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GLI ITALIANI SI FIDANO PIU’ DELLE FORZE DELL’ORDINE E DEL PAPA CHE DEI POLITICI

Dicembre 23rd, 2019 Riccardo Fucile

TORNA LA VOGLIA DI PARTECIPARE, FUORI DAI PARTITI, SOLO IL 9% SI FIDA DI LORO… GRETA E SARDINE SONO LE BANDIERE

All’ultimo posto nella graduatoria della fiducia nelle istituzioni, elaborata da Demos per Repubblica, i partiti tradizionali: solo il 9% degli italiani si fida di loro
Se gli italiani avvertono sempre più distacco dalle istituzioni, siano esse locali o nazionali, è altrettanto vero che la voglia di piazza, la partecipazione alla vita pubblica dei cittadini sono in costante aumento.
In questa dicotomia si muove l’indagine Demos per Repubblica che analizza il rapporto tra “Gli italiani e lo Stato”.
Ed è proprio di quello Stato che la popolazione non si fida più: il 22% ha fiducia nella macchina organizzativa del Paese. Peggiore il sentimento nel Parlamento: solo il 15% degli italiani guarda all’organo legislativo con stima. A chiudere l’elenco della fiducia, con solo il 9% degli italiani a crederci ancora, ci sono i partiti politici.
Se da un lato le istituzioni politiche non hanno più appeal sui cittadini, godono di ottima salute le Forze dell’ordine. Sono «il riflesso della diffusa domanda di sicurezza che pervade il Paese», scrivono dall’istituto di ricerca. Occupano il primo posto in graduatoria, con il 73% di cittadini che ha fiducia nella divisa.
Al secondo posto c’è il Papa: nonostante nell’ultimo anno abbia perso il -6% dell’indice di fiducia, considerando la parabola degli ultimi dieci anni è con distacco la figura che ha guadagnato più stima negli italiani: nel 2019, il 66% del campione ha fiducia in lui. Nel 2009 la percentuale si fermava al 54%.
Forze dell’ordine e Papa precedono in graduatoria il presidente della Repubblica. Sergio Mattarella, al terzo posto, gode della fiducia del 55% degli intervistati, -16% rispetto al 2009, quando al Quirinale c’era Giorgio Napolitano.
Stacca di un solo punto l’istituzione della scuola e mentre, al quinto posto della classifica di Demos, si trova la Chiesa cattolica.
Mentre la politica e le istituzioni non riescono a soddisfare gli italiani, cresce nei cittadini la voglia di mobilitarsi per i propri ideali.
Greta Thunberg e sardine sono le bandiere sotto le quali, nel 2019, i cittadini hanno scelto di scendere in piazza. Tre anni fa, alle manifestazioni contro qualcosa aveva partecipato il 14% degli italiani. Oggi la percentuale è salita al 23%.

(da agenzie)

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SAMBA, ROMOLO E ANGEL: CHI SONO GLI EROI CIVILI PREMIATI DA MATTARELLA

Dicembre 20th, 2019 Riccardo Fucile

TRE STORIE DI SOLIDARIETA’ E CORAGGIO

Romolo ha 84 anni e ogni giorno percorre 60 km per accompagnare un bimbo cieco a scuola. Angel di anni ne ha 20 e ha salvato un bambino che stava precipitando dal balcone di casa. Samba è l’eroe che ha disarmato l’attentatore in stazione a Milano. Sono loro, insieme ad altri 29, i cittadini scelti da Sergio Mattarella per essersi distinti per atti di eroismo, per l’impegno nella solidarietà , nel soccorso, nella cooperazione internazionale, nella tutela dei minori, nella promozione della cultura e della legalità , per le attività  in favore della coesione sociale, dell’integrazione, della ricerca e della tutela dell’ambiente
32 onorificenze al Merito della Repubblica italiana, storie di cittadini normali che hanno compiuto cose straordinarie. Tra loro, appunto, ci sono anche Samba, Romolo e Angel.
Samba Diagne è un senegalese di 52 anni, padre di cinque figli, giunto in Italia negli anni Novanta ed attualmente vive a Milano. È stato insignito dal Mattarella della carica di Cavaliere dell’Ordine al Merito dopo che a settembre scorso, mentre si trovava in Piazza Duca d’Aosta, è intervenuto in difesa di Matteo Troia, Caporalmaggiore dell’Esercito. Quest’ultimo era stato aggredito e ferito con delle forbici da Mohamad Fathe, yemenita. Samba è riuscito a bloccare l’aggressore nel momento in cui si stava dando alla fuga, facilitando il suo arresto.
Dopo i suo gesto, Samba ha dichiarato: “Sono contento di aver contribuito a fermare una persona pericolosa. Anche io sono un musulmano: mi dissocio da chi compie violenze in nome di Allah. Chi lo fa è solo un esaltato”.
Romolo Carletti, invece, è un pensionato di 84 anni di Montemignao (FI) ed ha ricevuto l’onorificenza di Commendadore. Quotidianamente, l’anziano signore accompagna Xhafer, un bambino macedone di 7 anni, alla scuola di Pelago che dista circa 30 km da casa. Il bambino è il figlio dei vicini di casa ma dato che il padre lavora come taglialegna e tutte le mattina deve recarsi nei boschi mentre la madre non ha la patente, Romolo si è offerto di accompagnarlo a scuola per poi andarlo a riprendere. Un gesto di estrema solidarietà  senza il quale Xhafer non potrebbe seguire le lezioni.
Angel Micael Vargas Fernandez ha 20 anni e da quando ne ha otto vive in Italia. Di giorno lavora in una stazione di servizio nel Lodigiano, a Casalmaiocco, mentre la sera segue i corsi di informatica all’istituto Alessandro Volta di Lodi. Oggi ha ricevuto la carica di Cavaliere dopo il suo eroico gesto del settembre scorso.
Mentre si trovava a lavoro, un bambino di 4 anni stava precipitando da un balcone al secondo piano. Angel è salito sul tettuccio di un camion e nel momento in cui il bambino è caduto è riuscito a prenderlo al volo, attutendo la caduta a terra con il suo corpo.

