Destra di Popolo.net

E’ MORTO IL POLIZIOTTO EROE DELL’ATTACCO DI TREBES CHE SI E’ OFFERTO AL POSTO DI UNA DONNA

Marzo 24th, 2018 Riccardo Fucile

IL TENENTE COLONNELLO DEI GENDARMI ARNAUD BELTRAME NON CE L’HA FATTA

Il tenente colonnello dei gendarmi Arnaud Beltrame è morto in seguito alle ferite riportate ieri nell’attacco terroristico di Trebes, in Francia.
L’annuncio arriva su Twitter dal ministro dell’Interno francese, Gerard Collomb. Beltrame, 45 anni, si era offerto al terrorista al posto di una donna ostaggio.
“Il tenente colonnello Arnaud Beltrame ci ha lasciato. È morto per la patria. La Francia non dimenticherà  mai il suo eroismo, la sua bravura, il suo sacrificio. Con il cuore addolorato, invio la vicinanza di tutto il Paese alla sua famiglia, i suoi parenti e i suoi colleghi della Gendarmeria dell’Aude”, scrive il ministro su Twitter pubblicando una foto del tenente colonnello con la bandiera tricolore francese.
Con la morte di Beltrame, il bilancio dell’attacco terroristico di ieri sale a quattro vittime e 15 feriti.
Anche il presidente francese ha reso omaggio al gendarme: “È caduto da eroe”, ha scritto Emmanuel Macron in un comunicato, e merita il “rispetto e l’ammirazione dell’intera nazione”. Lo riporta l’emittente radio francese Europe 1.
Occhi chiari, fronte alta, un cognome che più italiano non si può, il tenente colonnello dei gendarmi Arnaud Beltrame è oggi l’uomo più amato dai francesi.
Come un eroe d’altri tempi, si è offerto al terrorista Redouane Lakdim al posto di una donna ostaggio, poi ha avuto la prontezza di spirito di lasciare il suo cellulare acceso, in contatto con i colleghi.
Quindi è rimasto gravemente ferito, alla gola, nell’assalto finale. “Ha fatto onore all’arma e alla sua patria, tutti rivolgiamo oggi un pensiero a quest’uomo che lotta fra la vita e la morte”, ha detto con voce commossa Emmanuel Macron, rendendogli un omaggio solenne.
Sui social, la sua fotografia, le parole commosse che la accompagnano, hanno inondato la rete.
Quarantacinque anni, numero 3 della gendarmeria della regione dell’Aude, è cresciuto nel vivaio degli ufficiali francesi, il prestigioso liceo di Saint-Cyr-Coetquidan, che gli è valso poi un primo passaggio – giovanissimo – nel 1/o reggimento della Guardia repubblicana.
Originario del Morbihan, nel nord, è voluto tornare nella sua terra, andando a guidare la compagnia di gendarmeria di Avranches, sulla Manica, già  nell’agosto 2010.
Fu poi nominato consigliere al ministero dell’Ecologia, dove aveva come missione il coordinamento fra il gabinetto ministeriale e la gendarmeria.
Un periodo di distacco durato qualche anno, al termine del quale era voluto tornare alla Scuola di guerra. Quindi la decisione – per la carriera – di lasciare il nord, dopo aver ricevuto per il suo valore la Legion d’onore nel 2012. Dal nord, al sud: dopo aver comandato la compagnia della Manica, ha deciso di andare a guidare i gendarmi nell’Aude, sud-ovest, ai piedi dei Pirenei.
Qui, dove è sempre stato stimatissimo dai suoi uomini, aveva avuto una sorta di premonizione soltanto qualche mese fa: nel dicembre 2017, il tenente colonnello Beltrame aveva organizzato, insieme con la Prefettura e i pompieri locali, un’esercitazione.
Una simulazione di un attentato a Carcassonne. Lo scenario immaginato da Arnaud Beltrame per quell’esercizio era una strage terroristica in un supermercato.
Proprio quella che egli stesso, con il suo comportamento eroico, ha evitato oggi, salvando la vita a una donna, ultimo ostaggio rimasto in mano al terrorista Redouane Lakdim.
Poi, il sangue freddo di lasciare il telefono connesso con i colleghi, che hanno lanciato il blitz quando hanno udito i colpi del terrorista contro l’unico ostaggio rimasto nelle sue mani, il tenente colonnello Beltrame.

