Luglio 6th, 2018 Riccardo Fucile
SUL PULLMAN DELLE “NONNINE” DI UNA ITALIA CIVILE E SOLIDALE
Un bambino cacciato da un parco di Rimini perchè nero. Un ambulante aggredito da un cane perchè “ce l’ha con i negri proprio come la padrona sua”. Un concerto a Venezia trasformato in un porto libico.
Dopo mesi di fake news e di episodi di razzismo, da Facebook arriva una storia di quelle belle, che ferma il tempo e che, almeno per qualche ora, interrompe la narrazione dell’odio.
Protagoniste sono un gruppo di ‘nonnine’ alle prese con un giovane venuto da lontano, dal Gambia. Lo accerchiano, lo guardano e alla fine, incuriosite, gli domandano: “Giuvinò come ti chiami? R’addò vieni?”.
Siamo in Irpinia, più precisamente su un pullman che da Grottaminarda porta a Villamaina. A raccontare l’episodio, con uno scatto condiviso sui social e divenuto virale, è un giovane del posto, Roberto Buglione De Filippis.
“Mi siedo – scrive Roberto – e dopo di me entra Omar, un giovane rifugiato che vive allo Sprar di Lacedonia. Sul pullman c’è un gruppo di donne tra i 75 e gli 80 anni. Guardano Omar e una volta seduto, gli cominciano a fare domande”.
Dopo avergli chiesto nome e provenienza, Omar si presenta, spiega che sta andando a trovare un gruppo di amici a Frigento. Spiega anche che viene dal Gambia, che scappa da una situazione difficile e che sta da anni in Italia.
“Weee, quant si bell, io pure tengo a nepùteme ca sta in Inghilterra, pure da qua se scappa, ma sembra ca tutti se l’ann’ scurdato sto fatto”, dice un’altra.
E ancora una terza signora: “E perchè mio marito non è stato 20 anni a la Germania? Qua è sempre esistito Sud e Nord, che te pienz’. Embè mo ce volessero fa crere ca è un problema sta cosa di viaggià pè potè campà meglio…”
“Intanto il pullman della speranza arriva a Sturno, dove scendono le signore”, continua Roberto nel suo post. Ma prima di andare si girano e salutano: “Wee, Omar, mantienete forte, non te preoccupà , nui te vulimm’ bene”.
A distanza di un giorno Roberto è ancora incredulo, difficile capire perchè questa storia abbia avuto tanta risonanza.
Ma forse una spiegazione ce l’ha: “E’ un episodio di normalità cui ora non siamo più abituati. Una foto che non ti aspetti perchè su Facebook immagini come questa di solito sono accompagnate da parole razziste o che denunciano episodi d’odio”.
“Nessuno – continua – si aspettava di trovare tanta umanità in un gruppo di signore di un piccolo paesino del sud Italia. Soprattutto dopo che qualche giorno fa proprio a Sturno, la fermata dove sono scese le signore, due italiani hanno molestato due romene proprietarie di un bar: le hanno chiuse dentro e abbassandosi i pantaloni hanno detto ‘tanto siete romene a voi piace’ “.
Insomma, per Roberto questa foto è una piccola testimonianza che “l’altra Italia”, quella gentile, ancora esiste e resiste, anche se il più delle volte passa inosservata, fagocitata dai racconti di violenza che la stampa riporta ormai quasi ogni giorno.
Con il loro dialetto e quel ‘ficcanasare’ tipico degli anziani di provincia, queste ‘nonne’ sono riuscite a riportare in primo piano la normalità e a ricordare a tutti – soprattutto a quelli che “se l’ann’ scurdato” – che “pure da qua se scappa”.
Si scappava ieri, con un marito in Germania per 20 anni, e si scappa oggi, con un nipote andato in Inghilterra.
(da agenzie)
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Luglio 6th, 2018 Riccardo Fucile
PER FORTUNA AL MONDO NON C’E’ SOLO GENTE DI MERDA CHE SA UNICAMENTE ODIARE
È diventata virale l’immagine pubblicata su Facebook di un uomo che tutti i giorni porta la moglie al
mare: la porta in foto, incorniciata, e appoggia la cornice su un muretto e piange perchè lei non c’è più e non può più vedere il mare e sentirne l’odore.
“Sono giorni che viene non conosco questa splendida persona: so soltanto che il suo è stato sicuramente un grande amore l’ho visto piangere e credo che uomini del genere non nascano più. Un abbraccio forte caro amico sei un grande uomo” scrive Giorgio Moffa sulla sua pagina Facebook
L’immagine è stata subito commentata e condivisa da decine di persone.