(da agenzie)

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LA LETTERA A “REPUBBLICA” DEI QUATTRO FONDATORI DELLE SARDINE: “NOI E LA LIBERTA’ DI NON FARE UN PARTITO”

Dicembre 20th, 2019 Riccardo Fucile

“SIAMO UNA RIVOLTA PACIFICA, DARE UNA CORNICE E’ COME METTERE CONFINI AL MARE”

Caro direttore,
il 14 novembre eravamo quattro trentenni come ce ne sono tanti in Italia. Roberto in ufficio, Giulia in ambulatorio, Mattia in palestra, Andrea in piazza a farsi carico delle questioni logistiche.
“Ma non dovresti essere qui, dovresti essere in piazza a preparare per stasera” ci veniva detto da clienti, pazienti, mamme e colleghi.
Dopo poche ore piazza Maggiore sarebbe stata strabordante di Sardine. In una misura che nessuno prevedeva, tantomeno noi. Nella notte, le foto di quella piazza avrebbero fatto il giro del mondo. La mattina seguente le Sardine erano già  un fenomeno mediatico di portata internazionale, ma noi non lo sapevamo.
Avevamo scatenato un maremoto a nostra insaputa. Imprevisto quanto insperato. Quei giornalisti che nei giorni precedenti ci avevano ignorato sarebbero diventati la nostra ombra. È buffo ripensare a quanto fossimo infastiditi da quell’unica telecamera presente a Bologna. “La piazza non ha bisogno di eroi”, rivendicavamo con convinzione. Tre giorni dopo, a Modena, le telecamere sarebbero state una dozzina. Un mese dopo, a Roma, un centinaio. Ma ripartiamo dall’inizio.
Il 15 novembre eravamo quattro trentenni come ce ne sono tanti in Italia. Ma il telefono squilla e su Facebook spuntano i primi tre eventi spontanei: Modena, Firenze, Sorrento.
Nel marasma generale troviamo un secondo per confrontarci e prendiamo una decisione che ci avrebbe sconvolto la vita. Decidiamo che l’Emilia-Romagna non è la sola terra in cerca di un modo per esprimere un sentire diffuso e diamo vita a un coordinamento nazionale, con l’obiettivo di favorire lo sviluppo di un fenomeno culturale e sociale di resistenza all’avanzata del populismo e dei suoi meccanismi di attecchimento.
Ci è chiaro fin da subito che questo fenomeno deve rimanere in tutto e per tutto spontaneo, nutrirsi della ritrovata voglia di partecipare delle persone, e al contempo riproporre ogni volta, in chiave locale, le emozioni di piazza Maggiore.
Trovavamo giusto che il messaggio di rivalsa e speranza lanciato a Bologna potesse rivivere in tutte le piazze d’Italia. Ed era bello che questo avvenisse tramite persone che fino a quel momento non si erano mai conosciute tra loro.
La forza delle Sardine è collegare il virtuale al reale, e non c’era niente di meglio che favorire la nascita di un fenomeno sociale fatto di individui in carne e ossa, capaci di mostrare che le piazze, virtuali e reali, sono di tutti.
La squadra bolognese si è allargata e questo ci ha permesso di rispondere alle centinaia di mail e messaggi che ricevevamo – e che tuttora riceviamo – ogni giorno.
Lo schema per gli organizzatori era semplice: prendi contatto con i bolognesi, valuta i suggerimenti, procurati i documenti necessari, lancia l’evento su Facebook, lavora per riempire la piazza di persone e contenuti, stupisciti di quanto la tua città  sia migliore di come te l’aspettavi. Una volta lanciato, l’evento viene inserito nel calendario ufficiale della pagina “6000sardine” e un referente per piazza aggiunto alla chat nazionale.
Il 14 dicembre eravamo quattro trentenni come ce ne sono tanti in Italia, solo con tante ore di sonno perse. Dopo piazza San Giovanni era tempo di fare due calcoli. In 30 giorni si erano riempite 92 piazze in tutta Italia, a cui si sono aggiunte 24 piazze estere, europee e statunitensi.
Circa mezzo milione di persone sono uscite di casa, al freddo e sotto la pioggia, per dire che la loro idea di società  non rispecchiava per nulla quella presentata dall’attuale destra italiana, quella stessa destra che non perde occasione per affermare di avere il popolo dalla sua parte.
Hanno raggiunto piazze fidandosi di un invito giunto in maniera anonima. Talvolta non sono neanche riuscite a raggiungerle per via della massa che occupava gli ingressi, come a Firenze. Spesso, raggiunta la piazza, non sono riuscite ad ascoltare cosa veniva detto, letto o cantato, perchè l’impianto audio non era adeguato. Eppure c’erano.
Hanno voluto esserci. Corpi fisici in uno spazio. L’unico elemento non manipolabile in un mondo pervaso dalla comunicazione “mediata”.
C’è chi ha provato a dire che la foto di Bologna risaliva a un capodanno, chi ha affermato che a Roma c’erano solo 35.000 persone. Ma troppa gente poteva provare il contrario, troppi occhi, troppe orecchie, troppi cuori potevano riaffermare la verità .
Ogni piazza è stata diversa: per età , genere e provenienza politica. Nonostante gli attacchi e le sirene del populismo abbiano iniziato a mitragliare, le persone si sono fidate, hanno continuato a fidarsi. E lo hanno dimostrato diventando Sardine e riempiendo le piazze. Dalla Sicilia al Friuli Venezia Giulia. Dai feudi rossi alle roccaforti leghiste… Contribuendo ad inondare i giornali, i social e il web di foto di piazze gremite.
Il 15 dicembre eravamo 150 persone come ce ne sono tante in Italia. Solo con tante ore di sonno perse e il portafoglio più vuoto del solito. Operai, studenti, insegnanti, professionisti, precari, disoccupati. Militanti, ex politici, disillusi, attivisti, volontari. Un muro di giornalisti fuori, molta semplicità  dentro.
Tante facce nuove. Forse troppe. Spazi spartani e molto freddo. Sensazione da primo giorno di scuola, gente troppo adulta per poterci essere abituata. Ma la classe è numerosa e ci accorgiamo subito che le cose che ci uniscono sono molte di più di quelle che ci dividono. Che in qualche modo siamo sempre stati fratelli e sorelle, solo non ci eravamo mai conosciuti.
Ci organizziamo in tavoli di lavoro geografici e scopriamo che l’integrazione è più facile a dirsi che a praticarsi. Ma ci serve. Nessuno è portatore di verità  assolute e il dialogo, che passa dall’ascolto, è l’unica sintesi di quelle differenze che, contaminandosi, rimarranno tali anche dopo essersi confrontati.
Ci diamo una strada comune: tornare nelle piazze, nelle strade, nei territori. E, quando dopo un’ora, ci ritroviamo nell’auditorium per presentare le proposte, è un’emozione dietro l’altra.
Ogni iniziativa scatena un applauso, suscita speranza, ci avvicina. La strada è lunga, lo sappiamo. La fretta è il nostro più grande nemico, sappiamo anche questo. Tutto sta nel trovare il ritmo giusto e soprattutto nel mantenere, proteggere e curare quel dialogo che ci ha permesso di vivere e condividere una mattinata che rimarrà  nei nostri cuori per sempre. A prescindere da quello che sarà .
Il 20 dicembre siamo quattro trentenni come ce ne sono tanti in Italia. Il processo che abbiamo contribuito a creare sarà  lungo ma intanto è iniziato.
E per quanto possiamo essere qualcuno all’interno delle piazze, dei nostri collettivi e dei nostri circoli, non siamo nessuno all’interno di questo processo.
Le sardine non esistono, non sono mai esistite. Sono state solo un pretesto. Potevano essere storioni, salmoni o stambecchi. La verità  è che la pentola era pronta per scoppiare. Poteva farlo e lasciare tutti scottati. Per fortuna le sardine le hanno permesso semplicemente di fischiare.
Non è stato grazie a noi, nè tantomeno a chi ha organizzato le piazze dopo di noi. È stato grazie a un bisogno condiviso di tornare a sentirsi liberi. Liberi di esprimere pacificamente un pensiero e di farlo con il corpo, contro ogni tentativo di manipolazione imposto dai tunnel solipsistici dei social media.
La condivisione dello stesso male ci ha resi alleati coesi, ha unito il fronte. Le proteste sono frequenti come stelle cadenti, le rivolte sono rare come le eclissi. L’Italia è nel mezzo di una rivolta popolare pacifica che non ha precedenti negli ultimi decenni. Chi cercherà  di osteggiarla sentirà  solo più acuto il fischio, chi tenterà  di cavalcarla rimarrà  deluso.
La forma stessa di un partito sarebbe un oltraggio a ciò che è stato e che potrebbe essere. E non perchè i partiti siano sbagliati, ma perchè veniamo da una pentola e non è lì che vogliamo tornare. Chiedere che cornice dare a una rivolta è come mettere confini al mare. Puoi farlo, ma risulterai ridicolo. Noi ci chiediamo ogni giorno come fare, e ci sentiamo ridicoli, inadatti e impreparati… ma finalmente liberi.
L’unica certezza che abbiamo è che siamo stati sdraiati per troppo tempo. E che ora abbiamo bisogno di nuotare.

