTI… PROPRIO LUI SI DOVEVA NOMINARE?
La situazione in Campania? È grave ma non è seria, direbbe Ennio Flaiano davanti allo spettacolo infinito della monnezza napoletana.
In effetti, i sacchetti neri sono tornati protagonisti delle cronache dei quotidiani da un mese, e sotto il cielo azzurro del Golfo se ne vedono, come sempre, di tutti i colori.
Le discariche aperte da Bertolaso e compagni sono in via di saturazione, l’inceneritore di Acerra non brucia quanto dovrebbe e avvelena (forse) più del dovuto, i disoccupati si trasformano in delinquenti e distruggono i camion della raccolta, la gente che vive sotto il vulcano urla contro il nuovo sversatoio di Terzigno invocando, letteralmente, l’intervento divino.
Manifestazioni e violenze sono all’ordine del giorno, i camorristi fanno affari affittando i bobcat necessari ad alzare le centinaia di tonnellate di rifiuti rimaste a terra.
La sceneggiata si ripete ormai da tre anni, uno show in cui i politici recitano a memoria il solito monologo dello scaricabarile, in un gioco delle parti, quello del rimpallo delle responsabilità , che stavolta ha il suo campione in Silvio Berlusconi. “Tutta colpa della Iervolino”, ha tagliato corto puntando il dito sulla sindaca che starebbe rovinando il suo presunto miracolo, a pochi mesi dalle elezioni comunali.
Ma nel suo j’accuse il presidente del Consiglio dimentica che da quasi un anno l’uomo che deve smaltire l’immondizia del capoluogo, l’amministratore diventato per legge Mr. Monnezza, è il suo amico e fedelissimo Luigi Cesaro detto “a’ Purpetta”, presidente della Provincia di Napoli dal 7 giugno 2009.
Già : volente o nolente è lui che deve risolve il problema, lo spazzino condannato, dal decreto voluto da Silvio in persona, a ripulire le strade e ideare una strategia efficace a lungo termine.
Anche Bertolaso lo ha ripetuto più volte al Cavaliere: “Dovete muovervi, prima che sia troppo tardi, prima che la Campania ricada in una crisi devastante come quella del 2008”.
Ma chi è davvero Mr. Monnezza, nato a Sant’Antimo 58 anni fa, figlio di una potente famiglia di costruttori, già avvocato, funzionario di un’Asl casertana e deputato del Pdl dal 1996?
Di lui ha parlato ai giudici della Dda di Napoli il pentito Gaetano Vassallo, l’imprenditore che ha gestito il traffico dei rifiuti tossici per conto dei casalesi: secondo il collaboratore di giustizia, Cesaro sarebbe stato il “fiduciario dei Bidognetti” in un’operazione immobiliare, la riconversione di un’area industriale nel paese di Lusciano.
Non è l’unica ombra che pesa sul politico: “Gigino”, così lo chiama affettuosamente Paolo Bonaiuti quando lo incontra nei corridoi di Palazzo Chigi carico di mozzarelle di bufale per il premier, fu arrestato nel lontano 1984 perchè accusato da altri due pentiti di avere rapporti di amicizia con i capi della Nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo.
Per loro Gigino era un finanziatore della Nco, addirittura un “postino” dei clan. Condannato in primo grado a cinque anni, Cesaro fu assolto perchè riuscì a convincere i giudici di essere in realtà “una vittima” del sistema criminale.
I rapporti con Rosetta Cutolo, la sorella di don Raffaele, da lui stessi ammessi? Invece di andare dalla polizia, chiese i buoni uffici e la protezione della signora. Nulla di più.
Oggi scopriamo altri dettagli del passato di Cesaro.
Il Comune di Sant’Antimo, dove la famiglia si occupa anche di sanità ed è proprietaria di un centro sportivo dove il Milan si allena quando deve giocare a Napoli, è stato sciolto per infiltrazioni mafiose nel 1991.
Luigi ripete come un disco rotto che al tempo lui non era nè assessore nè sindaco: è così, solo il fratello Aniello sedeva in consiglio.
Tommaso Sodano e Nello Trocchia, nel libro “La peste” appena uscito per Rizzoli, ricordano però come Luigi nello stesso anno fosse allora socio della cooperativa Raggio di Sole, strumento del potente clan Verde – recita la relazione del ministero degli Interni che accompagna il decreto di scioglimento per infiltrazione mafiosa – per gestire appalti e affari.
Altro potente gruppo camorrista della zona è poi quello dei Puca.
