Destra di Popolo.net

BADANTE MUORE IN UN INCENDIO DOPO AVER MESSO IN SALVO DUE ANZIANI

Marzo 8th, 2021 Riccardo Fucile

LA DONNA, UNA BULGARA DI 57 ANNI, HA ANTEPOSTO LA VITA DEI CONIUGI 80ENNI CUI BADAVA ALLA SUA ED E’ RIMASTA VITTIMA DELLE FIAMME… UN ESEMPIO DI CORAGGIO E ALTRUISMO CUI L’ITALIA RENDA ONORE

È deceduta dopo aver messo in salvo due anziani dopo l’incendio che si è sviluppato all’alba di questa mattina in una abitazione a Battipaglia.
Si tratta di una badante bulgara di 57 anni che dopo aver aiutato la coppia di anziani, lui 88enne e lei 85enne, con cui viveva in una villetta di via Padova a Battipaglia è stata travolta dal fumo e dalle fiamme perdendo così la vita.
Inutili i soccorsi per la donna mentre i due anziani sono stati trasportati e ora ricoverati presso l’ospedale “Santa Maria della Speranza” di Salerno.
A provocare l’incendio, secondo una prima ricostruzione, il malfunzionamento di una stufa dotata di bombola gpl che si trovava all’interno della camera da letto della coppia di anziani. Probabilmente una scintilla avrebbe scatenato le fiamme e poi l’incendio che ha completamente distrutto l’abitazione di via Padova.
La badante, accortasi dell’incendio, ha cercato di mettere in salvo i due rientrando nell’abitazione dove fiamme e fumo non le hanno dato scampo. La salma ora è stata affidata al medico legale per un primo esame esterno mentre proseguono gli accertamenti dei carabinieri e dei vigili del fuoco.

(da agenzie)

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ALESSANDRA, 21 ANNI, IN PIAZZA CON IL TRICOLORE: “IL MIO RAGAZZO IN IRAQ, IO QUI PERCHE’ SONO ORGOGLIOSA DI LORO”

Febbraio 25th, 2021 Riccardo Fucile

E’ LA FIDANZATA DI UN COLLEGA DEL CARABINIERE UCCISO IN CONGO: “E’ IN QUELL’ANGOLO DI CIELO DOVE CI SONO I SANTI, I MARTIRI E GLI EROI”

“Sono fidanzata con un carabiniere ora in missione in Iraq e amico di Vittorio Iacovacci, con il quale avevano condiviso un’esperienza di lavoro a Livorno. Anche io sono un ex militare e oggi sono qui per onorare la nostra bandiera e in nostri caduti che hanno pagato il prezzo più alto”.
Lo dice all’Adnkronos Alessandra, 21 anni, che in piazza della Repubblica stringe il tricolore. Il suo fidanzato ha quattro anni in meno del collega e amico Vittorio, ucciso in Congo insieme all’ambasciatore italiano.
“Come dice la canzone della Folgore – spiega Alessandra – sono ora là , in quell’angolo di cielo dove ci sono i santi i martiri e gli eroi”.
Parla con voce tremante: “E dura essere qui – dice – ma mi rende orgogliosa per quello che i nostri concittadini e militari fanno ogni giorno nel mondo”.
La mamma del militare in missione: “Quando partono non viviamo”
“Sono qui perchè partecipo al dolore delle famiglie dell’ambasciatore e del carabiniere uccisi. Da mamma di un militare dell’Esercito andato più volte in missione nei teatri più difficili, mi sono sentita inevitabilmente vicina alle mamme, soprattutto a quella di Vittorio”. Lo dice all’Adnkronos Carolina, anche lei in piazza della Repubblica. “So bene quanto potesse essere orgogliosa la mamma del carabiniere, pensandolo magari al sicuro. Quando loro partono, sono mesi in cui come mamma non vivi”.
Gli studenti: “Piangiamo i nostri morti”
“Sono i nostri morti e siamo venuti qui per piangerli”. Così all’Adnkronos Lorenzo, Chiara, Agnese, Lara, Diletta, Roberta venuti in piazza della Repubblica con il tricolore per rendere omaggio all’ambasciatore Attanasio e al carabiniere Iacovacci. Hanno tutti 19 e 20 anni, studenti fuori sede di giurisprudenza.
Franca da Sonnino: “Ricordo Vittorio da piccolo”
“Sono venuta qui perchè sono nata e cresciuta a Sonnino, il paese di Vittorio Iacovacci. Lo ricordo benissimo da piccolo, vivace, dispettoso, ma bravissimo. Che gran dolore oggi”. Lo racconta Franca all’Adnkronos. Anche lei è in piazza della Repubblica per manifestare la propria vicinanza. “Ormai vivo a Ciampino, proprio accanto all’aeroporto – aggiunge – Quando sono arrivati i feretri, mi sono arrampicata sul tetto per vedere. E’ stato un po’ come dargli un ultimo saluto”.