(da agenzie)

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CALCIATORE IVORIANO VENTENNE TROVA PORTAFOGLIO DI UN AVVERSARIO E GLIELO RESTITUISCE: IL PADRE GLI OFFRE UN POSTO DI LAVORO

Marzo 22nd, 2018 Riccardo Fucile

GIOCA NEL CAMPIONATO DI PROMOZIONE E HA IL PERMESSO DI SOGGIORNO IN SCADENZA

Ha trovato il portafoglio di un giocatore avversario e gliel’ha restituito. Per questo, gli hanno offerto un lavoro.
Protagonista della storia un giovane calciatore, ivoriano d’origine e con il permesso di soggiorno in scadenza. Jean-Marc M’Boua, 20 anni, che gioca nella Vaianese Impavida Vernio, nel campionato Promozione, in Toscana, alla fine della partita contro il Folgor Marlia ha trovato un portafoglio fuori dagli spogliatoi. Dentro, 145 euro.
È allora che, come racconta il «Tirreno», il 20enne si attiva prima per cercare di contattare telefonicamente il proprietario, poi decide di prendere il treno da Prato a Lucca per trovarlo. Nulla anche qui.
Finchè decide di andare allo stadio dove si allena la Folgor. L’allenatore lo mette in contatto con colui che aveva perso il portafoglio, Andrea Della Maggiora. Che per ringraziarlo gli dà  50 euro.
È Davide, il padre di Andrea però a decidere di non fermarsi qui: decide di fare di più per questo 20enne, con il permesso di soggiorno in scadenza.
E gli offre un posto di lavoro nella sua azienda che produce contenitori per la conservazione di alimenti a Cremona. «Vogliamo aiutare Jean-Marc in ogni modo possibile – ha spiegato l’uomo – Non so davvero quante persone si sarebbero comportate in questo modo. Mi ha stupito la sua bontà . La mia famiglia gli sarà  sempre vicino»

(da “Il Corriere della Sera”)

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“QUANDO ASCOLTO LA TUA VOCE SMETTO DI PIANGERE”. E LA PAUSINI VA IN OSPEDALE A TROVARE IL RAGAZZINO 12ENNE GRAVEMENTE MALATO

Marzo 20th, 2018 Riccardo Fucile

IL PADRE AVEVA SCRITTO UNA LETTERA APPELLO, IL FIGLIO E’ AFFETTO DALLA SINDROME DI WEST: “NON SO QUANTO POTRA’ ANDARE AVANTI”

“Fra tutti i cantanti che ascolto sei l’unica che mi rilassa e se piango per qualche dolore appena sento la tua voce smetto di piangere e ascolto incantato, a volte sorrido”. L’appello era partito sui social: Vittorio Muroni aveva scritto un post a nome del figlio Fabio, affetto dalla sindrome di West, grande fan di Laura Pausini.
In un post, il padre chiedeva alla cantante di trovare un minuto “fra i tuoi super impegni” per andarlo a trovare.
“In questo momento non sto attraversando un buon momento anzi, a detta dei medici non so quanto possa andare avanti”, ha scritto Vittorio su Facebook.
Il post è stato condiviso da diversi utenti e infine l’obiettivo è stato raggiunto: Laura Pausini ha fatto visita al 12enne all’ospedale Maggiore di Lodi, dove si trova ricoverato.
“Ho scritto quella lettera a gennaio, dopo lo sconforto dovuto all’intervento: da allora, infatti, abbiamo fatto dentro e fuori dall’ospedale e Fabio non si è più ripreso”, dice papà  Vittorio, come riporta il Giorno,
“Domenica eravamo stati preavvisati dell’arrivo di un pacco dono da parte della cantante per lunedì, e invece poi è venuta a portarlo lei di persona! Un bel regalo per Fabio e per la festa del papà “.
*Qualche tempo prima, Vittorio aveva postato una video del figlio sorridente, mentre ascoltava il singolo della sua cantante preferita,”Non è detto”.
Laura ha regalato al bambino il suo ultimo cd.

