Marzo 27th, 2020 Riccardo Fucile
A DIFFERENZA DEI SOVRANISTI CHE STREPITANO E NON MUOVONO IL CULO, TUTTE LE ONG IN EUROPA SONO SUL FRONTE DI GUERRA
Le polemiche sovraniste, sterili e vuote, hanno ovviamente colpito le tanto odiate Ong. Solo pochi
giorni fa Bruno Vespa ha scritto su Facebook che Emergency e Medici Senza Frontiere “c’erano per i migranti ma per gli italiani sono spariti”.
Una notizia ovviamente falsa, dato che entrambe sono in prima linea, e per la quale Vespa si è anche preso un esposto da Usigrai.
Alla lista delle Ong impegnate sul fronte del virus si aggiunge Open Arms, che annuncia che i team di medici impegnati di solito nelle missioni di salvataggio migranti sono ora in Spagna in prima linea contro il Covid-19.
Open Arms posta sulla sua pagina twitter due foto, di due attiviste del loro team: Isabel, che lavora come medico di emergenza all’Ospedale Doce de Octubre, mentre Inès è infermiera all’ospedale La Paz di Madrid.
(da agenzie)
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Marzo 24th, 2020 Riccardo Fucile
ERA STATO CONTAGIATO MA CON UN GRANDE GESTO HA PREFERITO AIUTARE IL PROSSIMO
Aiutare il prossimo. Questa la missione di ogni prete e rappresentante della Chiesa, anche (o, forse, soprattutto) in un periodo di difficoltà come quello che si sta vivendo in Italia — e nel Mondo — in questo momento.
E così Don Giuseppe Berardelli ha deciso di rinunciare al respiratore che la comunità della sua Parrocchia di Casnigo (in provincia di Bergamo) per donarlo a un paziente più giovane che, come lui, era rimasto contagiato dal Coronavirus. Il prete è morto nei giorni scorsi proprio a causa del Covid-19, ma il suo gesto è stato veramente eroico.
Il 72enne, arciprete di Casnigo, comune di poco più di 3mila abitanti a nord di Bergamo, era gravemente malato. Già lo scorso anno, infatti, la sua salute era stata messa a rischio da un’altra grave patologia.
Poi la positività al tampone che ha confermato il suo contagio da Coronavirus e il ricovero presso l’ospedale di Lovere (sempre nella Bergamasca). La comunità si era stretta accanto a lui, decidendo di donargli un respiratore. Ma il suo gesto caritatevole sta salvando la vita a un’altra persona, togliendola a lui.
Il periodico locale Araberara ha raccolto il racconto di un operatore sanitario che lavora nella Casa di Riposo San Giuseppe: «Don Giuseppe Berardelli è morto da prete. E mi commuove profondamente il fatto che lui, arciprete di Casnigo, vi abbia rinunciato di sua volontà per destinarlo a qualcuno più giovane di lui».
Un giovane che neanche conosceva e che ora può sperare di salvarsi proprio grazie al gesto dell’arciprete di Casnigo.
Una scelta in piena sintonia con il concetto di caritas cristiana, con l’aiuto verso il prossimo messo in primo piano anche rispetto alla propria vita. E sono tanti i rappresentanti della Chiesa che sono morti, soprattutto nella zona della Bergamasca (ma anche nel resto della Lombardia) per aver contratto il Coronavirus dopo aver provato a dare supporto e aiuto morale ai malati.
(da agenzie)
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Marzo 23rd, 2020 Riccardo Fucile
IN PENSIONE DA ORMAI QUATTRO ANNI, IL DOTTOR FASOLI ERA TORNATO IN CORSIA A 73 ANNI PER AIUTARE I COLLEGHI
In pensione da ormai quattro anni, era tornato in corsia per aiutare i colleghi nell’emergenza
coronavirus: così ha sacrificato la sua vita per i malati. È la storia del dottor Gino Fasoli, deceduto a 73 anni presso l’Istituto clinico San Rocco a Ome, vicino Brescia, il 14 marzo. A riportare per primo la storia del medico è stato il quotidiano Il Piccolo.
Residente a Passirano e per molti anni medico di famiglia a Cazzago San Martino, dopo aver lavorato al pronto soccorso di Bornato, era noto in tutta la Franciacorta per le sue qualità professionali e umane.