(da Adnkronos)

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LA MISSIONARIA LAICA IN CONGO E L’ULTIMA CENA CON ATTANASIO: “ERA SEMPRE A FIANCO DEGLI ULTIMI”

Febbraio 25th, 2021 Riccardo Fucile

“IL SUO MANDATO SAREBBE TERMINATO A SETTEMBRE”

È affranta e ancora incredula, Luisa Flisi, missionaria laica originaria di Parma, da quasi cinquant’anni impegnata in Congo, che domenica sera, solo poche ore prima dell’uccisione dell’ambasciatore italiano, aveva potuto incontrare Luca Attanasio nel corso di quella che oggi, raggiunta al telefono a Goma, ricorda amaramente come un’ultima cena.
“Solo poche ore prima della sua barbara uccisione, eravamo insieme all’ambasciatore per una serata molto semplice nella quale Luca Attanasio aveva riunito circa trenta italiani impegnati per le agenzie dell’Onu o come missionari in questo territorio tormentato, come era solito fare ogni volta che veniva a Goma, ricercando una prossimità  e un confronto autentici. Siamo sconvolti: non possiamo credere alla sua barbara uccisione”.
Dopo la laurea in Pedagogia e tre anni di insegnamento come maestra, Luisa Flisi nel 1972 ha lasciato Parma per operare all’interno dell’associazione Fraternità  missionaria fondata a Goma dal padre saveriano Silvio Turazzi.
Qui Luisa si occupa sopratutto di bambini affetti da malattie croniche come Aids, epilessia o diabete, mantenendo un forte legame con la città  di origine: “Sono in ottimi rapporti di amicizia tanto con la comunità  dei Saveriani quanto con le Piccole figlie, congregazione fondata a Parma e presente anche qui. Eravamo tutti riuniti domenica sera, tra connazionali, intorno a un tavolo ma anche intorno a intenzioni condivise, rivolte alla promozione della cultura della pace”.
Nel corso della serata, ricorda con commozione la missionaria, che a fatica riesce a parlare al passato riferendosi a chi, evidentemente, è ancora avvertito come presente, “l’ambasciatore è stato molto affettuoso con noi: al nostro arrivo ci è venuto incontro, dandoci il benvenuto con un abbraccio. L’anno scorso era stato nella nostra casa per fare visita alla piccola comunità . Durante la cena, Attanasio ha più volte invitato gli altri commensali a visitare la nostra casa. Quello che lo aveva colpito era, in particolare, la semplicità  con cui viviamo, pur non mancandoci nulla d’essenziale. Anche domenica sera era emersa l’attenzione autentica, mai solo formale, che sapeva rivolgere a tutti”.
La missionaria ricorda Attanasio per “la sua frugalità  e la vocazione a operare al fianco degli ultimi che trasparivano da scelte molto concrete: quando è venuto a Bukavu, sabato notte ha alloggiato nella casa dei Saveriani mentre a Goma ha scelto di dormire al Mediterraneo, il ristorante italiano dove ci ha voluto incontrare e dove ci riuniva ormai da tre anni. Immagino che il proprietario abbia allestito per lui una semplice stanza: pur essendo l’ambasciatore, non andava nei grandi alberghi. Può darsi, purtroppo, che questa semplicità  gli sia costata la vita: quando il convoglio dell’Onu è stato assalito, mente stava attraversando il Parco Nazionale della Virunga, si stava dirigendo, praticamente senza scorta militare, in una zona pericolosissima”.
