Destra di Popolo.net

LA PATRIOTA EUROPEA CHE A 31 ANNI E’ COMANDANTE DELLA SEA WATCH

Giugno 17th, 2019 Riccardo Fucile

CAROLA RACKETE NON SI FERMA DAVANTI A NULLA, NON E’ COME I VIGLIACCHI CHE SI NASCONDONO DIETRO L’IMMUNITA’ O DIETRO UNA TASTIERA: “PRONTA A PUNTARE SU LAMPEDUSA, DECIDERA’ IL NOSTRO STAFF LEGALE”

La capitana contro Capitan Nutella.
La sfida della Sea Watch, la nave della Ong tedesca, vira anche sul personale: e la donna al timone dell’imbarcazione piazzatasi a largo di Lampedusa, Carola Rackete, trentunenne tedesca dai lineamenti duri, alla guida della nave che chiede di approdare sull’isola si dice pronta a traghettare i migranti che ha a bordo in Italia.
Ribadisce che «il porto sicuro è Lampedusa» e non retrocede neppure di una virgola…
«Restiamo a largo di Lampedusa e reiteriamo la richiesta di sbarco»: la Ong tedesca insiste attraverso il capitano della Sea Watch
E lo fa, ancora una volta, anche interloquendo con gli uomini della Guardia di Finanza che, nottetempo, hanno raggiunto l’imbarcazione e sono saliti a bordo per notificare il divieto di ingresso in acque italiane.
Insiste, con veemenza social, anche attraverso un tweet in cui, invece di annunciare un passo indietro, la capitana Rackete fa sapere di non avere alcuna intenzione di invertire la rotta ma, al contrario, di essere decisa a puntare verso le nostre coste.
Tanto che, al telefono con un giornalista fa sapere che «Per noi Lampedusa è e rimane il porto sicuro più vicino al punto dove abbiamo effettuato il salvataggio».
Una replica che suona come un avvertimento, senza possibilità  di mediazione di e dialogo, quella lanciata dalla capitana della Sea Watch

(da agenzie)