Scrive per esempio Roberta: “Testa chinata in cerca di sè, in cerca di lei. Forse perchè si rende conto che sia sotto terra, ma che è viva dentro di lui! A fianco a lui. Ecco quella cornice che tanto abbraccia e porta vicino al suo cuore. Un uomo magari dalle poche parole. Che guarda il mare con la speranza che un suo semplice respiro si perda tra il vento e raggiunga il suo Amore. Ovunque sia”.
(da agenzie)
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Luglio 5th, 2018 Riccardo Fucile
IL RAGAZZO NIGERIANO CHE CHIEDE L’ELEMOSINA DAVANTI AL “PRESTOFRESCO” DI TORINO HA DIFESO LA COMMESSA, EVITANDO LE COLTELLATE
Ha sventato una rapina e salvato la cassiera di un supermercato.
Osahon, 27 anni, è un “richiedente asilo” nigeriano e spesso bazzica davanti al supermercato Prestofresco di via Mercadante 3, a Barriera di Milano, per chiedere qualche euro di elemosina. Ora la titolare della catena di market, Domenica Lauro, ammirata dal suo gesto, annuncia: “E’ stato coraggioso e intraprendente, gli offro subito un posto di lavoro”
Il bandito è fuggito a mani vuote. Uno dei clienti, di 75 anni, si è anche sentito male e ha avuto bisogno dell’assistenza del 118.
L’altra mattina Osahon è diventato l’eroe del supermercato, per il quale quella era la terza rapina nel giro di due settimane.
Il giovane nigeriano ha visto un uomo con un cappuccio scuro calato sulla testa entrare e andare deciso verso le casse. Era armato con un coltello e ha aggredito la cassiera. Voleva l’incasso.
Oshaon gli è piombato addosso e lo ha bloccato da dietro, schivando i colpi con cui il rapinatore cercava di ferirlo sotto gli occhi dei clienti.
Ora le indagini sono affidate ai carabinieri. Il pm Patrizia Caputo ha aperto un fascicolo sull’ultima rapina: gli investigatori hanno acquisito i filmati delle telecamere di sorveglianza che hanno ripreso la scena: nei video si vede Osahon che blocca alle spalle il rapinatore che aveva aggredito la cassiera e l’aveva colpita con un pugno al costato.
Osahon vive a Torino da qualche mese. È arrivato, come tanti, con gli sbarchi e ha ottenuto il permesso di soggiorno per motivi umanitari dalla questura di Cosenza. Subito dopo si è trasferito in Piemonte in cerca di un futuro.
Ora l’ha trovato, anche se in modo decisamente insolito.
(da agenzie)
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Luglio 2nd, 2018 Riccardo Fucile
UN ESEMPIO DI INTEGRAZIONE E AMORE PER IL TRICOLORE (A DIFFERENZA DI CHI CON LA NOSTRA BANDIERA SI PULIVA IL CULO E OGGI FA IL SOVRANISTA)
Libania Grenot
Libania Grenot, la più famosa del quartetto. Il papà Francisco è sindacalista, la mamma Olga giornalista. L’ultima apparizione con la maglia rossoblù e la stella è stata quella dei Mondiali di Helsinki 2005. Poi l’avventura italiana propiziata dal matrimonio, nel settembre 2006.
Un anno di inattività praticamente completa, quindi la ripresa con il tecnico Riccardo Pisani a Tivoli. La cittadinanza è arrivata ad aprile 2008 aprendole la strada per il primo miglioramento del record italiano dei 400, da lei portato nel 2009 a 50.30.
Nel 2014 la consacrazione internazionale con la vittoria agli Europei di Zurigo, mentre il 27 maggio 2016 è diventata primatista italiana dei 200 metri (22.56) a Tampa, negli Stati Uniti.
Ha confermato il titolo continentale nel 2016 ad Amsterdam, dove ha conquistato anche il bronzo con la 4×400 azzurra, poi la sua prima finale olimpica individuale a Rio, seguita dal record italiano in staffetta”.
Ayomide Folorunso
Studentessa di medicina e aspirante pediatra: famiglia originaria della Nigeria, è in Italia dal 2004
Ayomide Folorunso, 22 anni. La sua famiglia è originaria del Sud-Ovest della Nigeria, ma “Ayo” dal 2004 si è stabilita con i genitori – la mamma Mariam e il papà Emmanuel, geologo minerario – a Fidenza: qui è stata notata nelle competizioni scolastiche dal tecnico Chittolini e affidata a Maurizio Pratizzoli.