Nelle ore immediatamente successive all’attentato, nella comunità  di italiani di Goma l’ipotesi che circola con più insistenza è quella del tentativo di rapimento finalizzato alla richiesta di un riscatto, prosegue Flisi: “Si tratta di un fenomeno molto diffuso in questa zona, un flagello importante. Le macchine che passano su quella strada sono attaccate con frequenza e questa è una tragedia anche per la popolazione locale. I gruppi armati che assaltano le auto si posizionano poi presso le miniere di oro e di coltan in modo da operare scambi con le multinazionali, offrendo materie prime preziose in cambio di armi. E’ una faccenda sporca in cui l’Occidente ha molte responsabilità “.
L’impegno dell’ambasciatore a favore della popolazione nella Repubblica Democratica del Congo “travalicava i suoi compiti istituzionali e si allargava in una viva collaborazione con tutte le persone impegnate nella cooperazione internazionale. Questa sorta di vocazione lo legava alla giovane moglie che l’anno scorso lo aveva accompagnato nella sua visita”.
Domenica sera, nel corso della cena, l’ambasciatore era sereno e ha ripercorso i sette anni di impegno per il suo mandato in Africa, sempre mettendo in luce l’aspetto cooperativo e mai individuale della propria azione: “Durante la serata ci aveva detto che il suo mandato come ambasciatore sarebbe terminato a settembre. Di fronte al nostro dispiacere, che non siamo riusciti a dissimulare, ci ha assicurato che sarebbe tornato a farci visita prima della fine del mandato. Ha promesso che avrebbe, in quella occasione, portato con sè la sua bambina più grande: una promessa rivolta a noi come un fratello, prima di accompagnarci uno ad uno alle macchine e salutarci con un abbraccio. Non sapevamo che non lo avremmo più rivisto. Di lui ci resta il senso di una profonda umanità .”
Al dolore per la morte di Attanasio, prosegue la missionaria parmigiana, si aggiunge il rammarico di non aver potuto prendere parte alla breve cerimonia che si è tenuta all’aeroporto, prima dell’imbarco delle salme: “Ieri sera, (martedì sera, ndr) abbiamo saputo dalla radio che la sua salma era rientrata in Italia, dopo una rapida cerimonia in aeroporto. Nella concitazione delle ore successive all’attentato, non siamo state informate di questa ultima occasione nella quale lo avremmo potuto salutare”.
Forse anche per l’impossibilità  di un ultimo congedo, osserva con rammarico Luisa Flisi, “non possiamo e non vogliamo ancora credere che sia stata uccisa, tanto barbaramente, una persona così eccezionale, un uomo luminoso che, nel suo ruolo diplomatico, operava con entusiasmo e impegno sincero”.