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C’E’ UNA ITALIA CHE NON SI ARRENDE ALLA PAURA DEL DIVERSO

Giugno 15th, 2019 Riccardo Fucile

LE PROPOSTE CONCRETE DI 47 ASSOCIAZIONI UMANITARIE PER AFFRONTARE IL TEMA IMMIGRATI

Una marea dorata. Cittadini, volontari e migranti avvolti da coperte termiche, nonostante il caldo asfissiante che attanaglia Roma. E’ il flash—mob andato in scena giovedì 13 maggio in piazza di Spagna, per il lancio della campagna “Io accolgo”.
In centinaia sotto le stesse coperte che negli ultimi tempi (anche in pieno inverno e per molti giorni) sono stati costretti ad indossare uomini, donne e bambini, lasciati giorno e notte alla deriva del Mediterraneo.
Sui ponti delle poche navi delle ong rimaste che li hanno salvati. Organizzazioni umanitarie, ogni volta costrette a “trattare” per poter far sbarcare nell’Italia dei “porti chiusi” anche solo qualche decina di disperati fuggiti dall’inferno libico, in cui alle torture nelle carceri si è aggiunta la guerra.
Mentre il Governo italiano, a tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, ha appena approvato un decreto legge, che stabilisce una sanzione dai 10.000 ai 50.000 euro se verrà  violato il divieto di ingresso nei port
Ma di fronte a tutto questo, c’è un’Italia che accoglie e non si arrende alla visione di chi vorrebbe imporci un paese i cui comportamenti si fondano sull’odio e sulla paura.
Cittadini e organizzazioni, che credono nei principi della Costituzione, nell’integrazione. Una rete di 47 attori del terzo settore e della società  civile italiana che ieri a Roma hanno lanciato una campagna che si pone l’obiettivo principale di dare voce alle tantissime esperienze di buona accoglienza e integrazione, che hanno fatto negli ultimi anni dell’Italia, un Paese degno della sua storia di solidarietà  e inclusione.
Un lancio che ha visto anche la presentazione ufficiale del Manifesto della campagna, assieme a tutte le organizzazioni promotrici, tra cui Oxfam Italia, da anni impegnata nell’accoglienza di richiedenti asilo e nell’integrazione di cittadini stranieri nel nostro Paese. Molto chiare le richieste al Governo italiano e all’Unione europea.
Tra le principali: la riattivazione di una missione di ricerca e salvataggio a livello europeo nel Mediterraneo, di fronte alla crescita esponenziale del tasso di mortalità  in mare rispetto all’anno scorso (nel 2019 è registrata 1 vittima ogni 6 migranti che tentano la traversata, contro 1 ogni 30 2018); l’adozione di un sistema di equa ridistribuzione dei richiedenti asilo tra i Paesi europei; la riapertura effettiva dei porti italiani ai naufraghi e l’interruzione delle operazioni che li riportano in Libia; la possibilità  di realizzare   un’accoglienza dignitosa, riconoscendo il valore del lavoro da decine   di migliaia di volontari e operatori; l’attuazione del diritto di asilo previsto dalla Costituzione, riconoscendo il diritto ad avere una residenza ai richiedenti asilo e a chi lavora regolarmente di potere avere un regolare permesso di soggiorno,   cosa che in tantissimi casi non avviene; il riconoscimento dello Ius soli; una vera attivazione e promozione di canali di ingresso regolare in Italia: sia per le migliaia di persone in fuga da guerra, persecuzioni e miseria (in modo che non siano costretti a doversi affidare a scafisti e trafficanti di esseri umani), che per quelle che sono alla ricerca di un lavoro e di una vita migliore.
Una proposta, quella relativa alle persone alla ricerca di un lavoro, davvero prioritaria e contenuta anche nella legge di iniziativa popolare scaturita dalla campagna “Ero straniero”, grazie all’adesione di oltre 90 mila cittadini, tante organizzazioni e oltre 150 sindaci di tutta Italia. Un disegno che è in discussione proprio in queste settimane in Commissione Affari Costituzionali alla Camera, prima dell’approdo in aula.
Un testo che prevede l’attivazione di due nuovi canali ingresso per i migranti: attraverso la reintroduzione del sistema dello “sponsor” (finalizzato all’inserimento nel mercato del lavoro del lavoratore straniero, che garantisca le risorse finanziarie adeguate e la disponibilità  di un alloggio per il periodo di permanenza sul territorio) e grazie all’intermediazione svolta da una serie di soggetti istituzionali autorizzati (centri per l’impiego, camere di commercio, le rappresentanze diplomatiche e consolari all’estero, e tutta una serie di altri soggetti), con l’obiettivo di far incontrare domanda ed offerta di lavoro per i cittadini stranieri.
Alle persone individuate verrebbe quindi rilasciato quindi un permesso di soggiorno per ricerca di lavoro della durata di un anno.
Assieme, nella proposta di legge, la richiesta di promuovere la regolarizzazione e l’inclusione sociale. Riconoscendo un permesso di soggiorno di 2 anni per comprovata integrazione agli stranieri già  presenti, a qualunque titolo, nel territorio del Paese.   Offrendo-   in presenza di condizioni che ne dimostrino l’effettivo radicamento e integrazione nel Paese – la possibilità  di emergere dall’irregolarità , di uscire dall’invisibilità  che risulta essere il terreno fertile per cadere nello sfruttamento della criminalità  organizzata, della tratta, o di datori di lavoro senza scrupoli pronti a lucrare sulla condizione di vulnerabilità  che questa invisibilità  genera. Una emersione che genererebbe inclusione e maggiore sicurezza per tutti.
Infine nel disegno, la possibilità  di trasformare il permesso di soggiorno per richiesta di asilo, in caso si sia svolto percorso di formazione, di integrazione, in quello per comprovata integrazione.
Una proposta di legge che in primo luogo vuole quindi superare e modificare l’impostazione del “decreto flussi”, varato dal Governo, che ha dimostrato di non funzionare, visto che ormai il sistema di quote è dedicato prevalentemente agli stagionali e alla loro conversione.
Occorre tener conto che il “decreto flussi”, altro non sarebbe che un documento attuativo del “Documento programmatico sulla politica dell’immigrazione”, in teoria scritto ogni tre anni e contenente una analisi del fenomeno migratorio e uno studio sugli scenari futuri. Ecco, l’ultimo Documento programmatico scritto è stato quello per il triennio 2004-2006…Ma questo non è il solo elemento di fondo in discussione
In parallelo, si chiede infatti di garantire una vita dignitosa a tanti cittadini stranieri, che hanno già  contribuito allo sviluppo del nostro sistema economico. Regolarizzandoli e facendoli uscire da situazioni di sfruttamento da parte delle organizzazioni criminali: dalla ex colf che vive da molto tempo nel nostro paese, ma che magari negli ultimi anni non ha visto raggiungere i criteri sul reddito per il rinnovo del permesso di soggiorno, al giovane richiedente asilo che si troverà  costretto a non vedersi rinnovato il permesso e quindi il contratto di lavoro che aveva ottenuto.
Come Oxfam – oltre che nell’accoglienza e nell’integrazione di chi è stato costretto a cercare una nuova casa in Italia, siamo al lavoro nelle “periferie” di 10 città  italiane, assieme a tanti partner-   per offrire un aiuto concreto a tanti cittadini italiani e stranieri in difficoltà .
Una prospettiva da cui ogni giorno assistiamo a numerosissimi casi di pratiche illegittime e di vessazioni di cui sono vittime le famiglie straniere nel nostro Paese. Per questo, oggi più che mai, crediamo che sia necessario che il nostro Paese adotti finalmente politiche di lungo respiro, su un tema epocale, che se procrastinato oggi si riporrà  con ancora maggiore forza domani.