Andrea, Roberto, Mattia, Giulia
(da “La Repubblica”)

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ERRI DE LUCA: “LE SARDINE SONO UN MOVIMENTO COSTITUZIONALISTA, DEFINIRLE DI SINISTRA E’ UN ERRORE”

Dicembre 12th, 2019 Riccardo Fucile

LO SCRITTORE PARTECIPERA’ ALLA MANIFESTAZIONE A ROMA: “COME A HONG KONG, A TEHERAN, A SANTIAGO, C’E’ UNA NUOVA GENERAZIONE CHE VUOLE ESSERE PROTAGONISTA. SCENDERE IN PIAZZA E CONOSCERSI IN NOME DELL’INCLUSIONE”

Per Erri De Luca quello delle Sardine è “un movimento costituzionalista”.
Lo scrittore napoletano, poeta e traduttore, conosciuto per la potenza evocativa dei suoi scritti e anche per l’impegno come volontario e attivista – la battaglia contro la Tav, che gli è valsa anche un processo, conclusosi con l’assoluzione – ha annunciato che sabato sarà  in piazza San Giovanni per partecipare alla prima manifestazione nazionale del fronte anti sovranista riunitosi per la prima volta a Bologna il 14 novembre e da allora, via via, in centinaia di altre piazze del Paese.
“Le Sardine intendono applicare la Costituzione, che vieta il razzismo”, scandisce per spiegare meglio la sua definizione. E aggiunge: “Si tratta di far vivere in piazza, in questo momento particolare, la Costituzione”.
De Luca, ha annunciato che sabato andrà  a Piazza San Giovanni per rendersi conto di persona, “percepire” il movimento delle Sardine.
“Sì fino ad ora ho seguito, mi sono informato attraverso la televisione, che letteralmente vuol dire “visione da lontano”. Per me, per capirci qualcosa, questo è insufficiente. Ogni volta in cui mi sono impicciato dei movimenti, ho sentito l’esigenza di essere presente, ascoltare di persona. Mi è stato chiesto di intervenire, ma non credo lo farò. Vado lì ad ascoltare, ad imparare un nuovo modo di stare in piazza perchè è di questo che si tratta”.
Si continua ad associare questo movimento alla sinistra, ma intanto sono arrivati manifestazioni di interesse e endorsement anche dalla destra. E Casapound ha dichiarato che sabato sarà  a Piazza San Giovanni.
“Le parole arrivate da quest’ultima parte che ha nominato mi sembrano un annuncio di infiltrazione ostile, che in genere si realizza senza annuncio”.
E invece l’interesse della destra verso una realtà  che molti collegano alla sinistra?
“Secondo me relegare questo movimento in quella parte politica ne scatta una fotografia parziale. Lo chiamerei “costituzionalista”, perchè intende applicare la Costituzione, che vieta il razzismo. Si tratta di far vivere in piazza, in questo momento particolare, la Costituzione. Si tratta di una gioventù politica nuova che si presenta a se stessa, smentendo la versione ufficiale che la vuole capace di socializzare solo dietro gli schermetti illuminati”.
Cioè?
“Questa generazione nuova, smentendo quella versione, ha deciso di frequentarsi, di conoscersi fisicamente e quando ci si trova nelle piazze, insieme a delle persone che hanno degli intenti comuni, improvvisamente avviene una rivelazione. Una generazione si presenta a sè stessa, si conosce e questo è il punto di partenza di qualunque possibilità  futura. Qui i connotati sono cambiati. Tutte le denominazioni di “amicizia” e “conoscenza” proprie dei social e della rete internet vengono sospese quando si scende in piazza”.
I leader del movimento continuano a dire di non voler creare un partito. Ma non organizzandosi in una forma più strutturata non rischiano di perdere forza
“Secondo il mio punto di vista, la forza si perderebbe proprio nel momento in cui andrebbe a strutturarsi, irregimentandosi. Il passaggio alla forma partito decreterebbe la fase terminale, la morte del movimento. Sono abbastanza svegli da non ripetere le formule del passato. Credo che la loro forma decisionale resterà  l’assemblea e che a Roma, sabato, ci sarà  la convocazione degli Stati generali di una generazione politica”.
Le Sardine le ricordano i Girotondi?
“No. In questo momento, nel mondo – penso a Hong Kong, a Teheran, a Santiago del Cile – si sta muovendo una gioventù che sente di essere contemporanea, che scende in piazza per contarsi e contare. La possiamo considerare una tendenza civile generale. Mentre i Girotondi erano movimenti locali, hanno svolto la loro funzione in quel momento storico e si sono esauriti. Sentirsi parte di una generazione come sta succedendo ora è come è accaduto alla mia – quella del ’68 e di tutto il seguito di quell’inizio – è diverso. Incoraggia e dà  motivazioni politiche”.
In che senso “politiche”?
“Non certo nel senso di stilare una serie di richieste. Adoperare la parola “inclusione” e già  un programma, questa parola è la risposta più efficiente alla politica delle esclusioni, delle separazioni, delle contrapposizioni”.
I sondaggi cominciano a registrare un interesse crescente verso le Sardine. Ma nelle proiezioni le destre di Salvini e Meloni continuano a catalizzare gran parte del consenso degli italiani.
“Gli umori degli italiani sono mutevoli, non fondo alcuna valutazione sui sondaggi. Certo, la destra esiste. Ma che destra è? Più che sovranista, nazionalista, intimamente antieuropeista. In Francia, per esempio, il primo partito è il Fronte nazionale, ma non conta nulla, è solo un peso”.
In Italia, almeno nei sondaggi e nella narrazione corrente, vincono le destre di Salvini e Meloni. Le Sardine possono creare una inversione di tendenza?
“Se possono rendere innocuo quel tipo di nazionalismo? Abbiamo la prova favorevole delle piazze piene di gioventù. Per me il grande investimento è questo. La gioventù che sta investendo su sè stessa, che c’è, mi pare vada in direzione contraria a quella del nazionalismi e non si farà  scoppiare il futuro dai rigurgiti del passato”.
Dovesse dare un consiglio, cosa direbbe alle Sardine?
“Non do consigli. Preferisco condividere, aggiungere la mia condivisione ideale e fisica. Così posso rispondere meglio a questo tipo di domande”.