(da “La Repubblica”)

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NON E’ STATA UN’ESECUZIONE, MA UN CONFLITTO A FUOCO A SEGUITO DEL RAPIMENTO DELL’AMBASCIATORE ATTANASIO

Febbraio 25th, 2021 Riccardo Fucile

IL CARABINIERE IACOVACCI AVREBBE CERCATO DI FARGLI SCUDO… I COLPI POTREBBERO ESSERE PARTITI DALLA POLIZIA CONGOLESE… ANCORA TROPPE ANOMALIE

Non hanno sparato a bruciapelo. Non è stata un’esecuzione. E sono stati in tutto quattro spari d’Ak-47, di kalashnikov, a uccidere l’ambasciatore Luca Attanasio e il carabiniere Vittorio Iacovacci.
Due colpi per ciascuno, tutti dal lato sinistro. Il diplomatico è stato centrato all’addome: le cinque ore d’autopsia hanno individuato sia i fori d’entrata, sia quelli d’uscita, perchè nessuno dei due proiettili è stato trattenuto.
Il militare invece, colpito anche su un fianco, ne aveva in corpo ancora uno, alla base del collo.
Gli esiti dei primi accertamenti – svolti dai professori Vincenzo Pascali, Cesare Colosimo e Antonio Oliva, dell’Università  Cattolica di Roma – hanno fornito altri dettagli. Uno è che Iacovacci è morto sul momento, o quasi, mentre l’emorragia di Attanasio è stata molto lenta, facendo durare più a lungo l’agonia.
Inoltre, sul corpo del carabiniere sono state trovate fratture multiple all’avambraccio sinistro: questo potrebbe significare che uno dei proiettili ha prima rotto altre ossa, oppure che l’uomo abbia tentato di proteggere se stesso o forse l’ambasciatore, facendogli scudo.
Altri dettagli potranno venire dagli esami balistici, disposti dai pm Sergio Colaiocco e Alberto Pioletti. In ogni caso, il lavoro dei medici ha spinto i magistrati romani a trarre una prima, provvisoria conclusione: Attanasio e Iacovacci non sono stati vittime di un’esecuzione. Li hanno sequestrati e poi sono stati ammazzati nel conflitto a fuoco che è seguito al rapimento, una sparatoria che forse è stata provocata dall’intervento dell’esercito e dei ranger.
A questo punto, bisogna capire di chi fossero gli Ak-47 che hanno ucciso. E verificare se siano gli stessi in dotazione ai militari congolesi. I due italiani sono stati colpiti a distanza, dai sequestratori o dal fuoco amico, probabilmente in un concitato tentativo di fuga.
I carabinieri del Ros, volati in Congo per recuperare le salme, non solo sono tornati senza aver interrogato l’italiano superstite, Rocco Leone, il capomissione del World Food Programme: non hanno potuto nemmeno vederlo. Sarebbe stato detto loro che è ricoverato in ospedale e che al momento è inavvicinabile. La sua testimonianza è fondamentale, per ricostruire quel che è accaduto, capire chi autorizzò il convoglio a percorrere la Rn2 senza una vera scorta, accertare se l’agguato fosse mirato.
Sembra ormai certa la pista del tentato rapimento, tanto che il governo di Kinshasa ha deciso di vietare i viaggi di qualsiasi ambasciatore al di fuori della capitale, se non autorizzato.
Ma una domanda resta: perchè la banda avrebbe dovuto eliminare gli ostaggi dopo averli presi, come sostiene la polizia congolese? E che cos’è accaduto nella breve trattativa, prima della sparatoria? E come mai l’agguato è stato organizzato proprio alle «3 antenne», un luogo che da sempre è presidiato da militari?

(da “Il Corriere della Sera”)

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I FUNERALI DI STATO PER DUE UOMINI VERI CHE ONORANO IL NOSTRO PAESE

Febbraio 25th, 2021 Riccardo Fucile

IL CARDINALE: “VITTIME DI UNA VIOLENZA STUPIDA E FEROCE”

La marcia funebre di Chopin suonata dalla fanfara dei Carabinieri, ha accolto con note struggenti l’entrata nella basilica di Santa Maria degli Angeli a Roma dei due feretri avvolti nel tricolore dell’ambasciatore Luca Attanasio e del carabiniere Vittorio Iacovacci, uccisi in Congo lunedi 21 febbraio
Accanto ai familiari erano presenti il presidente del Consiglio Mario Draghi e le massima autorità  italiane. A rappresentare il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la presidente del Senato, Elisabetta Casellati. Mattarella aveva annulato la sua presenza a Ciampino nel giorno di arrivo dei due feretri, per problemi di salute.
Le due bare sono state portate in spalla dai colleghi del XIII reggimento dei carabinieri Gorizia, tutti visibilmente commossi.
Iacovacci li aveva salutati qualche mese fa prima di partire per la missione a fianco di Attanasio, nella Repubblica democratica del Congo.
In prima fila in chiesa, il premier Mario Draghi, i ministri Lorenzo Guerini, Luigi Di Maio, Luciana Lamorgese, Giancarlo Giorgetti e i presidenti di Camera e Senato Roberto Fico e Maria Elisabetta Casellati.
Accanto alle istituzioni italiane, la vedova di Attanasio, Zakia Seddiki, con in braccio una delle tre bimbe, il capo coperto dal velo e grandi occhiali scuri.
Il cardinale Angelo De Donatis ha celebrato l’omelia: “Luca, Vittorio e Mustapha sono stati strappati da questo mondo dagli artigli di una violenza stupida e feroce che porterà  solo dolore. Dal male viene solo altro male. La violenza sta tornando di moda in ogni ambiente e a ogni latitudine, non solo nell’Est del Congo”.
De Donatis ha portato la “vicinanza e la preghiera da parte del Papa. In questo giorno sentiamo nostra la angoscia di tre famiglie, di due nazioni, dell’intera famiglia delle nazioni”.