(da agenzie)

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I PATRIOTI EUROPEI DI SEA WATCH SOCCORRONO 52 MIGRANTI AL LARGO DELLA LIBIA, SALVATI ANCHE DUE BAMBINI PICCOLI

Giugno 12th, 2019 Riccardo Fucile

NEL RISPETTO DELLE NORME INTERNAZIONALI SONO INTERVENUTI IN ASSENZA DELLA SEDICENTE GUARDIA COSTIERA LIBICA

Nuovo salvataggio nel Mediterraneo da parte della ong Sea Watch: “Il nostro equipaggio ha da poco concluso il soccorso di 52 persone da un gommone al largo della Libia, a circa 47 miglia di Zawiya – scrive l’organizzaione umanitaria su Twitter – Questa mattina, alle 9.53, L’aereo di ricognizione Colibri aveva avvistato l’imbarcazione, informando le autorità  competenti e la nave”.
“La cosidetta guardia costiera libica – si legge in un altro tweet – successivamente comunicava di aver assunto il coordinamento del caso. Giunti sulla scena, priva di alcun assetto di soccorso, abbiamo proceduto al salvataggio come il diritto internazionale impone. I naufraghi sono ora a bordo della Sea Watch”.
A bordo anche nove donne e due bambini molto piccoli. Al momento problemi di comunicazione con la nave non consentono di sapere di più sulla rotta e su un possibili punto di sbarco.

(da agenzie)

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TROVANO UN PORTAFOGLI PER TERRA: DUE IMMIGRATI VANNO IN BICICLETTA DA CENTALLO A CUNEO PER RESTITUIRLO AL PROPRIETARIO

Giugno 5th, 2019 Riccardo Fucile

I DUE SENEGALESI LAVORANO NEI CAMPI: “DA NOI TUTTI AVREBBERO FATTO COSI'”

«Perchè l’abbiamo fatto? Perchè in Senegal si fa così: se trovi dei soldi per terra sai che non sono tuoi e non sono per te. Così cerchi il proprietario. Devi metterti nei panni di chi li ha persi».
Si chiamano Mohamed tutti e due, cognome Sek e Fal Bah, hanno 19 e 21 anni e vivono a Centallo: lavorano in agricoltura, permesso di soggiorno in regola e contratti saltuari nella campagna cuneese. Spiegano: «Veniamo dal Sengal, due villaggi non lontano dalla capitale Dakar. In questi giorni lavoriamo nei campi di fagiolini e piselli».
L’altro pomeriggio a bordo strada, in frazione Bombonina di Cuneo, hanno trovato un portafoglio scuro con dei segni gialli: stavano andando al centro commerciale di Madonna dell’Olmo per fare la spesa. Lo hanno raccolto: dentro c’erano tutti i documenti di un cuneese, 60 euro in contanti e gli spiccioli in monete, ma anche tessera dell’autobus e abbonamento del treno, tesserino aziendale e sanitario, il bancomat.
Così lunedì, sempre in bici, sono partiti da Centallo e sono andati fino a Cuneo suonando all’indirizzo del proprietario riportato sulla carta d’identità . Nessuna risposta.
Allora hanno fatto la cosa più logica: sono andati in questura e l’hanno consegnato alla polizia denunciando il ritrovamento. Spiega il Mohamed più giovane: «Sono andato io da solo in questura perchè il mio amico è stato chiamato a lavorare mentre eravamo a Cuneo cercando l’indirizzo. I poliziotti mi hanno chiesto i dati, mi hanno detto bravo e che era tutto a posto, augurandomi buona giornata».
Ieri così Mohamed è stato contattato dai cronisti e anche dal proprietario: ha voluto ringraziarlo. Spiegano i due: «E’ la prima volta che troviamo un portafoglio in Italia, ma era successo anche in Senegal. Si cerca sempre il proprietario in questi casi».