(da “Huffingtonpost“)

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STACCANO LUCE E GAS A UN PADRE CON 4 FIGLI: UN UOMO IN CODA ALLO SPORTELLO SALDA IL DEBITO DI 600 EURO

Dicembre 12th, 2019 Riccardo Fucile

QUESTA E’ L’ITALIA DELLA SOLIDARIETA’ CHE AMIAMO

Un anonimo benefattore ha pagato un debito di 600 euro a un padre di famiglia a cui era stata staccata la luce e il gas in casa perchè non era più in grado di pagare le bollette.
Come riporta Il mattino di Padova, il gesto di generosità  è avvenuto allo sportello multiservizi di Conselve.
“Allo sportello un uomo si era appena sentito dire che il blocco della fornitura era inevitabile perchè non aveva pagato le ultime bollette” racconta un testimone. “Questa persona ha risposto di avere quattro bambini in casa e di non essere in grado di pagare la somma per intero, chiedendo la possibilità  di rateizzare. Niente da fare, gli è stato spiegato, perchè l’insolvenza era troppo lunga e non prevedeva la rateazione. Sgomento e disperato l’uomo si è allontanato piangendo. A quel punto il signore che si trovava in coda dietro di lui e che aveva assistito alla scena ha chiesto all’addetto allo sportello a quanto ammontava il debito. Ha aggiunto che avrebbe pagato lui ma desiderava rimanere anonimo anche nei confronti di chi ha beneficiato del suo gesto”.

(da agenzie)

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LA STORIA DI UN 30ENNE RIFUGIATO AFGHANO: “DOVEVO MORIRE MA L’ITALIA MI HA SALVATO E OGGI MI LAUREO”

Dicembre 12th, 2019 Riccardo Fucile

SYED HASNAIN: “PER ME L’ITALIA E’ TUTTO, E’ LA MIA TERRA SANTA”

“Io sono stato fortunato, ma sono anche la dimostrazione che gli immigrati, quando ne hanno l’opportunità  e quando sono trattati con umanità , sono una risorsa: per me l’Italia oggi è tutto, è la mia terra santa”.
In un’intervista a la Repubblica, Syed Hasnain, 30 anni, rifugiato afgano, figlio di un capo talebano morto nella jihad, racconta la sua incredibile storia di “sopravvissuto”   nel giorno del traguardo più ambito, quello della laurea in Scienze politiche e relazioni internazionali a La Sapienza di Roma.
Syed Hasnain dice infatti di essere “figlio di un comandante talebano morto per Allah e il mio destino era diventare anch’io un martire” se solo la madre Sediqa “non avesse trovato il coraggio di ribellarsi al destino” quando lui aveva dieci anni e un uomo che si era recato a casa per dare loro la notizia della morte del padre, gli fece capire che “ormai sei grande, tra un po’ toccherà  a te partire”.
Nel corso del racconto il ragazzo dice di poter affermare di “essere nato per la seconda volta a 10 anni, quando mia madre mi mise in salvo sottraendomi a quello che sarebbe stato il mio destino: combattere con i talebani e probabilmente morire come è stato per mio padre e un mio fratello maggiore. E dire che per me, bambino — sottolinea Syed Hasnain — era bello e normale essere chiamato a combattere. Quello avrei voluto fare anch’io a 10 anni. E invece mi ritrovai improvvisamente da solo in Pakistan nel giro di poche ore”.
Nato a Lashkargah, nel sud dell’Afghanistan, da una famiglia Pashtun, il padre di Syed era un comandante delle milizie talebane, “uomo molto rigido e temibile, tutto preghiera e combattimento, pronto a morire per la jihad, due mogli e nove figli”, dice il ragazzo, che aggiunge: “Mia madre, la sua seconda moglie, però è di etnia hazara e questo rendeva le cose complicate: io ero il penultimo figlio”.
Così quando un giorno bussarono a casa sua due uomini con una lunga barba e i mitra, “alle due mogli di mio padre dissero: ‘È andato in paradiso, da bravo martire di Allah’. E lì cominciò a cambiare la mia vita” ricorda oggi il ragazzo che racconta che i fratelli maggiori partirono subito per combattere.
“È così che funziona in Afghanistan. Se muore il padre devono andare i figli maschi. Ricordo che assistetti alla loro vestizione da soldati di Allah, ero affascinato. Mia madre invece era angosciata. Lei aveva avuto tre figli tutti maschi da mio padre e non voleva altri eroi. Ma mio fratello maggiore, Shahsawar, dovette partire e non tornò più dalle montagne”   ricorda Syed che racconta la sua odissea di quando fu arrestato in Pakistan senza documenti e fu rimandato in Afghanistan dove ha poi deciso di mettersi in viaggio verso l’Europa dove dopo lunghe peripezie ha presentato richiesta di asilo in Italia e ha cominciato a studiare. Fino ad oggi, giorno della laurea.