(da agenzie)

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LE PAROLE COMMOSSE DEL PADRE DELL’AMBASCIATORE ATTANASIO: “LUI HA SOLO FATTO DEL BENE A TUTTI”

Febbraio 23rd, 2021 Riccardo Fucile

“UN UOMO PROIETTATO VERSO ALTI IDEALI, UNA PERSONA ONESTA E CORRETTA”… STASERA ALLE 23 IN RIENTRO IN ITALIA DEI FERETRI

“Lui è sempre stata una persona molto proiettata verso il sociale, verso gli altri. Lui ha solo fatto del bene a tutti”. Visibilmente commosso, triste ma tutto d’un pezzo: Salvatore Attanasio, padre di Luca, l’ambasciatore che ieri è stato ucciso in Congo insieme al carabiniere Vittorio Iacovacci durante un agguato, rilascia una intervista video di pochi minuti all’Ansa.
Inizia scuotendo la testa e passandosi la mano sugli occhi, come per stropicciarseli. E sta lì seduto in casa sua, con alcune foto di famiglia alle spalle e l’aria di chi soffre e non se ne capacita, di chi si pone domande come: perchè proprio a me?
Al giornalista Enzo Laiacona, dice:
Passano in trenta secondi i ricordi di una vita, sono cose ingiuste che non dovrebbero succedere. Per noi la vita è finita. è crollato il mondo addosso. Dobbiamo pensare alle nipoti, dobbiamo pensare a queste tre creature che prima avevano una prateria davanti a loro, con un padre così… Tra l’altro loro sono molto affezionate al padre: le bambine non lo sanno ancora. Non si rendono conto le bambine.
L’ambasciatore era infatti sposato da pochi anni con Zakia Seddiki, donna originaria del Marocco (dove si erano conosciuti), e fondatrice dell’Ong “Mama Sofia”, che opera a Kinshasa, occupandosi di oltre 13.800 bambine e bambini di strada. Con lei ha avuto tre figlie, tre bambine piccole.
La cui vita -dice il nonno- è stravolta per sempre, e a cui bisognerà  dedicare molte attenzioni. Spiega poi di aver sentito l’ultima volta il figlio domenica, il giorno prima dell’uccisione, e che non era per nulla preoccupato. Anzi, era felice: “Era così felice di questa missione. Ce l’ha illustrata, ci ha spiegato gli obiettivi”.
Lo ricordiamo: Luca Attanasio, quando è stato intercettato e rapito dai sette uomini armati di kalashnikov, stava raggiungendo la scuola del villaggio di Rutshuru, che avrebbe dovuto ricevere gli aiuti alimentari del World Food Programme. E ricordiamo anche che solo pochi mesi fa era stato insignito del Premio Internazionale Nassiriya per la Pace. Continua il padre:
Lui è sempre stata una persona molto proiettata verso il sociale, verso gli altri. Lui ha solo fatto del bene a tutti. E lo possono testimoniare tutti i cittadini di Limbiate, tutti: dal primo all’ultimo. Siamo distrutti, una perdita incommensurabile. Era un uomo di grande fantasia ed era capace di coinvolgere tutti: una cosa che per me poteva essere poco chiara, pessima, lui me la rendeva positiva.
E poi conclude all’Ansa: “È sempre stato un uomo proiettato verso alti ideali. Una persona onesta, corretta, mai avuto uno sgarbo o uno screzio”.
Intanto stasera è atteso il rientro dei feretri dei due. E, per domani mattina, invece, sono previste le autopsie.

(da agenzie)

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“BLOCCATA AD USTICA DAL LOCKDOWN, HO SCELTO DI RIMANERCI PER SEMPRE”

Febbraio 23rd, 2021 Riccardo Fucile

LA SCELTA CONTROCORRENTE DI UNA DOCENTE DI MUSICA: “LA NATURA FA SPARIRE OGNI PAURA”