(da “Huffingtonpost”)

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“UNA PIZZA PER ME E 10 PIADINE PER I CLOCHARD DI BARI”: PER FORTUNA ESISTE ANCORA UN’ITALIA DI CUI NON VERGOGNARSI

Marzo 17th, 2018 Riccardo Fucile

IL RAGAZZO CHE HA FATTO LA RICHIESTA: “HO PRESO UNA PIZZA E NON POTENDO ESSERE CON VOI VI MANDO QUALCOSA DI CALDO”

“Ai clochard della stazione di Bari, stazione centrale, o ai senzatetto”.
Si legge così sullo scontrino di un ordine inviato da un ragazzo barese alla pizzeria Break 184: ha voluto mandare dieci piadine rollè a quanti ogni sera attendono davanti alla stazione l’aiuto delle associazioni locali, per avere un pasto caldo.
Lui ci ha pensato per tempo, e ha inviato il suo ordine su Just eat, specificando il luogo per la consegna a domicilio.
E sulla distinta ha voluto anche aggiungere: “Sono un giovane ragazzo 25enne. Stasera ho ordinato una pizza e non potendo essere fisicamente con voi per condividerla ho deciso di mandarvi qualcosa qualcosa di caldo. Forza e coraggio!”.
E’ stata la stessa pizzeria che ha ricevuto l’ordine a diffondere la notizia sulla sua pagina Facebook, ringraziando il ragazzo: “Questa lieta sorpresa ci ha spiazzati – scrivono – Chiunque tu sia, benefattore 25enne, massimo rispetto e stima per te e il tuo gesto di grande valore. Ci hai ricordato che, oltre a tutto il marcio a cui siamo abituati, esiste ancora tanta bellezza d’animo intorno a noi. Grazie per averci commossi”.

(da agenzie)

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“IN DAVIDE LE VIRTU’ PIU’ ALTE DEL NOSTRO POPOLO”: LACRIME E DOLORE AI FUNERALI DI ASTORI A FIRENZE

Marzo 8th, 2018 Riccardo Fucile

MIGLIAIA DI PERSONE AI FUNERALI DEL DIFENSORE DELLA FIORENTINA

“La morte di Davide ci richiama a maggiore umiltà , a tanta gratitudine, a quel senso del limite che spesso manca in questo tempo di superbia. La responsabilità , la semplicità  e la modestia lo rendevano a tutti così caro”.
Così il cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, durante l’omelia funebre del calciatore della Fiorentina Davide Astori.
Un lungo applauso e lacrime di tantissimi tifosi ha salutato il passaggio del feretro di Davide Astori davanti allo stadio Franchi di Firenze.
Il carro funebre, scortato da due motociclisti della polizia e quattro della polizia municipale, è passato lentamente davanti allo stadio e tra i presenti in tanti hanno voluto toccare l’auto come per dare una carezza ad Astori.
“Siamo qui a pregare per Davide, in questa basilica che l’Italia ha voluto fosse il sacrario degli uomini più illustri che l’hanno onorata, e che custodisce le virtù più alte del nostro popolo”, ha affermato il cardinale Betori, aprendo la cerimonia funebre di Astori. “Queste virtù noi riconosciamo in Davide – ha aggiunto – e per questo lo salutiamo in questo luogo”.
Grande affetto e lunghi applausi da parte delle migliaia di persone che affollano piazza Santa Croce sono stati tributati all’arrivo di una delegazione della Juventus. Tra i primi ad entrare dall’ingresso laterale della basilica: l’allenatore Allegri, il portiere e capitano Buffon, Chiellini e Rugani.