(da Globalist)

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IL TIME HA SCELTO: E’ GRETA THUNBERG LA PERSONA DELL’ANNO

Dicembre 11th, 2019 Riccardo Fucile

IL PRESTIGIOSO E MERITATO RICONOSCIMENTO ALLA “FORZA DELLA GIOVENTU’ CHE HA DENUNCIATO I CAMBIAMENTI CLIMATICI”

Il suo impegno per l’ambiente, nell’ultimo anno, ha attirato milioni di giovani di tutto il Mondo. Per questo motivo e per sottolineare il potere della gioventù, il Time ha deciso di nominare Greta Thunberg come persona dell’anno del 2019.
L’annuncio ufficiale è arrivato attraverso un post social sui canali della rivista americana che, dal 1927, sceglie il personaggio o la personalità  che nel corso degli ultimi 12 mesi si è distinto per il suo ruolo attivo sotto varie sfaccettature
E il titolo ‘Person of the year’ del 2019 non poteva che andare alla giovanissima attivista svedese. ù
Il sottotesto della copertina del Time recita una frase simbolo delle motivazioni che hanno spinto la rivista a concedere questa onorificenza simbolica: «Power of youth». Quella forza della gioventù che ha spinto i suoi coetanei (e non solo) ad accendere una lampadina su un male del mondo chiamato emergenza climatica, di cui l’essere umano — sotto molti aspetti — è il responsabile
E negli annali del Time, Greta Thunberg è anche la più giovane ad aver ottenuto questo riconoscimento.
Una sorta di premio per il suo impegno e per le sue battaglie da Nord a Sud, passando per l’Est e l’Ovest, per redarguire i potenti e i governi ad attuare politiche più rispettose per l’ambiente. Le sue parole, le sue gesta e le sue manifestazioni sono state prese da esempio da milioni di giovani.
I Fridays For Future, il Global Strike sono diventati simboli di una generazione che vuole dire la sua per tutelare il proprio futuro e quello dei figli, dei nipoti e di quanto abiteranno il Pianeta terra. Greta ha smosso tutto questo nel giro di un anno, resistendo alle spallate dei complottisti della prima ora. Il riconoscimento del Time, dunque, è sacrosanto e legittimo.

(da agenzie)

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LE SARDINE ALL’ESTERO: “ALTRO CHE ITALIANI PECORONI, SIAMO NOI IL MOTORE DEL CAMBIAMENTO, ANCHE FUORI DALL’ITALIA”

Dicembre 10th, 2019 Riccardo Fucile

DA AMSTERDAM A PARIGI, DA SAN FRANCISCO A BERLINO, DA LONDRA A MADRID, IL 14 DICEMBRE TUTTI IN PIAZZA IN CONTEMPORANEA CON ROMA, UNA MOBILITAZIONE MONDIALE CHE HA RISVEGLIATO MIGLIAIA DI ITALIANI