Andato in pensione si era impegnato nel volontariato con il trasporto ammalati a Lourdes e con il sostegno a Emergency in Africa.
Appassionato di montagna, viene descritto da colleghi e amici come una persona dal cuore buono e sempre disponibile. Tanto che recentemente non si era tirato indietro dal dare una mano agli operatori sanitari per l’emergenza coronavirus.
Non sposato, una gioventù passata vestendo la tonaca francescana lasciata per laurearsi in medicina.
Come riporta oggi il Corriere, quando si è trattato di rispondere all’appello dei colleghi impegnati a contrastare il Covid-19, il dottor Fasoli non si è tirato indietro.
“Gino, puoi darci una mano? Gli ambulatori sono sguarniti perchè tanti di noi sono andati in ospedale a dare un mano ai colleghi in prima linea o perchè si sono ammalati. Ma i pazienti hanno bisogno di qualcuno che li ascolti. Puoi farlo tu?…”.
Quando gli hanno chiesto di rimettere il camice bianco non ha esitato un istante.
(da agenzie)
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Marzo 20th, 2020 Riccardo Fucile
IL CLUB CALCISTICO DI SAN PAOLO E’ STATO FONDATO DA IMMIGRATI ITALIANI: “CON ORGOGLIO ABBIAMO OSTENTATO I VOSTRI COLORI CON I NOSTRI SIMBOLI”
In tutto il mondo proseguono i messaggi di solidarietà nei confronti dell’Italia, afflitta dal continuo
aumentare dei contagi e dei morti da coronavirus.
L’ultimo, il più commovente, arriva dal Brasile, dal Palmeiras, squadra di San Paolo nata da immigrati italiani nel 1924 come “Palestra Italia” (cambiò nome nel 1942) e da sempre legata al calcio nostrano. “Siamo con voi fratelli italiani! Siamo insieme fratelli italiani. Forza”.
Una lunga lettera che avvicina il club di San Paolo al nostro paese: “Cara Italia – si legge -, sono trascorsi più di cento anni da quando ci siamo salutati, quando la guerra, la povertà , e la fame hanno cambiato i nostri destini, all’inizio dello scorso secolo. Con molta sofferenza e nostalgia, abbiamo attraversato l’Atlantico per ‘Fare l’America’. Con sudore, lavoro, fede e determinazione, sono stati gli italiani immigrati qui a San Paolo a portare avanti la lotta contro la Grande Influenza nel 1918, che ha devastato il mondo, simile ai tempi così bui che stiamo vivendo oggi. Abbiamo vinto insieme queste e altre sfide, e siamo diventati ancora più forti nel nostro percorso”.
“Oggi tuo figlio soffre e piange”
“Sono passati tanti anni, abbiamo raggiunto la gloria sia a livello sociale che sportivo, come lo avete fatto anche voi quando una Seconda Guerra Mondiale ci ha immersi di nuovo nel caos, nella paura e nella distruzione. Abbiamo avuto di nuovo la forza per superare momenti bui, per rinnovarci e andare avanti. Anzi, proprio questo sembra essere il nostro destino: riemergere sempre, sempre più forti. Con orgoglio abbiamo ostentato i tuoi colori con i nostri simboli. Era la nostra premessa nei primi tempi della nostra esistenza. Oggi chiediamo il permesso ai nostri avi per riscrivere questa idea: quando feriscono in qualche modo l’Italia, feriscono anche il Palestra e la sua gente. Oggi, il tuo figlio, qui in Sud America, soffre e piange nel vedere la sua terra madre in difficoltà , come tutto il resto del mondo. E’ dovere dei più giovani – conclude la lettera aperta del club brasiliano – accogliere i parenti e gli amici più vecchi e più fragili con altruismo e fratellanza, così come i nostri genitori e nonni”.
(da agenzie)
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Marzo 19th, 2020 Riccardo Fucile
UNA FAMIGLIA CINESE HA FATTO TROVARE A OGNUNA DELLE TRENTA FAMIGLIE DEL PALAZZO DOVE ABITANO UNA BUSTA NELLA CASELLA DELLA POSTA: ALL’INTERNO TRE MASCHERINE E UN MESSAGGIO DI INCORAGGIAMENTO… GLI ITALIANI COMMOSSI DAL GESTO
La solidarietà della Cina all’Italia non è solo quella delle istituzioni, degli ospedali e delle grandi aziende.