(da agenzie)

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MERTENS, IL BOMBER GENEROSO CHE PORTA LE PIZZE AI SENZATETTO

Marzo 1st, 2018 Riccardo Fucile

LE NOTTI DEL’ATTACCANTE DEL NAPOLI CHE IN INCOGNITO AIUTA CHI VIVE PER STRADA E HA PRESO IN CARICO UN RIFUGIO DI CANI ABBANDONATI

In campo sbalordisce, nella vita privata intenerisce. Dries Mertens è l’uomo (non il calciatore) che non ti aspetti.
Da esterno è diventato centravanti del Napoli da trenta gol a stagione.
Ma scorgerlo tra i senzatetto della città , a tagliare e distribuire tranci di pizza, è una scena che riempie gli occhi e riscalda l’anima.
Senza voler dare per forza un significato eccezionale a un gesto di solidarietà  che per tanti volontari è anche normale, soprattutto in queste ultime notti di neve, ma che il pizzaiolo di fiducia dei clochard sia un ragazzo non qualunque di nome Dries (battezzato Ciro dai napoletani) fa un certo effetto.
Mimetizzato con le pizz
È successo spesso, la prima volta fu al ritorno di una trasferta notturna di dicembre. L’aereo con la squadra era appena atterrato da Torino e Mertens chiamò al telefono due dei suoi più cari amici napoletani: «Vediamoci, compriamo pizze Margherita e le portiamo a chi ha fame e vive in strada. Fa molto freddo».
Ed ecco che in meno di un quarto d’ora Dries era alla Stazione di piazza Garibaldi con tante confezioni di pizza. Ben mimetizzato, certo. Non aveva voglia di essere riconosciuto.
Non cercava notorietà  ulteriore, nè titoli sui giornali. Voleva regalare un sorriso, dare calore ai più bisognosi di una città  che lo ha adottato e che nelle occasioni pubbliche ha creato attorno a lui una culla di calore e solidarietà .
Cappellino e occhiali scuri, Dries le ha comprate tante altre volte le pizze per i clochard, andando in diverse zone di Napoli.
Lì dove gli invisibili sfidano freddo, gelo e negli ultimi giorni anche neve. Nei giardini di via Posillipo, sotto ai portici di Chiaia: il fuoriclasse del calcio è un benefattore molto speciale.
Nei luoghi dove quasi nessuno lo riconosce, dove nessuno si sognerebbe di chiedergli un selfie. Nel silenzio della notte Mertens festeggia così i suoi successi sportivi, si regala e regala momenti di amore e di carità .
Visite negli ospedali
Sul suo profilo Instagram pubblica di tutto: c’è lo spogliatoio, ci sono gli incontri con gli amici, le feste. Non c’è però traccia delle visite ai senza tetto, non c’è clamore per un gesto che definisce «normale». Non è l’unico.
Pizze per i senzatetto ma anche vestiti per i bambini poveri. Visite negli ospedali dove ai suoi piccoli tifosi regala maglie da gioco e gadget.
Aurora è una bimba ammalata di cancro e ricoverata all’ospedale Pausilipon alla quale fa visita spesso. «L’ho voluto sposare e adesso siamo marito e moglie», ha raccontato più volte la piccola felice, pur sapendo che si tratta solo un gioco.
L’impegno con la moglie
Dries a tutto tondo sul fronte della solidarietà : insieme con la moglie Katrin adotta cani abbandonati. Hanno sposato la causa di un rifugio per cani di Ponticelli, quartiere periferico e anche degradato di Napoli. Un canile che senza aiuto il loro aiuto rischiava la chiusura. È il vissuto quasi quotidiano di un ragazzo «normale» che sceglie di fare cose «normali», sperando di dare esempi positivi. Poi, il campo.
Dove «Ciro» diventa Mertens-gol, il centravanti che vuole regalare a Napoli il terzo scudetto della sua storia. Intanto, la neve (che qui come il tricolore pure è un evento eccezionale) e il pensiero di una pizza da portare ai clochard.
I suoi genitori, dal Belgio, gli scrivono. Per loro è anche questo un gol da mettere in bacheca.