Anche le sardine all’estero si preparano al flash mob del 14 dicembre. Ancora una manciata di giorni e saremo al 14 dicembre, giorno in cui le sardine si apprestano a riempire piazza San Giovanni a Roma per l’evento che gli organizzatori definiscono “storico”.
Il 14 dicembre sarà  anche trascorso esattamente un mese da quando Mattia Santori, Roberto Morotti, Giulia Trappoloni e Andrea Garreffa portavano sul Crescentone di Bologna 15mila persone nel giorno della kermesse della Lega al PalaDozza.
In un mese il fenomeno delle sardine si è evoluto e ha contagiato decine di piazze in tutta Italia. E i quattro ragazzi che volevano “sfidare” Salvini e la retorica populista hanno ricevuto un’ondata partecipativa imprevedibile.
Mattia Santori, laureato in Economia e Diritto ricercatore energetico in chiave ecosostenibile, è colui che materialmente ha fatto partire l’adunata, coadiuvato da Roberto Morotti, ingegnere appassionato di riciclo della plastica, Giulia Trappoloni, fisioterapista di Sansepolcro, e Andrea Garreffa, laureato in Scienze della Comunicazione e guida turistica.
Su di loro si è detto tutto e il contrario di tutto
Di certo il fenomeno delle sardine è esploso in un tempo ridotto, ha superato le Alpi e l’Oceano per arrivare fino a New York e San Francisco.
Gli italiani all’estero hanno cominciato a guardare con interesse al fenomeno, provando il bisogno di condividere un impegno che dimostrasse la voglia di cambiare le cose. E così sono nate le tante piazze che in breve tempo si sono organizzate ad Amsterdam, New York, Dublino etc.
Ora l’obiettivo per tutti è il flash mob globale in contemporanea con Roma: a manifestare saranno le sardine di Dublino, Bordeaux, Berlino, Parigi, Londra, San Francisco, Edimburgo, Amsterdam e Madrid
Flash mob sardine Berlino: “Siamo testimoni di un’inclusione che ci ha visto migranti”
“Nessuno ha mai fatto una cosa del genere”, racconta a TPI Thokozile Martucci Schiavi, nata a Frosinone, da 8 anni vive a Berlino. Lei è la fondatrice del gruppo sardine di Berlino.
“Intorno al 20 novembre ho cominciato a leggere delle sardine, mi sono confrontata con mio marito e mi sono chiesta come fosse possibile che a Berlino non ci fossero sardine. Ho deciso che fosse necessario parlarne e così ho creato un gruppo Facebook nel quale confrontarsi. Il gruppo ha deciso di aderire al flash mob del 14. E ora eccoci qui, siamo 1.900”.
“Scendiamo in piazza per l’Italia, per un senso di appartenenza alla patria, per una visione europeista”, spiega Thokozile.
La volontà  di partecipazione testimoniata dalle sardine all’estero non va sottovalutata e rappresenta un cambio di passo significativo.
“Come italiani all’estero siamo testimoni di un’inclusione che ci ha visto migranti. Molti di noi sono partiti dall’Italia senza un lavoro ma con la voglia di scoprire nuovi mondi. E qui ci hanno accolto. Scendiamo in piazza per dire no al populismo in Europa, alla tendenza al razzismo, all’omofobia, per un senso globale di appartenenza”.
I gruppi delle sardine all’estero sono nati in modo trasversale e per volontà  di ragazzi ma anche di persone mature che negli altri Paesi hanno trovato la loro casa.
“Ci vedremo alla porta di Brandeburgo a un mese dalla nascita delle sardine. Guardiamo alla trasformazione che già  c’è stata. Non siamo più solo un momento di contrasto alla retorica di Salvini. Siamo propositivi e chiediamo un impegno serio. In un mese non è poco. Mi fido dei ragazzi di Bologna, mi sembrano molto genuini. Ci danno una mano. Mi spaventa che tutto questi diventi corruttibile. Questa è la mia unica paura”, prosegue Thokozile.
“Ma come ha detto Dacia Maraini nel suo endorsement, l’importante è nutrire ancora l’idealismo. La base da cui parte tutto sono gli ideali e non dobbiamo dimenticarlo”.
Flash mob sardine Bordeaux: “Finalmente fieri di essere italiani”
Un idealismo ben visibile nelle parole di Gabriella Patera, 25 anni, studia in Erasmus a Bordeaux.
Gabriella è la cofondatrice del gruppo sardine Bordeaux, insieme alla sua coinquilina di soli 19 anni, Giulia Valeri, hanno messo in piedi il gruppo che conta 130 iscritti ed è pronto a scendere in strada a Place de Saint Projet, (su rue Sainte-Catherine) il 14 dicembre.