Che cos’è la felicità ? “L’ultimo aliscafo della sera che va via, la consapevolezza, mentre torni a casa al tramonto attraverso le vigne, che sei sull’isola. Il magone che resta alle tue spalle, definitivamente”. Eliana Danzì il 12 marzo compirà  50 anni. Un anno fa, nel mondo pre-Covid, era a Ustica con il compagno Emanuele per una mini-vacanza di tre giorni. “Ci siamo ritrovati qui il 9 marzo, il giorno del lockdown”. Dovevano fermarsi tre giorni e poi tornare a Palermo. Sono rimasti tre mesi.
anno lasciato l’agriturismo e si sono trovati una casetta. Poi pian piano, mentre le temperature salivano, i jeans si accorciavano così come le maniche alle magliette. Eliana, violinista, insegnante di musica alle scuole medie, un giorno di primavera ha ripensato alla sua agenda: “Uscivo alle 7, tornavo alle 22. Come lo paghi un mutuo quando insegni solo per poche ore? Facevo lezioni private e laboratori di body percussion, la disciplina che mi sono scelta utilizzando il corpo come strumento”. Solo che quel corpo che sa far suonare non lo sentiva più.
Eliana ed Emanuele Buzi, insegnante di mandolino al Conservatorio, un giorno se lo sono detti: “Non torniamo indietro”. Lei ha chiesto il trasferimento e da settembre fa la maestra elementare a Ustica, in una classe vista mare. Lui fa il pendolare Ustica-Palermo. Hanno affittato una villetta in mezzo alle vigne e stanno imparando a curare l’orto grazie ai consigli degli isolani. Hanno comprato due mountain bike e un kayak col quale esplorano l’isola dal mare quand’è bel tempo. Non hanno la tv e anche il rapporto con i social, da quando vivono in mezzo gli elementi – “la pioggia scrosciante, il vento, il mare in tempesta” – si è raffreddato.
E dire che Eliana, racconta, non è mai stata tra quelle che ogni tanto dicono: “Adesso mollo tutto e vado via”.
“Non avrei mai pensato che sarei finita a vivere su un’isola, non amavo nemmeno tanto il mare che mi faceva un po’ paura”, dice la maestra che è nata a Librizzi, in provincia di Messina, e ha suonato il violino nell’orchestra del Teatro Vittorio Emanuele. “Ho vissuto per anni a Roma, per me era normale riempire la giornata da scoppiare. Ti lamenti di non avere tempo eppure non lasci nemmeno un buco libero perchè il vuoto fa paura”.
Emanuele ed Eliana vivevano a Palermo, nel cuore del centro storico: “Il silenzio dell’isola mi stupisce ancora”. I giorni del lockdown vissuti sul mare sono stati dolcissimi: “Credo che il riconnettersi con la natura faccia sparire tante paure – dice – a Ustica ho conosciuto una ragazza di vent’anni, Verbena, che vede tutte le albe e tutti i tramonti di tutti i giorni. Parlarle mi ha fatto capire che si può vivere in un altro modo”. E il Covid in questo senso è stato un’occasione: “La pandemia ha dato la possibilità  a chi voleva rallentare di farlo”. Solo che a loro poi non è venuta la voglia matta di ricominciare a correre. Anzi. “Mi sono detta: nel 2021 compio 50 anni e voglio sapere chi sono, che cosa mi fa stare in equilibrio”.
In famiglia non l’hanno presa bene. “I miei fratelli mi accusano di avere messo il mare tra me, nostro padre e le mie responsabilità  di figlia. Ma io rispondo che quando serve ci sono e mio padre credo sia quello che mi ha capita più di tutti: lo sa che sono un po’ folle. Lui la sua vita l’ha fatta, adesso io devo fare la mia. I nipoti invece mi appoggiano”.
Non avere figli è stato d’aiuto per una scelta così forte? “Penso di sì, anche se credo che finchè sono piccoli te li puoi portare. Qui i bambini, lo vedo con i miei alunni, sono felici”.
Mai nessun dubbio, nemmeno quando la nave non parte per giorni e gli scaffali dei negozi si svuotano? “No, a me non mette angoscia. Hai la pasta nella dispensa e qualche lattina di pelati. C’è sempre qualcuno che ha un po’ di verdura o delle uova da vendere: la gente qui è contadina. L’isola e i suoi abitanti ci hanno accolto e abbiamo creato una piccola rete di relazioni intense”.
Se il tempo è bello, Eliana gira l’isola in bici o in canoa. E quando è brutto? “Leggiamo, giochiamo a burraco, guardiamo un film sul pc. Ci prendiamo cura di noi”. Eliana pensa di restare a lungo qui a Ustica. “A luglio e agosto però, almeno quest’anno, torno in città “. Di nuovo via dalla pazza folla.