Ecco: secondo un’altra informativa del tenente colonnello dei carabinieri Antonio Sessa, “a’ Purpetta” in quegli anni frequenta anche loro.
Sessa va giù duro, e conclude così: “Cesaro per quanto compete risulta di cattiva condotta morale e civile… In pubblico gode di scarsa stima e considerazione. È solito associarsi a pregiudicati di spicco della malavita organizzata operante a Sant’Antimo e dintorni”.
di Emiliano Fittipaldi e Claudio Pappaianni
(da “il Fatto quotidiano“)
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Ottobre 13th, 2010 Riccardo Fucile
IL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE ANTIMAFIA LANCIA L’ALLARME SULLA COMPOSIZIONE DELLE LISTE ELETTORALI… I PARTITI NON APPLICANO ALCUN CODICE DI SERIA AUTOREGOLAMENTAZIONE CHE EVITI CANDIDATURE IMBARAZZANTI…. LA SELEZIONE ANDREBBE FATTA ALL’INIZIO, MA I PARTITI CHIUDONO ENTRAMBI GLI OCCHI
La circostanza era già nota: nelle elezioni amministrative locali, in troppe località e non
solo del sud, i partiti accettano candidature di persone con precedenti penali e altrettanti soggetti chiacchierati.
Ma se sui secondi si può solo far valere il buon senso, per evitare le prime basterebbero dei controlli seri e una preliminare selezione da parte delle sedi locali dei partiti.
Il problema è che spesso alcune di queste candidature corrispondono anche a personaggi che “portano voti” e si finisce per barattare la pulizia della lista con la ricerca del consenso ad ogni costo.
Non solo: il rischio è che se taluni di questi candidati venissero eletti, finirebbero poi per rappresentare un pericolo o in ogni caso una variabile pericolosa nella vita amministrativa.
Dal lavoro dell’Antimafia sulle liste delle ultime elezioni amministrative «emergono candidati ed eletti diciamo “irregolari” per reati diversi da quelli che il nostro Codice di autoregolamentazione prevedeva. Cosicchè l’immagine complessiva che se ne ricava è che la disinvoltura nella formazione delle liste sia molto più allarmante di quella che noi abbiamo immaginato. Sono liste gremite di persone che non sono certe degne di rappresentare nessuno».
È questo l’amaro bilancio tracciato oggi dal presidente della commissione Antimafia, Giuseppe Pisanu.
Durante la seduta si è anche affrontata la questione della mancata trasmissione alla commissione, da parte dei prefetti, di molti dati necessari ad approntare un rapporto sulla attuazione del Codice di autoregolamentazione per le elezioni.
«Tanto meglio il nostro rapporto sarà documentato, tanto più efficace sarà la nostra proposta finale», ha aggiunto Pisanu.
Un richiamo forte affinchè non solo i partiti facciano il proprio dovere, ma anche le istituzioni preposte collaborino.
Sono sempre più frequenti anche i casi di liste irregolari, con firme falsificate, che finiscono per dare vita poi a una serie infinita di ricorsi.
Basterebbe fissare dei termini più ampi per la valutazione delle liste, in modo da permettere delle verifiche a priori delle firme dei sottoscrittori e dei precedenti dei candidati, invece che perdersi poi a contestarli ad elezioni avvenute.
Sembrava passato tanto tempo da quando i partiti si erano impegnati a presentare candidati credibili, ma i segnali che arrivano dagli organismi di controllo non sono certo confortanti.
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Settembre 21st, 2010 Riccardo Fucile
LASCIA IL PDL PER FINI ANCHE LA GIOCOLI, VICECAPOGRUPPO AL COMUNE DI FIRENZE, UNA DELLE FONDATRICI DI FORZA ITALIA, 17 ANNI DI MILITANZA… MOLTI SONO DISGUSTATI DAI METODI DI VERDINI…ANCHE NELLE MARCHE DUE CONSIGLIERI REGIONALI PASSANO CON FINI
“La porti un bacione a Firenze, vivo solo per rivederla un dì…”, cantavano i vecchi fiorentini,
in preda alla nostalgia.
Ora neanche più i vecchi ricordi paiono riuscire a trattenere coloro che hanno fondato Forza Italia ben 17anni fa e poi il Pdl: è il caso di una bandiera della militanza berlusconiana a Firenze, la vicecapogruppo in Comune, Bianca Maria Giocoli, che ha preso carta e penna e ha aderito a “Futuro e Libertà “, disgustata dalla gestione di Verdini e aprendo di fatto l’emorragia di tanti altri consiglieri toscani verso Fini.