(da “La Stampa”)

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AVETRANA, 70 MIGRANTI SBARCANO ALL’ALBA, TUTTO IL PAESE SI MOBILITA PER DAR LORO DA MANGIARE

Giugno 2nd, 2019 Riccardo Fucile

RISTORANTI HANNO OFFERTO UN PASTO CALDO, NEGOZI HANNO OFFERTO GENERI DI PRIMA NECESSITA’

Una settantina di migranti di nazionalità  pakistana sono sbarcati all’alba sulla litoranea salentina in località  Torre Colimena, marina di Manduria.
Una cinquantina di loro, tutti uomini con qualche minorenne, hanno mangiato grazie alla solidarietà  di singoli cittadini, commercianti, volontari e associazioni e poi affidati ai funzionari di Frontex.
L’amministrazione comunale di Avetrana ha messo a disposizione lo stadio comunale per il ricovero provvisorio.
Il vicesindaco Alessandro Scarciglia, che ha coordinato l’accoglienza con il consigliere comunale Emanuele Micelli, fa sapere di essere stato contattato telefonicamente in mattinata dai carabinieri di Avetrana.
“Mi hanno chiesto disponibilità  di alcuni locali – spiega – a seguito di uno sbarco di cittadini extracomunitari. Ho subito comunicato di poterli accogliere temporaneamente all’interno del campo sportivo perchè ci sono locali idonei e servizi igienici per tutti. Abbiamo poi provveduto immediatamente a fornire ai cittadini extracomunitari acqua, latte e pane”.
Alcuni ristoranti hanno offerto un pasto caldo e un negozio di casalinghi ha provveduto a fornire piatti, bicchieri e posate.
“Inoltre, abbiamo provveduto – aggiunge Scarciglia – a donare qualche paio di scarpe a qualcuno, pochi in realtà , che ne era sprovvisto. Fin da subito sono stato in contatto con la prefettura di Taranto per coordinare tutta l’operazione fino al trasferimento dei cittadini a Taranto”.
I carabinieri e i soci della Lega Navale di Torre Colimena hanno individuato il punto dove è avvenuto lo sbarco. Gli abiti dei migranti non erano bagnati, per cui si presume che siano stati lasciati a riva da un’imbarcazione che si è poi allontanata. Nessuna donna nè bambini fra le persone individuate.

(da agenzie)

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LA MADRE DEL GIOVANE INVESTITO E UCCISO DA UN CONDUCENTE ALBANESE RESPINGE CASAPOUND E FORZA NUOVA: “NON VOGLIO SCIACALLI, NON AVRANNO IL MIO ODIO”

Maggio 30th, 2019 Riccardo Fucile

“VOLEVANO ORGANIZZARE UNA FIACCOLATA PER STRUMENTALIZZARE LA SUA MORTE, DECIDO IO COME COMMEMORARE MIO FIGLIO, CON I NOSTRI VALORI DI GIUSTIZIA E NON DI ODIO”