(da “il Corriere della Sera”)

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AL FREDDO E AL GELO, UNA NOTTE DA CLOCHARD TRA I DISPERATI SOTTO I PORTICI: “SE NON FAI QUALCOSA PER GLI ALTRI CHE UOMO SEI?”

Febbraio 25th, 2018 Riccardo Fucile

UN CRONISTA HA VISSUTO DA SENZATETTO INCONTRANDO ANCHE LE MERAVIGLIOSE PERSONE CHE OGNI GIORNO PORTANO UN AIUTO

Strisciare per terra con vergogna. Inginocchiarsi sotto i portici della strada del passeggio con le mani sporche e tese nel gesto di chiedere la carità . Sfidare la notte che si fa gelida.
E la neve, che cade in continuazione, ma non è nè dolce nè tantomeno poetica in questa via Roma di ragazze eleganti e cavalieri galanti. Ma senza cuore.
Questa è la storia di un viaggio da disperato nella città  che sfila ridendo davanti agli ultimi, per andare a cena al ristorante. Abituata o disinteressata verso chi ha soltanto un cartone su cui dormire.
Ecco, il viaggio inizia qui, quando sono da poco passate le 9. Comincia davanti al tempio della tecnologia. Non importa come sei vestito. Se sei per terra sei l’ultimo.
Se sei sporco, sei un intruso nelle vite pulite degli altri. Non basta la pancia piena per sopravvivere di notte. Servono coperte e cartoni, per costruire piccole case. Ma più di tutto un po’ di umanità . Un sorriso, magari.
O un gesto come quello di quest’uomo che è quasi vestito peggio di chi sta coricato sul marmo. Ma senza dire una parola regala 50 centesimi. E poi fila via veloce. Svolta. Sparisce.
Via Roma non è così: di solito è fredda di cuore a quest’ora.
In galleria San Federico il popolo di chi ha nulla ha già  colonizzato i cantoni migliori. Davanti alla vetrina del bar che sta chiudendo c’è uno spazio meno gelido. Cartone. Berretto. Gente che passa e non ti guarda. Dieci minuti. Poi arriva la sorveglianza del bar: «Qui non puoi stare». Perchè? Non do fastidio a nessuno sono lontano dall’ingresso. «Non puoi».
Ma sulle scale del cinema ci sono quegli altri che mi cacciano. E dall’altra parte c’è il vento. «Su, dà i vai via».
I volontari ancora non ci sono alle 10. Arriveranno più tardi: quelli organizzati e tutti gli altri.
Il romano, figura storica di questa via Roma diventata dormitorio a cielo aperto, non c’è. È in ospedale, dicono. O ha trovato una sistemazione migliore. E allora si torna alla Apple.
«Mi dà i un soldo per favore?» «Non ho niente». «Mi fai almeno un sorriso». Non ha neanche quello la coppia che fila via a braccetto. Se stai in mezzo alla strada i miracoli impari in fretta a riconoscerli.