Oggi infatti nascono simultaneamente i gruppi consiliari di Fli a Firenze, Prato, Pistoia, Siena, Arezzo e i gruppi nei consigli provinciali di Grosseto, Lucca e Pistoia.
E siamo solo all’inizio.
Venerdì scorso, cinque parlamentari toscani si sono fatti ricevere a Palazzo Grazioli per esporre al premier “la grande preoccupazione per lo stato in cui versa il partito: per noi berlusconiani della prima ora, vedere questo scempio non è più tollerabile”.
Deborah Bergamini ha consegnato un dossier in cui tratteggia un partito in costante calo di voti: in un solo anno, dalle Europee 2009 alle Regionali 2010, sono stati persi 245.000 voti.
Non solo: tutti hanno chiesto il defenetramento di Denis Verdini, reo di una gestione dittatoriale che ha fatto allontare dirigenti e militanti.
E la mano pesante che Verdini ha usato contro i dissidenti sta ora diventando un autogol, con una emorragia di consiglieri che ne hanno le scatole piene della sua gestione.
Gli stessi cinque parlamentari hanno rilasciato una dichiarazione emblematica sul loro futuro: “Quando uno si trova danti a un muro e non gli viene consentito di fare e dire nulla, può anche cadere preda delle sirene”.
A buon intenditor…
E’ il prezzo che il premier paga per difendere personaggi indifendibili e da lui imposti.
Nel frattempo le adesioni a Fini aumentano un po’ ovunque, dal Veneto alla Puglia, fino alle Marche, dove sono passati con Futuro e Libertà due consiglieri regionali.
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Settembre 18th, 2010 Riccardo Fucile
TRATTASI DELLA FIGLIA DI UN CANDIDATO DELLA LEGA, DELLA NIPOTE DI UN ASSESSORE PADANO, DELLA MOGLIE DI UN VICESINDACO LEGHISTA, DI DUE CONTRATTISTE GIA’ ALLE DIPENDENZE DI UN ASSESSORE DEL CARROCCIO…DA PARENTOPOLI A CARROCCIOPOLI: ARRIVANO I MORALIZZATORI DELLA PADAGNA DEL MAGNA MAGNA
Si iscrissero in settecento, si presentarono in duecentoquaranta, andarono avanti
in trentotto. Ma i posti erano solo otto. Da settecento a otto.
Tra questi vinsero cinque fanciulle con un pedigree “padano” a dir poco granitico, che ora aspettano solo di prendere possesso della loro seggiola.
C’è la figliola del candidato leghista alle regionali, la nipote dell’assessore provinciale leghista, la moglie del vicesindaco leghista del capoluogo e ben due beneficiarie di contratto ad personam presso lo stesso assessorato provinciale retto dal medesimo esponente politico. Leghista, ovviamente.
Messa così, sembrerebbe la storia di un’edizione qualsiasi di Miss Padania.
In realtà si tratta di un concorso pubblico per otto posti da impiegato presso la Provincia di Brescia.
Altro che “semplice” Parentopoli. Qui pare di stare a Carrocciopoli, dove la Vittoria sembra farsi schiava solo davanti ai nipotini di Alberto da Giussano.
La storia di questo concorso pubblico – ricostruita e denunciata punto per punto su internet dal gruppo di cittadini Tempo Moderno — inizia nel dicembre 2008.
Quando la Provincia di Brescia, all’epoca presieduta dal pidiellino Alberto Cavalli, pubblica il bando «per la copertura di numero 8 posti di istruttore amministrativo, Categoria C — a tempo pieno e indeterminato».
Impiegati di concetto, tanto per capirci.
Con tanto di contratto blindato e stipendio garantito dalla collettività .
Le candidature avanzate dopo la pubblicazione del bando sono oltre settecento. Un posto al sole della pubblica amministrazione, di questi tempi, fa gola a tutti.
Alla prova scritta si presentano in duecentoquaranta. Pare complicato, il primo round. Soprattutto perchè, sul punto, il bando lascia spazio a più interpretazioni.
«La prova scritta», si legge, «potrà consistere nella stesura di un elaborato o nella soluzione di appositi tests (proprio così: tests, ndr) a risposta chiusa su scelta multipla e/o in una serie di quesiti ai quali dovrà essere data una risposta sintetica»
C’è qualche «e/o» di troppo, forse. Ma d’altronde, quale amministrazione pubblica può elaborare un bando di concorso con tutti i crismi della chiarezza?