Maria Grazia Carta è la mamma di Davide Marasco, giovane papà  travolto e ucciso in sella al suo scooter domenica notte sulla via Casilina: lo ha investito, contromano, un conducente ubriaco, un cittadino albanese,   poi arrestato per omicidio stradale.
Come racconta sul Corriere di Roma Valeria Costantini, erano circa le tre della notte quando Davide, 32 anni, è deceduto a pochi metri dal Raccordo anulare, in zona Torre Maura: era diretto al panificio dove lavorava, tra turni duri e tanti sacrifici compiuti per il figlio di nove anni
“CasaPound e Forza Nuova non avranno il mio odio, non strumentalizzeranno la morte di mio figlio. La nazionalità  di chi lo ha ucciso non fa alcuna differenza, ma ora alcuni militanti dell’estrema destra vogliono organizzare una fiaccolata nel nome di Davide. Non lo posso permettere, non voglio la loro presenza”, spiega con la voce straziata ma lucida Maria Grazia, una vita da docente precaria a Tor Bella Monaca.
Originaria della Sardegna, ha scelto di vivere in quella periferia difficile per stare vicino ai figli e per insegnare proprio ai bambini della borgata.
Nelle ultime ore la sua famiglia è stata contattata, appunto, da esponenti di CasaPound e Forza Nuova che vorrebbero promuovere un corteo per Davide.
“Basta sciacallaggio, basta con queste guerre tra poveri – è stata l’immediata reazione della mamma -. Stanno solo cercando di usare le disgrazie altrui. Decidiamo noi come commemorare mio figlio, con i nostri ideali, che non sono di odio ma di giustizia”.

(da Globalist)

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SINTONIA TRA PAPA FRANCESCO E MATTARELLA, ARGINE VALORIALE CONTRO LA DERIVA SOVRANISTA

Maggio 17th, 2019 Riccardo Fucile

DALL’ELEMOSINIERE DEL PAPA ALL’INTERVISTA DEL PRESIDENTE ALL’OSSERVATORE ROMANO: ESEMPI E PAROLE DI CIVILTA’ IN UN PAESE ALLA DERIVA MORALE

Leggetela, questa intervista di Mattarella, con accanto qualche dichiarazione, scelta a caso, in questa rumorosa campagna elettorale su sicurezza, migranti, difesa dei confini e degli egoismi nazionali, Europa come minaccia da cui proteggersi.
C’è, nelle parole che il capo dello Stato affida all’Osservatore romano, un’“altra” idea dell’Italia (e dell’Europa), profondamente diversa dalla narrazione di un paese rabbioso e incattivito.
E profondamente diversa dall’iconografia di una politica muscolare e cattivista, divisiva nei toni e negli atti, in cui l’altro più che una risorsa diventa una minaccia.
Sentite questo passaggio, in cui parla, degli “atteggiamenti di intolleranza, aggressività , di chiusura alle esigenze altrui”: “Sono fenomeni minoritari, sempre esistiti, ma sembrano attenuate le remore che prima ne frenavano la manifestazione. Appare così in tutta Europa e anche in altri continenti”.
In modo neanche tanto velato il riferimento è al filo nero che sembra legare l’Occidente, questo Sessantotto alla rovescia, dai muri di Trump ai porti chiusi di Salvini, ai bambini separati nelle mense di Lodi come accaduto qualche tempo fa: dalla società  affluente, basata sulla dilatazione dei diritti, alla società  della crisi, fondata sulla chiusura su di sè, in cui tutto ciò che è diverso fa paura.
Società  in cui si sono create “periferie esistenziali, non solo esistenziali, ambiti di sofferenza e disagio, frutto di smarrimento”.
Paura, solitudine, disagio, rabbia, che minano il senso di una comunità , intesa come valori e destino comune.
È una narrazione, quella del capo dello Stato, che nei toni e nei principi è l’opposto del sovranismo e della sua gigantesca macchina della paura, alimentata a prescindere dai risultati.
Diciamo le cose come stanno: sarà  anche stata fissata prima della campagna elettorale questa uscita, ma il timing della pubblicazione e la scelta dei “media” del Vaticano è un atto squisitamente politico.
Nessun Papa prima di Francesco, verso cui Mattarella manifesta una sintonia di fondo, aveva sentito rimbombare dentro di sè con tale crescente intensità , l’eco di un duello di civiltà , tra l’angelo dell’accoglienza e il demone dell’intolleranza, al punto da dedicare le meditazioni della via crucis ai migranti o a ricevere in Vaticano la famiglia rom di Casal Bruciato, vittima di una intolleranza artatamente aizzata, o difendere il meraviglioso gesto del suo Elemosiniere, figlio dell’insofferenza verso la cultura dell’odio che, in parecchi, anche nel governo italiano promuovono.
E nessun Papa che, come suo primo atto andò a Lampedusa rifiutando la presenza di politici accanto a sè, aveva “chiuso le porte”, a un ministro dell’Interno, ancora in attesa di essere ricevuto in udienza privata, lasciando chiaramente intendere che non è gradito chi persegue e alimenta la cultura della discriminazione.
C’è tutto il senso di una discesa in campo, ognuno nel suo ruolo ma in una battaglia valoriale comune, di due grandi autorità  politiche e morali, Papa Francesco e Mattarella, alla vigilia di questa sorta di ’48 europeo, elezioni vissute come uno spartiacque storico.
E c’è tutto il senso di un idem sentire nell’europeismo non di maniera del capo dello Stato, che riconosce limiti nel processo di costruzione dell’Unione europea che “dà  l’impressione di essersi fermato, come in ordinaria amministrazione, anche per il freno posto da parte di alcuni paesi”.
La risposta non è la rinuncia al disegno storico, ma una nuova riscoperta della tensione che lo ha animato: “Papa Francesco, con saggezza, indica il centro della questione. L’Europa deve recuperare lo spirito degli inizi. Deve curarsi di più della sorte delle persone. Deve garantire sempre maggior collaborazione, uguaglianza di condizioni, crescita economica, ma questo si realizza realmente soltanto con una crescita culturale civile, morale”.
Leggete ora le dichiarazioni di questi giorni, in una campagna elettorale che ha sdoganato i cattivi sentimenti, priva di un solo titolo contenente la parola “solidarietà ”, imprigionata nell’ossessione securitaria, priva di un confronto vero, di fondo, sull’orizzonte europeo che vada oltre la polemica su questo o quel numeretto di deficit. Non chiamatelo manifesto anti-sovranista questa sintonia valoriale tra il capo dello Stato e il capo della Chiesa e il reciproco riconoscimento nell’attenzione agli ultimi. Chiamatele, semplicemente, parole di civiltà .