Questa notte hanno le facce di due ragazze. La prima è Nenè, commessa di supermercato. Arriva, apre un sacchetto di plastica e tira fuori un pacco di brioche: «Sono più utili a te». Perchè piangi? «Stanotte va così. L’uomo della mia vita, quello che volevo sposare, mi ha lasciata. Sono disperata». Vuoi un abbraccio? «Sì». Ma sono sporco. «Non importa».
Il secondo lo fanno gli occhi azzurrissimi e umidi di Federica. Che tira fuori una moneta da 2 euro e quasi si mette a piangere. Perchè fai così? «Perchè non ho mai visto tanta povertà  tutta insieme». Di dove sei? «Treviso».
Già : se non sei abituato fa impressione la città  dei disperati. Ci pensi.
Come ci pensa questa famiglia di Pianezza. Arriva alle 23: padre, madre e bambino di 11 anni. Non hanno molto nella loro vita, ma ogni venerdì che Dio manda in terra vanno a portare cibo e coperte ai barboni: «Perchè se non fai qualcosa per gli altri, che uomo sei?» Siete ricchi? «Ma no, lavoro solo io» dice il papà . E le coperte dove le prendete? «Nei negozi di seconda mano».
Chi non è attrezzato con coperte e cartoni spessi, in queste notti gelide cammina. Su e giù per i portici. Oppure va al rifugio della Pellerina, quello gestito dalla Croce Rossa. «Vuoi entrare e dormire?» No, mi basterebbe un tè caldo. «Aspetta qui te lo diamo subito» dicono i volontari in tuta rossa. «Adesso però trovati un posto caldo che stanotte sarà  dura».
Già  è dura camminare nella neve con le scarpe sfasciate e gonfi di maglie. È dura riattraversare la città  che va a dormire dopo la festa. E infilarsi in un ospedale. Molinette. Ore 2 e 40. Le infermiere del triage non vedono o forse fanno finta e ti lasciano passare, e filare nella sala d’aspetto. Dieci persone. Un ragazzo sta male, quasi sviene. Ma si può dormire un’oretta. E al caldo. Poi arriva la sorveglianza: «E tu? Ce l’hai la prenotazione, sei passato all’ingresso?» No. «Dà i vai via». Mi dà i, dieci minuti ancora? «Non mi mettere nei guai».
Calci nel sedere qui non te li dà  nessuno. E se chiedi un caffè te lo offrono: «Vuole anche una brioche?» No, grazie, va bene così. Il viaggio però non è finito e via Roma da qui è lontana.
Ma chi non ha un tetto, un dormitorio o un cartone bello spesso passa le ore così: cammina. Porta Nuova. Piazza Carlo Felice. Il caffè Talmone chiuso. Il negozio di abiti di Sir Wilson. Barboni che si sfiorano senza parlarsi. Sigarette. E via Roma che si sveglia.
Alle sette e un quarto apre la mensa delle suore di via Nizza. Si può fare colazione. Arrivano tutti. Senza tetto e disperati vari. «Mi lasci il nome?» «Piero Z…». Una scodella di tè. Un pan dolce al cioccolato. Poi via. Sono le 8 passate.
Per i veri disperati è stata soltanto una notte come le altre. Tasche vuote. Pancia vuota. Indifferenza.