Non è riuscita a vestire l’azzurro nei Mondiali under 18 del 2013 pur avendo ottenuto il minimo in ben cinque specialità , perchè ha ricevuto il passaporto pochi giorni dopo la rassegna iridata.
A giugno del 2015 è stata arruolata in Fiamme Oro, proveniente dal Cus Parma. Nel 2016, agli Assoluti di Rieti, ha stabilito il primato italiano under 23 dei 400 ostacoli in 55.54 migliorando il personale di oltre un secondo, ritoccato a 55.50 con il quarto posto in finale agli Europei di Amsterdam. Semifinalista ai Giochi di Rio, dove ha realizzato il primato italiano con la staffetta 4×400 azzurra, nel 2017 ha conquistato il titolo europeo under 23 e anche l’oro alle Universiadi.
Studentessa di medicina e aspirante pediatra, dimostra una personalità matura anche negli interessi culturali: appassionata di letture fantasy, non manca di approfondire quotidianamente anche le Sacre Scritture nella comunità pentecostale alla quale appartiene”.
Raphaela Lukudo
Studia scienze motorie ma ha frequentato l’istituto d’arte, conservando la passione per “disegno e foto”
Raphaela Lukudo, 24 anni, si viene a sapere che “la famiglia è originaria del Sudan, ma si era stabilita da tempo in Italia: prima nel Casertano e successivamente, quando “Raffaella” aveva appena due anni, a Modena.
Ha scoperto l’atletica nel 2006, con il Mollificio Modenese, per diventare quindi una promessa del giro di pista sotto la guida tecnica di Mario Romano. Nel 2011, dopo aver dimostrato il suo valore ancora allieva ai Mondiali di categoria (semifinalista sul piano nonostante un infortunio alla vigilia della gara), si è trasferita per un paio di anni con la famiglia nei pressi di Londra, rientrando poi in Italia. Dal giugno 2015 si allena con Marta Oliva alla Cecchignola, nel centro sportivo dell’Esercito.
Nella stagione indoor 2018 ha conquistato il suo primo titolo assoluto sui 400 metri per scendere a 53.08, ottava italiana alltime. Studia scienze motorie ma ha frequentato l’istituto d’arte, conservando la passione per “disegno e foto”.
Maria Benedicta Chigbolu
Il nonno Julius è stato una celebrità in Nigeria: ha partecipato ai Giochi olimpici di Melbourne 1956 arrivando in finale nel salto in alto
Maria Benedicta Chigbolu, 29 anni, come si legge nella biografia Fidal (la Federazione italiana di atletica) è “la seconda di sei figli (tre fratelli e tre sorelle) di una insegnante di religione, Paola, e di un consulente internazionale nigeriano, Augustine.
Il nonno Julius è stato una celebrità in Nigeria: ha partecipato ai Giochi olimpici di Melbourne 1956 arrivando in finale nel salto in alto e poi è anche diventato presidente della Federatletica nigeriana. Il primo approccio con l’atletica a sedici anni quando un professore dell’Istituto magistrale socio psicopedagogico Vittorio Gassman di Roma, notate le sue notevoli qualità fisiche, l’ha indirizzata al campo romano della Farnesina.
Qui ha cominciato a praticare l’atletica seguita da Fulvio Villa. Reclutata nell’Esercito, è allenata a Rieti da Maria Chiara Milardi e legata sentimentalmente al quattrocentista azzurro Matteo Galvan. Ha vinto il bronzo europeo della 4×400 nel 2016, poi ha realizzato il primato italiano con la staffetta azzurra ai Giochi di Rio. Laureata in scienze dell’educazione e della formazione, in passato ha anche fatto la fotomodella”.
(da agenzie)
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Luglio 1st, 2018 Riccardo Fucile
ADA COLAU HA FATTO QUELLO CHE I VIGLIACCHI RAZZISTI IN ITALIA SI SONO RIFIUTATI DI FARE: SALVARE VITE UMANE
La Spagna ha autorizzato la nave della Ong Open Arms ad attraccare al porto di Barcellona, in seguito
alla richiesta di sabato pomeriggio inoltrata attraverso il servizio di salvataggio marittimo spagnolo.