A Vigevano, in provincia di Pavia, una famiglia di ristoratori cinesi ha fatto trovare a ognuno dei vicini di casa una busta nella casella della posta.
Ciascuna delle trenta famiglie che abitano nel palazzo, a 200 metri da piazza Ducale, all’interno hanno trovato tre mascherine a uso medico. E un messaggio di speranza, scritto in penna sulla carta bianca: “Dilegua, oh notte. All’alba vincerò!”, dal testo del Nessun Dorma di Giacomo Puccini.
Il gesto della famiglia Wang, trasferitasi nell’edificio solo da pochi mesi, ha commosso gli altri condomini, che si preparano a ricambiare il regalo donando ai nuovi vicini una bandiera italiana e una cinese (non facili da trovare, in tempi di negozi chiusi) accompagnate da lettere di gratitudine e vicinanza.
“Gli Wang sono molto riservati e rispettosi. Oltre ai genitori, nell’appartamento vivono i due figli e la nonna. La loro generosità ci ha commosso e non vediamo l’ora di poterla ricambiare”, racconta Matteo Zorzoli, giovane giornalista sportivo che abita al piano di sopra. E che ha raccontato la vicenda in un tweet.
(da agenzie)
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Marzo 19th, 2020 Riccardo Fucile
FRANCO FAELLA FU IN PRIMA LINEA NEL PERIODO DELL’EPIDEMIA DI COLERA
Richiamato dalla pensione e di nuovo operativo: Franco Faella, primario emerito dell’ospedale
Cotugno di Napoli, in prima linea nel periodo dell’epidemia di colera, è tornato in trincea ed è diventato coordinatore del reparto allestito per i pazienti contagiati dal Covid-19 all’ospedale Loreto mare.
Al Mattino ha detto: “Si tratta di una struttura mirata, su cui sono stato disponibile e pronto a fornire l’apporto della mia esperienza. Mi sarei sentito un vigliacco a non dare una mano alla mia città ”
“Io sarò il consulente infettivologo, in un’attività che dovrà alleviare il carico di lavoro ai colleghi del Cotugno. Ora, qualche paziente potrà essere trasferito anche qui, dove ci saranno colleghi rianimatori, che affronteranno le insufficienze respiratorie provocate dal virus, e tutta la struttura sanitaria assegnata a questa emergenza”.
Il medico afferma che bisogna essere ottimisti e rigorosi nell’affrontare l’emergenza.
“Bisogna esserlo, affronteremo questa epidemia con tutto il rigore possibile come si è fatto finora, in attesa di raggiungere maggiori certezze sui farmaci. Per ora, su questo virus utilizziamo quei farmaci già usati per altre patologie infettive. Parlo dell’Hiv o dell’Ebola, ma anche del farmaco sperimentato dai colleghi del Cotugno adoperato di solito per l’artrite reumatoide”
Ma, al momento, le cure procedono tentando varie strade.
“Non si può pensare a nuove terapie certe, senza conoscere con sicurezza sperimentata le eventuali contro indicazioni dei singoli trattamenti farmacologici. L’unica strada da seguire, per ora, è provare farmaci usati per altre infezioni. Credo, lo hanno detto in tanti, che la prevenzione migliore sia l’isolamento, evitare i contatti sociali per non diffondere i contagi”
(da agenzie)
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Marzo 18th, 2020 Riccardo Fucile
IL COMANDANTE DELLA DIAMOND PRINCESS: “TORNERO’ PRESTO IN MARE CON LA DIAMOND”… “MAI AVUTO MOMENTI DI SCONFORTO, UN COMANDANTE NON PUO’ PERMETTERSELO”
Gennaro Arma, classe 1975, è uno di quegli uomini che non si vergognano dei loro buoni sentimenti. Uno di quelli cui pensi quando senti Lucio Dalla cantare “ma l’impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale”. Lui si definisce proprio così. “Un uomo di quarantacinque anni (il prossimo 3 maggio, ndr) normale”.