“Finalmente abbiamo visto che era sorto qualcosa di cui andare fieri e abbiamo deciso di darci da fare per partecipare. Tanti altri studenti e ricercatori ci hanno subito aiutato”, spiega a TPI Gabriella.
In Gabriella si sente lo spiriti giovanile e la voglia di cambiare le cose che finalmente trova una sua strada. “Volevamo andare contro tutte le forme filo-dittatoriale che cominciano a crearsi in Europa. Contro il populismo e le tendenze fasciste. Dicono sempre che gli italiani sono un popolo di pecoroni, finalmente un’occasione di riscatto”.
“Ma la nostra è una ribellione non violenta e questa è la cosa più importante che dà  valore al tutto”, specifica Gabriella
“Sentiamo che stiamo investendo energie per manifestare nel modo giusto. Si fa rete, si comunica, si utilizzano i social network per qualcosa di positivo”.
Dalle parole di Gabriella emerge uno degli aspetti più interessanti del fenomeno sardine che invade anche l’estero, ossia la capacità  di coinvolgere i giovani nella politica attraverso strumenti contemporanei. I giovani e giovanissimi decidono di prendere parte. Una scelta che sono movimenti come il Fridays for Future erano riusciti a far riaffiorare.
Flash mob sardine Dublino: “È tempo di reagire, e noi sardine ci siamo risvegliate!”
Veronica Vierin è originaria di Torino ma vive a Dublino da 17 anni, un periodo di tempo notevole che avrebbe potuto allontanarla decisamente dall’Italia. Invece a TPI Veronica racconta della sua passione mai sopita per la politica italiana e per la voglia di partecipazione.
“Ho seguito tutta la storia delle sardine fin dall’inizio e dopo due giorni dall’evento di Bologna, ho deciso di creare la pagine della sardine di Dublino. Con una chiamata collettiva abbiamo organizzato il flash mob del 14 dicembre”.
L’evento di Dublino sarà  caratterizzato da un’azione congiunta con la rete anti-razzista Irlandese, che per lo stesso giorno ha indetto il ‘Rally for Peace on Earth — Against the Politics of Hatred’.
“Siamo l’alternativa che rivendica i diritti fondamentali della nostra civiltà : la libertà , l’uguaglianza, l’accoglienza e l’idea di un’ Europa sociale. È tempo di reagire, e noi sardine ci siamo risvegliate! Partecipiamo tutti insieme, con il corpo, la testa, il cuore e l’energia creativa. No bandiere di partiti politici. No slogan offensivi”, dicono gli organizzatori.
“Ci ritroveremo di fronte al parlamento irlandese”, spiega Veronica, “per manifestare tutti insieme e dare corpo a quella che è in fondo l’idea delle sardine: stare uniti senza bandiere politiche”.
Il gruppo conta 800 partecipanti
Flash mob sardine San Francisco: “A 10mila km dall’Italia ci sentiamo vicini al nostro Paese”
Le sardine sono arrivate oltreoceano, dopo New York, ora è il momento delle “sardine pacifiche” che si stanno organizzando per il Global Sardina Day sempre il 14 dicembre a San Francisco.
“Ho creato questo gruppo su Facebook a supporto delle sardine di Bologna perchè mi piaceva l’iniziativa. Sono rimasta davvero stupita che così tanta gente si è svegliata e si è opposta a un’ideologia che non ci rappresenta”, racconta a TPI Enza Sebastiani, romana di origine, vive a San Francisco dal 1991 e ha fondato la pagina “sardine pacifiche“.
“Nell’arco di pochi giorni il numero dei partecipanti è cresciuto. L’importante è essere uniti, credere in questo bisogno di non usare più la propaganda, il linguaggio d’odio. Dopo aver creato la pagina ho incontrato altre persone che partecipano attivamente all’organizzazione del flash mob. Questa cosa delle sardine ci piace davvero tanto, mi ha fatto tornare 20enne. A 10mila km di distanza dall’Italia ci sentiamo comunque vicini al nostro Paese”, spiega Enza.
In tutta la Bay aerea di San Francisco è stata bloccata la pesca delle sardine perchè nei mesi scorsi c’è stata una pesca troppo intensa. “Siamo una specie protetta”, scherza Enza.
“Siamo allineati con i principi e i valori fondamentali delle 6mila sardine di Bologna. Abbiamo visto cosa è successo durante la seconda guerra mondiale. Le 6.000 sardine di Bologna stanno facendo un ottimo lavoro. I diritti civili vanno rispettati. Noi italiani, anche con tutti i problemi finanziari e di governo che abbiamo, scendiamo in piazza e ci facciamo sentire, perchè c’è un amore vero verso la patria che è raro vedere”, conclude Enza.