(da “La Stampa”)

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SOLDINI RECORD E IL TRICOLORE SFILA SUL TAMIGI

Febbraio 23rd, 2018 Riccardo Fucile

LO SKIPPER E IL SUO TEAM CHIUDONO LA ROTTA DEL TE’ HONG KONG-LONDRA IN 36 GIORNI, CINQUE IN MENO DEL PRECEDENTE PRIMATO

E’ record.
Giovanni Soldini con il trimarano Maserati Multi70 ha tagliato alle 13 20′ ora locale, un’ora in più in Italia, la linea d’arrivo della Rotta del tè, la lunga corsa tra Hong Kong e Londra, migliorando di 5 giorni il precedente record, che apparteneva dal 2008 al francese Lionel Lemonchois su Gitana 13.
Si è bevuto oltre 13 mila miglia in trentasei giorni (per i rotti, il conto più tardi), stando sempre davanti al cronometro.
Un abbraccio corale, tre fumogeni, così nel pozzetto di Maserati è stato festeggiato oggi il passaggio sotto il Queen Elizabeth Bridge, un ponte autostradale desolato alla periferia di Londra, all’estuario del Tamigi, tra chiatte e navi alla fonda.
Cielo grigio, vento, aria gelata come deve essere stata quella che ha tagliato i volti dei velisti lungo la risalita della Manica, tutta di bolina, col vento in prua.
Ora c’è un’altra risalita, quella del Tamigi. Maserati Multi70 deve tagliare anche il Tower Bridge, il ponte più scenografico della capitale inglese. Una sfilata, ancora a vela, con il tricolore a poppa.
Venti contrari, freddo pungente, mareggiate, temporali e la rottura di un timone: ma Giovanni Soldini arriva lo stesso al traguardo che si prefiggeva, aggiungendo un altro record al suo ricco carnet. Il navigatore italiano raggiunge il ponte di Queen Elizabeth sul Tamigi alle 13:20 ora di Londra, in attesa di rimettere piede a terra un po’ più tardi al molo di St Catherine Dock, sotto il Tower Bridge, nel cuore della capitale.
Completa così la Hong-Kong-Londra in   36 giorni, 2 ore, 38 minuti e 2 secondi, cinque giorni meno del primato precedente. E quello fu stabilito, nel 2008 da Lionel Lemonchois, su un maxi catamarano di 32 metri con dieci uomini di equipaggio: mentre il 52enne skipper milanese realizza l’impresa su una barca più piccola, il Maserati Multi 70, un trimarano di 21 metri, con quattro formidabili compagni di viaggio, un italiano, due spagnoli e un francese, più un meteorologo a terra in costante contatto con lui.
Una cartografia online ha permesso agli appassionati di seguire in diretta ogni momento della traversata. Anche su Facebook. L’arrivo è stato un tripudio di “mi piace” e cuoricini, con un urlo di gioia dell’equipaggio.
La corsa di questa Maserati dei flutti ha ripetuto la mitica rotta dei clipper che trasportavano il tè dalla Cina all’Inghilterra nella seconda metà  del diciannovesimo secolo.
Le gare su questo tracciato cominciarono allora: celebre fu la Great Tea Race del 1866 che vide affrontarsi cinque tra i più moderni e veloci velieri dell’epoca, suscitando un grande seguito sui giornali e concludendosi con i tre primi concorrenti che risalirono il Tamigi insieme, attraccando ai dock Londra a poche ore di distanza l’uno dall’altro.
Ma allora ci vollero 99 giorni di navigazione: Soldini ha impiegato circa un terzo del tempo per il suo mezzo giro del mondo di 13 mila miglia marine, il terzo percorso marino riconosciuto più lungo dopo la circumnavigazione del pianeta e la New York-San Francisco
Tra Hong Kong e lo Stretto della Sonda, porta d’ingresso nell’Oceano Indiano tra Giava e Sumatra, la navigazione attraverso il mar di Cina del Sud e il mar di Giava somiglia a uno slalom tra isole coralline in una zona dove il traffico marittimo è intenso. Per di più, in questa prima parte del viaggio, si deve attraversare l’Equatore, quindi una zona con poco vento e di grande instabilità  meteorologica.
Ed è solo l’inizio: poi bisogna affrontare alisei che possono trasformarsi in cicloni tropicali al largo del Madagascar, doppiare il leggendario Capo di Buona Speranza, punto più sud del continente africano, che separa l’Oceano Indiano dall’Oceano Atlantico, superato per primo da Vasco de Gama nel 1497, risalire l’Atlantico, passare a fianco delle Azzorre, inoltrarsi nel golfo di Biscaglia, infine nella Manica, fino all’ingresso nel Tamigi.
In certi punti, il nemico sono le correnti e il maltempo. In altri, le reti e il traffico navale.
“Per entrare nel Golfo di Biscaglia e aggirare la punta nord occidentale della Spagna, abbiamo dovuto effettuare sei virate, andando prima verso est per potere andare poi verso nord”, spiega Soldini in diretta dallo scafo. “E nella Manica la navigazione è molto impegnativa, c’è molto traffico e ci sono regole da rispettare, ma il morale a bordo è rimasto sempre alto”.
La tecnologia ha aiutato, ma i momenti difficili fanno capire che navigare da un punto all’altro della terra rimane rischioso e complicato oggi come nel “Giro del mondo in 80 giorni” di Verne.
Il navigatore italiano, fortunatamente, se ne intende. Uno dei campioni assoluti di questo sport, Giovanni Soldini fece la sua prima traversata dell’Atlantico a 16 anni, ha compiuto due giri del mondo in solitario, ha vinto ogni genere di sfida.
Gli mancava la Hong Kong-Londra e ora anche questa è fatta.