Dal salvataggio dei migranti a bordo, la nave era rimasta in attesa dell’autorizzazione per attraccare in un porto europeo e aveva incontrato il fermo rifiuto di Matteo Salvini, che aveva vietato non solo l’attracco e lo sbarco, ma anche la sosta per eventuali rifornimenti: decisione che ha scatenato la reazione di Ada Colau, sindaca di Barcellona che ha twittato: “Chiediamo a Pedro Sanchez di permetterci di salvare vite umane, non vogliamo essere complici delle politiche di morte di Matteo Salvini”.
Un messaggio che è un’aperta sfida della sindaca al nostro ministro.
Sin dal 2009, Colau è in prima linea con la sua piattaforma Pah (Plataforma de afectados por la hipoteca) che stava al fianco di chi si batte per il diritto alla casa ed è stata promotrice di una legge d’iniziativa popolare per riformare la legge dei mutui in Spagna.
Non è stata una roba da poco: con la crisi, molti spagnoli si sono trovati nelle condizioni di non poter pagare i mutui ipotecari sulla casa e hanno rischiato di perdere la propria abitazione.
Barcellonese di nascita, la sindaca è laureata in filosofia, ha studiato in Italia (alla Bocconi di Milano) con il programma Erasmus e ha due figli.
Nel corso della sua campagna elettorale si è concentrata sulle tematiche di disoccupazione e disuguaglianza sociale, ha dichiarato guerra all’industria del turismo promettendo di impedire il rilascio di nuove licenze alberghiere e di multare le banche che tengono le proprietà immobiliari sfitte e che contribuiscono a far salire i prezzi delle case in città .
Si è fatta molti nemici Ada Colau, per questo la sua vittoria nel 2015 è stata paragonata a quella di Davide contro Golia.
Sulle Ong, la sua posizione è sempre stata molto chiara: l’aiuto alle navi che salvano vite è essenziale e ha anche più volte riconosciuto che l’Italia è stata lasciata da sola nell’affrontare l’emergenza.
In un’intervista di marzo 2018, ha ribadito come la Spagna debba prendersi carico dei 17.000 migranti concordati e ha detto all’Italia: “potete considerare Barcellona vostra alleata”.
Poi è iniziato il governo del Cambiamento e questo ci porta ad oggi, con l’ultimo tweet rivolto a Matteo Salvini: “Chiediamo a Pedro Sanchez di permetterci di salvare vite, non vogliamo essere complici delle politiche di morte di Matteo Salvini”.
(da Globalist)
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Giugno 27th, 2018 Riccardo Fucile
“SPERO SIA D’ESEMPIO PER CHI ARRIVA E PER CHI ACCOGLIE”.. DA 10 ANNI IN ITALIA, TANTI LAVORI, MA MAI STABILI: “IN OGNI POPOLO CI SONO BUONI E CATTIVI”
Quei momenti infiniti Samba li ricorda uno per uno. Le urla che sovrastano la telecronaca della partita dell’amato Senegal, la sua corsa verso la spiaggia, le donne che piangevano indicando un punto in mare, lui che si tuffa con tutti i vestiti, i due bambini che annaspano tra le onde e un attimo dopo gli si aggrappano addosso “con una forza che non avevo mai visto prima” e ancora lui che se li carica sulle spalle e li porta a riva.
Se gli parli di coraggio, si schermisce. “L’unico mio pensiero era che non morissero”, racconta ad HuffPost.
Cheikh Samba Beye, senegalese di quasi quarantaquattro anni, che tutti da queste parti chiamano Samba, è diventato una sorta di eroe, la personificazione dell’immigrato buono che fa qualcosa per il Paese in cui ha deciso di fermarsi a vivere.
E non in una zona qualsiasi, ma a Ventimiglia, la frontiera per antonomasia, il confine lungo il quale migliaia di migranti si accalcano nel tentativo di raggiungere la Francia, dalla quale vengono sovente respinti.
Vite sospese, che una parte della città accoglie, impegnandosi per un’integrazione possibile, un’altra guarda con diffidenza, chiudendo occhi e porte di casa.
I fratellini salvati da Samba sono figli di italiani residenti a Ventimiglia, la città dove lui vive, da solo, e lavora da anni, tuttofare in uno stabilimento balneare.
Il giorno dopo la mamma dei bambini gli ha regalato un telefonino nuovo, il suo era ormai fuori uso, ce l’aveva in tasca quando si era buttato a mare per salvarle i figli. “Mi ha fatto piacere, certo”, dice Samba, che però vorrebbe, e lo sottolinea, che il suo gesto fosse “in qualche modo un esempio. Per quelli che arrivano – scandisce – ma anche per quelli che accolgono”.