Uno che, appena atterrato in Italia dal Giappone, dove è rimasto prima alla guida di una nave da crociera – la Diamond Princess, 3700 persone a bordo – in quarantena da coronavirus per quattro settimane e poi per quindici giorni in isolamento, neanche il tempo di incontrare il ministro degli Esteri accorso all’aeroporto per accoglierlo “a nome del Governo”, telefona alla moglie e poi a una giornalista amica d’infanzia per dirle che “è molto dispiaciuto di non aver potuto rispondere, ma lo avrai capito, sono stati giorni intensi”.
Uno che si commuove ripensando al momento in cui si è ritrovato da solo sul ponte di comando e poi ad attraversare la nave ormai vuota, “quando finalmente era finito tutto”, e al ritorno nella sua casa a Sant’Agnello, nel cuore della penisola sorrentina dove è nato e cresciuto, quando ha rivisto la moglie Mariana e il figlio di dieci anni che ha chiamato Diego, come Maradona, il suo idolo calcistico insieme alla squadra del Napoli – “sono stato fortunato che il nome a mia moglie è piaciuto”.
Uno per cui si può correre il rischio di apparire banali, ma non quello di essere infelici. E la felicità oggi, in quest’Italia “che mi ricorda la Diamond Princess isolata per il coronavirus”, sta nel rassicurare “mia mamma che non ho ancora potuto riabbracciare”, nel sorriso di Mariana – che mentre lui era sulla nave e dopo in quarantena ha tenuto a bada curiosi e giornalisti per difendere la privacy della sua famiglia – e nella maglietta che gli ha dedicato Diego con l’arcobaleno e il mantra “Andrà tutto bene”.
Insomma, Gennaro Arma è un antidivo. Hai voglia a chiamarlo “the brave captain” come l’hanno ribattezzato i passeggeri della Diamond Princess, che via social ancora gli rivolgono grandi apprezzamenti e pensieri devoti: lui non ha account nè su Facebook nè su Twitter e non frequenta Instagram.
“Anni fa ho aperto un profilo su LinkedIn, ma non lo uso mai”, dice e poi ripete, per l’ennesima volta perchè tutti continuano a rivolgergli sempre la stessa domanda, che – nonostante il presidente della Repubblica Mattarella lo abbia insignito dell’onorificenza di commendatore – non si sente un eroe, “restando sulla nave fino alla fine ho fatto solo il mio dovere”.
Comandante Arma, chi è per lei un eroe?
“I giudici Falcone e Borsellino e tutti coloro che vanno in missione di pace a rischiare la vita. E i medici impegnati nella battaglia contro il coronavirus. È vero, stanno svolgendo il loro lavoro, ma in condizioni assolutamente straordinarie e mettendo a repentaglio la loro salute, ogni giorno”.
Dica la verità : un po’ le pesa dover rispondere ai giornalisti, il valzer delle interviste.
“Non mi pesa, ma non sono abituato a tutta questa attenzione. Rispondo con piacere ai giornalisti perchè è un momento difficile per il nostro Paese e se, nel mio piccolo, posso contribuire a dare un messaggio di incoraggiamento, non mi sottraggo”.
Non si aspettava tutto questo interesse da parte dei media?
“Ero consapevole ci fosse un certo interesse, sia sul piano nazionale che internazionale, ma non pensavo a tale livello. In fondo, per davvero, ho fatto solo il mio dovere”.
Torniamo ai giorni sulla nave in quarantena. Non ha mai avuto un momento, uno solo, di sconforto?
“Mai. Il comandante non può permetterselo. Anche perchè sta a lui infondere coraggio all’equipaggio e ai passeggeri, se viene meno si determina un effetto a catena nefasto. Certo, il momento in cui ci hanno comunicato dei primi casi di coronavirus tra i passeggeri è stato difficile. Ma quando c’è un’emergenza devi fare di più del tuo meglio, devi dare il massimo. Ho potuto contare sul sostegno dell’equipaggio e della compagnia. E sul rapporto speciale che ho sempre avuto con i passeggeri”.