(da “Tpi”)

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TORINO, 30.000 SARDINE IN PIAZZA CASTELLO CONTRO LA POLITICA DELL’ODIO

Dicembre 10th, 2019 Riccardo Fucile

LA IMPONENTE E PACIFICA MANIFESTAZIONE HA AVUTO COME SIMBOLO IL LIBRO: “E’ SIMBOLICAMENTE POTENTE CONTRO L’IGNORANZA”

« Hanno cercato di etichettarci perchè senza le sagome non sanno dove sparare. Ci dicono che abbiamo idee diverse, ma loro sono così allineati che non capiscono la forza della contaminazione. Continuano a farci sempre le stesse domande sperando di avere risposte diverse. Ma noi siamo la domanda, noi devono darci la risposta».
Inizia così «la sardinata» in piazza Castello, con le parole del fondatore Paolo Ranzani. Che prima di dare il via agli altri interventi legge una lettera indirizzata a Torino da Liliana Segre: «I giovani saranno le sentinelle della memoria».
La prima a parlare, ricevendo moltissimi applausi, è Sara Diana, 19 anni, studentessa al primo anno di università . «Sono stati giorni intensi, mi sono trovata al tavolo con persone che non conoscevo, molto più grandi, ma con ideali comuni. Mi hanno detto che una volta la politica cercava di dare il buon esempio. A me ora sembra l’opposto. Che ci si occupi solo di attrarre il consenso. Quello che vogliamo è un futuro fatto di attenzione al clima devastato, attenzione per le persone indipendentemente dalla loro provenienza, attenzione per chi ha bisogno di aiuto. Sembrano temi semplici o scontati, ma cosa stiamo facendo per affrontarli? Io ho 19 anni e sono qui perchè il mio futuro lo voglio a colori».
Prosegue Mattia Angeleri, laureato in legge: «Non possiamo chiedere una politica migliore, se siamo indifferenti. So che per qualcuno è difficile. Mandela diceva “Ogni cosa sembra sempre impossibile, finchè non viene realizzata”».
La prima a nominare il leader della Lega Matteo Salvini è Francesca, 22 anni: : “Siamo a Torino, la città  dov’è nata l’Italia e dove la parola libertà  ha sempre avuto significato importante. Oggi Torino è qui, in piazza, ad alzare la voce perchè è arrivato il momento di dire no a qualsiasi tipo di   razzismo, discriminazione. No a Salvini e alla Lega, alla violenza dei loro comportamenti e delle loro parole. Devono sentirci bene, capire che non siamo più disposti ad accettare la valanga di odio e falsità  che hanno cercato di appiopparci giorni per giorno. Torino sa essere bellissima e lo stiamo dimostrando tutti insieme. Torino non accetterà  mai questa Lega e lotterà  finchè tutti non avranno sentiti nel Paese. Torino si slega».
In piazza ci sono anche suor Giuliana Galli, ex vicepresidente della Compagnia di San Paolo, e il don Fredo Olivero, che ha parlato dal palco: “Dio è unico per tutti, lui non fa differenza, di razze ce n’è una sola, ed è quella umana, il resto sono frottole. Ecco perchè sono una sardina come voi. La Chiesa davanti alla disumanità  deve metterci la faccia. Bisogna lasciar da parte i rosari e cominciare a guardare in faccia le persone” —
La catena del libro
«Una particolarità  di questa serata – racconta il fotografo Paolo Ranzani, il fondatore delle 6000 Sardine torinesi -, nella nostra città , è il dono della cultura. Donare un libro è simbolicamente potente. Sono contento che a dare il via sarà  il professore Niccolà³ Pagani». Pagani è il professore torinese che ha abbandonato il programma l’Eredità¡ per tornare dai suoi studenti. Sarà  lui a far partire la «catena» in cui ognuno donerà  un testo al proprio vicino. Il libro scelto è l’ultimo di Massimo Gramellini, «Prima che tu venga al mondo», che l’autore ha regalato agli organizzatori con la dedica «A tutte le sardine che verranno».

(da “il Corriere della Sera“)

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