(da “Huffingtonpost”)

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“QUI NON MANGI SE SEI MAFIOSO O RAZZISTA”

Maggio 16th, 2019 Riccardo Fucile

IL CORAGGIOSO CARTELLO DI UN LOCALE DI   PALERMO

“Qui non mangi se sei mafioso o razzista”. Condizione scritta a chiare lettere all’ingresso. Vietato l’accesso al pizzo e all’odio.
Sabrina e Marco, anni di esperienza nel sociale, hanno dato vita a “Mignon” con questo spirito e con questi principi.
Cucina tradizionale, con le giuste contaminazioni dettate dal nuovo volto di Palermo e del mondo. Nuovi tratti che qualcuno vorrebbe provare a cancellare.
Il ristorante dei due ragazzi palermitani, con una bella esperienza di lavoro nel sociale, si chiama “Mignon” “Qui non ci sarà  spazio per mafiosi che chiedono il pizzo o per razzisti che odiano il prossimo”, dicono Sabrina Monici e Marco Romano a “Canta Stories”, giornale on line di racconti di vita quotidiana.per razzisti che odiano il prossimo“.
“Quando abbiamo deciso di mettere quel cartello sulla vetrina del nostro locale – dicono Marco e Sabrina- non credevamo di raggiungere così tanta partecipazione. Da Nord a Sud, sia dai singoli cittadini che ci hanno invaso di messaggi di incoraggiamento e di affetto, sia dai media. Ciascuno di noi è chiamato, in qualsiasi ruolo ricopra, ad incarnare e diffondere valori positivi come la pace, il rispetto e la legalità .
Nel negozio di Marco e Sabrina cucina tradizionale che si arricchisce di nuovi incontri, di tradizioni che arricchiscono. Cucine che si abbracciano e che si rispettano. Per questo, c’è anche cibo senza “strutto di maiale” per adeguarsi alla tradizione musulmana. E nello staff di “Mignon” c’è anche un ragazzo gambiano che grazie a questo lavoro potrà  ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno.
I due ragazzi palermitani da anni lavorano nel sociale e sono impegnati in operazioni di riqualifica del territorio. Ora il cibo come terreno di incontro e di confronto. Marco e Sabrina hanno dovuto e saputo vincere la tentazione di mollare, sono riusciti a superare le pastoie burocratiche che non incoraggiano certo le difficili imprese, come l’idea di base che sta nella realizzazione di “Mignon”.
“Adesso – promettono i due ragazzi palermitani – vogliamo esportare anche fuori dall’isola le nostre creazioni, ma restando qui. Per lanciare un segnale: prima di essere imprenditori siamo membri di una comunità  che ha bisogno di esempi positivi e di coraggio