Hanno fatto il giro del mondo i suoi messaggi audio per rassicurare i passeggeri, le immagini dei bigliettini e dei cioccolatini che gli ha fatto avere per il giorno di San Valentino
“Io non ho cambiato il mio modo di essere per gestire la situazione determinata dal coronavirus. Prendersi cura dei passeggeri è sempre stata una priorità , mia e della compagnia. San Valentino, poi, è sempre stata una giornata speciale, pensi che la celebre serie “Love boat” è ispirata proprio alle navi della Princess cruises, considerate le navi dell’amore. Sapevamo che quest’anno sarebbe stato diverso, ma anche per tenere alto il morale a bordo, d’accordo con la compagnia abbiamo comunque voluto dedicare un pensiero speciale a chi era a bordo, quell’“amore non avrà mai fine” tratto dalla prima lettera di San Paolo ai Corinzi”.
Quando ha capito che ormai era fatta?
“Quando ho visto l’ultimo gruppo scendere dalla nave”. Qui Arma si ferma, la voce si incrina. Un attimo e poi riprende. “Scusi, ma a ripensarci mi commuovo. Quando ho attraversato la nave sapendo di essere l’ultima persona a bordo ho pensato: È finita, è andato tutto bene. Quando poi sono sceso a terra, ero emozionato e orgoglioso e ho fatto una promessa alla nave, che era alle mie spalle”.
Che ha promesso alla nave?
“Che sarei tornato presto, la Diamond tornerà ad essere quella di prima. L’hanno definita “la nave Lazzaretto” e mi è sembrato offensivo, specie per chi era stato contagiato dal virus”.
Quando tornerà a bordo, comandante?
“In questo momento il settore delle navi da crociera e la nostra compagnia stanno sospendendo le attività . Ma si tratta di uno stop temporaneo, dovuto all’emergenza coronavirus. È mia intenzione tornare a bordo appena possibile, anche perchè girare il mondo con una nave da crociera è una delle esperienze più incredibili della vita. Non vedo l’ora di ricominciare”.
Sul suo profilo Whatsapp ci sono due citazioni: “A diamond is a chunk of cold that did well under pressure” e “those who live, those who die and those who go to sea”. Come sono quelli che vanno per mare, scusi?
“È gente tosta, abituata a grandi sacrifici, alla solitudine, ma aperti alle possibilità della vita, come ai rapporti che si instaurano su una nave. Con l’equipaggio si diventa una famiglia. È stato così anche in questa esperienza che ci siamo lasciati alle spalle, nella quale ognuno ha dato il meglio di sè, nel rispetto delle regole e dei protocolli, ma andando oltre i ruoli specifici. Ecco, mi piace pensare che, come è stato per noi, restando uniti e con spirito di sacrificio gli italiani possano superare questo momento difficile per il nostro Paese”.
Ha visto, però, che tanti non rispettano le regole?
“Capisco che le misure del Governo possano aver stravolto la quotidianità di tanti di noi, ma rispettarle è fondamentale. Facciamolo per i nostri bambini, i nostri affetti più cari e non viviamo questo tempo come una punizione da scontare, ma come un’opportunità . Usiamolo al meglio, non sprechiamolo”.
Qual è la prima cosa che le ha detto suo figlio al ritorno?
“Sono rientrato a casa da Roma in tarda serata e lui era sveglio ad aspettarmi. Non ci siamo detti molto, eravamo emozionatissimi. È stato un momento indimenticabile. Di questo ultimo viaggio iniziato il 17 gennaio conservo impressioni, emozioni, ricordi indelebili. Per l’equipaggio, i miei gladiatori verso i quali nutro una gratitudine immensa, per la compagnia, per i miei cari e i miei amici che mi hanno scritto, mi sono stati accanto anche se da lontano con messaggi e incoraggiamenti. Mi dispiace non poterli incontrare, vorrei abbracciarli tutti”.
E il nostro Governo? Il ministro Di Maio ha usato per lei parole di stima e riconoscenza, ha scritto che vi siete sentiti più volte al telefono durante l’isolamento della nave.
“Le autorità giapponesi, l’Ambasciatore a Tokyo Starace, e il Governo italiano, attraverso il ministro Di Maio, mi hanno supportato molto. Mi rassicurava sentire la vicinanza delle istituzioni del mio Paese”.