(da agenzie)

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NONNA VICENTINA A 93 ANNI PARTE VOLONTARIA PER IL KENYA: “SERVE UN PIZZICO DI INCOSCIENZA PER VIVERE”

Febbraio 22nd, 2018 Riccardo Fucile

UN VIAGGIO DI TRE SETTIMANE PER AIUTARE I BIMBI DI UN ORFANOTROFIO … NON TUTTI PENSANO SOLO A CONTARE I SOLDI NASCOSTI NEL MATERASSO

Irma è una giovanotta di 93 anni. Una donna che non si è mai fermata davanti a niente e che crede che per vivere davvero, a qualsiasi età , ci voglia un pizzico di incoscienza e tanto altruismo. E ora diventa una star dei social. Tutto merito di un post della nipote Elisa.
Un post e due foto, con la nonna in aeroporto: “Questa è la mia nonna Irma — scrive Elisa   –   una giovanotta di 93 anni, che stanotte è partita per il Kenya. Non in un villaggio turistico, servita e riverita, ma per andare in un villaggio di bambini, in un orfanotrofio. Ve la mostro perchè credo che tutti noi dovremmo conservare sempre un pizzico di incoscienza per vivere e non per sopravvivere. Guardatela… ma chi la ferma? Io la amo”.
“Non immaginavo che sarebbe successo tutto questo – dice al telefono a Repubblica   Elisa – Mia mamma mi ha inviato le foto dall’aeroporto e vedendo mia nonna, con la sua valigia rossa e il bastone mi sono sentita così orgogliosa che ho scritto quel post”.
Nonna Irma vive a Noventana Vicentina. E’ rimasta vedova a 26 anni, con tre figli e poi ha perso una figlia.
“Mia nonna ha sempre amato la vita e non si è mai fermata davanti a niente. Ha dedicato la sua esistenza alla famiglia e ad aiutare chi le stava vicino – racconta Elisa – Per me è sempre stata un esempio”.
Ed è vero che nonna Irma è un esempio, perchè Elisa Coltro sono due estati che, invece di andare in vacanza, usa le sue ferie per aiutare i rifugiati siriani nei campi greci: “Sono stata a Salonicco e ad Atene, nel 2016 e nel 2017, spero di poterci tornare anche quest’aqnno”.
“Dopo aver pubblicato il post non sono riuscita a sentire mia nonna, vorrei darvi i nomi precisi perchè è importante” dice Elisa, che ricostruisce l’avventura della nonna.
“C’è una coppia vicentina, sono marito e moglie- racconta Elisa -, da anni vanno in Kenya un mese all’anno. Lei si occupa dei bambini e lui fa piccoli lavoretti di manutenzione in un orfanotrofio fondato da un missionario vicentino, giovane come mia nonna. Da quando mia nonna li ha conosciuti li aiuta come può, ma quest’anno ha deciso che non bastavano delle offerte, voleva rendersi utile e ha detto a mia madre: ‘Andiamo in Kenya. Anzi, io vado, se mi accompagni sono contenta’. Alla fine sono partite tutte e due: la figlia ha accompagnato la madre. Sono incredibili. E rimarranno lì tre settimane”.
Elisa fa una pausa. “O forse mia nonna alla fine decide di rimanere in Kenya e non torna più, è tutto possibile, conoscendo il suo gran cuore e la sua energia”.

(da agenzie)

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