I primi, “devono rispettare le leggi”, i secondi “non devono giudicare dal colore della pelle, ma dal cervello, dal cuore, dall’anima, dalla voglia di impegnarsi”.
Ha lasciato il Senegal nel 2006, è stato in Spagna, poi in Francia; da una decina d’anni è in Italia: Monza, Busto Arsizio, Milano, Varese e infine Ventimiglia.
“Ho sempre lavorato”, aggiunge.
Cameriere, badante, domestico, “quando non c’è lavoro, non mi piace”. Mai niente di stabile, però, niente che gli abbia permesso di vedere pienamente riconosciuti i suoi diritti.
Viene da chiedergli se si sia mai pentito di aver lasciato il Senegal e per quale motivo abbia scelto di andar via. La risposta sembra dar voce ai migranti di oggi, le motivazioni del tutto inserite nell’attualità del dibattito in corso in Italia, in Europa, nel mondo. “Chi va via dal proprio Paese non ha altra soluzione – sospira Samba – altrimenti non lascerebbe la propria casa”.
Dal suo viaggio sono passati dodici anni, circa dieci dall’arrivo in Italia: è cambiata la situazione per chi vi giunge adesso? Per Samba “sì, in peggio, sembra si stia diffondendo molta diffidenza verso i migranti e invece in ogni popolo ci sono i buoni e i cattivi. Certo, anche le persone che arrivano devono comportarsi bene, considerare il Paese in cui si stabiliscono la propria casa, dunque non rovinarlo, ma contribuire a farlo progredire. Aiutarsi l’un l’altro, è questo che bisogna fare e io continuerò a farlo”.
Samba si ferma qui. Non dice che ogni mese invia gran parte di quello che guadagna ai propri familiari rimasti in Senegal, non dice che sta lottando per vedere riconosciuto il suo diritto a stare in Italia.
Questi particolari della sua vita li racconta Anna Santoro, sua amica storica, che, dopo il salvataggio dei due fratellini, ha indirizzato al sindaco di Ventimiglia, Enrico Ioculano, e alle redazioni di alcuni giornali, una lettera per chiedere che a Samba venga assegnata una medaglia al valore civile.
Richiesta poi supportata anche dal “Comitato per gli immigrati e contro ogni forma di discriminazione”.
“Ho conosciuto Samba a Milano anni fa e lo incontro a Ventimiglia dove vado in vacanza – spiega ad HuffPost – è una persona onesta, che ha sempre lavorato senza mai elemosinare. Credo non sia stato riconosciuto il vero valore, l’importanza del gesto, di così grande coraggio e umanità , che ha compiuto. In Francia, Macron ha dato la cittadinanza e un lavoro stabile al sans-papier maliano che ha salvato un bimbo, non vedo perchè da noi non si possa fare lo stesso. Quella spiaggia, mentre i due fratellini stavano affogando, era affollata, tanti erano lì, ma solo Samba ha avuto il coraggio di tuffarsi, mettendo a rischio la propria vita, che vale quanto quella di tutti”.
(da “Huffingtonpost”)
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Giugno 22nd, 2018 Riccardo Fucile
ONG ATTIVA DAL 2015 CON SEDE A DRESDA SI FINANZIA CON TRASPARENZA CON PICCOLE DONAZIONI DI PRIVATI CITTADINI… LORO NON HANNO MAI RUBATO 58 MILIONI DEI CONTRIBUENTI
All’inizio, ottobre 2015, fu la rotta balcanica e gli aiuti portati con il convoglio Dresda-Balcani da un gruppo di giovani, il nocciolo duro a Dresda, che non volevano più stare a guardare.
Il mese dopo tre furgoni partirono per la Serbia, insieme a una squadra internazionale per assistere migliaia di rifugiati in attesa di registrazione.
A dicembre l’attività si spostò in Grecia, Idomeni, e di seguito a Chios.
Poi, con la chiusura della rotta balcanica e la ripresa delle traversate nel Mediterraneo, la decisione di passare ad agire in mare: ad aprile 2016 iniziò la ricerca di un’imbarcazione ad Amburgo, Sassnitz, Rotterdam. “Abbiamo perlustrato l’intero mercato navale europeo”, otto visite “senza successo”, fino a che “un’altra Ong ci ha offerto in vendita la sua nave di soccorso”, una nave “quasi completamente attrezzata” anche se qua e là da riparare.