Per i risultati della prima prova basta attendere fino al 28 ottobre 2009.
Quando la graduatoria dei trentotto ammessi all’orale viene pubblicata dal sito internet della Provincia di Brescia. Che, nel frattempo, ha cambiato presidente.
Al posto del pidiellino Cavalli, che ha completato anche il secondo mandato, è arrivato un cavallo di razza del Carroccio: il sottosegretario all’Economia Daniele Molgora.
Uno degli autori, insieme a Giulio Tremonti e Roberto Calderoli, del testo della legge sul federalismo fiscale.
Dei trentotto ammessi all’orale, sussurrano le tante malelingue che si annidano tra i tantissimi “trombati”, ci sono troppi concorrenti «vicini» alla Lega.
Tutti con punteggi altissimi. Troppi? Vicini alla Lega? E in che senso «vicini»?
Sembra il solito chiacchiericcio che anima ogni post-concorso pubblico che si rispetti, in cui chi resta fuori punta l’indice contro chi è finito dentro.
E poi, come scriveva il commediografo Terenzio centosessant’anni prima che nascesse Cristo, «non c’è nulla che le male lingue non possono peggiorare». Ma è sufficiente aspettare fino ai risultati della prova orale, e quindi fino alla proclamazione degli otto vincitori del concorso pubblico della Provincia di Brescia, per ricadere nella tentazione andreottiana di pensar male. E, quindi, di far peccato.
La graduatoria definitiva viene pubblicata il 4 febbraio 2010 ed è facilmente consultabile su internet.
Il primo posto utile lo conquista l’ottava in classifica.
Si chiama Sara Grumi ed è figlia di Guido, candidato alle ultime regionali con la Lega Nord nonchè assessore del Comune di Gavardo. Trattasi senz’altro di ragazza particolarmente preparata visto che, nel suo palmares, c’è già un contratto di collaborazione con le istituzioni. Anche in questo caso – strano ma vero – con l’amministrazione provinciale bresciana.
Tolti i candidati al settimo, al quarto e al secondo posto della graduatoria, le altri cinque caselle da impiegato provinciale finiscono tutte ad altrettante signore o signorine di “simpatie” leghiste.
Al sesto posto c’è Katia Peli. Che non è mica una semplice omonima dell’assessore provinciale leghista alla Pubblica Istruzione Aristide Peli.
No, è proprio la nipote.
E, non a caso, gli fa anche da segretaria, con tanto di contratto a tempo determinato.
Ma quando la lettura della classifica arriva alla quinta posizione, ecco che si sente la mancanza dell’antico e glorioso rullo di tamburi.
Infatti, tra le vincitrici del concorso c’è anche la signora Silvia Raineri, capogruppo della Lega nel consiglio comunale di Concesio nonchè moglie – come evidenza il dossier del gruppo Tempo Moderno – nientemeno che del vicesindaco di Brescia Fabio Rolfi.
Leghista lui, leghista lei. Numero due del Comune lui, vincitrice di concorso alla Provincia lei. Sembra un film di Lina Wertmuller, in verità è puro reality.
E arriviamo alla cima della graduatoria. Alle più brave, insomma.
Si chiamano Cristina Vitali e Anna Ponzoni, rispettivamente la prima e la terza classificata.
E qui la “coincidenza” ha dell’incredibile.
Ai primi posti di un concorso a cui hanno partecipato in duecentoquaranta finiscono due persone che non solo lavorano già in Provincia.
Ma che addirittura sono impiegate presso il medesimo assessorato.
La signora Vitali e la signora Ponzoni, oltre a condividere senz’altro la grande preparazione culturale che ha consentito loro di arrivare al top della graduatoria, hanno entrambe un contratto ad personam con l’assessorato alle Attività produttive, attualmente guidato dal leghista Giorgio Bontempi.
Non c’è che dire: il diavolo della Lega non solo fa ottime pentole, ma è addirittura un maestro nel realizzare i coperchi.
La figlia del candidato alle regionali, la nipote dell’assessore provinciale, la moglie del vicesindaco e due collaboratrici ad personam di un altro assessore provinciale.
Tutte vicine a uomini del Carroccio. E tutte, rigorosamente, vincitrici di concorso pubblico.
Sei donne per sei posti di impiegato.
Che stanno lì, alla Provincia di Brescia, in attesa di essere occupati.(da il Riformista)
argomento: denuncia, Lavoro, LegaNord, Politica, Provincia, radici e valori | Commenta »