Incontrerà il presidente Mattarella?
“L’onorificenza che mi ha conferito mi ha colto di sorpresa, per me è un grandissimo onore. Penso che lo incontrerò quando finirà l’emergenza”.
Al suo rientro, ha trovato un’Italia molto diversa da quella che aveva lasciato il 17 gennaio.
“L’Italia di oggi mi ricorda la Diamond Princess isolata per il coronavirus. Ma resta un grande Paese, noi italiani siamo un popolo incredibile. Ci è richiesto un sacrificio, ma come insegna la storia nei momenti difficili sappiamo fare bene. Insieme ce la faremo, supereremo anche questa”.
Ha visto i cori dai balconi, i flash mob canori. Lei ci andrà in terrazzo, a cantare?
“Non ho ancora avuto il tempo, ma appena mi sarà possibile lo farò. Per il momento ho la maglietta con la scritta “Tutto andrà bene” che mi ha disegnato e dedicato il mio Diego. E poi sul terrazzo ci vado anche per un altro motivo”.
Cioè?
“Vado a guardare il mare. Purtroppo, posso farlo solo da lontano. Andare a guardare il mare, scrutare l’orizzonte, specie nelle prime ore della giornata mi rilassa. Ecco, questo ora mi manca”.
Non una cosa da eroe, ma da “the brave captain”, da capitano impavido, sì.
“Io mi sento lo stesso uomo di sempre. I titoli e le definizioni le lascio agli altri. Ero, sono e sarò Gennaro Arma, un uomo di quarantacinque anni, normale”
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 16th, 2020 Riccardo Fucile
GENNARO ARMA E 15 MEMBRI ITALIANI DELL’EQUIPAGGIO SONO RIMASTI A BORDO FINO ALL’ULTIMO E, SUPERATI GLI ESAMI MEDICI, ORA RIENTRANO… EMBLEMA DEL SENSO DEL DOVERE E DEL CORAGGIO DELLA MARINERIA ITALIANA NEL MONDO
Rientro in Italia con una grande dose di fiducia per il comandante italiano della nave Diamond Princess, Gennaro Arma, dopo le settimane di quarantena trascorse in Giappone.
Raggiunto telefonicamente dall’ANSA all’aeroporto di Tokyo, prima dell’imbarco per Roma, il comandante ha confermato l’esito negativo dei controlli e il grande desiderio di tornare a casa: “Questo era il secondo test che ho fatto ed ero fiducioso in entrambi i casi”. Alla domanda sui prossimi spostamenti all’arrivo in Italia il comandante è stato diretto: “Rientrerò subito a casa”.
Rispondendo ad una domanda sul suo operato a bordo della nave da crociera – rimasta per settimane ormeggiata nella baia di Yokohama con 3.700 passeggeri -, Arma ha preferito evitare ulteriori celebrazioni: “Ho semplicemente fatto il mio lavoro, quello che qualunque altro comandante nella mia posizione avrebbe fatto”.
Riferendosi alle problematiche affrontate a bordo e lungo il secondo periodo di quarantena, in un centro ospedaliero a nord di Tokyo: “Sono state difficoltà diverse. Durante l’intero periodo abbiamo vissuto momenti impegnativi direi, chiaramente diversi da quello che poteva essere il periodo vissuto nella facility di Wako (a nord di Tokyo) durante la quarantena, dove si trattava semplicemente di essere pazienti, far passare il tempo. E chiaramente quella attesa non ha fatto altro che far aumentare il desiderio e la voglia di ritornare in Italia e di riabbracciare la mia famiglia”.
Il comandante inoltre ha speso parole di riconoscenza per la vicinanza fornita dalle autorità : “Io vorrei ringraziare tutti per il supporto, l’affetto e la fiducia ricevuta a 360 gradi, durante il momento di emergenza a bordo e anche il periodo di quarantena in Giappone. E chiaramente l’Ambasciata d’Italia ha giocato un ruolo fondamentale in tutto questo e ci è stata molto vicino durante il periodo delle sei settimane, e ne siamo molto grati”.