Da settembre 2016 questa nave diventò l’imbarcazione di Lifeline, organizzazione fondata tre mesi prima, a maggio 2016, che iniziò a operare nel 2017.
La nave in questione, già Sea-Watch 2, ex Clupea, 32 metri di lunghezza, 8 di larghezza, bandiera olandese, fu completata nel 1968 nel cantiere navale Hall, Russell&Company ad Aberdeen.
In origine era un peschereccio utilizzato come nave da ricerca per l’industria della pesca britannica. Nel 2015 la acquistò la ong Sea-Watch e la trasferì ad Amburgo, dove nei cantieri navali di Pella Sieta fu convertita ufficialmente e registrata come scialuppa di salvataggio.
Ribattezzata Sea Watch 2 il 18 marzo 2016, fu poi trasferita a Malta per essere operativa del Mediterraneo.
Nel 2016 l’acquisto per 200.000 euro, stando alle informazioni reperibili online, da parte di Mission Lifeline, che la ribattezzò con suo nome. Mission Lifeline è una ong tedesca. “Salva le persone nel Mediterraneo con noi!” è l’invito che compare vicino ai dati bancari di un istituto di Dresda presso cui fare donazioni a favore dell’organizzazione, con l’indicazione che il versamento è deducibile dalle tasse.
Sul sito un contatore registra il livello dei versamenti: ora il target è 48mila euro e le donazioni hanno raggiunto circa 42mila euro.
Il motto che appare su Facebook è invece: “Stai calmo e salva vite”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Giugno 20th, 2018 Riccardo Fucile
“CONTINUEREMO AD ACCOGLIERE A BRACCIA PARTE QUESTE PERSONE”… GLI AIUTI INTERNAZIONALI SONO SCESI
Più di un milione e trecentomila persone sono i rifugiati ospitati dal Regno Hashemita di Giordania, grande
quanto un terzo dell’Italia.
Il 79 per cento vive nelle comunità urbane o rurali e il restante 21 per cento nei campi. La maggior parte di questi disperati arrivano dalla Siria del dittatore Bashar al-Assad e si sono aggiunti a quanti arrivarono dall’Iraq e ai palestinesi.
Re Abdullah II ha denunciato che “la risposta del mondo è inadeguata, gli aiuti internazionali sono scesi nonostante quanto abbiamo fatto per ospitare i profughi siriani. Nessun piano avrebbe potuto rispondere a queste sfide in modo rapido ed efficace”.
Nella terra del latte e del miele, una ogni 14 persone è un rifugiato.
Nonostante questa terribile emergenza, ieri Sua Maestà Rania, Regina di Giordania, ha detto: “Di fronte alla paura e a perdite inimmaginabili, i rifugiati fanno la scelta forzata di correre via e di cercare sicurezza lontano da casa. Non sarà mai troppo tardi per continuare ad impegnarsi per soddisfare queste persone vulnerabili e accoglierle a braccia aperte. No alle porte chiuse”.
(da agenzie)
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Giugno 20th, 2018 Riccardo Fucile
ORGOGLIOSO DEL NOSTRO PAESE, HA COMMOSSO LA COMMISSIONE SPIEGANDO IL SUO AMORE PER L’ITALIA… A DIFFERENZA DI CHI SI PULIVA IL CULO CON IL TRICOLORE E ORA FA IL SOVRANISTA D’ACCATTO
Siamo a Pordenone. Scuola media Drusin. Esami. Qui un ragazzino di 15 anni, di origini ivoriane, ma nato
in Italia per festeggiare l’esame di terza media ha voluto cantare davanti alla Commissione l’Inno di Mameli
Pur non avendo la cittadinanza italiana il ragazzo ha detto di sentirsi orgoglioso del paese che ospita lui e la sua famiglia.
I suoi genitori sono venuti qui per lavorare, si tratta di una famiglia perfettamente integrata.
A darne notizia il Messaggero Veneto.
“Mi sento prima italiano e poi un po’ ivoriano”, ha detto alla commissione d’esame, prima di mettersi a cantare.
Ha poi aggiunto: “I campioni della nazionale di calcio cantano di fronte alla bandiera tricolore — è andato avanti lo studente sotto esame —. Lo faccio anch’io, che amo lo sport e l’Italia. Sono nato in Italia e sono orgoglioso del mio Paese”
(da Globalist)
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