(da Globalist)

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PALERMO: I POVERI DIGIUNANO PER IL MIGRANTE E PAUL VINCE LA SUA BATTAGLIA

Maggio 14th, 2019 Riccardo Fucile

L’UOMO, UN GHANESE IN ITALIA DA ANNI E INTEGRATO, AVEVA RICEVUTO UN DECRETO DI ESPULSIONE, NONOSTANTE AVESSE UN LAVORO

Dopo due settimane di digiuno e dopo aver ricevuto la solidarietà  delle più di mille persone povere che gravitano intorno alla missione per cui lavora, Paul Yaw ha vinto la sua battaglia.
L’uomo ghanese, a Palermo da anni, non sarà  espulso. Almeno per il momento. Il Tar ha accolto la sospensiva del provvedimento di rigetto della domanda di permesso di soggiorno.
Ad accompagnare l’idraulico ghanese nel digiuno Biagio Conte, fondatore della missione Speranza e Carità . Da quindici giorni non mangiava e si era messo le catene ai piedi. Paul e Biagio si astenevano dal cibo e si raccoglievano in preghiera da due settimane nella piazza in cui è stato ucciso padre Pino Puglisi a Palermo.
Oggi alla loro protesta pacifica e silenziosa si erano unite più di mille persone. I poveri accolti dalla Missione avevano sospeso ogni attività , fermato tutti i laboratori. E avevano digiunato insieme ai loro fratelli. A fine giornata la buona notizia: per il momento Paul resterà  in Italia.
Nei giorni scorsi Giorgio Bisagna dell’Associazione Adduma, che si occupa di diritti umani, e che segue il caso di Paul Yaw, ha depositato il ricorso al Tar contro il rigetto del rinnovo del permesso di soggiorno. Yaw, infatti, ha ricevuto parere negativo alla sua richiesta di rinnovo di permesso di soggiorno.
Da dieci anni lavora come idraulico all’interno della missione, ma questo non gli è bastato a ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di lavoro. Proprio oggi pomeriggio al digiuno in piazzale Anita Garibaldi si sono uniti in centinaia.
Il sindaco e l’arcivescovo: “Solidarietà  a chi dà  voce all’uomo invisibile in una Palermo che non dimentica nessuno”
“Sono molto soddisfatto per la decisione del Tar e aspettiamo che la questione possa condurre a una veloce conclusione della vicenda”, commenta l’avvocato Bisagna con L’Adnkronos. Il sindaco di Palermo Leoluca Orlando e l’arcivescovo Corrado Lorefice hanno fatto nei giorni scorsi visita a Biagio Conte. “La Chiesa e le istituzioni si stringono attorno a Biagio Conte che dà  voce all’uomo invisibile”, avevano detto Orlando e Lorefice. “In una Palermo che non dimentica nessuno”.
La storia di Paul
È stato dopo che il decreto di espulsione è arrivato a Paul, ospite da dieci anni nella missione Speranza e Carità  a Palermo, che Biagio Conte ha deciso di scendere in strada a digiunare per opporsi a quella che ritiene “una palese ingiustizia”.
Paul Yaw Aning, 51 anni, è un migrante irregolare, con permesso di soggiorno scaduto che non è stato possibile rinnovare, finito così nelle maglie della giustizia italiana. Paul arriva in Italia 17 anni fa, a Bologna, per lavorare in fabbrica. Poi la crisi, la chiusura dell’azienda.
Dieci anni fa il giovane ghanese si trasferisce a Palermo, trovando ospitalità  nella missione “Speranza e Carità ” di Biagio Conte. Paul diventa uno dei principali collaboratori di Biagio. E’ idraulico e diventa un prezioso riferimento delle tante cose da fare quotidianamente in una struttura che ospita oltre mille senzatetto.
Poi, l’arrivo del decreto di espulsione, cieco e impietoso. Decreto emesso dal prefetto e da un provvedimento di accompagnamento alla frontiera firmato dal questore, decisioni convalidate il 26 aprile dal giudice di pace

(da “Huffingtonpost”)

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