Insieme ad Arma rientrano altri 15 membri italiani dell’equipaggio della nave, tutti negativi al secondo test del coronavirus.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 29th, 2020 Riccardo Fucile
SANTORI, CRISTALLO E DONNOLI HANNO MANDATO UN MESSAGGIO
Sono Mattia Santori, Jasmine Cristallo e Lorenzo Donnoli le tre Sardine scelte per recarsi alla trasmissione Amici, di Maria De Filippi, dietro invito della conduttrice in persona.
La decisione aveva scatenato molte polemiche, dovute soprattutto alla ‘qualità ‘ del programma, considerato da molti ambienti come ‘bassa’ e ‘ignorante’.
Le Sardine avevano risposto con un post su Facebook, spiegando che il movimento non deve essere snob e che un contenitore capace di raggiungere milioni di persone soprattutto giovanissime deve essere considerato un valido strumento, specie se Matteo Salvini non si fa alcuno scrupolo di sfruttarlo, con video su Tik Tok e sponsorizzazioni di migliaia di euro si post su Facebook per raggiungere le fasce d’età dei più giovani.
E quindi Santori, Cristallo e Donnoli sono arrivati sul palco di Amici, dove hanno mandato un messaggio che ha toccato diversi temi, accompagnati dall’uso di un maxi-schermo dove scorrevano diverse immagini.
Cristallo ha parlato di Alan Kurdi, il bambino con la maglietta rossa riverso su una spiaggia, doventato il simbolo della tragedoia deio migranti; Santori ha mostrato la notizia di un’aggressione a due ragazze lesbiche, e poi la foto di un bacio tra due ragazze avvolte in una bandiera arcobaleno; Donnoli infine ha parlato dello sforzo compiuto dagli attivisti di Fridays for Future, mostrando una foto di Greta Thumberg e di un orso polare ormai ridotto allo stremo.
Tema di fondo degli interventi è stata la paura: “Non mi sarei mai aspettata di ritrovarmi un giorno in questo programma: non so ballare e al massimo ho cantato al karaoke. Parlare davanti ad un pubblico mi fa sempre moltissima paura e per essere qui stasera sono stata costretta a scendere a compromessi con lei: la paura. Io non ho ceduto alla sue pressioni ma la paura è sempre qui salda accanto a me. La paura è un’emozione potentissima e se scatta difronte ad un pericolo reale ci salva la vita, ma se scatta difronte ad un pericolo immaginario può renderti prigionieri. Cavalcare la paura istigando all’odio, produce ostilità , violenza, intolleranza. L’unica cosa che possiamo fare è reagire e dire basta! Basta paura! Pratichiamo la bellezza. Ovunque. Basta volerlo” ha detto Cristallo.
“Non è così facile riconoscere il bello in se stessi” ha continuato Donnoli. “Se poi sei un ragazzo autistico che pensa alla Luna e anche omosessuale è un bel casino, allora ci vuole coraggio. Ho avuto paura di essere me stesso. Mi è capitato di aver pensato una cazzata: che fosse meglio morire invece che vivere come pensavo mi volessero gli altri. E invece no: è una figata essere se stessi! In un mondo in cui una ragazza che vive la mia stessa condizione, come Greta, e che ci allarma su un qualcosa che tocca tutti noi viene sbeffeggiata. E io posso rischiare di nuovo di tornare a casa preso a bottigliate. Mentre un bimbo muore in fondo al mare con la sua pagella cucita addosso, noi non possiamo restare immobili. Cambiare noi stessi è gratis. Salviamoci con la cultura e l’amore”.
“Ottant’anni fa una bambina ebrea rinchiusa nei campi di concentramento sognava di essere una farfalla e di volare sopra il filo spinato, nello stesso momento il popolo italiano decideva di smettere di essere servo e sognava una Costituzione, qualche anno dopo un prete americano sognava un mondo in cui neri e bianchi potessero condividere gli stessi diritti. Il filo comune di queste persone era soltanto uno. La paura. Un sentimento che preannuncia che stai per passare dall’ordinario allo straordinario. I ragazzi qui dietro stanno avendo paura. Noi stessi abbiamo avuto paura. E questo è il nostro augurio. Di avere paura, di superarla. Ogni giorno. Perchè la bellezza è a portata di mano” ha concluso Santori.
(da Globalist)
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