(da “La Repubblica”)

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ZAKIA SEDDIKI, LA MOGLIE DELL’AMBASCIATORE ATTANASIO IMPEGNATA NEL SOCIALE

Febbraio 23rd, 2021 Riccardo Fucile

SI ERANO CONOSCIUTI IN MAROCCO E HANNO TRE FIGLIE… HA FONDATO L’ONG “MAMA SOFIA” CHE ASSISTE 13.000 BAMBINE E BAMBINI DI STRADA DI KINSASA

La moglie dell’ambasciatore italiano in Congo Luca Attanasio, Zakia Seddiki, ha fondato nel 2017 a Kinshasa l’ong ‘Mama Sofia’, di cui è presidente, ispirata al motto ‘Ridisegniamo il mondo’. Attanasio e Seddiki hanno avuto tre figlie, ed è proprio ai bambini che guarda   ‘Mama Sofia’, che si dedica, ma non solo, agli oltre 13.800 bambine e bambini di strada in Congo. Attanasio è stato ucciso ieri in un attacco nei pressi del parco nazionale di Virunga.
Originaria di Casablanca, in Marocco, Seddiki ha conosciuto Attanasio quando era console in quella città : la donna guida ”l’associazione caritatevole impegnata a sostenere la popolazione bisognosa, e soprattutto le madri e i bambini più vulnerabili della Repubblica democratica del Congo”, come si legge sulla pagina Facebook dell’ong. ”Sognare una realtà  più bella. Insieme è possibile”, è il motto .
Come suo marito, è anche lei capace di cogliere il lato positivo presente in ogni persona, di cucire i rapporti, di costruire ponti, dice chi la conosce. Con lui, ha cominciato a occuparsi dei bambini di strada in Congo. Zakia stava per costruire una casa per questi bambini con dei fondi messi a disposizione dalla Conferenza episcopale italiana.
Le necessità  di assistenza in RDC sono così numerose che “Mama Sofia” ha deciso di operare secondo due diverse modalità .
La prima è costituita da ” iniziative ed eventi ad hoc che intendono dare una risposta immediata a richieste di aiuto per situazioni di grave disagio e difficoltà “. La seconda, “attraverso la realizzazione di progetti duraturi che, ove possibile, possano auto-mantenersi nel tempo e creare reddito per chi ha   più bisogno, soprattuto mamme e famiglie in difficoltà ” come si legge dal sito dell’associazione.
La donna era stata premiata con il marito lo scorso ottobre con il Premio Internazionale Nassiriya per la Pace 2020. “Non si può essere ciechi davanti a situazioni difficili che hanno come protagonisti i bambini. È necessario agire per dare loro un futuro migliore. Cerchiamo, nel nostro piccolo, di ridisegnare il mondo”, aveva dichiarato in quell’occasione.

(da agenzie)

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CHI ERA ANTONIO CANOVACCI, IL CARABINIERE UCCISO IN CONGO: A SONNINO E’ LUTTO CITTADINO

Febbraio 22nd, 2021 Riccardo Fucile

31 ANNI, BATTAGLIONE GORIZIA, IN PASSATO NELLA FOLGORE

E’ un doppio lutto quello che si sta vivendo oggi in terra pontina per gli omicidi dell’ambasciatore Luca Attanasio e di un militare della sua scorta oggi nella Repubblica Democratica del Congo.
Il carabiniere Vittorio Iacovacci era infatti originario di Sonnino, piccolo centro dei Monti Ausoni, in provincia di Latina, dove vivono i genitori e la fidanzata.
Il militare, che avrebbe compiuto 31 anni il mese prossimo, era effettivo al battaglione Gorizia dal 2016. Negli ultimi cinque anni la sua era una presenza sporadica nell’ex feudo della famiglia Colonna, dove tornava però ogni volta che era libero dagli impegni di servizio e dove appunto aveva i suoi affetti.
Oggi è stato così il comandante della compagnia dell’Arma di Terracina, Francesco Vivona, a dove portare la terribile notizia ai parenti del collega, che in passato aveva prestato servizio anche con la Folgore e che era in Africa da cinque mesi. Il sindaco di Sonnino, Luciano De Angelis, ha subito annunciato che proclamerà  il lutto cittadino per il giorno del funerale.
A esprimere profondo cordoglio ai familiari delle vittime è stato inoltre il presidente del consiglio regionale del Lazio, Mauro Buschini, che ha fatto issare a mezz’asta le bandiere del Consiglio regionale.

(da agenzie)

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